Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia.

    Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse.

    Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona.

    Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…»

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

  • Preti pedofili, caso Maciel: negli Usa bufera su legami con Sodano

    Preti pedofili, caso Maciel: negli Usa bufera su legami con Sodano

    NEW YORK (13 aprile) – Il filo rosso dei legami tra padre Marcial Maciel e il cardinale ex segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano finisce sotto i riflettori negli Usa: la rivista cattolica indipendente National Catholic Reporter (Ncr) torna a scavare sul controverso fondatore dei Legionari di Cristo, morto nel 2008 dopo essersi reso colpevole di decine di abusi sessuali su minori e di una doppia vita fatta di donne e figli illegittimi.

    «Il fulcro del piano di Maciel per assicurare la sua ‘legacy’ a Roma era l’università della Legione, Regina Apostolorum. Il cardinal Sodano, segretario di Stato Vaticano dal 1990 al 2006, fu una figura chiave nella crescita dell’università a Roma», ha scritto la rivista cattolica nella seconda puntata di una inchiesta dedicata ai legami tra Maciel e il Vaticano. «I sospetti del National Catholic Reporter dovrebbero essere supportati da prove», ha commentato con l’Ansa il vescovo di Alessandria monsignor Giuseppe Versaldi, uno dei cinque ‘visitatorì incaricati da papa Benedetto XVI di indagare sull’ordine di Maciel che a giorni potrebbe essere commissariato.

    Intanto negli Stati Uniti l’inchiesta del Ncr ha provocato il consueto scossone: «C’è un cardinale la cui testa dovrebbe rotolare: Sodano. Le dimissioni sarebbero il miglior modo per ripudiare la sordida maniera con cui padre Maciel fu protetto per tanti anni a Roma», si legge su America, la rivista dei gesuiti Usa. L’inchiesta del National Catholic Reporter è firmata da Jason Berry, l’equivalente per lo scandalo della pedofilia negli Usa di quello che Carl Bernstein e Bob Woodward furono per la politica al tempo del Watergate.

    Nel 1985 un’inchiesta di Berry in Louisiana mise per la prima volta in luce un caso di pedofilia da parte del clero. Stavolta, in due riprese, il giornalista ha portato alla ribalta la rete di contatti dell’impero di Maciel facendo i nomi, oltre che di Sodano, del cardinale Eduardo Martinez Somalo, già prefetto della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e di monsignor Stanislaw Dziwisz, il segretario polacco di Papa Giovanni Paolo II, divenuto ora cardinale di Cracovia. «Alla fine degli anni Novanta, quando otto ex Legionari denunciarono Maciel davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede, Sodano fece pressioni sull’allora cardinale Ratzinger per non processarlo», scrive il Ncr che riconduce l’amicizia tra l’allora segretario di Stato e il prete messicano al Cile degli anni di Pinochet.

    «Più tardi a Roma come ospite d’onore ai banchetti della Legione, il cardinale divenne il più grande sostenitore di Maciel’, afferma Berry che cita Glen Favreau, un avvocato americano ed ex Legionario a Roma tra 1990 e 1997, secondo cui Sodano sarebbe intervenuto presso le autorità italiane per ottenere varianti al piano edilizio per costruire l’Università. «Maciel assunse poi il nipote di Sodano, Andrea, come consulente» e a questo punto la vicenda si intreccia con un’altra ben nota alle cronache degli Stati Uniti: Andrea Sodano divenne in seguito il socio in affari di Raffaello Follieri.

    L’uomo d’affari pugliese ex fidanzato dell’attrice Anna Hathaway fu condannato nel 2008 a New York per aver truffato, millantando credito in Vaticano, alcuni investitori americani tra cui il re dei supermercati – e amico di Bill Clinton – Ron Burkle. L’inchiesta del Ncr arriva mentre in Vaticano sta per andare in porto il lavoro dei ‘visitatorì apostolici sull’ordine dei Legionari: l’ipotesi del commissariamento – ha detto monsignor Versaldi – è una delle opzioni «ma non l’unica possibile». Secondo John Allen, vaticanista del Ncr, una decisione sarebbe alle porte, probabilmente dopo il rientro del Papa da Malta: come possibile commissario Allen indica il cardinale portoghese Jose Saraiva Martins, 78 anni, che nel 2008 ha lasciato la Congregazione per la Causa dei Santi e che proviene anche lui da un ordine religioso.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=28269&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

    Pedofilia/ Verso commissariamento Legionari, vertice a fine mese I 5 visitatori hanno presentato rapporti. ‘America’ contro Sodano
    Roma, 13 apr. (Apcom) – I Legionari di Cristo sono incamminati verso un commissariamento da parte del Vaticano, dopo l’accertamento delle malefatte del fondatore, il sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado (1920-2008).

    A luglio dell’anno scorso la Santa Sede ha lanciato una visitazione apostolica ai Legionari. La prima fase, ispettiva, si è conclusa a metà marzo, e ora, a fine aprile, i cinque visitatori – mons. Giuseppe Versaldi, mons. Ricardo Blazquez, mons. Charles J. Chaput, mons. Ricardo Ezzatti e mons. Ricardo Watty – incontreranno il Segretario di Stato Bertone. Nessuna soluzione è esclusa a priori, e sarà comunque il Papa, alla fine, a decidere il destino di questa congregazione religiosa. I cinque visitatori, inoltre, hanno consegnato cinque rapporti distinti e leggermente divergenti sulle conclusioni. Ma il commissariamento è la soluzione più probabile. “La maggior parte dei legionari sono incolpevoli e la visitazione è stata compiuta per aiutare la congregazione a uscire dalla crisi”, spiega una fonte bene informata.

    In una nota diffusa a fine marzo, a pochi giorni dalla conclusione della prima fase, la congregazione ha riconosciuto che il proprio fondatore abusò sessualmente di alcuni seminaristi minorenni, concepì figli illegali e mise in atto “altri gravi comportamenti”. I Legionari di Cristo e l’associazione laicale Regnum Christi hanno poi affermato di attendere “con obbedienza filiale” le prossime indicazioni del Papa. Nel frattempo la rivista americana ‘National Catholic Reporter’ ha denunciato, nelle ultime settimane, le ‘coperture’ vaticane di padre Maciel, facendo i nomi del cardinale Eduardo Martinez Somalo, ex prefetto della congregazione per i religiosi, monsignor Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II, e dell’ex Segretario di Stato vaticano Angelo Sodano. L’allora cardinal Ratzinger, al contrario, non fu tenero con il fondatore dei Legionari di Cristo e, divenuto Papa, costrinse Macial alla vita ritirata e di pentimento. Per Sodano, intanto, il blog della rivista dei gesuiti americani ‘America’ ha chiesto le “dimissioni”.

  • Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    Il legale delle presunte vittime vorrebbe scongiurare la prescrizione. Il processo è infatti cominciato 5 anni fa e due dei tre accusati sono già scomparsi

    Il vicariato smentisce il comportamento lassista nei confronti di Don Marco Agostini, morto suicida dopo essere stato sospeso “a divinis”, trasferito ad Assisi e arrestato

    Ilaria Proietti

    Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    (Albano Laziale – Cronaca) – Pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate: questa l’accusa per cui Don Marco Agostini, ex parroco di Pomezia, fu arrestato il 5 aprile del 2006 ad Assisi, dove era stato trasferito nel 2002. Ora, a diversi anni di distanza, la vicenda torna a galla per mano del legale delle sue presunte vittime, Alberto Romano, in quanto un mese fa il giudice del Tribunale di Velletri avrebbe rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo mese di dicembre, per la nomina di un altro togato. Per timore che l’intera vicenda possa cadere nell’oblio, restando irrisolta a causa della prescrizione, sembra al momento che l’avvocato Romano stia valutando insieme ai suoi assistiti la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, di cui, all’epoca dei fatti, era a capo Agostino Vallini, attuale Cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma.

    Sotto accusa il laissez-faire che la Curia di Albano avrebbe adottato, non avendo fatto nulla, secondo il legale e i suoi assistiti, per impedire gli abusi. «Fu solo trasferito in un ostello di Assisi, dove poteva vedere altri giovani – accusa una presunta vittima – ma non fu né denunciato alla polizia né interdetto dal sacerdozio». Immediata la replica del Cardinale Vallini che smentisce in toto affermando che il sacerdote in questione, non appartenente al clero diocesano, che svolgeva il ministero pastorale nella parrocchia di San Benedetto a Pomezia affidata all’Ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, venne subito sospeso “a divinis”, ossia sospeso dai ministeri. Immediata inoltre la richiesta di trasferimento in un’altra sede, decisione che, come spiegato in una nota diffusa dal vicariato di Roma, «suscitò forti reazioni contro il Vescovo nella popolazione di Pomezia» perché il provvedimento adottato fu «ritenuto eccessivamente severo, ma Monsignor Vallini – prosegue la nota – mantenne la sua decisione. Tutto ciò testimonia il rigore espresso con immediatezza dall’autorità ecclesiastica prima ancora che fosse appurata la veridicità dei fatti».

    La smentita del vicariato è puntuale anche sui dettagli: a quanto si apprende dalla nota, Agostino Vallini non avrebbe mai sottovalutato la vicenda e, al contrario di quanto riferisce una presunta vittima, non avrebbe mai risposto ai ragazzi che gli avevano raccontato il tutto, che al momento si trattava solo di chiacchiere. Di più. Sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a Vallini, lo stesso smentisce di aver indicato una specifica sede in quanto quella non era una sua competenza. Ma alle famiglie, ai ragazzi e al loro legale tutto questo non basta. Vogliono che il processo sia portato fino in fondo, rifiutano l’idea della prescrizione e valutano la possibilità di un’azione nei confronti della Curia di Albano, azione giustificata dal fatto che, come ha spiegato l’avvocato Romano, il processo cominciato cinque anni fa rischia la prescrizione, soprattutto dopo la morte di due dei tre accusati: Don Marco, morto suicida nell’agosto del 2006 mentre era ai domiciliari, e l’ex parroco di San Benedetto a Pomezia, Germano Agostini, accusato di favoreggiamento. L’unico rimasto ancora in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche quest’ultimo accusato di favoreggiamento.

    Pubblicato il: 09.04.2010

    www.castellinews.it/index.asp?id=10500&act=v&20100409

     

  • 1985. Ratzinger si oppose a rimozione di prete pedofilo

    1985. Ratzinger si oppose a rimozione di prete pedofilo

    Una lettera del 1985, in possesso dell’Associated Press, dimostrerebbe che Joseph Ratzinger, l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, si oppose alla riduzione allo stato laicale di un prete pedofilo.

    L’Associated Press’ rende nota l’esistenza di una lettera firmata nel 1985 da Joseph Ratzinger nella quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina
    della fede, oggi Papa, faceva resistenza alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo statunitense, padre Stephen Kiesle, spiegando che ciò avrebbe avuto conseguenze sul “bene della Chiesa universale”. La missiva, ottenuta dall’agenzia stampa statunitense, è parte della corrispondenza tra il Vaticano e la diocesi di Oakland.
    A quanto riferito dall’ Associated Press’, il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla lettera ma ha rifiutato di commentarne il contenuto.

    CNRmedia 9/04/2010

    ” LETTERA SCOPERTA DA NOI, VATICANO
    PREOCCUPATO SOLO DELLO SCANDALO”

    Notizia del Giorno

    La lettera dell’85, che mostrerebbe come Ratzinger sapesse di un caso di abusi da parte di un prete statunitense, è stata trovata dall’avvocato Jeff Anderson. A CNRmedia il legale dice che il Vaticano era più preoccupato di coprire lo scandalo che di tutelare i bambini. Leggi la lettera.

    “Abbiamo fatto causa negli Stati Uniti contro la diocesi di Oakland e come risultato li abbiamo costretti a fornire alcuni documenti. Tra queste carte abbiamo trovato svariate lettere che il vescovo J.S. Cummins ha inviato al Cardinale Ratzinger e al Vaticano in cui spiegava che c’era un prete che abusava dei bambini”. Lo afferma a CNRmedia l’avvocato americano Jeff Anderson che difende vittime di abusi da parte di religiosi in tutti gli Stati Uniti. Sul sito del suo studio si può leggere la risposta di Ratzinger e l’intero scambio epistolare.

    “Il Vaticano ha continuato per ben 6 anni a non fare nulla, e quando hanno agito hanno deciso di non ridurre il prete allo stato laicale anche quando si trovava in carcere – aggiunge Anderson – perché erano molto più preoccupati dello scandalo e di proteggere la reputazione della Chiesa che della sicurezza dei bambini”.

    CNRmedia 9/04/2010

    La traduzione della lettera di Ratzinger in risposta alla diocesi di Oakland
    pubblicato il 9 aprile 2010 alle 23:09 dallo stesso autore 

    Pubblichiamo una parte della traduzione dal latino della lettera inviata da Joseph Ratzinger alla diocesi di Oakland (traduzione a cura di Milena Marinò)

    Eccellentissimo signore,

    dopo aver ricevuto la tua lettera del giorno 13 settembre, a proposito della causa di dispensa da tutti gli oneri sacerdotali che riguarda il reverendo Stephanum Miller Kiesle, di codesta diocesi, è mio dovere comunicarti quello che segue.

    Questo Dicastero, sebbene ritenga di estrema importanza gli argomenti addotti a favore della dispensa richiesta nel caso, tuttavia stima necessario considerare il bene della chiesa universale insieme a quello di colui che fa la richiesta e per questo motivo non può sottovalutare i danni che la concessione della dispensa può provocare nella comunità dei fedeli, considerata, soprattutto, l’età giovanile di chi fa la richiesta.

    E’ quindi opportuno che questa Congregazione si accosti ad un esame alquanto accurato di un caso di tal natura, poiché richiederà necessariamente uno spazio di tempo piuttosto lungo.

    Nel frattempo sua eccellenza non tralasci di seguire con la cura paterna che può il richiedente manifestando, inoltre, convenientemente al medesimo la ragione del comportamento (modo di agire) di questo dicastero, che suole procedere

    Ottenuta questa occasione, ti attesto i miei forti sentimenti di stima, restando sempre il suo

    Joseph Ratzinger

    [orator in latino classico ha un altro significato, la sua traduzione più logica è “colui che chiede, richiede”]

    http://www.giornalettismo.com/archives/58653/traduzione-della-lettera-ratzinger/

  • Preti pedofili, presunta vittima accusa: Vallini non denunciò Don Marco, il parroco di Pomezia. Ma il cardinale smentisce

    Preti pedofili, presunta vittima accusa: Vallini non denunciò Don Marco, il parroco di Pomezia. Ma il cardinale smentisce

    ROMA (8 aprile) – Una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia (Roma) coinvolto nell’aprile 2006 in un’indagine sulla pedofilia, afferma che quando si rivolse «al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo Vallini ci disse che “al momento erano solo chiacchiere”. Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani».

    Don Marco, morto suicida a Roma nell’agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari, era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti della polizia di Roma che avevano fatto luce su una storia di violenze e soprusi che il sacerdote avrebbe inflitto a bambini e adolescenti in tutte le parrocchie dove aveva esercitato. Don Marco, appartenente alla congregazione dei padri Oblati, era finito in manette con l’accusa di pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate. L’arresto era stato eseguito ad Assisi, dove il parroco era stato trasferito nel 2002.

    «Vallini – racconta ancora la vittima – fece trasferire don Marco da Torvaianica ad Assisi, in un ostello degli Oblati dell’ordine di San Francesco di Sales, ma lì il parroco continuava a vedere i ragazzi».

    Pronta la difesa di Vallini, il quale ha precisato che Don Marco Agostini, «non appartenente al clero diocesano», «fu immediatamente sospeso ‘a divinis’ e ne fu chiesto al legittimo superiore l’immediato trasferimento ad altra sede, senza l’esercizio del ministero». Vallini ha «smentito categoricamente di non aver prestato immediata attenzione ai fatti e di aver dichiarato che “al momento erano solo chiacchiere”».

    Infine, sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a monsignor Vallini, il cardinale smentisce di aver indicato una specifica sede «in quanto non era di sua competenza».

    Intanto il legale di alcune delle famiglie degli abusati, l’avvocato Alberto Romano, sta valutando «la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, dove all’epoca dei fatti era a capo l’attuale cardinale vicario Agostino Vallini. All’epoca la Curia non ha fatto nulla per impedire gli abusi per cui è responsabile civile e deve risarcire i danni morali alle vittime di don Marco». Spiegando le varie difficoltà del processo, l’avvocato ha riferito che «un mese fa il giudice Rocchi, del Tribunale di Velletri, aveva rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo dicembre, per la nomina di un altro giudice. Ma per quella data il processo cadrebbe in prescrizione. Tra gli accusati coinvolti nella vicenda, l’unico rimasto in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche lui accusato di favoreggiamento».

