Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Don Ruggero Conti: le indagini si spostano anche in altre comunità dove era viceparroco!!!

    Don Ruggero Conti: le indagini si spostano anche in altre comunità dove era viceparroco!!!

    Il giornale “la Repubblica” di oggi titola sulla cronaca di Roma:

    NUOVE ACCUSE A DON RUGGERO – TRE BAMBINI DENUNCIANO ABUSI. Nuove accuse nei confronti di Don Ruggero Conti.

    Altri tre bambini hanno raccontato di aver subito abusi dal parroco… ma le indagini vanno anche indietro nel tempo: altri giovani, ora maggiorenni, sono stati contattati dagli investigatori che vogliono capire se il sacerdote avesse compiuto in passato altre violenze… Il prete, inoltre, avrebbe fatto vedere ai bambini film pornografici che sono stati ritrovati nel suo appartamento…

    Il quotidiano aveva messo anche qualche giorno fà un altro articolo della testimonianza di un ragazzo che così racconta gli abusi subiti da parte di Don Ruggero:

    ‘Ecco come quel prete mi ha fatto violenza’
    Repubblica – 02 luglio 2008 pagina 7 sezione: ROMA

    Ecco i verbali dell’ ultimo interrogatorio che si è svolto lunedì, davanti agli inquirenti che seguono il caso, presso una compagnia dei carabinieri. Eugenio, un nome di fantasia, racconta ai carabinieri la sua triste storia: con don Ruggero Conti, Eugenio avrebbe avuto un vero e proprio legame, durato anni. «Da circa dieci anni, perciò da quando ne avevo sette», ha detto Eugenio al magistrato, «frequento la chiesa della Natività di Santa Maria Santissima. Don Ruggero l’ ho conosciuto subito. Fino a quando avevo undici anni, cioè quando ho fatto la prima comunione, tutto è stato normale. Poi ricordo, era pomeriggio: mi trovavo da solo nella parrocchia. Guardavo la tv seduto su un divano. Arrivava don Ruggero: si sedeva al mio fianco, mi diceva di sdraiarmi, poi mi accarezzava la testa, il petto, fino a portare la mano sulla patta dei miei pantaloni. Meravigliato da questo comportamento, scostavo bruscamente la mano di don Ruggero. Lui smetteva. Nei giorni e nei mesi seguenti la cosa si ripeteva spesso e don Ruggero non riusciva nei suoi intenti. «Un giorno, però, ricordo che era sera verso le 21, mi trovavo sempre da solo nell’ abitazione di don Ruggero, dopo aver cenato. Eravamo seduti sul solito divano e lui iniziava nuovamente ad accarezzarmi. Vista la mia resistenza, mi offriva 50 euro, dicendomi che sarebbero stati miei se gli avessi permesso di farmi toccare nelle parti intime e di farmi praticare un rapporto orale. Allettato da tale proposta permettevo a don Ruggero…. di praticarmi un rapporto orale…» «Tutte le volte che poteva, tutte le volte che si presentava l’ occasione» continua Eugenio nell’ interrogatorio, «don Ruggero ci provava di nuovo. Io ci stavo soltanto quando avevo bisogno di soldi. Mi dava un po’ meno della prima volta, 20 o 30 euro. Don Ruggero non mi dava soltanto soldi. Mi regalava anche qualche capo di abbigliamento o i soldi per una pizza, a volte senza chiedermi in cambio di fare quelle cose. Dal 2004 fino ad oggi don Ruggero mi ha molestato sessualmente più di 20 volte. L’ ultima volta è stata circa due settimane fa. Don Ruggero – conclude il giovane – voleva sempre avere rapporti orali. A volte mi raccontava che gli piaceva fare queste cose soltanto con i ragazzi. Personalmente non conosco altri ragazzi che abbiano subito le mie stesse molestie. Ricordo però che una volta don Ruggero mi raccontò di essere riuscito a convincere a fare le stesse cose un altro ragazzo che di nome fa Stefano (nome di fantasia, ndr). Il sacerdote mi ha detto che con lui ha fatto tutto: cioè con lui ha avuto rapporti completi». – (rory cappelli e anna maria liguori)

    E nello stesso tempo i parrocchiani di Selva Candida, convinti dell’innocenza del sacerdote, e che non hanno minimamente interesse per le vittime, agiscono in questo modo:

    Preghiera e striscioni per don Ruggero
    Repubblica – 04 luglio 2008 pagina 1 sezione: ROMA

