Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le Filippine devono porre fine all’impunità per gli abusi sessuali del clero

    Le Filippine devono porre fine all’impunità per gli abusi sessuali del clero

    Sacerdoti e vescovi come tutti possono essere peccatori e devono essere ritenuti responsabili di crimini contro i bambini

    La protezione dei bambini dai danni, e in particolare dagli abusi sessuali, è la prima responsabilità di ogni genitore e di ogni adulto, in particolare di coloro che hanno responsabilità morali e legali nella Chiesa e nello Stato.

    Un presunto prete stupratore di bambini, Karole Reward Ubina Israel, 29 anni, di Solana, Cagayan, è stato arrestato lo scorso ottobre e, si spera, sarà accusato di abusi sessuali su minori in tribunale. La vittima bambina aveva 15 anni quando sarebbe stata abusata per la prima volta da lui. Il sacerdote è stato sospeso dalla sua diocesi subito dopo l’arresto.

    Il processo sta procedendo con il pubblico ministero che ha deciso di inviare le accuse di stupro al tribunale, ma l’avvocato di Israele ha chiesto un riesame, una normale azione legale.

    La prima serie di accuse si basava sul fatto che era stato arrestato per aver abusato di un bambino. L’accusa di seduzione di minorenne lo ha messo immediatamente in carcere. L’imputato ha chiesto al tribunale la libertà su cauzione e l’ha ottenuta.

    Siamo in attesa della decisione del pubblico ministero sulle accuse di stupro. Tali accuse non sono depositabili e dovrà tornare in prigione, a meno che non scappi all’estero.

    Secondo la testimonianza della vittima minorenne, questo prete di Cagayan ha filmato più volte gli abusi sessuali del bambino e ha minacciato di pubblicarli sui social media che avrebbero instillato paura, intimidazione e controllo sul bambino.

    “È in grado di proteggere i pedofili e permettere alle vittime di soffrire e intimidire i funzionari del governo”

    Israel ammette gli atti sessuali ma afferma che erano consensuali. La vittima nega. I video usati per ricattarla ne fanno una difesa inutile.

    Republic Act 11930 altrimenti noto come Anti-Online Sexual Abuse and Exploitation Act dice nella Sezione 5: “Effetto del consenso della vittima – Il consenso della vittima non è materiale o rilevante e non deve essere disponibile come difesa nel perseguimento di gli atti illeciti vietati dalla presente legge”.

    È uno dei pochissimi sacerdoti mai accusati in tribunale nelle Filippine di abusi su minori e nessuno è mai stato condannato o finito in prigione. I sacerdoti godono di totale impunità, a quanto pare. Questo è un invito per loro a continuare ad abusare dei bambini e altro a farlo.

    Tale è il potere della Chiesa come istituzione. È in grado di proteggere gli autori di abusi sui minori e consentire alle vittime di soffrire e intimidire i funzionari governativi nel consentire accordi extragiudiziali.

    Negli ultimi anni sono state presentate ai pubblici ministeri oltre una dozzina di denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti filippini, ma tutte sono state risolte privatamente o archiviate dai pubblici ministeri.

    Ci sono sette sacerdoti che servono oggi in varie diocesi che sono fuggiti da accuse o condanne per abusi su minori negli Stati Uniti e hanno cercato rifugio qui. Come ha affermato il cardinale Antonio Tagle in due interviste televisive, tra cui HardTalk alla BBC, la Chiesa considera gli abusi sui minori una questione interna e se ne occupa in privato. Papa Francesco non è d’accordo. I sospetti dovrebbero essere consegnati alle autorità civili in quanto potrebbero essere stati commessi crimini.

    I difensori dei bambini plaudono alla rivelazione della verità su questo caso, doloroso per la vittima e per la comunità. È solo la verità che avviserà e avviserà le persone che i pedofili possono essere chiunque e abusare sempre e ovunque. Tutti devono proteggere i bambini.

    Sacerdoti e vescovi, come tutti, possono essere peccatori e devono essere ritenuti responsabili, come tutti, di crimini contro i bambini. Non devono esserci impunità, deferenza o protezione speciale per loro. La legge si applica ugualmente a tutti e quando le prove sono convincenti e convincenti, la punizione deve seguire la legge.

