Intervista sulla morte di Papa Benedetto XVI
Tag: Benedetto XVI
-

Benedetto XVI, Pietro Orlandi: “Mai una parola su Emanuela”
La morte del Papa emerito Benedetto XVI non cancella il senso di amarezza nella famiglia di Emanuela Orlandi, la figlia del commesso vaticano scomparsa nel nulla il 22 giugno del 1983. “Per chi muore c’è sempre rispetto – premette all’Adnkronos Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela che da allora non ha mai smesso di cercare la verità sulla scomparsa della sorella -.
Ma io continuo a pensare che Ratzinger fosse a conoscenza dei fatti visto che all’epoca era pressappoco il braccio destro di Wojtyla. Eppure, non ha mai detto una parola di solidarietà su Emanuela, nonostante i tanti nostri appelli. Non ci ha mai ricevuto, in questa vicenda è stato un po’ pilatesco, nel senso che se ne è lavato le mani, io non sono mai riuscito ad avvicinarlo. Chissà che magari non abbia lasciato due righe per la famiglia, che arrivassero all’improvviso. Non si sa mai, magari”.
Pietro Orlandi ritorna al giugno 2008, cadevano i venticinque anni dalla scomparsa di Emanuela: “Mia mamma andò dall’allora segretaria di Ratzinger, che abitava davanti a casa sua, per chiederle se Ratzinger poteva rivolgere una preghiera per Emanuela all’Angelus del 25 giugno. Quella domenica, in piazza San Pietro, aspettammo di sentire una parola su Emanuela: nulla.
Mamma non si diede per vinta e incontrò di nuovo la segretaria di Ratzinger che le riferì che, alla richiesta, il Santo Padre aveva allargato le braccia dicendo che doveva chiedere. Era chiaro che si trattava di un no. Tempo dopo lessi la lettera nella quale la segreteria di Stato consigliava al Papa di non intervenire perché l’opinione pubblica avrebbe pensato che anche il Santo Padre nutrisse dubbi sulla vicenda o che la pensasse come me. Io chiedevo sempre un gesto di coraggio, non è mai arrivato”.
-

Ratzinger, il tribunale tedesco cerca gli eredi: va avanti l’inchiesta sull’insabbiamento del caso di pedofilia
L’indagine a carico di Joseph Ratzinger in Germania proseguirà anche dopo la morte del papa emerito Benedetto XVI.
Come ha confermato la portavoce del tribunale di Traunstein all’Ansa, Andrea Titz: «Il procedimento andrà avanti a carico degli eredi», anche se lo stesso tribunale ammette che si dovrà accertare se esistano o meno gli eredi del pontefice scomparso il 31 dicembre all’età di 95 anni. Contro il Papa emerito aveva sporto denuncia in sede civile il 22 giugno scorso, un 38enne della Baviera che ha affermato di essere stato vittima di abusi sessuali da parte del prete pedofilo Peter H e accusato, inoltre, Ratzinger di essere «a conoscenza della situazione», ma «di non aver fatto abbastanza».
All’epoca dei fatti, il 38enne, che si faceva chiamare dai media tedeschi Julian Schwarz, aveva tra gli 11 e i 12 anni quando don Peter gli mostrò dei video porno e abusò di lui sessualmente. «Il prete ha praticamente fatto addormentare l’intera comunità – aveva denunciato l’uomo – e ha venduto molto bene la sua versione», secondo cui un pastore non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere.
Con la denuncia presentata in Tribunale, l’allora avvocato di Julian chiedeva la valutazione di un’eventuale risarcimento danni per l’abuso sessuali subito all’epoca dal suo assistito. Nelle carte presentate era inoltre stato inserito anche un rapporto sugli abusi stilato dallo studio legale di Monaco Wsw, oltre che una sentenza del tribunale ecclesiastico sul caso di padre Peter H.
Ora l’oggetto dell’inchiesta è capire se Joseph Ratzinger, all’epoca arcivescovo di Monaco, sia stato responsabile dell’occultamento dei casi di abuso. L’ultimo atto di questa vicenda risale all’8 novembre scorso, quando lo stesso Papa emerito aveva annunciato di volersi difendere dalle accuse del 38enne della Baviera.
https://www.open.online/2023/01/02/germania-tribunale-traunstein-azione-penale-denuncia-insabbiamento-caso-pedofilia/
-

È morto il Papa emerito Benedetto XVI
E’ morto Benedetto XVI.
“Con dolore informo che il Papa Emerito, Benedetto XVI, è deceduto oggi alle ore 9:34, nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano”.
Lo dichiara il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. “Non appena possibile seguiranno ulteriori informazioni”, aggiunge.
Dalla mattina di lunedì 2 gennaio 2023, il corpo del Papa Emerito Benedetto XVI sarà nella Basilica di San Pietro in Vaticano per il saluto dei fedeli. Lo riferisce la Sala stampa vaticana.
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2022/12/31/e-morto-il-papa-emerito-benedetto-xvi-_cc0ed54f-a89b-4e41-8c62-897e8fe08f27.html
-

Abusi nella chiesa, numeri che non convincono
È stato presentato giovedì scorso a Roma il rapporto “Proteggere, prevenire, formare” della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in sostanza la prima parte di una indagine che è stata dichiarata “indipendente” e “finora mai realizzata”, commissionata dalla Chiesa italiana sugli abusi sessuali commessi dal clero e da esponenti di movimenti ecclesiali e di parrocchie su minori. Non tutto, tuttavia, è andato per il meglio. Diversi quotidiani italiani ed anche di altri Paesi hanno infatti rimarcato “le luci” ma anche “le ombre” presenti nel rapporto stesso. Vediamo perché.
