Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete sieropositivo tenta stupro di ragazzo 14enne. Arrestato

    Prete sieropositivo tenta stupro di ragazzo 14enne. Arrestato

    2009-08-25 20:18 Brasile, sacerdote tenta stupro Il tentativo di violenza e’ avvenuto a Recife (ANSA) – SAN PAOLO, 25 AGO –

    Un sacerdote brasiliano e’ stato arrestato per tentato stupro di un ragazzo di 14 anni. Era risultato sieropositivo. Lo rivela la Conferenza episcopale brasiliana. L’uomo era stato allontanato dalla chiesa di cui era responsabile per problemi fisici e psichici.

    Il tentativo di stupro e’ avvenuto in una toilette del terminal di pullman di Recife. I parenti della vittima hanno circondato il carcere in cui e’ detenuto chiedendo che sia loro consegnato per far giustizia. http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/…_minorenne.html 25/08/2009 – Italia-Mondo Stampa Invia ad un amico Brasile: sacerdote sieropositivo tenta di stuprare minorenne Un sacerdote brasiliano arrestato per tentato stupro di un ragazzo di 14 anni è risultato sieropositivo. Lo ha rivelato la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), che ha anche ammesso che l’uomo era stato allontanato dalla parrocchia di cui era responsabile per i suoi problemi fisici e psichici. Il tentativo di stupro in una toilette del terminal di pullman di Recife risale al 5 agosto scorso, ma solo oggi la Cnbb e la polizia locale hanno dato dettagli sull’arresto del sacerdote Josean Dantas Rolim. Il fatto che l’uomo sia portatore del retrovirus ha suscitato la furia dei parenti e degli amici della vittima, che hanno circondato il carcere in cui è rinchiuso nella capitale dello stato di Pernambuco, chiedendo che fosse loro consegnato per far giustizia sommaria. La Cnbb ha ammesso che padre Rolim era stato dimesso quattro anni fa dalla parrocchia di Petropolis, nello stato di Rio de Janeiro, quando erano emersi la sieropositività e alcuni problemi psichici dovuti a idrocefalia. Rolim rischia fino a sei anni di carcere per il tentativo di abuso sessuale di minorenne, o, se riconosciuto infermo di mente, la reclusione in un manicomio criminale.

  • Gesuita milanese indagato per abusi “E’ pericoloso, lavora con bambini”

    Gesuita milanese indagato per abusi “E’ pericoloso, lavora con bambini”

    Milano, 20 agosto 2009 – L’ombra della pedofilia aleggia su padre Clodoveo Piazza, missionario per oltre 30 anni in Brasile accanto ai ‘meninos de rua’ e dal novembre 2008 responsabile dei programmi di lotta alla povertà della Compagnia di Gesù in Mozambico.

    Secondo il procuratore dello Stato di Bahia, Lidivaldo Britto, per anni Padre Clodoveo Piazza, gesuita milanese, avrebbe abusato sessualmente e favorito abusi su una decina di bambini che frequentavano l’organizzazione non profit ‘Fraternal Help Organization’ con sede a Salvador de Bahia.

    Padre Clodoveo Piazza “sta lavorando con i bambini in Mozambico e questo è pericoloso per loro. Dobbiamo allertare la comunità internazionale. Abbiamo inviato all’ambasciata del Mozambico una copia del provvedimento giudiziario”, ha detto Britto.

    Nei prossimi giorni un giudice brasiliano stabilirà se richiedere l’estradizione o far spiccare un mandato di arresto internazionale, ha spiegato Britto aggiungendo che le stesse accuse sono state mosse nei confronti di M. de P.S., un ex direttore dell’organizzazione.

    Secondo quanto riferito da Britto, le testimonianze dei bambini raccontano inoltre che “adulti stranieri si presentavano” nella sede dell’organizzazione, “sceglievano i bambini e ne abusavano sessualmente”; i bambini avrebbero dormito nudi nei letti degli ospiti. Se riconosciuti colpevoli i due imputati rischiano fino a dieci anni di carcere.

    http://www.ilgiorno.it//milano/2009/08/20/220753-gesuita_milanese_indagato_abusi.shtml

  • L’ex parroco pedofilo “I superiori sapevano”

    L’ex parroco pedofilo “I superiori sapevano”

    RAPHAËL ZANOTTI – Lo scandalo parte da Arezzo, con la condanna a otto anni dell’ex parroco di Farneta, don Pierangelo Bertagna, 46 anni, reo confesso di 38 casi di violenza sessuale e processato per 16 episodi di molestie a bambini.