    Pubblicare immagini di abusi sui minori per ricattare o intimidire le vittime è uno dei peggiori usi negativi dei social media come padre Karole Israel avrebbe fatto alle sue vittime. Piattaforme basate su Internet come Facebook, Google, Twitter e TikTok vengono utilizzate per pubblicare immagini vili, degradanti e offensive di bambini vittime di abusi sessuali.

    I fornitori di servizi Internet (ISP) sono i percorsi attraverso i quali le immagini e i video vengono pubblicati online e i canali attraverso i quali le immagini di abusi sessuali su minori e i video trasmessi in live streaming di spettacoli di abusi sui minori vengono condivisi con criminali pedofili depravati in tutto il mondo che li ordinano e li pagano . Questo è un terribile crimine vietato dalla RA 11930 approvata nel luglio 2022.

    “Tutti – genitori, cittadini, Chiesa e Stato – sono chiamati a comportarsi in modo moralmente corretto”

    La sfida per gli ISP e i loro proprietari di società di telecomunicazioni è fornire il più potente software basato sull’intelligenza artificiale (AI) per rilevare, catturare e bloccare la trasmissione di tali immagini e video malvagi. Ciò è imposto dalla legge RA11930.

    Potrebbe essere impossibile, dato che ce ne sono così tanti, impedire che vengano realizzati e pubblicati, ma non impossibile intercettarli, catturarli e impedire che raggiungano il pubblico o i presunti abusatori e quindi segnalarli alle autorità in modo che gli autori possano essere identificati e assicurato alla giustizia.

    Le piattaforme di social media ai sensi della legge filippina sono chiamate “fornitori di piattaforme di rete partecipativa” o “intermediari di social media” e sono state utilizzate per fissare le elezioni, fare il lavaggio del cervello al pubblico e trasmettere contenuti malvagi, come video e immagini di stupro di minori e streaming live di abusi sui minori. Sono incaricati dalla legge filippina (RA11930) di identificare, bloccare e rimuovere tali contenuti dal raggiungere il pubblico. Lo fanno in Germania, Australia, Francia e Turchia, negli Stati Uniti e in altri paesi dell’UE per non essere ritenuti penalmente responsabili per contenuti illegali sulle loro piattaforme.

    Hanno esternalizzato questo lavoro ad appaltatori che assumono lavoratori di call center per formarsi come “moderatori di contenuti” nelle Filippine e altrove. Questi filippini devono visualizzare una quota di immagini pedopornografiche e altri post barbari e odiosi sulle piattaforme e decidere se conservarli o eliminarli. Apparentemente non li denunciano alle autorità come la legge dice che dovrebbero. Ciò che serve è installare un software di rilevamento guidato dall’intelligenza artificiale.

    Un moderatore di contenuti su migliaia può vedere 1.000 immagini offensive in un giorno e decidere di eliminarle, ma prima deve segnalarle al Philippine Internet Crimes against Children Center istituito nel 2019 per indagare sulla fonte del materiale offensivo e ritenere le persone responsabili della pubblicazione il materiale abusivo responsabile. È già totalmente sopraffatto dal compito, quanto di più se ricevessero i contenuti trovati dai call center di moderazione dei contenuti?

    Tutti – genitori, cittadini, Chiesa e Stato – sono chiamati a comportarsi in modo moralmente corretto e rispettare e seguire il mandato evangelico.

