Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «L’omertà della Chiesa sui casi di pedofilia per proteggere soldi e immagine»

    «L’omertà della Chiesa sui casi di pedofilia per proteggere soldi e immagine»

    Due libri-inchiesta di Emiliano Fittipaldi hanno messo in luce le coperture del Vaticano su reati sessuali e affari economici. Il 23 maggio l’inviato dell’Espresso ospite a Ravenna alle 18.30 per Scrittura Festival e a Lugo alle 21 per Caffè Letterario

    La fascetta sulla copertina del libro dice “Torna il giornalista processato in Vaticano”. E infatti per Emiliano Fittipaldi, inviato speciale de l’Espresso, è andata così: il libro-inchiesta Avarizia sugli scandali finanziari della Chiesa l’ha portato alla sbarra nel 2015 al «tribunale di Dio», per usare la sua definizione. Mentre si celebravano le udienze stava già lavorando al secondo libro, Lussuria, uscito nei mesi scorsi. Il 23 maggio Fittipaldi sarà alle 18.30 a Palazzo Rasponi delle Teste in piazza Kennedy a Ravenna per Scrittura Festival e anche a Lugo, alle 21 all’albergo Ala d’Oro per la rassegna “Caffè Letterario”.

    Lussuria, come si legge nel sottotitolo, racconta “peccati, scandali e tradimenti”. Ma è anche un libro sull’omertà e sulle coperture della Chiesa. Non stupisce che ci sia ancora questo atteggiamento di opacità?
    «Francamente sì, mi stupisce. Mi ero fatto l’idea che si trattasse di scandali appartenenti al passato ma in realtà era una convinzione dettata dal fatto che più o meno dal 2010 i giornali hanno smesso di scrivere di questi argomenti. Nei primi tre anni di pontificato di Francesco sono arrivate a Roma all’ufficio disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede circa 1.200 denunce di casi di molestie sui più piccoli. Quando ho avuto a disposizione i numeri è nata l’idea del libro perché ho scoperto che la protezione di questi casi funziona esattamente come 50 anni fa: i sistemi con cui le gerarchie proteggono i mostri sono ancora gli stessi e invece credo che alla Chiesa farebbe molto meglio una vera trasparenza». Emiliano Fittipaldi, inviato de l’Espresso e autore dei libri-inchiesta Avarizia e Lussuria sugli scandali del Vaticano

    Perché la Chiesa non la pensa allo stesso modo?
    «Forse il bubbone è talmente gigantesco che c’è paura si possa creare il panico e allontanare i fedeli ancora di più. Penso che soldi e immagine possano essere i motivi più importanti per cui si sceglie la strada dell’assoluta omertà. La cosa che mi dà più fastidio è la distanza tra le promesse fatte da pontefici e cardinali per contrastare la pedofilia e le poche azioni concrete che vengono fatte».

    Eppure Bergoglio gode di grande apprezzamento sui media. Che figura è questo Papa?
    «I media l’hanno osannato dall’inizio. È vero che ha un carisma impressionante che il predecessore non aveva, piace più ai laici che ai cattolici, con una simbologia molto forte. Lo definisco populista nel senso positivo del termine. E i frequenti richiami agli ultimi sono molto importanti nei tempi che viviamo, non credo sia solo marketing. L’aspetto della stampa che critico è quello di non misurare la propaganda del potere. Se il Papa dice che vuol combattere la pedofilia è giusto riportare la sua dichiarazione poi il giornalista deve andare a vedere cosa ha fatto davvero. E non è detto che sia mancanza di volontà, magari c’è un pezzo della curia che ha impedito una seria riforma? La stampa italiana, a differenza di quella anglosassone, ha questo difetto con tutta la propaganda».

    In Italia manca l’obbligo di denuncia alla magistratura ordinaria per il prelato che venga a conoscenza di possibili reati. Che limite rappresenta?
    «È in assoluto la cosa più incredibile. La commissione per la tutela dei minori non è riuscita nemmeno a cambiare le linee guida della Cei per introdurre questo obbligo. In Italia è così per via dei Patti lateranensi del 1929, in altri Stati è diverso ma su questo c’è un disinteresse totale delle forze politiche. È drammatico. È inutile sentir dire che c’è un obbligo morale quando poi c’è il teologo Anatrella che ai vescovi ha ricordato di non avere l’obbligo di denunci: significa invitarli a stare zitti. E stiamo parlando di una monarchia assoluta, a Bergoglio basterebbero 60 secondi per introdurre questo obbligo».

    Il quarto capitolo si intitola “La lobby gay”, è una parte del libro che ha fatto discutere molto.
    «L’intenzione anche in questo caso è solo quella di sottolineare le contraddizioni. Bergoglio nel 2013 su un volo dal Brasile all’Italia disse “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Fu indubbiamente una grande apertura al mondo Lgbt ma al di là delle sue parole resta che nella dottrina cattolica non è cambiato nulla nei confronti della omossessualità. Il catechismo su questo tema è tuttora durissimo, parla di comportamento deviante. Stiamo parlando di un comportamento sessuale da considerare assolutamente lecito e infatti ne parlo solo nei termini in cui ci vedo una grande ipocrisia se la dottrina è così violenta contro l’omossessualità e poi una fetta importante della Chiesa ha avuto storie piuttosto vivaci anche di cardinali gay».