  • La Procura indaga su don Stefano

    La Procura indaga su don Stefano

    di Andrea Morrone – Il nome del parroco di Ugento sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per molestie

    La notizia, anticipata dai giornali nei giorni scorsi, trova i primi riscontri negli ambienti della Procura. Il nome di don Stefano Rocca, parroco di Ugento, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di molestie.

    Nella mattinata di ieri il legale del sacerdote, l’avvocato Silvio Caroli, si è recato in Procura per depositare in un’istanza in cui il suo assistito chiede di essere interrogato, in base alle notizie apprese dalla stampa, sui fatti e le ipotesi di reato che lo vedrebbero coinvolto. Quella su don Stefano sarebbe un’inchiesta nata da uno stralcio di quella sull’omicidio di Pepino Basile, il consigliere dell’Idv assassinato ad Ugento la nottte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. E’ proprio nei verbali e nelle testimonianze raccolte dagli inquirenti negli ultimi mesi vi sarebbero, celate dagli omissis, le accuse rivolte al parroco. Pagine che sono confluite, assieme ad altre testimonianze e lettere recapitate direttamente negli uffici giudiziari del capoluogo salentino, in un fascicolo di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce Stefania Mininni. Il magistrato mantiene comunque il più stretto riserbo sulla vicenda, preoccupata e infastidita da una fuga di notizie che rende ancor più teso e triste il clima nella cittadina jonica, ancora scossa dalla morte del vescovo Vito De Grisantis.

    Saranno le indagini dei Carabinieri, con ogni probabilità, a fare luce su una vicenda ancora oscura e piena di interrogativi. Non è la prima volta, del resto, che don Stefano è oggetto di accuse tanto infamanti quanto false. In passato lo stesso parroco fu descritto, sempre da fonti anonime, addirittura come spacciatore (tanto da sfiorare il grottesco). Vi sono state poi negli anni le minacce: è Il 17 settembre del 2008, quando, facendo seguito ad alcune lettere minatorie, una telefonata anonima giunge al 113, minacciando di morte il sacerdote con poche parole pronunciate in dialetto: “Stasira ‘ccitimu don Stefano quiddhu ca cunta mutu”. Minacce seguite spesso agli appelli perché venisse fatta luce sull’omicidio Basile. Il 27 febbraio scorso, invece, il giorno dopo la lunga deposizione presso la Procura minorile, un plico con esplicite accuse di pedofilia viene recapitato presso la parrocchia di San Giovanni Bosco. Non bisogna poi dimenticare come sia stata la stessa comunità ecclesiastica e dei fedeli a difendere ed esprimere sempre solidarietà a don Stefano. A favore del sacerdote si sono ripetute le manifestazioni di solidarietà degli abitanti di Ugento.

    www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=10098

     

  • “Porteremo il Papa in tribunale” Usa, la guerra dei legali delle vittime

    “Porteremo il Papa in tribunale” Usa, la guerra dei legali delle vittime

    E un documento svela che la Santa Sede offrì protezione a un prete cubano sotto accusa a Miami

    NEW YORK – Avvocato, ma davvero lei crede di poter portare il Papa a processo per pedofilia? Jeff Anderson, 62 anni, l’uomo che da un quarto di secolo combatte gli abusi dei preti negli Usa, il detective che ha scoperto i documenti che mostrerebbero come Joseph Ratzinger difese il molestatore di duecento bambini sordi, ha pochi dubbi: “Il mio caso porta direttamente al Vaticano. E io spero, anzi sono convinto di riuscire a fare deporre il Papa. Un tribunale mi ha già dato ragione. La Santa Sede si è appellata alla Corte Suprema. E adesso… “.

    E adesso Jeff non ha più un attimo di pace. I telefoni dell’ufficio legale di St. Paul, Minnesota, suonano che neppure le campane di Pasqua. “Ogni due settimane una nuova causa” dice Patrick Noaker, l’altro avvocato che da dieci anni segue Jeff. “Ma sapete che negli Usa un bimbo su sei è molestato?”. Anderson lo ha scoperto sulla sua pelle: anzi, sulla pelle di sua figlia. “Trovò la forza di confessarglielo solo dieci anni dopo”, ricorda Patrick. Il mostro era lo psicoterapeuta, per la cronaca un ex prete, che avrebbe dovuto assistere la ragazza, entrata in crisi per il divorzio – e, ha scritto l’Ap, ai tempi anche i problemi di alcolismo – del papà. “Ecco perché dobbiamo fare tutto quello che possiamo per fermare l’orrore. Arrivando fino a Roma: perché il meccanismo che abbiamo scoperto porta fin là”.
    Il meccanismo è una bomba a orologeria che spetta alla Corte Suprema disinnescare o meno. Il Washington Post ha scritto che ci sono già stati contatti con i legali del Vaticano. “Non nostri: probabilmente fanno parte dell’istruttoria della Corte, che deve decidere se accogliere il ricorso o no”. Ma uno stato straniero come il Vaticano non è protetto dall’immunità? “Questo è il punto” dice Jeff. “Il punto sono le eccezioni”.

    La legge prevede il perseguimento di uno stato straniero se i suoi dipendenti sono responsabili di “tortious activity”, cattiva condotta. “E i preti sono dipendenti del Vaticano: lo dimostra il fatto che è Roma a ordinare i trasferimenti”.
    Il procedimento non è l’unico intentato contro il Vaticano. Già cinque anni fa il segretario di Stato Angelo Sodano cercò di “sensibilizzare” sul tema la collega Condoleezza Rice: perché continuano a farci causa? Ma “John V. Doe contro la Santa Sede” (John Doe è il nome fittizio che si usa per coprire l’identità del molestato) è il primo arrivato in tribunale.
    Dice Pat Noacker: “Il caso dell’Oregon nasce così: un prete confesso di abusi che dall’Irlanda viene spostato negli Usa, prima a Chicago e poi appunto a Portland. Passo dopo passo, inchiesta dopo inchiesta, ci siamo resi conto che il meccanismo degli spostamenti era sempre identico. La scoperta di abusi, il trasferimento, altri abusi”.

    Come nella storia riemersa ieri di padre Ernesto Garcia Rubio. Era stato proprio Noaker a denunciare l’arcidiocesi di Miami otto anni fa. E ora salta fuori un documento risalente addirittura al 1968, in cui il nunzio apostolico a Washington, Luigi Raimondi, chiedeva a nome del Vaticano di “proteggere” quel prete “costretto a lasciare Cuba” per storie di pedofilia.

    Anni e anni di coperture e bugie. La ragnatela, dicono, tocca anche l’Italia. “Tanti sacerdoti in partenza, molti americani che hanno studiato nei seminari di lì. Il disegno è evidente: questa è la politica della Chiesa. E la politica della Chiesa non la fa il Papa?”. Dal Vaticano continuano a dire che no, i sacerdoti dipendono dai vescovi: e infatti finora sono state le diocesi a rispondere degli indennizzi miliardari. Ma il carteggio scoperto qui in Minnesota e pubblicato dal New York Times, con il futuro del prete pedofilo deciso a Roma, dice il contrario.

    Vi accusano di complotto, vi accusano di complicità nell’attacco dei grandi giornali a Benedetto XVI. “Ma sapete quanto aiuto abbiamo ricevuto da tanti sacerdoti, perfino da tanti vescovi? Una minoranza, purtroppo: troppe consegne del silenzio. Ma è dalla stessa chiesa che si alza l’indignazione: e sempre di preti, vescovi, che hanno potuto parlare con le vittime, conoscere le loro storie”.

    E se quel giorno arrivasse davvero? Il Papa sul banco degli imputati. E, da fare, una sola, decisiva domanda… “Perché ha permesso tutto questo. Perché lo ha permesso quando era vescovo in Germania. Perché lo ha permesso quando era cardinale a Roma. Perché continua a permetterlo ancora adesso”.

    (31 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/31/news/pedofilia_papa_tribunale-3034667/

  • Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    ABUSI. Polemiche dopo la testimonianza di tre sordomuti che hanno frequentato il Provolo negli anni Sessanta
    Molte le telefonate di persone che volevano contattare l’associazione degli ex allievi L’Avvenire: «Contenzioso di tipo patrimoniale». El Pais titola: «Inferno a Verona»

    • 28/03/2010

    Le testimonianze delle vittime durante la trasmissione «Mi manda RaiTre»

    Hanno suscitato enorme impressione in città le choccanti testimonianze di tre ex allievi dell’istituto Antonio Provolo mandate in onda l’altra sera dalla trasmissione televisiva Mi manda Raitre. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato il fatto che per la prima volta alcune delle 67 persone – e 15 di loro l’hanno messo per iscritto – che hanno denunciato, a distanza di molti anni dai fatti, gli abusi che avrebbero subito da religiosi dell’istituto per sordomuti hanno accettato di comparire apertamente, con i loro volti e i loro nomi. E le loro rivelazioni, in un momento in cui i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sono puntati sullo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici, hanno fatto il giro del mondo.
    «Durante la trasmissione, a quanto mi ha riferito il conduttore Andrea Vianello, sono arrivate moltissime telefonate, anche da Verona, di gente interessata a contattarci», afferma Marco Lodi Rizzini, l’avvocato che segue l’associazione degli ex allievi dell’istituto Provolo. E «molte adesioni», assicura, sono già arrivate al convegno che le associazioni dei familiari e delle vittime di abusi sessuali stanno organizzando per il 25 settembre a Verona. «L’assessore comunale Stefano Bertacco», fa sapere, «ci ha assicurato che se possibile potremo avere a disposizione la Gran Guardia, ma l’obiettivo è fare rete con le associazioni americane che stanno lottando affinché certi crimini non si ripetano più e la nostra, ribadisco, non è una battaglia contro la Chiesa ma contro comportamenti aberranti dal punto di vista etico, ho visto persone di 60 anni piangere nel raccontarmi ciò che hanno sofferto, nel dirmi di aver rinunciato ad avere figli per paura di mettere al mondo bimbi sordi che avrebbero potuto subire le stesse violenze fisiche e psichiche».
    In una pausa della trasmissione i tre ex allievi del Provolo si sono rifiutati di stringere la mano al portavoce della Curia monsignor Bruno Fasani, intervenuto a difesa dell’operato della diocesi scaligera, e a telecamere spente nei corridoi della Rai ci sarebbero stati anche momenti di tensione. Il sacerdote si era detto «commosso» nel trovarsi di fronte i loro volti e aveva offerto la «massima disponibilità ad accertare la verità». Ma gli altri erano stati irremovibili: «Prima vogliamo giustizia». Ricucire non sarà facile. «Troppi fraintendimenti e la cosa è sfuggita di mano a tutti», aveva ammesso Fasani. «Siamo stati accusati», commenta Rizzini, «di aver falsificato le dichiarazioni delle vittime, di essere dei ricattatori. Al monsignore, nel salutarlo, ho detto “il suo è un compito difficile”».
    Di «processo solo mediatico», intanto, parla il quotidiano cattolico Avvenire che torna ad affermare che «sullo sfondo della vicenda c’è un contenzioso di tipo patrimoniale». Si legge: «Era il gennaio 2009 quando il vescovo Giuseppe Zenti, di fronte alle gravissime accuse di pedofilia lanciate contro l’Istituto Provolo e la Congregazione Compagnia di Maria, chiedeva una denuncia vera e circostanziata». E aggiunge: «Sono passati un anno e due mesi, ma di quella denuncia ancora nulla, al punto che il procuratore capo, Giulio Schinaia, ha dichiarato di non poter procedere. Il processo mediatico, invece, è scattato subito, senza alcun riscontro». Secondo il giornale dei vescovi «tanti sono i fatti incredibili» e fra questi mette la circostanza che al Provolo ci siano stati «25 pedofili su 28 religiosi, senza che un solo racconto sia mai trapelato tra le famiglie o tra i bambini stessi». E conclude: «Solo ieri sera tre degli accusatori hanno presentato il loro volto e la loro identità. Un primo passo, si spera, verso un chiaro accertamento delle posizioni».
    Il giornale spagnolo El Paìs, invece, titola «El infierno en Verona». Nell’articolo si parla di «spaventoso caso di abusi massicci contro bambini sordomuti, molto simile a quello denunciato in Wisconsin», dipingendolo come lo «scandalo più grave di pederastia clericale conosciuto in Italia».E.S.

    http://www.larena.it/stories/Cronaca/139234__pedofilia_nellistituto_religioso_bufera_dopo_le_accuse_in_tiv/

  • Ratzinger evito’ processo in Usa grazie a immunita’

    Ratzinger evito’ processo in Usa grazie a immunita’

    ANSA – Nel 2005 Joseph Ratzinger, citato in giudizio – quando era ancora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede – per intralcio alla giustizia nell’ambito di un processo, in Texas, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano, si avvalse dell’immunità diplomatica in quanto nel frattempo era diventato papa ed evitò così di andare a deporre.

    L’episodio è ricordato nel libro ‘Il peccato nascosto’, di autore anonimo, pubblicato in questi giorni. L’avvocato Daniel Shea, che assisteva la parte lesa, denunciò l’allora prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede sulla base di due documenti che istruiscono il clero su come trattare i casi di abusi e violenze su minori. Il primo é il Crimen Sollicitationis, del 1962.

    Il secondo è la lettera De delictis gravioribus, redatta nel 2001 e indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche. Il testo, firmato proprio da Ratzinger, modifica quello del 1962, e in un passaggio afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, “sono soggetti al segreto pontificio” nella normativa canonica. La lettera, secondo l’accusa di Shea, costituiva un intralcio alla giustizia ordinaria.

    Denunciato nel gennaio 2005, Ratzinger nell’aprile dello stesso anno divenne papa. La Santa Sede chiese e ottenne così dal governo degli Stati Uniti l’immunità diplomatica per il pontefice, in quanto capo di Stato.

    Il processo in cui fu chiamato a deporre Joseph Ratzinger era presieduto dal giudice Lee Rosenthal ed era stato intentato a Harris County, in Texas, contro un seminarista colombiano, Juan carlos Patino-Arango, sospettato di molestie sessuali ai danni di tre ragazzi negli anni Novanta.

    L’avvocato difensore delle tre vittime, Daniel Shea, aveva scoperto che il seminarista, poco dopo l’inizio della causa, era fuggito e che i responsabili della diocesi avevano coperto i suoi misfatti. Nel corso del processo Shea citò in giudizio Joseph Ratzinger in quanto, firmando la lettera De delictis gravioribus, diretta alla gerarchia della Chiesa cattolica universale e quindi anche alle arcidiocesi statunitensi, “ostacolava pervicacemente” le indagini della giustizia ordinaria sugli abusi sessuali ad opera di preti.

    Secondo l’avvocato di Houston, quindi, alla radice della mancata denuncia del seminarista da parte della diocesi texana, c’erano proprio le istruzioni impartite dalla Santa Sede e firmate da Ratzinger.

    Chiamato a deporre oltreoceano, Ratzinger evitò tuttavia di recarsi al tribunale di Harris County: non appena fu eletto al soglio pontificio, i suoi legali chiesero di accordare al nuovo pontefice l’immunità diplomatica in quanto capo di uno Stato sovrano, la Città del Vaticano. Il dipartimento di Stato americano accolse la richiesta e, con una decisione firmata dall’allora presidente degli Usa George Bush e motivata dal viceprocuratore federale Peter Keisler, dichiarò Ratzinger non processabile.

    Secondo Keisler, il procedimento giudiziario contro il pontefice sarebbe stato “incompatibile con gli interessi di politica estera degli Usa”.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/03/28/visualizza_new.html_1737700720.html

  • Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    marzo 26th, 2010 at 18:27
    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Vallo della Lucania
    Dal Mattino del 26 marzo 2010
    Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa quando arrivò alla scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania in provincia di Salerno, nel settembre del 2005. Ieri, presso il tribunale della città cilentana, si è aperto il processo che la vede imputata di abusi sessuali nei confronti dei bambini dell’asilo. Di origini peruviane, suor Soledad Bazan Verde, è ormai in Italia da quasi dieci anni. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi se si trovavano nei corridoi, accompagnandoli all’occorrenza nello spogliatoio e in bagno, e aiutandoli a lavarsi.
    Nel maggio del 2006, contro di lei vennero presentate una ventina di denunce da parte di genitori che sospettavano attenzioni morbose da parte della suora nei confronti dei loro bambini. La procura aprì un’inchiesta e ascoltò innumerevoli testimoni. Il 17 giugno dello stesso anno la suora, mentre si trovava nella Capitale, venne arrestata su richiesta dell’allora procuratore capo Alfredo Greco e su ordine del gip Roberta Zizanovich. Nell’ordinanza si faceva riferimento al pericolo di reiterazione del reato o di commissione di altri delitti. Il 21 giugno fu interrogata in carcere e il suo legale chiese per lei gli arresti domiciliari presso l’istituto romano del suo ordine religioso. Quasi 300 i testimoni presentati dalle parti, tra persone informate dei fatti, familiari dei bambini, consulenti tecnici, organi di polizia e ris. Con suor Soledad sono imputati le due suore Giuseppina De Paola e Agnese Cafasso per concorso in favoreggiamento, il muratore Aniello Labruna per molestie sessuali e il fotografo Antonio Rinaldi per produzione di materiale pornografico.

    ottobre 16th, 2009 at 19:08
    Abusi sessuali materna Vallo della Lucania, tre suore a processo, coinvolti anche il muratore e il fotografo
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Valerio Apolloni, Vallo della Lucania, avv.Guglielmo Gullotta, francesco bruno
    Per chi non avesse seguito dal principio la triste storia dell’asilo di vallo della Lucania ripropongo i link agli articoli, per chi sa già, mi segua……

    Incominciamo dalla fine.

    Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad : -“Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna”

    -“Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.”

    -“Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.”

    -“Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.”

    -Il bimbo vede il cavalletto con la macchina fotografica e si rivolge al papà e allo zio: “Questo è uguale a quello usato nella stanza dei mostri”………. “C’erano i mostri e ci toccavano…”

    • “Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»

    1° luogo degli abusi la materna “Paolo VI”

    SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, nell’udienza preliminare che è durata 6 ore il Tribunale l’ha rinviata a giudizio, la prima udienza ha avuto luogo presso il tribunale di Vallo della Lucania ieri, 15 ottobre 2009, dopo che l’ex-procuratore della Repubblica Alfredo Greco ha avviato l’inchiesta nel 2006. La suora affronterà il processo che la vede come imputata, (ma non la sola) per reati infamanti quali abusi e violenza sessuale nei confronti di 27 bambini che vanno dai 3,4 e 5 anni!!!!!
    Tutti i piccoli coinvolti erano iscritti alla materna “Paolo VI” dove la religiosa coadiuvava le maestre per un anno con compiti esterni alle aule. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi quando uscivano nel corridoio, accompagnandoli nello spogliatoio o in bagno e aiutandoli a lavarsi. Ed è proprio lì che, come avrete letto nelle testimonianze dei bambini si sarebbero consumati parte degli abusi. Suor Maria Soledad Balzan “dovrebbe essere” una delle ancelle di Santa Teresa, oggi ha 25 anni, ed è venuta in Italia da 5. A metà giugno 2006 suor Soledad, che si trova a Roma, è raggiunta da un’ordinanza cautelare ed è associata al carcere di Fuorni, ma dopo pochi giorni, interrogata dal gip Roberta Zizanovich, viene trasferita agli arresti domiciliari presso l’istituto di Roma. Passa un anno e per scadenza dei termini di custodia torna in libertà. Da fonti giornalistiche sembra che la suora avesse anche tentato di TORNARE in Perù ma fu fermata appena in tempo. Quando un giorno suor Soledad fu sorpresa da una consorella mentre palpeggiava un bimbo e all’esclamazione esterrefatta della suora sul cosa stesse facendo a quel bambino, suor Soledad usò prontamente, di nuovo, quelle mani che già avevano fatto tanto male e schiaffeggiò la sorella.

    2° luogo degli abusi

    IL MURATORE, Aniello La Bruna figlio di un conosciuto e stimato artigiano del paese di Vallo indagato per gli stessi abusi sessuali che avrebbe commesso la suora. Il suo appartamento dista una decina di metri dalla materna, un seminterrato all’interno di una villetta in Via Varducci sarebbe il luogo in cui i bambini venivano portati e abusati. Questa casa è quella che viene descritta dai bambini che raccontano anche di essere stati costretti a guardare la suora Soledad mentre aveva rapporti sessuali con il muratore. In questa stessa abitazione i bambini raccontano di essere stati ripresi con una telecamere e di essere stati i soggetti di foto che nessuno mai vorrebbe per il proprio piccolo, ma non solo……

    IL FOTOGRAFO, anche lui una persona stimatissima. Come l’appartamento del muratore, anche lo studio fotografico, che è uno dei più noti della città cilentana è stato perquisito con l’intervento dei RIS. Avrebbe ripreso e fotografato i bambini con la suora e il muratore in atti sessuali.

    DUE SUORE, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, due consorelle di suor Soledad, indagate per il reato di favoreggiamento (avrebbero tentato di deviare le indagini in corso a carico della suora). Questa è l’unica nota che non mi stupisce, non sarebbe la prima volta che uomini o donne di DIO o presumibilmente di DIO si dimentichino chi è più vicino a Dio…la suora 25enne o i bambini che sono angeli interra? Se solo i bambini avessero le ali qui non tornerebbero….qui ci sono solo (o quasi) animali!!!!!

    LA TESTIMONIANZA DEI BAMBINI, il gip Lariccia che confermò l’inchiesta condotta fin dal 2006 dall’ex procuratore della Repubblica Alfredo Greco: “Bambini attendibili, perizie credibili”. Il pm chiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari lo svolgimento di un’audizione assistita dei 34 bambini che si presume siano stati vittima degli abusi. L’ascolto dei minori avviene al tribunale di Vallo in audizione assistita, tra il 22 settembre e il 13 ottobre 2006. I consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato.

    L’AVVOCATO GUGLIELMO GULLOTTA, difensore della suora: “Una sorta di psicosi collettiva, un virus tra le famiglie” questa è una delle affermazioni del noto avvocato ritenuto uno ei legali di maggiore esperienza in tema di reati contro la persona a sfondo sessuale. Alcuni dei casi che l’avvocato ha difeso sono: Alessandro Riva, condannato, Valerio Apolloni condannato, uno degli imputati nel caso giudiziario Le Bestie Di Satana…condannato.

    FRANCESCO BRUNO, noto psichiatra a cui si sono rivolti i legali della suora indagata per abusi sessuali su bimbi piccolissimi. Lo stesso psichiatra fu presente ed intervenne nel teatro Comunale di Rignano Flaminio “Paladino”nel convegno a sostegno delle maestre indagate per pedofilia, il 21 febbraio 2008. Consulente della difesa, il Professore in diverse dichiarazione: “I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro”.

    Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far accapponare la pelle……ma se fosse successo ad uno, e dico uno solo dei vostri figli, avreste pensato ugualmente a quanto è bugiardo e fantasioso vostro figlio? Io vi auguro vivamente di no…
    Poi sarei veramente curioso di sapere se lo stimatissimo Avv.Gullotta condivida l’assurdo VADEMECUM ANTE DENUNCIA di Vittorio Apolloni, (padre di Valerio Apolloni condannato per abusi in una materna) se approvi il diffondersi di questa sorta di regolamento che comprende “evitare al massimo ogni contatto fisico con i bambini, anche semplici gesti affettuosi come carezze, coccole, dare una caramella” e il divieto di raccontare fiabe ai bambini; “evitate assolutamente ogni rappresentazione di personaggi fantastici legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, Biancaneve e i sette nani, la perfida strega, Robot Pallino…
    Chiunque sia un buon genitore ama i figli e darebbe anche la vita per loro, quindi rassegnatevi, perché non c’è buon genitore che regga davanti a chi gli tocca un figlio, non si ferma, lo sbaglio lo fece quella o quelle persone che pestarono la dignità del fanciullo e neanche si rendono conto cosa hanno innescato……..

    L’articolo dal Il Mattino
    DALL’INVIATO ANTONIO MANZO Vallo della Lucania. Di tutto, di più: presunte violenze sessuali su ventisette bambini dell’asilo, foto e filmati delle violenze, drammatiche testimonianze dei bimbi, una presunta casa degli orrori dove una suora avrebbe fatto l’amore insieme ad un muratore e in presenza dei bambini. C’è tutto questo nel processo a suor Soledad, che inizia in mattinata e che nel pomeriggio si irrobustirà con il rinvio a giudizio di altri quattro imputati. Ci sarà ancora di più nel processo che farà contare, dal ventuno gennaio prossimo, cinque quattro imputati per le presunte violenze nell’asilo Paolo VI. Una sola imputata, la suora, in mattinata, altri quattro imputati che arrivano nel pomeriggio dal secondo filone dell’indagine che spacca Vallo della Lucania, la fa a fette tra innocentisti e colpevolisti. Suor Soledad, accusata di aver violentato ventisette bambini dell’asilo Paolo VI, non sarà sola sul banco degli imputati. Il meccanismo procedurale porterà ad unificare i due filoni di indagine in un solo processo. Insieme alla suora ora sono imputati anche il muratore che avrebbe avuto rapporti sessuali con lei in presenza dei bambini, e nella presunta casa dei mostri proprio come la chiamavano i bimbi, un giovane fotografo che avrebbe ripreso e fotografato atti sessuali e due consorelle della suore che avrebbero testimoniato per deviare le indaginie portare la consorella peruviana fuori dal fuoco delle accuse. La drammatica svolta del processo a suor Soledad è del tardo pomeriggio. La cronaca della giornata inizia poco dopo le dieci quando il presidente Tringali, con i giudici Bove e Di Filippo, «chiama» il processo a porte chiuse. L’imputata non c’è. Le presunte vittime, sì. La suora, arrestata prima e poi rinviata a giudizio con l’accusa di aver violentato ventisette bambini ha preferito rimanere a Roma. I genitori dei bambini che hanno denunciato le violenze sono qui, al secondo piano del palazzo di giustizia. La suora non c’è. Ma ci sono, naturalmente i suoi avvocati, Gullotta e Cannavacciuolo. Le presunte vittime sì, anche loro con gli avvocati, un lungo elenco. Al bar centrale del paese continuano a sparare contro «l’isteria delle mammine» pronte a raccontare le fantasie dei bambini e scaricarle contro la «povera» suora. Pronte, quelle mammine a creare un «contagio», con un virus peggio della febbre suina, Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad. «Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna» disse uno dei bambini nel corso dell’udienza dell’incidente probatorio che «cristallizzò» l’accusa contro la religiosa. A Vallo si oscilla in piazza tra giustizialismi preconcetti ma anche ipocrisie ad oltranza, una realtà della provincia italiana improvvisamente schiaffeggiata da una storia di ordinaria violenza sui minori. In piazza, ieri sera, la notizia del rinvio a giudizio del fotografo, figlio di un noto artigiano del paese ben voluto e stimato, è stata come l’ennesima raffica di vento gelido che non riesce, però, ancora a spazzare via gli ultimi «giapponesi» rimasti a fare la guerra per difendere il cosiddetto onore del paese. E per i quali non sono altro che fantasie quei verbali relativi all’audizione di ventisette bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, con le drammatiche testimonianze. «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito». «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere il professor Gullotta. Ma per i genitori il processo è solo l’inizio della scoperta di altre verità sconvolgenti.

    ottobre 16th, 2006 at 23:58
    Pedofilia: asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
    » by Lucignolo in: Senza categoria, Suor Soledada, Vallo della Lucania, chiesa

    di Antonio manzo«Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.
    Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.(Il Mattino)