Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Benedetto XVI

  • Coro di Ratisbona.Mario Adinolfi attacca i bambini stuprati: “Vergognatevi”

    Coro di Ratisbona.Mario Adinolfi attacca i bambini stuprati: “Vergognatevi”

    L-M.- Sono almeno 547 i bambini che abusati, ma potrebbero essere addirittura 700.

    E’ quanto emerge sugli orrori perpetrati sui minori che frequentavano il coro di Ratisbona, eppure c’è chi pur di difendere il fratello del papa Emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, non esita a scagliarsi contro le piccole vittime.

    Si tratta dell’integralista ultracattolico Mario Adinolfi che accusa i ragazzini di non aver taciuto le violenze subite.

    Il leader del Popolo della Famiglia è arrivato a pubblicare su Facebook.

    “A scuola mi capitò di prendere qualche schiaffo. Li prese pure mia sorella. Per otto anni sono stato formato in una scuola cattolica tra il 1982 e il 1990 Era una scuola molto dura e nei decenni precedenti lo era stata ancora di più. La formazione che garantiva era di assoluta eccellenza, ma si doveva studiare come matti e i prof erano severissimi. Tre sezioni di medie diventavano una sola sezione di liceo, dove partimmo in 36 nel 1986 e arrivammo all’esame di maturità in 16, 7 dei quali si diplomarono con il massimo dei voti.

    Qualcuno potrebbe ricordare quegli anni come “un inferno’ e sono certo che un magistrato solerte del 2017 troverebbe centinaia di ragazzi “vittime di violenze” tra quelli passati in mezzo secolo nella mia scuola. A Ratisbona hanno fatto questo gioco. Gioco sporco e anche un po vile, per macchiare la Chiesa e indirettamente Papa Benedetto XVI. Devono vergognarsi”.

    Inumana ferocia e atroci violenze ricondotte a metodi e percorsi educativi.

    Forse l’etica di Adinolfi non gli permette di individuare i gravissimi reati penali che hanno segnato per sempre centinaia e centinaia di bambini.

    Adinolfi scade nel negazionismo più abbietto, provando a negare che siano mai stati commessi reati sessuali.

    C’è da auspicare l’intervento dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociali, che possano interessarsi sui metodi educativi di un padre che condivide percorsi fondati sulla violenza fisica e sul terrore psicologico, sistematicamente esercitati dai preti del duomo di Ratisbona.

    http://www.articolotre.com/2017/07/coro-di-ratisbona-mario-adinolfi-attacca-i-bambini-stuprati-vergognatevi/

  • Perché tanti preti sono pedofili?

    Perché tanti preti sono pedofili?

    Abbiamo tutti appreso dalle cronache che tra il 1945 e gli inizi degli anni ‘90 sono almeno 547 i bambini abusati nel coro del Duomo di Ratisbona, il più antico coro di voci bianche del mondo, diretto per trent’anni dal fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

    A fornire il dato sconcertante è stato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di far luce sull’ennesimo scandalo che pone seri dubbi sull’attendibilità morale delle autorità religiose. In un documento, egli afferma che, in quel lungo periodo, bambini e ragazzi subirono numerose violenze corporali e ben 67 violenze sessuali. L’indagine ha permesso di identificare 49 responsabili, che, tuttavia, non saranno passibili di processo, essendo, i reati, prescritti. Weber aveva già riferito, in un precedente rapporto del 2016, di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo.

    Nel rapporto del legale si attribuisce all’ex direttore del coro, Georg Ratzinger, delle corresponsabilità. In pratica, gli viene rinfacciato di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante fosse al corrente di tutto quanto succedeva. Per decenni, secondo il rapporto, vigeva un “sistema della paura” e una “atmosfera infernale” che proibiva ai bambini del coro tedesco di ribellarsi alle violenze.

    “Le vittime – si legge nel rapporto sulla vicenda – hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della loro vita, caratterizzato da paura e violenza”.

    Al di là di ogni atteggiamento di rabbia e ripugnanza, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non abbia mai chiarito perché fare il prete non impedisca, o perlomeno non attenui queste sciolte e raccapriccianti tendenze che, sia ben chiaro, sono da considerarsi veri e propri crimini e non peccatucci di ordine veniale. Coloro che celebrano la verità divina e si proclamano difensori di inconsapevoli embrioni e di vite ridotte all’insopportabile stato di sofferenza, sempre pronti a moralizzare su tutto e tutti, dovrebbero adottare un comportamento esemplare, dare esempio di rettitudine e dimostrare quantomeno un minimo di coerenza con quello che vanno predicando. A quanto pare, così non è.

