Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova -(Adnkronos/Ign) – Le ipotesi di reato per il sacerdote del Santo Spirito a Sestri Ponente sono di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti. Il presidente della Cei ha officiato la messa al suo posto: “E’ stato un fulmine a ciel sereno”. La decisione dell’esonero dagli atti sacramentali presa in “via cautelativa”

    Genova, 14 mag. – (Adnkronos/Ign) – Don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, è stato arrestato dai carabinieri dei Nas di Milano con le ipotesi di reato di pedofilia e cessione di stupefacenti. Il reato sarebbe stato compiuto a Genova. Il Nas di Milano ha eseguito l’operazione coordinato dal comando di Roma. Il parroco ha avuto la responsabilità della parrocchia di Santo Spirito dal 1996.

    “Le ipotesi di reato contestate, – si legge sul comunicato della Curia genovese – che andranno opportunamente verificate dalla competente Autorità giudiziaria, attengono comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti”.

    Il cardinale ha deciso per don Seppia la sospensione da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale e la revoca immediata della facoltà di ascoltare le confessioni sacramentali.”Il provvedimento canonico preso a carico di don Riccardo – spiega il cardinal Bagnasco che ha officiato la messa stasera al suo posto – è necessario, seppure in modo cautelativo, in attesa dell’ accertamento delle cose”. ”Come da un fulmine a ciel sereno – ha detto il cardinale – , siamo stati colpiti da quanto è accaduto ieri”. Il cardinale ha espresso “sconcerto e dolore per quanto accaduto”. “E’ trascorso circa un anno dalla visita pastorale che ho fatto in questa parrocchia – ha detto il cardinale – e ricordo l’impressione di una comunità viva e serena. Oggi, non è solo questa comunità a essere ferita, ma l’intera chiesa di Genova. Mentre rinnoviamo la piena fiducia nella giustizia e nel suo compito di appurare la verità certa delle cose, sono venuto, cari amici, a condividere lo sgomento e il dolore del cuore, insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate”.

    L’Arcivescovo Bagnasco, aggiunge un comunicato della Curia genovese, manifesta “piena fiducia nell’operato della magistratura, fraterna vicinanza alle eventuali vittime e ai familiari, rinnovata solidarietà alla Comunità cristiana così dolorosamente provata. Per tutti prega perché il Signore illumini e conforti”.

    Pedofilia, la rete di don Riccardo Nell’inchiesta tre nuovi indagati
    C’è anche un ex seminarista 40enne. Prima notte in cella

    GENOVA – «Poiché il Signore nella sua infinita bontà versa olio sulle ferite, oggi siamo qui per ordinare due nuovi diaconi» così ieri il cardinale di Genova Angelo Bagnasco si è rivolto ai fedeli in cattedrale: la ferita è quella inferta dall’arresto venerdì sera di don Riccardo Seppia, accusato di abusi sessuali su un sedicenne con una lieve disabilità mentale e di cessione di cocaina. Il ragazzino che sarebbe stato vittima delle attenzioni di don Riccardo è un frequentatore della parrocchia del Santo Spirito a Sestri Ponente. E i dispiaceri per l’arcivescovo di Genova – che oggi sarà ricevuto dal Papa in vista dell’assemblea della Cei – non sembrano finiti. L’inchiesta che ha portato in carcere don Riccardo, sacerdote cinquantenne sulla cui moralità – passato il primo momento di sconcerto – in molti ora dichiarano di aver nutrito sospetti, promette di allargarsi. Gli indagati sono al momento altri tre, fra questi un ex seminarista quarantenne al quale sarebbe contestata la prostituzione minorile, l’uomo avrebbe scambiato con don Riccardo messaggini molto espliciti su incontri sessuali con ragazzi.

    La chiesa del Santo Spirito a genova (Ansa)

    Gli altri sono un commerciante trentenne del quartiere di Sestri Ponente e un milanese. Intercettazioni telefoniche e un fitto traffico di messaggini legano questi quattro uomini: «È proprio un bel ragazzo. Me lo …» scrive don Riccardo e, a proposito di un altro giovane: «Mi piacerebbe … ma lui non ci vuole stare». Seguono descrizioni di incontri, con un linguaggio che gli investigatori definiscono «irripetibile». E nell’ordine di custodia cautelare sono elencati anche gli inviti del sacerdote ad alcuni ragazzi: «Vieni, per te c’è il solito regalino». Il regalino era cocaina – secondo l’accusa – che don Riccardo si procurava a Milano, frequentando palestre e saune e con la quale pagava prestazioni sessuali nel suo appartamento adiacente alla parrocchia. «Un pendolare del sesso e della droga» lo descrive un investigatore. Da quanto tempo don Riccardo aveva adottato questo stile di vita? Un suo vecchio parroco, a Recco, ha lanciato pesanti accuse: quasi trent’anni fa – ha detto – avevo già messo in allarme la Curia. Ma ben più recentemente don Riccardo avrebbe chiesto aiuti economici ad altri religiosi (le serate a base di cocaina dovevano essere costose), e a qualcuno avrebbe addirittura confessato i suoi incontri con ragazzini. Dove porterà questa inchiesta? Almeno quattro nuclei familiari con adolescenti sono già stati ascoltati dai carabinieri come testimoni, diverse voci registrate nelle conversazioni telefoniche con don Riccardo non sono state ancora identificate. Quella che i carabinieri dei Nas stanno cercando di ricostruire è una rete di prostituzione, anche minorile, e di cocaina.

