Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato La decisione del Tribunale di Spoletto su fatti del 2005

    Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato La decisione del Tribunale di Spoletto su fatti del 2005

    Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato
    La decisione del Tribunale di Spoletto su fatti del 2005

    Un sacerdote di 47 anni, che operava in alcune parrocchie di Spoleto, è stato riconosciuto colpevole dal Tribunale locale di molestie sessuali nei confronti di quattro minorenni che all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni di età. Reati che sono valsi una condanna a 1 anno e 5 mesi. L’ex parroco dovrà risarcire anche con 10mila euro le quattro minorenni. Le molestie sono avvenute tra il 2005 e il 2006, e furono direttamente denunciate dai genitori dopo le rivelazioni delle figlie. Ha annunciato ricorso in Appello l’avvocato, Laura Modena, del sacerdote che da tre anni non vive più in Umbria. Il condannato si è sempre definito innocente e di aver tenuto un comportamento rispettoso.

    Spoleto, prete veneto molestava ragazzine
    Condannato a un anno e cinque mesi

    • 12/02/2010

    Il giudice ha condannato il sacerdote veneto accusato di molestie sessuali su 4 adolescenti

    Spoleto. Il tribunale di Spoleto ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, ex parroco in uno dei centri della zona, per avere molestato sessualmente quattro ragazze che all’epoca dei fatti avevano 14-15 anni. Il religioso ha comunque sempre respinto l’accusa, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Il processo – del quale si legge oggi sui giornali locali – si è svolto a porte chiuse.

    L’ex parroco dovrà anche risarcire con 10 mila euro ciascuna due delle quattro ragazze che si sono costituite parte civile. Il tribunale ha comunque disposto la sospensione e la non menzione della condanna. Le presunte molestie avvennero – secondo l’accusa – dal dicembre 2005 al marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. L’indagine venne avviata dopo che le adolescenti avevano riferito quanto successo ai genitori.

    Il sacerdote è originario del Veneto e da tempo non vive più in Umbria. Secondo il suo difensore, l’avvocato Laura Modena, al religioso è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità del fatto. Il legale ha comunque annunciato appello contro la sentenza.

    Condannato sacerdote veneto,
    accuse di molestie sessuali su adolescenti
    Il parroco dovrà risarcire con 10 mila euro due delle quattro ragazze (al tempo avevano 14-15 anni). Gli abusi sarebbero avvenuti nell’oratorio della chiesa

    SPOLETO (Perugia) – Il tribunale di Spoleto ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, ex parroco in uno dei centri della zona, per avere molestato sessualmente quattro ragazze che all’epoca dei fatti avevano 14-15 anni. Il religioso ha comunque sempre respinto l’accusa, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Il processo – del quale si legge sui giornali locali – si è svolto a porte chiuse. L’ex parroco dovrà anche risarcire con 10 mila euro ciascuna due delle quattro ragazze che si sono costituite parte civile. Il tribunale ha comunque disposto la sospensione e la non menzione della condanna.

    Le presunte molestie avvennero – secondo l’accusa – dal dicembre 2005 al marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. L’indagine venne avviata dopo che le adolescenti avevano riferito quanto successo ai genitori. Il sacerdote è originario del Veneto e da tempo non vive più in Umbria. Secondo il suo difensore, l’avvocato Laura Modena, al religioso è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità del fatto. Il legale ha comunque annunciato appello contro la sentenza.

    12 febbraio 2010

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/12-febbraio-2010/condannato-sacerdote-veneto-accuse-molestie-sessuali-adolescenti-1602452291491.shtml

    ABUSI SESSUALI SU MINORI, SACERDOTE CONDANNATO 

    Scritto da Diego Aguiari
    Venerdì 12 Febbraio 2010 15:00
    Questo articolo è stato letto: 8 volte
    stuproDopo oltre 4 anni dal reato, il tribunale di Spoleto (Perugia) ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, originario del Veneto, con l’accusa di aver molestato sessualmente quattro minorenni che all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni.

    Il sacerdote nonostante le pesanti accuse si è sempre professato innocente rivendicando con … … forza la propria correttezza di comportamento.

    La sentenza del tribunale condanna inoltre il religioso a dover risarcire con 10 mila euro ciascuna, due delle quattro ragazze costituitesi parte civile. Il tribunale ha disposto la sospensione e la non menzione della condanna.

    Secondo l’accusa le molestie delle ragazze avvennero dal Dicembre del 2005 al Marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. Le indagini vennero avviate dopo la segnalazione dell’accaduto da parte delle ragazze ai propri genitori.

    Secondo il legale difensore del parroco, l’avvocato Laura Modena, è stata riconosciuta al religioso l’attenuante per la lieve entità del fatto, è stato comunque annunciato l’appello contro la sentenza del tribunale.

  • Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato

    Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato

    Umbria/ Molesta quattro ragazzine: prete condannato
    La decisione del Tribunale di Spoletto su fatti del 2005

    Un sacerdote di 47 anni, che operava in alcune parrocchie di Spoleto, è stato riconosciuto colpevole dal Tribunale locale di molestie sessuali nei confronti di quattro minorenni che all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni di età. Reati che sono valsi una condanna a 1 anno e 5 mesi. L’ex parroco dovrà risarcire anche con 10mila euro le quattro minorenni. Le molestie sono avvenute tra il 2005 e il 2006, e furono direttamente denunciate dai genitori dopo le rivelazioni delle figlie. Ha annunciato ricorso in Appello l’avvocato, Laura Modena, del sacerdote che da tre anni non vive più in Umbria. Il condannato si è sempre definito innocente e di aver tenuto un comportamento rispettoso.

    Spoleto, prete veneto molestava ragazzine
    Condannato a un anno e cinque mesi

    12/02/2010

    Il giudice ha condannato il sacerdote veneto accusato di molestie sessuali su 4 adolescenti

    Spoleto. Il tribunale di Spoleto ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, ex parroco in uno dei centri della zona, per avere molestato sessualmente quattro ragazze che all’epoca dei fatti avevano 14-15 anni. Il religioso ha comunque sempre respinto l’accusa, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Il processo – del quale si legge oggi sui giornali locali – si è svolto a porte chiuse.

    L’ex parroco dovrà anche risarcire con 10 mila euro ciascuna due delle quattro ragazze che si sono costituite parte civile. Il tribunale ha comunque disposto la sospensione e la non menzione della condanna. Le presunte molestie avvennero – secondo l’accusa – dal dicembre 2005 al marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. L’indagine venne avviata dopo che le adolescenti avevano riferito quanto successo ai genitori.

    Il sacerdote è originario del Veneto e da tempo non vive più in Umbria. Secondo il suo difensore, l’avvocato Laura Modena, al religioso è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità del fatto. Il legale ha comunque annunciato appello contro la sentenza.

    abusi su minori
    Condannato sacerdote veneto,
    accuse di molestie sessuali su adolescenti
    Il parroco dovrà risarcire con 10 mila euro due delle quattro ragazze (al tempo avevano 14-15 anni). Gli abusi sarebbero avvenuti nell’oratorio della chiesa

    SPOLETO (Perugia) – Il tribunale di Spoleto ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, ex parroco in uno dei centri della zona, per avere molestato sessualmente quattro ragazze che all’epoca dei fatti avevano 14-15 anni. Il religioso ha comunque sempre respinto l’accusa, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Il processo – del quale si legge sui giornali locali – si è svolto a porte chiuse. L’ex parroco dovrà anche risarcire con 10 mila euro ciascuna due delle quattro ragazze che si sono costituite parte civile. Il tribunale ha comunque disposto la sospensione e la non menzione della condanna.

    Le presunte molestie avvennero – secondo l’accusa – dal dicembre 2005 al marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. L’indagine venne avviata dopo che le adolescenti avevano riferito quanto successo ai genitori. Il sacerdote è originario del Veneto e da tempo non vive più in Umbria. Secondo il suo difensore, l’avvocato Laura Modena, al religioso è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità del fatto. Il legale ha comunque annunciato appello contro la sentenza.

    12 febbraio 2010

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/12-febbraio-2010/condannato-sacerdote-veneto-accuse-molestie-sessuali-adolescenti-1602452291491.shtml

    ABUSI SESSUALI SU MINORI, SACERDOTE CONDANNATO 
    Scritto da Diego Aguiari
    Venerdì 12 Febbraio 2010 15:00
    Questo articolo è stato letto: 8 volte
    stuproDopo oltre 4 anni dal reato, il tribunale di Spoleto (Perugia) ha condannato a un anno e cinque mesi di reclusione un sacerdote di 47 anni, originario del Veneto, con l’accusa di aver molestato sessualmente quattro minorenni che all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni.

    Il sacerdote nonostante le pesanti accuse si è sempre professato innocente rivendicando con … … forza la propria correttezza di comportamento.

    La sentenza del tribunale condanna inoltre il religioso a dover risarcire con 10 mila euro ciascuna, due delle quattro ragazze costituitesi parte civile. Il tribunale ha disposto la sospensione e la non menzione della condanna.

    Secondo l’accusa le molestie delle ragazze avvennero dal Dicembre del 2005 al Marzo del 2006 nell’oratorio della chiesa. Le indagini vennero avviate dopo la segnalazione dell’accaduto da parte delle ragazze ai propri genitori.

    Secondo il legale difensore del parroco, l’avvocato Laura Modena, è stata riconosciuta al religioso l’attenuante per la lieve entità del fatto, è stato comunque annunciato l’appello contro la sentenza del tribunale.

  • Palpeggiamenti a minorenni: condannato a cinque mesi ex parroco di Castel Ritaldi

    Palpeggiamenti a minorenni: condannato a cinque mesi ex parroco di Castel Ritaldi

    11 Febbraio 2010 alle 23:25:05
    Palpeggiamenti a minorenni: condannato a cinque mesi ex parroco di Castel Ritaldi
    Avrebbe abbracciato e toccato quattro ragazzine sotto i 14 anni di età

    di Daniele Ubaldi

    Cinque mesi di reclusione e 20mila euro di risarcimento a due delle quattro famiglie delle sue vittime. Ha avuto termine oggi, in udienza collegiale al tribunale di Spoleto, il processo all’ex parroco 47enne di Castel Ritaldi, accusato e infine riconosciuto colpevole di aver palpeggiato

    quattro minorenni, fra marzo del 2005 e dicembre 2006. In particolare, la sera della vigilia di Natale di quattro anni fa il parroco – nel frattempo allontanato dal piccolo comune Umbro – dopo aver celebrato la messa avrebbe abbracciato una minorenne all’interno della sagrestia, palpeggiandole il seno. L’uomo, originario di Verona, avrebbe ripetuto il gesto qualche giorno dopo, a Norcia, dove si stava svolgendo un campus. Il collegio giudicate, composto dai giudici Laudenzi, Avenoso e Fornaci, ha condannato il prete accogliendo solo in parte le richieste del pubblico ministero Albano, che voleva 18 mesi di reclusione. L’avvocato difensore Laura Modena ha annunciato ricorso in appello non appena ascoltata la lettura della sentenza. Presente in aula, come per tutta la durata del processo, anche il diretto interessato.

    www.spoletonline.com/index.php?page=articolo&id=130387

     

  • Quella lettera a Caffarra Paghi lei per il suo prete

    Quella lettera a Caffarra Paghi lei per il suo prete

    Repubblica — 10 febbraio 2010 pagina 1 sezione: BOLOGNA
    CARDINALE, paghi lei per il peccato (anzi, il reato) del suo prete. «È un dovere morale», dice Claudia Colombo, l’ avvocato ferrarese che due anni fa fece condannare per molestie sessuali su minori il parroco di un paese vicino a Cento, ma che non è ancora riuscita a far risarcire le piccole vittime. Così ha deciso di scrivere un’ amarissima lettera aperta al cardinale Carlo Caffarra, dalla cui diocesi dipende il sacerdote: « La invito, anche in ossequio ai principi della “Carta formativa della scuola cattolica dell’ infanzia” da lei emanata, ad attivarsi affinché alle famiglie vengano pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza». Tutto accadde, infatti, tra 2003 e 2004 in un asilo religioso, di cui il sessantottenne parroco era direttore ed insegnante. A denunciare le sue pesanti attenzioni nei confronti di dieci bambine tra i tre e i sei anni era stata un’ educatrice scandalizzata, dopo inutili tentativi di avvisare i superiori del prete. Al processo, testimoni confermarono carezze improprie e giochi morbosi. Nell’ aprile 2008 la sentenza: 6 anni e 10 mesi di carcere, più risarcimento di 28 mila euro alle dieci famiglie. «Piccola cosa, ma almeno il riconoscimento materiale di un danno psicologico gravissimo». Sennonché il prete risulta «non abbiente», e quei soldi non sono mai stati versati. QUANTO alla Curia, benché chiamata a testimoniare (si presentò il vicario mons. Vecchi), «si oppose risolutamente al riconoscimento della propria responsabilità civile», e i giudici le diedero ragione. Dunque non può essere legalmente obbligata a far fronte al risarcimento. Ma moralmente sì, rivendica Colombo. Che si è decisa al clamoroso appello pubblico dopo la visita del cardinal Caffarra proprio a un asilo cattolico di Cento, nel corso della quale l’ arcivescovo di Bologna ha illustrato i principi della “Carta” da lui stesso promulgata in settembre. Dove si legge che gli insegnanti devono «vivere un’ esemplare vita cristiana», i piccoli vanno trattati «con lo sguardo con cui Cristo guardava i bambini», e ogni scuola ha «stretta connessione con la Chiesa locale». In nome di questa connessione, l’ avvocato chiede al cardinale di «dare un segno di fratellanza» alle famiglie «tradite» dal sacerdote molestatore. Di farsi carico degli errori di chi ha «violato dignità e diritti dei bambini», per dirla con le recenti parole di papa Ratzinger sulla pedofilia nella Chiesa. Purtroppo, ricorda con amarezza l’ avvocatessa, «a due anni dalla condanna nonè giunta dalla Curia di Bologna una sola parola di rammarico: un atteggiamento che offende e rattrista». Da via Altabella, fino a ieri sera, nessuna risposta all’ appello. – MICHELE SMARGIASSI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/10/quella-lettera-caffarra-paghi-lei-per-il.html

  • “La curia di Bologna ci ha abbandonati”

    “La curia di Bologna ci ha abbandonati”

    Data: 09/02/2010
    Cinzia Gubbini
    «Deplorazione» e «condanna». Le chiede – e le assicura – il Papa nei confronti dei preti che «violano i diritti dei minori». Ma nella pratica può accadere l’esatto contrario. Succede ad esempio a Ferrara dove quasi due anni fa un parroco che gestiva un asilo è stato condannato a sei anni e dieci mesi per aver commesso reiterati delitti di pedofilia su decine di piccole alunne. Ma da allora né dal parroco, né dalla curia di Bologna è mai arrivato nulla alle famiglie delle vittime: né dal punto di vista spirituale – per esempio, conforto – né da un punto di vista materiale. Eppure il prete (di cui non è mai stato reso noto il nome, come anche è rimasto anonimo il comune dell’alto ferrarese in cui avvennero i fatti, nel rispetto della privacy delle bambine) è stato condannato dal tribunale a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva: un riconoscimento iniziale, in attesa del terzo grado di giudizio e, qualora fosse confermata la condanna, della causa civile per i risarcimenti. Per ora il prete dovrebbe versare alle famiglie circa 28 mila euro: si tratta di poco più di 3 mila euro a nucleo famigliare. Ma dal giorno della condanna il parroco non ha versato nulla. A quanto sembra non ha soldi sufficienti, cosa che può capitare nel caso di preti che vivono davvero soltanto del loro lavoro parrocchiale. Ci si aspetterebbe, però, che nello spirito di unità e fratellanza della Chiesa in un caso del genere siano i più alti in grado a intervenire. Che le alte sfere battano quanto meno un colpo. Macché, silenzio totale. Tanto da convincere uno degli avvocati di parte civile, Claudia Colombo, a prendere carta e penna e a scrivere al cardinale di Bologna Carlo Caffarra. Lo spunto viene da una recente inaugurazione di un asilo cattolico a Cento, paesino in provincia di Ferrara. In quell’occasione il cardinale ha ringraziato i genitori «per aver dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i propri figli». «E’ stato evidente il suo richiamo – scrive Colombo – alla Carta formativa della scuola cattolica dell’infanzia, di cui lei stesso è stato estensore e promotore nel settembre del 2009». Un documento, fa notare l’avvocato, in cui tra le altre cose si riconosce esplicitamente come «la scuola cattolica richieda una stretta connessione con la chiesa locale e con la diocesi». Insomma, ciò che accade in una scuola cattolica nel bene e nel male dovrebbe essere considerata una diretta responsabilità dal potere centrale: «Il meno che ci si sarebbe potuti attendere – continua Colombo – era un segno tangibile di partecipazione per il completo fallimento di quel patto». E’ vero, riconosce l’avvocato, sul piano giudiziario non c’è da attendersi alcun intervento visto che la curia si era opposta «fieramente» alla chiamata in causa come parte civile e i suoi avvocati l’avevano avuta vinta. Ma è «sul piano pastorale che ha mancato a una obbligazione per lei ancora più cogente di quella strettamente giuridica».
    «Non sono abituata a questi gesti – spiega l’avvocato Colombo dal suo studio di Ferrara – ma in questo caso sento la necessità di aprire un dibattito: si tratta di fatti molto gravi e dolorosi, avvenuti in un contesto che dovrebbe essere di assoluta protezione, ma come è possibile che di fronte a un episodio così aberrante se il diretto responsabile non ha disponibilità economiche allora nessuno paga?». E non si tratta solo di soldi, come tiene a ribadire l’avvocato: alle famiglie non è arrivata neanche una lettera o un qualsiasi segno di scusa e vicinanza.
    L’atteggiamento della curia di Bologna stupisce fino a un certo punto. Perché in tutta questa vicenda, che ha poco interessato le cronache nazionali, il comportamento della chiesa non ha brillato. I giudici non hanno mancato di sottolinearlo nella motivazione della sentenza, chiamando in causa il comportamento delle gerarchie ecclesiali: hanno fatto di tutto per mettere a tacere una vicenda di cui conoscevano precisamente i contorni. Tanto da parlare di «muro di gomma delle autorità ecclesiali». In particolare nel corso del processo è emerso il ruolo di monsignor Ernesto Vecchi, il «vice» di Caffarra, a cui si rivolse una delle educatrici per denunciare i comportamenti del prete. Per tutta risposta inveì contro di lei ricordandole che «ero pagata da loro», come ha testimoniato la donna in aula. Vecchi è ancora al suo posto. Il parroco condannato non ha fatto un giorno di galera. La curia, almeno, potrebbe mettere mano al portafogli.

