Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Benedetto XVI

  • Abusi in Germania, il New York Times “La diocesi di Ratzinger sapeva”

    Abusi in Germania, il New York Times “La diocesi di Ratzinger sapeva”

    Abusi in Germania, il New York Times
    “La diocesi di Ratzinger sapeva”

    l sito Web del giornale americano lancia una durissima accusa a Ratzinger: “L’Arcidiocesi di Monaco, guidata all’epoca dal futuro Papa Benedetto XVI, ignorò ripetuti avvertimenti, scritti e orali, lanciati nei primi anni Ottanta”

    L’Arcidiocesi di Monaco, guidata all’epoca dal futuro Papa Benedetto XVI, ignorò ripetuti avvertimenti, scritti e orali, lanciati nei primi anni Ottanta da uno psichiatra che aveva in cura un prete accusato di aver abusato sessualmente di alcuni minori. In particolare Werner Huth, questo il nome del medico, chiese espressamente se non fosse il caso di impedire a quel sacerdote, Peter Hullermann, di continuare ad avere contatti con i ragazzi. Lo scrive il sito web del New York Times, in una corrispondenza da Essen, citando un’intervista pubblicata giovedì allo stesso medico. Nonostante gli avvertimenti dello psichiatra, scrive il giornale, Padre Hullermann, dopo un periodo di terapia, tornò alla sua attività ecclesiastica che prevedeva anche contatti con minori. Il dottor Huth sottolinea nell’intervista di non aver mai avuto comunicazioni dirette con Ratzinger e di non sapere con certezza che il futuro Papa fosse informato dei suoi allarmi. Afferma però di aver avuto molti colloqui con il vescovo del tempo, Heinrich Graf von Soden-Fraunhofen, scomparso nel 2000. Il sacerdote individuato dal medico è stato arrestato nel 1986 per abusi sessuali su minori.

    Venerdì 19 marzo 2010 07.00

  • Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

    Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

    http://www.vitadidonna.org/in-primo-piano/…apeva-4048.html

    Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

    Sabato 13 Marzo 2010 14:10

    Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapevaLa questione è delicata e di difficile gestione. Ci sono due elementi che da soli bastano ad innalzare l’allarme: abusi sessuali e Chiesa.

    E’ il 1980 a Monaco di Baviera, in quel periodo Papa Benedetto XVI è l’arcivescovo di Monaco e Freising. Succede che un prete tedesco, con precedenti abusi sessuali ai danni di minori, viene assegnato a lavorare nella comunità della chiesa locale.

    In Baviera il prete pregiudicato, secondo la stampa, cede di nuovo a violenze pedofile, ma non durante il periodo di Ratzinger.

    E’ un quotidiano tedesco a scriverlo. Il caso, si legge, assume una forza particolarmente esplosiva poiché vede coinvolto l’attuale Papa.

    Bemedetto XVI sarebbe stato coinvolto nella decisione di sostituire il prete sospettato di pedofilia per una cura presso la sua diocesi, pur non sapendolo. Ma non era d’accordo che lavorasse in una parrocchia locale. Questa è la precisazione della diocesi di Monaco e Freising: il sacerdote venne trasferito nella diocesi di Monaco nel gennaio del 1980, su richiesta di quella di Essen.

    I documenti mostrano che verosimilmente la ragione di un trasferimento per la cura in una canonica, fosse l’aver intrattenuto relazioni sessuali con minori, hanno spiegato le autorità religiose.

    L’allora arcivescovo partecipò alla decisone, ha spiegato la diocesi in una nota, aggiungendo che l’allora vicario generale Gerhard Gruber, assegnò poi il prete alla parrocchia di Monaco senza restrizioni.

    Gruber ha la piena responsabilità per le decisioni sbagliate, precisa la nota che segue di poco un’altre precisazione della Santa Sede. Ed è padre Federico Lombardi ha spiegare che l’allora vicario generale, mons. Gruber, ha riconosciuto l’errore di avere affidato il sacerdote a nuovi incarichi pastorali e si è assunto la piena responsabilità di quel che è accaduto.

    E padre Lombardi attacca, “falliti tutti i tentativi di coinvolgere il Papa nella questione degli abusi”. Il caso sembra chiuso, ma in realtà non è così, perché solo ad avvicinare le due parole genera un terremoto.

    I giornali tedeschi rilanciano le notizie con diverse interpretazioni. Il Der Spiegel attacca pesantemente il Papa: sapeva. Più morbido invece il Rheinische Post: Papa profondamente scosso dalla vicenda.

    13-03-2010

    PEDOFILIA: ”FALLITI I TENTATIVI DI COINVOLGERE IL PAPA”

    Il direttore della Sala Stampa vaticana Padre Federico Lombardi, ha criticato gli sforzi di chi ”negli ultimi giorni” ha cercato ”con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco, elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre” nello scandalo pedofilia che non accenna a placarsi in Germania e che ha sfiorato anche papa Benedetto XVI in riferimento al periodo in cui era arcivescovo di Monaco di Baviera, sottolineando come sia evidente che tali tentativi siano ”falliti”.

    In una nota alla Radio Vaticana, Lombardi ha affermato che la linea di Papa Ratzinger di fronte ai casi di pedofilia dei preti, sia da pontefice che quando era alla guida della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, e’ ”stata sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche piu’ difficili”.

    Il direttore della Sala Stampa vaticana ha evidenziato la ”importante e ampia intervista concessa dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna” che ”spiega dettagliatamente il significato delle norme canoniche specifiche stabilite dalla Chiesa negli anni scorsi per giudicare i gravissimi delitti di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici”.

    ”Diventa assolutamente chiaro – ha osservato Lombardi – che tali norme non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un’intensa attivita’ per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”. ”E’ giusto ricordare – ha spiegato – che tutto cio’ e’ stato impostato e avviato quando il cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione. La sua linea e’ stata sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche piu’ difficili”.

    ”Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre”. ”Come abbiamo gia’ avuto modo di osservare – aggiunge padre Lombardi -, speriamo che questo travaglio possa essere alla fine di aiuto alla societa’ nel suo insieme per farsi carico sempre meglio della protezione e della formazione dell’infanzia e della gioventu”’.

