Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cappuccini

  • Violenze sessuali su donne e ragazzine, gli indagati non rispondono al gip

    Violenze sessuali su donne e ragazzine, gli indagati non rispondono al gip

    Salvatore Anello e Salvatore Muratore, arrestati la scorsa settimana, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il ministro dell’Ordine dei frati minori Cappuccini: “Contestati fatti gravissimi, plauso a polizia e magistrati”

    Davanti al gip hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Fra Salvatore Anello e Salvatore Muratore, rispettivamente il sacerdote e il colonnello dell’esercito arrestati con l’accusa di violenze sessuali (anche su minori), non hanno voluto chiarire la loro posizione durante l’interrogatorio di oggi. I due restano in carcere. Le dichiarazioni rese dalle presunte vittime, tra le quali anche alcune ragazzine di 11 e 12 anni, hanno fatto piombare sulla loro testa un macigno pesantissimo, fatto di abusi e bugie che avevano come unico obiettivo quello di soggiogare donne e giovani disposte a tutto pur di scacciare il “maligno” dai loro corpi.

    “Vogliamo valutare meglio gli elementi – spiega l’avvocato di padre Anello – ed eventualmente impugnare l’ordinanza. Qualora venissero accertati i fatti, il mio assistito non si sottrarrà alla giustizia. Va detto però che al momento padre Anello appare in assoluto stato confusionale, sembrerebbe quasi non aver ben compreso la situazione”.

    Il ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fra Mauro Jöhri, “è venuto a conoscenza dell’arresto di un frate dell’Ordine, appartenente alla provincia di Palermo. A fra Salvatore Anello vengono contestati fatti gravissimi che sarebbero stati commessi in connessione con il suo ministero sacerdotale”. Lo dice in una nota il procuratore generale dei Frati Minori Cappuccini, fra Antonio Belpiede, in merito all’arresto, nei giorni scorsi, del frate cappuccino che si proponeva come guaritore esorcista, attraverso la celebrazione di “preghiere di guarigione”, accusato di avere abusato sessualmente, attraverso rapporti parziali, di quattro donne e di una minorenne.

    “Assieme al suo Consiglio, fra Mauro attesta la fiducia dell’Ordine nell’azione della Magistratura italiana, attende che la verità venga accertata definitivamente ed esprime fraterna solidarietà francescana alle vittime. Fra Mauro dà mandato all’avvocato Michele Tedesco di patrocinare l’Ordine, nell’eventualità, da valutare, che vi sia un danno arrecato dall’azione del religioso e di esserne portavoce ufficiale, per fornire ai mezzi di comunicazione interessati notizie sul caso”.

    Il ministro generale “ha attivato le istituzioni competenti dell’Ordine per valutare anche in foro canonico le responsabilità e procedere, secondo le leggi della Chiesa, in parallelo con l’ordinamento italiano, alle cui forze di polizia e alla cui magistratura va il merito di aver scoperto il caso”.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-arresti-interrogatorio.html

     

  • “Il diavolo entra dalla vagina”: il prete, il colonnello e gli esorcismi a luci rosse

    “Il diavolo entra dalla vagina”: il prete, il colonnello e gli esorcismi a luci rosse

    Parlano le vittime dei presunti abusi: “La mamma faceva in modo di farlo venire a casa quando papà non c’era”. Contro Salvatore Anello e Salvatore Muratore alcuni sms inequivocabili: “Quando finisce il ciclo facciamo la preghiera”

    “Il diavolo entra dalla vagina”. Le chiamavano “preghiere di liberazione” o di “guarigione” per le quali era necessario un “olio benedetto”. Pratiche e strumenti con i quali facevano leva sulla fragilità delle vittime, utilizzando le loro paure o le loro patologie per abbattere ogni inibizione, per convincerle subdolamente che quelli potessero essere gli unici rimedi per curarle dal “demonio” o dal “malocchio”. Dei veri e propri “esorcismi a luci rosse”. Sono solo alcune delle squallide scuse che avrebbero adottato Salvatore Anello (nella foto a destra), sacerdote dell’ordine dei Cappuccini, e Salvatore Muratore, ufficiale dell’esercito, per far scivolare le proprie mani sotto le magliette o dentro alle mutandine. Sui due, arrestati all’alba di oggi con l’accusa di violenza sessuale, ci sarebbero prove schiaccianti, come alcuni sms che lasciavano intendere le reali intenzioni: “Quando finisce il ciclo facciamo la preghiera”.

