Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: avvocato

  • Molestie sessuali a bimba, prete arrestato

    Molestie sessuali a bimba, prete arrestato

    TERAMO. Le indagini sono scattate a novembre, prima che a livello nazionale scoppiasse lo scandalo dei preti pedofili. Allora in procura è arrivata la denuncia di due genitori che accusavano un prete di aver molestato la loro figlia di 10 anni. Ieri, dopo un’inchiesta lampo e un provvedimento di sospensione già adottato dalle autorità ecclesiastiche, un sacerdote indiano di 40 anni appena rientrato in Italia è finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale.

    Per lui il sostituto procuratore Bruno Auriemma, titolare del caso, ha chiesto un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip. Ma il sacerdote nelle settimane scorse non era in Italia e l’ordinanza si è trasformata in un decreto di latitanza. Qualche giorno fa il sacerdote è rientrato, molto probabilmente convinto di dover nominare solo un avvocato. Ma ieri mattina in procura il religioso prima è stato interrogato dai carabinieri (c’erano il colonnello Antonio Salemme, comandante provinciale, e il capitano Americo Di Pirro, comandante della compagnia di Teramo) e successivamente, alla presenza del suo avvocato, ha reso deposizioni spontanee al pm Auriemma facendo delle ammissioni. Intorno alle 14 è entrato nel carcere di Castrogno con l’accusa di violenza sessuale. Entro i prossimi cinque giorni l’interrogatorio di garanzia davanti al gip.

    LA DENUNCIA. Il caso approda sul tavolo del magistrato nel mese di novembre, quando i genitori di una bambina di 10 anni si rivolgono ai carabinieri per denunciare un prete che avrebbe mol
    estato la loro figlia più piccola.

    Il religioso, D.T., un indiano di 40 anni, (non pubblichiamo il nome per tutelare la minore coinvolta) in quel periodo è stato aggregato per qualche mese nella parrocchia di una frazione del capoluogo. Nel piccolo centro il sacerdote conquista subito la fiducia dei parrocchiani. Così tanto che comincia a frequentare le loro abitazioni. Diventa uno di casa. A tal punto, racconteranno i genitori della piccola ai carabinieri, da entrare nel loro appartamento anche quando la piccola è sola. E proprio in uno di questi momenti che il prete avvicina la bambina, sola in casa, e si denuda per farsi toccare. La bambina scappa e racconta tutto ai genitori. Parte la denuncia, non solo ai carabinieri ma anche alla Curia. Le autorità ecclesiastiche, in via cautelare, sospendono il religioso, mentre scatta l’inchiesta della procura.

    LE INDAGINI. E’ un’indagine complessa e delicata quella che il pm Auriemma porta avanti affidandosi anche ad una psicologa per sentire il racconto della piccola e acquisire nuovi elementi. Un’indagine in cui c’è la collaborazione dell’autorità ecclesiastica.

    Auriemma ascolta i genitori della piccola, ricostruisce i movimenti del sacerdote, acquisisce testimonianze su testimonianze. Dalle indagini fatte sembra che si tratti di un episodio isolato e che non ci siano stati altri casi. Il pm mette insieme un voluminoso rapporto con cui chiede un’ordinanza di custodia che il gip concede. Ma quando l’ordinanza arriva il sacerdote non è più in Italia. Dopo la sospensione da parte delle autorità ecclesiastiche, è tornato in India dai familiari. Sa di essere indagato, sa che i genitori della piccola lo hanno denunciato, ma sicuramente non sa dell’ordinanza di custodia cautelare.

