Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pell rimane in carcere, l’appello a giugno. Intanto si dimette l’avvocato: “Sentenza malvagia”

    Pell rimane in carcere, l’appello a giugno. Intanto si dimette l’avvocato: “Sentenza malvagia”

    Fissate tra tre mesi le prossime udienze. Il 4 marzo un cinquantenne ha citato in giudizio il cardinale per aver subito da lui molestie negli anni Settanta in una piscina a Ballarat

    Rimarrà almeno altri tre mesi in carcere, il cardinale australiano George Pell, in attesa che un tribunale di appello affronti il ricorso dell’alto prelato, ex “ministro dell’Economia” della Santa Sede, contro la sentenza di primo grado per abusi sessuali su minorenni.

    Le prossime udienze sono state fissate per il 5 e 6 giugno, come ha reso noto un portavoce della stessa Corte di appello. Intanto il prossimo 13 marzo il giudice Peter Kidd del tribunale di Victoria emetterà la sentenza di condanna di dicembre, ma resa pubblica lo scorso 26 febbraio, che riconosce il porporato colpevole di cinque reati per i quali rischia fino a cinquant’anni di galera. Si tratta di atti osceni compiuti con o davanti a minorenni e abusi sessuali su due ragazzi di 12 e 13 anni (uno dei quali morto per overdose). I fatti sarebbero avvenuti nel 1996 nella sagrestia della chiesa di St. Patrick a Melbourne, dove Pell si era allora da poco insediato come arcivescovo, dopo una messa domenicale.

    Circostanze ritenute poco credibili dal team di avvocati di Pell, del quale non fa più parte Robert Ritcher – travolto nei giorni scorsi dalle polemiche per la frase sul «vanilla sex» – che dice di lasciare dopo anni l’incarico prima dell’avvio dell’appello perché «in questa fase non ho sufficiente obiettività» per seguire il caso. «Sono molto arrabbiato per questa sentenza, che è malvagia. Penso che Pell sia innocente e invece è stato condannato. Non è un’esperienza comune», ha detto alla stampa australiana..

    Dello stesso parere sono numerose persone in Australia che, contrastando la massiccia campagna mediatica contro il porporato, parlano di «processo viziato» reputando impossibile che l’allora arcivescovo, solitamente accompagnato dal suo cerimoniere, potesse violentare due ragazzi in una stanza con la porta aperta, durante il passaggio di altri coristi mentre la cattedrale era ricolma di fedeli.

    Gli avvocati sostengono infatti che la giuria non ha potuto stabilire la colpevolezza dell’ex prefetto della Segreteria per l’Economia «al di sopra di ogni ragionevole dubbio», in quanto i magistrati si sono basati sulle parole di un solo accusatore e oltre venti testimoni hanno dato «indiscusse prove a discolpa».

    Una delle due vittime, come detto, è morto di overdose nel 2014. Secondo i genitori, in particolare il padre che ha annunciato di voler intentare una causa di risarcimento sia contro il cardinale sia contro la Chiesa cattolica, il ragazzo era caduto nel tunnel delle dipendenze in seguito proprio al trauma adolescenziale.

    Il cardinale Pell condannato per pedofilia all’uscita dal tribunale di Melbourne

     

    Gli avvocati fanno notare inoltre quella che, a loro dire, è una «irregolarità fondamentale», cioè il fatto che a Pell non è stato concesso di dichiararsi «non colpevole» di fronte alla giuria e quindi di dimostrare la sua innocenza.

    Ora la palla passa alla Corte alla quale spetta di decidere se il ricorso sarà ammissibile e se sarà necessario giudicare ancora il porporato 77enne, figura di riferimento del fronte conservatore della Curia romana, rappresentante di quella opposizione “moderata” ad alcune novità del pontificato di Francesco, al quale ha sempre assicurato tuttavia il suo rispetto.

    Da più di una settimana si trova dietro le sbarre dell’Assessment Prison di Melbourne. «Vive questo momento con fede, raccolto in preghiera», raccontano a Vatican Insider persone a lui vicine. Pell era stato incarcerato dopo che la County Court di Melbourne, a conclusione di una «plea hearing», una udienza pre-sentenza di patteggiamento dove i legali delle due parti hanno presentato le argomentazioni conclusive, gli aveva revocato la libertà su cauzione di cui godeva da dicembre per motivi soprattutto di salute.

    Sul caso Pell, a otto giorni dalla pubblicazione della sentenza, si è levata ora la voce della Conferenza episcopale australiana che, tramite il presidente Anthony Fisher, arcivescovo di Sydney, afferma di essere impegnata «per la verità e la giustizia». Nessun commento specifico, invece, sul contenuto delle accuse e della sentenza fino all’appello.