    Gesù di Nazareth dice che i bambini sono i più importanti al mondo sopra tutti gli altri, anche i vescovi. Dice anche che una macina da mulino sia legata al collo dei maltrattatori ed essi saranno portati davanti alla giustizia (Matteo 18:1-7). Questo è ciò che dobbiamo tutti sforzarci di fare, ma soprattutto aiutare le vittime a guarire, riprendersi e acquisire potere.

    https://www.ucanews.com/news/philippines-must-end-impunity-for-clergy-sexual-abuse/100098

  • Inghilterra: l’inchiesta indipendente sugli abusi nelle istituzioni riguarda anche la Chiesa cattolica

    Inghilterra: l’inchiesta indipendente sugli abusi nelle istituzioni riguarda anche la Chiesa cattolica

    Dopo sette anni di indagini e un costo di 186 milioni di sterline, circa 213 milioni di euro, sono stati resi noti oggi nel Regno Unito i risultati dell’inchiesta di Stato sugli abusi nelle istituzioni britanniche (Independent inquiry into child sexual abuse). Avviata dalla premier Theresa May nel 2015, l’inchiesta, partita  all’indomani dello scandalo di Jimmy Savile, il famoso dj della Bbc, che, coperto da colleghi e superiori, aveva per anni infierito su vittime innocenti, ha accertato che circa 7mila persone hanno subito abusi nel corso di diversi anni. Impressionanti i numeri: 725 i testimoni ascoltati, 325 le udienze pubbliche.

    Decine gli enti e gli istituti indagati: dal Parlamento di Westminster alla Chiesa d’Inghilterra; dalla Chiesa cattolica alle autorità locali; dalle Istituzioni cui erano e sono affidati minori e adulti vulnerabili agli enti religiosi. I casi esaminati risalivano anche agli anni Cinquanta, perché l’obiettivo dell’inchiesta non era di individuare i colpevoli degli abusi ma indagare le strutture manageriali, i valori e i canali di comunicazione delle istituzioni per capire in che modo gli abusi fossero stati possibili. 

    L’indagine si è anche occupata della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles chiamata in causa, tra il 1970 e il 2015, per oltre 3mila segnalazioni di abusi, che hanno portato all’individuazione di oltre 900 persone legate alla Chiesa e all’avvio di 177 azioni penali conclusesi con 133 condanne. A testimoniare davanti all’inchiesta sono stati il primate cattolico Vincent Nichols e l’arcivescovo di Birmingham Bernard Longley che hanno chiesto scusa alle vittime degli abusi per le mancanze della Chiesa.
    «Accogliamo positivamente il rapporto finale dell’inchiesta di Stato, lo studieremo con attenzione e ci scusiamo senza riserve verso coloro che hanno subito tali abusi nella Chiesa» Lo scrive in un comunicato la Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles a commento dei risultati emersi dall’inchiesta di Stato e aggiunge: «promettiamo inoltre un rinnovato e ancora più intenso impegno affinché tutti i minori e le persone vulnerabili che rischiano di subire abusi vengano tutelati e protetti».

    Nel comunicato, i vertici della Chiesa cattolica ricordano anche il lavoro fatto per mettere a punto nuove strutture di prevenzione degli abusi più adeguate. Sulla vicenda è intervenuto anche il «Catholic council», ossia l’ente che la Chiesa ha istituito nel 2015 per affiancare l’inchiesta di Stato. «La Chiesa cattolica – si legge in una nota emessa per l’occasione – non si fermerà nel suo lavoro di protezione verso chiunque desideri avvicinarsi o abbia intenzione di entrare in contatto con le nostre realtà perché vogliamo rendere la Chiesa un luogo sicuro per tutti». Il Catholic council ricorda inoltre che già «prima della pubblicazione del rapporto (reso noto oggi), la Chiesa cattolica, nel novembre del 2020, aveva commissionato, su sua iniziativa, un’inchiesta indipendente sulle proprie strutture con lo scopo di proteggere minori e gli adulti vulnerabili», e aggiunge che tale «lavoro sta per essere implementato».

    A vigilare sul rispetto delle procedure di salvaguardia di minori e adulti vulnerabili sarà la «Catholic Safeguarding Standards Agency», il nuovo ente istituito dalla Chiesa nell’aprile del 2021. La Chiesa cattolica si impegna, poi, a seguire tutte le raccomandazioni fatte dall’inchiesta di Stato britannica. Un pensiero infine il Catholic council lo riserva per le vittime degli abusi «che – si legge ancora nel testo – hanno avuto un’importanza fondamentale nella messa a punto della nuova agenzia». «Per questo – conclude – la Chiesa rimane impegnata in un ascolto umile di coloro che sono stati feriti dalle azioni dei membri della Chiesa cosi che le loro esperienze possano guidare il nostro lavoro».

    fonte: sir

    https://www.catt.ch/newsi/inghilterra-linchiesta-indipendente-sugli-abusi-nelle-istituzioni-riguarda-anche-la-chiesa-cattolica/

  • “I pedofili restino preti” lo ha detto il Presidente Zuppi con forza all’associazione delle vittime italiane

    “I pedofili restino preti” lo ha detto il Presidente Zuppi con forza all’associazione delle vittime italiane

    Il Presidente della CEI Matteo Zuppi ed il portavoce dei sopravvissuti italiani Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO), si sono incontrati più volte nei mesi scorsi, fino ad oggi in assoluta riservatezza. Il fine, di trovare tra i sopravvissuti e la chiesa italiana una soluzione dignitosa alla pari degli altri paesi che, diversamente dall’Italia, sono intervenuti in tutta Europa con Commissioni d’inchiesta indipendenti, indennizzi e la realizzazione di canali percorribili di sostegno per chi è rimasto vittima.

    La Conferenza Episcopale Italiana è nei fatti controcorrente al resto del mondo, come fatto notare durante la conferenza stampa dal presidente della Rete L’ABUSO al cardinale.

    Quella che la CEI ha voluto chiamare “la via italiana”, continua a non essere di alcun interesse e utilità; né per le vittime, né per la collettività. Un metodo utile unicamente alla chiesa italiana per continuare  ad evitare – anche di fronte alle evidenze oramai emerse in tutto il pianeta – un ennesimo scandalo, in questo caso il più grande, in quanto l’Italia ospita il numero più alto al mondo di religiosi.

    “La via italiana” di Zuppi, da quanto confermato dagli incontri bolognesi avvenuti durante l’estate con Zanardi, sarà discriminatoria verso i sopravvissuti perché, a differenza di quanto accaduto in tutto il mondo, in Italia la chiesa esaminerà solamente gli ultimi venti anni, a differenza dei settanta esaminati nel resto del mondo.

    La commissione non sarà indipendente ma dipendente dalla CEI, affidata alla Cattolica e tratterà tutti i casi denunciati nell’ultimo ventennio alle sole diocesi, escludendo tutti quelli denunciati alla giustizia civile, riducendo in realtà quelli delle diocesi, ai soli due anni da quanto sono attivi gli sportelli diocesani che li raccolgono. Dai quali tra le altre cose, come esposto al Cardinale, stanno già cominciando ad arrivare all’associazione le prime vittime deluse.

    Non ci sarà nessun indennizzo per le vittime: secondo il cardinale Zuppi questo potrebbe essere un incentivo a denunciare, qualcuno “magari cercandone profitto”.

    A differenza dei preti pedofili che godono di più di 23 centri di recupero solo in Italia, anche qui non vi  è nulla per le vittime, tranne un’assistenza offerta da volontari presso gli sportelli diocesani, dove difficilmente i sopravvissuti si recheranno.

    Si è parlato naturalmente del pericolo di recidività conclamato del reintegro dei pedofili, finora curati con insuccesso nei 23 centri che citavamo sopra. Centri utili più che altro a far si che il sacerdote non sconti in carcere la pena e poi, come tra gli esempi nel documentario della BBC dello scorso febbraio, dopo averla scontata, venga tranquillamente reintegrato a contatto con minori, nelle parrocchie.

    Anche qui il Cardinale Zuppi è stato irremovibile e opposto alle affermazioni odierne di papa Francesco sulla tolleranza ZERO. Per Zuppi (Cei), ZERO tolleranza ZERO: i sacerdoti pedofili hanno il diritto alla riabilitazione e, dopo la pena, di tornare alla loro missione pastorale.

    Non è restato che rispondere, “contenti i fedeli, per noi l’importante non li mettiate nuovamente vicino ai bambini“.

  • Il cardinale George Pell citato in giudizio dal padre di un corista australiano

    Il cardinale George Pell citato in giudizio dal padre di un corista australiano

    L’uomo chiede il risarcimento del danno mentale subito dopo aver appreso delle accuse, hanno detto i suoi avvocati. Nel 2018 il cardinale Pell è stato condannato per aver abusato di due ragazzi del coro negli anni ’90.

    Ma la corte suprema australiana in seguito ha annullato le condanne. Il cardinale Pell ha sempre sostenuto la sua innocenza. Il religioso australiano aveva trascorso più di un anno in prigione quando è stato rilasciato nel 2020 a seguito di un appello andato a buon fine.

    Uno dei padri dei ragazzi del coro ha ora intentato una causa civile contro il cardinale Pell e l’arcidiocesi cattolica di Melbourne presso la Corte Suprema di Victoria.

    Né l’uomo né suo figlio – morto nel 2014 – possono essere nominati per motivi legali. Suo padre ha citato in giudizio il cardinale Pell per un importo non ancora noto per compensare lo “shock nervoso” che ha subito a causa della perdita del figlio e della conoscenza delle accuse un anno dopo.

    Lo shock nervoso è un termine legale per un disturbo mentale riconosciuto, una lesione o una malattia causata dalle azioni o dalle omissioni di un’altra parte.

    Nella dichiarazione di reclamo, sostiene che anche la Chiesa è responsabile in quanto ha violato il suo dovere di diligenza. L’arcidiocesi cattolica di Melbourne è stata contattata per un commento. La corte giovedì ha fissato un’udienza per la causa il mese prossimo.

    Chi è il cardinale Pell?

    È salito alla ribalta nella Chiesa come un forte sostenitore dei valori cattolici tradizionali, spesso assumendo opinioni conservatrici e sostenendo il celibato sacerdotale.

    Il cardinale Pell è stato convocato a Roma nel 2014 per ripulire le finanze del Vaticano ed è stato spesso descritto come il terzo funzionario della Chiesa.

    Ha lasciato il Vaticano nel 2017 per combattere le accuse contro di lui nel suo stato d’origine, Victoria.

    Nel dicembre 2018, una giuria lo ha ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente dei due ragazzi del coro di 13 anni a metà degli anni ’90. Era la figura cattolica di più alto rango a ricevere una tale convinzione.

    Ma nel suo appello all’Alta Corte d’Australia, il religioso ha sostenuto che il verdetto della giuria si era basato troppo sulle prove dell’ex corista sopravvissuto. I suoi avvocati non hanno cercato di screditare quella testimonianza, ma hanno sostenuto che altre prove non erano state adeguatamente considerate.

    I sette giudici della corte si sono pronunciati all’unanimità a suo favore , affermando che altre testimonianze avevano introdotto “una ragionevole possibilità che il reato non fosse avvenuto”.

    https://www.bbc.com/news/world-australia-62158819
  • L’ex sacerdote risarcito dalla Chiesa per abusi d’infanzia

    L’ex sacerdote risarcito dalla Chiesa per abusi d’infanzia

    L’uomo, che non può essere nominato, è stato maltrattato mentre frequentava una scuola residenziale in Scozia negli anni ’70.

    Il suo aggressore era stato il suo “direttore spirituale” tra i 14 ei 16 anni.

    La vittima ha continuato a unirsi al sacerdozio, ma è diventata un’”anima torturata”, ha sentito la Court of Session.

    In seguito ha seguito la procedura formale per lasciare il sacerdozio e si è sposato per un po’.

    L’uomo ha citato in giudizio la Conferenza episcopale scozzese per 2,25 milioni di sterline.

    Ha ammesso che si è verificato l’abuso sessuale e ha accettato la responsabilità per qualsiasi perdita o danno causato dall’abuso.

    Lord Clark, che ha ascoltato il caso, ha dichiarato: “Per molti anni l’inseguitore (l’ex sacerdote) ha svolto il suo ruolo di sacerdote in modo efficace e rispettato.

    “Tuttavia, da adolescente nella scuola secondaria che lavora per diventare un prete, ha subito vili abusi sessuali dal suo direttore spirituale. Questo trauma lo tormenta da molti anni”.

