Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete molestò catechista minorenne Chiesti 4 anni dal pm Monferini

    Prete molestò catechista minorenne Chiesti 4 anni dal pm Monferini

    Secondo quanto e’ emerso dal processo, quando la giovane decise di cessare il rapporto col parroco comincio’ a ricevere da parte di lui telefonate mute e sms di intimidazione e minaccia

    Empoli, 13 gennaio 2011 – Sono stati chiesti quattro anni di carcere dal pm Giulio Monferini per un ex prete extracomunitario, imputato di violenza sessuale in un processo a Firenze: secondo l’accusa, quando l’ex religioso, prima di lasciare l’abito talare, ha retto una parrocchia dell’Empolese, avrebbe abusato sessualmente per anni di una catechista minorenne.

    I fatti risalgono al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e subì le prime molestie da parte dell’uomo,
    40 anni all’epoca – e il 2002, quando raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote erano nel frattempo
    divenuti completi e pressoche’ quotidiani. La relazione tra prete e catechista sarebbe poi proseguita altri due anni,
    dopo che lei aveva raggiunto la maggiore eta’.

    Secondo quanto e’ emerso dal processo, quando la giovane decise di cessare il rapporto col parroco comincio’ a ricevere da parte di lui telefonate mute e sms di intimidazione e minaccia. Impaurita, si confido’ con i familiari e con
    un altro parroco della zona, il quale l’accompagno’ a Firenze in udienza dal cardinale Ennio Antonelli per denunciare
    tutto. Al cardinale Antonelli, oltre al racconto di quanto accaduto, i due mostrarono il cellulare contenente gli sms.

    Successivamente la giovane e i suoi familiari informarono anche i carabinieri che, partendo da un’ipotesi di stalking, ricostruirono invece una storia di violenza sessuale, facendo aprire un’inchiesta della procura di Firenze.
    Dal processo e’ anche emerso, con la testimonianza di una ginecologa, che la giovane ha anche abortito una volta,
    e che l’ex sacerdote imputato avrebbe anche approcciato una suora con pesanti avances sessuali, dopo che la
    catechista lo ‘aveva lasciato’.

    Il processo avrebbe anche evidenziato che la minorenne avrebbe patito una forte infatuazione da parte del suo parroco, tuttavia la violenza sessuale – ha chiarito il pm Monferini – e’ da ritenersi aggravata proprio dal fatto che i fatti sono cominciata quando la giovane aveva solo 15 anni, e che il sacerdote extracomunitario ha abusato sia del suo ruolo di ministro di culto, sia della fiducia con cui la famiglia gli aveva affidato la giovane.

    La giovane donna, assistita dall’avvocato Antonio Voce, ha attraversato anche un lungo periodo di depressione a causa di questa esperienza; inoltre il suo legale si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto sul caso dalla curia fiorentina e in particolare dal cardinale Antonelli. Prossima udienza, il 21 marzo.

    www.lanazione.it/empoli/cronaca/201…minorenne.shtml

    Prete accusato di violenza sessuale: il pm chiede 4 anni

    Ivo Gagliardi Venerdì 14 Gennaio 2011 11:16

    pretegrandeQuattro anni di carcere per violenza sessuale: è quanto chiesto dal pm per un ex prete.

    IL PROCESSO. Il religioso si trova imputato per violenza sessuale in un processo a Firenze: secondo l’accusa, l’uomo avrebbe infatti abusato per anni di una catechista minorenne della sua parrocchia nell’Empolese.

    I FATTI. I fatti, secondo l’acusa, risalirebbero al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e avrebbe subito le prime molestie dall’uomo, 40 anni all’epoca – e il 2002, quando la giovane raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote sarebbero stati completi e quotidiani.

    LA RICHIESTA. Poi, quando la giovane decise di cessare il rapporto, il prete avrebbe inziato a perseguitarla. Ora il processo: il pm Monferini ha chiesto per l’ex prete quattro anni di carcere.

    www.ilreporter.it/index.php?option=…naca&Itemid=165

    Sesso con catechista,pm vuole 4 anni di carcere per ex prete
    Accusato violenza sessuale;rapporti da quando ragazza era 15enne
    13 gennaio, 20:58

    (ANSA) – FIRENZE, 13 GEN – Quattro anni di carcere sono stati chiesti dal pm Monferini per un ex prete, ora imputato di violenza sessuale in un processo a Firenze poiche’ avrebbe abusato per anni di una catechista minorenne della sua parrocchia nell’Empolese. I fatti risalgono al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e subi’ le prime molestie dall’uomo, 40 anni all’epoca – e il 2002 quando raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote erano completi e quotidiani. Quando la giovane decise di cessare il rapporto il prete comincio’ a perseguitarla.(ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tos…1640420902.html

    IL PROCESSO Prete pedofilo Mavi abusò di una catechista: il pm chiede quattro anni
    di Maria Vittoria Giannotti

    Una catechista di appena quindici anni. Un sacerdote arrivato da molto lontano. E una relazione proibita. Scenario di questa storia scabrosa, approdata nelle aule del tribunale di Firenze, una parrocchia dell’Empolese. Martedì mattina, nel corso di un’udienza a porte chiuse, il sostituto procuratore Giulio Monferini ha chiesto quattro anni per il sacerdote che da tempo ha dismesso l’abito talare. L’potesi di reato è pesante: violenza sessuale. I fatti risalgono al 1999. La ragazzina all’epoca frequentava la chiesa. Il sacerdote le fece delle avances che lei, almeno inizialmente, accettò. Di qui sarebbe nata una relazione: l’adolescente sarebbe stata consenziente e, addirittura, infatuata per molto tempo. Poi, quando la giovane compì vent’anni, qualcosa si sarebbe rotto. Lei manifestò l’intenzione di troncare quella storia, ormai ingombrante, ma l’impresa si rivelò più difficile del previsto: davanti a quel rifiuto, infatti, il sacerdote avrebbe cominciato a molestarla con sms e telefonate minatorie. E a quel punto, la vittima si decise a rompere il silenzio e a raccontare tutto ai genitori. Dopo l’iniziale e comprensibile sconcerto, i familiari si rivolsero a un altro sacerdote della zona, confidandosi e chiedendo consiglio. Sarebbe stato lui, secondo quanto ricostruito nel corso dell’inchiesta, a mettere in contatto la ragazza e i suoi genitori con il cardinale Ennio Antonelli, che ricevette la famiglia in udienza. In quell’occasione, la giovane avrebbe mostrato all’alto prelato anche il cellulare con i messaggini. Poi, la decisione di rivolgersi ai carabinieri e denunciare tutto, un’ipotesi che, secondo quanto riferito dai familiari della giovane, sarebbe stata sconsigliata dal cardinale. I militari cominciarono a indagare, con discrezione. Quegli atti sono finiti a processo: nel corso del dibattimento, è stata anche sentita una ginecologa che avrebbe testimoniato che la giovane andò incontro a un aborto. Tra i particolari emersi, anche una lunga e grave forma di depressione con cui la giovane si è trovata a fare i conti. E il fatto che l’ex sacerdote avrebbe rivolto le sue avances anche a una suora, dopo che la relazione si era interrotta. La violenza sessuale – secondo il pm Monferini – è da ritenersi aggravata proprio dal fatto che i fatti sono cominciata quando la giovane aveva solo 15 anni, e che il sacerdote ha abusato del suo ruolo e della fiducia con cui la famiglia gli aveva affidato la giovane. Il legale della donna, Antonio Voce, si riserva ora di valutare l’atteggiamento tenuto sul caso dalla curia fiorentina e in particolare dal cardinale Antonelli. FIRENZE fircro@unita.it
    14 gennaio 2011 pubblicato nell’edizione di Firenze (pagina 7)

    John Moniz

  • Parroco condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per il tentativo di approcci sessuali su di una donna non consenziente

    Parroco condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per il tentativo di approcci sessuali su di una donna non consenziente

    Benevento, 12-01-2011 08:45

    La pena è stata ridotta avendo optato per il rito abbreviato

    Don Costantino Mubanda
    , parroco 48enne di origine africana che svolge la sua attività pastorale a Chianche, è stato condannato dal Giudice per l’Udienza Preliminare, Sergio Pezza, a due anni e quattro mesi di reclusione, con il rito del patteggiamento e perciò ottenendo una pena ridotta, poi sospesa, per aver tentato degli approcci sessuali nei confronti di una donna non consenziente e che per questo lo aveva denunciato.
    Il parroco è stato difeso dall’avvocato Giovanni Montefusco.

    http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/d…to.php?Id=25383

  • Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Tommaso Caldarelli 8 gennaio 2011

    Su Repubblica la lettera degli ex-ragazzi dell’isola: “Girano tuttora vestiti da sacerdoti, è uno scandalo”.

    “Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti”: la sintassi un po’ elementare è dovuta al fatto che a Malta il dialetto che si parla è più o meno questo, un misto di italiano con sintassi inglese, un dialetto pidgin, come lo definisce la Repubblica: ma quello che conta, nella comunicazione è il messaggio. E il messaggio che le vittime degli abusi dei preti pedofili nella piccola isola di Malta rischia di arrivare chiaro e forte alle orecchie di papa Ratzinger, in Vaticano.

    MALTA – I ragazzi maltesi hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa, per denunciare una situazione che loro ritengono scandalosa. Il Papa, nella sua opera di restaurazione della Chiesa sconvolta dagli abusi dei pedofili, si sarebbe dimenticato dell’isola nel Mediterraneo.

    Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’orfanotrofio di Santa Venera,costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa — che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» — oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi

    Esteri
    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”
    Tommaso Caldarelli

    GIUSTIZIA – Non si è fatto abbastanza, dicono i ragazzi di Malta, per fermare gli uomini in tonaca che si sono resi responsabili di abusi, che hanno anche e persino confessato le loro colpe, ma che sono tutti, ancora, al loro posto: a girare per la Valletta con l’abito talare.

    Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso. E proprio in questi giorni l’avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma».

    Ma c’è fiducia, nelle parole dei ragazzi, e non accusa: scrivono al Pontefice per avere ascolto e aiuto. Per invocare un’azione più incisiva, sicuri che il Papa, che ha già dimostrato di voler affrontare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa con la giusta forza, non si dimentichi degli ex-bambini di Malta.

    Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto

    www.giornalettismo.com/archives/108…ofili-di-malta/

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…». DAL NOSTRO INVIATO DAVIDE CARLUCCI

  • ‘A Malta preti pedofili protetti dalla Chiesa’ I preti pedofili sono ancora tra noi

    ‘A Malta preti pedofili protetti dalla Chiesa’ I preti pedofili sono ancora tra noi