    L’ARRESTO. Qualche giorno fa il religioso rientra in Italia, precisamente a Roma dove è ospite di un centro religioso. Saputo dal suo rientro in Italia, i carabinieri gli notificano un invito a presentarsi per nominare un avvocato.
    Il prete non sa che nei suoi confronti c’è un’ ordinanza di custodia cautelare. In procura viene interrogato dai carabinieri e successivamente rende disposizione spontanee al pm a cui fa parziali ammissioni. Anche se dice di avere ricordi vaghi di quello che è successo. Poco dopo le 14 varca la soglia del carcere di Castrogno. Entro cinque giorni il sacerdote dovrà comparire davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.
    25 aprile 2012

  • Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

    Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

    Si parla di almeno 40 morti suicidi a causa di violenze sessuali subite da un prete cattolico a Melbourne, in Australia
    di Beatrice Niciarelli 16 aprile 2012 11:30

    Suicidi in Australia dopo abusi di preti cattolici

    E’ salito a cinque il numero dei suicidi (forse addirittura a otto), a seguito di presunti abusi sessuali subiti da un prete cattolico. Siamo in Australia e le violenze risalgono a un periodo compreso tra il 1960 e il 1980. Ai suicidi, venuti alla luce grazie alle ricerche di un avvocato (che segue casi di pedofilia) di nome Judy Courtin, si devono aggiungere almeno altri 40 casi, sempre causati da violenze subite in giovane età e provate dalla polizia in un rapporto presentato anche al premier Ted Baillieu.

    Il quotidiano The Age annuncia che il governo sta avviando un’indagine, con la costrizione forzata delle testimonianze sotto giuramento e volta a scoprire tutti gli abusi commessi sui minori da parte di religiosi. L’avvocato Courtin, che sta svolgendo anche una ricerca universitaria sugli abusi della chiesa cattolica, ha scovato un gran numero di suicidi (tra i cinque e gli otto), tutti riconducibili a padre Ronald Pickering. Il prete non si trova più in Australia, ha infatti lasciato il Paese nel 1993, prima dell’incriminazione. All’epoca, prestava servizio nella parrocchia di Melbourne e le vittime erano tutti cherichetti o membri del coro parrocchiale. I bambini, all’epoca, frequentavano la parrocchia anche tramite i genitori, che si sentivano sicuri a lasciare i piccoli in mano ai religiosi, per attività di gioco o di sport.

    Denis Hart, arcivescovo di Melbourne, non crede che questi suicidi possano essere correlati all’operato della chiesa e ripete che le sole informazioni in possesso dell’accusa sono quelle presenti nei giornali e nulla più. Vere connessioni tra padre Pickering e i suicidi mancano di fondamento, non ci sono, questo proverebbe l’innocenza dell’imputato. Un motivo che non impedisce comunque l’opinione pubblica di risentirsi ancora, per l’ennesimo caso di presunti abusi sessuali da parte di persone che hanno dedicato la loro vita a Dio. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

    Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

  • Rei tv. Prete accusato di pedofilia, difesa chiede perizia su presunta vittima

    Rei tv. Prete accusato di pedofilia, difesa chiede perizia su presunta vittima

    Una richiesta di incidente probatorio avanzata al giudice con la quale si chiede una perizia collegiale sulla personalità di Teodoro Pulvirenti, il ricercatore che ha accusato di pedofilia Don Carlo Chiarenza, sacerdote di Acireale, è stata avanzata dal legale del religioso, l’avvocato Antonio Fiumefreddo.

    “Lo facciamo — ha affermato il legale ai microfoni dell’emittente catanese Rei tv — sulla scorta delle dichiarazioni più volte rese dal Pulvirenti stesso, il quale ha affermato in conferenza stampa, ma anche in un libro uscito di recente, di essersi sottoposto per diversi anni a terapia da alcuni psicoterapeuti e psicanalisti. Ci sembra del tutto legittimo, come la legge consente, verificare l’attendibilità e la credibilità del racconto del Pulvirenti — ha aggiunto — anche attraverso la parola degli specialisti. Lo chiediamo al giudice e supportiamo questa richiesta — ha sottolineato Fiumefreddo — con una serie di elementi che ci sembrano estremamente indicativi e che ci portano a dubitare delle dichiarazioni gravissime rese dal Pulvirenti.

    Don Carlo Chiarenza — ha spiegato il legale — è tornato in questi giorni ad Acireale per la sola esigenza difensiva. Ho letto di feste e di quant’altro, si tratta di notizie assolutamente false — ha sottolineato Fiumefreddo — credo che ci sia un eccesso di bugia e di esposizione mediatica in questa vicenda che quasi mai fa bene alle indagini”.

  • Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa

    Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa

    Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa
    Adesso la procura cerca le prove dei gravi fatti che sarebbero contestati all’ex parroco di San Giovanni Evangelista in via Masini che domenica dirà la messa di Pasqua a Scandicci
    05/04/2012 – 23:30
    5 commenti

    Tutti sorpresi dall’articolo di Panorama sulla curia fiorentina. Un pezzo a metà fra l’agguato al cardinale Giuseppe Betori, all’epoca vescovo, e al suo segretario don Paolo Brogi, e la vicenda don Daniele Rialti, un parroco a cui è stata affibbiato il sospetto della pedofilia.

    Tutti sorpresi, anche la procura di Firenze che da qualche tempo stava indagando e sul ferimento di don Brogi, giovane sacerdote di Castelfiorentino, e sulle voci che si erano susseguite rispetto a certi atteggiamenti di don Rialti che fino a 3 anni fa era vice parroco alla chiesa di San Giovanni Evangelista di via Masini a Empoli.

    Procura sorpresa dall’anticipazione dei giornalisti di Panorama e quindi questa mattina via alle perquisizioni, forse per cercare di evitare l’occultamento di ipotetiche prove o indizi, la cancellazione di file informatici o altro.

    Sorpresi i parrocchiani di Scandicci, gli ex parrocchiani di Empoli, i ‘colleghi’ sacerdoti, i rappresentanti della Madonnina del Grappa, di cui don Rialti fa parte.

    Va sottolineato che si sta parlando di un’inchiesta su un presunto caso di pedofilia tra i preti della diocesi fiorentina.

    Ancora non è chiaro se le voci arrivate agli inquirenti mentre stavano lavorando all’agguato all’arcivescovo siano state confermate da qualche riscontro. Per ora si tratta di una raccolta di indiscrezioni, episodi, parole, ma da quella che al momento emerge non c’è niente di veramente concreto. Don Rialti professa la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti, la curia lo lascia dove è, nella parrocchia San Bartolomeo in Tuto, dove domenica dirà la messa di Pasqua, e la Madonnina del Grappa ha aperto questa mattina le sue porte della sede di Firenze agli inquirenti senza problemi e con la massima disponibilità.

    Oggi è stata perquisita a Scandicci l’abitazione di don Daniele, spostato lì nel 2009 da via Masini di Empoli dall’arcivescovo Giuseppe Betori.

    A quest’ultimo erano arrivate le accuse di presunti abusi su minori, presentate da un altro sacerdote e da alcuni fedeli ma l’arcivescovo, che avrebbe ascoltato numerose persone, non avrebbe trovato nessuna prova per aprire un procedimento così come previsto dal Codice canonico.

    La stessa Madonnina del Grappa era a conoscenza delle voci, calunnie o verità sarà la magistratura a chiarirlo, sul conto di don Rialti, ma di prove nessuna.

    Anzi, anche oggi le reazioni di molti parrocchiani empolesi, che hanno vissuto la chiesa di via Masini fianco a fianco con don Rialti, sono di assoluta difesa dell’ex vice parroco, prima con sacerdote don Guido Engels, ora proposto di Empoli, poi con don Paolo Cioni, ora a Calenzano.

    Proprio don Cioni e un gruppo di parrocchiani, secondo Panorama, avrebbero segnalato quelli che sarebbero gli strani rapporti di don Rialti con alcuni ragazzini che frequentavano la comunità di San Giovanni Evangelista.

    Sempre Panorama ha ascoltato Fabrizio Sestini, coordinatore della Misericordia di Empoli che gestisce il centro Emmaus accanto alla chiesa. Si sarebbe parlato, secondo il settimanale, di un ragazzo che lamentava il patto che don Rialti entrava in bagno spesso mentre faceva la doccia.