    Nell’intervista ad Avvenire, segnalata dalla Sala Stampa vaticana, mons. Scicluna, ha definito ”un’accusa falsa e calunniosa” quella secondo cui il card. Joseph Ratzinger, oggi papa, e’ stato il responsabile oggettivo di una politica di occultamento dei reati di pedofilia dei preti da parte della Santa Sede quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Secondo Scicluna, Promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero il pubblico ministero del tribunale dell’ex sant’Uffizio che ha il compito di indagare sui cosiddetti delicta graviora, in Italia, il fenomeno della pedofilia dei preti ”non sembra abbia dimensioni drammatiche”, anche se ”preoccupa” una ”certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola”.

    PROCURATORE VATICANO, 3000 CASI IN 9 ANNI, SOLO 300 SU BAMBINI

    Dal 2001 al 2010 sono state complessivamente 3000 le segnalazioni di ‘delicta graviora’ commessi negli ultimi 50 anni da preti arrivate alla Congregezione per la Dottrina della Fede, ha spiegato Scicluna.

    I ‘reati piu’ gravi’, per cui il Sant’Uffizio ha la competenza esclusiva, comprendono non solo la pedofilia ma anche i reati contro l’Eucaristia, quelli contro la santita’ del sacramento della penitenza, oltre ai crimini contro il sesto comandamento (”non commettere atti impuri”) di un chierico con un minore di diciotto anni.

    Dei 3000 casi segnalati, mons. Scicluna sottolinea che solo per una minoranza del 10% si tratta di casi di ”vera e propria pedofilia, cioe’ determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi”. C’e’ poi un 60% di casi di efebofilia, ”cioe’ dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso”, e un 30% di rapporti eterosessuali. ”I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni – ha sottolineato il procuratore vaticano -. Si tratta sempre di troppi casi – per carita’! – ma bisogna riconoscere che il fenomeno non e’ cosi’ esteso come si vorrebbe far credere”.

    Di questi casi, ”un processo vero e proprio, penale o amministrativo, si e’ svolto nel 20% dei casi e normalmente e’ stato celebrato nelle diocesi di provenienza – sempre sotto la nostra supervisione – e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo cosi’ anche per una maggiore speditezza dell’iter”. In un 60% dei casi, invece, per l’eta’ avanzata degli accusati, non c’e’ stato processo, nei cui confronti sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l’obbligo a non celebrare messa coi fedeli, a non confessare, a condurre una vita ritirata e di preghiera. ”E’ bene ribadire – ha precisato mons.

    Scicluna – che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni particolarmente eclatanti di cui si sono occupati i media”, come quello del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado, ”non si tratta di assoluzioni. Certo non c’e’ stata una condanna formale, ma se si e’ obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sara’…”. In un 10% di casi particolarmente gravi e con prove schiaccianti,il papa ha firmato la dimissione dallo stato clericale del prete accusato, ”un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile”, mentre nel restante 10% ”sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio”, ”prontamente accettata”.

    Quanto alla provenienza delle segnalazioni di abusi, negli anni 2003-2004 quelle proveniente dagli Usa rappresentavano circa l’80% del totale di casi, mentre nel 2009 lo ‘share’ statunitense e’ sceso a circa il 25% dei 223 nuovi casi segnalati da tutto il mondo. ”Negli ultimi anni (2007-2009), infatti, la media annuale dei casi segnalati alla Congregazione dal mondo e’ stata proprio di 250 casi”, spiega mons. Scicluna, a fronte di un numero complessivo di sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo e’ di 400mila: ”Questo dato statistico – ha aggiunto – non corrisponde alla percezione che si crea quando questi casi cosi’ tristi occupano le prime pagine dei giornali”.

    Nella maggior parte dei casi, i processi ”sono finiti con una condanna dell’accusato. Ma non sono mancati quelli dove il sacerdote e’ stato dichiarato innocente o dove le accuse non sono state ritenute sufficientemente provate”. Ingiusto, quindi, accusare la giustizia vaticana di lentezza: smaltita la valanga di segnalazioni arrivate dagli Usa nel 2003 e 2004, ”negli ultimi anni, grazie a Dio, il fenomeno si e’ di gran lunga ridotto. E quindi adesso cerchiamo di trattare i casi nuovi in tempo reale”, conclude Scicluna.

    PEDOFILIA: DER SPIEGEL, ABUSI IN CORO RATISBONA FINO AL 1992

    Stamane il settimanale tedesco Der Spiegel rivela che sarebbero durati fino al 1992 gli abusi all’interno del coro Domspatzen, i ‘Passeri del Duomo’ di Ratisbona, diretto per 30 anni, dal 1964 al 1994, dal fratello di papa Benedetto XVI, mons. Georg Ratzinger. Der Spiegel ha raccolto la testimonianza di un ex corista, Thomas Mayer, che racconta di essere stato abusato da colleghi piu’ anziani, mentre anche nell’abitazione di uno degli educatori del convitto avrebbero luogo sodomizzazioni tra i coristi stessi.

    Sarebbero stati proprio gli alunni piu’ grandi a costringere i piu’ giovani a subire ”la pressione di un sistema totalitario”.

    La diocesi di Ratisbona, riferisce Der Spiegel, non ha voluto rilasciare dichiarazioni su queste nuove accuse, cosi’ come l’ex-direttore, mons. Georg Ratzinger. Secondo gli ex-membri del coro interpellati dal settimanale, il fratello del papa era una persona ”estremamente collerica e irascibile”. Ancora alla fine degli anni, avrebbe lanciato sedie contro i cantanti durante degli eccessi di rabbia.

    Intanto il dibattito sul celibato nella Chiesa cattolica, dopo il crescere degli scandali di pedofilia, si allarga e il presidente dell’influente Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che riunisce tutte le associazioni laiche cattoliche della Chiesa in Germania, ha chiesto una revisione dell’obbligo di non sposarsi per i preti cattolici di rito latino.

    In una intervista alla Sueddeutsche Zeitung di oggi, il presidente Alois Glueck, politico del partito conservatore bavarese Csu, ha invitato la Chiesa a trarre le conseguenze ”strutturali” della crisi legata agli abusi sessuali. A questo tema, spiega, ”e’ legato senza dubbio il confronto con tutto il tema della sessualita’, cominciando dal rapporto che si ha con essa fino alla scelta del personale ecclesiastico”. Anche l’allentamento dell’obbligo del celibato potrebbe essere ”una strada” per affrontare il problema, anche se non basterebbe questo solo per risolverlo.