    In un comunicato Fisher, ribadendo il male provocato dagli abusi nella Chiesa e la vicinanza alle vittime, domanda ai cattolici fortemente scossi dalla vicenda giudiziaria di non essere «troppo veloci nel giudicare la situazione» perché «potremmo finire per unirci a demonizzatori o apologeti, a coloro che cercano il sangue o a coloro che lo negano».

    «Il processo legale riguardante il cardinale non è ancora completo, quindi non commenterò», afferma il vescovo nella nota. «Esorto le persone a non trarre conclusioni definitive finché i giudici d’appello non avranno avuto l’opportunità di riesaminare la questione. Tra le accese emozioni del presente, prego anche per la calma e la civiltà del pubblico».

    Sul cardinale Pell cade però un’altra tegola. Lunedì un uomo di cinquant’anni (che vuole rimanere anonimo) lo ha citato in giudizio sostenendo di essere stato molestato dal prelato, allora sacerdote, in una piscina a Ballarat, la sua città natale, negli anni Settanta.

    L’accusa non è nuova: secondo la presunta vittima, sembra che Pell avesse approfittato di tuffi e altri giochi in acqua per toccarlo nelle parti intime. Il cardinale ha sempre rigettato tale accusa. E la scorsa settimana, i pubblici ministeri avevano ritirato le accuse penali contro di lui relative a quel decennio facendo decadere il secondo processo che avrebbe dovuto prendere il via a metà marzo. L’uomo avrebbe dovuto testimoniare: il fatto che il processo sia saltato lo ha «devastato», afferma il suo avvocato Lee Flanagan, «dice che si era verificata una grave ingiustizia».

    Da qui la causa che prospetta, quindi, l’apertura di nuovo processo civile.

  • Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    La famiglia Orlandi ha fatto arrivare in Vaticano un’istanza nella quale si chiedono una serie di informazioni su una tomba all’interno del cimitero teutonico Vaticano. Sarebbero custodite lì, secondo una lettera ricevuta dal legale della famiglia Orlandi Laura Sgrò, le risposte al mistero di Emanuela Orlandi, la quindicenne sparita nel nulla nel 1983.

    Per questo il legale ha scritto al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, chiedendo, oltre all’apertura del loculo, anche una serie di informazioni su quel sepolcro. Non solo. Gli Orlandi chiedono anche una serie di audizioni delle persone coinvolte e ancora in vita: il cardinale Giovanni Battista Re, il cardinale Eduardo Martinez Somalo e il cardinale Angelo Sodano.

    Appoggiato a una parete del cimitero teutonico c’è la statua di un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace”, “Riposa in pace”. Per terra una lastra con una scritta funeraria dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe che nel 1857 fu nominato arcivescovo da papa Pio IX. Ma la datazione della statua è diversa da quella della lastra.

    “Alcune fonti – è scritto nella richiesta depositata dall’avvocato Sgrò il 25 febbraio scorso – riferiscono che più persone da anni sono solite deporre i fiori in segno di pietà nei confronti dell’Orlandi che lì sarebbe seppellita. Per fugare ogni dubbio sul contenuto, si ritiene opportuno una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto”.

    “In ogni caso si chiede l’apertura della tomba alla presenza della sottoscritta di un rappresentante della famiglia Orlandi e del nostro consulente tecnico, il dottor Giorgio Portera, affinché possa partecipare alle operazioni con tutte le garanzie necessarie vista la gravità del caso”. Nel corso degli anni sono state tante le “piste”, poi rivelatesi false, per ritrovare Emanuela Orlandi. L’ultima risale a qualche mese fa, quando sono state ritrovate delle ossa nella sede della Nunziatura apostolica a Roma.

    “Posso confermare che la lettera della famiglia di Emanuela Orlandi è stata ricevuta dal cardinale Pietro Parolin e che verranno ora studiate le richieste rivolte nella lettera”. Lo ha affermato il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

  • I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

    I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – «Caro Papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione». Inizia così la lettera aperta firmata Cristina ed Ettore Battaglia e inviata a Il Messaggero.

    «Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito». Il caso denunciato da questa famiglia tira direttamente in ballo il ruolo dell’arcivescovo di Milano che avrebbe insabbiato il caso.

