Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Brescia Prete indagato per pedofilia

    Brescia Prete indagato per pedofilia

    BRESCIA, 29 GIUGNO 2002 – Un prete 42enne di una parrocchia di un comune della Franciacorta (Bs) è indagato ocn l’accusa di pedofilia.

    A denunciare il prete sarebbero stati i genitori di alcuni bambini fatti oggetto di particolari attenzioni.

    Secondo quanto si è appreso, al religioso è stato imposto dal Tribunale l’obbligo di dimora in un comune diverso da quello in cui si sarebbero verificati i fatti. Le indagini sono state coordinate dal Pubblico ministero Paolo Guidi e sono state condotte dai Carabinieri.

    29 giugno 2002 http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2002/…2-Brescia.shtml

  • BIELLA Pedofilia

    BIELLA Pedofilia

    BIELLA Pedofilia, un prete tra 141 denunciati
    Il Tirreno — 09 maggio 2002 pagina -1 sezione: ATTUALITÀ

    TORINO. In una vasta operazione contro la pedofilia informatica i carabinieri di Biella hanno denunciato 141 persone per detenzione di materiale pedopornografico.

    Le indagini, durate alcuni mesi, si sono estese in tutta Italia e tra gli indagatici sarebbero anche numerosi liberi professionisti. L’inchiesta – denominata Peter Pan – era iniziata nel maggio2001. C’è anche un sacerdote fra i 141 indagati. Il suo nome non è stato rivelato, si sa soltanto che non è piemontese e che la sua posizione è ancora al vaglio degli inquirenti. Il sacerdote si è infatti difeso asserendo che le sue carte di credito ,per pagare la «navigazione» nei siti a luci rosse, erano state usate da altri dopo che le aveva smarrite.

    IL BIELLESE TRA I 141 INDAGATI. MOLTI COLLEGAMENTI CON LA MAFIA RUSSA Pedofilia, «blitz» a Candelo Un sequestro di cd e materiale pornografico

    BIELLA Da Candelo all’Estonia e alla Lettonia, quindi alla mafia russa. E’ il filo che collega l’inchiesta sulla PEDOFILIA via Internet chiusa dai carabinieri con 141 denunce e una montagna di materiale sequestrato. Proprio nel paese al confine con il capoluogo lanieri i militari hanno bussato alla porta di un uomo che e’ stato trovato in possesso di centinaia di cd con fotografie e filmati i cui protagonisti erano bambini e ragazzi minorenni. A lui i militari sono arrivati risalendo ai pagamenti con la carta di credito (circa 200, 300 mila per «acquisto») e non solo: in un caso uno degli investigatori si e’ spacciato anche per «venditore» contattando il cliente tramite pc. Tra gli altri indagati, spiccano i nomi di commercialisti milanesi, mentre una quindicina sarebbero le persone residenti in provincia di Monza e finite nel mirino della sostituto procuratore Rossella Soffio; altrettante abitano in Veneto. Il SACERDOTE inquisito sarebbe invece toscano. Ora l’attenzione degli inquirenti dovrebbe spostarsi verso i fornitori di materiale pornografico, un lavoro decisamente piu’ complicato. «Sono tanti gli elementi raccolti nelle molte inchieste avviate dalle procure di mezza Italia» sostiene il sostituto procuratore Soffio – ma colpire coloro che utilizzano internet per commerciare immagini terrificanti con protagonisti i bambini non basta. Occorre risalire ai veri responsabili ma sono indispensabili strumenti di coordinamento internazionale in modo da poter intervenire nel piu’ breve tempo possibile

    10 giugno 2002 http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchiv…p?objid=3588516

    Tra gli indagati, avvocati, medici, ingegneri, tecnici informatici e persino un SACERDOTE: di quest’ultimo si sa solo che non e’ piemontese e la sua posizione e’ ancora al vaglio in quanto si e’ difeso asserendo che le sue carte di credito erano state usate da altri dopo che le aveva smarrite.

  • IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    «Un prete abusò di mia figlia»
    Lettera al Pontefice: è stato condannato, ma resta al suo posto

    SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…».

    Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno.

    Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote. La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…».

    Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso.

    Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale. La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo. A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue.

    Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?». Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento.

    da www.lastampa.it/

    (Del 25/4/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 8)

  • Pedofilia, parroco sotto processo

    Pedofilia, parroco sotto processo

    IL PRESIDENTE della Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha chiesto perdono per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti sui bambini. Il vescovo di Boston è stato chiamato in causa per non aver protetto i bambini dai preti con tendenze pedofile. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche nella diocesi di Firenze? E’ in corso un processo contro un sacerdote di 65 anni, da quasi 20 anni parroco in un piccolo centro della Val di Pesa, accusato dal Pm Pietro Suchan di aver abusato di un ragazzo oligofrenico, a cui (si sostiene) regalava camicie in cambio di rapporti sessuali orali.

    Sembra che il sacerdote sia stato denunciato soltanto una volta davanti alla giustizia terrena, ma molto più di frequente alle autorità religiose. Che – per quel che risulta ai testimoni – lo hanno trasferito da una parrocchia all’ altra, ma senza mai avvertire le comunità del pericolo. Esattamente ciò per cui oggi sono sotto accusa (e chiedono perdono) le autorità religiose americane. Per ora si tratta, naturalmente, soltanto di accuse. Il sacerdote, che è assistito dagli avvocati Rodolfo Lena e Alessandro Becattini, nega vigorosamente e si è difeso anche nella sua chiesa, durante un’ omelia, dalle insinuazioni che da anni si inseguono in paese. I parrocchiani schierati con lui credono che una parte del paese gli abbia girato le spalle proprio a causa della sua generosità. Aveva aperto un centro di accoglienza, ospitava ragazzi albanesi.

    In paese la cosa non piacque a molti. Poi il centro fu chiuso perché i carabinieri ci trovarono della droga. Ma al processo il giovane oligofrenico ha confermato gli abusi. Era il ‘ 91, lui aveva 25 anni. Un giorno un ragazzo lo incontrò in paese, vide che sputava e sputava per terra, gli chiese il perché. E lui glielo spiegò. Il suo amico non se ne stupì. Anche lui, anni prima, quando era ancora un bambino, era stato molestato dal sacerdote. Erano in macchina insieme, – ha raccontato – il parroco lo aveva preso sulle ginocchia, lo aveva fatto guidare e intanto lo toccava. E ricorda che anche altri suoi amici avevano avuto problemi con il parroco.

    In paese le voci circolavano, sempre più insistenti. Alcuni parrocchiani, sempre più allarmati, andarono in Curia. Non accadde niente. Qualche anno più tardi tornarono alla carica. Nel dicembre ‘ 96 scrissero al cardinale Silvano Piovanelli, senza ricevere risposta. Nel frattempo erano in contatto con un anziano sacerdote, vicario del vescovo per la zona del Chianti. Nel gennaio ‘ 97 ci fu una tempestosa riunione con lui. C’ erano 16 parrocchiani. Alcuni di loro hanno deposto in aula. Una mamma ha raccontato di aver saputo dagli abitanti di un paese vicino e da alcuni sacerdoti che il suo parroco aveva avuto guai in tutte le comunità in cui era stato. Agli inizi degli anni ‘ 80 era stato sorpreso da un genitore mentre molestava un ragazzino.

    Il padre era andato a parlare con il cardinal Benelli e gli aveva detto: «O lo spostate e lo togliete di mezzo voi, o lo tolgo di mezzo io». Il parroco era stato trasferito ed era arrivato nel paese nel quale, secondo le accuse, sono avvenute le violenze per cui oggi è sotto processo.

    La testimone ha raccontato in aula alcuni colloqui avuti con il vicario, che a suo dire confermava le sue preoccupazioni. «Gli ho detto: “Essere madre non vuol dire essere mamma di uno solo~ come si permette la Curia di lasciare una persona del genere o di spostarla da un posto ad un altro a fare dei danni che nessuno conosce?”. E lui mi chiese scusa a nome della Curia». «Ma mi spiegava anche che la Chiesa è un’ istituzione che ha dei tempi molto lunghi».

    Ci fu anche un incontro con il cardinale Silvano Piovanelli, che volle parlare da solo con uno dei ragazzi che sostenevano di essere stati molestati. Il parroco rimase al suo posto. E’ ancora lì. Raccontano i testimoni che nella tempestosa riunione del gennaio ‘ 97 il vicario era quasi disperato, allargava le braccia e parlò dei suoi colloqui con il vescovo: «Ma Silvano, ma ti rendi conto di quello che fai? cioè continuare a lasciare una persona così~». Un babbo ricorda: «Al vicario io dissi: “Ma scusi, io sono un bancario, se da noi qualcuno ha il vizio di rubare non lo mettiamo alla cassa. Mi sembrerebbe ovvio trovare a questo sacerdote una collocazione non a contatto con i bambini». Non è avvenuto. Nella prossima udienza (il 25 settembre) deporrà il vicario, convocato dalla difesa. Che poi chiamerà a testimoniare anche il cardinale Piovanelli.

    FRANCA SELVATICI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/03/15/pedofilia-parroco-sotto-processo.html

  • SCOPERTA UNA RETE SU INTERNET: INCHIESTA IN TUTTA ITALIA, DENUNCIATI FUNZIONARI DI BANCA, DIRIGENTI DELLE POSTE E IMPRENDITORE

    SCOPERTA UNA RETE SU INTERNET: INCHIESTA IN TUTTA ITALIA, DENUNCIATI FUNZIONARI DI BANCA, DIRIGENTI DELLE POSTE E IMPRENDITORE

    Sacerdote arrestato per pedofilia: aveva una valigia di foto pornografiche

    Scoperta una rete su Internet: inchiesta in tutta Italia, denunciati funzionari di banca, dirigenti delle poste e imprenditore Sacerdote arrestato per pedofilia: aveva una valigia di foto pornografiche

    VERONA – Nelle prime pagine dei due siti Internet c’ erano le immagini di una ventina di dodicenni nude in pose sexy. Ma dietro quelle istantanee si nascondeva qualcosa di agghiacciante. Pagando un abbonamento mensile di cinquantamila lire era possibile accedere alla visione di duemila fotografie pornografiche: protagonisti centinaia di bambini dai sei mesi ai sette anni di età.

    Clienti delle chat: funzionari di banca, dirigenti delle Poste, manager, imprenditori, tutti denunciati a piede libero. E un prete, un parroco trentacinquenne di una comunità alle porte di Torino, arrestato l’ altro ieri perché trovato in possesso di una valigia piena di polaroid che lo ritraggono in atteggiamenti inequivocabili con ragazzini di varie età. Ad ammanettarlo, e a sequestrargli tra l’ altro materiale sadomaso, sono stati i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Verona. Il sacerdote, che ha ammesso ogni responsabilità, rischia dieci anni di galera.

    La legge sarà severa anche con le altre cinquantanove persone sparse in tutta Italia che dall’ inizio del 2000 si sono abbonate alla società russa organizzatrice del sito. Per tutti i pedofili si prevedono condanne da uno a cinque anni e multe da 5 a 100 milioni di lire. L’ indagine è della magistratura di Verona ed ha coinvolto, da Siracusa a Belluno, altre ventisette procure. Scoperto cosa si nascondeva dietro i siti specializzati in «russian girls», nel gennaio scorso un giudice ha deciso di mettere a disposizione dei carabinieri del comando provinciale due carte di credito per pagare l’ abbonamento.

    Pochi giorni ed ecco, attraverso l’ estratto conto della banca, il nome della società russa beneficiaria degli accrediti. Poi, l’ idea vincente: scrivere a tutti gli istituti di credito perché, attraverso le società di transazione, comunicassero i nomi e i cognomi di quanti avevano versato denaro al sito russo. Così si è formato e completato l’ elenco dei pedofili, tutti personaggi insospettabili e facoltosi. Tra questi anche il sacerdote il quale, messo di fronte all’ evidenza dei fatti, ha raccontato che da almeno tre anni conservava i documenti fotografici dei ragazzini che riusciva ad avvicinare e a circuire. L’ inchiesta è tutt’ altro che conclusa. La magistratura e i carabinieri sono convinti che le riproduzioni delle duemila fotografie oscene siano state cedute per soldi ad altri personaggi legati al mondo della pedofilia. Gli inquirenti vogliono anche risalire alle bambine, per lo più russe, che compaiono nude nelle pagine di presentazione del sito. Paolo Chiarelli
    Chiarelli Paolo
    Pagina 17
    (9 luglio 2000) – Corriere della Sera

  • PEDOFILIA: PARROCO ARRESTATO; I PARROCCHIANI LO DIFENDONO

    PEDOFILIA: PARROCO ARRESTATO; I PARROCCHIANI LO DIFENDONO

    VALDERICE (TRAPANI), 28 APR – I suoi parrocchiani sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui.

    I carabinieri che hanno raccolto le denunce e hanno indagato sono invece convinti che monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, nato a Buseto Palizzolo, parroco di Sant’ Andrea, frazione di Valderice, sia un pedofilo che ha approfittato di bambine di 12 anni ed abbia indotto alla prostituzione diverse ragazze.

    Per questo e’ stato comunque arrestato. La Chiesa di Sant’ Andrea e’ in via Adua, su una collinetta che domina il mare di Bonagia. Monsignore vive qui da 35 anni con la sorella Maria. La mattina alle 7.40, suona le campane, recita l’ Ave Maria che i suoi 500 parrocchiani ascoltano attraverso l’ altoparlante e poi si prepara per le
    confessioni, le messe, i battesimi, i matrimoni. Il prete cura anche la Chiesa della Misericordia a Valderice.

    Per anni ha insegnato religione nelle medie del rione Cappuccinelle e del quartiere San Francesco Di Paola, borgate degradate e povere di Trapani. A San Francesco ha comprato una quindicina di scalcinate case che gli danno un reddito mensile di qualche milione che lui somma alla pensione di insegnante.

    Un sacerdote generoso, viene dipinto don Mustazza. ”Non negava mai soldi – dice Pietro Minaudo – piccolo imprenditore che con la moglie ed i figli abita a 20 metri dalla Chiesa”. ”Forse – aggiunge – e’ stata proprio la sua generosita’ a rovinarlo”.

    I Minaudo dicono che il loro parroco ha cresciuto tutti i ragazzi della borgata. ”Gli affiderei – dice l’ imprenditore – mia figlia anche per un anno. Padre Angelo e’ stato sempre a contatto dei bambini e non e’ mai accaduto nulla”.

    I carabinieri sostengono che il parroco ha abusato di ragazze e bambine per anni. Domenica scorsa hanno perquisito la Chiesa da cima a fondo. Hanno sequestrato una macchina fotografica. Il sacerdote ha detto ai suoi parrocchiani: ”forse cercavano droga, indossavano i guanti. Ma io non ho nulla da temere”.

    ”Qui – dice Pietro Manaudo – vengono spesso prostitute e donne bisognose d’ aiuto, perche’ hanno il marito in carcere, a chiedere aiuto economico a don Angelo. Lui e’ generoso ma qualche settimana fa si e’ rifiutato di dare denaro ad una ragazza che era venuta pochi giorni prima”. C’ e’ un muratore, che in passato ha lavorato per don Angelo, che giura di aver sentito questa ragazza dire al sacerdote: ”visto che non mi vuoi dare i soldi me la pagherai. Ti denuncio, ti rovino”.

    Cosi’ i parrocchiani ipotizzano una vendetta contro un uomo di chiesa generoso. I carabinieri, il sostituto procuratore Giusi Mione ed il gip Marina Ingoglia, invece, sono convinti che don Angelo sia colpevole. Un investigatore dice: ”abbiamo riscontri e testimonianze precise”.

    Ed aggiungono che il monsignore abusava di minorenni e di ragazze fino a 21 anni, in cambio di una cifra che oscillava fra le 20 e le 50 mila lire, che gli venivano procurate da una donna priva di scrupoli che pescava le vittime in famiglie indigenti”.

    Agli investigatori che lo arrestavano don Angelo ha detto di essere innocente. Ma agli atti dell’ inchiesta ci sarebbero fotografie compromettenti come quella che ritrae il sacerdote che tocca una ragazza seminuda. I parrocchiani negano anche questa prova dell’ accusa. Minaudo dice che la settimana scorsa due ragazze sono andate a trovare il sacerdote chiedendo soldi. Una di questa avrebbe scattato fotografie all’ amica che si era spogliata e che toccava don Angelo.  ”Lui si e’ subito ritratto – sostiene – e poi ha cacciato quelle donne”.

    L’ inchiesta che ha portato all’ arresto di monsignore e’ cominciata all’ inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. L’ indagine si e’ allargata ed i carabinieri hanno raccolto le prime testimonianze che accusavano don Angelo Mustazza. Tra le donne che sarebbero andate da lui a chiedere soldi, vi sarebbero anche la sedicenne che ha denunciato la madre e una sua amica.

    Gli investigatori pero’ non confermano questa voce che pur circola insistentemente nella borgata.

  • ” Violentava minorenni ” , parroco in cella

    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti.

    Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati.

    Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano.

    Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato.

    Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati.

    Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia.

    Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”. Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”. —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti. Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”. —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/aprile/29/Violentava_minorenni_parroco_cella_co_0_9804291522.shtml

  • UN PRETE SOTTO ACCUSA ‘ ABUSO’ DELLA RAGAZZINA’

    UN PRETE SOTTO ACCUSA ‘ ABUSO’ DELLA RAGAZZINA’

    SANTA MARGHERITA – C’ è un banco, all’ ingresso della chiesa di Nostra Signora della Rosa, a Santa Margherita. In molti si fermano e firmano.

    Non possono e non vogliono credere che don Pino Carpi, il loro parroco, possa avere commesso il reato di cui è accusato: abuso sessuale, per avere avuto rapporti con un’ adolescente, più o meno un paio d’ anni fa. A denunciare don Pino sono stati i genitori della ragazza, oggi maggiorenne.

    L’ amicizia troppo affettuosa, secondo la ricostruzione della famiglia, sarebbe durata almeno un anno, prima di interrompersi bruscamente. E sarebbe provata, oltre che dalle testimonianze raccolte dai carabinieri, dal diario della ragazza e da una serie di lettere piuttosto compromettenti, ora sotto sequestro. Nel tardo pomeriggio di ieri, l’ avvocato della famiglia ha intanto sporto denuncia contro ignoti, impugnando un articolo del codice penale che vieta la divulgazione delle generalità o dell’ immagine di una persona offesa da atti di violenza sessuale”.

    Nel mirino ci sono le ‘ malelingue’ che hanno causato il chiacchiericcio a Santa Margherita. L’ amicizia con don Pino Carpi sarebbe sbocciata durante una gita organizzata dall’ Azione Cattolica, il gruppo di cui la ragazza faceva parte. Presto le attenzioni sarebbero diventate più pressanti. Di fronte alle avances del parroco, la giovane sarebbe stata “consenziente”, secondo quanto si legge nel verbale dei carabinieri. Un particolare che però non cambia la posizione del sacerdote.

    I genitori sarebbero venuti a conoscenza di questo rapporto soltanto dopo la rottura. Poi, ad agosto, la denuncia al capitano della Compagnia di Santa Margherita, Alberto Minati. Davanti a lui, la ragazza è scoppiata in lacrime. E ha raccontato. I ricordi delle sue migliori amiche e di molti parrocchiani hanno confermato la particolare simpatia che si era creata, tra il ‘ 93 e il’ 94, con don Pino. Il sacerdote, che in estate avrebbe rischiato anche l’ arresto, rimane al suo posto, e si dice sicuro che “ogni cosa verrà chiarita”.

    Mentre continua il pellegrinaggio dei fedeli. Nel week end sono già state raccolte un migliaio di firme a favore del parroco. I sostenitori più irriducibili, ventuno, sono arrivati addirittura a scrivere una lettera aperta a difesa del parroco, trasformata in manifesto da affiggere nelle strade di Santa Margherita.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/29/un-prete-sotto-accusa-abuso-della.html

  • Parroco accusato di atti di libidine. Di lui si sono perse le tracce

    Parroco accusato di atti di libidine. Di lui si sono perse le tracce

    Dal Corriere del 27-10-1996

    Un parroco denunciato  per atti di libidine violenta su una minorenne e un paese che, incredulo, difende il suo sacerdote.

    -Giallo- a Santa Margherita Ligure.

    Il parroco di una delle chiese del paese, T C., cinquantenne, sarebbe stato raggiunto da un avviso di garanzia e inerrogato dai carabinieri, anche se lui nega tutto e parla di calunnia e complotto. La denuncia risalirebbe all’estate scorsa.

  • 1907, guerra civile per i preti pedofili

    1907, guerra civile per i preti pedofili

    MARIO BAUDINO – Ci furono moti di piazza, assalti alle chiese, portoni date alle fiamme, altari saccheggiati, l’esercito per le strade a Milano alla Liguria, e persino un morto, a la Spezia. Nell’Italia giolittiana d’inizio Novecento uno scandalo di preti pedofili scoppiato a Varazze e dilagato per tutto il Nord Ovest evocò spettri di guerra civile. Scatenò addirittura la corsa al porto d’armi da parte di sacerdoti che non si sentivano troppo sicuri, e uno di loro, a Savona, sparò per disperdere un gruppo di giovanotti che sembravano volerlo schernire. I giornali cattolici usarono toni violentissimi contro il «complotto massonico» e le presunte vittime, quelli liberali non furono da meno quanto a fair play. Tutti pubblicarono dettagli quanto meno scabrosi, approfittando della loquacità degli inquirenti e delle parti in causa.

    Furono i torridi mesi della orge in Riviera, anzi «orgie» come scrivevano preferibilmente allora, prima che il processo più importante venisse cautamente insabbiato e la grande indignazione collettiva scivolasse verso l’oblio. Di quanto avvenne nell’estate del 1907 non si è serbata memoria, anche perché i documenti chiave sono spariti. Ora uno studioso, Pier Luigi Ferro, ha ritrovato il memoriale che fu al centro dello scandalo, scritto da Alessandro Besson, un convittore dei salesiani di Varazze, e ricostruisce la vicenda in Messe nere sulla Riviera (Utet), con prefazione in forma di intervista a Edoardo Sanguineti, il critico e poeta scomparso di recente. Al centro, il diario che accusa: è una sorta di racconto gotico, morboso e fantastico, dove la verità è coperta e resa obiettivamente incredibile dalla furia visionaria. L’aspetto più romanzesco dell’intera vicenda è che questo scritto è tornato alla luce tra le carte di un poeta molto caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, che all’epoca frequentava Varazze e voleva trarre un libro dallo scandalo.

    Anche lui non ne fece poi nulla, come se gravasse una sorta di maledizione, o una coazione a lasciar perdere. Lucini era un animo critico e ribelle (Revolverate si intitola significativamente la sua raccolta di versi più nota) e ne voleva ricavare un fremente atto d’accusa, forse alla Zola. La denuncia del ragazzo Besson (o meglio della madre) era del resto molto grave, e toccava un tema che era insieme tabù e attualissimo. Perché i fatti di Varazze non erano un fenomeno isolato. Lanciò la notizia il quotidiano savonese Il Cittadino, edizione del 30 luglio 1907. Strillava il titolo: La scoperta di turpitudini nel Collegio Salesiano di Varazze, e il catenaccio completava: Frati e monache compromessi. Il giorno prima un nutrito gruppo di carabinieri, col «sottoprefetto» Domenico Silva, erano infatti piombati nel collegio, «a seguito d’una denuncia anonima», avevano interrogato tutti, sottoposto alcuni adolescenti a visita medica e arrestati sei «reverendi, che negarono naturalmente ogni cosa». Il giornale sembrava specificava gli addebiti: «atti di corruzione su allievi minorenni» commessi «sulla spiaggia del mare, nella camerate, ovunque», ma anche «fatti osceni» che «si consumavano fra i reverendi istitutori colla partecipazione delle reverende suore di un convento vicino», messe nere «con scene conseguenti, degne del più turpe lupanare».

    La scintilla divenne subito un incendio: non solo volò lontano, fino al New York Times, ma deflagrò in Liguria. Nella socialista Savona un migliaio di persone scesero in piazza minacciose, dirigendosi verso il locale oratorio salesiano. All’inizio di agosto a La Spezia, dove socialisti e anarchici erano ovviamente ben radicati, la folla assalì una Chiesa, venne respinta, tornò il giorno dopo e la saccheggiò. Venne incendiato un oratorio dei cappuccini, mentre a Genova sfilavano 25 mila persone. E ancora a La Spezia, alla fine, un carabiniere perse la testa e sparò sui manifestanti che, dopo aver liberato a sassate alcuni compagni arrestati, assediavano una chiesa salesiana; un giovane operaio fu colpito a morte. La situazione pareva ingovernabile, mentre i cattolici reagivano con altrettanta energia. A Varazze, considerata città «clericale», mille donne sfilarono in segno di solidarietà con i preti accusati e contro madre e figlio Besson. Un giornale cattolico, scoperto che il ragazzo era in realtà stato adottato, si chiese a caratteri cubitali come si potesse dar credito «a un bastardo».

    I medici avevano diagnosticato lesioni inequivocabili su alcuni convittori, ma nel corso delle indagini i genitori, per i più svariati motivi, cominciarono a ritirare le querele. Il codice Zanardelli prevedeva che per i reati sessuali si potesse procedere solo su querela di parte. L’indignazione nasceva dal fatto che scandali simili erano già emersi: ora sembravano tutti confluire in un solo affresco. Un anno prima ad Alassio, ancora in un convitto salesiano, un sacerdote era stato accusato dai ragazzi perché «si dilettava di produrre godimento manuale», ma venne subito allontanato. A Milano, dove una suora torinese – in dissidio col vescovo sabaudo – aveva trasferito la sua comunità di assistenza, l’Asilo della Consolata, si erano scoperte ogni genere di violenze e maltrattamenti sulle bambine lì accolte. Il terreno era pronto, le «orgie» della Riviera scatenarono gli animi: l’intero sistema educativo religioso sembrava ormai in discussione.

    Alessandro Besson scriveva nel suo memoriale che preti e suore, a Varazze, non solo si davano al sesso ma celebravano messe nere punzecchiando simulacri del Re, di Cavour e di Garibaldi; narrava di ragazze svestite in presenza dei loro compagni, per premiarli dei buoni risultati scolastici; e dell’annuncio piuttosto esilarante che il parroco di Altare, «se staremo buoni», «si spoglierà nudo». Nei convitti le fantasie – e non solo quelle – dovevano andare a mille, aiutate dalla frustrazione sessuale e certo da romanzetti che evidentemente circolavano alla grande. Il memoriale era buffo, pornografico e grottesco; poco credibile, e infatti non venne creduto. Nel giro di pochi mesi tutti furono prosciolti, salvo due sacerdoti troppo compromessi che però erano spariti dalla circolazione. Il sottoprefetto Silva venne trasferito, Besson e la madre, accusati di calunnia – ma prosciolti anche loro – fuggirono all’estero. E il poeta Lucini si ritrovò messo fuori gioco dai velocissimi tempi italici. Il suo lavoro era ancora lontano dall’essere concluso, e già lo scandalo che aveva fatto tremare il Paese non sembrava più interessare nessuno.

    http://www.lastampa.it/2010/08/11/cultura/guerra-civile-per-i-preti-pedofili-R4qbHrI4grRTr3jVubRUKI/pagina.html