Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papa Francesco, un avvocato argentino lo accusa di aver difeso un prete pedofilo

    Papa Francesco, un avvocato argentino lo accusa di aver difeso un prete pedofilo

    Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato argentino, Papa Francesco sarebbe confessore e amico di un prete accusato di pedofilia.

    Papa Francesco non fa ritorno in Argentina ormai da ben 6 anni. In molti si chiedono il perché di questo, ma secondo un avvocato (impegnato nella difesa di molte vittime di abusi) le ragioni che tratterrebbero questo ritorno sono chiare. A suo dire, infatti, sarebbe per evitare il caso don Julio Grassi. Si tratta di un prete pienamente coinvolto in una serie di scandali sessuali e Bergoglio ne fu confessore e amico quando era arcivescovo di Madrid.

    I lati oscuri di Papa Francesco: confessore di un prete pedofilo

    In occasione di un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, l’avvocato argentino Juan Pablo Gallego ha dichiarato perché, secondo lui, Papa Francesco preferirebbe evitare di tornare nel suo paese da quando è arrivato al soglio pontificio (ormai sono 6 anni).

    Gallego è un avvocato molto celebre, poiché si è occupato dei principali scandali che hanno colpito il clero argentino. A suo dire, Bergoglio preferirebbe rimanere lontano da casa per evitare la questione relativa a don Julio Grassi, prete di cui fu confessore e coinvolto in uno scandalo di pedofilia.

    Fu proprio Gallego a presentare la prima denuncia nei confronti di Padre Grassi. Lo fece a nome di un ragazzo che, nel 1996, fu vittima di abusi continui e “aberranti” per soddisfare i desideri di Julio César Grassi. Dopo un processo lungo è complicato, tutto si concluse con la condanna a 15 anni di carcere per abusi sessuali ripetuti su minori (nonostante ciò, Grassi non è stato espulso).

    La conoscenza (ben nota) tra Bergoglio e Grassi

    Secondo Gallego, tra Bergoglio e Grassi ci sarebbe stata una stretta amicizia sino a non troppo tempo fa.

    Essa, in pratica, si sarebbe interrotta soltanto con l’ascesa del primo al soglio pontificio. Lo stesso Gallego, infatti, aveva incontrato Bergoglio nel 2006, quando l’altro non era ancora al vertice della Chiesa. A detta dell’avvocato, Papa Francesco, in quegli anni, non abbandonò mai l’amico Grassi.

    Non ci furono atti illegali da parte di Bergoglio, ma Gallego sostiene che fu proprio l’odierno Papa a commissionare la contro-inchiesta che ebbe l’obiettivo di annientare la credibilità delle vittime. Si scoprì, infatti, che alcuni avvocati furono persino pagati dalla Chiesa, così da tirarsi fuori da questo processo (o almeno provarci). Bergoglio, allora presidente della Conferenza episcopale argentina, avrebbe, dunque, attivato a tutti gli effetti la difesa di Grassi.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/02/papa-francesco-un-avvocato-argentino-lo-accusa-di-aver-difeso-un-prete-pedofilo-002853689.html
  • L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    Sono state pronunciate parole molto dure ma di concreto si è deciso ben poco, dicono osservatori e associazioni delle vittime

    Dal 21 al 24 febbraio in Vaticano si è svolto un incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Nella messa conclusiva di domenica, che si è tenuta nella Sala Regia del Vaticano, il Papa ha paragonato gli abusi alla «crudele pratica religiosa, diffusa nel passato di alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», e ha aggiunto che è arrivato il momento di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno che all’esterno della chiesa». Secondo papa Francesco, la pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di minori è «uno strumento di Satana».

    Al di là delle parole di condanna anche molto dure, non si è affrontato però in modo ampio e sistematico il problema degli abusi – che non riguarda solamente i bambini ma anche molte donne religiose – e il Papa non ha annunciato alcuna misura concreta, come invece si aspettavano diverse associazioni di vittime che hanno criticato in modo molto esplicito l’esito dell’incontro. «Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre promesse tiepide, che abbiamo già sentito», ha detto per esempio Anne Barrett Doyle, leader di BishopAccountability, un gruppo che mappa e tiene traccia dei vari episodi di abusi nella Chiesa. Marie Collins, che quando aveva tredici anni aveva subito abusi sessuali da un cappellano durante un ricovero in ospedale in Irlanda, e che nel 2017 si è dimessa dalla Pontificia Commissione per la protezione dell’infanzia istituita nel 2014 da papa Francesco proprio per affrontare questo problema, ha detto di essere delusa dal summit in Vaticano.