    Nel libro c’è una carrellata di casi da sud a nord “contra sextum”, cioè per violazioni del sesto comandamento. Ma non è citato il ravennate don Desio…
    «Se avessi dovuto citarli tutti sarebbe servita un’enciclopedia. Conosco la vicenda di Desio ma ho scelto di elencare quelli in cui ci sono più segnali di collegamenti con il Vaticano o insabbiamenti. Nel caso ravennate non mi risultano queste circostanze».

    Com’è stato ritrovarsi sotto processo in Vaticano per Avarizia, il precedente libro? Visto l’esito, non è stato un autogol clamoro per la Chiesa?
    «Il processo è stato un boomerang per la Chiesa: ha reso due giornalisti (l’altro è Gianluigi Nuzzi autore di Via Crucis, ndr) famosi in tutto il mondo e i nostri libri sono stati tradotti in tutte le lingue. A quel punto si sono resi conto della cosa e l’hanno chiusa in maniera un po’ goffa perché l’eventuale difetto di giurisdizione si valuta prima di aprire un processo. In un certo senso però hanno ottenuto una cosa a cui tenevano molto: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dagli scandali finanziari raccontati nei libri alla questione del furto dei documenti. Sui giornali si è finiti a parlare più del babydoll della Chaouqui e meno dell’attico di Bertone. Questo è stato un successo mediatico».

    E nessuno è entrato nel merito…
    «Non è mai stato smentito un rigo di quello che ho scritto».

    Per questa inchiesta, come per ogni altra inchiesta, sono servite fonti qualificate negli ambienti. Significa che c’è un seme di trasparenza che germoglia da dentro?
    «Il processo in Vaticano mi ha costretto a decine di udienze e in un certo senso questo mi ha aiutato a entrare in contatto con altre fonti. Non c’è dubbio che dentro alla Chiesa ci sia chi vorrebbe più trasparenza ma resta una goccia nell’oceano. I giornalisti investigativi cercano di raccontare verità ma è chiaro che spesso le fonti non ti parlano per amore della trasparenza, ma per danneggiare possibili competitor. Ma questo credo che valga per il 90 percento delle fonti, sono rari i casi di chi è mosso da una rabbia etica e morale».

    E il giornalista come si comporta?
    «Come sempre: deve verificare. Si valuta se la fonte è attendibile, se la notiziaè vera, se c’è un interesse pubblico e a quel punto se tutto torna diventa del tutto secondario il motivo che ha spinto la fonte e hai il dovere di pubblicare altrimenti, se la conservi nel cassetto, diventi un ricattatore».

    «L’omertà della Chiesa sui casi di pedofilia per proteggere soldi e immagine»

  • L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    Chi c’è dietro il portone del centro di Trento. Oltre agli psichiatri, il recupero passa attraverso studio e lavoro

    Trento -L’impressione è quella di un altro mondo in questo mondo. Una strada stretta dal nome gentile, via dei Giardini, che curva dopo curva sale verso un quartiere residenziale di Trento, case non lussuose ma tranquille e a pochi passi dal centro storico. Il cancello è sempre aperto. Non si esce dalla città, il castello del Buonconsiglio è proprio ai piedi della collina a qualche centinaio di metri, ma si entra in uno spazio diverso, silenzioso, appartato, dove i guai del mondo vero vengono visti da un punto di vista differente.

    Una targa di pietra indica che la vasta proprietà (villa Mezzena) chiusa in una cinta di pietre bianche, siepi e filo spinato, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini. Su un’altra lapide appesa al muro di fronte sopra tre fioriere di pietra è scolpito un passo del Vangelo di Matteo: «Non preoccupatevi né del cibo né del vestito – si legge tra l’altro – cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e avrete tutto il resto di soprappiù». È un bel viatico per chi varca questa soglia. La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

    L’ANONIMATO

    Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una. Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge.

    I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro. Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista. Tuttavia la statua di Gesù che troneggia nel giardino davanti all’ingresso benedice tutti, la cappella è aperta a chiunque per gli appuntamenti liturgici: la messa e le lodi alle 7, l’ora media alle 12, l’adorazione alle 18.30 seguita dai vespri. Il sabato la messa è alle 7.30 e la domenica alle 9; ci si riposa un po’ di più. Per il resto, il superiore generale padre Carlo Bozza congeda gli indesiderati con un «pace e bene» cordiale ma irremovibile. Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

    Il sostegno ai preti in crisi (compresi quelli che hanno lasciato la tonaca o vogliono farlo) non è l’unica attività dei Venturini, anche se la vicinanza ai sacerdoti è il loro compito principale. Sono anche confessori e predicatori di esercizi spirituali. Nelle altre nove case della congregazione, sei in Italia e tre in Brasile, nello stato di São Paulo, si tengono corsi di spiritualità per religiosi e laici, si accolgono gruppi parrocchiali, si assistono preti anziani e malati, si fanno ritiri per i movimenti e riunioni di preti diocesani.

    LE CLINICHE

    L’istituto ha missioni, riviste, pubblicazioni; esiste anche un ramo femminile di suore, le Figlie del cuore di Gesù. «È riduttivo parlare di noi soltanto perché accogliamo preti depravati», fa sapere padre Gino Gatto, assistente generale e superiore della casa di Zevio (Verona), un’altra oasi di tranquillità stavolta però in piena campagna dove si formano i seminaristi della congregazione.

    I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

    La comunità Monte Tabor di Pomezia (Roma) è stata visitata da Papa Francesco il 17 giugno dell’anno scorso nell’ambito dei Venerdì della misericordia durante il giubileo straordinario. Al santuario di Caravaggio (Bergamo) è aperto un «consultorio» per consacrati accanto al più tradizionale consultorio familiare, che è punto di riferimento per i preti in crisi delle diocesi di Milano, Crema, Cremona, Bergamo, Lodi, Brescia. Anche in questo caso l’attività non si limita a fornire sostegno ai religiosi in difficoltà ma anche a formare laici, catechisti, direttori spirituali, psico-pedagogisti.

    «Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

    L’ACCOGLIENZA

    Nei testi fondativi si parla di accoglienza, «aiuto fraterno di conforto e ripresa» in campo spirituale e psicologico, fatto di alternanza tra preghiera, studio e lavoro. La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi. Uno di loro è padre Gianluigi Pastò, superiore generale dal 2010 al 2016. «La difficoltà che c’è sempre stata e che oggi si sente di più – ha detto a Telepace in una delle rarissime interviste concesse – è un senso di solitudine, anche pastorale. Il prete si trova con varie realtà, con più parrocchie da seguire e da accompagnare, e non trova sempre un referente anche nei superiori o nei confratelli per potersi confrontare». Preti soli, carichi di responsabilità, con chiese quasi vuote ma richieste di aiuto sempre più numerose. «Le altre realtà di sofferenza e difficoltà – aggiungeva padre Pastò – sono comuni a ogni persona del nostro tempo, legate all’affettività e alle relazioni non sempre facili con il mondo giovanile o altri aspetti della società di oggi. Noi offriamo accoglienza nelle nostre comunità, tutte disponibili a dare aiuto, alcune anche per tempi più lunghi con un accompagnamento specifico adatto alla situazione personale e ai problemi psicologici di ciascuno. Non neghiamo conforto a nessuno».

    I preti che arrivano qui vengono quasi sempre indirizzati dalle diocesi e il superiore ha un rapporto diretto con i vescovi, i primi a valutare la gravità del caso anche se spesso non sanno che cosa fare. L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/l-quipe-trento-che-cura-i-sacerdoti-pedofili-e-alcolisti-1391690.html

  • Sospeso don Andrea Giordano, accusò il vescovo di Biella di aver coperto un prete pedofilo

    Sospeso don Andrea Giordano, accusò il vescovo di Biella di aver coperto un prete pedofilo

    Don Andrea Giordano, il prete che denunciò tramite il suo blog il vescovo di Biella, Gabriele Mana, per aver coperto un prete pedofilo, condannato in Brasile e al quale Mana avrebbe affidato un incarico in diocesi a Biella, è stato sospeso dalle sue attività pubbliche di sacerdote. Lo comunica lo stesso Don Andrea, che sul suo blog ha deciso di pubblicare integralmente la raccomandata che lo sospende, ribadendo inoltre le sue accuse al vescovo Mana. E’ ufficiale e provato , nella diocesi di Biella, il vescovo Gabriele Mana ha accolto protetto e nascosto un prete pedofilo condannato dalla giustizia brasiliana gli ha affidato un incarico in diocesi ma non lo ha sanzionato o sospeso mentre sospende un prete solo reo di raccontare il marcio del sistema .

    Di seguito vi allego, cari amici di Chiesa controcorrente , la lettera ufficiale e formale ( Raccomandata con ricevuta di ritorno , busta anonima )con cui il vescovo di Biella mi sospende per 6 mesi dal celebrare , confessare , conferire sacramenti e sacramentali e predicare , concedendomi la celebrazione privata . La pubblico perché come potrete leggere non contiene, esplicitato , il divieto di divulgazione né la richiesta di riservatezza e poi per trasparenza secondo le parole che Cristo ha rivolto ai fratelli come voi lo siete per me : “ ….. tutto ciò che ho udito dal Padre mio , l’ho fatto conoscere a voi “(Gv. 15,15 ) .

    Domani renderò pubblico per voi il decreto allegato alla lettera . In questi giorni preparerò un dettagliata relazione che invierò , a mia difesa , presso la Congregazione per il Clero , in fondo sono stato condannato e sanzionato senza essere mai stato sentito e mi aspetto ,come giusto che sia , di essere convocato per fare in modo che serenamente la verità emerga …… oggi però dopo avere ricevuto la seguente lettera mi sembra di avere capito che la mia parola di sacerdote di uomo , di cristiano , vale meno di quella di un vescovo e questo non è cristianesimo . Sono sempre stato convinto , per fede , che una situazione come questa , che vivo , fosse risolta sulla scorta di quanto afferma Gesù e che viene riportato da Matteo ( 18,15-17 ) : “ Se tuo fratello ha peccato contro di te ,va’ e convincilo fra te e lui solo . se ti ascolta , avrai guadagnato tuo fratello ,ma se non ti ascolta prendi con te ancora una o due persone , affinchè ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni .Se rifiuta d’ascoltarli ,dillo alla chiesa , e ,se rifiuta di ascoltare anche la chiesa sia per te come il pagano e il pubblicano . “ Credo che monsignore coprendo il reato di pedofilia abbia peccato contro la sua comunità e la Chiesa questo è un fatto. Circa il provvedimento che ha preso nei miei confronti , ritengo , sia più a suo danno che a mio soprattutto nell’anno del giubileo della misericordia .

    Quando ho finito di leggere lettera e decreto mi subito mi è venuto in mente ciò che il Cristo ha detto mentre veniva crocifisso : “ Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno “ . Questa la raccomandata che comunica la sospensione. Biella, 5 agosto 2016 preceduto dal n.ro di protocollo Caro don Andrea Giordano , ti scrivo per comunicarti un provvide mento “ disciplinare “ che vuole essere “ medicinale “ in vista di una piena e serena dedizione al ministero al ministero sacerdotale . Sono mosso dal desiderio di una piena comunione , come è stato nei 10 anni di accompagnamento e di discernimento vocazionale , prima della tua ordinazione . In quel tempo mi scrivevi : “ …. ho posto nelle sue mani le chiavi del mio cuore e la direzione della mia vita : la ricerca di Dio in me stesso e nei fratelli “ . E in un’altra occasione : “ …. Questo è il mio atteggiamento di fronte a lei : servizio totale di Dio ,per la sua gloria , per fare la sua volontà , servendo in obbedienza e in miltà la Madre Chiesa con la sua gerarchia ,confortato dalla speranza,animato dalla preghiera ….”. Il degrado del tuo comportamento con continue diffamazioni che riguardano la mia persona , numerosi e benemeriti sacerdoti e anche laici dediti alla testimonianza e al servizio hanno in questi anni compromesso il “ filiale rispetto e obbedienza “che hai promesso nel giorno dell’ordinazione e nel contempo minano la comunione ecclesiale . Sono stato sollecitato da sacerdoti e dai laici ad intervenire per arginare questa deriva .

    Ho pazientato a lungo , nel silenzio , pregando e sperando nel tuo ravvedimento . Anche il tentativo che ho fatto con lettera e colloquio successivo l’hai completamente distorto . Ho informato con tempestività sia personalmente sia per iscritto il Cardinale Prefetto e la Congragazione del Clero , ed ho avuto parere favorevole per l’intervento disciplinare . Ho convocato il Consiglio episcopale , il Collegio dei Consultori e i Vicari Zonali per esaminare la situazione ,ed ho avuto consenso unanime per questo mio provvedimento . In vista del bene del presbiterio e della stessa Diocesi , tenuto conto della incoerenza e della incompatibilità tra ciò che scrivi sul blog e l’esercizio del ministero ,ti notifico questo provvedimento disciplinare : Per sei mesi dal giorno 10 agosto 2016 al giorno 10 febbraio 2017 sei sospeso dall’esercizio pubblico del ministero . Ti revoco le seguenti facoltà: facoltà di celebrare in pubblico sacramenti e sacramentali, in specie la s.Messa con il popolo ; facoltà di ascoltare le confessioni ; facoltà di predicare in chiese e oratori o in occasioni di riunioni di fedeli . Rimane il diritto-dovere della celebrazione privata .

    Per la tua riflessione puoi rileggere i canoni del CIC 273,392 e in special modo l’822,823,831 e 1373 . Caro don Andrea , con sofferenza e dopo lunga attesa, ho dovuto prendere questa decisione che vuole essere “ medicinale “ per te . Ti invito ad accogliere questa decisione nel silenzio,nella riflessione , nella preghiera e nella conversione . Ti dichiaro affetto paterno e fraterno, con la disponibilità ad incontrarti tutte le volte che desideri . Prego il Signore perché ti illumini per non conoscere ulteriore deriva, che pottrebbe condurre a più gravi provvedimenti . Accogli questo intervento , che riguarda la tua identità di presbitero e l’esercizio del tuo ministero , nel silenzio meditativo . Dopo che avrai ricevuto il decreto di revoca, sarei contento , se tu lo desideri , di incontrarti ,nel luogo e nel modo che vuoi , per dialogare e per avviare un percorso di comunione . Sono disponibile in qualunque momento a riprendere e stringere tra le mie mani le tue mani per ricominciare il cammino nel “ filiale rispetto e obbedienza “ . Con affetto ti benedico Timbro e firma

    http://www.quotidianopiemontese.it/2016/08/10/sospeso-don-andrea-giordano-denuncio-il-vescovo-di-biella-per-aver-coperto-un-prete-pedofilo/#_

  • Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Lanciano (Ch) – Lei soffre di aracnofobia. Allora aveva 15 anni e il prete, per intimorirla, le disse che i demoni avevano preso le sembianze di ragni neri che, a mano a mano, arrampicandosi, stavano affollando i muri della sua stanza, per impossessarsi di lei. E così sarebbe stato per sempre. Valeria C., 24 anni, di Lanciano, a tratti si commuove, a stento trattiene le lacrime, mentre riferisce questi particolari, per lei ancora dolorosi, al giudice del tribunale di Lanciano, Andrea Belli. E’ uno dei tanti testimoni nel processo a carico di Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote – tuttora- della diocesi Lanciano-Ortona e che attualmente si trova nel suo Paese d’origine. Il religioso è sotto accusa per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, diversi adolescenti iscritti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale, nel marzo 2009, è stato fondatore e poi presidente e legale rappresentante. Il gruppo operava nella ex parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano. L’imputato, secondo il pubblico ministero Rosaria Vecchi, ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”. Alcuni di essi hanno dovuto far ricorso a cure psichiatriche. 

    E i racconti che vengono fuori nell’ultima udienza si sposano perfettamente con le contestazioni dell’accusa. 
    Quella visione dei ragni, visione horror, spaventò molto Valeria, che rimase terrorizzata. Il prete si appropriava delle paure degli adolescenti dell’associazione e le trasformava in incubi, le usava per far sì che loro gli ubbidissero. Che non si opponessero ai suoi ordini. Per Valeria, come per tanti altri giovani, l’avventura nella Legio è cominciata nel 2008, come riferisce in aula. “Con preghiere giornaliere ed esercizi spirituali”. Poi la situazione è cambiata, il prete si è fatto pressante. “Ci diceva come vestirci, chi frequentare, chi conoscere, i luoghi dove andare, a chi scrivere, chi non sentire più”. Bar e discoteche rappresentavano la perdizione. “Vietate le amicizie fuori dalla Legio, le amicizie cosiddette… del mondo, perché erano insane, non portavano nulla di buono. Controllava tutto, la nostra vita, i sogni…”. Se i ragazzi non gli davano retta vietava loro l’uso del telefono, del ciclomotore, del televisore. “E c’erano penitenze e punizioni pubbliche da sopportare, che servivano anche a fortificare la nostra fede”. 
     
    Tra le penitenze ci sono le frustate, sulla schiena nuda, inferte anche a minorenni, durante un pellegrinaggio a Vigolo. Tre frustate, con un rosario dai grani grossi, sarebbero serviti a salvare un’anima. Sei frustate due anime, di vivi o di morti, a scelta. “Come facevano i santi…”. E così in diversi si sono fatti infliggere vergate, provocare lividi. “Allora pensavamo fosse giusto. Avevamo paura di confrontarci con lui. Era un’autorità  nei nostri riguardi, era il padre spirituale, contava persino più dei genitori”. E poi tutte le disposizioni, al sacerdote, venivano suggerite… dal cielo. Da angeli, santi e Madonna. Un tripudio di angeli e cori celesti. Che l’imputato spiegava di vedere costantemente. Soprattutto gli angeli custodierano in contatto colui, ne conosceva i nomi e quello di Valeria si chiamava Krisriel. Quando la teen ager, crescendo, ha iniziato ad opporsi al sacerdote, a metterlo in discussione, non più dimessa e sottomessa, ecco spuntare il diavolo. “L’ho sognato mentre ti agguanta per i capelli e ti trascina via”, ha urlato un giorno a Valeria, per spaventarla. E ci è riuscito. Nel 2011 Valeria ha lasciato la Legio. “Chi usciva dall’associazione veniva additato, vessato, guardato male, ormai preda del demonio. Finita la fratellanza predicata. Noi – sottolinea la teste – siamo stati tutti sue vittime”.
     
    L’angelo custode di Martina C., del ’90, di Lanciano, era invece Shemael. La ragazza, incalzata dal pm e dai legali di parte civile, durante la propria deposizione, si sofferma soprattutto su un episodio avvenuto nell’ottobre del 2011 e che ha avuto per vittima-protagonista il suo ex fidanzato, Sandro R., di Lanciano. Da quando il giovane aveva iniziato a staccarsi dalla Legio, – riferisce la ragazza – nella sua abitazione si verificavano “fatti strani”. Cani avvelenati, auto incendiata, una catasta di legna andata in fumo… Tanto che Sandro e il fratello avevano deciso di alternarsi nei turni di guardia. E una notte, intorno alle 3, davanti a casa scovano il prete. Che ci fa a quell’ora, in quella contrada, in quel posto? Giù paroloni, parolacce, volano botte, don Andrè ingiuria tutti. Sul posto arrivano i carabinieri, salta fuori anche una bustina di droga… Insomma un dramma. “In quell’occasione – racconta Martina – Sandro venne apostrofato come spacciatore internazionale e delinquente”. A queste parole seguirono invettive come: “Vi rovinerò la vita”. Una notte infernale che, sostanzialmente, troncò anche la storia sentimentale dei ragazzi. Legame che, per essere ufficializzato, per diventare fidanzamento, aveva richiesto l’autorizzazione del prete che aveva imposto ai due innamorati tempi e modi per sentirsi e vedersi. “Numero di sms da inviare e limite di chiamate da effettuare”.  Il prete “condizionava tutto e ciò per volontà di Dio”. Aveva persino obbligato Sandro R. a lasciare il proprio lavoro per un altro impiego, mai arrivato, nell’azienda di trasporto Mazziotti di Lanciano”.
     
    Il sacerdote – evidenzia ancora la teste – “privilegiava le persone facoltose, quelle che potessero aiutarlo a portare avanti l’iniziale progetto: di aiutare  donne in difficoltà, tossicodipendenti, emarginati… Ma in realtà non ha mai aiutato alcuno”. Anche per Martina, nel 2011, arriva il tempo della “ribellione” all’autorità del prete. “Stai perdendo la retta via, ti stai allontanando da Dio per andare verso il demonio”, sentenzia allora lui annichilendola. Prossima udienza a giugno. “Bisogna accelerare – fanno presente gli avvocati delle parti civili – perché questo processo rischia la prescrizione”. 10 marzo 2017
    http://www.abruzzolive.tv/Processo_prete_Sant_Agostino.__Eravamo_tutti_sue_vittime_._Tra_cori_celesti_e_ragni_demoni…_-_-_a_11636.html
  • A Napoli l’ennesimo scandalo di pedofilia cattolica

    A Napoli l’ennesimo scandalo di pedofilia cattolica

    By Eleonora Gitto

    Ennesimo scandalo di pedofilia cattolica, stavolta a Napoli.

    Stavolta i fedeli sono veramente arrabbiati e dicono di non fidarsi più della Chiesa.

    Gli scandali di pedofilia, si sa, sono scoppiati con virulenza da qualche anno. Stati Uniti, Irlanda, Brasile, Australia e molti altri Paesi hanno vissuto delle drammatiche esperienze di bambini e ragazzi che, nel seno di mamma Chiesa, sono stati sottoposti alle più turpi sevizie.

    Qualche prete se l’è cavata pagando fior di quattrini, qualcuno è stato semplicemente spostato ad altra sede, qualcuno ha fatto ammenda dei propri errori, ma la maggior parte delle volte la quasi totalità del clero rea di questi orrendi crimini, se l’è passata liscia.

    E non c’è dubbio che quello che è venuto fuori è solo la punta dell’iceberg. Ora tocca a Napoli, dove un consistente dossier è arrivato sul tavolo del Cardinal Sepe.

    E siccome il dossier è arrivato anche altrove, il famoso cardinale del sangue di San Gennaro non può dire “io non sapevo”.

    Si tratta di incontri a luci rosse fra ragazzi e sacerdoti. I particolari ancora non si conoscono, ma gli abitanti sono stavolta infuriati.

    Afferma Elena, sentita dal Mattino di Napoli: “E’ vergognoso che si verifichino ancora cose simili ai giorni nostri. Ritengo che sia il caso di prendere provvedimenti seri una volta per tutte. Lasciamo che i preti si sposino e permettiamo loro di vivere una vita normale”.

    http://www.veb.it/a-napoli-lennesimo-scandalo-di-pedofilia-cattolica-48295

  • PRETE ABUSA DI UNA BIMBA DI 5 ANNI: INCASTRATO DAI DISEGNI DELLA VITTIMA

    PRETE ABUSA DI UNA BIMBA DI 5 ANNI: INCASTRATO DAI DISEGNI DELLA VITTIMA

    Padre Joao da Silva, 54 anni, avrebbe continuato ad abusare di lei, una bimba di appena 5 anni. Ma fortunatamente la bimba, rinchiusa nel suo mondo fatto di dolore e senso di colpa, è riuscita a fare alcuni disegni fondamentali per incastrare l’uomo di Chiesa. La vittima è riuscita a illustrare in maniera perfetta gli attimi degli abusi: lui sopra di lei, con il pene eretto, pronto a ferirla in maniera indelebile, permanente, per tutta la vita. La scoperta è stata fatta per caso dai genitori della bimba: i disegni, sei per la precisione, erano nascosti all’interno di un libro.

    E così, Padre Joao da Silva, dopo una rapida indagine è stato arrestato vicino la sua Chiesa di Minas Gerais, in Brasile: avrebbe abusato della bimba la scorsa estate, quando i suoi genitori avevano affidato la loro figliola al prete, per alcune elementari lezioni di inglese. Dopo alcuni appuntamenti, però, la bimba non volle più andare da Padre Joao da Silva: i suoi genitori, non capendo il motivo, si limitarono ad accontentare la piccola. A breve partirà il processo: Joao da Silva è accusato di violenza sessuale su un minore.

    http://www.leggo.it/news/esteri/prete_abusa_di_un_bimba_di_5_anni_incastrato_dai_disegni_vittima-2035520.html

  • Brasile, suicida in cella prete pedofilo de ‘Il caso Spotlight’

    Brasile, suicida in cella prete pedofilo de ‘Il caso Spotlight’

    Era stato condannato per abusi su due ragazzini di 9 e 13 anni

    Padre Bonifacio Buzzi, 57 anni, si è impiccato nella cella di un carcere dello stato brasiliano di Minas Gerais, dove si trovava da venerdì scorso. L’uomo era stato condannato per abusi sessuali su due ragazzini di 9 e 13 anni. Il sacerdote nel 2007 era già finito in carcere per violenza sessuale su un bambino di 10 anni ed era uscito nel 2015.

    Il nome di padre Buzzi era comparso nel film ‘Il caso Spotlight‘, premio Oscar 2015, basato sull’inchiesta del Boston Globe nel mondo della pedofilia nella Chiesa e sui tentativi di copertura portati avanti dall’arcidiocesi di Boston.

    Fonte Reuters – Traduzione LaPresse

  • Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa Francesco ha rimosso l’arcivescovo di Paraíba (Brasile), Aldo di Cillo Pagotto, che era stato già sospeso dal Vaticano perché accusato di aver avuto una relazione con un ragazzo 18enne e di aver insabbiato casi di pedofilia nella sua diocesi.

    Le indagini della gendarmeria vaticana sull’arcivescovo sono partite lo scorso anno, nel 2015. Da subito gli è stato vietato di ordinare sacerdoti e diaconi e di accogliere nuovi seminaristi espulsi da altre diocesi. Nello stesso periodo, alcuni siti e blog brasiliani avevano diffuso una lettera che conteneva accuse pesanti contro il monsignore, che lo hanno portato in tribunale, ottenendo che tutto il materiale venisse rimosso da internet.

    Secondo i media brasiliani, la lettera portava la firma di Mariana José Araújo Silva, che si presentava come una parrocchiana della parrocchia di San Rafael, che accusava l’arcivescovo di avere una relazione affettiva e sessuale con Micheal, ragazzo 18enne ricoverato, riportava la lettera,  in una clinica nel quartiere Jaguaribe a João Pessoa, per disturbi mentali.

    Tutto il materiale, anche quello in cui si accusava Pagotto di aver insabbiato casi di pedofilia da parte di preti della sua diocesi, era stato inviato alla Nunziatura brasiliana e rimandato poi a Roma, da dove l’estate scorsa è stato inviato un rappresentante vaticano a Paraíba per indagare sul caso. Oggi, quindi, la rimozione dall’arcidiocesi.

  • «Don Andrè? Ne parlai con il vescovo»

    «Don Andrè? Ne parlai con il vescovo»

    di Teresa Di Rocco

    LANCIANO. «Vivevamo una realtà che solo dopo mi sono reso conto non essere “normale”. Ho cominciato ad avere dubbi dopo il ritiro spirituale con flagellazione a Vigolo nel 2009, poi quando continuava a imporre le sue volontà sulle nostre vite. Mi diceva che il mio angelo custode gli aveva detto in visione che dovevo diventare un prete. C’erano troppi obblighi. Sono uscito dalla Legio dopo l’aggressione che don Andrè ha subito nel 2011». È la testimonianza di L.G., 32 anni, nel processo ad Andrè Luiz Facchini, ex parroco di Sant’Agostino accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche perché avrebbe «fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli custodi che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita». Avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze di tipo corporale quando questi “violavano” le regole che lui imponeva. Al prete, che è anche parte offesa per le lesioni ricevute da due fratelli (M.R., 35 anni, e S.R., 31), nei mesi scorsi è stato vietato di celebrare messa ad Umuarama, in Brasile, dove si è rifugiato dal 2012 quando è scattata l’inchiesta a Lanciano.

    Nella nuova udienza del processo, ieri, a testimoniare è stato L.G., uno dei fondatori della Legio. Un racconto freddo e distaccato, come a far capire che quanto accaduto apparteneva ad un passato che ha voluto e dovuto rimuovere. «C’erano regole da seguire», racconta al giudice, «pregare, confessarsi, la castità per chi non era sposato, messe da seguire, e se non le rispettavi non potevi far parte della Legio. I rimproveri di don Andrè erano all’ordine del giorno, come le umiliazioni che provava chi non rispettava le regole nei confronti degli altri non perché Don Andrè ci offendesse». Poi c’erano le penitenze da fare, come strisciare in ginocchio sul pavimento della chiesa, baciarlo, inginocchiarsi con le nocche delle mani rivolte sul pavimento e pregare. «Dopo la preghiera di guarigione che si faceva una volta al mese», riprende il 32enne, «c’erano le penitenze da fare. Don Andrè non ci obbligava, diceva però che erano gesti graditi a Dio, ai santi e alla Madonna. Non le imponeva ma era implicito l’obbligo, perché se non le facevi eri emarginato». Si è arrivati anche alle frustate. «Ci siamo sottoposti alla flagellazione nel 2009 durante un ritiro a Vigolo (Bergamo, ndc)», spiega L.G., «era un ritiro spirituale e don Andrè ci disse di fare una penitenza corporale per salvare le anime del purgatorio. Tre frustate con il rosario sulla schiena nuda per ogni anima da salvare. Io ricevetti sei frustate, pregai per due anime. Il dolore lo ricordo ancora e ricordo che non mi sono offerto: ero stato spinto a farlo». Per il ragazzo il sacerdote era un manipolatore. Con la scusa delle visioni degli angeli diceva agli adepti cosa fare. «A me aveva detto che dovevo fare il prete», continua L.G., «che glielo avevano detto gli angeli e che se non l’avessi fatto non avrei compiuto la volontà di Dio, che il diavolo si sarebbe impossessato di me. Si è opposto al fatto che avessi una ragazza, che oggi è mia moglie». A differenza di altri L.G. si è anche rivolto alla Curia e al vescovo per denunciare tutta la situazione. «Era il capo della chiesa frentana, doveva agire, rimuovere il prete», dice in aula il giovane. La Curia è stata tirata in ballo nel processo per una eventuale responsabilità civile nella vicenda, sull’assunto che è il vescovo a nominare i sacerdoti -quindi anche don Andrè- a valutare la loro idoneità all’incarico e a vigilare sulla loro condotta. La prossima udienza è fissata al 17 novembre.

     
  • Lanciano, processo prete Sant’Agostino. ‘Voleva costringermi a diventare sacerdote’

    Lanciano, processo prete Sant’Agostino. ‘Voleva costringermi a diventare sacerdote’

    Lanciano (Ch) – “Voleva costringermi a diventare prete. E mi diceva che quello era il mio destino, deciso da Dio. Ha cercato di impormi questa scelta, di indirizzare la mia vita in tal senso, ma mi sono opposto…”. A parlare è Luca G., 32 anni, di Lanciano, uno dei testimoni chiave nel processo a carico di don Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote della diocesi Lanciano-Ortona e che attualmente si trova nel suo Paese d’origine. L’uomo è imputato per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, alcuni appartenenti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale era fondatore, presidente e legale rappresentante e che aveva sede nella ex parrocchia di Sant’Agostino. Ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”: così recita l’accusa. 

     
    Davanti al giudice Andrea Belli, l’unico teste della giornata conferma, con un racconto distaccato, quello che sostanzialmente hanno già detto i giovani che l’hanno preceduto. Ossia le punizioni corporali, le abitudini di vita indotte. “Non erano obblighi – afferma – ma se non rispettavi i suoi ordini, se non ti sottoponevi alle sue penitenze, lui ti emarginava, ti escludeva…”.  Martellava gli adepti con frasi sul demonio che… “avrebbe avuto il sopravvento…” e ripetendo che “nei sogni o durante le preghiere” interloquiva “con santi, angeli custodi, Madonna…” ed erano loro a suggerirgli come indirizzare i giovani componenti della Legio. Tante regole, raccolte nel “Manuale di preghiera” che veniva consegnato agli iscritti e che erano riportate nello statuto dell’associazione. “Di cui sono stato uno dei fondatori”, dichiara il testimone. All’inizio sembravano rose e fiori, a mano a mano, con gli anni, la situazione è degenerata. Con i ragazzi torchiati a livello psicologico. “O fai così o il diavolo…”, era il ritornello. “O segui questa regola o alla tua famiglia succederà…”, e giù ad elencare disgrazie. “Per quanto mi riguarda mi ha pressato affinché prendessi i voti sacerdotali. Ma non avevo la vocazione e poi ero innamorato di una ragazza, quella che è diventata mia moglie”. Anche lei, la moglie, frequentava quel gruppo e, per l’esperienza nella Legio, ha dovuto far ricorso a cure psichiatriche. 
     
    Poi il rito della fustigazione. “Io ho preso 6 frustate sulla schiena, durante un ritiro spirituale a Vigolo, in provincia di Bergamo. Frustate inferte, con la corona del rosario a grani grossi, per salvare due anime…”. Ogni anima – secondo Facchini – veniva salvata con tre frustate e recitando il “Gloria al padre” mentre si veniva picchiati. 
     E’ stato in questa circostanza – fa comprendere il giovane teste – che ha iniziato a prendere coscienza del fatto che ciò che accadeva in quell’ambiente non era normale… 16 giugno 2016
    http://www.abruzzolive.tv/Lanciano,_processo_prete_Sant_Agostino.__Voleva_costringermi_a_diventare_sacerdote_-_-_a_10394.html