    Nella lunga lettera si ricostruiscono tutte le tappe della vicenda giudiziaria e viene spiegato che il dossier «contiene i documenti probanti l’insabbiamento dell’abuso da parte della Diocesi» ed è stato consegnato durante i giorni del summit al Vescovo Scicluna, attraverso padre Lombardi.

    «Per noi, come per tutte le vittime, per poter credere alla buona fede, alla coerenza, alla tolleranza zero occorre capire la declinazione delle parole nei fatti. Ti ringraziamo se vorrai rispondere». I firmatari della lettera indicano una serie di punti di opacità del sistema. «Nel nostro caso è provato che Monsignor Mario Delpini, unitamente a Monsignor Pierantonio Tremolada, hanno saputo subito (il giorno successivo all’abuso) che il sacerdote don Mauro Galli – oggi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Milano – aveva portato a letto nostro figlio Alessandro Battaglia. Lo stesso Delpini ammette, sotto giuramento alla Polizia, che aveva ricevuto immediatamente la telefonata del Parroco che riferiva dell’allora presunto abuso sessuale. Delpini aggiunge che lo stesso prete, don Galli, da lui personalmente incontrato immediatamente nei giorni successivi (dicembre 2011), ammetteva di aver dormito con il minore nel suo lettone matrimoniale (…) Ancora Delpini giura alla Polizia di essere stato lui in persona a decidere il semplice spostamento del prete, da una parrocchia all’altra, ammettendo ancora ad occuparsi di pastorale giovanile».

    La famiglia Battaglia si chiede se dietro questo comportamento ci sia l’opera del diavolo. «Dunque se dietro a questo, come tu stesso annunci, c’è l’azione di satana, è possibile che tu abbia promosso Delpini Arcivescovo di Milano? È possibile che, ora che sai che lo stesso Arcivescovo è influenzabile, in qualche misura, dal maligno, possa governare la nostra Diocesi di Milano? Un Vescovo che ha preferito salvare l’istituzione mettendo a rischio altre potenziali vittime, spostando il prete pedofilo da una parrocchia all’altra, può dunque continuare a svolgere tale ministero? Oppure rientra nei casi specificati dal tuo già attuale Motu Proprio Come una madre amorevole che parla di rimozione dei vescovi per cause gravi come questa?»

    La lunghissima lettera è piena di riferimenti dottrinali e magisteriali.

    «Caro Papa Francesco tu dici che la Chiesa è vittima insieme agli abusati, ma nel nostro caso la chiesa vittima non si è vista: nel processo civile non si è seduta al nostro fianco, per chiedere i danni, magari costituendosi come noi parte civile, parte offesa, danneggiata. No, al contrario: sia il prete don Mauro Galli, che il suo Parroco di allora, che l’Arcivescovo di Milano con una diffida firmata dai tre loro distinti avvocati ci minacciava la richiesta di danni se non mettevamo a tacere la stampa sul caso. Non quindi affianco alla vittima eventualmente per chiedere i danni al carnefice, bensì congiunta al carnefice per chiedere i danni alla vittima! ».

    «Caro papa Francesco nel nostro bel paese, l’Italia, esistono, ed esistevano già, le Linee Guida della Conferenza Episcopale per la tutela dei minori. Sottovalutare e coprire favorisce il dilagare del male… si può considerare una non sottovalutazione la certezza del fatto che il prete abbia portato nel suo letto un bambino? Delpini riferisce alla Polizia che lo stesso prete pedofilo glielo aveva subito confessato e, anche lo stesso prete (don Galli), lo giura in tribunale. Aveva confessato al suo Vescovo prima del suo spostamento da una parrocchia all’altra, trasferimento che poi è avvenuto immediatamente proprio per insabbiare».

    La famiglia Battaglia ironizza poi sulla vicinanza della Chiesa alle vittime. «L’unica vicinanza della difesa è stata fisica in aula di Tribunale, pochi metri, per tentare di screditare la credibilità di nostro figlio Alessandro Battaglia. L’unica vicinanza del nostro Arcivescovo è stato per mezzo del suo avvocato per minacciarci la richiesta dei danni, e quando noi ti scrivevamo monsignor Delpini non era ancora Arcivescovo di Milano. La vicinanza del nostro nuovo parroco di Rozzano, don Roberto Soffientini, è stata quella di riceverci, su nostra richiesta, per dirci che siamo brutte persone che sputano nel piatto in cui mangiano, si fosse almeno limitato a quel non tocca a me da te citato».

    «Caro Papa Francesco, ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un “vademecum” per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire?: “L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori…”. Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi?».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_papa_francesco_oggi_ultime_notizie-4334974.html

  • George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    Città del Vaticano – Il caso del cardinale Pell si sta ulteriormente ingarbugliando persino dal punto di vista giudiziario. Colpa di un clamoroso autogol da parte del suo avvocato, Robert Richter, un noto principe del foro australiano che, nell’arringa finale, si è fatto prendere la mano e ha detto che il presunto abuso su un chierichetto di 13 anni, avvenuto al termine di una funzione domenicale nella cattedrale di Melbourne nel 1996, «non era che una semplice penetrazione in cui il bambino non partecipava».

    Il termine inglese utilizzato dall’avvocato che oggi è stato costretto a diffondere in Australia un comunicato di scuse e di spiegazioni sulla frase infelice che potrebbe costare molto cara al suo assistito è: plain vanilla sex, l’equivalente di un atto sessuale convenzionale, privo di connotazioni violente. «Dopo una notte insonne ho riflettuto a lungo sulla terribile scelta di questa frase usata in aula, durante un processo particolarmente stressante e complicato. Mi scuso sinceramente se ho urtato e offeso qualcuno, ma non era nelle mie intenzioni. Non intendevo affatto evadere dalla serietà del caso che stavamo trattando». L’avvocato aggiunge che quella frase la ha pronunciata pensando di «mitigare la sentenza». Secondo i giornali australiani il giudice della corte, Peter Kidd ha persino chiarito in tribunale di non essere stato impressionato dalla frase dell’avvocato del cardinale. Ma il legale di Pell avrebbe anche fatto commenti ritenuti spiacevoli dalle associazioni delle vittime. Il clima che si respira in Australia è infuocato. La Chiesa australiana è sotto schiaffo da più di dieci anni, da quando un organismo governativo ha fatto luce sulle violenze che accadevano nelle diocesi e nelle parrocchie e venivano sistematicamente coperte dall’episcopato (di cui Pell è stato un autorevole punto di riferimento).

    L’avvocato ha anche aggiunto che la frase infelice di cui si è scusato pubblicamente può essere interpretata male da chi non conosce il sistema giudiziario australiano e non ha dimestichezza con codici, leggi, procedure. Se dal processo erano emersi tanti dubbi sulla dinamica dell’aggressione al ragazzino (in una cattedrale gremita, in appena 6 minuti, dietro colonna con addosso tutte le ingombranti vesti liturgiche), l’autogol dell’avvocato rimescola le carte. Per il Vaticano è l’ennesima batosta.

    Pell, tre anni fa, quando si era autosospeso dall’incarico vaticano per affrontare il processo in Australia, imputato per abusi sessuali su due chierichetti, insisteva: «Sono innocente. Queste accuse sono false. Aborro anche solo l’idea di un abuso sessuale».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_george_pell_vaticano_papa_francesco_ultime_notizie_oggi-4330389.html

  • Melbourne, quel furgone bianco che porta in carcere il cardinale

    Melbourne, quel furgone bianco che porta in carcere il cardinale

    Pell con divisa da detenuto e in isolamento, come da prassi per i reati di pedofilia. E intanto parte l’indagine del Vaticano

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ DEL VATICANO
    Ieri un furgone bianco è entrato nel carcere di Melbourne. Si è aperto lo sportello ed è sceso un cardinale che fino a qualche giorno prima era ai vertici delle gerarchie della Chiesa. Si sono aperte le porte della prigione per George Pell, condannato per pedofilia. E su di lui parte anche l’indagine interna del Vaticano: un’accelerazione della Santa Sede 24 ore dopo avere dichiarato di voler attendere il giudizio «definitivo», che arriverà il 13 marzo. Segno che ora le accuse sul porporato sono ritenute credibili anche nei Sacri Palazzi.

    Quando il giudice gli ha comunicato la revoca della libertà su cauzione e quindi la custodia in carcere, Pell è rimasto impassibile. Non un gesto, non una parola. Il suo sguardo non ha lasciato trapelare alcuna reazione. Tipico del suo stile e carattere da «Cardinale-ranger», come viene chiamato. Non lo hanno smosso né scosso nemmeno le urla della gente che gli gridava insulti e improperi. Ora è nell’Assessment Prison, istituto di massima sicurezza, con divisa da detenuto e in isolamento, come prassi per i reati di pedofilia.

    Dunque, un cardinale di Santa Romana Chiesa recluso: un duro colpo assestato al Papa a pochi giorni dal summit per la protezione dei minori.