    Le aspettative per questo incontro, scrivono diversi giornali internazionali, erano molto alte: ci si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa e l’annuncio di nuove regole interne, per esempio l’esclusione immediata degli ecclesiastici abusanti e dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, avevano contribuito a coprirli. Non è stato annunciato niente di tutto questo: invece di modificare le norme e le pratiche, il Papa ha usato l’incontro per parlare soprattutto ai vescovi della necessità di un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna.

    Dopo la fine dell’incontro diversi alti funzionari della Chiesa hanno detto di aver raggiunto un risultato positivo. Il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha detto di essere «molto soddisfatto»; l’arcivescovo Eamon Martin, presidente della Conferenza episcopale cattolica irlandese, ha detto che l’obbligo di proteggere i bambini nella Chiesa appartiene giustamente ai vescovi del mondo: «Sono sempre spaventato dal pensiero che in qualche modo la protezione possa essere comandata da Roma». E l’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana, ha spiegato che la Chiesa ha bisogno di credere ai sopravvissuti e di assicurare che i violentatori non abbiano mai l’opportunità di “offendere” di nuovo: «Siamo stati il ​​nostro peggior nemico». L’arcivescovo Mark Benedict Coleridge ha paragonato il risveglio dei vescovi a «una rivoluzione copernicana» e ha detto che la Chiesa doveva mettere le vittime, come il Sole, al centro del proprio sistema.

    Il fatto di concentrarsi sull’evoluzione spirituale dei vescovi, sulla loro consapevolezza e sull’importanza di farli lavorare insieme per affrontare gli abusi sessuali è sembrato però molto poco a coloro che avevano sperato che il Papa facesse di più, utilizzando la sua stessa autorità: «La tolleranza zero dovrebbe essere la legge universale, e il Santo Padre può introdurla da solo», ha detto Nicholas P. Cafardi, un importante avvocato statunitense.

    Alla fine del vertice, il Vaticano ha comunque annunciato che alcuni provvedimenti specifici saranno adottati presto: un rafforzamento delle leggi sulla protezione dei bambini all’interno dei confini del Vaticano, un manuale «molto breve» per i vescovi per aiutarli a capire i loro doveri quando si verificano casi di abuso, una task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi a realizzare le iniziative per la protezione dei minori. Tutte misure limitate, precisa il New York Times, e che erano già state prese in considerazione prima del summit.

    Fuori dal Vaticano le persone sopravvissute agli abusi hanno marciato e tenuto conferenze informative. All’interno, nelle sedute presiedute dallo stesso papa Francesco, i vescovi più importanti del mondo hanno ascoltato le terribili testimonianze delle vittime di abuso, molte delle quali hanno denunciato l’indifferenza e la complicità dei leader della chiesa. Una suora nigeriana ha mosso critiche molto precise per il silenzio ipocrita e la mancanza di trasparenza da parte delle più alte gerarchie.

    Il discorso critico che è circolato di più è stato quello di una giornalista messicana che si occupa di Vaticano, Valentina Alazraki: «Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è “colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione”… noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi lo avete fatto davvero, o solo a parole?» E ancora: «Se siete contro coloro che commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati e non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici». La giornalista ha parlato anche delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali, dando ai vescovi una serie di suggerimenti concreti: «A volte, il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede informa su una rinuncia senza spiegarne le ragioni: la notizia della rinuncia di un sacerdote che ha commesso abusi dovrebbe essere data con chiarezza, in modo esplicito».

    https://www.ilpost.it/2019/02/25/incontro-abusi-sessuali-vaticano/amp/?fbclid=IwAR07xPn-rH7aDrrPjKvSQ70_i9OabriaFGHq74SnBf6rhk3_eY3PL6DFP8w

  • “Bergoglio confessore del prete pedofilo. Per questo non torna in Argentina”

    “Bergoglio confessore del prete pedofilo. Per questo non torna in Argentina”

    E’ stato negli Emirati Arabi, a Panama, in Lituania, Lettonia, Estonia, in Irlanda, in Cile e Perù. Ma mai un viaggio nella sua Buenos Aire

    Perché Bergoglio da quando è papa non torna nella sua Argentina? In particolare a Buenos Aires, città che gli ha dato il Natale e dove per molti anni fu Arcivescovo. E’ la domanda che si pone Juan Pablo Gallego, il più famoso avvocato delle vittime di abusi sessuali da parte del Clero cattolico in Argentina. “Per il caso di  Don Julio Grassi; i punti oscuri del passato di Bergoglio sono tutti qui” risponde Gallego. In un intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, l’avvocato argentino racconta come il passato di Bergoglio si intreccia con quello di padre Julio Grassi accusato e condannato a 15 anni di carcere dalla Corte suprema argentina per abusi sessuali nella struttura per minori che dirigeva.

    “Tutto iniziò nel 2002, con la trasmissione tv Telenoche Investiga. Qui furono rese note alcune denunce per presunti abusi contro Grassi, il fondatore di Felices los niños, un’associazione molto nota per salvare dalla strada minori in condizioni di povertà e droga. Padre Grassi, – spiega Gallego – da noi in Argentina, era una vera e propria istituzione: il sacerdote più mediatico del Paese. Bergoglio, quando era Arcivescovo di Madrid, era stato anche il prete confessore di Grassi”.

    Da quando l’avvocato Gallego ha cominciato, nel 1996, a raccogliere le denunce delle vittime di abusi da parte di padre Grassi, lui e i suoi assistiti sono stati pubblicamente denigrati e in alcuni casi minacciati ma proprio ieri, come racconta, ha ottenuto un’altra una vittoria importantissima dopo la condanna a 15 anni di carcere per abusi sessuali ripetuti su minori: l’iscrizione di Don Julio Grassi nel Registro Nacional de violadores  Sexuales, nello stesso giorno in cui ha inizio il summit del Papa a Roma per indagare sulla pedofilia nella chiesa.

    Nel 2006 Gallego già assisteva un bambino rimasto vittima di abusi sessuali da parte di padre Grassi, e quando incontrò Bergoglio, allora capo della Conferenza Episcopale Argentina, “lui si presentò chiuso, severo e diffidente”. La stessa Conferenza Episcopale argentina “commissionò una contro-inchiesta sul caso, mirata a distruggere la credibilità delle vittime” spiega l’avvocato Gallego, e continua: “Bergoglio in tutti questi anni non ha mai lasciato per mano Julio Grassi, come lo stesso padre ha più volte dichiarato, è per questo che il papa non torna in Argentina”

    L’avvocato Gallego racconta anche di come sia stato difficile e complicato affrontare un processo contro un sacerdote così importante, fra i più potenti in Argentina, quasi quanto Bergoglio, “era uno tra i 10-15 invitati all’insediamento di ogni nuovo Presidente. Si dice anche, in ambienti ecclesiastici, che Bergoglio sarebbe ancora il confessore di Grassi” – e aggiunge – “Bergoglio, secondo il principio della confessione che vige nella Chiesa non può denunciare e rivelare il contenuto delle confessioni tenute con Grassi, Bergoglio sapeva, ed è per questo che non torna”.

    E quando chiedono all’avvocato come mai, nonostante la condanna a padre Grassi da parte  della Corte Suprema argentina,  sia ancora sacerdote e non sia stato ridotto allo stato laicale risponde:” Sono sicuro che è stata una scelta personale del Papa, le perizie delle violenze di Grassi sono chiare, e a Bergoglio è scoppiata una bomba in faccia”. Le accuse pesanti lanciate Gallego si concludono con  la convinzione da parte sua che il summit sulla pedofilia aperto dal Papa sia privo di interesse reale nell’indagare sulla pedofilia nella Chiesa. L’avvocato Gallego ha anche scritto a Papa Bergoglio chiedendo un incontro insieme al suo assistito, vittima di padre Julio Grassi, ma: “il Papa non ci ha mai voluto incontrare né siamo stati invitati a Roma” – e conclude – “Il summit di Roma non ha senso se non si discute seriamente di cancellare l’immunità per i preti pedofili. Fra qualche anno, quando uscirà di prigione, potrà persino essere eletto nuovo Papa”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/bergoglio-confessore-del-prete-pedofilo-per-questo-non-torna-in-argentina-589434.html

