Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    ASCOLI – Un bergamasco di 50 anni è stato arrestato dai carabinieri di Almenno San Salvatore perchè accusato di abusi sessuali su due fratelli (bambino e bambina). I fatti contestati risalgono tra il 2012 e il 2014 in provincia di Ascoli e a Fermo, luoghi dove il cinquantenne orobico, secondo l’accusa, , aveva costituito una sorta di «comunità» di studio e meditazione su tematiche asseritamente spirituali e di crescita interiore a cui partecipavano diversi adulti, anche provenienti da altre regioni, e nella quale aveva il ruolo di indiscusso maestro e guida spirituale.

    Le indagini sono state inizialmente sviluppate dai carabinieri di Almenno San Salvatore a luglio 2019 e quindi sono state coordinate da Procura della Repubblica di Ascoli che ha svolto direttamente investigazioni in provincia di Bergamo e ha delegato molte attività anche di tipo tecnico alla propria sezione di polizia giudiziaria e al Nucleo Investigativo di Ascoli.

    https://www.corriereadriatico.it/ascoli_piceno/ascoli_abusi_sessuali_due_fratellini_comunita_spirituale_santone_manette_ultime_notizie-5157732.html?fbclid=IwAR3vqze54JXLuYQXrom2mjGXBByuW5njPIeylTZrxDyLMEyQ7jrSK8wvSeQ

  • La lettera integrale del prof. Giambruno Cecchin al Vescovo di Treviso e al Papa

    La lettera integrale del prof. Giambruno Cecchin al Vescovo di Treviso e al Papa

    Riceviamo e pubblichiamo

    Ecc. Rev.ma,

                Ho esitato molto prima di inviarle questa lettera in quanto nuovo presule di Treviso  da settimane insediato nella nuova diocesi. Avrà mille cose da fare, incontri da presiedere, persone da incontrare e mani di stringere.

                Ma visto che è proprio all’inizio del suo mandato episcopale è giusto che si aggiungano anche queste mie parole e che sia messo al corrente di alcune cose che magari altri non le hanno detto o non hanno ancora  il coraggio di dirgliele.

    Sulla scia del summit che si è svolto nei mesi scorsi in vaticano (o meglio nel luogo dove alberga Satana) sul grande tema della pedofilia e leggendo in questi mesi il libro di F. Martel “Sodoma” e alla luce delle tante testimonianze che ho ascoltato in questi ultimi anni di vittime di abusi da parte della gerarchia ecclesiastica, ho trovato anch’io la forza dopo più di 28 anni di denunciare gli abusi sessuali, le umiliazioni e le gravi vessazioni che ho subito durante l’anno di seminario che ho frequentato negli anni 1990-91 (in Comunità Vocazionale).

    La mia vicenda è simile a quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo. All’età di 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto,  a 15 anni l’animatore nella mia parrocchia di Galliera Veneta e  a frequentare i gruppi di AC in patronato.

    A 18 anni ho iniziato a frequentare il Gruppo Diaspora (il gruppo di orientamento vocazionale per giovani) perché sentivo in me una sorta di chiamata a diventare prete e l’anno successivo, finita la maturità, sono entrato in comunità vocazionale dove ho conosciuto molti preti, sia della comunità vocazionale, del seminario minore e maggiore.

    Ero un ragazzo normale, pieno di vita e di sogni, come tutti i ragazzi di quell’età. Volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione.

    Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno intero non ho avuto la forza di andarmene e di denunciare quello che mi era successo, anche perché erano anni in cui ancora non si potevano denunciare e parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti.

    Una sera, addirittura, stanco e sfinito di essere maltrattato e abusato sessualmente e non solo, sono letteralmente  fuggito dal seminario vagando per la città di Treviso tutto solo e  in balia dei miei dolori, delle mie angosce e delle mie atroci sofferenze e pregno delle mie ferite lancinanti che sanguinavano.

    Ricordo, dopo aver camminato per un’ora piangendo, di essermi seduto sfinito in una panchina e poi di aver deciso (quasi come un flash) di suonare alla porta dell’episcopio: volevo parlare con l’allora vicario generale mons. Angelo Daniel (arciprete di Galliera Veneta dal 1974 al 1989) ed oggi vescovo emerito di Chioggia (a cui non ho inviato questa lettera perché so che le sue condizioni di salute sono molto precarie), con il quale avevo una grande confidenza ed era stato per anni il mio padre spirituale.