    Difficoltà intollerabili

    Il giudice ha aggiunto: “La sua personalità, la sua capacità di funzionare e in effetti la sua vita ne sono state danneggiate. Ha fatto il possibile per bloccare dalla sua mente i ricordi e gli effetti dell’abuso, ma è arrivato un momento in cui non poteva più farlo.

    “Come conseguenza forse ovvia, rimanere nel suo ruolo di prete è stato gravato da difficoltà intollerabili. La perdita che ha subito e continua a subire non può mai essere adeguatamente affrontata da un risarcimento danni”, ha affermato Lord Clark in una sentenza scritta.

    Il giudice ha affermato che la vittima non ha ricevuto simpatia “né alcun vero impegno da parte della Chiesa”.

    “Si rese conto che l’impatto dell’abuso e dei suoi effetti dannosi sulla sua vita fino ad oggi sarebbe continuato se fosse rimasto sacerdote, ma il tormento in corso potrebbe almeno in una certa misura essere alleviato dalla laicizzazione (lasciando il sacerdozio)”.

    All’uomo sono stati assegnati danni di £ 445.000 per la conseguente perdita derivante dall’abbandono del suo ruolo di sacerdote e per il dolore e la sofferenza.

    https://www.bbc.com/news/uk-scotland-62012571?fbclid=IwAR0aSwGlmgcercCqXSlx88bxC2DuOD2RfzkNKYpfXxD3PJjyBo4RTkjfUKU

  • BBC Our World: I peccati nascosti dell’Italia – VIDEO COMPLETO

    BBC Our World: I peccati nascosti dell’Italia – VIDEO COMPLETO

    Con la sede della Chiesa cattolica nel cortile di casa e il più alto numero di sacerdoti di qualsiasi paese, l’Italia è un bastione del cattolicesimo globale.

    Eppure, a differenza di molti altri paesi, non è riuscita ad affrontare il flagello degli abusi sessuali da parte dei clericali.

    Non conserva statistiche ufficiali sulla questione e il numero di condanne rimane incredibilmente basso.

    I sopravvissuti agli abusi sono caduti in una combinazione di insabbiamento, complicità e mancanze legali nella loro ricerca di giustizia.

    Mark Lowen parla ai sopravvissuti, affronta gli accusati e incontra i funzionari che lavorano per svelare gli oscuri segreti sui quali le autorità italiane non sono state disposte a indagare.

    https://www.bbc.co.uk/programmes/m0014rd7

  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris  Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    Il ragazzo aveva solo 8 anni quando fu abusato per la prima volta. Era il 1996, a Ceprano, nel frusinate, e a violare la sua infanzia fu un prete, don Gianni Bekiaris. Il suo caso ora arriva sugli schermi grazie ad un documentario-denuncia della Bbc. “E’ un caso tra le decine e decine che ci sono. Riconosciuto colpevole, ma archiviato in sede penale perché il reato era prescritto, questo prete continua a stare nelle parrocchie”, denuncia Francesco Zanardi, presidente de La Rete L’Abuso. La sanzione canonica inflitta al sacerdote abusatore, che ha pagato alla vittima un risarcimento di oltre centomila euro, è quella di non avere incarichi pastorali con i ragazzi. Ma il sacerdote, oggi 60enne, continua a celebrare Messa. E alle celebrazioni ci sono chierichetti e bambini del catechismo sulle panche dei fedeli perché “non è che puoi cacciare i ragazzi dalle parrocchie”, commenta Zanardi, che oggi tutela le vittime con la sua associazione e che ha anche lui un passato di abusi subiti.

       Il vescovo di Frosinone, mons. Ambrogio Spreafico, ha dichiarato alla Bbc di essersi attenuto alle procedure stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della fede: “Hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me”. Spreafico d’altronde fu la persona che avviò il processo canonico dopo che la vittima riuscì a denunciare. Un percorso lungo e doloroso che lo aveva portato anche a drogarsi e a tentare il suicidio.

       Il presidente de La Rete L’Abuso definisce don Bekiaris come “uno psicopatico. Nel documentario ride: uno che ha stuprato bambini ride senza provare vergogna. Come fai a metterlo in circolazione?”. Zanardi accusa non solo lui ma anche chi “con delle scusanti” (per esempio celebra Messa “perché non ci sono altri sacerdoti”) fa in modo che questi preti possano svolgere normalmente il loro ministero. “Loro sono peggio degli stessi pedofili perché se lasciano che entrino in contatto con i minori praticamente li mettono in un pericolo annunciato”.

    Zanardi si dice “disgustato” anche dalla testimonianza di Ermes Luparia nello stesso documentario: è lo psicoterapeuta e diacono che cura in una clinica i preti abusatori. “Dice: qui i preti pedofili si sentono accolti. Senza rivolgere un pensiero alle vittime. E’ una cosa che fa star male”. “Un altro caso riguarda G.B., vittima di un prete polacco nella zona di Isernia. Anche in questo caso il reato è prescritto e non solo non ha avuto giustizia ma è stato querelato per diffamazione, noi lo stiamo assistendo. Pensare che quel prete, oltre ad abusarlo, lo faceva dormire con i suoi cani”, riferisce il Presidente de La Rete L’Abuso.

       Tutto questo mentre un altro prete riconosciuto autore di abusi, il francese Tony Anatrella, nonostante sia stato sospeso ‘a divinis’, è arrivato qualche giorno fa in Vaticano per partecipare ad un simposio sul sacerdozio. (ANSA).

    TU/ S0B QBXB

  • «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    CITTÀ DEL VATICANO — Domanda: «Perché un abusatore lavora ancora come prete?».

    Un documentario della Bbc affronta la questione degli abusi su minori nella Chiesa italiana, ricorda che nel nostro Paese non è stata ancora mai fatta un’indagine com’è avvenuto altrove e cita, tra i casi emersi negli ultimi anni, quello di don Jean «Gianni» Bekiaris, 60 anni, tuttora sacerdote nella diocesi di Frosinone.

    Una storia di violenze andata avanti per 16 anni e cominciata nel 1996, quand’era parroco a Ceprano e la vittima ne aveva otto.

    La vicenda riguarda anche, nota l’emittente britannica, «il macchinoso sistema legale italiano».

    Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione ma il processo è finito nel 2019 perché i reati «accertati» erano caduti in prescrizione.

    Don Bekiaris ha pagato un risarcimento alla famiglia della vittima di 112 mila euro.

    Nelle motivazioni, i giudici del Tribunale di Frosinone ne avevano riconosciuto la colpevolezza, dopo aver acquisito anche la sentenza del tribunale ecclesiastico.

    Perché nel frattempo anche la Chiesa aveva messo sotto processo e condannato il prete, ed è qui che la faccenda si complica.

    La Bbc mostra le immagini, reperibili in Rete, di Messe celebrate in pubblico da Bekiaris, anche pochi mesi fa.

    In alcune si vedono dei bambini tra i fedeli.

    Nel documentario si intervista la vittima, «sono nauseato dalla Chiesa», e viene avvicinato lo stesso don Bekiaris: «Lei è un pedofilo?». E lui: «Questo è quello che sta dicendo». «No, è quello che dice la sua vittima», ribatte il giornalista. Lui chiude la porta, «addio».

    Il vescovo di Frosinone, Ambrogio Spreafico, dice alla Bbc di aver seguito le procedure indicate dalla Congregazione per la Dottrina della fede, «hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me».

    L’ex Sant’Uffizio ha deciso di vietargli «a vita» qualsiasi attività con minori.

    La Bbc riporta la risposta della Congregazione vaticana: il divieto aveva lo scopo di «guarire ed espiare», si potrebbe permettere di celebrare una messa pubblica con i minori «purché non siano mai lasciati soli».

    Al Corriere, il vescovo Spreafico spiega che era appena arrivato in diocesi quando fu informato del caso: «Ho saputo nel 2009 e l’ho immediatamente tolto dalla parrocchia, in attesa del processo è stato mandato in una comunità religiosa. Com’era mio dovere, ho istruito il processo canonico. Poi è la Congregazione per la Dottrina della fede che stabilisce sentenza: è stato condannato “ad vitam” a un ministero lontano dai minori. Di fatto la situazione è rimasta quella. Lui non può avere né avrà mai alcun incarico pastorale in parrocchia o altrove».