  • ‘Tolleranza zero in caso di abusi nella Chiesa’

    ‘Tolleranza zero in caso di abusi nella Chiesa’

    La richiesta arriva dal portavoce di un’associazione di vittime che oggi incontrerà Papa Francesco

    “Quello che gli chiederemo è di mettere in pratica una vera tolleranza zero. I punti sono due: cacciare i preti autori di abusi ed espellere anche vescovi e cardinali che hanno coperto, le loro dimissioni non bastano”. Lo dice alla stampa estera, Peter Isely, portavoce di Ending clergy abuse, associazione di vittime che avrà un incontro con papa Francesco alla vigilia del summit sulla protezione dei minori in Vaticano.

    Nella delegazione che sarà ricevuta dal papa, c’è anche una rappresentante del popolo indigeno canadese. “Chiederò al Papa – ha fatto sapere – che venga in Canada per scusarsi personalmente per quello che la Chiesa ha fatto al popolo indigeno, non solo in termini di abusi sessuali. È stato un vero genocidio, sono state distrutte le radici e la cultura di questo popolo. Chiederò anche – ha aggiunto – la cifra di 22 milioni di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi) di risarcimento al popolo indigeno”.

    Tra gli altri membri della delegazione, l’inglese Peter Saunders, ex membro della pontificia commissione per la protezione dei minori e un avvocato indiano in rappresentanza delle suore abusate in India.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1353642/tolleranza-zero-in-caso-di-abusi-nella-chiesa?mr=1&ref=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F&mr=1&ref=

  • Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

    Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

    By Sabino Paciolla

    Come già riportato in un mio precedente post (qui,) si fanno sempre più insistenti le voci, confermate da più fonti, che l’ex card. Theodore McCarrick, ora arcivescovo, possa essere ridotto allo stato laicale, come esito di un “processo amministrativo” per abusi sessuali.

    Sui giornali si dice che si è usato il processo “amministrativo”, anziché quello canonico, perché più rapido, in modo da raggiungere il verdetto entro la data di inizio del summit mondiale dei presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo (comprese altre personalità) che si riunirà per tre giorni in Vaticano a partire dal 21 febbraio prossimo. Qualcuno ha notato la coincidenza dei due eventi, ipotizzando che si volesse dar risalto alla laicizzazione di McCarrick per dare un segno alle tante voci critiche, ma soprattutto alla comunità dei fedeli nel mondo, che sull’argomento degli abusi sessuali in Vaticano si fa sul serio, c’è la “tolleranza zero”.

    Ora, di certo la riduzione allo stato laicale di un cardinale, contro la sua volontà, è sicuramente un evento assolutamente straordinario, soprattutto quando si pensi che la causa è quella degli abusi sessuali su seminaristi e, soprattutto, su minori, addirittura, a quanto riportano fonti giornalistiche, durante la confessione. Una cosa orrenda.

    Occorre però fare una osservazione. L’arcivescovo McCarrick era stato già a luglio scorso ridotto dal grado più alto della gerarchia ecclesiale. Infatti, era stato “demansionato” da cardinale a arcivescovo. Per trovare un caso del genere, anche se per diversa motivazione, occorre risalire nel tempo a quasi un secolo prima.

    Dunque, McCarrick ha già ricevuto una grossa punizione. Del resto, l’arcivescovo McCarrick è un uomo molto anziano di 88 anni, e le accuse più gravi si riferiscono ad abusi sessuali fatti su un adolescente maturo di 16 anni, avvenuti 50 anni fa.

    E allora, la riduzione allo stato laicale di McCarrick aggiungerebbe qualcosa alla questione, a parte l’eccezionalità della misura punitiva? I sopravvissuti americani agli abusi sessuali sarebbero soddisfatti? Ne dubito molto. A conferma, basta leggere il tweet pubblicato l’altro giorno da una sopravvissuta e vittima-avvocato Marie Collins, nel quale ha scritto (qui): “Il Vaticano crede che sarà una buona pubblicità, convinto che la ‘tolleranza zero’ viene attuata quando non lo è e toglie il calore dalle domande su chi sapeva e quando – compresi i poteri che sono in Vaticano!”.