    Pell è stato dichiarato colpevole di abusi sessuali compiuti in sagrestia su due coristi 13enni, dopo una Messa nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne, nel 1996. Ed è stato confermato che i suoi cinque capi d’accusa comportano una condanna massima di 10 anni ciascuno, per un totale di potenziali 50 anni. Per Pell, che ha 77 anni, sarebbe una sorta di ergastolo. Lui peraltro continua a dirsi innocente e ricorrerà in appello.

    Paradossalmente non lo aiuta il suo avvocato, che ieri è caduto in una gaffe, definita Oltretevere «sconcertante». Come ha scritto The Guardian, Robert Richter ha affermato che uno dei reati «non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (“plain vanilla sex”, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente». L’intento difensivo era chiedere una condanna meno pesante sostenendo che su Pell non graverebbero «circostanze aggravanti». Ma si è rivelato un clamoroso autogol.

    E le traversie giudiziarie non finiscono qui. Il padre di uno dei due coristi starebbe intentando causa di risarcimento sia contro il prelato sia contro la Chiesa, dopo la morte del figlio per overdose di eroina nel 2014. Il genitore sostiene che il figlio abbia sofferto di stress post-traumatico a causa delle violenze subite. Pell «ha le mani sporche di sangue», sosterrà il genitore, come anticipa la sua legale Lisa Flynn.

    Intanto, oltre a confermare che Pell «non è più il prefetto della Segreteria per l’Economia» – il mandato quinquennale gli è scaduto quattro giorni fa e non è stato rinnovato – il portavoce della Santa Sede Alessandro Gisotti ha comunicato che «la Congregazione per la Dottrina della Fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica». Significa che parte l’investigazione canonica, cominciando con la richiesta di vedere gli atti giudiziari australiani. L’iter del processo ecclesiastico, nel caso se ne riscontrassero gli elementi, potrebbe anche portare alla dimissione dallo stato clericale.

  • Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

    Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

    Il Vaticano rompe gli indugi: non ha più l’incarico di Prefetto dell’Economia, parte il processo canonico a suo carico

    Il cardinale George Pell sta trascorrendo la sua prima notte in carcere dopo che i giudici australiani gli hanno revocato la libertà su cauzione (concessa l’anno scorso per permettergli di subire un intervento chirurgico alle ginocchia). E il Vaticano rompe gli indugi registrati ieri. La sala Stampa della Santa Sede ha comunicato che la Congregazione per la dottrina della fede ha aperto un processo canonico nei confronti di George Pell “dopo il verdetto di colpevolezza” del processo penale in Australia. Il Vaticano insomma non aspetterà più il compimento dell’intero iter penale, ma valuterà autonomamente le accuse che potrebbero portare all’esclusione dal collegio cardinalizio del porporato – Pell è un cardinale elettore avendo 77 anni – e/o alla “laicizzazione”, come già avvenuto per Theodore McCarrick.

    Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian. Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

    Complessivamente il Vaticano ha reagito lentamente alla notizia della condanna dell’ormai ex per cinque capi di imputazione compreso uno stupro e sesso orale con minorenni di tredici anni, nel cosiddetto “Cathedral Trial”, pur avendo avuto quasi tre mesi di tempo prima che la notizia (dell’11 dicembre) diventasse pubblica, a motivo del fatto che la Corte ha fatto cadere l’ordine di non divulgazione imposto, in attesa di un secondo processo (il cosiddetto “Swimming trial”) che invece non si terrà per la insufficiente consistenza delle accuse.

    Dopo una prima dichiarazione del direttore “ad interim” della Sala Stampa, Alessandro Gisotti ,di martedì mattina sulla “penosa notizia” che rimandava all’attesa per il compimento di tutti i gradi di giudizio per un’ulteriore valutazione, a sera un tweet dello stesso Gisotti ha confermato che Pell dal 24 febbraio non è più Prefetto dell’Economia. Per scadenza del mandato. Una carica quella che era iniziata nel 2014 con i poteri di un vero e proprio “zar dell’economia” vaticana da cui aveva ottenuto dal Papa un “leave of absence”, un permesso di allontanarsi dal Vaticano, nel giugno del 2017 per potersi difendere in Australia. Ora sappiamo non è più Prefetto dal 24 febbraio. Ma già dal 2016 il suo potere aveva subito una forte battuta d’arresto.

    Soprattutto, Gisotti ha comunicato che è iniziato il processo canonico a suo carico, quindi senza aspettare oltre. Evidentemente il Vaticano e lo stesso Papa Francesco hanno compreso che non era possibile fare altrimenti.