  • Pedofilia, un caso a Monaco quando il Papa era arcivescovo

    Pedofilia, un caso a Monaco quando il Papa era arcivescovo

    Pedofilia, un caso a Monaco quando
    il Papa era arcivescovo

    ROMA (12 marzo) – Un prete tedesco con precedenti di abusi sessuali ai danni di minori fu assegnato per questo motivo a lavorare nella comunità della chiesa locale a Monaco di Baviera, durante il periodo
    in cui Papa Benedetto XVI era arcivescovo di Monaco e di Baviera e di Freising. Lo scrive il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung in un articolo che verrà pubblicato domani.

    Monsignr Muellerr: dal ministro toni diffamatori. Il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard Ludwig Mueller, ha nuovamente definito come «falsa e diffamatoria», in una nota pubblicata oggi sull’Osservatore Romano, l’affermazione del Guardasigilli tedesco riguardo ai presunti silenzi della Chiesa sullo scandalo degli abusi sui minori all’interno di istituti religiosi. «Il ministro della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger – si afferma nella nota – accusa la Chiesa cattolica in Germania di ostacolare le sanzioni penali previste nei casi di abuso sessuale». «L’affermazione del ministro – afferma Mueller – è falsa e diffamatoria. Per la diocesi di Ratisbona la rifiuto nella maniera più assoluta. Chiedo al ministero di presentare la prova dell’accusa secondo la quale la Chiesa ostacolerebbe le indagini. Se non può portare questa prova, le chiedo di non strumentalizzare la sua autorità per soprusi del genere».

    Alto Adige: sconcerto per abusi in un convento. Anche in Alto Adige, come nella vicina Austria, esplode lo scandalo degli abusi sessuali in convento. Il caso viene portato alla ribalta dal quotidiano in lingua tedesca Tageszeitung, che pubblica la notizia di un ex allievo che ha subito abusi in un istituto religioso bolzanino negli anni Sessanta: l’uomo, all’epoca 15enne, racconta di essere stato costretto dai frati a prestazioni sessuali in cambio di piccole somme di denaro. La Diocesi di Bolzano e Bressanone, sulla home page del suo sito internet, prende posizione dichiarando che «ogni abuso è uno di troppo» e rinnovando l’invito ai fedeli a segnalare via e-mail all’indirizzo molestie bz-bx.net casi di molestie e violenze, per valutarli, aiutare le vittime e punire i responsabili.

    Un’iniziativa che ha provocato la reazione del procuratore di Bolzano Guido Rispoli: il magistrato, pur lodando l’iniziativa della Curia, ha invitato il vescovo a segnalare eventuali episodi di abusi di cui fosse a conoscenza alla magistratura perchè vengano avviate le indagini penali.

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94444&sez=HOME_NELMONDO

  • PAPA: SGOMENTO PER ABUSI COMMESSI IN GERMANIA

    PAPA: SGOMENTO PER ABUSI COMMESSI IN GERMANIA

    (AGI) – CdV, 12 mar. – Benedetto XVI ha “preso atto con grande sgomento, attento interesse e profonda commozione” dei casi di abusi commessi da sacerdoti in Germania. Lo ha riferito il presidente dei vescovi tedeschi, mons. Robert Zollitsch. Non vi e’ altro gruppo in Germania che sta reagendo come la Chiesa”, ha aggiunto il presule assicurando che i vescovi sono pronti ad assumersi le nostre responsabilita’, non vogliono scusare nulla e rilevano che le attuali norme ecclesiastiche possono essere migliorate ma gia’ ora sono severe e non ostacolano affatto la giustizia penale dello Stato. Subito dopo l’incontro, Benedetto XVI ha parlato del sacerdozio al Convegno teologico promosso dalla Congregazione del clero in occasione dell’Anno Sacerdotale, sottolineando che la Chiesa intende mantenere il celibato e ricorda che anche l’abito e’ una forma di testimonianza. “Quella del sacerdote – ha ribadito – e’ un’altissima vocazione, che rimane un grande Mistero anche per quanti l’abbiamo ricevuta in dono. I nostri limiti e le nostre debolezze devono indurci a vivere e a custodire con profonda fede tale dono prezioso, con il quale Cristo ci ha configurati a Se’, rendendoci partecipi della Sua Missione salvifica. Infatti, la comprensione del Sacerdozio ministeriale e’ legata alla fede”. In proposito, il Pontefice ha lamentato che oggi troppe volte il sacerdote viene presentato “quasi come un ‘operatore sociale”, con cio’ rischiando di “tradire lo stesso Sacerdozio di Cristo”. Ed ha esortato i 400 mila sacerdoti della Chiesa Cattolica a non conformarsi alla mentalita’ del mondo. “In un contesto di diffusa secolarizzazione, che esclude progressivamente Dio dalla sfera pubblica, e, tendenzialmente, anche dalla coscienza sociale condivisa, spesso il sacerdote – ha spiegato – appare ‘estraneo’ al sentire comune, proprio per gli aspetti piu’ fondamentali del suo ministero, come quelli di essere uomo del sacro, sottratto al mondo per intercedere a favore del mondo, costituito, in tale missione, da Dio e non dagli uomini”. “Per tale motivo – ha scandito il Pontefice – e’ importante superare pericolosi riduzionismi”. Lo stesso Papa Ratzinger ha fatto sapere subito dopo – attraverso la Sala Stampa della Santa Sede – di aver deciso di rinunciare quest’anno alle consuete vacanze in montagna, che si riteneva volesse trascorrere nel seminario di Bressanone, trattenendosi per l’intero periodo estivo nell’austera residenza estiva di Castelgandolfo, secondo la tradizone seguita dai suoi predecessori fino a Papa Wojtyla. Da parte sua, incontrando i giornalisti dopo l’udienza concessagli da Benedetto XVI, mons. Zollitsch ha rivelato oggi anche di aver avuto un colloquio con la Congregazione della Dottrina della Fede, che riguardo agli abusi commessi da sacerdoti “sta raccogliendo proposte e usi in atto nei singoli Paesi, dal quale pensa poi di elaborare proprie norme”. Come vescovi tedeschi, intanto, ha promesso, “vogliamo portare alla luce tutta la verita’ sullo scandalo degli abusi sessuali senza riguardi per nessuno, anche rispetto ad eventi accaduti alcuni decenni fa”. E questo anche se, ovviamente, lo scandalo pedofilia non e’ un problema specifico della Chiesa Cattolica.
    “Tutti i numeri che abbiamo – ha osservato mons. Zollitsch – ci dicono che non e’ un problema particolare della Chiesa Cattolica. Certo – ha ammesso – e’ particolarmente terribile quando gli abusi vengono compiuti da educatori, persone di riferimento e di responsabilita’ morale”. Ma, “non vi e’ altro gruppo in Germania che sta reagendo come la Chiesa”, ha detto mons. Robert Zollitsch. “Quando c’e’ un sospetto di abuso, c’e’ sia il procedimento penale da parte dello Stato che quello interno da parte della Chiesa”, ha chiarito in una conferenza stampa il presidente dei vescovi, rispondendo alle critiche rivolte dal ministro tesdesco della giustizia riguardo alle norme volute da Papa Wojtyla nel 2001, quando su suggerimento dell’allora card. Ratzinger e’ stata assegnata alla Congregazione della Dottrina della Fede la competenza sui procedimenti riguardanti casi di pedofilia proprio per evitare che i vescovi locali continuassero a sottovalutare la gravita’ del fenomeno finendo col coprire i responsabili. “Sono ambiti giudiziari differenti – ha aggiunto il presule – totalmente separati e indipendenti”. “Il procedimento statale non e’ subordinato a quello della Chiesa e l’esito dell’uno non influisce su quello dell’altro, ne’ sul sostegno della Chiesa alle autorita’ giudiziarie”. La Conferenza Episcopale Tedesca, ha ricordato, riferisce all’autorita’ giudiziaria i sospetti salvo che “in circostanze eccezionali”, come quando questo viene esplicitamente chiesto dalla vittima oppure quando la sicurezza della vittima potrebbe ancora essere messa a repentaglio da una denuncia. “Sono grato a Benedetto XVI – ha concluso – per il suo sostegno positivo alla decisa azione della Conferenza Episcopale Tedesca”. (AGI) .

