Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Parroco arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

    Parroco arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

    Un sacerdote bresciano, don Jordan Coraglia, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Il provvedimento è stato eseguito in seguito a un’indagine informatica condotta dalla polizia postale di Brescia. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa, durante una perquisizione sarebbero state scovate foto compromettenti sul telefono del religioso di 51 anni. Foto e video hot di minorenni sarebbero stati condivisi su alcuni canali Telegram.

    Don Coraglia, classe 1974, è già stato sospeso dall’incarico di parroco. Dal 2022 guidava l’unità pastorale Santa Maria delle Nuvole, che comprende le parrocchie di Castelcovati, Cizzago e Comezzano. Ordinato sacerdote nel 2005, ha prestato servizio come viceparroco a Sale di Gussago e successivamente in diverse parrocchie della città: Urago Mella, Santa Giovanna Antida e Divin Redentore. Attualmente si trova agli arresti domiciliari. Originario di Quinzano d’Oglio, Coraglia aveva anche fatto parte della Nazionale italiana di calcetto a cinque riservata ai preti, partecipando diverse volte ai campionati Europei e indossando anche la fascia di capitano.

    Poco meno di un mese fa l’arresto di Ciro Panigara
    Un’altra bufera si abbatte sulla diocesi di Brescia. Nemmeno un mese fa l’arresto di don Ciro Panigara per violenza sessuale aggravata su minori. Il religioso, 48 anni, era stato sospeso dal suo incarico quando era parroco di San Paolo, solo pochi mesi fa, e poi arrestato, il 16 aprile, dai carabinieri di Verolanuova su indicazione della pm Ines Bellesi. Sarebbero almeno 6 le vittime dei presunti abusi di don Panigara: tutti ragazzini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, sia quando era curato ad Adro che nelle settimane del suo ultimo impegno a San Paolo.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/castelcovati-jordan-coraglia-arrestato.html

  • Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

    Garlasco (PV) – Trovando una chiavetta del PC di Chiara Poggi gli investigatori sono incappati in una serie di file tremendi intitolati: Pedofilia, Anoressia, Abusati, Cocaina Cattiva e Ragazze Sconnesse. Tutta sta roba è stata sfrugugliata nell’attuale inchiesta ed è riferita al periodo che va dal giugno del 2007, al 13 agosto 2007, il giorno dell’omicidio.

    Chiara aveva iniziato ad effettuare una serie di ricerche sul Web . Ricerche particolari, roba strana che Chiara stava cercando di capire. Il fatto che Chiara non abbia salvato i file sul Pc ma su una chiavetta Usb fa pensare. Sarà perché la giovane aveva capito che stava maneggiando della nitroglicerina e doveva fare in modo che queste ricerche non venissero a galla. Ma dopo quasi vent’anni a galla sono venute.

    Dalle indiscrezioni in nostro possesso non siamo in grado di stabilire dov’è stata trovata la chiavetta, ma è certo che esiste, e contiene quei file. Pare che Chiara facesse queste ricerche di sera, a volte la mattina presto di venerdì e in pausa pranzo. La prima ricerca risale alla sera di venerdì 8 giugno 2007: Chiara scarica un’inchiesta sulla pedofilia che salva in tre file diversi.

    Il 12 giugno 2007, Chiara s’è alzata presto per compiere un’ulteriore ricerca e, alle 6:34 salvava una serie di articoli e di approfondimenti in un file che tratta di minorenni abusati in contesti ecclesiastici negli Usa. Otto minuti dopo registrava articoli sulla cocaina e su come possa cambiare il comportamento delle persone. Non è finita: domenica 1° luglio 2007 un’altra ricerca, questa volta il file salvato si chiama Ragazze Sconnesse con articoli su adolescenti con problemi.

    Chiara ha scoperto qualcosa, forse a Garlasco o nella zona, poi s’è messa a fare approfondimenti, alla fine era pronta per denunciare tutto e il delitto sarebbe arrivato proprio per evitarlo. Per il legale di Andrea Sempio, avvocato Massimo Lovati, Chiara sarebbe stata uccisa da un sicario perché aveva scoperto un segreto relativo a una torbida vicenda di chiesa, che sarebbe pienamente venuta a galla solo alcuni anni dopo il suo assassino, relativa a uno scandalo sessuale al santuario della Bozzola, vicino a Garlasco.

    In sintesi, nel 2012 il Santuario della Bozzola fu travolto da uno scandalo che travolse don Guglielmo Giovanelli, all’epoca rettore del santuario, ricattato da persone che avevano scoperto che commetteva molestie e abusi sessuali su minori, sfruttando la sua posizione e la fiducia delle vittime e delle loro famiglie. I Carabinieri che si infiltrarono anche con travestimenti nel santuario, scoprirono che al religioso erano stati estorti ben 250.000 euro e alla fine arrestarono tutti quanti, prete compreso.

    Garlasco, pedofilia in chiesa: questa forse è la nuova pista della sconcertante vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi

  • “Sei vittime tra i 10 e i 12 anni”: violenza sessuale su minori, il parroco non parla

    “Sei vittime tra i 10 e i 12 anni”: violenza sessuale su minori, il parroco non parla

    Accusato di violenza sessuale aggravata su minori, don Ciro Panigara davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere: il religioso, 48 anni, era stato sospeso dal suo incarico quando era parroco di San Paolo, solo pochi mesi fa, e poi arrestato in questi giorni dai carabinieri di Verolanuova su indicazione della pm Ines Bellesi. Sarebbero almeno 6 le vittime dei presunti abusi di don Panigara: tutti ragazzini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, sia quando era curato ad Adro che nelle settimane del suo ultimo impegno a San Paolo.

    Arrestato a casa della madre

    Le indagini, avviate dalla stazione dei carabinieri di Borgo San Giacomo e dal Nucleo operativo radiomobile di Verolanuova, “ha consentito di accertare – si legge nella nota diffusa dai militari – che l’indagato, in qualità di parroco e curato in due Comuni della provincia, tra il 2011 e il 2013 e nel 2024, avrebbe posto in essere numerose condotte di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minori, che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali”. È stato raggiunto dall’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari quando si trovava a casa della madre, a Ghedi. Ora l’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Alessandro D’Altilia: don Ciro Panigara ha scelto di non parlare.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/don-ciro-interrogatorio.html

  • Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    L’ultimo caso è emerso appena ieri: un parroco bresciano è finito sotto indagine per gravi episodi di violenza sessuale su minori.  Sarebbero “numerose violenze sessuali aggravate” quelle di cui si è reso responsabile don Ciro Panigara nei confronti dei minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali del Bresciano dal 2011 al 2013 e di nuovo nel 2024. Su richiesta della Diocesi, il 48enne si è già dimesso da parroco.

    La vicenda si innesta su una lunga scia di scandali che, negli ultimi anni, hanno travolto parrocchie, seminari e istituti religiosi in tutta Italia. Numerosi I casi che finiscono sotto i riflettori della cronaca. Ancora di più quelli di cui l’opinione pubblica non viene a conoscenza. Secondo  l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, per via delle mancate denunce.  Ripercorriamo qui alcune delle storie più eclatanti degli ultimi dodici mesi.

    Il parroco che ha violentato la donna sbarcata a Lampedusa

    A Napoli nel febbraio di quest’anno è stato avviato il processo a carico di un prete accusato di violenza sessuale ai danni di una donna tunisina. I fatti sarebbero avvenuti due anni prima a Cristo Re, l’istituto della Congregazione dei padri rogazionisti. La donna, all’epoca 37enne, era ospitata da un amico egiziano nel centro di accoglienza di Messina nell’estate del 2022, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2020. Il parroco, arrestato ad ottobre, si dichiara innocente.

    Cosenza, il sacerdote attira l’estetista in casa con la scusa della pedicure

    Risale invece a marzo 2025 la condanna ad un anno nei confronti di sacerdote di Cosenza, per aver molestato una donna di 32 anni, attirata a casa con la scusa di un pedicure. Il religioso è stato sospeso dalle attività ministeriali. Monsignor Giovanni Checchinato anche a nome di tutta la Chiesa cosentina, ha epsresso “dolore e vergogna”, nonchè “vicinanza” alla vittima

    Monza, bufera sull’ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi

    Sempre nel marzo del 2025 la Procura di Monza ha aperto un’inchiesta su don Samuele  Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi, per presunti abusi su minori durante il suo incarico a Seregno. Il sacerdote era stato sospeso dalla curia un anno prima dell’apertura dell’indagine.  All’epoca don Marelli era anche coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie. Le segnalazioni sono partite da famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che hanno denunciato comportamenti inappropriati e molestie.

    In Liguria il sacerdote presidente della Fidae che attirava a casa i ragazzini con regali e denaro

    Risale all’agosto del 2024 l’arresto in Liguria di padre Andrea Melis, sacerdote scolopio è accusato di violenza sessuale su minori e prostituzione minorile. Avrebbe attirato i ragazzi con regali costosi, sigarette elettroniche e denaro. Per lui è stato disposto il carcere a Pontedecimo dopo una prima fase ai domiciliari in un istituto vicino a scuole a Chiavari. La prima denuncia da parte dei genitori di un 14enne, chierichetto in una delle scuole amministrate da Melis, preside e presidente della Fidae, federazione delle scuole cattoliche in Liguria. Le attenzioni del prete si sarebbero protratte dal 2021 al 2024, con chat e messaggi whatsapp. Altri i giovanissimi finiti al centro delle sue attenzioni. Ad una vittima aveva addirittura intestato una carta bancomat prepagata. Secondo l’accusa, il sacerdote agiva sotto “la spinta di impulsi perversi”, attirando i ragazzini a casa sua facendoli accedere “a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    L’anziano sacerdote del Trevigiano che ha molestato in strada un 14enne

    Nell’aprile del 2024 è stato rinviato a giudizio a Treviso don Giuseppe Bacchion, 89 anni. L’accusa è di aver molestato un 14enne davanti a una chiesa. Le telecamere di sorveglianza avrebbero confermato il racconto del minore. La violenza sarebbe avvenuta in pieno giorno con l’anziano prete che avrebbe avvicinato due ragazzini a Trebaseleghe, Comune del Trevigiano. Fatti avvicinare alla sua auto, avrebbe toccato le parti intime di uno dei due.

    I due religiosi che organizzarono nel Napoletano il furto dei cellulari con le prove delle molestie

    Clamoroso l’arresto nell’agosto del 2024 di due frati, padre Domenico Silvestro e padre Nicola Gildi, con l’accusa di violenza sessuale e rapina aggravata. Avrebbero organizzato una rapina per sottrarre i cellulari delle vittime contenenti prove video degli abusi. Sei le persone complessivamente fermate dai carabinieri di Afragola, compresi gli esecutori materiali della rapina eseguita su mandato di uno dei due frati per coprire gli abusi sessuali ai danni di due vittime maggiorenni, che avevano salvato sul cellulare immagini e chat imbarazzanti. I due religiosi infatti organizzavano online incontri a sfondo sessuale, anche di gruppo.

    A Busto Garolfo bambini attirati in casa del parroco dalla Play Station

    Nel maggio del 2024 don Emanuele Tempesta, vicario di Busto Garolfo, è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori tra i 7 e gli 11 anni. Adescava le vittime con il pretesto di giocare ai videogiochi. La sentenza ha incluso anche sanzioni economiche. I fatti risalgono al periodo 2020-2021: almeno in otto occasioni il parroco invitò a casa sua i bambini, attirati dalla Play Station.

    I numeri: oltre 1.200 sacerdoti coinvolti secondo Rete L’Abuso

    Secondo l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, vista la difficoltà delle vittime a denunciare. Il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia ha più volte criticato l’Italia per l’assenza di una commissione d’inchiesta indipendente, per la mancanza di obbligo di denuncia per i religiosi e per le troppe esenzioni normative applicate a volontariato e clero.

    Il più recente rapporto ufficiale italiano risale al 2021 e si basa solo sui dati delle denunce. Secondo l’OMS, il 9,6% dei minori europei ha subito abusi sessuali. In Italia l’Osservatorio contro la pedofilia, pur esistente dal 2006, ha un ruolo spesso ritenuto più formale che operativo. Il fenomeno non riguarda solo la Chiesa, ma evidenzia anche una fragilità più ampia del sistema di protezione dei minori in Italia.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/preti-violenze-sessuali-italia-elenco-965660.html

  • Brescia, parroco del comune di San Paolo arrestato per violenza sessuale su minori

    Brescia, parroco del comune di San Paolo arrestato per violenza sessuale su minori

    Il caso era nato lo scorso gennaio, nella parrocchia di San Paolo, piccolo comune (circa 4500 abitanti) della Bassa bresciana. Durante la messa del 5 gennaio, lasciando la comunità «sconcertata e frastornata», era stata letta ai fedeli la lettera del vescovo Pierantonio Tremolada con annunciava l’addio del prete del paese, don Ciro Panigara, insediatosi da poco più di due mesi (fece ingresso nella comunità locale domenica 20 ottobre, quando ci fu la cerimonia di ingresso del nuovo parroco): «Sono purtroppo emerse situazioni e criticità che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali». Per fare luce sulla natura delle «situazioni e criticità», era stata aperta un’inchiesa da parte delle forze dell’ordine.

    Abusi recenti e lontani: sotto la lente anche episodi di 13 anni fa

    Gli investigatori, oltre all’abuso più recente, a San Paolo, dal quale sono partite le indagini, hanno rilevato presunte violenze sessuali ai danni di minori già in una precedente esperienza ad Adro, paese della Franciacorta, dove è stato vicario dal 2008 al 2013: i fatti risalirebbero agli anni 2012 e 2013, appunto, prima che don Panigara divenisse collaboratore cappellano alla Poliambulanza di Brescia, incarico che ha mantenuto sino al 2016, quando si spostò a fare il vicario nella Bassa, nelle diocesi di Leno, Milzanello e Porzano. Poi, per quattro anni, è stato parroco di Visano: infine la brevissima esperienza a San Paolo.

    Sei i minori abusati, avrebbero tra i 10 e i 12 anni

    Oggi i carabinieri della Compagnia di Verolanuova hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che dispone gli arresti domiciliari per l’ex parroco, responsabile di violenze sessuali aggravate. L’indagine ha consentito di accertare che l’indagato, in qualità di curato e parroco in due comuni della provincia di Brescia, dal 2011 al 2013 e nel 2024, avrebbe posto in essere numerose condotte di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minori (sarebbero sei e avrebbero tra i 10 e i 12 anni), che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_16/brescia-parroco-del-comune-di-san-paolo-arrestato-per-presunti-abusi-sessuali-su-minori-c9c09b2c-dbf1-47e2-9a6d-1e04858ffxlk.shtml

  • Brescia, violenze sessuali su minori: arrestato parroco

    Brescia, violenze sessuali su minori: arrestato parroco

    Violenze sessuali su minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali. I carabinieri di Verolanuova, in provincia di Brescia, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare del gip di Brescia che ha disposto gli arresti domiciliari per un 48enne ritenuto presunto responsabile di violenze sessuali aggravate.

    Le indagini dei carabinieri di Borgo San Giacomo e del Norm di Verolanuova hanno accertato che il 48enne, curato e parroco di due comuni della provincia bresciana, dal 2011 al 2013 e nel 2024 avrebbe violentato alcuni minori che svolgevano attività parrocchiali. ciro panigara

    https://www.lapresse.it/cronaca/2025/04/16/brescia-violenze-sessuali-su-minori-arrestato-parroco/

  • Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

    Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

    Il sacerdote, dunque, tornerà in un’aula di giustizia. Il suo legale, l’avvocato Giovanni Di Trapani, ritiene che ci siano nuove prove a favore dell’imputato, mentre alcune del passato non sono state erroneamente perse in considerazione.

    Nei mesi scorsi la Cassazione ha reso definitiva la condanna ed Esposito si trova ai domiciliari dopo essere stato per un periodo in carcere. Originario di Caltavuturo, in provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni.

    In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Conosceva l’età delle vittime?

    Il prete sapeva che i ragazzini erano minorenni? Secondo l’accusa, che ha retto nei tre gradi di giudizio, la riposta è sì. Secondo la difesa, no. Esposito sarebbe stato in una condizione di “ignoranza inevitabile”.

    “Alcune testimonianze genuine e spontanee acquisite in dibattimento nel contraddittorio delle parti, che escludevano la responsabilità dell’imputato, ignaro della minore età dei ragazzi – sostiene l’avvocato Di Trapani – sono state inspiegabilmente ed immotivatamente ritenute inattendibili, tanto da dover indurre il Tribunale ad acquisire ed utilizzare ai fini della decisione le sommarie informazioni rese dagli stessi testimoni in fase d’indagine; una delle quali, tra l’altro, favorevole ad Esposito”.

    “Si evinceva chiaramente come lo stesso Esposito fosse stato addirittura indotto in errore da questi ultimi, i quali avevano taciuto lo loro reale età anagrafica spacciandosi per maggiorenni”, aggiunge il legale.

    L’ex sacerdote risiedeva in un’altra regione e “non aveva avuto modo di vederli di presenza se non in una sporadica occasione e per pochi minuti dinanzi ad un ipermercato”. “Lui sapeva che ero maggiorenne perché gliel’ho detto io”, disse una delle vittime. “Non gli ho mai detto di essere minorenne”, ha aggiunto un altro dei ragazzi.

    L’ipotesi corruzione

    Nel corso del processo, si è anche parlato di “un asserito tentativo di corruzione dei giovani testi ad opera del fratello del prelato”. Sul punto Di Trapani è tranciante: “Vi è un’unica annotazione non supportata da alcuna intercettazione agli atti, e peraltro per nulla dimostrativa nel merito, quanto al suo letterale contenuto, dell’ipotizzato pactum sceleris”.

    “D’altro canto, non vi è mai stato, ad oggi, a distanza di anni dal presunto accadimento di corruttela, alcun procedimento penale né a carico del fratello di Esposito – conclude- per il reato ipotizzato di intralcio alla giustizia, né in danno dei giovani che dallo stesso sarebbero stati corrotti per deporre a favore del sacerdote e avrebbero, quindi, commesso il delitto di falsa testimonianza”.

    Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, prete chiede la revisione

  • Ex suora abusata racconta la sua storia in un libro

    Ex suora abusata racconta la sua storia in un libro

    LAMEZIA TERME – Al chiostro San Domenico è stato presentato il libro di Siria Scarfò, “Mi Svelo”, che racconta il suo viaggio autobiografico tra abusi sessuali, violenza psicologica e verbale, fede e omosessualità ed i cui proventi saranno donati in beneficenza. Siria Scarfò, nasce a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria nel 1982, ha dedicato una parte della sua vita come suora missionaria, vivendo il suo apostolato principalmente in Messico.

    SIRIA SCARFÒ, EX SUORA, IL MIO È UN LIBRO DENUNCIA

    Oggi è titolare di uno studio di fotografia, videografia e grafica, a Lamezia Terme. A parlarne con l’autrice la giornalista professionista Emanuela Gemelli, autrice della prefazione che ci tiene a precisare: «Non si tratta di un libro terapeutico ma di un libro denuncia». Sono intervenuti anche Caterina Nero, presidente dell’associazione Per Te che ha incoraggiato la Scarfò spiegando come il ruolo dell’associazione da lei presieduta sia quello di prestare attenzione all’altro con amore, Vincenzo Nicastri, presidente dell’associazione Vola che ha invitato la Scarfò a collaborare per la realizzazione di un lungometraggio sul tema vissuto le cui spese saranno gestite dall’associazione da lui presieduta, l’avvocato Fernanda Gigliotti la quale ha spiegato come la Scarfò prima della pubblicazione si sia rivolta a lei temendo di incorrere in problemi legali scrivendo degli abusi subiti.

    «L’ho tranquillizzata» ha spiegato la Gigliotti. «La sua è una denuncia gentile benché lei avesse tante buone ragioni per dire nome, cognome per parlare del protagonista del furto della sua adolescenza. Mi auguro che in futuro lo faccia. Pur essendo una forte denuncia contro gli abusi sui minori non si evince nulla di rilevante a livello penale di questo orco, che ha abusato di una bambina ingenua che non racconta nulla perché crede di dover rispettare un patto meschino».

    IL CORAGGIO DI SIRIA

    Paolo Seminara amico d’infanzia della Scarfò oggi nell’arma dei carabinieri ha voluto manifestare il suo apprezzamento per il coraggio avuto dall’amica che ha scelto di guardare con fede al futuro. Moderatore della serata l’editore Officine Editorali da Cleto Marco Marchese che ha introdotto l’incontro con la proiezione di un video di 4 minuti. A seguire la giornalista Gemelli ha spiegato come le scelte fatte da Siria siano state e sono scelte consapevoli ed ha posto alla stessa delle domande importanti che hanno dato la possibilità all’autrice di spiegare le motivazioni alla base della pubblicazione, non senza aver prima spiegato come la scelta fatta in passato di consacrarsi sia stata una scelta libera: «Aver lasciato la vita consacrata per me è stato un trauma ma anche un momento di crescita, non sapevo far tante cose ed ho dovuto apprenderle».

    «VEDO LA CHIESA CONE UNA FIGLIA BELLISSIMA MA MALATA»

    sul suo rapporto con la Chiesa ha detto: «Ho sempre visto la Chiesa come madre oggi la vedo come figlia, bellissima ma drogata, malata e fin quando noi non lo diciamo non cambierà nulla. La Chiesa in questo momento ha bisogno di essere guidata».

    ABUSI PER OLTRE 5 ANNI, «NESSUNO SI È ACCORTO DI NULLA»

    E ha spiegato la motivazione alla base di tale affermazione: «Avevo 12 anni e ho subito 5 anni di abuso da una persona che compie oggi 80 anni, io ne ho 40. Nessuno si era accorto di nulla». Proprio una figura che avrebbe dovuto rappresentare un riferimento per la piccola si era rivelato essere il suo più atroce incubo.
    Ma la Scarfò ha specificato anche: «L’errore è far di tutta l’erba un fascio. Nell’abuso tuttavia si è soli».

    «NON LA STORIA DI UNA EX SUORA, MA DI UNA PERSONA»

    Per Vincenzo Nicastri «Nel libro non c’è solo la storia di una ex suora ma di una persona. Nessun genitore pensa di aver in casa una figlia che è stata abusata. Siria ha subito delle violenze da un sacerdote. Questo signore le diceva non vali nulla, non hai futuro, devi giurare di non dirlo a nessuno mentre lui si divertiva. Il sacerdote le diceva sei impura non puoi prendere la comunione, questo è tipico dei manipolatori, far credere che la colpa sia di chi subisce. Questi pedofili vogliono avere potere sulla persona abusata». Un messaggio dunque di rinascita per poter affrontare a testa alta una serie di abusi subiti e dar la possibilità a chi si trovi nelle stesse situazioni di denunciare i torti subiti.

    Ex suora abusata racconta la sua storia in un libro

  • Caso Orlandi, divulgati documenti inediti dei Servizi segreti militari

    Caso Orlandi, divulgati documenti inediti dei Servizi segreti militari

    Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi non smette di infittirsi. Solo oggi, sono spuntati due documenti inediti del Sismi che, redatti in forma condizionale, rivelano alcuni retroscena a poco più di un mese dalla scomparsa della ragazza, risalente al luglio del 1983. Gli appunti, divulgati dal Venerdì di La Repubblica, provengono dall’Archivio centrale dello Stato e sarebbero a “disposizione di tutti“.

    Caso Orlandi, i due appunti del Sismi

    Il primo appunto dei servizi segreti militari, oggi Aise, datato nello specifico al 27 luglio 1983, ipotizza che il Vaticano potesse aver pagato un riscatto per Emanuela Orlandi. Lo Stato pontifico ha però smentito di avere contatti con i rapitori della ragazza e di aver pagato. Nel documento, inoltre, si fa riferimento a “‘notizie importantissime‘ sul Vaticano stesso che sarebbero state a conoscenza del padre di Emanuela, al passaggio dell’ostaggio da un gruppo di rapitori a un altro e a un rapporto ‘segretissimo’ che sarebbe stato stilato dall’allora ambasciatore italiano presso la Santa Sede e inviato ad asseriti ‘vertici‘”.

    Il secondo documento, datato 12 agosto 1983, attesterebbe invece una riunione nello Stato vaticano avvenuta tra magistrati italiani, tra cui figurerebbe Domenico Sica, titolare del fascicolo, l’inquirente Nicola Cavaliere, capo della sezione omicidi, e il tenente colonnello dei Carabinieri, Domenico Cagnazzo, oggi in pensione. Insieme a loro, come riportato dal settimanale di La Repubblica, al posto del Segretario di Stato, Agostino Casaroli, era presente l’arcivescovo Eduardo Martínez Somalo, suo stretto collaboratore, il quale a nome del Vaticano smentisce il pagamento. Come riporta il settimanale, nell’informativa sarebbe annotata anche la smentita di Martínez sui contatti con i rapitori, mentre l’ecclesiastico avanza dei sospetti su un profugo bulgaro.

    Secondo quanto affermato all’Adnkronos, dalla giornalista Simona Zecchi che ha scritto l’articolo, pubblicato oggi sul ‘Venerdì di Repubblica’, dai documenti si evincerebbe che “Sismi, Sisde e Vaticano erano coinvolti fin dall’inizio nelle attività investigative“. Alla luce di ciò, secondo la giornalista, “è impossibile dire, ancora adesso, da parte del Vaticano che non ci sia un dossier risalente nel tempo” sulla vicenda.

    “Non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto che in Vaticano esistesse un fascicolo sul rapimento di Emanuela Orlandi“, afferma all’Adnkronos l’avvocato Laura Sgrò, puntualizzando che “è questo il motivo per cui dal 2017 ne facciamo richiesta a gran voce: spiace che siamo nel 2025, ne parliamo ancora, ma non lo abbiamo mai visto“.

    La legale della famiglia di Emanuela Orlandi, auspica “che il Vaticano, che ne ha ammesso l’esistenza, lo metta immediatamente nella disponibilità della procura di Roma e della Commissione parlamentare di inchiesta in un’ottica di collaborazione nella ricerca della verità“. In merito all’ipotesi e alla successiva smentita del pagamento del presunto riscatto, come emergerebbe dai due documenti, il legale sottolinea che è necessario poter “analizzare adeguatamente tutta la documentazione” affinché si possa contestualizzare un documento.

    Morassut: “Grave la divulgazione alla stampa”

    Il delicato caso della cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno del 1983 è seguito dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui casi di scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi. Il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, vicepresidente della commissione, si espresso in merito alla “grave” divulgazione di tali appunti alla stampa visto che si tratta di “materiali riservati del fascicolo dell’Archivio di Stato“.

    Tra l’altro, come spiegato da Morassut, si tratterebbe di un fascicolo definito come “vuoto” nelle informazioni rese alla Commissione parlamentare, mentre risulterebbe contenente di documenti importanti pubblicati da un quotidiano. “Questa circostanza – chiarisce il vicepresidente di Commissione – a prescindere dalla attendibilità dei documenti, sarà approfondita dalla commissione con i suoi poteri inquirenti“.

    Caso Orlandi, divulgati documenti inediti dei Servizi segreti militari

  • Lusinghe e apprezzamenti alle studentesse nel Liceo Classico: prete- professore di religione condannato

    Lusinghe e apprezzamenti alle studentesse nel Liceo Classico: prete- professore di religione condannato

    MAGLIE (Lecce) – Si chiude con una condanna a 2 anni di reclusione, pena sospesa e non menzione, il processo a carico del sacerdote Don Luca Matteo, all’epoca vicepreside e insegnante di religione del Liceo classico Capece di Maglie, accusato di aver avvicinato a più riprese giovani allieve. la sentenza è stata emessa dalla giudice monocratica del tribunale di Lecce, Annalisa De Benedictis al termine di una lunga istruttoria scandita dall’ascolto di diversi testimoni (per uno dei quali il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti procura per valutare profili di falsa testimonianza).

    Due gli episodi per i quali Don Luca Matteo è stato ritenuto colpevole: nel primo avrebbe fatto entrare nel suo ufficio una ragazza. E dopo una serie di parole sdolcinate del tipo “quando ti vedo mi aggiusti la giornata” avrebbe cercato di avvicinare la sua fronte a quella della studentessa in evidente imbarazzo. Nel secondo caso, il professore di religione avrebbe costretto la madre di un’alunna a iscrivere la figlia nella sezione in cui insegnava minacciando che l’anno sarebbe stato “terribile” se il genitore si fosse opposto. Gli atteggiamenti prevaricatori nei confronti della studentessa sarebbero continuati anche quando la ragazza presentò una certificazione medica per dimostrare i propri disturbi specifici dell’apprendimento.

    E il prete sarebbe andato giù pesante con epiteti e insulti come “sei una capra” o “una handicappata”. Un clima di terrore, insomma, esploso con le pressioni di Don Luca Matteo sul consiglio di classe affinché deliberasse per la bocciatura dell’alunna. Cosa che effettivamente avvenne a conclusione dell’anno scolastico 2015-2016 senza prendere in considerazione il programma di recupero stilato dai genitori della studentessa. Nonostante pianti e umiliazioni questa ragazza, che verrà risarcita con una provvisionale di 10mila euro per il tramite dell’avvocato Dimitry Conte, è riuscita comunque a diplomarsi e ad iscriversi all’Università.

    In realtà, il raggio delle accuse era ben più ambio. Sempre nei corridoi della scuola, Don Luca Matteo si sarebbe rivolto a un’allieva con addosso dei pantaloni strappati redarguendola: “Ma vedi ‘sta z… come va vestita”. E nel mirino sarebbe finita anche un’insegnante che avrebbe ricevuto dal prete delle attenzioni a sfondo sessuale mentre svolgeva una lezione. Effettivamente ai carabinieri di Maglie nel corso delle indagini le ragazzine raccontarono i dettagli degli incontri con il docente. Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere i prossimi 90 giorni. Subito dopo l’avvocato Luigi Corvaglia potrà presentare ricorso in appello.

    Lusinghe e apprezzamenti alle studentesse nel Liceo Classico: prete- professore di religione condannato