    I legali di Pell avevano programmato di chiedere il proseguimento della libertà su cauzione, in attesa del processo di appello, ma hanno improvvisamente rinunciato. Anche se forse adiranno la Corte Suprema australiana. La sentenza che stabilirà l’esatta misura della pena è attesa per il 13 marzo. Ognuno dei cinque capi di imputazione per cui è stato riconosciuto colpevole comporta una pena massima di 10 anni, quindi Pell affronta un rischio di 50 anni di carcere.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/27/carcere-per-george-pell-cardinale-pedofilo-al-processo-il-suo-legale-disse-fu-una-semplice-penetrazione_a_23679421/

  • Chiesa e pedofilia, la condanna del card. Pell in Australia. L’alto prelato mai sfiorato dalla magistratura ecclesiastica

    Chiesa e pedofilia, la condanna del card. Pell in Australia. L’alto prelato mai sfiorato dalla magistratura ecclesiastica

    Pedofilia nel clero: il card. Pell mai sfiorato dalla magistratura ecclesiastica e il Concordato che in Italia garantisce l’impunità dei preti. Sono alcuni dei temi di cui ha parlato il giornalista di Left Federico Tulli intervistato dal Alessandro Principe durante la trasmissione Radar su Radio Popolare.

    Il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. Secondo quanto riporta l’Ansa, l’udienza di condanna inizierà il 28 febbraio. Pell continua a dichiararsi innocente e il suo avvocato prevede di ricorrere in appello. Il verdetto unanime dei 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria è stato emesso l’11 dicembre dopo oltre due giorni di deliberazione, ma reso pubblico solo oggi. Nel frattempo al cardinale è stata revocata la libertà su cauzione ed è detenuto nella Assessment Prison di Melbourne, in attesa della sentenza prevista per il 13 marzo.

    Stando ai giudici, il cardinale, 77 anni, avrebbe molestato i due bambini di 13 anni componenti del coro dopo aver servito messa nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne nel 1996, quando all’epoca aveva 55 anni. La giuria ha anche dichiarato che Pell si è reso colpevole di aver aggredito in modo indecente uno dei ragazzi in un corridoio più di un mese dopo.

    Il 12 dicembre scorso siamo stati tra i pochi a dare la notizia della condanna comminata a Pell ora divenuta pubblica.

    Il cardinale Pell condannato in Australia per violenza su due minori

    Per approfondire ulteriormente vi proponiamo l’articolo di Elena Basso in cui si ricostruiscono i motivi che hanno portato il porporato alla sbarra nel suo Paese.

    Chiesa e pedofilia, le spine del cardinale Pell

  • Pedofilia, il cardinale Pell va in carcere: “Fu una semplice penetrazione”

    Pedofilia, il cardinale Pell va in carcere: “Fu una semplice penetrazione”

    Pedofilia: revocata libertà su cauzione, Pell va in carcere. Rischia fino a 50 anni

    Il cardinale australiano George Pell si e’ visto revocare la liberta’ su cauzione dopo essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su due minorenni. Il 77enne sara’ detenuto in un centro di custodia cautelare fino alla sua condanna, quando sara’ trasferito in una prigione. La sentenza verra’ emessa il 13 marzo: l’alto prelato rischia fino a 50 anni di carcere per i 5 reati nei confronti delle due vittime di 12 e 13 anni, abusate negli anni ’90 nella sagrestia della chiesa St Patrick a Melbourne. Pell ha presentato appello contro il verdetto di colpevolezza.

    Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian. Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

    Pedofilia: Gisotti, Pell non ha piu’ incarico Vaticano

    Il cardinale George Pell non e’ piu’ prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia. A confermarlo, nella tarda serata di ieri, e’ stato con un tweet Alessandro Gisotti, direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede. “Posso confermare che George Pell non e’ piu’ il prefetto della Segreteria per l’Economia”, ha scritto Gisotti.
    http://www.affaritaliani.it/cronache/pedofilia-il-cardinale-pell-va-in-carcere-fu-una-semplice-penetrazione-590338.html?fbclid=IwAR1DS1oDNggowjS2mmaC4jRtp_5pQXhNdIh787WpCWjqM7LE-tET3nuaeKY

  • Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    I sostenitori statunitensi e italiani delle vittime di preti pedofili stanno facendo pressione affinché l’Italia riveda una legislazione che permette ai vescovi di schivare la responsabilità per il clero abusatore, nel paese prevalentemente cattolico romano, dove la chiesa esercita un’influenza politica considerevole.