    Ricordo sempre quella sera di marzo, venne ad aprire la porta il suo predecessore, il Vescovo Magnani, il quale stupefatto e con quello sguardo sicuro e schivo che sempre lo ha caratterizzato,   mi chiese  cosa volessi. Io non gli risposi nemmeno, lo scansai e salì in fretta quelle scale cercando di parlare con don Angelo, il quale mi accolse da padre con un abbraccio e mi chiese che cosa avessi e per quale motivo lo stessi cercando e per quale motivo stessi piangendo in modo così copioso.

    Nonostante avessi gli occhi gonfi di lacrime non ebbi il coraggio di raccontargli la verità. Gli dissi una bugia, che ero stanco, che volevo uscire dal seminario. Lui cercò di capire, ma io non gli detti il tempo di farlo.

    Lo ringraziai per il tempo che mi aveva dedicato, l’allora segretario del vescovo Magnani e oggi suo Vicario Generale, mons. Adriano Cevolotto, mi chiese se volevo almeno un bicchiere d’acqua, ma rifiutai.

    Me ne andai, scesi quelle scale con tanta rabbia dentro per non essere riuscito a raccontare nulla.

    Al rientro in seminario trovai le porte chiuse a chiave e per tutta la notte dormii nella mia macchina fino alla mattina quando furono riaperte le porte e potei rientrare  e andai subito a farmi una doccia.

    Quella mattina non partecipai né alla messa, né mi feci vedere a colazione  e a lezione, ma rimasi per tutta la giornata in camera a piangere e a farmi mille domande su quanto stavo vivendo.

    Ho continuato, quindi, a resistere fino a giugno quando comunicai la decisione di uscire definitivamente dal seminario. Fu per me grande una liberazione: ricordo venne mia madre ad aiutarmi a portare a casa le mie cose, ma un prete vigliacco (un vero e proprio verme strisciante) non permise alla donna che mi ha donato la vita di salire al piano superiore perché, sempre secondo quel prete maledetto, il piano superiore era un luogo privato al quale potevano accedere solo i seminaristi. Io gli detti una spinta e lo minacciai che se non avesse acconsentito a far salire mia madre, avrei chiamato immediatamente mons. Daniel, il Vescovo Magnani e i carabinieri.

    A quel punto lo vidi sparire  e mia mamma, la donna che amo più della mia stessa vita, è salita e assieme con una gioia immensa preparammo le valigie. La abbracciai forte, era più di un anno che non sentivo un vero abbraccio, il vero Amore venirmi incontro. Ero felicissimo perché sapevo che stava finendo quell’incubo, che erano gli ultimi minuti in cui io avrei visto quelle maledette stanze dell’orrore.

    Per più di 28 anni ho cercato di andare avanti, di dimenticare, di guardare oltre a quello che mi era successo, mi sono subito iscritto alla facoltà di filosofia a Padova dove dopo cinque anni mi sono brillantemente laureato.

    Ma nulla è mai stato come prima dopo quell’ anno vissuto in quel terrificante posto. Mai potrò dimenticare quei terribili e nefandi pomeriggi a fare “direzione spirituale” all’interno della camera del verme strisciante: ma Eccellenza – chiedo a lei-  si può fare direzione spirituale in camera? E perché non in uno studio come tutti gli altri preti?

    Il trauma esce ancora oggi, mi attanaglia  con qualsiasi cosa che può essere un ricordo, un sogno, una parola.

    Quando venivo e vengo a Treviso sto tutt’oggi ancora male, evito di passare per quelle vie e guardare quegli edifici, troppo grande è il dolore.

    Nulla, ripeto, dopo quello che mi è successo è più come prima e in questi giorni, mi creda, non ho più lacrime pensando   a quei terribili momenti vissuti.

    Ho pensato più volte anche di farla finita per porre fine ai ricordi dolorosi, poi per fortuna la svolta e la rinascita.

