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PEDOFILIA ACCOLTE DAL GIP LE RICHIESTE DEI LEGALI DEL SACERDOTE. IL PROCESSO IL 29 GIUGNO
Era stata persino ventilata l’ipotesi che qualche sacerdote potesse trovarsi in una situazione imbarazzante per quanto detto a don Bruno. Sul contenuto delle registrazioni il riserbo è strettissimo. Secondo alcune indiscrezioni dai colloqui non sarebbe emerso nulla di interessante o quanto meno non nella misura che potrebbe implicare il coinvolgimento di altri preti nella vicenda processuale.Ricordiamo che l’ex parroco di Colleminuccio, arrestato per ben due volte dai Carabinieri, è accusato per diversi episodi di pedofilia che sarebbero avvenuti a Cologna Spiaggia, a Giulianova, dove don Bruno ha esercitato per anni le funzioni di diacono, dia a Coleminuccio dove il sacerdote era stato nominato parroco. A questo punto non resta che attendere l’esito del rito abbreviato.Redazione onlinehttp://www.iltempo.it/2004/06/22/rito-abbreviato-per-don-bruno-tancredi-1.780868 -

Piove di Sacco (PD). Don Marco Bellato condannato per molestie telefoniche omosessuali, Assolto per violenza privata
PIOVE DI SACCO – Processo a porte chiuse con rito abbreviato.
Conclusosi con l’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato, ma insieme all’oblazione. Sul banco degli imputati don Marco Bellato, chiamato a rispondere di molestie: accusato di aver spedito sms con un contenuto spiccatamente erotico-omosessuale.
Destinatari gli studenti cui il sacerdote piovese insegnava religione.
Il pubblico ministero Roberto D’Angelo, ripercorrendo la vicenda giudiziaria, aveva sollecitato una condanna. E ora dovrebbe decidere di appellarsi. La sentenza, emessa ieri pomeriggio al termine dell’udienza a porte chiuse, abbina all’assoluzione il pagamento per le molestie telefoniche e la violenza privata.
Poco più di trent’anni, il sacerdote si divide fra la parrocchia di Sant’Anna e l’insegnamento della religione alle superiori. Finchè un paio d’anni fa scoppia clamorosamente il «caso» che è approdato ieri in Tribunale. Il sacerdote spedisce sms agli allievi. Il contenuto non rientra nel normale rapporto con i ragazzi. Il prete e professore sconfina nel campo minato dell’erotismo. A distanza di qualche mese, gli short messages in versione omosessuale iniziano a disturbare i destinatari che sono minorenni. Qualcuno si confessa con i genitori. La vicenda arriva fino al preside dell’istituto superiore, che avvisa la Procura e iniziano le indagini condotte dai carabinieri di Piove di Sacco.
Si apre una vera e propria inchiesta, coordinata prima dal sostituto procuratore Antonino Cappelleri e poi dal pubblico ministero Paola Cameran che fa parte del pool specializzato nei reati a sfondo sessuale. Il sacerdote, interrogato, si è subito difeso affiancato dal difensore di fiducia, l’avvocato Emanuela Giraldo. Nega di aver tentato approcci con i ragazzi. Certo, con cinque-sei studenti si era scambiato «messaggini» via telefono cellulare. Ma era solo un modo per comunicare con loro. Insomma, nulla di illecito. Comunque, il sacerdote aveva preferito rassegnare le dimissioni da insegnante di religione. Ufficialmente, in quanto destinato ad altri incarichi. Fin da subito, però, il sacerdote era stato difeso a spada tratta dai fedeli della sua parrocchia. E il consiglio parrocchiale aveva preso nettamente posizione a suo favore.
Ma la giustizia ha continuato a fare il suo corso. Il Gip di Padova Claudio Marassi non aveva accettato il decreto penale di condanna che secondo la Procura della Repubblica quantificava in tre mesi (convertiti in una pena pecuniaria) il verdetto per don Marco Bellato. Molestie telefoniche e violenza privata i reati al centro dell’inchiesta. Per Marassi, una pena troppo esigua. A quel punto il pm Paola Cameran non ha potuto far altro che concludere il procedimento. Con rinvio a giudizio del sacerdote-insegnante. Il processo si è celebrato a porte chiuse per la delicatezza della vicenda, anche se nel frattempo gli studenti coinvolti non sono più minorenni.
Il pm D’Angelo ha ricordato come l’inchiesta si era sviluppata dalla segnalazione trasmessa in Procura dal preside dell’istituto tecnico. I genitori si erano rivolti a lui, segnalando la vicenda che vedeva protagonisti i figli. Il preside aveva trasmesso tutto alla magistratura. Le indagini avevano confermato l’esistenza degli sms spediti dall’insegnante con espliciti riferimenti sessuali. Di qui l’imbarazzo degli studenti, diventato poi fastidio per il «dialogo a distanza» dai toni omosessuali sia pure di fantasia. Tutto datato tra fine 2001 e l’inizio del 2002. Però al di là degli sms, nessun incontro o contatto fra il sacerdote-insegnante ed i ragazzi. I carabinieri di Piove hanno raccolto le testimonianze, mentre i pm hanno ricostruito in dettaglio il traffico telefonico.
Alla fine, la sentenza. Assoluzione per la violenza privata, ma oblazione per le molestie.
http://www.kataweb.it/articolo/585945
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Arrestato prete pedofilo. «Aiutatemi, sono malato»
COLLEFERRO (Roma) – «Devo curarmi, lo so, sto cercando di curarmi, aiutatemi», ha detto lui, don Paolo Pellegrini, 52 anni, parroco della chiesa di San Gioacchino, quando sono andati ad arrestarlo, una settimana fa, a Colleferro Scalo.
Accuse pesanti: violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori. Una storia triste di pedofilia, cinquanta chilometri a sud della Capitale. La denuncia è partita da un ragazzo che oggi ha 18 anni, ma lui stesso, agli uomini della Compagnia di Roma Casilina, diretti dal maggiore Oronzo Greco, ha raccontato che gli abusi cominciarono quando ne aveva appena 14 e soltanto grazie all’ aiuto di uno psicologo ha trovato la forza di uscire allo scoperto.
I carabinieri, però, per una settimana, sono stati cauti, hanno indagato prendendo in considerazione anche l’ ipotesi che si trattasse di un mitomane. Ma alla fine, nella casa del sacerdote, a circa un chilometro dalla vecchia chiesetta, fondata nel 1902, hanno ottenuto i riscontri: filmini, fotografie e altro materiale pornografico giudicato «inequivocabile». A quel punto, il 17 febbraio, è scattata la richiesta d’ arresto del pubblico ministero Carlo Lasperanza e il giudice per le indagini preliminari, Romina Incutti, in meno di un paio d’ ore aveva già firmato il provvedimento.
L’ inchiesta non è ancora chiusa: gli inquirenti non escludono che possano venire alla luce altri casi analoghi, altre storie di giovani stuprati e filmati dal prete di Colleferro, raggiunto già nel ‘ 98 da una denuncia per atti osceni contro un minore. Adesso, don Paolo è recluso nel carcere di Regina Coeli, in regime d’ isolamento per evitare le rappresaglie degli altri detenuti, solitamente spietati con coloro che vengono accusati di pedofilia. «Vediamo, aspettiamo, per il momento è solo indagato – frena monsignor Giovanni Maria Erba, vescovo della diocesi di Segni e Velletri da cui dipende la chiesa di San Gioacchino -.
Il sacerdote verrà sospeso soltanto se le accuse verranno provate e se ci sarà una condanna. Noi non sapevamo nulla, non conoscevamo questa situazione, ora siamo sconvolti». A Colleferro Scalo, i fedeli si dicono sollevati: «Erano cinque anni che aspettavamo questo momento – racconta una donna inviperita -. Quel prete diceva sconcezze, era dedito all’ alcol, sempre ubriaco, le messe che diceva duravano non più di dieci minuti, effetto del cognac… Da tempo avevamo allontanato da lui i nostri bambini. Le sue foto le abbiamo strappate quasi tutte per rabbia». I parroci del territorio, invece, ora pregano per la sua anima. Don Franco Fagiolo, della parrocchia di San Bruno, rimane incredulo: «Si dava tanto da fare per giovani e anziani, aveva fatto restaurare la sua chiesa bisognosa di lavori, non posso pensare che questa storia sia vera».
Don Luciano Lepore, della parrocchia di Santa Barbara, invita tutti alla cautela: «Sapete come sono fatti i paesi… Girano le voci, i veleni. Don Paolo si era messo contro i suoi parrocchiani per via delle campane… Ma sì, aveva voluto installare dei megafoni fuori della chiesa per diffondere il suono riprodotto delle campane e contro di lui, per questo motivo, c’ era stata una raccolta di firme. Poi ci ha pensato un fulmine, un mese fa, a risolvere tutto, mandando in fumo l’ impianto». C’ è chi ora ricorda il prete sempre in giro con un ragazzo e prodigo di regali: «Gli dava soldi, gli regalava motorini, poi però si chiudeva con lui dentro il garage di fronte alla canonica e chissà che faceva…». Ancora chiacchiere, sospetti, voci velenose di ricatti. C’ è chi parla di una storia intrecciata da don Paolo con una donna di Roma: «Poi lui voleva lasciarla e lei si è vendicata mandando suo figlio dai carabinieri a raccontare questa storia così squallida…».
«Non so che dire – ammette ancora pensoso don Luciano -. Certo, se sono scattate addirittura le manette temo che qualcosa di vero per forza ci debba essere. Don Paolo si è fatto prete tardi, a 42 anni mi pare. E le vocazioni adulte sono sempre difficili, pongono dei problemi. Però io lo ricordo anche prendere una posizione molto dura, a esempio, contro la festa di San Gioacchino, patrono di Colleferro Scalo, ritenendola un’ occasione pagana, con tutti i cantanti, i camioncini con la porchetta… Insomma, si era fatto dei nemici, questo sicuramente». Un altro parrocchiano rammenta le numerose richieste avanzate dal parroco incarcerato al Comune di Colleferro, affinché venissero tolte le panchine davanti alla chiesa.
«Diceva che non voleva che si fermassero là i bimbi a giocare», aggiunge l’ uomo. Chissà. Certo, se quella di togliere le panchine era una richiesta d’ aiuto, dettata dalla paura o dalla consapevolezza di poter fare ancora del male; nessuno, purtroppo, ha saputo fermarlo. Fabrizio Caccia Le prove contro di lui IL SACERDOTE Don Paolo Pellegrini (foto), 52 anni, uno dei quattro parroci di Colleferro, comune di 23 mila anime alle porte di Roma, è stato arrestato una settimana fa per pedofilia. A casa sua i carabinieri di Roma hanno trovato materiale pedo-pornografico, compresi filmini che lo ritraevano come protagonista assieme alle sue vittime LE ACCUSE I capi d’ accusa formulati dal Gip del Tribunale di Roma che ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare vanno dalla violenza sessuale aggravata agli atti sessuali con minori
Caccia Fabrizio
Pagina 20
(26 febbraio 2004) – Corriere della Sera -

PEDOFILIA: SARDEGNA, ESPLODE CASO IN SEMINARIO VESCOVILE
SILENZIO PER UN ANNO – DOMANI PROCESSOCagliari, 11 feb. – (Adnkronos) – La notizia era stata tenuta sotto silenzio per piu’ di un anno in attesa di ulteriori accertamenti e per la delicatezza del caso, ma oggi e’ stata divulgata dal quotidiano isolano La Nuova Sardegna.
Poco piu’ di un anno fa, nell’ambito di una inchiesta avviata in ambito nazionale dalla Procura della Repubblica di Milano per contrastare l’acquisto di materiale pedopornografico attraverso internet, i carabinieri trovarono foto molto compromettenti e poco equivocabili di sfruttamento minorile di carattere sessuale nel seminario della Diocesi di Lanusei, in provincia di Nuoro.
