Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: belgio

  • Belgio,prete abuso’di donne in coma

    Belgio,prete abuso’di donne in coma

    29/5/2010
    Belgio,prete abuso’di donne in coma Sacredote deceduto nelle Fiandre

    Un sacerdote belga avrebbe abusato sessualmente di donne in coma o con problemi psichiatrici ricoverate nell’ospedale Saint-Andrien di Tielt, nelle Fiandre. A rivelarlo è un altro sacerdote che colloca gli abusi tra gli anni ’60 e ’80. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani in lingua fiamminga, il sacerdote, che è deceduto, avrebbe approfittato del fatto di avere accesso alla sala di rianimazione dell’ospedale.

    Per tragica ironia, aggiunge il quotidiano “Het Laatste Niews”, il sacerdote lavorava nella sala di rianimazione con l’incarico di portare sostegno psicologico alle famiglie dei pazienti e, in alcuni occasioni, amministrare l’estrema unzione ai moribondi.

    Secondo don Norbert Bethune, inoltre, la direzione del nosocomio sarebbe stata a conoscenza dei fatti, ma non avrebbe fatto niente per impedire gli abusi. Il sacerdote annuncia altre rivelazioni su scandali sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica.

    In realtà, negli anni ’90 la procura di Bruges aveva aperto un’inchiesta per poi archiviare il dossier considerando i fatti ormai prescritti. Oltre ai giudici, Bethune aveva riferito il caso anche al vescovo Roger Vangheluwe, il porporato che di recente ha dato le dimissioni dopo aver ammesso di aver abusato per anni di un ragazzino.

    Don Bethune tuttavia non ha fornito le generalità del sacerdote che avrebbe compiuto gli abusi all’ospedale “per rispetto alla famiglia”, aggiungendo tuttavia di essere in possesso di una lettera del presunto sacerdote violentatore, “in cui confessa tutti i fatti e mostra il suo pentimenti e la sua profonda tristezza per l’accaduto”. “Padre X”, come lo chiama Bethune, gli consegnò la lettera poco prima di morire, dopo lunga malattia, a fine 2009 “perché voleva andarsene in pace, con la coscienza tranquilla”.
    Voto:

    Ultimo aggiornamento ore 17:39

  • Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Il prof-prete pedofilo venerdì dai magistrati. Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici
    Caterina Proietti

    MILANO 26/05/10 – 08:58
    Sarà interrogato il 28 dal Gip di Milano l’anziano sacerdote finito in carcere con l’accusa di aver abusato di un 13enne. 73 anni, ex docente dell’Università Cattolica, don Domenico Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici e difensore dei diritti dei gay.

    Nella sua abitazione la squadra Mobile di Milano avrebbe trovato materiale pedopornografico. Ieri, il segretario generale della Conferenza episcole, Mariano Crociata, aveva rivelato che ci sono stati cento casi di preti pedofili in 10 anni. Sugli abusi – aggiunge mons. Crociata – è stato avviato un processo canonico ma non servono commissioni speciali. Il riferimento dell’esponente della Cei è a quanto avvenuto in Germania, Austria, Belgio, Olanda.

    Pedofilia/ Arresto Lodi, vescovo: Amarezza, fiducia in magistratura
    Don Pezzini da anni ’80 si dedicava a cura pastorale omosessuali
    postato 48 min fa da APCOM

    “Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa”. Così, in una nota della Diocesi di Lodi, il vescovo della città monsignor Giuseppe Merisi ha commentato l’arresto del sacerdote (reso noto ieri) per il reato di pedofilia. “Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti”. Oggi il quotidiano diocesano ricorda che don Pezzini è stato autore di numerose e apprezzate pubblicazioni di letteratura medioevale, già docente di lingua inglese all’Università di Sassari e già ordinario di linguistica inglese all’Università di Verona. Fin dagli anni Ottanta don Pezzini si era dedicato alla cura pastorale degli omosessuali: è stato tra i promotori del ‘Gruppo del Guado’ nato nel 1980 in collaborazione con un centro valdese; nel 1986 aveva fondato il gruppo ‘La Fonte’.

  • «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    Città del Vaticano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha accusato l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano di aver contribuito a insabbiare, 15 anni fa, le accuse contro l’allora cardinale Hans Hermann Groer, reo di molestie sessuali su dei seminaristi risalenti a molti anni prima. E ha pure criticato apertamente Sodano per aver definito lo scandalo degli abusi sui minori «un chiacchiericcio».