    Da qui alla pedofilia ce ne passa, ma intanto oggi gi uomini della squadra mobile di Firenze, coordinati dal pm Giuseppina Mione titolare dell’inchiesta, hanno perquisito anche la casa di don Rialti quando era a Empoli; quella di un giovane di origine albanese, sempre a Empoli, e acquisito materiale informatico nella sede dell’Opera della Madonnina del Grappa a Firenze, alla quale don Rialti è legato.

    In particolare gli agenti avrebbero cercato nominativi di persone che poi vorrebbero ascoltare come possibili testimoni. Dopo la perquisizione dell’abitazione dove vive, il giovane albanese è stato subito ascoltato in questura.

    Oggi è maggiorenne ma all’epoca dei fatti, un periodo che andrebbe tra il 2007 e il 2009, aveva meno di 18 anni.

    Il difensore di don Rialti, l’avvocato Alberto Corsinovi, preferisce rimandare ogni commento sulla vicenda, “anche perché al momento abbiamo in mano pochissimo materiale, e soprattutto molto generico”.

    Ieri sera il sacerdote aveva negato ogni accusa e parlato di “calunnie”.

    Ambienti vicini alla curia e anche alla Madonnina del Grappa fanno sapere che c’è l’esigenza di scoprire la verità e la massima disponibilità nei confronti delle indagini della magistratura.

    Come detto il presunto caso di pedofilia sarebbe stato scoperto dalla procura di Firenze mentre indagava sull’attentato subito, il 4 novembre 2011, dall’arcivescovo di Firenze.

    I due episodi non sono collegati tra loro anche se alcuni testimoni si sarebbero presentati spontaneamente agli inquirenti dopo l’attentato, collegando l’episodio a possibili problemi legati a casi di pedofilia nella diocesi.

    A Firenze si è spenta da poco l’eco dell’inchiesta della Chiesa che portò alla riduzione allo stato laicale nel 2008 di Lelio Cantini, l’ex sacerdote morto il 15 febbraio scorso, riconosciuto colpevole ‘di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori’, peraltro sepolto proprio nel cimitero della Misericordia di Empoli.

    Ipotesi pedofilia, indagato sacerdote Le parrocchie sono sotto choc
    Il caso Don Rialti, una comunità è incredula
    Video Attentato a Betori, parla l’arcivescovo

    Le testimonianze di chi ha conosciuto il sacerdote accusato di pedofilia

    Pedofilia, perquisita l’abitazione di don Daniele Rialti Pedofilia, parroco sotto accusa

    Firenze, 6 aprile 2012 – La comunità che si raccoglie attorno alla parrocchia di S.Giovanni Evangelista e alla Madonnina del Grappa, a Empoli, è sotto choc. Ieri, Giovedì santo, c’era un’aria pesante in via Masini.
    Una montatura, una vendetta subdola, attacchi privi di ogni fondamento: queste le reazioni alla notizia delle accuse di pedofilia rivolte a don Daniele Rialti, che per un biennio, sino a tre anni fa, ha prestato servizio proprio in questa parrocchia.

    Si comincia con don Guido Engels, proposto di Empoli e vicario del Vescovo: «Siamo di fronte ad un processo mediatico, invece bisogna dare modo alla persona di potersi difendere. Sono stato al fianco di don Daniele per due anni alla Madonnina del Grappa: mai, e sottolineo mai, sono arrivate alla mia attenzione questioni del genere, accuse così gravi. Mi sembra un’assurdità.

    Alla Madonnina del Grappa c’era e c’è l’oratorio estivo con tanti ragazzi, mai nessuno è venuto ad esporre lamentele. Ora, se c’è un’inchiesta, la magistratura farà il suo corso, ma penso proprio che si sia di fronte ad accuse infondate. Oltretutto, don Rialti, pur molto presente in parrocchia, aveva da seguire anche altri incarichi importanti, come quello al Tribunale Ecclesiastico». In S.Giovanni si incontra il diacono, Giuseppe Aiello: «Sono qui da solo un anno e non ho conosciuto don Rialti. Ad ogni modo, non sono mai venuto a conoscenza di fatti del genere».