    Ma il terremoto investe Torino e la diffusissima quanto discussa associazione dei «Ricostruttori nella preghiera», creatura di padre Vittorio Cappelletto, ottuagenario e carismatico gesuita il cui movimento conta ormai una cinquantina di sedi in tutta Italia.

    A mettere nei guai i «Ricostruttori» è stato lo stesso Bertagna, sospeso a divinis e oggi senza tonaca. Arrestato nel 2005 a seguito della denuncia della famiglia di un 13enne, l’ex parroco non solo ha candidamente confessato, ma ha rivelato che i «Ricostruttori» e padre Cappelletto sapevano tutto fin dagli Anni Ottanta. Lui, nato e cresciuto nel gruppo e diventato parroco proprio grazie al gesuita torinese, avrebbe chiesto loro aiuto, ma senza riceverlo.

    L’agghiacciante particolare, emerso nel corso del processo, troverebbe conferma nelle testimonianze di alcune famiglie delle vittime. Racconti prodotti al processo dai difensori dell’ex parroco, le avvocatesse Annelise Anania e Francesca Mafucci. Alcuni genitori si sarebbero rivolti a padre Cappelletto per segnalare che c’era qualcosa che non andava, ma dopo generiche rassicurazioni la situazione sarebbe rimasta identica. Secondo quanto dichiara Bertagna allo psicologo che lo ha avuto in cura negli ultimi tre anni (e riportato nella perizia depositata al processo), addirittura padre Cappelletto, di fronte alla sua confessione, lo avrebbe esortato a rimanere coi minori: «I bambini ti guariranno», avrebbe detto, prospettando anche un suo trasferimento in Brasile nel caso in cui le pressioni dei familiari si fossero fatte troppo forti. Una versione che oggi padre Cappelletto respinge con forza: «È una persona disperata – dice il gesuita mentre è in visita in una delle case del gruppo in Sicilia -. Non mi ha mai detto nulla, così come le famiglie. Se avessi saputo, lo avrei aiutato».

    I «Ricostruttori», però, non vivono un buon momento. Il Centro di Consulenza Anti Abuso di Bologna ha raccolto numerose testimonianze di fuoriusciti che raccontano di pratiche che poco hanno a che vedere con il cattolicesimo, quanto piuttosto con l’induismo e le medicine energetiche, con forme che ricordano la setta spersonalizzante. «Una montagna di materiale venuto fuori dopo una tavola rotonda sul tema organizzata dal centro a dicembre del 2007», racconta la psicologa Silvana Radoani.

    Il Vaticano sta valutando il caso dei «Ricostruttori» e i gesuiti hanno aperto un’istruttoria su padre Cappelletto. Il quale, però, smentisce ancora: «Se fossimo ambigui non ci avrebbero assegnato due cattedre alla Gregoriana e alla facoltà teologica di Palermo». Padre Cappelletto non è mai stato interrogato né indagato dai magistrati aretini. Le confessioni di Bertagna sarebbero avvenute in una provincia diversa.

  • Don Giorgio Barbacini, ex parroco di Albisola Superiore (SV)

    Don Giorgio Barbacini, ex parroco di Albisola Superiore (SV)

    In questo caso le violenze, secondo l’accusa, sono avvenute in una comunità che ospitava emigranti. Anche in questo caso il prete è stato spostato di parrocchia in parrocchia e ora ignoriamo dove sia e dove dica messa.

    Notiamo spesso nei casi pedofilia ecclesiastica che le giovani vittime appartengono a famiglie disagiate o ne sono del tutto privi. Evidentemente un bambino o ragazzo privo delle attenzioni familiari più facilmente rimane soggiogato e non denuncia l’abuso. Del resto questa era una delle regole ritrovate nel diario di un prete pedofilo del Brasile che descriveva le modalità con cui dovevano avvenire gli abusi:

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml

     «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure»

    Questa la notizia, riportata dal giornale cattolico del dissenso Adista:

    il 15 ottobre (2004 n.d.r.) viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Barbacini per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Attualmente don Giorgio è stato trasferito in un’altra diocesi; nei suoi confronti non è mai stata avviata alcuna procedura ecclesiastica.