    Le indagini della sezione di polizia di giudiziaria della polizia di stato, Procura della Repubblica-Tribunale dei minori, vengono avviate dopo la denuncia di una donna e delle sue figlie (entrambe ancora lontane dalla maggiore età) che avrebbero subito lo stesso trattamento da parte dell’ufficiale militare. Lo avevano conosciuto in occasione di un “gruppo spirituale”. Un’occasione perfetta per scambiarsi il numero di cellulare e invitare la madre a contattarlo, certo che avrebbe potuto aiutarle a sconfiggere il “demone della lussuria”. Ma a cadere nella trappola sono state anche alcune amiche e parenti, soggiogate dall’alone di sacralità che Muratore sarebbe riuscito a costruirsi attorno. “Il rito iniziava con un forte abbraccio – racconta una delle donne coinvolte – e lui mi diceva ‘prendi energia’ e che stavo ricevendo, lo Spirito Santo. Io mi sentivo subito svuotata, stanca e stordita, e non capivo la reale portata dei miei gesti e dei miei pensieri”.

    Dopo i rapporti qualcuna di loro sembrava capire la gravità dell’accaduto, ma il militare “affermò che era il demonio ad essersi arrabbiato e che io dovevo trattenerla…”. D’altronde si sarebbe spacciato per un esorcista. “Mi diceva che dovevamo pregare mettendo l’olio sul petto. Mi ha infilato la mani dentro il pantalone ed io mi sono allarmata per quello che faceva. Eravamo chiusi a chiave nella cameretta. Inizialmente non chiudeva la porta, poi ha detto di chiudere la porta ed abbassare le serrande. Nelle altre stanze c’era mia madre, sua cugina ed altre persone. La mamma faceva in modo di farlo venire a casa quando papà non c’era”, ricostruisce un’altra delle vittime. “Quando lui faceva queste cose io iniziavo a gridare ed a graffiarmi, era come se sentivo nell’immaginario che combattevo con qualcosa che c’era dentro di me. Mi aveva messo in testa questa convinzione, che invece era una cavolata. Quando lui se ne andava stavo bene”.

    Da brividi il resto dei racconti delle vittime vagliati dagli investigatori alla presenza di specialisti che li hanno ritenuti attendibili: “Lui mi avvicinava con la testa al suo pene, mentre avevo gli occhi chiusi, e io facevo sesso orale. Mi teneva la nuca che secondo lui serviva per superare i traumi. Quando mi avvicinavo a lui iniziavo a gridare come se il demonio uscisse e mi diceva di prendere energia dal suo pene”. Ma Muratore si sarebbe spinto anche oltre, arrivando a parziali penetrazioni. Lo stesso militare, secondo quanto ricostruito durante indagini dirette dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Giorgia Righi, avrebbe portato alcune persone dal parroco (con il quale comunque non avrebbe condiviso gli abusi ndr) per verificare se fossero possedute dal demonio.

    Padre Anello, nonostante non sembrerebbe essere arrivato a rapporti orali o completi, utilizzava lo stesso schema, sfruttando le debolezze e i problemi delle sue fedeli per “allungare le mani”. “Lui mi rispose che pregando e affidandomi al Signore alla fine si sarebbe risolto tutto. Ecco perché, purtroppo, ho ripetuto le visite…”. Dopo i primi incontri la donna si recò in compagnia della sola figlia che aveva vari problemi di salute. “Ci riceveva sempre nella stessa stanza all’interno del convento dei Cappuccini, e ci fece accomodare su due sedie distinte. Padre Anello aveva l’abitudine, durante la preghiera, di imporre le mani, partendo dalle cosce. Cosa che fece anche quella volta. Iniziò con una mano a toccarmi alternativamente le cosce, per poi passare sulle natiche. Poi iniziò a palparmi la schiena, a mettermi la mano sotto la maglietta e strusciarla sulle spalle, fino a infilarla dentro i pantaloni, fin dentro gli slip, quasi fino all’ano. Poi mi mise la mano dentro il reggiseno sfiorandomi i seni”.