    Chi conosce bene don Rialti è Marcello Ciampolini, affermato artista empolese che ha realizzato numerose opere per la Madonnina del Grappa: «Accuse infamanti — dice — lo conosco da 14 anni, da quando cioè ho fatto il primo dipinto per la Madonnina nel lontano 1998, e non ho mai sentito nulla sul suo conto, neppure come voci. Quell’opera venne presentata a Palazzo Vecchio, e in quell’occasione lui era con me. Ripeto: mai un sentore per giustificare un’accusa così terribile».

    E arriviamo a Michele Barberi, che è catechista e che suona la chitarra nel coro di S.Giovanni: «Questa bufera mi provoca una grande amarezza. Ho la massima fiducia in don Rialti; ho mandato i miei due figli in parrocchia al catechismo, io stesso sono catechista. Per me è una turpe vendetta di qualcuno. Rinnovo la mia stima in don Rialti, che ha sempre portato avanti le attività della Madonnina del Grappa con grande coerenza».

    http://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2012/04/06/693233-betori-attentato-baschini-curia-pedofilia.shtml

  • Pedofilia: difesa don Carlo, i dieci silenzi dell’accusatore

    Pedofilia: difesa don Carlo, i dieci silenzi dell’accusatore

    Avvocato del prete, suo racconto costellato da tante omissioni
    05 aprile, 11:10

    (ANSA) – CATANIA, 5 APR – Ci sono ”dieci silenzi” nelle accuse di pedofilia rivolte a don Carlo Chiarenza da un ricercatore italiano che lavora negli Usa, Teodoro Pulvirenti.

    Lo sostiene il legale del sacerdote di Acireale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo. ”Il suo racconto – aggiunge – e’ costellato da tante omissioni, el’indagine difensiva sta consentendo di dare risposte testimoniali e documentali che daremo ai pm per accertare se non ci troviamo in presenza di una gravissima calunnia”. (ANSA).

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2012/04/05/visualizza_new.html_161552089.html

  • CASO DI PEDOFILIA IN ACIREALE: IL PARROCO INDICE LA CONFERENZA STAMPA

    CASO DI PEDOFILIA IN ACIREALE: IL PARROCO INDICE LA CONFERENZA STAMPA

    Giovedì 5 aprile alle ore 10, presso lo studio dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, difensore di monsignor Carlo Chiarenza, il sarcedote della Basilica di San Sebastiano di Acireale, accusato di molestie sessuali dal ricercatore Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minore, si terrà una conferenza stampa in cui il legale del sarcedote porterà nuovi ed esclusivi documenti a discolpa del suo assistito. All’incontro con i giornalisti non sarà presente il parroco allontanato dal vescovo e trasferito in una località del Nord a meditare.

    Pedofilia ad Acireale tra RAI e l’annunciata conferenza stampa di don Carlo Chiarenza
    Il caso acese di presunta pedofilia è approdato ieri anche a Rai2, ospite del programma di Magalli “I fatti vostri”. I venti minuti (tagliati) in cui la televisione nazionale ha “rilegato” la storia di Teo, minimizzano però la gravità della cronaca e soprattutto non hanno dato il tempo ai telespettatori di intuire di cosa realmente si parlasse.

    Sta di fatto che ieri, per la prima volta, Teo si è trovato faccia a faccia con l’avvocato Fiumefreddo, legale di don Carlo Chiarenza.

    La prima parola è toccata a Teo che ha riassunto la sua orrenda avventura; emozionante il passaggio in cui spiegava cosa l’ha spinto a registrare la confessione del prelato: “un giorno ho visto don Carlo mangiare una pizza con due adolescenti e misi è gelato il cuore. Ho pensato che dovevo fare qualcosa per fermare tutto questo.”

    Il Dott.Mirabile ha dato man forte a Teo, ricordando inoltre l’operato dell’associazione onlus “La Caramella Buona” e la serietà con la quale operano nel campo della pedofilia.

    Breve (per via del taglio televisivo) ma molto d’effetto la replica dell’avv.Fiumefreddo il quale ha esordito comunicando la volontà di don Carlo Chiarenza nel rinunciare alla prescrizione.

    Secondo il legale, sarebbero state registrate diverse testimonianze a sostegno dell’innocenza del sacerdote che anni fa fondò il “telefono amico”. Termina così sia la trasmissione che la narrazione!

    Troppo poco spazio per un argomento troppo delicato.

    Si fa sentire pure il Vescovo della diocesi di Acireale che chiarisce la sua posizione, sorpreso da eventi delicatissimi a pochi mesi dal suo insediamento. Dice di aver avviato le pratiche per portare la luce in una vicenda tanto buia quanto orrenda.

    Intanto si sparge la notizia che, giovedì 5 aprile alle ore 10, presso lo studio dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, si terrà una conferenza stampa in cui il legale del sarcedote porterà nuovi ed esclusivi documenti a discolpa del suo assistito. All’incontro con i giornalisti non sarà presente il parroco allontanato dal vescovo e trasferito in una località del Nord a meditare.

  • Pedofilia ad Acireale, la difesa del prete accusato: tanti i silenzi

    Pedofilia ad Acireale, la difesa del prete accusato: tanti i silenzi

    05/04/2012 –
    Pedofilia ad Acireale, la difesa del prete accusato: tanti i silenzi

    CATANIA. Ci sono “dieci silenzi, un decalogo di domande senza risposte” nelle accuse di pedofilia rivolte a don Carlo Chiarenza da un ricercatore italiano che lavora negli Usa, Teodoro Pulvirenti, durante un incontro con la stampa a Roma. Lo sostiene il legale del sacerdote di Acireale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, del foro di Catania. “Visto che Pulvirenti ha deciso di dare il massimo risalto mediatico alla sua denuncia – afferma il penalista – ci domandiamo perché il suo racconto sia costellato da così tante omissioni, e l’attività di indagine difensiva che stiamo compiendo sta consentendo di dare risposte testimoniali e documentali che naturalmente offriremo alla magistratura affinché valuti ogni cosa ed accerti se non ci troviamo in presenza di una gravissima calunnia”. Secondo l’avvocato Fiumefreddo, Pulvirenti tace sul “perché fu allontanato dalla Comunità San Paolo; tace sul perché don Carlo lo rimproverò nella conversazione da lui stesso intercettata; tace sul fatto che suo padre era ministro straordinario della parrocchia ed aveva un ruolo importantissimo in comunità che lo rendeva quotidianamente presente; tace sulla circostanza che a Cassone, luogo di campeggi estivi, erano sempre presenti le mamme di tanti ragazzi; tace sul fatto che in parrocchia, come a Cassone, don Carlo non era solo ma sempre con altri 3 sacerdoti; tace sui suoi ‘screzi’ con gli altri ragazzi della comunità; tace sul centro di ascolto fondato da don Carlo ad Acireale; tace su don Carlo fondatore del Telefono Amico ad Acireale; tace sul significato autentico delle cartoline che venivano inviate a centinaia di ragazzi da don Carlo, tutte col medesimo linguaggio; tace sui suoi problemi di famiglia”. Il legale ha attivato una casella di posta elettronica (indifesadidoncarlo@libero.it) per ricevere testimonianza sulla vicenda.

    http://www.gds.it/gds/sezioni/notizie-brevi/dettaglio/articolo/gdsid/193302/

  • Molestato dal prete? Citata in giudizio la Chiesa

    Molestato dal prete? Citata in giudizio la Chiesa

    Giovedì 29 Marzo 2012 06:58
    Antonio Romano

    NARDO’ (Lecce) – Nell’ambito della prima udienza dibattimentale tenutasi ieri, i giudici del Tribunale di Lecce hanno ritenuto – con un provvedimento senza precedenti in Italia – la Curia di Nardò e Gallipoli responsabile civile per una presunta vicenda di abusi sessuali che, più di un anno fa, ha visto protagonista il parroco neretino Quintino De Lorenzis.

    Il fatto risale all’ottobre 2010, quando un ragazzo marocchino, clandestino e in condizioni di profonda indigenza, si rivolse alla parrocchia di San Gerardo a Nardò per chiedere aiuto. Stando alle dichiarazioni rilasciate, il giovane sarebbe stato invitato dal prelato, in tarda serata, ad entrare nelle sue stanze private con la promessa di qualche vestito e di avere del latte. In realtà, invece di normali indumenti, il giovane nordafricano sarebbe stato esortato dal parroco ad indossare capi di biancheria intima, sia da uomo che da donna. In profondo imbarazzo, soprattutto per via del suo stato di bisogno, il giovane assecondò le richieste del prete ritrovandosi ad essere vittima di palpeggiamenti e attenzioni sessuali. Da quell’episodio nacque la denuncia e De Lorenzis fu immediatamente sospeso dalla Curia.

    Il giudice aveva in seguito autorizzato la richiesta di un incidente probatorio – cioè dell’immediata acquisizione di prove per evitarne la dispersione – da parte del pubblico ministero. Il ragazzo fu quindi subito sentito come testimone. Alla conferma delle dichiarazioni, nel gennaio scorso c’è stata l’udienza preliminare chiusasi con il rinvio a giudizio del prete e, nella mattinata di ieri, l’udienza dibattimentale davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Stefano Sernia.

    “Noi, come parte civile – ha spiegato l’avvocato del giovane marocchino Salvatore Centonze – abbiamo chiesto di essere autorizzati a citare in giudizio, come responsabile civile, la Curia di Nardò. Questo ragionamento si basa su una norma del Codice, la 2049, che stabilisce che “i padroni e i committenti sono solidalmente responsabili per gli atti illeciti commessi dai propri preposti”. Pensiamo, in buona sostanza, che fra la Curia e il parroco ci siano indici rivelatori di un vero e proprio rapporto di lavoro”. L’organizzazione delle parrocchie, il potere di nominare i prelati, il potere di decidere le retribuzioni, l’esercizio di un potere disciplinare: tutti questi elementi, che relazionano l’uomo di chiesa alla sua Curia, sono stati qualificati dal Tribunale come “rapporto di committenza”. “Dopo una camera di consiglio di oltre 40 minuti – ha aggiunto l’avvocato Centonze – il collegio ha ritenuto sussistente questo rapporto e ha messo in condizione la Curia, con un provvedimento di grande civiltà giuridica, di costituirsi nel processo per difendersi attivamente. Ora bisognerà vedere se ci sono effettive responsabilità in merito ai fatti esaminati nel processo penale in corso”. Proprio questo l’elemento di grandissima novità: è, infatti, la prima volta che si configura questo tipo di vincolo di subordinazione tra parroco e Curia. Quest’ultima sarà chiamata a rispondere in maniera solidale con l’imputato; proprio come avrebbe dovuto fare una scuola con un suo docente o un ospedale con un suo medico.

    Andrea GABELLONE

  • Presunti abusi nella parrocchia, la Curia citata in giudizio dalla vittima

    Presunti abusi nella parrocchia, la Curia citata in giudizio dalla vittima

    Si è aperto con un colpo di scena il processo a don Quintino De Lorenzis, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale. La Curia di Nardò è stata citata come responsabile civile
    di Andrea Morrone 28/03/2012

    LECCE – Si è aperto con un colpo di scena il processo a don Quintino De Lorenzis, 35enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 28 anni. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, infatti, hanno accolto la richiesta del legale della presunta vittima, l’avvocato Salvatore Centonze, di citare come responsabile civile la Curia di Nardò. E’ la prima volta che la Curia, attraverso il suo massimo rappresentante, il vescovo Domenico Caliandro, viene citata in giudizio. Il 28enne, che si è costituito parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento di 20mila euro. Secondo la difesa al Curia sarebbe responsabile in virtù del rapporto lavorativo con il sacerdote, e quindi dei danni arrecati dal parroco nell’esercizio delle sue funzioni. Anche perché, come nel caso in questione, gli illeciti sarebbero stati commessi all’interno della parrocchia.

    La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove il 28enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale verteva, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E’ questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato di insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”.

    Annuncio promozionale
    5 EURO di sconto per l’ingresso al mega parco divertimenti MIRAGICA!!!

