Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, processo al sacerdote  La prima grana per mons. Giuliani

    Pedofilia, processo al sacerdote La prima grana per mons. Giuliani

    Il neo-vescovo alle prese con il processo al sacerdote accusato di pedofilia

    LELLO VECCHIARINO

    luceraL’ultima volta che gli hanno preso a fischiare le orecchie, è stato per un caso di omonimia. Quand’era sacerdote in quel di Nola, un prete col suo stesso nome e cognome – don Giuseppe Giuliano – fu arrestato: per usura ed estorsione. Il reprobo si trovava in un paesino in provincia di Benevento, ad abitare una villa con arredi lussuosi, evidentemente acquistati con i proventi illeciti – così accertò la Guardia di Finanza – derivanti dalle estorsioni perpetrate ai danni di extracomunitari cui dava in locazione alcuni dei suoi numerosi appartamenti. Una squallida vicenda che dovette turbare non poco l’animo di quel mite sacerdote che di lì a qualche anno sarebbe diventato vescovo della diocesi Lucera-Troia. Soltanto un caso di omonimia. Nient’altro.

    E mai avrebbe potuto immaginare il nuovo presule (che ha da subito destato simpatia nella gente, tanto che non è mancato chi ha esclamato, confuso tra la folla: «Somiglia a papa Roncalli!») insediatosi a Lucera il 4 febbraio scorso, che altro squallore si sarebbe presentato ai suoi occhi, quando la telefonata di un giornalista gli ha svelato i capitoli di un brutto episodio verificatosi nella sua nuova diocesi quando a dirigerla era il suo predecessore, Domenico Cornacchia, poi trasferito a Molfetta, presso la stessa diocesi che fu di quel sant’uomo di don Tonino Bello. Al nuovo vescovo Giuseppe Giuliano hanno raccontato che in due paesini del Monti dauni – Pietra Montecorvino e Casalnuovo Monterotaro – qualche anno fa di inenarrabili turpitudini si era macchiato tale don Gianni Trotta, sacerdote della diocesi Lucera-Troia. Una storia che ora è tornata alla ribalta della cronaca perché nei giorni scorsi un’udienza del processo, che vede imputato Trotta, si è tenuta davanti a Gup di Bari.

    E’ la storia dell’Orco in clergyman, che si aggirava per quei paesini. Sacerdote di Santa Romana Chiesa, poi ridotto allo stato laicale perché macchiatosi di reati commessi altrove: insomma, svestito dell’abito talare, perché la magistratura lo aveva accusato di aver abusato di bambini tra i dieci e undici anni di età. In quei giorni maledetti Pietra Montecorvino – un paese di 2500 anime – era avvolta da una foschia di rumori, voci, sospetti e silenzi. Tanto silenzio.

    Il silenzio che si fa buio e paura, perché soltanto il pensare all’Orco fa tremare. Il silenzio di un perbenismo che non ha certezze, se non il timore dello scandalo pubblico, in questi paesi tascabili che hanno generato il villaggio globale, dove tutti sanno tutto di tutti. E in quei giorni maledetti tutti tacevano, forse per la mitezza di non voler credere, forse perché avere l’Orco in casa, incontrarlo al bar, vederlo sul campetto di calcio fa paura. Ma l’Orco è Orco, e non è come quello delle favole; mentre in quella favola paesana non c’era e non poteva esserci un lieto fine. Anche se anni prima avevano visto don Gianni (appartenente all’Ordine degli Orionini) dire messa in quelle stesse chiese dove anni prima avevano celebrato più che degni sacerdoti come don Paolo Stizzi e don Peppino Di Ruberto: parroci custoditi nella memoria non soltanto paesana. Eppure, in quei giorni maledetti, i giorni di don Gianni, quasi un nuovo microcosmo si era sovrapposto alla tranquillità del paese; un minimondo crudele e primordiale, ma viscido e fragile, come fragile era l’innocenza di quei bambini che l’Orco con la tonaca aveva violato.

    Orrore. Il materiale pedopornografico trovato in casa Trotta dagli agenti della Polizia di Stato e dai carabinieri ha turbato finanche gli animi di chi stava eseguendo la perquisizione; eppure, è gente abituata a vedere certe cose. Ma quei filmati, quelle immagini raccontavano una storia che a volerla leggere nell’ordinanza di custodia cautelare fa accapponare la pelle. L’ex sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. Episodi che risalgono al 2014 e ancor prima. Dopo essere stato ridotto allo stato laicale, continuava a spacciarsi per sacerdote e si faceva chiamare dai bambini e dai genitori ancora “don Gianni”. Nell’udienza preliminare, tenuta in questi giorni davanti al al Gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo,  l’imputato, che oggi ha 56 anni, ha chiesto ed ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. E si comincerà il 14 marzo prossimo. Giovanni Trotta, che era già stato condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale su un bambino di undici anni, è ora accusato di altri nove casi di abusi su altrettanti minorenni tra i 12 e i 13 anni che facevano parte dello stesso gruppo di giovani calciatori del primo ragazzino. E sì, perché, dopo essere stato spretato Trotta diceva in giro di essere in attesa di trasferimento ad altra destinazione, magari in una Missione in Africa, e intanto aveva ricoperto il ruolo di allenatore della locale squadra giovanile di calcio. Anche da lì fu allontanato per «Comportamenti contrari all’etica». Cosa era accaduto, di preciso? Nessuno dice di sapere, ma intanto il muro del silenzio aveva mostrato le prime crepe: i genitori di un bambino di undici anni avevano saputo e denunciato. Ora puntano il dito contro chi dirigeva la Chiesa locale: «Se avessero denunciato, loro, le malefatte dell’ex prete, altri abusi si sarebbero evitati». Il vescovo dell’epoca, Domenico Cornacchia, non vuol parlare con i giornalisti, ma si sa che dall’ex Sant’Uffizio aveva ricevuto l’ordine di non divulgare notizie sul «caso Trotta» per evitare uno scandalo. E poi fa sapere che di quel presbitero non era responsabile e che avrebbero dovuto pensarci i suoi superiori della congregazione di Don Orione.

    Benvenuti all’Inferno, e proprio nell’anno giubilare della Misericordia.

    Al nuovo vescovo, monsignor Giuseppe Giuliano, toccherà anche ricucire gli strappi prodotti nella Chiesa locale, come se non bastasse il cahier de doleance dove sono appuntati il «caso Telecattolica e i tre processi che coinvolgono anche un sacerdote», i conti economici delle Congreghe e l’abusata pratica delle lettere anonime consolidatasi sotto la gestione di Cornacchia. Il nuovo vescovo, che per la gente ha stampato in faccia la bonomia di Papa Giovanni XXIII si mostra rattristato per la vicenda del prete pedofilo, e chissà, forse gli sarà affiorato alla mente un passo del “discorso alla luna” di Papa Roncalli, pronunciato quando il futuro parroco di Nola aveva undici anni: «Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza».

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/foggia/859177/pedofilia-processo-al-sacerdote-la-prima-grana-per-mons-giuliani.html

  • “Distinto, colto”… e pedofilo. Il caso di “don Gianni” fa discutere la nazione

    “Distinto, colto”… e pedofilo. Il caso di “don Gianni” fa discutere la nazione

    È approdato su La7 il caso di Giovanni Trotta, ex parroco dei Monti Dauni (Pietramontecorvino e Casalnuovo Monterotaro) condannato a 8 anni per violenza sessuale verso un 11enne. Durante la trasmissione “Bianco e Nero” incentrata sulle cronache italiane, conduttore e ospiti hanno cercato di rispondere alla domanda: “Chi ha coperto don Giovanni?”. Eh già, perchè è emersa solo pochi giorni fa la notizia della mancata denuncia da parte della Chiesa che nel 2012 si limitò a togliere l’abito talare al 56enne non divulgando i motivi del suo allontanamento “per evitare scandalo” scrisse la Congregazione per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, nel provvedimento di dimissione dello stato clericale. Peccato però che sottacendo l’informazione, l’uomo sia tornato a colpire. Infatti, nonostante una condanna già in capo a “don Gianni”, l’ex parroco sarà nuovamente processato per presunti altri 9 casi di abusi. Nell’udienza preliminare del 7 febbraio scorso dinanzi al gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo, l’imputato ha chiesto ed ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. Trotta è ancora accusato di abusi su minorenni tra i 12 e i 13 anni che facevano parte dello stesso gruppo di giovani calciatori del primo ragazzino.

    “Bianco e Nero” ha strappato una battuta a Raimondo Giallella, sindaco di Pietramontecorvino: “Chi è stato in silenzio è complice – ha detto il primo cittadino -. Ora attendiamo che le indagini facciano piena luce”.

    Angelo Delle Donne, invece, dirigente della squadra di calcio per la quale “don Gianni” aveva lavorato, ha lasciato tutti perplessi con le sue dichiarazioni: “Una persona distinta e colta. Un amico. Certo non lo posso giustificare, assolutamente ma l’amicizia è un’altra cosa”. Inutili i tentativi di contattare l’avvocato da parte della trasmissione. Il legale di Trotta ha insistito sulla presunzione di innocenza del suo assistito evitando altre domande: “È possibile che l’avvocato di un uomo ridotto allo stato laicale e ritratto in foto hard con dei bambini possa invocare la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio?” il quesito posto dal programma di La7 in chiusura di servizio.

    Ricordiamo, infine, che la Congregazione, all’epoca guidata dal cardinale Joseph Levada, impose al vescovo che “la nuova condizione di sacerdote dimesso non doveva provocare scandalo nei fedeli. Tuttavia – aggiunse – se sussiste il pericolo di abuso per i minori l’Ordinario può divulgare il fatto”. Silenzio, quindi. In pochi in paese sapevano, in realtà, che Trotta non era più un prete. “Al funerale del padre aveva il collarino ecclesiastico” raccontano oggi. “Frequentava la chiesa, ci aveva detto che era in attesa di una nuova destinazione”. Cominciò così ad allenare la squadra giovanile. I ragazzini furono bombardati dalle sue avance eppure nessuno denunciò. Poi la dirigenza della squadra lo allontanò per “motivi etici”, senza avvisare la polizia che arriverà qualche giorno dopo su delega della pm di Bari, Filoni. È a quel punto che si aprì uno scenario definito “agghiacciante” dagli inquirenti.

    http://www.immediato.net/2017/02/14/distinto-colto-e-pedofilo-il-caso-di-don-gianni-fa-discutere-la-nazione/

  • Abusi in oratorio nel Milanese, condannati educatore e prete: “Una tela di ragno intorno al ragazzino”

    Abusi in oratorio nel Milanese, condannati educatore e prete: “Una tela di ragno intorno al ragazzino”

    di SANDRO DE RICCARDIS

    Subire abusi sessuali da un educatore dell’oratorio, chiedere aiuto a un prete e finire di nuovo in un gorgo di violenza e adescamenti. È arrivata a sentenza la triste storia del ragazzino di 15 anni che ha subito una violenza sessuale dall’educatore che frequentava il Centro giovanile salesiano della parrocchia di Arese, nel Milanese, e che aveva poi nuovamente subito le pressioni di quello che considerava “il suo padre spirituale”, un prete che in quei mesi prestava servizio coi ragazzi dell’oratorio.

    Ieri il gup Stefania Donadeo ha inflitto una pesante condanna ai due imputati, così come era stato chiesto dal pm Cristian Barilli. Il prete, don Nicolò Migliorini, 30 anni, salesiano poi sospeso dal suo ordine, ha patteggiato una pena a un anno e mezzo per pornografia minorile e adescamento. L’educatore, Paolo Malini, 31anni, che doveva rispondere di violenza sessuale, è stato condannato a quattro anni.  I due hanno anche risarcito la vittima con una somma record pari a 230mila euro, e per questo all’udienza di ieri la famiglia del giovane non era presente, avendo rinunciato alla costituzione di parte civile.

    Il religioso, avevano scritto gli avvocati Nicola Brigida e Marcello Gentili nell’esposto presentato in procura per conto della famiglia, “tesse una vera e propria tela del ragno” intorno alla vittima, che si era rivolto all’educatore per un confronto su temi legati alla sessualità. Ma l’educatore, presentatosi a casa del ragazzo, lo costringe a un rapporto sessuale. Siamo a metà 2015. La vittima, dopo qualche settimana, si rivolge al salesiano che mesi prima aveva trascorso un periodo ad Arese, e che lui considerava il “suo padre spirituale”. I due iniziano a dialogare in chat, finché il prete lo convince della normalità di quanto accaduto. “Tanto la confessione libera da ogni peccato”, avrebbe detto il salesiano al minore. Poi su Facebook, è ancora il prete a inviare diverse foto delle sue parti intime al ragazzo. A cui propone un incontro. “Organizziamo, se vuoi, una cosa a tre, da lui e quando vuoi”, scrive on line.

    Sarà un altro ragazzino, a cui la vittima inoltra le conversazioni in chat, ad allertare un altro prete della parrocchia di Arese, che informa prontamente i vertici dei Salesiani.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/11/news/pedofilia_abusi_in_oratorio_condannati_educatori_e_prete-158052080/

  • Foggia, don cacciato in gran segreto per abusi su minori diventa allenatore e ne violenta 11 baby calciatori

    Foggia, don cacciato in gran segreto per abusi su minori diventa allenatore e ne violenta 11 baby calciatori

    C’è una storia terribile a Foggia, fatta di silenzi e abusi, di un prete stupratore e pedofilo e delle giovani vite di bimbi spezzate senza pietà.

    È la vicenda che ha come orco Don Gianni.

    La storia di don Gianni
    Nel 2012, la Curia caccia in gran segreto Don Gianni Trotta per “essere colpevole di delitti con minori contro il sesto precetto del decalogo (non commettere adulterio)”, riducendolo così allo stato laicale, la pena più dura che può essere inflitta. Ma le prime denunce sono datate 2009: tre anni per arrivare a una scelta. Punito, ma non denunciato alla Procura. Un ordine del cardinale Joseph Levada, a capo della Congregazione, chiede che “la nuova condizione di sacerdote dimesso non dia candalo ai fedeli”. Quindi silenzio sulla punizione, nessuno deve sapere.

    Un ordine che è costato caro, non alla chiesa ma a dei bambini. Ora il prete si trova in carcere, condannato nell’ottobre del 2015 a otto anni di reclusione per violenza sessuale su un 11enne e per produzione di materiale pedo pornografico. Con le stesse accuse si appresta a tornare davanti al giudice per reati commessi ai danni di un’altra decina di bambini. Queste violenze si sono perpetrate dopo la pena inflitta dalla Chiesa, che ha mantenuto il segreto.

    L’arresto e la condanna
    Il 15 novembre del 2014 scatta una perquisizione grazie alla giovane sostituta procuratrice di Bari, Simona Filoni. In una denuncia infatti si legge: “C’è un signore che ha chieso a mia figlia di 11anni, su internet, le sue foto nuda”. Un investigatore dopo anni rivela su La Repubblica: “La cosa più orribile che mi era mai capitata di vedere. Filmati, dvd, foto, chat a ogni ora, solo con bambini, tutto conservato “nel soppalco a casa della madre 90enne”. I bambini nelle testimonianze lo chiamano tutti Don Gianni, l’allenatore della squadra del paese. Ebbene sì, perché dopo essere stato ridotto allo stato laicale è andato a fare il mister. E nessuno gli ha impedito di non farlo.

    E come mai? Trotta non è più prete dal 2012.

    Nessuno può saperlo, la chiesa ha “ordinato il silenzio”. Tant’è che in paese tutti lo credono ancora don: “Al funerale del padre aveva il collarino ecclesiastico”. E ancora: “Frequetava la chiesa, ci aveva detto che era in attesa di una nuova destinazione”. Sorge naturale una domanda: perché gli è stato consentito di frequentare i bambini nonostante i suoi precedenti? Dal punto di vista del diritto canonico, la sentenza della Congregazione è inattaccabile: la pena massima è stata inflitta e la legge italiana non può nulla, fanno ,notare i tecnici su La Repubblica.

    Quella squadra di bambini tempestata di avances poteva essere salvata se solo il vescovo dell’epoca, monsignor Domenico Cornacchia, lo avesse denunciato, impedendogli il ruolo di allenatore. Ovviamente Cornacchia scansa le accuse: “Ma io non sapevo nulla di Trotta”. E prosegue: “Non era un presbitero diocesano, avrebbero dovuto controllare il suo superiore generale e provinciale”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/foggia-don-cacciato-gran-segreto-abusi-su-minori-diventa-1360542.html

  • “Nostro figlio vittima dell’ex prete per colpa della Chiesa e dei suoi silenzi”

    “Nostro figlio vittima dell’ex prete per colpa della Chiesa e dei suoi silenzi”

    dal nostro inviato GIULIANO FOSCHINI

    FOGGIA – Il papà: “È difficile, forse impossibile. Avrebbero dovuto evitarlo, certo che avrebbero dovuto “. La mamma: “Non ho mai frequentato troppo la parrocchia. Ma ora mi piacerebbe incontrare papa Francesco, mi dà grande fiducia. Vorrei stringergli la mano, guardarlo negli occhi e chiedergli di fare in modo che non accada più. Nostro figlio si sarebbe potuto salvare se solo il Vaticano avesse fatto l’unica cosa giusta da fare: denunciare, avvertirci di quel pericolo”.

    Questi sono i genitori di uno dei bambini abusati da Gianni Trotta, l’ex prete foggiano accusato dalla procura di una dozzina di abusi sui minori. Le violenze sono avvenute quando l’uomo allenava una squadra di calcio di ragazzini: era già stato cacciato dalla Chiesa per fatti di pedofilia, ma la Curia non l’aveva denunciato. E così ha potuto colpire di nuovo. Per il figlio di questi signori, che aveva 11 anni al momento degli abusi, Trotta è stato condannato a otto anni di carcere. Una pena arrivata grazie anche alla determinazione di queste due persone che, assistite dall’avvocatessa Lina Fiorilli, non hanno avuto paura di chiedere giustizia. Si è appena celebrata l’udienza del nuovo procedimento che vede imputato l’uomo per altri nove casi. Soltanto una famiglia si è costituita parte civile. “Questo mi dispiace: non serve avere coraggio per denunciare chi ha rovinato la vita di tuo figlio. È la natura che ce lo chiede”.

    Signora, come avete conosciuto Gianni Trotta?
    “Don Gianni Trotta, perché nessuno sapeva in paese che non fosse più un prete. Io frequento poco la parrocchia, ma il nostro è un paese da 2.500 abitanti. Lui seguiva i bambini al catechismo. Soltanto i maschietti, però”.

    Trotta nel 2012 era stato cacciato dalla Chiesa per pedofilia. Nessuno vi aveva informato?
    “Assolutamente no. Ricordo che trovò una scusa per non celebrare il matrimonio di una sua cugina, ma tutti in paese, dove vivevano i suoi genitori anziani, erano convinti che fosse in attesa di una destinazione in Africa”.

    Come entrò in contatto con suo figlio?
    “Al campetto di calcio. Mio figlio è malato di pallone. Poco dopo gli propose di fare doposcuola da lui e io non ebbi niente da ridire: che male poteva fargli don Gianni? E invece… Noi non potevamo immaginare, ma la Chiesa sapeva tutto: perché non l’hanno denunciato? Perché gli hanno permesso di condannare a vita i nostri bambini?”.

    Lei si è data una risposta?
    “Ci ho provato. Ma non c’è nessuna giustificazione. Per questo vorrei parlare con questo Papa che mi piace, sta facendo piazza pulita. Deve imporre l’obbligo di denuncia”.

    Anche nel suo paese non ha denunciato nessuno.
    “È terribile. In tantissimi avrebbero potuto fermarlo, e invece non lo hanno fatto. E mi dispiace molto che oggi soltanto una famiglia abbia avuto il coraggio di metterci la faccia. Io appena ho capito, ho fatto di tutto. Mi hanno addirittura detto che lo facevo per soldi. Che poi, quali soldi, quello è un poveraccio, abbiamo pagato anche le spese legali. Ma è giusto così, non potevamo fare altrimenti. Qual era l’alternativa, il silenzio? Come avrei fatto a guardarmi allo specchio, la mattina? Io non ho avuto paura perché sono madre, semplicemente madre, e dovevo difendere mio figlio in tutte la maniere. E l’ho fatto nel processo, visto che prima purtroppo non abbiamo capito nulla di quello che stava succedendo. Siamo gente che lavora la terra, siamo semplici, ma conosciamo bene alcune regole: se la mela è marcia, va tolta”.

    Come sta suo figlio, adesso?
    “Va a scuola, è seguito da alcuni psicologi, le cicatrici immagino rimarranno, ma per fortuna ci sono i suoi sogni, le sue passioni, e quel pallone che non abbandona mai. Alle volte si sveglia e mi chiede: “Mamma, ma è vero che non torna più? Non è che don Gianni esce dalla galera?”. Di questo per lo meno sono sicura: può stare tranquillo, per un bel po’ di tempo don Gianni rimane lì”.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/02/08/news/_nostro_figlio_vittima_dell_ex_prete_per_colpa_della_chiesa_e_dei_suoi_silenzi_-157815537/

  • Sacerdote sotto accusa: “Adescava minorenni sul web”

    Sacerdote sotto accusa: “Adescava minorenni sul web”

    Milano, 3 febbraio 2017 – Il prete rischia il processo anche per adescamento di minori via web. Quando quel ragazzino gli chiese aiuto dopo aver subito violenza da un educatore dell’oratorio, non trovò di meglio – secondo l’accusa – che invitarlo a “chattare” con altri adolescentiche in Rete offrivano se stessi. Una vicenda torbida oggi è davanti al giudice dell’udienza preliminare e che un anno e mezzo fa sconvolse Arese. Sotto accusa c’è un educatore di un centro giovanile parrocchiale, imputato di violenza sessuale su minori e il salesiano che, insieme all’adescamento, deve difendersi anche dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    Contro di loro c’è la denuncia dei genitori della vittima, che si rivolsero alla magistratura dopo che il figlio 15enne trovò il coraggio di aprirsi con mamma e papà. E c’è la testimonianza firmata del superiore provinciale dei Salesiani, che scelse di non coprire quanto avvenuto, ma raccolse dai protagonisti degli episodi una sorta di confessione messa per iscritto. E poi i risultati dell’indagine condotta dal pm Cristian Barilli, inclusa la consulenza tecnica su cellulare e pc degli imputati. Il ragazzo frequentava da sempre l’oratorio. Su suggerimento di un amico si rivolse a un educatore 30enne per confrontarsi sui temi della sessualità. Stando alla Procura, una mattina l’educatore approfittò di un’indisposizione che aveva tenuto il ragazzino lontano da scuola e andò a trovarlo a casa sua in assenza dei genitori abusando di lui. E quando Marco (nome di fantasia) si confidò con un sacerdote, anche lui 30enne, diventato per lui una sorta di padre spirituale, il don avrebbe cercato di persuaderlo della “normalità” di quanto aveva dovuto subire. E, dopo avergli chiesto l’amicizia su Facebook, gli avrebbe rivolto inviti a partecipare a incontri a sfondo sessuale anche con altre persone, e infine chiesto e ottenuto dal ragazzo un reciproco scambio di foto delle parti intime.

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/minorenni-web-1.2866053

  • La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

    La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

    Per l’ex sacerdote e allenatore di calcio la storia non è ancora finita. Possibile nuovo processo a carico di Giovanni Trotta, 55enne già condannato per pedofilia e violenze nei confronti di minorenni. Ci sarebbero altri 9 presunti casi di abusi sui quali l’uomo dovrà rispondere davanti al giudice in un’aula di tribunale. Appuntamento con l’udienza preliminare il prossimo 7 febbraio al cospetto del gup Roberto Oliveri Del Castillo.

    È l’ennesima mazzata per Trotta, già condannato alla pena di 8 anni di reclusione e al pagamento di 64mila euro di multa. L’ex sacerdote ed ex allenatore di una scuola calcio giovanile di Pietramontecorvino, era accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un 11enne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono agli anni 2013 e 2014, commessi a Pietra ma anche a Casalnuovo Monterotaro.