    “Il diavolo entra dalla vagina”: il prete, il colonnello e gli esorcismi a luci rosse
    „E padre Anello, aggiunge ancora la donna, non risparmiò neanche la figlioletta: “Poi padre Anello iniziò a fare delle preghiere di guarigione per mia figlia, iniziando a toccare pure lei. Prima le sfiorò le gambe, fino a toccarle l’inguine, poi sotto la maglietta iniziò a palpeggiarle il seno, la pancia e le spalle fino a infilare la mano dentro i leggins e sotto le mutandine…”. Dettagli scabrosi che alcune delle vittime avevano raccontato ad altri sacerdoti, spingendosi anche a Caltanissetta, i quali si sarebbero limitati a invitare le vittime a sporgere una “denuncia ecclesiastica”.“

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-arresti-prete-militare-retroscena.html

     
  • “Via il demonio” e palpeggiava le fedeli. Arrestato a Palermo padre Anello, esorcista dei Cappuccini

    “Via il demonio” e palpeggiava le fedeli. Arrestato a Palermo padre Anello, esorcista dei Cappuccini

    E’ uno dei sacerdoti più noti di Palermo, conosciuto come “guaritore” ed “esorcista”. Questa mattina, padre Salvatore Anello è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale. Gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato in servizio presso la procura dei minori lo hanno fermato all’interno del convento dei Cappuccini. Il 59enne sacerdote, che faceva anche da cappellano all’ospedale Civico, è accusato di aver palpeggiato due donne e tre minorenni che si erano rivolte a lui per essere aiutate. Fra riti e benedizioni avrebbe commesso violenze. “Preghiere di guarigione”, le chiamava lui. E nessuno aveva mai avuto il coraggio di reagire. Poi, il racconto di una vittima ha infranto il muro dell’omertà. Non solo sul prete che diceva di essere un esorcista, anche se ufficialmente non era riconosciuto come tale dalla diocesi di Palermo.

    Le testimonianze raccolte dalla polizia hanno portato in carcere pure un ufficiale dell’esercito, si tratta del colonnello Salvatore Muratore, ha 59 anni, è in servizio alla caserma Turba: era uno degli animatori più attivi della comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo di Palermo. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Giorgia Righi e del procuratore aggiunto Salvatore De Luca, l’ufficiale avrebbe approfittato di quattro donne e di una minorenne che si trovavano in uno stato di fragilità psicologica, alcune erano anche gravemente ammalate. “Io faccio preghiere di guarigione”, si vantava. Le violenze sarebbero avvenute nelle abitazioni delle vittime. Quando le donne mostravano qualche perplessità, il colonnello Muratore rassicurava: “E’ il diavolo che ti fa dire queste cose, io sto solo invocando il demone della lussuria per liberarti”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/10/21/news/_via_il_demonio_e_palpeggiava_le_fedeli_arrestato_padre_anello_l_esorcista_dei_cappuccini-150247055/

  • Palermo, abusi su donne e minori Arrestati prete esorcista e colonnello

    Palermo, abusi su donne e minori Arrestati prete esorcista e colonnello

    In manette Salvatore Anello, sacerdote, 59 anni, è cappellano all’ospedale civico
    Avrebbe palpeggiato le fedeli e anche tre ragazzi. Sotto accusa anche il militare

    PALERMO — Esorcista e guaritore, ma da oggi anche sotto accusa per violenza sessuale. A Palermo padre Salvatore Anello oltre a combattere il maligno potrebbe forse aver gradito palpeggiare le fedeli che a lui si rivolgevano. Talvolta, secondo gli inquirenti, anche minorenni. Gli agenti di polizia giudiziaria in servizio alla procura dei minori lo hanno fermato e arrestato nel convento dei Cappuccini. Il sacerdote, 59 anni, è cappellano all’ospedale civico. Le violenze sarebbero state commesse fra riti e benedizioni. «Preghiere di guarigione», le chiamava lui. E nessuno aveva mai avuto il coraggio di reagire. Poi, il racconto di una vittima ha rotto il muro dell’omertà sul prete che diceva di essere un esorcista.

    In manette anche un colonnello dell’esercito

    Insieme al prete, è stato arrestato – sempre con l’accusa di violenza sessuale – un colonnello dell’esercito, Salvatore Muratore, 52 anni, in servizio alla caserma Turba di Palermo. Il militare era uno degli animatori della comunità «Rinnovamento dello spirito santo». Per il pm Giorgia Righi e l’aggiunto Salvatore De Luca, l’ufficiale avrebbe approfittato di quattro donne e di una minorenne in stato di fragilità psicologica. È stata una delle vittime a rivelare tutto. Con il sacerdote, che si diceva esorcista anche se la diocesi non lo aveva mai riconosciuto tale, l’ufficiale dell’esercito diceva di «fare preghiere di guarigione». Le violenze sarebbero avvenute nelle abitazioni delle vittime. A chi protestava per i palpeggiamenti e gli abusi, il colonnello avrebbe detto che era il diavolo a farle reagire in questo modo, «io sto solo invocando il demone della lussuria per liberarti».

    La «terapia»: preghiere, abbracci e rapporti sessuali

    L’indagine è iniziata quando gli agenti della sezione di polizia giudiziaria, diretta da Vincenzo Collorà, hanno raccolto la denuncia di una mamma e della figlia minorenne il 18 aprile scorso. La donna aveva conosciuto l’ufficiale dell’esercito nella chiesa della Noce. L’uomo aveva detto di essere colonnello, guida spirituale e ospite di trasmissioni in onda su Radio Maria. In un momento di debolezza la donna gli raccontò alcuni suoi problemi familiari. L’ufficiale le promise che con i suoi metodi infallibili avrebbe scacciato il diavolo che perseguitava la donna, prospettandole una «terapia» con vari step: preghiere, abbracci e rapporti sessuali completi. La signora ha detto agli agenti di essere completamente soggiogata.

    La 12enne riuscì a respingerlo

    Gli incontri di preghiera avvenivano a casa della «paziente» e qui l’ufficiale conobbe le figlie della donna, di 12 e 17 anni. Muratore avrebbe abusato della più grande delle ragazze e tentato approcci con la dodicenne, che riuscì a respingerlo. Il 23 maggio scattò la perquisizione a casa dell’uomo e nel suo ufficio nella caserma di piazza Turba. Nel computer portatile del colonnello, oltre a filmati su satanismo ed esorcismo, sono stati trovati film porno con protagoniste minorenni. Nel cellulare conversazioni morbose con donne, sia su Whatsapp che su Facebook.

    Esercito sospende il colonnello dal servizio

    Intanto, appresa notizia dell’inchiesta, l’Esercito «ha già avviato tutte le procedure per l’immediata sospensione dal servizio» del colonnello Salvatore Muratore, arrestato con l’accusa di violenza sessuale insieme al sacerdote. L’Esercito inoltre conferma «la massima collaborazione con gli organi inquirenti» ed esprimendo «profondo sdegno e condanna nei riguardi dei gravi eventi accaduti».

    «Non aderenti al Movimento Rinnovamento nello Spirito»

    Con riferimento ai fatti di cronaca di Palermo il Rinnovamento nello Spirito precisa che «il padre cappuccino Salvatore Anello e il colonnello dell’Esercito Salvatore Muratore non sono mai stati animatori del nostro Movimento, né hanno mai assunto incarichi di responsabilità a qualsiasi titolo». «Specifichiamo che, al contrario di quanto indicato dagli organi di stampa e/o dichiarato dagli stessi interessati, sia il Padre Anello, che Muratore, non hanno mai fatto richiesta di adesione al Rinnovamento né sono o sono stati annoverati tra i nostri aderenti, pur avendo potuto partecipare – riferisce la nota – a nostri incontri che, come noto, sono pubblici e aperti alla partecipazione di coloro che desiderano farlo, credenti e non credenti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/cronaca/16_ottobre_21/palermo-prete-esorcista-arrestato-violenza-sessuale-donne-minori-588fab60-9764-11e6-af5c-ca694bd16daa.shtml

  • Il diavolo nel convento di padre Pio: ‘Così i frati mi hanno molestata sessualmente’

    Il diavolo nel convento di padre Pio: ‘Così i frati mi hanno molestata sessualmente’

    Una donna che lavorava nel monastero del Santo di Pietrelcina denuncia: «I frati hanno abusato di me». E produce registrazioni e sms pornografici. La procura avvia un’inchiesta

    DI LIRIO ABBATE

    Il sesso si mischia alla violenza e alle ritorsioni nel convento più famoso nel mondo religioso, quello in cui ha vissuto padre Pio a San Giovanni Rotondo. Centinaia di conversazioni telefoniche tracciano la triste storia di alcuni religiosi accusati di avere abusato e molestato una ragazza che lavorava nel convento, come raccontiamo sull’Espresso in edicola venerdì 10 giugno.

