Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Più esperti, ma dove sono i sopravvissuti? La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

    Più esperti, ma dove sono i sopravvissuti? La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

    CITTA’ DEL VATICANO-ADISTA. Molte novità, sulla carta, nella lotta vaticana agli abusi perpetrati dal clero sono stati annunciati in queste ultime settimane: un primo rapporto annuale della Pontificia Commissione vaticana per la Tutela dei Minori (PCTM) – presieduta dal card. Sean O’Malley – vedrà la luce nel 2023, anche se i primi dati utili, secondo p. Andrew Small, segretario ad interim della Commissione, che ha illustrato le iniziative ai giornalisti il 28 ottobre – saranno a disposizione solo nel 2024; un accordo, siglato tra la Commissione stessa e la Conferenza episcopale italiana, per promuovere un impegno comune sulla base di un approccio condiviso, che si servirà di uno scambio regolare tra i due organismi sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili, a livello di informazioni e di competenze per creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime.

    La Commissione vaticana si allarga

    Nel frattempo, il 30 settembre scorso, papa Francesco ha ampliato la PCTM nominando dieci nuovi membri, che si aggiungono ai dieci già operativi. Una storia tormentata, quella di questo organismo, soprattutto per i rapporti con il Dicastero per la Dottrina della Fede, e per diversità di vedute all’interno, ma anche per la sua non chiarissima identità, per la lentezza e le resistenze alle proposte della Commissione come quella, approvata dal papa – ma mai realizzata – di creare un tribunale separato per i vescovi che agiscono in modo inappropriato nei casi di abuso sessuale. Il card. O’Malley annunciò la nascita del tribunale nel giugno 2015, ma esso, di fatto non vide mai la luce; al suo posto papa Francesco, l’anno dopo, emanò una nuova legge (il motu proprio Come una madre amorevole) che stabiliva la rimozione dei vescovi negligenti (v. Adista Notizie n. 33/17). In che misura sia stato applicato, finora, non è chiaro.

    Con la Costituzione Apostolica sulla Curia Romana, Praedicate Evangelium, nel marzo di quest’anno il papa ha posto la Commissione all’interno della sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, lasciandole, nelle intenzioni almeno, una autonomia, con la nomina diretta pontificia del Presidente, che riferisce direttamente al papa e con l’indipendenza dal Dicastero per ciò che riguarda decisioni su membri e personale e sulle proposte avanzate.

    I nuovi membri designati (con un incarico quinquennale) sono: mons. Peter Karam, vicario patriarcale della Chiesa maronita (Libano); mons. Thibault Verny, vescovo ausiliare di Parigi, incaricato della Protezione dei minori per l’arcidiocesi di Parigi e interlocutore della Commissione CIASE, promotore, tra le altre cose, di un sito web di informazione sugli abusi e di formazione online obbligatoria per gli educatori della Diocesi di Parigi; p. Tim Brennan, della Provincia australiana dei Missionari del Sacro Cuore, impegnato a Roma presso l’Ufficio Tutela della Curia generalizia; suor Niluka Perera (India), assistente sociale professionale, coordinatrice del Catholic Care for Children International (CCCI) dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) di Roma; suor Teresa Nyadombo, coordinatrice nazionale per l’educazione e la salvaguardia della Conferenza episcopale cattolica dello Zimbabwe; Irma Patricia Espinosa Hernández, psichiatra e psicoterapeuta, esperta di psicologia criminale, profilazione e valutazione delle vittime di abusi sessuali e di autori di reati sessuali, direttrice della Facoltà di Psicologia dell’Universidad Catolica Lumen Gentium di Città del Messico e membro del Consiglio nazionale per la protezione dei minori della Conferenza episcopale messicana, nonché cofondatrice del CEPROME, centro di ricerca e formazione interdisciplinare sulla protezione dei minori con sede a Città del Messico; Maud de Boer-Buquicchio, presidente di ECPAT Internazionale (associazione che opera per contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori, la violenza e la tratta), già vice cancelliere presso la Corte Europea dei Diritti Umani (1998), poi (2002-2012) vice segretario generale del Consiglio d’Europa; dal 2014 al 2020 è stata relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini; Anne-Marie Emilie Rivet-Duval (Mauritius), psicologa clinica responsabile dell’Ufficio diocesano di psicologia; Teresa Devlin, con studi in psicologia e scienze sociali, CEO del National Board for Safeguarding Children in the Catholic Church in Irlanda; Ewa Kusz, psicologa clinica, sessuologa e terapeuta, vicedirettrice del Centro per la protezione dell’infanzia presso l’Università dei Gesuiti “Ignatianum” di Cracovia (Polonia), dove ha contribuito a creare il programma di studi post-laurea sulla protezione dell’infanzia.

    Questi nuovi membri si vanno ad aggiungere a mons. Luis Manuel Alí Herrera, vescovo ausiliare di Bogotá, in Colombia, psicologo; p. Hans Zollner, direttore dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana; suor Arina Gonçalves, sociologa e terapeuta; Ernesto Caffo, fondatore e presidente di Telefono Azzurro Onlus e presidente della Fondazione Child; Benyam Dawit Mezmur, professore associato di Giurisprudenza presso il Dullah Omar Institute, University of the Western Cape, a Cape Town (Sudafrica), due volte presidente della Commissione di Esperti sui Diritti e il Benessere dei Bambini dell’Unione Africana, nonché presidente della Commissione Onu sui diritti dei bambini (2015-2017), Neville Owen, giudice della Corte d’Appello della Corte Suprema dell’Australia occidentale, alla guida del Consiglio Giustizia e Riconciliazione creato dalla Chiesa australiana per far fronte alla crisi causata dagli abusi sessuali; Sinalelea Fe’ao, 42 anni di lavoro nel campo dell’educazione; Teresa Kettelkamp Morris, già colonnello nella Polizia di Stato dell’Illinois, direttrice esecutiva del Segretariato per la tutela dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale Usa (2005-2011) e Nelson Giovannelli Rosendo dos Santo, esperto di riabilitazione dalla tossicodipendenza e dall’abuso, fondatore in Brasile delle comunità Fazenda da Esperança. Una sola, per quanto è noto (nel 2018 la Commissione aveva affermato che l’identità delle vittime di abuso sessuale presenti tra i membri non sarebbe stata resa pubblica) la presenza in rappresentanza dei sopravvissuti: nel marzo 2021 si era aggiunto al gruppo il giornalista cileno Juan Carlos Cruz, – vittima da adolescente delle violenze sessuali del prete poi dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima – cofondatore nel 2010 della “Fundación para la Confianza”, dedicata al sostegno dei sopravvissuti e alla prevenzione degli abusi, e nel 2018 del “Centro CUIDA”, il primo centro di ricerca per lo studio e l’indagine sugli abusi nella società presso la Pontificia Università Cattolica del Cile.

    Ufficialmente, dunque, Cruz sarebbe l’unico sopravvissuto ad abusi presente in Commissione; Una presenza tormentata, quella delle vittime: il britannico Peter Saunders, fondatore ed ex responsabile dell’associazione di vittime di pedofilia Napac e l’irlandese Marie Collins, entrambi nominati nel 2014, se ne andarono delusi, arrendendosi a lentezze, ostacoli e persino boicottaggi della Curia nei confronti del lavoro del gruppo; la neuropsichiatra infantile francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori, lasciò nel 2018 (v. Adista Notizie n. 8/18): aveva invano insistito sulla necessità di ascoltare le vittime, «singolarmente o nel quadro di associazioni come l’Ending Clerical Abuse (ECA)».

    La “nuova” agenda della Commissione

    Se la Commissione sembra dunque limitare fortemente la presenza di sopravvissuti al suo interno (lasciando il beneficio del dubbio sul una loro presenza “riservata”) afferma peraltro di volere che la voce delle vittime sia ascoltata, e a questo fine ha promosso dei Survivors Advisory Panels (SAP), con l’intento di individuare contenuti e modalità per includere le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti all’interno delle politiche di tutela e di cura delle Chiese.

    La Commissione – che non si occupa di casi individuali – dovrà anche supervisionare l’applicazione delle linee guida delle Conferenze episcopali, in base a Praedicate Evangelium; a questo scopo essa è stata incaricata di collaborare con le Conferenze episcopali, le Diocesi e gli Ordini religiosi per garantire l’applicazione e l’efficacia delle linee guida, che oltretutto non sono ancora state elaborate da tutte le 114 Conferenze episcopali del mondo.

    Vengono inoltre istituiti meccanismi di segnalazione di abusi in tutta la Chiesa, in ottemperanza all’articolo 2 del motu proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019, e la redazione di un Rapporto Annuale. Poiché vi è una grande disparità nella formazione e nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori tra il Nord e il Sud del mondo, la Chiesa, ha spiegato p. Small, è chiamata a intervenire: a questo scopo la CEI – che, lo ricordiamo, continua a rifiutare una ricerca indipendente che dia un quadro dell’abuso in Italia, dove omertà ecclesiastica e vuoti giuridici lasciano il fenomeno ancora largamente sommerso e, dunque, non affrontabile – ha previsto uno stanziamento, per un periodo di tre anni, di fondi dell’8 per mille, per supportare la Commissione nella sua lotta agli abusi nel Sud del mondo.

    Quanto al Rapporto annuale, si tratterà di un documento descrittivo sull’applicazione e l’efficacia delle politiche e delle procedure di salvaguardia nella Chiesa, fornendo un feedback sulle misure di cura e accompagnamento delle vittime e indicazioni sulle best practices da attuare.

    Tra gli auspici formulati da p. Small, quello che il Rapporto annuale «fornisca un grado di trasparenza e responsabilità così urgente in tema di protezione e di gestione degli abusi: il Rapporto Annuale può costituire un importante punto di incontro e di dialogo con tutti i Dicasteri che compartecipano in qualche modo all’attuazione del safeguarding e nella protezione dei minori». Si tratterebbe, insomma, ha detto p. Small, di un approccio «inquadrato in termini di sinodalità. Definendo questo lavoro nella prospettiva della comunione e della sussidiarietà, il Santo Padre lo ha associato a due concetti fondamentali dell’essere e del fare della Chiesa».