    Una dichiarazione pesante, tenuto conto che la Collins è stata membro sin dalla fondazione nel 2014 della Commissione internazionale vaticana sugli abusi, voluta da Papa Francesco, dalla quale si è dimessa nel febbraio 2017 in polemica, perché trovava impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della Chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”.

    Dunque, se il tutto si risolvesse nella laicizzazione di un cardinale per fatti avvenuti 50 anni fa e non si chiarisse come mai fino a due anni fa McCarrick era nel pieno della sua attività “diplomatica”, fatta di movimenti che andavano dagli Stati Uniti alla Cina, di rapporti, sia pure non ufficiali, con autorità di Stato, non si chiarirebbe l’intera dinamica del personaggio. Se lo si punisse per fatti vecchi di decenni ma no si chiarisse come mai sia potuto arrivare ai più alti livelli gerarchici, nonostante le sue “manie” fossero un segreto di pulcinella (come riportano i media), a poco varrebbe una esemplare punizione. Se McCarrick venisse punito per un grave abuso di un giovanottino di 16 anni di 50 anni fa, e non venisse portata alla luce la causa (l’omosessualità) di tutti gli abusi fatti su innumerevoli seminaristi, e le relative complicità legate ad una rete omosessualista ben presente nella Chiesa, persino in Vaticano, come ha riconosciuto lo stesso papa emerito Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista, a poco varrebbe una pesante punizione. Occorrerebbe infine chiarire come mai dopo che papa Benedetto XVI ha costretto McCarrick ad una vita appartata e di preghiera a vita, l’ex cardinale sia tornato attivo e nel pieno della sua notevole influenza.

    Bisognerebbe pertanto rispondere alle seguenti domande: chi ha protetto McCarrick? Chi ha nascosto cosa?

    E qui si arriva all’arcivescovo Carlo Maria Viganó ed alle sue scioccanti accuse, che molti hanno criticato ma nessuno è riuscito a mettere in discussione. Anzi. Mons. Jean-Francois Lantheaume, che una volta ha servito con l’arcivescovo presso la nunziatura apostolica a Washington, ha detto semplicemente: “Viganó ha detto la verità” (qui). Il cardinale Leonardo Sandri, che per anni ha guidato l’ufficio vaticano che si occupa di tali pratiche, ha confermato che le gravi lamentele su McCarrick sono giunte a Roma almeno nel 2000 (qui). Anche il cardinale Marc Ouellet (qui), che ha rimproverato Viganó per aver reso pubbliche le sue lamentele, ha riconosciuto che papa Benedetto XVI aveva “fortemente consigliato” a McCarrick di mantenere “uno stile di vita discreto, di preghiera e di penitenza per il proprio bene e per quello della Chiesa”.

    Dunque, a poco varrebbe punire McCarrick, quando si lasciassero al loro posto tutti coloro che hanno beneficiato nella loro carriera del rapporto con il cardinale, sottacendo la conoscenza dei suoi misfatti.

    Sarebbe, in altre parole, una giustizia incompleta. Ovvero, la punizione avrebbe un valore del tutto simbolico.

    E qui torna utile una dichiarazione del Vaticano fatta nei mesi scorsi che specificava di aver ordinato uno “studio approfondito di tutta la documentazione presente negli archivi dei dicasteri e degli uffici della Santa Sede” per accertare “tutti i fatti rilevanti, per collocarli nel loro contesto storico e valutarli oggettivamente“.

    Non è dato sapere quando tali risultati saranno resi pubblici. Però il Vaticano qualche mese fa ha detto (qui) che saranno resi pubblici “a tempo debito” poiché, aveva aggiunto, “Sia l’abuso che il suo insabbiamento non possono più essere tollerati”. La cosa che sappiamo è che quel “tempo debito”, al momento, non è ancora arrivato.

    In conclusione, le attese di questo incontro mondiale di febbraio in Vaticano sono molto alte. Naturalmente tutti ci aspettiamo che esse vengano soddisfatte, almeno tendenzialmente. Aiuterebbe il fatto che di McCarrick non si facesse il classico capro espiatorio, ma che si andasse al fondo del “fenomeno”, piuttosto che alla sola figura specifica.

    Queste attese vengono però in parte smorzate da due dichiarazioni recenti. La prima viene da Andrea Tornielli, il nuovo direttore editoriale dei media vaticani, la seconda direttamente da Papa Francesco stesso. Tutte e due concordi nel mettere in guardia dal nutrire attese eccessive dal prossimo vertice.

    Che dire? Pregheremo e staremo a vedere.

    Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

  • ‘Onu all’Italia: “Una commissione per indagare sugli abusi dei preti”

    ‘Onu all’Italia: “Una commissione per indagare sugli abusi dei preti”

    A chiederlo il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che esprime preoccupazione “anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana”

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – “Una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. È quanto chiede all’Italia il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema degli abusi sessuali da parte di personale religioso. L’organo con sede a Ginevra esprime preoccupazione “anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana”.

    A meno di pochi giorni dal summit in Vaticano sugli abusi commessi dai preti sui minori convocato dal Papa per far riflettere i vescovi nel mondo su un problema drammatico, l’attenzione dell’organismo internazionale è sulla Chiesa cattolica in particolare italiana la quale ancora non ha reso obbligatoria la denuncia dei sacerdoti abusatori. E, infatti, esplicitamente l’Onu chiede di “rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti”.

    In merito si è espresso più volte anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso: “Non posso che essere soddisfatto di quanto stabilito dagli organismi Onu a difesa dei bambini e soprattutto dei minori abusati dai preti – dice – . Ci siamo battuti a tutela di chi ha bisogno e stanno arrivando i primi frutti”.

    Sono molti i casi sollevati negli anni scorsi, anche e non solo dalla rete l’Abuso, che hanno coinvolto preti locali in inchieste giudiziarie. “Le raccomandazioni del Comitato Onu peri diritti dell’infanzia sono arrivate più dall’inerzia che dal silenzio dello Stato Italiano”, dice l’avvocato Mario Caligiuri sempre per conto della rete L’Abuso.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2019/02/12/news/l_onu_all_italia_una_commissione_per_indagare_sugli_abusi_dei_preti_-218913877/

  • La realtà inconfessabile parte quarta: “LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO”

    La realtà inconfessabile parte quarta: “LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO”

    21-24 Febbraio 2019
    INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Ultimo appello a Papa Francesco

    Introduzione:

    Il Concordato tra Stato e Chiesa prevede che la Magistratura avvisi prontamente il Vescovo qualora vi sia in corso un procedimento penale nei confronti di un sacerdote della sua Diocesi.

    Ma è anche previsto che il Vescovo avvisi il prete stesso ancora prima che riceva l’avviso di garanzia? In Italia vi è questo privilegio per i sacerdoti?

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video vedremo un altro stralcio della “Lettera aperta a Papa Francesco” scritta dai familiari della vittima di un sacerdote e pubblicata sul Fatto Quotidiano on-line il giorno 19.10.2018; vedremo alcuni passaggi del Verbale di sommarie informazioni; vedremo lo stralcio di alcune intercettazioni telefoniche; le Linee Guida della Cei per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici; ascolteremo un audio parte di conversazione tra l’ex parroco e i familiari della vittima; vedremo lo stralcio del Comunicato della Diocesi tutt’ora presente in rete; una lettera scritta dal Cardinale ai familiari della vittima; articoli apparsi sui quotidiani; vedremo passaggi del Motu Proprio “Come una madre amorevole”; e ancora uno pezzo del TgR trasmesso in seguito alla condanna in primo grado del prete.

    Spunti di riflessione:

    • È parte della “Tolleranza Zero” non avviare alcuna indagine canonica ma avvisare il prete del fatto di essere indagato dalla Magistratura?

    Nella vicenda presa come spunto, e che ormai ci accompagna da alcune settimane, vediamo oggi come il Vicario Episcopale dichiari candidamente alla Polizia di aver informato il prete circa una possibile indagine nei suoi confronti, così come di avergli indicato l’avvocato a cui riferirsi per la difesa in Tribunale, dichiarando di non aver alcun contatto diretto con tale avvocato.

    Nelle intercettazioni telefoniche predisposte dal PM, vi si riscontra però tutt’altro: l’avvocato stesso lo smentisce.

    • Chi mente?
    • È moralmente lecito mentire per salvare le apparenze?

    Analizzando le Linee Guida della Cei scopriamo che sarebbe obbligatorio l’avvio dell’Indagine Previa…

    • È “Tollerabile” che un Vescovo/Vicario Episcopale non segua nemmeno le Linee Guida della Conferenza Episcopale del paese in cui svolge il suo ministero?
    • È prassi che le indagini canoniche prendano avvio solo se vi è una denuncia penale, ovvero il rischio di uno “scandalo”? È anche questa prassi della “Tolleranza Zero” nella lotta alla pedofilia?