    Un legislatore degli Stati Uniti si è unito a un parlamentare italiano e vittime americane e italiane del clero pedofilo, al Parlamento italiano, giovedì, per mettere in luce ciò che hanno descritto come lacune significative nel modo in cui il sistema giudiziario italiano gestisce il problema.

    Francesco Zanardi, che dirige un gruppo di difesa dei sopravvissuti italiani, ha detto che l’Italia deve rivedere il trattato del 1929 con la Santa Sede. Ha notato che con questo accordo, i vescovi possono rifiutarsi di rispondere ai magistrati che indagano sui loro presunti ruoli nel nascondere i crimini di pedofilia da parte dei sacerdoti.

    Quindi, finché non vengono indagati personalmente per abuso, i vescovi “hanno il diritto di rifiutarsi di rispondere alle domande della magistratura”, ha detto Zanardi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la camera bassa del Parlamento.

    Lo stesso trattato, ha osservato, richiede anche ai magistrati di informare la gerarchia ecclesiastica che hanno iniziato le indagini sui sacerdoti, dando effettivamente ai vescovi più tempo per scoraggiare eventualmente i testimoni o le vittime dal farsi avanti.

    La legge italiana non obbliga i vescovi a denunciare i casi di abuso da parte del clero, ha detto Zanardi.

    “C’è un vuoto legislativo”, ha detto.

    La chiesa cattolica occupa un posto privilegiato nella società italiana e esercita un’influenza significativa in politica. Le parrocchie nelle piccole città e nelle grandi città gestiscono programmi di ricreazione post-scolastici e di fine settimana per i giovani, dato che le scuole pubbliche non li offrono. Questo dà ai preti un facile accesso ai minori.

    Un avvocato americano per la responsabilità dei preti pedofili ha osservato che la chiesa cattolica americana è stata costretta a “essere più trasparente” dopo che le vittime si sono fatte avanti da adulti quando diversi Stati hanno aperto finestre sulle leggi per i limiti della prescrizione. Questo ha spinto i vescovi americani ad adottare una politica di “tolleranza zero” nei confronti dei preti abusatori.

    Ma la Chiesa italiana si lascia ancora guidare dalla legge canonica, che “dà al sacerdote una seconda possibilità” e “lascia a discrezione del vescovo” se un prete debba essere punito o rimosso dai bambini, ha detto Anne Barrett Doyle, co-direttore di BishopAccountability.org.

    All’inizio di questo mese, l’Italia è stata presa in carico dal Comitato ONU per i diritti dell’infanzia per la sua incapacità di controllare adeguatamente la chiesa cattolica. Il Comitato ha chiesto un’inchiesta indipendente su ciò, poiché ha notato il numero anormalmente basso di indagini e azioni penali relative agli abusi sessuali su minori commessi dai sacerdoti.

    Con i sacerdoti considerati figure rispettabili nella società italiana, le parole del repubblicano della Pennsylvania Mark Rozzi suonavano insolitamente schiette quando raccontava di essere stato stuprato da un prete quando aveva 13 anni, e come ogni volta che fa la doccia, rabbrividisce ancora a quel ricordo.

    Come ha fatto una campagna nel suo stato di origine, Rozzi ha esortato i legislatori italiani ad aprire finestre di opportunità in termini di prescrizione, in modo che gli adulti possano denunciare gli abusi subiti da bambini.

    Rozzi si basava sulla sua esperienza quando si chiedeva ad alta voce se un tredicenne potesse sapere cosa si intende per prescrizione.

    Zanardi ha detto che solo un prete pedofilo è in prigione, su 144 condanne negli ultimi 10 anni. I giudici italiani tendono a far scontare la pena, al clero condannato, agli arresti domiciliari, ha detto.

    A differenza degli Stati Uniti, “in Italia, gli scandali non hanno fatto nulla”, ha detto Zanardi.

    Lui e Rozzi si abbracciarono in un simbolico incontro di forze per cambiare tutto ciò.

    (traduzione con Google)

  • Revoca della cauzione; Il cardinale Pell va in prigione

    Revoca della cauzione; Il cardinale Pell va in prigione

    Da ieri, il religioso australiano non è più prefetto del Segretariato per l’Economia della Santa Sede. Nel frattempo, il padre di una delle minorenni inizia una causa contro di lui e contro la Chiesa d’Australia

    Fuori dalla Segreteria per l’economia; dentro la prigione. 24 ore dopo la notizia della condanna per pedofilia (abusata di due coristi minori nel 1996, quando era arcivescovo di Melbourne), due importanti decisioni arrivano nel caso del cardinale George Pell.