Solo due anni
Anzitutto il rapporto considera solo alcuni casi avvenuti fra il 2020 e il 2021, un lasso di tempo, perciò assai limitato e parziale. Il presidente della CEI, Matteo Zuppi, aveva annunciato che il rapporto avrebbe coperto gli ultimi venti anni ma non è stato così, e sul perché non lo sia stato non sono state date spiegazioni.
Nel 2020-2021 sono state 86 le persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto messi in piedi nelle diocesi italiane (sul lavoro di questi Centri si basa il rapporto) per segnalare casi di abuso. Ma secondo molti osservatori questo biennio non può fare testo, perché si era in piena emergenza da Covid e verosimilmente molte persone non sono potute uscire da casa per andare a denunciare.Il rapporto, inoltre, esclude i casi che singole persone hanno denunciato direttamente in Vaticano alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e non si capisce perché non si parla di questi casi.
“Mai una Commissione esterna”
Il rapporto è stato redatto da esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In sostanza è stato redatto da un gruppo di esperti “interno” all’apparato ecclesiastico e non, come avvenuto altrove, da Commissioni indipendenti esterne. In merito monsignor Lorenzo Ghizzoni, referente CEI della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha confermato a un convengo della diocesi di Roma di pochi giorni fa la sfiducia della stessa Chiesa italiana per le Commissioni esterne: “Non faremo mai una Commissione con enti che non capiscono niente della Chiesa, definiti indipendenti solo perché esterni”, ha detto.
Le sue parole confermano come la CEI ritenga le Commissioni esterne inadatte ad indagare. Mentre in molti altri Paesi, ad esempio in Francia, si è visto come solo il lavoro di Commissioni esterne ha potuto garantire la trasparenza e soprattutto ha potuto permettere di scardinare quanto ancora non andava: in Francia, in seguito al lavoro di una Commissione esterna, si è arrivati all’ammissione da parte del cardinale Jean-Pierre Ricard, ex arcivescovo di Bordeaux ed ex presidente della Conferenza episcopale francese, di avere abusato di una ragazzina14enne trentacinque anni fa. Ricard si è messo così a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tutto questo in Italia purtroppo non sta avvenendo.
La risposta ai casi accertati
In ogni caso, a seguito della trasmissione della segnalazione da parte dei Centri di ascolto, la CEI ha reagito con una indagine sugli stessi casi che ha portato prevalentemente a dei “provvedimenti disciplinari” e dunque ad una trasmissione degli stessi provvedimenti al Vaticano. Quali siano esattamente i provvedimenti non è stato specificato, anche se si presume che tutti i sacerdoti coinvolti, a prescindere dalla gravità dell’accusa, siano stati sospesi dai rispettivi incarichi. Su di essi si aprirà un processo canonico in Vaticano che potrà portare come massima pena, soprattutto nei casi di abusi sessuali, alla dimissione dallo stato clericale. Già in passato alcuni sacerdoti italiani hanno subìto questa pena.
Fra tutti si ricorda il caso del sacerdote don Mauro Inzoli. Nel maggio del 2017 fu la Dottrina della Fede a comunicare la decisione presa direttamente da Papa Francesco. Inzoli era stato condannato dal tribunale di Cremona a 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali ai danni di cinque ragazzi, il più piccolo di 12 anni e il più grande di 16 al momento dei fatti.
In Italia non c’è l’obbligo di denuncia alle autorità civili dei casi. La CEI chiede ai vescovi delle diocesi di spingere le vittime a denunciare, ma non può obbligarle. Le denunce non le fa la CEI in automatico perché alcune vittime non vogliono denunciare. Per questo spesso i processi canonici si aprono senza che una denuncia alle autorità civili sia stata fatta. Infatti, può capitare che un prete dimesso dallo stato clericale per abusi non abbia una sentenza civile a suo carico. E, ovviamente, può anche accadere il contrario, e cioè che prima della pena canonica vi sia una sentenza del tribunale civile già in atto.
La CEI, in generale, ai sacerdoti accusati propone percorsi di riparazione, responsabilizzazione e conversione, compresi l’inserimento in “comunità di accoglienza specializzata” (un terzo dei casi rilevati dal rapporto) e percorsi di “accompagnamento psicoterapeutico” (circa un quarto dei casi).
La distribuzione geografica
La CEI non ha fornito indicazioni sulla distribuzione geografica dei casi. Nel rapporto, tuttavia si parla di una omogeneità dei casi in tutte le diocesi italiane. E si spiega come i centri di ascolto siano collocati in tutte le diocesi, anche se al Centro Italia corrisponde una percentuale di poco inferiore a quella di Sud e Nord. Dal punto di vista dimensionale, le diocesi con più centri sono soprattutto di medie dimensioni (tra 100 e 250’000 abitanti), seguite dalle diocesi di grandi (oltre 250’000) e piccole dimensioni (fino a 100’000).
Le resistenze
Fin dall’inizio dei tentativi, prima di Benedetto XVI poi di Francesco, di mettere in campo un’azione di tolleranza zero sulla pedofilia, la Chiesa italiana si è mostrata molto restia al cambiamento. Ancora oggi ci sono casi di preti accusati di abusi lasciati nel pieno delle loro funzioni. Ancora oggi ci sono vescovi che tendono a coprire. Negli ultimi anni, insieme, alcuni preti italiani sono stati condannati dall’autorità vaticana, ma la macchina della CEI è ancora ben al di là dall’essere oliata.
