Marinoni Enrico, diocesi di Fiesole. Ha patteggiato una pena a 2 anni e due mesi per abusi su bambini dell’azione cattolica. http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Su…e-sacro/2001669 (Fiesole)
Tag: azione cattolica
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Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…
4/11/2007 (8:30) – OFFENSIVA LEGALE DEL VATICANO
Un Perry Mason per i preti pedofiliNella foto d’archivio, parenti di ragazzini molestati da religiosi negli Usa protestano in piazza San Pietro
All’americano Lena il contenzioso sugli abusi sessuali
FILIPPO DI GIACOMO
ROMA
Sulla porta dell’ufficio che occuperà, nella segreteria di Stato vaticana, c’è già il suo nome. Si chiama Jeffrey Lena l’avvocato americano che la Santa Sede ha assunto per occuparsi del contenzioso che la oppone, in vari stati del mondo, alle vittime di abusi sessuali da parte di preti. Questa, la motivazione ufficiale. Quella ufficiosa, suggerita dai fatti recentemente accaduti anche dentro le mura leonine, appare confermata dalla collocazione dell’ufficio dell’avvocato Lena, situato a metà strada tra la sezione amministrativa e quella legale del Vaticano. Insomma, una sorta di addentellato dell’ufficio del personale e di quello disciplinare, per un problema che sembra decisamente avviarsi ad essere seriamente preso in mano. La Chiesa Cattolica è l’unica confessione cristiana ad avere un sistema di archivi completo e preciso. E dall’analisi delle cartelle dei 150 mila sacerdoti e religiosi che hanno servito la Chiesa negli Usa dagli Anni Sessanta al 1980, risulta che le accuse di pedofilia hanno colpito circa 500 persone, quindi lo 0,3% del clero e dei religiosi. Le accuse che poi sono state anche provate, fanno scendere la statistica allo 0,2%. I dati americani risultano confermati anche dallo studio incrociato condotto negli archivi di altre circoscrizioni ecclesiastiche.Tuttavia, gli stessi studi, fanno emergere una situazione più complessa sulla presenza di ministri consacrati di indole omosessuale. Quanti siano, non è dato sapere. Qualche anno fa Donald Cozzens, il rettore del seminario cattolico di Cleveland, in The Changing Face of the Priesthood, riportava tassi che oscillavano dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, suggerisce invece, probabilmente in modo più compiuto, che il tasso tra gli ordinati attualmente in servizio si attesta sotto il 20%, cioè con una percentuale da 7 a 8 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. Come sostiene Michael Rose nel suo libro Goodbye! Good Men, c’è un’attiva sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa Cattolica. Frutto, secondo molti, della confusione conseguente alla rivoluzione sessuale degli Anni 60 associata ai tumulti dottrinali e disciplinari conseguenti al Concilio Vaticano II ed alla maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società. Il tutto, in un mix che ha facilitato agli omosessuali attivi l’ammissione al sacerdozio e, non di rado, ha creato l’ambiente per la loro cooptazione ad incarichi importanti. Con le strutture vaticane ormai non in condizione, per ovvi motivi, di controllare alcuno, il compito dell’avvocato Jeffrey Lena appare importante e, probabilmente, destinato a diventare presto assai ingrato.
Così appare anche il lavoro che il cardinale Giovan Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, sta svolgendo in questo particolare momento della vita della Chiesa. Voci insistenti lo danno prossimo alla cessazione dell’incarico per un oscuro intreccio con le vicende del suo amico Antonio Fazio e di altri personaggi coinvolti in bancopoli. Un quotidiano lo aveva indicato, qualche mese fa, destinatario del fervorino che un Fiorani, appena uscito dal carcere avrebbe indirizzato a un non meglio precisato porporato: «Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io v´ho sempre dato i soldi in contanti, e tutto andava bene. Poi, quando una persona è in disgrazia non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o se sta male». La risposta del porporato sarebbe stata: «La Chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano». E Fiorani, di rimando: «Sì, è vero, è fatta di uomini, ma io sto parlando con lei, non sto parlando con un parroco di campagna».
