Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: azione cattolica

  • La setta di Capuana, gli adepti utilizzati nei campi e come bacino di voti

    La setta di Capuana, gli adepti utilizzati nei campi e come bacino di voti

    Oltre alla pedofilia e ai presunti abusi su numerose minorenni, l’inchiesta “Dodici apostoli” apre un quadro inquietante su un altro aspetto: quello del lavoro “volontario” nei campi, delle sanzioni agli adepti e degli affari della comunità Acca di Motta Sant’Anastasia.

    Dopo l’avviso di conclusione indagini dell’operazione “Dodici apostoli” emesso dalla Procura di Catania, emergono nuovi dettagli su quello che accadeva all’interno della comunità del “santone” Piero Alfio Capuana.

    Un sistema ben organizzato di sanzioni, comminate dal santone Pietro Capuana a sua discrezione, e un’impresa dedita alla produzione di prodotti agricoli basata sul lavoro “volontario” degli adepti della comunità della chiesa di Lavina. Prima utilizzati come braccianti nei fondi agricoli di Capuana e poi, attraverso un meccanismo di persuasione psicologica, costretti ad acquistare i prodotti della terra a prezzi esorbitanti.

    E’ questo, infatti, il secondo aspetto inquietante nella vicenda che viene fuori dall’inchiesta “Dodici apostoli”. E questa potrebbe essere la seconda grande paura dell’ex deputato regionale Mimmo Rotella che, intercettato con una delle tre donne del “cenacolo”, Katia Scarpignato, confessava che oltre alla “pedofilia” a spaventarlo c’era “la questione economica”.

    La “manipolazione mentale” e le multe di Capuana
    Come spiegano gli inquirenti a CataniaToday, i fedeli oltre a lavorare nei campi di Capuana acquistavano i prodotti da loro stessi coltivati a prezzi clamorosi: secondo quanto è venuto fuori dalle indagini un uovo sarebbe costato 1 euro e 50 e un litro di vino anche 10 euro. Chi non riusciva a vendere i prodotti veniva multato anche in modo salato, in base alla disponibilità economica; una logica che faceva trasparire un vero e proprio sistema di asservimento. Anche a chi arrivava in ritardo, o chi non riusciva a portare amici e parenti alle messe di Capuana veniva applicata una sanzione pecuniaria: le cifre partivano dai 5 fino ad arrivare ai 1000 euro, in base alla discrezionalità dell’anziano santone.

    Intercettazioni: la “paura” di Mimmo Rotella
    Oltre al sistema dei “turni” delle ragazzine che, sin dalla tenera età, erano costrette a subire gli appettiti sessuali di Capuana, quello del lavoro nei campi e della possibile riduzione in schiavitù era, quindi, l’altro aspetto al vaglio degli inquirenti. Che, tuttavia, oltre ad appurare la sussistenza di una volontaria prestazione da parte degli adulti, uomini e donne, e il probabile stato di manipolazione mentale di questi ultimi, non sono potuti andare oltre. Anche a causa della dichiarazione di incostituzionalità e, quindi, alla sua successiva depenalizzazione dell’ex reato di plagio, definitavamente abolito da una sentenza della Corte costituzionale nel 1981. “Ci sono due aspetti che vengono richiamati…- spiega Rotella intercettato dopo esser venuto a conoscenza dell’indagine sulla comunità – potremmo avere la pedofilia e …l’aspetto economico….”. Ormai sicuro sull’ineluttabilità della vicenda, il politico spiegava: “Mi hanno detto anche che ci puoi levare mano…deve per forza procedere, stavolta non c’è la possibilità che si nasconde…ti ripeto non c’è niente da fare…”.

    La figura prevedeva la reclusione dai 5 ai 15 anni per chiunque sottoponesse “una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” ma la Suprema corte, in breve, ha stabilito che non esiste un metodo scientifico sicuro per accertare una subordinazione mentale di qualcuno e, per questo, è impossibile incriminare il suo presunto manipolatore. Eppure nell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente di Motta Sant’Anastasia il lavoro “volontario” nei campi e l’obbligo di acquisto dei prodotti, nonché l’accettazione di pagare multe qualora non si obbedisse alla volontà del capo, sembrano proprio effetto di un gigantesco meccanismo di manipolazione dei membri della comunità.