    E questo l’atteggiamento della diocesi di Savona, che non ha nemmeno il coraggio di parlare del crimine per cui è stato condannato il prete, ma la mtte tutta nell pretese attività benefiche del prete, come se le stesse cancellassero  i crimini. La diocesi vuol far credere che ci sia una spontanea solidarità al prete che rpoverrebbe nientemenno da un diacono sottoposto al prete…

    Lettere di solidarietà per don Barbacini
    Pubblicato il Wednesday 28 May @ 09:57:22

    Arrivano con continuità da ogni parte della diocesi lettere di solidarietà per don Giorgio Barbacini. Di seguito riportiamo uno scritto del diacono Giorgio Chiarini, portavoce della comunità parrocchiale di Luceto, dove don Giorgio ha svolto in passato il proprio ministero sacerdotale. Chiarini è stato per qualche tempo anche collaboratore di don Barbacini presso la Migrantes diocesana.

    Caro don Giorgio, nel giorno in cui i giornali ‘assolvevano il loro compito di informazione’, il Vangelo che abbiamo ascoltato e commentato nelle nostre celebrazioni eucaristiche era imperniato sul comandamento dell’amore, sull’invito ad amarsi gli uni gli altri. Tu su questo comandamento hai fondato la tua vita e il tuo ministero di sacerdote. Lo ricordiamo ancora oggi quando pensiamo alle tue brevi, ma intense omelie, che ci hai lasciato durante i tre anni che hai trascorso come amministratore parrocchiale nella nostra comunità di Luceto. Non sappiamo esprimere a parole tutto quello che proviamo in questo momento, ma vogliamo dirti che abbiamo ancora bisogno di te, della tua testimonianza, vogliamo ancora vederti lottare contro tutte le incomprensioni che ti hanno accompagnato negli oltre quarant’anni di sacerdozio, vogliamo ancora che tu ci parli dell’amore con la A maiuscola, di quell’amore che non tiene conto di appartenenza a religioni diverse da quella che noi professiamo o dal colore della pelle delle persone o dal diverso stato sociale di appartenenza, vogliamo ancora poter imparare da te che l’amore non deve mai essere messo in secondo piano rispetto ad altri sentimenti che non hanno niente a che fare con quanto il Signore ci ha trasmesso. Nell’esprimerti tutta la stima e la fiducia che meriti e che ti sei guadagnato negli anni che sei stato con noi a Luceto, ti siamo vicini in questo momento di grande sofferenza con l’affetto e la preghiera.
    Anche dall’ex segretario dei pensionati Cisl, Romano Pintus, sono giunte parole di solidarietà per don Barbacini. “Vorrei far pervenire a don Giorgio e a tutta la Chiesa savonese – scrive – la solidarietà mia personale e di tanti che mi hanno espresso il desiderio di fare qualcosa per don Giorgio. Per prima cosa pregheremo per lui, come ci ha consigliato il nostro vescovo”.

  • La clinica fortezza

    La clinica fortezza

    Per trovare l’istituto dei padri Venturini, a Trento, è impossibile non perdersi tra le stradine che costeggiano l’imponente castello di Buonconsiglio e si arrampicano sulle colline. Via dei Giardini è ancora in città, ma la campagna è vicina. Al numero 46 c’è l’ingresso principale del complesso religioso. Il cancello è spesso aperto, perché i sacerdoti coinvolgono nelle loro iniziative la comunità di Trento. Ma c’è un’ala dell’edificio che resta impenetrabile per chiunque. Immersa nel silenzio c’è la zona dove si svolgono attività che devono rimanere discrete. E su questo i padri venturini sono inflessibili. Perché nel loro istituto si curano i preti con problemi psichiatrici, compresi i pedofili. Sin dalla fondazione della congregazione nel 1926, i Venturini si sono specializzati nel curare gli altri preti. Per decenni hanno aperto, con spirito missionario, altri istituti in varie parti del mondo. In Brasile, a Barretos, hanno la sede periferica più importante, che ogni anno ospita decine di sacerdoti malati. A Trento, invece, nella casa madre, i pazienti con l’abito talare non sono mai più di una decina. Pochi sanno cosa succede nell’istituto, ma i vescovi e il Vaticano conoscono bene quell’indirizzo e talvolta vi ricorrono, obbligando qualche parroco a ritiri forzati. Alternano terapie mediche, psichiatriche e persino ormonali a tanta preghiera per mesi, fino alla valutazione sulla convalescenza o l’isolamento in convento. Il tutto con l’intervento di specialisti laici. Nel clero italiano i padri Venturini sono noti per la rigidità delle regole e per l’osservanza della disciplina. Responsabile delle cure psichiatriche è padre Angelo Fornari, uno psicologo, che viaggia spesso, a Roma, in Brasile e nelle altre strutture della congregazione. Conosce molti medici ed è stimato e consultato da don Mario di Maio, lo psicanalista che ha seguito numerosi casi di sacerdoti pedofili in Italia e ha collaborato alla stesura dei test di ammissione nei seminari per individuare ed escludere quegli omosessuali considerati più esposti alla tentazione.