    È da sottolineare, però, – e lo ammette lo stesso segretario ad interim della PCTM – che proprio alla luce del processo sinodale manca un “pezzo” importante: «il peso e il significato effettivamente attribuito alle esperienze delle vittime/sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero nel processo sinodale sono ancora dolorosamente poco chiari e le testimonianze delle vittime/sopravvissuti sono state finora limitate, e l’impatto delle loro esperienze e intuizioni è difficile da discernere».

    https://www.adista.it/articolo/68958

  • Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    41051 ROMA-ADISTA. «Una nuova associazione internazionale per combattere gli abusi di potere nel Movimento dei Focolari di Chiara Lubich»: si chiama OREF (ORganizzazione Ex Focolari) ed è appena nata, dopo la pubblicazione, a fine marzo, del Rapporto indipendente firmato da GCPS Consulting sugli abusi sessuali di minori in Francia da parte di Jean-Michel Merlin, laico consacrato, oggi ottantenne, che nel movimento è stato dagli anni ‘60 fino a quando ne è stato cacciato, nel 2016 (v. Adista Notizie n. 13/22); ma anche in seguito al vano tentativo di alcuni ex membri del Movimento – si legge sul comunicato stampa di presentazione – «di avere un incontro aperto e onesto con Co.Be.Tu.», la Commissione per il Benessere e la Tutela dei Minori interna ai focolarini per le persone abusate dal Movimento.

    L’associazione nasce con l’obiettivo di «segnalare e registrare i casi di abuso di ogni tipo all’interno del Movimento dei Focolari, fenomeni che riteniamo un problema sistematico, e di cercare giustizia e verità per le vittime», con un approccio «caratterizzato dalla trasparenza: rigettiamo lo stile di segretezza tipico del Movimento dei Focolari e più in generale della Chiesa cattolica, così come abbiamo constatato, almeno fino all’inizio del pontificato di Papa Francesco». Nel 2020, sull’onda dello scandalo suscitato da Merlin – le cui vittime certe per il periodo 1963-1998 sono al momento 26, oltre ad altre possibili 11 e ad altri casi di adescamento più recenti –, i vertici francesi del movimento si erano dimessi (v. Adista Notizie n. 39/20) ed era stata incaricata la società GCPS Consulting – specializzata nell’aiutare organizzazioni a garantire la sicurezza dei bambini, di persone vulnerabili e gruppi “a rischio” – di compiere un’indagine, con la supervisione ulteriore di un ex alto funzionario francese indipendente, a garanzia di integrità, qualità e affidabilità dell’indagine. Il Rapporto finale dell’inchiesta, quasi un centinaio di pagine frutto di un anno e mezzo di lavoro, denota che «Jean-Michel Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri». Non solo: il documento punta il dito contro «la struttura piramidale del Movimento, il suo mantra di obbedienza e unità» che «hanno certamente contribuito al fallimento sistemico nell’affrontare non solo il caso di JMM», ma anche altri casi di natura psicologica, spirituale ed economica, nel mettere in atto misure di prevenzione, nel perseguire presunti reati e nell’ascolto e nell’aiuto alle vittime.

    Spiega OREF che, proprio nei giorni precedenti la pubblicazione del rapporto, «è fallito un incontro tra un gruppo di ex membri del Movimento e la Co.Be.Tu., la commissione cosiddetta “indipendente” nata in seno al Focolare su ordine del Vaticano. In vista di tale incontro avevamo proposto, (…), la presenza di un giornalista indipendente e di un avvocato di nostra fiducia; a tale richiesta Co.Be.Tu. ha opposto un rifiuto (mentre la commissione avrebbe partecipato con quattro persone, tre delle quali avvocati)». Essendo, per il gruppo di vittime, necessaria e tutelante la presenza di un giornalista e di un avvocato, in assenza di un riscontro «abbiamo deciso che a tali condizioni non era possibile procedere all’incontro». «Co.Be.Tu. non ha replicato e, più volte sollecitata, ha infine accettato l’incontro con la presenza di un nostro avvocato», racconta OREF, «ma ciò è avvenuto solo: quando per noi le condizioni di fiducia erano ormai venute meno; dopo un lungo silenzio da parte loro; a seguito della pubblicazione del Rapporto della GCPS Consulting».

    Di qui la decisione che non fosse più «utile né costruttivo» un incontro con la Commissione e che fosse opportuno fare un passo oltre, creando un organismo di ampio respiro per combattere gli abusi. I fondatori di OREF – intorno alla quale gravitano avvocati, teologi, esperti di diritto canonico e giornalisti – sono tutti ex focolarini di varie nazionalità (Italia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, il Brasile, Francia, Canada e Lussemburgo), molti dei quali hanno testimoniato gli abusi subiti nel libro di Ferruccio Pinotti La setta divina (Piemme 2021).

    Molti di essi sono stati all’interno del movimento per decenni ricoprendo anche cariche di rango. «Gli abusi vanno dalla manipolazione affettiva (compresi matrimoni e separazioni combinate) all’uso di metodi settari di proselitismo (come il love bombing e la rivelazione progressiva dell’insegnamento interno, allo scopo di non spaventare i nuovi proseliti), l’obbligo di reprimere ogni manifestazione di sofferenza (forzando il volto al sorriso e trattenendo ogni lacrima), la patologizzazione di orientamenti sessuali ed espressioni di genere non conformi al modello eteropatriarcale cisgender, l’impiego non retribuito in lavori sfiancanti che a distanza di tempo ha lasciato alcuni di noi senza risparmi nécopertura pensionistica».

    Senza parlare dei disturbi mentali che di cui molte vittime hanno sofferto a motivo della pressione fisica e mentale esercitata dal Movimento, che ha portato alcuni «sull’orlo del suicidio».Nel comunicato stampa, i fondatori di OREF mettono in luce come gli aspetti più problematici della cultura focolarina, all’origine degli abusi, non siano esplicitati in documenti o statuti, ma costituiscano il naturale risvolto «di una formazione che mette al centro il Movimento e ritiene che l’istituzione valga più di qualsiasi individuo».

    Un atteggiamento stigmatizzato da papa Francesco che, il 6 febbraio 2021, parlando ai partecipanti dell’assemblea generale del Movimento, invitò a «guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». «Si tratta – spiega il comunicato OREF – di una modalità invisibile dall’esterno, di cui noi ex membri siamo stati testimoni diretti e sulla quale possiamo dunque offrirci come osservatori privilegiati»

    https://www.adista.it/articolo/67920

  • Gli ipocriti

    Gli ipocriti

    Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

    Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

    Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

    E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

    Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

    A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

    Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

    Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
    «Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

    Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

    Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

    Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

    Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

    Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

    Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

    La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

    Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

    https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/

  • Focolarini, la svolta di Karram: «Chiediamo perdono alle vittime di abusi, pronti a seguire Francesco»

    Focolarini, la svolta di Karram: «Chiediamo perdono alle vittime di abusi, pronti a seguire Francesco»

    di Ferruccio Pinotti

    Margaret Karram dal gennaio 2021 è la nuova presidentessa del Movimento dei Focolari, presente in 182 Paesi del mondo e con oltre 2 milioni di membri. Il Papa nell’udienza col Movimento del 5 febbraio ha invitato i Focolari a «Guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». Un riferimento allo scandalo emerso nella branca francese dell’Opera di Maria, a causa delle violenze sessuali da parte di un consacrato, Jean-Michel Merlin, accusato da una trentina di vittime dagli anni ’70 agli anni ’90. Anche nell’incontro del 16 settembre organizzato da Pontificio Consiglio dei Laici il Papa incontrando i Focolari e altri movimenti ecclesiali ha parlato di «abusi di potere», di «indebolimento del carisma della fondazione», di «rischio di vivere in un mondo parallelo», di «organizzazioni della vita interna che si sono rivelate inadeguate o addirittura dannose». In questa intervista esclusiva al Corriere Karram affronta a viso aperto tutti questi temi.

    Presidente Karram, Francesco ha usato parole molto severe con i Focolari: come risponde all’appello del Papa?
    «È possibile che il pensiero di Chiara Lubich in passato sia stato interpretato male, l’esperienza del Paradiso del ‘49’ è un’esperienza mistica e va capita nel modo giusto e noi stessi come Movimento a volte l’abbiamo interpretata male e abbiamo agito in un modo che non era quello corretto…è possibile che siano state effettuate delle deformazioni del pensiero di Chiara Lubich ed in questo senso è giusto compiere una autocritica e porgere le nostre scuse alle vittime, se ci sono stati dei comportamenti inappropriati. Lo sta facendo anche la Chiesa. A volte è stato interpretato e applicato male il pensiero di Chiara: l’essere nulla di cui Chiara parlava non vuol dire oppressione della libertà, annullamento e svuotamento psicologico, ma significa non essere pieni di sé stessi. Nell’unità, se non c’è liberta e carità, si vive in un inferno. Vivere il nulla significa fare spazio a quello che il prossimo ti chiede: come fai a costruire un rapporto se sei pieno di te stesso? Ci rendiamo conto che l’interpretazione errata di Chiara ha causato delle esperienze traumatiche all’interno del Movimento. Questo ci addolora moltissimo e chiediamo perdono, dal profondo del nostro cuore. Chiediamo perdono alle persone che hanno subito dei torti».

    Francesco ha chiesto ai Focolari di promuovere «la sinodalità» perché tutti i membri siano «corresponsabili e partecipi della vita dell’Opera di Maria e dei suoi fini specifici». Ha poi detto: «Ci sono quattro cose che Dio non può conoscere: cosa pensano i gesuiti, quanti soldi hanno i salesiani, quante congregazioni di suore ci sono, e di che cosa sorridono i focolarini». A molti è sembrato un monito forte: o cambiate o sarò costretto a prendere misure più forti. Come valuta le parole del Papa?
    «Esprimo piena adesione al discorso di papa Francesco. L’abbiamo sentito non tanto come un monito, non era un rimprovero, ma un modo per proteggerci, uno sguardo paterno, un invito molto forte ad aprire gli occhi sulla realtà. E a correggersi. Lo stiamo mettendo in pratica».

