Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: azione cattolica

  • Report sugli abusi: lo strano concetto di indipendenza del card. Zuppi

    Report sugli abusi: lo strano concetto di indipendenza del card. Zuppi

    ROMA-ADISTA. Con un comunicato stampa, la Cei ha annunciato, il 23 giugno, di aver «avviato il I Report sulle attività dei Servizi Regionali, dei Servizi Diocesani/Interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

    Si tratta di una delle cinque linee programmatiche di contrasto agli abusi annunciate dal presidente dei vescovi italiani card. Matteo Zuppi all’indomani dell’assemblea generale di maggio scorso, apparsa fin da subito inadeguata, per cogliere il dato quantitativo e qualitativo del fenomeno, perché in capo a una rete di servizi interna alla Chiesa e dunque non caratterizzata da quella terzietà necessaria per arrivare a una valutazione oggettiva e super partes del problema, e per l’arco temporale estremamente limitato (2020-2021) sul quale tali servizi possono avere competenza, non essendo oltretutto nemmeno distribuiti in modo omogeneo in tutte le diocesi italiane.

    Nella ricerca, che ha l’obiettivo di delineare «la realtà dei Servizi diocesani e dei Centri di ascolto, la loro diffusione e strutturazione, l’operatività ed efficacia nell’azione pastorale di formazione, prevenzione e accoglienza», saranno coinvolti «16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto», che dovranno collaborare rispondendo a «questionari specifici per ciascun ambito da compilare on line, garantendo la massima riservatezza». Dati, quelli dei centri diocesani, che secondo Zuppi (Corriere della Sera, 23/6) sarebbero assolutamente «indipendenti. A Bologna sono tutte donne, professioniste, guidate da una psichiatra. E discutiamo, sono assolutamente indipendenti». Un singolare sillogismo.

    Nessuna traccia, nel comunicato, della seconda parte dell’“indagine”, che dovrebbe avere come oggetto i dati provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede inerenti al ristretto arco temporale 2000-2021, ma di cui per ora non si parla. Nel frattempo, però, sempre sul Corriere, Zuppi spara a zero sul Rapporto francese della Commissione Sauvé, definendo «sicuri» i ben pochi dati approdati alla Cdf: «Dal 2000 abbiamo dati sicuri, quelli della Dottrina della Fede. Dati oggettivi, non proiezioni statistiche. Sulla ricerca in Francia mi hanno mandato tre inchieste di universitari che demoliscono il lavoro della commissione». Un giudizio grossolano sull’enorme lavoro di ascolto delle vittime della Commissione d’Oltralpe, durato due anni, che abbraccia un periodo di 70 anni e che ha messo all’opera personalità di alto profilo, nonché un attacco sorprendente alla Chiesa “sorella”: «“Qualitativo” significa distinguere i numeri grezzi, capire le differenze». «Facciamo una cosa seria, che ci fa più male perché riguarda noi adesso. Aiuterà anche nella prevenzione e a capire il fenomeno più vasto nella società, se non c’è pregiudizio», aggiunge Zuppi, cercando chiaramente di spostare il focus dalla Chiesa.

    Istituzione “indipendente”?

    Ma chi esaminerà ed elaborerà i dati raccolti? Qui viene il bello. Il card. Zuppi, presentando il progetto il mese scorso, aveva dichiarato che l’incarico sarebbe stato dato a due centri universitari indipendenti, competenti sulla materia, a garanzia della serietà e del rigore dell’operazione, senza peraltro specificarne l’identità «per motivi amministrativi».

    Il comunicato stampa del 23 giugno ora rivela che il compito di elaborare i dati sarà affidato a «ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding, cioè in politiche di tutela dei minori, che sono richieste a livello europeo a tutte le organizzazioni operanti con minori ai fini di garantire loro ambienti sicuri in termini di prevenzione, contrasto e protocolli di segnalazione abusi, e che rappresentano il quadro delle Linee guida della Chiesa che è in Italia del 2019». Tali ricercatori dovranno presentare una «radiografia dell’esistente», ma anche «trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia».

    La scelta di questa istituzione viene motivata con il fatto che già in passato ha svolto il ruolo di soggetto valutatore del progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna».

    Che cosa ha di “indipendente” l’Università cattolica rispetto alla Chiesa? Nulla.

    Per statuto, le università cattoliche sono regolate dal Codice di Diritto Canonico (can. 807-814), dalla Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae sulle università cattoliche (15 agosto 1990), dalle Norme applicative delle Conferenze episcopali e dagli Statuti interni di ciascuna Istituzione.

    Alcuni riferimenti giuridici: secondo il CIC, articolo 808, «Nessuna università di studi, benché effettivamente cattolica, porti il titolo ossia il nome di università cattolica, se non per consenso della competente autorità ecclesiastica»; art. 4 ex Corde Ecclesiae: le università cattoliche devono «servire a un tempo la dignità dell’uomo e la causa della Chiesa»; art. 14: «In una Università cattolica, quindi, gli ideali, gli atteggiamenti e i principi cattolici permeano e informano le attività universitarie conformemente alla natura e all’autonomia proprie di tali attività».

    Lo strettissimo legame con la Chiesa è anche sancito, ovviamente, nello Statuto della Cattolica, la quale «secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura» (art. 1). Non solo: «Allo scopo di realizzare i suoi fini istituzionali e in armonia con il magistero della Chiesa, l’Università Cattolica istituisce un Centro di Pastorale universitaria» (art. 11).

    Insomma, è più che evidente che, pur essendo una istituzione di altissimo profilo scientifico e accademico, di “indipendente” non ha proprio nulla. E qui viene a mancare quel requisito che solo sarebbe garanzia di oggettività e terzietà e di valutazioni scevre da conflitti di interessi.

    Oltretutto, la sede di Piacenza dell’Università Cattolica  – come lo stesso comunicato della CEI riporta -ha già lavorato “a fianco” della Chiesa, nel progetto SAFE, accanto a un altro istituto universitario, il CiRViS, Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza (diretto dalla professoressa Raffaella Sette), dal 2013 articolazione del Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.

    Che cosa è il progetto SAFE?

    Nel 2018, nell’ambito del Programma dell’Unione Europea “Rights, Equality and Citizenship/Justice 2018”, è stato finanziato un programma biennale (2019-2021) in tema di politiche di salvaguardia dei minori nelle organizzazioni italiane religiose e sportive, intitolato “Supporting Action to Foster Embedding of child safeguarding policies in Italian faith led organizations and sports club for children – SAFE” (grant n° 856807 – SAFE – REC-AG-2018/REC-RDAP-GBV-AG-2018), il cosiddetto Progetto SAFE. Al programma, che aveva come obiettivo la creazione di competenze per la prevenzione degli abusi su minori all’interno dell’associazionismo cattolico, partecipava un consorzio di 4 partner: oltre al suddetto CIRVIS, l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Coordinatore), il Centro Sportivo Italiano (CSI, cattolico anch’esso) e la Presidenza Nazionale Azione Cattolica Italiana. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di quasi 320mila euro, ripartiti tra i quattro partner in proporzioni diverse: più della metà alla Associazione papa Giovanni XXIII, quasi 30mila all’Università, 54mila al CSI e quasi 65mila alla presidenza nazionale dell’Azione cattolica. Data la complessità e delicatezza del Progetto – si legge sul sito dedicato – il consorzio dei Partners ha deciso di affidarne la valutazione dell’efficacia dell’impatto del medesimo rispetto alle azioni intraprese, a un’équipe multidisciplinare di docenti universitari e ricercatori  dei  Dipartimenti di Scienze della Formazione e di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza». Ecco la quadratura del cerchio.

