Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scambiato da migliaia di utenti nel mondo il documentario che svelerebbe come Ratzinger tutelò alcuni sacerdoti responsabili di abusi.

    Scambiato da migliaia di utenti nel mondo il documentario che svelerebbe come Ratzinger tutelò alcuni sacerdoti responsabili di abusi.

    ROMA – Un’onda di indignazione attraversa la rete e acquista ogni giorno portata maggiore. E’ bastato poco, che in realtà “poco” non è. La messa in Rete di un documentario della Bbc, titolo Sex Crimes and the Vatican, andato in onda in Gran Bretagna nel 2006, nel quale si svelano i risvolti inquietanti di una vicenda che coinvolse decine di sacerdoti, responsabili di reati di pedofilia, come quelli della diocesi di Ferns, contea di Wexford, Irlanda. E di come i reati, e i loro autori, vennero tutelati dalle autorità ecclesiastiche. Il video, che in Italia è stato acquistato da una società specializzata che sta provando a rivenderlo alle emittenti nazionali, è fra i più visti su You Tube e Google. La società ha diffidato formalmente il nostro sito a diffonderlo.

    Nel documentario, si parla soprattutto del Crimen Sollicitationis, il documento segreto emesso dal Santo ufficio del Vaticano (oggi Congregazione per la dottrina della fede) nel 1962: fornisce istruzioni ai vescovi su come trattare i casi di sacerdoti accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Ma soprattutto di come porsi di fronte a crimini peggiori, come il coinvolgimento di un prete in rapporti sessuali con un animale, un bambino o un uomo.

    Ebbene, il garante dell’applicazione di quelle direttive fu Benedetto XVI, all’epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger. Fu lui il responsabile della direttiva con la quale lo scandalo venne messo a tacere e i preti furono protetti e nascosti alle autorità.

    Il video è crudo e esplicito, riporta le testimonianze di chi, all’epoca bambino, fu vittima degli abusi. Che viaggiasse su internet era prevedibile così com’era inevitabile che alimentasse la discussione. Utenti premurosi si sono presi la briga di tradurre e sottotitolare la versione integrale del documentario anche nella nostra lingua.

    Così, la Ferns Inquiry, il Rapporto Ferns, ovvero l’inchiesta governativa ufficiale irlandese del 2005 che riguardava le denunce di abusi avvenuti nella diocesi irlandese, ma anche gli altri contenuti del documentario, si sono trasformati in uno dei documenti attualmente più diffusi e scambiati sul Web. Il dibattito si infiamma su siti e blog italiani, fra riflessioni pacate, giudizi netti e, com’è legittimo, dubbi e contestazioni.

    www.repubblica.it/2007/05/sezioni/esteri/video-preti-pedofili/video-preti-pedofili/video-preti-pedofili.html

  • Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Dal blog di Giacomo Nardone (101) – Lunedì, 21 Maggio 2007 – 10:01pm Monta lo scandalo sul documento “Instructio de modo procedendi in causis de crimine sollicitationis” e sulla rimarchevole lettera di Joseph Ratzinger del 18 maggio 2001, quando come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex inquisizione, poneva il segreto pontificio sui casi di abusi su minori, ma anche sui casi in genere di abusi sessuali perpetrati in funzione della condizione di confessore, leggi ricatti a sfondo sessuale. Anche grazie al video “Sex Crimes & Vatican”, prodotto dalla BBC e pare acquistato da Michele Santoro, ma pubblicato su Google Video con i sottotitoli in italiano.

    Ma mentre montano queste notizie, è ormai caduta la sordina sul caso vergognoso delle denunce rese nel 1988 contro Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (Congregación de los Legionarios de Cristo) e dell’associazione laica parallela Regnum Christi.

    La denuncia gravissima portò la firma, coraggiosamente in chiaro, di ex legionari dello spessore di Félix Alarcón Hoyos, sacerdote spagnolo che esercita negli USA, José de J. Barba Martín, professore presso l’Istituto Tecnologico del Messico, Saúl Barrales Arellano, professore in un collegio cattolico, Alejandro Espinosa Alcali, un importante allevatore, Arturo Jurado Guzmán, es professore presso la Scuola di Lingue del Dipartimento della Difesa degli USA, Fernando Pérez Oliera, ingegnere chimico, José Antonio Pérez Oliera, avvocato e Juan José Vaca Rodríguez, ex sacerdote, stretto collaboratore di Maciel per oltre trent’anni ed ex presidente dei Legionari di Cristo negli USA.

    Dopo tre anni dalla denuncia, documentatissima “Carta Abierta” ancora reperibile su Internet a questo link, nel 2001 Ratzinger impone sui casi di abusi sessuali su minori il segreto pontificio, avocando alla propria congregazione per la fede il diritto esclusivo sulle indagini. Perché?

    Finalmente nel 2004, ben sei anni dopo, l’allora pontefice Giovanni Paolo II incarica proprio Ratzinger di aprire una indagine su Maciel. Dopo ulteriori due anni, nel 2006, giunge la decisione Vaticana, che in modo apertamente ipocrita è la seguente:” Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida del nuovo Prefetto, Sua Eminenza il Cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico.”

    Insomma, nel 2001 si decreta che i delitti contro i minori si prescrivono o entro 10 anni o quando il minore non sia più tale, nel maggio del 2006 si censura, sostanzialmente, l’ormai quasi novantenne Maciel, nato nel 1920.