Un’informazione di garanzia era stata notificata al rettore, don Pietro Sabatini di 45 anni. Domani il sacerdote – prosegue La Nuova Sardegna – sara’ processato dal giudice monocratico di Lanusei Giorgio Altieri, ma si precisa, Sabatini e’ chiamato in causa in quanto responsabile della scuola diocesana nella quale sono state sicuramente diverse le persone ad avere la possibilita’ di accedere ai locali e di utilizzare i computer.
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Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio
TORINO – Due sacerdoti piemontesi sono finiti in carcere, nel giro di 48 ore, per violenza sessuale su minori.
Il primo è padre Domenico Marcanti, 48 anni, di Alessandria, che al doposcuola dell’ istituto don Orione svolge l’ attività di animatore.
Lo accusano cinque ragazzini di dodici anni. Lo inchiodano i filmati delle telecamere che i poliziotti hanno installato nell’ oratorio. Il secondo è don Roberto Volaterra, 30 anni, parroco di un paesino di 2000 abitanti, Castagnole Piemonte, e vicario episcopale in quella zona della provincia di Torino dove, in mezzo a una immensa pianura, ci sono le fabbriche della ex Indesit, ora Fiat Ricambi. A denunciarlo è stata una ragazzina di tredici anni che da un anno subiva le sue molestie.
L’ adolescente è figlia di una parrocchiana che proprio a don Roberto, in confessionale, aveva confidato di essere stata violentata, in gioventù, dal maestro elementare. Il sacerdote non ha esitato a fare subire alla figlia la stessa violenza sessuale e psicologica che la madre aveva sofferto da bambina. L’ ha palpeggiata con la forza mentre si trovava a casa sua – approfittando dell’ assenza dei genitori – mentre l’ aiutava a fare i compiti. Le ha scritto lettere oscene con pesanti riferimenti alla sua pubertà.
E l’ ha molestata al telefono. Con il sacerdote è finito agli arresti domiciliari, per lo stesso reato, anche l’ animatore della parrocchia (poi risultato estraneo ai fatti): pure lui, secondo l’ accusa del pm di Pinerolo Ciro Santoriello, avrebbe molestato l’ adolescente. Quelle telefonate sconce di don Roberto («Lo sai che Xxxx mi sta facendo questo, sai cos’ è vero? Poi lo fai anche tu, eh?»), avevano turbato la ragazzina al punto che i genitori si erano insospettiti. Quando hanno ascoltato il tenore di quei colloqui telefonici, hanno subito sporto denuncia. Ai carabinieri che ieri lo hanno arrestato, il parroco ha bisbigliato, quasi giustificandosi, «quella ragazzina mi provocava».
Don Roberto Volaterra è orfano, vive solo. I magistrati temevano che la solitudine forzata degli arresti domiciliari avrebbe potuto portarlo a un gesto di estremo sconforto. Paradossalmente, hanno ritenuto che il carcere, in questo momento così delicato della sua vita, fosse per lui più sicuro. Sulla vicenda è intervenuto l’ arcivescovo di Torino, monsignor Severino Poletto. Il cardinale «ha espresso la propria vicinanza a quanti sono turbati dalla dolorosa vicenda» e ha auspicato che «le autorità competenti possano in tempi brevi fare piena luce sul caso». Poi, ha voluto «confermare stima e fiducia nei confronti del clero della sua diocesi che da sempre si distingue per il generoso impegno pastorale».
Analoga, e altrettanto triste, la storia che ha visto come protagonista, nell’ Alessandrino, padre Domenico Marcanti. Contro di lui le intercettazioni ambientali, anche filmate, disposte dopo la denuncia presentata una decina di giorni fa in questura dai genitori di un ragazzino di dodici anni. Il minore aveva parlato di abbracci, palpeggiamenti e baci, comportamenti raccontati anche dagli altri minorenni identificati attraverso le immagini registrate e ascoltati dagli investigatori. «Ce l’ aspettavamo», è stato il commento del padre di un ragazzo che frequenta il doposcuola. Il sacerdote è stato interrogato ieri pomeriggio nel carcere di piazza don Soria. Per oltre un’ ora ha risposto alle domande del gip, che ha firmato l’ ordinanza di custodia e del pm che conduce l’ inchiesta.
ALBERTO CUSTODERO
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Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.
«Il patteggiamento non è stata un’ammissione di colpa, ma un modo per chiudere rapidamente la vicenda, senza coinvolgere utleriormente i minorenni», ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Andrea Franchin, difensore del sacerdote.
Dopo il pronunciamento della giustizia, si apre per don Paolo Gardenal un nuovo futuro. Il sacerdote non solo non ha sciolto i voti, ma sta gradualmente riprendendo l’attività pastorale. Attività interrotta dopo le gravi accuse formulate nei suoi confronti dal sostituto procuratore Luisa Napolitano.
Il pm aveva ipotizzato la violenza sessuale aggravata nei confronti di giovanissimi parrocchiani. I ragazzini sarebbero stati molestati in diverse occasioni: durante la benedizione, in sala preghiera, mentre giocavano a pallavolo o mentre erano a letto con la febbre. Il primo episodio contestato risale al maggio del 2001 quando, stando alle accuse, don Paolo si era recato in un’abitazione di Vittorio Veneto per la benedizione: in quell’occasione avrebbe preso in braccio il ragazzino (oggi quindicenne) accarezzandolo alle parti intime.
Il caso esplose però qualche mese più tardi, tra il 13 e il 21 giugno, durante i campi scuola organizzati dalla parrocchia ad Auronzo. Secondo le ricostruzioni della Procura, don Paolo avrebbe molestato quattro ragazzini, tutti dodicenni, toccandoli ai genitali. Il sacerdote avrebbe avvicinato i minori mentre erano impegnati in diverse attività: uno stava scrivendo una lettera, un altro era a letto per un malore.
Al ritorno dai campi estivi uno dei ragazzi aveva parlato con i genitori che avevano prontamente denunciato l’accaduto a Telefono Azzurro e ai carabinieri di Vittorio Veneto. La segnalazione era arrivata sul tavolo del sostituto procuratore Luisa Napolitano che aveva aperto un’inchiesta sentendo i cinque minori coinvolti e decidendo alla fine la richiesta di rinvio a giudizio. Ieri mattina, davanti al giudice Gianlugi Zulian, si è tenuta l’udienza conclusasi con il patteggiamento del parroco.
Soddisfatto l’avvocato Andrea Franchin: «Sono state accolte le richieste della difesa. Per don Paolo si è chiuso un incubo e ora il sacerdote può affrontare con serenità tutti i problemi connessi alla sua vicenda».
– Sabrina Tomè -

Si riapre il carcere per don Bruno Tancredi
Il gip del Tribunale di Teramo, Giovanni Cirillo, ha firmato una nuova ordinanza in carcere. Il prete, 53enne, era già stato arrestato lo scorso 25 luglio con la grave accusa di pedofilia.
L’inchiesta era scattata nell’agosto del 2002, dopo che una mamma aveva trovato un biglietto sospetto nella tasca del proprio figlio. Da lì i carabinieri della Compagnia di Giulianova, che conducono le indagini, avrebbero scoperto che il prete avrebbe avuto rapporti sessuali con alcuni di questi ragazzi alcuni dei quali nel frattempo diventati maggiorenni.
Il silenzio loro sarebbe stato comprato con caramelle, cioccolatini, piccoli regali, ricariche telefoniche. Ora le nuove accuse a carico del prete. Sarebbero almeno cinque le nuove testimonianze raccolte dai Carabinieri di Giulianova dopo il primo arresto di don Bruno Tancredi.Ragazzi di Monticelli, Cologna e Giulianova che avrebbero trovato il coraggio di raccontare ai genitori e quindi agli investigatori cosa succedeva nelle aule del catechismo dell’oratorio parrocchiale.
Il riserbo tenuto è massimo e nessuna notizia è ancora emersa. i particolari raccontati dai nuovi testimoni sono tenuti segreti. Il sostituto procuratore Davide Rosati deve però aver evidenziato che non poteva più sussistere la permanenza in convento e che il prete avrebbe potuto riprendere i contatti. da qui la decisione di riportarlo a Castrogno dove nei prossimi giorni verrà nuovamente ascoltato.
F.Cap.Redazione online http://www.iltempo.it/2003/12/11/si-riapre-il-carcere-per-don-bruno-tancredi-1.811697 -

Don Bruno sarà sospeso o espulso dalla Chiesa
TERAMO.Mentre don Bruno Tancredi, 53 anni, il sacerdote giuliese arrestato dai carabinieri con l’accusa di atti sessuali su minori, attende in una cella d’isolamento del carcere di Castrogno che il Gip torni ad interrogarlo (la prima volta il religioso ha avuto un crollo emotivo e non ce l’ha fatta a rispondere), ma anche che i suoi legali chiedano per lui la detenzione domiciliare, la curia di Teramo tace.
Il vescovo Vincenzo D’Addario preferisce non commentare un episodio che, comunque vada a finire la vicenda giudiziaria, è un duro colpo per la sua diocesi.
Se don Tancredi non verrà scagionato dalle gravissime accuse che gli sono contestate, la Chiesa cattolica prenderà certamente provvedimenti nei suoi confronti. Il sacerdote rischia una sospensione “a divinis” (che può essere revocata) o la riduzione allo stato laicale (che è invece irrevocabile). La seconda soluzione è quella scelta da papa Giovanni Paolo II per i preti che, negli Stati Uniti, si sono macchiati di atti di pedofilia.
C’è anche la possibilità che il sacerdote sotto accusa rimetta spontaneamente il suo mandato pastorale nelle mani del vescovo. Così fece ad esempio, nel 1987, don Angelo Lavalle, parroco di Fano Adriano, arrestato per una vicenda analoga. Lavalle venne poi condannato a due anni di reclusione. (d.v.) -

Indagato insegnante di religione E il sacerdote accusato si difende: solo motivi di studio
il Tirreno — 16 ottobre 2002 pagina -1 sezione: PISTOIA
PISTOIA. Anche un insegnante di religione di una scuola pistoiese tra i cinquanta indagati dalla procura della Repubblica per la pedofilia via Internet. Nella sua abitazione i carabinieri hanno sequestrato un computer attraverso il quale l’uomo si sarebbe collegato a siti porno. Sarà la perizia sull’hard-disk a dover accertare se l’insegnante abbia scaricato anche immagini di abusi sessuali di bambini.
Un ‘ipotesi che lui ha già negato con forza, sostendendo di essere vittima di un errore. Intanto, si è saputo che è stato un professore universitario pistoiese a far scattare l’indagine: navigando su Internet ed entrando in un sito porno, si è accorto che all’interno di questo c’erano delle «chatroom» in cui si vendevano immagini pedopornografiche. E la mattina successiva è andato dritto dritto dai carabinieri per denunciare il fatto. Così, dal nome del sito scoperto, ha preso il via, lo scorso giugno, l’inchiesta «Master». Man mano che le perizie sui computer verranno portate a termine, alcune di queste usciranno dall’inchiesta (il sostituto procuratore Jacqueline Magi chiederà l’archiviazione).
Come si è verificato già per i due avvocati indagati: dalla rete hanno scaricato unicamente immagini pornografiche, niente di riconducibile alla pedofilia. Nell’abitazione del sacerdote indagato sarebbero state trovate invece prove schiaccianti. «Si tratta di uno studio sugli usi e i costumi del nostro tempo», ha tentato di giustificarsi con gli inquirenti. Ancora tutta da verificare la posizione del politico e dei medici (almeno tre, fra cui uno psichiatra) coinvolti. Le perizie in corso hanno anche lo scopo di accertare se qualcuno degli indagati abbia diffuso a sua volta via e-mail immagini pedopornografiche.
Oltre a quella di detenzione, nei loro confronti scatterebbe anche l’accusa assai più grave di divulgazione. L’articolo 600 quater del codice penale punisce con una pena che va fino a 3 anni di reclusione chiunque si procura o dispone di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di minori. Ma l’articolo 600 ter punisce con una pena che arriva fino a 5 anni di reclusione e 51mila euro di multa chiunque, anche per via telematica, distribuisce, divulga o pubblicizza tale materiale pornografico. (m.d.) altro servizio a pagina.