    Nelle pubblicazioni diocesane, ancora a luglio dell’anno scorso, Bekiaris viene indicato come «amministratore del Seminario di Veroli e responsabile della Casa di riposo del Clero». Ma il vescovo dice che non ha più questo incarico e comunque «il Seminario non esiste più da anni, rimane solo la denominazione dell’ente ma è una struttura vuota». Ora Bekiaris vive là, «in una stanza dell’edificio in cui gli altri locali sono in affitto». E «celebra Messa da solo». E le Messe pubbliche? «È capitato che mancasse un sacerdote e fosse chiamato per celebrare, finita la Messa rientrava a casa. D’altra parte, non è stato dimesso dallo stato clericale».

    Intanto è in corso una causa civile.

    Resta da stabilire perché sia ancora un prete.
     Le norme più severe stabilite da Benedetto XVI hanno accelerato le procedure fin dal 2010, la Congregazione non ha mai fornito dati precisi ma si è parlato di «centinaia» di sacerdoti in tutto il mondo che sono stati «ridotti allo stato laicale» in casi simili.

    «Centinaia? Possono dire quello che vogliono, in Italia ne hanno spretati ben pochi», dice Francesco Zanardi, vittima per tre anni di un prete pedofilo da quando ne aveva undici, che nel 2010 ha fondato «Rete l’abuso» e pochi giorni fa, con altre otto associazioni, ha dato vita al «Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica» per chiedere un’indagine indipendente anche in Italia, sul modello di Paesi come la Francia o la Germania. «Come Rete l’abuso abbiamo censito altri casi simili. Il problema è enorme. Non c’è controllo, zero. Un letamaio».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_18/bbc-don-jean-bekiaris-frosinone-82cd99c4-9028-11ec-990d-642ea57e6940.shtml

  • Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Va in onda oggi su Sky la scandalosa vicenda del parroco di Ceprano, don Gianni Bekiaris, che abusò di un minore del luogo e che, finito sotto accusa, dopo un processo durato oltre dieci anni, non ha scontato alcuna pena in quanto il reato è andato in prescrizione. Ad accendere i riflettori sulla buia vicenda consumatasi a Ceprano questa volta è la storica emittente inglese Bbc, che ha contattato il legale difensore della vittima, l’avvocato Carla Corsetti, e l’ha intervistata riportando il caso scioccante di Ceprano come esempio in cui «gli abusatori della Chiesa possano sfuggire alla giustizia».

    All’intervista pubblicata ieri su Bbc News, seguirà a mezzanotte e trenta di oggi un documentario su Sky, in cui è ricostruito con dovizia di particolari il caso Bekiaris, con la testimonianza diretta della vittima che nel 1996, all’epoca della violenza, aveva soltanto 8 anni e che ha ricostruito con i giornalisti inglesi gli orrori di quella da lui stesso definita, come riportato nel servizio della Bbc. «la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia».

    Il parroco, dopo che la vittima riuscì a confessare la violenza subita si rivolse al Vescovo, subì il processo secondo il diritto canonico e versò 112mila euro quale risarcimento. Successivamente, la vittima e il suo avvocato presentarono una denuncia penale alla polizia italiana, ma alla fine il caso è andato in prescrizione. L’avvocato Carla Corsetti, come dichiarato alla Bbc, ha evidenziato che «il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali, a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine».

    Inoltre, ha osservato che «il problema è più profondo, riconducibile alla Costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929, che conferisce al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Questo dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendo potenzialmente dalle conseguenze della giustizia italiana. Conservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata ha dichiarato alla Bbc la Corsetti Paghiamo per questo ogni giorno, ma quelli che pagano per primi sono proprio le vittime degli abusi sessuali».

    ciociariaoggi.it/news/cronaca/214850/parroco-abusa-di-minore-in-ciociaria-lo-scandalo-bekiaris-su-sky