    1. S. T.
  • Molestie sessuali. Processo a don Gelmini: “E’ un complotto ebraico”, 4 anni in galera per truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto

    Molestie sessuali. Processo a don Gelmini: “E’ un complotto ebraico”, 4 anni in galera per truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto

    Il prete “antidroga” don Gelmini, ultraproibizionista vicino ad AN, risulterebbe ingato per molestie sessuali su ragazzi della sua comunità, secondo il quotidiano “La Stampa”. Notizia sentita stamattina a Radio Radicale e, a quanto pare, anticipata da Dagospia

    Alcuni ragazzi della comunità contro il prete anti-droga: molestati sessualmente
    FRANCESCO GRIGNETTI – TERNI
    L’indagine è segretissima e non c’è da meravigliarsi: dipende dall’altisonanza del nome coinvolto. Don Gelmini, il carismatico sacerdote antidroga, il mitico «don Pierino» che compare spesso e volentieri alla televisione a discettare dei valori che una volta c’erano e che ora non ci sono più, guru di tanti uomini politici, fondatore della Comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali.

    Lo accusano diversi ex ospiti della sua comunità. Per le strutture di Amelia, al Mulino Silla, in quasi trent’anni sono passati migliaia di giovani tossicodipendenti alla ricerca di una nuova vita. Molti ce l’hanno fatta. Il metodo spesso funziona. Ma secondo quanto risulta alla procura di Terni, non è tutto oro quel che luccica. Dietro il carisma di don Pierino, ci sarebbe un lato oscuro. Un’indicibile linea d’ombra che il sacerdote avrebbe oltrepassato ai danni di alcuni tra i più deboli (psicologicamente e fisicamente) e che ora sono diventati Grandi Accusatori.

    C’è imbarazzo, però, negli uffici di giustizia ternani, retti dal procuratore capo Carlo Maria Scipio, a parlare di questa storia. Di più: c’è estrema cautela. E nessuna voglia di cavalcare il caso. Innanzitutto perché è evidente che quest’inchiesta che sporca il nome di don Gelmini si porterà dietro una valanga di polemiche politiche: il sacerdote è un eroe per il centrodestra, un’icona, un punto di riferimento per Berlusconi, Casini, Fini e tanti altri. Secondo, perché si tocca un mostro sacro per tante famiglie italiane, un campione della lotta alla droga, uno che viene addirittura osannato da chi è stato beneficiato. Non soltanto in Italia, peraltro. Il suo metodo comunitario è stato esportato in mezzo mondo. D’altra parte la piaga della droga colpisce dappertutto. E il suo metodo, appunto, funziona.

    Terzo elemento di prudenza, che non sfugge alla valutazione dei pm: chi accusa don Pierino sono giovani che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con le droghe, insomma sono testimoni non propriamente granitici, qualcuno è anche scivolato nella delinquenza. C’è chi si trova in carcere per piccoli reati e il suo racconto è stato verbalizzato in un parlatorio. Brutto segno per un eventuale dibattimento. E ci si interroga. Magari ci potrebbero essere motivi di risentimento. Transfer psicologici da ben ponderare. Passioni che si sono trasformate in odio. Reazioni inconsulte contro un prete che pretendere il rispetto delle sue regole.

    E’ un fatto, però, che l’indagine penale è in corso da diversi mesi. E finora non è stata archiviata. Anzi. Sono oltre sei mesi che si ascoltano testimoni, si ricostruiscono vicende piccole e grandi, si cercano riscontri. E’ stato sentito anche l’indagato. Don Pierino, ottant’anni suonati, uno che nella sua vita ne ha viste tante, e ultimamente si sta spendendo per i bambini diseredati del Terzo Mondo, in Brasile o in Thailandia, s’è dovuto trovare un avvocato e con l’assistenza del legale ha subito a Terni un lungo, drammatico interrogatorio. Ora, che sia un sacerdote di polso, dal carattere fumino, e dalla battuta pronta, è noto anche al grande pubblico. Figurarsi la sua reazione quando gli sono stati contestati questi e quei racconti, certe accuse infamanti, questioni pruriginose, sesso estorto. Ma tant’è.

    Sembra che le dichiarazioni di accusa siano molte e abbastanza concordanti. I racconti, alla fin fine, sono sempre gli stessi. Ruotano attorno a una comunità chiusa dove c’è una figura di enorme carisma che non si limiterebbe a prendersi cura delle anime. Così sarebbe successo in alcuni casi, almeno, a giudicare dai verbali che si sono accumulati nei fascicoli della procura. Su questo aspetto segreto della vita comunitaria al Mulino Silla sono stati interrogati anche molti volontari che bazzicano la comunità, e collaboratori di don Pierino, e sacerdoti, e diversi ex ospiti. Ma su questo capitolo il segreto istruttorio è ferreo e non se ne sa nulla.

  • PRETI PEDOFILI; Lettera aperta (e figuraccia) di Mons. Rino Fisichella

    PRETI PEDOFILI; Lettera aperta (e figuraccia) di Mons. Rino Fisichella

    di Fausto Marinetti – Caro Mons. Fisichella, anche noi, le vittime dei preti pedofili, abbiamo letto la tua intervista: “Atti gravissimi, una grande amarezza. Ma la Chiesa sa riconoscere gli sbagli” (Corriere della sera, 16.7.2007). Quello che hai detto è quello che hai nel cuore o si tratta di una “difesa d’ufficio”?

    Affermi, che “una seria presa di coscienza” consiste nel “buttarsi dietro le spalle questa dolorosa vicenda sapendo riconoscere il male che c’è stato da una parte, ma al tempo stesso il grande bene fatto quotidianamente”. Metti sulla bilancia da una parte le nostre tragedie (i suicidi, gli impazziti, i disperati, ecc.) e dall’altra “il grande bene fatto quotidianamente”.

    Secondo te, da che parte pende? E secondo quel Cristo che citi più avanti: “Chi scandalizza un bambino… meglio si butti nel mare”? Queste parole non valgono anche per te e soprattutto per i tuoi confratelli nell’episcopato che hanno collaborato con gli stupratori del nostro corpo e della nostra anima? E poi, hai forse dimenticato quel: “Non sappia la destra quello che fa la sinistra”?

    Se ami davvero la verità, perché negli spot dell’8 per mille non ci infili qualche prete pedofilo a chiedere perdono per la strage degli innocenti? “Buttarsi dietro alla spalle questa dolorosa vicenda…”? Siamo noi, non voi, che dovremmo sbarazzarcene. E, alle volte, non ce la facciamo. Come una paralisi dell’anima per lo shok subito. E, se anche riuscissimo, sarebbe come buttare via noi stesse, vittime immolate, perché noi non siamo una “dolorosa vicenda”, di cui disfarsi, ma siamo la vostra tragedia, il vostro Calvario.

    Volete disfarvi di noi come di zavorra che appesantisce la barca di Pietro e offusca la vostra immagine? La zavorra è il vostro crimine, noi siamo leggeri come gli angeli… Come è circospetto il tuo uso delle parole! All’inizio parli di “vicenda dolorosa”; poi attraversi “gli sbagli dei propri uomini”, arrivi agli “errori di alcuni”, agli “episodi così gravi” per sbarcare sul terreno degli “atti esecrabili” e del “male commesso”.

    Nooo! Noi non siamo né una vicenda, né degli sbagli, né errori di alcuni, né episodi, né atti esecrabili: noi siamo il vostro crimine. Ogni altra parola (“peccato” compreso) è fuori contesto, tradisce i fatti, ci uccide una seconda volta.
    “…la Chiesa, ancora una volta, è stata capace di riconoscere gli sbagli dei propri uomini”. Dovremmo battere le mani, applaudire la scaltrezza nell’occultare i rei (almeno 200 fuggitivi), smistarli da una parrocchia all’altra, diffondendo l’infezione? Parli degli “sbagli dei propri uomini”, quindi non dell’istituzione.