    Il Papa, quanto alle «crisi spirituali delle persone, che coinvolgono l’intimità del singolo e la sfera della coscienza», ha detto ai Focolari che «la commistione tra ambito di governo e ambito della coscienza dà luogo agli abusi di potere e altri abusi dei quali siamo stati testimoni, quando si è scoperta la pentola di questi problemi brutti». Come si può rispondere in maniera non formale al dolore di queste persone? Cosa pensa di fare su questo piano per fare veramente la differenza?
    «C’è piena coscienza degli abusi, sessuali e non solo, avvenuti all’interno del Movimento. Per questo abbiamo dato impulso alla Commissione per gli abusi, la Cobetu (Commissione per la Promozione del Benessere e la Tutela dei Minori e delle Persone vulnerabili, ndr), abbiamo anche avviato una Commissione interna di studio sui nostri Statuti per vedere se essi rispondono alla situazione giuridica attuale (leggi l’intervista al co-presidente Moràn: «Il 60% del mio tempo oggi è dedicato alle vittime degli abusi). Una società esterna inglese, la Gcps Consulting, sta poi svolgendo indagini indipendenti sugli abusi: i risultati saranno resi noti a dicembre. Abbiamo infine avviato una Commissione di studi sul nodo della distinzione tra Foro interno e Foro esterno. Le parole del Papa ci stanno a cuore. Ho detto: meno male che il Papa ci sta dicendo queste cose, che dobbiamo cambiare e migliorare. La nostra è una tripla fedeltà: alla Chiesa, alla coscienza e al carisma, bisogna vedere cosa negli Statuti è veramente carismatico. In base al nuovo decreto del Dicastero del Pontificio Consiglio per i Laici cambieremo molte cose».

    Cosa le ha detto in privato il Papa, terminata l’udienza generale col Movimento?
    «Al termine dell’incontro pubblico con i Focolarini il Papa mi ha preso da parte, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto: ”Coraggio!” e “Avanti!” Come volesse dirci che le crisi possono essere una benedizione. Io gli ho portato una pianta di Ulivo simbolo della pace e della mia Terra, ma anche una busta con una cospicua offerta per i poveri, come gesto di ascolto al grido di dolore dell’umanità. Francesco usando una metafora mi ha detto “Questa pianta va innaffiata, ma anche potata”, un riferimento chiaro al calo delle vocazioni focolarine che va accettato, puntando di più sulla qualità e meno sulla quantità. Stiamo vivendo un momento di potatura. Il calo delle vocazioni, l’avanzare dell’età dei dirigenti, pochi che si mettono in questo cammino, le strutture da riformare, gli abusi… »

    Lei, dopo Chiara Lubich e Maria Voce, è la prima leader internazionale del Movimento, è araba-palestinese di famiglia cattolica, ma ha passaporto israeliano e una laurea in ebraismo: come ha vissuto questa Sua identità?
    «Si, la famiglia del papà è originaria di Nazareth, mentre i genitori di mamma erano di Haifa. Tutte e due le famiglie avevano profonde radici cristiane, hanno vissuto lì tutta la vita. Siamo quindi palestinesi di origine ma abbiamo vissuto sempre in Israele. Questo mi ha portato a essere molto vicina a chi affronta esperienze di sofferenza, di fuga e di ricerca di una nuova vita fuori dal proprio paese».

    Ha vissuto momenti difficili, come bambina araba e cristiana in un contesto fortemente ebraico?
    «Sì, a quel tempo vivevamo al Monte Carmelo, eravamo l’unica famiglia cristiana, tutti i vicini erano ebrei. Quando uscivamo a giocare, i bambini ebrei — sapendo che io e i miei fratelli eravamo arabi — era usuale che ci offendessero e insultassero, una cosa che ho fatto molta fatica ad accettare. Io, bambina quale ero di 4/5 anni, volevo reagire a questi atteggiamenti. Ma mia mamma allora mi ha detto: “Tu ora ti asciughi le lacrime, vai fuori e inviti questi bambini a casa nostra”. Io mi ricordo ancora la fatica interna che dovetti superare per far contenta mia madre. Lei, che stava preparando il pane arabo, ha dato a ognuno di loro del pane da portare a casa loro. Questa è stata la lezione più grande della mia vita, un gesto così semplice come quello di donare un pezzo di pane era un modo per superare l’odio, che si risolve con gesti di amore, perdono e vicinanza».

    Come vede il futuro del Movimento? Su quali fronti vi impegnerete di più?
    «Sicuramente investiremo nel dialogo che è il nostro tratto specifico. Continueremo a cercare il dialogo con altri movimenti e carismi vecchi e nuovi, cercando un cammino comune tra questi movimenti come Comunione e liberazione (Cl), Neococatecumenali, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito Santo, la Comunità di Sant’Egidio. Ci sta molto a cuore il dialogo interreligioso, collaborare con altre fedi non per fare proseliti o per convertire, ma per creare un mondo più fraterno, dialogando anche con persone che non hanno alcun riferimento religioso. Siamo attratti dai luoghi da dove proviene un grido di dolore, come la Siria. Vogliamo poi creare una casa del Dialogo sul Monte Sion in cui cristiani, mussulmani ed ebrei possano incontrarsi, amarsi e costruire la pace. C’è già un progetto operativo. Ci sono poi i progetti di accoglienza. Ci hanno chiesto un nuovo Centro in Marocco, così come di continuare la presenza in Algeria dove sono presenti — ormai da 50 anni — dei Focolari tutti mussulmani. Vorrei fare un viaggio in Cina. Anche lì siamo attivi a Pechino, Shangai, Canton e Hong Kong, la nostra presenza in Asia è forte, mentre in Africa stiamo costruendo ospedali e scuole in Congo. C’è poi l’Economia di Comunione e le aziende che aiutano la sussistenza delle persone. Anche nelle Americhe e in Brasile in particolare il nostro impegno proseguirà».

    Le donne sono coloro che hanno sempre portato il peso maggiore nella Chiesa e il Vostro è un movimento a guida esclusivamente femminile. Cosa può dire in merito alla promozione della donna, un tema fortemente sentito da Francesco?
    «La complementarietà tra uomo e donna resta sempre importante, ma le donne hanno un senso della sopportazione e della sofferenza che l’uomo non ha. Papa Francesco sta dando molti ruoli importanti alle donne nella governance della Chiesa. Le donne vanno promosse e aiutate a crescere, sia nella Chiesa che nella società civile. Credo anche che le donne debbano avere più coraggio ed impegnarsi di più in politica. Porteranno un grande cambiamento».

    https://www.corriere.it/cronache/21_settembre_22/focolarini-svolta-karram-chiediamo-perdono-vittime-abusi-pronti-seguire-francesco-638a15fe-1aeb-11ec-8604-8b77798ec285.shtml

  • “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

    Articolo tratto da korazym.org- di Vik van Brantegem

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni 

    4 Marzo 2021- Korazim  http://www.korazym.org/57011/la-rete-dei-sopravvissuti-del-cile-crin-report-2021-la-responsabilita-dellindifferenza-per-la-morte-di-1-313-bambini-cileni/

    di Ivo Pincara

    “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Mt 18,6-7).

    Proseguiamo la nostra inchiesta, sul tema delle violenze sessuali sui minori, perpetrate all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Dopo aver affrontato, in 4 parti, il caso Australian Gate – Un Oceano dell’Orrore nel quale abbiamo motivato la discrepanza di 2,2 miliardi di dollari AUS (1,4 miliardi di Euro). Una somma enorme rilevata dall’Australian Transaction Reports and Analysis Centre (AUSTRAC), come conseguenza di accordi economici, tra Chiesa Cattolica Romana e Stato australiano, dal 2014 al 2020. Accordi bilaterali, destinati – è nostra ipotesi – per i risarcimenti alle vittime della violenza del clero [QUI].

    Nel più totale silenzio dei media vaticani, adesso presentiamo ai nostri attenti e affezionati lettori, i risultati delle indagini svolte dal Child Rights International Network (CRIN), ente investigativo, informativo e di controllo attuativo, accreditato dall’ONU. Il CRIN supporta le Nazioni Unite, tramite il Comitato per i diritti dell’infanzia (CRC) e sostiene l’applicazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia, dei diritti di adolescenti e minori. Aderiscono al CRIN circa 3.000 organizzazioni di 130 paesi, che operano per la tutela dei minori.

    Nella presente analisi Cile la rete dei sopravvissuti” – CRIN report 2021 approfondiremo gli aspetti delicati, in riferimento agli abusi sui bambini perpetrati da sacerdoti della Chiesa Cattolica Romana in America Latina, in particolare dei Paesi di lingua spagnola.

    Il CRIN è un osservatorio internazionale, con una speciale devozione alla lente, orientata alla tutela dei diritti dei bambini. L’osservatorio è promotore dell’assunto, che i diritti dei bambini sono i medesimi diritti degli adulti. Tali diritti devono essere rispettati dagli adulti e dagli adulti devono essere fatti rispettare.

    Tra le altre attività di analisi, CRIN relaziona sull’operato delle entità religiose. Per tale motivo, è posta sotto osservazione la Santa Sede. La Santa Sede (o Sede Apostolica) è l’ente, dotato di personalità giuridica in diritto internazionale, preposto al governo della Chiesa Cattolica Romana. Il Papa ne è il capo supremo e nel contempo è il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, uno stato sovrano in regime di monarchia assoluta a carattere elettivo, nel quale il Vescovo di Roma detiene I tre poteri dello Stato (il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario), con l’aggiunto del Quarto Potere (il potere mediatico). Attualmente, la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche con 183 stati sovrani [QUI].

    Il CRIN nel 2014, nei seguenti estratti dal rapporto di 48 pagine A Preliminary Report – Child Sexual Abuse and the Holy See – The need for justice, accountability and reform – CRIN Report 2014 [QUI], afferma:

    “È stata riscontrata ostruzione da parte del Vaticano in alcuni paesi, come l’Italia, gli sforzi per scoprire la portata degli abusi sono stati ostacolati da specifici trattati vaticani”.