    È un attacco senza precedenti, seppure a scoppio ritardato, quello che arriva dall’Austria.
    Il cardinale Schönborn, allievo di Ratzinger, già a fine marzo, dialogando con i giornalisti, aveva rivelato che era stato il «partito diplomatico della Curia romana» a risparmiare a Groer l’apertura di un’inchiesta. Un mese dopo, il 28 aprile, l’arcivescovo di Vienna ha rincarato la dose. Le sue parole, riportate il giorno dopo da due giornali austriaci, sono state rilanciate il 4 maggio dall’agenzia cattolica Kathpress e hanno fatto il giro del mondo.
    Schönborn fa innanzitutto riferimento al messaggio di solidarietà a Benedetto XVI che il cardinale Sodano, decano del collegio cardinalizio, lesse all’inizio della messa di Pasqua in piazza San Pietro, dicendo tra l’altro al Papa: «È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio».
    La parola chiacchiericcio, che pure riecheggiava un’analoga espressione usata dallo stesso Pontefice nell’omelia della domenica delle Palme, è suonata offensiva per le vittime, secondo il cardinale di Vienna. Il quale ha anche ricordato che proprio Sodano, 15 anni fa, sarebbe stato colui che «ha impedito che si facesse una commissione d’inchiesta sul caso Groer, commissione che Ratzinger voleva costituire».
    Un’accusa precisa e circostanziata, che fa riemergere il triste caso dell’arcivescovo di Vienna Groer, un conservatore nominato da Papa Wojtyla al momento del pensionamento del progressista Franz König, figura chiave dell’Ostpolitik, del Concilio e anche del conclave dell’ottobre 1978.
    Groer venne accusato nel 1995 da un ex seminarista di abusi. Altri accusatori si aggiunsero al primo. Il cardinale, già settantacinquenne, venne dimissionato e il suo posto fu preso dal vescovo ausiliare Schönborn.

    Ieri Papa Ratzinger ha incontrato le gerarchie del Belgio, dove nelle scorse settimane il vescovo di Bruges ha confessato abusi su un minore, e ha infine accolto le dimissioni di monsignor Walter Mixa, vescovo di Ausburg e ordinario militare per la Germania.
    Il vescovo, già accusato di malversazioni economiche e maltrattamenti su minori, è stato ora anche accusato di abusi sessuali su un giovane all’epoca in cui era vescovo di Eichstatt.

    http://www.ilgiornale.it/news/sodano-insabbi-l-inchiesta-sui-preti-pedofili.html

  • Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    repubblica it
    Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di Stato: “Ha offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda un chiacchericcio”. Benedetto XVI ratifica l’addio di monsignor Mixa, il vescovo di Augusta travolto da scandali di varia natura

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia” Benedetto XVI

    CITTA’ DEL VATICANO – Nel giorno in cui il Papa accetta le dimissioni del discusso vescovo di Augusta, l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano. Facendo nome e cognome lo accusa di aver offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda “un chiacchericcio” e lo ha rimproverato di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia compiuti dall’allora capo della diocesi viennese, Hans Hermann Groer. Il porporato, allievo e amico di Benedetto XVI, ha parlato durante un incontro informale con rappresentanti dei media austriaci, di cui riferisce l’agenzia Kathpress.

    Schoenborn ha ribadito che Sodano avrebbe impedito 15 anni fa la creazione di una commissione di indagine sul “caso Groer”. Uno scandalo esploso nel 1995 quando un ex seminarista di Hollabrunn accusò Groer di aver abusato ripetutamente di lui all’inizio degli anni ’70. Altre accuse seguirono e Groer non tardo’ a dimettersi, ufficialmente per sopraggiunti limiti di età. Morì nel 2003 senza mai ammettere alcuna responsabilità.

    Lo scorso 28 marzo, l’attuale arcivescovo di Vienna aveva formulato l’accusa, senza però citare esplicitamente l’ex segretario di Stato vaticano. In un’intervista al canale televisivo austriaco Orf, aveva sostenuto che nel 1995 Ratzinger si era adoperato energicamente affinchè il Vaticano conducesse un’indagine su Groer: una richiesta che era stata vanificata “dall’altra parte” quella che faceva capo alla diplomazia vaticana.

    Le dimissioni di monsignor Mixa. Benedetto XVI ha dunque accettato le dimissioni del vescovo di Augusta e ordinario militare per la Germania, monsignor Walter Mixa, travolto da rivelazioni su malversazioni economiche e maltrattamenti inflitti a giovani collegiali. I fatti, da lui ammessi, riguardano il periodo in cui era parroco. Il prelato – che ha chiesto le dimissioni il 22 april – secondo le rivelazioni dei media sarebbe sotto inchiesta per abusi sessuali.