    Ma non si trattava di una prassi dettata da Roma? Non venivano dall’alto le direttive di coprire, non fare scandalo, tenere tutto sotto chiave? Almeno il card. Law l’ha ammesso: “Noi sapevamo che era un peccato, non un delitto”. Non è forse questo che fa la differenza? Peccato, è una categoria ecclesiale, crimine è una categoria del codice penale. Se si vuol fare prevalere la chiesa (con i suoi privilegi, le sue caste, ecc.) sulla società anche in materia penale, non ti sembra un’ingerenza, un disastro che produce, appunto, tragedie?

    Se un prete commette un furto, un omicidio, cosa c’entra la legge canonica? Il delitto è delitto sia che venga commesso da un laico come da un prete, vero? Visto che ci tieni ad esprimere la tua solidarietà con le vittime, perché alla fine della trasmissione “Annozero” non hai abbracciato Marco Marchese, chiedendo perdono, in lui, a tutte le vostre vittime?

    Insisti: “l’errore di alcuni”, “una piccola minoranza nel clero”. Sono “alcuni” i più di 5.000 preti pedofili solo negli Stati Uniti? E i 1.700 in Brasile? Bada bene: le cifre parlano di quelli denunciati o già condannati. E tutti gli altri che l’hanno fatta franca? E quelli che sono scappati all’estero con l’appoggio dei loro prelati? Perché non aprire uno sportello nazionale (gestito da laici, non da don Di Noto) per fare venire a galla tutto il sommerso della “parrocchia italiana” del papa? Se ci amate, come dite; se vi sta a cuore il nostro bene e quello della Chiesa, perché non promuovete degli spot che esortino le vittime alla denuncia del prete, che “non avrebbe dovuto essere ordinato prete”, dici tu; “del vescovo che non avrebbe dovuto diventare vescovo”, diciamo noi? Non puoi indurci a pensare che avete paura della verità.

    “Si tratta di atti esecrabili che vengono registrati, e in modo anche più frequente, anche dentro altre categorie sociali”. Intendi giustificare l’ingiustificabile? Le altre categorie sociali non hanno fatto nessuna promessa di celibato; non si presentano alle loro “prede” come “rappresentanti di Dio”. Capisci che per noi il prete è “tutto”, è più del cielo che della terra? Come avremmo potuto immaginare che avrebbe abusato dell’aureola di “uomo di Dio”, di quel potere sacro che voi gli avete dato, convincendolo di “agire in nome di Dio”, di essere le sue mani? (catechismo: 1548, 1581). Noi non siamo stati “colpiti”, ma distrutti, assassinati nello spirito oltre che nel corpo. Messi in croce, quindi, due volte.

    “… c’è da applaudire la Chiesa americana per il coraggio che ha avuto di voltare pagina…”. Dovremmo battere le mani a chi si è fatto complice, mettendoci in croce? Quanto tempo c’è voluto prima che arrivasse il coraggio di voltare pagina? E a che prezzo? Già nel 1968 i vescovi americani ordinano una ricerca sul fenomeno; nel 1976 Sipe e Bartemeier li mettono in stato di allerta: il 6% dei preti è pedofilo; nel 1984 viene offerto loro un “Manuale” con le “istruzioni per l’uso”: il ciclone è preannunciato, ma i vescovi fanno orecchie da mercante. Non solo: si fanno complici, piazzando i preti pedofili qua e là di modo che, per esempio, p. James Porter riesce a stuprarne 200. Il vero coraggio sarebbe mettere in pratica le direttive della “Commissione ordinata dai vescovi americani” (2004) per la quale il seminario è un apartheid affettivo, che blocca lo sviluppo emozionale “normale” e, in quanto ambiente di soli maschi, può inclinare alla omosessualità . Senti, in sintesi, cosa si afferma: “I responsabili non hanno capito l’evidente natura del problema, considerando le accuse come fatti sporadici e isolati.

    Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento (Un vescovo, richiamato dal suo prete per aver giurato il falso in tribunale, risponde: “Io mento solo quando devo mentire”.
    La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare verso le vittime un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa.

    Altri non hanno capito pienamente l’ampiezza e la gravità del danno sofferto dalle vittime.
    Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati.
    Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime e troppo spesso hanno rifiutato di ascoltarle.

    Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile destituire il prete pedofilo dal ministero e i vescovi non hanno fatto abbastanza ricorso a ciò che la legge canonica li autorizza a fare per proteggere i minorenni.
    Il risultato è che, ai preti pedofili è stato concesso, con allarmante frequenza, di restare dove avevano commesso l’abuso o di essere trasferiti, divenendo per i bambini un’ulteriore prevedibile minaccia, che si è materializzata con altri abusi”.

    “… la Chiesa degli Stati Uniti… è riuscita a ritrovare un rapporto di fiducia con il suo popolo”. Perché non lo chiedi ai vari gruppi laicali nati dallo scandalo, che si sono stancati di essere trattati come sudditi, meri elementi decorativi di una Chiesa clericale, di essere munti per pagare le malefatte dei preti pedofili? Interpella SNAP, Call to action, Voice of the faithfull, ecc. Se vuoi entrare nel cuore e nell’anima della vittima, perché non ne prendi in casa qualcuna? Se ogni vescovo ne ospitasse almeno una in casa sua, questo sì sarebbe un vero atto di coraggio. E il papa, quanti ne potrebbe ospitare in Vaticano? E le congregazioni femminili quante case romane trasformate in albergo potrebbero mettere a disposizione?

    E, per finire, dichiari: “la Chiesa, in generale, non ha nulla di cui vergognarsi”. Quindi “gli sbagli”, “gli atti esecrabili”, il male non è esistito? Non è evidente che il non riconoscere il delitto, non fa che perpetuarlo? Il papa stesso non ha parlato di “sporcizia”, di “crimini enormi”? Non c’è da vergognarsi di queste “cose”?
    Vogliamo sapere da un teologo come te: ma quando ci ritroveremo in paradiso, tutti insieme, quale sarà il posto assegnato ai preti e vescovi pedofili? Cosa proveremo noi, le vittime, accanto ai nostri carnefici? Prega con noi: “Padreterno, tu che sei un vero padre, non infliggerci altro dolore! Almeno tu, non metterci in croce un’altra volta… E’ vero che farai per loro una sezione separata, magari blindata, affinché non nuocciano più? E a chi li ha coperti, occultati, sottratti all’autorità giudiziaria, quale angolino riserverai?”.

    Non vogliamo accomiatarci senza produrre delle proposte positive:
    a – un telefono verde in ogni diocesi riservato alle vittime dei preti. Ma, chiaro, sia gestito dai laici, perché i bimbi, ormai, hanno paura delle vesti nere.
    b – i delitti di pedofilia non siano soggetti a prescrizione
    c – siano riconsegnati alla giustizia i preti pedofili fuggitivi dai loro paesi
    d – si chiudano tutti i seminari e i preti siano solo uomini maturi, educati dalla comunità, scelti dalla gente, come si faceva all’inizio
    e – siano rivedute e corrette le norme canoniche con la consulenza delle vittime
    f – i preti pedofili siano affidati alla polizia come si fa per qualsiasi reato previsto dal codice penale per ogni cittadino.

    Ma Voi, preti e prelati, siete proprio disposti a dare la vita per noi come farebbe ogni padre, ogni madre per suo figlio/a?
    Ci firmiamo, Le Tue/Vostre vittime (Fausto (Alberto) Marinetti, ci ha solo imprestato la penna
    iscritto all’album dei giornalisti, Milano, N°. 60127)

    Postilla 1. Una proposta per la Chiesa, se saprà uscire purificata dal Giordano del nostro sangue e delle nostre lacrime: fino a quando chierici e laici non saranno fratelli alla pari; fino a quando non si realizzerà la conversione dei”buoni a tutti i costi”; fino a quando i ministri non scenderanno dal piedestallo per servire i fratelli e il popolo di Dio non avrà diritto alla libertà di coscienza, di parola, di pensiero, di cultura, vano sarà stato il nostro Calvario. Il cardinale Ratzinger lo esprimeva con parole sacrosante: “Abbiamo molto da imparare: siamo troppo interessati a noi stessi, alle questioni strutturali, al celibato, all’ordinazione delle donne, ai concili pastorali, ai diritti di questi concili e dei sinodi. Lavoriamo sempre sui nostri problemi interni e non ci rendiamo conto che il mondo ha bisogno di risposte, e noi rimaniamo coi nostri problemi”. La conversione non è appannaggio né degli accusatori né dei difensori della Chiesa, ma di chi si lascia invadere dallo Spirito, che soffia sempre dove vuole. Non senti che “soffia” forte anche attraverso di noi, le vittime?

