Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • RICHIESTE CHOC DI DON SEPPIA, VOGLIO BIMBO DI 10 ANNI

    RICHIESTE CHOC DI DON SEPPIA, VOGLIO BIMBO DI 10 ANNI

    19 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 19 mag. – “Difficile da snidare”, un uomo che “evidentemente si sentiva al di sopra di ogni sospetto”, ossessionato dal desiderio di avere rapporti con “bambini”.
    Questo l’identikit di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato venerdi’ scorso per pedofilia e cessione di stupefacenti, tracciato nell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Milano Maria Vicidomini. L’indagine prende le mosse nella seconda meta’ di ottobre quando i carabinieri del Nas, impegnati a Milano in un’inchiesta sul traffico di anabolizzanti in palestre e saune, si imbattono in una conversazione tra un pusher africano, soprannominato Franky, e il parroco genovese.

    I PROTAGONISTI DELLA VICENDA DI DON SEPPIA

    Ecco la telefonata: “Ah… niente…
    senti…. non trovi nessun bambino…?” chiede don Riccardo Seppia a Franky. E’ il 22 ottobre. Don Seppia, nella stessa conversazione aggiunge: “… eh che mi piace… non hai tuoi amici che mi vogliono fare di tutto…?”. Gli inquirenti si precipitano in procura e aprono un fascicolo sul prete genovese. Scrive don Seppia a Franky in un sms: “Mi trovi bambini?”. Sono le 21 del 22 ottobre. Alle 21 e 26 un altro messaggio: “Hai trovato uomini negri?”. Il 23 ottobre altro traffico telefonico tra il parroco e Franky: “Senti, ti chiamo perche’ ieri avevi parlato che avevi trovato un ragazzo…” dice il prete. “Si’… io ho trovato pero’ lui e’ andato in galera… hai capito?” risponde. “Ma ha meno di 15 anni?” chiede don Seppia. “Eh, magari 18…” replica Francy. “E no a me mi serve… mi piace… con meno di 14 anni io li cerco” dice il prete.

    LE TAPPE DELLA VICENDA DI DON SEPPIA

    Alle 22 dello stesso giorno diventa evidente che Franky ha dei contatti con altre persone in grado di fornirgli bambini per pedofili: “Adesso quando ti interessa dimmi… io chiamo a loro subito uomo: ho capito… se vuoi uno o due… io prendo… capito?” dice Francy al parroco. “Pero’ ragazzo probelma…” aggiunge. Il 29 ottobre don Seppia scrive in un sms: “Trova un bambino 10 anni”. L’ossessione cresce, fino a dicembre, quando Franky sembra abbia trovato la ‘preda’ giusta.
    E’ il 13 dicembre: “Ti volevo dire, sei riuscito a trovare qualche bambino?” chiede Seppia. Franky dice che, si’, lo ha trovato: “Si trovato pero’ ancora non c’e’”. “Quanti anni?” chiede Seppia. “11, 12…” risponde Franky. “Bene bene – dice Seppia – senti, guardo, guarda se ce l’hai.. che… posso prenderlo”. E aggiunge: “Ah bene, me li trovi piu’ piccoli?”.

    La sera del 22 dicembre 2010 Seppia vuole un bambino, e chiama un amico invitandolo ad abusarne insieme: “Stai a sentire, ti volevo dire questo… Ho avuto modo di trovare qualcosa di tenero eh… per noi… quando vengo in su… eh… e cazzo, cosi’ ci divertiamo”. La cosa non va in porto, il parroco e’ furioso e parla con Francy: “Ma puoi trovare qualche madre che ha un bambino… che ha bisogno di coca no?!”.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/20110519…imbo_di_10_anni

  • Il prete con il tatuaggio satanista sulla schiena

    Il prete con il tatuaggio satanista sulla schiena

    19 maggio 2011

    Don Riccardo Seppia spendeva 300 euro al giorno in cocaina

    Tre o quattro grammi di cocaina al giorno. La pedofilia. E un sole a sette raggi tatuato sulla schiena, che fa pensare agli investigatori che Don Riccardo Seppia non fosse così cattolico. Le indagini sul parroco di Sestri Ponente rivelano particolari sempre più imbarazzanti sul prete. Ne parla Erika Della Casa sul Corriere della Sera:

    La cocaina per don Riccardo Seppia era ormai un’ossessione, aveva bisogno di migliaia di euro, gli investigatori parlano di circa trecento al giorno per almeno venti giorni al mese, per acquistare quella che nelle intercettazioni telefoniche chiama «la bianca» e «la neve ». Comprava per se e per offrirla in pagamento ai ragazzi perché accettassero le sue morbose attenzioni: «Vieni. Ho la neve», è il messaggino che è stato trovato sul suo cellulare. Don Riccardo si riforniva da tre pusher, giovani, italiani, ai quali chiedeva sempre più spesso oltre alla droga di procurargli «bambini».

    Ma come poteva un sacerdote con uno stipendio di 1.200 euro permettersi i continui viaggi a Milano, le nottate in discoteca e in locali gay frequentati da giovanissimi, e soprattutto tutta quella cocaina?

    I Nas di Milano stanno passando al setaccio i conti correnti e le disponibilità finanziarie del sacerdote cinquantenne, arrestato a Genova venerdì con l’accusa di cessione di stupefacenti e di abusi sessuali su un chierichetto quindicenne. Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

    I sospetti nei confronti del prete erano assai radicati, risalivano addirittura a 25 anni fa:

    Nei giorni scorsi don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, è stato ascoltato a lungo come testimone dai detective dell’Arma di Milano. Don Casassa ha ripetuto ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. «I carabinieri — dice don Casassa — mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all’epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato». E ancora: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori». Come dagli atteggiamenti disinvolti di venticinque anni fa don Seppia sia arrivato alla cocaina e all’ossessione per il sesso e i ragazzini è un percorso che bisognerà ricostruire.

    E infine c’è la storia del tatuaggio sulla schiena, che richiamerebbe simboli del satanismo:

    Dalle intercettazioni degli ultimi mesi don Riccardo sembra aver perso ogni freno. È lui che contatta i giovani in discoteca o ci arriva attraverso alcuni amici omosessuali che gli procurano il numero telefonico di ragazzini «disponibili ». Oppure sono gli stessi pusher che, oltre alla droga, gli danno dritte in quel senso. Ma non è tutto: don Riccardo, nei suoi malsani comportamenti fa pensare persino al satanismo. Gli investigatori, infatti, si sono soffermati sul tatuaggio che il sacerdote ha sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici, e su certe frasi blasfeme sull’ostia che rimandano a rituali e messe nere codificate in un manuale del Settecento e descritte dall’occultista Papus

    http://www.giornalettismo.com/archives/125…-sulla-schiena/

    L’ex sacerdote: di notte era sempre in giro. L’ombra del satanismo
    «Il prete spendeva in droga
    fino a 300 euro al giorno»
    L’indagine dei Nas. Il mistero dei soldi di don Riccardo

    Ne consumava tre, quattro grammi al giorno. La cocaina per don Riccardo Seppia era ormai un’ossessione, aveva bisogno di migliaia di euro, gli investigatori parlano di circa trecento al giorno per almeno venti giorni al mese, per acquistare quella che nelle intercettazioni telefoniche chiama «la bianca» e «la neve». Comprava per sé e per offrirla in pagamento ai ragazzi perché accettassero le sue morbose attenzioni: «Vieni. Ho la neve», è il messaggino che è stato trovato sul suo cellulare.