    Sono telefonate registrate ed sms a luci rosse scritti dai frati che svelano il lato oscuro di un mondo in cui vivono alcuni di loro, tenuto segreto e nascosto ai fedeli. È il modo con il quale viene sottomessa una povera ragazza attraverso tentativi di violenza sessuale e molestie, pena il licenziamento in caso di rifiuto.

    ESPRESSO+ LEGGI L’INCHIESTA INTREGRALE

    Fatti che si sono svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. Storie incise sui nastri audio o scritte nei messaggi di cui “l’Espresso” ha preso visione. La vittima degli abusi è Anna Verde, oggi ha 40 anni. Ha avuto il coraggio di dire basta ai soprusi e alle molestie, denunciando prima alla polizia di Foggia e poi ai carabinieri della sezione della procura della Repubblica. Le sue accuse, oltre alle registrazioni, non sembrano campate in aria perché sono state confermate davanti agli investigatori anche da tre frati che hanno vissuto, in periodi diversi, nel convento di San Giovanni Rotondo, ed hanno visto e sentito ciò che Anna Verde ha denunciato. Per i tre frati, però, solo per aver parlato delle molestie e difeso Anna, accusando alcuni confratelli, è arrivata la punizione “religiosa”. Sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari da parte dei loro superiori dell’ordine dei frati minori cappuccini. E per questo allontanati dalla sede in cui si trovavano e trasferiti in altre province per un periodo che a loro non è stato comunicato.

    Di fatto sono in esilio, e non possono parlare con estranei. Insomma, i loro superiori li hanno messi in punizione solo perché hanno collaborato e denunciato fatti orribili che si sarebbero verificati fra le mura del convento di padre Pio.

    I frati accusati da Anna, fra le tante telefonate e la valanga di messaggi le scrivevano: «Vorrei essere un neo per trovarmi nei posti più insensati, vorrei essere una crema di bellezza, per massaggiarti, vorrei essere un indumento per stare sempre addosso a te, ma ora vivo solo nell’immaginario e per questo mi accontento!». Ma c’era pure chi si sbilanciava su temi più caldi: «Anna vorrei leccarti (…) per me non è un problema la notte mi (…) pensando la tua (…)».

    La donna per questi fatti ha denunciato un laico che lavora nel convento e alcuni frati, che adesso sono stati trasferiti dalla struttura religiosa. Per il laico, accusato di molestie e violenza sessuale, c’è già un processo che si svolge davanti ai giudici del tribunale di Foggia, e Anna Verde è costituita parte civile con l’avvocatessa Alessandra Guarini. Per i frati, dopo diverse sollecitazioni fatte dalla difesa della donna alla procura a svolgere indagini, è stato aperto un fascicolo dopo oltre ventiquattro mesi dalla denuncia e in questo caso i pm di Foggia non hanno contestato alcun reato di abuso sessuale, ma solo “maltrattamenti sul luogo di lavoro”. Le molestie denunciate non sono state prese in considerazione.

    Secondo la difesa non sarebbe stato fatto su questo punto alcun approfondimento investigativo. Per i magistrati non ci sono questi reati. Non solo, per i maltrattamenti per i quali i frati sono ancora indagati, la procura chiede l’archiviazione, perché la notizia di reato è infondata. A questa richiesta Anna Verde si è opposta e il gip del tribunale dovrà fissare una nuova udienza per discutere questa scelta della procura.

    Leggi l’inchiesta integrale sull’Espresso in edicola venerdì 10 giugno e online su Espresso+

  • Raffica di abusi durante le cresime

    Raffica di abusi durante le cresime

    Una denuncia fa scoprire episodi «vecchi» di mezzo secolo in Bassa Sassonia

    «Sei stato vittima di abusi sessuali tra il 1965 e il 1976?». La singolare e inquietante domanda è contenuta in una mail che i vertici della diocesi tedesca luterana di Grafschaft Schaumburg, in Bassa Sassonia, hanno inviato a oltre trecento persone che si cresimarono cinquant’anni fa. Non è il primo caso in Germania. Era accaduto anche nel 2010 in Baviera. Gli ultimi episodi venuti alla luce dopo mezzo secolo sono emersi grazie alla denuncia di un uomo che, nel cinquantesimo anniversario della sua cresima (considerata dai protestanti un rito ma non un sacramento), ha raccontato come il sovrintendente, una carica paragonabile a quella del vescovo, tentò all’epoca di abusare di lui.

    «Vi sono ragioni di credere che l’ex sovrintendente, morto nel 1990, abusò di altre persone sotto la sua protezione», si legge nella mail che l’attuale sovrintendente, Andreas Kuehne-Glaser, ha inviato a 320 uomini e donne che si cresimarono nel periodo compreso fra il ’65 e il ’76, esortando altre eventuali vittime a venire allo scoperto. Il passo è stato lungamente meditato dopo la denuncia dell’ex cresimando, che è arrivata lo scorso settembre. «Per decenni la chiesa evangelica si è rifiutata di vedere e reagire di fronte a chi abusava del suo dovere di protezione», si legge nella mail, dove si sottolinea come ora sia stata presa la decisione «di accettare le nostre responsabilità e rifiutarci di cancellare le esperienze del passato».

    Sei anni fa esplose il caso del coro di Ratisbona, in Baviera. Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller, ammise abusi sessuali nell’ambiente del celebre gruppo canoro, all’epoca in cui esso era diretto dal fratello dell’allora Papa Benedetto XVI, che però si disse estraneo e del tutto all’oscuro della vicenda. Il vescovo lo scrisse in una lettera ai genitori dei coristi pubblicata sul suo sito internet, nella quale spiegò di «essere venuto a conoscenza di un caso di abusi sessuali (…) negli anni Cinquanta» da parte del direttore del convitto dell’epoca, che fu condannato e successivamente morì. Gli abusi sarebbero stati compiuti tra il 1958 e il 1973. Il fratello di Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger (all’epoca ottantaseienne), è stato alla guida dello storico coro del duomo di Ratisbona dal 1964 al 1993.

    Secondo altre fonti, i responsabili degli abusi sessuali sarebbero stati due religiosi, ambedue morti nel 1984, che per questo sarebbero stati anche condannati a pene detentive. Uno era un ex insegnante di religione e vice direttore della scuola frequentata dai coristi, rimosso nel 1958 dall’incarico. Anche l’altro religioso era stato per alcuni mesi direttore del collegio annesso al ginnasio del coro del duomo, prima di essere condannato nel 1971.

    Prima dello «scandalo del coro», erano stati destituiti due monaci dell’abbazia benedettina di Ettal, sempre in Baviera. Al seminario dei cappuccini a Burghausen furono stati compiuti abusi nei confronti di tre giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermò nel 2010 padre Josef Mittermaier, allora responsabile provinciale dei cappuccini bavaresi. Lo scandalo tedesco è iniziato con una raffica di denunce, arrivate a quasi 200 unità, a carico di sacerdoti del collegio dei gesuiti Canisius di Berlino. I vescovi tedeschi chiesero pubblicamente perdono e offrirono la loro disponibilità a collaborare con la giustizia, istituendo un apposito ufficio guidato dal vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann.

    Marzio Laghi

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/05/24/raffica-di-abusi-durante-le-cresime-1.1542677

  • Violenza sessuale su minori, Il pm: “processate don Pascal Manca”

    Violenza sessuale su minori, Il pm: “processate don Pascal Manca”

     Chiusa l’inchiesta, adesso don Pascal Manca rischia il processo: il pubblico ministero Liliana Ledda ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex parroco di Villamar e Mandas finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale su minori e attualmente ai domiciliari nel convento dei Cappuccini di Pula, in località Is Molas. Si attende ora che venga fissata la data dell’udienza preliminare.

    Nel frattempo, non è cambiato il capo d’imputazione nonostante dagli accertamenti sui telefoni del prete è emerso che avrebbe inviato immagini pornografiche anche sul cellulare di altri due minorenni della zona di Terralba.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/04/30/violenza_sessuale_su_minori_il_pm_processate_don_pascal_manca-68-492932.html

  • Don Pascal, chiusa l’inchiesta: “Sedava le vittime per costringerle a subire atti sessuali”

    Don Pascal, chiusa l’inchiesta: “Sedava le vittime per costringerle a subire atti sessuali”

    Dopo aver messo le vittime «in condizioni di incapacità» dandogli da bere «bevande mescolate con farmaci» dagli «effetti sedativi-ipnotici», «le costringeva a subire atti sessuali». Le accuse contro don Pascal Manca hanno adesso contorni ben definiti, e da qualche giorno sono tutte racchiuse in un capo d’imputazione.

    Il pubblico ministero Liliana Ledda ha chiuso l’inchiesta sull’ex parroco di Mandas e Villamar finito in carcere per violenza sessuale e attualmente ai domiciliari in un convento dei frati Cappuccini a Pula, in località Is Molas.Quattro gli episodi contestati.