    Sono partito per un anno di volontariato nel 2010 con una grande ONG ad Haiti e lì, all’interno della missione umanitaria, ho conosciuto un medico francese stupendo che mi aiutato  e che mi ha dato la forza di ripartire. Oggi questo medico, da 9 anni, è il mio marito e compagno di vita ed è grazie a lui se ho trovato la forza di scriverle affinché lei sappia  che anche all’interno della diocesi da lei governata, vi sono dei preti pedofili che ogni mattina celebrano la messa e fanno la comunione come se niente fosse.

    Io sono stato spesso  (e continuo ancor oggi nonostante siano passati più 28 anni) ad essere minacciato di morte da questi preti infami che hanno abusato sessualmente di me e che ancora oggi mi scrivono o mi fanno arrivare dei messaggi da altri preti o uomini di curia  “Se parli, sei morto”.

    I reati e i crimini che hanno commesso questi criminali sono andati ovviamente in prescrizione, ma in prescrizione non andranno mai il mio dolore, le mie lacrime,  i miei traumi subiti. E se Papi, Cardinali, Vescovi archiviano (o meglio insabbiano ), Dio non archivia!!

    L’anno scorso ho chiesto lo sbattezzo che mi è stato concesso perché io non credo più  nell’esistenza di Dio. Dio è solamente un’invenzione dell’uomo e della gerarchia ecclesiastica per compiere  questi abominevoli crimini. Perché, Vescovo Tomasi, se Dio esistesse non avrebbe permesso a me e ad altre decine di migliaia di minorenni e giovani di vivere un dolore simile e continuare fino ad oggi a perpetuare crimini così efferati permettendo che altri ragazzi innocenti in tutto il mondo  provassero e provino quello che ho provato io.

    Non credo, ovviamente, nemmeno più in questa chiesa che mi ha profondamente e irrimediabilmente deluso, ferito e umiliato, che mi ha piagato corpo, mente e anima, quella chiesa a cui io ho dato tanto fino la mia stessa vita e tutto ciò che di bello avevo dentro me stesso. Volutamente non ho inviato questa mio scritto all’Arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzucato, altro suo precedessore che ha Treviso ha combinato solo veri e propri disastri finché la lungimiranza dei due suoi confratelli emeriti (Mons. Magnani e Mons. Daniel) non sono partiti per Roma  e spiegando alla Santa Sede con grande saggezza e verità cosa stava succedendo a Treviso, subito dopo poche settimane si sono visti gli effetti positivi di quella visita in Vaticano e in pieno luglio è arrivato il decreto di nomina di Mazzocato a Udine (io sinceramente l’avrei mandato ancora più in là, magari in Slovenia in una sperduta diocesi in mezzo ai boschi e alle foreste). Si pensi che, quando l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Manildo ha installato le telecamere di vigilanza nei punti più importanti della città, un telecamera è stata piazzata anche in Piazza Duomo. A.B.M. ha subito telefonato al Sindaco dicendo che non era opportuna una telecamera in piazza Duomo e che non gradiva che fosse registrato e ripreso chi entrava e usciva dall’episcopio. Per forza, li ho visti io con i miei occhi ragazzi più che ventenni uscire dalla porta del Palazzo Vescovile alle 3 di notte. Erano andati a fare direzione spirituale, ci teneva (e ci tiene ancora) molto l’Arcivescovo alle vocazioni…….

    Io oggi provo una grandissima felicità a non fare più parte della chiesa cattolica composta da preti vigliacchi, vescovi e cardinali approfittatori, ladri, disonesti, pedofili, falsi, criminali.

    Nonostante ciò mi sono sentito in dovere di scriverle e di raccontarle (risparmiandole e tralasciando appositamente dettagli raccapriccianti sulla mia vicenda) quello che a me è successo e a metterla in guardia (se mi permette) sul fatto che anche la diocesi di Treviso ha all’interno del suo presbiterio, dei preti pedofili maledetti e infami.

    Non cerco consolazione, commiserazione e compassione, ho già chi mi ama, chi ogni giorno quando riaffiorano alla mente certi pensieri,  sa con amore come asciugare le lacrime che copiose scendono e rigano le mie guance e sa asciugarle accarezzandomi e asciugandomi il viso con le proprie mani donandomi tutto l’amore possibile.

    Non cerco nemmeno una sua risposta, sappia però che se verrò chiamato a portare la mia testimonianza, dovrò raccontare tutto quello che ho raccontato a lei in questa mia lettera aggiungendo però altri  particolari meno gradevoli, ma estremamente veri.

    La informo, inoltre, che ho deciso di dare alla stampa locale e nazionale  il contenuto di tale lettera e di fare i due nomi pubblicamente dei due sacerdoti pedofili che ho avuto l’orrore di conoscere: ora sono due parroci (don Paolo Carnio a San Donà di Piave e don Livio Buso a San Martino di Lupari), negli anni 90/91 erano rispettivamente il responsabile della Comunità Vocazionale e l’altro assistente della stessa. Ho dato, inoltre, mandato ai miei legali di comunicare i nomi dei due criminali alla Procura della Repubblica competente.

    Spero solo questo mio scritto possa illuminarla sulla necessità, come vescovo ordinario pro tempore della diocesi di Treviso, di vigilare costantemente  e di denunciare con determinazione e franchezza eventuali altri abusi di cui verrà o sarà già venuto a conoscenza.

    La ringrazio di avermi letto, le auguro un buon lavoro all’inizio di questa sua nuova e prima missione da Vescovo e la saluto cordialmente.

    Galliera Veneta, 16 dicembre 2019

                                                                                                                          Gianbruno Prof. Cecchin

  • Ex prete passa una notte con due minori. Indagato per istigazione alla prostituzione

    Ex prete passa una notte con due minori. Indagato per istigazione alla prostituzione

    E’ accusato di aver offerto denaro e regali in cambio di prestazione all’interno del suo appartamento. I militari sequestrano i telefoni

    Perugia, 15 febbraio 2020 – E’ indagato per istigazione alla prostituzione minorile un ex prete settantenne, Calcedonio Di Maggio, che si faceva chiamare don Antonio. I carabinieri di Ponte San Giovanni che indagano sull’ex religioso gli hanno notificato un’informazione di garanzia nel corso della perquisizione svolta nella sua abitazione. L’episodio al centro dell’ipotesi di accusa riguarda i due ragazzini di 12 e 16 anni che avevano trascorso una notte nella sua abitazione.

    Di Maggio – difeso dall’avvocato Luca Gentili – avrebbe tentato un approccio con i minorenni, offrendo in cambio alcune utilità materiali ed economiche. L’ex monaco dei benedettini silvestrini, già condannato in via definitiva per corruzione di minorenne e violenza sessuale su minori, era stato fermato martedì da un gruppo di genitori mentre si trovava in compagnia dei ragazzi e circondato. Sul posto erano poi intervenuti i carabinieri. A «La Nazione» aveva detto di non aver avuto con i ragazzi alcun comportamento equivoco. Ma gli adolescenti sono stati sentiti dai carabinieri con l’ausilio di uno psicoterapeuta.

  • Treviso, “il seminario è un luogo satanico. Lì ho subito abusi sessuali, vessazioni e minacce”. Docente universitario denuncia due preti

    Treviso, “il seminario è un luogo satanico. Lì ho subito abusi sessuali, vessazioni e minacce”. Docente universitario denuncia due preti

    Gianbruno Cecchin, 48enne docente di filosofia, bioetica e antropologia filosofica, si è rivolto alla Procura contro due preti ancora in attività: nel corso di quell’esperienza è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse”

    Ha aspettato quasi trent’anni. Ma alla fine ha deciso di rivelare gli abusi di cui sarebbe rimasto vittima in seminario, a Treviso. Una denuncia per l’autorità giudiziaria e una denuncia per quella canonica. Il protagonista è Gianbruno Cecchin, 48enne, insegnante universitario di filosofia, bioetica e antropologia filosofica, nonché libero professionista in comunicazione e risorse umane. I suoi avvocati sono pronti a consegnare una denuncia circostanziata alla Procura della Repubblica. Ma prima di fare questo passo, il docente aveva già scritto al vescovo di Treviso, Michele Tomasi, e a Papa Francesco. Lo ha fatto una prima volta a dicembre, senza ottenere risposta. Allora ha inviato una seconda lettera al vescovo e a quel punto ha ricevuto una telefonata da monsignor Tomasi, ma non c’è mai stato un incontro programmato.

    “È passato tanto tempo, ma Dio non archivia”, scrive Cecchin. E lui non ha archiviato un’esperienza che definisce infernale. Non un’accusa generica, ma fatti precisi, con l’indicazione di due sacerdoti che oggi sono parroci in diverse realtà del Veneto, in provincia di Padova e di Venezia.

    “La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive il professor Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione”. Si è imbattuto in una realtà molto diversa: “È stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, un luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte dei preti”.

    Cecchin ricorda numerosi episodi di cui sarebbe rimasto vittima, altri dice di averli rimossi. “Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare direzione spirituale all’interno di quella camera da letto”. Riferisce di rapporti sessuali, minacce, vere e proprie vessazioni psicologiche. E aggiunge: “Ancora oggi vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia. Se parli sei morto”.

    Fu un anno tremendo. “Quando decisi di abbandonare il seminario fu una grande liberazione”. Sua madre andò a prenderlo, ma uno dei due sacerdoti non l’avrebbe fatta salire in camera dicendo: “Il piano superiore è un luogo privato dove possono andare solo i seminaristi”. “Allora gli diedi una spinta e lo minacciai di chiamare i Carabinieri e il vescovo se non avesse fatto salire mia madre”, ha spiegato il docente ai giornali locali. In precedenza era anche fuggito dal seminario, ma non era riuscito a raccontare i fatti di cui era vittima.

    Lo fa ora dopo un percorso tormentato, che ha avuto una svolta una decina di anni fa, quando ad Haiti ha conosciuto quello che è il suo attuale compagno, un medico francese. Si era recato laggiù come volontario con Medici Senza Frontiere, dopo il terribile terremoto che aveva devastato l’isola. “Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato il mio compagno a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Per questo ho deciso di denunciare”. Ha vinto ogni resistenza dopo che il Papa ha organizzato in Vaticano un summit sulla pedofilia. “Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/15/treviso-il-seminario-e-un-luogo-satanico-li-ho-subito-abusi-sessuali-vessazioni-e-minacce-docente-universitario-denuncia-due-preti/5706932/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR3f8nwSQ-y-0o5eAt2utcGo2HdLYqobmk6149k3uPAibKwMhq_yZZiOFQQ#Echobox=1581773041

  • Finto prete, “giochi ai bimbi fuori da scuola”: i racconti delle mamme

    Finto prete, “giochi ai bimbi fuori da scuola”: i racconti delle mamme

    “Don… mi ha regalato questo gioco“. Diverse mamme, nella zona di Ponte San Giovanni, hanno ascoltato questo racconto fatto dal proprio figlio tornato a casa dalla scuola.

    Del resto, quell’uomo vestito da sacerdote è stato visto, da alcuni genitori e da insegnanti, avvicinare ragazzini fuori da alcune scuole perugine (sicuramente a Ponte San Giovanni, Balanzano, Case Bruciate) e regalare loro palloncini, bambole e giochini. Per parlare di religione, hanno detto i ragazzini. Ed anche del fenomeno del bullismo, pare. Casi che sono stati segnalati ai carabinieri, che hanno effettuato un controllo fuori da scuola (proprio mentre l’ex sacerdote stava parlando con alcuni ragazzi) e stanno monitorando la situazione.

    In questa fase non aiuta l’attività degli inquirenti il tam tam scatenato sulle chat dei genitori, comprensibile visto l’allarme suscitato a causa del passato di quell’uomo, un tempo sacerdote ed ora non più religioso (nel 2006 fu sospeso dal Papa a seguito di due condanne per abusi) anche se continua a vestirsi da prete, come ha chiarito la Curia, che a sua volta ha allertato le autorità competenti. Del resto, al momento nel suo atteggiamento non si ravvedono reati. Anche per questo è stato chiesto di limitare le attività delle chat, che all’inizio hanno avuto il merito di allertare i genitori, ma dove ora circolano anche informazioni non veritiere. Per non ostacolare l’attività delle forze dell’ordine e per non creare inutili allarmismi. Chi ha notizie concrete e verificate, ovviamente, deve subito recarsi dai carabinieri, cosa che del resto ha invitato a fare anche la Curia.

    Certo, resta la raccomandazione, che vale in genere per i ragazzi a prescindere dalla presenza dell’ex religioso, di non accettare nulla da sconosciuti.

    I genitori sono comprensibilmente preoccupati. Anche chi abita vicino alla scuola in questi giorni sta accompagnando il figlio fino ai cancelli, all’ingresso ed al termine delle lezioni. Lo stesso viene fatto nelle ore pomeridiane nei luoghi frequentati dai ragazzini, come palestre e parchi giochi.

    Finto prete, “giochi ai bimbi fuori da scuola”: i racconti delle mamme

  • Ex parroco con precedenti per abusi sessuali su minori, paura tra le famiglie, la Curia prende distanze

    Ex parroco con precedenti per abusi sessuali su minori, paura tra le famiglie, la Curia prende distanze

    Ex parroco con precedenti per abusi sessuali su minori, paura tra le famiglie, la Curia prende distanze

    «Cari genitori, abbiamo ricevuto una segnalazione relativa a tale Don******** ( se cercate in internet troverete molte informazioni) che ha un passato di abusi su minori. Il soggetto è stato già condannato più volte ma è ora in libertà. Ora si trova nella nostra città ed è stato già avvistato fuori dalle scuole di Ponte San Giovanni e Balanzano. Anche a Case Bruciate. I Carabinieri sono allertati. Sembra adescare i bambini con giochi, bambole etc. Si raccomanda attenzione anche al di fuori dei luoghi scolastici come parchi o luoghi in cui i bimbi svolgono attività pomeridiane. Si raccomanda di accompagnare i bambini alla porta di ingresso dei plessi scolastici fino a nuove disposizioni. Grazie per l’attenzione ».

    E’ una mamma che ci ha fatto pervenire questo messaggio di famiglie spaventate per la presenza in zona di questa persona. La comunicazione l’abbiamo ricevuta questa mattina e oggi è arrivata anche la lettera dalla Curia Arcivescovile di Perugia Città della Pieve.

    «Un ex religioso sta soggiornando in una zona periferica della città di Perugia – c’è scritto -, che cerca di avvicinare le persone e soprattutto i ragazzi con la scusa di esercitare il suo ministero sacerdotale. La Curia arcivescovile di Perugia-Città della Pieve, venuta a conoscenza della condotta di quest’uomo che indossa abiti religiosi, ha informato le competenti autorità di pubblica sicurezza. Inoltre invita sacerdoti e fedeli a segnalare anch’essi alle suddette autorità, oltre che alle autorità religiose, qualsiasi comportamento messo in atto da quest’uomo contrario alla morale o all’esercizio del ministero sacerdotale che esercita abusivamente».

    Si tratta di un ex religioso, appartenuto alla Congregazione Benedettina Silvestrina, ordinato presbitero nel 1999, che a seguito di gravi vicende giudiziarie è stato raggiunto, già nel 2006, da un procedimento di sospensione cautelativa da ogni pubblica attività e funzione sacerdotale.

    Successivamente lui stesso ha chiesto ed ottenuto dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di Vita Apostolica l’Indulto di essere liberato da tutti gli obblighi sacerdotali e religiosi. Pertanto qualunque suo atto o sua iniziativa che dovesse porre in essere a nome della Congregazione, oppure a nome dell’Archidiocesi, è da considerarsi arbitrario e privo di ogni valore.

    Una delle scuole ha anche chiesto di diffondere il messaggio in inglese che vi incolliamo qui

    Dear Parents, we have received a warning about a man named Don ******** (if you look on the internet you will find a lot of information) who has a history of child abuse. He has already been convicted several times but is now at large. He is now in our city and has already been sighted outside the schools of Ponte San Giovanni and Balanzano, also in Case Bruciate. The Carabinieri are on alert. He seems to lure children with toys, dolls, etc.. Close attention is also recommended outside school places such as parks or other locations where children do afternoon activities. We recommend accompanying children to the entrance door of the school buildings until new arrangements are made.
    Thank you for your attention. We are sending a photo of him.

    https://www.umbriajournal.com/cronaca/exparroco-con-precedenti-per-abusi-sessuali-su-minori-paura-tra-le-famiglie-347375/

  • Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    di Franca Giansoldati

    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale il prete pedofilo 72enne che era stato condannato dal Tribunale civile di Prato per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto che Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, in Lazio, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommaia, in provincia di Firenze,  è stato giudicato e punito anche dal tribunale ecclesiastico. Un provvedimento canonico arrivato (ancora una volta) solo dopo che l’abuso era stato denunciato grazie al lavoro di magistrati e carabinieri.

