Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • La Procura indaga su don Stefano

    La Procura indaga su don Stefano

    di Andrea Morrone – Il nome del parroco di Ugento sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per molestie

    La notizia, anticipata dai giornali nei giorni scorsi, trova i primi riscontri negli ambienti della Procura. Il nome di don Stefano Rocca, parroco di Ugento, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di molestie.

    Nella mattinata di ieri il legale del sacerdote, l’avvocato Silvio Caroli, si è recato in Procura per depositare in un’istanza in cui il suo assistito chiede di essere interrogato, in base alle notizie apprese dalla stampa, sui fatti e le ipotesi di reato che lo vedrebbero coinvolto. Quella su don Stefano sarebbe un’inchiesta nata da uno stralcio di quella sull’omicidio di Pepino Basile, il consigliere dell’Idv assassinato ad Ugento la nottte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. E’ proprio nei verbali e nelle testimonianze raccolte dagli inquirenti negli ultimi mesi vi sarebbero, celate dagli omissis, le accuse rivolte al parroco. Pagine che sono confluite, assieme ad altre testimonianze e lettere recapitate direttamente negli uffici giudiziari del capoluogo salentino, in un fascicolo di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce Stefania Mininni. Il magistrato mantiene comunque il più stretto riserbo sulla vicenda, preoccupata e infastidita da una fuga di notizie che rende ancor più teso e triste il clima nella cittadina jonica, ancora scossa dalla morte del vescovo Vito De Grisantis.

    Saranno le indagini dei Carabinieri, con ogni probabilità, a fare luce su una vicenda ancora oscura e piena di interrogativi. Non è la prima volta, del resto, che don Stefano è oggetto di accuse tanto infamanti quanto false. In passato lo stesso parroco fu descritto, sempre da fonti anonime, addirittura come spacciatore (tanto da sfiorare il grottesco). Vi sono state poi negli anni le minacce: è Il 17 settembre del 2008, quando, facendo seguito ad alcune lettere minatorie, una telefonata anonima giunge al 113, minacciando di morte il sacerdote con poche parole pronunciate in dialetto: “Stasira ‘ccitimu don Stefano quiddhu ca cunta mutu”. Minacce seguite spesso agli appelli perché venisse fatta luce sull’omicidio Basile. Il 27 febbraio scorso, invece, il giorno dopo la lunga deposizione presso la Procura minorile, un plico con esplicite accuse di pedofilia viene recapitato presso la parrocchia di San Giovanni Bosco. Non bisogna poi dimenticare come sia stata la stessa comunità ecclesiastica e dei fedeli a difendere ed esprimere sempre solidarietà a don Stefano. A favore del sacerdote si sono ripetute le manifestazioni di solidarietà degli abitanti di Ugento.

    www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=10098

     

  • Prete accusato di pedofilia

    Prete accusato di pedofilia

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia avrebbe chiuso le indagini per presunti episodi di pedofilia che coinvolgerebbero don Luigi Balsamo, aiutante prete a Monteroduni dal 2000 al 2008 e si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio.

    I fatti oggetto delle indagini, svolte segretamente dai carabinieri della locale Stazione, coordinati dal capitano della compagnia di Venafro Falso, si riferiscono agli ultimi anni della permanenza del religioso a Monteroduni. Il prete, di origine campana, che pare non essere nuovo a questo genere di episodi, era giunto in paese su nomina dell’allora vescovo di Isernia, Andrea Gemma, come aiutante di don Agostino Lauriola, titolare della parrocchia di San Michele Arcangelo. Ma dopo le numerose denunce presentate presso i carabinieri del paese da parte di alcuni genitori dei ragazzini sono scattate le indagini a carico del prete. L’attuale vescovo Mons.Visco, quasi anticipando le indicazioni rigide papali sui preti pedofili l’ha prontamente allontanato dalla comunità lo scorso anno in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Ora pare che il parroco risieda in Umbria per un percorso di recupero educativo. Intanto i genitori dei ragazzini molestati invocano una giustizia celere senza indulgenza. Del caso se ne starebbe occupando anche il tutore dei minori di Campobasso Nunzia Lattanzio.

    http://www.nuovomolise.net/e_view.asp?E=13418&S=1&C=3&G=8

  • Monteroduni – Scoppia un altro caso don Felix

    Monteroduni – Scoppia un altro caso don Felix

    In paese dopo l’allontanamento del parroco, indagato per presunti casi di violenze sessuali a carico di alcuni minori, è tornata la calma. Ma i timori di una parte della collettività su presunti comportamenti dell’ex parroco si sono rivelati fondati, almeno stando all’indagine in corso portata a termine dell’Arma dei carabinieri. In tanti si era insinuato il dubbio sul comportamento dell’aiutante parroco. Ma se tra la comunità che frequenta la parrocchia questo dubbio è emerso e oggi lo si legge diversamente è possibile che chi ha lavorato a stretto contatto con il sacerdote non si sia accorto di nulla. L’interrogativo per qualche residente resta senza risposta. Il sacerdote nel frattempo è stato allontanato da Monteroduni e si troverebbe in Umbria per intraprendere un percorso di recupero. In Molise i casi di violenza sessuale a danno dei minori si sono triplicati. Il dato è emerso dalla relazione del procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso. E secondo il tutore dei minore, Nunzia Lattanzio la situazione vedrebbe ancora dei casi al vaglio degli investigatori. Per questo è opportuno e importante sottolinea Nunzia Lattanzio sensibilizzare i cittadini a denunciare questi episodi. Sul fenomeno delle violenze va concentrata l’attenzione dei genitori, della scuola e degli stessi adolescenti.

    www.nuovomolise.net/e_view.asp?S=1&C=3&G=8&M=4&E=13431

  • Savona, nuovo caso di prete-pedofilo: “no comment” dalla Procura

    Savona, nuovo caso di prete-pedofilo: “no comment” dalla Procura

    Savona. Silenzio. E’ questa la linea scelta dalla Procura di Savona in merito al nuovo caso di prete-pedofilo esploso in città. Dal sesto piano di Palazzo di Giustizia si trincerano infatti dietro ad un “no comment” e non arriva quindi nessuna conferma, ma nemmeno nessuna smentita, su questa nuovo caso di abusi che vedrebbero coinvolti dei minori.

    Le voci di una nuova inchiesta, che coinvolgerebbe un parroco savonese per episodi di violenza, risalenti a molti anni fa, però sembrano essere più che fondate. A seguire questo nuovo caso di abusi da parte di un sacerdote dovrebbero essere i sostituti Coccoli e Ferro, gli stessi che seguono la ormai nota vicenda di Don Luciano Massaferro.

    E sarebbe proprio da questa storia che, secondo indiscrezioni, prenderebbe le mosse questo nuovo filone di inchiesta. A far scattare le verifiche sul prete, che al momento però non presta servizio in nessuna parrocchia perché ha chiesto al vescovo una “pausa” dal suo Ministero, sarebbe stato un esposto presentato ai carabinieri nel 2008 da un savonese che denunciava di aver subito violenze sessuali quando aveva 14 anni.

    Da quella denuncia però non era mai partita nessuna indagine perché dall’epoca dei presunti abusi erano ormai passati troppi anni e il reato era quindi caduto in prescrizione. Il nome del sacerdote era comunque finito nero su bianco vicino alla grave accusa di pedofilia. Per questa ragione, probabilmente, i magistrati hanno voluto, forse quando il nome di questo parroco è comparso vicino a quello di Don Luciano (?) , vederci più chiaro.

    Sono state quindi sentite altre persone che hanno frequentato, negli anni, la parrocchia nella quale prestava servizio il prete accusato di abusi e sembrano essere saltate fuori nuove testimonianze di giovani che affermano di aver subito violenza. Episodi che, stavolta, pur essendo accaduti molti anni fa, non sono in prescrizione e pertanto punibili dalla legge.

    Quello che è certo è che l’inchiesta è molto delicata e presenta ancora tanti aspetti da chiarire: per esempio perché i minori che hanno subito gli abusi abbiano aspettato così tanti anni prima di uscire allo scoperto. Aspetti sui quali la Procura, ormai sembra chiaro, sta già lavorando attivamente, ma con il massimo riserbo, da settimane. nello giraudo

  • In Italia un’ondata di scandali travolge la chiesa cattolica. Ma nessuno se ne accorge

    In Italia un’ondata di scandali travolge la chiesa cattolica. Ma nessuno se ne accorge

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    Pedofilia clericale – Articolo della stampa estera
    Il papa affronta una nuova ondata dello scandalo degli abusi sessuali sui minori in italia

    Un articolo di The Guardian in una nostra traduzione dall’inglese a cura di Stefania Salomone

    Il capo della chiesa cattolica si prepara per il nuovo round di accuse da parte delle vittime di preti pedofili – in Italia.
    Il cardinale Joseph Ratzinger ha affrontato casi di abusi sessuali per 24 anni prima di diventare papa Benedetto XVI.
    Papa Benedetto XVI deve fronteggiare crescenti pressioni sulla sua gestione dei preti pedofili, ora che sono venuti alla luce nuovi casi di copertura in Italia, il paese con la più alta concentrazione di clero cattolico romano.
    Dopo le ultime accuse – relative al fatto che Benedetto non avrebbe intrapreso azioni negli Stati Uniti quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo Vaticano preposto – la chiesa è “terrorizzata” mentre altre vittime in Italia si stanno facendo avanti, secondo quanto affermato da Roberto Mirabile, responsabile de La Caramella Buona, un gruppo italiano anti-abusi. “Dopo che gli scandali sono venuti alla luce all’estero, sorgeranno in Italia un numero crescente di gruppi di vittime nelle prossime settimane”, ha dichiarato ieri Mirabile.
    Quando era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, Benedetto ha gestito i casi di abuso in Vaticano per 24 anni prima di diventare papa nel 2005.
    “Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia”, ha aggiunto Mirabile.
    Anche Sergio Cavaliere, un avvocato italiano che ha documentato 130 casi di pedofilia clericale, ritiene che i cortili Vaticani potrebbero seguire l’Irlanda, gli Stati Uniti e la Germania sull’onda delle rivelazioni di abusi sessuali. “I casi che ho trovato sono solo la punta dell’iceberg a causa della riluttanza di molte vittime a uscire allo scoperto fino ad ora”, ha dichiarato Cavaliere. “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso”.
    Altro sviluppo sorprendente è che la maggior parate delle denuncie sono recenti, a differenza dei casi del passato a Monaco o a Milwaukee, per i quali Benedetto è stato accusato la scorsa settimana di non aver intrapreso azioni.
    Mons. Charles Scicluna, che indaga sulle accuse di abusi arrivate in Vaticano, nel mese ha negato che gli abusi abbiano raggiunto ‘proporzioni drammatiche’ in Italia, ma ha dichiarato di essere preoccupato per “una certa cultura del silenzio” tra i 50.000 preti italiani.
    In febbraio, il Vaticano ha avviato un’indagine per le accuse di 67 ex-allievi di una scuola per sordi di Verona secondo cui ben 24 preti, frati e religiosi laici maschi hanno abusato degli alunni tra il 1950 e il 1980. Tre degli accusatori hanno ripetuto le loro rivendicazioni in televisione, in prima serata venerdì scorso.
    In un caso che richiama le accuse fatte contro P. Lawrence Murphy a Milwaukee, che sembrerebbe aver abusato di oltre 200 bambini sordi, un ex-allievo italiano ha dichiarato che i preti lo hanno sodomizzato così spietatamente da farlo sentire “come morto”.
    Un secondo studente ha accusato il precedente vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro, attualmente sotto processo per la causa di beatificazione, di averlo molestato.
    In Irlanda, il leader della chiesa cattolica è stato nominato in più di 200 azioni civili da parte di vittime di abusi clericali, facendo pressioni affinché si dimetta. Le vittime sostengono che il Cardinale Seàn Brady si sia reso complice negando loro la protezione dai preti pedofili o altri perpetuatori di abusi sessuali. Non ci sono indizi che egli abbia preso parte a nessun abuso.
    Fonti legali repubblicane hanno confermato che 230 singole vittime di abusi clericali stanno per trascinare la chiesa in tribunale. Affermano inoltre che queste comprendono le cinque vittime di P. Brendan Smyth, uno dei più noti pedofili d’Irlanda.
    La condanna e l’arresto di Smyth hanno aperto i boccaporti a dozzine di casi di preti che hanno abusato di bambini nelle diocesi di tutta l’Irlanda, nonché abusi diffusi e sistematici avvenuti in orfanotrofi e scuole gestiti da religiosi.
    Brady ha confermato di essere stato presente durante un processo canonico chiuso per le attività di Smyth, morto in prigione 13 anni fa, mentre scontava 12 anni per i 74 abusi commessi su minori.
    “Le vittime di Smyth sosterranno che la chiesa sapesse già dal 1975 che egli commetteva abusi sui bambini. Ma aver gestito in segreto due di queste giovani vittime in quell’anno, ha fatto sì che Smyth abusasse liberamente di molte altre negli anni successivi”, ha dichiarato all’Observer una fonte legale.
    “Il cardinale ora si ritrova nominato in centinaia di casi, alcuni dei quali arriveranno in tribunale”.
    Alla domanda se la chiesa sapesse che Brady fosse coinvolto in così tante azioni civili nei tribunali irlandesi, un portavoce dell’Ufficio Stampa Cattolico irlandese ha risposto: “Il vescovo che occupa la posizione di primate d’Irlanda (Brady) viene spesso nominato quale co-difensore nei procedimenti giudiziari da coloro che pensano erroneamente che sia “l’Amministratore Delegato” della chiesa cattolica d’Irlanda. In risposta alla sua domanda, non conosco il numero esatto dei casi di vittime di abusi sessuali da parte del clero che abbiano nominato il cardinale Seàn Brady nelle loro azioni legali”.
    Voice of the Faithful, una organizzazione cattolica che lotta per le riforme nella chiesa, ha dichiarato che “è stato significativo” che Brady abbia affermato di voler riflettere fino a Pasqua sulla sua posizione.
    Seàn O’Connaill, il coordinatore del gruppo irlandese ha dichiarato: “La situazione della chiesa d’irlanda e la posizione del cardinale Brady sono molto confuse e mutevoli”
    “I problemi che la chiesa cattolica si trova ad affrontare, tuttavia, non verranno risolti solo facendo saltare delle teste. La gente e la leadership devono rendersi conto che è necessario un grande programma di riforma della chiesa per dare una svolta a questa questione”.

    http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…e-priests-italy

    Testo originale
    Pope faces fresh wave of child abuse scandals in Italy
    The head of the Catholic church is bracing himself for a new round of allegations by victims of paedophile priests — in Italy
    Cardinal Joseph Ratzinger handled abuse cases for 24 years before becoming Pope Benedict XVI. Photograph: Max Rossi/REUTERS
    Pope Benedict XVI is facing growing pressure over his handling of paedophile priests as new cover-ups come to light in Italy, the country with the greatest concentration of Roman Catholic clerics.
    After the latest allegations – that Benedict took no action in the US when he was head of the Congregation for the Doctrine of the Faith, the Vatican’s enforcer – the church is now “terrified” as more victims stand up to be counted in Italy, according to Roberto Mirabile, head of La Caramella Buona, an Italian anti-abuse group. “With the scandals erupting abroad, we will see a huge growth in victims’ groups in Italy in coming weeks,” said Mirabile yesterday. As Cardinal Joseph Ratzinger, Benedict handled abuse cases at the Vatican for 24 years before he became pope in 2005.
    “We are likely to discover that the Vatican worked even harder in Italy with bishops than elsewhere to hide cases, simply because the contact was closer and the church is so powerful in Italy,” Mirabile added.
    Sergio Cavaliere, an Italian lawyer who has documented 130 cases of clerical paedophilia, also believes that the Vatican’s backyard could follow Ireland, the United States and Germany in producing a wave of abuse revelations. “The cases I have found are just the tip of the iceberg given the reluctance of many victims to come forward until now,” said Cavaliere. “And in no single case did the local bishop alert police to the suspected abuse.”
    Another startling development is how recent most of the allegations are, unlike the decades-old cases in Munich and Milwaukee that Benedict was last week accused of failing to act on.
    Monsignor Charles Scicluna, who investigates abuse accusations passed on to the Vatican, denied this month that abuse had reached “dramatic proportions” in Italy, but he was concerned about “a certain culture of silence” among Italy’s 50,000 priests.
    In February, the Vatican opened an investigation into allegations by 67 former pupils at a school for the deaf in Verona that 24 priests, brothers and lay religious men abused pupils from the 1950s to the 1980s. Three of the accusers repeated their claims on Italian prime-time television on Friday.
    In a case recalling the accusations against Father Lawrence Murphy in Milwaukee, who was claimed to have abused up to 200 deaf children, one Italian former pupil claimed that priests had sodomised him so relentlessly that he came to feel “as if I were dead”.
    A second pupil has accused Verona’s late bishop, Monsignor Giuseppe Carraro, who is being considered for beatification, of molesting him.
    In Ireland, the leader of the Catholic church has been named in more than 200 civil actions by victims of alleged clerical abuse, putting him under further pressure to resign. The victims claim that Cardinal Seán Brady failed in his duties by neglecting to protect them from paedophile priests and other sex abusers. There is no suggestion that he took part in any abuse.
    Legal sources in the republic confirmed that 230 separate victims of alleged clerical abuse are taking the church to court. They said these include five victims of Father Brendan Smyth, one of Ireland’s most notorious paedophiles.
    Smyth’s arrest and conviction opened the floodgates for dozens of cases concerning priests abusing children in dioceses all over Ireland, alongside widespread and systemic abuse in church-run orphanages and industrial schools.
    Brady has confirmed that he was present at a closed canonical tribunal into the activities of Smyth, who died in jail 13 years ago while serving 12 years for 74 sexual assaults on children.
    “Smyth’s victims will argue that the church knew as far back as 1975 that he was abusing children. But the hierarchy’s secret deal with two of his young victims that year left Smyth free to abuse others many years afterwards,” one senior legal source told the Observer.
    “The cardinal now faces being named in hundreds of cases, some of which will go through the courts.”
    Asked if the church was aware that Brady had been named in so many civil actions through the Irish courts, a spokesman for the Catholic Press Office in Ireland said: “The bishop who occupies the position of primate of all Ireland [Brady] is often named as co-defendant in judicial proceedings by people who mistakenly presume him to be the ‘CEO’ for the Catholic church in Ireland. In answer to your query, I do not know the exact number of cases taken by alleged victims of clerical sex abuse who have named Cardinal Seán Brady in their actions.”
    Voice of the Faithful, an international lay Catholic organisation campaigning for reforms in the church, said it was “deeply significant” that Brady has said he is spending the run-up to Easter reflecting on his position.
    Seán O’Connaill, the group’s Irish co-ordinator, said: “The situation regarding the church in Ireland and Cardinal Brady’s position is very confused and fluid.
    “The problems facing the Catholic church, however, will not be resolved alone by heads rolling. Both the people and the leadership have to realise that there has to be a major reform programme within the church to turn this around.”

    http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…e-priests-italy

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/i…11477&Itemid=66

    Sergio Cavaliere la law firm antipedofili intervistato dal Guardian PDF Stampa E-mail
    Scritto da s.p.
    martedì 30 marzo 2010
    L’avvocato Sergio Cavaliere di San Cipriano d’Aversa è stato intervistato dal Guardian, il famoso giornale inglese lo ha contattato in quanto la law firm sancprianese è uno dei massimi esperti italiani nella difesa delle vittime di preti pedofili, una piaga presente nella chiesa cattolica che in questi giorni sta venendo alla ribalta in maniera eclatante. Infatti il Guardian ha scritto che Cavaliere ha documentato ben 130 casi di pedofilia clericale. Cavaliere ha detto al giornalista Tom Kingdom:
    “I casi che ho trovato sono solo la punta di un iceberg dato la riluttanza di molte vittime a farsi avanti per denunciare”. Sergio Cavaliere recentemente si è occupato del caso di Don Marco Cerullo, parroco di Casal di Principe, trovato dai carabinieri in flagranza di reato mentre abusava di un bambino ed arrestato dopo un inseguimento. Cerullo è stato condannato a 6 anni e 8 mesi in appello.
    s.p.

  • “prete pedofilo, la curia sapeva da tempo – michele smargiassi”

    “prete pedofilo, la curia sapeva da tempo – michele smargiassi”

    “prete pedofilo, la curia sapeva da tempo – michele smargiassi”

    Data: 10/03/2010

    Bologna Prete pedofilo, la Curia sapeva da tempo Mons. Stagni: “Lo convocai e mi giurò che non era vero”. Poi toccò a mons Vecchi Il caso Un´insegnante: “Il vescovo disse: lei è quella che risolve i problemi? A me sembra che li crei” 

    MICHELE SMARGIASSI

    C´è in effetti un´inerzia che sorprende nel modo in cui la Chiesa bolognese ha affrontato fin dall´inizio il caso spinoso dei comportamenti del suo sacerdote poi condannato per pedofilia. A quanto affermano i legali della Curia, il vescovo vicario Ernesto Vecchi seppe delle accuse contro l´anziano parroco solo nel gennaio del 2005, a indagini dei carabinieri già avviate. Ma la Curia era stata informata di quelle voci molti mesi prima: eppure nessuno fece nulla per verificarne la veridicità. Erano state infatti le stesse insegnanti, nella primavera del 2004, dunque almeno otto mesi prima di rivolgersi esasperate ai carabinieri, a cercare le vie per far arrivare alle gerarchie i sospetti su quel che stava accadendo in quell´asilo di estrema provincia. Ne avevano parlato con il parroco di un paese vicino, che si era trincerato dietro un imbarazzato scaricabarile: «Non c´entro niente, sono fuori dal confine della parrocchia, quindi non posso intervenire in nessuna maniera, le cose riguardano il vescovo, le autorità nostre insomma». Poi ne avevano informato i dirigenti locali del Fism, l´associazione delle scuole cattoliche da cui dipendeva anche la loro, ricevendone segnali di irritazione e, secondo quanto riferisce a Repubblica un´altra maestra, perfino velate minacce di ritorsione: «Finché si scherza si scherza…».
    Ma ad uno di questi colloqui assistette casualmente anche una coscienza eticamente un po´ più responsabile: una suora. Che, coinvolgendo un altro parroco, riuscì finalmente a far giungere le inquietudini delle insegnanti ai livelli gerarchici più alti: ovvero all´allora vicario generale della Curia, monsignor Claudio Stagni. Il quale convocò a Bologna il sacerdote chiacchierato, che poi raccontò così l´episodio al processo: «Mi è stato detto dal Vescovo Monsignor Stagni (…) ‘guarda, un confratello ha telefonato dicendomi che ci sono da parte tua degli atteggiamenti di pedofilia´. Io dissi al Vescovo: guarda, con tutta onestà e davanti a Dio ti dico che questo non è assolutamente vero». Il vicario si limitò a un paterno consiglio. «Il vescovo», riferì sempre a verbale il prete indagato, «mi ha consigliato ‘cerca di entrare nella scuola il meno possibile, cerca di stare attento perché sai che la gente è cattiva´». Nessuna delle maestre dell´asilo fu chiamata a spiegare, nessun genitore fu informato. «Gli credetti», ricorda oggi monsignor Stagni, «perché era un sacerdote che non aveva mai dato problemi di quel genere, e mi raccontò che c´erano dei dissapori con le maestre, per cui pensai che quelle voci fossero state gonfiate da un po´ di malevolenza. Non potevo prevedere… Se vuole sapere come la penso, forse avrà commesso qualche imprudenza, ma non riesco a credere a violenze sessuali».
    Era una primavera di cambiamenti in via Altabella: nominato da poco, l´arcivescovo Caffarra stava rivoluzionando gli incarichi. A metà aprile Stagni lasciò Bologna per diventare vescovo di Modigliana, e al suo posto subentrò Vecchi. Possibile che non sia avvenuto tra loro uno scambio di consegne su un caso così delicato e appena emerso? Al processo, Vecchi lo negò risolutamente, e anche Stagni oggi conferma: «Non gliene parlai perché non ci fu un vero e proprio passaggio diretto di funzioni, comunque allora non mi parve fosse una cosa così grave».
    Nel frattempo il sacerdote, ammonito, si era in effetti messo tranquillo per un po´, e le insegnanti si convinsero che forse il problema era superato. Purtroppo non fu così, e con la ripresa delle lezioni a settembre la nuova coordinatrice assistette ad altri squallidi comportamenti. Ma a quel punto mobilitare di nuovo la Curia sembrò un´impresa. La coordinatrice chiese appuntamenti che si infransero sulla scrivania del segretario di monsignor Vecchi. Solo quando, il 15 novembre, via fax, fece allusioni allarmate a «un problema che può portare, vista la gravità delle accuse, a estreme conseguenze: denunce alle autorità, stampa ecc.», venne finalmente convocata dal vicario, ma con toni che non promettevano molta disponibilità all´ascolto: «Ma lei non era quella che doveva risolvere i problemi? Mi sembra che ne stia creando!», si sentì apostrofare. Comunque ormai era troppo tardi, la denuncia era già partita, e allora fu la coordinatrice a rinviare: «non avevo più molto da attendermi dalla Curia che era stata così poco sensibile; soprattutto non volevo presentarmi da sola, come mi chiedevano, volevo ci fosse un testimone». L´incontro tra la coordinatrice, un genitore e il monsignore avverrà comunque l´8 gennaio 2005 e sarà tempestoso: Vecchi s´indignerà per non essere stato avvisato di una situazione di cui, abbiamo visto, la Curia in realtà era a conoscenza già da quasi un anno; e farà capire ai due visitatori di non avere intenzione di essere ulteriormente coinvolto: «Questo incontro non è mai avvenuto» è la frase con cui ricordano di essere stati congedati, che Vecchi smentisce ma che la coordinatrice conferma a Repubblica: «Ce lo scandì chiaro, sulla soglia dell´ascensore».
    Sottovalutazioni, fastidio, imbarazzi, segreti, responsabilità negate: non è esattamente l´atteggiamento che le recentissime posizioni vaticane sembrano auspicare in questi casi, a meno che la svolta della trasparenza non valga solo per i vescovi irlandesi o tedeschi.
    (2. fine)

  • Il parroco in carcere, la pena: 4 anni e 8 mesi «Don Abbiati, si riapra il caso»

    Il parroco in carcere, la pena: 4 anni e 8 mesi «Don Abbiati, si riapra il caso»

    «Don Abbiati, si riapra il caso»
    Il sacerdote sta scontando in carcere una pena di quattro anni e 8 mesi Era stato arrestato a luglio dell’anno scorso
    PAVIA. La difesa parla di «nuovi documenti» che ribalterebbero la versione dell’accusa. “Prove” ritenute sufficienti a far riaprire il processo per don Giuseppe Abbiati, l’ex-parroco di Borgarello in carcere da quasi sette mesi per pedofilia.
    Il legale difensore, Massimo Zucca, non si sbilancia. Anticipa poco della documentazione che nel giro di qualche settimana arriverà sul tavolo dei magistrati della Corte di Appello di Milano. A luglio, con l’arrivo dei carabinieri nell’abitazione di via Libertà a Marcignago, che avevano dato seguito alla condanna definitiva per il sacerdote, il caso di don Giuseppe Abbiati sembrava essersi chiuso. Le dichiarazioni dei tre ragazzini, che avevano raccontato ai magistrati di incontri sessuali con il sarcedote in cambio di soldi, avevano convinto prima i giudici del Tribunale di Pavia, che avevano emesso una condanna a sei anni, poi la Corte di Appello di Milano, che aveva ridotto la pena a 4 anni e 8 mesi, e infine la Cassazione. Ora tutto viene rimesso in discussione, con un’ipotesi di riapertura del processo. Una prassi rara. Si devono infatti fornire prove schiaccianti di innocenza. «In questo caso – spiega l’avvocato Zucca – sono emersi fatti nuovi». La richiesta di revisione del processo segue in parallelo le istanze di scarcerazione per motivi di salute. Una prima richiesta in questo senso era stata presentata subito dopo la carcerazione, ma il magistrato l’aveva rigettata. Ora si attende il pronunciamento del Tribunale di sorveglianza nell’udienza fissata per il 10 marzo. «Dieci giorni prima di quella data – spiega Zucca – saranno depositate le nostre osservazioni sull’aggravamento delle condizioni di salute di don Abbiati. Condizioni che a nostro avviso sono incompatibili con il regime carcerario. Per questo, nei prossimi giorni, sarà depositata una nuova istanza». I certificati medici parlano di patologie dell’apparato respiratorio e cardio-circolatorio, ma anche di «disturbo fobico-ossessivo con attacchi claustrofobici», caratterizzato da crisi di pianto, ipertensione e svenimenti. Per questi disturbi il sacerdote, che ha 70 anni, era stato ricoverato a novembre nel reparto di Medicina penitenziaria del San Paolo a Milano.

    Per l’innocenza del parroco si erano schierati in tanti, sia a Marcignago che a Borgarello. Come testimoniano le circa 150 lettere che il sacerdote ha ricevuto in carcere. I giovani dell’oratorio, ma anche i fedeli dei paesi attorno (le lettere provengono da Casorate, Pavia, Trivolzio, Belgioioso, Cura Carpignano, San Genesio, Filighera, Copiano e Trovo) esprimono solidarietà al don e lo invitano «a essere forte e a non lasciarsi andare». «Don Abbiati continua nella sua missione di portare la parola di Dio anche ora che è detenuto – spiega Zucca -. Nonostante le sofferenze, si fa carico dei problemi degli altri detenuti cercando di essere un punto di riferimento».
    (17 febbraio 2010)

  • Processo a Don Vito Caradonna: oggi parla Mons. La Piana

    Processo a Don Vito Caradonna: oggi parla Mons. La Piana

    L’ex vescovo di Mazara Calogero La Piana (nella foto) attualmente arcivescovo di Messina, sarà ascoltato oggi, in Tribunale, nell’ambito del processo che vede imputato, per tentata violenza sessuale su un uomo, don Vito Caradonna, parroco della chiesa di San Leonardo e cappellano del locale carcere.

    L’alto prelato dovrebbe essere interrogato sui contenuti dell’incontro avuto con la presunta vittima, il 33enne P.L.C.

    Il processo è cominciato nel Maggio 2008, ed è partito proprio dalla denuncia dell’uomo che dice di aver subito gli abusi. Quest’ultima persona è assistita in udienza dall’avvocato Gianfranco Zarzana. Caradonna è difeso dall’Avvocato Rosa Tumbarello.

    In una precedente udienza è stato ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda.
    La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito.
    Mannino ha detto che il prete all’epoca gli era sembrato ”preoccupato”. «Caradonna – ha, inoltre, affermato l’ispettore – mi disse che L.C. aveva chiesto soldi per chiudere la questione. Altrimenti, si finiva in Tribunale». Come, poi, è accaduto con la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri.

  • Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice

    Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice

    Data: 11/02/2010
    Pagina VI – Bologna “Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice. Il vescovo al processo ha smentito Il sacerdote fu arrestato in marzo, due mesi dopo le denunce. Prima nessuno fece nulla Il caso riaperto da una lettera dell´avvocato delle vittime: la Curia risarcisca MICHELE SMARGIASSI (segue dalla prima di cronaca)
    I legali della Curia giudicano «tendenziosi e sbagliati» i passaggi della sentenza che riguardano l´atteggiamento della Chiesa bolognese, e annunciano battaglia in appello (molto lontano: primavera 2012). Difficile comunque negare che quello scandalo continui a imbarazzare la Curia bolognese, che nei due anni successivi alla sentenza non ha mai avvertito il bisogno di inviare due righe di rammarico alle famiglie delle dieci bambine (dai tre ai sei anni) palpeggiate e sottoposte a squallidi “giochi” dal sacerdote-insegnante di un asilo parrocchiale in un paese del ferrarese (ma nella diocesi bolognese) di cui, per ovvi motivi, tacciamo ogni elemento di identificazione. Un silenzio riportato alla luce dalla lettera aperta che l´avvocato di molte delle piccole vittime, Claudia Colombo, ha inviato due giorni fa al cardinale Carlo Caffarra per invitarlo, anche se la legge non lo obbligherebbe, a pagare il risarcimento di 28 mila euro fissato dal tribunale, che il sacerdote “nullatenente” non può versare, e che dunque le famiglie rischiano di non ricevere mai.
    Non è una coincidenza che quella vecchia storia torni oggi di attualità. Pochi giorni fa papa Ratzinger ha ammesso dolorosamente le colpe dei tanti suoi ministri che hanno «violato i diritti dei minori», e un mese fa il cardinale Hummes, prefetto della Congregazione del clero, ancora più nettamente ha disposto che i preti pedofili vengano denunciati alla giustizia ordinaria, non solo a quella ecclesiastica. Ma quando un´educatrice dell´asilo degli scandali, dopo aver raccolto le allarmanti testimonianze di alcune colleghe, tentò di avvisare le gerarchie, le cose non andarono proprio così. «Ho inviato diversi fax, ho fatto diverse telefonate, non ho avuto risposta», testimoniò al processo. «Mi rispondeva il segretario di monsignor Vecchi (…) al quale dicevo: mi rivolgo a voi nella speranza che possiate essere dei buoni genitori nei confronti di don …». Era il novembre del 2004. Infine, dopo appuntamenti fissati e rinviati, quell´incontro avvenne, ma ormai i genitori avevano già denunciato i loro sospetti ai carabinieri. E questo, riferirono i due “ambasciatori”, fece infuriare Vecchi: «Si arrabbiò moltissimo, cominciò a urlare contro di me dicendo che io ero pagata da loro, che dovevo dirglielo, che loro non sapevano niente, che non potevano immaginare (…) al che incominciai a dire che avevo fatto richiesta diverse volte (…) ma non c´è stato verso, nel senso che lui era arrabbiatissimo e la conversazione si chiuse lì». Commento dei giudici in sentenza: dopo questo «fallimentare estremo tentativo delle insegnanti e dei genitori di avvertire la Curia», «il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano (…) equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda dei rapporti con i vertici come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili».
    Dal lungo e sofferto processo emerge che in Curia nessuno negò l´esistenza di un problema in quell´asilo. Proprio Vecchi, nel burrascoso colloquio, secondo i suoi interlocutori riconobbe che «don … è molto malato». Del resto, quando all´inizio del 2004 i genitori insospettiti si erano rivolti ad altri parroci della zona e anche a una suora, almeno per un certo periodo il prete molestatore si era tenuto a freno, verosimilmente ammonito dall´alto. Se non mancò la consapevolezza, per i giudici mancò semmai il coraggio della trasparenza e dell´intervento tempestivo. Del resto il sacerdote fu arrestato in marzo, due mesi dopo l´incontro informativo in Curia, ma neppure allora la diocesi prese alcun provvedimento cautelativo nei confronti del sacerdote, che continuò a frequentare l´asilo. Mancò poi, accusa l´avvocato delle vittime, quel tratto di umana compassione che avrebbe dovuto rendere moralmente necessario un gesto di scuse verso le vittime di chi tradì i doveri dell´abito e del ruolo che la Chiesa stessa gli aveva affidato.

    “prete pedofilo “in curia clima ostile e omertoso” – michele smargiassi”

    Data: 11/02/2010
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    Cronaca Locale
    Pagina III – Bologna L´inchiesta Prete pedofilo “In Curia clima ostile e omertoso” MICHELE SMARGIASSI «Questo incontro non è mai avvenuto». L´educatrice dell´asilo degli scandali se lo ricordò, invece, e tre anni dopo fece mettere a verbale quell´ultima frase del monsignore, così com´era rimasta scolpita nella sua memoria, cioè pronunciata sulla soglia dell´ascensore della Curia. Anche il genitore di una delle bimbe molestate dal parroco-maestro di quell´asilo del ferrarese riferì al tribunale quasi le stesse parole del prelato: «Ci strinse la mano all´uscita e ci disse che questo incontro non c´era mai stato». Era l´8 gennaio 2005, il luogo era la Curia arcivescovile bolognese di via Altabella, e il monsignore pregato di intervenire su un caso di desolante pedofilia all´ombra di un campanile era il vicario generale della diocesi, il vescovo Ernesto Vecchi. Si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il prete fu poi condannato in primo grado, nell´aprile 2008, a sei anni e dieci mesi di carcere, che quel «tentativo di comunicare con la Curia» si rivelò, almeno per chi sperava nell´intervento delle gerarchie, «assolutamente improduttivo e connotato da una sostanziale ostilità e da un clima sostanzialmente omertoso». Al processo monsignor Vecchi rilasciò una diversa versione dell´incontro: mai saputo nulla prima, e nessun invito a tacere, «che bisogno ne avevo, c´era già la denuncia», scatta spazientito al telefono.
    SEGUE A PAGINA IV

  • Il Punto: Presunti innocenti e esercizio di Buona Fede

    Il Punto: Presunti innocenti e esercizio di Buona Fede

    L’omicida di Borghetto ha confessato ma la presunzione di innocenza vale anche per lui. Approfondirne ora profilo e “ragioni” è come dar la stura al mostro della porta accanto, ottusa quanto utile per suscitare curiosità morbosa, e soprattutto per fare copie / ascolti.

    Mercoledì 30 dicembre all’indomani dell’arresto di don Luciano Massaferro, accusato di molestie nei confronti di una minorenne, Savonanews.it pubblicava una nota intitolata: “CAUTELA E TRASPARENZA”, che cominciava così:

    “La presunzione di innocenza dettata dalla Costituzione vale anche per i preti accusati di pedofilia. Anche per i savonesi don Giorgio Barbacini e don Luciano Massaferro. Ma il problema, inutile nasconderselo, esiste. La Santa Sede, cosciente della portata civile e mediatica, si è già più volte espressa su posizioni nette. Più titubanti sembrano le diocesi, che hanno grosse difficoltà a maneggiare direttamente tematiche spinose ed ingestibili come questa, senza dare l’idea di assolvere anzitempo l’indagato (opponendo un coro di solidarietà alle sue buone opere) o quella di metterlo all’indice, con la temuta conseguenza di una auto – delegittimazione.” ( leggi: Alassio: prete arrestato, cautela e trasparenza)

    Una decina di giorni dopo don Luciano è ancora in carcere, ma qualcosa è cambiato. Sia la cautela che la trasparenza, giorno dopo giorno, sembrano venir meno: la nuova linea della difesa vira verso la facoltà di non rispondere, cedendo la parola alla diocesi di Albenga – Imperia, la quale a buon titolo e forse suo malgrado finisce su un autorevolissimo quotidiano come l’Avvenire.

    Tre i punti espressi:

    • Stigmatizzare l’efferata dottrina dello “sbatti il mostro in prima pagina”
    • Ribadire il difficile contesto familiare del minore ed insinuare il fattore “fantasia”
    • Attaccare la procura della repubblica di Savona che non avrebbe convocato i testimoni a favore di Don Luciano Massaferro

    Strano. Da vent’anni al timone della diocesi di Albenga – Imperia monsignor Mario Oliveri è mente troppo fine in diplomazia pontificia per concepire e/o sottoscrivere un intervento a gamba tesa come questo… Strano.

    Ha certamente ragione l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, quando rimprovera i giornalisti di non conoscere la realtà della Chiesa e rappresentandola con un’informazione distorta. Siamo consapevolmente tra questi, e umilmente ci proviamo.

    Partiamo dal terzo punto: l’anomalo affondo della diocesi di Albenga sulla procura di Savona.

    Un indagine della magistratura è cosa diversa da un televoto. Nel televoto (si) contano le preferenze, in un indagine no.

    Un esempio di cronaca è recentissimo, anzi di oggi: tutti i vicini di casa di un omicida – al momento reo confesso – lo conoscono come ottima persona, ma in preda ad un raptus o per insana abitudine, questi commette reati penali. Ecco che la sua colpevolezza non può e non deve essere stabilita per alzata di mano tra favorevoli o contrari alla sua condotta, ma sulla base di elementi probatori oggettivi e/o di testimonianze giurate, se vogliamo escludere una laica confessione. E’ banale ma non troppo, e vale per tutti come la Legge.

    Non si può procedere per alzata di mano pro / contro l’indagato. Sarebbe come se per un sospettato di furto venissero convocati in procura i suoi amici per essere ascoltati su quanto affabile e generoso sia stato in vita propria l’indagato.

    Secondo punto: che la ragazzina minorenne – PRESUNTA vittima delle PRESUNTE attenzioni – si sia inventata tutto però, lo si può pubblicamente sostenere al tavolo di un bar, un po’ meno sulle pagine dell’Avvenire. Per rispetto alla Chiesa e all’Avvenire, appunto.

    Anche perché altrimenti “non vale”: è troppo autorevole ed influente una Diocesi anche solo per adombrare un sospetto di questo tipo a discredito dell’accusa, prima di un giusto processo. Ha leve troppo poderose sulle coscienze di fedeli e politici, per sparigliare d’anticipo, e lo sa. Perché la fondatezza delle accuse così come le ragioni della difesa – in caso di reato – sono nelle mani di un Giudice. E le regole, anche del gioco – quando in gioco c’è la libertà, la faccia e la vita di persone minorenni e non – valgono per tutti i poteri protagonisti della vicenda.

    Poteri carichi di autorità e degni di rispetto: dunque, se giustamente si protesta contro processi sommari sulle locandine gialle dei giornali, non sono diplomaticamente praticabili alte insinuazioni sull’attendibilità della (presunta) vittima, in fase “istruttoria”.

    Quanto al “mostro in prima pagina”, semplicemente No. Nell’era di internet, non si può più chiosare con “è la stampa, bellezza”.
    Con la notizia non si incarta più il pesce il giorno dopo. I nomi e le fotografie restano, più che nelle coscienze sommerse dal flusso mediatico, nei motori di ricerca. E questi moderni oracoli tra un paio di decenni non saranno ingialliti come la carta, ma pronti a ri-vomitare addosso all’utente un’informazione sbagliata, un processo sommario, un’assoluzione gratis o una mezza gogna buttata lì – a suo tempo – per far copie / ascolti.

    Dopo quella giudiziaria e quella ecclesiastica qui galleggia l’altra responsabilità, quella di giornalisti e giornali, troppo influenti a loro volta per esercitare con insostenibile leggerezza un ruolo conquistato con secoli di lavoro, al servizio dei poteri ma soprattutto dei lettori.

    Ci si conceda un esercizio di ingenuità, che a volte aiuta a capire.

    Normale dunque (ma non giusto) che una diocesi – parlando di abusi – ricordi a contraltare l’altissimo sacrificio dei Missionari di tutto il mondo, non giusto che un giudice ricordi i magistrati ammazzati per giustificare un’errore giudiziario, né che i giornalisti ricordino i colleghi morti (fisicamente o professionalmente) nel tentativo di informare, a legittimare una notizia sbagliata, o non rettificata.

    Come scrivevamo a fine anno nel pezzo “CAUTELA E TRASPARENZA” dopo le vittime di violenze, la Chiesa Cattolica è la prima danneggiata da comportamenti delittuosi (quando accertati) e bene farebbe, piuttosto che contrattaccare in maniera tutto sommato scomposta, a rendersi protagonista di un’ “operazione trasparenza”, che difficilmente vedrebbe contrari fedeli e laici, secondo uno stile consolidato in due millenni, e soprattutto allineato al suo prestigio.

    Vero è che un articolo forse sfuggito tra le calde maglie domenicali dell’Avvenire – tra Imperia e Savona – sta ventilando un vespaio, dal quale Monsignor Mario Oliveri vescovo di Albenga e Imperia non pare dissociarsi, perlomeno stando ai giornali del 11 gennaio 2010.

    Stiamo ai fatti e trascuriamo alcuni recenti servizi televisivi nei quali inconsapevoli prelati invitavano a non denunciare presunti casi di pedofilia, di fronte ad una telecamera nascosta. Troppo facile.

    Se Ansa non mente, ci atteniamo alle condanne.
    In ordine sparso:

    • Il 4 settembre del 1998 a Trapani don A.M. patteggia una pena di un anno e 10 mesi per atti di libidine su alcune minorenni. Dopo il suo arresto i parrocchiani avevano ipotizzato un complotto a suo danno (Gip: Marina Ingoglia)
    • Due anni e 10 mesi e l’interdizione dai pubblici uffici per l’ex cappellano del carcere di Sanremo, per concussione e atti di libidine su alcun carcerati. (A sporgere denuncia gli stessi agenti di custodia, P.M. Paola Calleri, 1998)
    • Un anno e 8 mesi all’ex parroco di Ponza, don S.T. accusato di abusi sessuali su una bambina di 9 anni (P.M. Gregorio Capasso, 1998) Trasferito. Al suo ritorno a Ponza nel 2003 un gruppo di fedeli contestò la sua presenza. Il vescovo chiese per lui “misericordia, carità e giustizia” (Ansa 10 maggio 2003)
    • Due anni di reclusione (con pena sospesa e non menzione) per un sacerdote di Spoleto nel 1999. Applausi a Napoli nel gennaio del 2000 per le esequie di don G.R. anni prima condannato in appello per abusi sessuali su un minore. Nell’omelia il cardinale non menzionerà la condanna ma ricorderà le sue doti spirituali (F.te: Ansa)
    • Sei anni e mezzo di reclusione invece a Foggia per don G.M. per violenza sessuale su minorenni (P.M. Gabriella Tavano, 2000)
    • Quattro anni e mezzo a don M.G. per “contatti a sfondo sessuale con due giovanissimi chierichetti”. I carabinieri trovarono due polaroid dei ragazzi di 11 e 12 anni. Il sacerdote era assai noto e benvoluto (Gip Fabrizia Pironti, Torino – Feb 2001 Ansa)
    • Giugno 2001, San Giuliano Milanese. Rito abbreviato per don R.M. accusato di violenza sessuale su giovani, violenza privata e appropriazione indebita per “aver prelevato parecchi milioni dalle casse della canonica per pagare e fare regali a chi lo ricattava per convincerlo al silenzio” : quattro anni di reclusione (P.M. Ghezzi, G.u.p. Piero Gamacchio, 2001) Nel 2003 il sindaco espresse solidarietà e chiese il suo ritorno.
    • Santa Margherita Ligure, gennaio 2002: don P.C. viene condannato dal tribunale di Chiavari al risarcimento dei danni a favore di una minorenne molestata anni prima. L’equivalente di 30 milioni di lire. Si proclama innocente ma il reato viene riconosciuto, e il parroco trasferito in un paese vicino. La vittima ha deciso di devolvere la somma ad associazioni per il recupero delle vittime della pedofilia.
    • Più pesanti le condanne all’estero. Nel Kentucky (USA) padre L.M. fu condannato a 20 anni per abusi sessuali su minori (2003)
    • Quattordici anni ad un prete brasiliano di origine italiana, don T.T.S. che dichiarandosi innocente ha attribuito le testimonianze delle sue vittime minorenni alla “immaginazione fertile e creativa di due bambini ispirati (…) la cui intelligenza assomiglia molto a quella di un imbecille adulto”

    Stiamo in Italia:

    • Sei anni con rito abbreviato a don P.P. di una parrocchia laziale. Reato: “violenza sessuale ed istigazione ad abuso di sostanze stupefacenti nei confronti di due ragazzini (…) ai quali faceva costosissimi regali” Otto e 14 anni la loro età. Secondo la procura di Roma la madre di uno di loro avrebbe favorito gli incontri (2004)
    • Teramo, giugno 2004: Sei anni di reclusione per don B.T., accusato di pedofilia a danno di 5 ragazzi dal G.u.p. Antonella De Carlo. Uno di loro era disabile.
    • Grosseto, luglio 2004: patteggia due anni e sei mesi don F.C. con l’accusa di molestie sessuali a danno di bambini (G.u.p. Armando Mammone)
    • Tre mesi e venti giorni di pena (sospesa) sono stati patteggiati da un giovane parroco pavese che avrebbe acquistato immagini pedopornografiche nel 2004
    • Nel 2006 il vescovo di Como Mons. Maggiolini condannò l’insistenza delle accuse di violenza sessuale su di un minorenne nei confronti di don M.S. “Prego per don M.S. A lui sono vicino con affetto” Venne condannato a 8 anni di reclusione in primo grado. Il vescovo subentrato nel frattempo, Mons. Diego Coletti decise di non riconfermare l’incarico al parroco condannato non potendosi “considerare irrilevante e senza conseguenze il pronunciamento in primo grado” (Ansa)
    • Era già stato condannato nel 1995 per reati sessuali don T.T.A., arrestato a macerata nel 2006 con le stesse accuse.
    • Don A.R. venne condannato a 15 anni di reclusione per violenza sessuale su un minore dal tribunale di barcellona Pozzo di Gotto (Messina, 2006)
    • Sette anni in Appello per don G.C. nel 2008. Accusa: violenza su una parrocchiana minorenne. Presunzione di innocenza del Vescovo in attesa delle Cassazione, che annulla la condanna per prescrizione nel marzo 2009. Il giudice conferma i risarcimenti per le parti civili.
    • Trentotto (38) gli abusi attribuiti a don P.B. Sedici quelli confessati al magistrato. Quattro riguardano bambini di dieci anni. La provincia è quella di Arezzo. La condanna del G.u.p. Simone Salcerini è ad 8 anni di reclusione. Don P.B. dichiara all’Ansa di sentirsi “liberato”. Già negli anni ’80 aveva confidato la sua attrazione per i bambini. Il vescovo di Arezzo Mons. Gualtiero Bassetti lo sospende a divinis nel 2008.
    • Vicino a Bracciano un sacerdote, M.C. viene condannato a 4 anni e 4 mesi ber abusi su minori. Quando una coppia da lui sposata lo scopre, chiede l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota per “indegnità del celebrante” (Ansa, dic. 2008)

    A Enna lo scorso anno il P.M. Marcello Cozzolino chiede 4 anni per don G.B. che viene condannato dal giudice a sei anni di reclusione per aver abusato di un minorenne disabile. Nel luglio 2009 la IIa sezione del tribunale di Palermo condanna don P.T. a sei anni e mezzo di carcere. Quattro anni e 8 mesi per don G.A. in provincia di Pavia. Patteggiamento a 2 anni e mezzo di reclusione per don F.C. a Grosseto per violenze sessuali su minori.

    L’elenco è amaramente lungo, non solo in Italia. E’ ormai evidente che il problema esiste, e la Santa Sede lo sa. Già nel 2002 il Papa intervenne con poche righe, parlando apertamente dei preti pedofili come di traditori che hanno ceduto al male: “le peggiori manifestazioni del mistero del male – le definì Giovanni Paolo II° – che producono scandali gravi e gettano una pesante ombra di sospetto su tutti i buoni Sacerdoti”

    Vi era anche “la solidarietà per le vittime” in quella lettera del giovedì santo spedita il 21 marzo 2002 ai preti di tutto il mondo. “La Chiesa esprime la propria sollecitudine per le vittime, e si sforza di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione”

    Secondo verità e giustizia…

    Nei lanci Ansa le notizie importanti vengono precedute dalla dicitura “++”

    Il 28 luglio 2008 Benedetto XVI° è a Sidney, in Australia. Sono le due di notte in Italia quando le agenzie battono un “++”.

    Il titolo è freddo ma chiaro “PAPA: MISFATTI PRETI PEDOFILI VERGOGNA DELLA CHIESA”

    Poi il Papa aggiunge: “Sono profondamente addolorato per la sofferenza subita dalle vittime e gli assicuro che come loro pastore condivido la loro sofferenza.” Alle 02:20 un altro “++”; è sempre il Papa, da Sydney: i preti pedofili “devono essere portati davanti alla giustizia, e i loro misfatti condannati in modo inequivocabile”.

    Quando leggiamo di una polemica tra Diocesi di Albenga – Imperia e la Procura della repubblica di Savona, dunque, di cosa stiamo parlando?

    Cautela e Trasparenza, sono retoriche o indispensabili come questa domanda?

    Si incrina il muro del “Segreto Pontificio”, se Dio vuole, e per la chiesa e la fede, è un Bene. Ma questa è un’altra storia…

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67582