    Dunque, perché tanti preti diventano pedofili? La risposta, che deve provenire necessariamente da specialisti del settore, attrezzati per indagare un processo psichico, si fa attendere da ormai, troppo tempo. Tra i motivi, si tenderebbe a escludere il celibato forzato, giacché se una tale condizione diventasse insopportabile per il religioso, potrebbe sempre rifugiarsi nella sessualità adulta, più o meno clandestina, naturalmente. Una cosa è certa: il prete pedofilo ha dei grossi conflitti da risolvere con la propria identità e la propria sessualità, e dovrebbe, pertanto, essere valutato come un qualsiasi individuo psichicamente problematico e finanche socialmente pericoloso, laddove esistano i presupposti scientifici per decretarne la dannosità.

    La pedofilia è, comunque, un fenomeno estremamente complesso, oltre che diffuso. Pertanto, da indagare e debellare quanto più è possibile. Resta sintomatico come in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili, in generale, non si curino di nascondere particolarmente i propri perversi comportamenti, come se nel loro delirio di onnipotenza prediligessero contare sulla paura e l’omertà delle proprie vittime.

    Vi è una cosa che, più di tutte, non comprendo, però. Perché mai i preti pedofili, una volta scoperti, non vengono mai espulsi dalla Chiesa e non si vieta loro il sacerdozio, a differenza dei preti colti in flagranza nella relazione con una donna? Quale meccanismo di giudizio si scatena in questi casi? Se il prete va con una donna, lo si condanna perché va col diavolo, se, invece, abusa di un bambino esprime un significato cattolico che ai laici e agli atei non è dato riconoscere?

    http://www.lettera43.it/it/blog/larco-di-ulisse/2017/07/20/perche-tanti-preti-sono-pedofili/4834/

  • Georg Ratzinger: “Non avevo capito che c’erano abusi sessualiˮ

    Georg Ratzinger: “Non avevo capito che c’erano abusi sessualiˮ

    Questo ha dichiarato il fratello di Benedetto XVI quando è stato ascoltato durante l’inchiesta promossa dalla diocesi di Ratisbona.

    «Non avevo capito che c’erano abusi di carattere sessuale». Questo ha dichiarato Georg Ratzinger, il fratello del Papa emerito Benedetto XVI, quando è stato ascoltato durante l’inchiesta sugli abusi avvenuti sui piccoli cantori del Duomo di Ratisbona dal dopoguerra fino ai primi anni Novanta. È stata la diocesi, e dunque la stessa Chiesa cattolica a promuovere e a finanziare un’indagine indipendente, favorendo anche la possibilità per le vittime di testimoniare in forma anonima. Lo Stato tedesco infatti non era più tenuto a indagare su crimini ormai coperti dalla prescrizione..

    Il risultato, un solido rapporto di 440 pagine presentato dall’avvocato Ulrich Weber, com’è noto ha reso noti numeri impressionanti: 547 bambini vittime di abusi, 67 dei quali sono stati molestati sessualmente. I nomi di alcuni abusatori, nel frattempo morti, erano già noti. Fatti che non possono essere certo sottovalutati o minimizzati, pur ricordando il contesto e cioè che per decenni le punizioni corporali erano diffuse in tutte le scuole del Paese.

    I racconti di alcune delle vittime sono raccapriccianti, perché parlano sia dell’abuso di mezzi di correzione ma anche di maltrattamenti al limite del sadismo e di veri e propri abusi sessuali a ripetizione, avvenuti nella scuola e nel convitto dove erano alloggiati i «passerotti del Duomo». Descrivono di pestaggi a sangue da parte degli stessi soggetti autori delle molestie sessuali: per questo l’avvocato Weber ha ipotizzato che i molestatori si eccitassero picchiando i ragazzini.

    Come e perché c’entra monsignor Georg Ratzinger, oggi novantreenne, in tutto questo? Il fratello di Benedetto XVI ha diretto il coro per trent’anni, dal 1964 al 1994. Dal rapporto sembra di capire, ma per questioni di privacy non è così esplicito, che gli abusi sessuali più gravi siano avvenuti negli anni Cinquanta, quando lui ancora non c’era. Monsignor Georg nel corso della sua trentennale attività di direttore ha assestato schiaffoni ad alcuni dei ragazzi e per questo ha chiesto pubblicamente scusa già sette anni fa. Non è mai stato neanche sfiorato dall’accusa di aver molestato in alcun modo i «passerotti» del Duomo. Viene però tirato in ballo perché qualcuno ha raccontato di aver parlato con lui di ciò che avveniva nella scuola.

    I nomi non sono citati per esteso, ma è evidente che quando nel rapporto si parla del «direttore del coro R.» il riferimento è al fratello del Papa emerito. In quelle pagine si sostiene che monsignor Georg avrebbe potuto dare qualche impulso a un’indagine e dunque far sì che i colpevoli venissero individuati e assicurati alla giustizia molti anni fa. Si afferma (p. 381 del rapporto) che Ratzinger era «un po’ chiuso nel suo interesse per gli aspetti musicali» e quando è venuto a conoscenza di queste voci le ha di fatto sottovalutate. Alcune notizie sarebbero arrivate all’orecchio di Georg Ratzinger già nel 1969, poi nel 1978 e infine nel 1989. Nel rapporto si osserva che «non risulta» un intervento presso le persone autorevoli con e quali Georg era in contatto, un’allusione al fratello arcivescovo e cardinale, e allo stesso vescovo di Ratisbona.

    In un’altra pagina del rapporto (380, nota 2495) si conferma che è stata raccolta la testimonianza del fratello del Papa emerito. Georg ha dichiarato di essere stato a conoscenza di abusi di mezzi di correzione, ma non di abusi sessuali: «Non avevo capito che c’erano abusi di carattere sessuale». È la posizione che già nel 2010 aveva pubblicamente manifestato in alcune interviste.

    «Avendo seguito, anche in qualità di esperto, diversi processi relativi a casi di pedofilia – spiega a La Stampa il sociologo Massimo Introvigne – non trovo sorprendente che, ricordando fatti avvenuti in alcuni casi quasi cinquant’anni fa, le vittime e monsignor Ratzinger ne abbiano memorie diverse. Non significa che qualcuno menta: non solo la memoria è selettiva e influenzata dalle emozioni, ma quello che – tanto più negli anni 1960 – un ragazzo poteva raccontare non aveva certamente la precisione di una denuncia in una causa in tribunale. I ragazzi potrebbero avere fatto delle allusioni più o meno precise, che Georg Ratzinger interpretò come riferite a semplici maltrattamenti e non ad abusi di natura sessuale».

    http://www.lastampa.it/2017/07/20/vaticaninsider/ita/news/georg-ratzinger-non-avevo-capito-che-cerano-abusi-sessuali-gK0pS1adzKr3RuoTGhDU1O/pagina.html

  • Violenze sui bambini del Coro di Ratisbona: il 30ennio di Georg Ratzinger e quella promozione del cardinale Müller

    Violenze sui bambini del Coro di Ratisbona: il 30ennio di Georg Ratzinger e quella promozione del cardinale Müller

    Il fratello di Benedetto XVI e lo stesso Pontefice emerito sono legati a doppio filo al Regensburger Domspatzen, eccellenza mondiale tra i cori maschili di voci bianche. Padre Georg ne è stato il direttore dal 1964 al ’94, ovvero quando sono maturati gli abusi, anche sessuali: ha ammesso di essere a conoscenza degli schiaffi. Determinante, in questa storia, la gestione della diocesi: a dirigerla fino al 2012 è stato il cardinale Gerhard Ludwig Müller, poi nominato al vertice dell’ex Sant’Uffizio dal predecessore di Bergoglio. Quest’ultimo, però, qualche settimana fa lo ha silurato. Su di lui le accuse di non aver contribuito a far emergere la verità sui casi di pedofilia nella Chiesa

  • I bambini abusati nel coro di Ratisbona furono almeno 547. Il legale: «Georg Ratzinger sapeva»

    I bambini abusati nel coro di Ratisbona furono almeno 547. Il legale: «Georg Ratzinger sapeva»

    La denuncia nel rapporto finale presentato dall’avvocato Ulrich Weber, e divulgato dai media tedeschi. Cinquecento bambini subirono violenze corporali; 67 anche violenze sessuali. «All’ex direttore del coro va rinfacciato di non aver fatto nulla nonostante sapesse»

    Sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona. Ad affermarlo è il rapporto finale di una inchiesta avviata nel 2015 presentato dall’avvocato Ulrich Weber, presentato oggi in una conferenza stampa in Germania. Stando al documento, c’è «un’altissima probabilità» che 500 bambini abbiano subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. «Nella scuola del coro», si legge nel report», «dominavano paura e senso di impotenza», e «la violenza era un metodo applicato quotidianamente» per ottenere «massimi risultati» e «assoluta disciplina».

    Il coro venne diretto, dal 1964 al 1994, dal fratello del Papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger (qui l’intervista di Danilo Taino con lui nel 2010: «Io mi occupavo di musica, mai avuto notizia di casi del genere»). Nel suo rapporto Weber attribuisce a Georg Ratzinger delle «corresponsabilità»: nella conferenza stampa di oggi, il legale, secondo la Dpa (riportata dall’agenzia Ansa), ha affermato che all’ex direttore del coro va «rinfacciato di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante sapesse».

    Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose nella scuola di preparazione, ma che le loro storie non lo avevano indotto a pensare di «dover intervenire in qualche modo». Ratzinger ha sempre ammesso di aver saputo delle violenze fisiche, ma di non sapere nulla di abusi sessuali. Secondo quanto riportato nel 2010 dalla Passauer Neuen Presse, lo stesso fratello maggiore del Papa ha ammesso di aver dato qualche schiaffo ai ragazzi fino agli anni ‘70 e di essere stato «sollevato» quando le punizioni fisiche vennero vietate dalla legge all’inizio degli anni ‘80.

    Nel 2010 l’allora vescovo di Ratisbona ed ex prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina delle Fede, Gerhard Ludwig Muller, ha ammesso gli abusi nel coro, precisando però che gli episodi di pedofilia «non coincidono con il periodo dell’incarico del maestro professor Ratzinger». Anche Muller viene accusato nel rapporto finale sul caso per la debolezza «strategica, organizzativa e comunicativa» con cui lo scandalo venne affrontato.

    Muller divenne capo dell’ex sant’Uffizio nel 2012, dall’allora papa Joseph Ratzinger. Papa Francesco lo ha da pochi giorni sollevato dall’incarico. L’attuale vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha già annunciato di voler offrire alle vittime compensazioni finanziarie tra i 5 e i 20 mila euro a testa entro la fine dell’anno.

    http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_18/i-bambini-abusati-coro-ratisbona-furono-almeno-547-79dfc3f6-6ba6-11e7-9094-d21d151198e9.shtml

  • Germania, abusi su 547 ragazzi del coro cattolico di Ratisbona

    Germania, abusi su 547 ragazzi del coro cattolico di Ratisbona

    Roma, 18 lug. (askanews) – Almeno 547 ragazzi del celebre coro cattolico tedesco di Ratisbona sono rimasti vittime di maltrattamenti e abusi compiuti tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90. E’ quanto si legge in un nuovo rapporto.

    Circa 500 ragazzi del coro di “Regensburger Domspatzen” hanno subito maltrattamenti fisici e 47 sono stati fatti oggetto di aggressioni sessuali e abusi, ha indicato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di fare luce su questa vicenda assurta agli onori della cronaca nel 2010.

    Il Coro di Ratisbona, di antichissime origini, è stato per circa 30 anni (sino al 1964) diretto da Georg Ratzinger, fratello del Papa Emerito Benedetto XVI.

    (fonte afp)

  • Coro di Ratisbona, 547 bambini vittime di violenza. La relazione choc

    Coro di Ratisbona, 547 bambini vittime di violenza. La relazione choc

    Più che raddoppiati i casi accertati secondo l’avvocato incaricato di indagare sugli abusi

    Berlino, 18 luglio 2017 – Oltre 500 bambini vittime di abusi nel luogo che più doveva tutelarli, il coro di una chiesa. E’ un numero choc che emerge dalla relazione dell’avvocato Ulrich Weber sui fatti accaduti nel corso di decenni nel coro del Duomo di San Pietro, la più grande chiesa Cattolica di Ratisbona (in Baviera), diretto per trent’anni dal fratello di Papa Ratzinger. Stando al documento divulgato dai media, 500 bambini hanno subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati: insegnanti ma anche preti. Due religiosi già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex docente e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

    LO SCANDALO – La vicenda non è nuova. Lo scandalo emerse per la prima volta nel 2010. Ma le dimensioni del fenomeno non erano note. Poi, un anno e mezzo fa, l’avvocato Weber, incaricato dall’episcopato di indagare sulla vicenda, redasse un primo rapporto in cui si citavano oltre duecento casi di bambini picchiati e violentati (ma nell’elenco delle angherie c’è anche la privazione di cibo). L’ultimo aggiornamento, che arriva dopo due anni di indagini, fa salire il numero a 547. Più del doppio.

    COME UN LAGER – “Le vittime hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento – si lege nella relazione – Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della sua vita, caratterizzato da paura e violenza”. Verranno risarcite con non più di 20.000 euro.

    IL FRATELLO DI RATZINGER DIRETTORE – Il coro di voci bianchi “Regensburger Domspatzen”, il più antico del mondo, fu diretto dal fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, tra il 1964 e il 1994. “Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa (…) mi scuso con le vittime”, disse Georg Ratzinger in un’intervista del 2010 alla stampa tedesca. Nel rapporto di Weber si critica anche “la cultura del silenzio” che ha portato le gerarchie ecclesiastiche a tacere per decenni pur di difendere il buon nome della prestigiosa istituzione, nascondendo. come polvere sotto il tappeto, i fatti di Ratisbona.

    http://www.quotidiano.net/esteri/coro-ratisbona-1.3278131

  • Germania, Coro Ratisbona: 547 bambini vittime di violenza

    Germania, Coro Ratisbona: 547 bambini vittime di violenza

    Secondo il rapporto legale fatto dall’avvocato Ulrich Weber su incarico della Chiesa, 67 subirono anche abusi sessuali. Il fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, è stato direttore del coro per trenta anni, tra il 1964 e il 1994.

    BERLINO – Sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona,  il più antico coro di voci bianche del mondo e che fu anche diretto dal fratello del Papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger. A fornire questi numeri è stato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di far luce sullo scandalo, nel documento finale in cui indica che, tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90, 500 bambini e ragazzi subirono violenze corporali e 67 violenze sessuali, in alcuni casi entrambe. L’indagine ha permesso di identificare 49 responsabili, anche se difficilmente ci saranno processi perchè i reati sono prescritti. nel precedente rapporto del gennaio 2016 Weber aveva riferito solo di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo.

    Stando al documento, 500 bambini hanno subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. Per decenni secondo il rapporto si sarebbe creato un “sistema della paura”, con percosse e abusi sessuali. Fra le esibizioni più famose dei Regensburger Domspatzen (i “passeri” del Duomo di Ratisbona fondati mille anni fa), quello per la presa di possesso del titolo di arcivescovo di Monaco del fratello, quello per la visita di Elisabetta II nel 1978 e per quella di Giovanni Paolo II nel 1980.

    “Le vittime – si legge nel nuovo rapporto sulla vicenda – hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della sua vita, caratterizzato da paura e violenza”. Dopo le denunce degli anni scorsi, la diocesi ha iniziato a cooperare con l’inchiesta sugli abusi lo scorso anno e dovrà pagare un indennizzo di 20mila euro a ciascuna vittima, in maggioranza, alunni della terza e quarta elementare.

    Il fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, è stato direttore del coro per trenta anni, tra il 1964 e il 1994. “Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa (…) Mi scuso con le vittime”, disse Georg Ratzinger in un’intervista del 2010 alla stampa tedesca, ammettendo comunque di aver anche lui dato qualche schiaffo durante i primi anni da direttore.

    Nella conferenza stampa l’avvocato Weber ha attribuito a Georg Ratzinger la responsabilità di “aver chiuso gli occhi e non aver preso misure a riguardo”. I principali responsabili delle violenze e degli abusi sono stati individuati nel direttore della scuola e del suo vice, ma nel rapporto si punta il dito contro una “cultura del silenzio” che ha spinto molti della gerarchia ecclesiastica a tacere sulle aggressioni nei confronti dei minori per difendere il nome dell’istituzione.

    Nel rapporto viene poi criticato il modo in cui il cardinale Gerhard Ludwig Müller, che era vescovo di Ratisbona nel 2010, ha gestito la vicenda subito dopo le prime denunce, criticando in particolare il fatto di non aver cercato il dialogo con le vittime.

    Per gli abusi due religiosi erano già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex insegnante di religione e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/18/news/germania_547_bambini_vittime_violenza_coro_ratisbona-171058045/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

  • Abusi sessuali, strane morti e processi: il nodo giustizia in Vaticano

    Abusi sessuali, strane morti e processi: il nodo giustizia in Vaticano

    Pell incriminato per violenze sui minori. Il decesso sospetto nel 2015 di monsignor Wesolowski. Vatileaks e i reati finaziari. Mentre i tribunali ecclesiastici sono a corto di risorse. Tutti i guai irrisolti della Chiesa.

    Quella del 2017 è un’estate rovente anche in Vaticano e non solo per motivi climatici: il groviglio di scandali, processi e riforme è diventato sempre più denso. Le cronache incalzano e a forza di colpi di scena rischia di sfuggire un particolare: la riforma della Curia vaticana e della Chiesa passa anche dalle aule dei tribunali, dal rapporto con la giustizia. E naturalmente il primo banco di prova in tal senso è lo scandalo degli abusi sessuali sui minori da parte del clero.

    SCANDALI DI IMPATTO CLAMOROSO. La vicenda, nel suo insieme, ha superato da tempo la dimensione del fatto da archiviare rapidamente e pare anzi destinata a segnare la vita della Chiesa di questi decenni, sia per l’importanza che ha assunto il fenomeno dal punto di vista dei numeri (le denunce, una volta scoperchiato il vaso di Pandora, si sono accavallate una sull’altra a decine e a migliaia), sia per l’impatto clamoroso che ha avuto sull’opinione pubblica mondiale.

    Così, nel volgere di poco mendo di un ventennio, si è passati dalla negazione o quasi degli eventi e dalla presunta superiorità della legge ecclesiale su quella civile per giustificare silenzi e complicità – campione di queste teorie fu il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, a lungo prefetto della Congregazione per il clero in Vaticano – al processo contro George Pell, cardinale australiano, prefetto della segreteria per l’Economia d’Oltretevere, messo in congedo dal papa dopo l’incriminazione ufficiale.

    LA GIUSTIZIA AUSTRALIANA LO INCHIODERÀ? Il 26 luglio il porporato deve cominciare a rispondere alle accuse davanti a una corte di Melbourne: ha abusato di minori quando era un semplice prete nella diocesi di Ballarat, Stato di Victoria? E fatti simili si sono ripetuti successivamente? Tocca però alla giustizia australiana produrre un forte carico di testimonianze credibili per fatti avvenuti decenni fa.

    Pell è stato chiamato in causa anche per aver coperto e insabbiato altri vari casi, eventi che sono stati ammessi sia pure con varie circostanze attenuanti

    Il dato non è scontato: Pell ha sempre dichiarato di essere innocente, e in Australia si è aperto un dibattito infuocato fra difensori e accusatori del cardinale; d’altro canto sempre Pell è stato chiamato in causa anche per aver coperto e insabbiato altri vari casi, eventi che sono stati ammessi, sia pure con varie circostanze attenuanti, da Pell il quale, negli Anni 90, mise a punto un protocollo di risarcimenti da parte della diocesi alle vittime, il “Melbourne response”, che da una parte venne giudicato insufficiente per la scarsa entità economica degli indennizzi, dall’altra rappresentò uno dei primi tentativi di sistematizzare la risposta della Chiesa di fronte al dilagare dello scandalo (i soldi elargiti sono poi diventati la regola nella Chiesa americana).

    MIGLIAIA DI ABUSI SESSUALI SUI MINORI. D’altro canto in Australia, come anche in Irlanda o negli Stati Uniti, è emersa dal passato anche recente una realtà sconvolgente in cui gli abusi sessuali sui minori si erano verificati a migliaia, qualcosa che ha superato le previsioni più negative e scosso le fondamenta dell’istituzione. Riuscirà il cardinale a superare indenne la prova che lo attende? Difficile davvero dirlo almeno fino a quando non si consocerà meglio l’impianto accusatorio, ma certo il suo potrebbe diventare una sorta di processo alla von Bulow in ambito ecclesiale; insomma a oggi l’esito è tutt’altro che scontato.

    PELL NON VERRÀ RICONFERMATO. Sembra comunque improbabile che Pell, di tendenze conservatrici, grande appassionato di finanza e economia, vicino all’Opus dei, possa tornare a ricoprire l’incarico di ministro delle finanze in Vaticano, a meno che non venga scagionato in tempi rapidissimi. Per ora, in ogni caso, non si ha ancora notizia di una sua partenza per l’Australia. D’altro canto la vicenda aveva avuto un importante precedente in Vaticano.

    Atre burrasche avevano scosso i sacri palazzi. A destare scalpore erano state le dimissioni eccellenti di Marie Collins (marzo 2017), membro autorevole della Pontificia commissione per la protezione dell’infanzia, creata dal papa per affrontare al più alto livello lo scandalo abusi e darvi risposte adeguate. La Collins, ex vittima essa stessa, di origine irlandese e impegnata nella difesa dell’infanzia, aveva polemicamente lasciato li suo incarico attaccando duramente la Congregazione per la dottrina della fede, colpevole, secondo lei, di non collaborare con la commissione antipedofilia e di fare resistenza sul tema delicatissimo dei processi contro quei vescovi responsabili degli insabbiamenti e della protezione di tanti preti pedofili.

    IL PUNTO CRUCIALE DELLE COPERTURE. D’altro canto l’ex Sant’Uffizio è proprio l’organismo vaticano preposto ai processi canonici contro i sacerdoti che hanno abusato di un minore e sta trattando migliaia di casi provenienti da tutto il mondo: centinaia sono state le riduzioni allo stato laicale. Il punto toccato dalla Collins era però cruciale perché riguardava le responsabilità delle “coperture”, e a favore di tale impostazione si era espresso lo stesso papa Francesco.

    BERGOGLIO USA ANCHE LA “SCIABOLA”. Di fatto il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller – che è pure capofila degli oppositori tradizionalisti del papa – non è stato rinnovato nel suo incarico da Bergoglio che ha forse preferito cominciare a usare anche un po’ la sciabola dopo tanto fioretto, tattiche gesuitiche e moral suasion. E non c’è dubbio che lo scontro fra la Collins e Müller possa essere stato fra gli elementi decisivi a far decidere per l’allontanamento di un cardinale da tempo scomodo per il pontefice.

