Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: avvocato

  • Don Marco ha già confessato gli abusi su quattro ragazzine

    Don Marco ha già confessato gli abusi su quattro ragazzine

    COMO Don Marco Mangiacasale, fin dal primo interrogatorio, ha confessato tutti i quattro episodi di violenza sessuali contestati dalla Procura. E’ quanto emerge il giorno dopo la decisione del giudice delle indagini preliminari di respingere la richiesta di domiciliari avanzata dai legali dell’ex parroco di San Giuliano.

    L’avvocato Renato Papa, tra l’altro, ha anche annunciato l’intenzione di non ricorrere al tribunale del Riesame contro la decisione del gip: “Don Marco – ha spiegato il legale – è nelle condizione di chi intende espiare le sue colpe. E’ profondamente afflitto e si rende perfettamente conto della sofferenza che ha arrecato”.

    L’inchiesta, in ogni caso, procede. La Procura sta ascoltando i giovani che hanno frequentato San Giuliano quando don Marco era parroco, per raccogliere conferme alle denunce finora presentate contro il prete.

    www.laprovinciadisondrio.it/stories/Cronaca/611114/

     

  • Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Venerdì 09 Marzo 2012 10:37
    Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Nuovi guai per Don Vito Caradonna, il parroco di 37 anni della borgata di San Leonardo a Marsala.

    Don Vito, che è stato anche cappellano del carcere di Marsala, infatti è stato raggiunto da un provvedimento di misura cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Marsala, Francesco Parrinello. Per lu è stato disposto il divieto di dimora nel territorio del Comune di Marsala. Pertanto, già a partire da questo fine settimana, non potrà più celebrare messa nella sua chiesa.

    I fatti per i quali si riferisce il provvedimento del Gip sono relativi ad una denuncia per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione di incapace. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, che non ha mai restituito.

    Don Vito Caradonna al momento è sotto processo a Marsala per il reato di tentata violenza sessuale.

    I FATTI. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, M. D. G., ex militare della Marina, noto nella zona per i suoi problemi psichici, per i quali, nel 1991, dopo nove anni di servizio, fu congedato. Secondo quanto raccontato dalla vittima (che solo alla fine dello scorso ottobre, grazie all’aiuto dei suoi familiari e all’intervento di un legale, è riuscita a rientrare in possesso del denaro prestato al prete: in pratica, tutti i suoi risparmi), don Vito – per il quale la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari – gli chiese il denaro dicendogli che gli serviva per la chiesa e perché “doveva darlo agli angeli”. Ottenendolo in più soluzioni “abusando – secondo l’accusa – dello stato di infermità o deficienza psichica” del parrocchiano. Per circa quindici mesi, poi, avrebbe continuato a turlupinare la vittima consegnandogli, in cambio, assegni a vuoto e falsificando documenti postali che attestavano bonifici. Dall’indagine, coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Nicola Scalabrini, è inoltre emerso che don Vito aveva continuamente bisogno di denaro perché dedito al “Gratta e vinci”, con cui ha anche vinto 50 mila euro. Spesso il parroco chiedeva prestiti anche ad altri parrocchiani.
    Di recente il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, gli ha revocato la competenza a gestire i beni patrimoniali della parrocchia di San Leonardo perché il religioso si è impossessato di oggetti votivi della chiesa.

    IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE. Don Vito Caradonna è sotto processo attualmente perchè accusato di avere commesso abusi su un ragazzo maggiorenne. La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. Il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana. Una delle testimonianze più interessanti ascoltate al processo è quella dell’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.

    Altra testimonianza quella dell’ex Vescovo, Calogero La Piana. «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana. Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo l’episodio si chiuse li.

  • Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07…edofilo/196045/

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca
    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa, Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dalla Rete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://corrieredibologna.corriere.it/bolog…585895872.shtml

    l caso in un asilo del ferrarese
    Pedofilia, ridotta la pena al prete
    condannato per atti sessuali su bambine
    La Corte d’Appello ha deciso per 4 anni e 2 mesi di carcere. La difesa: si trattò solo di una ritorsione delle educatrici nei confronti del sacerdote

    BOLOGNA – La seconda sezione della Corte d’appello di Bologna ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese di 68 anni per atti sessuali su 10 bambine di un’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005. La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa e le parti civili attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione.

    Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il sacerdote gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro. Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà.

    Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo,vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (fonte: Ansa)

    07 marzo 2012

  • Bologna, condannato in appello a 4 anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a 4 anni il prete pedofilo

     Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca

    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa,Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dallaRete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/bologna-condannato-appello-quattro-anni-prete-pedofilo/196045/

  • Molestie in canonica, il parroco chiede il patteggiamento

    Molestie in canonica, il parroco chiede il patteggiamento

    Lunedì, 5 marzo 2012 – 12:34:00

    Alla fine lo ha ammesso. L’ex coparroco di Santa Croce ha confessato di aver abusato di un 20enne di Torrebelvicino, nell’oratorio di Santa Croce a Schio, due giorni prima di Natale. Il segnale c’era stato quando attraverso il proprio avvocato aveva chiesto di patteggiare. E durante l’interrogatorio con il giudice ha ammesso la sua colpa, sebbene ridimensionandola.

    Potrebbe chiudersi in tempi brevi quindi la vicenda giudiziaria che vede protagonista il parroco, accusato di violenza sessuale da un giovane che a gennaio ha presentato denuncia ai carabinieri descrivendo nei dettagli gli approcci di quel prete, accusato poi anche da un altro ragazzo. Una notizia che fece gridare allo scandalo e dividere i parrocchiani, tra quelli sconvolti ed increduli, e quelli possibilisti. Ma ora i dubbi sono stati sciolti. Tanto che il suo legale, Michele Carrotta, ha depositato in procura la richiesta di patteggiamento a 1 anno 10 mesi di reclusione, controfirmata dal pm Antonella Toniolo.

    Come riporta il Corriere del Veneto, il sacerdote ha già provveduto a liquidare del tutto la parte offesa. Per ora non ci sono cifre. Ma per il momento la Curia vicentina mantiene la stessa posizione di due mesi fa. Cioè la rimozione dall’attività sacerdotale diretta del prete (che già da gennaio non presta più servizio nella parrocchia di Santa Croce di Schio e che non starebbe più celebrando la messa in pubblico) e la piena fiducia verso chi ha condotto l’inchiesta. La curia fa sapere anche che il religioso ha cominciato un percorso di cura.

  • Colombia, Prete pedofilo condannato a 33 anni di carcere per violenza sessuale

    Colombia, Prete pedofilo condannato a 33 anni di carcere per violenza sessuale

    BOGOTA’ – Un sacerdote colombiano e’ stato condannato a 33 anni di prigione con l’accusa di violenza sessuale su quattro minori tra i 10 e i 12 anni, tre dei quali fratelli tra loro. Lo si e’ appreso da fonti giudiziarie.

    Il sacerdote, William Mazo, e’ stato condannato dal Tribunale di Cali, a 500 chilometri a dus di Bogota’. Secondo la sentenza, il sacerdote, di 59 anni, arrestato nel luglio del 2009 quando era parroco della chiesa di Nostra signora di Candelaria, avrebbe abusato dei quattro minori nella sacrestia, dove erano stati invitati a fermarsi a dormire dopo una prova del coro di cui facevano parte.

    Il sacerdote aveva offerto denaro e regali ai bambini affinche’ non lo denunciassero. Il Suo avvocato ha annunciato che presentera’ appello, basandosi sul fatto che i minori avrebbero cambiato per due volte la loro versione dei fatti. Da parte loro, i legali delle vittime hanno annunciato che chiederanno alla Chiesa cattolica un congruo risarcimento.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/colombia-prete-pedofilo-condannato-a-33-anni-di-carcere-per-violenza-sessuale-1141891/

  • Don Seppia, pm chiede 11 anni e 8 mesi per il prete accusato di violenza su minori

    Don Seppia, pm chiede 11 anni e 8 mesi per il prete accusato di violenza su minori

    Chieste anche sanzioni per 32mila euro. L’ex parroco di Sestri Ponente ha assisitito in silenzio alla requisitoria

    Don Seppia arriva al Tribunale di Genova (Ansa/Zennaro)

    GENOVA – Il pm di Genova Stefano Puppo ha chiesto 11 anni e 8 mesi per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato nel maggio scorso con l’accusa di tentata violenza sessuale su minori, plurima offerta di droga anche a minori e tentata induzione alla prostituzione minorile. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 marzo.