    Un po’ tutto a tacere e un po’ di perdono per l’anziano. E su questo non ci va neanche di commentare. Ma quello che opprime ogni sentimento, lasciando veramente sgomenti, è la visita al sito (italiano e non) dei Legionari di Cristo, dove pur di non rinnegare il proprio fondatore si effettua una vera e propria esaltazione di Marcel Maciel. Tutt’oggi, come visibile al link reperibile qui e attraverso la pubblicazione di libri e testi consultabili allegramente on line.

    Insomma, è vero quanto accade in tanti posti del mondo e in Italia: nonostante la gravità del crimine commesso, come stesso Ratzinger afferma nella lettera del 2001, in cui gli abusi sessuali su minori vengono paragonati al furto o uso sacrilego dell’ostia consacrata, il sacerdote pedofilo non deve essere consegnato alla legge penale del paese in cui delinque, attraverso una sollecita e determinata denuncia, ma va semplicemente “spostato” e “sostenuto”, pronto a commettere altri atti impuri su minori, come tanti casi insegnano. Così Marcel Macial va invitato a vita riservata, ma i suoi fedelissimi legionari possono esaltarne la figura pederasta, grazie anche all’uso dell’immunità che fece Ratzinger appena Papa per evitare, come gli fu richiesto, di testimoniare per i numerosissimi casi di pedofilia su cui una commissione specifica indaga negli Sati Uniti.

    Perché?

    A noi pare che qualcosa non vada, e non ci può sfuggire come ciò necessariamente dipenda dai disturbi psico-sessuali e morali imposti dal divieto ai sacerdoti cattolici di sposarsi ed avere ordinari rapporti sessuali, auspicando un ascetismo poco praticato, come dimostrano tanti figli di Papa.

    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/05…acial-degollado

  • Pedofilia e abusi nei Legionari di Cristo

    Pedofilia e abusi nei Legionari di Cristo

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Dal blog di Giacomo Nardone (101) – Lunedì, 21 Maggio 2007 – 10:01pm Monta lo scandalo sul documento “Instructio de modo procedendi in causis de crimine sollicitationis” e sulla rimarchevole lettera di Joseph Ratzinger del 18 maggio 2001, quando come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex inquisizione, poneva il segreto pontificio sui casi di abusi su minori, ma anche sui casi in genere di abusi sessuali perpetrati in funzione della condizione di confessore, leggi ricatti a sfondo sessuale. Anche grazie al video “Sex Crimes & Vatican”, prodotto dalla BBC e pare acquistato da Michele Santoro, ma pubblicato su Google Video con i sottotitoli in italiano.

    Ma mentre montano queste notizie, è ormai caduta la sordina sul caso vergognoso delle denunce rese nel 1988 contro Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (Congregación de los Legionarios de Cristo) e dell’associazione laica parallela Regnum Christi.

    La denuncia gravissima portò la firma, coraggiosamente in chiaro, di ex legionari dello spessore di Félix Alarcón Hoyos, sacerdote spagnolo che esercita negli USA, José de J. Barba Martín, professore presso l’Istituto Tecnologico del Messico, Saúl Barrales Arellano, professore in un collegio cattolico, Alejandro Espinosa Alcali, un importante allevatore, Arturo Jurado Guzmán, es professore presso la Scuola di Lingue del Dipartimento della Difesa degli USA, Fernando Pérez Oliera, ingegnere chimico, José Antonio Pérez Oliera, avvocato e Juan José Vaca Rodríguez, ex sacerdote, stretto collaboratore di Maciel per oltre trent’anni ed ex presidente dei Legionari di Cristo negli USA.

    Dopo tre anni dalla denuncia, documentatissima “Carta Abierta” ancora reperibile su Internet a questo link, nel 2001 Ratzinger impone sui casi di abusi sessuali su minori il segreto pontificio, avocando alla propria congregazione per la fede il diritto esclusivo sulle indagini. Perché?

    Finalmente nel 2004, ben sei anni dopo, l’allora pontefice Giovanni Paolo II incarica proprio Ratzinger di aprire una indagine su Maciel. Dopo ulteriori due anni, nel 2006, giunge la decisione Vaticana, che in modo apertamente ipocrita è la seguente:” Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida del nuovo Prefetto, Sua Eminenza il Cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico.”

    Insomma, nel 2001 si decreta che i delitti contro i minori si prescrivono o entro 10 anni o quando il minore non sia più tale, nel maggio del 2006 si censura, sostanzialmente, l’ormai quasi novantenne Maciel, nato nel 1920.

    Un po’ tutto a tacere e un po’ di perdono per l’anziano. E su questo non ci va neanche di commentare. Ma quello che opprime ogni sentimento, lasciando veramente sgomenti, è la visita al sito (italiano e non) dei Legionari di Cristo, dove pur di non rinnegare il proprio fondatore si effettua una vera e propria esaltazione di Marcel Maciel. Tutt’oggi, come visibile al link reperibile qui e attraverso la pubblicazione di libri e testi consultabili allegramente on line.

    Insomma, è vero quanto accade in tanti posti del mondo e in Italia: nonostante la gravità del crimine commesso, come stesso Ratzinger afferma nella lettera del 2001, in cui gli abusi sessuali su minori vengono paragonati al furto o uso sacrilego dell’ostia consacrata, il sacerdote pedofilo non deve essere consegnato alla legge penale del paese in cui delinque, attraverso una sollecita e determinata denuncia, ma va semplicemente “spostato” e “sostenuto”, pronto a commettere altri atti impuri su minori, come tanti casi insegnano. Così Marcel Macial va invitato a vita riservata, ma i suoi fedelissimi legionari possono esaltarne la figura pederasta, grazie anche all’uso dell’immunità che fece Ratzinger appena Papa per evitare, come gli fu richiesto, di testimoniare per i numerosissimi casi di pedofilia su cui una commissione specifica indaga negli Sati Uniti.

    Perché?

    A noi pare che qualcosa non vada, e non ci può sfuggire come ciò necessariamente dipenda dai disturbi psico-sessuali e morali imposti dal divieto ai sacerdoti cattolici di sposarsi ed avere ordinari rapporti sessuali, auspicando un ascetismo poco praticato, come dimostrano tanti figli di Papa.

    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/05…acial-degollado

  • Cattopedofili: continuano i problemi in USA, (stanno finendo i soldi e le proprietà da vendere)

    Cattopedofili: continuano i problemi in USA, (stanno finendo i soldi e le proprietà da vendere)

    Tempi duri per i preti USA, e non serve a nulla che i pedofili possano contare sul sostegno del papa in persona.

    The Roman Catholic archbishop of Los Angeles has said his archdiocese will sell its main office to raise money to settle lawsuits for sexual abuse.
    Cardinal Roger Mahony also said some 50 other buildings could be sold to settle hundreds of lawsuits brought by people who had been abused by priests.
    In December, the archdiocese – America’s largest – paid some $40m (£20m) to settle 46 cases.
    But it still faces more than 500 claims that have been in litigation for years.
    ‘Quick settlement’
    “Though it has always been the position of the archdiocese that the insurance companies must honour their responsibility to fund a major share of future settlements, the archdiocese must be prepared to fund its share,” Cardinal Mahony said in a statement on Tuesday.
    He said the archdiocese’s main administrative office – a 12-storey building in Los Angeles – would be sold to fund the settlements.
    Cardinal Mahony also said that a working group had already identified some 50 other non-essential church properties for sale.
    “No parishes or parish schools will be closed to fund these settlements, nor will their essential ministries be affected by these sales,” the cardinal said.
    He did not specify any timetable for those settlements, but expressed hopes that the matter would be resolved in “the near future”.
    The archdiocese last year settled 46 civil cases, paying some $40m (£20m) of the total amount of $60m (£30m). The rest was paid by insurers.
    The cases related to two periods when it had limited or no insurance against sexual abuse claims – before the 1950s and after 1987.
    But the archdiocese still faces more than 500 claims, with some experts saying that it could cost the church as much as $1bn (£500m) to settle all of them.
    The archdiocese says it has more than 4.3m Catholics in nearly 300 parishes. The Roman Catholic Church has been rocked by a series of child sex abuse scandals in recent years, particularly in North America and also in Ireland. In the US, a Boston-based scandal in 2002 led to the prosecutions of a number of priests, large payouts to dozens of victims and allegations of a cover-up by senior clergy.

    fonte: http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/6660429.stm

  • Ratzinger e i casi di pedofilia insabbiati….

    Ratzinger e i casi di pedofilia insabbiati….

    La BBC: “Ratzinger contribuì a coprire casi di pedofilia”
    Un documentario del programma della Bbc “Panorama” accusa Papa Benedetto XVI di esser stato implicato nel sistematico insabbiamento dei casi di abusi su minori perpetrati da preti cattolici. Per piu’ di 20 anni, sostiene l’inchiesta della tv britannica, Joseph Ratzinger ha applicato un documento segreto del 1962 che regolamentava il modo in cui i cardinali dovevano comportarsi di fronte a casi di abusi su minori in cui si dettava un codice di segretezza a cui attenersi pena la scomunica. Padre Tom Doyle, un consulente di diritto canonico che sostiene di esser stato licenziato dal Vaticano per le critiche alla gestione di quesi casi, ha interpretato il documento e ha affermato che vi era una esplicita linea di condotta che prevedeva la copertura dei casi di abusi su minori e assicurava il totale controllo del Vaticano. L’inchiesta di Panorama avrebbe anche appurato che sette preti sotto inchiesta per abusi su minori vivono in Vaticano o nei dintorni. L’arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols, ha replicato alle accuse sostenendo che il documentario “distorce due documenti vaticani e li usa in modo fuorviante per collegare gli orrori degli abusi sui minori alla persona del Papa”, sferrando “un attacco pieno di pregiudizi contro un leader religioso rispettato in tutto il mondo”. La Chiesa cattolica ha inoltre precisato che il documento del 1962 non e’ direttamente collegato agli abusi sui minori ma a un uso improprio del confessionale mentre l’altro, del 2001, chiarisce alcune norme del diritto canonico ma non ostacola in alcun modo le indagini sugli abusi sui minori.

    Lancio AGI

  • Crimen Sollicitationis. Come la Chiesa cattolica ha coperto i crimini sessuali dei preti

    Crimen Sollicitationis. Come la Chiesa cattolica ha coperto i crimini sessuali dei preti

    Vi è scritto chiaramente che il Vaticano rivendica a sé il controllo di queste situazioni e che «tutto ciò che gli importa è contenere e controllare il problema». In nessun documento si accenna ad aiuti per le vittime, osserva Doyle. Anzi, denuncia, «la sola cosa che si dice è che possono essere intimidite, o punite per aver parlato o rivelato ciò che gli è accaduto».

    Tutto avveniva sotto il controllo diretto del Vaticano e Ratzinger, che è stato ai vertici della Chiesa per la maggior parte degli anni in cui il Crimen Sollicitationis è stato applicato, e che ha elaborato il documento successivo, oggi è Papa. Ciò vuol dire, conclude Doyle, che questa politica, questo approccio sistematico, «non sono cambiati».

    Vi è scritto chiaramente che il Vaticano rivendica a sé il controllo di queste situazioni e che «tutto ciò che gli importa è contenere e controllare il problema». In nessun documento si accenna ad aiuti per le vittime, osserva Doyle. Anzi, denuncia, «la sola cosa che si dice è che possono essere intimidite, o punite per aver parlato o rivelato ciò che gli è accaduto».

    Tutto avveniva sotto il controllo diretto del Vaticano e Ratzinger, che è stato ai vertici della Chiesa per la maggior parte degli anni in cui il Crimen Sollicitationis è stato applicato, e che ha elaborato il documento successivo, oggi è Papa. Ciò vuol dire, conclude Doyle, che questa politica, questo approccio sistematico, «non sono cambiati».

    «Un domani il Papa potrebbe alzarsi e dire», auspica Doyle: “Ecco la nostra politica: piena ammissione dinanzi alle autorità civili, assoluto isolamento e licenziamento di tutti i preti riconosciuti colpevoli, trasparenza assoluta, completa apertura su tutte le questioni finanziarie, togliere tutti gli ostacoli ai procedimenti legali e collaborare pienamente, dovunque, con le autorità civili”.

    L’arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols, ha replicato alle accuse sostenendo che il documentario della Bbc «distorce due documenti vaticani e li usa in modo fuorviante per collegare gli orrori degli abusi sui minori alla persona del Papa»

  • Il reato di adescamento: un’interpretazione

    Il reato di adescamento: un’interpretazione

    Il reato di “crimen solicitationis” è indicativo di una politica mondiale di assoluta segretezza e controllo su tutti i casi di abusi sessuali commessi dal clero.

    Ma in realtà qui abbiamo una politica esplicitamente scritta per insabbiare i casi di abusi sessuali su minori da parte del clero, al fine di punire coloro che oserebbero denunciare questi crimini commessi dagli ecclesiastici.

    Esiste una direttiva scritta che stabilisce che il Vaticano controllerà queste situazioni e, a mio avviso, vi sono anche prove scritte inequivocabili del fatto che la loro unica preoccupazione è contenere e controllare il problema.

    In nessuno di questi documenti si fa cenno all’aiuto alle vittime.

    L’unica cosa che fa è affermare che possono incutere timore alle vittime e punirle per aver parlato o rivelato ciò che è accaduto loro.

    È tutto controllato dal Vaticano e al vertice del Vaticano c’è il Papa, quindi Joseph Ratzinger è stato al centro di tutto questo per la maggior parte degli anni in cui la Convenzione di Crimen è stata in vigore, ha creato il successore di Crimen e ora è il Papa, tutto ciò dimostra che la politica e l’approccio sistematico non sono cambiati.

    Il cardinale Ratzinger, ora Papa, potrebbe domani alzarsi e dire: “Ecco la politica: piena trasparenza alle autorità civili, isolamento assoluto e allontanamento di qualsiasi ecclesiastico accusato, riconosciuto colpevole e condannato, completa apertura e trasparenza, completa trasparenza di tutte le situazioni finanziarie, eliminazione di ogni ostacolo al processo legale e piena cooperazione con le autorità civili ovunque”.

    Potrebbe farlo.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/panorama/5392338.stm

  • Crimini sessuali e il Vaticano

    Crimini sessuali e il Vaticano

    Il reato di sollecito di persecuzione (crimen solicitationis) fu applicato per 20 anni dal cardinale Joseph Ratzinger prima che diventasse Papa.

    Fornisce istruzioni ai vescovi su come affrontare le accuse di abusi su minori da parte dei sacerdoti ed è stato visto da pochi esterni.

    Secondo i critici, il documento è stato utilizzato per eludere il procedimento penale per reati sessuali.

    Il Crimen Sollicitationis è stato scritto nel 1962 in latino e distribuito ai vescovi cattolici di tutto il mondo, con l’ordine di custodirlo sotto chiave nella cassaforte della chiesa.

    Il testo spiega come comportarsi con i sacerdoti che sollecitano rapporti sessuali nel confessionale. Tratta inoltre di “qualsiasi atto esteriore osceno… con giovani di entrambi i sessi”.

    Impone un giuramento di segretezza alla vittima minorenne, al sacerdote che si occupa del caso e a eventuali testimoni.

    Violare quel giuramento significa essere scomunicati dalla Chiesa cattolica.

    In un reportage per Panorama, Colm O’Gorman ha scoperto che sette sacerdoti accusati di abusi su minori vivono dentro e intorno alla Città del Vaticano.

    Uno dei sacerdoti, padre Joseph Henn, è stato incriminato con 13 capi d’accusa per abusi sessuali da una giuria popolare negli Stati Uniti.

    Durante le riprese di “Crimini sessuali e il Vaticano”, Colm scopre che Padre Henn sta combattendo contro le richieste di estradizione dall’interno della sede centrale di quest’ordine religioso in Vaticano.

    Il Vaticano non lo ha obbligato a tornare in America per affrontare le accuse a suo carico.

    Dopo le riprese, padre Henn ha perso la battaglia contro l’estradizione, ma è fuggito dal quartier generale e si ritiene che si nasconda in Italia, mentre su di lui pende un mandato di arresto internazionale.

    Colm O’Gorman fu violentato da un prete cattolico nella diocesi di Ferns, nella contea di Wexford, in Irlanda, quando aveva 14 anni.

    Padre Fortune fu accusato di 66 capi d’imputazione per violenza sessuale e atti osceni, oltre a un altro grave reato sessuale relativo a otto ragazzi, ma si suicidò alla vigilia del processo.

    Nel marzo del 2002 Colm avviò un’inchiesta con la BBC che portò alle dimissioni del dottor Brendan Comiskey, vescovo a capo della diocesi di Ferns.

    Colm si batté quindi per un’inchiesta governativa che portò alla stesura del Rapporto Ferns.

    Il rapporto, pubblicato nell’ottobre del 2005, concluse: “Una cultura di segretezza e timore di scandali che spinse i vescovi a privilegiare gli interessi della Chiesa cattolica rispetto alla sicurezza dei bambini”.

    La Chiesa cattolica conta 50 milioni di bambini tra i suoi fedeli in tutto il mondo e non dispone di una politica universale di protezione dell’infanzia, sebbene nel Regno Unito esista l’Ufficio cattolico per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili.

    In alcuni paesi ciò significa che il Crimen Sollicitationis è l’unica politica seguita.

    Il Vaticano ha rifiutato le ripetute richieste di Panorama di commentare alcuno dei casi presentati nel film.

    Panorama: Crimini sessuali e il Vaticano è andato in onda su BBC One il 1° ottobre 2006.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/panorama/5389684.stm

  • Sex crimes and the vatican – Docufilm BBC

    Sex crimes and the vatican – Docufilm BBC

    Creato nel 1962, un documento ormai famigerato fu rilasciato in segreto ai vescovi. Chiamato Crimen Sollicitationis, ha delineato le procedure che i vescovi devono seguire quando si tratta di accuse di abusi sui minori, omosessualità e bestialità da parte di membri del clero. Ha giurato il segreto a tutte le parti coinvolte, pena la scomunica da parte della Chiesa cattolica.

    Questo documento è stato ristampato nel 2001 dal cardinale Joseph Ratzinger e inviato a tutti i vescovi. Tuttavia, invece di ordinare maggiore apertura e cooperazione con le autorità come richiesto sia dalle forze dell’ordine che dalle vittime, ha ribadito le sue politiche e ha assicurato che il Codice del silenzio fosse applicato a tutti i casi di abusi sui minori che coinvolgono un sacerdote. Il cardinale Ratzinger ha anche indicato che tutti i casi dovrebbero ora essere deferiti direttamente al suo ufficio e che manterrà la “competenza esclusiva” sulla gestione delle accuse. Questa è la politica della Chiesa cattolica fino ad oggi e il cardinale Ratzinger è ora Papa Benedetto XVI.

    La politica delineata nel documento di cui sopra ha portato a un fallimento sistemico, perché a un numero significativo di sacerdoti è stato di fatto permesso di abusare di nuovo e altri bambini sono stati messi a rischio.

    Mentre il documentario esplora, Colm O’Gorman è l’uomo responsabile di aver aperto decenni di abusi da parte di preti cattolici in Irlanda nello speciale della BBC premiato con il BAFTA Suing the Pope. Egli collega le “prove sistemiche” internazionali per sostenere che il Vaticano ha una politica per coprire gli abusi sessuali di migliaia di bambini in tutto il mondo.

    In Sex Crimes and the Vatican O’Gorman esplora quattro casi separati a livello internazionale di diffusi abusi da parte del clero, mettendo sotto processo la Chiesa cattolica romana per la sconsiderata minaccia dei bambini. O’Gorman solleva la domanda: “La Chiesa è inadempiente ai suoi obblighi di firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia?” 

    ( Estratto da news.bbc.co.uk )

  • MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE

    MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE

    1 luglio 2004 – Grosseto Due anni e sei mesi per don Felix Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto.

    Il processo e’ durato due anni, alla fine l’imputato ha patteggiato davanti al gup Armando Mammone. Durante l’inchiesta sono stati ascoltati 17 bambini tra i 10 e i 14 anni.

    MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE

    Comunità divisa tra innocentisti e colpevolisti a Cercemaggiore, in provincia di Campobasso, dopo che un giornale locale ha pubblicato la notizia del patteggiamento per molestie sessuali su minori, nel 2004, a Grosseto, di un sacerdote maltese, don Felix Cini, che da oltre un anno opera in paese, con l’incarico di supportare l’anziano parroco. La vicenda, avvenuta in un centro nei pressi di Grosseto nel 2003 e conclusa con il patteggiamento a due anni e mezzo, prima della pubblicazione dell’articolo era da alcuni mesi al centro di chiacchiere e pettegolezzi in paese. Ora che la notizia è divenuta di dominio pubblico lo stesso religioso si è difeso rilasciando interviste televisive in cui ha spiegato che all’epoca gli fu consigliato di scegliere il patteggiamento, considerato la via più breve per concludere la vicenda, ma ha respinto le accuse, affermando di essere stato incastrato. A Cercemaggiore ora la maggior parte degli abitanti difende il sacerdote, molti fanno notare che da quando è arrivato lui, un anno e mezzo fa, tanti giovani si sono avvicinati alla chiesa. Ma c’è anche chi non vuole avere a che fare con un religioso che ha alle spalle una condanna per questo tipo di reato ed ha sollecitato una presa di posizione della diocesi. Così, in questo clima, qualcuno nei giorni scorsi ha pensato di consegnare negli uffici del Comune il verdetto emesso nel 2004 nei confronti del parroco, affinchè sia possibile a tutti visionarlo.