    Anche il Parroco, colui che ha saputo tra i primi del presunto abuso sessuale, conferma di aver avvisato SUBITO il Vescovo/Vicario Episcopale!

    • E quali decisioni ha preso la Diocesi, nella persona del Vicario Episcopale (poi promosso da Papa Francesco a Vescovo di una importante Diocesi)? Ha semplicemente spostato il prete in un’altra parrocchia ad occuparsi ancora di minori…

    Nel Comunicato della Diocesi, il Vicario Episcopale stesso conferma di aver saputo da subito che il prete aveva portato nel suo letto il minore.

    • Perché Papa Francesco non prende provvedimenti nei confronti del Vicario Episcopale che ha insabbiato? Perché lo ha invece promosso? Tolleranza Zero verso chi?

    Il cardinale scrive ai familiari di aver sospeso in via cautelativa il sacerdote… poi il prete stesso finisce su tutti i giornali perché, mentre in realtà continuava indisturbato a fare il sacerdote salva un bambino abbandonato!

    • Fino a che punto le menzogne reggeranno?
    • Quando il coraggio della verità?
    • Quando il Papa sarà coerente?

    Per approfondire:

    La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”, mentre la prossima settimana parleremo del seguente argomento: “L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITA’”, ovvero ….

  • “Il Vaticano sapeva dal 2001” di suore violentate

    “Il Vaticano sapeva dal 2001” di suore violentate

    SAN LUIS da News / Il nuovo scandalo in cui è stato avvistato di nuovo i casi di abuso della Chiesa Cattolica, questa volta per le suore in Africa, America Latina e Asia ora punta al Papa Francisco Jorge Bergolglio- dopo aver recentemente riconosciuto le umiliazioni.

    Secondo l’avvocato argentino Carlos Lombardi, specializzata in affari ecclesiastici e le facce intesa come fa sì che il Provolo, l’atteggiamento assunto dal capo della Chiesa “non è altro che un nuovo attore fingere sincerità di Bergoglio, rispetto ad un altro flagello trincerato nella Chiesa cattolica: la violazione delle suore da parte di sacerdoti e vescovi.

    Il noto avvocato di Mendoza ha assicurato che “il Vaticano conosceva il fenomeno, almeno, dal 2001, anno in cui riconosceva pubblicamente che centinaia di suore erano state violate dai missionari”.

    Lombardi ha ricordato che “questi eventi hanno portato alla sanzione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione del 04/05/2001”.

    Per questo Lombardi ha accusato “il papa continua la sua cultura demagogica e disonesta. La chiesa cattolica, sta ancora generando violenza di genere generatore, nella sua struttura, organizzazione, funzionamento e dottrina “, ha scattato.

    Il  Papa argentino  ha riconosciuto pubblicamente lo scandalo in cui sacerdoti e vescovi abusano sessualmente delle suore, affermando che si è impegnato a fare di più per combattere il problema.

    Intervistato dai giornalisti sul piano pontificio, il Papa ha ricordato che  Papa Benedetto XVI  aveva preso provvedimenti contro un ordine basato in Francia, dopo un po ‘delle sue sorelle religiose era stato ridotto a “schiavitù sessuale” presso le mani del sacerdote che ha fondato l’ordine

    “Dovremmo fare qualcos’altro? Sì. C’è una volontà? Sì. Ma è un percorso che abbiamo già iniziato “, ha chiesto Francisco tornando a Roma dopo la sua visita negli Emirati Arabi Uniti.

    Lo scandalo ha rotto suore perché la Chiesa cattolica ha dovuto affrontare un’ondata di casi di preti pedofili nei paesi in tutto il mondo, dall’Irlanda e dagli Stati Uniti all’Australia.

    L’ammissione papale è arrivata dopo una rara protesta la scorsa settimana delle donne ‘s rivista del Vaticano,  Donne Chiesa mondiale , che ha denunciato lo stupro di suore, che ha costretto loro di abortire (qualcosa di proibito dalla religione cattolica) o crescere i figli che non sono stati riconosciuti dai loro sacerdoti sacerdoti.