    Ieri pomeriggio, il portavoce “ad interim” della Santa Sede, Alessandro Gisotti ha detto un “Tweet” che il cardinale non è più prefetto del dicastero economico, “Ministero tesoro” del Vaticano, creata dal Papa nel 2014 per regolare i conti e le finanze dello stato più piccolo del mondo. Pell ha ottenuto un permesso dalla sua commissione da giugno 2017, dopo aver concordato con il Pontefice di recarsi in Australia con l’obiettivo di difendersi nel processo contro di lui.

    Mentre si attende la nomina del suo successore, arriva la notizia dall’Australia: cauzione gli è stata revocata oggi dal County Cort di Melbourne, al termine di una “richiesta sentire” un’audizione prima della sessione in cui gli avvocati da entrambe le parti hanno presentato gli argomenti finali.

    Dalla scorsa notte, Pell è stato detenuto nel carcere di valutazione di Melbourne; è in attesa della sentenza del prossimo 13 marzo. In udienza di oggi è stato confermato che i cinque crimini di cui la colpa del cardinale confermato (cioè abusare sessualmente di due minorenni, di età compresa 12 e 13 anni, uno dei quali è morto di overdose anni, e si sono impegnati atti osceni con o davanti a bambini) implicano una pena massima di dieci anni ciascuno, secondo il sistema giudiziario locale. Il cardinale, quindi, potrebbe essere condannato a cinquant’anni di carcere.

    Un cambiamento imprevisto nel processo. L’11 dicembre dello scorso anno, quando il tribunale australiano ha emesso la sentenza, ma imponendo anche un “ordine di soppressione”, cioè per vietare qualsiasi perdita di notizie per non influenzare il secondo processo contro il cardinale, era stata concessa anche la cauzione per il cardinale, poiché avrebbe dovuto fare un’operazione al ginocchio destro. Il cardinale ha continuato a vivere in questa casa in ogni momento, dove si era rinchiuso in una sorta di ritiro forzato a causa del clima di grande agitazione che ha causato il suo caso.

    Tutti i media australiani forniscono dettagli e notizie su questa storia. E una delle ultime aggiunte è il padre di una delle due ballerine che hanno subito abusi sessuali cardinale (la prima volta, secondo la testimonianza della vittima, dopo una Messa nella Cattedrale di San Patrizio) sta cercando di ottenere un indennizzo del prelato e della Chiesa cattolica. Suo figlio è morto per overdose di eroina nel 2014, all’età di 31 anni.

    Lo studio legale Shine Lawyers, che rappresenta questo padre, afferma che il suo aiutante (il cui nome non può essere divulgato per legge) ha deciso di intraprendere questa strada dopo che il verdetto contro il cardinale è stato reso pubblico.

    Per anni, i parenti dicono che la vittima del cardinale era caduta nell’abisso della droga a causa degli abusi subiti. Il ragazzo non ha mai parlato con i suoi genitori di quello che è successo, ma avrebbe sofferto per anni di stress post-traumatico. “È molto comune per coloro che sopravvivono all’abuso sessuale ricorrere alla droga, con l’intenzione di mitigare il dolore”, l’avvocato dello studio di Shine Lisa Flynn ha detto ai media che sta seguendo il caso. Ha anche indicato che il suo cliente sosterrà che Pell “ha le mani macchiate di sangue”.

    “È un orrore per loro intraprendere questa causa. Una delle cose buone che sono venuti su con il verdetto di colpevolezza è che mostra la gente che non importa quanto potente o importante che una persona può sempre essere chiamato a rispondere delle proprie azioni. Più parli di queste cose, più i nostri bambini saranno più sicuri “.

    L’altra vittima, che, inoltre, non può essere identificata, ha detto in una dichiarazione rilasciata dal suo avvocato che ha sofferto “vergogna, solitudine, depressione e conflitti interiori” a causa di abuso. Ha anche detto che gli ci sono voluti anni per capire l’impatto che l’aggressione aveva sulla sua vita e ha implorato che il suo anonimato fosse rispettato.

    Cioè, un’altra tessera che cade sulla Santa Sede, dove il summit sulla pedofilia convocato dal Papa con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo si è appena concluso pochi giorni fa. Neppure dieci giorni fa, papa Francesco decretò che Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo potente di Washington, che aveva già rimosso la dignità cardinale a causa del suo comportamento inappropriato, non poteva più continuare a fare il prete a luglio dello scorso anno. Ma, al di là di ogni pressione dei media, il Papa e la Santa Sede vogliono mantenere la prudenza e attendere che l’intero processo raggiunga un verdetto finale.