    CAMPOBASSO, BUFERA SUL PRETE
    “MOLESTÒ DEI BIMBI, VADA VIA”

    «Don Felix deve andare via da Cercemaggiore». È quanto chiedono un centinaio di abitanti del Comune in provincia di Campobasso – che hanno costituito un comitato ad hoc – dopo avere appreso che il sacerdote nel 2004 è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini di un paese in provincia di Grosseto. «Non vogliamo diffamare nessuno – hanno detto alcuni esponenti del comitato – ma desideriamo solo portare a galla la verità di un passato che non può essere rinnegato». Don Felice Cini, che si è dichiarato innocente nonostante il patteggiamento, fino a qualche tempo fa avrebbe infatti negato di essere lui il prete condannato, spiegando che si trattava di un caso di omonimia. Ora, però, dopo l’intervento del vescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini, che intervenendo ieri sulla vicenda ha parlato di «misericordia che avrà sempre la meglio sul giudizio» facendo luce sul caso, in molti non hanno più fiducia in don Felix. «Come prete non smentiamo il suo operato – hanno aggiunto alcuni componenti del Comitato – ma come uomo abbiamo i nostri dubbi in quanto non possiamo più fidarci di una persona che fino a pochi giorni fa ha negato il suo passato. Come genitori ci sentiamo minacciati da tutto questo e vogliamo una soluzione». «Come madre – ha detto una giovane donna – sento il dovere di proteggere i miei bambini che hanno il sacrosanto diritto di vivere sereni nella comunità».

    Prete condannato per pedofilia
    Paese del Molise, Cercemaggiore, si divide
    19 dicembre, 18:18

    (ANSA) – CAMPOBASSO, 19 DIC – Cercemaggiore diviso tra innocentisti e colpevolisti dopo la notizia della condanna per molestie sessuali su minori di don Felix Cini.Il sacerdote, che da oltre un anno supporta l’anziano parroco del paese, ha patteggiato nel ’04 la condanna per una vicenda avvenuta in un centro del grossetano nel ’03.Ora che la notizia e’ apparsa su un giornale locale il prete si difende, respinge le accuse e dice che gli fu consigliato il patteggiamento ritenuto la via piu’ breve per chiudere la vicenda.

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/molise/2009/12/19/visualizza_new.html_1647995152.html

    Pedofilia: prete condannato, deve andare via
    Lo dice comitato paese molisano dopo aver appreso condanna
    20 dicembre, 19:47

    (ANSA) – CAMPOBASSO, 20 DIC – ‘Don Felix deve andare via da Cercemaggiore’: e’ quanto chiedono un centinaio di abitanti del Comune in provincia di Campobasso.

    La richiesta e’ stata inoltrata dopo avere appreso che il sacerdote nel 2004 e’ stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini di un paese in provincia di Grosseto. Gli abitanti affermano di non avere piu’ fiducia in lui visto che fino a qualche tempo fa avrebbe negato di essere lui il prete condannato.

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/molise/2009/12/20/visualizza_new.html_1648060465.html

    Pedofilia. Comitato Cercemaggiore: “Don Felix deve andare via”

    20 dicembre 2009

    Don Felice Cini aveva patteggiato una condanna per abusi a minori in un centro del grossetano nel 2004; aveva sempre detto di essere innocente e che si trattava di un caso di omonimia; ieri la conferma del vescovo di Campobasso che chiede “misericordia”

    http://www.blitzquotidiano.it/tag/don-felice-cini/

    Prete pedofilo italiano trasferito a Malta?

    Abbiamo ricevuto da un nostro lettore la notizia del trasferimento a Malta di un prete pedofilo italiano, don Felice Cini di Grosseto, che ha patteggiato recentemente la pena davanti al gup Armando Mammone.
    L’inchiesta è aperta dal 2004 e la pena per don Felice Cini è stata di due anni e mezzo. Ora a Malta gli sarebbe stata affidata una parrocchia.
    Questo prete è quello di cui ha parlato don Di Noto durante la trasmissione Anno Zero che ha trasmesso il video della BBC sui preti pedofili. Siamo stati infatti noi a segnalarglielo e lui si è correttamente attivato.
    Ci auguriamo che la nostra segnalazione riesca a salvare qualche bambino.

    In ogni caso chiediamo a chiunque possa entrare in contatto con cittadini Maltesi, di segnalare questo pericolo. Dall’altro lato notiamo come la pratica dei trasferimenti dei preti pedofili in altre parrocchie continua, nonostante quello che mons. Fisichella ha affermato durante la trasmissione Anno Zero. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ma su queste cose è ora di cambiare radicalmente comportamento da parte delle gerarchie ecclesiastiche, non fosse altro che per dare credibilità al lavoro di persone come don Di Noto.

    http://collettivamente.com/articolo/1717509.html

    Lunedì, 04 giugno 2007

    L’arcivescovo di Campobasso – Bojano: “La misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”
    Bregantini difende Don Felix
    Bregantini difende Don FelixUna vicenda, quella di don Felix Cini, che ha scosso Cercemaggiore. Ora tutti sanno che il prete maltese, che da un anno e 4 mesi celebra messa e fa catechismo in paese, è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni, nella provincia di Grosseto. Ha patteggiato e scontato la pena in una comunità a Trento. Una notizia che ha creato trambusto nella comunità, c’è chi è preoccupato e chi invece si schiera a spada tratta a difesa di Don Felix. Sulla questione interviene l’arcivescovo di Campobasso Bojano, Giancarlo Bregantini. “Ad un sacerdote, nel cui passato compare un’ombra, anche se controversa – dice il presule – è stata offerta la possibilità di un riscatto che gli restituisse dignità e credibilità. Di questascelta – continua – assunta con il vescovo di Grosseto, e informandone la Santa Sede, sarebbe singolare fare una colpa alla Chiesa di Cristo, maestro di perdono e di speranza”.

    Bregantini poi precisa che don Felix, a Cercemaggiore, ha solo un ruolo di appoggio all’anziano prete e che non è stato nominato parroco, né vice parroco. “Il suo comportamento però – dice ancora l’arcivescovo – è stato sempre corretto, anzi, egli ha raccolto intorno a sé il consenso e la stima di larga parte dei fedeli. La fiducia riposta in lui, dunque – sottolinea – è stata ricompensata”. A quanti si chiedono perchè si è taciuto sul passato di don Felix Bregantini spiega che la risposta è nella “necessaria discrezione che accompagna ogni opera di recupero morale di un fratello al quale l’amore di Cristo – mediato dalla nostra povertà di uomini – si dona per risalire dal buio alla luce. Nessuno dunque ha tradito Cercemaggiore, per questo – rimarca l’arcivescovo – serenamente respingiamo l’accusa di avere scelto la via del silenzio strategico o della leggerezza colpevole. La via scelta è quella del Vangelo, che – conclude Bregantini – non è esente da rischi, ma per la Chiesa non ci sono altre strade, perché la misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”.

    red [19/12/2009]

    http://ilgiornaledelmolise.it/view.php?idarticolo=71398967919122009151752

    Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore | Stampa |
    Scritto da Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio
    lunedì 21 dicembre 2009

    lattanzio_nunzia.jpgNella mia veste di Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, in relazione all’ormai nota vicenda che vede coinvolto don Felix Cini, destinato da alcuni mesi a questa parte dagli Uffici ecclesiastici a coadiuvare il parroco di Cercemaggiore, osservo che dal tenore delle imputazioni contestate al sacerdote, di oggettiva gravità – riportate nella sentenza di patteggiamento resa pubblica da un comitato di cittadini – e tenuto conto del coinvolgimento di giovani vite evidentemente tradite nella loro innocenza in un momento delicatissimo del loro sviluppo, si imponga una severa valutazione di quanto accaduto.

    L’episodio grave ed increscioso, da me già segnalato alla locale Stazione dell’Arma e alla competente Autorità religiosa, ha prodotto l’inevitabile senso di disperazione tra la gente e in special modo tra i genitori dei bambini che sono soliti frequentare l’ambiente parrocchiale del piccolo paese della provincia di Campobasso.Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sancito dal buon senso civico, dalla nostra Carta costituzionale e dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, Carte di diritto nazionale ed internazionale che ho l’obbligo di monitorare nella loro applicazione nella regione Molise.

    Ricordo a me stessa che “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa” (art. 11, c. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), e che pertanto.

    Pur non contestando in alcun modo le decisioni delle Autorità ecclesiali, e riconoscendo anzi l’opportunità di concedere concrete possibilità di recupero a tutti coloro operanti nell’Ecclesia che vengono interessati da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, evidenzio che nel caso portato all’attenzione dalle cronache non può assumere alcuna rilevanza la circostanza dell’essere il provvedimento con cui è stata irrogata la sanzione una sentenza di patteggiamento. Detto istituto mal si concilia infatti con la volontà da parte del soggetto interessato di voler pervenire ad un accertamento nel merito delle accuse e ad un’auspicata sentenza di piena assoluzione.

    Ciò non è accaduto e tale elemento avrebbe probabilmente dovuto condurre ad assegnare al sacerdote, così intimamente coinvolto in una vicenda che di certo lo ha visto parte attiva, funzioni del tutto diverse che non prevedessero contatti diretti con la comunità dei bambini e degli adolescenti.

    Non va sottaciuto che il Codice di Diritto Canonico, al canone 1395, paragrafo 2, prevede in tali casi, sia pure come misura estrema, addirittura la dimissione dallo stato clericale.

    Auspico pertanto che quanto deciso dagli Organi della Chiesa possa essere rivisitato nel superiore interesse dei minori, delle loro madri e dei loro padri, i quali hanno il diritto di vivere ed esercitare le difficili funzioni genitoriali in clima di assoluta serenità – non inquinato da ‘ombre’ di nessun genere.

    Ritengo che Don Felice Cini, colpevole per i gravi delitti ascrittigli debba astenersi da ogni servizio pubblico che gli consenta di avviare relazioni interpersonali con Minori di età; sarebbe quindi auspicabile che l’Uffizio religioso assegni a lui e a tutti i preti coinvolti in episodi di violenza sessuale o maltrattamenti a danno di bambini e adolescenti impieghi di gestione delle biblioteche o degli archivi ecclesiali.

    Nunzia Lattanzio

    • testo del canone 1395:

    Can. 1395 – §1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l’ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale.

    §2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione.

    19/12/2009 10:24
    Don Felix: Non volevo patteggiare

    Il parroco di Santa Maria della Croce ha celebrato messa anche ieri sera

    Cercemaggiore La piccola chiesa in pietra bianca domina la vallata e guarda il piccolo centro illuminato a festa. E’ un giorno strano per Cercemaggiore. Di gioia per un traguardo raggiunto: si inaugura, con gli onori del caso, la casa alloggio che ospiterà gli anziani del paese. Di dolore perché la verità processuale su padre Felix è venuta fuori in tutta la sua violenza. Una sentenza che certifica una dolorosa vicenda processuale capitata nel 2004. Abusi su minori, pena patteggiata. Due anni e sei mesi.
    Don Felix Cini sta celebrando messa, il rito in suffragio di un defunto. La piccola chiesa in pietra bianca è gremita di gente. Si conoscono tutti, per questo non passiamo inosservati. Nell’atrio della chiesetta la bacheca ospita un avviso ai fedeli. Ci sono i recapiti telefonici del parroco che spiega che è costretto ad allontanarsi un po’ dal paese, a colpa di quello che sta avvenendo. Riposo, preghiera, meditazione. Non c’è una data ma non è recente. In paese spiegano che da quando questa storia è cominciata, un paio di mesi fa, padre Felix aveva deciso una sorta di allontanamento volontario. Aspettiamo che la funzione religiosa termini, chiediamo di incontrare il sacerdote che non rifiuta. E subito dice:
    «e cosa volete che vi dica di più, avete scritto tutto».
    Ecco, il solito equivoco. Confondere il piano professionale con quello personale. Non è stato facile raccogliere informazioni e decidere di raccontare una vicenda lacerante che però, ed è il caso di ribadirlo, si fonda su un dato di fatto concreto. Una sentenza, emessa nel luglio del 2004, con la quale il parroco di Santa Maria della Croce viene condannato per abusi su minori. Ed è proprio questo il punto di partenza.
    «Non avrei voluto patteggiare dice padre Felix mentre fuma una sigaretta volevo andare fino in fondo. Volevo affrontare il processo. Ma mi è stato consigliato di patteggiare, era meglio chiudere la faccenda il prima possibile».
    Impossibile non replicare ad una affermazione di tale entità. Chiudere la faccenda, perché se lei non era colpevole di nulla?
    «Pressioni politiche».
    E’ ancora più inquietante, ancor più difficile da
    comprendere e quindi spiegare ai lettori, alla comunità di Cercemaggiore ma anche a tutti i molisani cosa significa un’affermazione del genere.
    Lui, padre Felix, sa perfettamente che non ha risolto alcun dubbio, anzi ne ha ingenerati molti di più. Ma le sue dichiarazioni finiscono qui. «Chiedete in giro, chiedete chi è don Felix» dice Annamaria Testa, una collaboratrice del parroco. Che, logicamente,
    appartiene alla fazione che sostiene il parroco, che crede abbia già pagato per quello che ha fatto, che debba essere perdonato e aiutato a tornare a compiere la sua missione.
    «Ha riportato i giovani in chiesa, lo sa che l’anno scorso in 125 hanno preso la Cresima? Ecco, questo è padre Felix, anche io ho dei bambini, non ho timore a farli frequentare la Chiesa».
    C’è però chi la pensa diversamente, c’è chi crede che forse la verità non andava nascosta. Dire tutto, chiarire fin da subito i dubbi avrebbe aiutato non poco la comunità a trovare una strada diversa da quella intrapresa a furia di smentite categoriche.
    «Certo commentano altri giovani arrivati in sacrestia se la Curia avesse chiarito, non appena la questione è venuta fuori, i termini dell’intera vicenda forse nessuno avrebbe preso la decisione di far protocollare la sentenza in Comune».
    Perché non dirlo, perché allora nascondere una verità processuale di certo dura da spiegare ma assolutamente impensabile di poter nascondere per sempre. Forse proprio questa verità mancata ha generato i mostri, forse l’aver impedito ai cittadini di scegliere se fidarsi o meno di don Felix nascondendosi dietro un muro di no probabilmente dettati da una precisa strategia ecclesiale da utilizzare in casi simili ha diviso il paese, ha esa sperato gli animi ed ha portato all’atto finale. Il clamore mediatico che, si sa, è un punto di non ritorno.
    La verità adesso è sotto gli occhi di tutti.
    Una verità parziale, se si vuol dare ascolto a padre Felix, una verità che potrebbe nascondere altri fatti molto oscuri, di cui il parroco non vuole parlare.
    «Perché non ne so nulla, ho fatto quello che mi veniva chiesto».
    E i 17 ragazzini, tra i 10 i 14 anni, ascoltati come testimoni e che diventano pare fondamentale della sentenza?
    «Non ci sono testimonianze, loro non hanno detto nulla».
    Quindi il gup ha condannato senza prove certe, ha accettato la proposta di patteggiamento sapendo di punire per sempre secondo la Giustizia degli uomini un innocente? Famiglie divise, comunità spaccata, colpevolisti contro innocentisti e una versione dei fatti che stride con una sentenza di condanna. Che è l’unica cosa certa di tutta questa brutta storia. lusa lucsam66@gmail.com

    http://www.nuovomolise.net/e_view.asp?E=12466&S=1&C=2&G=4