    “Ci sono state molte lamentele al Vaticano e non è stato dato seguito , ” ha dichiarato  Lucetta Scaraffia , redattore capo della rivista, che ha sollevato la questione nel numero di febbraio della pubblicazione, che viene distribuito con il quotidiano  Osservatore Romano  del Vaticano.

  • Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Diego Esposito, il quarantenne napoletano che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali, è stato scortato in commissariato durante la sua protesta in Vaticano. Esposito, recentemente uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il suo nome, si trovava davanti alla porta di Sant’Anna per chiedere d’incontrare un delegato del Papa. “Voglio solo riprendermi la mia vita” aveva detto alla stampa.

    Diego Esposito il quarantenne napoletano che ha denunciato don Silverio Mura per abusi sessuali, stamane ha intrapreso una protesta pacifica al Vaticano ed è stato portato in commissariato. “Gli agenti lo hanno scortato in commissariato solo per identificarlo e fargli qualche domanda – spiega l’avvocato Carlo Grezio, legale di Esposito – tra poco tornerà davanti alla porta di Sant’Anna, dove aveva intrapreso la sua protesta. È stato solo un controllo, alcuni agenti conoscono la sua storia e gli hanno espresso solidarietà”. A portare Esposito, che solo recentemente è uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il nome (Arturo Borrelli), nel luogo dove la scorsa primavera ha incontrato il Papa, è stato il desiderio di giustizia. Così scrive nel suo comunicato:

    Non ho avuto nessuna risposta dal Vaticano (in merito alla denuncia di don Silverio Mura, ndr.). Sono pronto farmi arrestare ma farò di tutto per essere ascoltato. Io voglio solo giustizia per cercare di riprendermi un po’ della mia vita, cercherò di entrare nel Vaticano perché ho bisogno di parlare con il Santo Padre da padre a figlio.

    Mentre ribadisce la sua istanza di giustizia, Arturo, intanto, è in attesa del processo a carico di padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile della Curia partenopea. Il processo che riguarda la querela sporta dal quarantenne per una nota della Curia che riportava il nome e cognome come vittima di pedofilia, si celebrerà con il rito abbreviato avrà luogo il prossimo 11 giugno. Riguardo alla vicenda degli abusi sessuali per cui Esposito ha denunciato don Silverio Mura e che risale a trent’anni fa, quando l’ex guardia giurata era ancora uno studente e Mura il suo insegnante di religione, è stata presentata una richiesta di risarcimento danni nei religioso, del Cardinale Crescenzio Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. I fatti ebbero luogo nel quartiere di Ponticelli, nella periferia Est di Napoli.

    https://napoli.fanpage.it/abusi-sessuali-da-un-prete-vittima-scortata-in-commissariato-durante-la-protesta-in-vaticano/

  • Vittima di un prete pedofilo va in Vaticano. Fermato dalla Polizia (audio)

    Vittima di un prete pedofilo va in Vaticano. Fermato dalla Polizia (audio)

    È accaduto poco fa in via Porta Angelica quando un nostro associato, Arturo Borrelli, si è presentato all’ingresso dello Stato della Città del Vaticano. Arrivato a porta S. Anna Borrelli, che nei giorni scorsi aveva più volte contattato gli uffici della Segreteria di Stato, avvisando che questa mattina si sarebbe recato a Roma, è stato accolto – da quanto riferisce – da una ventina di agenti della Polizia di Stato e da diversi giornalisti. Appena arrivato davanti ai cancelli, Borrelli si è ammanettato in segno di protesta.

    Arturo Borrelli nel luglio scorso aveva incontrato papa Francesco, il quale non solo gli aveva fatto rassicurazioni sul processo canonico al suo aguzzino – il sacerdote Silverio Mura – ma aveva promesso al Borrelli anche un aiuto per trovare una nuova occupazione.

    Tutte promesse disattese che hanno portato la vittima a questa civile protesta.

    Arturo Borelli, al momento si trova presso gli uffici della Questura di Roma, il presidente della Rete L’ABUSO è riuscito a contattarlo telefonicamente alle 11, per il momento non sembra necessario l’intervento di un avvocato, tuttavia l’uomo informa che gli sono state prese le impronte e scattate alcune foto segnaletiche, dopo di che è stato rilasciato.

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    Redazione