    Il progetto SAFE, che intendeva «promuovere nella Chiesa e nella società una cultura della tutela dei minori e delle persone vulnerabili creando una struttura di comunicazione aperta e trasparente», ha formato «1.200 persone, tra singoli associati di Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione cattolica italiana, Centro sportivo italiano, e rispettivi leader locali e nazionali. Si tratta di persone che hanno dedicato tempo ed energie al riflettere su se stessi, sul proprio modo di relazionarsi con i minori all’interno dei rispettivi contesti di vita e di azione educativa e sociale, confrontandosi per costruire percorsi di tutela condivisi e trasparenti, affinando l’individuazione di fattori di rischio e fattori di protezione che possono mantenere sicuro un contesto familiare, sportivo, aggregativo, o al contrario renderlo abusante». Un progetto, dunque, su cui la Chiesa italiana ha puntato molto tant’è che Avvenire lo definisce “il progetto della Chiesa italiana” (18 maggio 2022).
    Insomma: non vi è dubbio  che queste istituzioni siano preparate e accreditate su ricerche nell’ambito degli abusi per intraprendere un’analisi dei (pochi) dati che arriveranno dai Centri di ascolto diocesani e dalla Cdf. Ma sono troppo vicine alla Chiesa.

  • CEI; La commissione indipendente, è dipendente della Cattolica

    CEI; La commissione indipendente, è dipendente della Cattolica

    È stato avviato il I Report sulle attività dei Servizi Regionali, dei Servizi Diocesani/Interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Il progetto rientra in una delle cinque linee di azione varate dalla 76ª Assemblea Generale dei Vescovi italiani del maggio scorso e volte a una più efficace prevenzione del fenomeno degli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili.

    Scopo di questa indagine, non meramente statistica, è delineare la realtà dei Servizi diocesani e dei Centri di ascolto, la loro diffusione e strutturazione, l’operatività ed efficacia nell’azione pastorale di formazione, prevenzione e accoglienza.

    Nella ricerca saranno coinvolti 16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto: saranno somministrati questionari specifici per ciascun ambito da compilare on line, garantendo la massima riservatezza. I dati raccolti verranno esaminati da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding, cioè in politiche di tutela dei minori, che sono richieste a livello europeo a tutte le organizzazioni operanti con minori ai fini di garantire loro ambienti sicuri in termini di prevenzione, contrasto e
    protocolli di segnalazione abusi, e che rappresentano il quadro delle Linee guida della Chiesa che è in Italia del 2019.

    Gli esperti avranno il compito non solo di presentare una radiografia dell’esistente, ma di trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia.

    La scelta dell’Università Cattolica si è fondata sul suo coinvolgimento come soggetto valutatore del progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna.

    Roma, 23 giugno 2022 – CEI – Tutela minori pdf

  • Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    S. Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
    Membri tutti della CEI
    e p.c.
    S. Em. Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità
    S. Em. Card. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
    S. E. Mons. Lazzaro You Heung Sik, Prefetto del Dicastero per il Clero
    S. Em. Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi

     

     

    Eminenza,
    Eminenze ed Eccellenze,

    siamo donne e uomini diversi per sensibilità e appartenenza, credenti e non credenti.

    Vi scriviamo prima di tutto come cittadine e cittadini. Perché la Chiesa è parte della società e non fuori di essa.
    Ci muove uno spirito di verità, di giustizia, di responsabilità che oggi ci fa stare davanti a voi, in piedi, in coscienza, con franchezza.
    Gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa colpiscono le persone nei loro corpi, nella loro vita, nella loro coscienza: sono violazioni dei diritti umani. Se la Chiesa non rispetta i diritti umani, non può predicare il Vangelo. Per questo l’obbedienza al Vangelo può spingere alla “disobbedienza” ogni volta che in nome della “prudenza” si rischia di diventare complici dei delitti.
    Questa lettera è rivolta a voi, ma resa pubblica perché altri e altre possano sottoscrivere la nostra richiesta e perché pubblicamente voi possiate rispondere (italychurchtoo@pec.it). Daremo conto della vostra replica nel corso della conferenza stampa che terremo il 27 maggio prossimo alle ore 11, presso la Sala stampa estera a Roma.

    CHIEDIAMO VERITÀ, GIUSTIZIA E PREVENZIONE
    Come “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo”, espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, chiediamo a voi vescovi verità e giustizia per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa, nonché misure di prevenzione perché la Chiesa riacquisti credibilità e autorevolezza.
    Consapevoli che alcuni aspetti che citeremo saranno oggetto del confronto sinodale, vogliamo focalizzarci, qui e ora, sulla realtà italiana.

    A) IN UN’OTTICA DI VERITÀ
    1) Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa.
    2) Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti. Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati.
    3) Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze.

    B) IN UN’OTTICA DI GIUSTIZIA
    4) Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa.
    5) Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità.
    6) Chiediamo che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce.
    C) IN UN’OTTICA DI PREVENZIONE:
    Consapevoli che l’ambito della prevenzione degli abusi, diretta e indiretta, implica questioni di vastissima portata – tra cui la formazione al ministero ordinato, l’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa, il ripensamento delle dinamiche della cura pastorale – che richiedono tempi di riflessione molto lunghi, nel contesto di questa lettera
    7) chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche.
    Queste richieste sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.
    Come cittadine e cittadini, vittime di abusi, battezzate e battezzati, madri, padri, educatori, professionisti, abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti.

    Nella certezza della vostra attenzione
    Coordinamento #ItalyChurchToo
    Primi firmatari:

    Francesco Zanardi – Rete L’Abuso – ECA
    Mario Caligiuri – avvocato – Rete L’Abuso
    Cristina Balestrini – Sezione Vittime e Famiglie Rete L’Abuso
    Beppe Pavan – Comunità cristiane di base
    Paola Lazzarini – Donne per la Chiesa
    Giovanna Bianchi – Donne per la Chiesa
    Agnès Théry – Donne per la Chiesa
    Michelangelo Ventura – Noi siamo Chiesa
    Vittorio Bellavite – Noi siamo Chiesa
    Angelo Cifatte – Noi siamo Chiesa
    Paola Cavallari – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne – OIVD
    Clelia Degli Esposti – OIVD
    Marzia Benazzi – OIVD
    Piera Baldelli – OIVD
    Maria Teresa Milano – OIVD
    Marco Campedelli – teologo e narratore – OIVD
    Paolo Cugini – presbitero e teologo – OIVD
    Doretta Baccarini – OIVD
    Ludovica Eugenio – giornalista – Adista
    Eletta Cucuzza – giornalista – Adista
    Giampaolo Petrucci – giornalista – Adista
    Ivana Santomo – Associazione Officina Adista
    Federico Tulli – giornalista – Left
    Federica Tourn – giornalista indipendente
    Comité de la Jupe
    Chantal Götz – Voices of Faith
    Lorita Tinelli – presidente Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP)
    Luigi Corvaglia – CeSAP – direttivo European Federation of Centres of Research and Information
    on Cults and Sects – FECRIS
    I membri dell’Organizzazione internazionale Ex Focolari – OREF
    Carlo Bolpin – presidente Associazione Esodo
    Giuseppe Deiana – Associazione Puecher
    Emanuela Provera – numeraria Opus Dei dal 1986 al 2000
    Renata Patti – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1967 al 2008
    Giuseppe Lenzi
    Piero Cappelli – giornalista e scrittore
    Francesco Antonioli – giornalista
    Federica Roselli – avvocato
    Maria Armida Nicolaci – biblista
    Mauro Concilio – educatore
    Laura Verrani – teologa
    Ugo Gianni Rosenberg – baccalaureando in Teologia
    Roberto Fiorini – responsabile rivista PretiOperai
    Antonietta Potente – religiosa domenicana e teologa
    Mauro Castagnaro – giornalista
    Francesco Peloso – giornalista vaticanista
    Giorgio Saglietti – Tempi di Fraternità
    Franco Barbero – biblista e teologo
    Giulia Lo Porto – biblista
    Gianluca Montaldi – International Association for Conciliar Theology / Concilium
    Associazione/Rivista Esodo
    Filippo Cecala – docente
    Ignace Berten OP – teologo (Belgio)
    don Paolo Scquizzato
    Livia Calani – Donne per la Chiesa
    Daniela Redolfi – Donne per la Chiesa
    Marzia Cattaneo – SAE e Donne per la Chiesa
    Marco Bisanti – giornalista
    Giuseppina Perrucci – Azione cattolica – Noi Siamo Chiesa
    Margherita*
    Laura*
    Elisa Nicolaci
    Davi Hill
    Stefania Manganelli
    Giovanni Belloni – presbitero
    Ida*
    Roberto*
    Nara Zanoli
    Stefania Rasetti
    Giuseppe Nicolaci
    Maria Caterina Cifatte – Gruppi donne Comunità di base
    Elisabetta Manfredi
    Maria Teresa Ferrari Lehnus – Donne per la Chiesa
    Eugenia Marzotti – OIVD
    Silvia Migliorati – OIVD
    Gilberto Squizzato – giornalista, regista e saggista
    Benedetto Simonelli
    Diana Maria Fabbroni
    Stefania*
    Robert Hochgruber – insegnante di religione in pensione
    Vito Mancuso – teologo
    Miriam Carrara
    Grazia Villa – avvocata
    Andreina Giovanna Clerici
    Rosalba Piazza
    Nino Vincenzi
    Giovanni Paolo Sparso
    Dea Santonico
    Giovanni Ambrosoni – Noi Siamo Chiesa
    Cristiana Gualtieri – insegnante di religione, Donne per la Chiesa
    Margherita*
    Serafina*
    Elena Turazza
    Doris Reisinger – teologa – Germania
    Carla Galetto
    Cristina Tabacchi – magistrata
    Margherita Bertinat – responsabile gruppo Sae Verona
    Selena Bellomo
    Andrea Tomassoni
    Manuela*
    Giulia Pelizzari
    Luigi Sandri
    Paola Morini – OIVD
    Ezio Lodetti
    Emma Bongiovanni
    Magdalena O. – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1988 al 2010
    Gian Paolo*
    Simona Collica
    Stefania Cingia – giornalista freelance
    Luisa Bruno – Comunità di base Viottoli Pinerolo (TO)
    Meno Sales . Comunità di base Viottoli
    Eric Boone – victime, France
    Angelo Bertucci
    Mauro Pesce – Università di Bologna
    Stefania Camarda
    Maria Luisa*
    Claudio Geymonat – giornalista – Riforma
    Giuseppe Ivan Undari – parroco
    Monica Coretti – OIVD
    Luciana Bonadio
    Mara*
    Giovanna*
    Isabelle Prost – catholique, Paris, France
    Lorenzo Detassis
    Rosanna Benassi – OIVD
    Claire Regnier Logerot – France, diocèse de Versailles
    Rosario Grillo
    Elena Limonta
    Luigi Bassis
    Cristina Castagnino
    Maria Grazia Depetris
    Augusto Cavadi – filosofo
    Etienne Lepicard
    Père Camille Rio – prete missionario in Thailandia
    Olivier Demarle – vittima delle Communauté des Béatitudes – Francia
    Antonella Bonini
    Marie-Christine Demourgues
    Maristella Giacomello
    Valentino*
    Sandra Letizia – teologa e docente I.R.C.
    Anne Mardon – vittima
    Josselin Tricou – lecturer in sociology – Institute of Social Sciences of Religions (ISSR) – University of Lausanne, Switzerland
    Ida Triolo
    Margherita Pepoli
    Alice Pascutti – Libera professionista, cattolica praticante
    Elisa Belotti, giornalista e conduttrice di Cristianə a chi?
    Armida*
    Bianca Casadei – cattolica, donna, sostenitrice dei valori del femminismo, Associazione Papa Giovanni XXIII
    Alessandro Mabellini – Azione Cattolica
    Chiara Neri
    Irene*
    Aurora Pace
    Maria Canella – studente di Teologia
    Michela*
    Daniela Thomas
    Irene Debeni – medico
    Livia De Carli
    Fabio Carrieri
    Marilena*
    Alessandra Sanasi – psicologa
    Marialuisa Cavallari
    Francesco Surfaro
    Valentina* – impiegata amministrativa
    Giuliano*
    Francesca* – studentessa
    Rosalia Mazzola
    Stefano*
    Elisabetta*
    Comunità s. Francesco Saverio in Trento
    Claudia Dall’Acqua
    Valeria Rapa
    Camilla*
    Eleonora*
    Emanuele Lorenzo Cavassa
    Alessandra*
    Giacomo Ghedini
    Fabio Bellentani
    Veronica Landi
    Mamma Gio e papà Robi Sacconago
    Maria Briannì
    Micol – mamma e segretaria
    Chiara*
    Francesca Demofonti – studentessa
    Daiana Lorenzini
    Claudia Bogneri
    Marcella Cannarozzo – Ingegnere, docente universitario, catechista, madre di famiglia
    Giorgia*
    Manuela*
    Francesca Massari
    Elena Pompa Pacchi – Fisica, cattolica praticante e catechista
    Roberta*
    Alessandra*
    Rosalia Mazzola – avvocato ecclesiastico
    Lucia Lo Porto
    Anna Benedetti
    Irene*
    Marco Marzano – sociologo – Ordinario all’Università di Bergamo
    Sara*
    Attilia Ferrari  – Mantova
    Paola Colombo
    Marina Perbellini
    Francesca Origlia
    Federico*
    Giuliano Minelli – portavoce gruppi “Per una Chiesa diversa” e “Il Gibbo”.
    Chiara Angelini
    Maurella Carbone
    Margherita Parrelli
    Letizia Menna
    Lucia Romanengo – Donne per la Chiesa
    Elisabetta Mazzola
    Edda Battigelli
    Laura Tonelli
    Piero Brogi
    Loretta D’Orsogna
    Stefano*
    Claudio*
    Antonina Vazzano
    Pietra Martorana
    Nicoló Paesano
    Giovanna Ballistreri
    Maria Paola Italia
    Giuseppina Ferrarelli
    Anna Carfora – storica della Chiesa
    Lilly Lancione
    silvia*
    Antonio Nuzzo
    Stefano Olcese – Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Tommaso Colombini

     

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    lettera Cei

    Letter to bishops

    Lettre aux eveques

    Letra a los obispos

  • Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze. Il Giudice per le indagini preliminari di Enna, Dott.ssa Luisa Maria Bruno sull’indagato: “Condivideva il letto con minori in pernottamenti antelucani”. A febbraio 2021, notificato l’avviso di garanzia [QUI]. “Padre Santo, mi rivolgo a lei come capo della Chiesa a cui credo e mi affido sempre. Mi rivolgo a lei come ultima possibilità”: una presunta vittima rappresenta a Papa Francesco in una lettera accorata le sue denunce rimaste inascoltate [QUI].

    Il ragazzo, oggi 27enne: “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”, afferma la presunta vittima, assistito dall’Avv. Eleanna Parasiliti [QUI]. Nel novembre del 2014 il giovane si confida con Mons. Pietro Spina: “Gli raccontai tutto ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre”. “Dissi a Monsignor Spina che non mi ero inventato nulla. Gli spiegai che sapevo di un prestito che lui aveva fatto a Rugolo, un prestito di 50mila euro. Speravo che capisse la confidenza che avevamo, tanto da sapere cose delicate”. A quanto pare Mons. Spina ha continuato a difendere Rugolo.

    Nell’aprile 2015, il giovane incontra un altro prete della diocesi, Mons. Vincenzo Murgano: “Mi chiese come mai non ero più andato in parrocchia, a San Giovanni. All’epoca, non sapevo se entrare in seminario, mi propose di iniziare un percorso spirituale per capire se fossi pronto. Al secondo incontro, gli confidai quanto mi era accaduto, non riuscivo a tenere quel peso dentro”. “Il monsignore mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto. Mi disse pure di non informare neanche il nuovo vescovo Gisana” [QUI].

    Mons. Rosario Gisana fu nominato da Papa Francesco Vescovo di Armeria il 27 febbraio 2014. Il 5 aprile 2014 ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella cattedrale di Piazza Armerina da Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, coconsacranti Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, suo predecessore a Piazza Armerina, e il Vescovo Paolo De Nicolò, Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Durante la stessa celebrazione ha preso possesso della diocesi. Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana, assumendone direttamente la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.

    24 marzo 2018. Al Duomo di Enna la Messa degli artisti. Don Giuseppe Rugolo intervistato da Rai Tgr: “Arte come ricerca del senso della vita”. Decine di cantanti, musicisti, attori e ballerine ai piedi del crocifisso ligneo della Chiesa Madre per animare in modo creativo una liturgia incentrata sulla Passione di Gesù [QUI].

    Estratto della lettera inviata dal ragazzo 27enne a Papa Francesco: “Nel 2018 ho presentato una denuncia scritta a Monsignor Rosario Gisana, il quale era già stato informato dai miei genitori che si erano recati da lui”. L’incontro tra i genitori e il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è avvenuto nel 2017, ma dopo l’incontro, c’è stato un nulla di fatto [QUI]. Prosegue la lettera: “Mi sono ritrovato a percorrere un inutile calvario di udienze private, interrogatori, incontri che hanno portato all’avvio di una indagine previa che ha coinvolto il Tribunale ecclesiastico di Palermo”. Dell’indagine canonica “non se ne è più saputo nulla”. I genitori del ragazzo hanno dichiarato che la Diocesi di Armerina avrebbe offerto loro tramite la Caritas dei “soldi in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio”. Il 27enne prosegue nella lettera a Papa Francesco: “Il mio dolore si è ripresentato anche quando ho visto che Don Rugolo veniva intervistato da TV2000, la tv dei vescovi, in prossimità della Pasqua”.

    Il 21 aprile 2020 Don Rugolo viene intervistato, in collegamento esterno, nella trasmissione di TV2000 “Bel tempo si spera”, condotta da Lucia Ascione. Rugolo dal novembre 2019 è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda [QUI].

    Il 21 gennaio 2021 il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è stato sentito – per ore – presso la Procura di Enna. Il presule ha dichiarato: “Nel primo incontro che avemmo, Rugolo negò, successivamente ammise qualcosa. Confessò fatti poco gravi, solo successivamente ho capito che i fatti erano gravi. Sentito il racconto della vittima, ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato tutto”.

    La severità si tradusse solo nell’inviare gli atti della blanda inchiesta del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo (TEIS) alla Congregazione per la Dottrina delle Fede, che non poté far altro che archiviare, perché formalmente il solo abuso che i giudici ecclesiastici di Palermo erano riusciti ad accertare, riguardava il periodo in cui Rugolo era seminarista. Dunque, formalmente, fuori dalla giurisdizione del dicastero della Santa Sede [QUI].

    A seguito della lettera della presunta vittima al Papa, che sarebbe stata recapitata in Vaticano, le istituzioni ecclesiastiche preposte avrebbero chiesto conto e ragione al Vescovo Gisana, il quale ha affermato che non può negare di avere avuto contatti con la Santa Sede e ha dichiarato: “Sono offeso con la Procura che avrebbe dovuto informarmi”. Riguardo ai presunti accordi economici extragiudiziali con la famiglia della vittima, Mons. Gisana risponde: “Noi non abbiamo offerto alcun risarcimento”. Ci vennero offerti dei soldi da un avvocato – hanno raccontato i genitori della presunta vittima – avremmo dovuto firmare una clausola di riservatezza”. Soldi mai accettati. A dicembre, Don Rugolo sperava di averla fatta franca – ha partecipato a un incontro di catechesi on line con il Vescovo Gisana – e di tornare presto in Sicilia, confidando ancora nel silenzio della Diocesi di Piazza Armerina [QUI e QUI].

    Codice di diritto canonico. LE CHIESE PARTICOLARI E L’AUTORITÀ IN ESSE COSTITUITA. CAPITOLO II – I VESCOVI – Articolo 2 I Vescovi diocesani. Can. 391 – §1. Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto [QUI].

    Nel febbraio del 2019, durante il vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, Papa Francesco ha ringraziato i media per il lavoro di “smascherare questi lupi e dare voce alle vittime”, avvertendo i vescovi: “La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce oggettivamente, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana viene informato dei fatti da Don Giuseppe Fausciana nel 2016. L’incontro tra il Vescovo e i genitori della vittima è avvenuto nel 2017. Mons. Gisana solo nell’agosto 2018, come indicato dal Gip Luisa Maria Bruno, incontra la presunta vittima, “il quale lo invitava — scrive il Gip — a presentare una denuncia agli organi ecclesiastici e di lì a poco avviava un’indagine previa, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo”. Un’indagine piuttosto blanda. “L’istruttoria ecclesiastica — ricostruisce il Gip — non avrebbe dato alcun esito, anche in ragione del fatto che alcuni testimoni non avevano risposto alla convocazione, così come aveva fatto lo stesso Rugolo”. Al principale indagato bastò non presentarsi, per fare cadere nel nulla la denuncia ecclesiastica [QUI].

    Da quanto finora emerso, Mons. Gisana non ha mai segnalato il “caso Rugolo” alla magistratura. “Abbiamo appreso di questo caso solo quando la vittima ha presentato una denuncia alla polizia, nel dicembre 2020 – conferma a Repubblica il Procuratore di Enna Dott. Massimo Palmeri -. E ci siamo subito attivati” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina – pur “sapendo ogni cosa” decise di traccheggiare e trasferire per due anni il prete al Nord, nell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchia, con la motivazione ufficiale che doveva terminare gli studi teologici [QUI].

    “Ho appreso dalla nota stampa congiunta della Questura e Procura della Repubblica di Enna, la notizia della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo appartenente a questa Diocesi di Piazza Armerina. Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale. Esprimo la mia vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti. Per questa ragione fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti” (Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana – Comunicato Stampa della Diocesi di Piazza Armerina, 27 aprile 2021 [QUI].

    Don Giuseppe Rugolo è nato il 23 luglio 1981 ad Enna, ordinato sacerdote il 13 aprile 2013, tuttora annoverato nel clero della Diocesi di Piazza Armerina [QUI]. Ha gestito diversi gruppi giovanili ed è l’ideatore del “Progetto 360”, associazione giovanile che nasce il 31 gennaio 2015 [QUI]. Attualmente è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda. Avrebbe compiuto atti di pedofilia da quando era seminarista. Nei confronti di Don Rugolo non risulta che siano stati adottati provvedimenti disciplinari da parte dell’autorità ecclesiastiche competenti [QUI e QUI]. La Rete L’Abuso ha scritto il 24 febbraio 2021 [QUI], che il Vescovo di Ferrara-Comacchio, “come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria. Certamente ora va verificato se Mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da Mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di Don Rugolo”.

    Parlano i ragazzi di “Progetto 360”
    Solo di recente, i ragazzi di Don Rugolo hanno trovato la forza di parlare. Sette ragazzi del suo gruppo accusano il prete arrestato: “Ci toccava spesso nelle parti intime”. Il Procuratore di Enna Massimo Palmeri ritiene che tanti altri sappiano di Don Rugolo. Lo ritiene anche il Gip Luisa Maria Bruno: “Soltanto pochi giovani hanno dimostrato una maturità sufficiente per sottrarsi alla manipolazione di cui purtroppo molti altri sono rimasti vittima” [QUI]. Sono tre le presunte vittime, minorenni al tempo dei fatti, alle quali il sacerdote ennese avrebbe indirizzato attenzioni sessuali illecite. Don Rugolo è posto agli arresti domiciliari su disposizione del Gip Luisa Maria Bruno. L’ordinanza cautelare è stata eseguita dalla polizia di Ferrara dove il prete era stato trasferito nel novembre del 2019 e le indagini erano state avviate a seguito della denuncia della presunta vittima 27enne, nel dicembre del 2020.

    Il Gip Bruno, nell’ordinanza di 44 pagine, traccia il profilo di Don Rugolo, il quale naviga notte e giorno sui siti porno a cercare “teen”, presenta “l’agire tipico della devianza sessuale caratteristica del pedofilo” [QUI]. Gli atti di violenze e libidine sono avvenuti nella parrocchia, a scuola, in sagrestia, durante il Grest estivo, approfittando dei dubbi della vittima circa l’incertezza di avere una vocazione religiosa attraverso una “subdola condotta di persuasione”, afferma il magistrato. Dal fatto sarebbe derivato alla persona offesa “un grave pregiudizio morale e psicologico” che dura fino al presente. Don Rugolo all’epoca era collaboratore canonico ed educatore del gruppo Azione Cattolica e responsabile del gruppo giovanile “360” e poi sacerdote. “Abusando di tali ruoli” molestò altri due minori dal 2015 al novembre 2019.

    Quella che emerge è l’immagine di “un soggetto dal forte carisma, una ‘prima donna’ – annota il Gip Bruno -, consapevole dell’ascendente che esercitava sui giovani”. Con loro “assumeva il ruolo di amico e consigliere riuscendo così, anche grazie al senso di soggezione indotto dall’abito talare, a manipolare il pensiero e la volontà per fini anche turpi”. Grazie alla posizione di seminarista prima, e poi quella di parroco – Don Rugolo è anche docente di scuola secondaria – aveva creato il ‘progetto 360’, concepito come centro di aggregazione e orientamento per i giovani con problemi legati all’età, “divenuto di fatto platea per la selezione di soggetti particolarmente fragili con cui instaurare particolari legami”. Testimoni riferiscono dell’abitudine del Don di “organizzare incontri con pernottamento dei partecipanti in compagnia dell’indagato”. Per quelle ore antelucane, il prete si era riservato uno stanzino separato, provvisto di letto, che condivideva con una vittima. Fuori dalla porta, a mo’ di dormitorio, tutti gli altri. Il sacerdote era “riuscito a manipolare a tal punto le menti dei giovani”, che la cosa “non aveva suscitato meraviglia o disapprovazione”. Si era insomma guadagnato la loro “complicità e il silenzio”.

    Un modus operandi, quello descritto dai giovani testimoni che “ricalca l’agire tipico della devianza sessuale caratteristico del pedofilo: una volta carpita la fiducia del minore, questi veniva costretto a instaurare un rapporto sentimentale esclusivo, venendo minacciato o subendo, per ritorsione, il distacco, la denigrazione o l’isolamento dal gruppo nel caso intendesse interrompere la relazione o stringere relazioni sentimentali con altre persone”. A provare le perversioni sessuali ci sono anche supporti informatici. Dall’analisi del computer di Don Rugolo è emerso che era solito navigare “in modo sistematico e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte” (mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi) su siti pornografici. La parola che più cercava era “teen” (adolescente in inglese). Dall’esame del materiale sequestrato sul cellulare ne deriva poi “un profilo psicologico connotato da una forte dipendenza dal sesso, a sua volta contraddistinta, oltre che da note di blasfemia, da un’evidente predilezione per i giovani adolescenti”.

    In una delle intercettazioni telefoniche, l’indagato parla con un prete “amico”. Gli confida la speranza che “una volta trascorsi dieci anni dal giorno in cui la persona offesa aveva compiuto 18 anni lui non sarebbe stato più perseguibile”. Nel dicembre 2020 i piani di Don Rugolo vanno in frantumi quando un ragazzo, oggi 27enne, lo denuncia. A gennaio 2021 i social network e i giornali locali diffondono la notizia di un prete allontanato da Enna per aver abusato sessualmente di alcuni giovani del luogo. Emerge il timore del Don 39enne di veder naufragare il suo progetto di rientrare a Enna. Infine il Gip cita “la dolorosa presa d’atto” dell’avvio dell’indagine penale nei suoi confronti, “senza traccia di pentimento alcuno”.

    All’esito delle indagini condotte, il Gip ennese dispone l’arresto dell’indagato, accogliendo la richiesta del Procuratore Massimo Palmeri e dei Sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo. La misura cautelare è motivata dal pericolo di reiterazione del reato, considerata “l’inclinazione dell’indagato a cedere alle pulsioni sessuali in maniera incondizionata. Condotte che pur avevano trovato una certa stigmatizzazione nell’indagine canonica aperta a suo carico e nel trasferimento ad altra diocesi.

    Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
    Comunicato del 10 febbraio 2021
    In merito al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina ospite a Ferrara

    In relazione al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina attualmente ospitato a Ferrara, si precisa che tale presenza è stata attentamente concordata con il suo Vescovo, e che al momento della sua venuta nel 2019 non esisteva alcun impedimento canonico, affinché potesse completare alla Facoltà teologica di Padova il curriculum universitario. Durante il periodo trascorso in Arcidiocesi non è accaduto nulla che facesse dubitare della sua condotta sacerdotale, anzi se ne è riscontrata la grande disponibilità e il diffuso apprezzamento tra coloro che lo hanno conosciuto. Per tali ragioni l’attuale indagine ha destato sorpresa e sgomento. Nonostante ciò, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ha subito provveduto a porre in atto le misure richieste in tale situazione, e si è prontamente messa a disposizione della giustizia italiana e di quella ecclesiastica, fiduciosa che l’indagine possa fare piena luce sulla vicenda, attraverso l’accertamento della verità, frutto di un cammino di ricerca autentica e della valutazione imparziale dei fatti [QUI].

    I difensori denunciano una gogna mediatica. La presunzione di innocenza disattesa. Violazione del segreto istruttorio

    “Nei confronti di don Giuseppe Rugolo si è determinata una gogna mediatica – dicono il 27 aprile 2021 gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote -, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione” [1]. I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi “di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito”.
    “Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna”. Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, “ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente”. I difensori si dicono “perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative a un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione” [2] [QUI].