    www.agi.it/cronaca/notizie/20100312…ssi_in_germania

  • Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it….&view=ZW50aXR5

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania
    Il vescovo di Ratisbona: la ministra che ci accusa è una massona
    • ROMA. Uno dei vescovi tedeschi più vicini a papa Benedetto XVI ed in prima linea nell’operazione trasparenza sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Germania ha reagito ieri a recenti critiche del Guardasigilli di Berlino sostenendo che la ministra non ha i titoli per pronunciarsi su questo tema dato che sarebbe vicina alla massoneria e vorrebbe in sostanza depenalizzare la pedofilia.

    La reazione, che alimenta un attrito in corso fra Chiesa cattolica e parte del governo tedesco, è venuta dal vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller: a margine di un convegno teologico alla Pontificia università lateranense di Roma, davanti a telecamere, l’alto prelato ha affermato che «la nostra ministra della Giustizia appartiene all’Unione umanistica», l’ «Humanistische Union». Il vescovo ha sostenuto che questa associazione è una sorta di massoneria che «considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia».

    Le critiche cui ha fatto riferimento Mueller sono le accuse di «silenzio» rivolte al Vaticano dalla Guardasigilli, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. L’espo – nente della Fdp nei giorni scorsi aveva accusato il Vaticano di avere di fatto ostacolato le indagini sugli abusi sessuali commessi negli anni passati in scuole cattoliche tedesche e ha chiesto che le vittime vengano risarcite. L’accusa aveva costretto la cancelliera Angela Merkel, cristiano-democratica (Cdu), a correre ai ripari affermando pubblicamente che la Chiesa prende «molto seriamente» la questione degli abusi sessuali su minori.

    La ministra, come ha annun ciato ieri in tv un suo sottosegretario, ha proposto per il 25 marzo un incontro chiarificatore al presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, che ieri incontrerà il papa a Roma per parlargli anche di questo tema.

    Non c’è bisogno comunque, ha detto Mueller, di coinvolgere il papa: «si tratta di casi di 40-50 anni fa» amplificati da «un gran clamore dei mass media mentre i problemi che abbiamo oggi in Germania sono altri». Nel Paese inoltre «abbiamo vescovi forti» e «capaci» di affrontare la questione anche se «per la maggior parte si tratta di casi del passato ed il passato non può essere modificato».

    Il pulpito da cui sono venute le notazioni sulla ministra, considerata di tendenze progressiste e nota per dire apertamente come la pensa, è autorevole. Gerhard Ludwig Mueller, come è stato ricordato ieri al convegno presentando il suo intervento, è docente di dogmatica e fondatore dell’isti – tuto che sta curando l’edizione in 16 volumi di «tutta l’opera di Joseph Ratzinger» di cui ad aprile uscirà il terzo tomo.

    Mueller, inoltre, è impegnato in una missione delicata: far luce su eventuali abusi nel coro dei «passerotti del Duomo« (i Domspatzen, le celebri voci bianche di Ratisbona) di cui è stato direttore il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

  • Pedofilia, il fratello del papa si scusa con gli ex alunni

    Pedofilia, il fratello del papa si scusa con gli ex alunni

    Pedofilia, il fratello del papa si scusa con gli ex alunni

    di Alessandro Bongarzone

    ROMA – Dopo quelle del vescovo di Ratisbona, arrivano – oggi – anche le scuse pubbliche del fratello di Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, già direttore del “Regensburger Domspatzen”, il coro delle voci bianche della Cattedrale di Ratisbona, dal 1964 al 1993.
    Monsignor Ratzinger racconta
    Lo fa con un’intervista, rilasciata al quotidiano tedesco “Passauer Neue Presse”, con cui chiede perdono agli ex ragazzi del coro, vittime di abusi sessuali da parte di alcuni sacerdoti della scuola e del collegio, ribadendo, però, di non essere mai stato a conoscenza di tali episodi.
    Il fratello del pontefice, invece, ha raccontato nell’intervista di essere a conoscenza delle punizioni corporali che erano in uso nel collegio e che, lui stesso, in taluni casi ha “dovuto” distribuire qualche schiaffo ai ragazzi del coro affermando, infine, di essere stato “sollevato” quando questa pratica venne vietata da legislatore tedesco nel 1980 precisando, dopo aver rinnovato le scuse, questa volta per gli schiaffi assestati per intemperanza verso “manchevolezze o per un consapevole rifiuto di prestazioni”, di essersi in seguito sempre attenuto a tale divieto.

    L’86 enne monsignor Ratzinger ha anche affermato che alcuni ragazzi gli avevano raccontato degli episodi che si verificavano nel convitto di Etterzhausen, da dove venivano reclutati i cantori, soprattutto da parte del direttore John M., ma niente che gli facesse presumere fatti di tale gravità: “Se avessi saputo – ha detto – dell’eccessiva violenza con cui si agiva, già allora avrei detto qualcosa” anche se – ha spiegato – non sarebbe servito a modificare la prassi in atto visto che la scuola è “un istituto a parte” e non si può intervenire sulla sua gestione.

    Le iniziative del Governo
    La ministra federale della Famiglia, Kristina Schröder e quella dell’Istruzione, Annette Schavan hanno organizzato, intanto, per il prossimo 23 aprile una tavola rotonda sul tema degli abusi sui minori dove – hanno annunciato – saranno discusse anche le questioni degli aiuti alle vittime e le misure preventive. All’incontro dovrebbero partecipare rappresentanti di varie istituzioni che si occupano dell’infanzia, dalle famiglie, alle scuole, alla Chiesa cattolica e protestante.

    L’incaricato della Conferenza episcopale tedesca per le vicende di abuso sui minori, monsignor Stephan Ackermann, ha accolto con favore tale iniziativa, definendo “molto utile” un incontro di questo tipo tra realtà associative e istituzioni che operano nel settore dell’infanzia e della gioventù.

    La posizione del ministro della giustizia
    Non si placano invece le critiche della ministra federale della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, nei confronti della Chiesa cattolica che la stessa ministra accusa di aver coperto colpevolmente i casi di abuso verificatisi all’interno delle sue strutture.
    Già nei giorni scorsi tale posizione era stata motivo di frizione con il presidente della conferenza episcopale e solo l’intervento diretto della cancelliera Angela Merkel era riuscito a riportare un minimo di “serenità” tra le due istituzioni.

    Oggi, però, dalle colonne della “Suddeutsche Zeitung”, la titolare della Giustizia torna ad attaccare la Chiesa tedesca chiedendo, perdippiù, che la Chiesa risarcisca le vittime degli abusi sessuali anche nei casi in cui siano scaduti i termini di prescrizione (20 anni dalla maggiore età).
    “Sarebbe questo – afferma la ministra – un “segnale chiaro” e una “parte di giustizia, anche se le ingiustizie sofferte non possono essere compensate mai del tutto”.

    Dello stesso avviso si dice il segretario della SPD, Andrea Nahles, cattolico praticante, che propone di estendere questa richiesta anche agli istituti scolastici secolari, nei quali ugualmente stanno cominciando a emergere casi sistematici di abuso, come a Odenwald. Un risarcimento, anche simbolico, “sarebbe una offerta adeguata per le vittime di allora”.

    Sul versante vaticano, intanto, resta confermato il viaggio del prossimo 12 marzo di monsignor Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca per l’incontro con Benedetto XVI. Si tratta di un’udienza fissata da tempo – in coincidenza con i lavori dell’assemblea generale dei vescovi – in cui, ovviamente, è entrato di prepotenza il tema degli abusi: argomento su cui il pontefice sembra intenzionato ad intervenire personalmente e con decisione come ha già dimostrato nel caso “Irlanda”.

    http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=9049:pedofilia-il-fratello-del-papa-si-scusa-con-gli-ex-alunni&catid=81:europa&Itemid=198

  • Abusi, “Vaticano ostacola indagini” Accusa ministro della Giustizia tedesco

    Abusi, “Vaticano ostacola indagini” Accusa ministro della Giustizia tedesco

    Abusi, “Vaticano ostacola indagini” Accusa ministro della Giustizia tedesco

    Il ministro della Giustizia tedesco, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha accusato il Vaticano di aver ostacolato le indagini sugli episodi di abusi sessuali commessi nelle scuole cattoliche tedesche. “In numerose scuole e istituti – ha spiegato – c’è stato un muro di silenzio. Fatto in linea con una direttiva del 2001 secondo cui abusi così gravi vengono sottoposti al Papa in modo confidenziale e non devono essere rivelati all’esterno”.

    “Penso che proprio questo muro di silenzio sia legato certamente nelle scuole cattoliche anche al fatto che, in linea con una direttiva del 2001, abusi così gravi vengono sottoposti al Papa in modo confidenziale e non devono essere rivelati all’esterno della Chiesa”, ha spiegato infatti Leutheusser-Schnarrenberger.

    Secondo questa direttiva, i casi di sospetti abusi sessuali vengono esaminati internamente alla Chiesa, ha proseguito il ministro, sottolineando che la direttiva non prevede in modo specifico l’intervento immediato della Procura.

    Il ministro dell’Istruzione chiede tolleranza zero
    Sulla vicenda interviene anche il ministro dell’Istruzione Annette Schavan, che chiede tolleranza zero per i sospetti casi di pedofilia nelle scuole e nei collegi tedeschi. “Gli abusi commessi sugli studenti costituiscono la più grave violazione immaginabile del rapporto di fiducia”, ha detto la Schavan, evidenziando che “non ci deve essere alcuna tolleranza in caso di sospetto di abusi sessuali o di violenze verso bambini e adolescenti nelle scuole o nei collegi. Si dovrà fare luce su tutto”.

    La linea dura del ministro si va ad aggiungere a quella della Santa Sede che, in una nota pubblicata sull’Osservatore Romano, ha annunciato di voler fare “chiarezza” con l’obiettivo principale “di rendere giustizia alle eventuali vittime”. Il Vaticano, comunque, nella stessa nota ha auspicato “che altrettanta chiarezza venga fatta anche all’interno di altre istituzioni pubbliche e private, se veramente sta a cuore di tutti il bene dell’infanzia”.

    Del resto, secondo alcune indiscrezioni, la lettera pastorale che Benedetto XVI sta preparando per i casi di abusi sessuali in Irlanda, potrebbe subire qualche modifica proprio alla luce degli scandali emersi anche in Germania, suo Paese d’origine, rendendo la linea vaticana, che già prometteva rigore, ancor più implacabile. E venerdì prossimo, intanto, è previsto l’atteso faccia a faccia tra il pontefice, che ha visto indirettamente toccato dallo scandalo anche il fratello maggiore, don Georg Ratzinger, come ex direttore del Coro di Ratisbona, e il capo della Chiesa tedesca Robert Zollitsch.
    Voto:

  • Pedofilia, il primate d’Irlanda verso le dimissioni

    Pedofilia, il primate d’Irlanda verso le dimissioni

    Mentre si attende la pubblicazione della lettera di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda, con la quale il Papa manifesterà tutta la sua vicinanza ai fedeli e alla Chiesa ferita dagli abusi perpetrati dal clero e dai religiosi sui minori, lo scandalo investe direttamente il primate, il cardinale Sean Brady. Il capo della Chiesa cattolica irlandese ha infatti riconosciuto di essere stato presente, nel 1975, a un’udienza canonica a porte chiuse durante la quale venne chiesto a due bambini vittime di abusi sessuali di firmare sotto giuramento impegnandosi a non parlare con nessuno di quanto accaduto, ad eccezione di sacerdoti.
    L’arcivescovo di Armagh nel dicembre scorso aveva dichiarato che avrebbe presentato le sue dimissioni se fosse stato dimostrato che la sua «inazione» avesse favorito il compiersi di nuovi abusi su bambini. Ora alcune associazioni irlandesi per la difesa delle vittime di abusi sessuali chiedono le sue dimissioni. Il cardinale, all’epoca sacerdote e segretario part time dell’arcivescovo di Kilmore, Francis McKiernan, da tempo scomparso, aveva partecipato nel 1975 a due riunioni durante le quali due bambini «hanno firmato impegni promettendo di rispettare la confidenzialità della raccolta d’informazioni». Si trattava di due vittime di padre Bendan Smyth, un prete che nonostante la sospensione dalle funzioni riuscì inspiegabilmente ad abusare di bambini fino al 1993. Arrestato e condannato a 12 anni, è morto in carcere a metà degli anni Novanta.
    Intervistato da Bbc Radio Ulster, il porporato ha fatto presente di aver contribuito a raccogliere gli elementi necessari per arrivare a sospendere il prete pedofilo dall’attività pastorale. «Ora, col senno di poi – ha detto Brady – so che avrei dovuto fare di più. Credevo a quel tempo di fare ciò che mi era richiesto, e non solo, ma nel modo più efficiente. Ho agito con grande urgenza per ottenere quegli indizi e presentarli. Facendo così pensavo di seguire la via più efficace per fermare tutto questo. Questa è la mia preoccupazione e sempre lo è stata, quella dell’incolumità dei bambini».
    Maeve Lewis, direttrice dell’associazione di difesa delle vittime «One in Four», insiste sulle dimissioni, perché, ha detto, «il cardinale Brady è il capo della Chiesa irlandese. Deve dare risposte a diversi scandali su abusi sessuali che sono emersi. Questa rivelazione toglie ogni credibilità al cardinale Brady che deve dimettersi». Ma il primate ha detto che si dimetterà «solo se a chiederglielo sarà il Santo Padre». «Non c’è stata nessuna copertura – ha spiegato il primate -. Ho creduto a quelle persone». Va ricordato che all’epoca dei fatti l’attuale arcivescovo di Armagh era un semplice sacerdote e non rivestiva incarichi di responsabilità.

    http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia…ge=0-comments=1

  • Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Irlanda
    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”
    Le ferite d’Irlanda
    DAL NOSTRO INVIATO ENRICO FRANCESCHINI
    Repubblica 5 marzo 2010
    DUBLINO Era una bambina di otto anni, quando la strapparono dalle braccia della madre, giudicata incapace di provvedere ai suoi bisogni, e la rinchiusero in orfanotrofio. «Ho vissuto prigioniera di un incubo fino alla maggiore età», ricorda Kathleen O’Sullivan, una delle vittime delle violenze e degli abusi sessuali perpetrati per decenni nelle scuole, nei riformatori, nelle parrocchie di tutta l’Irlanda. «Le suore ci affamavano, mangiavo la carne, una salsiccia, soltanto a Natale, e ricevevo un uovo sodo per Pasqua. Ma questo era il meno. Ci picchiavano per un nonnulla. Ci seviziavano fisicamente e psicologicamente. Facevo la pipì a letto dalla paura tutte le notti, e loro per punizione mi costringevano a sfilare nuda per la camerata con in testa le lenzuola bagnate di urina. Era un sistema sadico, satanico. I giornali hanno scritto che è stato il nostro Olocausto». «Ma se è così aspettiamo ancora la Norimberga che faccia piena luce e giustizia su quel mostruoso abominio». Luce e giustizia dovevano venire con l’inchiesta ordinata dal governo, durata dieci anni e conclusa nel maggio scorso da un voluminoso rapporto. Cinquemila pagine di testimonianze e indagini sull’attività di 216 istituti gestiti da preti, frati, suore, dai quali tra il 1914 e il 2000 sono passati 35 mila minorenni. La pubblicazione ha sconvolto l’Isola di Smeraldo. Il 90 per cento dei testimoni hanno riportato di avere subito violenze fisiche. La metà hanno raccontato di avere sofferto abusi sessuali. Molti erano orfani. Altri, come Kathleen O’Sullivan, venivano strappati a famiglie povere senza alcuna ragione, per essere trasformati in schiavi del lavoro. Malnutrizione, percosse, terrore e stupri erano il loro pane quotidiano. Tra gli irlandesi, lo shock è stato immenso. E’ perfino diminuito, secondo le statistiche, il numero dei fedeli a messa. Molta gente ha perso la fede: nella Chiesa, nello Stato, nel prossimo. L’Irlanda si è guardata allo specchio, e quel che ha visto l’ha fatta rabbrividire. Eppure, a sei mesi di distanza dalla pubblicazione, si moltipllcano le accuse secondo cui il rapporto è stato una«copertura», un «insabbiamento» o «solo la punta dell’iceberg», come sostiene Kathleen, una delle poche vittime che è riuscita a ricostruirsi un’esistenza: oggi fa il giudice dì pace e ha scritto un libro, “Childhood interrupted” (Infanzia interrotta), sulla tragedia vissuta da lei e da migliala di suoi compatrioti. Il processo di riparazione e di espiazione, affermano le associazioni formate dai “superstiti”, è stato sommario, sbrigativo, riduttivo. Per cominciare, il rapporto non fa nomi, ne delle vittime, e questo è in parte comprensibile, ne dei carnefici -a meno che non siano già stati condannati in sede giudiziaria.e questo protegge decine o centinaia di individui non solo dalla giustìzia penale ma dall’essere almeno identificati in pubblico. «Due delle suore che mi hanno torturato per anni sono ancora vive, libere», dice la signora O’Sullivan, «io vorrei ritrovarmi con loro in un’aula di tribunale, guardarle in faccia, sentire cosa rispondono alle accuse, e non è possibile». In secondo luogo, soltanto una parte delle vittime sono state rintracciate e interrogate: «Nessuno ha interrogato me, e chissà quante altre non sono state ascoltate», accusa Kathleen. E inoltre, per effetto di un accordo con i Christian Brothers, la più vasta associazione religiosa nazionale, è soprattutto lo stato, non la Chiesa, a pagare risarcimenti alle vittime che fanno causa, 12 mila delle quali hanno finora ricevuto compensazioni per un totale di un miliardo di euro. La Chiesa irlandese se l’è cavata con un indennizzo una tantum di 34 milioni di euro e l’accordo lamette al sicuro da ulteriori rivendicazioni legali. Se non in denaro, la Chiesa ha pagato in mortificazioni. Un cardinale irlandese è andato in pensione in anticipo. Quattro vescovi, su pressioni del Vaticano, sono stati costretti a dimettersi. Un pugno di sacerdoti sono finiti in prigione. Uno si è suicidato. E a Roma Benedetto XVI ha chiesto che siano prese misure per impedire che “accadano di nuovo simili abusi». Ma è abbastanza? Non per le vittime. Il rapporto rivela che l’Arciodiocesi di Dublino ha «ossessivamente» nascosto gli abusi per almeno trent’anni. Tredici vescovi erano a conoscenza delle violenze e non le denunciarono. Un prete ammise di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, e non venne rimosso dall’incarico. Un altro confessò di avere abusato sessualmente di un bambino alla settimana per venticinque anni, e non perse il posto. «Non ci sono stati arresti o dimissioni di massa, ne trai religiosi, ne tra le autorità che ne sono diventate complici, coprendone i crimini», dice Kathleen O’Sullivan. La commissione d’inchiesta è stata creata sull’onda dello scandalo suscitato da un coraggioso documentario televisivo che rivelò per la prima volta cosa si nascondeva dietro le mura di chiese e conventi, accusano le associazioni delle vittime, ma lo scopo era «voltare pagina, chiudere il doloroso capitolo, se non in-sabbiare».Dice ancora Kathleen nel suo j’accuse senza più lacrime da spargere: «II primo presidente della commissione si è dimesso dopo tré anni affermando che non aveva libertà di manovra, insomma che non poteva lavorare. Il presidente che ne ha preso il posto era un giudice legato all’establishment religioso. Il risultato si vede». Beninteso, le cinquemila pagine del rapporto non sorvolano su quello che accadeva dentro le «case degli orrori», come le definiscono le vittime. I giornali ne hanno finora riassunto il contenuto ed è bastato per farli sommergere di lettere che dicono: «Mi vergogno di essere irlandese». Non è una lettura facile, ma bisogna farla, per cercare di capire. E’ come se da quegli edifici adornati dal crocefisso su cui è morto il Signore, da quelle case di Dio in cui vigeva, per gran parte della giornata, la regola del silenzio, tutto ami tratto fuoriuscissero le urla disperate di generazioni di bambini. Ascoltiamoli. I bambini venivano «presi a pugni, a calci, frustati, accoltellati, obbligati a inginocchiarsi o a restare in piedi per giorni, costretti a dormire all’aperto in inverno, a fare docce gelate, appesi a un palo, assaliti da cani, legati per essere picchiati meglio». Dice uno: «Non feci bene il letto. Il prete mi fece denudare e mi frustò lungamente con una frusta di cuoio a cui erano attaccate delle monete». Un altro: «Appena arrivato, il frate mi fece spogliare, piegare a gambe larghe su una scrivania, mi ordinò di dire il Padre Nostro e si mise a frustarmi». Un terzo: «Non dimenticherò mai il gatto a nove code». Un altro: «II prete lasciava la frusta di cuoio all’aperto di notte, perché si gelasse e facesse più male». Ancora: «Mi mettevano sale nelle ferite perché bruciassero di più». Un altro: «Gli piaceva tenermi la testa fra le gambe e frustarmi nel sedere». Ancora: «La notte era la cosa peggiore, se non venivano a prenderete, sentivi che portavano via un altro e le urla risuonavano per tutto l’edificio». Elenco di abusi sessuali in un istituto religioso: «89 masturbazioni forzate, 68 stupri anali, 6 penetrazioni digitali». Un ragazzino: «II prete mi prese la mano, e se la mise nelle parti private. Scoppiai a piangere. Mi schiaffeggiò. La notte dopo tomo e feci come voleva». Un altro: «Mi chiudeva a chiave nella sua stanza, mi spogliava, si faceva toccare, mi picchiava e poi mi stuprava». Un terzo: «Un frate guardava mentre l’altro mi stuprava, poi facevano cambio». Una bambina: «La suora mi frustava con una cintura dalla fibbia di metallo». Un’altra: «La suora mi faceva mangiare il mio vomito». Una terza: «Mi legò al letto e mi diede cento frustate». Elenco di abusi sessuali, stavolta su femminucce: «27 stupri vaginali, 22 masturbazioni forzate, 10 contatti genitali». Un esempio per tutti: «La suora mi portò da un uomo. Lei mi spogliò, mi lavò, mi toccò, poi mi diede a lui perché mi stuprasse». Tutti i giorni, tré volte al giorno, i rintocchi della campana dell’Angelus risuonano sul primo canale della televisione nazionale irlandese, come

    a scandire il tempo del paese più ferventemente cattolico d’Europa. Ma oggi gli irlandesi si chiedono angosciosamente per chi suona davvero quella campana. Per le migliala di vittime dell’abominio, che hanno ottenuto solo una parvenza di giustizia? Perla chiesa cattolica irlandese, avvilita da dimissioni e processi? Oppure per il Vaticano e per papa Benedetto XVI, che le associazioni di sopravvissuti alla tragedia accusano di una condanna tardiva e troppo debole? O suona per l’Irlanda intera, per le sue istituzioni, sospettate di avere lanciato l’inchiesta più per nascondere che per fare emergere fino in fondo le dimensioni dell’orrore e le responsabilità collettive? «Ecco cosami fa più orrore», dice Kathleen O’Sullivan. «L’idea che cosi tanti abbiano potuto fare così tanto male, o almeno l’abbiano tollerato, abbiano preferito non vederlo e anche oggi preferiscano dimenticare. Viene da chiedersi se erano tutti mostri o se questa è la normalità umana». Non solo per vittime e carnefici, non solo per preti e suore, per politici e poliziotti, suona a Dublino la campana dell’Angelus. Essa suona per tutti.