    La politica e il presunto “supporto” a Daniele Capuana e Mimmo Rotella
    Gli inquirenti hanno ricostruito inoltre che i membri della comunità rappresentavano un vero e propio bacino elettorale per i riferimenti politici sul territorio. In un primo momento per Daniele Capuana, figlio di Pietro, che però – stando al controllo delle apparecchiature telefoniche – avrebbe ad un certo punto troncato i rapporti con il padre, con il quale non si sentiva neanche telefonicamente. E, in secondo luogo, per Mimmo Rotella che – al contrario – come dimostrano le intercettazioni, si sarebbe adoperato attivamente una volta venuto a conoscenza dell’indagine. E, per questo, è oggi indagato per favoreggiamento insieme a Torrisi, presidente della Acca, e al sacerdote Orazio Caputo. In entrambi i casi, molte persone avrebbero raccontato ai magistrati che Pietro Capuana avrebbe chiesto di fare campagna elettorale in modo attivo. Daniele Capuana, tuttavia, non risulta coinvolto in alcun modo nell’inchiesta.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/la-setta-di-capuana-adepti-campi-e-voti-18-dicembre-2017.html

  • Inchiesta “12 Apostoli”, indagini concluse: tra indagati Mimmo Rotella

    Inchiesta “12 Apostoli”, indagini concluse: tra indagati Mimmo Rotella

    Il nome dell’ex deputato regionale, marito di una delle arrestate, compare tra le persone indagate in stato di libertà. Al centro dell’inchiesta il “santone” Alfio Capuana, che con la complicità di tre “ancelle”, avrebbe per anni abusato di minori durante riti religiosi

    CATANIA – Rapporti sessuali non come abuso, ma come purificazione compiuti da un ‘arcangelò reincarnato. Era questo il messaggio che veniva lanciato per plagiare le ragazze. Sembra la trama a tinte fosche di un thriller, sono invece i contorni di un’inchiesta della magistratura giunta alle battute finali. La Procura di Catania ha emesso infatti un avviso di conclusione indagini dell’operazione ’12 apostolì per presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica.

    Sono sette le persone raggiunte dal provvedimento, che si proclamano innocenti. Tra loro il “santone” Piero Alfio Caruana, bancario in pensione di 73 anni, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime, sostenendo che il rapporto sessuale non era un abuso, ma un atto purificatorè compiuto da un ‘arcangelò reincarnato. L’uomo è in carcere. Avviso di conclusione indagine anche per tre donne, che sono agli arresti domiciliari, ritenute delle fiancheggiatrici del ‘santonè: Katia Concetta Scarpignato, di 57 anni, Fabiola Raciti, di 55, e Rosaria Giuffrida, di 57. Le altre tre persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini sono accusate di favoreggiamento e sono indagate in stato di libertà. Sono l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmò Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, una delle tre donne arrestate dalla polizia postale di Catania; un sacerdote, padre Orazio Caputo; e l’ex presidente dell’’Associazione Cattolica Cultura ed ambiente, di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi.

    Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi. Le indagini della polizia postale di Catania furono avviate nella primavera del 2016, dopo la denuncia di una madre, una delle ‘ortodossè dell’associazione, che aveva notato come la figlia non volesse avere più contatti con il resto del gruppo. Si era insospettita e aveva scoperto una chat nel cellulare della ragazza con altre vittime delle violenze sessuali. Non tutte hanno voluto denunciare gli abusi.

    Da intercettazioni e indagini è emerso il quadro di ragazzine fragili che venivano selezionate dalle tre donne per essere “offerte” all’ “arcangelo” per la loro “purificazione”. A volte, ha sostenuto la Procura, erano le stesse madri a ‘consegnarè le figlie all’uomo. Le minorenni avevano dei ‘turnì nella casa di Capuana: pensavano a lavarlo, vestirlo, pulire la sua abitazione e a soddisfare anche le sue richieste sessuali. Le vittime sarebbero state costrette anche a sottoscrivere lettere in cui dichiaravano il loro amore per Capuana e di essere consenzienti ai rapporti sessuali. Durante alcune perquisizioni la polizia postale sequestrò documenti, comprese lettere delle minorenni e il «registro» con gli elenchi di migliaia di iscritti all’associazione. In quella occasione la Diocesi di Acireale, espresse «sconcerto e dolore per le vittime, gravemente ingannate e offese».