Pochi giorni fa, ad esempio, è stata la procura di Siracusa ad aprire un’inchiesta su un prete cappellano militare denunciato di abusi. Ed anche se il vescovo ha dichiarato che al termine di un procedimento canonico, il 31 ottobre, il sacerdote, che dipende dall’Eparchia di Piana degli Albanesi, è stato interdetto dall’esercizio pubblico del ministero, sembra invece che ancora celebri Messa. La vittima che lo ha denunciato ha dichiarato: “Nella Chiesa qualcuno lo protegge ancora”. E casi simili ce ne sono stati altri. Recentemente è stata Repubblica a riportare la testimonianza di una vittima di un prete italiana che ha raccontato di abusi subìti per anni: “Il sacerdote è ancora vivo – ha detto – e non è mai stato sanzionato”.
I numeri
In ogni caso anche i numeri presentati giovedì, per quanto parziali, dicono di una situazione non sanata. I casi segnalati, infatti, “anche per fatti riferiti al passato, riguardano 61 persone nella fascia di età 10-18 anni, 16 over 18 anni (adulto vulnerabile) e 12 under 10 anni”. “Il profilo dei 68 presunti autori di reato – recita il rapporto – evidenzia soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni all’epoca dei fatti, in oltre la metà dei casi. Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione”. “Circa la tipologia dei casi segnalati – si legge ancora -, è emersa la prevalenza di comportamenti e linguaggi inappropriati (24), seguiti da toccamenti (21); molestie sessuali (13); rapporti sessuali (9); esibizione di pornografia (4); adescamento online (3); atti di esibizionismo (2)”. Le segnalazioni “fanno riferimento a casi recenti e/o attuali (52,8%) e a casi del passato (47,2%)”. “Il contesto nel quale i presunti reati sono avvenuti è quasi esclusivamente un luogo fisico (94,4%), in prevalenza in ambito parrocchiale (33,3%) o nella sede di un movimento o di una associazione (21,4%) o in una casa di formazione o seminario (11,9%)”.
https://www.rsi.ch/news/mondo/Abusi-nella-chiesa-numeri-che-non-convincono-15812386.html
-

La chiesa italiana denuncia gli abusi sessuali come uno ‘scherzo’ dicono i gruppi delle vittime
La chiesa cattolica italiana ha identificato 68 presunti autori di abusi in un’indagine sull’abuso sessuale di bambini e individui vulnerabili che copre un periodo di soli due anni – un lasso di tempo criticato dai difensori delle vittime come uno “scherzo”.
La cifra è sorprendentemente alta dato che l’indagine ha riguardato solo il periodo 2020-2021 e si riferiva solo ai dati forniti dai “centri di ascolto” istituiti dalle diocesi di tutta Italia nel 2019 appositamente per ricevere denunce di abusi.
Il rapporto, parte della prima inchiesta della chiesa sugli abusi nei suoi ranghi, è stato pubblicato giovedì dalla conferenza episcopale italiana. Ha rilevato che 89 persone avevano presentato accuse contro 68 sospetti abusatori, tra cui sacerdoti e laici, inclusi operatori della chiesa e insegnanti di religione.
Delle 89 denunce, 12 riguardavano bambini di età inferiore ai 10 anni e 61 provenivano da bambini di età compresa tra 10 e 18 anni. Sedici delle presunte vittime avevano più di 18 anni, un gruppo definito dalla chiesa come “individui vulnerabili”.
È in corso un’indagine separata incentrata su accuse risalenti al 2000, anche se non è chiaro quando verranno pubblicati i risultati.
Una rete di gruppi di vittime, associazioni religiose e laiche aveva spinto affinché lo Stato italiano commissionasse un’inchiesta indipendente, simile a quelle commissionate negli Stati Uniti, in Irlanda, Cile, Francia e Germania, che rivelassero la schiacciante portata di abusi e tentativi sessuali dalla chiesa cattolica in quei paesi per coprirlo.
Sulla base delle cifre annunciate nel rapporto di giovedì, Francesco Zanardi, che ha fondato Rete L’Abuso, la principale associazione di vittime in Italia, ha stimato che il numero delle vittime di abusi sessuali negli ultimi 22 anni potrebbe essere di quasi 2.000.
“Era già deludente che il rapporto scartasse le accuse fatte prima del 2000”, ha detto Zanardi. «Sessantotto maltrattanti in soli due anni indicano che c’è un problema, ma i tempi della denuncia sono una beffa ed escludono un mucchio di cifre, non ci sono dati dei magistrati o di Rete L’Abuso. Hanno fatto riferimento solo ai “centri di ascolto”. Questo rapporto è vergognosamente inadeguato”.
Il Vaticano detiene fascicoli su 613 casi di abusi segnalati dall’Italia risalenti al 2000.
L’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni ha detto in conferenza stampa che il rapporto era “solo l’inizio”, aggiungendo che la consapevolezza della gravità degli abusi sessuali sui bambini all’interno della chiesa cattolica era cresciuta e che il vero cambiamento è iniziato “quando abbiamo iniziato a metterci nei panni di le vittime”.“Abbiamo condiviso il loro dolore e le loro ferite, e iniziare a tenere conto di questo fattore ha significato che abbiamo iniziato a cambiare seriamente il nostro stile”, ha detto Ghizzoni.
Tuttavia, ha ribadito che “il 93% dei casi di abuso avviene in famiglia o all’interno del ‘cerchio di fiducia’ creato in ambienti frequentati da minori”. “È ora che i panni sporchi non vengano più lavati in famiglia”, ha detto. “Dobbiamo farlo come Chiesa, ma questa consapevolezza deve crescere in tutti gli ambiti della società civile”.
Ghizzoni ha affermato che è un “obbligo morale” denunciare le accuse di abuso, anche se non è chiaro a quali rapporti di autorità si debba fare riferimento.
I difensori delle vittime hanno ripetutamente chiesto allo Stato italiano di consegnare alla giustizia i preti pedofili e di elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero.
Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia vengono svolte dietro un muro di segretezza all’interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere destituita o incarcerata. Di quelli giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono incarcerati.
I risultati di un’inchiesta in Francia resi noti lo scorso anno hanno rilevato che 216.000 bambini sono stati abusati dal clero in sette decenni. Un rapporto in Germania ha criticato l’ex papa Benedetto XVI per la presunta mancata azione contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982.
“È vergognoso che lo Stato italiano non faccia nulla al riguardo”, ha detto Zanardi. “Nei Paesi normali c’è stata un’inchiesta indipendente, ma non in Italia. Qualcosa non torna”.
Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie, ha dichiarato: “È scandaloso. Questo rapporto non parla di aiutare le vittime o di ottenere giustizia per loro. Qual’è il punto?”
https://www.theguardian.com/world/2022/nov/17/italy-church-report-into-sexual-abuses-a-joke-say-victims-groups
-

Abusi su minori, il volto sfigurato della Chiesa. Papa Francesco: “È il momento della vergogna”
PALERMO – “A te Signore la gloria, a noi la vergogna. Questo è il momento della vergogna”. Le parole sono di Papa Francesco. E sono state dette ormai oltre un anno fa all’indomani della pubblicazione, da parte di una commissione indipendente, del report sulla pedofilia nella Chiesa francese dal dopoguerra ai giorni nostri. È il momento della vergogna per “la troppo lunga incapacità della Chiesa di mettere al centro delle sue preoccupazioni le vittime”.
È un momento storico: la più alta carica della Chiesa ammette che la pedofilia, nel clero, è un problema strutturale e non di certo frutto di qualche mela marcia, come era stato definito in passato dai suoi predecessori. Un momento che è stato possibile solo grazie al lavoro certosino delle commissioni che hanno guidato i lavori per i dossier sugli abusi sessuali perpetrati dal clero ai danni dei minori in Germania, Francia, Portogallo, Australia.
E l’Italia? Il luogo da cui parte la “vergogna” di Papa Francesco non ha al momento un dossier, non ha dati ufficiali che fotografino la diffusione della pedofilia nel clero. Ma si sta sbracciando, tra critiche, perplessità e zone d’ombra, per pubblicarlo. La data è già stata fissata: il 18 novembre la Cei emanerà due indagini interne effettuate dalle diocesi italiane. Uno dovrebbe contenere le segnalazioni di abusi fatte agli sportelli di ascolto dei centri fragilità diocesani da quando sono entrati in funzione (due anni), l’altro dovrebbe contenere le segnalazioni fatte alle diocesi negli ultimi venti anni. “Raccontare la verità – dichiara al QdS Don Fortunato di Noto, fondatore dell’associazione Meter – fa sempre bene. Anche se raccontarla comporta molte fatiche”. Il Quotidiano di Sicilia ha deciso di caricarsi di questa fatica e raccontare, per quanto possibile, la verità sugli abusi all’interno della Chiesa.
I numeri nazionali
Gli unici dati al momento disponibili e in grado di fotografare il fenomeno nelle diocesi italiane sono quelli dell’associazione “La rete l’abuso”, fondata e composta dai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero. Quest’associazione ha creato un database con tutti i nomi di sacerdoti condannati in via definitiva, reo confessi o imputati dal 2000 ad oggi. Una mole di dati impressionante che mettono insieme articoli di cronaca, denunce e provvedimenti giudiziari. Secondo questo database, sarebbero 343 i sacerdoti coinvolti in indagini di pedofilia. Nello specifico: 178 quelli attualmente accusati e 165 quelli condannati in via definitiva o reo confessi. A questi numeri vanno aggiunte le nuove segnalazioni fatte in maniera anonima: 218.Ma, considerando solamente i preti indagati, condannati o reo confessi, quante sarebbero le vittime? Secondo una stima effettuata da La rete l’abuso sulla base degli studi del sociologo Andrew M. Greeley e dello psicoterapeuta e psichiatra Richard Sipe sarebbero 1.002.960. Dietro a questo dato ci sono oltre un milione di storie di abuso, di “omicidio psicologico”, di sofferenza e, spesso di insabbiamento. Numeri che, purtroppo, come ci confermano Don Fortunato di Noto e padre Hans Zollner (il massimo esperto di abusi sessuali nella Chiesa Cattolica), sono da rivedere al rialzo. “Alcuni esperti – si legge sul sito di La rete l’abuso – ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti”.
La pedofilia nella chiesa siciliana
Più dell’8% dei casi fino ad ora visti avvengono in Sicilia. Nell’Isola i preti condannati in via definitiva, reo confessi o per il momento in attesa di giudizio sono 28. Potrebbero sembrare pochi confrontati con i casi a livello nazionale o confrontati con il totale dei sacerdoti in Sicilia (circa 3.195 sparsi nelle 18 diocesi). Ma in realtà non è così, perché dietro quei 28 sacerdoti che hanno abusato di minori (alcuni sicuramente, altri probabilmente in quanto in attesa di sentenza) ci sono diverse storie di abuso. Secondo il report redatto dalla commissione indipendente in Francia, l’unico al mondo che ha individuato una stima basta su modelli scientifici e sociologici certificati dall’Oms, ogni sacerdote pedofilo, in media, violenta 72 minori. Seguendo queste statistiche sarebbero 2.016 quelli abusati nelle diocesi siciliane.“La Sicilia, sulla base della popolazione, proporzionalmente è una delle Regioni con più casi – dichiara Francesco Zanardi, sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete e fondatore dell’associazione Rete L’abuso – 28 sono tanti casi e ne mancano un sacco di altri. Il potenziale vittime è piuttosto attendibile. La Chiesa dice che la pedofilia c’è anche nella società civile, ed è verissimo. Ma tu hai mai visto un padre di famiglia che ha stuprato 72 bambini diversi non si sa quante volte? Io mai e faccio questo lavoro da una vita”.
La punta dell’iceberg
Analizzando il report francese si scopre che su 22mila sacerdoti d’oltralpe tremila sono pedofili: circa il 13%. Un numero enorme che non corrisponde con l’attuale numero italiano di preti indagati o condannati per aver abusato di minori. Sono le diocesi italiane a essere più virtuose rispetto a quelle francesi o la cultura dell’omertà, dell’insabbiamento e dell’intoccabilità della Chiesa in Italia predomina?
“L’omertà è evidente – spiega al Quotidiano di Sicilia Don Fortunato di Noto -. La paura c’è sempre ed è emergente. Da questo ne deriva la fatica a denunciare. C’è un problema di fondo: l’abuso non lo si vuole raccontare, è ancora riservato nell’ambito dell’omertà, della paura e del silenzio. Da un punto di vista prettamente ecclesiale, gli abusatori vengono individuati solo se c’è qualcuno che denuncia, non si può procedere per chiacchere. Qualcuno deve venire al centro di ascolto, denunciare i fatti, si verbalizza, si avvia l’indagine previa da un punto di vista canonico e si invitano le vittime ad andare a denunciare alla procura della repubblica. Questo se parliamo dei chierici. Se qualcuno non denuncia forse dobbiamo ancora aiutare le persone a segnalare e denunciare. Alcuni dei preti siciliani che si è scoperto essere pedofili li conosco e già non sono più preti perché sono stati affrontati i problemi. C’è stata la denuncia, la vittima è stata aiutata e accompagnata, il sacerdote è stato dimesso dallo stato clericale”.
Secondo il sito della Cei il totale dei sacerdoti è di 38.305 unità. La rete l’abuso ha condotto una ricerca basandosi sulle percentuali venute fuori dai vari report (in Australia si parla del 7%, il Papa del 2%, l’inchiesta Spotlight che ha ispirato l’omonimo film del 6%) e le ha rapportate alla popolazione cattolica e al numero totale di sacerdoti in Italia. L’associazione ha dunque stimato come i casi impuniti potrebbero attestarsi intorno ai 511. Ancora una volta preme sottolineare come questi non siano solo numeri, ma storie terribili che segnano in modo indelebile la vita di chi le ha subite.
I soldi delle donazioni per comprare i silenzi?
Francesco Zanardi ha una storia di abusi da parte di un prete alle spalle. Quella stessa storia che l’ha portato a mettersi al servizio di tutti i minori, di tutte le famiglie che in Italia vivono quest’incubo. Fornendo anche servizi legali e di assistenza psicologica alle vittime oltre che “tracciare” la pedofilia in Italia.
“Con l’associazione seguiamo praticamente tutti i casi che si verificano in Italia. E in alcuni abbiamo anche la possibilità di costituirci anche parte civile. L’altro giorno, per esempio, – racconta Zanardi al QdS – sono andato a Salerno per occuparmi del caso di Don Livio Graziano (attualmente il processo è in corso, nda) e ho parlato con il vescovo. Quell’indagine mi ha documentato che vent’anni fa il prete era stato allontanato dalla diocesi e mandato in un convento di frati che dopo qualche settimana lo ha mandato via. Da lì non si è capito cosa è successo ed è stato permesso a questo prete di aprire un centro di recupero per adolescenti con problemi di bulimia e depressione. Lì è stata abusata anche una delle mie assistite. L’hanno messo nel recinto degli agnelli”.Un modus operandi già scoperchiato in America, con la già citata inchiesta Spotlight, e in Germania, con il lavoro della commissione indipendente che ha redatto il rapporto sugli abusi che all’epoca imbarazzò tanto il Papa emerito Benedetto XVI. Secondo Zanardi questa tendenza dei vescovi a coprire i preti pedofili è incentivata dall’attuale legge vaticana contro la pedofilia. “La Vos estis lux mundi (che ha cambiato solo il nome rispetto alla preesistente Crimen sollicitationis) – aggiunge – continua a dire di gestire la cosa internamente. Da qui si deduce che qualunque vescovo che ha a che fare con un caso di pedofilia ha per forza insabbiato altrimenti il Vaticano prenderebbe provvedimenti estremamente duri nei suoi confronti”.