Perché poi, notizie non pubblicate di recente tornino a circolare ogni volta che la Santa Sede deve provvedere ad una nomina importante, sembra abbastanza facile da spiegare. Ormai è chiaro che l’edizione ecclesiastica del manuale Cencelli non funziona più. E la Congregazione dei Vescovi ha ripreso a fare il proprio mestiere. Monsignor Domenico Segalini, il vero organizzatore della giornata mondiale della gioventù del 2000, conterraneo e amico del cardinale Re, è stato nominato ieri assistente generale dell’Azione Cattolica. Il Papa lo ha preferito a don Gianni Ambrosio, ruiniano, attuale assistente spirituale della Cattolica di Milano. A Palestrina, diocesi finora retta da monsignor Segalini, potrebbe essere destinato uno di quei personaggi che la regola del promoveatur ut amoveatur vorrebbe già allontanati da Roma.
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Io, molestato da don Pierino Gelmini
di Caterina Coppola
Giovedì 13 Settembre 2007Abbiamo raccolto la testimonianza di Bruno Zanin, molestato da don Gelmini. “Ci portò a casa sua. Mentre ero in bagno entrò e si rivelò per quello che era. Ero solo un ragazzino”.
È un uomo maturo, ormai, Bruno Zanin, scrittore, giornalista free lance con un passato da attore, un uomo che ha sofferto molto prima di trovare il modo di vivere con serenità il suo orientamento sessuale. Colpa di una giovenzza vissuta in tempi molto diversi da quelli odierni, forse, ma anche delle esperienze, di abusi e seduzioni devianti subite da ragazzino in un collegio salesiano.
Ma è Don Pierino Gelmini che è diventato il chiodo fisso di Bruno.
«Erano i tempi in cui la Beat Generation cominciava a confrontarsi con gli Hippies, i capelloni, come ci chiamavano allora – ci racconta Bruno -. Io ero scappato di casa e mi ritrovavo insieme agli altri ragazzi a Piazza di Spagna a Roma. Don Gelmini ai tempi si faceva chiamare “il monsignore”, e veniva a cercarci nei nostri luoghi di incontro, nei locali che erano diventati le nostre mete preferite. Ci raccontava che la Chiesa e il Vaticano erano molto vicini ai nostri ideali e che se Gesù fosse vissuto in quel tempo, sarebbe certamente stato un capellone. Era molto carismatico ed istrionico, ma la voce che allungasse le mani e che ci avesse provato con qualcuno aveva cominciato a circolare. Insomma, che fosse omosessuale si diceva già con una certa insistenza».la voce che allungasse le mani e che ci avesse provato con qualcuno aveva cominciato a circolare
Gli anni a cui si riferisce Bruno sono gli anni della contestazione, il ’68 e il 69, quelli in cui si cominciava a parlare di ‘rivoluzione sessuale’. «C’era un altro religioso che frequentavamo allora – continua Bruno -, un diacono francese che aveva una soffitta dietro Piazza Navona dove appoggiavamo i nostri zaini e, ogni tanto, dormivamo. Lui era un bravo cristiano. Aveva un orientamento omosessuale anche lui, ma nessuno si è mai lamentato di comportamenti molesti come invece avveniva con Gelmini, del quale tra l’altro, si diceva che fosse molto ricco. Parlava tanto di ideali hippy, di ritorno alle origini e alla natura, ma andava in giro in Jaguar».Nonostante siano passati molti anni da questi fatti, i ricordi di Zanin sono ancora molto limpidi.
«Successe poco tempo dopo che mi trovavo a Villa Borghese con un amico e lui si avvicinò. Non so se si ricordasse di me o se fu un caso. Cominciò a fare il simpatico e ci chiese se avessimo fame – ricorda Bruno -. Ci invitò a mangiare qualcosa in trattoria e poi, dato che era inverno e faceva molto freddo, ci portò a casa sua perché Quando capì che noi non avremmo ceduto, disse che questi erano ‘scherzi da prete’, cioè le cose che fanno i preti perché non possono andare con le donne.
potessimo farci una doccia. Mentre eravamo in bagno a lavarci, entrò e si rivelò per quello che era. Insisteva, nonostante i nostri rifiuti. Quando capì che noi non avremmo ceduto, disse che questi erano ‘scherzi da prete’, cioè le cose che fanno i preti perché non possono andare con le donne. Ci vergognammo moltissimo del suo atteggiamento. Era un uomo di 40 anni passati e noi dei ragazzini. E poi era un uomo di chiesa! E io, che avevo vissuto delle bruttissime esperienze, non li sopportavo proprio i tipi come lui, per questa loro doppiezza che li portava a predicare una cosa e fare, poi, l’opposto».Niente di nuovo, per Bruno, ma ciò nonostante una situazione sempre dolorosa e imbarazzante. L’episodio finì lì. Gelmini, stando alla testimonianza di Zanin, trovò il modo per «chiudere la cosa e togliersi il capriccio» precisa Zanin. I ragazzi però, a modo loro, si vendicarono. «Aveva la casa piena di oggetti di ogni genere: crocefissi e madonne d’oro, d’argento di tutti i tipi – racconta Bruno -, c’erano anche statue , come dire, pagane, nude. Beh, scegliemmo un crocefisso che secondo noi era d’oro e diamanti. Lo vendemmo a Porta Portese per 1.000 lire: era falso».
Continuano a passare gli anni e Bruno diventa attore (reciterà, tra l’altro, il ruolo di Titta Biondi in ‘Amarcord’ di Fellini). «Un giorno leggo sui giornali che il tal monsignor Gelmini è finito in galera con accuse pesanti e il giornalista non nasconde che ci sia stato anche qualche problema per le sue abitudini sessuali rivolte a minorenni».
Da quel momento Bruno perde le tracce di Don Gelmini. Sparito. Zanin comincia a fare i conti con sé stesso e con la sua omosessualità. «Non avevo abbandonato la ricerca di una spiritualità. Ero omosessuale? Non lo ero? La cosa non mi era chiara: avevo storie con ragazze, ma mi innamoravo anche di ragazzi e questo non lo accettavo. Le esperienze vissute in collegio mi avevano segnato, la mia sessualità era stata pervertita e violata – racconta Bruno, che su questa vicenda ha scritto un libro, ‘Nessuno dovrà saperlo’ – Non ero gayo, nel senso di gioioso, come si dice oggi. Ero, invece, disperato. Ho provato più volte il suicidio e sono stato in un ospedale psichiatrico. Ho cercato una risposta nella spiritualità ovunque potesse essere: nell’induismo, nello yoga, nella preghiera del cuore . Una volta feci un lungo pellegrinaggio a piedi fino ad una comunità religiosa di Spello, tenuta da un laico, Carlo Carretto ex presidente dell’Azione Cattolica, che si era opposto alle ingerenze della Chiesa in questioni come l’aborto e il divorzio”. Nell’ex convento umbro Bruno fu sistemato in una cella insieme ad un altro ragazzo. “Preparati”, mi dissero, “quel ragazzo ha problemi di droga” – ricorda Zanin -. “È scappato da una comunità di recupero ed è in crisi d’astinenza. Non ti farà dormire”. Quella notte non dormimmo, ma lui mi raccontò le sue esperienze. A cominciare da quella nella comunità da cui era scappato». Il centro in cui si era ritrovato quel giovane, era uno di quelli gestiti da don Gelmini.
Domani pubblicheremo la seconda parte delle confessioni di Bruno Zanin.
http://www.gay.it/channel/attualita/23397/Io-molestato-da-don-Pierino-Gelmini.html
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Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato
LANUSEI. Una valanga di attestati di solidarietà arriva da tutta Ogliastra a don Pietro Sabatini, il rettore del seminario di Lanusei coinvolto in un’inchiesta sulla pedofilia via Internet.
In attesa che il giudice Giorgio Altieri si pronunci sul delicato caso, il prossimo 20 aprile, i fedeli hanno già assolto (e con formula ampia) il sacerdote, unanimemente considerato un uomo al di sopra di ogni sospetto.
Nessuno crede che don Pietro, 45 anni e mezzo, originario di Lotzorai, sia indegno dell’abito che porta. Anzi, quelli che lo conoscono sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui, e a scommettere sulle sue doti umane e religiose. Dopo le mamme dei seminaristi, la presidentessa dell’Azione Cattolica Giulia Aresu, la comunità parrocchiale di Escalaplano, a fianco del rettore si schierano tante altre associazioni. L’elenco si apre con gli ex allievi dello seminario, scuola di formazione dei sacerdoti del futuro.
Il presidente Alberto Cannas, originario di Ulassai, esprime «piena e convinta solidarietà al carissimo don Pietro, di cui conosciamo le grandi doti umane e sacerdotali, nella certezza che presto la sua figura di sacerdote e di uomo risulterà limpida agli occhi degli uomini cosi come lo è agli occhi di Dio». Altra testimonianza preziosa per il sacerdote viene da Giorgio Cabras, medico e presidente del gruppo scout di Ussassai, affiliato all’Agesci. «Don Pietro – sostiene – è una persona eccezionale, un educatore nato. Noi genitori abbiamo totale fiducia in lui, siamo pronti ad affidargli in qualsiasi momento i nostri figli. Consideriamo don Pietro un fratello, e queste non sono frasi fatte. Per anni è stato nostro assistente spirituale, ha condiviso con noi gite ed escursioni, e mai nessuno ha visto un atteggiamento meno che corretto da parte sua.