    L’udienza con i vescovi belgi. E sempre oggi il Papa ha anche ricevuto in udienza i vescovi del Belgio. Richiamandoli con forza ad attuare una “vasta e seria” pastorale vocazionale, per formare al sacerdozio uomini santi. Anche in questo caso, il riferimento è chiaramente agli scandali legati alla pedofilia. Da qui l’esortazione “all’ascolto reciproco, nella preghiera comune e nella carità di Cristo, soprattutto in questi tempi nei quali la vostra chiesa stessa è stata provata dal peccato”. Il primate del Belgio, monsignor Joseph André Leonard, ha ammesso con Benedetto XVI che “quella che le si avvicina oggi è una Chiesa addolorata, ma anche determinata ad affrontare questo tipo di problema con chiarezza”. Leonard ha citato in particolare “il grave scandalo provocato dalle dimissioni forzate del vescovo di Bruges, monsignor Roger Vangheluwe”.

    Riguardo alla possibilità di emanare nuove norme per prevenire eventuali abusi da parte del clero, il primate del Belgio ha affermato che di ciò i vescovi belgi hanno parlato con la Congregazione per la dottrina della Fede. “Nel suo discorso – ha concluso Leonard – il Papa ha fatto allusione al dramma della nostra Chiesa spiegando che per ritrovare la credibilità l’unica via da percorrere è quella della ricerca della santità di preti e vescovi. E’ stato molto importante l’incoraggiamento che il Pontefice ci ha dato, soprattutto perché molti preti nella Chiesa belga soffrono per questa situazione di cui non hanno colpa”.

    (08 maggio 2010)

  • Così ha abusato di nostra figlia”

    Così ha abusato di nostra figlia”

    Mercoledì 05 Maggio 2010 09:35 Carmine Castoro
    E-mail Stampa PDF

    Solo negli ultimi giorni hanno “lasciato” le funzioni di ministro di Dio i vescovi di Limerick, di Cloyne, e un terzo presule irlandese, James Moriarty, il vescovo di Bruges in Belgio, il vescovo di Augusta in Germania, e nuovi casi spuntano come funghi avvelenati anche in Italia via via che le vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche trovano il coraggio di denunciare i loro carnefici tonacati.

    Una lunga lista di proscrizione. Storie torbide, buie, che a fatica escono da una riottosa clandestinità dove sono state seppellite per anni da una prassi interna al Vaticano e ai suoi apparati più elevati che impone di non divulgare la notizia di molestie e atti sessuali commessi da sacerdoti su inermi minorenni, di aspettare, di avere prove certe e insindacabili, di non stabilire subito rapporti di “buon vicinato” e di collaborazione con gli uffici giudiziari competenti dello Stato laico, di stornare l’attenzione dell’opinione pubblica, di pregare, questo sì, per il prete “intrappolato” dalla sua incoercibile carnalità e per le sue vittime, ma di uscire allo scoperto e di avere pietà e rispetto per queste ultime, no. Finché si può. Finché il segreto regge e i documenti pontifici che negli ultimi decenni, a partire dalla Crimen Sollicitationis del ‘62, hanno imposto prudenza, omertà e una pianificata omissione di fatti e responsabilità, riescono ad alzare un argine. Poi l’argine si rompe. E al dossier della commissione Murphy in Irlanda e ad una trasmissione d’inchiesta nello stesso Paese dal titolo Cardinal Secrets, fanno seguito in Italia il libro-choc Il Peccato nascosto (Nutrimenti), poi le dichiarazioni vibranti dello stesso Papa di condanna dei preti pedofili e le indagini e le sentenze della magistratura. Una ragnatela di vere e proprie sequenze criminali commesse all’ombra delle canoniche che passano dai palpeggiamenti, alle violenze esplicite e ripetute, alle punizioni corporali, all’uso di materiale pornografico, a reati gravissimi di tipo seriale che sanno di innocenza violata, di tenerezza sporcata, di fiori recisi.

    L’avvocato Claudia Colombo sta difendendo una decina di bambine di Ferrara vittime di abusi in un asilo religioso da parte del parroco direttore. Il prelato è stato condannato in primo grado il 9 aprile del 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione per atti sessuali su minori di anni 10 e per violenza sessuale su due insegnanti dello stesso istituto, e al pagamento di una provvisionale di decine di migliaia di euro che non liquida perché nullatenente. E la Curia tace. In esclusiva per Il Punto, i genitori di una di queste bambine hanno accettato di raccontare la loro tristissima esperienza fatta di verità strazianti e di civica nobiltà. (Con P le risposte del papà, con M quelle della mamma).

    Innanzitutto, qual è il senso del vostro essere qui oggi?
    P: «E’ un modo di far capire che quando succedono questi fatti bisogna agire subito e fare delle denunce. Poi vorremmo anche far capire come ci si sente quando si affida la propria figlia a una persona di fiducia – nel caso di un prete è come se la si affidasse direttamente a Dio -, e poi traditi senza nemmeno una dichiarazione di scusa o un “mi dispiace”. Certo, bisogna aspettare i tre gradi di giudizio, ma non c’è stato nessun atto di volontà, di pudore, di carità cristiana».
    C’è nei vostri ricordi un momento preciso, un primo giorno in cui il dramma ha preso avvio?
    M: «Ricevetti una prima telefonata da una insegnante di mia figlia un pomeriggio verso le 4; inaspettata, lei era una ragazza con la quale avevamo come tutti i genitori un buon rapporto. Disse: “E’ successo qualcosa? Vi hanno chiamato i carabinieri?”. Non capivamo. Il giorno dopo arrivarono i carabinieri a casa con un documento di convocazione e ci siamo dovuti presentare in caserma, del tutto ignari di essere parte lesa. A quel punto è successo l’inferno, ci è caduto tutto addosso, certe cose sei abituato a vederle in tv, ma quando capitano a te ti distruggono la vita, sbatti la testa, non capisci cosa è successo, sei nel più completo buio. Noi pensavamo, tra l’altro, di essere stati chiamati per testimoniare su una scena che riguardava un bacio plateale dato dal prete a una bambina in particolare all’interno dell’asilo, vista da me e da un’altra mamma, ma non pensavamo che ci fosse altro fango sotto».
    P: «Si trattava di cose che si ripetevano da due anni, e la questione è saltata fuori dopo due anni. E’ questo che ci ha lasciati del tutto basiti, il fatto che chi ha visto ha lasciato correre, sottovalutando. A quel punto io e mia moglie abbiamo dovuto scavare, ricostruire dichiarazioni e frasi che i bimbi di solito dicono con fantasia, o magari per la svogliatezza di non andare a scuola. Due anni di pensieri, parole per capire. E combaciava tutto».
    Avete mai avuto sentori, nella normale vita familiare, di qualcosa che stava cambiando nei comportamenti di vostra figlia come conseguenza delle molestie?
    M: «Solo episodi che i genitori di norma inquadrano come fisiologiche fasi di crescita. Con qualche accentuazione, però. A volte quando andavo a fumare fuori casa, oltre una porta finestra, urlava spaventatissima per la paura di restare sola dietro il vetro. All’asilo mostrava a volte intolleranza ad andare con una babysitter che impiegava tantissimo tempo a lasciarla sola, non ci voleva stare, e io mi precipitavo appena finivo di lavorare per prenderla subito perché rimaneva buona poche ore. Ma pensi che siano capricci, magari ti senti in colpa perché sei impegnata per tantissime ore al giorno, e una figlia vuole stare coi genitori, ma non pensi mai che si tratti di un sentimento profondo di disagio. Finito quel periodo ricordiamo che disse: “Non voglio più andare a quell’asilaccio”».
    E qualche segnale di allarme più di tipo fisico, emotivo?
    M: «Un’affermazione, col senno di poi, l’abbiamo incanalata nel giusto senso. Da un certo momento in poi nell’andare in bagno chiudeva la porta, anche se non c’era la chiave, dicendo “ho bisogno della mia privacy, all’asilo il prete è sempre lì che viene da noi bimbe grandi ad asciugarci, ma noi non ne abbiamo bisogno, lui deve accudire le bimbe piccole, noi siamo autosufficienti”».
    P: «Personalmente ho inteso queste frasi nel senso della responsabilità, della vigilanza pura e semplice che il prete attuava per evitare che i bimbi si facessero male, che facessero i monelli. Solo dopo abbiamo capito la diversità di queste parole, mentre all’inizio sembrava che lei volesse dire: “Io non ho bisogno di assistenza, sono una bimba sveglia”».
    Avete sensi di colpa per non aver intuito il peggio?
    M: «No sensi di colpa, tanta rabbia, perché non ci si può fidare nemmeno della propria ombra».
    P: «Inizialmente abbiamo provato uno stupore grande, superi diverse fasi emotive poi razionalmente metti insieme i fatti e cerchi di capire, perché si tratta di una persona malata, in altro modo non la si può definire. Ma la cosa più fastidiosa è stato constatare che le cose andavano avanti da due anni, e invece bisognava affrontare e stroncare tutto sul nascere. La cosa rilevante è l’arco temporale: dai fatti alla denuncia gli episodi criminosi sono andati avanti e si sono ripetuti».
    Come avete gestito il rapporto con lei dopo la scoperta della verità?
    M: «Uscita dall’asilo non ne ha più parlato, né ha dato segni di intolleranza, ha continuato a fare quello che una bimba della sua età fa. In quarta elementare non voleva più andare a scuola, all’improvviso, pur avendo dimostrato ottimo spirito di adattamento facendo due anni in una scuola e tre in un’altra. Diciamo che dopo lo scoppio della vicenda abbiamo fatto da noi e, nonostante la tristezza di questo periodo particolare, non si è accorta di niente. Una psicologa ci ha fatto capire che blocchi di questo tipo non sono infrequenti, temevamo fosse la ritorsione di qualche elemento legato alle molestie, ma sembra sia solo una paura irrazionale, un episodio occasionale legato alla crescita. La psicologa mi ha fatto domande sulla gravidanza, il concepimento, perché sembra che qualsiasi dramma dall’embrione possa creare queste angosce. Per ora siamo rimasti così, sospesi. Quando è andata in quinta, passavo ogni mattina a osservarla».
    P: «E’ ancora ingenua, aspetterò due tre anni per parlare, ma quando è matura le spiegherò i fatti».
    La vicenda di vostra figlia ha inciso anche su di voi?
    M: «Ci siamo richiusi come in un guscio. Perdi la voglia di vivere, di fare qualsiasi cosa, vai a lavorare un po’ in trance, lui si è rinchiuso nella sua musica, abbiamo quasi eretto una barriera tra di noi per non soffrire: non ci si guardava in faccia per non rispecchiare il reciproco dolore, una barriera a 360 gradi fra noi e col mondo esterno per proteggerci, come se non fosse successo niente. Io sono più nervosa, agitata, darei fuoco a mezzo mondo».
    P: «Quando si fa violenza a un bimbo che non sa difendersi, non hai strumenti in mano, da dove cominci? Non si ha esperienza, sei lì, ti dici: “Qualcosa dovrò fare, ma poi ognuno ha il suo carattere, chi sbraita, chi si chiude, io sono calmo e pacato, ma ognuno ha il suo modo di assimilare l’amarezza».
    Avete dovuto far finta di niente…
    M: «Esatto, sorrisi, tranquillità, anche se dentro tutto si amplifica e quando ti arrabbi sei sul limite del crollo, ti accorgi che stai urlando più del solito, quando magari il figlio non ha colpa, o per cose futili».
    Avete temuto il giudizio della gente?
    M: «Non tanto il giudizio, quanto il vuoto. E poi quella sottile accusa di andare contro la Chiesa per chissà quale mania di protagonismo, quando invece le persone toccate da questo problema sono tante».
    P: «Un’istituzione come la Chiesa è guardata con reverenza, ma che l’abbia commessa un padre di famiglia o un prete, la violenza deve essere giudicata e condannata, e non far passare per delinquente chi denuncia un prete. Oggi avremmo avuto maggiore appoggio dall’opinione pubblica perché si è scoperta la pentola».
    Che idea vi siete fatti della pedofilia dei preti?
    M: «La considero aberrante, una delle peggiori schifezze al mondo, un grosso tradimento della fiducia che hai riposto in chi ha una posizione delicata. Io che andavo a prendere la bimba e avevo un rapporto di amicizia con insegnanti ed educatrici, vedevo che una di queste spesso era in lacrime, il clima era teso, i bambini tutti seduti in silenzio, ma non me lo spiegavo: pensavo che erano stati sgridati perché troppo esuberanti, poi abbiamo scoperto i fatti. Ci guardava in faccia e piangeva, ci credo, vergognati…».
    Non vi eravate accorti delle attenzioni del prete verso vostra figlia?
    M: «Non nei confronti di nostra figlia, ma il comportamento ambiguo e inqualificabile verso un’altra bambina con baci espliciti, fisici, nel cortile, tra le mamme, era tangibile, e la situazione era arrivata a un punto di rottura. La stessa scena si ripeteva alla luce del sole, il cortile era a vista e asilo e parrocchia erano collegati. Quando ho incrociato lo sguardo del prete in aula ho provato schifo e rabbia e pensieri diciamo fantasiosi contro di lui che tutti proverebbero al posto mio».
    Che futuro pensate aspetti voi e la crescita della bambina?
    M: «Aspettiamo di vedere come prosegue tutto e come affronteremo la cosa con la bambina che diventerà adolescente. Se ci saranno conseguenze psicologiche per lei non si può dire: rispetto ad altre bambine, sono state leggere queste invadenze da parte del prete, ma anche lì è un rimandare, un vivere alla giornata. Per ora è tranquilla, stiamo a guardare».
    Cosa vi sentite di suggerire a genitori che si trovassero in analoghe situazioni?
    P: «Denunciare e non tacere: se avete dubbi parlatene e non state zitti, perché a certe cose non si dà peso, le si prende come nel nostro caso per forme di vicinanza, di sorveglianza».
    M: «Io mi sento di dire che è molto importante affidarsi a strutture dove tante persone sono in grado di aiutarti; non siamo mai soli e non dobbiamo vergognarci. E’ semplicissimo aprire le giuste porte e avere giusti consigli».
    Per paradosso, adesso volete più bene a vostra figlia?
    M: «Non siamo diventati iperprotettivi, il controllo, l’educazione sono fondamentali. Farà la cresima normalmente, non l’abbiamo isolata dall’ambiente ecclesiastico perché se uno è malato non è che tutti lo sono. Qui da noi in paese la Chiesa si sente nel suo vero essere, lì era qualcosa allo sbando. Non l’abbiamo demonizzata, come culto non lo abbiamo escluso dalla nostra vita. Ha sbagliato una persona per menefreghismo e disumanità, e non la Chiesa».

    http://www.ilpuntontc.it/index.php/attualita/906-qcosi-ha-abusato-di-nostra-figliaq.html

  • Preti pedofili, in Belgio 120 denunce di abusi in una settimana

    Preti pedofili, in Belgio 120 denunce di abusi in una settimana

    Sono circa 120 le denunce ricevute in una settimana dall’apposita commissione belga costituita per raccogliere le segnalazioni di abusi sessuali da parte di preti pedofili. E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa belga che cita il portavoce della conferenza episcopale belga, Eric De Beukelaer.

    Il numero delle denunce ha subito un’impennata dallo scorso venerdì, quando il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe ha presentato le dimissioni dopo aver ammesso abusi su un minore per diversi anni. Molte delle chiamate giungono, ha precisato il portavoce, da persone che ora hanno circa 60 anni e che sostengono che ormai il prete dal quale hanno subito violenza è deceduto.

    La commissione per raccogliere le denunce è nata nel 2001 e, soprattutto dopo i casi di preti pedofili sollevati in Irlanda e Olanda, ha ricevuto anche in Belgio una serie di denunce, ma decisamente inferiori rispetto a quelle giunte nell’ultima settimana. Prima delle dimissioni del vescovo di Bruges, si erano fermate ad una ventina in due mesi.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-belgio-denunce-abusi-353399/

  • Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo

    Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo

    Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo
    fonte repubblica it

    Lo scrive il quotidiano De Morgen. Secondo il racconto, André Leonard, arcivescovo della chiesa cattolica belga, avrebbe insabbiato il caso di un sacerdote dopo che aveva ripetutamente abusato di un ragazzo. La denuncia del giovane: “Non ha denunciato perché tra i due è stato varato un accordo finanziario”

    BRUXELLES – André Leonard, primate della chiesa cattolica belga, avrebbe insabbiato il caso di un sacerdote pedofilo, impedendo che il religioso potesse finire in tribunale. E’ questa la rivelazione pubblicata dal quotidiano belga De Morgen, che riporta il racconto della presunta vittima, Joel Devillet.

    Durante gli anni ’80, Devillet sarebbe stato ripetutamente oggetto di abusi sessuali da parte del parroco del suo villaggio, e nel 1996 si sarebbe finalmente confidato con Leonard, allora vescovo della diocesi di Namur: “Lui ha però lasciato fare. E’ stato varato un accordo finanziario, in base al quale il sacerdote avrebbe pagato un terzo della mia terapia, il vescovo un altro terzo mentre il resto sarebbe stato a mio carico ma nonostante avesse ammesso i fatti, questo sacerdote è rimasto al suo posto per altri cinque anni e ha continuato a fare vittime: Leonard ha fatto di tutto perché si evitasse un processo”, ha dichiarato Devillet.

    Il portavoce di Leonard non ha commentato la vicenda, limitandosi a sottolineare come sul caso stia lavorando la magistratura belga. Il caso è infatti davanti al tribunale di Namur, dove l’uomo che dice di aver subito violenze, dal 2009.

    (29 aprile 2010)

  • “Ha abusato dei bambini”, si dimette il vescovo di Bruges

    “Ha abusato dei bambini”, si dimette il vescovo di Bruges

    Venerdí 23.04.2010 12:58

    Si è dimesso il vescovo di Bruges monsignor Roger Vangheluwe, che ha ammesso di aver abusato sessualmente di un giovane e di averlo fatto per di più dopo la sua nomina a vescovo avvenuta nel 1984. La Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso la notizia dell’accettazione delle dimissioni da parte del Papa insieme al testo di una dichiarazione del vescovo. Le dimissioni sono state immediatamente accettate dal Papa.

    “Quando ero ancora un semplice sacerdote e per un certo tempo all’inizio del mio episcopato – ha confessato il presule – ho abusato sessualmente di un giovane dell’ambiente a me vicino. La vittima ne è ancora segnata. Nel corso degli ultimi decenni, ho più volte riconosciuto la mia colpa nei suoi confronti, come nei confronti della sua famiglia, e ho domandato perdono. Ma questo non lo ha pacificato. E neppure io lo sono”.

    Il presule ha aggiunto nella sua dichiarazione che “la tempesta mediatica di queste ultime settimane ha rafforzato il trauma. Non è più possibile continuare in questa situazione”. “Sono profondamente dispiaciuto – ha concluso – per ciò che ho fatto e presento le mie scuse più sincere alla vittima, alla sua famiglia, a tutta la comunità cattolica e alla società in genere. Ho presentato le mie dimissioni come vescovo di Bruges al Papa Benedetto XVI. Sono state accettate venerdì. Perciò mi ritiro”.

    Ma intanto il Vaticano contesta una denuncia presentata, a nome di una vittima di un prete pedofilo del Wisconsin, contro Papa Benedetto XVI e i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone. “Azioni legali legittime sono state mosse da vittime di abusi, ma questa non lo è”, ha detto Jeffrey Lena, l’avvocato americano del Vaticano, secondo cui la denuncia presentata dal collega Jeff Anderson a nome di una vittima di padre Lawrence Murphy “rappresenta un tentativo di usare tragici eventi come piattaforma per un attacco più ampio ricaratterizzando la Chiesa Cattolica come una ‘impresa mondiale di affari’”. Secondo Lena, il caso contro la Santa Sede consiste in gran parte in una “risciacquatura di vecchie teorie già respinte da tribunali Usa”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/vescovo-bruges-vaticano230410.html

    23/4/2010
    Pedofilia, vescovo di Bruges lascia Ammette abusi, Papa accetta dimissioni

    Benedetto XVI ha accolto le dimissioni del vescovo belga di Bruges, mons. Roger Joseph Vangheluwe, il quale ha confessato, in una dichiarazione ufficiale, diffusa dalla sala stampa vaticana insieme all’annuncio delle dimissioni, di aver “abusato sessualmente di un giovane”. Nella serata di ggiovedì erano arrivate dal Belgio le notizie delle dimissioni di un presule per “fatti gravi” relativi a una vicenda di abusi.

    Il nome di Vangheuwe, 74 anni, sul seggio episcopale di Bruges da oltre 25 anni, è stato confermato da una persona del suo entourage. Solo due giorni fa, mercoledì, a Bruxelles era stata confermata la condanna del sacerdote Robert Borremans per violenze e attentati al pudore. Il prete condannato era in funzione sotto l’autorità dell’ex vescovo ausiliario di Bruxelles, Joseph De Kesel, e le prime accuse contro di lui risalgono al 1994

    La confessione del vescovo
    “Quando ero ancora un semplice sacerdote e per un certo tempo all’inizio del mio episcopato – ha confessato il presule – ho abusato sessualmente di un giovane dell’ambiente a me vicino. La vittima ne è ancora segnata. Nel corso degli ultimi decenni, ho più volte riconosciuto la mia colpa nei suoi confronti, come nei confronti della sua famiglia, e ho domandato perdono. Ma questo non lo ha pacificato. E neppure io lo sono”.

    Il presule stupratore ha aggiunto nella sua dichiarazione che “la tempesta mediatica di queste ultime settimane ha rafforzato il trauma. Non è più possibile continuare in questa situazione”. “Sono profondamente dispiaciuto – ha concluso – per ciò che ho fatto e presento le mie scuse più sincere alla vittima, alla sua famiglia, a tutta la comunità cattolica e alla società in genere. Ho presentato le mie dimissioni come vescovo di Bruges al Papa Benedetto XVI. Sono state accettate venerdì. Perciò mi ritiro”.

  • LO SCANDALO PEDOFILIA ESPLODE ANCHE IN BELGIO

    LO SCANDALO PEDOFILIA ESPLODE ANCHE IN BELGIO

    Piovono dimissioni da parte di alti prelati cattolici per lo scandalo pedofilia. L’ultimo a lasciare è un vescovo del Belgio. Ancora non si conosce il suo nome né il motivo delle dimissioni. Dopo il capo della Diocesi di Augusta Walter Mixa e il vescovo irlandese James Moriarty il belga sarebbe il terzo negli ultimi due giorni a lasciare l’incarico.