  • L’orrore nelle scuole dei preti

    L’orrore nelle scuole dei preti

    Abusi sessuali sugli studenti, pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti. Per anni, forse per decenni, alcune delle più prestigiose scuole superiori private cattoliche in Germania sono state il luogo dell’orrore, la stanza chiusa in cui forti della loro autorità sacerdoti, insegnanti, organisti hanno distrutto l’animo degli adolescenti che avevano il compito di istruire. Per anni le vittime hanno taciuto, chiuse nel pudore, nel dolore e nella vergogna, o piegate dalle pressioni dei loro carnefici. Adesso il muro d’omertà è caduto, e quella realtà celata per anni viene narrata ogni giorno dai media tedeschi. Per le scuole cattoliche e indirettamente per la stessa Chiesa, nel paese natale del Pontefice, è un colpo durissimo d’immagine, reputazione e credibilità. Il caso appare ogni giorno più grave, evoca quasi gli abusi sessuali compiuti dai religiosi negli Usa, in Irlanda o in altri paesi.

    Lo scandalo è scoppiato dapprima al Canisius, il prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest, diretto dai gesuiti, un bellissimo palazzo nel quartiere delle ambasciate. Berliner Morgenpost (conservatore), Der Tagesspiegel (liberal), tra i quotidiani, poi i settimanali come Der Spiegel, hanno narrato tutto. Nel dicembre 2009, poi in gennaio, alcuni ex alunni, ormai adulti, non ce l’hanno fatta più a tenersi dentro dolore, incubi, ferite nell’anima. Hanno scritto lettere al rettore attuale, Klaus Mertes, chiedendogli di agire. Si è parlato dapprima di almeno sette casi, poi di decine.

    Non è stato che l’inizio. Dopo le vittime del Canisius, si sono decisi a rompere il muro del silenzio anche ex studenti di scuole superiori cattoliche ad Amburgo, Hannover, Goettingen, a Hildesheim o nella Selva Nera. Un altro istituto superiore di prestigio, lo Aloisiuskolleg di Bad Godesberg (il quartiere meridionale di lusso di Bonn) sarebbe stato luogo di casi di abuso sessuale particolarmente gravi. Un avvocato delle vittime di violenze sessuali al Canisius si sta preparando a una causa collettiva presso la giustizia americana, nel caso che alcuni ex studenti abbiano attualmente la cittadinanza degli Stati Uniti.

    I racconti delle vittime, che spesso chiedono l’anonimato, sono agghiaccianti. Allo Aloisiuskolleg, e in altri istituti, un giovane negli anni Sessanta fu violentato da un sacerdote. Altri furono costretti a masturbarsi davanti agli occhi dei presuli, o a carezzare i genitali dei sacerdoti mentre costoro si masturbavano guardando i giovani. Altri ancora furono brutalmente violentati. L’attuale rettore, padre Theo Schneider, ha garantito l’anonimato a chiunque aiuti nelle indagini. Indagini che ormai sono seguite dalla stessa Conferenza episcopale tedesca.

    Al Canisius di Berlino, i casi di violenza sessuale contro studenti sarebbero avvenuti tra il 1975 e il 1983. Secondo Der Spiegel, il rettore Mertes ha spedito almeno 500 lettere a ex studenti del ginnasio per chiedere e offrire aiuto. Ma se è vero quanto scrive il settimanale di Amburgo, già nel 1981 l’allora rettore, Karl Heinz Fischer, seppe di casi di abuso sessuale e ne informò il suo superiore diretto, il gesuita padre Rolf Dietrich Pfahl. Ma lo scandalo allora non divenne pubblico.

    Quanto sapevano allora i responsabili delle scuole e i loro superiori, cioè le autorirà ecclesiastiche, e perché scelsero il silenzio? L’interrogativo è tremendo, pesa come un macigno sulla coscienza della Chiesa, dei fedeli, del paese. Abusare degli studenti, come ha rivelato oggi il quotidiano conservatore Die Welt, era tra l’altro abitudine anche nelle scuole religiose all’Est. Die Welt ha pubblicato una lunga intervista con Norbert Denef, ex studente, allora vittima di abusi. “Lo schema è tipico”, ha detto. “Dapprima si cerca di coprire i casi col silenzio, se ne parla solo quando si è con le spalle al mure e ci si comporta come se ci si sforzasse di fare luce sui fatti”. Norbert Denef ha ricevuto un indennizzo di 25mila euro dalla diocesi di Magdeburgo, ma – scrive il giornale – solo perché la diocesi sperava di garantirsi così il suo silenzio. I carnefici dell’allora giovane Norbert Denef furono puniti solo con trasferimenti, ma mai denunciati alla giustizia. “Sono scioccato, voglio piena chiarezza”, dice a Berlino l’attuale rettore del Canisius, Klaus Mertes.

    Ma con l’aria che tira, c’è da pensare che sempre più genitori ci pensino due volte adesso prima di chiedere l’iscrizione dei loro figli a quelle scuole superiori, considerate fino a ieri le più prestigiose e serie del paese, quelle che garantivano un’istruzione di qualità e speranze di accesso alle migliori università. In cambio di buoni voti e promesse per il futuro, decine o forse centinaia di ex studenti si dovettero piegare alle violenze più abiette e pervertite, e per decenni con intimidazioni furono convinti a tacere e a tenersi nel cuore la loro vita spezzata.

    p.s. a cura di L.Polastri

    Non è la prima volta e non sarà l’ultima che nel corso della storia la chiesa si macchia di queste nefandezze. I gesuti in particolare per ben 500 anni hanno bruciato vive centinaia di migliaia di persone torturandole in nome di un dio. Il papa ha chiesto sommessamente scusa per l’orrore della pedofilia, una volta e a denti stretti. Mai un prete si è fatto un giorno di galera tutt’alpiù sono stati concessi ridicoli risarcimenti pecuniari alle vittime. La sua tonaca bianca dovrebbe portare perennemente una scritta color rosso sangue: VERGOGNA.

    www.padovanews.it/content/view/66000/88889088/

     

  • Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    • venerdì, 12 febbraio 2010, 12:06

    Maurizio Cecconi: “Caffarra dica la verità e risponda alle nostre domande”

    “Rete Laica Bologna aderisce al sit-in indetto dall’Associazione radicale Anticlericale.Net, oggi alle ore 18.00 sotto la Curia, per protestare contro il silenzio della Chiesa bolognese attorno alla vicenda del prete pedofilo, condannato in primo grado per molestie sessuali su bambine tra i 3 e i 6 anni”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica, che continua: “Oggi andremo a portare fisicamente sotto l’ufficio di Monsignor Vecchi e del Cardinale Caffarra le domande a cui devono rispondere di fronte all’opinione pubblica.

    1) Il documento vaticano “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” a Roma. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?

    2) Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?

    3) Il documento vaticano “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?

    4) Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?

    5) Qual è il suo nome e cognome?

    6) Esercita ancora una professione a contatto con minori?

    7) Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe dal loro avvocato?

    8) Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?

    9) Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?

    10) Le famiglie dei tanti bambini e delle tante bambini affidati a istituti scolastici cattolici come possono dormire tranquilli se chi ha responsabilità dei loro figli e commette dei reati di pedofilia è protetto dalla Curia?

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…-febbraio-2010/

    Bologna, la Curia e il prete pedofilo – Rassegna stampa 12 Febbraio 2010 | J febbraio 2010

    Rete Laica continua a porre delle domande alla Curia, la quale si trincera dietro il silenzio e le intimidazioni alla stampa locale.

    In uno scarno comunicato stampa, la Curia fa sapere di aver chiesto “una rettifica a norma della legge sulla stampa” a “Il Manifesto” e “La Repubblica”, in merito a quella che l’Arcidiocesi definisce “una ricostruzione gravemente parziale e tendenziosa” fatta dai due quotidiani.

    Stamane dalle pagine di Repubblica, Michele Smargiassi risponde affermando che le notizie contenute negli articoli sono tratte dai documenti processuali, quindi l’avvocato della Curia, nel chiedere una smentita, in realtà chiede di smentire il tribunale stesso.

    Ecco la rassegna stampa odierna.

  • Le prime denunce dal prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest

    Le prime denunce dal prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest

    BERLINO – Abusi sessuali sugli studenti, pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti. Per anni, forse per decenni, alcune delle più prestigiose scuole superiori private cattoliche in Germania sono state il luogo dell’orrore, la stanza chiusa in cui forti della loro autorità sacerdoti, insegnanti, organisti hanno distrutto l’animo degli adolescenti che avevano il compito di istruire. Per anni le vittime hanno taciuto, chiuse nel pudore, nel dolore e nella vergogna, o piegate dalle pressioni dei loro carnefici. Adesso il muro d’omertà è caduto, e quella realtà celata per anni viene narrata ogni giorno dai media tedeschi. Per le scuole cattoliche e indirettamente per la stessa Chiesa, nel paese natale del Pontefice, è un colpo durissimo d’immagine, reputazione e credibilità. Il caso appare ogni giorno più grave, evoca quasi gli abusi sessuali compiuti dai religiosi negli Usa, in Irlanda o in altri paesi.

    Lo scandalo è scoppiato dapprima al Canisius, il prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest, diretto dai gesuiti, un bellissimo palazzo nel quartiere delle ambasciate. Berliner Morgenpost (conservatore), Der Tagesspiegel (liberal), tra i quotidiani, poi i settimanali come Der Spiegel, hanno narrato tutto. Nel dicembre 2009, poi in gennaio, alcuni ex alunni, ormai adulti, non ce l’hanno fatta più a tenersi dentro dolore, incubi, ferite nell’anima. Hanno scritto lettere al rettore attuale, Klaus Mertes, chiedendogli di agire. Si è parlato dapprima di almeno sette casi, poi di decine.

    Non è stato che l’inizio. Dopo le vittime del Canisius, si sono decisi a rompere il muro del silenzio anche ex studenti di scuole superiori cattoliche ad Amburgo, Hannover, Goettingen, a Hildesheim o nella Selva Nera. Un altro istituto superiore di prestigio, lo Aloisiuskolleg di Bad Godesberg (il quartiere meridionale di lusso di Bonn) sarebbe stato luogo di casi di abuso sessuale particolarmente gravi. Un avvocato delle vittime di violenze sessuali al Canisius si sta preparando a una causa collettiva presso la giustizia americana, nel caso che alcuni ex studenti abbiano attualmente la cittadinanza degli Stati Uniti.

    I racconti delle vittime, che spesso chiedono l’anonimato, sono agghiaccianti. Allo Aloisiuskolleg, e in altri istituti, un giovane negli anni Sessanta fu violentato da un sacerdote. Altri furono costretti a masturbarsi davanti agli occhi dei presuli, o a carezzare i genitali dei sacerdoti mentre costoro si masturbavano guardando i giovani. Altri ancora furono brutalmente violentati. L’attuale rettore, padre Theo Schneider, ha garantito l’anonimato a chiunque aiuti nelle indagini. Indagini che ormai sono seguite dalla stessa Conferenza episcopale tedesca.

    Al Canisius di Berlino, i casi di violenza sessuale contro studenti sarebbero avvenuti tra il 1975 e il 1983. Secondo Der Spiegel, il rettore Mertes ha spedito almeno 500 lettere a ex studenti del ginnasio per chiedere e offrire aiuto. Ma se è vero quanto scrive il settimanale di Amburgo, già nel 1981 l’allora rettore, Karl Heinz Fischer, seppe di casi di abuso sessuale e ne informò il suo superiore diretto, il gesuita padre Rolf Dietrich Pfahl. Ma lo scandalo allora non divenne pubblico.

    Quanto sapevano allora i responsabili delle scuole e i loro superiori, cioè le autorirà ecclesiastiche, e perché scelsero il silenzio? L’interrogativo è tremendo, pesa come un macigno sulla coscienza della Chiesa, dei fedeli, del paese. Abusare degli studenti, come ha rivelato oggi il quotidiano conservatore Die Welt, era tra l’altro abitudine anche nelle scuole religiose all’Est. Die Welt ha pubblicato una lunga intervista con Norbert Denef, ex studente, allora vittima di abusi. “Lo schema è tipico”, ha detto. “Dapprima si cerca di coprire i casi col silenzio, se ne parla solo quando si è con le spalle al mure e ci si comporta come se ci si sforzasse di fare luce sui fatti”. Norbert Denef ha ricevuto un indennizzo di 25mila euro dalla diocesi di Magdeburgo, ma – scrive il giornale – solo perché la diocesi sperava di garantirsi così il suo silenzio. I carnefici dell’allora giovane Norbert Denef furono puniti solo con trasferimenti, ma mai denunciati alla giustizia. “Sono scioccato, voglio piena chiarezza”, dice a Berlino l’attuale rettore del Canisius, Klaus Mertes.

    Ma con l’aria che tira, c’è da pensare che sempre più genitori ci pensino due volte adesso prima di chiedere l’iscrizione dei loro figli a quelle scuole superiori, considerate fino a ieri le più prestigiose e serie del paese, quelle che garantivano un’istruzione di qualità e speranze di accesso alle migliori università. In cambio di buoni voti e promesse per il futuro, decine o forse centinaia di ex studenti si dovettero piegare alle violenze più abiette e pervertite, e per decenni con intimidazioni furono convinti a tacere e a tenersi nel cuore la loro vita spezzata.

    (05 febbraio 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/05/news/germania_abusi_preti_studenti-2201355/

  • Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna
    Comunicato stampa, 02 Febbario 2010
    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “ESIGIAMO TRASPARENZA
    SULLE RESPONSABILITA’ DELLA CURIA.
    INAMISSIBILE L’ASSENZA DI AIUTO
    ALLE VITTIME MINORENNI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, in merito al prete accusato di molestie sessuali nei confronti delle bambine di un asilo cattolico e al comportamento tenuto dalla Curia di Bologna.

    “Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano l’asilo in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna“.

    “In primo grado di giudizio, il tribunale di Ferrara ha condannato il prete a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per aver commesso, in veste di educatore, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne”.

    “Il giorno 11 Novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo. Decisero di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si recarono a Bologna per incontrare i responsabili della Curia. L’incontro avvenne il giorno 8 Gennaio 2005, alla presenza di Mons. Ernesto Vecchi, numero due della Chiesa bolognese”.

    “Secondo quanto riportato dall’educatrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto“. Quando Mons. Vecchi seppe poi che era già scattata una denuncia, si arrabbiò moltissimo, urlò contro la maestra, sostenendo che era pagata da loro”.

    “I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna del prete pedofilo, hanno precisato che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto del parroco, e di cui i rappresentanti dei genitori e l’educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”“.

    “Per i giudici ferraresi siamo di fronte a un “muro di gomma delle autorità ecclesiastiche”, che influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che sono rimaste vittime di molestie sessuali”.

    “Alla luce dei fatti riportati e che hanno trovato conferma nel processo di primo grado, a cui vanno aggiunti i documenti vaticani “Crimen sollicitationis” e “De delictis gravioribus”, che indicano alle diocesi cattoliche di tutto il mondo come comportarsi nei casi di pedofilia tra i sacerdoti”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Chiediamo che la Curia di Bologna, responsabile dell’asilo in cui lavorava il prete condannato, risponda alle seguenti domande di fronte all’opinione pubblica:

    • Il “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” in Vaticano. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?
    • Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?
    • Il “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?
    • Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?
    • Esercita ancora una professione a contatto con minori?
    • Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe, anche ieri, dal loro avvocato?
    • Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?
    • Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?”

    “Come Rete Laica e come cittadini riteniamo che il comportamento omertoso della Curia di Bologna sia gravissimo e la qualifica come un’istituzione che protegge chi commette un reato piuttosto che le vittime del reato stesso. Non si potrà non tener conto di questa vicenda”, conclude Cecconi, “quando si andrà a discutere del possibile rinnovo della convenzione tra il Comune e le scuole private cattoliche“.

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

  • Nuovo dossier dei pm su don “Lù”

    Nuovo dossier dei pm su don “Lù”

    Inviato dalla Procura ai giudici del Riesame che decideranno entro martedì sulla richiesta di scarcerazione della difesa che respinge le accuse: una nuova vittima? Una ipotesi presto tramontata dicono i difensori. Negli atti dell’indagine è finita anche la deposizione di un’altra ragazzina della parrocchia di don Massaferro. La ragazzina è stata ascoltata due volte. Per la procura ci sarebbero nuovi elementi, per la difesa la giovane avrebbe negato di essere stata vittima di “attenzioni” particolari. Il nuovo dossier, una dozzina di pagine, conterrebbe elementi ritenuti probanti da parte della Procura.

    LA DIFESA DI IERI

    Nessun’altra ragazzina sarebbe stata molestata da don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per presunte violenze su una undicenne e attualmente detenuto in carcere a Chiavari, mentre il Tribunale del Riesame decide in questi giorni sulla richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati. «Agli atti depositati sino all’udienza del riesame di giovedì – dice il suo avvocato Alessandro Chirivì – non risulta alcuna dichiarazione di altri episodi di presunte molestie, anzi, tutte le minori ascoltate in sede di indagini hanno espressamente escluso di aver subito alcun tipo di molestia da parte del parroco».

    Una dichiarazione che peraltro conferma quanto riportato oggi dal Secolo XIX in merito ad alcune indiscrezioni raccolte dagli inquirenti, che starebbero facendo verifiche sulla testimonianza di uno o più ragazzi della parrocchia, i quali avrebbero riferito di attenzioni del prete anche su un’altra fanciulla. Non risultava infatti che contestazioni di tale genere fossero state mosse a don Luciano.

    Non risulterebbe poi che il sacerdote sia stato in possesso in questo periodo di detenzione di un telefonino con il quale abbia potuto comunicare con l’esterno inviando messaggi sms ai suoi parrocchiani. «Il cellulare del prete era stato sequestrato insieme alla scheda sim il giorno stesso dell’arresto per poter essere sottoposto ad una perizia tecnica», precisa lo stesso legale. La questione era emersa perché una parrocchiana aveva dichiarato al Secolo XIX di aver parlato al telefono con don Luciano quando il prete era già stato arrestato. Letto l’articolo, la direzione del carcere aveva fatto scattare una perquisizione interna, senza esito. Probabilmente la donna aveva confuso le date.

    Per quanto riguarda il filone della presunta vittima, la magistratura savonese ha chiesto un incidente probatorio naffinché la ragazzina possa essere ascoltata da esperti per capirne l’attendibilità dei suoi racconti. Escluso invece un `faccia a faccia´ col prete.