    Postilla 2. Se ti sta a cuore la nostra difesa, perché non dedichi i tuoi ultimi anni alle nostre cure, magari fondando una casa di accoglienza per le vittime della pedofilia clericale in uno dei vostri 24.000 immobili romani?
    Venerdì, 20 luglio 2007

  • Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    ROMA-ADISTA. È una sorta di contro Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience – ha dichiarato Turco -.

    Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri.

    È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.

    Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.

    L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”.

    “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese -; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.

    Secondo Fausto Marinetti – ex cappuccino, già missionario in Brasile – occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria.

    La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati. (emilio carnevali)

    –  Articolo tratto da

    –  ADISTA

  • La diocesi di Chicago risarcisce con 6 milioni di dollari le vittime di abusi sessuali

    La diocesi di Chicago risarcisce con 6 milioni di dollari le vittime di abusi sessuali

    La diocesi di Chicago che ha pagato 6,6 milioni di dollari a 15 vittime di abusi messi in atto da un gruppo di 12 sacerdoti fra il 1960 e il 1990.
    Si tratta dell’ennesimo accordo extragiudiziale raggiunto da una diocesi degli Stati Uniti in seguito a un procedimento giudiziario e quindi alle richieste di risarcimenti per episodi di pedofilia. La notizia è stata confermata dall’arcidiocesi e dal rappresentante legale delle vittime.

    Secondo quanto sostiene la Chiesa di la maggior parte dei sacerdoti colpevoli degli abusi sono morti o gli è stato impedito di continuare ad esercitare il proprio ministero.
    Fino ad ora l’arcidiocesi di Chicago, secondo fonti ecclesiastiche ufficiali, ha pagato la somma di 52 milioni di dollari a 214 persone che hanno presentato domanda di risarcimento in seguito a dei procedimenti giudiziari per casi di abuso sessuale su minori.

    Le cifre delle violenze Negli Stati Uniti, secondo cifre fornite dalla stessa Conferenza episcopale, dal 1950 ad oggi, 10.667 persone sono state vittime di abusi sessuali, 4.392 i preti coinvolti nello scandalo.

    Numeri destinati a crescere ancora e che comunque vanno considerati per difetto in quanto in molti casi le violenze non sono mai state denunciate. Casi gravi e a volte gravissimi, come quello del seminario di Sant Polten, in Austria dove intervenne la stessa Santa Sede per fare pulizia, sono stati registrati dall’opinione pubblica in questi anni in Brasile, Argentina, Polonia, Messico.

    Crimine enorme
    Lo scorso ottobre il Papa avendo ricevuto in visita i vescovi irlandesi affermò che il reato di pedofilia è ancora piu’ grave quando è commesso da un prete e che in ogni caso si tratta “di un crimine enorme”.
    Venerdì, 01 giugno 2007 Fonte:

    http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=70549

  • Il papa in Brasile. I diari dei preti pedofili brasiliani, …secondo voi parlerà del 10% di preti brasiliani pedofili?…

    Il papa in Brasile. I diari dei preti pedofili brasiliani, …secondo voi parlerà del 10% di preti brasiliani pedofili?…

    Chiesa e pedofilia: il nuovo caso Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili Denunce, arresti, 1.700 sacerdoti responsabili di cattiva condotta sessuale. Intervento deciso del Vaticano

    La copertina del settimanale brasiliano Istoè, della settimana scorsa , in cui era pubblicata l’inchiesta sui casi di pedofilia tra i preti brasiliani

    ROMA – «Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo…».

    È un bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di «prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva detto, dopo averlo violentato, che sarebbe accaduto se non avesse mantenuto il segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte drammaticamente all’attenzione del Vaticano.

    A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.

    L’INCHIESTA – L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante. E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda. Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.

    I NUMERI – Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati. 

    IL DIARIO – Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima di essere catturato.

    IL VIDEO – Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe, registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni non mi faccio nessuno…, ieri mi sono masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)». Il racconto del prete va avanti con espressioni di cruda violenza che non riteniamo di dover riportare.

    IL VERBALE – Nelle carte della polizia di San Paulo c’è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso il bambino è stato ammesso a fare il chierichetto. Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che lui (il bambino ndr ) aveva dormito lì, il denunciato (il prete ndr ) lo ha baciato in bocca.. e gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto quello che voleva». Virginia Piccolillo
    21 novembre 2005

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml