Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Cagliari

  • Morto l’ex missionario Marco Dessì: abusò di bimbi orfani in Nicaragua

    Morto l’ex missionario Marco Dessì: abusò di bimbi orfani in Nicaragua

    Una condanna definitiva per abusi sessuali su sei minori a cui era seguito anche il decreto firmato da Papa Ratzinger che gli aveva tolto l’abito talare: Marco Dessì, sacerdote di Villamassargia, è stato giudicato colpevole davanti alla giustizia italiana e a quella vaticana per le violenze sui bambini che aveva incontrato nella sua missione in Sud America. L’ex sacerdote è morto ieri dopo una lunga malattia, ad annunciarlo sono stati i suoi familiari.

    I fatti, come racconta il quotidiano L’Unione  Sarda oggi in edicola, risalgono al 2005: in quell’anno Marco Dessì, allora ancora sacerdote, era stato accusato da alcuni volontari cagliaritani ed emiliani che lavoravano in Nicaragua all’interno della missione di Betania, nella città di Chinandega, in Nicaragua.

    L’indagine, avviata dalla Procura di Parma, aveva portato all’arresto di Dessì, indagato per abusi su sei minorenni tra cui alcuni orfani e per detenzione di materiale pedopornografico. Nel gennaio 2010 il tribunale lo ha riconosciuto colpevole condannandolo a 12 anni di prigione, due anni fa la Cassazione ha confermato la condanna riducendola però a 6 anni. In seguito a inchiesta interna condotta dal Tribunale del Vaticano, l’allora Papa Benedetto XVI firmò il provvedimento che spogliava il sacerdote dell’abito talare riportandolo allo stato laico. Marco Dessì, malato da tempo, aveva 68 anni.

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/morto-lex-missionario-marco-dessi-abuso-bimbi-orfani-nicaragua/

  • L’inchiesta sulla pedofilia in parrocchia, monsignor Miglio: «Il Vaticano sapeva»

    L’inchiesta sulla pedofilia in parrocchia, monsignor Miglio: «Il Vaticano sapeva»

    «Chiesi al Vaticano che mi fossero date delle direttive su eventuali iniziative che avrei dovuto prendere, ma non sono mai arrivate».

    Il 16 maggio 2015 monsignor Arrigo Miglio parlò dei casi di presunta pedofilia tra i parroci con il procuratore della Repubblica Mauro Mura e il pm Liliana Ledda.

    Don Pascal Manca era in cella da dieci giorni. Citò anche don Alberto Pala, parroco rimosso e reintegrato a Cagliari, e don Luca Pretta (Gesico).

    di Enrico Fresu

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/08/03/l_inchiesta_pedofilia_in_parrocchia_miglio_il_vaticano_sapeva_tut-68-521162.html

  • Presunta pedofilia nel Cagliaritano, l’ex arcivescovo Miglio: “Il Vaticano sapeva”

    Presunta pedofilia nel Cagliaritano, l’ex arcivescovo Miglio: “Il Vaticano sapeva”

    Sui casi di pedofilia nel Cagliaritano il Vaticano sapeva. La conferma arriva dal verbale di un colloquio avvenuto in Procura a Cagliari il 16 maggio 2015. A palazzo di giustizia si presentò l’allora arcivescovo della diocesi del capoluogo, Arrigo Miglio, che parlò con il procuratore capo Mauro Mura e il pm Liliana Ledda.

    Miglio raccontò di tre casi: don Pascal Manca, parroco di Villamar, che era stato arrestato dieci giorni prima; don Alberto Pala, rimosso e reintegrato nella cattedrale di Cagliari e sulla cui indagini per presunti abusi sui minori il pm Ledda ha chiesto l’archiviazione; don Luca Pretta, parroco di Gesico ugualmente finito sotto inchiesta. La notizia del colloquio di Miglia viene riportata da L’Unione Sarda oggi in edicola. L’arcivescovo disse pure che dal Vaticano aspettava indicazioni su come gestire la delicata faccenda, ma spiegò di non averne mai ricevuto. Seguendo tuttavia gli ordini romani, Miglio avviò un’indagine canonica interna affidata a don Ligas e a don Venturelli e chiusa a febbraio 2014 “con esito nebuloso”, disse in Procura.

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/presunta-pedofilia-nel-cagliaritano-lex-arcivescovo-miglio-il-vaticano-sapeva/

  • Abusi su minori: annullata udienza su don Manca

    Abusi su minori: annullata udienza su don Manca

    Il sacerdote avrebbe stordito dei ragazzini con dei medicinali mescolati nel succo di frutta e in altre bibite, per poi abusare di loro.

    Uno dei due difensori non ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Un difetto di notifica – evidenziato questa mattina dagli avvocati di fiducia Luigi e Pierluigi Concas – che ha costretto il Gup del Tribunale di Cagliari, Ermengarda Ferrarese, a rispedire gli atti al pm Liliana Ledda che dovrà notificare nuovamente il 416bis, l’avviso di conclusione indagini.
    Niente di fatto, dunque, all’udienza nei confronti dell’ex parroco di Mandas, don Pascal Manca, accusato di abusi su minori. Il sacerdote avrebbe stordito dei ragazzini con dei medicinali mescolati nel succo di frutta e in altre bibite, per poi abusare di loro. Prima che il Gup dichiarasse la nullità dell’udienza, si sono costitute le parti civili con gli avvocati Roberto Nati, Giovanni Cocco e Tiziana Sinis. Rispediti gli atti al pm, tutto dovrà essere rifatto (conclusioni indagini e richiesta di rinvio a giudizio) quando verrà fissata la nuova udienza.
    Don Pascal era stato arrestato su richiesta di custodia cautelare del gip, poi messo ai domiciliari in un convento e, infine, tornato in libertà poco prima della chiusura delle indagini.

  • Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Il sacerdote Giampiero Peschiulli, all’epoca alla chiesa di S. Lucia, davanti al gup il 10 dicembre: la difesa chiederà l’abbreviato. L’inchiesta dopo un servizio de Le Iene. La Procura conferma: “Due ragazzi di età inferiore a 14 anni costretti a subire abusi in sacrestia prima della messa.
    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    BRINDISI – Sette mesi dopo essere stato arrestato, don Giampiero Peschiulli, 73 anni, è imputato con l’accusa di “aver compiuto atti sessuali su due minori di età inferiore ai 14 anni, prima o dopo la messa, per quattro anni, agendo con  violenza e abusando dell’autorità morale e religiosa” essendo all’epoca parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi.

    Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale per il parroco,  originario di Carbonia, in provincia di Cagliari, attualmente, in una comunità di recupero per sacerdoti nel Nord Italia, dopo essere stato arrestato il 20 maggio scorso e posto ai domiciliari dai carabinieri della compagnia di Brindisi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa per il pericolo di reiterazione del reato perché all’epoca “aveva possibilità effettiva di concelebrare la messa e avere contatti con i fedeli, tra cui anche famiglie con bambini e ragazzi, presso una parrocchia del comune di Terracina”.

    Dalle indagini delegate ai carabinieri del Norm, “emerge in modo piuttosto evidente che don Giampiero Peschiulli ha continuato a esercitare il suo ministero sacerdotale almeno sino al 16 gennaio 2015. A dare l’input all’inchiesta fu un servizio realizzato dalla trasmissione Le Iene, in onda su Italia Uno, a firma dell’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”.

    Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrava una valanga di commenti. La richiesta di processo è stata depositata presso la cancelleria del gup che dovrà pronunciarsi in sede di udienza preliminare nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato il difensore del parroco, Roberto Cavalera, che potrebbe chiedere l’abbreviato secco, senza cioè perizia per il prelato. La scelta del rito alternativo, come è noto, consente di ottenere la riduzione della pena nella misura di un terzo in caso di condanna.

    Il magistrato ha confermato integralmente l’accusa mossa inizialmente, sottolineando un “un comportamento deviato, caratterizzato da una inclinazione a cercare approcci sessuali nei minorenni di sesso maschile” anche alla luce del “materiale informatico sequestrato” nel mese di novembre 2014: in particolare “sul pc portatile in uso” al parroco “sono state rilevate numerosissime immagini, raffiguranti rapporti tra ragazzi dall’evidente minore età, frutto di collegamenti a siti internet salvati automaticamente dal sistema operativo in file temporanei”.

    Già nell’ordinanza di custodia, il gip scriveva come “rilevantissimi elementi di valutazione possono essere tratti dalla lettura del fascicolo personale di Peschiulli e nello specifico dagli atti delle date 12 luglio 1965, 10 settembre 195, 25 giugno 1969 e primo settembre 1969, in cui si fa riferimento ad amicizie captative e a comportamenti morbosi verso altri seminaristi, manifestati già all’epoca”.

    Fonti di prova, ora che l’inchiesta è stata conclusa, sono costituite dalle testimonianze raccolte dall’ascolto dei due bambini, secondo la formula dell’incidente probatorio e dalle intercettazioni telefoniche, spesso con la perpetua. In una di queste, si sente il parroco commentare le indagini e dire, con riferimento ai ragazzini: “Te l’ho fatto io, perché tu non hai detto fermati, basta”. Dall’altra parte, la donna: “Tu devi sempre dire, se apro bocca io più di qualcuno si deve spogliare che è diverso”.

    E ancora si sentono i due parlare dell’ormai ex arcivescovo di Brindisi e Ostuni, poi ascoltato in qualità di persona informata dei fatti, poiché i genitori dei chierichetti hanno riferito di essersi rivolti a lui. In sede di udienza preliminare i due ragazzi, indicati come persone offese, potranno costituirsi parte civile e chiedere il risarcimenti dei danni patiti.

     
  • Gesico, presunti abusi sessuali su un bimbo: sotto esame i computer di don Pretta

    Gesico, presunti abusi sessuali su un bimbo: sotto esame i computer di don Pretta

    Saranno esaminati nei prossimi giorni i computer sequestrati dai carabinieri nella casa del parroco di Gesico (Cagliari), don Gianluca Pretta, indagato dalla Procura di Cagliari per presunti abusi su un minore.

    Il materiale informatico dovrà essere esaminato dal consulente nominato dal sostituto procuratore Liliana Ledda, la stessa che ha il fascicolo aperto nei confronti di un altro sacerdote, don Pascal Manca, finito agli arresti per una brutta vicenda di presunti abusi su minori. Le due inchieste, in ogni modo, non sarebbero collegate. Sacerdote molto noto nell’isola, il titolare della parrocchia di Santa Giusta a Gesico in questi anni è salito spesso agli onori della cronaca.

    L’ultima volta lo scorso anno per una crociata contro le minigonne. Una domenica d’ottobre aveva affisso un cartello con indicazioni ferree per i fedeli, indicando con un disegno l’altezza della gonna consentita per l’ingresso in chiesa. In precedenza, il parroco di Gesico era stato protagonista di una polemica tutta paesana per lo spostamento della celebrazione della secolare festa dedicata al vescovo e martire Sant’Amatore.

    C’era poi stata, anni fa, una polemica legata ad una presunta vendita – poi smentita – delle reliquie di Sant’Amatore. Una vicenda che fece scalpore per qualche giorno a Gesico, ma che si chiuse rapidamente con un nulla di fatto perché lo stesso sacerdote non aveva alcuna intenzione di mettere in vendita le reliquie. La vicenda di queste ore, invece, è più delicata, anche se ancora coperta dal più stretto segreto d’indagine. Gli investigatori della Procura starebbero lavorando da tempo e la recente perquisizione sarebbe solo il primo atto visibile di un’inchiesta riservatissima che dura ormai da mesi.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/07/18/gesico_perquisita_la_casa_di_don_pretta_presunte_abusi_sessuali_s-68-426329.html

    Accuse di pedofilia contro Don Pretta: il giorno dell’archiviazione

  • Don Pascal, le violenze anche prima della malattia

    Don Pascal, le violenze anche prima della malattia

    Tramonta per l’ex parroco di Villamar la speranza di scampare alle accuse. Gli abusi sulle giovani vittime sarebbero iniziate prima di contrarre il Parkinson

    di Mauro Lissia

    CAGLIARI. Negli atti dell’inchiesta c’è la prova che don Pascal Manca metteva le mani addosso ai ragazzini della sua parrocchia anche prima del 2012, quando gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Sembra quindi sfumare per l’ex parroco di Villamar la possibilità di scampare all’accusa di violenza sessuale legandola alle alterazioni indotte dalla malattia, un morbo degenerativo che a leggere la letteratura medica induce in molti casi, legati anche all’uso di farmaci, una crescita abnorme della libido e apre la strada a comportamenti come quelli che il pm Liliana Ledda contesta al sacerdote.

    Respinta dal gip Mauro Grandesso l’istanza di attenuazione della misura cautelare presentata dal difensore, l’avvocato Luigi Concas, la prospettiva giudiziaria del religioso si fa piuttosto nebulosa. Giudicato pericoloso dal gip,Pascal Manca poteva sperare di venir fuori da una vicenda a dir poco imbarazzante grazie al puntiglio col quale il suo avvocato aveva esaminato la situazione di salute e le conseguenze. Messa da parte questa possibilità non sembrano esserci strade utili perchè il prete possa riacquistare in tempi brevi la libertà. Peraltro è notizia di ieri che nella parrocchia di Villamar, dove don Manca ha officiato messa per due anni, ci sarebbe un buco di circa 12 mila euro riferito alla manca registrazione di battesimi, cresime, matrimoni e funerali.

    Dove sono finiti i soldi? È presto per stabilire se questo fatto darà luogo a una nuova contestazione. Di certo il pm Ledda esaminerà anche la nuova circostanza, che sembra però del tutto esterna alla vicenda origine del provvedimento di custodia cautelare deciso dal gip.

    Il parroco quarantatreenne viene definito nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Grandesso «incapace di controllare i propri impulsi sessuali». Impulsi che a leggere gli atti del procedimento sfogava sempre nello stesso modo: invitava a casa le sue vittime, invariabilmente offriva coca cola, aranciata o chinotto («l’acqua ho dimenticato di comprarla..») perché il gusto mascherava l’amaro del sedativo che usava per ridurli all’incoscienza, infine si sedeva al loro fianco sul divano e il resto è facile da immaginare. Si va dalle mani infilate sotto la maglietta, qualche volta con la scusa di spalmare un lenitivo. Ai jeans sbottonati per andare al di là delle semplici coccole paterne. Spesso i ragazzi non capivano, altre volte se la svignavano con un pretesto prima che le cose prendessero una piega sgradevole. Finora don Pascal, d’accordo col difensore, ha preferito non parlare e attendere gli sviluppi del procedimento. È rinchiuso nel carcere di Uta, dove si limita a leggere e a pregare.

    I capi d’imputazione contestati dal gip Grandesso su richiesta della Procura sono tre, tutti riferiti al 609 bis aggravato: la violenza sessuale, il reato nel quale dopo la riforma sono stati accorpate tutte le fattispecie sessuali, come le molestie e gli atti di libidine.

  • Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

    Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

    Don Pascal Manca, ex parroco di Mandas, è stato arrestato per presunti abusi sessuali su minori. Domenica nel paesino era il giorno delle cresime, ma la chiesa è stata evacuata per un finto allarme bomba. Scritte con minacce di morte sono comparse sui muri dell’edificio e qualcuno ha inviato proiettili all’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, accusato di non aver fatto abbastanza per proteggere i ragazzi
  • Pedofilia, don Pascal resta in carcere Massima sorveglianza per il vescovo

    Pedofilia, don Pascal resta in carcere Massima sorveglianza per il vescovo

    Resta in carcere Don Pascal Manca, l’ex parroco di Villamar e Mandas arrestato per presunti abusi sessuali su minori.

    Lo ha deciso questa mattina il Tribunale del Riesame di Cagliari.

    Il legale del religioso aveva chiesto che il suo assistito potesse stare ai domiciliari in un convento, ma i giudici hanno ritenuto che la misura non fosse sufficiente.