    Un membro della Pontificia commissione a tutela dell’infanzia ed ex vittima di abusi, Peter Saunders, aveva lasciato il suo posto nel febbraio 2016 in polemica con Pell

    In ogni caso va ricordato che un altro membro della Pontificia commissione a tutela dell’infanzia, anch’egli ex vittima di abusi, Peter Saunders, australiano, aveva lasciato il suo posto (febbraio 2016) in polemica con il cardinale Pell. Ma c’è un altro precedente però che non va sottovalutato, perché può aiutare a capire in che direzione di muove il papa.

    QUELLA MORTE FU DAVVERO NATURALE? Nell’agosto del 2015 veniva trovato morto nella sua abitazione in Vaticano (per causa naturale, fu il verdetto dell’autopsia che parlò di infarto, ma restano dei dubbi sul decesso) monsignor Jozef Wesolowski, di origine polacca, ex nunzio apostolico nella Repubblica dominicana dove era stato accusato dalla giustizia locale di gravissimi reati di abuso sui minori. Non solo: in suo possesso fu trovato un gigantesco archivio di materiale pedopornografico. Bergoglio, da parte sua, superate le resistenze iniziali interne al Vaticano, aveva deciso di processarlo entro le mura leonine; un fatto senza precedenti e, considerata la lunga carriera diplomatica di Wesolowski, tale da mettere in allarme qualcuno.

    Due altri processi poi hanno fatto scalpore e sono noti, ossia quelli per i due Vatileaks; si è trattato di procedimenti con più di una lacuna formale e investigativa e che però allo stesso tempo hanno avuto il merito di mostrare in piena luce alcuni spaccati – non proprio esemplari – della vita interna ai sacri palazzi. Tanto più che, in sostanza, messa da parte la componente mediatica e spettacolare della vicenda, si trattava di procedere contro chi aveva rubato e trasmesso all’esterno documenti riservati o riservatissimi della Santa sede usati poi con varie finalità una volta divulgati.

    UNA REALTÀ IMBARAZZANTE. Ne hanno fatte le spese in buona sostanza due personaggi ben inseriti in alcuni gangli chiave: Paolo Gabriele, aiutante di camera a servizio di Benedetto XVI, e Lucio Angel Vallejo Balda, monsignore esperto di finanza in ascesa Oltretevere che però non aveva visto soddisfatte le sue aspirazioni di carriera. È rimasto invece piuttosto oscuro il contorno che avvolgeva questi personaggi; tuttavia rileggendo le carte processuali con calma, molti nomi e particolari vengono fuori. Nell’insieme dunque anche procedimenti giudiziari non esenti da critiche e limiti evidenti hanno avuto il merito di scostare almeno un po’ le tende e di far emergere una realtà inedita, poco conosciuta e spesso imbarazzante.

    I tribunali vaticani lavorano ormai a pieno regime, anzi avrebbero forse bisogno di più personale e mezzi. Si pensi ai 22 casi di potenziale riciclaggio scovati solo nel 2016

    D’altro canto i tribunali vaticani lavorano ormai a pieno regime, anzi avrebbero forse bisogno di più personale e mezzi. Si pensi ai 22 casi di potenziale riciclaggio scovati solo nel 2016 dall’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria della Santa sede, e trasmessi al promotore di giustizia vaticano; oppure alle rogatorie partite verso l’Italia e viceversa – da ultimo la procura di Savona ha trasmesso gli atti di fine indagine al cardinale Domenico Calcagno, presidente delll’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), indagato per malversazione ai danni dello Stato per fatti avvenuti quando era alla guida della diocesi ligure. O ancora alle indagini contro un ex presidente dello Ior del calibro di Angelo Caloia – indagato dalla giustizia vaticana nel 2014, ma da allora del procedimento non si è saputo più nulla – o contro un ex segretario di Stato, il cardinale Tarciso Bertone.

    TURBOLENTA TRANSIZIONE. Certo, resta in dubbio che le strutture vaticane siano in grado di portare a termine i tanti processi interni – il che rappresenta un problema anche per il pregiudizio di innocenza degli indagati -, ma è anche vero che una turbolenta transizione è in atto e chiama in causa sia la Chiesa nel rapporto con la giustizia civile sia l’ammodernamento interno delle leggi vaticane e del diritto canonico; un passaggio d’epoca che può far crollare diverse impalcature.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/07/11/abusi-sessuali-strane-morti-e-processi-il-nodo-giustizia-in-vaticano/212045/

  • Papa Francesco licenzia cardinale Muller: al suo posto Ladaria. Espresso: “Coprì un prete p******o”

    Papa Francesco licenzia cardinale Muller: al suo posto Ladaria. Espresso: “Coprì un prete p******o”

    ROMA – Ancora nel pieno della tempesta scatenata dal rinvio a giudizio per abusi sessuali del cardinale George Pell, Papa Francesco procede con un altro clamoroso ribaltone in Curia. E lo fa in uno dei principali ministeri vaticani, l’ex Santo Uffizio, oggi Congregazione per la Dottrina della Fede, precedentemente affidato al cardinale tedesco Gherard Ludwig Mueller, ritenuto un conservatore. Il Papa non ha rinnovato il mandato a Mueller, il cui quinquennio canonico è scaduto ieri, 2 luglio, preferendogli l’attuale segretario del dicastero, il gesuita spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer. Quest’ultimo, secondo quanto denunciato da Emiliano Fittipaldi e Giuliano Foschini su Repubblica e l’Espresso, avrebbe coperto un prete p******o a Foggia. Tale don Gianni Trotta, finito sotto processo in Vaticano nel 2009 e condannato alla pena massima: la messa in stato laicale. Ma l’arcivescovo Ladaria e l’allora prefetto Levada ordinarono altresì che “la nuova condizione del sacerdote dimesso non desse scandalo ai fedeli”. Né tantomeno si presero la briga di denunciare il prete all’autorità giudiziaria.

    Il licenziamento di Mueller, 70 anni a dicembre, ex vescovo di Ratisbona e curatore dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger, nominato da Benedetto XVI a capo della Congregazione che custodisce l’ortodossia cattolica il 2 luglio del 2012, è stato comunicato dal Papa all’interessato nell’udienza di venerdì mattina. Dopo di ché la notizia è filtrata su due siti cattolici tradizionalisti negli Usa e in Italia. Mueller era stato confermato al suo posto il 23 settembre 2013 da papa Francesco, che nel suo primo concistoro, il 22 febbraio 2014, lo aveva fatto cardinale (cosa che invece non aveva voluto fare Ratzinger nel suo ultimo concistoro prima della rinuncia).

    In questi anni, però, raramente le posizioni del prefetto della Dottrina hanno coinciso con lo spirito innovatore del Pontefice argentino: il contrasto si è manifestato in modo evidente soprattutto sul duplice Sinodo sulla famiglia, in cui Mueller ha sposato le tesi dei cardinali contrari alle aperture (tra cui lo stesso Pell), e sull’esortazione Amoris Laetitia, a proposito della quale il porporato tedesco non ha mai nascosto la contrarietà a che si desse la comunione ai divorziati risposati al di fuori dei canoni fissati della dottrina e dal precedente Magistero. Un contrasto che non poteva che portare a una separazione, che però Bergoglio ha aspettato a sancire fino alla scadenza del mandato quinquennale del cardinale prefetto.

    Ora nella carica che per 24 anni fu proprio di Ratzinger (e a capo anche della Commissione Ecclesia Dei e della Pontificia Commissione Biblica) siederà l’arcivescovo Ladaria, nato 73 anni fa a Manacor, sull’isola di Maiorca, gesuita come papa Bergoglio, laureatosi in giurisprudenza a Madrid nel ’66 subito prima di entrare nella Compagnia di Gesù. Dopo il dottorato in teologia alla Gregoriana, nell’Università dei Gesuiti è stato docente di teologia dogmatica (oltre che a Madrid) e poi anche vice rettore dal 1986 al ’94. E’ stato membro e poi segretario generale della Commissione teologica internazionale.

    Consultore dell’ex Sant’Uffizio, ne è diventato segretario nel 2008 su nomina di Benedetto XVI. Il 2 agosto dello scorso anno, papa Francesco lo ha nominato presidente della Commissione di studio sul Diaconato delle donne: parlando a Radio Vaticana sottolineò che volontà del Papa è far sì che “il ruolo delle donne sia sempre più valorizzato” in ambito ecclesiale. La Chiesa, diceva, “deve trovare il modo di farsi sempre più presente” e qui “la presenza della donna può essere decisiva”.

    In lui Bergoglio ha visto una personalità in grado di elaborare una teologia più conforme e in linea con la sua idea di “Chiesa in uscita”, con la conversione pastorale e missionaria a cui sprona la comunità ecclesiale. Magari meno rigida sui principi e più attenta alle persone, in particolare alle esigenze specifiche di chi più è in difficoltà. Dovrà essere meno duro, meno sordo e meno intransigente di quanto non sia stato Muller. E sui p******i?

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/papa-francesco-licenzia-cardinale-muller-al-suo-posto-ladaria-espresso-copri-un-prete-pedofilo-2717742/