    Sanzioni per 32mila euro. Il pm Stefano Puppo ha chiesto per don Seppia, oltre agli 11 anni e 8 mesi di carcere, anche sanzioni a vario titolo per 32 mila euro. L’udienza riprenderà con la parola all’avvocato del sacerdote, Paolo Bonanni. L’ex parroco di Sestri Ponente, che ha assistito all’udienza in silenzio, sta facendo ritorno al carcere di Sanremo. Nel corso dell’udienza di oggi, il gup Roberta Bossi ha respinto la richiesta della radicale Marta Palazzi, che aveva chiesto di costituirsi parte civile in sostituzione del Comune di Genova per una «operazione di trasparenza e pulizia».
    Martedì 14 Febbraio 2012 – 18:23 Ultimo aggiornamento: 18:36

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=181433&sez=HOME_INITALIA

  • Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia

    Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia

    Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia
    Si apre domani a Genova, di fronte al gup Roberta Bossi, il processo in abbreviato a don Riccardo Seppia, arrestato nel maggio scorso per avere offerto droga e chiesto prestazioni sessuali a un ragazzo minorenne e avere molestato sessualmente un chierichetto. L’ex sacerdote della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri Ponente, risponde di tentata violenza sessuale pluriaggravata per i palpeggiamenti al chierichetto, plrurime offerte di cocaina, anche a minori, offerta di cocaina al complice e amico Emanuele Alfano, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Don Seppia e’ difeso dall’avvocato Paolo Bonanni. L’ex seminarista e sodale di don Seppia, Emanuele Alfano, fu arrestato un mese dopo il sacerdote. Ha scelto il rito ordinario. Quattro i capi di imputazione di cui risponde: induzione alla prostituzione minorile; favoreggiamento della prostituzione minorile; prostituzione minorile; detenzione di materiale pedopornografico .

    (13 febbraio 2012)

  • Abusi su una bambina: sotto processo in tribunale l’ex parroco di Segariu

    Abusi su una bambina: sotto processo in tribunale l’ex parroco di Segariu

    CAGLIARI. Un tentativo di baciarla sulla bocca, poi di palparle il seno, infine la mano afferrata saldamente per costringerla a toccargli i genitali: da una parte Raimondo Meloni, ex parroco di Segariu con esperienze passate a Uta e Arixi, nella parte della vittima una bambina che quel giorno – era il 16 giugno 2009 – aveva appena dieci anni. Ieri si è aperto davanti ai giudici della prima sezione del tribunale il processo al sacerdote accusato di violenza sessuale su minore infraquattordicenne e la ragazzina, con le porte dell’aula chiuse al pubblico, ha risposto alle domande del pm Guido Pani confermando quanto accadde quell’estate.  Racconto semplice, nella sua indiscutibile gravità: lei si trovava nella piazza della parrocchia, a Segariu. Bussò alla porta della sagrestia, forse voleva parlare col sacerdote. Lui, don Meloni, le aprì e subito manifestò le sue intenzioni: la afferrò, cercò di baciarla sulla bocca, poi il resto. La bambina non si perse d’animo e tentò di divincolarsi, di sfuggire alla stretta del reliogioso che appariva colto da un impulso irrefrenabile. Alla fine riuscì a liberarsi e a correre verso casa, davanti allo sguardo del parroco che probabilmente in quell’attimo si rese conto di quello che aveva fatto e delle conseguenze che avrebbe avuto. La bambina tornò a casa sconvolta e raccontò tutto alla madre. Da quel momento l’episodio diventa un caso giudiziario: i carabinieri indagano e trasmettono un primo rapporto alla Procura della Repubblica. Il pm Sandro Pili sente la piccola vittima secondo le procedure, in forma protetta e sotto la vigilanza di una psicologa infantile. Il racconto della bambina è preciso, circostanziato, non sembrano emergere contraddizioni e zone d’ombra. Mentre don Meloni viene prontamente mandato in pensione dall’arcivescovo Giuseppe Mani l’inchiesta volge alla conclusione e l’ormai ex parroco di Segariu finisce a giudizio. Viene difeso dall’avvocato Sebastiano Cheri e fin dal primo momento ha sempre negato di aver messo le mani addosso alla ragazzina. Quella di ieri era la seconda udienza del dibattimento, ma la prima era saltata perché la vittima non si è presentata e neppure alcuno tra i familiari. Il processo andràò avanti il 23 febbraio con l’esame della madre e di altri parenti della bambina, che dovranno riferire al tribunale presieduto da Massimo Poddighe i particolari della vicenda, raccolti nel corso delle indagini.  L’ex parroco di Segariu rischia una condanna da sei a dodici anni, ma la scelta del rito ordinario malgrado gli elementi d’accusa raccolti dalla Procura indica che la difesa ritiene la sua posizione tutt’altro che compromessa. Il sacerdote sarà sentito in aula alla conclusione della fase dibattimentale ed è certo che il suo sarà un racconto alternativo dei fatti accaduti quel giorno, per i quali si trova a dover rispondere di reati gravissimi e ancora più gravi se rapportati al ruolo che don Meloni svolgeva nella comunità di Segariu, dov’era conosciuto anche per le sue esternazioni a volte provocatorie sui metodi educativi da usare coi ragazzi.