    «Ruggy ti voglio bene», «Torna presto ti aspettiamo». Sono questi i due striscioni con cui la chiesa Natività di Maria Santissima spezza un silenzio durato giorni. Iniziato lunedì mattina, quando don Ruggero Conti è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. E da quello stesso giorno, fra pianti e lacrime, i fedeli del parroco lo avevano difeso, ma senza nessuna manifestazione, rispettando il volere del vescovo, monsignor Gino Reali. Ma ieri il “popolo” di don Ruggero non ce l’ ha fatta più. In mattinata è partito il passaparola: tutti convocati al rosario delle 20.30. E, dopo il momento di preghiera, sui cancelli della chiesa sono stati appesi gli striscioni. A cui si è unito un silenzio durato una ventina di minuti, in cui gli unici rumori erano quelli dei pianti e dei singhiozzi dei fedeli, tutti vestiti con una t-shirt bianca su cui, a penna, avevano scritto le frasi più svariate a sostegno del loro parroco. «La preghiera è la nostra unica arma», ha detto il vice parroco don Giorgio. E, dopo l’ incontro in chiesa, i parrocchiani hanno deciso di bloccare la strada. Un centinaio di persone, guidate dagli animatori dei campi estivi che gridavano: «don Ruggero uno di noi». E, a quanto si dice in zona, ieri la sorella Marinella sarebbe andata a trovarlo in carcere. «Sta malissimo – ha spiegato Igino – piange sempre e da giorni è senza le sue medicine». E lo stato di salute di don Ruggero preoccupa i suoi fedeli. «Vorremmo sapere almeno come sta – ha spiegato Raffaella Soffiatti – abbiamo mandato telegrammi e lettere, ma senza ricevere risposta. Per tutti noi ha fatto tantissimo, ormai siamo una sola famiglia». – VALERIA FORGNONE

  • Bambini in lacrime e separazioni nuove ombre anche a San Mauro

    Bambini in lacrime e separazioni nuove ombre anche a San Mauro

    Nudi nei sacchi a pelo «per scaldarsi in montagna». Ma un adolescente scappò

    Stefano Brogioni – stefano.brogioni@epolis.sm – Un matrimonio tra una giovane coppia finito dopo pochi mesi, bambini in lacrime durante le gite in montagna, l’abitudine di dormire nudo nel sacco a pelo assieme ai ragazzini.

    Ancora ombre sulla condotta di don Roberto Berti, il parroco finito sott’inchiesta ecclesiastica per presunti abusi su minori. Il procedimento aperto nei suoi confronti ha in parte rotto quel muro di omertà e tabù che sembra aver accompagnato le abitudini del sacerdote per quasi vent’anni. E le voci, i dubbi, le accuse serpeggiano anche a San Mauro a Signa, il paese della Piana abbandonato poche settimane fa, ufficialmente per motivi di salute. Un paese spaccato, diviso tra chi difende a spada tratta il parroco 52enne e chi invece, forte delle testimonianze di presunte vittime di abusi, può affermare: «Io l’avevo detto».

    Si raccontano fatti grotteschi, nella piccola frazione signese. Che però combaciano alla perfezione con l’immagine lasciata alla Ginestra, dove è rimasto fino al 2001. Emerge il suo carattere autoritario, ad esempio, che lo avrebbe portato anche allo scontro con alcuni fedeli. C’è stato un periodo in cui alla Messa presenziavano anche i carabinieri.

    Alla base dei veleni, l’amicizia del sacerdote nei confronti del marito di una giovane coppia. Quella stessa coppia, dopo pochi mesi di matrimonio, si è separata.

    A San Mauro a Signa don Roberto “importò” l’abitudine delle gite in montagna con giovani, ma pare anche quella di dormire nudo nei sacchi a pelo, assieme ai ragazzini. Atteggiamento motivato dal fatto che «nel freddo dell’altura i corpi nudi si scaldano di più», ma probabilmente non gradito a un adolescente che, al risveglio la mattina successiva, in lacrime, volle a tutti i costi abbandonare la vacanza.

    La Curia è stata informata di tutto ciò che è successo a San Mauro, ma non ha mai fatto nulla», accusa un fedele che vuole restare anonimo.

    Episodi simili si sarebbero ripetuti per anni anche quando Berti era alla Ginestra. Soprattutto nelle gite più intime, quando cioè partivano con lui, sul furgone, quattro-cinque ragazzini. Lui dormiva sempre assieme a uno di loro nella sua canadese, mentre gli altri venivano sistemati nella tenda più grande.

    Racconti che le vittime saranno chiamati a rendere durante il processo canonico che si celebrerà non si sa quando. Ma forse si muoverà anche la magistratura.

    http://laici.forumcommunity.net/?t=17008626

  • La sentenza Prete condannato per pedofilia

    La sentenza Prete condannato per pedofilia

    Chi lo conosce dice che ha accolto la condanna come fosse una liberazione. La seconda dopo l’arresto, nel 2005, con l’accusa di aver abusato di un suo parrocchiano, un bambino di 13 anni.

    «Finalmente qualcuno mi ha aiutato» disse il sacerdote quando i carabinieri andarono a prenderlo. Dopo anni di buio, ieri l’ex parroco di Farneta, una frazione di Cortona (Arezzo), Pierangelo Bertagna, 46 anni, è stato condannato, con rito abbreviato, a otto anni di reclusione. Era accusato di violenza sessuale su 16 minori, abusi che lo stesso sacerdote confessò al magistrato.

    Dalla relazione di uno psicologo, depositata dai difensori del parroco Francesca Mafucci e Annelise Anania, emergerebbe che, in cerca di una via di uscita, già negli anni Ottanta il sacerdote avrebbe confidato la sua attrazione per i bambini a persone fidate dei «Ricostruttori nella preghiera», la comunità guidata da Gian Vittorio Cappelletto e di cui Bertagna faceva parte.

    DEI 16 EPISODI, 4 SONO MINORI. Dei sedici episodi per i quali Bertagna è stato condannato, la maggior parte avvenuti nel Cortonese e nel Lazio, quattro riguardano minori di 10 anni. La vicenda emerse nel 2005, quando il religioso venne arrestato dai carabinieri. Il paese si ribellò, ma poi si scoprì che un bambino di 13 anni aveva raccontato alla madre le attenzioni subite dal parroco, che involontariamente ammise le proprie responsabilità scusandosi con la famiglia del piccolo. Poco dopo, ci fu la confessione al magistrato Ersilia Spena. «Fu una sorta di liberazione – dicono i difensori – Bertagna aveva sempre cercato qualcuno che lo aiutasse ma fino a quel momento, chi aveva raccolto i suoi sfoghi non aveva mosso un dito». Si racconta che siano 38 i casi confessati dal sacerdote al magistrato, non sempre su minori, non sempre con violenza.

    Si trattava di carezze molto audaci o di qualche contatto più profondo; mai, sembra, di rapporti completi. Dopo l’arresto, il vescovo di Arezzo Gualtiero Bassetti lo sospese a divinis. Poi Bertagna chiese al Papa di ridurlo allo stato laicale e Benedetto XVI lo dispensò da tutti gli oneri del sacerdozio. Bertagna, nato a Gardone Val Trompia (Brescia), ha avuto un’infanzia difficile: da bambino ha subito una violenza sessuale. Prima di entrare in seminario (sarà ordinato sacerdote a 39 anni) si era arrangiato con qualche lavoretto da falegname. Poi l’incarico a Farneta. «Da quando è stato arrestato – conclude Mafucci – ha passato il tempo fra eremi e attività di volontariato. Non è più tornato a Farneta. Paradossalmente, adesso che è sotto controllo in un luogo protetto, Bretagna si sente finalmente libero».
    13 giugno 2008

  • Pedofilia. 8 anni anche in appello a don Bertagna, reo confesso di 38 violenze

    Pedofilia. 8 anni anche in appello a don Bertagna, reo confesso di 38 violenze

    AREZZO – Reo confesso di 38 casi di violenza sessuale e processato per 16 episodi di molestie a minori.

    E’ la vicenda di un prete toscano, ora condannato, con rito abbreviato, a otto anni di reclusione dal giudice per le indagini preliminari di Arezzo.

    Don Pierangelo Bertagna, 46 anni, ex parroco di Farneta, nel comune di Cortona, in provincia di Arezzo, fu incastrato dalla testimonianza di un ragazzino di 13 anni e che nel 2005 portò all’arresto del sacerdote.

    Successivamente, il vescovo di Arezzo Gualtiero Bassetti lo sospese ‘a divinis’. Dopo l’arresto, decine di genitori andarono dai carabinieri per raccontare cosa era accaduto ai loro figli; a quel punto, il religioso ammise i casi segnalati dalle famiglie, confessando gli altri avvenuti in passato. (Agr)

  • Estorsione con foto porno ai danni di un prete: tre condanne a quattro anni

    Estorsione con foto porno ai danni di un prete: tre condanne a quattro anni

    Estorsione con foto porno ai danni di un prete: tre condanne a quattro anni

    Sono stati condannati a quattro anni di reclusione dal Tribunale di Piacenza, al termine del rito abbreviato, i tre romeni accusati di estorsione nei confronti di un sacerdote piacentino, sottoposto a ricatto dagli stranieri che lo avevano immortalato mentre aveva rapporti sessuali con un minore. Le foto compromettenti erano state al centro dell’estorsione. Un quarto romeno aveva patteggiato la pena nell’aprile scorso: 2 anni con la condizionale. Il prete piacentino è imputato presso il Tribunale dei Minori per prostituzione e verrà giudicato a parte.