    Intanto, dopo l’allarme bomba scattato ieri a Mandas nel giorno dedicato alle cresime è stato deciso che l’arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio verrà sottoposto a maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine durante i suoi spostamenti. Non si parla di una vera e propria scorta, ma di intensificazione della vigilanza personale.

    La stessa cosa potrebbe accadere al suo predecessore monsignor Giuseppe Mani, che da tempo non è più in Sardegna, qualora tornasse nell’Isola.

    L’allerta davanti alla chiesa di Mandas è scattato ieri mattina.

    Una scatola avvolta nel cellophane contenente una batteria, fili elettrici e due cartucce calibro 12 è stata ritrovata nei pressi della chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo mentre i fedeli prendevano posto per seguire la messa.

    A notare il pacco sospetto a poca distanza dal portone d’ingresso della chiesa è stata una suora che l’ha spostato e poi ha dato l’allarme. Dopo qualche istante sono arrivati i carabinieri della stazione di Mandas e i militari della compagnia di Dolianova.

    Gli uomini dell’Arma hanno chiesto l’intervento degli artificieri.

    Nel frattempo la chiesa è stata evacuata e sono state bloccate tutte le strade di accesso all’area.

    Dopo tutti gli accertamenti si è scoperto che non si trattava di un ordigno vero ma di una scatola di scarpe con batterie e fili elettrica vista avvolta nella carta stagnola. Dentro c’erano anche due cartucce calibro 12 e un foglietto con riferimenti alla vicenda di don Pascal Manca, ex parroco di Mandas arrestato con l’accusa di violenza su minori.

    Il biglietto era anche infarcito di minacce rivolte al prete finito in manette, all’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio e al suo predecessore monsignor Giuseppe Mani.

    Anche sui muri del paese della Trexenta sono comparse scritte contro il vescovo e don Pascal.

    Nel pomeriggio monsignor Miglio è arrivato a Mandas scortato dai carabinieri e ha celebreto la messa della cresime. Sui muri del paese qualcuno ha scritto: “Non presentarti”.

    “Sono fatti mai successi prima – ha detto il primo cittadino, Umberto Oppus – siamo rimasti molto sorpresi. Condanniamo questi gesti, non si era mai arrivati a un clima di questo genere. Credo che tutti debbano contribuire a riportare il clima nell’ambito della normalità”.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/05/25/pedofilia_don_pascal_resta_in_carcere_massima_sorveglianza_per_il-68-420139.html

  • Don Pascal, chiesta scarcerazione, il legale: “Vada in convento, non c’è pericolo di fuga”

    Don Pascal, chiesta scarcerazione, il legale: “Vada in convento, non c’è pericolo di fuga”

    Don Pascal Manca, 43 anni, è indagato per presunti abusi su ragazzi di 15 e 16 anni che – secondo la Procura – sarebbero stati drogati con l’utilizzo di psicofarmaci mescolati alle bevande

    Ha chiesto di poter lasciare il carcere per essere rinchiuso in un convento. Don Pascal Manca, ex parroco di Mandas e Villamar, accusato di violenza sessuale su minori, attraverso i suoi legali oggi davanti al Tribunale del Riesame di Cagliari ha chiesto una mitigazione della misura cautelare firmata dal Gip Mauro Grandesso, chiesta dal sostituto procuratore Liliana Ledda.
    Difeso dall’avvocato Luigi Concas, don Pascal non era presente in aula. Il suo legale ha cercato di chiarire che non esiste un pericolo di fuga del prete al collegio presieduto da Massimo Costantino Poddighe che potrebbe pronunciarsi entro martedì. Nell’ordinanza di custodia cautelare il Gip aveva sottolineato il pericolo di fuga perché il sacerdote avrebbe comprato dei biglietti Ryanair per la Spagna, sebbene poi non fosse partito.
    Don Pascal Manca, 43 anni, è indagato per presunti abusi su ragazzi di 15 e 16 anni che – secondo la Procura – sarebbero stati drogati con l’utilizzo di psicofarmaci mescolati alle bevande. Ora sarà il Riesame a decidere se il prete potrà lasciare il carcere di Uta, nel quale è rinchiuso dal giorno del suo arresto, per essere confinato in un convento.