    08 gennaio 2011 — pagina 1 – 17 sezione: PRIMA PAGINA
    LA LETTERA l’ hanno scritta nell’ italiano pidgin, contaminato dall’ inglese, che tuttora si parla a Malta. Ma il messaggio, indirizzato al Papa, è chiarissimo: «Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti». LE VITTIME degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’ arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’ orfanotrofio di Santa Venera, costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa – che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» – oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi. Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non siè ancora concluso. E proprio in questi giorni l’ avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’ istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’ indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) e Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma». Ma le vittime degli abusi non contestano Benedetto XVI. Al contrario, tornano a ringraziarlo per il tempo che ha dedicato loro durante la visita nell’ isola. E lo implorano: «Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto». Il timore di Lawrence Grech, uno dei sei firmatari dell’ appello, è che alla fine il loro caso finisca per essere insabbiato. «A Malta Chiesa, potere politico e magistratura sono una cosa sola – dice – Tant’ è vero che un ministro è venuto in aula a testimoniare a favore dei sacerdoti. Pochi, anche nell’ opposizione, vogliono difenderci: la gente è molto religiosa e ha paura di toccare i preti. Ma noi non riusciamo a dimenticare. E neppure a parlarne con i nostri figli». La loro lettera è arrivata anche nelle mani di monsignor Charles Scicluna, il promotore di giustizia della congregazione per la dottrina della fede cattolica delegato da Ratzinger di occuparsi dei casi di pedofilia. Scicluna, anche lui maltese, preferisce però astenersi da commenti. Ma a stento riescea nascondere la «mortificazione» per i tempi estenuanti con cui la vicenda è stata trattata dalle autorità e dalla Curia della sua nazione. Una lentezza che rischia di vanificare tutti gli sforzi di Benedetto XVI di far pulizia all’ interno della Chiesa, alimentando le frustrazioni delle vittime. – DAVIDE CARLUCCI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…lla-chiesa.html

  • Arborea, “sesso e favori” nella comunità di don Usai

    Arborea, “sesso e favori” nella comunità di don Usai

    Don Usai scortato dai carabinieri il giorno dell’interrogatorio (Alessandra Chergia)

    Dal quadro accusatorio che ha portato agli arresti domiciliari don Giovanni Usai, fondatore della comunità “Il Samaritano” emergono nuovi sconcertanti particolari. La comunità di Arborea, per come viene descritta dall’accusa, sembra una casa di tolleranza. Accusa che il sacerdote ha respinto nell’interrogatorio di garanzia.

    Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, attraverso dichiarazioni e intercettazioni, la comunità “Il Samaritano” viveva al suo interno secondo uno stile ben diverso da quello che proiettava all’esterno. Porte aperte giorno e notte e tanta attività sessuale, a pagamento o in cambio di favori. Spetterà naturalmente ai giudici stabilire la veridicità dell’impianto accusatorio. Ma intanto ci sono queste accuse, che pesano come macigni sulla testa di don Giovanni Usai, principale protagonista di questa storia. Accusa che parla di favoreggiamento della prostituzione e di violenza sessuale.

    L’ACCUSA – Alla base della richiesta della misura cautelare “c’è la grave e principale tesi” secondo la quale don Usai avrebbe consapevolmente consentito all’interno della comunità “l’esercizio della prostituzione”. Non solo, ma una delle donne nigeriane arrivate nella comunità ha dichiarato agli inquirenti “che da subito il sacerdote ebbe a pretenderle relazioni sessuali”. Dopo qualche rifiuto iniziale – prosegue la donna nelle sue dichiarazioni agli inquirenti – “capì che l’unico modo per ottenere un contratto a tempo indeterminato era quello di soggiacere alle pretese sessuali” di don Usai.

    LA DIFESA – A tutte queste accuse ha ribattuto don Usai nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto il 31 dicembre. Il sacerdote ha definito falsi tutti gli episodi che gli sono stati contestati. Uno dei suoi legali, l’avvocato Francesco Pilloni, ha puntualizzato che “c’è una malcelata voglia di provocare danno a quest’uomo da parte di soggetti che non hanno certo l’aureola. Le intercettazioni possono avere tante interpretazioni, non c’è niente di eclatante”.

    Domenica 02 gennaio 2011 11.46

    www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/208699

  • Ordinazione Presbiterale 08/06/1991 Compagnia di Gesù (Gesuiti) (S.I.)

    Ordinazione Presbiterale 08/06/1991 Compagnia di Gesù (Gesuiti) (S.I.)