    Il parroco, che è stato sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta a gennaio dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 6 giugno.

    http://nardo.lecceprima.it/abusi-nella-parrocchia-la-curia-citata-a-giudizio.html

  • Pedofilia, parla il prete accusato “Disponibile a fare chiarezza”

    Pedofilia, parla il prete accusato “Disponibile a fare chiarezza”

    Si fa vivo con una lettera affidata al suo legale il sacerdote accusato di pedofilia da un ex allievo, oggi ricercatore negli Usa che ha pubblicamente denunciato di aver ricevuto molestie sessuali quando era ragazzino

    Pedofilia, parla il prete accusato “Disponibile a fare chiarezza” Teodoro Pulvirenti durante la conferenza stampa tenuta a Roma
    “Ho scelto fino ad oggi il silenzio, quale scrupoloso rispetto verso il mio ministero, e quale atto di fedeltà estremo verso tutte le persone, incluso il Pulvirenti, che la Provvidenza ha affidato alle mie cure pastorali”.

    Così don Carlo Chiarenza, il prete di Acireale commenta le accuse di pedofilia che gli sono state rivolte da un ricercatore italiano che lavora negli Usa, Teodoro Pulvirenti.

    Il sacerdote, in una dichiarazione diffusa dal suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo del foro di Catania, si dice pronto a “mettersi a disposizione dell’autorità affinché sia chiarita questa mostruosa vicenda e così lenita la sofferenza che sta procurando”.

    “A Pulvirenti – aggiunge don Carlo Chiarenza – auguro di trovare presto la pace interiore e di riconciliarsi con la sua vita e con la sua famiglia”.
    “Non nutro comunque rancore nei confronti di nessuno – conclude il prete che è stato trasferito da mesi in un’altra regione in ritiro spirituale – consapevole che il bene vince sempre sul male e la luce sulle tenebre mentre soffro anche per il disagio arrecato a tante persone buone a motivo dei gravi eventi e del loro risalto mediatico”.

    Parlando della conferenza stampa tenuta la settimana scorsa a Roma dal ricercatore italiano che vive negli Usa, durante la quale è stata fatto ascoltare un colloquio tra i due, il sacerdote afferma che “la registrazione effettuata da Teodoro Pulvirenti è stata diffusa dal predetto in modo incompleto
    e secondo modalità che si sono così da prestate al fraintendimento e alla strumentalizzazione”.

    “In realtà – sostiene don Carlo nel documento diffuso dal suo legale – il colloquio è avvenuto in un clima di sincera accoglienza umana e cristiana verso una persona, come tra persone che non si vedevano da molti anni. Abbiamo parlato di tante cose, spaziando sui più vari argomenti, e ci siamo congedati con la solita cordialità scambiandoci un bacio di saluto, cosicché mai avrei potuto immaginare di potere ricevere un’accusa così funesta”.

    Il sacerdote sottolinea di avere scelto “il silenzio, quale scrupoloso rispetto verso il suo ministero” ma, precisa “il profondo dolore che mi viene procurato, e che vivo con profondissima fede, ed i doveri verso la Comunità mi impongono di difendere non tanto la mia umile persona quanto piuttosto l’attività pastorale che sin dalla mia ordinazione presbiterale ho servito con scrupolo, disinteresse ed assoluta dedizione”.

    “Non comprendo il motivo di tanto accanimento nei miei confronti – rileva don Carlo – e posso solo immaginare che il Pulvirenti stia così manifestando le proiezioni di problematiche forse irrisolte”.

    L’avvocato Antonio Fiumefreddo annuncia che “nei prossimi giorni si avrà modo di fare chiarezza sulle tante inesattezze diffuse in questi giorni”. “Lo si farà innanzitutto con l’autorità giudiziaria – precisa il penalista – ma anche, com’è giusto, con la stampa, nel rispetto delle persone e nell’adesione totale alla ricerca della verità”.

    (26 marzo 2012)

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/03/26/news/pedofilia_parla_il_prete_accusato_disponibili_a_fare_chiarezza-32235528/