    http://www.lasicilia.it/news/catania/126003/inchiesta-12-apostoli-indagini-concluse-tra-indagati-mimmo-rotella.html

  • Catania. Ragazzini abusati durante riti religiosi, le madri: «E’ una purificazione». Arrestato un santone

    Catania. Ragazzini abusati durante riti religiosi, le madri: «E’ una purificazione». Arrestato un santone

    La Procura di Catania ha emesso un avviso di conclusione indagini dell’inchiesta “12 apostoli” per presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica. Sono sette le persone raggiunte dal provvedimento, che si proclamano innocenti. Tra loro il ‘santonè Piero Alfio Caruana, bancario in pensione di 73 anni, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime, sostenendo che il rapporto sessuale non era un abuso, ma un atto purificatorè compiuto da un ‘Arcangelò reincarnato.

    L’uomo è in carcere. Avviso di conclusione indagine anche per tre donne, che sono agli arresti domiciliari, ritenute delle fiancheggiatrici del ‘santonè: Katia Concetta Scarpignato, di 57 anni, Fabiola Raciti, di 55, e Rosaria Giuffrida, di 57. Le altre tre persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini sono accusate di favoreggiamento e sono indagate in stato di libertà. Sono l’ex deputato regionale, Domenico ‘Mimmò Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, una delle tre donne arrestate dalla polizia postale di Catania; un sacerdote, padre Orazio Caputo; e l’ex presidente dell«Associazione Cattolica Cultura ed ambientè, di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi.

    Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/catania_abusi_minori_riti_religiosi_arrestato_santone-3416366.html

  • “Dodici Apostoli”, tre ragazze raccontano al giudice gli abusi del “santone”

    “Dodici Apostoli”, tre ragazze raccontano al giudice gli abusi del “santone”

    L’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta che ad Aci Catena portò all’arresto di quattro persone tra cui Pietro Alfio Capuana

    Catania – È durato quasi cinque ore il primo dei tre incidenti probatori previsti in Camera di consiglio, (Gip Anna Maria Cristaldi) dell’inchiesta “I 12 Apostoli” che il 2 febbraio scorso portò all’arresto di quattro persone e che evidenziò una serie di presunti abusi sessuali compiuti ai danni di minorenni, da Pietro Alfio Capuana, 73 anni, “guida spirituale” di una comunità laica di ispirazione cattolica finito in carcere.
    Protette da un separé, sono state ascoltate tre delle quattro ragazze (parti offese, accompagnate dall’avvocato Tommaso Tamburino) i cui interrogatori erano previsti per ieri. Le tre ragazze, due delle quali oggi appena maggiorenni, un’altra ancora minorenne, hanno raccontato quanto avrebbero subito nel tempo, rispondendo alle domande del giudice, dei due rappresentanti dell’accusa (presenti il procuratore aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli) e dei difensori degli indagati, avvocati Mario Brancato e Giada Taccia. Con l’incidente probatorio (procedura che rientra ancora nella fase d’indagine) si richiede di “formare” una prova già durante la fase delle indagini preliminari (o nell’udienza preliminare) prima che queste siano concluse e che si apra il processo; prova che successivamente, ed eventualmente, verrà portata dinnanzi al giudice o al Gup.
    Massimo riserbo sui contenuti delle dichiarazioni rese ieri dalle ragazze, non sarebbero mancati però alcuni momenti delicati e di tensione, oltre che di comprensibile imbarazzo e fuori dall’aula sarebbe volato anche qualche insulto tra chi attendeva. Presente Pietro Alfio Capuana, tutt’ora detenuto e le tre donne poste dal 2 febbraio scorso, giorno degli arresti, ai domiciliari. Si tratta di Fabiola Raciti, Katia Concetta Scarpignato e Rosaria Giuffrida, quest’ultima moglie dell’ex deputato regionale Domenico “Mimmo” Rotella, coinvolto nell’inchiesta e indagato a piede libero insieme ad altre due persone: il sacerdote Orazio Caputo, accusato di avere violato il segreto del confessionale svelando l’esistenza dell’inchiesta e Salvatore Torrisi, ex presidente della congregazione “Associazione cattolica Cultura e Ambiente”. Per loro vennero richiesti gli arresti domiciliari, respinti però dal Gip. La Procura è però ricorsa a questa decisione e la settimana prossima è prevista l’udienza sul punto al tribunale del Riesame.
    http://www.lasicilia.it/news/home/118649/tre-ragazze-raccontano-al-giudice-gli-abusi-del-santone.html
  • Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

    Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

    Il racconto dettagliato dei presunti abusi subiti dalle ragazzine, i particolari disturbanti sui probabili plagi messi in atto dalle donne della Comunità di Lavina e dal suo capo, Pietro Capuana, sono il fulcro dell’inchiesta ’12 apostoli’. Le intercettazioni e i verbali delle sei vittime che hanno deciso di collaborare con la polizia, mettono in luce quella che i magistrati inquirenti indentificano come una vera e propria associazione a delinquere. Finalizzata, sostanzialmente, al soddisfacimento degli appetiti sessuali dell’anziano leader e sedicente arcangelo, ritenuto figura di contatto tra Dio e gli uomini dai cinquemila adepti dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente.

    Una ricostruzione, quella prettamente religiosa, che potrebbe di per sé bastare a spiegare la pressione psicologica sulle ragazzine, ma che tuttavia appare troppo semplicistica per comprendere a fondo l’organizzazione della comunità come una sorta di azienda, l’organizzazione scientifica dei cosiddetti “turni“, le sanzioni comminate alle famiglie. Ma soprattutto, il sequestro di una somma di denaro, 67mila euro in contanti, nell’abitazione di Rosaria Giuffrida, una dei dodici apostoli e moglie dell’ex assessore regionale Mimmo Rotella. 

    Proprio da lui, intercettato dalle forze dell’ordine, e per questo indagato per favoreggiamento, partono i dubbi sulla reale entità della faccenda. In una conversazione telefonica con Katia Scarpignato, una delle tre donne indagate, il politico rivela di essere a conoscenza dell’indagine in corso e la avverte: ”Ci sono due aspetti che vengono richiamati…potremmo avere la pedofilia e …l’aspetto economico….”, e ormai sicuro sull’ineluttabilità della vicenda, spiega: “Mi hanno detto anche che ci puoi levare mano…deve per forza procedere, stavolta non c’è la possibilità che si nasconde…ti ripeto non c’è niente da fare…”. Oltre a destare particolare inquietudine la locuzione “stavolta“, supponendo quindi che ci siano state altre volte in cui i fatti siano stati occultati, il politico parla chiaramente di un aspetto economico. Ma quale?

    Prima di rispondere a questa domanda, bisogna ricordare che oltre a essere una comunità religiosa, l’Acca è un’associazione con sede legale a Motta Sant’Anastasia, regolarmente iscritta al Registro delle imprese. Come attività principali, oltre a “favorire la crescita religiosa e spirituale dei propri membri”, l’associazione si occupa di “coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo“, “coltivazione di uva” e “coltivazione di frutti oleosi“. Insomma è attiva nella produzione e commercializzazione di uva, pomodori, olive e altro genere di frutta. Vicepresidente dell’associazione è l’ormai ex assessore di Motta Sant’Anastasia Candida Fassiolo, non indagata e ancora oggi consigliere comunale, e all’interno del consiglio direttivo è possibile leggere, tra gli altri, il nome di Rosaria Giuffrida.

    Proprio in relazione a questa sfaccettatura, per provare a capire di quali “aspetti economici” parla Rotella intercettato, si potrebbe far riferimento a una frase quasi nascosta tra i racconti degli abusi, pronunciata da una delle vittime durante un colloquio con i magistrati. La ragazza, oggi maggiorenne, parla delle motivazioni che l’hanno convinta a lasciare la comunità dicendo di essere stanca di subire le vessazioni di Pietro “gli obblighi cui ero sottoposta, e i lavori nei campi, oppure la frequenza obbligatoria della comunità”. Quella di cui si parla è solo un’ipotesi, non confermata attualmente da nessun tipo di indagine. Una cosa però è certa: a preoccupare Rotella, oltre alle questioni legate alle ragazze, sono “i soldi“.