    “È difficile ottenere statistiche affidabili sugli abusi sessuali clericali in Italia perché il governo ha un trattato con il Vaticano che garantisce aree di immunità ai funzionari vaticani”.

    “Il nostro scopo è spingere la Santa Sede a diventare più trasparente come Stato con obblighi in materia di diritti umani e ad aprirla a un ulteriore ed efficace controllo da parte degli organismi delle Nazioni Unite”.

    “La Santa Sede è ora all’esame del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, questo rapporto si concentra sugli abusi clericali nella Chiesa cattolica e nelle istituzioni cattoliche in tutto il mondo”.

    “Nel dicembre 2013, la Santa Sede non ha fornito la completa documentazione richiesta dal Comitato ONU per gli abusi del clero”.

    “I rapporti su un cambiamento sistemico della politica vaticana sotto Papa Francesco riguardo ai diritti umani forniscono una prospettiva promettente sul suo papato”.

    “Il diritto canonico e le sue procedure possono e crediamo ostacolino i processi di diritto civile o penale”.

    Riteniamo importante analizzare le considerazioni del citato rapporto, a sette anni dalla sua pubblicazione. Tutto ciò è utile per verificare, dopo sette anni, cosa è stato fatto.

    Riteniamo l’anno 2014 un anno cruciale. Lo abbiamo definito – non a caso – l’anno zero di una nuova era.

    Nel 2014 prendono corpo le riforme della Santa Sede in tema di tutela dei minori.

    Nel 2014 Papa Francesco lo ha messo nero su bianco [QUI].

    Osservare come nel 2014 l’ONU, tramite CRIN, muove le sopra riportate critiche alla Santa Sede, risulta interessante.

    È interessante osservare che proprio nel 2014, in Vaticano, viene istituita la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, con chirografo di Papa Francesco [QUI].

    È interessante osservare cosa avviene nel 2014 e si sviluppa nel tempo, per un periodo di 6 anni, dal 2014 al 2020, nel Commonwealth dell’Australia. Lo Stato australiano, tramite l’AUSTRAC [QUI], evidenzia una discrepanza di 2,2 miliardi di dollari AUS (1,4 miliardi di Euro). Si tratta di flussi finanziari, letti ma non analizzati – attribuiti in modo errato al Vaticano – e stranamente accantonati dal sistema di controllo finanziario del governo australiano. Questi flussi finanziari, per sei anni vengono messi a prendere polvere in soffitta. Per questi flussi finanziari tutt’ora vi sono indagini in corso, al fine di far luce su una questione complessa che riguarda la Chiesa Cattolica Romana in Australia, lo Stato australiano e la Santa Sede.

    L’indagine in corso è in riferimento a “qualsiasi entità o individuo” che possono essere associati allo Stato della Città Vaticano, con una particolare attenzione all’operato delle banche centrali, che – a quanto pare – sono fuori dal “radar” dei controlli finanziari governativi che può operare l’AUSTRAC.

    In concreto, nel 2014 si concentrano le insolite coincidenze. Se tre indizi fanno una prova, le ipotesi da noi formulate, probabilmente, non sono molto distanti dalla realtà.

    Il CRIN, nella sua analisi approfondita, ha evidenziato che la Chiesa Cattolica Romana si trova al centro di innumerevoli scandali di abusi sui minori di portata internazionale. L’esito dell’inchiesta di CRIN ha riconosciuto gravi responsabilità del clero – e delle gerarchie ecclesiastiche – per i crimini perpetrati in danno dei bambini. Il CRIN, nella presentazione dedicata alla Santa Sede sul proprio sito Internet, rileva quanto segue: “Le denunce più frequenti presentate nei confronti della Santa Sede, rispetto alla tutela dei diritti umani, sono state le continue segnalazioni di violenze sui minori all’interno delle proprie istituzioni religiose, unite ad accuse alle gerarchie della Chiesa, per aver agito per nascondere queste violenze” [QUI].

    La questione degli abusi sessuali sui minori e persone vulnerabili all’interno della Chiesa Cattolica Romana è un problema globale e la vera portata degli abusi commessi in America Latina sta venendo alla luce solo recentemente. Il CRIN report 2019 definisce questa fase “la terza ondata”.

    L’America Latina è la regione con la più alta popolazione cattolica romana al mondo, ma con i più bassi tassi di denuncia di abusi sessuali su minori contro il clero cattolico romano. Gli scandali continuano a emergere e in tutto il continente latinoamericano si chiede giustizia per le vittime di violenze da parte del clero. È accertato che il crimine è stato perpetrato in tutti i 18 paesi di lingua spagnola dell’America Latina: Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, República Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, México, Nicaragua, Panamá, Paraguay, Perù, Puerto Rico, Uruguay e Venezuela.

    Il Cile è il primo Paese latinoamericano a presentare denunce in merito agli abusi sui minori perpetrati dal clero dalla Chiesa Cattolica Romana. Finora sono emerse poche informazioni sugli abusi clericali da qualsiasi Paese latinoamericano. Scarse informazioni sono giunte, in particolare, da Brasile, Cuba, Ecuador e Honduras.

    Riguardo Cuba, non sono stati trovati resoconti dei media in merito ad abusi sessuali commessi sui minori all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Non sono disponibili statistiche sul numero di denunce penali, presentate per presunti abusi sessuali, commessi dal clero cubano (The Third Wave – Justice for survivors of child sexual abuse within the Catholic Church in Latin America).

    Diversamente, in Cile è in crescita costante il numero delle vittime sopravvissute alle violenze, che denunciamo i crimini subiti, abbattendo i muri dell’omertà. Lo scopo di queste denunce è quello di intraprendere azioni legali contro gli autori delle violenze, che la gerarchia della Chiesa Cattolica Romana ha consapevolmente protetto, trasferito e coperto, ostacolando il corso della giustizia [QUI].

    Nel 2016 si registra una singolare censura dei media. Il quotidiano paraguayano La Nación inizia a pubblicare una serie di rapporti investigativi su cinque preti cattolici argentini che, dopo essere stati accusati di abusi sessuali su minori, erano stati trasferiti nel vicino Paraguay. La serie, denominata Dark Church, è stata interrotta dopo il quarto giorno di pubblicazione. All’epoca, il giornalista a capo del progetto, Aldo Benítez, ha detto che il suo team non ha mai ricevuto una spiegazione sul motivo per cui la serie è stata interrotta. In seguito è emerso, che l’Ambasciatore del Paraguay presso la Santa Sede, Eliseo Ariotti, aveva contattato la proprietaria di La Nación, Sarah Cartes, sorella dell’allora Presidente del Paraguay Horacio Cartes, dicendole che “la pubblicazione non era conveniente”. Altri quotidiani, in seguito, hanno pubblicato articoli denunciando la presunta censura. Poi, La Nación ha ripreso la pubblicazione di Dark Church”, con in totale 15 articoli, per cui ha vinto un premio giornalistico sui diritti umani [QUI].

    Nel gennaio 2021, nel più totale silenzio dei media vaticani, è stato presentato un rapporto delle violenze sui minori in Cile, perpetrate dal clero della Chiesa Cattolica Romana [QUI]. Il rapporto è stato presentato all’ONU tramite il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura [QUI]. L’inchiesta è volta all’attuazione delle raccomandazioni per sostenere la tutela dei diritti bambini. Il rapporto viene presentato a seguito delle segnalazioni pervenute per le violenze perpetrate in danno dei minori. Negli ultimi anni, il Cile ha visto un costante aumento del numero di denunce di abusi sessuali su bambini, perpetrati all’interno della Chiesa Cattolica Romana del Paese. La presentazione del rapporto è il risultato di un’operazione congiunta, all’esito della collaborazione intercorsa, tra il Child Rights International Network (CRIN) e il Survivors Network – Red de Sobrevivientes del Cile.

    La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha costituito l’unico database del Paese, nel quale sono archiviati i casi di abuso sessuali sui minori. Nell’ultimo aggiornamento dell’agosto 2020, è stato comunicato che sono state presentate pubblicamente 360 denunce di presunti abusi sessuali commessi sui minori da parte del clero della Chiesa Cattolica Romana. Le accuse, tra le altre, riguardano 4 cardinali, 27 vescovi e 186 sacerdoti. Tuttavia, le statistiche disponibili sono considerate una significativa sottostima delle violenze reali perpetrate dal clero. In risposta alla mancanza di dati, la Rete dei Sopravvissuti del Cile nell’agosto 2018 ha invitato il Presidente della Repubblica, nonché Capo del governo cileno, a istituire un’indagine nazionale sugli abusi perpetrati all’interno del Chiesa Cattolica Romana nel Paese. Le istituzioni cilene, pertanto, sono stato esortate a presentare i dati in loro possesso riguardo l’entità delle violenze sessuali contro i bambini, perpetrate all’interno di istituzioni religiose e statali.

    Nel 2018, la Policía de Investigaciones de Chile (PDI), la polizia criminale investigativa civile cilena, tramite un rapporto all’autorità giudiziaria, ha denunciato il reato di violenze commesso in danno dei bambini in tutti i centri residenziali e di custodia, gestiti dal Servicio Nacional de Menores (SENAME), il servizio nazionale per i minori che dipende dal Ministero di giustizia e diritti umani del Cile. È stato accertato che circa il 40% dei centri SENAME (241), sono di proprietà di o collegate a istituzioni della Chiesa Cattolica Romana in Cile. Il difensore civico cileno per i diritti dei bambini ha ripetutamente denunciato la mancanza sistematica di informazione sulla tutela dei bambini fornita al personale nelle agenzie del SENAME.

    I risultati del rapporto del PDI sono scioccanti. Dal documento emergono denunce di gravissimi crimini, commessi in danno ai bambini. Oltre alle violenze riscontrate, si registrano tra il 2005 e il 2016 1.313 decessi, che corrispondono a 119 decessi annui, un bambino morto ogni 3 giorni. È stato dimostrato che i minori hanno subito gravissime violenze in tutte le strutture del SENAME, che spesso hanno causato la morte.

    Alcune delle strutture residenziali, gestite da SENAME, sono state oggetto di ispezioni della commissione ONU [QUI]. Le informazioni raccolte sono state trasmesse alla Procura della Repubblica cilena. Ma, secondo l’organizzazione investigativa CiperChile, la pubblicazione del rapporto della polizia investigativa criminale civile cilena è stata ritardata volutamente di molti mesi dal Procuratore nazionale, Jorge Abbott e dal Direttore della polizia cilena, Héctor Espinoza [QUI]. In Cile, nelle istituzioni gestite dal servizio nazionale per i minori SENAME e dalla Chiesa Cattolica Romana, sono stati commessi crimini cruenti, che hanno condotto – secondo CiperChile – alla morte migliaia di bambini innocenti. Il CRIN rileva, che all’interno del centro residenziale Nido Amigó, Fundación Cattolica Padre Luis Amigó, è stata scoperta una attività di prostituzione minorile, in danno dei bambini, che vivevano sotto la responsabilità e la custodia della fondazione cattolica.

    In una clamorosa decisione senza precedenti, dopo tre giorni di incontri, il 17 maggio 2018 i 34 vescovi cileni hanno presentato in blocco le dimissioni al Papa: “Abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”. Mons. Luis Fernando Ramos Pérez, Amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” di Rancagua e Segretario generale della Conferenza Episcopale del Cile ha affermato: “Il nostro atteggiamento è in primo luogo di dolore e di vergogna. Dolore, perché purtroppo ci sono vittime: ci sono persone che sono vittime di abusi e questo ci causa profondo dolore. È una vergogna, perché questi abusi si sono verificati in ambienti ecclesiali che sono proprio quelli in cui questo tipo di abusi non dovrebbero mai verificarsi” [QUI].

    Il 16 gennaio 2018, durante un incontro strettamente privato nella Nunziatura Apostolica di Santiago del Cile con un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero, Papa Francesco aveva reso chiaro di credere soltanto alla versione dell’episcopato cileno. In merito alle coperture che il Vescovo di Osorno, Mons. Juan Barros, aveva procurato al prete pedofilo Karadima, aveva detto alle vittime di non avere “prove”, “sono tutte calunnie”, aveva poi spiegato loro. Quindi, a seguito delle denunce degli abusi, il ripensamento, con l’invio in Cile in “missione speciale”, per compiere un’approfondita investigazione che ha portato alla luce un’altra verità, l’Arcivescovo Charles Scicluna, nominato il 13 novembre 2018 Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, conservando l’Ufficio di Arcivescovo di Malta e Monsignor Jordi Bertomeu, Officiale della medesima Congregazione per la Dottrina della Fede. La missione avevo lo scopo di attivare ufficialmente un’indagine investigativa sugli abusi, da parte della Santa Sede. L’inchiesta degli investigatori papali ha raccolto le testimonianze di 64 sopravvissuti che si sono rivolti agli investigatori inviati dal Papa. Le vittime di abusi sono state ascoltate a New York e a Santiago del Cile, ma dopo due anni di silenzio, gli stessi sopravvissuti, hanno mosso critiche nei confronti della Santa Sede perché non hanno più avuto notizie degli esiti delle denunce presentate. Il rapporto redatto dagli investigatori è composto da oltre 2.300 pagine.

    L’8 aprile 2018 Papa Francesco in una lettera indirizzata all’episcopato del Cile, a seguito del rapporto d’indagine, ha affermato: “Sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate” [QUI].

    La Corte d’Appello di Santiago del Cile in ottobre 2018 ha revocato una precedente sentenza e ha condannato l’Arcivescovado di Santiago del Cile guidata dal Cardinale Ricardo Ezzati al pagamento di un consistente risarcimento, 670 mila dollari USA (556 mila Euro), alle tre più conosciute vittime dell’ex prete Fernando Karadima. Il verdetto in favore di Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton è stato emesso all’unanimità dai giudice della IX Sezione del tribunale. Il cambio della sentenza rispetto a quella di qualche tempo fa, che invece aveva rifiutato questo indennizzo, secondo gli esperti e osservatori ha una sola spiegazione: la lettera del febbraio 2009 dell’Arcivescovo Cardinale Francisco Javier Errázuriz all’allora Nunzio Apostolico Arcivescovo Giuseppe Pinto, documento che racconta una versione diversa a quanto il porporato ha sostenuto sotto giuramento in questi anni. In sostanze, nella lettera il cardinale riconosce di aver ordinato di chiudere la causa contro l’allora potentissimo Fernando Karadima e di aver vietato al Procuratore di giustizia della Curia arcivescovile di interrogare l’accusato.

    Il 28 settembre 2018 si apprende da un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede che Papa Francesco ha ridotto dallo stato clericale Fernando Karadima. Il Comunicato aggiunge che il Santo Padre ha preso questa “decisione in coscienza e per il bene della Chiesa”. Karadima dopo il processo canonico conclusosi nel 2011 con una dura e severa condanna che lo obbligava ad un ritiro di preghiera e penitenza era rimasto sacerdote e quindi ha continuato i suoi doveri ministeriali ma in privato, dovendo vivere in una casa di religiose. Sul mantenimento dello stato clericale si erano sollevate molte polemiche.

    Per quanto riguarda l’obbligatorietà della denuncia di violenze sui minori all’interno della Chiesa Cattolica Romana, nel 2019 il CRIN ha raccomandato al Cile di estendere l’obbligo di segnalazione a tutte le categorie professionali che lavorano con i bambini, anche nelle istituzioni gestite dalla Chiesa. Il CRIN sostiene che la denuncia del crimine di abuso sui minori debba essere considerata obbligatoria anche per il sacramento della confessione. Il CRIN sostiene che l’istituzione di tale obbligo sia una necessità. Tale richiesta viene motivata a seguito dell’affermazione fatta nell’ottobre 2018 dal procuratore cileno Emiliano Arias, con la quale segnalava che la Chiesa Cattolica Romana in Cile non ha consegnato mai volontariamente alle autorità civili documenti interni su denunce di abuso di minori. La Chiesa ha consegnato la documentazione solo dopo ordini emessi del tribunale civile e in alcuni casi, solo in seguito a perquisizioni autorizzate della procura negli uffici ecclesiastici.

    Nell’aprile 2019, la Procura della Repubblica cilena ha firmato un accordo con la Conferenza dei Vescovi Cattolici del Cile per cooperare all’ottenimento di informazioni utili per le indagini penali contro membri del clero accusati di abusi sui minori. La Procura ha riferito che c’erano 158 indagini aperte su abusi sessuali e su insabbiamenti da parte del clero e di dipendenti della Chiesa Cattolica Romana. Si registrano in totale 219 soggetti accusati di aver abusato di 241 presunte vittime, di cui 123 minorenni nel momento del presunto abuso. Questi sono gli ultimi dati pubblicati sulle denunce di abuso del clero da parte dell’Ufficio del Procuratore Nazionale. Anche se a maggio 2019 i media hanno riferito che il numero di denunce oggetto di indagine è salito a 166.

    Nel 2018, la Chiesa Cattolica Romana in Cile aveva creato specifici uffici per ricevere denunce di presunti abusi del clero. Questi uffici sono stati criticati per la loro mancanza di trasparenza e indipendenza. È stato riscontrato un espresso rifiuto di trasmettere la documentazione delle indagini alle autorità civili. In risposta alla reticenza della Chiesa Cattolica Romana in Cile, sul rifiuto di consegnare documenti sugli abusi alle autorità civili, la Rete dei Sopravvissuti del Cile ha chiesto l’annullamento dell’accordo. Nel maggio 2019 il procuratore che si occupava delle denunce di abuso del clero in Cile, Emiliano Arias, è stato sospeso dal servizio, a seguito di una denuncia contro di lui, per presunta corruzione, da cui poi è stato scagionato. La sospensione del procuratore Arias è giunta il medesimo giorno in cui aveva avviato un’indagine sull’Arcivescovo di Santiago del Cile, il Cardinale Ricardo Ezzati, riguardo il presunto occultamento di casi di abusi sessuali su minori.

    Il 23 marzo 2019 il Cardinale Ricardo Ezzati ha presentato le dimissioni, accettate da Papa Francesco [QUI]. Il Procuratore Arias, in seguito, è stato rimosso dall’incarico di indagare sui casi di abuso del clero. La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha presentato pubbliche lamentele, poiché, i progressi fatti si sono puntualmente bloccati, dopo che il Procuratore Arias è stato rimosso. I poteri sono stati trasferiti al Procuratore Xavier Armendáriz, ma le molteplici richieste, di avviare indagini sui casi di abuso, sono state ignorate dal suo ufficio. La giustificazione adottata è stata la sopraggiunta pandemia da Covid-19, che ha contagiato il Cile nel settembre 2020. Secondo Armendáriz la pandemia ha ulteriormente ritardato le indagini sui casi di abuso. La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha contestato tale spiegazione, ritenendo che la Procura sia sottofinanziato e quindi incapace di svolgere il proprio lavoro. Secondo Rete dei Sopravvissuti del Cile, il ritardo riguarda l’intero sistema giudiziario, che si ripercuote sul diritto di presentare una denuncia e la presa in carico della stessa.

    Nel luglio 2018, la Procura della Repubblica cilena ha riferito che 22 procedimenti giudiziari per abusi da parte del clero, avevano portato a condanne. L’organizzazione investigativa CiperChile ha documentato diversi casi, in cui la Procura della Repubblica cilena ha interrotto le indagini su alti funzionari cattolici, accusati di abusi sessuali su minori o accusati di occultamento. Un caso su tutti è quello di Francisco José Cox, deceduto il 12 agosto 2020, da Papa Francesco dimesso dallo stato clericale il 13 ottobre 2018, per atti di abuso sui minori [QUI].

    La Rete dei Sopravvissuti del Cile segnala, che l’attuale Arcivescovo di Santiago del Cile, Mons. Celestino Aós Braco sta affrontando molteplici denunce per insabbiamento di abusi sessuali, ma le indagini si sono arenate. Altro esempio negativo citato, è quello dell’ex gesuita Eugenio Valenzuela, il 29 novembre 2019 dimesso dallo stato clericale e dai voti religiosi da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, per accertate “trasgressioni sessuali nell’ambito della confessione” [QUI].

    Mons. Celestino Aós Braco, in merito agli attacchi a più di 60 tra chiese e templi [QUI], il 20 ottobre 2020, ha dichiarato: “Sarebbe sciocco negare che dentro queste aggressioni contro la Chiesa e contro la religione ci siano anche gli errori della Chiesa e i peccati che abbiamo commesso e di cui proviamo vergogna” [QUI]. I cileni vogliono giustizia [QUI].

    Ci congediamo dai nostri attenti e affezionati lettori, nella certezza che il Popolo di Dio chiede giustizia per gli abusi sessuali sui minori. Il Popolo di Dio chiede giustizia per i crimini perpetrati all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Siamo convinti che le riforme, a cui Papa Francesco sta lavorando, debbano trovare inevitabilmente un protocollo attuativo sul campo. Altrimenti le riforme resteranno “riforme da vetrina”, che non conducono alla verità, che non conducono alla giustizia, che non conducono alla pace, che non conducono al perdono.

    La barca di Pietro è in balia del mare in tempesta. La barca di Pietro ha bisogno di essere condotta in un porto sicuro, con misericordiosa fermezza. Papa Francesco può aiutare la giustizia a fare il suo corso e attuare rigidi protocolli, per far in modo che non vengano mai più perpetrati crimini di tale crudeltà. Il Papa deve trovare il modo di riuscire ad attuare la riforma sul campo, in comunione con il Popolo di Dio.

    A tal proposito, ci uniamo alle parole della Lettera aperta a Papa Francesco della Dott.ssa Valentina Villano [QUI]. Parole che vorremo vedere scolpite nella roccia del monte delle beatitudini, con il nome ebraico di Corazim (da cui Korazym.org prende il nome [QUI]). Parole chiare, dette fuori dai denti. Parole capaci di far sentire i sordi. Parole che si trasformano nella voce del Popolo di Dio. Parole sulle quali meditare. Parole da non dimenticare mai.

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

  • L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    Tra le novità c’è l’abolizione del segreto pontificio nelle indagini su violenze sessuali e abusi sui minori e l’assistenza alle vittime. Con ciò, in teoria, può ricevere un trattamento diverso delle denunce presentate contro i sacerdoti, molti dei quali coperti dalla Chiesa cattolica.

    C’è, tuttavia, molto scetticismo da parte degli analisti sulla misura in cui le nuove regole entreranno in vigore nella pratica.

    Come rivelato dal Fantástico di TV Globo, Don Alberto è stato accusato di molestie morali e sessuali da quattro ex seminaristi che hanno frequentato la sua casa tra il 2010 e il 2014. Le accuse sono indagate dalla Polizia Civile, su richiesta della Procura della Repubblica del Pará.

    Secondo il rapporto, un rappresentante vaticano è venuto in Brasile per indagare sulle accuse.

    Il Vaticano, invece, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ente incaricato di indagare sui casi di pedofilia nella Chiesa, non dice se ci siano denunce contro i religiosi.

    Voluto dal rapporto della BBC News Brasil, l’avvocato dell’arcivescovo, Roberto Lauria, si è detto non autorizzato a parlare alla stampa per avere una clausola di riservatezza con l’arcidiocesi di Belém. In un video pubblicizzato, l’arcivescovo ha negato quelle che ha definito false accuse di immoralità.

    “La notizia dei presunti abusi ci ha lasciati sorpresi”, ha detto padre José Otácio Oliveira Guedes, rettore del Pontificio Collegio Pio Brasileiro, in un’intervista a BBC News Brazil, istituto gestito dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) a Roma e frequentato principalmente da Chierici brasiliani.

    “Sorprendono i commenti di chi conosce don Alberto, per la sua importante storia di lavoro nella Chiesa cattolica e per il suo comportamento sempre chiaro e cordiale”.

    Anche senza menzionare il caso specifico, il rettore ritiene che grazie alle regole introdotte da Papa Francesco, i casi di pedofilia che coinvolgono persone religiose possano essere chiariti più facilmente. “La mia percezione è che questi cambiamenti siano illuminanti, perché oggi la vittima ha la possibilità di ottenere giustizia”.

    “Una di queste nuove regole prevede, ad esempio, l’allontanamento immediato del religioso quando l’accusa di abuso sessuale è avanzata da un minore. Questa e altre misure prevengono il ripetersi di questi crimini che fino ad allora avrebbero potuto verificarsi a causa della lunghezza delle indagini”.

    Ha aggiunto: “Ora, le denunce di abusi sessuali devono essere immediatamente segnalate al vescovo e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che è l’organo competente per indagare su questi casi”.

    La Chiesa cattolica è oggetto di migliaia di denunce in tutto il mondo di abusi sessuali da parte di sacerdoti e accuse di insabbiamento da parte della comunità ecclesiastica.

    Quando è diventato papa nel 2013, Francesco ha chiesto “un’azione decisiva” sull’argomento. E da allora, ha subito forti pressioni per generare soluzioni praticabili alla crisi che ha afflitto la Chiesa negli ultimi anni.

    Nell’agosto 2018, il leader religioso ha scritto a tutti i cattolici condannando gli abusi sessuali del clero e chiedendo la fine dell’insabbiamento.

    E alla fine del 2019 ha deciso di abolire il cosiddetto “segreto pontificio” in relazione alle denunce di pedofilia, nel tentativo di rendere più trasparenti questi casi.

    La Chiesa fino ad allora ha trattato ufficialmente i casi di abusi sessuali in modo confidenziale, in quello che sosteneva fosse uno sforzo per proteggere la privacy delle vittime e la reputazione degli accusati.

    ‘Prima che ci fosse assoluta segretezza’

    Secondo il parere di Marco Politi, uno dei principali vaticanisti italiani e autore di nove libri sulla Santa Sede, Papa Francesco ha apportato due importanti cambiamenti per combattere la pedofilia nella Chiesa.

    Il primo stabilisce in modo chiaro e preciso quali dovrebbero essere il rito e le scadenze per indagare su una denuncia di abuso. Un altro provvedimento fondamentale, introdotto dalla Santa Sede nel dicembre 2019, è stata l’abolizione del segreto pontificio nelle inchieste legate alla pedofilia. Ciò significa che il Vaticano può e deve fornire alle autorità civili tutte le informazioni relative ai casi che coinvolgono religiosi cattolici “, ha aggiunto.

    Per lui “è stato un grande passo, visto che prima c’era assoluta segretezza e nemmeno la vittima poteva avere accesso ai fascicoli”.

    In Brasile, la CNBB ha pubblicato nel luglio 2020 un libretto che cerca di mettere in pratica le istruzioni della Santa Sede in relazione alle procedure da adottare nel trattamento dei casi di abusi sessuali su minori commessi dal clero.

    Inoltre, l’istituto ha aperto a Brasilia, nel dicembre dello stesso anno, un ufficio per supportare l’organizzazione del lavoro di insediamento delle commissioni diocesane per la protezione dei bambini, degli adolescenti e delle persone vulnerabili nelle strutture della Chiesa.

    Mancanza di organizzazione e lentezza

    Secondo Politi, nonostante gli sforzi compiuti dal Vaticano negli ultimi anni, il problema maggiore nella lotta alla pedofilia nella Chiesa è la mancanza di organizzazione nazionale da parte delle Conferenze episcopali.

    “Nel 2010, Papa Benedetto 16 aveva chiesto alle Conferenze episcopali di ogni Paese di sviluppare un proprio piano d’azione nazionale per combattere questo tipo di crimine, ma poche congregazioni sono davvero efficaci”, ha ricordato Politi in un’intervista a BBC News Brasil.

    “Ogni Conferenza episcopale è organizzata per conto suo. Ancora oggi, pochi paesi hanno chiese con sistemi strutturati per raccogliere denunce contro sacerdoti, condurre indagini o risarcire le vittime”.

    “Negli Stati Uniti, ad esempio, ogni anno viene prodotto un rapporto con casi di pedofilia che si verificano nelle chiese di quel Paese. In Germania, un vescovo designato dalla Conferenza episcopale controlla cosa succede nelle diverse diocesi. Inoltre, ci sono punti in cui si trova possibile sporgere denuncia e ricorrere a meccanismi di risarcimento per le vittime “, ha aggiunto.

    Ma, secondo lui, la stragrande maggioranza dei Paesi è molto lenta, come l’Italia, dove fino al 2019 la congregazione nazionale non aveva adottato cambiamenti.

    “E se le Conferenze episcopali non vengono organizzate, è chiaro che è molto più difficile per le vittime”, dice lo scrittore.

    Critica alle nuove regole

    Tra le critiche alle norme per combattere la pedofilia nella Chiesa, c’è l’assenza dell’obbligo per gli ecclesiastici di denunciare i casi di abuso da parte dei religiosi alle autorità civili.

    Secondo le regole introdotte da Papa Francesco, la denuncia di un reato sessuale commesso contro un minore è un requisito morale. “Questo rimane un grave problema nel mondo cattolico”, dice Politi.

    Per Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, associazione che riunisce circa 900 vittime di pedofilia che coinvolgono religiosi in Italia, le misure introdotte dalla Santa Sede non sono efficaci.

    Secondo lui, vittima di abusi sessuali nell’infanzia da parte di un prete, “immaginare che un minore denunci l’abuso sessuale da parte di un adulto è, per lo meno, paradossale”.

    “Come ti aspetti che un bambino che non sa nemmeno di essere una vittima denunci qualcosa?”

    “Il crimine di pedofilia è possibile solo proprio per questo, perché i minori, immaturi anche sessualmente, non sanno di partecipare a qualcosa di sbagliato, praticato da adulti di cui si fidano”, ha detto in un’intervista a BBC News Brasil. “Se sapessero di essere vittime di un crimine orribile, probabilmente scaccerebbero gli aggressori nei loro primi tentativi”.

    “È sorprendente come il modo in cui lavorano i pedofili nella Chiesa si ripeta nella stragrande maggioranza dei casi. In genere, chi abusa inizia con conversazioni gentili sulla masturbazione e sull’eiaculazione”.

    “Anche con la distanza di 30 anni, l’immagine del mio aggressore che si masturbava davanti a noi bambini dietro il giardino parrocchiale non lascia la mia testa. Credevamo che quello fosse davvero parte della sua spiegazione sull’eiaculazione”, ha detto.

    “Le vittime impiegano anni per denunciare perché non mettono in relazione l’esperienza di abuso con la sofferenza che portano in età adulta, come la mancanza di autostima, problemi sociali ed emotivi, alcolismo e tentativi di suicidio”, ha detto l’italiano, vittima abusi per quattro anni ed è riuscito a dire la verità solo da adulto.

    Il portale dell’associazione porta una mappa con le diocesi italiane dove sono state accusate di pedofilia ed elenca i nomi di oltre 300 sacerdoti tra quelli denunciati, perseguiti, assolti su prescrizione o condannati in transito dai tribunali italiani.

    “Per darvi un’idea, il caso Spotlight era una notizia in tutto il mondo per aver mostrato 70 preti pedofili, che hanno agito per oltre 50 anni. I nostri dati si riferiscono a più di 300 sacerdoti che hanno commesso abusi solo negli ultimi 15 anni”, afferma lui, riferendosi allo scandalo della pedofilia nell’arcidiocesi di Boston, rivelato dal quotidiano americano The Boston Globe, che è stato coperto da religiosi e ha ispirato il film premio Oscar 2016 Spotlight .

    Per Zanardi non trova applicazione il provvedimento vaticano che determina la trasparenza degli atti processuali legati agli abusi sui minori.

    “Abbiamo sette casi in cui abbiamo richiesto documenti alle autorità ecclesiastiche competenti e non abbiamo ricevuto risposta. Né le vittime stesse, né l’ufficio del pubblico ministero, né i magistrati – i cui requisiti abbiamo avuto accesso – sono in grado di ispezionare questi registri”.

    “Abbiamo informazioni che associazioni come la nostra in altri paesi hanno avuto gli stessi problemi. Le vittime di sacerdoti in Nuova Zelanda, ad esempio, che avrebbero bisogno di utilizzare la testimonianza in un processo canonico, non ricevono risposte. Ci sono molti casi del genere”.

    Zanardi dice di non essere ancora a conoscenza di alcun caso di risarcimento economico fatto dalla Chiesa a qualunque vittima di abusi sessuali commessi da religiosi.

    “Solo se lo hanno fatto in segreto”, ha aggiunto.

    Secondo lui, il primo passo per porre fine alla pedofilia nella Chiesa è costringere i suoi membri a consegnare gli autori degli abusi alle autorità civili.

    “Se l’intenzione di Papa Francesco fosse davvero quella di essere ‘tolleranza zero’ verso la pedofilia nella Chiesa, non sarebbe necessario fare tutto questo clamore, né pubblicare nuovi testi e norme. Basterebbe costringere il clero a denunciare alle autorità giudiziarie ogni abuso di minori. “

    “La gente dovrebbe scendere in piazza e chiedere che la Chiesa e il governo stesso lo facciano”.

    “La devastazione che subiamo noi vittime di pedofilia è considerata un danno ‘biologico’, perché ti condiziona per il resto della tua vita. È impossibile superarla completamente. Anche con il passare degli anni, continuiamo a sentirci in colpa”.

    “Il nostro obiettivo principale”, afferma Zanardi, “è evitare che altri bambini vivano questa stessa sofferenza”.

    Indagine sul caso Dom Alberto

    Secondo l’attuale legislazione cattolica, dopo aver ricevuto la denuncia, l’autorità ecclesiastica locale deve svolgere un’indagine preventiva per verificarne i motivi. Se si riscontra la veridicità delle accuse, il caso viene deferito alla Congregazione per la dottrina della fede, con la “notizia del delitto”.

    In una nota alla BBC News Brasil, la CNBB afferma che l’agenzia non è stata ufficialmente informata di accuse di abusi sessuali contro Dom Alberto Taveira Corrêa.

    Il rapporto ha chiesto la Nunziatura Apostolica a Brasilia, la principale rappresentanza diplomatica del Vaticano in Brasile, ma non ha ricevuto risposta.

    Un funzionario della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma ha detto a BBC News Brasil che l’agenzia non fornisce informazioni sulle possibili procedure in corso.

    https://www.bbc.com/portuguese/geral-55574080

  • L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo Alberto Taveira Corrêa di Belém, arcidiocesi con oltre 2 milioni di residenti nella regione amazzonica del Brasile, deve affrontare indagini criminali ed ecclesiali dopo essere stato accusato di molestie e abusi sessuali da quattro ex seminaristi.

    Le accuse sono state rivelate dall’edizione brasiliana del quotidiano spagnolo El País alla fine di dicembre e sono diventate uno scandalo di alto profilo il 3 gennaio, quando il telegiornale settimanale di TV Globo Fantástico ha trasmesso un servizio sulla vicenda.

    I nomi degli ex seminaristi non sono stati rivelati. Tutti loro hanno studiato al seminario Saint Pius X di Ananindeua, nell’area metropolitana di Belém, e avevano tra i 15 ei 20 anni quando è avvenuto il presunto abuso.

    Secondo le presunte vittime, Corrêa di solito teneva incontri di persona con i seminaristi nella sua residenza, quindi non sospettavano nulla quando erano stati invitati da lui.

    Uno di loro, identificato come B. nella storia di El País , frequentava la casa di Corrêa per una guida spirituale, ma le molestie sono iniziate dopo che il seminario ha scoperto che aveva una relazione amorosa con un collega. Aveva 20 anni.

    Secondo il rapporto, B. ha chiesto l’aiuto di Corrêa e l’arcivescovo ha detto che il giovane doveva attenersi al suo metodo di guarigione spirituale.

    “Sono arrivato alla prima sessione e tutto è iniziato: voleva sapere se mi masturbavo, se avevo un ruolo attivo o passivo, se mi piaceva alternare i ruoli [durante il sesso], se guardavo porno, cosa Ho pensato a quando mi sono masturbato. Ho trovato il suo metodo molto scomodo “, ha detto a El País .

    Dopo alcune sedute, B. incontrò casualmente un amico che gli disse che anche lui stava partecipando a quel tipo di incontro con Corrêa. Il suo amico ha detto che gli incontri si sono evoluti in altre pratiche, come mettersi a nudo con l’arcivescovo e lasciargli toccare il suo corpo. B. decide di lasciare definitivamente il seminario e smette di incontrarsi con Corrêa.

    Lui e il suo amico sono rimasti in contatto e alla fine hanno incontrato altri due ex seminaristi con esperienze simili.

    La storia di El País include dettagli spaventosi dei racconti degli ex seminaristi. A. ha detto di essere stato minacciato da Correa dopo aver resistito ai suoi sforzi per entrare in intimità con lui. Come B., il seminario ha scoperto di avere una relazione con un collega.

    “Ha detto che avrebbe raccontato alla mia famiglia della mia relazione al seminario”, ha detto A. al giornale. L’arcivescovo avrebbe promesso di reintegrare A. se si fosse sottomesso alle sue richieste. Finì per essere mandato come assistente in una parrocchia e successivamente gli fu permesso di tornare in seminario.

    “Era normale per lui pregare accanto al mio corpo (nudo). Si avvicinava a te, ti toccava e iniziava a pregare in qualche parte del tuo corpo nudo “, ha affermato l’ex seminarista.

    Un altro ex seminarista, che all’epoca aveva 16 anni, disse ai simpatizzanti che Corrêa di solito mandava il suo autista a prenderlo in seminario, a volte di notte, per avere la direzione spirituale. Gli incontri, presumibilmente avvenuti per alcuni mesi nel 2014, includevano la penetrazione.

    Le presunte vittime hanno riferito che Corrêa ha utilizzato come parte del suo metodo il libro The Battle for Normality: A Guide for (Self-) Therapy for Homosexuality , scritto dallo psicologo olandese Gerard JM van den Aardweg.

    Secondo il racconto di Fantástico , le accuse sono state inviate al vescovo José Luís Azcona Hermoso, vescovo emerito della Prelatura Marajó, che ha una vasta esperienza di lavoro con le vittime di abusi. Le accuse sono poi arrivate al Vaticano, che ha inviato delegati a indagare sul caso in Brasile.

    Il 5 dicembre Corrêa ha rilasciato una dichiarazione e un video in cui afferma di essere stato recentemente informato di “gravi accuse” contro di lui. Ha denunciato il fatto di non essere stato “interrogato in precedenza, ascoltato o non gli è stata data alcuna possibilità di chiarire tali presunti fatti inclusi nelle accuse”.

    Menzionando solo che stava affrontando “accuse di immoralità”, ha detto di lamentarsi che i presunti accusatori avessero optato per la “via dello scandalo, con la circolazione delle notizie sui media nazionali” con l’apparente obiettivo di “causare danni irreparabili a me e provocando uno shock nella Santa Chiesa “.

    È stata lanciata sui social media una campagna a sostegno di Corrêa. Fantástico ha notato che l’arcivescovo ha avuto il sostegno di importanti leader cattolici in Brasile, tra cui i famosi sacerdoti cantanti Fábio de Melo e Marcelo Rossi.

    D’altra parte, un gruppo di 37 organizzazioni ha rilasciato una lettera aperta in cui chiedeva l’immediata rimozione di Corrêa dal suo incarico mentre erano in corso le indagini. Uno dei firmatari del documento è la Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Santarém. L’arcivescovo Irineu Roman di Santarém ha successivamente rilasciato una dichiarazione per chiarire di non essere stato consultato dalla Commissione in merito al documento.

    L’Arcidiocesi di Belém ha affermato in un comunicato che l’inchiesta in corso vieta all’arcivescovo e al caso di commentare il caso in questo momento. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile [CNBB] ha rifiutato di commentare. La Nunziatura Apostolica non ha risposto alle richieste di commento di Crux.

    Corrêa, 70 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1973 ed è diventato vescovo ausiliare a Brasilia nel 1991. È stato il primo arcivescovo di Palmas, nello Stato di Tocantins, ed è diventato arcivescovo di Belém nel 2010. È consigliere ecclesiale del Rinnovamento cattolico carismatico nel paese.

    https://paolotescione.altervista.org/larcivescovo-brasiliano-e-accusato-di-abusi-sui-seminaristi/

  • Lanciano. Per l’ex parroco di Sant’Agostino cade l’accusa di stalking

    Lanciano. Per l’ex parroco di Sant’Agostino cade l’accusa di stalking

    Crolla l’ultima accusa, quella di stalking, per l’ex parroco di Sant’Agostino a Lanciano.

    Don Andrè Facchini, 46 anni, ideatore della  misteriosa Legio Sacrorum Cordium non può essere infatti processato, per prescrizione di reato. Questa la decisione del pm Serena Rossi che l’altro ieri ha firmato il provvedimento.  L’imputazione era stata decisa dal giudice Andrea Belli lo scorso 30 settembre, giorno in cui è stata emessa la sentenza di assoluzione riguardo alle violenze private su dieci adepti della Legio e di condanna a 6 mesi di carcere per  violazione di domicilio della famiglia Rotondo, con madre e figlio risarciti.
    Durante il processo Belli, in merito ai reati di minaccia e molestie telefoniche contro Sandro Rotondo e la madre  Maria Cristina Lusi, patrocinati dagli avvocati Antonella Troiano e Domenico Cianfrone, aveva stabilito, in base a quanto emerso nelle numerose udienze, l’esistenza degli atti persecutori, reato però non contemplato nell’imputazione originaria. Di conseguenza aveva chiesto alla Procura di incriminarlo per stalking. Fatti avvenuti dall’agosto a ottobre 2011.
    Le parti offese avevano ricevuto innumerevoli telefonate dal telefonino di don Andrè sia sul cellulare di Rondo che all’utenza di casa. Chiamate di pochi secondi  per 12 volte e mute in altre 14 occasioni. Il giudice motivò che “tali condotte, reiterate per un apprezzabile periodo, aveva cagionato a Rotondo e sua madre un perdurante stato di ansia e di paura, certificato dai medici, costringendoli a modificare le abitudini di vita”.
    Ora ci sono 20 giorni per opporsi all’archiviazione ma la prescrizione è cosa fatta. “Le parti offese non potranno avere giustizia – dicono i difensori Troiano e Cianfrone -. Proprio lo stalking è stato il reato per cui all’epoca fu presentata denuncia, ma non è stato mai tenuto conto dalla Procura”. E si vocifera che don Andrè sarebbe pronto a tornare dal Brasile, paese natìo, dove si è rifugiato appena saputo di indagine e processo. Quello diocesano è in corso.

    https://www.abruzzolive.tv/cronaca/don-andre-stalking-it25915.html

  • Sacerdote del don Orione arrestato per abusi nel Napoletano: aveva chiesto trasferimento in Amazzonia

    Sacerdote del don Orione arrestato per abusi nel Napoletano: aveva chiesto trasferimento in Amazzonia

    Aveva chiesto il trasferimento all’estero, per una missione in Amazzonia. Ma è finito in manette con un’accusa orrenda: violenza sessuale continuata nei confronti di un giovane uomo con problemi di invalidità psichica. Ipotesi choc, che vede al momento in cella il sacerdote e docente Roberto Gerolamo Filippini, per cinque anni vicedirettore della congregazione di don Orione, struttura di accoglienza di Ercolano, da sempre aperta alle esigenze dei più deboli.

    Da qualche tempo aveva lasciato il centro alle porte di Napoli. Era andato a svolgere un incarico di insegnante in un istituto scolastico – un professionale a Mestre -, dove si era trasferito negli ultimi mesi, comunque prima che sul suo conto scattasse una denuncia e avessero inizio le attività investigative. In questi giorni aveva fatto rientro a Napoli, dove è stato arrestato dalle forze dell’ordine che monitoravano i suoi spostamenti, che gli hanno notificato una misura cautelare firmata dal gip Lucia De Micco. Una volta dinanzi al giudice per le indagini preliminari, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il sacerdote si è comunque difeso, respingendo le accuse, confidando nella possibilità di dimostrare la correttezza della propria azione di cittadino e di uomo di chiesa.

    Una versione, la sua, che non ha convinto comunque il gip, che ha invece fatto leva sui gravi indizi raccolti a suo carico, fondati sulla denuncia interna, sulla testimonianza assistita della parte offesa, su alcune intercettazioni e sul contenuto di alcune perquisizioni messe a segno in questi giorni.

    Poi c’è il discorso legato alle esigenze cautelari. Al netto della sua richiesta di essere trasferito all’estero, di andare a dedicarsi in una missione in Brasile, in una sede in Amazzonia, c’è il rischio di inquinamento probatorio. Scrive il giudice: ci sono possibilità di contatti continui con la vittima e con altre persone della Congregazione, dal momento che don Roberto ha svolto un ruolo chiave all’interno dell’istituto, proprio nel contatto con soggetti in difficoltà, per cui l’unica soluzione da adottare è quella del carcere.
    Una nuova ipotesi di violenza sessuale nell’era del codice rosso, l’insieme di leggi che inaspriscono le pene per chi consuma reati sulle fasce deboli. Un codice che punta a definire in modo spedito la procedura delle indagini, a tutela delle parti offese e degli stessi soggetti coinvolti dalle indagini.

    Al lavoro il pm Tittaferrante, magistrato in forza al pool reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone. Decisiva una denuncia nata dall’interno della Congregazione don Orione, da parte di chi aveva notato momenti di particolare criticità nella vita della persona offesa. Un ragazzo che ama la vita e lo sport, ma che convive con problemi di natura psicoattitudinale, che si era rivolto alla Congregazione per avere assistenza.

    Ed è la testimonianza del giovane uomo a rappresentare una svolta. Appena è partita la denuncia, l’uomo è stato ascoltato. Non era solo, ma accudito da uno psicologo, come per altro previsto dai protocolli del codice rosso, secondo una procedura che si fa sempre più efficace: una testimonianza ritenuta utile a rafforzare il quadro accusatorio e a far scattare la misura cautelare.

    Ma non è tutto.

    Agli atti del procedimento anche quanto è emerso da alcune intercettazioni, che vengono indicate dal giudice come decisive a chiudere il cerchio – almeno per il momento – attorno alla figura del sacerdote. Una vicenda che risale ai mesi scorsi, quando Roberto Girolamo Filippini non aveva ancora lasciato Ercolano per recarsi a Mestre. Fatto sta che la notizia del suo arresto ha gettato nello sconforto i religiosi e i dipendenti della struttura che quotidianamente assistono decine di persone che si trovano in particolari condizioni di disagio. In tanti non sapevano della denuncia partita mesi fa, anche grazie alla cortina di silenzio che una vicenda tanto delicata richiedeva. C’è la speranza che le indagini facciano il loro corso, a tutela di tutti, ma anche il desiderio di proteggere – come sempre avvenuto in questi anni – le persone che hanno affidato al centro i propri parenti. Ora si attende una probabile richiesta di Riesame, mentre si attendono gli esiti delle perquisizioni scattate negli ultimi giorni.

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/sacerdote_don_orione_arrestato_abusi_chiesto_trasferimento-4939857.html

  • Ci sono 550 denunce contro sacerdoti per abusi sessuali contro minori in Messico

    Ci sono 550 denunce contro sacerdoti per abusi sessuali contro minori in Messico

    ALINA ESCOBEDO
    L’organizzazione Child Rights International Netword (Crin) ha presentato il rapporto intitolato The Third Wave: Justice for Child Sexual Survivors nella Chiesa cattolica dell’America Latina . In quel rapporto, il Messico è presentato come il paese con il maggior numero di denunce contro i sacerdoti per abuso sessuale.

    Il rapporto indica che:

    “Nel febbraio 2019, la Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti del Messico ha dichiarato di aver affrontato circa 550 casi di abusi sessuali. Lo stesso anno, la Chiesa cattolica messicana ha rivelato di aver sospeso 152 sacerdoti dai loro doveri religiosi negli ultimi nove anni per sospetto abuso sessuale di minori, ma non ha rivelato nessuno dei loro nomi, o se i casi fossero stati citati autorità civili “.

    Dopo il Messico, che è in cima alla lista, il Cile continua con 243, l’Argentina con 129 e la Colombia con 137. Tuttavia, il rapporto riporta che non è noto se gli imputati debbano affrontare alcun procedimento legale.

    “A volte gli unici dati disponibili sono quelli forniti dalla Chiesa cattolica (ad esempio, in Brasile, Guatemala, Messico o Uruguay). Tuttavia, la Chiesa nasconde sistematicamente l’identità dell’imputato e non rimanda i casi alle autorità civili ”.

    La Crin riferisce che la Chiesa cattolica ha cercato di mettere a tacere questi casi di abusi sessuali su minori in America Latina, trasferendo sacerdoti in altri paesi, offrendo di pagare vittime e famiglie, minando la credibilità delle vittime, manipolando o esercitando pressione media per segnalare la questione.

    Il rapporto parla anche della legislazione per segnalare questi casi e evidenzia miglioramenti in paesi come il Messico. Tuttavia, afferma che “solo in una minoranza di paesi è obbligatorio denunciare abusi sessuali sospetti o confermati su ragazzi o ragazze in vari contesti”.

    Concludono che è necessario stabilire un meccanismo per ottenere giustizia e responsabilità, come la creazione di commissioni per indagare su casi di abuso sessuale, che coinvolgono organizzazioni indipendenti per i diritti umani e che la Chiesa si astiene dall’investigare Non manipolare i processi.

    Hay 550 denuncias contra sacerdotes por abuso sexual contra menores en México