    La sentenza era stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato in cui i genitori della giovane vittima si erano costituiti parte civile ottenendo dal giudice il risarcimento danni con provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro. Il gup aveva inoltre condannato Trotta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dagli uffici attinenti la tutela dei minori, da qualunque incarico nelle scuole e da ogni ufficio pubblico o privato frequentato da minori.

    I FATTI

    Abuso su minori, ben sette adescati in chat e cinque finiti letteralmente nella sua rete e convinti, in alcuni casi, a seguirlo in abitazione per avere rapporti. Fatti commessi ai danni di G.A (classe 2002), D.N. (classe 2002), F.A. (classe 2001), C.G. (classe 2001) e T.G. (classe 2002). Con l’accusa di violenza sessuale, adescamento di minori, pornografia minorile e divulgazione di materiale pedopornografico, agenti del compartimento della polizia postale di Bari notificarono in carcere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 55enne Giovanni Trotta, ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012, già detenuto dall’aprile 2015. L’uomo fu arrestato per presunti abusi sessuali commessi nei confronti di un 11enne.

    I fatti contestati, commessi a Pietramontecorvino, risalgono al 2014, epoca in cui l’indagato era già stato ridotto allo stato laicale e aveva cominciato a fare l’allenatore di una squadra di calcio. Per Trotta scattò subito l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti dei cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché docente di lezioni private. Per lui anche l’accusa di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, “che distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori, – spiegò la Procura di Bari – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”.

    Trotta adescò due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook. Le vittime erano tutte di sesso maschile tranne la minorenne “utilizzata dall’arrestato – spiegò la Procura – al fine di ottenere materiale pedopornografico da spendere come esca con i bambini di sesso maschile di cui abusava e che si erano dimostrati più restii a recarsi presso la sua abitazione; dimostrando fintamente interesse per i soggetti di sesso femminile, infatti, Trotta riuscì a convincere anche i minori più diffidenti a recarsi presso la sua abitazione ed a perpetrare i suoi turpi crimini contro l’infanzia”.

    Il materiale sequestrato a don Giovanni Trotta venne definito “agghiacciante” per i contenuti sia delle foto che delle chat con le piccole vittime. Trotta, che si faceva chiamare “don Gianni” e che nascondeva alle famiglie di non essere più sacerdote, abusava di minori che venivano affidati alla sua custodia. L’uomo, infatti, impartiva lezioni private ed era conosciuto nell’ambiente sportivo quale allenatore di una Società di Calcio per minori che, a novembre 2014, prima della perquisizione domiciliare disposta dalla Procura, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi e ai valori cui la società si ispira”, pur non presentando nessuna denuncia nei suoi confronti.

    A quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a computer, telefoni e macchine fotografiche sequestrati durante la perquisizione, “don Gianni” aveva continui dialoghi in chat con i minori di cui poi abusava, tutti incentrati sulla pornografia: alle vittime l’ex sacerdote avrebbe chiesto di inviare foto e a sua volta avrebbe inviato immagini che lo raffiguravano nudo, sul letto. Aveva anche “comprato” il silenzio di un bambino con la promessa che lo avrebbe aiutato a diventare un bravo calciatore oppure un modello.

    I REATI COMMESSI A CASA SUA

    Don Giovanni Trotta consumava gli abusi sessuali all’interno della sua abitazione, luogo in cui i minori si recavano per il doposcuola. Qui l’uomo, abusando delle loro condizioni di inferiorità fisica e psichica e forte dell’ascendente che aveva sui bambini, li induceva a compiere e subire atti sessuali, consumati singolarmente o in gruppo; induzione che rafforzava millantando la sua qualità di sacerdote, facendosi chiamare Don Gianni, nonché con la promessa di farli giocare al computer e a vari giochi, oppure sfruttando il social network Facebook, sul quale si accreditava come “amico degli amici“, inviando loro migliaia di chat, quasi tutte dal contenuto erotico e pedopornografico.

    I VIDEO PEDOPORNOGRAFICI

    Poi li costringeva a produrre materiale pedopornografico, che veniva realizzato, con continue sollecitazioni, all’interno della abitazione dell’uomo, su un soppalco, attraverso rappresentazioni di pornografia minorile prodotte mediante lo sfruttamento sessuale dei minori, effettuate con il telefono cellulare, con una fotocamera digitale o prodotte, su sua richiesta, dagli stessi minori. I video venivano distribuiti e divulgati dall’ex sacerdote sia alle stesse vittime, con l’unico scopo di metterle in competizione tra di loro e di insinuare in loro curiosità di natura sessuale, sia ad altri soggetti, tutti minorenni.

    LE FOTO SHOCK

    Analoghi contenuti avevano le chat con le quali intratteneva costanti dialoghi con i minori di cui poi abusava, nonché con i minori che adescava in rete, con dialoghi tutti dal contenuto pornografico e pedopornografico, avviati nonostante fosse consapevole dell’età delle vittime, cui chiedeva di inviare foto degli organi genitali ed alle quali mandava fotografie che lo raffiguravano nudo, sul letto, con l’organo genitale in erezione.

    IL PROVVEDIMENTO DELLA CHIESA

    L’arrestato riusciva a carpire la fiducia dei minori e la loro buona fede, oltre che la fiducia dei loro genitori, perché forte del suo ruolo di sacerdote, non avendo mai rivelato di essere stato ridotto allo stato laicale con provvedimento adottato dalla Congregatio Pro Doctrina Fidei Prot. N. 5/200 del 16 marzo 2012 per ragioni connesse alla commissione di delicta contra sextum Decalogi praeceptum cum minoribus con il quale era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali, nonché perché conosciuto nell’ambiente sportivo, quale allenatore della ‘Società Calcio Pietramontecorvino’, costituita da minori tutti in età prepuberale e perché si proponeva quale insegnante di doposcuola dei bambini di cui poi abusava.

    L’ALLONTANAMENTO DALLA SOCIETÀ DI CALCIO

    L’11 novembre 2014 la società calcistica dei Monti Dauni, prima della perquisizione domiciliare disposta il 21 dello stesso mese, lo allontanava per “comportamenti contrari ai principi ed ai valori cui la società si ispira“, senza però sporgere alcuna denuncia.

    LA FRAGILITÀ DEI BAMBINI

    Tutti i bambini brutalizzati da don Giovanni Trotta hanno riferito di aver riposto nell’uomo grande fiducia, costituendo per loro, in ragione del ruolo e della età, un valido punto di riferimento. L’arrestato ha approfittato invece della loro ingenuità, connessa all’età e della loro fragilità affettiva, in quanto alcuni di loro erano figli di genitori separati o con problematiche familiari ed, in un caso, appena rimasti orfani di padre. Tutte circostanze ben note all’arrestato.

    FOTO E CONVERSAZIONI AGGHIACCHIANTI

    Il materiale acquisito dal Compartimento Polizia Postale di Bari nel corso della perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Bari, che ha portato al sequestro di computer, telefoni e macchine fotografiche, è risultato agghiacciante per i suoi contenuti, sia in relazione alle foto prodotte, che ai contenuti delle chat inviate dall’ex religioso.

    La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

  • Bari, ex sacerdote indagato per abusi su 9 ragazzini: era già stato condannato a 8 anni per pedofilia

    Bari, ex sacerdote indagato per abusi su 9 ragazzini: era già stato condannato a 8 anni per pedofilia

    Il 56enne Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una squadra di calcio giovanile, già condannato in primo grado a otto anni di carcere per violenza sessuale su un 11enne, rischia un nuovo processo per altri nove presunti casi di abusi nei confronti di altrettanti minorenni. L’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla pm barese Simona Filoni comincerà il prossimo 7 febbraio dinanzi al gup Roberto Oliveri Del Castillo.

    Trotta, in carcere dall’aprile 2015 per la prima vicenda e destinatario di una seconda ordinanza d’arresto nel luglio scorso per le nuove accuse, risponde di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, adescamento di minori. I fatti contestati, tutti avvenuti in provincia di Foggia, risalgono al 2014.

    In particolare Trotta risponde dei reati di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni, affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché di loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    E’ inoltre accusato di pornografia minorile
    e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, che “distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori – si legge nell’imputazione – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”. Risponde infine di adescamento di due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/01/27/news/bari_violenza_sessuale-157008403/

  • Chiesa e pedofilia: tolleranza zero, favola o realtà?

    Chiesa e pedofilia: tolleranza zero, favola o realtà?

    L’associazione Il piccolo Davide scrive a papa Francesco e chiede: Lei è indignato per le barbarie commesse dai preti o per il danno d’immagine giustamente subito dalla Chiesa?

    di Alberto Senatore*

    Spett.Le Pontefice,

    sono Alberto Senatore, presidente de ” il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana (SA), un’associazione nata nel 2010, a seguito dello scandalo sulla pedofilia clericale, un dramma esistente da sempre, emerso o, peggio ancora, esploso in tutta la sua brutalità, alla fine dell’ultimo decennio. Ho letto con molta attenzione la Sua ultima lettera inviata ai vescovi in occasione della Festa dei Santi Innocenti.

    Alcune delle Sue affermazione hanno attirato la mia attenzione:

    –    La Chiesa “piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia e il dolore dei minori che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Peccato che ci fa vergognare”.

    –    “Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità. Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e a nostra volta piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere.

    –   Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito”.

    A tale riguardo, Le presento alcune perplessità maturate all’interno dell’associazione, a seguito di un’attenta riflessione ed una profonda analisi delle dichiarazioni sopra riportate. Lei scrive: “la Chiesa piange… perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri”, ma, dopo aver ascoltato le testimonianze delle vittime e dopo aver preso visione degli atti giudiziari, in cui veniva sistematicamente accertata, denunciata e condannata, la decennale omertà delle gerarchie cattoliche, non sarebbe più appropriato e giusto, che Lei invitasse la Chiesa a piangere perché “nonostante conoscesse i peccati che venivano commessi da alcuni dei suoi membri”, invece di fermarli, e denunciarli alle autorità competenti, li ha coperti e protetti?

    Lei giustamente afferma: “Questo peccato ci fa vergognare”. Ma la vergogna a cui Lei fa riferimento, è una conseguenza delle barbarie commesse dai sacerdoti o deriva dal danno d’immagine che la Chiesa ha giustamente subito ? Lei continua dicendo: “Chiediamo perdono e piangiamo il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere”. Con queste semplici parole, dall’alto dell’autorità che Le appartiene, Lei ha confermato e legittimato le sentenze dei giudici che, sia in Italia che nel mondo, hanno indagato e condannato l’omertà dei vertici della Chiesa cattolica. Lei conclude scrivendo: Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito”.

    Queste parole mi hanno ricordato un’affermazione del Suo predecessore, Papa Benedetto XVI all’indomani della diffusione in Irlanda del rapporto Murphy, un’indagine sugli abusi sessuali, fisici ed emotivi, all’interno della Chiesa irlandese. Dopo nove anni l’inchiesta accertò oltre 14.000 vittime di abusi e violenze sui minori, praticati da sacerdoti ed esponenti del clero cattolico. In quella tragica circostanza, Papa Ratzinger dichiarò: ” la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi”. Correva l’anno 2010, quando Benedetto XVI, travolto dallo scandalo, prometteva strategie efficaci contro la pedofilia clericale, affinché tali vergognosi eventi non si ripetessero. Sono passati sei anni da quelle promesse e le cronache continuano a dar notizie di bambini che vengono abusati dai sacerdoti, ultima in ordine di tempo, la denuncia presentata da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, alla Procura della Repubblica di Verona, riguardante Don Nicola Corradi, un pedofilo recidivo che, sia in Italia che all’estero, abusava di bambini sordomuti. La situazione è si migliorata, ma non di molto, i bambini continuano ad essere violentati dai cosiddetti uomini di Dio. Questo significa che la Chiesa ancora non è riuscita a trovare quelle strategie efficaci per contrastare e debellare la pedofilia clericale, e se le ha trovate, non è riuscita ad applicarle.

    Come è possibile questo? Che cosa non ha funzionato? Perché gli abusi continuano ? Queste erano le domande che si affollavano nella mia mente, domande che hanno trovato risposta quando ho confrontato le Sue recenti dichiarazioni con quelle del Suo emerito predecessore. Papa Ratzinger definì gli abusi “tali vergognosi eventi”, minimizzando in questo modo l’atrocità di quelle violenze, forse non realizzò appieno la gravità di quegli atti bestiali, probabilmente non percepì l’entità del dramma che si stava consumando. Lei invece, ha dato la giusta definizione della pedofilia clericale, “tali crimini”. Crimini, questa è la definizione precisa degli abusi sessuali sui minori, commessi dai sacerdoti. Lei non avrebbe potuto utilizzare una parola più appropriata, che potesse esprimere appieno la crudeltà, la cattiveria, la disumanità, la meschinità, la malvagità, che l’abuso sessuale comporta. Ma a questo punto la riflessione nasce spontanea: se l’abuso sessuale sui minori è un crimine, di conseguenza chi lo commette è un criminale, a prescindere dalla sua professione, dal colore della pelle, dalla nazionalità, dalla posizione sociale o dalla sua religione. Se chi abusa dei bambini è un criminale, bisogna perseguirlo come un criminale. Per fermare i crimini bisogna individuare ed arrestare i criminali e i loro complici; per debellare la pedofilia all’interno della Chiesa, bisogna usare la stessa strategia, individuare ed arrestare i preti pedofili e i loro complici.

    Per farlo è indispensabile la piena collaborazione con gli organi inquirenti, anche a costo di cambiare o modificare qualche ordinamento interno. A mio modesto parere questa è l’unica tolleranza zero; qualsiasi altra strategia, che non preveda la perseguibilità del sacerdote pedofilo in quanto criminale, non è altro che la solita tolleranza. Nella speranza di aver, anche se in piccola parte, contribuito alla battaglia contro la pedofilia, cordialmente La saluto

    *Presidente associazione Il piccolo Davide

    http://www.globalist.it/news/articolo/210955/chiesa-e-pedofilia-tolleranza-zero-favola-o-realt.html

  • Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

    Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

    Il cambio di rotta voluto da Ratzinger non sembra andare al di là dell’annuncio. Al di là del Tevere cardinali vicini a Bergoglio hanno coperto sacerdoti accusati di abusi su minori. Pride Online ne ha parlato con Emiliano Fittipaldi, autore di “Lussuria”