    Ancora una volta, in un’altra occasione, parlando al telefono con Scarpignato, le spiega che a rivelargli la natura dell’indagine è stato il sacerdote cattolico Orazio Caputo, anch’egli indagato per favoreggiamento. Il prete avrebbe detto al politico che a far partire il tutto sarebbe stato un esposto in Procura: “Ho saputo…di vicende che tu puoi immaginare quali possono essere – spiega Rotella alla Scarpignato – …oltre agli effetti economici…io sono molto preoccupato“.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/inchiesta-12-apostoli-capuana-setta-pedofilia-azienda-9-agosto-2017.html

  • Abusi nella setta  Insulti alle vittime

    Abusi nella setta Insulti alle vittime

    CATANIA – Sono denigrate, offese, insultate e in alcuni casi attaccate e intimidite. E’ accaduto ad alcune delle giovanissime che hanno deciso di denunciare i fatti incresciosi, inquietanti e agghiaccianti che hanno portato all’arresto di Pietro Capuana e delle tre “apostole” Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. “Stiamo preparando un dossier con tutti i messaggi che stanno arrivando attraverso i social che consegneremo alla Procura di Catania”, spiega l’avvocato Tommaso Tamburino che assiste quattro delle vittime che con i loro racconti hanno scoperchiato un mondo di violenza, plagio e manipolazione della religiosità che durerebbe da decenni. Il tutto, inoltre, sarebbe accaduto dietro la “copertura” dell’attività della Comunità di Lavina.

    “Accanto a tantissime persone che sostengono le giovani ci sono anche coloro che difendono l’indagato – afferma l’avvocato Tamburino – e attaccano le ragazze dicendo che si sono inventate tutto allo scopo di screditare l’attività dell’Associazione. Siamo di fronte ad atti di fanatici che tentato di intimidire le ragazze che con i loro racconti hanno consentito di fare luce su quanto accadeva”, aggiunge Tamburino.

    Era un prezzo che forse qualcuno di loro immaginava potesse accadere. L’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi conta 5000 adepti e molti sono rimasti fermi e fedeli al “guru” Capuana, che si sarebbe “spacciato” per la reincarnazione dei “Tre Arcangeli”. Qualcuno adesso mormora che qualcosa di sospetto accadeva già da tempo nel “cenacolo” e anche nelle diverse residenze del papà dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana (non indagato, ndr). Nelle cinquanta pagine dell’ordinanza firmata dalla Gip Francesca Cercone si fa cenno ad altre denunce che sarebbero arrivate anche alla Curia di Acireale, quando era vescovo Monsignor Pio Vigo. Ma tutto è rimasto nel silenzio fino all’inchiesta 12 apostoli della scorsa settimana. In verità una perquisizione avviata sei mesi fa aveva fatto già presagire che qualcuno aveva “vuotato il sacco”. Le intercettazioni dipingono un quadro sconfortante di “connivenze”, di “alibi”, di “persuasioni”. Come il prete che avrebbe violato il segreto della confessione per avvertire che la congregazione era nel mirino degli inquirenti.

    Questo è un momento cruciale a livello giudiziario per l’inchiesta condotta dalla pm Laura Garufi, sotto il vigile coordinamento del procuratore aggiunto Marisa Scavo. In questi giorni si celebreranno le udienze davanti al Tribunale del Riesame dopo il ricorso dei difensori degli indagati Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato che durante l’interrogatorio di garanzia hanno sostenuto “la loro estraneità alle accuse”. L’avvocato Mario Brancato ha depositato anche un’istanza di carcerazione per Capuana anche in considerazione delle sue condizioni di salute ritenute incompatibili con la detenzione carceraria.

    I pilastri fondamentali dell’inchiesta sono i racconti dell’orrore delle giovani vittime. Le intimidazioni di questi giorni potrebbero comportare qualche passo indietro? “Le ragazze sono determinate ad andare avanti e sono pronte ad affrontare il processo”, chiosa l’avvocato Tamburino.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/08/abusi-nella-setta-i-retroscena-insulti-e-offese-alle-vittime_427860/

  • Esorcismi e abusi in nome della fede, già dagli anni ’70 sospetti sui “carismatici” di Lavina

    Esorcismi e abusi in nome della fede, già dagli anni ’70 sospetti sui “carismatici” di Lavina

    ACI BONACCORSI – Tutto nascosto e in nome di una falsa fede. L’operazione di ieri della polizia ha messo in luce un’organizzazione apparentemente legata alla chiesa ma che, nella sostanza, stando alle accuse, abusava di minori con l’alibi di doverli liberare dal male, purificandoli e avvicinandoli a Dio.

    Stando alle prime indagini, in 4 “gestivano” il gruppo criminale interno all’«Associazione Cattolica Cultura e Ambiente» di Aci Bonaccorsi (Catania). Una storia che, secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbe andata avanti per 25 anni. Spulciando, però, le pratiche criminali sarebbero iniziate molto prima.

    Il gruppo, infatti, è stato fondato sotto la guida spirituale di don Stefano Cavalli, felice di poter affiancare e supportare una comunità religiosa. Tuttavia, negli anni, qualcuno ha perso la “strada maestra”, trasformando almeno un “ramo” dell’«Associazione Cattolica Cultura e Ambiente» in altro.

    In un articolo del 28 gennaio 1978 de “La Sicilia”, a firma di Giuseppe Contarino, già alcuni sospetti erano emersi riguardo a talune pratiche che alcuni “carismatici” avrebbero svolto nel cenacolo. Tutte persone che, nonostante non avessero alcuna autorizzazione e non ricoprissero nessun ruolo ecclesiastico, avrebbero esorcizzato diversi fedeli.

    Il tutto, come è emerso anche da altri articoli di stampa, in orari non previsti e autorizzati dalla curia arcivescovile di Acireale, a cui fa riferimento la parrocchia di Lavina. Tanto che, sempre alla fine degli anni ’70, l’allora vescovo ausiliare di Acireale, monsignor Giuseppe Costanzo, aveva preso dei provvedimenti perentori, ammonendo chi cercava di effettuare le pratiche senza autorizzazione.

    In un articolo di Paolo Licciardello, infatti, sono riportate alcune sue parole: “Vi esorto a evitare tutte queste cose. Il diavolo quando c’è va scacciato, con il digiuno, con l’umiltà, con la preghiera. Non è competenza dei fedeli esorcizzare le persone”. Inoltre, tutti i fedeli e i “carismatici”, erano stati invitati a rispettare alcune regole ferree, come la durata della messa (non superiore ai 50 minuti) e la chiusura di qualunque attività entro le 22.

    Ma, oltre al mancato rispetto di alcune regole, già in tempi lontani, a destare sospetto era la numerosissima presenza di persone provenienti da altri paesi e lo scarso numero di abitanti di Aci Bonaccorsi.

    Allo stesso tempo, però, alla luce di quanto accaduto, ci si è chiesto anche cosa abbia fatto fino ad oggi la curia per evitare il perpetrarsi di certi episodi. In molti si sono succeduti a don Stefano Cavalli, ma l’associazione è rimasta sempre là, al suo posto. Nonostante in molti, tra cittadini e figure ecclesiastiche, si siano battuti affinché il cenacolo venisse chiuso.

    Sicuro è che, al tempo, nessuno avrebbe dubitato, né mai lo farà, di don Cavalli. Alcuni abitanti del paese, come Francesco (nome di invenzione a tutela della privacy, ndr), hanno sempre difeso l’immagine del parroco di Aci Bonaccorsi, pur non accettando quanto stesse accadendo: “Ricordo che da ragazzino andavo sempre in chiesa. Lui era un ottimo parroco, buono, umile e dal grande altruismo. Ha sempre cercato di fare il bene e, credo, che quando abbiano deciso di aprire l’associazione, creando un apposito spazio, fosse convinto di fare qualcosa di buono per la comunità. Ma, nel tempo, qualcuno è riuscito a fargli il “lavaggio del cervello” in nome della fede, come ha fatto con tante vittime”.

    http://www.newsicilia.it/cronaca/esorcismi-abusi-in-fede-gia-dagli-anni-70-sospetti-sui-carismatici-lavina/256064

  • Orrore nella setta religiosa  5.000 adepti, minori violentati

    Orrore nella setta religiosa 5.000 adepti, minori violentati

    CATANIA – Minorenni plagiate e violentate nella setta religiosa di Aci Bonaccorsi. L’orrore nella congregazione che raccoglie 5mila adepti in provincia di Catania era una via per “arrivare a Dio”. Le intercettazioni e i verbali delle vittime sono raccapriccianti. Il padre “spirituale” della congregazione religiosa “Associazione Cattolica Cultura ed ambiente” è Pietro Capuana, finito in manette insieme a tre “sacerdotesse”, tutte complici, secondo gli inquirenti, degli abusi sessuali. Capuana è padre dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana, mentre una delle sacerdotesse arrestate, Rosaria Giuffrida, posta ai domiciliari, è la moglie di un altro ex assessore, Domenico Rotella e nipote del fondatore della setta Padre Cavalli. Ai domiciliari anche Fabiola Raciti e Katia Concetta Scarpignato.

    Una violenza sottile e logorante, le vittime erano quasi sempre ragazzine fragili, con storie complesse alle spalle, Pietro Capuana si qualificava come “l’intermediario per arrivare a Dio” e la violenza sessuale veniva contrabbandata come via mistica per elevare lo spirito. La comunità fondata da Padre Cavalli, allievo spirituale di Padre Pio, è sotto choc, molti aderenti – contattati da Livesicilia – sostengono di non aver notato mai alcunché di strano.

    Secondo quanto emerge dalle indagini, sarebbe esistito un doppio binario, una sorta di corsia “preferenziale” all’interno della comunità riservata alle minorenni più deboli, che venivano poste alle “cure” spirituali del santone Capuana. La polizia ha iniziato a indagare dopo la denuncia della madre di una quindicenne, che ha scoperto una chat all’interno della quale la figlia commentava gli abusi subiti. Tutto avveniva all’interno di una setta organizzata in modo fortemente gerarchico, al cui vertice ci sono 12 apostoli.

    Scavando sui racconti delle vittime, gli inquirenti, coordinati dal Pm Marisa Scavo, che guida il pool dei reati contro i minori all’interno della Procura di Catania, hanno scoperto come funzionava il sistema. Il “santone” Capuana avrebbe avuto la capacità di plagiare alcune madri che affidavano le proprie figlie minorenni alle sue “attenzioni”. Grazie ad appostamenti e intercettazioni, gli investigatori della postale hanno documentato l’operato di una vera e propria “associazione per delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata”.

    Le donne finite agli arresti “si occupavano stabilmente – scrivono gli inquirenti – di reclutare le minori da sottoporre alle pratiche sessuali, vincendone le resistenze, le stesse convincevano le giovani che i rapporti con il Capuana non erano atti sessuali, bensì atti di “amore pulito” , “amore dall’alto””. Le sacerdotesse ritenute complici del santone avrebbero organizzato dei “turni – scrivono ancora gli investigatori – delle bambine presso l’abitazione dell’uomo, durante i quali le minori, oltre ad attendere alle svariate necessità dell’indagato (lavarlo, vestirlo, pulire la sua abitazione, ecc.), dovevano soddisfare anche le sue richieste sessuali, talvolta anche in gruppo”.

    Le vittime erano costrette a sottoscrivere alcune lettere in cui dichiaravano il loro amore per il Capuana, sostenendo di essere “espressamente consenzienti alle sue richieste sessuali”. Capuana avrebbe organizzato un pericoloso sistema di persuasione delle fanciulle, che quando si ribellavano, venivano accusate di “essere prive di fede in Dio e, talvolta, anche multate, con obbligo di pagamento di somme di denaro”.

    Gli inquirenti hanno sequestrato, durante le perquisizioni nell’associazione, 60mila euro in contanti. Ma gli abusi non avvenivano soltanto all’interno dell’abitazione di Capuana, i vertici della setta avevano creato un “cenacolo”, dove la comunità organizzava ritiri spirituali e il santone comunicava agli adepti di essere la reincarnazione di un Arcangelo. Secondo quanto emerso dalle indagini, gli abusi sulle minori sarebbero iniziati 25 anni fa, per continuare fino ad oggi. La magistratura, però, ha messo fine a questo orrore.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/02/orrore-nella-setta-religiosa-5-000-adepti-violenze-sessuali_427254/

  • Dettagli Abusi su minori in nome di Dio da più di 25 anni: ad Aci Bonaccorsi la comunità che plagiava le giovani. IL VIDEO

    Dettagli Abusi su minori in nome di Dio da più di 25 anni: ad Aci Bonaccorsi la comunità che plagiava le giovani. IL VIDEO

    CATANIA – Violentava minori avvalendosi della funzione religiosa e della complicità di altre tre persone, tutte donne. Per questo, dopo lunghe indagini, gli orchi sono stati arrestati.

    I riflettori sono stati accesi sulla congregazione laica, “Associazione Cattolica Cultura ed ambiente”, che si trova ad Aci Bonaccorsi in provincia di Catania. A finire nel mirino delle forze dell’ordine, come accennato, quattro personeritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata ai danni di minori.

    Si tratta di:

    • Pietro Alfio Capuana, 73 anni (portato in carcere);
    • Fabiola Raciti, 55 anni (agli arresti domiciliari); addette alla cura giovani
    • Rosaria Giuffrida, 57 anni (agli arresti domiciliari); addette alla cura giovani
    • Katia Concetta Scarpignato, 48 anni (agli arresti domiciliari).

    Ad aprire il vaso di pandora è stata la denuncia presentata dalla madre di una 15enne che, dopo avere controllato il cellulare della figlia, ha scoperto una conversazione nella quale la minorenne si confrontava con un’altra amica riguardo alle violenze che aveva subito.

    Immediata è scattata l‘“Operazione 12 apostoli”, che il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania ha eseguito, su coordinamento della Procura Distrettuale di Catania, durante la quale sono state ascoltate le testimonianze di sei persone: 3 di queste oggi sono ancora minorenni, le altre sono già donne mature.

    Proprio questa disparità nell’età anagrafica delle abusate, ha fatto dedurre agli inquirenti che gli abusi si sono perpetrati per 25 anni. Sempre con lo stesso metodo, con la stesso triviale appetito sessuale da soddisfare.

    In sostanza le piccole malcapitate venivano forzate psicologicamente sia da Capuana, sia da Raciti, Giuffrida e Scarpignato proprio per concedersi al 73enne.

    Le tre donne finite in manette accompagnavano le bambine a casa di Capuana, dove le vittime di abusi dovevano lavare il corpo dell’uomo ed anche il suo appartamento e poi soddisfare tutte le sue esigenze sessuali che spesso richiedevano il coinvolgimento di più bambine.

    Ma non è finita qui, le vittime erano costrette a sottoscrivere delle lettere in cui dichiaravano il loro amore per Capuana, affermando di essere felici delle violenze sessuali subite.

    Alle giovani non era consentito manifestare i loro dubbi. “Se non ti concedi vuol dire che non credi in Dio” – dicevano alle loro vittime le donne e Capuana. “È un momento di amore puro e incondizionato”. Queste le subdole parole con cui l’associazione è riuscita per lunghi anni ad ottenere il losco obiettivo.

    http://www.newsicilia.it/cronaca/abusi-minori-in-dio-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-comunita-plagiava-giovani/255775

  • Prete filippino colto con una 13enne in un Motel, durante l’arresto estrae una pistola

    Prete filippino colto con una 13enne in un Motel, durante l’arresto estrae una pistola

    Gli abusi sessuali che coinvolgono membri del clero non sono niente di nuovo.
    Molto è stato riportato dai giornali da decine di anni a questa parte, così tanto che il problema ha raggiunto lo stesso Vaticano. Papa Francesco, infatti, è attualmente impegnato nell’allontanare i preti colpevoli di abusi, ma ciò non significa che questa pratica sia scomparsa.

    Recentemente, un prete nelle Filippine ha provato a portare una ragazzina di 13 anni in un motel ma è stato velocemente arrestato dalla polizia.

    Il sospetto è stato identificato in Mons. Arnel Fuentes Lagarejos, un prete di 55 anni al servizio nelle parrocchie di Marikina e Rizal, nelle Filippine.

    Il prete era in contatto con un “pappone”, anche lui minorenne, che lo ha fatto incontrare con la ragazzina in questione. L’incontro è avvenuto in un supermercato a Marikinam ma la madre della tredicenne ha segnalato il piano della figlia alle autorità. Di seguito la trappola della polizia è scattata.

    Dopo aver raggiunto il motel a bordo del suo Ford Explorer, e dopo aver effettuato il check-in la polizia è piombata e lo ha arrestato. Il prete ha addirittura estratto una pistola, ma la polizia che gli era ormai vicino ha evitato risvolti ancor peggiori.

    Il prete ora si trova ad affrontare una condanna per abuso di minori e traffico umano, mentre il “magnaccia” e la ragazzina sono stati affidati ai servizi sociali.

    Stando ad un reportage di Al Jazeera le accuse di abuso sessuale nei confronti preti cattolici è in aumento nelle Filippine. Il documentario della rete televisiva mediorientale rivela anche che la prosecuzione contro questi casi è estremamente rara nel paese, che risulta essere la più grande nazione Cattolica in Asia. Alle vittime verrebbe fatta pressione e offerto denaro in cambio del loro silenzio.