  • PEDOFILIA: OFFRI’ SOLDI A MINORE PER SESSO, EX PARROCO CONDANNATO

    PEDOFILIA: OFFRI’ SOLDI A MINORE PER SESSO, EX PARROCO CONDANNATO

    12:14 23 GEN 2012

    (AGI) – Palermo, 23 gen. – La quinta sezione del tribunale di Palermo ha condannato a un anno e sei mesi, pena sospesa, un sacerdote, padre Aldo Nuvola, imputato di tentativo di induzione alla prostituzione minorile. Secondo quanto ritenuto provato dal collegio presieduto da Piero Falcone, Nuvola avrebbe offerto denaro a un ragazzo di 17 anni, perche’ questi accettasse un incontro sessuale con il religioso. L’offerta venne rifiutata e l’ex parroco della chiesa di Regina Pacis, a Palermo, fu denunciato. Il reato attribuito a Nuvola e’ punibile fino a 12 anni di carcere: i giudici hanno comunque accolto la tesi subordinata dei difensori, gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito, ritenendo il comportamento del prete (che oggi non ha incarichi ufficiali, ma non e’ sospeso a divinis) passibile della condanna al minimo della pena. L’imputato e’ il secondo sacerdote palermitano che, nel giro di pochi mesi, viene ritenuto colpevole di reati attinenti al delicato tema della pedofilia. In novembre era stato condannato in appello, a sei anni e sei mesi, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, il prete antimafia Paolo Turturro. (AGI) Pa1/Sim

    http://www.livesicilia.it/2012/01/23/prest…on-aldo-nuvola/

    “Prestazioni sessuali da un ragazzo”
    Condannato don Aldo Nuvola

    lunedì 23 gennaio 2012

    Condannato padre Aldo Nuvola, l’ex parroco nella chiesa Regina Pacis di Palermo. Un anno e sei mesi con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni. Il pm Caterina Malagoli aveva chiesto la condanna a due anni e quattro mesi.

    Secondo la Procura, don Nuvola tre anni fa avrebbe chiesto ripetutamente a un garzone di un bar favori sessuali, presentandosi come un professore di filosofia del liceo classico Umberto, dove insegnava realmente ma religione. E’ stato proprio il ragazzo a denunciare le molestie alla polizia. Nel 2009 inoltre il parroco è stato denunciato per atti osceni da alcuni agenti che lo sorpresero in atteggiamenti equivoci con un uomo. Il sacerdote, attraverso il suo avvocato Nino Caleca, ha sempre respinto tutte le accuse.

    http://www.agi.it/palermo/notizie/20120123…roco_condannato