    La sua identità ancora non è stata resa nota; ma secondo l’agenzia belga Afp si tratterebbe del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe. Da chiarire se sia stato proprio lui a commettere gli abusi o se abbia coperto altre persone. Ieri sera la Conferenza episcopale locale ha convocato una conferenza stampa per oggi con il capo della Chiesa cattolica belga, André-Joseph Léonard, e con i responsabili della Commissione d’inchiesta sulle vicende di pedofilia nella Chiesa.

    Ieri altre due dimissioni di vescovi in Europa. Ha lasciato il vescovo di Augusta Walter Mixa, già al centro di polemiche in Germania dopo che aveva ammesso maltrattamenti contro bambini all’epoca in cui era sacerdote. Papa Benedetto XVI dovrà decidere se accettare o meno le dimissioni.
    Sempre ieri, si è dimesso il vescovo di Kildare e Leighlin, in Irlanda, James Moriarty, accusato in un documento governativo di aver insabbiato denunce nei confronti di preti pedofili. Dopo John Magee e Donal Murray, è il terzo vescovo in Irlanda che decide di lasciare la propria carica, scusandosi con le vittime.

    Dagli Stati Uniti intanto arriva un nuovo attacco al cuore del Vaticano. L’avvocato delle vittime di padre Lawrence Murphy, accusato di aver abusato di 200 bambini di una scuola per sordomuti, ha
    denunciato in un tribunale federale di Milwaukee la Santa Sede, papa Benedetto XVI e i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, definendoli i ”vertici della piramide del silenzio” per aver protetto il sacerdote.
    Il Papa nei giorni scorsi ha che la Chiesa è intenzionata a percorrere la strada della trasparenza, e ha chiesto perdono ad alcune vittime maltesi di preti pedofili durante il suo viaggio sull’isola.

    CNRmedia – 23/04/2010

  • PEDOFILIA: SACERDOTE BELGA, NESSUNA PUNIZIONE VESCOVI IN BEN 300 CASI

    PEDOFILIA: SACERDOTE BELGA, NESSUNA PUNIZIONE VESCOVI IN BEN 300 CASI

    12-04-10
    (ASCA-AFP) – Bruxelles, 12 apr – I vescovi del Belgio non hanno mai punito un sacerdote negli oltre 300 casi di pedofilia denunciati nel corso degli anni novanta. La denuncia viene da un sacerdote che in passato ha aiutato molte vittime, padre Rick Deville, il quale in un’intervista ai quotidiani De Standaard e Het Nieuwsblad, ha rivelato che fra il 1992 e il 1998 sono stati esaminati oltre 300 casi di pedofilia, ”ma solo 15 sono terminati con un’ammissione di colpevolezza. Un prete accusato al massimo veniva trasferito, ma mai punito”.

    Padre Deville, fondatore del gruppo ”Diritti umani nella Chiesa” per sostenere le vittime degli abusi, ha sottolineato inoltre la mancanza di sostegno da parte della gerarchia cattilica belga. ”Sono stati pochi i vescovi che ci hanno aiutato”, ha detto il sacerdote. ”In molti casi le vittime sono state addirittura accusate di diffamazione.

    Abbiamo avuto il caso di un prete accusato di tre episodi di pedofilia ed ogno volta veniva trafserito in una zona dove non era conosciuto e dove continuava i suoi abusi”.

    Il nuovo capo dei vescovi belgi, l’arcivescovo Andre Leonard, ha ammesso che quello degli abusi sessuali sui minori nel paese e’ un problema da tanti anni e nel suo sermone pasquale ha denunciato il ”colpevole silenzio” della Chiesa che ha ”malgestito” gli eventi.

    red-uda/cam/alf

    Preti pedofili. In Belgio su 300 denunce solo 15 sono accertate

    Rik Devillé

    Su 300 denunce in Belgio per abusi sessuali compiuti negli anni Novanta da religiosi su bambini, solo 15 sono state prese in seria considerazione e si sono concluse con una confessione di colpa. E’ quanto denuncia il prete belga in pensione Rik Devillé, promotore del gruppo di lavoro “Diritti dell’uomo nella Chiesa”, che ha accompagnato più di 300 bambini vittime di abusi tra il 1992 e il 1998.

    In un’intervista pubblicata oggi da due quotidiani fiamminghi – De Standaard e Het Nieuwsblad – il prete, oggi in pensione, afferma che i religiosi coinvolti negli abusi sono stati spesso messi a tacere, ma non rimossi. Rik Devillé ha parole tristi per quel periodo: “di tutte le denunce, sono 15 si sono concluse, appena il cinque per cento”, commenta infatti con amarezza.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-in-belgio-su-300-denunce-solo-15-sono-accertate-322823/