Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete pedofilo nascosto a Sarteano (SI)

    Prete pedofilo nascosto a Sarteano (SI)

    In località Querce al Pino, diocesi di Montepulciano

    di Alessandro D’Amato (Gregorj)
    Padre Pezzotti e gli altri: trenta casi di preti pedofili che la Chiesa ha protetto
    pubblicato il 15 aprile 2010 alle 08:11 dallo stesso autore – torna alla home

    Spostare e trasferire per troncare e sopire: l’AP fa nomi e cognomi di sacerdoti inviati nelle missioni o mandati all’estero per evitare che finissero sotto processo.

    La foto del bollettino della Chiesa cattolica lo mostra cinquant’anni dopo con il suo sorriso rugoso, quasi nudo, circondato da bambini tra le braccia e ai suoi piedi in Brasile, dove il reverendo Mario Pezzotti svolgeva la sua attività a fianco dei fanciulli e di supervisione nei confronti degli altri preti. Anche se era stato accusato di aver violentato Joe Callander nel Massachussets. E non è un caso isolato.

    PROMOSSI PER MERITI SUL CAMPO – In una ricerca investigativa attraverso 21 paesi nei sei contenti, l’AP ha trovato trenta casi di preti accusati di abusi sessuali che sono stati trasferiti da un paese all’altro, riuscendo, in talune circostanze, a sfuggire alla legge che li inseguiva. Quasi tutti hanno avuto la chance di lavorare nuovamente con i bambini, alcuni di essi hanno continuato ad abusare di minori. Un prete che aveva ammesso violenze sui bambini a Los Angeles venne trasferito nelle Filippine, e i suoi superiori gli intimarono più volte di non rivelare a nessuno dov’era finito. Un altro, condannato per abusi sessuali in Canada e sfuggito alla legge, si trasferì in Francia dove, nel 2005, venne di nuovo condannato. Un altro ancora ha fatto la spola tra Irlanda e Inghilterra, nonostante fosse segnalato come pederasta e abusatore di bambini. Richard Sipe, ex monaco benedettino, lo dice chiaro e tondo: “Se uno dei nostri si mette nei guai e sta per scoppiare uno scandalo, la Chiesa lo sposta in giro per il mondo e lo invia nelle missioni all’estero. Qualsiasi cosa pur di evitare lo scandalo“. I rappresentanti della Chiesa si giustificano dicendo che in alcuni casi, i sacerdoti si sono spostati di loro iniziativa in un altro paese e la nuova parrocchia poteva non essere a conoscenza delle accuse. In altri casi, i funzionari della chiesa hanno detto di non credere alle accuse, o che il sacerdote aveva pagato e si era pentito per quanto fatto. Di fronte a Dio, forse. Di fronte alla legge sicuramente no.

    VIOLENZA E CARITA’ – Callander aveva 14 anni quando fu violentato per tre volte da padre Pezzotti presso l’ormai chiuso Xaverian Missionary Faith High School ad Holliston nel 1959. La Chiesa ha pagato 175mila dollari di risarcimento nel 1993 per quanto accaduto, mentre altre due accuse di abusi provenienti da Boston nei confronti del prete non sono state mai chiarite. Nel frattempo lui è volato via in Brasile, dove ha portato il linguaggio della fede agli indiani Kayapo in Amazzonia: “Ho espiato e sono guarito nella giungla”, ha scritto Pezzotti alla sua vittima negli anni Novanta, “Con l’aiuto di Dio”. Don Pezzotti non ha ricevuto altre accuse in Brasile, anzi: quando è tornato in Italia, nel 2003, i brasiliani hanno chiesto a Roma di rimandarlo di nuovo tra di loro.

    LUI FA L’INDIANO -Poi c’è un prete indiano, don Vijara Bhaskar Godugunuru, accusato negli Stati Uniti di aver molestato una teen-ager in Florida nel giugno 2006 si troverebbe in Italia. Lo afferma Jeff Anderson, l’avvocato di St. Paul in Minnesota che si sta occupando del caso. «L’appello della famiglia della ragazza a Papa Benedetto XVI è rimasto inascoltato», afferma Anderson in un comunicato. La madre della teen-ager scrisse nell’agosto di quello stesso anno al Santo Padre quando padre Godugunuru fu incriminato dell’aggressione alla figlia. Il prete si dichiarò colpevole e la Corte gli ordinò, nel febbraio 2007, di tornare in India. Don Godudunuru si troverebbe adesso in Toscana, dove lavorerebbe come vice-parroco nella chiesa del Ss. Nome di Maria in località Querce al Pino che fa capo alla diocesi di Montepulciano, Chiusi, Pienza. Lo studio legale di Anderson ha allegato al comunicato l’elenco dei preti in servizio alla diocesi italiana aggiornato al maggio 2009 in cui risulta il nome del sacerdote indiano. Secondo Anderson, la diocesi di Pensacola-Tallahassee in Florida inviò nel 2007 la documentazione relativa a don Godugunuru, compreso il rapporto dello sceriffo e la perizia dello psicologo, al Cardinale Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La ragazza ha adesso fatto causa alla diocesi per corresponsabilità negli abusi. Secondo Anderson l’iter della vicenda “è tipico di come il Vaticano affronta i casi di abusi sessuali da parte del clero“. “Le prove prodotte non supportan l’accusa”, ha invece detto ad Ap Monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo della diocesi di Montepulciano, la settimana scorsa. La ragazza ha detto che padre Godugunuru si era appartato con lei e le aveva messo le dita nella vagina. Alla famiglia il Papa non ha mai risposto.

    IL GESUITA BENEFATTORE – Clodoveo Piazza è un gesuita italiano che gestiva un ricovero per i senzatetto per bambini di strada e ha lavorato in Brasile per 30 anni. Nel 2005 ha ricevuto 600mila dollari dalla Banca per lo sviluppo nazionale del Brasile per istituire quattro impianti nella città nordorientale di Salvador.Lo scorso agosto, i pubblici ministeri hanno detto che almeno otto ragazzi e giovani si erano presentati a dire che erano stati abusati da piazza oppure di aver visto ragazzi stranieri ausati sessualmente. polizia brasiliana sta tentando di arrestarlo, ma Piazza ora lavora in Mozambico, secondo un periodico cattolico no profit, e la chiesa è giunta alla sua difesa.”I gesuiti italiani esprimono la loro solidarietà con il fratello e il padre Piazza“, recita una nota sul suo sito Web. Il gruppo aggiunge che “la calunnia contro i missionari sta diventando un gioco sempre più popolare“. I pubblici ministeri brasiliani dicono che Piazza, un brasiliano naturalizzato, ha rifiutato di rispondere alle accuse di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei bambini. Intervistato a Maputo, in Mozambico, questa settimana, Piazza ha detto le accuse contro di lui sono false e sono parte di una campagna per ricattarlo partita da “ambienti politici” brasiliano che non identifica. Ha detto che era stato prosciolto dalle accuse per due volte in Brasile, e che non vi è alcuna prova contro di lui. Ma i PM brasiliani ribadiscono che non c’è stato nessun proscioglimento e il suo caso è ancora aperto.

    LA POSIZIONE DEL SEMINARISTA – Giuseppe Skelton era uno studente di 26 anni del seminario di San Giovanni a Detroit, Michigan, nel 1988, quando fu condannato per abusi sessuali con un ragazzo di 15 anni. Due decenni più tardi, vive nelle Filippine, dove è stato ordinato sacerdote e ora serve come vicario parrocchiale della parrocchia di San Vincenzo Ferrer nella remota città di Calape, secondo la diocesi. E’ anche diventato un cantante gospel molto popolare nel paese. L’arcidiocesi di Detroit, dopo aver appreso che Skelton era stato ordinato sacerdote, ha inviato una lettera sulla sua condanna alla diocesi di Tagbilaran all’inizio del 2003. Tumulak, l’ex vescovo, ha detto di non ricordare di aver ricevuto la lettera, e in ogni caso ormai è troppo tardi.

    TRE CONDANNE E NON SENTIRLE – Il reverendo colombiano Enrique Diaz Jimenez è stato condannato per tre volte in tre paesi diversi. Si è dichiarato colpevole di aver abusato sessualmente di tre ragazzi, mentre era un sacerdote della chiesa di San Leo e la Chiesa dell’Addolorata di New York a metà degli anni 1980, e fu condannato nel mese di aprile 1991 a cinque anni e quattro mesi di libertà vigilata. Fu trasferito e riprese il lavoro come sacerdote in Venezuela, dove fu sospeso di nuovo nel 1996 per 20 anni dopo che 18 ragazzi lo hanno accusato di averlo molestato. Monsignor Francisco de Guruceaga, il vescovo che ha assunto Diaz in Venezuela, ha detto che non era chiaro a lui che il prete che era stato accusato di abusare di bambini. Diaz, ha detto De Guruceaga gli disse che aveva problemi con i rapporti con le donne, non di aver molestato bambini. Diaz è tornato in Colombia nel 1996 ed è stato accusato nel 2001 di aver molestato un ragazzo, dichiarandosi colpevole alla fine dell’anno.

    UNA CURA SPECIALE – Il trasferimento dei sacerdoti è stato chiamato “la cura geografico”, secondo Terry Carter, vittima della Nuova Zelanda. La Carter ha vinto $ 32,000 a titolo di risarcimento dalla Società di Maria, che supervisiona la scuola cattolica del collegio di Wellington dove è stata abusata dal reverendo Allan Woodcock. Woodcock ha molestato almeno 11 ragazzi in quattro strutture della chiesa in Nuova Zelanda prima di essere inviato in Irlanda. E’ stato estradato in Nuova Zelanda nel 2004, si è dichiarato colpevole di 21 accuse di abusi sessuali ed è stato condannato a sette anni di carcere. E’ stato rilasciato sulla parola nel settembre 2009. “L’hanno portato fuori dalla Nuova Zelanda, dopo anni di illeciti in diverse posizioni“, dice la Carter. La Chiesa ribatte: “Egli è stato inviato in Irlanda per la psicoterapia intensiva. Non aveva il permesso di esercitare il suo ministero o di essere coinvolto con i giovani“. Woodcock è stato sospeso dal suo ministero nel 1987. E ’stato rimosso dal sacerdozio nel 2001.

    http://www.giornalettismo.com/archives/59318/preti-pedofili-pezzotti-chiesa/

    15/4/2010
    “In Italia prete pedofilo” Legale vittima: “Colpevole in Usa”

    Un prete indiano, accusato negli Stati Uniti di aver molestato una ragazzina in Florida nel giugno 2006 si sarebbe trasferito in Italia. Lo afferma l’avvocato che si sta occupando del caso. Il prete si dichiarò colpevole e la Corte gli ordinò, nel febbraio 2007, di tornare in India. Ma il sacerdote si troverebbe adesso in Toscana.
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  • L’Economist: “il Vaticano grida troppo al complotto”

    L’Economist: “il Vaticano grida troppo al complotto”

    “La propensione al complotto non è di alcun aiuto per l’immagine del Vaticano”. L’ha scritto oggi l’Economist (1), che non ha risparmiato critiche anche all’Italia: “la ricerca di secondi fini da parte del Vaticano è in sintonia con la cultura politica italiana, con il suo amore per la dietrologia. Così come c’è la tendenza degli accusati, negli scandali, ad assumere il ruolo di vittima (il primo ministro Silvio Berlusconi ha usato con successo entrambe le tattiche). Nonostante le origini tedesche dell’attuale papa, molte caratteristiche del Vaticano riflettono ancora il paese in cui ha la sede”. Secondo il quotidiano inglese, l’irrituale intervento del card. Sodano prima della messa pasquale ha ricordato a tutti che il Vaticano “non è uno stato democratico o una società multinazionale, ma una sorta di monarchia assoluta”.

    Non accenna comunque a diminuire il flusso di segnalazioni di nuovi e vecchi abusi compiuti da sacerdoti. Il Fatto Quotidiano (2) ha dedicato oggi un articolo di Giorgio Mazzola alla vicenda di don Ilario Rolle, prete anti-pedofili condannato per pedofilia. Dal Brasile arriva invece la notizia dell’arresto di un sacerdote tedesco, Benedikt Lennartz, che sul web si fingeva un quattordicenne per adescare minorenni. Anche il vicario di Roma, il cardinale Agostino Vallini, è finito in mezzo alle polemiche: è stato accusato sul Messaggero da una delle presunte vittime di don Marco Agostini di non aver denunciato l’ex parroco di Pomezia (Roma), che fu invece trasferito ad Assisi, dove poté entrare in contatto con altri giovani. Vallini, come riporta il sito dell’Agenzia SIR (3), ha rivendicato il proprio rigore, pur non smentendo i fatti contestati.

    (1) http://www.economist.com/world/internation…e=hptextfeature
    (2) http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamwar…8&title=2468188
    (3) http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.q…qefjk&quantita=

    http://www.uaar.it/news/2010/04/08/economist-il-vaticano-grida-troppo-al-complotto/

  • Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    www.iobserve.org/rn0415a.html

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    By Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “I want Bishop McDonnell to help us…. This is an issue that affects all of us.”

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.”

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. I am asking the Vatican to actually do something. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. This is a global problem in the Catholic Church. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.”

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.”

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.”

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the U.S. bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries.
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    Traduzione

    I membri del ‘gruppo nazionale vittime di chiedere aiuto vescovo locale nella ricerca di responsabilità

    By Rebecca Drake Con Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse. SPRINGFIELD – I membri del gruppo nazionale difesa SNAP (Survivors Network di tali abusi da parte di sacerdoti) ha tenuto una conferenza stampa oggi pomeriggio davanti pastorale della diocesi di Springfield il centro di Elliot Street, qui, cercando l’aiuto di Springfield vescovo Timoteo A. McDonnell nell’affrontare il problema mondiale del clero abuso.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors. William A. Nash, un residente Ashfield che ha detto che era molestato da un prete ex Saveriani, James Tully, in un seminario Wisconsin nel 1980, ha dichiarato che l’evento di oggi è stata organizzata in risposta a un 14 aprile Associated Press relazione circa 30 sacerdoti cattolici che sono stati trasferiti ad altri paesi dopo essere stato accusato di aver abusato di minori.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. A Springfield 15 evento aprile, Nash ha parlato specificamente saveriano padre Mario Pezzotti, che è stato descritto in questo articolo AP. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children. Dopo il presunto abuso di anni, studente di 14, Joe Callander, a ‘Saveriani il seminario minore di Holliston, nel Massachusetts, nel 1959, Padre Pezzotti è stato successivamente trasferito in una remota zona del Brasile dove ha lavorato con gli indiani Kyapo e ha continuato a hanno accesso ai bambini.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy. Secondo il rapporto AP, Pezzotti è attualmente funge da sacerdote a Parma, Italia.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican. Sebbene né Nash né Callander di tossicodipendenti hanno prestato servizio nella diocesi di Springfield, Nash ha detto ai giornalisti che, come “parte dell’istituto della gerarchia di questa chiesa”, il Vescovo McDonnell potrebbe contribuire a presentare SNAP le preoccupazioni e le richieste al Vaticano.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009. Nash ha ricordato che quando ha pubblicizzato il suo abuso di storia nel 2008, il Vescovo McDonnell ha fatto scrivere ai funzionari del Vaticano per il nome Nash e ha anche scritto a Nash due volte, dicendo che è stato spostato dalla sua storia e che “ha scritto alle autorità competenti di Roma” in materia di Nash caso. Tully è stato volontariamente laicizzato nel febbraio del 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “Voglio che il vescovo di usare il suo telefono speciale per chiamare verso il Vaticano,” Nash ha detto ai giornalisti. “I want Bishop McDonnell to help us…. “Voglio Vescovo McDonnell per aiutarci …. This is an issue that affects all of us.” Questo è un problema che riguarda tutti noi “.

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Mi piacerebbe che qualcuno di prendere questo un po ‘più seriamente di quanto siano stati,” ha detto Nash. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.” “Nulla è stato fatto per fermare questi criminali da jet-set in tutto il mondo”.

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. In una dichiarazione scritta, rilasciata ai giornalisti, Nash ha dichiarato: “Ancora oggi mi chiedo per la responsabilità da parte della Chiesa. I am asking the Vatican to actually do something. Sto chiedendo al Vaticano di fare effettivamente qualcosa. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. Sacerdoti come Mario Pezzotti sono stati spostati tranquillamente tutto il mondo di ignari nuove comunità. This is a global problem in the Catholic Church. Questo è un problema globale nella Chiesa cattolica. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.” Il problema è stato creato a Roma e deve essere cambiato a Roma “.

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.” Prima della conferenza stampa Giovedi pomeriggio a Springfield, SNAP ha emesso un comunicato stampa in cui dichiarava che i suoi membri “vogliono i funzionari cattolici a 1) identificare pubblicamente predatori come Pezzotti e Tully come ‘accusato credibile’ e cacciato dal ministero / sacerdozio, 2), istituito un pubblico, internazionale, registro online dei preti predatori in tutto il mondo, e 3) preti predatori casa in conduzione impianti professionalmente in modo che i trasgressori possono ottenere il trattamento e bambini possono essere più sicuri “.

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.” Parlando ad un reporter televisivo dopo la conferenza stampa, diocesi di Springfield portavoce Mark E. Dupont ha detto: “Vescovo McDonnell e il popolo della diocesi di Springfield parti le preoccupazioni di Bill Nash e dei membri SNAP.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.” Dupont ha detto locale chiesa sforzi per affrontare la questione del clero abusi hanno avuto successo negli ultimi anni, ma che tutti i segmenti della società – chiese, scuole, gruppi di vittime e gli altri – “hanno bisogno di collaborare insieme per fermare tutti gli abusi sui minori”.

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry. Alla domanda sulla possibilità di un registro on-line di sacerdoti accusati credibile, Dupont ha detto che per gli ultimi 15 anni la diocesi di Springfield ha pubblicizzato i nomi di tutti i sacerdoti accusati di abusi e rimossi dal ministero sacerdotale.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the US bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries. Dupont ha anche detto che la disciplina di protezione dei bambini stabilito dai vescovi degli Stati Uniti nella loro Carta 2002 per la protezione dei bambini e dei giovani devono essere adottate da altri gruppi e altri paesi.

  • Trovato padre Mario Pezzotti dopo 2 anni. E’ in Italia!

    Trovato padre Mario Pezzotti dopo 2 anni. E’ in Italia!

    Vi ricordate di lui?

    Ne parlammo qualche tempo fa, dopo che grazie all’amico Bill” fummo in grado di scovare, beato e pacifico a Vicenza, don Tully, pardon, il sig. Tully, ex prete, ridotto allo stato laicale dopo la denuncia che ne scaturì.

    Tully infatti era un pedofilo, con lunghi anni di attività alle spalle e Bill, una delle sue vittime, sicuramente la più coraggiosa visto quanto ha fatto ed ha affrontato per riavere giustizia.

    Bill ci segnalò anche don Pezzotti, italiano, italianissimo (di Brescia….), pedofilo che anziché essere stato spostato, che ne so, in una casa di riposo, finì tra gli indios, in Brasile, in una tribù dove i bimbi vanno in giro nudi. E lui beato si faceva fotografare con loro, apparendo così sul bollettino pastorale della sua congregazione.

    Pezzotti è tornato in Italia. È a Parma, nella casa dei padri saveriani (stesso ordine di appartenenza di Tully) e si coccupa di adulti (“non ha contatti con bambini” rispondono dalla casa madre) ed ora che grazie a Bill e ad un giornalista della Associated Press, che hanno dedicato gli ultimi mesi a cercarlo, andando finanche in Brasile per raccogliere testimonianze, possiamo tornare a parlarne ed a chiedere ad alta voce che si intervenga su di lui, ridicendolo allo stato laicale.

    Nell’ottica di una pulizia assolutamente necessaria.
    Sia questa l’occasione per la Santa Sede per dimostrare, con i fatti, la sua voglia di pulizia, rinascita e vicinanza alle vere vittime……
    p.s. da oggi la notizia esploderà su tutti i media americani, che riporteranno queste foto!
    p.p.s.: l’investigazione della Associated Press non si è fermata a lui: ha scovato 30 preti scappati dagli Usa e rifugiati in posti che li mettessero a contatto con i bambini, spesso nelle missioni dove molti di loro son tornati ad abusare.

    Callander says he was 14 when he was raped three times and abused on other occasions in 1959 at the now-closed Xaverian Missionary Faith High School in Holliston, Mass. The Xaverians settled the case for $175,000 in 1993. At least two other accusations of sexual abuse were leveled against Pezzotti in the Boston area.

    In the meantime, from 1970 to 2003, Pezzotti was in Brazil, where he worked with the Kayapo Indians.

    In a handwritten note of apology to Callander in January 1993, Pezzotti said he had cured himself in the jungle.

    “I asked to leave Holliston and go to Brazil to change my life and begin a new life. Upon arrival in Brazil, confiding in God’s mercy, I owned up to the problem,” Pezzotti wrote. “With divine help, I overcame it.”

    There is no evidence that Pezzotti, now 75, abused children in Brazil, which has more Catholics than any other nation. Brazilian law enforcement officials said they were unaware of any complaints about him.

    The Rev. Robert Maloney, provincial of the Xaverians who worked closely on Callander’s settlement, said Pezzotti was allowed to stay in Brazil for another decade and work with children after a psychological evaluation. He added that a Xaverian investigation into Pezzotti and his work in Brazil turned up nothing.

    After Pezzotti returned to Italy in 2003, “he was constantly being asked for by Brazil and by the people he worked with,” Maloney added.

    In 2008, Pezzotti returned to Brazil. A few months later, Callander saw the photos of him on the Internet and complained to the church. The priest was quickly sent back to Italy.

    The Xaverian vicar general, Rev. Luigi Menegazzo, said Pezzotti works at Xaverian headquarters in Parma tending to sick and elderly priests. Asked if Pezzotti had any contact with children or public parish work, he said, “Absolutely in no way.”

    Reached by telephone, Pezzotti said only: “I don’t see why I have to talk about it. Everything was resolved and I don’t feel like talking.”

  • DAL CIELO ALLA TERRA  CRIMINI E PEDOFILIA IN VATICANO

    DAL CIELO ALLA TERRA CRIMINI E PEDOFILIA IN VATICANO

    MI PERMETTO DI RICORDARE CHE CONTRO QUESTO PECCATO È DIFFICILE OTTENERE IL PERDONO DI CRISTO, SOPRATTUTTO PER I CONSACRATI CHE HANNO TRADITO. MA ANCHE CHI TACE E ADDIRITTURA PROTEGGE CHI SI MACCHIA DI QUESTI ORRENDI DELITTI È DA CONSIDERARSI ALLO STESSO MODO COLPEVOLE SE NON PEGGIORE DI COLORO CHE LI HANNO COMMESSI.

    GIORGIO BONGIOVANNI
    STIGMATIZZATO

    6 aprile 2010

    “La Chiesa, che da sempre ha insegnato a distinguere tra il bene e il male, è incapace di fare questa distinzione quando si tratta di abusi sui bambini. I molestatori sono stati protetti e lasciati liberi di molestare di nuovo. E questo è male.”

    Maureen Dowd, New York Times, 11 aprile

    DOSSIER SPECIALI: CRIMINI IN VATICANO (1ª parte) / CRIMINI IN VATICANO (2ª parte)

    PAPA: SODANO, “LA CHIESA E’CON TE, DOLCE CRISTO IN TERRA”
    (AGI) – CdV, 4 apr. – “Buona Pasqua Padre Santo, la Chiesa e’ con te, dolce Cristo in terra”. Con questa antica e significativa espressione il decano del Collegio Cardinalizio, Angelo Sodano, si e’ rivolto a Benedetto XVI all’inizio della messa di Pasqua con un gesto non previsto ma reso necessario dalla drammaticita’ del momento. “La liturgia della Chiesa – ha detto il porporato – ci invita a una santa letizia: anche se scende la pioggia su questa storica piazza il sole risplende sui nostri cuori, ci stringiamo a lei roccia indefettibile della Santa Chiesa di Cristo. “Oggi – ha continuato – con lei sono i cardinali i vescovi e i 400 mila sacerdoti. E’ con lei il popolo che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio”.

    LEGIONARI DI CRISTO, FONDATI DA UN PEDOFILO. LA CONGREGAZIONE CHE DISCONOSCE IL SUO “CREATORE”
    di Maurizio Chierici
    Nessuno ricorda le disavventure pedofile dei Legionari di Cristo, ma qualche giorno fa, con discrezione rispettata dal silenzio dai media italiani (unica eccezione, Il Fatto quotidiano) i Legionari hanno chiesto perdono. E i commenti sulle ombre di questa “macchina da guerra” sono fioriti su giornali e tv delle due americhe e della Spagna. Perché coinvolge una congregazione che ha potere, capitali e un’influenza in frenetica espansione: 800 sacerdoti, 2.500 seminaristi. Università e seminari a Roma, Monterrey, Connecticut, New York, Salamanca, Brasile e America Latina. Della congregazione religiosa (approvata da Giovanni Paolo II nel 1983) non viene ricordata mai la figura del fondatore, venerata nei secoli da ogni altra congregazione con l’orgoglio ricordare chi ha raccolto i fedeli nel segno della fede. Della smemoratezza si capisce perché. Il fondatore Marcial Maciel era pedofilo e pederasta. Ha vissuto una doppia vita: la vita di un sacerdote cattolico “ispirato dalla grazia divina”, la vita di un orco che approfittava dei ragazzi in seminario. “Siamo profondamente costernati e confermiamo che le accuse contro Maciel sono vere”. Poche parole di imbarazzo. Nel tormento che fa tremare la Chiesa, impossibile ormai nascondere le verità sepolte sotto l’ipocrisia. “E non guardiamo più alla sua figura come modello di vita cristiana e sacerdotale”. Che non fosse un esempio da seguire lo si sapeva da tempo, ma Maciel respingeva “sorpreso e indignato” le accuse di ex seminaristi ormai adulti ma con ferite che non rimarginavano. I Legionari inorridivano “per le falsità” che il loro padre morale allontanava con sdegno: invidia, manovre comuniste, marciume dei protestanti dell’altra America i quali non sopportavano l’onda irresistibile dei nuovi testimoni di Roma. Maciel poteva contare sulla solidarietà dell’economia e della politica, ma anche del Vaticano. Ma le denunce escono dai sacri corridoi dei poteri, allarmati dalle cronache di giornalisti che avevano raccolto il dolore delle vittime. Non voce di tutti; solo la voce di chi aveva trovato il coraggio di raccontare le violenze. Maciel protestava; gli amici che contavano provvedevano. Un canale televisivo messicano, il solo ad aver raccolto le testimonianze sull’infanzia rubata, viene asfissiato da blocco della pubblicità. E chiude.

    Marcial Maciel, monsignore messicano è morto a fine secolo quando aveva a 87 anni ma era stato ridotto allo stato laicale a 84: per la prima volta nella storia recente della Chiesa, un Papa (Giovanni Paolo II) aveva privato della messa ad un sacerdote accusato di pederastia. La tenacia del cardinale Ratzinger lo aveva preteso per rispondere alle denunce accumulate in quarant’anni di istruttorie che si erano perdute nei corridoi vaticani. Distrazioni consuete a tante istituzioni e le vittime accusavano la Chiesa di coprire e tacere mentre le rivelazioni si moltiplicavano dal New York Times alle televisioni della costa pacifica. Alla fine la condanna si abbatte su un protagonista che aveva inorgoglito pontefici e burocrazie di Roma. Le quali salvano la grande opera realizzata da Maciel ma non nascondono il peccato.
    Marcial Maciel aveva fondato i Legionari di Cristo nel 1941. Li ha governati fino a quando l’interminabile inchiesta delineava le conclusioni. Per un tempo troppo lungo ha salvato il potere nel quale era riuscito ad aggregare politici e soldi. Lo avevano battezzato “parroco dei miliardari”. Un seminarista, sette anni fa aggiunge qualcosa: “Soldi e politica riguardano altre chiese dell’America Latina”. Quando Maciel inventa i Legionari di Cristo, il Messico è convalescente dalle guerre cristologiche nelle quali la persecuzione isterica di Benito Juarez e dei laici al potere non distinguevano tra il clero che si mescolava alla gente e i vescovi legati alle oligarchie agrarie e militari combattuto dalla loro rivoluzione. Maciel ha attraversato l’angoscia di quegli anni progettando una compagnia di preti legionari, strutture meno culturalizzate dei gesuiti, ma politicamente più intransigenti dell’Opus Dei. Pio XII ha riconosciuto il valore di “un’armata pronta alla battaglia”.

    Passa il tempo e diventano le “pupille degli occhi” di Giovanni Paolo II che si lascia affascinare dall’ipotesi di una diga integralista nell’America Latina animata dalle filosofie mercantili del neo liberismo, anche se la novità alla quale Marcial Maciel affida l’impegno di contenere il flusso popolare della teologia della liberazione, sceglie una definizione che suscita sospetti nel continente dove metà della gente resta sull’orlo della fame. I Legionari predicano la Teoria della Prosperità con una determinazione che sfiora il militarismo. Nel 1962 (racconto di un ex legionario uscito dall’ordine) nel cortile del collegio universitario di Anhaus, il più elegante e informatizzato del Messico – studi televisivi e postazioni radio uniche nel paese – gli studenti del seminario aprivano l’adunata del mattino alzando la mano destra per gridare felici “Heil Christus”. Brivido che riporta al delirio degli anni di Hitler. Ma ai Legionari serviva una scossa per contendere all’Opus Dei latina la formazione dei “leader dall’azione positiva”. Escono dal grembo dei Legionari ministri del governo del presidente messicano Fox (decaduto tre anni fa). Legionaria anche la moglie, Legionario Emilio Atzcarraga, proprietario di Televisa, la più importante holding in lingua spagnola del mondo. Legionaria la reginetta messicana della birra maritata con l’ambasciatore americano in Messico, compagno di scuola e amico del cuore dell’ex presidente Bush. Insomma, Lopez Obrador, candidato dalla sinistra alla poltrona di presidente, si era scontrato con ostacoli da scalare come montagne. E ha vinto l’avversario che i Legionari spingevano: Calderon, ombra di Fox. Intanto l’internazionale dei Legionari usciva da Città del Messico per aprire università e seminari in 18 paesi.

    L’università romana accoglie i visitatori nei tavoli di un ristorante raffinato, mobili e quadri di antiquariato; pietanze e vini della grande cucina serviti da novizi in divisa con sottana. Qui è invecchiato fra gli onori Marcial Maciel. Fino alla “scomunica del Papa” i suoi Legionari non abbandonavano il sogno di vederlo fra i beati per pareggiare la concorrenza col Balaguer dell’Opus Dei.

    Lo scontro più duro tra Opus Dei e Legionari si è consumato in Messico attorno al santuario della Vergine di Guadalupe, Lourdes dei due continenti. Dove miliardari di ogni America continuano ad assicurare l’eternità alle loro spoglie nei loculi scavati sotto l’altare, piccole tombe che costano più di una barca di sessanta metri o di un jet per dieci persone ma vengono considerate “buoni investimenti perché accorciano la strada verso il paradiso”. Alla fine l’Opus Dei ha vinto. E il santuario dei loculi d’oro è nelle mani del vincitore.
    IL FATTO 6 aprile 2010

    “UNO SCANDALO ENORME MI RICORDA IL WATERGATE”
    Parla Timothy Shriver, opinionista del Washington Post
    Se la Chiesa non confessa le proprie colpe, noi cattolici dovremo cercare altrove una guida spirituale.
    ALIX VAN BUREN
    «Se questa Chiesa, con la sua attuale gerarchia, col suo Papa e i suoi vescovi, non saprà confessare la Verità; se continuerà a nascondere le proprie colpe, come Nixon lo scandalo Watergate; se si dimostrerà più votata al potere che a Dio, allora noi cattolici dovremo cercare altrove una guida spirituale». Sono parole di piombo quelle che scaglia Timothy Shriver, erede dei Kennedy, il clan più cattolico d´America, figlio di Eunice, di cui ha ripreso la missione: battersi a favore dei “diversamente abili” in qualità di presidente delle Special Olympics fondate dalla madre. La sua invettiva ieri è apparsa sotto forma di un appello sul Washington Post. E subito ha avuto risonanza mondiale.
    Timothy Shriver, lei è cresciuto all´interno di un bastione del cattolicesimo, legato alla Chiesa d´Irlanda. Eppure uno dei suoi fendenti più duri è riservato al Cardinale Arcivescovo d´Irlanda. Perché?
    «Perché lui, come molti altri vescovi nel mondo, non solo non è intervenuto contro gli abusi, ma a quanto pare si è prodigato nell´insabbiare lo scandalo. E la pista non si ferma lì: sembra condurre più in alto, allo stesso Papa, che da arcivescovo di Monaco forse ha avuto una parte nel rinviare il problema senza affrontarlo. Tutto questo mi ricorda lo scandalo Watergate».
    Lei traccia, nientemeno, un parallelo fra il Vaticano e l´Amministrazione Nixon?
    «Le similitudini sono molte. Ciò che sembrava un´infrazione di poco conto, l´irruzione di un paio di ladruncoli nelle stanze del Watergate, finì per scoperchiare la corruzione ai più alti gradi del potere. Risultò coinvolto il presidente, costretto alle dimissioni».
    Lei vuole dire che Ratzinger dovrebbe dimettersi?
    «No, non dico questo. La vita del Papa è segnata dalla devozione, dobbiamo confidare che lo Spirito Santo operi attraverso di lui. Però lui deve dimostrare, con urgenza, la leadership spirituale e morale cui noi cattolici agogniamo».
    E se non lo facesse?
    «Allora dovremo rivolgerci altrove. Il mondo è pieno di uomini e donne santi, leader monastici, laici, dedicati alla missione di Dio: leggeremo i loro libri, ascolteremo le loro parole, per tornare alla fede che noi professiamo, che è fede in Dio, e non in una gerarchia che ha perso credibilità, e pare più votata a conservare il potere che a vivere nello spirito del Vangelo».
    LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE  6 APRILE 2010

    LA STAMPA ESTERA CONTRO IL PAPA “A PASQUA SILENZIO SULLA PEDOFILIA”
    Il Vaticano: “È solo una campagna diffamatoria”
    Dal Pais a Le Monde: “Nessuna parola sulle violenze dei sacerdoti”
    CITTÀ DEL VATICANO – L´orgoglio cattolico in difesa del Papa si materializza – a sorpresa – prima della solenne Messa di Pasqua nella persona del cardinale decano Angelo Sodano. Vera e propria alzata di scudi per difendere il Pontefice dalle critiche per lo scandalo della pedofilia nella Chiesa.
    Critiche apparse ancora ieri sui maggiori giornali europei e statunitensi, con qualche autorevole testata – come il Washington Post – che chiede persino le dimissioni di Benedetto XVI. «Santità, tutta la Chiesa le è vicino ed il popolo di Dio non si lascerà impressionare dal chiacchiericcio del momento», declama Sodano davanti a Benedetto XVI. Un fuori programma inedito destinato a sollevare anche interrogativi e polemiche là dove il cardinale Sodano dà l´impressione di voler derubricare lo scandalo della pedofilia tra i preti a un banale «chiacchiericcio». Come, in effetti, avviene ieri negli editoriali dei più importanti quotidiani internazionali che quasi all´unanimità mettono l´accento sui «silenzi» che il Pontefice ha osservato sui preti pedofili durante la Settimana Santa e nella omelia di Pasqua tenuta dalla Loggia della Benedizione della basilica vaticana. Come, ad esempio, scrivono El Pais in Spagna, il Times e il Guardian nel Regno Unito, Le Monde in Francia, che nelle edizioni di ieri hanno puntano il dito contro «le mancanze» di Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa. «Il Papa ha terminato la Settimana Santa così come l´aveva iniziata – scrive, tra l´altro, El Pais -, senza pronunciare una sola parola sui casi di abusi sui minori».
    Il Times di Londra riporta invece le proteste che hanno segnato la messa pasquale nella cattedrale di Dublino, in Irlanda, con un gruppo di fedeli che ha tentato di portare fin sull´altare delle scarpe da bambino per ricordare le vittime degli abusi al grido di “vergogna” rivolto all´arcivescovo Diarmuid Martin. Negli Usa, critiche dal New York Times – che con Maureen Dowd ha suggerito polemicamente alla Chiesa di servirsi di «sessorcisti» più che di esorcisti – e dal Washington Post, che paragona la crisi del clero cattolico allo scandalo Watergate degli anni ‘70 che costrinse il presidente Nixon alle dimissioni. Attacchi anche dal settimanale tedesco Der Spiegel che accusa il Papa di aver «guastato i rapporti con ebrei e musulmani, con molti cattolici, e anche con i tedeschi che, al momento della sua elezione erano tanto fieri di lui».
    È solo «un´eclatante campagna diffamatoria» che mira a colpire non i preti pedofili ma direttamente il Papa», controbatte la Radio Vaticana, che cita un rapporto governativo Usa del 2008 secondo cui i sacerdoti cattolici coinvolti in casi di abusi sarebbero meno dello 0,03%. Mentre oltre il 64 per cento dei casi di abusi sono commessi da genitori, parenti o conviventi, dunque all´interno delle relazioni familiari. «La Chiesa – ricorda la nota trasmessa nel radiogiornale internazionale – difende la giustizia, e la prima giustizia è il diritto alla vita, difende la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».
    Così c´è chi vede nelle critiche l´obiettivo di escludere la Chiesa dal dibattito pubblico su temi cruciali; per non parlare poi di «avvocati senza scrupoli che tentano di mettere le risorse del Vaticano alla portata dei tribunali».
    Papa Ratzinger, intanto, tornato a parlare in pubblico ieri, lunedì di Pasquetta, da Castel Gandolfo ha ricordato ai sacerdoti di essere «come gli angeli». Una esortazione fatta forse per indicare, indirettamente, la strada da seguire per «pulire» la Chiesa da quella parte del clero che si è macchiata di peccati imperdonabili come le violenze sessuali su minori.
    (o. l. r.)
    LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE 6 APRILE 2010

    NORVEGIA, VESCOVO CONFESSA E SI DIMETTE. GEORG MUELLER HA 58 ANNI, L’EPISODIO RISALE A VENTI ANNI FA
    La Chiesa Norvegese ammette: “Siamo sconvolti”
    “Ho abusato di un ragazzo minorenne”
    OSLO – Mentre le prime pagine dei giornali riportano il “serrate le fila” in Vaticano contro gli attacchi al Papa, arriva una nuova notizia di abusi da parte di una alta autorità cattolica. E arriva dalla Norvegia, terra finora rimasta lontana da questo genere di scandali.
    Un vescovo cattolico norvegese, Georg Mueller, ha confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne. La notizia viene riferita dalla tv di stato norvegese, Nrk. In seguito alla confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno.
    E’ il primo caso di pedofilia legato alla Chiesa cattolica in Norvegia e il caso è stato confermato dalle autorità ecclesiastiche con una nota dai toni accorati: “La chiesa cattolica norvegese – si legge – è sotto shock dopo la rivelazione che l’ex vescovo di Trondheim (nel sud del Paese) si è dichiarato colpevole di abusi su un minore, ragione delle sue dimissioni lo scorso anno”.
    Georg Muller, 58 anni, è originario di Trier in Germania. Secondo il quotidiano Adresseavisen, che ha reso nota la vicenda, gli abusi risalgono a più di 20 anni fa, quando Muller era sacerdote a Trondheim. La vittima era un ragazzo del coro che oggi ha circa 30 anni e ha ricevuto un indennizzo dalla chiesa.
    (07 aprile 2010)
    LA REPUBBLICA EDIZIONE ONLINE

    25 SACERDOTI E UN VESCOVO ACCUSATI A VERONA DI VIOLENZE SU EX ALLIEVI SORDI, MA I REATI NON SONO PIÙ PERSEGUIBILI
    di Vania Lucia Gaito
    L’agghiacciante vicenda dell’Istituto Provolo per sordi, di Verona, sfociata nella testimonianza pubblica di 67 ex allievi che denunciano le violenze sessuali subite, rievoca il caso americano di padre Murphy, venuto recentemente alla ribalta delle cronache. Testimonianze precise, che coinvolgono 25 sacerdoti e un vescovo, tutti citati per nome. Il vescovo è monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è in corso un processo di beatificazione. Dagli anni ’50 fino al 1984, una sequenza di orrori. Eppure non ci saranno indagini e processi per i sacerdoti coinvolti, neppure per quelli ancora in vita: è intervenuta la prescrizione e i reati non sono più perseguibili. La legge italiana prevede infatti tempi precisi entro i quali i procedimenti per abusi sessuali ai danni di minori possono essere perseguiti: 10 anni.
    “La prescrizione decorre dalla data in cui viene consumato il reato”, afferma l’avvocato Paola Rubino, difensore di parte civile nel processo a carico di padre Turturro (sacerdote antimafia di Palermo, accusato nel 2003 di aver compiuto abusi sessuali ai danni di alcuni bambini della sua parrocchia), conclusosi con la condanna in primo grado a sei anni e mezzo. “Quella della prescrizione è una problematica legata a tutti i tipi di reato, in particolar modo i tempi diventano problematici quando si parla di abusi sessuali. Si tratta di reati consumati con modalità particolari, spesso la vittima è già di suo psicologicamente debole, perché viene da situazioni personali o familiari problematiche. Si instaura poi tra abusante e abusato un meccanismo simile a quello del plagio. Non di rado occorre parecchio tempo, anche anni, prima che la persona offesa sia capace di denunciare l’abuso.”
    Come nel caso dei bambini sordi dell’istituto Provolo, come per i bambini delle scuole irlandesi del rapporto Ryan, come per i casi americani, trascorrono spesso anni. Molto però dipende dalla volontà politica di perseguire realmente certi crimini. Negli Stati Uniti, per esempio, lo stato della California approvò una legge che creava una finestra di un anno durante la quale potevano essere presentate denunce senza limiti retroattivi di tempo, in modo che anche abusi commessi decenni prima potessero essere perseguiti e risarciti. In Italia, al contrario, spesso non si riesce ad arrivare a sentenza definitiva prima che siano trascorsi i fatidici dieci anni della prescrizione. Come nel caso di don Giorgio Carli che, condannato in appello a sette anni e mezzo, ha visto prescriversi il reato prima della fine del processo in Cassazione. “Non è soltanto un problema legato alla tardività delle denunce” prosegue l’avvocato Rubino. “I fattori concomitanti sono molti, le indagini che si dispiegano in lunghi archi temporali, il fatto che molti magistrati siano oberati di lavoro, e poi ovviamente i tempi tecnici tra l’avviso di conclusione delle indagini, il rinvio a giudizio, l’udienza preliminare e tutti quei passaggi previsti dalla procedura. Ovviamente si tratta di un problema che investe sia il denunciante che il denunciato: nel primo caso perché potrebbe intervenire la prescrizione e il reato non sarebbe più punito, nel secondo perché se l’imputato non è colpevole dei reati a lui ascritti la sua innocenza dovrebbe essere riconosciuta il prima possibile.” Spesso le vittime non denunciano perché non hanno la certezza che un eventuale processo si concluda nei termini previsti dalla legge, quindi, ma anche perché temono il giudizio sociale. “Gran parte della società è impreparata, incapace di fronteggiare l’abisso oscuro della pedofilia. Certo, si affronta come tematica astratta, ma quando si ‘incarna’ nel vicino di casa, nel collega di lavoro o nel proprio parroco non si riesce più a coniugare l’immagine pubblica di quella persona con le accuse. E’ uno dei motivi per cui la società si schiera spesso al fianco dell’accusato, non della vittima, emarginando chi, con grande difficoltà, è riuscito a denunciare quanto subito” afferma Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione antipedofilia “Prometeo”, che da anni chiede l’allungamento dei tempi di prescrizione del reato, se non che la prescrizione sia del tutto abolita. Frassi è stato fra i primi a schierarsi a sostegno delle vittime della pedofilia clericale e a rompere il muro del silenzio, organizzando già nel 2001 una conferenza con l’associazione “Snap”, che riunisce le vittime statunitensi dei preti pedofili. “Come altre associazioni, anche noi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di vittime di abusi da parte di religiosi, ma in particolare in questi casi ci viene chiesto di aiutare la vittima ma non si vuole sporgere denuncia. Quando si tratta di preti accusati di abusi sessuali, si arriva a situazioni veramente difficili, per la tendenza delle realtà locali a chiudersi in difesa dei propri sacerdoti.” Resta però aperta la possibilità di un risarcimento dei danni attraverso una causa civile: un danno infatti può manifestarsi anche parecchio tempo dopo, soprattutto laddove risulti di ordine soggettivo. Ma non serve assolutamente a condannare i colpevoli e, soprattutto, a tenerli lontani dai bambini.
    IL FATTO 7 APRILE 2010

    PRETI PEDOFILI, LA MOSSA DEL VATICANO. «IL PAPA PRONTO A INCONTRARE LE VITTIME»
    Lo ha reso noto il portavoce padre Federico Lombardi
    «Molti non cercano compensi, ma aiuto interiore e un giudizio nella loro dolorosa vicenda personale»
    CITTÀ DEL VATICANO – Papa Benedetto XVI è disponibile a «nuovi incontri» con vittime dei preti pedofili. Lo ha reso noto a Radio Vaticana il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Molte vittime non cercano compensi economici, ma aiuto interiore, un giudizio nella loro dolorosa vicenda personale». È in questo contesto, spiega padre Lombardi, che il pontefice ha scritto nella lettera agli irlandesi «di essere disponibile a nuovi incontri».
    CAPIRE – La Chiesa deve «anzitutto continuare a cercare la verità e la pace per gli offesi», ha aggiunto il portavoce vaticano. «Una delle cose che colpisce di più è che vengono oggi alla luce tante ferite interiori che risalgono anche a molti anni addietro – a volte di diversi decenni – ma evidentemente ancora aperte. C’è qualcosa che va ancora capito veramente».
    DOPPIO GIUDIZIO – Secondo padre Lombardi, i colpevoli di questi reati devono andare incontro a un doppio giudizio: penale e canonico. «Bisogna continuare ad attuare con decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli e della collaborazione con le autorità civili per quanto riguarda le loro competenze giudiziarie e penali, tenendo contro delle specificità delle normative e delle situazioni nei diversi Paesi. Solo così – aggiunge – si può pensare di ricostuituire effettivamente un clima di giustizia e la piena fiducia nell’istituzione ecclesiale», ha aggiunto il portavoce vaticano. «La trasparenza e il rigore si impongono come esigenze urgenti di una testimonianza di governo saggio e giusto nella Chiesa».
    IMPARARE DAL PAPA – Tutti, sottolinea padre Lombardi, dovremmo imparare da Papa Ratzinger «la costanza necessaria per crescere nella verità, rispondendo con pazienza allo stillicidio di “rivelazioni” parziali o presunte che cercano di logorare la credibilità sua o di altre istituzioni e persone della Chiesa. Di questo paziente e fermo amore della verità abbiamo bisogno».
    RIVOLUZIONE SESSUALE – L’analisi di padre Lombardi è che è necessaria una più efficace formazione dei futuri sacerdoti, anche per quanto riguarda la loro sessualità, dopo la rivoluzione sessuale degli scorsi decenni e un diffuso secolarismo. «In fondo si tratta di riscoprire e riaffermare senso e importanza del significato della sessualità, della castità e delle relazioni affettive nel mondo di oggi, in forme molto concrete e non solo verbali o astratte. La formazione e la selezione dei candidati al sacerdozio, e più generalmente del personale delle istituzioni educative e pastorali, sono la premessa per un`efficace prevenzione di abusi possibili».
    Corriere della Sera
    09 aprile 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

    RATZINGER LO SPETTRO DELLE DIMISSIONI
    Impensabili: ma il velo caduto sugli abusi ha rotto un dogma
    di Marco Politi
    Alla fine la valanga degli scandali è piombata ai piedi del trono papale. La firma di Ratzinger su una lettera del 1985, che sconsiglia l’espulsione immediata di un prete pedofilo, è un colpo pesante al Papato. Negli Stati Uniti colgono la crisi gravissima e agitano lo spettro delle dimissioni. “Un Papa può dimettersi?”, si domandano a New York. E poi: “Qualcuno può spingerlo a ritirarsi?”. Perché la mentalità anglosassone è fatta di un’essenzialità dalle formulazioni brutali. L’Autorità colta in fallo, il Potere supremo inchiodato nell’attimo in cui dice o fa ciò che non doveva né dire né fare perde credibilità, prestigio, autorevolezza. E l’unica via d’uscita per il leader dopo l’errore fatale è l’abbandono di campo.  Giorni fa la vescova tedesca Margot Kaesemann si è dimessa da presidente delle Chiese protestanti di Germania per il solo fatto di essersi trovata in macchina con un tasso alcolico superiore a quanto permesso. Non sarebbe stata più credibile, ha spiegato.
    “(In)Fallibile”, titola in copertina il settimanale tedesco Spie-gel, raffigurando Benedetto XVI. In Vaticano le dimissioni papali non sono in agenda, sono impensabili, sono inimmaginabili. Nessuno può chiederle, nessuno può costringerlo. Ma  la paura sta invadendo i sacri palazzi. Si teme che la crisi – la più destabilizzante da quando i bersaglieri a Porta Pia cancellarono il millenario Stato pontificio – sia foriera di sviluppi impensabili, di contraccolpi imprevedibili, di sorprese sempre peggiori. Non cominciò così, dicono in America, il Watergate: un piccolo scasso effettuato da falsi idraulici? Sembrava un incidente facilmente circoscrivibile… Per la prima volta che il Papato si misura con un avversario più potente di qualsiasi stato, di qualsiasi movimento, di qualsiasi ideologia. L’opinione pubblica internazionale, che ha capito quanto la pressione dei media e dei processi abbia spinto la Chiesa a confessare le sue colpe, alzando il velo sugli insabbiamenti di crimini odiosi e ponendo la Suprema Autorità del cattolicesimo dinanzi ad una scelta cruciale: raccontare tutta  la verità su ciò che è stato fatto o non fatto nel cuore stesso dell’apparato vaticano o lasciarsi travolgere da ondate di rivelazioni.
    Se in America l’80 per cento dei cattolici non si riconosce nella linea tenuta da Ratzinger nelle ultime settimane, anche in Italia l’opinione pubblica non gli è favorevole. Il 62 per cento degli italiani “non approva l’operato della Chiesa e del Papa in questo frangente” (Istituto Piepoli). Perché Benedetto XVI non ha proseguito sulla  via della denuncia e del pubblico mea culpa a Pasqua, quando il mondo intero guardava a lui. E perché arrivano nuovi materiali che lo chiamano direttamente in questione. I punti di vulnerabilità si stanno accumulando.1. A Monaco di Baviera un prete pedofilo, accolto in diocesi solo per una terapia, viene riassegnato nel 1980 ad un’altra parrocchia. Il vicario generale (che si è assunto ogni responsabilità  ) scrisse un memorandum in proposito all’arcivescovo Ratzinger. L’arcivescovo ha letto l’appunto? C’è un motivo, per cui in una realtà così attenta alle regole burocratiche come quella tedesca, non doveva essere letto?2. Nel 1996 il vescovo di Milwaukee chiede alla Congregazione per la Dottrina della fede, guidata dal cardinale Ratzinger, di aprire un processo canonico contro il prete pedofilo Murphy, che ha abusato di duecento minori sordomuti. Nel 1997 mons. Bertone, vice di Ratzinger al Sant’Uffizio, autorizza l’apertura del procedimento.  Nel 1998 il vescovo americano e un suo confratello vengono convocati in Vaticano da Bertone e il processo fermato, perché in Vaticano sono sorti improvvisamente “dubbi sulla fattibilità e opportunità”. Di fatto Murphy, vicino a morire, ha chiesto clemenza a Ratzinger. 3. Nel 2000 viene insabbiato il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Maciel, accusato di abusi plurimi. Ratzinger vorrebbe intervenire, ma resta aperto l’interrogativo su chi fra i collaboratori papali è riuscito a convincere Giovanni Paolo II a non aprire un’inchiesta.

    4. I fatti di Oakland sono esplosivi  . Un vescovo chiede nel 1981 alla Congregazione per la Dottrina della fede di ridurre allo stato laicale un prete pedo-filo, già condannato in tribunale e che ha chiesto personal-mente di lasciare la tonaca. Il cardinale Ratzinger, nella risposta data solo nel 1985, non disconosce i gravi motivi “e tuttavia” (attamen, che in latino è un “ma” molto rafforzato) invita il vescovo a tenere conto del “bene della Chiesa universale” e dei “danni” che potrebbero venire alla comunità parrocchiale. (Quest’anno, nella sua lettera gli Irlandesi, Benedetto XVI parlerà di “preoccupazione malriposta per il buon nome della Chiesa”). Il vescovo sostiene che il pedofilo crea più scandalo ai fedeli rimanendo nelle fila del clero che andandosene. Però il Vaticano non gli dà retta ed esige un esame “più accurato”. Solo nel 1987 al prete verrà tolta la tonaca.
    La lettera riflette l’atmosfera nella Chiesa cattolica negli anni Ottanta: protagonisti sono le autorità ecclesiastiche, il prete accusato, il “bene della Chiesa”, l’eventuale scandalo per i fedeli. Le vittime non sono mai menzionate.
    E’ un paradosso tragico che Joseph Ratzinger, il quale appena  eletto pontefice si è battuto con grande fermezza e coerenza contro gli abusi sessuali del clero, venga oggi inseguito dai fantasmi di un passato in cui a tutti i livelli della Chiesa cattolica le “vittime non furono ascoltate” (come lui stesso ha scritto nel messaggio agli Irlandesi). Ma nel meccanismo delle rivelazioni c’è qualcosa di inarrestabile. E certamente si scaricano oggi su Benedetto XVI malumori, insofferenze e tensioni accumulate nell’opinione pubblica esterna e interna alla Chiesa nei confronti della sua linea tradizionalista, così chiusa alle riforme.  Nell’arco di poche settimane è mutato l’oggetto del contendere. Non si parla più dei silenzi della Chiesa, ma è in discussione l’inattaccabilità o meno del Romano Pontefice. La sua credibilità internazionale. A sua difesa si stanno muovendo i grossi calibri. Vescovi e cardinali, l’Opus Dei, i Cavalieri di Colombo che in America hanno indetto una “novena” di solidarietà al Papa. In Italia si sta progettando una manifestazione dei cattolici in appoggio del Papa. Eppure, se non riuscirà a chiudere la vicenda con un atto di trasparenza totale, Benedetto XVI vedrà profilarsi sulla scena internazionale l’interrogativo bruciante: come potrà guidare la Chiesa cattolica? Con quale carisma?
    IL FATTO QUOTIDIANO 11 APIRLE 2010

    “DA RATZINEGR NUOVE INIZATIVE” PEDOFILIA, BERTONE ANNUNCIA LA SVOLTA
    Le linee guida anti-abusi: i vescovi denunceranno i preti colpevoli
    Sarà anche abolita la prescrizione. “Mi auguro la stessa severità da parte di altre istituzioni”
    Giro di vite del Vaticano: riduzione allo stato laicale dei religiosi molestatori
    ORAZIO LA ROCCA
    CITTÀ DEL VATICANO – «Denunce alle autorità civili da parte dei vescovi». «Riduzione allo stato laicale su diretta decisione del Papa, senza processi, senza appelli e senza possibilità di revoche». «Abolizione della prescrizione». «Obbligo per i vescovi di salvaguardare i bambini isolando tempestivamente i chierici sospettati, anche in attesa di chiarimenti». Ecco – in sostanza – l´atteso giro di vite concepito dal Vaticano per far fronte al dilagare dello scandalo della pedofilia nel clero. Lo hanno annunciato ieri le autorità pontificie presentando le Linee guida per contrastare gli abusi sessuali su minori nella Chiesa.
    Il documento – due pagine scritte in inglese pubblicate sul sito on line vaticano – contiene in sintesi parte delle norme varate riservatamente nel 2001 nell´Istruzione «Delicta Graviora» – I delitti più gravi – voluta dall´allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto dell´ex Sant´Uffizio, e firmata da Giovanni Paolo II. In quel testo la Santa Sede assunse, tra l´altro, la diretta competenza sui reati di pedofilia e di abusi sessuali tra i chierici, sottraendoli al controllo giuridico e repressivo dei soli vescovi locali. Ma rispetto al 2001, le Linee guida presentate ieri hanno due importanti novità proprio in materia di repressione. Per la prima volte viene sancito che i vescovi devono denunciare alle autorità civili i preti colpevoli e che la loro riduzione allo stato laicale può essere decisa su diretto intervento del Papa «anche senza un regolare processo e con un pronunciamento inappellabile». «Presto ci saranno altre sorprese per stroncare delitti tanto abominevoli. Le sta preparando il Santo Padre», ha annunciato ieri il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone da Santiago del Cile. Ma «mi auguro che facciano altrettanto anche altre istituzioni e religioni non cattoliche», ha aggiunto il porporato, escludendo che «la pedofilia sia collegabile al celibato sacerdotale, caso mai questo tipo di patologie sessuali sono da mettere in relazione alla omosessualità».
    Le Linee guida sono divise in tre parti. Nella prima («Procedure preliminari»), si stabilisce che è compito dei vescovi indagare su «ogni accusa di abusi sessuali su minori da parte di un sacerdote». «Se l´accusa appare verosimile, il caso – puntualizza il testo – va riferito alla Congregazione per la dottrina della fede» con «tutte le informazioni necessarie» da parte del vescovo, che è obbligato anche a rendere note «procedure e misure» adottate per isolare i preti accusati e «per salvaguardare la comunità, incluse le vittime». Nella seconda parte si descrivono le procedure. Preso in esame il caso, l´ex Sant´Uffizio può autorizzare il vescovo locale a un processo penale di fronte al tribunale diocesano o anche un processo amministrativo penale di fronte a un delegato del vescovo affiancato da due assistenti. I casi «più gravi» vanno sottoposti al giudizio «inappellabile» del Pontefice «per il bene della Chiesa». Il prete chiamato a «rispondere delle accuse» può fare ricorso all´ex Sant´Uffizio nel caso di condanne a suo carico. Il giudizio finale, prescrive la Guida, «è della Congregazione». In caso di condanna – e siamo alla terza parte della Guida – sono previste una serie «di pene canoniche (richiamo, ammonimento, obbligo del silenzio, divieto di celebrazione in pubblico), la più grave delle quali è la riduzione allo stato laicale».
    Sullo scandalo della pedofilia, intanto, la presidenza della Cei in una nota invita la Chiesa italiana al «dovere della purificazione» pregando, in particolare, per le vittime di abusi sessuali e per quanti, in ogni parte del mondo, si sono macchiati di tali odiosi crimini». La Cei sollecita, inoltre, tutte le parrocchie ad «unirsi» simbolicamente intorno al Papa con «preghiere, veglie e recite di rosari» in occasione del quinto anniversario dell´elezione di Benedetto XVI al pontificato, che ricorre il prossimo 19 aprile.
    LA REPUBBLICA 13 APRILE 2010

    ABUSI SU BIMBA, ARRESTATO SACERDOTE. CURIA DI TERAMO COLLABORA ALLE INDAGINI
    In manette un prete quarantenne di origini indiane: avrebbe violentato sessualmente una bambina di 10 anni
    Il sacerdote si copre la testa all’uscita dalla Procura (Ansa)TERAMO – Si trova in carcere a Teramo, in attesa dell’interrogatorio di garanzia il sacerdote quarantenne di origine indiane arrestato lunedì con l’accusa di aver violentato, lo scorso Natale, una bimba di dieci anni nel Teramano. Il prete è finito in manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip. All’indagine, partita da una denuncia dei genitori con cui la bambina si era confidata, ha collaborato la Curia di Teramo.
    ESERCITAVA DA DUE-TRE ANNI – Il sacerdote esercita da 2-3 anni in una zona vicina al capoluogo. Proprio lunedì era tornato dall’India dove si era recato per visitare la madre malata. Secondo quanto si è appreso, sarebbe uno soltanto l’episodio di molestie sessuali nei confronti della bambina. Il sacerdote, pur dipendendo dal vescovo di Teramo per l’attività parrocchiale, fa capo al superiore del suo ordine religioso. L’arresto è stato seguito dai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria presso la Procura che da alcuni mesi indagava dopo la denuncia dei genitori della piccola.
    VESCOVO ADDOLORATO – Addolorato, il vescovo di Teramo Michele Seccia ha espresso un senso di vergogna e di umiliazione, oltre che solidarietà per la sofferenza della famiglia interessata da questa triste vicenda. Seccia, ospite della trasmissione televisiva Primaditutto di Teleponte, si è detto pronto ad incontrare i famigliari della bambina molestata. «Desiderio dell’incontro non è per insabbiare, dimenticare. Anzi, siamo stati i primi a continuare ad insistere perchè questa cosa venisse a galla e venisse risolta secondo la legge della Chiesa e della legge civile perchè siamo in uno stato di diritto dove le leggi vanno osservate».
    Corriere della Sera
    12 aprile 2010(ultima modifica: 13 aprile 2010)

    PEDOFILIA E VATICANO. L’ARCHIVIO USA CHE IN ITALIA NESSUNO CONOSCE

    di Sabrina Provenzani – 31 marzo 2010
    – Prima puntata
    Negli ultimi mesi, molti casi di pedofilia nella Chiesa cattolica sono venuti allo scoperto in tutto il mondo, in rapida sequenza, come in un domino.
    Stati Uniti, Irlanda, Germania, Olanda, Svizzera, Austria, Italia: le vittime di questi abusi, reiterati nel tempo e per anni nascosti, decidono ora di parlare, si rivolgono agli avvocati, pretendono attenzione e giustizia – non più solo quella divina, ma quella umana dei tribunali.
    E producono prove incontrovertibili, che le gerarchie ecclesiastiche hanno occultato per decenni. Non solo: dal 1981 al 2005 l’attuale papa Benedetto XVI fu a capo di quella Congregazione per la Dottrina della Fede cui spetta tuttora l’istruzione dei processi canonici ai danni di preti accusati di molestie. Come poteva non sapere dei tanti abusi segnalati in quel lasso di tempo?
    Fra questi, emblematico è il dossier raccolto e pubblicato nel marzo 2010 dal New York Times, che documenta le violenze compiute, dal 1950 al 1974, da un prete cattolico, Padre Lawrence Murphy, su 200 bambini sordomuti a lui affidati nella Diocesi di Milwaukee, nel Wisconsin, Usa.
    Oltre a contenere inequivocabili testimonianze di alcune delle vittime, il dossier dimostra anche come i diretti superiori di Murphy fossero a conoscenza delle sue azioni almeno dal 1974 e ne avessero informato le gerarchie vaticane. Perché non intervennero per punire il prete, rendere pubbliche le denunce e costringerlo a lasciare l’abito talare?
    Perché gli italiani possano farsi liberamente un’opinione su questo scandalo abbiamo deciso di tradurre il dossier del New York Times e metterlo a disposizione sul sito a puntate.
    Nella prima, la testimonianza di una giovane vittima, raccolta nel 1974; il memorandum con cui l’Arcivescovo di Milwaukee concede a Murphy un “congedo per motivi di salute” dalla Saint John School, l’Istituto per sordomuti dove furono commessi gli abusi;  la foto di Murphy “MOST WANTED” distribuita, sempre nel 1974, dagli studenti della scuola per denunciare le molestie subite.
    I DOCUMENTI CHE SEGUONO, NEL DOSSIER DEL NEW YORK TIMES, SONO ARCHIVIATI CON UN NUMERO PROGRESSIVO E LA DICITURA “ARCH_MARSHALL”, cioè si trovavano nell’archivio dell’arcivescovo dell’epoca.
    15 maggio 1974
    Io, [omissis] mi sono diplomato alla St.John’s School per Sordi nel maggio 1970. Quello che segue è il racconto dei miei rapporti con Padre Lawrence Murphy dal 1964 al 1970.
    Nel 1964 mi recai nell’ufficio di Padre Murphy per parlargli dei problemi che avevo con una delle Sorelle, e Padre Murphy mi rimproverò, dicendomi che ero stato cattivo. Poi mi attirò nella sua stanza e mi iniziò al sesso. Per prima cosa mi sculacciò con la cintura dei pantaloni e poi prese a toccarmi il pene mentre mi parlava di sesso.
    Lo fece tante altre volte: mi tormentava perché andassi nella sua stanza e mi costringeva a commettere atti impuri. Pochi giorni dopo mi raggiunse nel dormitorio maschile e cominciò a toccarmi mentre [omissis] ci guardava dal suo letto. Una notte vidi Padre Murphy che toccava il pene di [omissis] nel suo letto.
    Intorno al 1967 o 1968 fummo trasferiti in un nuovo edificio della scuola e anche lì Padre Murphy venne nella mia stanza – non c’erano porte – e mi toccò mentre mi trovavo nella parte superiore del letto a castello, mentre [omissis] dormiva di sotto. Mi molestò molte volte, fino al mio diploma.
    Mi toccò alcune volte anche durante la confessione, in camera da letto, in bagno o nel suo ufficio. Quando mi confessava mi chiedeva sempre: “Hai mai fatto questo con altri ragazzi?”. Io rispondevo di sì e lui allora mi chiedeva i nomi degli altri ragazzi e io finii per dirglieli. Così cominciò a molestare anche gli altri.
    Durante il periodo estivo ci portava al suo cottage e una volta, mentre sedevo in auto al suo fianco dal lato del passeggero, mi toccò anche di fronte agli altri, ma non so se ci videro. Ci trattava come fossimo sui figli: ci portava al cinema, al ristorante, alle mostre… mi toccava nella stanza da letto del cottage e lo faceva anche con gli altri ragazzi.
    Durante il mio viaggio prima del diploma, una settimana e New York e a Washington, mi molestò anche in albergo. Ho sofferto molto a causa di Padre Murphy per sei anni.
    Se andrò davanti a una corte, proverò che tutto questo è vero: chiederò a Padre Murphy di spogliarsi e prima che lo faccia rivelerò ai giudici che il pene di padre Murphy non è circonciso.
    Ancora una cosa: spesso Padre Murphy veniva nella sala docce e fissava i nostri peni. Allora il nostro supervisore era il signore Barnett.
    In fede
    [OMISSIS]A seguito di questa e altre denunce, la Diocesi decise di allontanare Padre Murphy dalla scuola e per occultare le vere ragioni della sospensione decise di concedergli un “congedo per motivi di salute” specificando che questa doveva essere la motivazione indicata nei documenti pubblici.
    12 Settembre 1974MEMORANDUM
    OGGETTO: Padre Lawrence Murphy
    DA: Padre Robert G. Sampon

    In una conversazione telefonica con padre Murphy Sabato 7 settembre 1974 sono stati definiti i seguenti dettagli:
    Padre Murphy prenderà quello che sarà chiamato “congedo temporaneo per motivi di salute” a partire da metà settembre. Questa sarà la definizione riportata nell’edizione autunnale dell’annuario del Catholic Herald Citizen e nel prossimo manuale pastorale.
    Questo congedo durerà fino alla fine di Novembre. Allo scadere di questo periodo padre Murphy dovrà prendere contatti con l’Arcivescovo per ricevere istruzioni.
    Per quanto riguarda gli aspetti finanziari, ecco gli accordi:
    La St John’s School gli pagherà lo stipendio fino alla fine di settembre.
    Per lo stipendio pieno di Ottobre e Novembre Padre Murphy farà domanda al Fondo ecclesiastico di san Michele. La segreteria dovrà verificare che l’Arcivescovo abbia concesso il congedo temporaneo per motivi di salute.
    La St. John’s School lo manterrà nel progetto Blue Cross/Blue Shield fino alla fine dell’anno 1974, a partire dal prossimo trimestre che avrà inizio il 1 ottobre.
    Il Padre dovrà informare il Fondo di san Michele in mondo che la sua assicurazione non venga trasferita.
    Padre Murphy ha versato i contributi pensionistici per l’anno 1975, per cui non è necessario dedurli dall’assegno del Fondo.
    Concordo nel chiedere che il Catholic Herald continui a inviare le sue copie a Padre Murphy all’indirizzo di Boulder Junction fino a diverso avviso.
    SEGUE INDIRIZZO E NUMERO DI TELEFONO
    Copia di questo memorandum sarà inviata al Fondo ecclesiastico di san Michele, a padre Murphy e all’Arcivescovo.

    PEDOFILIA-VATICANO
    di Sabrina Provenzani – 1° aprile 2010
    – Seconda puntata
    Mentre lo scandalo dei presunti preti pedofili scompare dalle homepage dei quotidiani italiani ma si allarga alla Florida, dove un uomo ha accusato il Vaticano e papa Benedetto XVI di aver mantenuto al proprio posto il prete che lo avrebbe violentato quando era adolescente, dal Wisconsin arriva la notizia della citazione in tribunale del Pontefice in persona.
    William McMurry, uno dei legali delle presunte vittime di padre Murphy, ha infatti chiesto alla Corte Distrettuale di Louisville che Benedetto XVI venga ascoltato come testimone, per rispondere alla domanda che ponevamo nella precedente puntata di questa inchiesta: com’è possibile che Joseph Ratzinger, che dal 1980 al 2005 era a capo della Congregazione della Dottrina della Fede [che valuta le segnalazioni di abusi da parte di preti in tutto il mondo] fosse all’oscuro del caso Murphy?
    Non è possibile, sostiene McMurry, secondo cui il Vaticano avrebbe “scoraggiato la persecuzione legale del clero e incoraggiato il mantenimento del segreto per proteggere la reputazione della Chiesa». Ricordiamo che il Pontefice, in quegli anni, era Giovanni Paolo II.
    Perché gliitaliani possano farsi un’idea indipendente di quanto denunciato dal New York TImes, proseguiamo la pubblicazione, in traduzione, dei documenti del dossier sul caso Murphy.
    Di seguito, la lettera con cui il Reverendo Raphael M.Fliss, stretto collaboratore del Vescovo di Superior, sempre nel Wisconsin, intercede presso la Diocesi di Milwaukee a favore di padre Lawrence Murphy.
    È il 1980: sono passati cioè sei anni dalle denunce che hanno provocato l’allontanamento di Padre Murphy dalla St.John School per sordomuti dove, secondo le sue vittime, dal 1950 al 1974 avrebbe abusato di 200 dei suoi allievi.
    DIOCESI DI SUPERIOR
    1201 HUGHITT AVE
    SUPERIOR, WISCONSIN, 54880
    9 luglio 1980

    Al Reverendo Joseph A. Janicki
    Vicario per il Personale – Arcidiocesi di Milwaukee
    P.O Box 2018
    Milwaukee, WI 53201

    Caro Padre Janicki:
    Padre Lawrence Murphy, dell’Arcidiocesi di Milwaukee, risiede attualmente vicino Boulder Junction, nel Wisconsin. Vive con discrezione, con sua madre. È diventato ottimo amico e collaboratore pastorale [un ruolo che consente a chi lo ricopre di esercitare diversi aspetti del ministero, fra cui la guida pastorale e la formazione di bambini e adolescenti, ndt] di padre Irving C. Meyett della chiesa di sant’Anna a Boulder Junction. Pedre Meyett è anche responsabile delle missioni a Presque Isle a Sayner. So che padre Murphy lo coadiuva in tutti e tre i luoghi.
    Non molto tempo fa, conversando con padre Murphy, è apparso molto chiaro che desidera chiarire la sua posizione e il suo rapporto con l’Arcidiocesi di Milwaukee. Vorrebbe trovare un modo e una destinazione per tornare ad esercitare la sua vocazione da prete e il suo talento nell’apostolato dei sordi. Desidera sopra ogni cosa fare ritorno all’Arcidiocesi di Milwaukee e lì esercitare il suo ministero nella comunità dei sordi adulti. Sarebbe ben felice di prendere in considerazione altre possibilità, qualora fosse necessario.
    In una recente conversazione con l’Arcivescovo Weakland ho avuto l’impressione che, per il momento, non sia consigliabile invitare padre Murphy a tornare a Milwaukee per lavorare con i sordi.
    Mi domando se sia possibile abusare della Vostra cortesia e del vostro ruolo per chiedervi di portare con me la vicenda fino in fondo. Credo che padre Murphy abbia molto da offrire, in particolare nel campo dell’apostolato dei sordi.
    È raggiungibile presso la chiesa di Sant’Anna, P.O. Box 110, Boulder Junction, Wisconsin 54512.
    Confidando che voi continuiate a conservarvi in salute e letizia
    Vostro in Cristo
    [Segue firma]

    Reverendissimo Reverendo Raphael M. Fliss
    Assistente del vescovo di Superior

    Questo documento ci fa capire tre cose:
    1) nonostante le accuse, padre Murphy non era stato sottoposto ad alcun tipo di sanzione, ma aveva potuto tranquillamente, nella più completa discrezione, conservare l’abito talare e addirittura esercitare il proprio ministero in qualità di stretto collaboratore di un altro prete presso una parrocchia e due “missioni”, cioè due centri pastorali dipendenti dalla parrocchia.
    2) il ruolo di collaboratore pastorale consente, fra l’altro, di amministrare i sacramenti e di esercitare un ruolo di guida spirituale e formatore di fedeli di ogni età.  Benché il reverendo Fliss non entri in dettagli, non possiamo escludere che nell’esercizio di queste funzioni Murphy entrasse in contatto con bambini e adolescenti.
    3) La diocesi di Superior, dove Murphy era stato trasferito, non era stata informata da quella di Milwaukee, né da altre autorità ecclesiastiche, della passata “condotta” del prete. Oppure, non la riteneva in contrasto con il suo desiderio di tornare a esercitare l’apostolato fra i sordi.
    Tratto da: gliitaliani.it

    PEDOFILIA E VATICANO. CASO MURPHY, IL RAPPORTO WALKER
    di Sabrina Provenzani – 2 aprile 2010
    – Terza puntata
    È il 12 dicembre 1993. Padre Lawrence Murphy, il sacerdote cattolico accusato di abusi sessuali da alcuni allievi della St John School per non udenti di Milwaukee (e per questo allontanato dall’incarico nel 1974), viene interrogato dalla dottoressa Kathy Walker, specializzata in turbe sessuali.
    A richiedere il parere dell’esperta è l’Arcidiocesi di Milwaukee, retta dal 1977 dall’Arcivescovo Rembert G.Weakland.
    La Walker stila un rapporto inequivocabile circa la pericolosità di Murphy e la possibilità che reiteri gli abusi e invita la Diocesi a prendere provvedimenti per controllarlo e restringerne l’attività pastorale TUTTORA in corso.
    Ecco la sua relazione, tradotta dal dossier disponibile sul sito del New York TImes. Particolarmente significativi sono i paragrafi
    RACCOMANDAZIONI e DISTORSIONI COGNITIVE.

    LM [Lawrence Murphy]

    I. Raccolta delle informazioni
    II. Conclusioni
    III. Raccomandazioni
    IV. Aree tematiche specifiche:

    A. Profilo delle vittime
    B. Comportamento sessuale
    C. Episodi/ contesto
    D. Scenario tipico della condotta sessuale
    E. Distorsioni cognitive
    F. Confessione
    G. Aspetti morali per un prete

    Riassunto (basato su autodichiarazione del cliente)

    Ammissioni/ dinieghi:
    –  dei nomi riferiti, ammette contatti sessuali con 19 ragazzi, nega di averne avuto con altri 10
    –  nega contatti sessuali con chiunque non sia nominato in denunce esterne, e ammette solo quelli di cui è accusato
    –  il numero di contatti sessuali PER BAMBINO varia da 1 a più di 25 (non ne ammette più di 25 ma non nega che sia stato possibile un numero di incontri più alto)
    – periodo di tempo in cui questi contatti con allievi della St John ebbero luogo: fra il 1952 e il 1974

    Il cliente è diventato sessualmente attivo negli anni del seminario (studi liceali) e lo è rimasto fino a due anni prima dell’ordinazione sacerdotale, quando con un compagno decise che era sbagliato avere rapporti sessuali.
    I successivi rapporti furono con i ragazzi della St.John
    C’era un gruppo di ragazzi fra cui il cliente sceglieva regolarmente qualcuno da portare al suo cottage a Boulder Junction per consumare rapporti sessuali:
    [LUNGO OMISSIS]

    Il cliente nega di avere avuto rapporti sessuali con chiunque dopo l’allontanamento dalla St. John e il trasferimento a Boulder Junction, avvenuto il 17 settembre 1974. Nega qualsiasi coinvolgimento con non udenti nella Diocesi di Superior [ dove era stato trasferito]
    Benché di questo manchino le prove, il cliente riferisce di un incontro con l’Arcivescovo Cousins nel 1974, in cui l’Arcivescovo avrebbe ritenuto le accuse di abusi sessuali a carico di Murphy credibili.
    Di conseguenza, il cliente fu esonerato dall’esercitare il ministero con bambini.

    CONCLUSIONI
    – sessualmente orientato verso adolescenti maschi, generalmente in età post-puberale
    – dice di aver tentato approcci sessuali verso tutti i ragazzi della St John che corrispondessero al suo profilo sessuale preferito (vedi), evitando gli altri perché non corrispondevano a tale profilo e perché riteneva che non avrebbero mantenuto il “segreto”
    –  e accuse parlano di abusi del cliente su circa 200 studenti. Questa stima sembrerebbe piuttosto verosimile
    –  è molto probabile che i ragazzi abbiano scambiato le “sessioni di educazione sessuale” con la Confessione, visto che gli stessi temi venivano affrontati negli stessi o in simili luoghi e il ragazzo in entrambi  i casi veniva rimproverato o istruito in termini “pastorali”
    – c’è il sospetto che la confusione fra la Confessione  e l’”educazione” al sesso fosse generata di proposito
    – il cliente sostiene di non aver avuto rapporti sessuali dopo il 1974.
    – Benché ciò sembri corrispondere alla verità, sarebbe necessario fare delle ricerche in tal senso nella Diocesi di Superior. I membri della comunità dei non udenti dovrebbero essere contattati, così come chiunque abbia avuto relazioni dirette con il cliente nel corso del suo ministero pastorale.
    È molto difficile per chiunque interrompere improvvisamente un’attività sessuale molto intensa, a meno che non intervenga un evento traumatico. La scoperta e l’umiliazione pubblica subita nel 1974 potrebbero aver avuto questo effetto. Va anche considerato, tuttavia, che le distorsioni cognitive sono profondamente e diffusamente intrecciate con un’incapacità di gestire la vergogna connessa agli eventi. Questo cliente sembra non avere coscienza della gravità del danno provocato.
    – Non è un sadomasochista. Utilizzava le punizioni o i maltrattamenti per controllare i ragazzi, non per trarne piacere sessuale
    – Non è possibile accertare se il cliente abbia continuato ad avere rapporti sessuali con le ex vittime quando si reca nell’area di Milwaukee. Il cliente sostiene che non ve ne sono stati

    RACCOMANDAZIONI
    1. è necessario fare indagini nella Diocesi di Superior:
    A. la comunità dei non udenti va identificata e bisogna rispondere alla domanda se il cliente abbia avuto successivi contatti con qualcuno dei non udenti a Superior
    B. il ministero pastorale del cliente dovrebbe essere sottoposto a revisione, e bisognerebbe ottenere informazioni oggettive e di prima mano
    2. il cliente ha bisogno di una terapia specifica per violentatori ma non è un buon candidato per sottoporvisi ed è improbabile che collabori.
    3. il cliente ha bisogno di una guida spirituale/pastorale che lo sostenga come essere umano ma lo aiuti a fare i conti con la violazione dei doveri del suo ministero (ha scelto come preda un gruppo svantaggiato e, fra loro, i più vulnerabili, per approfittare di loro grazie al proprio ruolo)
    4. fornire ndicazioni sull’opportunità che il cliente continui a esercitare il ministero pastorale va al di là del mio ruolo. Posso però sottolineare alcuni rischi:
    I. Il cliente potrebbe venire sottoposto a esposizione pubblica, in tribunale o sotto i riflettori mediatici, a causa del suo passato. In quel caso, l’opportunità del fatto che sia ancora in carica verrebbe contestata pubblicamente
    II. Nel caso in cui il cliente dovesse avere contatti sessuali con un minore o un adulto vulnerabile successivamente a questa relazione medica e dovesse continuare a esercitare il ministero pastorale e se la vittima dovesse essere procacciata tramite l’attività pastorale, l’Arcidiocesi o Diocesi potrebbe esserne ritenuta legalmente responsabile.

    PROFILO DELLE VITTIME
    Profilo della vittima tipica: età 15-22 anni: in un caso 11 anni.
    Razza caucasica, altezza media 1.77, corporatura media, non sovrappeso; capelli neri, occasionalmente biondi; bisognosa di attenzione e affetto; leale; in adorazione di Lawrence Murphy; rispettoso; abilità sociali molto limitate; sessualmente ignorante.
    Ha genitori poco disponibili o distanti, del tutto disinteressati al figlio
    – scarse capacità comunicative scritte
    – si tratta tipicamente di bambini che avevano commesso qualche violazione e dovevano essere puniti
    – padre della vittima non è mai un seminarista (meno sottomesso a preti o sacerdozio)

    COMPORTAMENTI SESSUALI
    Tipologia di comportamenti sessuali messi in atto dal cliente:
    –  masturbazione manuale del bambino, di solito fino al raggiungimento dell’orgasmo/eiaculazione
    – auto masturbazione fino al raggiungimento dell’orgasmo/eiaculazione, sia contemporaneamente al bambino o successivamente al contatto sessuale
    –  non permette al bambino di masturbarlo
    –  voyeurismo: si metteva in situazioni tali da guardare atti sessuali fra i ragazzi
    –  nega l’accusa di aver colpito i bambini sul pene con una cintura ma ammette di averla usata per punirli

    EPISODI/ LUOGHI
    –  la stanza dei supervisori o il dormitorio a St John
    –  il letto del cliente a casa di sua madre a Boulder Junction
    –  visite scolastiche a NYCity a Washington, D.C (in stanza d’albergo)

    SCENARIO TIPICO DEL CONTATTO SESSUALE
    1. quando i ragazzi (durante il sacramento della Confessione) confessavano di aver avuto rapporti con un altro ragazzo, il cliente gli chiedeva di fare i nomi (la scusa per questo era che, nel caso fra loro ci fosse stata una ragazza, “la questione sarebbe stata più grave per il rischio di gravidanze)
    2. il cliente identificava questi ragazzi durante il giro serale nel dormitorio. Se trovava qualcuno di loro impegnato in qualche contatto sessuale gli ordinava di seguirlo nella stanza del supervisore
    3. una volta raggiunto l’ufficio, impartiva loro “lezioni di sesso”, per esempio sui genitali e sul loro funzionamento e contemporaneamente stimolava sessualmente il bambino. Se il bambino si eccitava, lo masturbava fino all’eiaculazione e, in qualche caso, si masturbava contemporaneamente – o subito dopo.
    Se il bambino non lo respingeva, il cliente interpretava questa mancata resistenza come un segno di assenso, collaborazione e interesse. Se il bambino non opponeva resistenza, il cliente avvicinava il bambino nel suo letto, più o meno una volta alla settimana, masturbandolo fino all’eiaculazione – il bambino restava nel suo letto. Di solito il cliente si masturbava contemporaneamente o poco dopo. Questo tipo di abusi si verificava un numero indefinito di volte, generalmente fino al diploma. Quindi da quando il bambino era minorenne fino all’età adulta….
    [continua con analoghe descrizioni in luoghi diversi]

    DISTORSIONI COGNITIVE
    Ecco alcune delle distorsioni tipiche di Murphy:
    “Per loro era educazione sessuale. Erano molto confusi sul sesso”
    “Fra i ragazzi più grandi c’era un’omosessualità aggressiva. Io ho risolto il problema”
    “Non ho mai fatto uso di violenza”
    “Sono stato stupido. Non ero adeguatamente preparato”
    “Ho pensato che se avessi giocato con i ragazzi una volta alla settimana li avrei fatti sfogare e non avrebbero fatto sesso fra loro”
    “Potevo capire che gli piaceva dal fatto che non mi respingevano. Quindi gli piaceva”
    “I miei accusatori sono disonesti, cattivi e manipolatori: quindi le loro minacce non dovrebbero essere prese sul serio”

    QUESTIONI MORALI CONNESSE AL SACERDOZIO
    “Sono un prete debole. Subito dopo pregavo e mi confessavo”
    “Loro mi hanno perdonato e io ho perdonato loro”
    “Ero convinto, in questo modo di assumere su di me, il fardello dei loro peccati”
    Tratto da: gliitaliani.it

    PEDOFILIA E VATICANO. RATZINGER SAPEVA
    di Sabrina Provenzani – 7 aprile 2010
    – Quarta puntata
    Gli ultimi giorni hanno visto, da un lato, il dilagare dello scandalo dei preti pedofili in tutto il mondo; dall’altro l’arroccamento dei vertici della Chiesa a difesa di Benedetto XVI.
    Durante la Messa di Pasqua, non una parola è stata spesa per il dolore delle vittime dei sacerdoti pedofili. La linea ufficiale è stata sintetizzata dalle parole del Decano dei Cardinali Angelo Sodano, secondo il quale la Chiesa sarebbe il bersaglio di una campagna mediatica e le accuse al Papa solo “chiacchiericcio”.
    Purtroppo per le gerarchie ecclesiastiche, questo chiacchiericcio in molti casi è ben documentato.
    Ad esempio nel dossier su padre Murphy, pubblicato online dal New York Times, che traduciamo per gliitaliani che su quella vicenda di abusi e omissioni vogliano farsi un’opinione indipendente.
    Il 1996 è un anno cruciale per il caso Murphy. Dal 1974, il sacerdote ed ex direttore della St John’s School per sordomuti di Milwaukee, accusato di aver abusato di circa 200 suoi allievi nell’arco di 22 anni, è stato trasferito nella Diocesi di Superior, sempre nel Wisconsin, dove ha continuato ad esercitare il suo ministero sacerdotale come assistente del parroco di Saint Anne e ha potuto avere contatti con altri minori.
    Ma il 17 luglio 1996 l’Arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, scrive al Prefetto per la Sacra Congregazione della Fede Joseph Ratzinger per informarlo dei fatti e chiedergli come procedere, dato che, secondo il diritto canonico, la vicenda rientra nella giurisdizione della Congregazione.
    Nonostante la sua richiesta di consigli sia dettagliata, la gravità dei fatti acclarata e la competenza del Prefetto evidente, Weakland non riceverà mai alcuna risposta da Ratzinger.

    Ecco la prima lettera dell’Arcivescovo di Milwaukee a Ratzinger:
    A Sua Eminenza il Cardinale Joseph Ratzinger
    Prefetto della Sacra Congregazione della Fede
    00120 Stato della Città del Vaticano
    EuropaSua Eminenza,
    Le scrivo per informarLa di due casi in cui due sacerdoti di questa Arcidiocesi sono stati accusati di aver molestato un penitente così da incorrere in peccato contro il sesto comandamento [non commettere adulterio], articolo 1387 codice diritto canonico. I casi non hanno alcuna relazione fra loro e sono avvenuti in periodi molto diversi, ma sono venuti alla luce sono di recente. Ora chiedo il Suo consiglio circa le procedure da seguire.
    Poco prima di iniziare il mio anno sabbatico il 1 gennaio 1996, avevo incaricato il mio vice segretario, il reverendo James E. Connell, Dottore in Diritto Canonico, di verificare le accuse contro i due preti. Al mio ritorno, il primo luglio, padre Connell mi informa che in entrambi i casi ci sono delle testimonianze giurate che confermano le accuse. Padre Connell ritiene che tali testimonianze siano state fornite alla Chiesa in buona fede e che dovrebbero essere prese sul serio, e io concordo.
    Il primo caso riguarda il reverendo Lawrence Murphy, il cui unico incarico è stato quello di Cappellano e pii Direttore alla St John School per non udenti a Milwaukee dal 1950 al 1974.
    Secondo la testimonianza giurata della persona che ha accusato Padre Murphy di aver approfittato del confessionale per commettere azioni peccaminose contro il sesto comandamento del Decalogo, molti altri studenti sono stati vittime di Padre Murphy nello stesso modo, e ora siamo nella fase di raccolta di altre accuse simili da altre persone. Benché accuse contro padre Murphy fossero state presentate al mio predecessore e siano sfociate in un processo civile poi archiviato, è la prima volta che sento degli abusi in confessionale. Ho notato che la comunità dei non-udenti tende a tenere per sé i suoi problemi e le ragioni di imbarazzo e questo potrebbe spiegare la riluttanza di queste vittime a rendere note queste accuse prima.
    Padre Murphy è stato ordinato sacerdote nel maggio del 1950, fu trasferito per motivi di salute nel settembre 1974 e non ha mai vissuto nell’Arcidiocesi di Milwaukee da quando io ne sono diventato Arcivescovo. Poco dopo aver assunto il mio incarico ho saputo che il suo allontanamento era dovuto a questioni sessuali, me solo meno di un anno fa ho scoperto che del caso potevano far pare le molestie in confessionale. È stato allora che ho ordinato a padre Connell di procedere con un’inchiesta. La mia preoccupazione ora non riguarda semplicemente la necessità di fare giustizia; quello che mi preme è dare una risposta, da parte della Chiesa, che sani le ferite della Comunità dei non-udenti nell’Arcidiocesi, in modo da arginare la loro rabbia e far sì che ritrovino la fiducia nei ministeri ecclesiastici.*Un prete che nel corso, in occasione o con il pretesto della confessione solleciti un penitente a peccare contro il sesto comandamento del Decalogo deve essere punito, a secondo della gravità del delitto, con la sospensione, divieti, privazioni o in casi più gravi con la remissione dell’abito talare.
    Riassumendo: Weakland, che è Arcivescovo di Milwaukee dal 1977, ha saputo quasi subito dopo aver assunto il suo incarico che Murphy era stato accusato di molestie sessuali, ma non ha ritenuto di dover procedere con un’inchiesta finché non ha avuto il dubbio che le molestie fossero avvenute in confessionale.
    Un volta verificato con i suoi canonisti che le accuse sono serie, le rimanda a Ratzinger, che è il prelato a capo dell’Istituzione ecclesiastica che decide se e in quali circostanze avviare il processo, anche nei casi in cui siano trascorsi molti anni dagli abusi contestati e quindi ci sia la possibilità che i fatti siano prescritti.
    In attesa di risposta, il 15 ottobre Weakland avvia il processo penale ecclesiastico formale nei confronti di padre Murphy.
    Il 22 novembre il pubblico ministero ecclesiastico reverendo Reifenberg redige un LIBELLO, cioè un atto formale di accusa, in cui si elencano i delitti di cui il sacerdote è accusato e di cui vengono allegate le prove:
    Richiesta di favori sessuali in confessionale
    Violazione almeno indiretta del segreto confessionale tramite l’utilizzo di nomi e informazioni su peccati di natura sessuale, ottenuti da un penitente con lo scopo di condizionare e manipolare con aggressività il comportamento di altri penitenti, presumibilmente per la propria gratificazione e appagamento sessuale, e
    Aggressione e molestie sessuali di studenti maschi sotto i 16 anni.
    Come punizione per questi delitti,  Reifenberg chiede al giudice del tribunale ecclesiastico che padre Murphy venga privato dell’abito talare.
    La giuria viene designata il 1 dicembre dello stesso anno. Il 10 dicembre l’inizio del processo a suo carico viene comunicato a padre Murphy, che ha 15 giorni di tempo per replicare alle accuse e nominare un avvocato difensore fra quelli indicati dalla Diocesi.
    E arriva il 1997.
    Tratto da: gliitaliani.it

    PEDOFILIA E VATICANO. QUINTA PUNTATA DEL DOSSIER MURPHY
    di Sabrina Provenzani – 13 aprile 2010
    Lo scandalo dei preti pedofili sembra ampliarsi in modo inarrestabile, come se l’emergere delle prime denunce avessero fatto saltare una”congiura del silenzio”. Le vittime si fanno coraggio e decidono di parlare: sotto questa pressione – che sarebbe corretto definire morale, invece che bollarla con sprezzo come “mediatica” – sembrano cedere alcuni dei responsabili, che ammettono colpe lontane, nascoste per troppo tempo.
    Dimentichiamo troppo spesso quanto quella che indichiamo come Chiesa cattolica sia una realtà plurale, fatta di persone, contraddizioni, milioni di fedeli spesso critici e tormentati.
    Di tutto questo e dell’impatto della rivelazione di questi abusi al mondo cattolico non ci viene detto abbastanza. Quella che conosciamo, perché rappresentata in comunicati e dichiarazioni ufficiali, è la posizione del Vaticano: il vertice spirituale, il cuore del potere e la mente della Chiesa -istituzione.
    E non solo i laici, ma anche molti credenti restano esterrefatti per la linea ufficiale: non difensiva e tanto meno umile, ma offensiva, aggressiva, tutta arroccata in difesa di Benedetto XVI. La ragione? Il sospetto che l’attacco a Ratzinger sia stato orchestrato secondo una regia e un tempistica troppo efficaci per essere casuali. Alcuni commentatori accusano la lobby ebraica, che agirebbe dietro il New York Times e armerebbe le presunte vittime per portare la Chiesa statunitense a una mole di risarcimenti tale da finire in bancarotta. Altri scrivono di divisioni fratricide dentro la Chiesa stessa, con una fronda verso la gestione Ratzinger tanto forte da essere pronta ad alzare l’asticella al massimo pur di “liberarsene”.
    Legittimi sospetti.
    Intanto, noi completiamo la traduzione del dossier del New York Times sugli abusi di padre Lawrence Murphy ai danni di circa 200 bambini sordomuti a lui affidati presso la St John’s School per non udenti di Milwaukee, dal 1952 al 1974.
    È, finora, la documentazione più completa mai pubblicata su abusi e “omissioni” vaticane; e, come abbiamo già visto, chiama direttamente in causa Joseph Ratzinger, a quei tempi Capo della Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Come chiarito nella puntata precedente della nostra inchiesta, nel 1996 l’Arcivescovo di Milwaukee Rembart Weakland scrive direttamente a Ratzinger chiedendogli come procedere nel caso Murphy. Non ricevendo risposta, istruisce un processo canonico e ne informa il sacerdote.
    Ma il 24 febbraio dell’anno successivo la difesa di Murphy solleva un’obiezione giuridica: nel suo caso si dovrebbero applicare le norme canoniche del 1962, non la Legge Canonica del 1983. In sintesi, i reati sarebbero prescritti, a meno che da Roma non arrivi una rinuncia all’applicazione della prescrizione.
    Per procedere, dunque, si fa urgente un pronunciamento chiaro da Roma.
    Il 10 marzo Weakland riprova. Stavolta scrive al Cardinal Gilberto Agustoni, Prefetto del Tribunale Supremo della Signatura Apostolica, (cioè il supremo tribunale della Santa sede) per chiedere una consulenza canonica sul caso Murphy: quali sono i termini perentori in caso di processi contro membri del clero? E cioè: il caso Murphy può considerarsi prescritto?

    Ecco i passaggi più significativi della lettera che:
    Ho scritto a Sua Eminenza, il Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Chiesa, nel luglio del 1996, quando sono venuto a conoscenza dei dettagli della situazione. Speravo che, considerata la condizione dei penitenti, il tempo trascorso dagli eventi e il fatto che la vicenda sembrerebbe ricadere sotto la giurisdizione della Congregazione, (codice di diritto canonico 1362,§1, 1°), forse Sua Eminenza avrebbe garantito norme speciali per un processo penale in questo caso. Finora, tuttavia, non ho ricevuto alcuna risposta.
    Weakland sottolinea come le denunce siano state rese più difficili dalle condizioni fisiche e psicologiche delle vittime. In sostanza, sembra sollecitare il Vaticano a  procedere in ogni caso contro Murphy, per il Bene della Chiesa, perché la giustizia faccia il suo corso e per paura di uno scandalo pubblico.
    Una copia della lettera viene inviata anche all’ufficio di Ratzinger tramite il nunzio apostolico a Washington.
    Stavolta Weakland riceve una risposta chiara, datata il 9 aprile, proprio dal Cardinal Agustoni,:

    Eccellenza,
    Lei ha inoltrato la Sua richiesta a noi perché la Congregazione per la Dottrina della Fede non ha risposto alla Sua lettera del 17 luglio 1996 e nel frattempo tre degli accusatori del sacerdote hanno minacciato di fare causa civile.
    Questo Supremo Tribunale, pur riconoscendo la gravità e l’urgenza della questione descritta, non è competente a trattarla. Per questo, rinviamo la Sua lettera, con i documenti allegati, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che resta l’organo competente a trattare il caso.
    Insomma, l’imprimatur per procedere con il processo canonico a padre Murphy deve venire da Ratzinger e da nessun altro.
    E l’autorizzazione arriva. In una una lettera del 12 maggio, firmata dal responsabile giuridico dell’Arcidiocesi di Milwaukee, il Reverendo Thomas Brundage,, che presiede il Tribunale canonico dell’Arcidiocesi, vi si fa esplicito riferimento:
    Da pochissimo abbiamo ricevuto il permesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma di procedere nei tribunali canonici nonostante i limiti di prescrizione siano stati superati.
    In effetti, in una comunicazione ufficiale del 27 marzo, il cardinale Tarcisio Bertone, vice di Ratzinger, risponde brevemente a Weakland autorizzandolo a procedere secondo quanto indicato nell’allegata “Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis”, cioè come procedere in caso di molestie, sulla base delle norme canoniche del 1962.
    L’indagine preliminare di Brundage è molto approfondita e porta a conclusioni inequivocabili:
    gli abusi si sono verificati su almeno 100 bambini; sono avvenuti nell’ambito della Confessione; molti dei non udenti non vogliono che padre Murphy eserciti ancora il ministero pastorale; solo una delle vittime ha chiesto un risarcimento economico; tutte sono d’accordo sul fatto che Murphy debba essere ridotto allo stato laicale.
    Nei suoi appunti, Brundage scrive tra l’altro:
    abbiamo avuto il permesso dalla C.D.F. di procedere con il processo penale. Dovremo seguire le norme segrete del 1962 (?)
    Proprio così, sottolineato e con un punto interrogativo. Non è chiaro il motivo del punto interrogativo, ma è chiaro il riferimento alle norme segrete:nel 1962, con la lettera Crimen solicitationis, la Congregazione per la Dottrina della Fede (allora retta non da Ratzinger, che ne divenne Prefetto nel 1981, ma dal cardinale Ottaviani) forniva a Patriarchi, Arcivescovi, Arcivescovi e autorità ecclesiastiche locali istruzioni su come procedere in caso di abusi o molestie sessuali da parte di religiosi, e dava indicazioni sull’applicazione del Codice di diritto canonico.
    In particolare, nella Sezione 11, la Crimen Solicitationis impone ai religiosi la massima segretezza su episodi di molestie o abusi sessuali, prima, durante e dopo il processo e il verdetto. Chiunque sia al corrente dei fatti è obbligato a non parlarne mai, pena la scomunica immediata.

    La Crimen Solicitationis è rimasta in vigore fino al 2001, quando Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Fede da 20 anni, l’ha aggiornata con il documento De delictis gravioribus.
    Insomma, nessuno, all’esterno, dovrà mai saperne nulla ma le prove contro Murphy sono schiaccianti e il processo si può fare anche se, per competenza territoriale, passa alla Diocesi di Superior.
    Si può fare? Il 12 gennaio 1998 padre Lawrence Murphy si appella direttamente a Joseph Ratzinger con queste motivazioni:
    Chiedo che la Congregazione per la Dottrina della Fede dichiari non valido l’atto di citazione della Diocesi di Superior. Sono accusato di fatti risalenti a più di 25 anni fa. Ciò contravviene alle norme canoniche del 1962 che stabiliscono che un’azione legale vada avviata entro un mese dalle presunte molestie.
    Ho 72 anni, Sua Eminenza, e sono molto malato. Ho avuto di recente un altro infarto che mi ha lasciato molto indebolito. […] Mi sono pentito di tutte le mie passate trasgressioni e ho vissuto senza problemi nel Winsconsin del Nord per 24 anni. Voglio soltanto trascorrere il tempo che mi rimane nella dignità del sacerdozio. Le chiedo aiuto per questo.
    La risposta arriva il 6 aprile. È una lettera confidenziale su carta intestata della Congregazione per la Dottrina della Fede ancora a firma di Tarcisio Bertone, indirizzata non a Murphy ma a Raphael Fliss, Arcivescovo della Diocesi di Superior. Lo invita a tenere in attenta considerazione le misure pastorali da applicare per ottenere “la riparazione dello scandalo e la riaffermazione della giustizia, come indicato nell’art 1341”.
    Di che si tratta? Riduzione allo stato laicale? Richiesta pubblica di scuse alle vittime? Niente di tutto questo. L’articolo 1341 prescrive: “Un vescovo ordinario deve preoccuparsi di avviare un procedimento giudiziario o amministrativo e emettere sentenze solo dopo essersi accertato che la correzione fraterna o il rimprovero o altri mezzi di sollecitudine pastorale non possono porre sufficiente rimedio allo scandalo, riaffermare la giustizia o correggere il molestatore”.
    Il 13 maggio Fliss risponde così a Bertone:

    Eccellenza,
    dopo aver attentamente considerato la Sua richiesta di applicare le misure pastorali previste dall’art 1341, è mio giudizio che tutti i ragionevoli metodi pastorali siano stati esauriti.
    Sono giunto alla conclusione che lo scandalo non possa essere riparato né la giustizia sufficientemente riaffermata senza un processo contro
    Padre Murphy.

    E aggiunge
    Lo scandalo e il senso di ingiustizia che pervade la Comunità dei non udenti sono di tale entità da richiedere un’attenta amministrazione delle giustizia in questa davvero tragica situazione.
    Eppure nemmeno questo basta a far partire il processo.

    Segue nella sesta e ultima puntata.
    Tratto da: gliitaliani.it

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    Il 7% dei preti è pedofilo
    Non si tratta di casi limite ed isolati
    di Fausto Marinetti

    Lettera a Santoro dopo la trasmissione sul documentario della BBC relativo ai preti pedofili.
    Gent.mo Santoro, complimenti per il coraggio di mettere a confronto le vittime con coloro che, in qualche misura, o con il silenzio, o con l’omertà, o con la collaborazione attiva o passiva, hanno fatto sì che fossero “prodotte”. Alcune osservazioni:

    I casi evidenziati dalla BBC e dalle vittime in sala, rischiano di avallare la tesi, che si tratta di “alcuni” preti maniaci sessuali e potrebbe far pensare: “Bè, in fondo sono eccezioni, casi limite, le mele marce ci sono dappertutto, ecc.”. E’ questo che non si può tollerare, perché sulle idee si può discutere, sui numeri no: solo negli USA più di 5.000 preti pedofili con 11.000 vittime (sarebbe stato efficace un pannello con le cifre a livello mondiale). Questo è solo ciò che è venuto alla luce nei tribunali, ma quello che è rimasto nascosto nelle sacrestie e negli archivi segreti delle curie sarebbe, a detta degli esperti, dieci volte tanto.
    La gravità dei documenti ufficiali (Crimen sollicitationis (1962), Codice di diritto canonico (1983), De delictis gravioribus (2001),) consiste nell’attribuirsi la “competenza” di giudicare crimini da codice penale, come se si trattasse di “peccatucci” dei quali basta pentirsi, qualche preghiera o una “pena canonica” (trasferimento, sospensione dal ministero, riduzione allo stato laicale, scomunica). Il delitto va trattato da delitto (l’unica competente è la società civile), non da peccato (riguarda la coscienza personale). Per giustizia il male fatto va riparato, risarcito. E perché ci si crede autorizzati a giudicare in foro interno un delitto pubblico? Perché la chiesa si ritiene “società perfetta, autonoma, indipendente” dallo Stato. I suoi funzionari non sono cittadini come gli altri, ma “persone sacre”, sul piedistallo di Dio, tanto da “agire in persona Christi” (al posto di Cristo), perché si fa credere al prete di essere “ontologicamente configurato a Cristo” (=Cristo stesso).

    Fisichella ha un bel dire che tutto è in ordine, che la Chiesa difende i bambini. Negli USA le cose sono venute alla luce non per merito della gerarchia, ma dei LAICI, che sono usciti dalla condizione di eterni minorenni e si sono riappropriati della loro dignità umano-cristiana, che consiste nella corresponsabilità, condivisione, compartecipazione di tutto ciò che riguarda “il popolo di Dio”. E queste organizzazioni (SNAP, Voice of the faithfull, Call to action, Noi siamo Chiesa, ecc.) vengono ancora ostacolate, quando non perseguite e condannate.

    Peccato non si sia accennato al reclutamento dei minorenni, già messo fuori legge dalla Carta dell’ONU (1989). Nei paesi impoveriti le vocazioni (“bocazioni”) dei minori sovrabbondano perché in seminario si mangia, ma viene impartita una diseducazione, perché l’ambiente di soli maschi è contro natura; perché l’assenza della donna (l’altra metà dell’uomo) produce persone immature, frustrate, incompiute. Non solo, ma viene inculcata la salvezza dell’anima a scapito del corpo, che la donna è il diavolo, l’Eva tentatrice, da cui rifuggire. L’unica donna ammessa è “la Vergine Maria”, che induce il ragazzo alla visione della donna-angelo, smaterializzata, ridotta ad un fantasma, ragione per cui non riuscirà più a relazionarsi normalmente con la donna reale. Un trauma che lo segna per sempre. Non ha senso giustificare tutto, lavandosene le mani: “quei preti delinquenti non avrebbero dovuto essere preti”, perché si continua a impartire un’educazione” che giunge a menomare e deformare la persona umana. E’ tutto per caso o c’è qualcosa a monte che non va? Non per nulla i preti sposati nel mondo sono 100-150.000, uno su cinque. In Italia sono 10.000 e le suore il triplo. E chi ha quantificato preti e vescovi alcolizzati, con l’amante, con il compagno, in cura psichiatrica, con figli non riconosciuti? E’ la paura della verità, che fa occultare le cifre? (Secondo la ricerca statistica di Rodríguez Pepe, il 95% dei preti si masturba, 60% ha relazioni sessuali, 20% è omosessuale, 7% abusa di minorenni. Da un campione si ricava che: il 53% ha relazioni sessuali con adulte, 21% con adulti, 14% con minori maschi e il 12% con minori femmine ( La vida sexual del clero, Barcelona, 1995).

    Bisogna mettere a nudo le radici del male: la visione pagana della sessualità (ereditata dagli gnostici, manichei, ecc.); ossessione del “de sesto”, patriarcalismo, misoginia, dispotismo, oscurantismo, angelismo. Come se Dio dovesse vergognarsi di averci fatto di anima e corpo, maschi e femmine. Non ha detto all’inizio, che era “tutto molto buono”, compresa la donna e il piacere sessuale?

    Non si può tralasciare, che i vescovi, i quali hanno coperto i loro preti (uno di loro dice: “Come faccio a denunciare un figlio?”), li hanno trasferiti da una parrocchia all’altra, nascosto o fatto emigrare all’estero, sono ancora sul trono del loro insindacabile potere. Come quello di Agrigento, di Firenze, ecc. Oppure godono della extra-territorialità, cittadini del Vaticano, come il card. Bernard Law.
    E così che la Chiesa difende i “piccoli”?

    Cordialmente,
    Fausto Marinetti

  • Denunce e richieste di risarcimento ora la Santa Sede teme il fronte italiano

    Denunce e richieste di risarcimento ora la Santa Sede teme il fronte italiano

    Un libro scritto da un sacerdote anonimo raccoglie gli ultimi esposti alle procure

    CITTÀ DEL VATICANO – Forse era inevitabile. Di certo se l’aspettavano tutti, anche in Vaticano. Ma che lo scandalo dei preti pedofili arrivasse prima o poi anche in Italia sembrava più che un’ipotesi. Era una preoccupazione latente. Ora, una certezza, visto che le prime denunce sono già partite. Dopo i casi scoppiati negli Stati Uniti nel 2002, quelli in Brasile del 2005, le condanne in Australia nel 2008, il rapporto Murphy sugli abusi in Irlanda nel 2009, e le recentissime inchieste avviate nel 2010 in Germania, Austria e Olanda, la Santa Sede dovrà prepararsi per un nuovo fronte.

    Non è stato infatti un caso se, solo pochi giorni fa, la diocesi di Bolzano e Bressanone, colpita dall’eco dello sconcerto provocato nella vicina area di lingua tedesca, ha indicato sul proprio sito un indirizzo e-mail al quale le vittime possono fare segnalazioni. Un’azione preventiva, avviata dal vescovo Karl Golser, nel segno della trasparenza totale raccomandata da Papa Ratzinger. Già l’altro ieri un altoatesino si è fatto avanti, raccontando al giornale Tageszeitung gli abusi subiti da ragazzo, negli Anni sessanta, da cinque frati durante un soggiorno estivo in un convento di Bolzano. Violenze avvenute “nei vigneti, in cantina e in stanza”. Subito dopo è stata la volta di un ex studente di un collegio di Novacella, nei pressi di Bressanone, che ha denunciato anche frustate.
    A Firenze è poi tornata alla ribalta ieri la vicenda di don Lelio Cantini, il prete colpevole di abusi sessuali contro minori compiuti fra il 1973 e l’87, da parroco della Chiesa “Regina della pace”. Dopo lunghe vicende processuali, nel 2008 Cantini fu ridotto da Benedetto XVI allo stato laicale. Ora le sue vittime imputano alle autorità ecclesiastiche la “mancata consapevolezza delle loro responsabilità”. Dice Francesco Aspettati, a nome di tutti: “Troppo facile offrire la testa del pedofilo di turno senza affrontare il vero problema: perché, quando abbiamo chiesto di essere ascoltati, la Chiesa ci ha prima intimato il silenzio, accusato di accanimento, e poi minacciato e invitato a dimenticare?”.

    Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo – sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona – raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara, abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano”.

    Un altro caso descritto è quello di una parrocchia alla periferia nord di Roma, dove don Ruggero Conti, parroco della Natività di Maria Santissima, è stato processato nel febbraio 2008 al palazzo di giustizia di Roma per abusi sessuali nei confronti di sette ragazzi che hanno testimoniato le violenze al pubblico ministero Francesco Scavo.
    Ma, fra i tanti, il caso forse più atroce è quello di Alice, una bambina di 8 anni di Bolzano, per un lungo periodo violentata, filmata, abusata con il messale in mano dall’educatore al quale i genitori l’avevano affidata per insegnarle il catechismo. L’accusato, don Giorgio Carli, affrontati tutti i gradi di giudizio per accuse che risalgono agli anni Ottanta – e sempre condannato – il 19 marzo 2009 viene “assolto” dalla terza sessione penale della Cassazione che dichiara quei reati prescritti per effetto della legge ex Cirielli. La sentenza, pur confermando l’autenticità dei fatti, può contemplare solo la condanna al risarcimento. Peraltro mai giunto.

    Il Vaticano, che conosce molti dei casi, appare preoccupato. Non solo per una questione di immagine. Ma anche perché l’apertura del fronte italiano significherebbe l’avvio di cause di risarcimento di cui difficilmente le sole diocesi potrebbero farsi carico. La Curia teme questo rischio. In alcuni casi sono addirittura i sacerdoti a denunciare storie ormai sepolte, con documentazioni e dossier. Chiedono loro stessi trasparenza, perché la verità, dopo tanti anni, finalmente riaffiori.

    (14 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/14/news/pedofilia_italia-2648345/

  • Denunce e richieste di risarcimento, ora la Santa Sede teme il fronte italiano

    Denunce e richieste di risarcimento, ora la Santa Sede teme il fronte italiano

    Sono gli stessi sacerdoti a raccontare vecchie storie di abusi, chiedendo che riaffiori la verità
    Papa Ratzinger ha esortato la Chiesa alla trasparenza, ma il Vaticano è preoccupato
    Denunce e richieste di risarcimento, ora la Santa Sede teme il fronte italiano
    Un libro scritto da un sacerdote anonimo raccoglie gli ultimi esposti alle procure
    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Forse era inevitabile. Di certo se l’aspettavano tutti, anche in Vaticano. Ma che lo scandalo dei preti pedofili arrivasse prima o poi anche in Italia sembrava più che un’ipotesi. Era una preoccupazione latente. Ora, una certezza, visto che le prime denunce sono già partite. Dopo i casi scoppiati negli Stati Uniti nel 2002, quelli in Brasile del 2005, le condanne in Australia nel 2008, il rapporto Murphy sugli abusi in Irlanda nel 2009, e le recentissime inchieste avviate nel 2010 in Germania, Austria e Olanda, la Santa Sede dovrà prepararsi per un nuovo fronte.

    Non è stato infatti un caso se, solo pochi giorni fa, la diocesi di Bolzano e Bressanone, colpita dall’eco dello sconcerto provocato nella vicina area di lingua tedesca, ha indicato sul proprio sito un indirizzo e-mail al quale le vittime possono fare segnalazioni. Un’azione preventiva, avviata dal vescovo Karl Golser, nel segno della trasparenza totale raccomandata da Papa Ratzinger. Già l’altro ieri un altoatesino si è fatto avanti, raccontando al giornale Tageszeitung gli abusi subiti da ragazzo, negli Anni sessanta, da cinque frati durante un soggiorno estivo in un convento di Bolzano. Violenze avvenute “nei vigneti, in cantina e in stanza”. Subito dopo è stata la volta di un ex studente di un collegio di Novacella, nei pressi di Bressanone, che ha denunciato anche frustate.
    A Firenze è poi tornata alla ribalta ieri la vicenda di don Lelio Cantini, il prete colpevole di abusi sessuali contro minori compiuti fra il 1973 e l’87, da parroco della Chiesa “Regina della pace”. Dopo lunghe vicende processuali, nel 2008 Cantini fu ridotto da Benedetto XVI allo stato laicale. Ora le sue vittime imputano alle autorità ecclesiastiche la “mancata consapevolezza delle loro responsabilità”. Dice Francesco Aspettati, a nome di tutti: “Troppo facile offrire la testa del pedofilo di turno senza affrontare il vero problema: perché, quando abbiamo chiesto di essere ascoltati, la Chiesa ci ha prima intimato il silenzio, accusato di accanimento, e poi minacciato e invitato a dimenticare?”.

    Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo – sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona – raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara, abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano”.

    Un altro caso descritto è quello di una parrocchia alla periferia nord di Roma, dove don Ruggero Conti, parroco della Natività di Maria Santissima, è stato processato nel febbraio 2008 al palazzo di giustizia di Roma per abusi sessuali nei confronti di sette ragazzi che hanno testimoniato le violenze al pubblico ministero Francesco Scavo.
    Ma, fra i tanti, il caso forse più atroce è quello di Alice, una bambina di 8 anni di Bolzano, per un lungo periodo violentata, filmata, abusata con il messale in mano dall’educatore al quale i genitori l’avevano affidata per insegnarle il catechismo. L’accusato, don Giorgio Carli, affrontati tutti i gradi di giudizio per accuse che risalgono agli anni Ottanta – e sempre condannato – il 19 marzo 2009 viene “assolto” dalla terza sessione penale della Cassazione che dichiara quei reati prescritti per effetto della legge ex Cirielli. La sentenza, pur confermando l’autenticità dei fatti, può contemplare solo la condanna al risarcimento. Peraltro mai giunto.

    Il Vaticano, che conosce molti dei casi, appare preoccupato. Non solo per una questione di immagine. Ma anche perché l’apertura del fronte italiano significherebbe l’avvio di cause di risarcimento di cui difficilmente le sole diocesi potrebbero farsi carico. La Curia teme questo rischio. In alcuni casi sono addirittura i sacerdoti a denunciare storie ormai sepolte, con documentazioni e dossier. Chiedono loro stessi trasparenza, perché la verità, dopo tanti anni, finalmente riaffiori.
    © Riproduzione riservata (14 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/14/news/pedofilia_italia-2648345/

  • PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO

    PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO

    PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO
    Il sacerdote era presente in aula al momento della lettura. Difesa annuncia ricorso in appello. 20mila € alle parti civili

    Spoleto – 11/02/2010 22:21
    PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO

    Colpevole di aver molestato 4 bambine. E’ questa la decisione a cui sono arrivati i giudici del Tribunale di Spoleto (Avenoso, Fornaci e Laudenzi) che hanno condannato l’ex parroco di Castel Ritaldi accusato di aver molestato le bimbette a 5 mesi di reclusione. Si chiude così il processo avviato il 26 giugno del 2008 a seguito delle denunce presentate dai genitori delle quattro ragazzine. La vicenda risale al 2005, quando le vittime confidarono ai rispettivi genitori delle particolari attenzioni ricevute dal sacerdote, P.B., appartenente alla diocesi di Verona ma inviato presso quella di Spoleto per reggere la parrocchia di Castel Ritaldi. Il parroco le avrebbe palpeggiate almeno in due occasioni, una delle quali il giorno di Natale, quando le 4 bimbette si erano recate in Chiesa.

    Un processo delicato, svolto sempre a porte chiuse, durante il quale sono state ascoltate anche le ragazzine (all’epoca dei fatti minori di 14 anni). Alla notizia delle denunce la diocesi di Spoleto intervenne immediatamente allontanando il parroco da Castel Ritaldi.

    P.B., che ha sempre respinto le accuse, ha preso parte a tutte le udienze. Era in aula anche oggi, quando i giudici hanno letto la sentenza. La pubblica accusa (Albano) aveva chiesto 18 mesi di reclusione. Disposto anche il risarcimento di 20.000 euro complessivi a 2 delle quattro famiglie che si erano costituite parte civile. La difesa del sacerdote, affidata all’avvocato Laura Modena del foro di Perugia, ha annunciato ricorso in appello.

    www.tuttoggi.info/articolo-20746.php


    L’identità del prete è facilmente ricostruibile

    www.spoletonline.com/index.php?sezi…ria&paginafrom=

    11 Gennaio 2007 alle 17:48:01
    Trasferimenti di parroci per le necessità della Chiesa diocesana

    Il primo dell’anno don Artemio Bastianini, parroco di Montefalco, ha lasciato definitivamente la parrocchia per andare missionario in Brasile, nell’arcidiocesi di Porto Velho, capitale della Rondonia. Al suo posto è stato nominato don Alessandro Lucentini, sinora Rettore del seminario diocesano e parroco di S. Sabino in Spoleto. L’ultima tranche del ripristino degli edifici sacri danneggiati dal terremoto, che nella sua fase finale richiede particolare attenzione e cura, e le scadenze cogenti che sono state poste dalle autorità civili, hanno fatto ritenere necessario che mons. Giampiero Ceccarelli, Vicario Episcopale per la ricostruzione, fosse sollevato dai suoi incarichi pastorali presso la parrocchia dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci, dove, invece, si è destinato don Paolo Biasi, sinora parroco di S. Gregorio in Nido in Castel Ritaldi. E’, infatti, necessario che in quella assai grande parrocchia, collegata al più insigne monumento della tradizione monastica del nostro territorio, sia presente almeno un sacerdote di nazionalità italiana, per offrire collaborazione all’Arcivescovo, insieme ai sacerdoti non italiani che già lodevolmente operano in Abbazia. La grave malattia di mons. Tommaso Chianella, parroco dei Santi Domenico e Francesco in Spoleto, e lo stato di salute di altri sacerdoti ancor più avanzati d’età e assai malandati, richiedono speciale attenzione da parte della Curia Arcivescovile e la unanime preghiera di tutti i fedeli cattolici che hanno a cuore la loro Chiesa diocesana.

    www.cmdverona.it/viewArticle.asp?PK=76

  • Il rapporto Murphy

    Il rapporto Murphy

    Riporto questa notizia del ” Cannocciale “

    3 dicembre 2009,
    Il rapporto Murphy

    Continuano a definirli “casi isolati”. In Italia, s’intende, perchè fuori dall’Italia ormai la scusa non regge. Negli Stati Uniti, in Irlanda, in tutti i Paesi che hanno istituito commissioni apposite per indagare sugli abusi commessi dagli ecclesiastici, non si può avere la sfrontatezza di parlare di “casi isolati”, ma si può solo scusarsi.
    Scusarsi con le migliaia di vittime dei religiosi pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile, in Australia, in Africa, in Europa.
    Scusarsi con le migliaia di vittime di abusi fisici e sessuali perpetrati dagli ecclesiastici negli istituti residenziali e nelle “scuole industriali” irlandesi. Il Rapporto della Commissione Ryan, diffuso nel maggio di quest’anno, raccontava gli orrori e le sevizie cui erano sottoposti i bambini negli istituti gestiti e controllati da ordini religiosi. Maltrattamenti, violenze sessuali, abusi sistematici, e un costante clima di terrore. I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano il “mantenimento della disciplina” con tali mezzi. Gli ispettori governativi che avrebbero dovuto vigilare sul benessere dei bambini fingevano di non sapere e non vedere. Un rapporto sconvolgente, che ha costretto i Fratelli Cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte delle scuole industriali assieme alle Suore della Misericordia, ad offrire un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro. Un Consiglio di Giustizia fu istituito già dal 2002 per risarcire le vittime: al 2008 aveva giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro.

    Ora, a sei mesi di distanza, arriva un nuovo rapporto, quello della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per verificare come la Chiesa e le autorità statali avessero gestito le denunce di abusi sessuali sui minori commessi dagli ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze raccapriccianti, 320 vittime, una sequenza di racconti dell’orrore che coinvolgono un campione di 46 sacerdoti dal 1975 al 2004, costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l’unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Dublino avevano in comune una regola: coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere, negare.
    Il rapporto Murphy è dettagliato: ad ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse, di testimonianze, di orrori. Ogni capitolo una storia in cui la pedofilia si fonde col sadismo e con ogni sorta di perversione degli impulsi sessuali. Forse quelle più agghiaccianti riguardano padre Noel Reynolds, che ammise di aver abusato di più di cento bambini nelle otto parrocchie in cui aveva esercitato il proprio ministero negli oltre trent’anni di carriera. Spostato da una parrocchia all’altra ogni volta che si sollevava uno scandalo sui “comportamenti inappropriati” tenuti dal sacerdote, raccomandato ai vescovi locali senza mai comunicare i suoi trascorsi, Reynolds trovava ogni volta terreno fertile: le madri gli affidavano con fiducia i bambini, nessuno dubitava di lui e della sua dedizione. Le denunce vennero a galla solo nel 1995, quando la polizia irlandese aprì un’indagine sul suo conto. Arrestato nell’ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di sei e undici anni, Reynolds confessò. Confessò di aver violentato almeno cento bambini, raccontò particolari mostruosi e raccontò anche di come aveva abusato di una bambina piccolissima, violentandola brutalmente utilizzando un oggetto: il crocifisso. Arrivò perfino ad offrirlo alla polizia, come prova. E tuttavia solo nel 1998, poco prima dell’arresto, era stato rimosso dalla parrocchia e trasferito come cappellano al National Rehabilitation Hospital, anche stavolta senza informare le autorità ospedaliere dei trascorsi del sacerdote e mettendo in grave pericolo i 94 bambini degenti nella struttura.

    E poi un altro sacerdote, padre Terentius, che ubriacava le sue vittime e poi le violentava; un altro ancora che ha affermato di aver abusato di un bambino diverso ogni quindici giorni, per 25 anni; e ancora un altro, insegnante elementare, che abusava sistematicamente dei propri alunni. Una catena di orrori, che ad un’attenta lettura rivela un orrore peggiore: la costante e sistematica copertura dei vertici della diocesi di Dublino, preoccupati esclusivamente di evitare sia lo scandalo sia possibili richieste di risarcimento. Dietro ogni sacerdote pedofilo c’è la figura di almeno un vescovo che sapeva. “La sola preoccupazione dell’arcidiocesi di Dublino – si legge nel rapporto – era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L’arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l’intervento delle leggi dello Stato”.

    Le autorità dell’arcidiocesi che si occupavano delle denunce di abusi su minori avevano un’ampia esperienza in diritto canonico e in giurisprudenza. Eppure l’arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l’abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

    La pedofilia clericale è ben nota alla Chiesa fin dai tempi delle Indulgenze (1517) di Leone X, che assolvevano gli ecclesiastici dal “peccato contro natura con bambini” per la modica somma di “131 libbre, 15 soldi”. Senza contare che, da tempo immemorabile, l’abuso sessuale ai danni di minori è oggetto di diritto canonico: la direttiva del cardinale Ottaviani del 1962, Crimen Sollicitationis, istruiva i vescovi su come trattare questo tipo di denunce, e la direttiva di Ratzinger del 2001, De Delictis Gravioribus, sottraeva i processi per abusi sui minori alla giurisdizione dei tribunali diocesani per avocarli direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il regime di segretezza era tale che, qualora un sacerdote pedofilo veniva inviato ad un trattamento psicologico, neppure i terapeuti erano pienamente informati della storia del sacerdote. Molti dei rapporti e delle direttive dei terapeuti, del resto, erano completamente ignorati, anche quando psichiatri e psicologi raccomandavano di conferire ai sacerdoti incarichi che non prevedessero contatti con i bambini.
    La stessa cultura della segretezza riscontrata nel caso di Dublino è stata riportata da altre inchieste condotte in altri Paesi. Nel 2002, il governatore dell’Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un’intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall’incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: “I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un’organizzazione criminale, non la mia Chiesa”.

    In tale ottica, il benessere dei bambini veniva costantemente sacrificato per proteggere l’istituzione. Il rapporto Murphy sottolinea: “La Chiesa non è una democrazia e non ha procedure di selezione trasparenti, pertanto non è dato conoscere quali criteri siano utilizzati nella scelta degli Arcivescovi. Le nomine a vescovo sembrano essere state fatte essenzialmente sulla base dell’aderenza all’ortodossia dottrinale. L’abilità di gestione non sembra essere stata un criterio tenuto in considerazione”.

    Di fronte alla cultura della segretezza, la Commissione Murphy dovette emettere un ordine formale con il quale veniva richiesto che l’arcidiocesi di Dublino e altre organizzazioni, compresa la polizia stessa, fornissero tutti i documenti in loro possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell’inchiesta.
    Nel settembre del 2006, la Commissione inviò inoltre una richiesta formale alla Congregazione per la Dottrina della Fede “chiedendo informazioni sulla promulgazione del Crimen Sollicitationis”. Chiedeva inoltre informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall’arcidiocesi di Dublino”. La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici.
    La Commissione inviò allora, nel febbraio 2007, una formale richiesta al Nunzio Apostolico irlandese, chiedendo di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l’indagine in corso. Non vi fu mai risposta. Non avendo il potere di emanare alcun ordine nei confronti della Congregazione per la Dottrina della Fede nè del Nunzio Apostolico, la Commissione proseguì il proprio lavoro senza alcuna collaborazione da parte del Vaticano. Tuttavia ritenne opportuno, alla conclusione dei lavori, inviare al Nunzio una copia del rapporto Murphy. Ancora una volta, non ricevette risposta.

    Di fronte agli esiti del rapporto Murphy, l’attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha offerto alle vittime le proprie scuse, il proprio dolore e la propria vergogna. Guardandosi bene dall’offrire anche un risarcimento economico, per quanto nessuna somma possa mai risarcire le violenze e le umiliazioni delle vittime.

    Non si tratta dunque di “casi isolati” ma di situazioni “endemiche”, come sottolineano tutti i rapporti redatti fino ad oggi. C’è da chiedersi come mai in Italia non sia mai stata istituita una commissione indipendente che indaghi sui casi di abusi sessuali su minori commessi da religiosi. A scorrere le cronache giudiziarie, i casi non mancano. Il numero di segnalazioni e richieste di aiuto che pervengono ogni giorno alle associazioni antipedofilia sono centinaia. Eppure si tratta solo della punta dell’iceberg. Molti, moltissimi, non denunciano: per paura, per vergogna, per timore di non essere creduti, ma soprattutto per la certezza di non ottenere giustizia.

    L’Italia conta più di settemila scuole cattoliche, frequentate da quasi 630.000 bambini. Tali scuole, parificate alla scuola pubblica, ricevono ogni anno finanziamenti statali sotto forma di “partecipazione alle spese”. Senza contare i 123 seminari minori in cui studiano più di 2700 ragazzi al di sotto dei 18 anni. E tuttavia nessuna commissione d’indagine sull’operato dei sacerdoti è mai stata istituita. Preoccupati di non perdere il consenso degli elettori cattolici, gli esponenti politici si sono sempre schierati a favore della Chiesa. Basti pensare alla gazzarra mediatica sollevata due anni fa per impedire ad Annozero di trasmettere il documentario Sex crimes and Vatican.
    Così, in tema di abusi sessuali commessi da sacerdoti, si continua a parlare di “casi isolati”. E le coscienze addormentate, che da tempo hanno abdicato alla dignità, continuano a fingere che sia davvero così.

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca