Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bergamo

  • Caravaggio: molestie sessuali sacerdote sospeso dall’incarico

    Caravaggio: molestie sessuali sacerdote sospeso dall’incarico

    12 giugno 2010

    Chi lo conosceva bene non ha avuto alcun dubbio fin dalle prime immagini, nonostante il volto fosse oscurato e la voce alterata: il sacerdote ripreso dalle telecamere di Italia Uno per la trasmissione «Le Iene» mentre molestava un giovane era un prete del santuario di Caravaggio. Si tratta di un cinquantenne originario di Masano, frazione di Caravaggio, che esercitava il suo ministero all’interno del santuario.

    Le immagini del servizio mandato in onda nello scorso mese di aprile hanno mostrato la «trappola» organizzata dalla trasmissione per confermare la segnalazione giunta in redazione da parte di un giovane che – recatosi da lui per un colloquio in cerca di conforto dopo alcune vicende familiari dolorose – aveva indicato il sacerdote come omosessuale e autore di molestie. Così un attore de «Le Iene», fingendosi minorenne e omosessuale, si era recato dal sacerdote per parlare dei suoi dubbi e delle sue sofferenze.

    L’incontro era sfociato presto nelle confidenze reciproche sulle inclinazioni sessuali, e dalle parole il sacerdote era poi passato a un audace tentativo di approccio. La messa in onda del servizio ha reso riconoscibile il protagonista della vicenda, nonostante gli accorgimenti messi in atto per non svelare l’identità del molestatore attraverso le immagini «rubate» da una telecamera nascosta.

    Del fatto, già il giorno seguente alla messa in onda del servizio, è stato informato monsignor Dante Lafranconi, vescovo della diocesi di Cremona (alla quale fa capo il santuario di Caravaggio) che si è subito recato personalmente nella cittadina della Bassa per incontrare il sacerdote, nei confronti del quale è successivamente scattato un provvedimento di sospensione dall’esercizio delle facoltà sacerdotali. È stato quindi allontanato dal santuario – che ha lasciato il 16 aprile – per seguire un percorso di cura e di sostegno psicologico e spirituale. Il rettore del santuario, don Gino Assensi ha confermato la veridicità di quanto accaduto.

    Leggi di più su L’Eco in edicola sabato 12 giugno

    www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/272563/

  • Pedofilia. Assolte in appello le suore di Cazzano Sant’Andrea

    Pedofilia. Assolte in appello le suore di Cazzano Sant’Andrea

    Stralci dal processo contro le suore assolte oggi

    QUESTO SIGNOR GIORNO SI PRESENTAVA ALL’ASILO E SI FACEVA TOCCARE IL PISELLO CHE USCIVA DA UNA MUTANDA NERA CON UNA SPECIE DI BUCO.

    IL PISELLO…OGNI TANTO STAVA GIU’ MA QUANDO VENIVA TOCCATO CON LE MANI O CON LA BOCCA SI RADDRIZZAVA E QUESTO PISELLO, INSOMMA, AVEVA LA BOCCA E OGNI TANTO, SE NON SI STAVA ATTENTI, SPUTAVA IN FACCIA.

    …I MIEI AMICI DOVEVANO ANDARCI CON LE MANI E POI ANCHE LE MANI PUZZAVANO E LORO AVEVANO SCHIFO.

    LORO SI METTEVANO SU DI UNO SGABELLO APRIVANO LE GAMBE E NOI ANDAVAMO SOTTO IL GONNELLONE E DOVEVAMO TOCCARE E BACIARE LA PATATINA CHE PERò ERA SENZA PELI, PUZZAVA E AVEVA UN BUCO.
    POI A VOLTE SI VOMITAVA.

    DOMANDA:
    QUANDO HAI PARLATO DI PATATINA PARLAVI DI UNA SUORA SPECIFICA O DI TUTTE E DUE?
    DI TUTTE E DUE.


    Corte d’Appello – La Corte d’Appello di Brescia, presieduta dal dottor Mario Sannite, ha assolto due suore Orsoline accusate di abusi sessuali in un asilo di Cazzano Sant’Andrea.
    Assolte le due suore accusate di abusi all’asilo

    La Corte d’Appello di Brescia, presieduta dal dottor Mario Sannite, ha assolto due suore Orsoline accusate di abusi sessuali in un asilo di Cazzano Sant’Andrea. La difesa, rappresentata dal prof. Guglielmo Gulotta e dall’avv. Mauro Angarano, ha sostenuto che tutto nasceva da alcune madri preoccupate che avevano interrogato i loro bambini, ottenendo risposte equivoche, e da alcuni genitori dell’asilo che si erano “reciprocamente suggestionati fino a credere ciò che temevano essere accaduto”. Le suore – ripercorre la difesa – erano state condannate in primo grado dal Tribunale di Bergamo, assolte dalla Corte d’Appello di Brescia, ma la sentenza era stata annullata con rinvio a questa sezione della Corte d’Appello che mercoledì 27 maggio ha deciso sul caso.
    Giovedi 28 Maggio 2009

  • La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per il prete che nel 2004 molestò una undicenne del paese, già abusata da un villeggiante milanese oggi 65enne, condannato a sua volta a 6 anni. Il religioso inviò anche alcuni sms compromettenti alla ragazzina pregandola di non parlare.

    La corte d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado emessa un anno fa dal tribunale di Bergamo a carico di Don Matteo Diletti, 37 anni, e Ugo Cattaneo, 65 anni, milanese, condannati rispettivamente a 4 e 6 anni di carcere per abusi sessuali nei confronti di una bambina di Vilminore di Scalve.

    Tutto iniziò nel 2002, quando la vittima, che all’epoca era appena 11enne, iniziò a subire le attenzioni di Cattaneo, suo vicino di casa. La bambina nel 2004 si decise a confidarsi con la madre, che la indirizzò in oratorio pensando che lì avrebbe trovato un ambiente amico in cui poter dimenticare. Qui conobbe don Diletti, che però, secondo l’accusa, di lì a poco iniziò a sua volta ad abusare di lei. Quando la ragazzina si decise a raccontare anche queste molestie, il prete iniziò a mandarle alcuni sms compromettenti, pregandola di non dire nulla a nessuno dei loro incontri.
    Una brutta storia che ha diviso il paese, tanto che al processo si sono presentati alcuni abitanti inneggianti all’innocenza dell’ex curato. Innocenza cui evidentemente il giudice non ha creduto: è stata infatti respinta la richiesta di attenuanti per la lievità dei fatti avanzata dal procuratore generale a vantaggio del prete. La corte d’appello ha infatti accolto la tesi del difensore di parte civile, l’avvocato Stefano Paganelli, che ha sottolineato come anzi don Diletti avesse approfittato del fatto che la giovane si fosse fidata di lui.
    Oggi la ragazza, 17enne, vive lontano dalla famiglia, studia altrove ospitata da una parente e torna in paese solo il fine settimana.

  • Abusi sessuali su un seminarista: «Dieci anni al don»

    Abusi sessuali su un seminarista: «Dieci anni al don»

    di MARIO PARI

    BRESCIA A POCHI MESI dall’inizio del processo è arrivata la richiesta di pena. Il Pm Simone Marcon ha concluso la requisitoria contro don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di pedofilia. Il magistrato ieri ha chiesto una condanna di 10 anni di reclusione.

    Don Baresi è stato rinviato a giudizio non solo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di un ex alunno del seminario, ma anche di detenzione di materiale pedopornografico. I fatti risalirebbero ad alcuni anni orsono. La vittima dei presunti abusi raccontò tutto a una psicologa prima ancora che ai genitori. Questo era potuto accadere poiché il ragazzo era già in cura dalla psicologa per un altro problema. Poi furono i genitori a essere messi a conoscenza della vicenda.

    Da lì alla denuncia, il passo è stato breve. Le indagini hanno portato all’emissione di una richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato. Misura eseguita poi nel novembre 2007. Ma sin dal giorno successivo sono stati disposti dal Gip Silvia Milesi gli arresti domiciliari. In considerazione della delicatezza degli argomenti trattati e sulla base di quanto disposto dalla legge, il processo è celebrato a porte chiuse.

    Don Baresi si è sempre proclamato innocente con riferimento a entrambe le accuse. In particolare per quanto riguarda l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico nel proprio computer, agli inquirenti ha spiegato che non era l’unico a utilizzare quel pc. Durante il processo è stato chiamato a deporre anche Monsignor Francesco Beschi, che nei mesi scorsi era ancora Vescovo ausiliare di Brescia e ora è Vescovo a Bergamo. La vicenda ha scosso non solo la curia bresciana, ma l’intera città.

    Convinto dell’innocenza del religioso è un gruppo di amici di don Baresi che, più volte, si è ritrovato di fronte al palazzo di giustizia di Brescia per dare testimonianza di solidarietà nei suoi confronti e per pregare, indossando magliette con la scritta «FreeDon». IL PROCESSO riprenderà lunedì prossimo, quando prenderà la parola la difesa. La sentenza è attesa per il 20 maggio prossimo.

    “La procura: Don Baresi va condannato a 10 anni”

    Data: 05/05/2009
    Stampa
    Cronaca Locale
    Martedì 05 Maggio 2009 CRONACA Pagina 9

    PRESUNTI ABUSI. È giunto alle fasi finali il processo all’ex vicerettore del Seminario diocesano di via Bollani

    La procura: «Don Baresi
    va condannato a 10 anni»

    Il sacerdote, ai domiciliari è accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore

    Dieci anni di condanna per don Marco Baresi, ex vicerettore del Seminario diocesano. È questa la richiesta di pena avanzata ieri dal pm Simone Marcon al termine di una requisitoria durata quasi due ore davanti ai giudici della prima sezione chiamati a giudicare il sacerdote accusato di «detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore». Le richieste del sostituto procuratore sono arrivate al termine di un dibattimento iniziato lo scorso 4 novembre con la testimonianza degli investigatori della squadra Mobile e proseguito con l’audizione di monsignor Francesco Beschi, attualmente vescovo della Diocesi di Bergamo. Alle richieste dell’accusa si è associato l’avvocato di parte civile, che difende il ragazzino che accusa il sacerdote.
    Lunedì prossimo spazio alla difesa: l’avvocato Luigi Frattini avanzerà le sue richieste al collegio giudicante, al presidente Enrico Fischetti e ai giudici Giovanni Pagliuca e Lucilla Raffaelli. La sentenza è attesa per il prossimo 20 maggio.
    Don Baresi, ancora agli arresti domiciliari nella casa dei genitori, ha seguito tutte le udienze, ma ieri mattina non era presente in aula. Era presente, invece, il ragazzino che lo accusa di abusi.
    NASCE proprio dalle accuse del giovane l’indagine che il 27 novembre di due anni fa ha portato all’arresto del vicerettore del seminario. Il ragazzino qualche mese prima dell’arresto si era confidato con una psicologa che lo seguiva per altri problemi. Alla professionista il ragazzo aveva confidato che anni prima, mentre frequentava le medie al seminario di via Bollani, e non aveva ancora quattordici anni, aveva avuto rapporti con don Baresi. La psicologa aveva avvisato i familiari del ragazzino ed era scattata la denuncia in questura. Gli investigatori avevano lavorato con i piedi di piombo, avevano valutato la situazione, la posizione del sacerdote e la credibilità del ragazzo.
    Il 27 novembre don Baresi era finito in isolamento a Caton Mombello. In carcere il sacerdote è rimasto una sola notte, il giorno successivo il gip Silvia Milesi gli aveva concesso gli arresti domiciliari. A dicembre il difensore aveva chiesto al tribunale del riesame la scarcerazione, ma per i giudici a carico del sacerdote sussistevano «gravi indizi di colpevolezza». A pesare nei confronti di don Baresi, per i giudici del Riesame, soprattutto il contenuto del computer portatile in uso al sacerdote e il tentativo di cancellare files compromettenti, cercando, secondo loro, di inquinare le prove.
    Nel portatile usato dal sacerdote – ma non solo, come sostenuto dall’imputato e dal difensore – gli investigatori avevano trovato centinaia di files pedopornografici scaricati da Internet, dal contenuto inequivocabile.
    Al sacerdote, ordinato nel giugno del ’94 e dal ’99 vicerettore del seminario, non è mancato il sostegno di un gruppo di giovani che ha lanciato la campagna «FreeDon» per la liberazione e l’assoluzione di don Baresi. I giovani alla prima udienza del processo si erano raccolti in preghiera nella piazzetta S. Alessandro, davanti al tribunale per far sentire al loro «don» che non l’avevano abbandonato.

  • Val Scalve: prete condannato per pedofilia

    Val Scalve: prete condannato per pedofilia

    Val Scalve: prete condannato per pedofilia
    Cronaca Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32

    BERGAMO — Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

    Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici.
    Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.

    VALLE SCALVE – Don Matteo Diletti, 32 anni, attualmente vicario interparrocchiale di Gorno, Oneta, Chignolo e Cantoni d’Oneta, è destinato alla Valle di Scalve come vicario interparrocchiale per la pastorale giovanile. Nato l’1 aprile 1974 a Clusone, ma della parrocchia di Castione, dopo l’ordinazione (1° giugno 1996) era stato inviato nella Valle del Riso come vicario interparrocchiale.

    (23/08/2003)

    Su L’Eco di Bergamo del 24/08/2003

    www.montagna.tv/?q=node/5534

  • Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

    Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

    BERGAMO — Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca.

    Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

    Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici. Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.

  • Condannati oggi, col rito abbreviato, dal tribunale di Bergamo

    Condannati oggi, col rito abbreviato, dal tribunale di Bergamo

    Condannati oggi, col rito abbreviato, dal tribunale di Bergamo rispettivamente a 4 e 6 anni don MATTEO DILETTI (nella foto il disegno col suo ritratto ed il saluto, pubblicato quando ha dovuto lasciare la parrocchia dove “abusava” ops, “operava” “per motivi pastorali ricevendo elogi e commossi saluti, sul bollettino parrocchiale) ed il sig. UGO CATTANEO, entrambi rei di abusi nei confronti di una bambina.

    Abusi andati avanti per anni per un mare di sofferenza donato alla bimba e poi alla sua famiglia, messa vergognosamente al bando da una comunità imbecille che oggi dovrebbe ricevere la stessa condanna dei pedofili che ha volgarmente difeso.
    A breve torno sul caso, con un mare di dettagli (tra cui magari gli sms che il prete pedofilo mandava alla sua vittima!).
    Per ora chiudo qua, mando un forte abbraccio ad una delle famiglie più coraggiose e ricche di dignità che abbia mai conosciuto e dono, altresì, con la professionalità di sempre il mio più sincero VAFFANCULO PEDOFILI a chi abusa ed a chi difende, in quanto figlio della stessa madre.

  • La gerarchia minimizza, ma il problema esiste.

    La gerarchia minimizza, ma il problema esiste.

    33376. ROMA-ADISTA. L’arresto avvenuto ad Assisi lo scorso 5 aprile di don Marco Agostini – religioso della Congregazione degli Oblati di San Francesco di Sales – ha riportato alla luce la questione della pedofilia e delle disattenzioni della Chiesa italiana su queste gravissime vicende.

    Insieme a don Marco, attualmente agli arresti domiciliari nella sua casa di Roma, sono indagati per favoreggiamento anche Ennio Di Giampasquale, ex parroco di San Benedetto a Pomezia, e Germano Agostini, parroco di San Michele Arcangelo, sempre a Pomezia, ed ex padre provinciale della stessa Congregazione degli Oblati di San Francesco di Sales. Le accuse a carico di don Marco si riferiscono a violenze sessuali a danni di minori perpetrate a partire dal 1993, anno in cui il religioso prestava servizio presso la parrocchia Beata Vergine Immacolata di Torvajanica, una località vicino Roma, ed era animatore del centro giovanile “Ragazzi Nuovi”. Nel 1998 don Marco, a seguito delle prime voci che erano cominciate a circolare sul suo conto, viene trasferito a Pomezia, dove diventa parroco di san Benedetto. Nel 2002 viene infine mandato ad Assisi a gestire una casa di accoglienza della Congregazione.

    L’inchiesta è scattata due anni fa a partire dalla denuncia di un giovane di Torvajanica, attualmente 26enne. Sono seguite altre venti denunce di altrettanti ragazzi. Secondo le testimonianze fin qui raccolte, le vittime degli abusi si sarebbero rivolte anche all’allora vescovo di Albano, monsignor Agostino Vallini (recentemente nominato cardinale da Benedetto XVI): “siamo andati a raccontargli cosa ci aveva fatto don Marco, ma ci disse che erano solo chiacchiere”. Una storia molto simile a ciò che è accaduto nel 2000 ad Agrigento con mons. Carmelo Ferraro, vicenda sulla quale si tornerà più avanti.

    Del resto il caso di don Marco Agostini non è nemmeno l’ultimo in ordine di tempo, sebbene sia uno dei pochi che ha conquistato visibilità sui giornali e sulle televisioni. Negli ultimi anni, casi di questo genere si sono infatti susseguiti con una frequenza preoccupante. Eppure – se si è parlato ampiamente dello scandalo della pedofilia con riferimento ad esempio al clero americano – la Chiesa italiana sembra assolutamente immune, secondo il quadro disegnato dai media e dagli stessi vescovi, da questo tipo di problema.

    Il 21 maggio del 2002 il segretario della Cei mons. Giuseppe Betori dichiarava che il fenomeno della pedofilia nel clero italiano “è talmente minoritario che non merita attenzione specifica”, non più “di quanto non vada riservata ad altre categorie sociali”. Per questo motivo “il Consiglio permanente della Cei non ha mai parlato di casi di pedofilia, alla Cei non c’è nessun elenco in proposito, non abbiamo né casi in evidenza né una procedura di monitoraggio”.

    I dati che seguono – che si riferiscono a condanne (per la maggior parte di primo grado) e procedimenti di indagine (che quindi non sono ancora giunti ad una sentenza) successivi al 2000, dunque solamente agli episodi più recenti – possono forse contribuire ad un esame più realistico della situazione.
    Solo in pochi casi, infine, si è potuto risalire all’attuale condizione canonica dei sacerdoti coinvolti. Pressoché totale è stata la mancanza di disponibilità delle varie curie a fornire informazioni a riguardo.2000: Foggia, Ferrara, Napoli, Torino, Modena, Milano.

    Il 10 gennaio è condannato a sei anni e sei mesi di reclusione don Giorgio Mazzoccatto per violenza sessuale a danni di minorenni. I fatti si riferiscono alla metà degli anni ‘90 quando don Giorgio era parroco di Arpinova, una frazione a una decina di chilometri da Foggia. L’arresto era invece scattato nel 1998 quando il sacerdote era passato a dirigere la parrocchia di Castelluccio dei Sauri, sempre in provincia di Foggia, dove don Giorgio – tuttora sacerdote – è attualmente residente.

    Sette giorni dopo questa sentenza viene condannato a 1 anno e 9 mesi di reclusione un altro sacerdote. 62 anni, residente nella provincia di Ferrara, il prete (di lui, come di alcuni altri, non sono state rese note le generalità) viene riconosciuto colpevole di molestie sessuali ai danni di due bambini di 9 anni che frequentavano il catechismo.

    Ancora pochi giorni dopo, il 23 gennaio, un lungo applauso nella chiesa di S. Maria della Sanità a Napoli accompagna la salma di don Giuseppe Rassello, sacerdote di 49 anni condannato nel 1991 a tre anni e sei mesi per abusi sessuali su Antonio B., un ragazzo di 14 anni (sentenza confermata anche in appello nel 1996 pur con la diminuzione della pena a 2 anni e un mese). La cerimonia è presieduta dal card. Michele Giordano e vede la partecipazione, oltre che di numerisissimi fedeli, anche del vescovo ausiliare Vincenzo Pelvi, di mons. Bruno Forte e dell’avvocato difensore della vittima Enrico Tuccillo in veste di diacono. Durante la preghiera dei fedeli, lo stesso Tuccillo interviene con queste parole: “Signore, ho difeso te innocente e calunniato in padre Rassello. Ora fa di lui il difensore dei giovani, dei deboli, dei suoi figli amatissimi del rione Sanità”.

    L’1 febbraio don Marco Gamba, parroco a Chiusa San Michele in provincia di Torino, viene condannato a quattro anni e mezzo di reclusione per abusi sessuali nei confronti di due giovanissimi chirichetti. Le perquisizioni effettuate dagli investigatori hanno inoltre rivelato il possesso da parte del sacerdote di quattromila immagini pedo-pornografiche scaricate da Internet, oltre che di alcune polaroid scattate a bambini di 11 e 12 anni assidui frequentatori della parrocchia: “all’inizio erano solo piccoli amici”, ha dichiarato don Marco, “poi ho cominciato ad accarezzarli, sempre meno castamente”.

    Il 20 maggio, sempre del 2000, muore di infarto don Giorgio Govoni, parroco 59enne di Staggia di San Prospero (Modena). Il sacerdote era stato accusato di far parte di una banda di pedofili che praticava violenze a danni di minori nell’ambito anche di riti satanici presso il cimitero di Massa Finalese, nel modenese. Dopo un’inchiesta giudiziaria caratterizzata da trecento testimonianze, 57 udienze, 5.000 pagine di atti, sette interrogazioni parlamentari, la corte ha pronunciato 14 condanne, fra i 2 e i 19 anni di carcere, e due assoluzioni, confermando così l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri Andrea Claudiani e Carlo Marzella. Questi ultimi avevano chiesto per don Giorgio una condanna a 14 anni, ma il decesso del prete pochi giorni prima della sentenza ha indotto i giudici a non pronunciarsi sul suo conto “per morte del reo”. Tra i condannati anche genitori, zii e nonni dei bambini vittime delle violenze, già da tempo sottratti alle rispettive famiglie.

    Tra i più strenui sostenitori dell’innocenza di don Giorgio vi era, fra gli altri, il vescovo di Modena mons. Benito Cocchi e l’ex vicepresidente della Camera Carlo Giovanardi, che, dopo le richieste dei pubblici ministeri di 130 anni complessivi di reclusione per gli imputati coinvolti nel processo, aveva così commentato: “È terrificante che un pm si basi solo sui racconti di bambini, strappati alle famiglie”.

    A novembre un sacerdote milanese viene infine condannato con rito abbreviato a 4 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale su alcuni ragazzini ospitati della comunità che dirigeva. Nel corso delle indagini svolte dalla polizia è emerso, oltre al fatto che i ragazzini sarebbero stati intimoriti e indotti al silenzio da chi all’interno dell’istituto sapeva, che il religioso nei primi anni ‘90 aveva abusato anche di una bambina di 7 anni.

    2001: Genova, Milano
    Il 29 gennaio 2001 il tribunale civile di Chiavari condanna don Pino Carpi al pagamento di 30 milioni di lire per le molestie ai danni di una ragazza 14enne all’epoca dei fatti. Don Pino, allora parroco di Santa Margherita Ligure, era stato prosciolto nella prima fase processuale per un vizio di forma, pur essendo stato riconosciuto colpevole nella motivazione della sentenza. Attualmente il sacerdote è parroco della Basilica di S. Maria di Nazareth a Sestri Levante (Genova).
    Il 26 giugno don Renato Mariani, parroco di San Giuliano Milanese, è condannato a 4 anni di reclusione per violenza sessuale su giovani, violenza privata e appropriazione indebita. Attualmente il sacerdote è residente con incarichi pastorali a Garbagnate Milanese.

    2002: Napoli, Milano
    Il 14 settembre è arrestato in Messico nel convento di Iztapalapa, nelle vicinanze della capitale del Paese, un sacerdote messicano che tra il 1999 e il 2000 era stato viceparroco in una chiesa del napoletano. Don Gaudencio, questo il nome del prete, è stato accusato di abusi sessuali a partire dalla denuncia di una bambina che all’epoca dei fatti aveva dieci anni e frequentava il catechismo. Secondo le indagini della procura di Napoli si sarebbe di fronte a “un quadro allarmante” in ordine all’ampiezza del numero di minori coinvolti, suddivisi dal sacerdote in “gruppi distinti per età e conseguentemente per tipologia e prestazioni sessuali”.
    Il 30 dicembre 2002 vengono arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola per il reato di divulagazione di materiale pedopornografico via internet. Tra gli accusati c’è anche un parroco 37enne della provincia di Milano a cui sono state sequestrate diverse immagini pedopornografiche.

    2003: Bergamo, Milano, Teramo, Palermo, Cuneo, Oristano
    Il 6 maggio un’indagine condotta dal commissariato di Rapallo in collaborazione con la questura di Genova porta all’arresto di una banda di pedofili costituita da quattro persone, fra cui il parroco di una chiesa di Bergamo (D. B., 56 anni). La banda adescava ragazzini maschi tra gli 11 e i 17 anni offrendo loro regali costosi e proponendo viaggi all’estero. Così Claudio Sanfilippo, capo della squadra mobile di Genova, e Carlo Di Sarro, dirigente del commissariato di Rapallo, hanno descritto le attività del gruppo: “In poco più di sei mesi abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazioni di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    Il 27 maggio un frate ex insegnante di un istituto privato di Milano è condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per molestie sessuali ai danni di cinque bambine della scuola elementare.

    Il 25 luglio viene arrestato don Bruno Tancredi, 59 anni, originario di Giulianova (dove aveva servito come diacono nella parrocchia San Flaviano) e parroco della chiesa della frazione di Monticelli in provincia di Teramo. L’accusa è di violenze ai danni di due minori, uno dei quali disabile, dell’età di 14 e 16 anni. Don Bruno sarà condannato dopo un processo con rito abbreviato a 6 anni di reclusione per pedofilia. Attualmente è sacerdote in diocesi senza ricoprire alcun incarico.

    Il 17 settembre il Gip della Procura della Repubblica di Palermo impone il divieto di soggiorno nel capoluogo siciliano e nella provincia a don Paolo Turturro, parroco antimafia della chiesa di Santa Lucia di fronte all’Ucciardone. Don Paolo è fondatore dell’associazione “Dipingi la pace”. Le indagini sono partite dalla denuncia dei genitori di due bambini di dieci anni. Nel corso del processo, tutt’ora in corso, i difensori dell’imputato hanno inserito nella lista dei testimoni l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, l’ex sindaco Leoluca Orlando e un altro sacerdote antimafia, Giacomo Ribaudo, parroco della Magione.

    L’1 ottobre la Corte d’Appello di Torino conferma la condanna inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una frazione di Vicoforte (Cuneo) per la detenzione di materiale pedopornografico.
    A novembre viene arrestato un parroco di Oristano, in Sardegna, con l’accusa di pedofilia. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Oristano è scattata sulla base di due denunce, una delle quali riguarda una ragazza minorenne, su fatti che sarebbero avvenuti in parrocchia.

    2004: Forlì, Torino, Roma, Varese, Grosseto, Nuoro, Agrigento, Alessandria, Bari, Savona
    Dopo aver ammesso alcune responsabilità, è condannato a 2 anni di reclusione per pedofilia un prete della parrocchia dei Romiti di Forlì.

    1 anno e 8 mesi, più il pagamento di 45.000 euro per risarcimento de danni morali, è la condanna inflitta a don Roberto Volaterra, parroco di Castagnole Piemonte in provincia di Torino arrestato il 2 febbraio 2004 per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 13 anni che frequentava l’oratorio. Al momento dell’arresto il parroco era stato difeso con forza dai cittadini del suo paese che non avevano creduto alla tesi della famiglia della vittima. Lo stesso sacerdote aveva però confessato durante l’interrogatorio dei magistrati inquirenti: “Avevo perso la testa per quella ragazzina, le sue accuse nei miei confronti sono vere”. Attualmente don Roberto è cappellano di S. Andrea a Savigliano (Cuneo).

    Una ventina di giorni dopo l’arresto del prete di Castagnole, il 25 febbraio, viene arrestato anche il parroco della chiesa di San Gioacchino di Colleferro, in provincia di Roma. Don Paolo Pellegrini, di 52 anni, era già stato segnalato ai carabinieri nel ‘98 dal padre di una giovane di Colleferro per essersi denudato di fronte alla ragazza. Ora l’accusa è di violenza sessuale aggravata su un minorenne, e le perquisizioni effettuate dagli investigatori portano alla luce filmati e foto che inchiodano il parroco, il quale conservava questo materiale in canonica. L’11 giugno don Paolo è condannato con rito abbreviato a 6 anni di reclusione, più il pagamento di una provvisionale di 60.000 euro, per violenza sessuale e istigazione all’uso di sostanze stupefacenti.

    Condannato in ottobre a 3 anni e 4 mesi don Roberto Mornati, sacerdote di Gavirate (Varese), accusato di atti di pedofilia nei confronti di dodici ragazzi del paese. Il prete ha goduto di attenuanti sia per il riconoscimento della seminfermità mentale, sia per il pagamento di 280mila euro come risarcimento per le vittime. Don Roberto era arrivato a Gavirate negli anni ‘80, trasferito dalla Curia dopo aver già subito un processo per molestie.
    Patteggia una pena di soli 2 anni e 6 mesi don Felice Cini, condannato l’1 luglio per aver molestato sessualmente alcuni bambini della piccola parrocchia di Arcille, una frazione del comune di Campagnatico (Grosseto).
    4.600 euro è la multa comminata – dopo patteggiamento – il 20 aprile al rettore del seminario vescovile di Lanusei (Nuoro) don Pietro Sabatini per aver comprato con carte di credito via internet immagini a contenuto pedopornografico.

    Ricorre al patteggiamento anche don Bruno Puleo, sacerdote condannato il 7 luglio a 2 anni e 6 mesi di reclusione per abusi sessuali nei confronti di 7 ragazzi che frequentavano il seminario di Agrigento. Una delle vittime degli abusi, Marco Marchese, è attualmente impegnato in numerose iniziative di lotta alla pedofilia ed è animatore dell’Associazione per la Mobilitazione Sociale. Marco ha raccontato di aver cominciato a subire violenze all’età di 12 anni, appena entrato in seminario. Le violenze si protraggono per 4 anni, fino a quando il ragazzo trova la forza per andare a parlare con il vice rettore, don Silvano Castronovo, ed il rettore del seminario, don Gaetano Montana, che però gli rispondono di stare tranquillo e in silenzio. Marco si rivolge allora al vescovo di Agrigento, mons. Carmelo Ferraro, nel novembre del 2000. Anche il vescovo non prende alcun provvedimento e nel frattempo don Bruno continua ad abusare anche di altri ragazzi. Rivoltosi ad un avvocato, Marco riceve l’offerta di 45 milioni di lire dalla curia, ma in risposta decide di presentare un esposto alla procura della Repubblica.

    Il giorno dopo la condanna di don Bruno, Marco invia una lettera a mons. Ferraro (pubblicata sul n. 54 di Adista del 17 luglio 2004). Eccone un breve stralcio: “Scrivo a lei, Eccellenza reverendissima monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo metropolita della Chiesa Agrigentina. Scrivo proprio a lei che, una sera di novembre del 2000, ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto. Forse lei non immagina nemmeno quanto mi sia costato, in quell’occasione, rivivere i momenti più brutti della mia vita. Ma a lei che importa? Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio. Non per lei, di cui mi importa ben poco, ma per questa povera Chiesa, che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi”.

    Ancora attraverso patteggiamento il 14 luglio è condannato a poco più di tre anni di reclusione per pedofilia padre Domenico Marcanti, 48 anni, animatore del doposcuola alla scuola media dell’Istituto Don Orione di Alessandria.

    Bambini tra i sei mesi e i sei anni erano invece i protagonisti di una collezione di foto pedopornografiche trovata il 3 marzo nell’abitazione di un padre domenicano, Giancarlo Locatelli, 44 anni, segretario dell’Istituto di teologia ecumenica “San Nicola” di Bari e uno dei referenti della parrocchia di San Nicola presso l’omonima Basilica.
    Infine, il 15 ottobre viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Barbacini per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Attualmente don Giorgio è stato trasferito in un’altra diocesi; nei suoi confronti non è mai stata avviata alcuna procedura ecclesiastica.

    2005: Como, Cuneo, Arezzo, Napoli
    Il 20 maggio viene arrestato il parroco di Laglio (Como) don Mauro Stefanoni, 37 anni. È accusato di violenza sessuale su un ragazzo di 14 anni affetto da un lieve ritardo mentale, e di detenzione di materiale pedopornografico. Il processo, inizialmente fissato per il 28 marzo 2006, è stato rinviato al 31 ottobre dopo che i legali della difesa hanno presentato un certificato medico che attesta l’impossibilità dell’imputato di essere presente. Attualmente don Mauro è vicario parrocchiale presso la parrocchia SS. Crocifisso a Ponte Tresa (Varese).

    Prende il nome dal titolo di un recente film di Pedro Almodovar, La mala educación, l’operazione condotta dalla questura di Cuneo che nell’estate del 2005 porta all’arresto di don Renato Giaccardi, 42 anni, sacerdote monregalese, originario di Magliano Alpi (Cuneo), responsabile della preparazione religiosa, in qualità di “vicario moniale”, di alcuni istituti della diocesi di Imperia e di Albenga. Le accuse sono induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di minorenni. Secondo quanto hanno affermato gli inquirenti, i minorenni coinvolti sarebbero una trentina, italiani ma soprattutto extracomunitari, tra i 13 e i 17 anni. Le “prestazioni” dei ragazzi venivano poi ricompensate dal sacerdote con biglietti cinematografici, gelati e dolci. Per ogni nuovo amico presentato, il premio era invece una banconota da 10 euro.

    Più di trenta – tra giovani e giovanissimi – sono le vittime di don Pierangelo Bertagna, parroco di 44 anni dell’abbazia di Farneta (Arezzo), arrestato l’11 luglio del 2005. Il parroco ha confessato davanti ai giudici della procura di Arezzo tutti i reati di violenza sessuale segnalati dalle famiglie dei bambini della sua parrocchia, più altri risalenti a periodi precedenti, quando Bertagna, originario del bresciano, ancora non era entrato in seminario.

    Il 15 novembre inizia un procedimento civile che vede coinvolta la Curia arcivescovile di Napoli citata in giudizio dai legali di un ragazzo (14enne all’epoca dei fatti) che avrebbe subito violenza sessuale da un sacerdote dei Quartieri Spagnoli. Quest’ultimo era stato prosciolto nel 2002 per incapacità di intendere e volere nel momento in cui sarebbero stati commessi gli atti. Ora Luciano Santoianni, uno dei legali del ragazzo, denuncia: “Riteniamo che la Curia debba rispondere per la condotta tenuta da un suo sacerdote per una vicenda che richiama molto da vicino quelle accadute negli Stati Uniti. Crediamo infatti che questa vicenda si sarebbe potuta evitare se, a monte, la Curia avesse esercitato una funzione di controllo e verifica psico-attitudinale su quel sacerdote”.

    2006: Roma, Ferrara, Lecce
    Oltre all’arresto di don Marco Agostini, di cui si è già parlato, da segnalare per questa prima parte dell’anno anche l’avvio del processo a un sacerdote ferrarese di 60 anni accusato di violenze sessuali su dieci bambine dell’asilo che gestiva nella sua parrocchia. All’apertura del processo, avvenuta lo scorso 23 marzo, i giudici del tribunale collegiale di Ferrara hanno però respinto la richiesta delle parti civili (ben 17 tra genitori ed educatrici) di citare come “responsabili civili”, per l’eventuale risarcimento di danni morali e materiali, la Curia di appartenenza del sacerdote, la parrocchia che gestiva, il ministero dell’Istruzione e il Csa (ex provveditorato): secondo le parti civili, nonostante fossero state date segnalazioni chiare della situazione dell’asilo (lettere di genitori alla Curia), nessun ente è intervenuto e, soprattutto, ha sottovalutato le segnalazioni stesse.

    Infine, lo scorso 3 maggio, viene arrestato don Donato Bono, parroco 44enne di Sternatia, in provincia di Lecce. Il sacerdote era stato messo agli arresti domiciliari un mese prima, dopo essere stato trovato in auto con un minorenne impegnato in atti osceni. Durate gli arresti domiciliari, però, don Donato si sarebbe adoperato per inquinare le prove a suo carico, facendo esercitare pressioni sui genitori del minorenne e sul ragazzo stesso. A questo punto il pm titolare dell’inchiesta, Francesco Polino, ha disposto un inasprimento del provvedimento originario. Secondo i primi accertamenti i ragazzi coinvolti dalle “attenzioni” del sacerdote sarebbero una dozzina, tutti maschi e minorenni. (emilio carnevali)

    Lunedì, 08 maggio 2006

  • STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, nient’affatto pentito né minimamente intressato, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

    Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

    IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.


    PROCURA DELLA REPUBBLICA
    PRESSO
    IL TRIBUNALE DI BERGAMO

    DENUNZIA – QUERELA

    Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

    OGGETTO

    DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

    Espongo e denuncio:

    Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it, dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

    Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

    Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

    Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
    Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
    Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
    Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
    Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
    Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravita, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

    Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

    In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004 decido di scrivere e spiegare questo mio tormento interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.
    A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

    Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica, prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui decisi di sottopormi, sia in particolare, per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni, che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

    Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

    Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, ( Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

    Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di valutare la chiusura di questa vicenda.

    Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. ( di ciò vi è testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie e malelingue ).

    Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

    Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

    Dei fatti di cui alla presente sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

    In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

    Pertanto io sottoscritto A. V.

    Chiedo a questa illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fatispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

    Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi. L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari € 1.698.175,00.

    Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail ( xxxxxxxxxx@yahoo.it ) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

    Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto esposto.

    Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.
    La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

    Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

    Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

    La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONCO”, come mai ? Non è forse complicità questa?
    INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

    Testi con relativi capitoli di prova

    1. Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:
    · Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
    · Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani seminaristi ?
    · Vero che dal 2004 lei è venuto a conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
    · Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
    · Vero che lei ebbe , nel corso del 2004, un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto dell’allora vescovo Mons. R. per verificare fatti e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
    · Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

    2. Don G. A.
    · Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
    · Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    · Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
    · vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

    3. Don P. S. e Don P. R.
    · Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    4. Don P. M.
    · Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
    · Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
    · Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    6. A. C.
    · Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
    · Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
    · Vero che era al corrente del fatto che Don B. teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    7. V. L. e V. M.
    · Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che Don B. poneva in essere nei confronti di giovani seminaristi ?
    · Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?
    8. Mons. M. M. e Don F. B.
    · Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di “superiore” nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
    · Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di Don B. sin dal 1981/82/ ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    9. Mons. P. P.
    · Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
    · vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
    · Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )
    10. Sig. C. D.
    · Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
    · Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
    · Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
    · Vero che riferì anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?
    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

    · Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
    ·
    Si richiede inoltre che venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

    Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

    1. Perizia medico/legale rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;
    2. Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica
    3. Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.
    4. Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.
    5. Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente
    A. V.

    Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V.. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

    1)

    Bergamo 24 Agosto 2004

    Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

    Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.
    Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.
    A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.
    Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.
    Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

    + R.

    2)
    Gentilissimo Sig. A.

    le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.
    Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .
    Ancora chiedo perdono.
    Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.
    Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.
    In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.
    La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

    Bergamo 15.Marzo 2005

  • Pedofilia, si uccide il prete arrestato

    Pedofilia, si uccide il prete arrestato

    BERGAMO – Probabilmente non ha retto di fronte all’ ennesimo no della magistratura alla sua scarcerazione. O forse covava già da tempo la decisione di farla finita dopo che il 6 maggio scorso era finito dietro le sbarre con l’ accusa di atti sessuali su minori di 14 anni, un macigno pesantissimo per un sacerdote.

    Nessuno saprà mai la verità. Don Vittorio Damiani, 62 anni, parroco di Villa di Serio, nella notte tra giovedì e venerdì si è impiccato nella sua cella del carcere di Bergamo. Solo poche ore prima i suoi avvocati Roberto Bruni e Marco De Cobelli gli avevano comunicato una notizia che lo aveva scosso.

    Era ormai convinto di poter uscire dal carcere perché il Tribunale del Riesame di Brescia, sulla base di motivazioni procedurali (l’ ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Chiavari, poi dichiarato incompetente, è diventata inefficace dopo 20 giorni in assenza di un nuovo provvedimento da parte del Gip di Bergamo) aveva deciso di rimetterlo in libertà. Ma il pubblico ministero Carmen Pugliese ha subito disposto il fermo del sacerdote (e di un coimputato) per il pericolo di fuga.

    Cosa possa avere scatenato nell’ animo di don Vittorio quella decisione è impossibile sapere. I suoi legali dicono che nelle ultime settimane il parroco era molto prostrato, ma non aveva mai manifestato propositi suicidi. «Noi avevamo proposto per il nostro assistito gli arresti domiciliari nel convento benedettino di Pontida – osservano gli avvocati Bruni e De Cobelli -. Il provvedimento preso dal pubblico ministero Pugliese era basato su presupposti inesistenti.

    Già il Tribunale di Genova aveva espressamente escluso il pericolo di fuga. Forse bisognava valutare meglio la situazione». Il magistrato si dice sereno: «Umanamente sono molto dispiaciuta per quel che è successo. Nessuno prova piacere a firmare certi provvedimenti. Ma il fermo era una scelta obbligata. Anzitutto perché la scarcerazione era stata disposta per meri motivi procedurali, senza che la gravità della posizione degli imputati fosse cambiata. E, in secondo luogo, a mio avviso esistevano concreti pericoli sia di reiterazione dei reati che di fuga all’ estero. Non dimentichiamoci che le accuse di cui doveva rispondere il sacerdote erano pesantissime. La cautela era doverosa». Cesare Zapperi

    Zapperi Cesare

    Pagina 46
    (19 luglio 2003) – Corriere della Sera