    Il religioso è accusato anche di aver mandato sms e video porno a due minori.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/04/14/don_pascal_chiusa_l_inchiesta_sedava_le_vittime_per_costringerle-68-487844.html

  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org

  • Il nome del sacerdote indagato rimane segreto come le vergogne della chiesa cosentina

    Il nome del sacerdote indagato rimane segreto come le vergogne della chiesa cosentina

    La procura della Repubblica di Cosenza e la polizia di stato hanno fatto prevalere la linea del riserbo rispetto alla scottante vicenda del sacerdote indagato per molestie su un ragazzino di 12 anni regolarmente denunciato dai genitori.

    La Gazzetta del Sud ci fa sapere che siamo davanti a un “pezzo grosso” della diocesi di Cosenza, un prete che probabilmente è già parroco di una parrocchia che conta e che addirittura, grazie all’intercessione di un alto prelato del Vaticano, era stato proposto per la nomina a vescovo di Cosenza.

    Ma il nome no, quello no. Deve rimanere segreto, chiuso tra le stanze della chiesa corrotta, della procura sempre più porto delle nebbie e dei giornalisti che si prestano a questo gioco sporco. I “pezzi” dei giornali di regime di oggi sono rivoltanti, fanno schifo nella loro squallida carità pelosa per il ragazzino e i suoi genitori e nella loro vergognosa deferenza verso questo sacerdote pieno di santi in paradiso.

    Oggi si prendono tutte le cautele del caso per il “pezzo grosso”, ieri un sacerdote onesto come Padre Fedele è stato buttato in pasto all’opinione pubblica ed è stato assolto con formula piena dopo dieci anni di sofferenze mentre un ladro conclamato come don Alfredo Luberto dice ancora messa nell’Episcopio di Como.

    La storia dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello la conoscono tutti. Si tratta della casa di cura balzata agli onori della cronaca per i trattamenti disumani nei confronti degli ospiti, quasi tutti malati di mente. E per le ruberie del prete che lo dirigeva, don Alfredo Luberto, tali da creare un buco di proporzioni gigantesche.

    A settembre 2005 il Monaco visita per la prima volta il Papa Giovanni ma nel frattempo a Cosenza è arrivato monsignor Salvatore Nunnari. L’atmosfera era a dir poco molto tesa, con i dipendenti fuori dalla casa di cura a srotolare striscioni del tipo“Luberto vattene”, “Luberto sei un ladro”e così via.

    Padre Fedele chiede di entrare insieme a una troupe della Rai ma gli viene detto di contattare il ras ossia don Luberto, il quale esplode in un ruffianissimo “E come possiamo dire di no a Padre Fedele?”. Lo “spettacolo” che gli si presenterà davanti agli occhi non lo dimenticherà mai. Riceve una lavata di testa dal suo superiore (la Rai dal canto suo non manderà mai in onda quelle immagini) e subito dopo si precipita a Reggio da Nunnari.

    Il neoarcivescovo lo tranquillizza, gli dice che non ci sono problemi ma in cuor suo Padre Fedele realizza che sta succedendo qualcosa ma non per questo si arrende. E così, pochi giorni dopo, scrive una lettera aperta agli ospiti del Papa Giovanni intitolata semplicemente “Il lager della vergogna”.

    Il destino del Monaco è segnato. E si compie quando Nunnari, ovviamente avvertito da quel “rattuso” di don Luberto, incontra il Provinciale dei Cappuccini Rocco Timpano e gli preannuncia qualche mese prima l’arresto di Padre Fedele deciso a tavolino e reso possibile dal complotto tra chiesa, politici, magistratura e forze dell’ordine. Una gran porcata che nessuno ha ancora pagato.

    E Nunnari risiede ancora a Cosenza ad ammorbarci la vista e, probabilmente, a coprire i “pezzi grossi” che non possono essere toccati. Anche se c’è una denuncia dei genitori di un ragazzino che urla a tutta una città di essere stato molestato.

    E’ vero, ci sarebbe anche un arcivescovo “nuovo”, Francescantonio Nolè, insediatosi da poco. Ma figuratevi cosa può comandare uno che è arrivato solo da qualche mese in questa “jungla”. Si adegua alla bisogna e si schiera con i più forti.

    Ma prima o poi qualche persona onesta questo maledetto nome lo tirerà fuori e allora saranno guai per tutti.