    Usadi Giovanni Percolla
    Pedofilia, a Roma un gesuita nei guai
    pubblicato il 13 dicembre 2010

    Oggi insegna a Roma, negli anni Settanta avrebbe abusato di un bambino di 14 anni in Usa. Ma lui si difende: “Avevo 17 anni all’epoca, è impossibile che mi accusino”

    mea culpa large msg 120156036938 Pedofilia, a Roma un gesuita nei guaiUn gesuita statunitense che ora insegna liturgia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, padre Keith Pecklers, è stato accusato di molestie sessuali da una presunta vittima negli Stati Uniti.

    LA STORIA – Keith Brennan, che ora ha 48 anni, è stato ascoltato alla commissione per gli affari giurisdizionali del Senato del New Jersey nel quadro di un’indagine sui reati di pedofilia. Gli abusi sarebbero iniziati nel 1976 quando Brennan aveva 14 anni e il futuro sacerdote – all’epoca direttore musicale della parrocchia di St Paul – diciasette. Parlando delle sue esperienze in pubblico per la prima volta, Brennan ha ricordato i quattro anni di abusi sessuali che ha subito da parte del personale della Chiesa, a partire da quelli di Pecklers. Dopo gli abusi del maestro, Brennan ha preso il coraggio a quattro mani e ha confessato tutto al diacono della Chiesa, Thomas Stanford, che per tutta risposta lo ha iniziato all’abuso di alcool e droga e ha abusato a sua volta di lui. “Trentaquattro anni sono passati, ma non ho dimenticato un solo giorno, un singolo dettaglio della mia abuso”, ha detto Brennan.

    23315 125805054113099 4402 n Pedofilia, a Roma un gesuita nei guaiUN GESUITA IMPORTANTE – Pecklers, che è diventato un sacerdote, oggi è un gesuita studioso di primo piano: è professore di Liturgia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha scritto o ha partecipato alla stesura di nove libri, ed è un commentatore abituale degli affari del Vaticano per i media americani: ha affrontato anche il tema dell’abuso sessuale dei preti. Raggiunto telefonicamente dall’NJ in Italia, Pecklers non ha ammesso di aver avuto contatti sessuali con Brennan, ma ha detto che gli abusi non hanno potuto aver luogo perché anche lui all’epoca era un ragazzo. Negli anni Settanta ero studente, io stesso minorenne, per cui sarebbe impossibile essere accusato di questo tipo di cose. Avevo 17 anni, questo è tutto”. Brennan ha dichiarato in una successiva intervista che Pecklers ha iniziato a molestarlo un mese prima di compiere 18 anni, e ha continuato dopo la maggiore età. Soltanto nel 2008, dopo aver sofferto di depressione, ansia, attacchi di panico, disurbi alimentari e con la paura di aver contratto l’Aids, si è deciso a contattare un avvocato e adire le vie legali.

    http://www.giornalettismo.com/archives/103630/pedofilia-un-gesuita-nei-guai/

  • PEDOFILIA, CONDANNA A 10 ANNI PER DON PEZZINI

    PEDOFILIA, CONDANNA A 10 ANNI PER DON PEZZINI

    È stato condannato a dieci anni di reclusione il sacerdote don Domenico Pezzini, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazzina del Bangladesh.

    La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal Gup di Milano. Il giudice ha anche confermato la misura del carcere per il prete della diocesi di Lodi, rigettando la richiesta della difesa che aveva chiesto al Gup che l’uomo venisse messo agli arresti domiciliari in una comunità monastica. Stando alla indagine, il prete avrebbe abusato della ragazzina tra il 2006 e il 2009 anche quando aveva meno di 14 anni. Il giudice ha applicato una pena anche più ‘pesantè rispetto a quella chiesta dall’accusa. Il pm di Milano, Cristiana Roveda, aveva chiesto infatti per il sacerdote otto anni e mezzo di carcere, mentre l’avvocato, Mario Zanchetti, aveva chiesto l’assoluzione e il subordine di trasferimento dal carcere in una comunità monastica, trasferimento a cui aveva dato parere favorevole anche il Pm.

    Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, è stata concessa una provvisionale di risarcimento di 50 mila euro. Don Pezzini era un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale e in particolare dagli anni ’80 era animatore di un gruppo di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. Era stato anche docente di linguistica inglese all’Università di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa il religioso avrebbe avvicinato il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenze e degrado, in un parco, offrendogli una possibilità di aiuto. In realtà, poi, avrebbe abusato più volte di lui per circa tre anni.

    Nel corso delle indagini, inoltre, era arrivata a Milano in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che ha raccontato di aver subito violenze una quindicina di anni fa, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa ha usato come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=97643

  • Molestie su bimbo: prete condannato a Bormio

    Molestie su bimbo: prete condannato a Bormio

    BORMIO Violenza sessuale nei confronti di un bambino di 12 anni. Questa l’accusa costata la condanna a 10 mesi con la condizionale a un prete di 56 anni.
    Il religioso finito ieri mattina davanti al giudice per le udienze preliminari Carlo Camnasio è Secondo Bongiovanni, nato ad Alba, in provincia di Cuneo e residente a Padova.
    Il fatto risale al 2 agosto 2008. Il piccolo, che abita in Bassa Valle, si trovava nelle docce delle Terme di Bormio. È qui che, secondo quanto indica il capo di imputazione, ha visto quell’uomo che avrebbe potuto quasi essere suo nonno intento a toccarsi i genitali mentre lo guardava con insistenza. Attirata l’attenzione sua vittima, l’adulto è andato oltre, invitando il bambino a toccarlo per un atto sessuale.
    Nonostante il turbamento e lo shock, quest’ultimo ha avuto non soltanto la prontezza di rifiutare la proposta oscena, ma anche l’intelligenza di dare subito l’allarme raccontando quanto era appena accaduto nelle docce. Una verità scomoda, scomodissima, visto che il protagonista dell’episodio, una volta ricompostosi, vestiva l’abito talare.
    Inevitabilmente a carico del prete è scattata la denuncia per violenza sessuale. Assistito dall’avvocato milanese Marco Facchetti, Bongiovanni ha chiesto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato ottenendo il vantaggio dello sconto di un terzo sulla pena. Il gup Camnasio gli ha concesso l’attenuante della violenza sessuale di minore gravità, come previsto dall’articolo 609 quinquies del codice penale. In pratica, non si è trattato di violenza fisica, ma di quelle che comunemente e con un linguaggio non tecnico vengono definite “semplici” molestie sessuali.
    Oltre ai 10 mesi con la condizionale, la sentenza prevede anche che il sacerdote non possa mai più avere alcun incarico che comporti un contatto con i bambini, come l’insegnamento nelle scuole, il ruolo di educatore nei collegi o negli oratori e, in genere, ogni funzione che possa metterlo a stretto contatto con dei minorenni.

    l.begalli

    http://www.laprovinciadisondrio.it/stories/Cronaca/162757_molestie_su_bimbo_prete_condannato_a_bormio/

  • Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Prete pedofilo tedesco condannato per pedofilia in Alto Adige

    PRETE PEDOFILO CONDANNATO ALTO ADIGE – Condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, un sacerdote tedesco è stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti, avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che è stato rimosso dal suo incarico, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime.

    Scrive il quotidiano Augsburger Allgemeine, i fatti sono avvenuti in un albergo in Alto Adige. Il prete si è sdraiato nudo nel letto con i ragazzini, toccandoli nelle parti intime. Successivi abusi sono avvenuti sotto la doccia in una piscina. Le vittime avevano tra 8 e 12 anni d’età. Già nel 1999 un direttore di scuola aveva sollevato il terribile sospetto contro il parroco, che su ordine della diocesi era stato allontanato dai bambini. L’inchiesta penale è invece partita solo questa primavera sull’onda delle segnalazioni di abusi nell’ambito ecclesiale.

    http://www.direttanews.it/2010/12/01/prete…-in-alto-adige/

    Pedofilia: abusi in Alto Adige, condannato prete tedesco
    Fatti avvenuti una decina di anni fa durante colonia estiva
    01 dicembre, 12:03

    (ANSA) – BOLZANO, 1 DIC – Un sacerdote tedesco e’ stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti. I fatti sono avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che nel frattempo e’ stato rimosso dal suo incarico, e’ stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime. Altri fatti, giudicati piu’ gravi dall’accusa, sono andati in prescrizione. (ANSA).

    Traduzione da Tedesco verso Italiano
    Aichach
    Ex-prete condannato per abuso di ragazzi
    2010/11/29 14:10 orologio

    Aichach. Ha abusato sessualmente i chierichetti affidato viaggio in Sud Tirolo e nella piscina coperta. Il giudice giuria della gioventù di Aichach condannato l’ex-pastore della congregazione Schiltberg ora a una pena detentiva di due anni di libertà vigilata, ma solo la “punta dell’iceberg” – per cinque atti incriminati di sette figli (da otto a dodici anni) tra il 1994 e il suo ” improvvisa e volontario “ricordo, la Diocesi di Augsburg, nel 1999. Un “grande numero di reati più gravi” (procuratore Franz Wörz) della ex-ministro negli anni precedenti che sono stati giudicati in tribunale come gravi abusi sessuali restano impuniti, tuttavia – sono bloccate.

    Più di 20 anni, il sacerdote accusato nella cittadina della contea orientale. Chissà per quanto tempo sarebbe l’abuso di ragazzini ci andate così, se non “un coraggioso rettore nel 1999 le note di alcuni dei suoi studenti ha dato la fede e ha informato l’Ufficio della Pubblica Istruzione, avrebbe chiesto Giudice Dieter Gockel. La diocesi d’accordo, ma ha tratto le conclusioni, ma solo a un trasferimento interno – un compito senza alcun contatto con i bambini.

    L’ex ufficiale personale Josef Heigl aveva in quel tempo rispetto al nostro giornale e altri media, le accuse di abuso, sulle voci che circolano in paese, torna con forza. Nel corso dell’udienza di ieri è stato il parlare di “cover up” dagli ex dirigenti. L’inchiesta penale è arrivato solo nella primavera del 2010 al rotolo, come sempre più casi di abuso erano conosciuti dalla Chiesa cattolica. Su specifica richiesta di notizie Aichacher a marzo, la diocesi ha risposto tre giorni dopo fece un ultimatum pubblico: o il sacerdote appare a se stesso o la diocesi andare al procuratore. Una lettera da parte del clero, a “indagare” gli eventi avviati, quindi il procedimento penale. Il detective ha intervistato circa 30 testimoni le accuse.

    Il sacerdote di 65 anni, che è sospeso dalle sue funzioni da marzo, secondo il parere deve tutte le vittime (una decina), a versare € 5.000 ciascuno per danni. Inoltre vietato vittime da incidenti che non sono stati incriminati ieri, il giudice Gockel ha detto nel suo verdetto: “Il Paese è ancora la fede. Nel paese è anche la fiducia. Che è gravemente abusato. Si può sentire solo nelle dichiarazioni nei file, quanto dolore per la parte interessata, fino ad oggi su di esso “. Weil aveva dato il clero accusato in anticipo tutte le accuse e che i giovani di ieri risparmiato una dichiarazione in tribunale, ma ho la frase che serve carcere con sospensione della può essere così Gockel: “In uno studio, non potrebbero essere risolte con sospensione condizionale.” Il giudice giuria dei giovani ha sospeso il frase ben al di sopra della richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto la pena di un anno. In una prigione durata di due anni, il sacerdote avrebbe dovuto scontare la pena, non può essere sospeso. Come precedentemente segnalato, Gockel ha respinto nel mese di settembre, l’applicazione di penalità e l’ex ministro per il dibattito pubblico nella corte citata perché era “la frase come troppo bassa” considerazione.

    I reati, che sono stati pubblicati ieri l’atto d’accusa stavano giocando fuori per tutte le escursioni e campeggi. Di conseguenza, l’ex pastore messo in una guest house in Alto Adige ai ragazzi altrettanto nuda nuda in un letto matrimoniale e manipolato ai loro genitali per “suscitare sessualmente”. Quando viaggio di balneazione ha fatto per le docce comuni, cercando di lavare i bambini, e andò allo stesso modo verso l’altare – in alcuni casi, i ragazzi erano più le vittime. Alcuni bambini sono stati ripetutamente abusato.

    Per pubblico ministero, l’imputato Wörz “un danno enorme fatto”. Aveva fiducia solido dei bambini e dei genitori maltrattati. D’altro canto, il sacerdote aveva ammesso tutto, ha detto il procuratore. Ha difeso la pena, quindi una condanna senza processo “. E ‘stato progettato per proteggere le vittime e non la tutela del colpevole” Una frase è di un anno con la condizionale e dal punto di vista delle forze dell’ordine “al confine inferiore a risolvere”. In questo caso, ci è voluto un lungo periodo di tempo fino a quando la verità è venuta alla luce. Tuttavia, è stato un bene che mi sono trasferita in qualcosa società ora, “il procuratore ha detto:” non temere feriti, che loro non lo credo “.

    Il difensore Nicola Fackler ha detto che il suo cliente ha ammesso tutto ed è stato “dal 1999 con assoluta impunità”. Le opere erano su “back sono estremamente lungo” a 17 anni. Anche rispetto ad altri incidenti è stata una pena detentiva di un anno a caso, era l’avvocato. Il giudice giuria dei giovani d’accordo. giudice Gockel: “Se fosse poi stato incriminato, non c’erano pene detentive con la condizionale.” Da cristiano Lichtenstern

    La notizia originale, tradotta da google

    http://www.augsburger-allgemeine.de/Home/L…ageid,4492.html

    Aichach
    Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt
    29.11.2010 14:10 Uhr

    Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt.

    Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern.

    Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen.

    Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete.

    Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht.

    Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“

    Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern


    Aichach Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt 29.11.2010 14:10 Uhr Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt. Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern. Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen. Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete. Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht. Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“ Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern

  • Violenza sessuale: abusò di 2 ragazze, prete patteggia

    Violenza sessuale: abusò di 2 ragazze, prete patteggia

    Don Duilio Testa è un prete molto noto nella Marsica. 80 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di due ragazze.

    La decisione del Giudice del Tribunale di Avezzano, formalizzata nei giorni scorsi, è stata confermata ieri, seppur con disagio, da fonti vicine alla Curia Diocesana dei Marsi. Il sacerdote da quanto si è saputo sarebbe stato immediatamente sospeso dalle sue funzioni.

    Don Duilio è conosciuto soprattutto a Trasacco dove fu trasferito nel 2004 dall’allora vescovo Lucio Renna, da Castellafiume, per sostituire padre Emilio, l’unico frate francescano rimasto nella Chiesa della Madonna del Perpetuo soccorso, al centro di una violenta protesta dei fedeli che occuparono il luogo sacro per diversi mesi contro il trasferimento dello stesso frate.

    Secondo l’accusa Testa avrebbe costretto due giovani ragazze del posto a subire le sue avances nella canonica della Chiesa.

    Le indagini, che si sono protratte per diversi mesi, hanno permesso di accertare, anche con registrazioni, l’effettiva veridicità delle accuse.

    A seguito dell’avvio del procedimento, il sacerdote, assistito dal suo avvocato di fiducia, ha optato per il patteggiamento. Due anni fa il sacerdote arrivò sulle pagine di cronaca nazionale anche per la sua decisione di celebrare messa in una sala giochi e cercare così di rompere l’apatia degli adolescenti che disertano la chiesa. Don Duilio ha trascorso anche 33 anni nell’Alto Congo come missionario.

    09/11/2010 9.35