I ragazzi lo adorano, lui è stato l’unico che è riuscito a confessarli e fargli fare la comunione, lasciandoci tutti a bocca aperta. È impossibile dubitare di una persona come don Pietro. Se ha sbagliato lo avrà fatto per ingenuità, oltre che per motivi pedagogici. Sappia che gli scout sono tutti con lui e lo aspettano a braccia aperte». Affetto, amicizia e solidarietà arrivano anche da Umberto Martinelli, presidente degli ex allievi salesiani dell’Ogliastra. «Auspichiamo che la vicenda si concluda al più presto – spiega Martinelli – e che don Pietro torni a dare il suo contributo alla nostra diocesi. Lo conosciamo come una persona seria, e dunque gli confermiamo la nostra stima».
Il gruppo di preghiera e di canto ‘Regina d’Ogliastra”, del Rinnovamento dello Spirito, esprime l’auspicio che don Pietro chiarisca la sua posizione e che dell’Ogliastra si parli per le iniziative ecclesiali, le opere di bene e la spiritualità. Infine, l’Associazione Culturale Ogliastra, che promuove il premio letterario ‘San Giorgio”, ribadisce di essere in linea «con quanto già espresso pubblicamente da monsignor Antioco Piseddu. Riaffermiamo la stima verso don Pietro – sostiene la presidentessa Anna Maria Piga – e siamo vicini alla chiesa locale e alla sua famiglia».
Tommaso Miraglia -

UN PRETE SOTTO ACCUSA ‘ ABUSO’ DELLA RAGAZZINA’
SANTA MARGHERITA – C’ è un banco, all’ ingresso della chiesa di Nostra Signora della Rosa, a Santa Margherita. In molti si fermano e firmano.
Non possono e non vogliono credere che don Pino Carpi, il loro parroco, possa avere commesso il reato di cui è accusato: abuso sessuale, per avere avuto rapporti con un’ adolescente, più o meno un paio d’ anni fa. A denunciare don Pino sono stati i genitori della ragazza, oggi maggiorenne.
L’ amicizia troppo affettuosa, secondo la ricostruzione della famiglia, sarebbe durata almeno un anno, prima di interrompersi bruscamente. E sarebbe provata, oltre che dalle testimonianze raccolte dai carabinieri, dal diario della ragazza e da una serie di lettere piuttosto compromettenti, ora sotto sequestro. Nel tardo pomeriggio di ieri, l’ avvocato della famiglia ha intanto sporto denuncia contro ignoti, impugnando un articolo del codice penale che vieta la divulgazione delle generalità o dell’ immagine di una persona offesa da atti di violenza sessuale”.
Nel mirino ci sono le ‘ malelingue’ che hanno causato il chiacchiericcio a Santa Margherita. L’ amicizia con don Pino Carpi sarebbe sbocciata durante una gita organizzata dall’ Azione Cattolica, il gruppo di cui la ragazza faceva parte. Presto le attenzioni sarebbero diventate più pressanti. Di fronte alle avances del parroco, la giovane sarebbe stata “consenziente”, secondo quanto si legge nel verbale dei carabinieri. Un particolare che però non cambia la posizione del sacerdote.
I genitori sarebbero venuti a conoscenza di questo rapporto soltanto dopo la rottura. Poi, ad agosto, la denuncia al capitano della Compagnia di Santa Margherita, Alberto Minati. Davanti a lui, la ragazza è scoppiata in lacrime. E ha raccontato. I ricordi delle sue migliori amiche e di molti parrocchiani hanno confermato la particolare simpatia che si era creata, tra il ‘ 93 e il’ 94, con don Pino. Il sacerdote, che in estate avrebbe rischiato anche l’ arresto, rimane al suo posto, e si dice sicuro che “ogni cosa verrà chiarita”.
Mentre continua il pellegrinaggio dei fedeli. Nel week end sono già state raccolte un migliaio di firme a favore del parroco. I sostenitori più irriducibili, ventuno, sono arrivati addirittura a scrivere una lettera aperta a difesa del parroco, trasformata in manifesto da affiggere nelle strade di Santa Margherita.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/29/un-prete-sotto-accusa-abuso-della.html