    Intanto don Riccardo, in isolamento nel carcere di Marassi, divide la cella con un altro detenuto accusato di reati su minori. Ha passato una prima notte «abbastanza tranquilla», dice il direttore del carcere, ma è controllato a vista perché si temono episodi di autolesionismo. Oggi lo visiterà uno psicologo. In mattinata, assistito dal suo avvocato Paolo Bonanni, sarà ascoltato dal magistrato per l’interrogatorio di garanzia. Potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

  • Corte USA chiede carte interne al Vaticano, Ipotizzata responsabilità del Vaticano come datore di lavoro del prete

    Corte USA chiede carte interne al Vaticano, Ipotizzata responsabilità del Vaticano come datore di lavoro del prete

    Pedofilia: Usa chiedono di vedere nelle carte interne del Vaticano

    AFP) CHICAGO 10 -AFP) – CHICAGO, 10 MAG – Per la prima volta il Vaticano dovra’ produrre dei documenti interni davanti alla giustizia americana, che cerca di valutare la sua qualità di ”datore di lavoro” nella vicenda di un prete accusato di pedofilia in Oregon. Un tribunale civile americano ha per la prima volta deciso di citare la Santa sede come testimone in questa vicenda, che risale al 1965. ”E’ una decisione storica e monumentale”, dichiara Jeff Anderson, avvocato della vittima, all’epoca dei fatti un quindicenne, che accusa un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – di averlo molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era gia’ stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. ”Questo cambia veramente il paesaggio giuridico”, spiega Anderson. ”Una breccia e’ stata aperta: il Vaticano potra’ essere ritenuto responsabile e dovra’ rendere conto come mai prima”. La vittima accusa il Vaticano di non aver ridotto il sacerdote allo stato laicale o comunque di non averlo punito e allontanato in seguito ai primi abusi. Un primo giudice incaricato della questione aveva ritenuto che la Santa Sede poteva essere perseguita come ”datore di lavoro” nel trasferimento del sacerdote. Il Vaticano aveva quindi fatto ricorso alla Corte Suprema. Nel giugno scorso, quest’ultima aveva pero’ deciso di non pronunciarsi, lasciando le valutazioni ai singoli tribunali ma non riconoscendo l’immunita’ diplomatica del Vaticano. E citando ora la Santa Sede come testimone in un eventuale processo, un giudice americano entra per la prima volta in questo varco aperto dalla Corte Suprema. Il giudice Michael Mosman, dell’Oregon, ha chiesto alla Santa Sede di produrre da qui al 20 giugno un certo numero di informazioni sulle regole interne alla Chiesa, relative alla gestione dei sacerdoti, la loro nomina, le loro responsabilita’ e anche lo loro scomunica in caso di denunce per aggressioni sessuali. La Chiesa, comunque, continuera’ a battersi sulla questione, dal momento che, a suo avviso, pur se il Papa esercita una gerarchia spirituale sui sacerdoti in tutto il mondo, egli non puo’ in alcun modo essere considerato come loro datore di lavoro. (ANSA-AFP).

    10 maggio 2011 | 16:41

    http://www.blitzquotidiano.it/agenzie/pedo…aticano-850851/

  • Arrestato per le dichiarazioni di 2 ragazze ma è innocente’

    Arrestato per le dichiarazioni di 2 ragazze ma è innocente’

    L’avvocato Giacomo Bugliani spiega la posizione del parroco don Giuseppe Peretti recluso nella sua canonica

    Le parole del Vescovo: “Sono perplesso, concosco la sua moralità”

    Massa Carrara, 26 aprile 2011 – DISTRUTTO dal dolore per le pesanti accuse, don Giuseppe Peretti, parroco di Turano, guida della comunità neocatecumenale della frazione, si proclama innocente. Può parlare solo attraverso il suo avvocato, Giacomo Bugliani, perché la misura restrittiva a cui è sottoposto gli impedisce di avere contatti con l’esterno e quindi anche con il vescovo e i giornalisti. Oltre che con il suo difensore, può avere contatti in canonica solo con persone autorizzate dalla questura che si occupano della sua salute, della pulizia dei locali e della necessaria assistenza a un uomo ultraottantenne per mangiare e per altre incombenze. L’inchiesta che lo ha portato agli arresti domiciliari nella canonica la vigilia di Pasqua è collegata a un giro che ruota intorno a ragazze minorenni.

    Qual è l’accusa mossa al parroco?
    «E’ accusato di molestie — è l’avvocato Giacomo Bugliani a rispondere alle nostre domande — nei confronti di due ragazze romene minorenni».

    Cosa avrebbe commesso nei loro confronti?
    «Le due ragazzine di 16 e 17 anni affermano che in più occasioni ci siano stati tentativi di palpeggiamento e toccamenti».

    Quando sarebbero accaduti questi fatti?
    «Nei mesi di gennaio e di febbraio».

    Su cosa si basano le accuse?
    «Solo sulle dichiarazioni delle due minorenni. Le ragazzine dicono che entravano in canonica e che lì ci sarebbero stati i toccamenti. Nell’ordinanza le accuse sono vaghe. E non abbiamo altri atti».

    Don Peretti come risponde a queste accuse?
    «Dice che questi fatti non sono mai accaduti, che è innocente. La sua colpa è di avere sempre aperto a tutti la porta per fare l’elemosina».

    Ma come sono arrivati a lui?
    «Queste ragazze sono state trovate dalla polizia a compiere atti sessuali con altre persone. Essendo minorenni è stata aperta un’inchiesta in mano alla Procura di Genova. Interrogate su chi avessero conosciuto in Italia hanno fatto evidentemente anche il nome di don Peretti».

    Ed è stato arrestato per queste dichiarazioni?
    «Nell’ordinanza di custodia cautelare ci sono riferimenti generici. Certamente la Procura non pensa a un tentativo di fuga. Ritengo quindi che si sia mossa così temendo la reiterazione del reato. Devo dire che non ravviso nessuna esigenza cautelare, che non ho capito la ratio di questo provvedimento».

    Come intende muoversi?
    «Farò tutto quello che è in mio potere. Appena potrò avere accesso agli atti presenterò istanza al tribunale della libertà».

    Secondo lei perché è finito in questa inchiesta don Giuseppe?
    «Non perchè abbia commesso i fatti che gli vengono contestati ma solo per estensione, probabilmente perchè le due ragazze lo hanno conosciuto bussando alla sua porta».

    Quando gli è stato notificato il provvedimento restrittivo?
    «Sabato all’alba quando era ancora a letto. Lo hanno portato in questura e io l’ho raggiunto lì».
    Come ha reagito?
    «Non sapeva cosa volessero. Ho trovato un uomo stupito che non aveva idea di cosa gli si fosse agitato intorno».
    Aveva mai visto le due minorenni?
    «Su questo non c’è certezza perchè non ha visto le foto delle due ragazzine. Lui apriva la porta e dava l’elemosina. E’ possibile che le abbia conosciute come no».

    A due giorni dall’arresto, come sta?
    «Isolato nella canonica, è un uomo distrutto, su cui pesa un’accusa infamante. Ma ha grande forza d’animo sapendo di essere innocente. Avendo problemi di cuore è stato visitato dal medico. Si sta curando ed ha bisogno di essere monitorato».
    Cosa pensano i parrocchiani e i sacerdoti della diocesi?
    «Ho ricevuto tantissime telefonate di attestati di stima da parte dei sacerdoti della diocesi. I parrocchiani la mattina di Pasqua, dopo la messa nella piazza antistante la canonica hanno cantato la sua canzone preferita e con striscioni gli hanno manifestato affetto e sostegno. Lui li guardava dalla finestra».

    Come ha passato la Pasqua?
    «Non potendo lasciare la canonica, ha celebrato lì la messa pasquale con le poche persone che possono stargli intorno».
    Conosce gli altri due arrestati?
    «Non sa chi siano, non ha avuto con loro nessun contatto».

    di ALBERTO SACCHETTI

    http://www.lanazione.it/massa_carrara/cron…iarazioni.shtml

  • Teramo, violenza sessuale su una ragazzina: 10 anni al predicatore degli Zaccardiani

    Teramo, violenza sessuale su una ragazzina: 10 anni al predicatore degli Zaccardiani

    PESCARA – Dieci anni di reclusione per due anni di violenze sessuali (tra il ’98 ed il 2000) su una ragazzina, all’inizio non ancora quattordicenne: è la condanna inflitta dal Tribunale di Teramo ad un uomo, Eliseo Capriotti, 54 anni, all’epoca dei fatti predicatore della comunità teramana dei Zaccardiani. Il pubblico ministero aveva chiesto 8 anni.

    I fatti avvennero all’interno della comunità – secondo l’accusa una setta con regole rigidissime – a cui il padre della ragazzina, seguace egli stesso, la affidava spesso, forte anche del legame di amicizia che aveva con la famiglia dell’imputato. Tra le aggravanti contestate a Capriotti, infatti, anche quella di avere approfittato dell’ospitalità.

    Il processo è scaturito dalla querela, nel 2008, della vittima degli abusi. Oggi ha 27 anni, è sposata e madre e solo nel tempo, come ha detto anche nel processo, ha acquisito consapevolezza di quanto le fosse successo da ragazzina decidendo di denunciare l’uomo.

    Determinante per la condanna, oltre alle testimonianze, anche dei famigliari della ragazza, all’epoca ignari di tutto, è stata la registrazione audio di un incontro tra vittima e carnefice, poco tempo prima del processo.

    Il tribunale ha stabilito anche un risarcimento del danno quantificato in 300 mila euro. Una decisione che sarà immediatamente esecutiva a condanna definitiva.

    14 aprile 2011 | 13:27

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-ital…ardiani-822379/


    Crimini e violenze tra gli zaccadiani: www.zaccardi.altervista.org/

    Il predicatore pentecostale ‘zaccardiano’ Eliseo Capriotti è stato condannato a dieci anni per violenza sessuale su minorenne

    TERAMO. Dieci anni per aver abusato più volte di una giovane adepta, all’epoca dei fatti appena 13enne: è una condanna che va al di là della pena richiesta dal pm quella che il tribunale di Teramo questa mattina ha inflitto ad Eliseo Capriotti, 54enne teramano predicatore di una comunità evangelica.

    La pubblica accusa (pm Laura Colica) di anni ne aveva chiesti otto. I giudici del collegio (presidente Giovanni Spinosa, a latere Angela Di Girolamo e Ileana Ramundo) lo hanno condannato anche al risarcimento di 300mila euro alla parte civile. La sentenza di primo grado molto probabilmente verrà impugnata in appello dai difensori dell’uomo.

    I FATTI. I fatti, secondo l’accusa, si sarebbero verificati proprio nella sede teramana del gruppo religioso, una palazzina di via Pigliacelli, tra il 1998 e il 2002. La vittima li ha raccontati personalmente davanti al collegio in una drammatica udienza di qualche mese fa.

    La donna ha raccontato di quando, 12enne e appena guarita da un tumore, venne mandata dai genitori dai confratelli teramani. Qui più volte avrebbe subito le attenzioni particolari di Eliseo Capriotti, che un paio di volte avrebbe tentato di violentarla senza riuscirvi masturbandosi ripetutamente davanti a lei e spesso svegliandola di notte. L’accusato, secondo la vittima, l’avrebbe costretta al silenzio minacciandola in vari modi (prima «Se racconti qualcosa a qualcuno ti ammazzo», poi «Io sono un predicatore, se mi denunci non ti crede nessuno. Ti cacciamo dalla comunità e ti separiamo dalla tua famiglia»). La tensione nella ragazza era salita al punto da procurarle un’emiparesi e un ricovero in neurologia.

    Poi, la svolta. La giovane riesce ad allontanarsi dalla comunità teramana, riprende gli studi in Puglia e nel 2003 sposa un confratello pugliese. Quando diventa madre, decide («perché anche mio figlio dovrà crescere nella comunità») di denunciare l’uomo che le ha fatto tutto quel male. Ne parla ai familiari, li convince ad aiutarla.

    LA REGISTRAZIONE. Contatta Capriotti con una scusa, lo vede con un registratore acceso addosso e gli fa ammettere le violenze avvenute anni prima. «Prega per me, ho sbagliato», le avrebbe detto l’uomo in quel colloquio. Una registrazione diventata uno dei capisaldi dell’accusa, ieri mattina in aula è stato ascoltato il perito fonico Piero Benedetti. Nel corso delle numerose udienze sono emerse tesi opposte da parte dei vari testimoni. Quelli dell’accusa hanno rievocato episodi della cui gravità all’epoca non si rendevano conto e che hanno compreso solo quando la ragazza ha deciso di raccontare le violenze che avrebbe subìto. Quelli della difesa hanno evidenziato il rapporto di affetto quasi paterno che Capriotti avrebbe avuto con la giovane e sottolineato di non essersi mai accorti che qualcosa non andava. Capriotti non si è presentato davanti ai giudici. Sono state acquisite le dichiarazioni rese al pm.

    di Diana Pompetti

    http://nicolaiannazzo.wordpress.com/2011/0…e-su-minorenne/

    Violenza sessuale sull’adepta
    Dieci anni al pastore evangelico

    Dovrà scontare dieci anni di carcere Eliseo Capriotti, 54 anni di Teramo, predicatore di una comunità evangelica. Per il giudice ha abusato di una fedele che all’epoca dei fatti era minorenne

    di Diana Pompetti TERAMO. Dieci anni per aver abusato più volte di una giovane adepta, all’epoca dei fatti appena 13enne: è una condanna che va al di là della pena richiesta dal pm quella che il tribunale di Teramo questa mattina ha inflitto ad Eliseo Capriotti, 54enne teramano predicatore di una comunità evangelica. La pubblica accusa (pm Laura Colica) di anni ne aveva chiesti otto. I giudici del collegio (presidente Giovanni Spinosa, a latere Angela Di Girolamo e Ileana Ramundo) lo hanno condannato anche al risarcimento di 300mila euro alla parte civile. La sentenza di primo grado molto probabilmente verrà impugnata in appello dai difensori dell’uomo.

    I fatti, secondo l’accusa, si sarebbero verificati proprio nella sede teramana del gruppo religioso, una palazzina di via Pigliacelli, tra il 1998 e il 2001. La vittima li ha raccontati personalmente davanti al collegio in una drammatica udienza. La donna ha raccontato di quando, 13enne e appena guarita da un tumore, venne mandata dai genitori dai confratelli teramani. Qui più volte avrebbe subito le attenzioni particolari di Capriotti, che un paio di volte avrebbe tentato di violentarla senza riuscirvi masturbandosi ripetutamente davanti a lei e spesso svegliandola di notte. L’accusato, secondo la vittima, l’avrebbe costretta al silenzio minacciandola in vari modi (prima «Se racconti qualcosa a qualcuno ti ammazzo», poi «Io sono un predicatore, se mi denunci non ti crede nessuno. Ti cacciamo dalla comunità e ti separiamo dalla tua famiglia»).

    Pastore evangelico: il pm chiede 8 anni

    Slitta il verdetto per l’uomo accusato di aver abusato di un’adepta minorenne

    Giovanni Spinosa presidente del tribunale di Teramo
    Sullo stesso tema

    Violentata dal pastore evangelico

    TERAMO. Per la pubblica accusa è colpevole di aver abusato più volte di un’adepta, all’epoca dei fatti minorenne, e per questo va condannato ad otto anni. E’ la richiesta del pm Laura Colica per Eliseo Capriotti, il predicatore di una comunità evangelica di Teramo. Per la sentenza bisognerà attendere il 13 aprile, data in cui i giudici del collegio (presidente Giovanni Spinosa, a latere Angela Di Girolamo e Ileana Ramundo) si riuniranno in camera di consiglio.