Se da un lato alcuni vescovi (32 secondo il database de La rete l’abuso) sono stati criticati per aver spostato i preti sospettati di aver commesso crimini da una diocesi all’altra, dall’altro lato l’accusa è quella di comprare il silenzio delle vittime attraverso i fondi delle donazioni. “A Napoli il caso Borrelli, oppure il caso Don Seppia, oppure ancora, come risulta dalle intercettazioni, quello di Don Rugolo in Sicilia. Tutti praticamente – continua Zanardi – tramite i fondi delle donazioni pagano le vittime o fanno accordi con il vincolo della riservatezza: 25mila euro in cambio del silenzio. A volte arrivano degli assistiti che li vogliono fare e noi diamo gli avvocati per farli: sono tutti casi che non usciranno mai perché neanche noi che li abbiamo trattati possiamo parlarne. Se ne parliamo decade l’accordo e la vittima può essere perseguita e noi tuteliamo le vittime. Abbiamo un bell’elenco di nomi che tuttavia non possiamo scrivere per ora. Lo trovo abbastanza barbaro ma ho le mani legate. Io sconsiglio sempre alla vittima di non fare l’accordo, ma il problema è che spesso sono tutti ragazzi di strada, di famiglie modeste, e quando gli danno 25mila euro li prendono al volo. Non posso costringerli a non prenderli. Gli spiego che se pagano è perché hanno paura che in tribunale devono pagare di più. La scelta è dei sopravvissuti, in ogni caso noi li tuteleremo sempre”.
Le storie nella Chiesa italiana e siciliana
Quello a cui vanno incontro le vittime è profondamente diverso dalle pene controverse e spesso contrastanti che spettano a coloro che hanno abusato. “L’abuso – precisa Don Fortunato di Noto – è un omicidio psicologico. Non c’è caso che ho ascoltato e accompagnato da cui non emerge questo elemento. L’abuso uccide. È bene precisarlo. Di storie ce ne sono tante: storie drammatiche e difficili. Io ho portato anche il primo bambino italiano abusato in una parrocchia dal Santo padre per far comprendere come l’abuso avviene sotto i nostri occhi. Anzi, a volte non lo vogliamo vedere e teniamo gli occhi chiusi”. Chiusi di fronte a storie ognuna diversa dall’altra ma con un canovaccio molto simile. “Tutte hanno in comune – continua – la fatica delle vittime a raccontare, ad elaborare, a superare il trauma. Io non ho mai visto la vittima che non è stata lacerata nella vita e nel cuore e che ancora oggi, a distanza di anni subisce le conseguenze dell’abuso. L’abuso non viene dimenticato”.
La Chiesa indaga su sè stessa: il report della Cei
Adesso il dado è (quasi) tratto. Tra qualche giorno, esattamente il 18 novembre, in occasione della giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, la Conferenza episcopale italiana emanerà non una ma ben due indagini interne che avranno il compito di fare luce sulla pedofilia nel clero. Un’indagine dovrebbe contenere le segnalazioni di abusi fatte agli sportelli di ascolto dei centri fragilità diocesani da quando sono entrati in funzione (due anni fa), l’altra dovrebbe contenere i dati forniti dal Dicastero per la dottrina della fede inerenti al periodo che va dal 2000 al 2021 (dati che sostanzialmente rappresentano le denunce che dal 2000 ad oggi sono state presentate alle diocesi). La stesura del report che raccoglierà queste due indagini e che ha coinvolto “16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto”, come ha comunicato la Cei, è stata affidata a una équipe dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Un’istituzione strettamente legata alla Chiesa, in quanto le Università cattoliche sono regolate dal codice di diritto canonico.
“La stesura del report, le linee guida e la formulazione dei questionari – ci spiega Don Fortunato di Noto – è stata dettata a livello nazionale. Di fatto ci sono due questionari con diverse domande che riguardano i primi due anni di attività dei servizi nazionali, regionali e diocesani di tutela dei minori. Ogni diocesi siciliana, quindi, ha risposto in modo sicuramente dettagliato alle domande poste anche alla luce della conoscenza degli ultimi due anni di attività o dei casi o delle situazioni o anche della funzione dei centri di ascolto. Per il 18 novembre avremo una maggiore contezza a livello nazionale della situazione negli ultimi due anni. È stato questo il criterio adottato”.
Criterio che ha suscitato alcune polemiche da parte dei sopravvissuti. “La Conferenza episcopale italiana – dichiara Francesco Zanardi – è particolare, perché è l’unica al mondo che non vuole fare una commissione d’inchiesta indipendente. Fanno un’indagine interna: gli imputati indagano sui crimini dei preti che hanno coperto. E a differenza delle altre commissioni l’indagine italiana guarderà vent’anni indietro e non 70. Discriminando ulteriormente le vittime che hanno 70 anni e che sono state tagliate fuori. Inoltre, il report riguarderà solo le denunce fatte alla Chiesa, nonostante gli sportelli per le denunce sono aperti solo da due anni. Vescovo per vescovo toglieranno tutti i casi scomodi: un vescovo non denuncia i casi che lui stesso ha coperto”.
https://qds.it/abusi-su-minori-chiesa-papa-francesco-momento-vergogna/
-

Ratzinger debole ma deciso: vuole dimostrare la sua innocenza
di Quella appena trascorsa è stata una settimana intensa per Joseph Ratzinger. La sua immagine è ricomparsa pubblicamente attraverso le fotografie di due incontri che ha avuto in questi giorni: quello nei Giardini Vaticani con il cardinale Gerhard Ludwig Müller accompagnato da due suore e quello nel Monastero Mater Ecclesiae con Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev.
Dalle foto si notano il corpo fragile ed il volto provato ma traspare anche l’attenzione che riserva al racconto del suo interlocutore, il capo della Chiesa greco cattolica ucraina. Ad affiancarlo, come sempre, c’è monsignor Georg Gänswein, ormai tornato ad essere suo segretario particolare a tempo pieno dopo essere finito “a riposo” come prefetto della Casa Pontificia.
Alle notizie terribili riportate da Shevchuk sulla sofferenza del popolo ucraino in guerra, si sono aggiunte quelle sgradevoli dalla Germania che lo riguardano direttamente. Nemo propheta in patria, un’espressione piuttosto calzante per la storia di Ratzinger che ha sempre subìto attacchi da politici, media e persino vescovi tedeschi.
Martedì l’agenzia Dpa ha rivelato che il Papa emerito è pronto a difendersi in tribunale dall’accusa di negligenza nei confronti di un prete pedofilo. Il tribunale competente è quello di Traunstein presso il quale una vittima ha presentato una denuncia contro Ratzinger e contro il suo successore alla guida dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, il cardinale Friedrich Wetter. Oltre ai due prelati, l’uomo ha sporto denuncia anche contro il suo aggressore e contro l’arcidiocesi. La causa è civile perché sul piano penale è scattata la prescrizione, ma potrà avere luogo proprio grazie alla disponibilità del Papa emerito che non si è tirato indietro pur potendolo fare.
Per quanto riguarda la questione abusi, Benedetto XVI non vuole ombre sul suo conto ed intende applicare quella linea della trasparenza che ha contraddistinto il suo pontificato. Da qui la decisione di difendersi, affidandosi allo studio legale Hogan Lovells. Lo farà con ogni probabilità con una memoria difensiva che potrebbe riprendere quanto già spiegato nelle 82 pagine inviate mesi fa al team legale a cui l’arcidiocesi bavarese aveva affidato l’incarico di redigere un rapporto su abusi e insabbiamenti a Monaco e Frisinga tra il 1945 ed il 2019.
La presunta vittima avrebbe subito molestie sessuali da Peter Hullermann – questo il nome del prete protagonista della vicenda – nel suo periodo a Garching dove il religioso fu trasferito come parroco dall’arcivescovo Wetter nel 1987 nonostante fosse stato condannato l’anno precedente per pedofilia.
Le strade del futuro Benedetto XVI e di Hullermann si incrociano nel gennaio 1980 quando, nel corso di una riunione dei vertici dell’arcidiocesi, l’allora cardinale Joseph Ratzinger che la guidava diede il suo assenso alla richiesta del prete di risiedere per un periodo a Monaco per seguire un trattamento psicoterapeutico. Il permesso fu accordato ma non ci fu alcun via libera del futuro Pontefice a far sì che il prete svolgesse attività pastorale.
Sebbene non avesse ancora condanne, Hullermann si era già reso responsabile di un abuso sessuale ai danni di un undicenne nel 1979 ad Essen. Il suo vescovo di allora, informato dai genitori della piccola vittima, dispose che avrebbe dovuto seguire una terapia a Monaco. A seguito di ciò, dunque, la richiesta di alloggio fatta all’arcidiocesi all’epoca guidata da Ratzinger che però non sapeva assolutamente il motivo per cui Hullermann avrebbe dovuto iniziare quella terapia.
I problemi arrivarono pochi mesi dopo, quando il vescovo ausiliare di Monaco, monsignor Gerhard Gruber, autorizzò il prete a svolgere incarichi pastorali. Lo fece, come chiarito in una dichiarazione del 2010, senza informare Ratzinger.
Le ammissioni degli stessi protagonisti di questa triste vicenda sarebbero dovuti bastare a fugare ogni dubbio sul comportamento del Papa emerito, l’uomo che per primo denunciò “la sporcizia nella Chiesa” e che tanto ha fatto per perseguire la linea della tolleranza zero contro i preti pedofili. Ma il clamore provocato dal rapporto abusi relativo all’arcidiocesi di Monaco e Frisinga e la riproposizione dei sospetti su Ratzinger hanno portato poi all’avvio di questa causa civile che, però, il novantacinquenne ex Pontefice regnante ha scelto di non schivare: si difenderà nell’eventuale processo.
https://www.ilgiornale.it/news/vaticano/ratzinger-innocenza-tribunale-2084719.html
-

Baviera, Benedetto XVI “disposto a testimoniare” in un processo su un prete accusato di pedofilia
Il papa emerito Benedetto XVI (95 anni) intende difendersi di fronte a una denuncia sporta al Tribunale provinciale di Traunstein, nella Baviera tedesca, nell’ambito di un’inchiesta su eventuali abusi nella Chiesa da parte di preti pedofili. Lo ha confermato la portavoce dello stesso Tribunale, senza precisare in che forme e in quali tempi il successore di Giovanni Paolo II fornirà la sua autodifesa in sede giudiziale. L’annuncio sulla disponibilità di Joseph Aloisius Ratzinger, infatti, per ora “non presenta elementi di contenuto”, ha spiegato la portavoce.
La denuncia era stata sporta da un uomo oggi 38enne, che ha affermato di aver subito abusi da un prete pedofilo, e coinvolge Ratzinger in quanto all’epoca arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1982), quando il religioso accusato fu trasferito in quella diocesi.