    Il tribunale di Prato l’anno scorso aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione don Paolo Glaentzer, accusato di violenza sessuale su una bambina. La sentenza al termine del giudizio, con rito abbreviato, si era svolta davanti al gup di Prato che aveva stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

    Glaentzer era stato arrestato nel 2018 dopo che era stato sorpreso in auto con la piccola. Il parroco era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il parroco aveva rischiato anche il linciaggio che era stato evitato solo grazie all’intervento dei carabinieri.

    La sentenza civile prevede tra le pene accessorie il divieto di insegnare a minori e quello di avvicinarsi a luoghi di aggregazione giovanili.

    Durante il procedimento il prelato, per il quale la difesa aveva chiesto la richiesta di una perizia psichiatrica per verificare un’eventuale incapacità di intendere e volere, si era difeso dicendo che i suoi erano solo dei gesti d”affetto e che non credeva che la bimba fosse così piccola. Durante il procedimento è emerso che non era la prima volta che si appartava con la piccola, figlia di una famiglia con forti difficoltà.

    La parrocchia dove prestava servizio Glaentzer fa parte della diocesi di Firenze, che si era costituita parte civile nel processo. Resta da capire se la Chiesa in passato aveva avuto segnalazioni sul comportamento di questo ex parroco e perchè qeusto sacerdote era stato spostato da una diocesi all’altra, visto che era stato incardinato a Sabina Poggio Mirteto.

    In passato era prassi frequente trasferire il parroco pedofilo da una parrocchia all’altra, da una diocesi all’altra.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_abusi_prato_papa_francesco_rimuove-5042364.html

  • Molestie a due bambine: prete finisce al Bassone

    Molestie a due bambine: prete finisce al Bassone

    Un sacerdote di Valsolda, 61 anni, è stato arrestato e condotto nel carcere del Bassone di Albate dove dovrà scontare la pena di 2 anni e 6 mesi.

    Il religioso, che solo nel 2018 aveva festeggiato i 30 anni di sacerdozio in una festa tenuta in Brianza, è stato accusato di presunte molestie a due bambine di 10 anni quando, tra il 2005 e il 2006, seguiva la loro preparazione alla prima comunione.

    I fatti contestati avvennero a Roma, in una parrocchia della periferia della capitale.
    Le vicende che hanno poi portato alla pena definitiva, sarebbero avvenute nel corso delle confessioni.
    Il sacerdote ha sempre negato ogni addebito, sostenendo che si trattava solo di gesti di affetto ma non di molestie. I giudici l’hanno però pensata in modo diverso.

    In primo grado, con il giudizio Abbreviato e il conseguente sconto di un terzo della pena, il sacerdote aveva rimediato una pena più alta che poi, proseguendo tra Appello, Cassazione, un nuovo ritorno in Appello e di nuovo in Cassazione, è scesa a 2 anni e 6 mesi. La Procura di Roma aveva contestato l’aggravante del fatto che le due bambine, che furono poi seguite da psicologi, erano state affidate alle cure del prete del Porlezzese per ragioni educative.

    L’ordine di carcerazione definitivo è giunto nelle scorse ore ai carabinieri di Porlezza che l’hanno eseguito. Il religioso, come detto, è stato così tradotto al Bassone dove dovrà scontare la pena che gli è stata contestata.

  • Dal prete rimosso accuse di pedofilia a un altro parroco

    Dal prete rimosso accuse di pedofilia a un altro parroco

    «Ho preso il posto nel Vicentino di un prete che si vociferava essere un pedofilo, si tratta di fatti da quel che so del 2004». Non fa nomi, ma sono comunque dichiarazioni pesanti quelle rilasciate da don Marino Ruggero davanti al pubblico ministero.

    Il sacerdote padovano, fino allo scorso 2 gennaio parroco di San Lorenzo in Roncon ad Albignasego (Padova), è stato allontanato dalla curia di Padova dal suo ministero per comportamenti sconvenienti. Don Marino, in risposta all’allontanamento da parte del Vescovo, ha in più occasioni detto di essere stato a conoscenza di casi di preti pedofili sui quali la curia padovana avrebbe sorvolato. Sulla base di queste dichiarazioni la procura, dopo una segnalazione da parte dei carabinieri, ha aperto un fascicolo senza indagati.

    E così nei giorni scorsi il sacerdote padovano è stato convocato dal pm. Don Marino con quella frase fa riferimento a un suo periodo nell’unità pastorale di Mure-Laverda, nel Vicentino, iniziato una quindicina di anni fa, sostenendo di essere stato inviato lì dalla Curia al posto di un parroco chiacchierato per presunti comportamenti eccessivi nei confronti di giovane parrocchiane.

    La procura di Padova è pronta ad inviare gli atti a Vicenza anche se, va ricordato, si tratta di fatti che sarebbero avvenuti nel 2004 e quindi ampiamente prescritti. Inoltre sulla questione ci sono già state due inchieste – in procura e una interna alla diocesi – entrambe chiuse con l’archiviazione.

    https://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/dal-prete-rimosso-accuse-di-pedofilia-a-un-altro-parroco-1.7916960

  • «Preti pedofili, faccio i nomi» La procura apre un’inchiesta

    «Preti pedofili, faccio i nomi» La procura apre un’inchiesta

    Dopo le dichiarazioni di Don Marino si muovono carabinieri e procura

    PADOVA Don Marino Ruggero (in foto), il parroco cacciato dalla curia con l’accusa di aver violato il celibato, tuona contro la chiesa e accusa: «A Padova ci sono preti pedofili». Il vescovo lo invita a darne prova. E lui: «Farò i nomi». La procura apre un’inchiesta.

    PADOVA Non era solo una provocazione. Don Marino Ruggero, il sacerdote che ha lasciato la parrocchia di San Lorenzo in Roncon di Albignasego con l’accusa di aver violato il celibato, continua a ribadire l’intenzione di denunciare i «veri» scandali che agiterebbero la Chiesa padovana, rinfocolando una polemica che promette nuovi colpi di scena. E a breve, se non sarà il Vescovo a porgli delle domande, sarà la procura a fargliele, visto che al quarto piano del palazzo di giustizia è già stato aperto un fascicolo sulla base di queste affermazioni, dette sia ai giornali in questi giorni che recentemente anche nelle tv locali.

    Del resto si tratta di un atto dovuto quanto meno per raccogliere tutte le informazioni in merito ad un reato che, se fosse confermato, sarebbe molto grave, così come grave sarebbe che il prete abbia saputo di violenze su minori per tanto tempo senza aver mai detto nulla a nessuno, fatto che si configurerebbe come reato di favoreggiamento. I carabinieri avrebbero parlato con don Marino, ma lui a loro non avrebbe fatto i nomi di questi presunti preti pedofili di cui tanto ha parlato. darne conto per poterne vagliare l’attendibilità e valutare le azioni di sua competenza», considerando anche «l’opportunità di rivolgersi alla Procura della Repubblica se effettivamente è in possesso di prove».

    Ieri il botta e risposta si è arricchito di un nuovo capitolo: pur avendo ricevuto la consegna del silenzio, infatti, don Marino ha risposto alle domande dell’emittente Tv7, che poi ha riportato le sue frasi senza audio. Riguardo ai casi di pedofilia, don Marino rilancia: «Sono cose che dico da anni e anni, e le dico perché ne ho le prove. Cerchiamo di essere coerenti e trasparenti: ci sono fatti che in Diocesi si conoscono da anni. Il vescovo mi ha chiesto di tirarle fuori, e ora ci sarà un iter apposito per questo, prima davanti al vescovo e poi davanti alla magistratura, seguendo la prassi ordinaria. Non è solo mia intenzione andare a fondo, ma è mio dovere morale come prete e come cittadino». Mantenere il silenzio davanti al vescovo e agli investigatori, in effetti, potrebbe far sì che don Marino possa essere indagato. Proprio in questi giorni i carabinieri hanno trasmesso due segnalazioni, una alla procura e una al comando provinciale dei carabinieri. Ieri inoltre si era diffusa la notizia che i militari dell’Arma avessero già interrogato don Marino, ma fonti ufficiali negano anche perché l’intenzione è di mantenere riserbo.

    https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-veneto-vicenza-e-bassano/20200117/281522228040355