    Don Riccardo si riforniva da tre pusher, giovani, italiani, ai quali chiedeva sempre più spesso oltre alla droga di procurargli «bambini». Ma come poteva un sacerdote con uno stipendio di 1.200 euro permettersi i continui viaggi a Milano, le nottate in discoteca e in locali gay frequentati da giovanissimi, e soprattutto tutta quella cocaina? I Nas di Milano stanno passando al setaccio i conti correnti e le disponibilità finanziarie del sacerdote cinquantenne, arrestato a Genova venerdì con l’accusa di cessione di stupefacenti e di abusi sessuali su un chierichetto quindicenne.

    Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

    Nei giorni scorsi don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, è stato ascoltato a lungo come testimone dai detective dell’Arma di Milano. Don Casassa ha ripetuto ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. «I carabinieri – dice don Casassa – mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all’epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato». E ancora: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori».

    Come dagli atteggiamenti disinvolti di venticinque anni fa don Seppia sia arrivato alla cocaina e all’ossessione per il sesso e i ragazzini è un percorso che bisognerà ricostruire. Dalle intercettazioni degli ultimi mesi don Riccardo sembra aver perso ogni freno. È lui che contatta i giovani in discoteca o ci arriva attraverso alcuni amici omosessuali che gli procurano il numero telefonico di ragazzini «disponibili». Oppure sono gli stessi pusher che, oltre alla droga, gli danno dritte in quel senso. Ma non è tutto: don Riccardo, nei suoi malsani comportamenti fa pensare persino al satanismo. Gli investigatori, infatti, si sono soffermati sul tatuaggio che il sacerdote ha sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici, e su certe frasi blasfeme sull’ostia che rimandano a rituali e messe nere codificate in un manuale del Settecento e descritte dall’occultista Papus.

    Erika Dellacasa
    19 maggio 2011

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…efd73d610.shtml

  • Prete pedofilo a Genova: “Voglio bambini e con problemi in famiglia”

    Prete pedofilo a Genova: “Voglio bambini e con problemi in famiglia”

    Quattordicenni, massimo quindicenni. A volte bambini e con problemi di famiglia. Secondo quanto trapelato dalla procura di Genova, era questa la richiesta di don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Genova – Sestri Ponente, arrestato per violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, a un pusher che gli avrebbe procurato cocaina e ragazzini.

    Il pusher reclutava i ragazzi nel centro storico e al centro commerciale della Fiumara. Il sacerdote resta in carcere, così come deciso dal gip Annalisa Giacalone, perché “potrebbe violentare ancora” o inquinare le prove. Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge sconcertante. L’INTERVISTA DI AFFARI Paolo Bonanni, avvocato di Don Riccardo ad Affari: “Chiederemo un nuovo interrogatorio.

    Stiamo valutando la perizia psichiatrica” Don Seppia in cambio di prestazioni sessuali avrebbe offerto cocaina o denaro, cinquanta euro alla volta. Di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni il suo avvocato, Paolo Bonanni, chiederà un interrogatorio con il pm, Stefano Puppo. L’ORDINANZA – La personalità di un demonio, si legge nell’ordinanza. La bestemmia, nel linguaggio di Don Riccardo, fa parte del linguaggio abituale. Saluta gli amici con un “Che Satana sia con te”.

    L’elenco di telefonate, messaggi, intercettazioni ambientali è “inequivocabili” secondo il giudice è infinito. Tutto avveniva nella parrocchia del Santo Spirito di Genova. Il contento dei messaggi è davvero choccante. L’ADESCADORE – Don Riccardo aveva un ‘adescatore’, un ex seminarista di 40 anni che aveva lasciato gli studi teologici per diventare barista.

    Era lui il suo spacciatore di droga che procacciava su ‘ordinazione’ ragazzini, adescandoli nel centro commerciale “Fiumara” di Sampierdarena e nel centro storico. LE RICHIESTE – Don Riccardo Seppia, detto don Ricchiardo dai ragazzini della parrocchia che da sempre avevano il sospetto della sua omosessualità per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia” chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato dai carabinieri del Nas che, su di lui, indagavano già da un anno. E ancora: “Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto” dice.

    E l’amico risponde: “Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa”. Oppure: “Mandami quel ragazzo, ho tanta roba”. La roba è la droga di cui Don Seppia sempre disponeva e che avrebbe dato in cambio degli incontri. E quando la cocaina mancava, a quel punto scattavano 50 euro, “il solito regalino”. E c’è un’altro scambio di messaggi che la dice lunga sul comportamento del sacerdote.

    “Vieni da me, sono solo”, scrive don Seppia a un quindicenne che risponde: “Non posso sono a scuola”. Risponde il prete: “Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me”. Sono al vaglio degli inquirenti almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” e che confermerebbero gli assidui rapporti tra don Seppia e altri due spacciatori genovesi, un commerciante di abiti e un marocchino dediti all’uso e alla cessione di cocaina. Nell’ordinanza non si fa cenno, tuttavia, dei presunti, conseguenti incontri sessuali con i ragazzini.

    Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltati i ragazzini presunti oggetto degli scambi tra droga e favori sessuali. Da ciò che emergerà dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi. Emerge dall’ordinanza inoltre che la violenza sessuale sarebbe consistita in un bacio sulla bocca dato ad un chierichetto sedicenne della parrocchia, con l’aggravante di avere commesso il reato su una persona che gli era stata affidata dai genitori.

    “Ora è fatta, gli ho dato un bacio con la lingua” scriveva in un sms il parroco ad un suo confidente, un ex seminarista quarantenne residente nella zona di Sestri, che sarebbe stato al corrente di tutti i rapporti del sacerdote. Ed è proprio questo il messaggio che lo incastra è per cui è accusato di violenza sessuale. Lo sterro chierichetto, interrogato, ha confermato l’accaduto. MINACCE FUORI DALLA CHIESA – “Giù le mani dai bambini. Don Riccardo infame pedofilo”. Questa la scritta comparsa nella notte sulla facciata della chiesa di Santo Spirito di via Calda. Martedí 17.05.2011 FONTE: affaritaliani.it

  • Parroco arrestato, minori confermano le accuse: lo incontravamo in canonica

    Parroco arrestato, minori confermano le accuse: lo incontravamo in canonica

    I tre ragazzi ascoltati a Genova dai carabinieri del Nas
    Don Seppia è in carcere per abuso e cessione stupefacente

    ROMA – Gli incontri avvenivano spesso in canonica. È lì che don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato venerdì scorso, avrebbe palpeggiato un chierichetto di sedici anni e avrebbe consumato cocaina con altri due ragazzi. È quanto emerge dal racconto dei tre minori, ascoltati oggi a Genova dai carabinieri del Nas che indagano sulla vicenda.

    I tre giovani avrebbero confermato le accuse mosse nei confronti del sacerdote, finito in carcere con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacente. Gli inquirenti avrebbero inoltre raccolto nuove conferme sul rapporto morboso tra il prete, subito sospeso dalla curia, e il sacrestano indagato nella stessa inchiesta. I due si scambiavano pareri spinti, anche tramite sms, sulle loro preferenze sessuali.

    Altri testimoni tra Genova e Milano saranno ascoltati dagli investigatori nei prossimi giorni. Non sarà presentata prima di lunedì, invece, l’istanza del legale di don Riccardo, Paolo Bonanni, al Tribunale del Riesame.
    Martedì 17 Maggio 2011 – 17:32 Ultimo aggiornamento: 18:17

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=149562&sez=HOME_INITALIA

  • Don Riccardo Seppia, le intercettazioni: «Procurami un negretto dal collo tenero»

    Don Riccardo Seppia, le intercettazioni: «Procurami un negretto dal collo tenero»

    Genova – Primo pomeriggio e la voce di E. A., ex seminarista ed ex croupier, personaggio chiave di quest’indagine ormai persa in meandri inimmaginabili, fa da contraltare alle richieste di don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente in carcere da sabato per pedofilia e cessione di cocaina che ieri, interrogato dal giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa di conoscere il contenuto delle carte: «Ehi…procurami un bambino…dal collo tenero». L’altro, che con lui aveva avuto «una relazione poi interrotta» come scrivono gli inquirenti, che di fatto parrebbe il componente d’una gang impegnata ad arruolare minorenni per organizzare incontri a sfondo sessuale con un prete, ha un mezzo sussulto davanti a tanta spregiudicatezza: «E mi raccomando l’età – insiste don Riccardo – perché sedicenni sono già troppo vecchi…procurami un ragazzo dal collo tenero…». I carabinieri sgranano gli occhi, e questo passaggio lo ascoltano e lo riascoltano, e alla fine la Procura lo inserisce fra quelli più «esemplificativi» della personalità «pericolosa» del religioso: «Mi serve un bambino dal collo tenero…». Dal collo tenero. E. A. certo, ha un attimo di titubanza ma alla fine si dice pronto: «Vabbè, vado alla Fiumara e vedo cosa ti posso trovare»…

    Diceva proprio così don Seppia, che nelle conversazioni fino a ieri più “coperte” dagli investigatori parrebbe spalancare il sipario su una realtà peggiore d’ogni previsione. Condita di bestemmie e «frasi blasfeme», dagli inquietanti «Satana sia con te» e dagli inviti a saltare la scuola, rivolti agli studenti che dovevano soddisfarne le voglie.

    «Mi serve un moretto»
    Il sistema per sfogarsi era molto più consolidato di quanto si pensasse. E contava su un “bacino” di potenziali vittime localizzato più o meno a ridosso del grande centro commerciale, la Fiumara appunto, del ponente cittadino: «Mi serve un negretto, un bel moretto, quelli che mi fanno eccitare da pazzi e mi raccomando non superi i quattordici anni…e meglio se si tratta di uno con problemi, di droga o senza famiglia sai…». Evidentemente più facile da ricattare.

    La merce di scambio è sempre la cocaina ed ecco la conversazione che dà agli investigatori «la prova»: «Mandami Yousef (il nome è di fantasia), nell’abitazione (la definisce testualmente così, come se fosse adibita di fatto a un unico scopo, ndr) che ho tanta roba e ci possiamo divertire…».

    «Non andare a scuola»
    Uno dei capitoli più gravi fra quelli che si delineano in queste ore, emergendo oggi con maggiore chiarezza, è sulla «violenza» al chierichetto quindicenne affetto da un lieve ritardo mentale e attirato in canonica. È la mattina d’un giorno infrasettimanale, aprile, quando il telefonino di M. è bersagliato dai messaggi del parroco, che nei momenti di maggiore incontenibilità gliene mandava anche venti-trenta al giorno: «Ciao, sono tutto solo, perché non vieni da me? Stamattina non c’è nessuno, possiamo stare qui…». L’altro che forse non capisce bene, data la particolarità dell’orario: «Ma io – replica – sono a scuola». Don Seppia non indugia granché e la controrisposta che “trilla” nello spazio di pochi secondi: «Allora semmai quando sono da solo, di’ alla mamma che vai a scuola, ma poi vieni da me. Devi venire da me quando sono da solo, a lei puoi raccontarle così…». La spirale che porta M. suo malgrado al vertice dei desideri del parroco, contempla aggiornamenti in tempo reale all’ex amante seminarista, quello che diceva «Io sono frocio e lo sai, non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno», ricevendo in cambio l’insofferenza del religioso: «Beato te che hai fatto outing, io non posso permetterlo…». E allora quando M. cede alle lusinghe di Don Seppia, quest’ultimo subito a raccontarlo all’amico: «Sai, oggi finalmente l’ho baciato in bocca», dopo averlo preso con violenza e costringendolo «a subire atti sessuali approfittando dello stato di soggezione psicologica». C’è un divario tale, fra chi soccombe e chi approfitta, da rappresentare formalmente un’aggravante a carico del prete: «Per aver agito contro una persona in condizioni di inferiorità e psichica».

    Bestemmie in diretta
    Quando si pensava d’aver ascoltato praticamente di tutto, ecco materializzarsi la nuova veste del prete bestemmiatore. Quello che maledice la Madonna scherzando con il suo complice spacciatore e pedofilo, se un presunto incontro sessuale non va a buon fine («reiterate frasi blasfeme»); quello che a un certo punto contatta uno dei sodali, è pomeriggio inoltrato, e si presenta così: «Ciao fratello, che Satana sia con te…». È vero che c’è già abbastanza carne al fuoco, per esplorare al momento scenari da romanzo. E però al peggio non sembra esserci limite. Don Seppia intanto fa scena muta davanti al giudice. E assicura che collaborerà…

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…procurami.shtml

  • “Li voglio giovani e disagiati”

    “Li voglio giovani e disagiati”

    Resta in carcere prete accusato di pedofilia “Li voglio giovani e disagiati”

    Don Seppia non risponde nell’interrogatorio di garanzia. Dalle intercettazioni emerge l’orrore: “E’ troppo bello, quanto me lo farei, è un peccato che non ci sta”, dice di un 15enne. Nel mirino anche un adescatore che “pescava” le vittime in un centro commerciale

    Don Riccardo Seppia
    Resta in carcere don Riccardo Seppia, il parroco genovese di 51 anni della Chiesa del Santo Spirito di Sestri Ponente finito in manette per aver violentato un 16enne e aver ceduto cocaina a un altro giro di ragazzi. Il gip di Genova Annalisa Giacalone ha stabilito per lui “pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove” escludendo solo il pericolo di fuga.

    Don Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. “Il parroco di Sestri Ponente è pronto ad assumersi le sue responsabilità e a collaborare con i magistrati”, ha detto il suo legale, l’avvocato Paolo Bonanni, uscendo dal carcere di Marassi.

    L’ordinanza choc. Nell’inchiesta spuntano altre tre persone indagate: si tratta di un ex seminarista di 40 anni, indagato per prostituzione minorile, per il suo ruolo di “adescatore” degli adolescenti; di un commerciante di abiti genovese e di un croupier di Milano, entrambi accusati di cessione di stupefacenti. La parte peggiore l’aveva proprio l’ex seminarista che “pescava” i ragazzini al centro commerciale La Fiumara di Sampierdarena (un quartiere della periferia Ovest di Genova) e nel centro storico. Come racconta l’ordinanza firmata dal gip Maria Vicidomini, il parroco si avvaleva dell’aiuto di un pusher nordafricano a cui per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia“, chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato già da un anno. Nell’ordinanza non si fa cenno agli incontri sessuali con i ragazzini. Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltate le vittime. Da ciò che emergerà dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi.

    Gli sms e l’uso di internet. “E’ troppo bello, quanto me lo farei, è un peccato che non ci sta”, dice Seppia intercettato dai Nas (nucleo antisofisticazioni) di Milano mentre parla proprio con l’ex seminarista. “Devi vedere la foto profilo che ha messo su Facebook: è veramente bello”, gli risponde l’amico, 40 anni, che vive a due passi dalla chiesa sulle alture di Sestri e aveva rapporti quotidiani con Seppia, il “parroco della notte”. Già, perché ora che il velo è stato squarciato, i fedeli si fanno coraggio e raccontano quello che finora era rimasto nascosto. Raccontano che Riccardo entrava e usciva dalla canonica alle ore più strane della notte. Raccontano che il prete era stato visto più volte in locali gay, come il discopub Virgo di Sampierdarena, punto di riferimento per tutta la comunità gay genovese. Il rapporto del parroco con internet è intenso: è qui che don Riccardo adesca le sue vittime, attraverso chat e social forum. Tre i computer sequestrati a Seppia, almeno 50 gli sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” al vaglio degli inquirenti.

    L’inchiesta parte da Milano. E dalle carte emerge perché le indagini siano state svolte dal Nas di Milano: erano state avviate per verificare un giro di anabolizzanti usato nelle palestre e nelle saune milanesi. Nel corso di alcune intercettazioni, i militari si sono imbattuti in un giro di cocaina che aveva suo centro a Milano, dove venivano a rifornirsi spacciatori e consumatori da tutta Italia. E proprio tra i frequentatori di saune e palestre milanesi ci sarebbe stato anche don Riccardo, che non si sarebbe limitato a usufruire dei servizi sportivi o di benessere, ma sarebbe stato anche acquirente di stupefacenti. Di più: il suo scopo ultimo non sarebbe stato quello di assumere la sostanza, ma di scambiarla, una volta tornato a Genova, con i ragazzini, presumibilmente in cambio di prestazioni sessuali. Ragazzini che venivano contattati via sms da don Seppia: “E’ arrivata la neve, vieni, porta il solito regalino”, scriveva il prete alle sue vittime. “E se non era la ‘neve’ – spiega un investigatore – allora il sacerdote pagava a botte di 50 euro”.

    Gli abusi al chierichetto di 16 anni. Al centro dell’inchiesta, in particolare, ci sono gli abusi subiti da un chierichetto della zona, un ragazzo di 16 anni affetto da un lieve ritardo mentale. “Sono a casa tutto solo,perché non vieni?”, gli aveva scritto don Seppia per attirarlo in canonica. Prima un bacio estorto con violenza (“Ora è fatta, gli ho dato un bacio con la lingua”, scriveva in un sms il parrocco) poi, per 6 mesi, i numerosi rapporti orali “aggravati dalla soggezione psicologica della vittima”, annotano i carabinieri. Al vaglio degli investigatori, inoltre, ci sono altri episodi, forse limitati ad approcci come nel caso di un altro quindicenne, abbastanza sveglio da non cadere nelle trappole del don. “Perché non vieni a confessarti?”, chiede Seppia al ragazzino. Per fortuna, nessuna risposta. “Non ci sta, ma io ci provo lo stesso, magari prima o poi mi risponde e ci sta anche”, rivela il prete all’ex seminarista suo amico con il quale si lasciava anche andare a sfoghi sulla libertà sessuale: “Io sono frocio, e lo sai che non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno”, diceva l’ex seminarista. “Beato te, ma lo sai che per me è diverso”, rispondeva il parroco di Sestri.

    Il parroco di Recco: “La curia sapeva tutto, ma non ha fatto nulla”. ”Queste ingiustizie e povertà fanno davvero pena”. E’ amareggiato don Piercarlo Casassa, parroco genovese di 73 anni, quando parla di don Riccardo Seppia. “Da ragazzo è stato un mio curato – ricorda don Piercarlo, intervistato da Paolo Crecchi sul Secolo XIX -. Sono passati diversi anni, ma qualcosa di strano lo avevo già notato allora”. “Questa storia è davvero triste – dice don Piercarlo – l’incontro con quel giovane prete credo sia stata una delle esperienze peggiori della mia vita. Si presentava in parrocchia soltanto al pomeriggio, dopo avere dormito tutta la mattina, poi spariva e trascorreva in giro gran parte della notte”. Accuse dirette, l’anziano parroco, non ne fa, ma racconta di un giovane prete “tormentato”. “Ero andato in curia, volevo segnalare il caso, chiedere consiglio su come comportarmi – conclude l’anziano parroco – ma non ho mai avuto risposte…”.

    L’appello di Don Gallo. “E’ un’occasione di sofferenza, di dolore, che induce ad affrontare alcuni temi non facili per me e per la mia Chiesa”. Così Don Andrea Gallo, scrive in prima pagina su Il Secolo XIX. E si rivolge al Cardinal Angelo Bagnasco, denunciando “la solitudine di noi preti”. Da qui un appello: “Abbiamo bisogno di sentirci più uniti, di essere più ascoltati, di essere costantemente contattati, e solo il nostro Vescovo, e al più il suo ausiliare, possono svolgere questa importante funzione” Don Gallo ringrazia Bagnasco “per il grande gesto che ha avuto recandosi immediatamente, appena si è diffusa la notizia dell’arresto del sacerdote accusato di pedofilia, nella parrocchia di Sestri Ponente. Un gesto rivoluzionario – sostiene don Gallo – perché non mi risulta che sia mai successo, da nessuna parte, in un’occasione di simile delicatezza. Un gesto molto lodevole perché ha dimostrato profondo rispetto verso i fedeli, verso quella chiesa, quella parrocchia sgomenta: il Cardinale ha affrontato la situazione in prima persona, mettendo in campo la propria responsabilità pastorale”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16…ematici/111515/

  • Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

    Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

    Alessandro D’Amato 17 maggio 2011

    Le parole di don Riccardo Seppia nelle intercettazioni che lo accusano

    Repubblica pubblica i verbali che accusano don Riccardo Seppia, parroco 50enne di Sestri Ponente accusato di pedofilia e spaccio di stupefacenti. Nell’articolo di Giuseppe Filetto e Marco Preve vengono riportate le parole di don Seppia all’amico che gli faceva da pusher e gli procurava minorenni:

    IL BACIO IN CANONICA «Ormai è fatta, l’ho baciato in bocca, in canonica». Così don Riccardo informa l’amico riguardo all’unico episodio di violenza sessuale nei confronti di un minore che al momento gli viene contestato. Verso il sedicenne ci sono però altri messaggi inquietanti: «C’è tua madre? Dille che vai a scuola e poi vieni da me che sono solo». Il minore sarà sentito con la formula dell’incidente probatorio dal pm Stefano Puppo la prossima settimana.
    CHE SATANA SIA CON TE Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono riportati numerosi dialoghi con dei maghrebini maggiorenni che don Riccardo contatta per sesso o droga. Ad uno lo saluta in questo modo: «Ciao come stai? Che Satana sia con te».
    L’EX SEMINARISTA Si tratta di uno dei sei indagati dell’inchiesta. Le sue iniziali sono E.A., ha 40 anni, è stato espulso dal seminario ed oggi è un sedicente croupier. Seppia riceve una sua telefonata: «Sono qui a Palermo, in camera in albergo e mi sono appena fatto…». Il prete gli risponde con osservazioni oscene e su quanto anche lui vorrebbe fare le stesse cose.
    BESTEMMIE VIA SMS Nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip milanese Maria Vicidomini sono riportati una decina di sms che contengono bestemmie scritte secondo lo slang giovanile e sempre abbinate ad argomenti sessuali: «Porko….!!!», «porko….kriminale!!!». Per i giudici sono indicativi di una vera e propria doppia personalità. Sembra proprio che don Riccardo abbini volutamente, come fosse uno sfogo, la sacralità della religione alle oscenità più turpi: «Me lo vorrei…. sull’altare».
    IL SESSO IN SAUNA Una lunga sequenza di messaggi irripetibili, segno di una vera e propria ossessione per pratiche erotiche estreme. I carabinieri del Nas hanno ricostruito la sua parabola erotica. Tutto inizia con le sue frequentazioni di saune di Milano dove avvengono incontri tra gay. Sesso spinto durante il quale si fa uso di droghe. Di recente il sacerdote di via Ludovico Calda era un habitué di un circolo Arci di Milano, luogo di incontri sessuali.
    UNO DI COLORE Allo spacciatore senegalese di Milano il parroco chiede di trovargli «uno di colore, un negrone».
    COCAINA CON L’OMAGGIO «Vengo su, mi prepari un 4×1», così scrive al suo pusher del capoluogo lombardo, anche lui indagato. Il 4×1 significa una promozione speciale, quattro dosi al prezzo di tre. Un tipo di acquisto riservato a clienti affidabili.
    SPACCIO AI RAGAZZINI «Ho la neve, vieni da me: basta portare il solito regalino», «vieni che c’è bianca, ho bisogno di compagnia ». Il secondo capo d’imputazione riguarda quattro presunte cessioni di cocaina ad altrettanti ragazzi, un italiano e tre nordafricani, che sarebbero tutti maggiorenni.
    TENTATO DAL SUICIDIO In un sms scambiato con l’amico ex seminarista don Riccardo Seppia scrive: «L’altra sera volevo suicidarmi». Una frase che gli inquirenti non ritengono celasse una reale intenzione, ma che allegano per sottolineare l’instabilità del soggetto e il rischio che se restasse a piede libero potrebbe non controllarsi e commettere altri atti di violenza.
    SCHIAVO DELLA DROGA «Sono cocainomane, sono finito in questi guai per colpa della tossicodipendenza ma non ho mai frequentato i Sert» così don Riccardo si rivolge al medico del carcere. Mentre al cappellano chiede quando potrà parlare con i suoi genitori e il cardinale Bagnasco. Prima però dovrà rispondere alle domande del pm Stefano Puppo.

    http://www.giornalettismo.com/archives/125…ore-un-negrone/

    Cronache
    17/05/2011 – IL CASO
    Gli sms choc del prete “Li voglio giovanissimi”

    Don Riccardo Seppia, accusato di molestie da uno dei suoi chierichetti
    + Il sacerdote arrestato per pedofilia non era solo: “Indagati tre complici” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402295/
    + Bagnasco in parrocchia “Sgomento e vergogna” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402251/
    BLOG Lotta alla pedofilia. Ecco le norme G. GALEAZZI
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    Nell’ordinanza di custodia
    le frasi del sacerdote: “Meglio
    se sono disagiati”
    ALESSANDRA PIERACCI

    GENOVA
    Allo spacciatore marocchino che si muoveva tra Milano e Genova(indagato) chiedeva di procacciargli ragazzini fragili: «Non li voglio di 16 anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene. Trovameli che abbiamo problemi di famiglia, disagiati». Con l’amico ex seminarista quarantenne del suo stesso quartiere (E.A., barista e aspirante croupier di bordo, indagato) parlava del centro commerciale della Fiumara e del centro storico come ambiente favorevole per adescare i minori. Conversazioni sboccate e blasfeme, tra espressioni scurrili e bestemmie costellano l’ordinanza di custodia cautelare di don Riccardo Seppia, il cinquantunenne parroco della chiesa di Santo Spirito arrestato venerdì sera per violenza su minore (un bacio forzato e palpeggiamenti) con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona in stato di inferiorità psichica o fisica, e cessione di cocaina (in cambio di favori sessuali da parte di altri giovani, maggiorenni). Per la droga è indagato un altro genovese, sempre di Sestri, commerciante di abbigliamento. Il sacerdote a quanto pare sosterrà che quei messaggi sul cellulare, quelle conversazioni scurrili svelate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, in canonica, disposte dal 20 ottobre dell’anno scorso, erano un gioco erotico tra adulti, solo parole, mai fatti. Anche quella frase «L’ho già baciato in bocca» riferita a un chierichetto quindicenne. Al momento don Riccardo Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere quando è stato ascoltato ieri dal gip Annalisa Giacalone, che l’ha trattenuto in carcere per il pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove. «Aspettiamo di valutare bene il materiale probatorio contenuto nell’ordinanza, per capire quali sono le accuse» spiega l’avvocato Paolo Bonanni, annunciando per i prossimi giorni la richiesta di rispondere al pm Stefano Puppo.

    Però il chierichetto aggredito in parrocchia sarebbe già stato sentito dai carabinieri e avrebbe confermato il tentativo di bacio. Un altro minore, subissato di sms e inviti, dovrebbe essere sentito a breve. Sono audizioni difficili, durante le quali gli investigatori (i carabinieri dei Nas, cui sono stati trasmessi gli atti dai colleghi milanesi arrivati al sacerdote durante un inchiesta su spaccio di sostanze dopanti e stupefacenti in palestre e discoteche) si avvalgono dell’ausilio di psicologi. «I ragazzi si vergognano a raccontare, ad ammettere» ha spiegato un inquirente. Sono al vaglio almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite «inequivocabili». Stando alle conversazioni, dopo aver contattato i ragazzi, i pusher ne avrebbe dato il numero di telefono al sacerdote, che li avrebbe pagati in dosi di cocaina o con 50 euro a incontro.

    «Ci hanno fatto ascoltare le intercettazioni telefoniche nelle quali si sentono commenti terrificanti di quell’uomo nei confronti dei nostri figli. Sono cose inaudite, indicibili e irripetibili» dichiara uno dei padri convocati nei giorni scorsi dai carabinieri. All’esame degli investigatori anche i tre computer sequestrati in canonica: la ricerca di partner avveniva anche tramite chat.

    Don Riccardo è in cella da solo, nel carcere di Marassi. Appena arrivato ha incontrato il cappellano, ieri lo psicologo. Apparentemente ha un comportamento equilibrato. «Ha letto i giornali ed è addolorato per quanto hanno detto di lui i suoi parrocchiani», ha riferito il legale, che ha parlato con lui circa un’ora ieri mattina prima dell’incontro con il giudice. L’indagine è tutt’altro che conclusa. Prosegue il filone milanese, ma prosegue anche l’inchiesta genovese. Se l’ordinanza è di una quarantina di pagine, il fascicolo, sulla scrivania del pm, è impressionante.

    Le intercettazioni – Il sacerdote non risponde ai magistrati
    Le richieste del parroco «Portami
    un bimbo moro. Li voglio con problemi»
    Don Riccardo resta in carcere: «Può rifarlo»

    GENOVA — Resta in carcere don Riccardo Seppia, lo ha deciso ieri mattina il gip Annalisa Giacalone, confermando l’arresto del sacerdote genovese da venerdì sera in cella a Marassi con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un chierichetto sedicenne e di cessione di stupefacenti. Potrebbe «reiterare il reato» o inquinare le prove. Ieri don Seppia si è chiuso nel silenzio. Dopo un colloquio con il suo avvocato, Paolo Bonanni, una volta davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Don Seppia — ha detto il legale — è pronto a assumersi le sue responsabilità, a spiegare quello che è accaduto, chiederò che sia presto ascoltato dal pubblico ministero. Prima però voglio leggere con attenzione l’ordinanza di custodia di cautelare, cosa che oggi non ho potuto fare».

    «Nel nome del demonio» Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge una personalità sconcertante. Don Riccardo, un parroco, bestemmia come il peggiore dei miscredenti, saluta l’amico ex seminarista con un «Che Satana sia con te», così blasfemo sulla sua bocca che è difficile pensare sia solo un’eco ironica di quella «forza sia con te» di Guerre stellari. E anche se fosse solo un saluto irridente, come può un sacerdote «giocare» col nome di Satana? L’ordinanza è un elenco di telefonate, messaggini, e anche intercettazioni ambientali effettuate nella canonica della chiesa del Santo Spirito dove don Riccardo si incontrava con i suoi amici per parlare di «bei ragazzi» e di come avvicinarli. Il contenuto è durissimo, le frasi choccanti. A un ex seminarista, un quarantenne che ha lasciato gli studi teologici per diventare barista e poi croupier, don Riccardo «ordinava » i ragazzini: «Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto» dice. E l’amico risponde: «Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa». La Fiumara, nel ponente di Genova, è uno di quei non luoghi dove un tempo dominavano le fabbriche meccaniche, oggi sostituite da grandi centri commerciali e giardini spelacchiati. La notte è luogo di trattative e di incontri.

    «Problemi di famiglia» «Li voglio giovani—dice don Riccardo — non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemi di famiglia». Li cerca fragili, don Riccardo, ragazzini con famiglie povere, emigrati, «negretti», sui quali esercitare l’autorità dell’uomo adulto e del sacerdote. E impartisce i suoi ordini anche a un marocchino che si muove fra Genova e Milano, con il compito di rifornirlo di cocaina e di ragazzi. L’ex seminarista è ora indagato per prostituzione minorile, il marocchino e un commerciante genovese sono accusati di favoreggiamento nell’ambito dei reati inerenti alla droga. Quella cocaina che don Riccardo avrebbe consumato e usato per pagare prestazioni sessuali: «Mandami quel ragazzo — messaggi all’amico — ho tanta roba ». E quando la cocaina non era disponibile, il sacerdote avrebbe pagato gli incontri con 50 euro, «il solito regalino». L’accusa di violenza sessuale nei confronti del chierichetto si riferisce a un incontro avvenuto in canonica, al termine del quale don Riccardo invia ancora una volta un messaggio all’ex seminarista: «L’ho già baciato in bocca». Lo stesso chierichetto, interrogato, avrebbe confermato l’episodio. In questi giorni gli inquirenti stanno ascoltando a Milano e Genova diversi ragazzi, alcuni minorenni, che avrebbero subito le attenzioni di don Riccardo. Colloqui dolorosi, che si svolgono con l’assistenza dello psicologo. È difficile liberarsi dell’ascendente di un adulto che indossa la tonaca. Don Riccardo non è accusato solo di violenza sessuale, gli è contestata anche l’aggravante di aver agito contro un soggetto «in condizione di inferiorità psichica o fisica».

    «Non posso dire ciò che sono» «Vieni da me, sono solo» scrive sul telefonino a un quindicenne che gli risponde: «Non posso sono a scuola». Don Riccardo: «Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me». Da parte del sacerdote un’ossessiva ricerca di incontri di ragazzi, la necessità di usare un linguaggio scurrile, le confidenze all’amico che gli dice «io sono frocio, non ho alcun problema a dirlo», e lui che risponde: «Beato te». Era davvero questo don Riccardo, questo orco? Lui, dalla cella, ha cercato di negare: «Solo parole ». Una specie di gioco erotico, una doppia personalità che simanifestava quando don Riccardo camminava sul lato oscuro, bestemmiando, comprando cocaina e ragazzi. Il suo legale sta già pensando alla perizia psichiatrica.

    Erika Dellacasa
    17 maggio 2011

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

    Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg”

    Parla il teologo: “Le violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non si voglia ammettere ma anche di quanto si pensi. La visita di Bagnasco in parrocchia è stata una scelta tempestiva, e la sua presa di responsabilità esplicita”
    di RAFFAELE NIRI

    Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg” Vito Mancuso

    “Ma questo don Riccardo Seppia è solo la punta di un iceberg, sbaglieremmo se ne facessimo un caso isolato. La verità, e mi duole doverlo ammettere, è che questi signori della Chiesa hanno più a cuore il mantenimento della propria struttura rispetto al futuro dei singoli bambini.

    “Per dirlo con una formula: l’importante è mandare avanti la Ditta”. Vito Mancuso è uno che, questi “signori della Chiesa”, li conosce bene. Docente di Teologia all’Università San Raffaele di Milano, editorialista di Repubblica, a 23 anni è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, nel Duomo di Milano. L’anno dopo chiese di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi allo studio della teologia: così il cardinal Martini lo spedì due anni a Napoli, presso il teologo Bruno Forte (oggi arcivescovo di Chieti e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede).

    Dei tre gradi accademici del corso teologico ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica di Milano, la Licenza presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, il Dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Poi si è sposato, ha fatto due figli e un numero infinito di libri: “L’anima e il suo destino” (con prefazione di Martini) finì ai primi posti in classifica e così “Disputa su Dio e dintorni” (con Corrado Augias) e “La Vita autentica”. Due mesi fa, invitato da Luca Borzani per il ciclo “Le Religioni e le origini del mondo” ha spopolato, riempiendo il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

    Insomma, vista da vicino che Chiesa è?
    “Una Chiesa dove queste violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non solo si voglia ammettere – e non vogliono proprio ammetterlo – ma anche di quanto si pensi. Chiunque abbia studi di Teologia alle spalle sa quanto sia terribile la debolezza umana, quanto sia enorme il problema della formazione, della selezione”.

    Cioè, il problema è che, proprio perché le vocazioni sono così poche, la Chiesa accetta chiunque si autoproponga?
    “Non il problema, uno dei problemi. Un altro dei problemi è che la Chiesa ha più a cuore la propria struttura, la propria dottrina, la conservazione dell’edificio esistente, piuttosto che l’avvenire del singolo. Se il mio primo obiettivo è quello di custodire quello che sono, quello che ho, non mi preoccuperò troppo di quello che offro e di come lo faccio. E, non mettendomi in discussione, perdo autorevolezza”.

    Parlava di “scuola quadri”: c’è effettivamente un problema di formazione?
    “Tengono fermo questo semidogma che risale all’undicesimo secolo: prima non esistevano problemi di castità, da allora si tratta di una regola teoricamente inviolabile. Ma poteva andar bene nei secoli passati. Oggi le vocazioni sono sempre meno e la qualità dei sacerdoti sempre più bassa. Attenzione, l’omosessualità non c’entra niente: il problema è la repressione sessuale. L’eros, espresso nelle forme e nei modi corretti, è fondamentale per la completezza dell’individuo. La vicenda di Sestri ponente, comunque la si voglia leggere, porta a galla repressione e frustrazione”.

    Il presidente della Cei è corso subito a Sestri. Ha fatto bene?
    “Io credo che sia stata un’azione tempestiva, il che non avviene spesso all’interno della Chiesa. Leggendo Repubblica, mi pare che la presa di responsabilità sia stata esplicita”.
    Molti sestresi non mandavano più i bimbi a catechismo: qualcosa vorrà pur dire.
    “In casi come questo, in genere, ci sono anche segnalazioni, lettere, prese di posizione. E’ la riprova di quanto dicevo prima: se hai più a cuore la struttura del singolo, questi sono i risultati. Se io ho come principale interesse quello di preservare la continuità, non mi preoccuperò dei singoli problemi che i sacerdoti creeranno”.

    Come se ne esce?
    “Togliendo il celibato. Giovanni XXIII° istituì una commissione di 68 persone: 64 si espressero in favore della contraccezione. Poi arrivò Paolo VI° e diede ragione ai quattro: non bisognava entrare in contraddizione con Pio XI°, la cosa più importante era la continuità della dottrina. Insabbiano, affossano, ma l’importante, per loro, è non contraddirsi mai”.

    (17 maggio 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…eberg-16368968/

  • PEDOFILIA, ORDINANZA CHOC, DON SEPPIA AVEVA UN ‘ADESCATORE’

    PEDOFILIA, ORDINANZA CHOC, DON SEPPIA AVEVA UN ‘ADESCATORE’

    (AGI) – Genova, 16 mag. – Don Riccardo Seppia, il parroco genovese arrestato per violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, aveva un ‘adescatore’, un giovane spacciatore di droga che procacciava su ‘ordinazione’ ragazzini al parroco, adescandoli nel centro commerciale “Fiumara” di Sampierdarena e nel centro storico.

    E’ un’ordinanza di custodia cautelare choc quella emessa dal gip di Milano Maria Vicidomini che ha disposto l’arresto del parroco della chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente, convalidato stamani dal gip genovese Annalisa Giacalone dopo l’interrogatorio di garanzia, avvenuto nel carcere di Marassi, in cui il sacerdote si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere.

    Don Riccardo Seppia, secondo quanto appreso, si avvaleva dell’aiuto di un pusher nordafricano a cui per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma piu’ giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia” chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato dai carabinieri del Nas che, su di lui, indagavano gia’ da un anno. Sono al vaglio degli inquirenti almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” e che confermerebbero gli assidui rapporti tra don Seppia e altri due spacciatori genovesi, un commerciante di abiti e un croupier dediti all’uso e alla cessione di cocaina. Nell’ordinanza non si fa cenno, tuttavia, dei presunti, conseguenti incontri sessuali con i ragazzini.

    Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltati i ragazzini presunti oggetto degli scambi tra droga e favori sessuali. Da cio’ che emergera’ dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi. Emerge dall’ordinanza inoltre che la violenza sessuale sarebbe consistita in un bacio sulla bocca dato ad un chierichetto sedicenne della parrocchia, con l’aggravante di avere commesso il reato su una persona che gli era stata affidata dai genitori. “Ora e’ fatta, gli ho dato un bacio con la lingua” scriveva in un sms il parrocco ad un suo confidente, un ex seminarista quarantenne residente nella zona di Sestri, che sarebbe stato al corrente di tutti i rapporti del sacerdote.(AGI) Ge1/Mav

    http://www.agi.it/genova/notizie/201105161…a_un_adescatore

  • Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova -(Adnkronos/Ign) – Le ipotesi di reato per il sacerdote del Santo Spirito a Sestri Ponente sono di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti. Il presidente della Cei ha officiato la messa al suo posto: “E’ stato un fulmine a ciel sereno”. La decisione dell’esonero dagli atti sacramentali presa in “via cautelativa”

    Genova, 14 mag. – (Adnkronos/Ign) – Don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, è stato arrestato dai carabinieri dei Nas di Milano con le ipotesi di reato di pedofilia e cessione di stupefacenti. Il reato sarebbe stato compiuto a Genova. Il Nas di Milano ha eseguito l’operazione coordinato dal comando di Roma. Il parroco ha avuto la responsabilità della parrocchia di Santo Spirito dal 1996.

    “Le ipotesi di reato contestate, – si legge sul comunicato della Curia genovese – che andranno opportunamente verificate dalla competente Autorità giudiziaria, attengono comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti”.

    Il cardinale ha deciso per don Seppia la sospensione da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale e la revoca immediata della facoltà di ascoltare le confessioni sacramentali.”Il provvedimento canonico preso a carico di don Riccardo – spiega il cardinal Bagnasco che ha officiato la messa stasera al suo posto – è necessario, seppure in modo cautelativo, in attesa dell’ accertamento delle cose”. ”Come da un fulmine a ciel sereno – ha detto il cardinale – , siamo stati colpiti da quanto è accaduto ieri”. Il cardinale ha espresso “sconcerto e dolore per quanto accaduto”. “E’ trascorso circa un anno dalla visita pastorale che ho fatto in questa parrocchia – ha detto il cardinale – e ricordo l’impressione di una comunità viva e serena. Oggi, non è solo questa comunità a essere ferita, ma l’intera chiesa di Genova. Mentre rinnoviamo la piena fiducia nella giustizia e nel suo compito di appurare la verità certa delle cose, sono venuto, cari amici, a condividere lo sgomento e il dolore del cuore, insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate”.

    L’Arcivescovo Bagnasco, aggiunge un comunicato della Curia genovese, manifesta “piena fiducia nell’operato della magistratura, fraterna vicinanza alle eventuali vittime e ai familiari, rinnovata solidarietà alla Comunità cristiana così dolorosamente provata. Per tutti prega perché il Signore illumini e conforti”.

    Pedofilia, la rete di don Riccardo Nell’inchiesta tre nuovi indagati
    C’è anche un ex seminarista 40enne. Prima notte in cella

    GENOVA – «Poiché il Signore nella sua infinita bontà versa olio sulle ferite, oggi siamo qui per ordinare due nuovi diaconi» così ieri il cardinale di Genova Angelo Bagnasco si è rivolto ai fedeli in cattedrale: la ferita è quella inferta dall’arresto venerdì sera di don Riccardo Seppia, accusato di abusi sessuali su un sedicenne con una lieve disabilità mentale e di cessione di cocaina. Il ragazzino che sarebbe stato vittima delle attenzioni di don Riccardo è un frequentatore della parrocchia del Santo Spirito a Sestri Ponente. E i dispiaceri per l’arcivescovo di Genova – che oggi sarà ricevuto dal Papa in vista dell’assemblea della Cei – non sembrano finiti. L’inchiesta che ha portato in carcere don Riccardo, sacerdote cinquantenne sulla cui moralità – passato il primo momento di sconcerto – in molti ora dichiarano di aver nutrito sospetti, promette di allargarsi. Gli indagati sono al momento altri tre, fra questi un ex seminarista quarantenne al quale sarebbe contestata la prostituzione minorile, l’uomo avrebbe scambiato con don Riccardo messaggini molto espliciti su incontri sessuali con ragazzi.

    La chiesa del Santo Spirito a genova (Ansa)

    Gli altri sono un commerciante trentenne del quartiere di Sestri Ponente e un milanese. Intercettazioni telefoniche e un fitto traffico di messaggini legano questi quattro uomini: «È proprio un bel ragazzo. Me lo …» scrive don Riccardo e, a proposito di un altro giovane: «Mi piacerebbe … ma lui non ci vuole stare». Seguono descrizioni di incontri, con un linguaggio che gli investigatori definiscono «irripetibile». E nell’ordine di custodia cautelare sono elencati anche gli inviti del sacerdote ad alcuni ragazzi: «Vieni, per te c’è il solito regalino». Il regalino era cocaina – secondo l’accusa – che don Riccardo si procurava a Milano, frequentando palestre e saune e con la quale pagava prestazioni sessuali nel suo appartamento adiacente alla parrocchia. «Un pendolare del sesso e della droga» lo descrive un investigatore. Da quanto tempo don Riccardo aveva adottato questo stile di vita? Un suo vecchio parroco, a Recco, ha lanciato pesanti accuse: quasi trent’anni fa – ha detto – avevo già messo in allarme la Curia. Ma ben più recentemente don Riccardo avrebbe chiesto aiuti economici ad altri religiosi (le serate a base di cocaina dovevano essere costose), e a qualcuno avrebbe addirittura confessato i suoi incontri con ragazzini. Dove porterà questa inchiesta? Almeno quattro nuclei familiari con adolescenti sono già stati ascoltati dai carabinieri come testimoni, diverse voci registrate nelle conversazioni telefoniche con don Riccardo non sono state ancora identificate. Quella che i carabinieri dei Nas stanno cercando di ricostruire è una rete di prostituzione, anche minorile, e di cocaina.

    Intanto don Riccardo, in isolamento nel carcere di Marassi, divide la cella con un altro detenuto accusato di reati su minori. Ha passato una prima notte «abbastanza tranquilla», dice il direttore del carcere, ma è controllato a vista perché si temono episodi di autolesionismo. Oggi lo visiterà uno psicologo. In mattinata, assistito dal suo avvocato Paolo Bonanni, sarà ascoltato dal magistrato per l’interrogatorio di garanzia. Potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

  • Cittadella, l’ex prete Cinel è residente anche contro il parere di Bitonci

    Cittadella, l’ex prete Cinel è residente anche contro il parere di Bitonci

    Dino Cinel l’ha spuntata: dopo che ha ottenuto dalla Questura il passaporto italiano l’Anagrafe non ha potuto non registrare la sua iscrizione. Il sindaco: “Non cambio idea su di lui. E poi con il suo legale mi ha perseguitato, per cui mi sono rivolto ai carabinieri»

    di Silvia Bergamin CITTADELLA. Dino Cinel risiede a Cittadella, è un suo diritto: il prefetto aveva accolto il ricorso dell’ex prete, al quale il sindaco-deputato Massimo Bitonci aveva negato la residenza, e ora la Questura gli ha rilasciato un passaporto italiano, quindi può abitare dove vuole e gli uffici dell’Anagrafe di Cittadella hanno già dovuto provvedere all’iscrizione. Si chiude quindi un caso durato mesi.

    Cinel, 69 anni, nato a Rossano Veneto, negli Anni Ottanta fu parroco di Santa Rita a New Orleans. Nell’88, dopo 23 anni di sacerdozio fra gli scalabriniani, abbandonò le vesti e continuò a insegnare storia all’Università di Tulane, sempre in Luisiana. Il suo caso ebbe notevole clamore negli Usa e nel ’91 la rivista Vanity Fair gli dedicò un reportage sottolineando che era stato costretto a lasciare la tonaca perché nella sua stanza era stato trovato materiale pedopornografico.

    Bitonci prende atto della situazione, ma non rinuncia a polemizzare: «Non cambiano le mie idee sulla sua persona e sul suo passato; in queste settimane ho subito un continuo stillicidio di lettere e di appostamenti fuori dal Comune da parte di Cinel e del suo legale, insulti che rasentano la minaccia. Alcuni episodi si sono verificati anche nei confronti del segretario, tanto che ci siamo rivolti ai carabinieri per segnalare questo atteggiamento vessatorio». Il consigliere comunale del Pd, Giovanni Paolo Parolin, si dice «felice del fatto che alla fine Cinel l’abbia spuntata. Negare la residenza al cittadino Cinel è stato un atto di arroganza, sostenuto da motivi pretestuosi e inconsistenti. Ora è stata ripristinata la legalità contro un sindaco arrogante e prevaricatore che prende provvedimenti solo in funzione del loro impatto mediatico, come l’ultima ordinanza sulla prostituzione, inesistente a Cittadella, almeno per le strade. Lo sceriffo Bitonci è stato sconfitto e isolato. Per me – conclude Parolin – è un giorno positivo».

    http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/20…bitonci-4088083