L’uomo ha inoltre riferito di aver subito abusi da un prete recidivo, tale Peter H., nella località di Garching an der Alz. Un rapporto sul sacerdote, diffuso lo scorso gennaio, riferisce anni di abusi; ma invece di denunciare l’accaduto, l’arcidiocesi è accusata di aver trasferito il religioso in altre parrocchie, dove gli abusi si sono ripetuti.
Finora sono state presentate quattro denunce: oltre al prete, già condannato, e al predecessore di papa Francesco, sono coinvolti il cardinale Friedrich Wetter, successore di Ratzinger alla guida dell’arcidiocesi, e l’arcidiocesi stessa. Si tratta di un’azione civile, dato che sul piano penale la vicenda non ha più valore.
“Se la Chiesa cattolica e gli imputati – con l’eccezione del noto recidivo Peter H. – si attengono a quello che è costantemente affermato, cioè di mantenere il proprio impegno cristiano e di riconoscere l’ingiustizia commessa, la causa avrà successo” ha dichiarato l’avvocato del querelante, Andreas Schulz. “Se non lo fanno, il danno alla loro reputazione sarà ancora più grave e la Chiesa cattolica accelererà l’erosione della fede” ha aggiunto il legale. Se il pontefice emerito non si fosse dichiarato disposto alla difesa sarebbe andato incontro a una sentenza in contumacia. Ratzinger si è affidato allo studio legale Hogan Lovells. I quattro denunciati hanno chiesto una proroga, ha illustrato la portavoce del Tribunale bavarese, e hanno tempo fino al 24 gennaio prossimo per argomentare sul piano contenutistico la difesa.
Le altre accuse a Ratzinger
Di accuse a Ratzinger su “comportamenti erronei” nel gestire casi di preti pedofili a Monaco si parlò già nel corso del suo pontificato (2005-2013), quando le responsabilità sulla vicenda di “padre H.” vennero poi attribuite a un sottoposto. E sono riemerse con più forza nel gennaio scorso dal rapporto indipendente sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi bavarese.
Tra l’altro, in quei giorni, il Papa emerito dovette correggere una sua dichiarazione essenziale rilasciata in relazione al dossier. Contrariamente al suo precedente resoconto, infatti, Ratzinger partecipò alla riunione dell’Ordinariato il 15 gennaio 1980, durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato di alcuni ragazzi e si era recato a Monaco per una terapia. Tuttavia, dichiarò il segretario particolare, mons. Georg Gaenswein, nell’incontro in questione “non fu presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. In quella sede, è stato precisato ancora da Gaenswein, la richiesta fu approvata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.
La questione che restava in piedi era che Benedetto XVI sapeva del prete accusato di pedofilia, anziché il contrario. In seguito, al prete fu consentito di proseguire il proprio ministero e lui continuò nei suoi comportamenti. L’accusa che viene rivolta all’allora arcivescovo Ratzinger è di non aver preso alcun provvedimento affinché ciò non accadesse.
https://www.rainews.it/articoli/2022/11/benedetto-xvi-testimonianza-prete-pedofilo-abusi-baviera-2378d3ea-df73-4674-be6c-e6790c17bd2b.html
-

Pedofilia, Ratzinger rischia una causa in Germania per il risarcimento danni alle vittime
Il Papa Emerito Joseph Ratzinger potrebbe essere presto tirato in ballo in un processo civile in Germania, assieme ad altri sacerdoti della Chiesa tedesca, per come sono stati gestiti in passato i casi di abuso sessuale. Secondo l’agenzia dei vescovi KNA, il Tribunale regionale bavarese di Traunstein ha avviato i primi passi procedurali previsti dalla legge dopo che le vittime si alcuni preti pedofili hanno presentato una causa civile al fine di ottenere un risarcimento danni. L’annuncio è stato fatto dal vicepresidente del tribunale, Andrea Titz confermando così le notizie che da giorni circolavano sulla stampa locale.
Il portavoce del tribunale ha spiegato che a differenza del diritto penale, una causa civile non può essere archiviata. Si tratta, naturalmente, di fatti che riguardano gli anni Ottanta, quando Ratzinger era arcivescovo di Monaco e si trovò ad avere a che fare con alcuni casi di sacerdoti spostati da altre diocesi per essere curati in Baviera. La causa, in oggetto, è diretta contro un sacerdote indicato quale presunto colpevole. La vicenda coinvolge anche il futuro Benedetto XVI, l’ex arcivescovo di Monaco, il cardinale Friedrich Wetter, e l’arcidiocesi di Monaco-Frisinga come entità giuridica.
Titz ha dichiarato che sono ancora in corso diverse scadenze legali. Gli imputati avevano a disposizione sei settimane per indicare la volontà di difendersi e di rispondere alla causa in atto. Nel caso di Benedetto XVI, le settimane a disposizione erano otto in ragione della sua residenza all’estero.
A questo punto il tribunale, dopo aver ricevuto le risposte, dovrà esaminare se le richieste sono state presentate in modo coerente. Secondo le ricerche condotte da un pool investigativo di giornalisti risulta che al centro di questa storia c’è la vittima del sacerdote Peter H., che avrebbe continuato a lavorare nel ministero pastorale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga nonostante avesse precedenti penali per abusi sessuali su minori. Il suo avvocato si batte affinchè un tribunale si pronunci sulla corresponsabilità dei vescovi per reati sessuali (anche se sono già caduti in prescrizione).
https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/pedofilia_papa_ratzinger_abusi_germania_risarcimento_vaticano_vittime-6953797.html