    Ecco i fatti raccontati nella nostra notizia il 17 maggio 2008

    Un sacerdote di Piacenza coinvolto in un giro di prostituzione minorile avrebbe subito ricatti per foto pedopornografiche, finendo lui stesso nel registro degli indagati. Così un insospettabile sacerdote settantenne si è trovato nella duplice veste di parte lesa ed indagato in un’indagine della Procura di Piacenza.

    Parte lesa per essere caduto vittima di un tentativo di estorsione da parte di quattro romeni, indagato per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con minori. La notizia è trapelata oggi dopo che al sacerdote è stato recapitato ieri l’avviso di garanzia dal Sostituto procuratore Antonio Colonna. Del fatto si erano occupati i carabinieri della Compagnia di Piacenza, dopo che il sacerdote si era rivolto a loro, affermando di essere caduto vittima di un tentativo di ricatto da parte di quattro stranieri, che gli avrebbero chiesto 50 mila euro in cambio di foto compromettenti.

    I carabinieri hanno così preparato la trappola e arrestato in pieno centro i quattro romeni con l’accusa di estorsione e produzione di materiale pedopornografico. Il minore è stato condotto nella casa di accoglienza di Bologna e gli altri quattro alle Novate. I carabinieri hanno trovato in possesso dei quattro estorsori alcune foto nelle quali compare anche il sacerdote intento ad avere rapporti sessuali di gruppo (anche con il coinvolgimento del minore) nella sua casa del centro storico.

    Piacenza http://www.piacenzasera.it/portfolio/personalizzazioni/HomePage.asp?id_prodotto=10763&id_categoria=2

  • Emersi altri particolari delle violenze subite Il prete fu arrestato in flagranza nel 2007

    Emersi altri particolari delle violenze subite Il prete fu arrestato in flagranza nel 2007

    Ha confermato le accuse, dalla prima all’ultima, e ha aggiunto particolari inquietanti a tutta la vicenda il bambino vittima di violenza sessuale da parte del suo insegnante di religione.

    Lo ha fatto ieri, aiutato dalla psicologa nominata dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Ora la prova verrà portata al processo.

    Ad assistere all’incidente probatorio, in una stanza vicina, c’erano il gip Stefania Amodeo, il pm Antonio Ricci, i genitori del bambino, l’avvocato Costanti Puocci con gli altri due rappresentanti della famiglia e l’avvocato difensore di don Marco, Carmine Ucciero.

    Per i legali del minore quello tra lui e il viceparroco della chiesa di Casal Di Principe era un rapporto fatto di «ricatti psicologici, di insistenti pressioni con sms sdolcinati e forvianti” del sacerdote che potrebbero essere letti “in chiave mistica e sentimentale».

    Secondo la ricostruzione lucida del bambino fatta di tante pause, le prime attenzioni di don Marco sarebbero state notate in occasione di una festa; prima, però, il sacerdote avrebbe cercato di carpire la fiducia del suo alunno portandolo a mangiare una pizza, a visitare il seminario vescovile di Aversa, facendo dei piccoli regali che spesso venivano rifiutati e prediligendo quello studente un po’ timido rispetto agli altri in modo da poterlo avvicinare da solo.

    Qualcuno, a scuola, se ne era accorto. Si era accorto, probabilmente, si quelle attenzioni così insistenti e del fatto che l’uscita da scuola dei due durante l’orario scolastico poteva nascondere qualcos’altro. Un abuso sessuale. I particolari della violenza sono emersi nel colloquio con la psicologa ieri.

    Il sacerdote, stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe avuto un ruolo passivo nel rapporto, ma attivo nelle presunte pressioni psicologiche quando il ragazzino proponeva di allontanarsi, di «non fare certe cose da gay».

    L’incubo è finito il diciannove dicembre del 2007. Una pattuglia dei carabinieri di Casal Di Principe in servizio di perlustrazione aveva notato l’auto del sacerdote ferma sul ciglio della strada tra Casale e Grazzanise. Don Marco che in quel momento avrebbe dovuto trovarsi in aula per il progetto Natale a Villa Literno, era in macchina con il minore. Aveva cercato di fuggire schiantandosi contro un paletto di un distributore di benzina quando i carabinieri si erano avvicinati all’Alfa. Poi, richiuso in carcere, aveva pianto e pregato.