    Ieri pomeriggio parte civile, pm e difesa si sono dati battaglia in arringhe e requisitorie andate avanti per più di cinque ore. Il pubblico ministero ha ripercorso tutta la vicenda, rimarcando con forza le accuse contro l’uomo. L’avvocato di parte civile Ernesto Bucci ha chiesto anche l’invio degli atti al pm per falsa testimonianza a carico di alcuni esponenti della comunità che hanno testimoniato nel corso delle varie udienze. Gli avvocati Fabrizio Acronzio e Gennaro Lettieri, difensori dell’uomo, hanno ribadito la totale estraneità del loro assistito ai fatti.

    I FATTI. I fatti, secondo l’accusa, si sarebbero verificati proprio nella sede teramana del gruppo religioso, una palazzina di via Pigliacelli, tra il 1998 e il 2002. La vittima li raccontati personalmente davanti al collegio in una drammatica udienza di qualche mese fa. La donna ha raccontato di quando, 12enne e appena guarita da un tumore, venne mandata dai genitori dai confratelli teramani. Qui più volte avrebbe subito le attenzioni particolari di Eliseo Capriotti, che un paio di volte avrebbe tentato di violentarla senza riuscirvi masturbandosi ripetutamente davanti a lei e spesso svegliandola di notte. L’accusato, secondo la vittima, l’avrebbe costretta al silenzio minacciandola in vari modi (prima «Se racconti qualcosa a qualcuno ti ammazzo», poi «Io sono un predicatore, se mi denunci non ti crede nessuno. Ti cacciamo dalla comunità e ti separiamo dalla tua famiglia»). La tensione nella ragazza era salita al punto da procurarle un’emiparesi e un ricovero in neurologia.

    Poi, la svolta. La giovane riesce ad allontanarsi dalla comunità teramana, riprende gli studi in Puglia e nel 2003 sposa un confratello pugliese. Quando diventa madre, decide («perché anche mio figlio dovrà crescere nella comunità») di denunciare l’uomo che le ha fatto tutto quel male. Ne parla ai familiari, li convince ad aiutarla.

    LA REGISTRAZIONE. Contatta Capriotti con una scusa, lo vede con un registratore acceso addosso e gli fa ammettere le violenze avvenute anni prima. «Prega per me, ho sbagliato», le avrebbe detto l’uomo in quel colloquio. Una registrazione diventata uno dei capisaldi dell’accusa ieri mattina in aula è stato ascoltato il perito fonico Piero Benedetti. Nel corso delle numerose udienze sono emerse tesi opposte da parte dei vari testimoni. Quelli dell’accusa hanno rievocato episodi della cui gravità all’epoca non si rendevano conto e che hanno compreso solo quando la ragazza ha deciso di raccontare le violenze che avrebbe subìto. Quelli della difesa hanno evidenziato il rapporto di affetto quasi paterno che Capriotti avrebbe avuto con la giovane e sottolineato di non essersi mai accorti che qualcosa non andava. Capriotti non si è presentato davanti ai giudici. Sono state acquisite le dichiarazioni rese al pm.

    1 aprile 2011

    Tutta la setta dei Santissimi sotto scacco
    L’intera setta degli zaccardiani (o “santissimi”) di Teramo si sente sotto scacco a causa del processo per violenza sessuale che vede imputato uno dei suoi predicatori di riferimento, il 50enne Eliseo Capriotti. “Vogliono distruggerci”, sussurrano preoccupati fuori dall’aula ogni volta che il giudice Spinosa interrompe il dibattimento per ritirarsi in camera di consiglio. dai banchi mormorano mentre i familiari della presunta vittima rilasciano le loro dichiarazioni di fronte al giudice. Fanno fronte comune davanti alla ragazzina di 13 anni, oggi cresciuta, sposata e madre di due figli, che con la sua denuncia nei confronti di uno dei loro massimi rappresentanti, ha violato la regole. Rompendo il beato isolamento della comunità protestante pentecostale di Teramo. Un tempo riferimento in Italia e oggi abbandonata dalla maggior parte delle altre comunità proprio per questo processo. Ieri pomeriggio di fronte al collegio del Tribunale di Teramo, presieduto dal giudice Giovanni Spinosa e composto dai giudici Ileana Ramundo ed Angela Di Girolamo, sono andate a confronto le versioni tra accusa, parte offesa e difesa. Leggi l’articolo completo sull’edizione de La Città oggi in edicola.

     

  • Cile-Vaticano: caso diplomatico

    Cile-Vaticano: caso diplomatico

    9/4/2011
    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di dcoumenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.

    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di documenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.
    Il giudice Jessica Gonzalez ha emesso il mandato di perquisizione dopo che è stata riaperta una causa civile contro il prete. L’inchiesta giudiziaria è stata chiusa parecchi mesi fa per “mancanza di prove”. “ Le autorità civili hanno deciso di riaprire il caso dopo che l’inchiesta molto ampia, durata un anno, condotta dal Vaticano ha trovato che p. Karadima poteva essere stato colpevole di abusi sessuali.
    Al sacerdote è stato ordinato di ritirarsi in una vita di preghiera e di penitenza. All’arcidiocesi di Santiago e alla Nunziatura apostolica è stato chiesto di consegnare i documenti relativi al caso, ma si sono rifiutati di farlo, sostenendo che quei documenti facevano parte di un’inchiesta condotta da dal Vaticano, che è uno Stato sovrano, non sottoposto ai tribunali cileni.

  • Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Un ex sacerdote è stato condannato a quattro anni e sei mesi dal Tribunale di Firenze, per violenza sessuale su minore. J.M., indiano, aveva quarant’anni, quando allacciò una relazione, costellata di tre aborti, con una ragazzina, all’epoca, quindicenne. La relazione era rimasta clandestina, fino alla denuncia presentata dalla donna, e si era protratta per alcuni anni, nei quali i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto. Secondo quanto raccontato nella denuncia, durante il loro rapporto, lei e’ rimasta incinta tre volte: ad un aborto volontario, sarebbero seguiti due spontanei. La denuncia risale al 2006. Solo allora si interruppe la relazione, per volontà di lei. L’uomo allora si trasferì in un’altra città, lasciò il sacerdozio, ma prese a minacciarla con telefonate e messaggi al cellulare. La parrocchia dove si è svolta la vicenda è nei pressi di Empoli.

    VIOLENTÒ 16ENNE E LA FECE
    ABORTIRE: 4 ANNI A UN PRETE
    Lunedì 21 Marzo 2011 – 17:26

    Prete condannato

    FIRENZE – Ha abusato per anni di una ragazzina, che all’inizio aveva sedici anni, costringendola anche ad abortire. Per questo un ex sacerdote di 50 anni, denunciato poi dalla giovane, è stato oggi condannato dal tribunale di Firenze a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale su minore. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finchè, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi, lui si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Così lei, che ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, ha deciso di denunciarlo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=112841&sez=ITALIA

    Abusi su una minore
    Condannato ex parroco

    Anni di violenze e minacce. L’uomo che in un secondo momento aveva abbandonato l’abito talare, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione

    Firenze, 21 marzo 2011 – E’ stato condannato dal tribunale di Firenze a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale su minore. Le indagini sull’ex sacerdote cinquantenne iniziarono quando la ragazza denunciò di aver avuto una relazione con il prete, cominciata con una violenza sessuale e proseguita per anni, durante i quali avrebbe pure abortito.

    Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori.

    Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi l’uomo si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Da qui la denuncia della ragazza che nel frattempo si era rifatta una vita e aveva cambiato residenza.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/20…si_minore.shtml

    LA SENTENZA
    Ex sacerdote condannato
    per violenza sessuale
    Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata quando lei aveva 15 anni. Dovrà scontare quattro anni e mezzo di reclusione
    di FRANCA SELVATICI

    Ex sacerdote condannato per violenza sessuale

    Un ex sacerdote di 51 anni è stato condannato ieri dal tribunale di Firenze a quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minore. Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata con una violenza sessuale in confessionale nell’ottobre ’99, quando la ragazzina aveva 15 anni.

    Fra lei e il sacerdote, di origine straniera, nacque una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni i due ripresero la relazione, vedendosi di nascosto, finchè, nel 2006, lei chiese aiuto all’arcivescovo Ennio Antonelli. Secondo quanto ha poi riferito ai magistrati, dal suo cellulare, lasciato in Curia, sparirono tutti i messaggi dell’amante, e a lei fu consigliato di non sporgere denuncia. Il sacerdote fu trasferito e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a tempestarla con telefonate e sms. Spaventata, la ragazza, che ora ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, decise di rivolgersi ai carabinieri. Una volta esaminata la sentenza, il suo avvocato, Antonio Voce, si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto dalla Curia.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/…suale-13917747/

  • Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano  Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    di Stefania Prato

    BORGARELLO. Riaprire il processo a don Giuseppe Abbiati, il sacerdote condannato per violenze sessuali su minori, per cui sta scontando 4 anni nel carcere di Bollate. I suoi familiari e il nuovo legale, l’avvocato Massimo Zucca, tentano di riavviare l’iter giudiziario e sperano che i nuovi elementi raccolti riescano a ribaltare la sentenza di condanna per pedofilia, ormai definitiva dopo tre gradi di giudizio.

    «I margini sono stretti, ma ci proveremo», ha chiarito il nipote Alessandro che, insieme al padre Carlo e alla cugina Marta, venerdì sera, a Borgarello, ha incontrato gli ex parrocchiani e gli amici che hanno sempre creduto in quel prete «che riempiva le chiese e gli oratori», dice Giorgio Terzi, mentre Andrea Curti ricorda don Peppino «a cui si rivolgevano i più disperati, perché su di lui potevano contare».

    In tanti a Borgarello, Battuda, Marcignago, suo paese di origine, sperano di veder riabilitato il nome di don Giuseppe e vogliono aiutarlo, «perché non può aver commesso atti del genere». «Per noi è innocente – sostiene Lorenzo Barbieri, sindaco di Marcignago – diteci cosa possiamo fare, siamo stati fin troppo in silenzio». «Ci troviamo in un momento delicato», spiega Alessandro, ricordando che per il sacerdote a luglio potrebbero aprirsi le porte del carcere per essere affidato ai servizi sociali.

    «Non prova rancore per chi lo ha accusato – confida il nipote -. E’ una persona buona, un prete dalla vocazione autentica, che crede nella provvidenza e sopporta questo perché pensa di tornare a fare il sacerdote». La famiglia non vuole credere sia tutto finito, cerca testimonianze inedite per il nuovo processo. Accettano la sfida gli ex parrocchiani di don Abbiati e provano a scavare nella memoria.
    27 febbraio 2011

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronac…ilitano-3559535

  • Don Lu condannato a 7 anni e otto mesi

    Don Lu condannato a 7 anni e otto mesi

    Sette anni e otto mesi di reclusione, 190 mila euro di risarcimento alla vittima e alla madre, interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi interdizione perpetua a fini educativi. È la condanna inflitta questo pomeriggio dal tribunale di Savona, dopo circa due ore di camera di Consiglio, a don Luciano Massaferro, 46 anni, parroco di San Giovanni e San Vincenzo di Alassio, accusato di molestie sessuali nei confronti di una chierichetta di 12 anni.

    Massaferro aveva cercato in queste settimane di ricostruirsi una sorta di normalità, riprendendo gli studi, celebrando messa e cercando di vivere nel modo più simile possibile a come accadeva prima dell’arresto avvenuto nel dicembre del 2009. Una ricerca della normalità che è passata anche attraverso il semi isolamento che si era imposto di concerto con gli avvocati.

    «La verità verrà a galla»
    «La verità e la giustizia presto verranno a galla». Sono le uniche parole espresse da don Luciano Massaferro, il prete condannato oggi a sette anni e otto mesi di reclusione dai giudici del tribunale di Savona per molestie su una sua chierichetta. Il prete ha atteso la lettura della sentenza nella sua abitazione di Alassio dove si trova agli arresti domiciliari e dove resterà almeno fino al giudizio d’appello al quale presenteranno ricorso i suoi avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. Stupore dei legali di Massaferro alla lettura della sentenza: «Ci sembra una sentenza ingiusta perché non sussistono prove certe a carico del nostro assistito e per questo motivo ricorreremo in appello credendo che i giudici di un altro ufficio possano valutare più serenamente la posizione del nostro assistito».

    Stupiti anche i numerosi parrocchiani che oggi durante il rosario e la messa delle 17 celebrata da don Mauro Marchiano hanno pregato per lui. «È una sentenza davvero ingiusta – dice Rocchina Seripanni, una fedele di San Vincenzo – Io conosco don Luciano e non credo che abbia commesso quelle cose di cui ho letto sui giornali».

    Le tappe della vicenda giudiziaria
    Don Luciano Massaferro, parroco della chiesa di San Vincenzo, è stato dieci mesi in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Il caso è scoppiato in maniera dirompente il 29 dicembre 2009, quando gli agenti della squadra mobile lo arrestarono. Ad accusarlo le parole di una chierichetta di 12 anni, che aveva raccontato prima alla famiglia, poi agli inquirenti, di avere ricevuto “attenzioni” poco evangeliche da parte del sacerdote mentre lo assisteva durante il giro delle benedizioni delle abitazioni.

    Un’accusa da cui Massaferro si è sempre proclamato estraneo, e che ha diviso l’opinione pubblica. La maggioranza dei parrocchiani e degli amici alassini ha sempre difeso don Massaferro, credendo senza riserve nella sua innocenza ed organizzando veglie, fiaccolate, manifestazioni ed uno spazio sulla rete telematica per sostenere la causa del sacerdote. Lo striscione con la scritta “Don Lù siamo con te” che ha aperto tutti i cortei campeggia ancora sulla facciata della chiesa, e il sito internet è sempre visitatissimo e zeppo di nuovi messaggi.

    http://www.savonanews.it/2011/02/17/leggi-…a-condanna.html

    CRONACA | giovedì 17 febbraio, 18:25
    Alassio: don Lu, i fedeli increduli dopo la condanna
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    Piove sul sagrato della chiesa di San Vincenzo dove don Luciano Massaferro è stato per tanti anni parroco. Alle 16,55 arriva don Mauro Marchiano sarà lui a celebrare la messa delle 17 dopo il rosario. Viene a sapere dal cronista che don Lu è stato condannato. “No, questa è una brutta notizia, abbiamo pregato tanto per lui”. Don Mauro stringe con la mano destra ancora più forte l’ombrellone, alza gli occhi al cielo, accenna una smorfia quasi a lasciare intendere che il suo cuore ora piange e si infila in canonica pronto a celebrare la messa più triste della sua vita. Alle 17,48 la messa è finita, ma non tutti vanno col cuore in pace. Suor Giacomina delle suore salesiane si ferma sul sagrato e chiede notizie: “Come è andata? Lo hanno condannato? No, che brutta cosa. Avevo pregato tanto per lui. Io voglio bene ai preti”. Poco più in là c’è Rocchina Seripanni, una fedele habitué della San Vincenzo: “Don Luciano è una brava persona, non credo che abbia commesso quelle cose che ho letto sui giornali. Adesso sarà a pezzi, avrà l’anima in pena. Bisogna capirlo”.

    http://www.ivg.it/2011/02/condanna-don-lu-…esso-difficile/

    Articolo n° 139335 del 17 febbraio 2011 delle ore 18:30
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    Condanna Don Lu, il pm Ferro: “Soddisfazione per la bambina”. Il procuratore: “Delicatezza in un processo difficile”

    Savona. Il silenzio rotto dal coraggio delle indagini, una cortina di segreti spezzata a suon di perizie e investigazioni. L’aria che si respira in Procura, dopo la sentenza che condanna in primo grado don Luciano Massaferro, è ancora carica di tensione ma l’idea che passa è quella di un esito processuale che rende merito all’attività inquirente. La vittima degli abusi, la bambina di 12 anni che seguiva il sacerdote come chierichetta durante le benedizioni, è tornata ad avere voce: al centro della delicatissima vicenda attraverso i certificati medici del Gaslini e i dati raccolti, verificati e incrociati nel microcosmo alassino dagli agenti della polizia. La forza di questo carico documentale ha dato senso alle sue parole, per lungo tempo inascoltate.

    Il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, subito dopo la sentenza, è salomonico: “Soddisfazione per la bambina”. Il procuratore Capo Francantonio Granero non vuole entrare nel merito della pronuncia, ma dichiara: “Esprimo apprezzamento per il lavoro dei colleghi che hanno sostenuto la tesi accusatorio in un dibattimento così complesso”. In trincea per la pressione mediatica? “Nessuna pressione – afferma Granero – Ma l’ufficio avvertiva piuttosto la delicatezza e la responsabilità di affrontare un processo così difficile”.

    Per Mauro Vannucci, avvocato di parte civile, “l’atteggiamento processuale dell’imputato ha dato forte indicazioni al collegio. Il suo modo elusivo non l’ha aiutato. Ben tre pareri medici hanno confermato che la perizia psichiatrica era attendibile e che la bambina diceva la verità”.

    Il parroco della chiesa alassina di San Vincenzo, nel turbine della grave accusa dal 29 dicembre 2009, si è sempre proclamato estraneo e ha raccolto le testimonianze di solidarietà di numerosi parrocchiani, che si sono anche organizzati per chiederne la liberazione dopo l’ingresso in carcere. Ma il collegio giudicante oggi dopo due ore di camera di consiglio ha comminato una pena ancora più severa di quella richiesta dai pm Ferro e Coccoli. Sette anni e otto mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi interdizione perpetua a fini educativi. Una condanna con il massimo delle aggravanti previste dal codice, anche per il particolare ruolo pastorale del quarantaseienne Massaferro. In aggiunta, il risarcimento di 180 mila euro per la bambina e 10 mila per la madre della stessa, del quale anche la diocesi potrebbe rispondere.

    I cosiddetti fedelissimi e i parrocchiani di Don Lu non si danno per vinti (“In appello! Siamo tutti con te”), mentre il legale difensore Alessandro Chirivì commenta: “Attendiamo di conoscere le motivazioni di questa sentenza che ci sembra infondata. Prepariamo ricorso in appello”.

  • Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Martedì 25 Gennaio 2011

    Dopo aver più volte rinviato la sua deposizione, finalmente l’ex vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, Calogero La Piana, ha dato la sua testimonianza

    nel processo che vede imputato il prete della parrocchia di San Leonardo, a Marsala, Don Vito Caradonna, 36 anni, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo di 34 anni, P.L.C. La vittima, costituitasi parte civile nel processo, è difesa dall’avvocato Gianfranco Zarzana, mentre Caradonna è difeso dall’avvocato Stefano Pellegrino. I fatti risalgono al febbraio 2005. La tentata violenza sarebbe avvenuta nell’alloggio del prete attiguo alla chiesa di San Leonardo, dove P.L.C. sarebbe stato invitato «per prendere un caffè», nel quale sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito.

    «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana.
    Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, l La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo, che più volte citato a testimoniare, in precedenza, aveva sempre disertato l’aula «Borsellino» adducendo «impegni pastorali» o d’altro genere, l’episodio si chiuse li. Del resto, una denuncia penale (poi, sporta da P.L.C.) avrebbe, comunque, sollevato un polverone dal quale la chiesa non avrebbe avuto nulla da guadagnare. A domanda dell’avv. Zarzana, La Piana ha poi detto che il prete non gli riferì mai di richieste di denaro da parte del suo accusatore.

    Un anno fa in udienza fu ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo temposi rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però , non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm e degli avvocati ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.

  • Alassio: don Luciano è tornato a casa, accolte le richieste dei difensori

    Alassio: don Luciano è tornato a casa, accolte le richieste dei difensori

    mercoledì 19 gennaio 2011
    Don Luciano Massaferro assieme all’avvocato Chirivì, uno dei suoi difensori

    Dopo quattro mesi agli arresti domiciliari e’ tornato oggi nella sua casa ad Alassio don Luciano Massaferro, il parroco di San Vincenzo e San Giovanni, arrestato il 29 dicembre 2009 dalla squadra mobile della questura di Savona per molestie sessuali su una chierichetta di 12 anni.
    Il collegio del tribunale, presieduto da Giovanni Zerilli, ha accolto l’istanza presentata la settimana scorsa dagli avvocati difensori Mauro Ronco e Alessandro Chirivi’ non sussistendo piu’ le esigenze cautelari.
    ‘Don Lu’, come lo chiamano i parrocchiani che da settembre era ospite del convento delle suore di Diano Castello (Imperia) potra’ anche comunicare con amici e parenti.
    La settimana scorsa, durante l’udienza, erano state anche formulate le richieste dei pubblici ministeri Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro per una condanna a sette anni e mezzo del sacerdote alassino.
    Ora si attendono eventuali repliche e la sentenza prevista per il 17 febbraio prossimo in tribunale a Savona.

    Da www.Savonanews.it del 19 Gennaio 2011

    http://alassiofutura.blogspot.com/2011/01/…rnato-casa.html