  • il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    MILANO – Nessuna attenuante per i sacerdoti che si macchiano del reato di pedofilia. Lo afferma con durezza monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore della Santa Sede all’Onu, mentre in Austria arrivano i primi provvedimenti. Tre preti del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf, sono stati sospesi dalle funzioni per presunti abusi sessuali e maltrattamenti – avvenuti negli anni ’80 – nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre, 75enne, ha ammesso gli abusi.

    ALMENO CINQUE CASI – «Un completo chiarimento su questi casi è dovuto ai confratelli e al pubblico» ha detto l’abate di Kremsmuenster Ambros Ebhart, dichiarandosi pronto a lavorare insieme alla diocesi di Linz e alle autorità dell’Alta Austria per far luce su questi episodi. Il quotidiano Oberoesterreichischen Nachrichten ha pubblicato un articolo in cui un ex studente della scuola accusava i tre preti di abusi sessuali e maltrattamenti. Nel complesso, le vittime di queste violenze – che sarebbero avvenute tutte negli anni ’80 – sono almeno cinque. «Mi dispiace molto che persone nel nostro istituto abbiano fatto simili esperienze di violenza» ha proseguito l’abate, sottolineando che la commissione diocesana si interesserà di questi casi. E finché non verrà fatta piena luce, i tre preti chiamati in causa – tutti sopra i 75 anni – rimarranno sospesi dai loro uffici e dai loro compiti. L’abate ha quindi messo in guardia contro «condanne sommarie» ma non ha garantito che in futuro non possano emergere altri casi simili: su questo, ha detto, «non posso mettere la mano sul fuoco».

    «NON CI SONO SCUSE» – Intervenendo a un incontro annuale delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini, Tomasi ha spiegato che non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del «crimine odioso» di pedofilia e la protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa. In apertura del suo intervento, mons. Tomasi ha citato le parole di Benedetto XVI: «L’abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso». «L’integrità fisica e psicologica dei minori viene violata con conseguenze distruttive – ha aggiunto il presule -. Gli studiosi hanno dimostrato che i bambini abusati reagiscono in modi differenti alla violenza sessuale e tra di loro si registrano maggiori probabilità di gravidanze adolescenziali, vagabondaggio, tossicodipendenza e alcolismo». «Non ci sono scuse per questo comportamento» ribadisce il presule, sottolineando che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità di tutte le istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema».

    CELIBATO – Accanto alla condanna, si delinea da parte di alti esponenti vaticani la difesa del celibato dei sacerdoti dopo lo scandalo degli abusi in Germania e l’avvio di un’inchiesta da parte della conferenza dei vescovi tedeschi per far luce sulle accuse di violenze sessuali e maltrattamenti. E dopo le dichiarazioni del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn (che ha poi rettificato la propria posizione), secondo cui il celibato è tra le cause del fenomeno. Il vescovo di Ratisbona (diocesi dove sono stati denunciati abusi nel periodo in cui il fratello del Papa era direttore del coro), Gerhard Mueller, ha definito tale teoria «una stupidaggine» e ha affermato che non c’è motivo di modificare l’istituzione. Ha però ricordato, a margine di un convegno teologico a Roma, che i sacerdoti che si macchiano di reati di pedofilia non possono continuare a svolgere il loro ruolo di rappresentanti di Cristo.

    FRATELLO DEL PAPA – Mueller ha poi ribadito l’estraneità di Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI, rispetto all’unico caso accertato di abusi sessuali commesso più di 40 anni fa nella struttura del coro di voci bianche di cui il prelato è in seguito stato direttore. «Georg Ratzinger è assolutamente, temporalmente e realmente estraneo» ha detto Mueller a Roma, ricordando che «c’è stato un solo caso di abuso (nel 1958, ndr), sei anni prima del suo inizio come maestro del coro». Un secondo caso di cui hanno parlato i mezzi di informazione è solo relativo «a una persona» che pur avendo operato per otto mesi nella struttura «è stata condannata nel 1971 per atti compiuti non presso il duomo di Ratisbona, ma altrove».

    MARADIAGA – Anche il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, si schiera a favore del celibato: «Non capisco come possa darsi un rapporto perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi». Due giorni fa era stato il portavoce vaticano padre Lombardi a sottolineare che la pedofilia non esiste solo all’interno della Chiesa. «Quello che succede – ha aggiunto Maradiaga – è che i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da non sacerdoti non sono pubblicizzati». Per evitare che queste vicende si ripetano, spiega, «dobbiamo soprattutto insistere nella formazione. E inoltre dobbiamo pensare che non si può giudicare la gente con i criteri del ventunesimo secolo, in altri tempi non si conosceva bene la psicologia umana e a volte gente che aveva indicazioni contrarie a seguire la vocazione intraprendeva la strada del sacerdozio». In difesa del celibato interviene anche il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, secondo cui «è un dono dello Spirito Santo che chiede di essere compreso e vissuto con pienezza di senso e di gioia, nel rapporto totalizzante con il Signore».

    SCHOENBRON – Il dibattito è nato appunto dalle controverse dichiarazioni del cardinale e arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn: interrogandosi sulle cause degli abusi rivelati a catena in Germania e in Austria, ritiene che derivino «sia dall’educazione dei preti che dalle conseguenze della rivoluzione sessuale del ’68, dal celibato nello sviluppo personale». Schoenbron invita dunque a «un cambiamento di visione» del celibato. Giovedì è arrivata poi una parziale rettifica: Erich Leitenberger, portavoce dell’arcidiocesi di Vienna, ha detto che Schoenborn «non ha messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino». Secondo l’agenzia di stampa cattolica Kathpress, nell’ultima edizione di «Thema Kirche», periodico dei collaboratori dell’arcidiocesi, Schoenborn aveva affermato che sugli abusi «deve esserci solo la via della verità ed è assolutamente necessario mettere al primo posto le vittime». Riprendendo le parole esatte dell’arcivescovo, l’agenzia di stampa precisa che il cardinale aveva auspicato un esame delle cause di abuso, tra cui: «La questione della formazione dei sacerdoti, così come la questione di quanto è accaduto con la “rivoluzione sessuale” della generazione del ’68. Ne fanno parte il tema del celibato, così come il tema dello sviluppo della personalità. E ci vuole anche una buona porzione di sincerità, nella Chiesa, ma anche nella società».

    Redazione online
    11 marzo 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_11/vaticano-casi-pedofilia-celibato-preti_73e6f598-2d0e-11df-a00c-00144f02aabe.shtml