    Memoriale Rugolo

    “Sono entrato in seminario nel settembre del 2006 i primi ricordi che ho di xxx. risalgono al 2008, lui era uno dei tanti ragazzi che frequentavano la parrocchia”. “Purtroppo lentamente le nostre conversazioni divennero sempre più confidenziali e infantili”. “Il nostro rapporto divenne di complicità”, scrive il Don, enumerando alcuni incontri che ebbe con il giovane, non attinenti alla vocazione, avvenuti sia prima che dopo la maggiore età della vittima. “La nostra amicizia era molto infantile, io ero molto affettuoso con lui e lui era molto affettuoso con me. Quando stavamo insieme, molto raramente, si scherzava, io gli volevo veramente bene”. Dopo il 18mo compleanno della vittima, si verificano altri episodi. Nell’ottobre 2012, “improvvisamente, per ragioni pastorali fui inviato in duomo e le nostre relazioni si allentarono”. Poi Don Rugolo apprende che xxx, ha parlato anche con altri sacerdoti.
    “Nell’ottobre 2014 fui contattato urgentemente dal mio parroco per un incontro. I genitori di xxx. erano andati ad accusarmi”. Secondo il parroco “xxx mi aveva accusato durante una lite familiare”; “io ero sconvolto, il parroco mi propose un incontro con xxx”. Durante l’incontro a tre “Io prendevo appunti – riporta il Don -, lui disse che avevamo avuto dei rapporti sessuali completi, che lo avevo traviato. Io smentii, purtroppo mi chiusi a riccio… prima che andasse via gli chiesi perché aveva fatto questo e lui non rispose”. “Dopo la mia nomina a parroco nel settembre 2018 – conclude il memoriale – nel mese di ottobre 2018 xxx ha chiesto un’udienza al vescovo, ha dato la sua versione dei fatti ma al vescovo sottolineò che non avevamo avuto rapporti completi” [QUI].

    «Comitato per don Rugolo», di cui fanno parte diverse mamme, a sostegno del sacerdote Giuseppe Rugolo, prete di Enna e che è indagato per violenza sessuale su minori [QUI].

    [1] Difesa dell’indagato e affermazione del principio della presunzione di innocenza, secondo il quale un indagato o imputato in un procedimento penale, non è considerato colpevole, sino a che non sia provato il contrario nelle sedi opportune, sino al terzo grado di giudizio, con sentenza definitiva passata in giudicato.

    La presunzione di innocenza è un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    Nel titolo della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali), la presunzione di innocenza viene definito come un principio giuridico secondo il quale un imputato non è considerato colpevole sino a che non sia provato il contrario. L’articolo 4 prescrive che “fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole”. Di presunzione di innocenza parlano anche, tra i testi internazionali o sovranazionali, gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea («Carta di Nizza»), l’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («CEDU»), l’articolo 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici («ICCPR») e l’articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

    Nella dottrina giuridica italiana il principio è declinato più propriamente come presunzione di non colpevolezza, perché il processo è il mezzo mediante il quale alla presunzione di innocenza si sostituisce quella di colpevolezza. In linea di principio non spetta all’imputato dimostrare la sua innocenza, ma è compito degli accusatori dimostrarne la colpa.

    La presunzione di innocenza non è sancita nella Costituzione Italiana, nonostante alcuni autori la rinvengano nell’articolo 27, comma 2, che recita che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. In realtà questa norma non inquadra una presunzione di innocenza o di non colpevolezza, ma un divieto di presunzione di colpevolezza. L’imputato non è assimilato al colpevole sino al momento della condanna definitiva. Secondo la Corte costituzionale, questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma esclusivamente “imputato”. Questa regola è meglio precisata nell’art. 6, comma 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale “ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”.

    L’indagato è la persona sottoposta alle indagini preliminari. L’imputato è la persona sottoposto a giudizio. Accertata la fondatezza della notizia di reato, il Pubblico ministero esercita l’azione penale chiedendo l’accertamento giurisdizionale attraverso formale imputazione. In seguito all’esercizio dell’azione penale, l’indagato assume la qualifica di imputato.

    [2] Codice di Procedura Penale, Art. 329 – Obbligo del segreto d’indagine (o investigativo). Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.

    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.

    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.

    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.

    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.

    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo

    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.

    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.

    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse”.

    Progetto “Repara” della Conferenza Episcopale Spagnola [QUI].

    Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili

  • ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    La Procura della Repubblica lancia un appello invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare.

                     La Polizia di Stato – Squadra Mobile di Enna – ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna su richiesta del Procuratore della Repubblica, dott. Massimo Palmeri, e dei Sostituti Procuratori, Dr.ssa Stefania Leonte e Dott. Orazio Longo.

                     La misura cautelare è stata applicata ad un sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, indagato per aver commesso i reati di violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica.

                     Lo scorso mese di dicembre un giovane ha chiesto aiuto agli uomini della Squadra Mobile della Questura di Enna denunciando le violenze subite ad opera di un seminarista (poi ordinato sacerdote), educatore di una associazione cattolica.

                    Gli investigatori della Polizia di Stato, ascoltati i gravissimi fatti denunciati dal ragazzo, hanno immediatamente avvisato la Procura della Repubblica che ha coordinato le complesse ed articolate indagini con Magistrati altamente specializzati in reati contro la persona.

                  Il giovane ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I Pubblici Ministeri hanno delegato ogni attività investigativa alla Squadra Mobile ennese che ha curato l’espletamento delle attività tecniche, esaminando altresì decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima.

                   Molte delle persone a conoscenza dei fatti da anni non vivono più ad Enna per motivi di studio o di lavoro e, pertanto, è stata richiesta la collaborazione delle Squadre Mobili di varie Questure d’Italia.

                 Oltre alle intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, gli uomini della Polizia di Stato hanno effettuato perquisizioni domiciliari accertamenti informatici, utili per ricercare elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale, i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare, sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica e analizzati dalla Squadra Mobile di Enna.

                In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati.

                  Nel corso delle indagini sono emersi ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale.

                 Alla luce delle numerose e concordanti risultanze emerse dalle indagini della Squadra Mobile, la Procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime.              L’appello dei Magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli Uffici della Polizia di Stato per denunciare quanto eventualmente subito.

                 A tale proposito, è opportuno ricordare che presso le Squadre Mobili delle Questure italiane prestano servizio uomini e donne specializzati in materia di reati contro la persona, pronti ad ascoltare le potenziali vittime, avvalendosi anche del supporto di psicologi specializzati.

                  Nelle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile della Questura di Enna, coadiuvato dai colleghi della Squadra Mobile della Questura di Ferrara, ha dato esecuzione alla misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna. Il sacerdote, dopo essere stato sottoposto ai rilievi foto-dattiloscopici dalla Polizia Scientifica e dopo le incombenze di rito, è stato ristretto in regime di arresti domiciliari per rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

    Comunicato stampa Squadra Mobile

  • NUOVA ZELANDA Udienza per abusi: la Chiesa cattolica ha detto alla vittima di abusi sessuali che l’abuso non era criminale, gli ha offerto $ 5000

    NUOVA ZELANDA Udienza per abusi: la Chiesa cattolica ha detto alla vittima di abusi sessuali che l’abuso non era criminale, gli ha offerto $ 5000

    Un ex studente di collegio cattolico che ha subito abusi da parte di un prete afferma che la Chiesa cattolica ha ripetutamente cercato di minimizzare i suoi abusi e negare che si trattasse di reato.

    L’ex studente, che ora ha 81 anni, ha subito abusi sessuali da padre Fred Durning nel 1953 quando era uno studente di 13 anni al St Patrick’s College di Silverstream, nell’Upper Hutt.

    Usando lo pseudonimo di signor F, questa mattina ha raccontato il suo abuso davanti a una commissione reale d’inchiesta ad Auckland, che sta tenendo udienze sugli abusi sotto la cura di istituzioni religiose.

    Durning, morto nel 1999, è stato accusato di abusi da più vittime .

    Il signor F ha detto di essere stato un grande successo al St Patrick’s, inserito nella massima corrente accademica e scelto come soprano principale nel coro del college.

    Ma dopo che Durning lo ha abusato nel suo ufficio, ha iniziato a lottare con le sue lezioni e alla fine ha abbandonato la scuola all’età di 15 anni.

    “Non mi sono sbarazzato del [suo] odore fino a quando non ho denunciato il suo attacco alla Società di Maria, 49 anni dopo”, ha detto ai commissari durante l’udienza.

    In una terribile svolta, il figlio del signor F è stato anche lui abusato sessualmente in un’altra scuola cattolica, il Chanel College di Masterton, 30 anni dopo.

    Il signor F ha presentato una denuncia per gli abusi sia suoi che di suo figlio dopo aver letto l’ardente necrologio di Durning sulla rivista cattolica, il Marist Messenger, nel 1999.

    Dopo aver chiamato la linea di assistenza della Society of Mary, ha incontrato Tim Duckworth, il provinciale per l’organizzazione cattolica, nell’agosto 2002.

    Duckworth gli disse durante la riunione che Durning aveva abusato di altri ragazzi e che gli altri sacerdoti chiamavano “Fred the Fiddler”. (Duckworth in seguito ha negato di aver fatto questi commenti.)

    Il signor F ha notato che Duckworth ha scritto il necrologio di Durning sul Marist Messenger, e nonostante fosse a conoscenza del suo passato di abusi ha descritto il sacerdote come “un uomo di profonda integrità e un sacerdote fedele”.

    Dopo la denuncia del signor F, la Society of Mary ha accettato che l’abuso si fosse verificato e ha affermato che non era necessaria un’indagine. Ha ricevuto una lettera di scuse quattro mesi dopo, che ha riconosciuto “il dolore che ha sofferto” da Durning.

    “Ho notato che la lettera non riconosceva che ciò che era accaduto fosse un abuso sessuale e stavo attento a non usare nemmeno la parola ‘abuso’”, ha detto il signor F.

    Preoccupato per la risposta della chiesa e per il fatto che gli abusi potessero ancora verificarsi, ha cercato di riesaminare il suo caso nel 2009. Ciò ha portato a riunioni con Judith McCormack e Neil Vaney, membri del Comitato per il protocollo sugli abusi sessuali della Society of Mary.

    “Quando Neil Vaney ha guardato il mio fascicolo, ha detto che non c’era motivo per cui Durning rispondesse. Ha banalizzato e minimizzato gli abusi. Ha detto che quello che mi è successo non era contro la legge”.

    Ha detto che McCormack ha perso la pazienza con lui e ha chiesto perché si stesse comportando in modo così diverso dalle altre vittime di abusi sessuali.

    “Presumo che volesse dire perché non prendi i $ 5000 [pagamento ex gratia] offerti e te ne vai.”

    Il signor F ha detto che gli è stato ripetutamente detto dalla chiesa che l’abuso sessuale non era criminale.

    Dopo la revisione, gli è stato detto che tutte le sue raccomandazioni erano state adottate dalla Società di Maria. Non gli è mai stata data una copia della recensione o delle raccomandazioni. Ha ricevuto altre brevi scuse e un’offerta “offensiva” di $ 5000.

    Il pagamento non ha tenuto conto del dolore e del danno subito, della perdita della sua istruzione e di altre opportunità di lavoro, ha detto.

    Inoltre, non poteva tornare indietro negli anni in cui credeva di essere l’unico a subire abusi. Non ha potuto parlare a nessuno degli abusi, inclusa sua moglie, fino al 1999, dopo 36 anni di matrimonio.

    Quando lo disse a sua moglie, rimase stupita che fosse ancora un cattolico praticante.

    “La chiesa a cui appartengo sono le persone”, ha risposto. “Non un prete o un fratello pedofilo.”

    https://www.nzherald.co.nz/nz/abuse-hearing-catholic-church-told-sexual-abuse-victim-that-abuse-was-not-criminal-offered-him-5000/EFZM5LGPFSSXTONWMQBMRTTP6I/?fbclid=IwAR3D_L5CBSGBPW2gnsSMakmFixov4S59uLoA_oWfNyG7XS501RQWEkVTaSk

  • Preti pedofili ; secondo le percentuali di padre Hans Zollner in Italia potrebbero esserci 750.000 vittime

    Preti pedofili ; secondo le percentuali di padre Hans Zollner in Italia potrebbero esserci 750.000 vittime

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Purtroppo il dato percentuale fornito da Zollner, stando ai risultati delle varie commissioni di inchiesta governative (l’Italia è l’unico dei paesi più industrializzati che non ha mai quantificato l’entità del fenomeno), risulta addirittura in difetto. Terremo quindi buona la percentuale che più si avvicina alla media dei dati emersi, quella del 6 %.

    In assenza di un dato ufficiale fornito da una commissione di inchiesta, che anche il Comitato per i diritti del fanciullo delle Nazioni Unite sollecita al Governo italiano, il collega irlandese Mark Vincent Healy (esperto di statistiche), sulla base dei dati percentuali forniti dalle commissioni d’inchiesta, sulla base della popolazione cattolica e sul numero dei sacerdoti, è riuscito a fornire una statistica percentuale attendibile. (vedi tabella a lato)

    Sempre sulla base della popolazione e del numero di sacerdoti (siamo il paese più popolato al mondo), ha poi quantificato il possibile numero di vittime italiane, basandosi su due rapporti, quello del dott. Richard Sipe, che afferma che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita, e quello di padre Andrew M. Greeley il quale ritiene che ci siano 50 vittime per sacerdote. (The-Nature-and-Scope-of-Sexual-Abuse-of-Minors-by-Catholic-Priests-and-Deacons-in-the-United-States-1950-2002).

    Stando al dato percentuale fornito da padre Hans Zollner, usando quello del 6% che come abbiamo detto è il dato che più si avvicina alla media, otteniamo sulla base del rapporto Greeley un numero di vittime stimate che sarebbe di 150.000 mentre, sulla base del rapporto Sipe, potremmo arrivare a 750.000.

    Sarebbe a questi punti doveroso che il Governo quantificasse anche in Italia l’entità del fenomeno.
    Francesco Zanardi

  • «Il santone abusava delle sue vittime», chiesto il processo per Capuana, Rotella, un prete e altri quattro

    «Il santone abusava delle sue vittime», chiesto il processo per Capuana, Rotella, un prete e altri quattro

    L’inchiesta Dodici Apostoli alla svolta: sotto accusa la comunità religiosa attiva nel Catanese. Il parroco avrebbe avvisato gli altri indagati dell’indagine dopo averlo appreso nel segreto della confessione

    La Procura di Catania ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati nell’inchiesta “12 apostoli” per i presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica nel Catanese.

    Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un “arcangelo” reincarnato, messaggio che veniva fatto passare tra le ragazze plagiandole. I destinatari del provvedimento si dichiarano innocenti. Tra loro il “santone” Piero Alfio Capuana, bancario in pensione di 74 anni, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime.

    Chiesto il giudizio anche di tre donne ritenute delle fiancheggiatrici del “santone”: Katia Concetta Scarpignato, di 58 anni, Fabiola Raciti, di 56, e Rosaria Giuffrida, di 58. Le altre tre persone per cui la Procura chiede il processo, ma per favoreggiamento, sono: l’ex deputato e assessore regionale, Domenico Mimmo Rotella, marito di Rosaria Giuffrida; un sacerdote, padre Orazio Caputo e l’ex presidente dell’Associazione Cattolica Cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi.

    Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime.

    La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Agata Consoli. La data dell’udienza preliminare non è stata ancora fissata.

  • Inchiesta 12 apostoli, nuova presunta vittima di abusi

    Inchiesta 12 apostoli, nuova presunta vittima di abusi

    C’è una settima presunta vittima nell’inchiesta 12 apostoli, per presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica nel Catanese. La teste è stata sentita nell’ambito di un’interrogatorio di garanzia davanti al Gip e adesso la procura di Catania ha emesso un nuovo avviso di conclusione indagini che è stato notificato la scorsa settimana dalla polizia postale. Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un «arcangelo» reincarnato. Era questo il messaggio che veniva lanciato per plagiare le ragazze, secondo la procura che ha indagato sette persone, tutte raggiunte dal provvedimento, che si proclamano innocenti. Tra loro il santone Piero Alfio Capuana, bancario in pensione di 74 anni, alla guida della comunità, che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Indagate tre donne ritenute delle fiancheggiatrici del santone: Katia Concetta Scarpignato, di 58 anni, Fabiola Raciti, di 56, e Rosaria Giuffrida, di 58. I quattro sono adesso in stato di libertà. Le altre tre persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini sono accusate di favoreggiamento: sono l’ex deputato e assessore regionale Domenico Rotella, marito di Rosaria Giuffrida; un sacerdote, padre Orazio Caputo; e l’ex presidente dell’Associazione cattolica Cultura ed ambiente, di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Agata Consoli.

    (Fonte: Ansa)

  • Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Una vittima degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico, io l’ho conosciuta. Era un amichetto, mio vicino di casa che da bambino, negli anni Settanta, frequentava la parrocchia di una Chiesa di una cittadina del basso Lazio. In quella “comunità” rimase sino ai 25 anni circa, poi, improvvisamente, la abbandonò. Il suo distacco coincise con il pensionamento di Don Angelo, il parroco che aveva guidato il suo gregge per trenta lunghi anni. Questo lo venni a sapere solo anni dopo, quando (e ne ignoro il motivo) il mio amico mi rivelò l’orrore che si portava dentro.

    Su Don Angelo circolavano strane storie. Brutte storie. Voci infamanti, sussurrate nei bar, bisbigliate tra i crocchi di sfaccendati aggreggiati nelle piazze, da genitori intimoriti negli androni dei palazzi. Con linguaggio pudico e il ricorso all’eufemismo, quasi che il nominare le cose per quel che erano suscitasse troppo orrore, in quel dilatato paesone si vociferava che Don Angelo si prendeva “certe libertà” con i bambini a lui affidati. Prove però non ve n’erano, denunce, a quel che so, mai ve ne furono, e il vecchio pastore lasciò la cura delle anime per sopravvenuta anzianità. Don Angelo lo avevo conosciuto, anche se superficialmente, e quelle maldicenze mi ferivano, e chiedevo con un certo sgomento: avevano un qualche fondamento?

    Molti anni dopo incontrai per caso il mio antico amichetto. Non faticammo a riconoscerci, malgrado gli anni ci avessero incanutito. In pochi minuti ripercorremmo le rispettive vite, indugiando sui ricordi. Lui però preferiva parlare dell’oggi, viveva e lavorava a Roma, la nostra cittadina l’aveva lasciata da anni. Ebbi la netta sensazione che rifuggisse quell’antico tempo, quando io vi tornavo battendo sulla corda della nostalgia lui distoglieva lo sguardo, sorvolava, mutava discorso. Ad un certo punto gli nominai quella parrocchia, e il suo sguardo perennemente triste s’incupì ancor di più. E allora, senza una ragione, gli sparai quella vecchia domanda che in gioventù mi aveva così a lungo arrovellato: “Senti un po’, tu che conoscevi bene Don Angelo, ma in quelle voci infamanti su di lui c’era qualcosa di vero?” Il mio amico mi fissò, gli occhi sgranati. Mi pentii subito di quella sciocca domanda, abbassai il capo, cincischiai col bicchiere sul tavolino (eravamo in un bar): non sopportavo e non capivo quel suo sguardo stravolto. Dopo qualche secondo scattò in piedi e mi disse imperioso: “Vieni, usciamo”. Lo seguii, interdetto e confuso. Fu così, passeggiando per le strade di un centro devastato dai turisti, che il mio amico mi aprì il suo cuore, come si dice in questi casi.

    Mi riversò addosso un torrente fetido di parole, che ricrearono in tutto il loro orrore fatti, scene, particolari disgustosi: il mio vecchio amico era stato sistematicamente abusato da Don Angelo, dagli otto ai dodici anni. Poi, d’improvviso, il prete aveva perso interesse per lui, per il suo corpicino, e aveva rivolto le sue luride attenzioni ad un altro bambino, più piccolo. Se per me venire a sapere queste verità fu scioccante, cosa fu per lui, mi sono poi chiesto, cosa è per i tanti, i troppi che hanno subito e subiscono tutt’ora violenze così inaudite, traumi così profondi che niente e nessuno potranno mai sanare?

    Non ci sono mezze parole: il problema della pedofilia clericale è intollerabile e va risolto alla radice. Portare alla luce immonde violenze, sensibilizzare l’opinione pubblica è soltanto il primo passo di un lungo e impervio percorso, e la notizia giunta ieri sulla costituzione a Ginevra di un nuovo organismo, l’ECA (Ending Clerical Abuse), un’associazione internazionale formata da vittime di abusi e attivisti che intendono combattere la pedofilia clericale, è certo un proficuo passo in avanti. L’ECA si propone di indicare all’opinione pubblica mondiale i vescovi accusati di aver protetto i preti pedofili e inviterà il pontefice a creare un nuovo strumento centralizzato in grado di individuare e punire i colpevoli e i loro protettori, che non di rado si annidano nelle più alte gerarchie vaticane, ad epurare i dirigenti ecclesiali coinvolti nei ripetuti scandali di abusi sessuali su minori venuti alla luce in questi anni. Perché la storia dimostra che il caso Cile, dove tutti i membri dell’episcopato hanno rimesso il proprio mandato nelle mani del papa, assumendosi di fatto la responsabilità di aver coperto i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori, è tutt’altro che un caso isolato. Per il momento, il pontefice ha accettato le dimissioni di tre vescovi: Juan Barros Madrid, Cristian Caro Cordero, Gonzalo Duarte Garcia de Cortazar. Una delle vittime del sacerdote Fernando Karadima (che ha beneficiato delle più alte protezioni), Juan Carlos Cruz, ha esultato sui social: “Comincia un nuovo giorno per la Chiesa cattolica in Cile! La banda dei vescovi delinquenti comincia a disgregarsi!”

    Non bisogna tuttavia farsi troppe illusioni. Strappare foglie marce è certo lodevole e necessario, ma il problema, evidentemente, è di natura culturale. Se le gerarchie ecclesiastiche volessero davvero estirpare alla radice il male che attraversa l’intera organizzazione cattolica, dovrebbero cercarlo all’origine, lì dove nasce e prolifera: nei seminari. Dovrebbero quindi intraprendere una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero, una sistematica rifondazione e riorganizzazione delle loro strutture, rivedere radicalmente le modalità e le psicologie con cui vengono cresciuti, addestrati e formati i loro funzionari. Perché è nelle scuole seminariali che si genera e si radica quella mentalità settaria ed elitaria, omertosa e collusiva, che può generare degli autentici mostri, individui insensibili e dalla sessualità distorta, educati nell’incrollabile convinzione di impunibilità: i giovani preti sanno bene che non saranno mai chiamati a rispondere dei delitti commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Una tale “pedagogia”, lungi dall’insegnare e diffondere un messaggio evangelico, finisce per solleticare e magnificare l’istinto egoistico e predatorio.

    La guardia su tali osceni delitti, compiuti contro vittime davvero innocenti, non dovrà mai essere abbassata, ma se non ci si convince che il problema è culturale questo antico male non verrà mai debellato.

    http://www.globalist.it/news/articolo/2018/06/12/il-racconto-del-mio-amico-d-infanzia-cosi-il-prete-pedofilo-ha-abusato-di-me-2026062.html