    Ora il ragazzino ha riacquistato la serenità perduta, un equilibrio, forse, anche familiare. Per don Marco si sono aperte le porte di una comunità di recupero gestita da religiosi, ma potrebbero riaprirsi le porte del carcere al termine del processo.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080423&ediz=CASERTA&npag=36&file=2FEFE.xml&type=STANDARD

  • Il ragazzino conferma le accuse a don Cerullo, il prete non si è presentato all’incidente probatorio

    Il ragazzino conferma le accuse a don Cerullo, il prete non si è presentato all’incidente probatorio

    Una persona è colpevole dopo che è stata dichiarata tale successivamente al terzo grado di giudizio, è questo principio di civiltà certamente non va infranto, anche quando ci si trova di fronte ad un individuo, in questo caso un sacerdote, che i carabinieri ritengono di aver fermato in flagranza di reato mentre compiva atti sessuali contro un ragazzino undicenne.

    Colpevole è certamente chi, pur vestendo un saio, si ostina a far finta che nulla stia accadendo.

    Don Marco Cerullo fu arrestato lo scorso 21 dicembre, mentre era in auto col bambino, lo bloccarono dopo un inseguimento nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe. Adesso si trova agli arresti domiciliari in una struttura monastica del centro Italia, è ospite di quella Chiesa che contemporaneamente all’assistenza che sta prestando a questo suo “pastore smarrito”, avrebbe il dovere di esprimere almeno qualche parola di conforto anche verso quelle pecorelle del proprio gregge, che per questa vicenda stanno soffrendo: il ragazzino e la sua famiglia.

    Papa Benedetto XVI si è recato fino negli Stati Uniti per chiedere scusa alle vittime dei preti pedofili, ma la Diocesi di Aversa, retta dall’Arcivescovo Mario Milano, che da poco è stato anche insignito della cittadinanza onoraria, in questi mesi non ha per nulla bussato alla porta di questa famiglia sofferente e soprattutto non ha offerto alcun aiuto al ragazzino, che ieri (martedì) ha dovuto sostenere l’incidente probatorio davanti al Gip di Santa Maria Capua Vetere, Raffaele Piccirillo, assistito dall’avvocato Costantino Puocci che lo sta seguendo insieme al collega Sergio Cavaliere.

    Il piccolo ha raccontato la sua esperienza, affinché le sue parole entrassero formalmente negli atti processuali, ha anche confermato che quel giorno non fu la prima volta, aggiungendo così altri ripugnanti particolari alla vicenda. Cerullo non si è nemmeno presentato. La vittima è un alunno del sacerdote 33enne, che era anche insegnante nella scuola media di Villa Literno. I carabinieri intervennero dopo una telefonata, una voce anonima segnalò la sua Alfa 147 parcheggiata in una zona isolata. La vicenda ha sconquassato anche la dinamiche di due comunità locali, Villa Literno non è grande e la famiglia del ragazzino abita a poca distanza da quella del sacerdote, ma la Chiesa, quella che dice di essere messaggera di pace, rimane muta. Lo stesso avviene a Casal di Principe, dove Cerullo era vice parroco nella parrocchia del Santissimo Salvatore, anche a quei fedeli che partecipavano alle sue messe nessuno ha detto molto. Che Dio illumini la Chiesa.

    Salvatore Pizzo

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5921&Itemid=45

  • Pedofilia, confronto tra il prete e il bimbo

    Pedofilia, confronto tra il prete e il bimbo

    Don Marco Cerullo di fronte alle accuse del suo allievo vittima di abusi sessuali. La data dell’incidente probatorio è stata fissata per il 22 di aprile davanti al gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

    La richiesta del pm Antonio Ricci di procedere alla nuova testimonianza del bambino è stata accolta perché «ricorre l’esigenza di acquisire con immediatezza il contributo probatorio», recita l’ordinanza «onde scongiurare il pericolo che il minore possa rimuovere dalla memoria il ricordo di episodi traumatici o subire condizionamenti volti ad impedire la deposizione dibattimentale o ad attentare alla sua genuinità».

    Don Marco, giovane viceparroco della parrocchia del Santissimo Salvatore di Casale e insegnante di religione a Villa Literno, era stato accusato nel dicembre scorso di aver abusato del suo alunno durante l’orario scolastico. A scoprirlo furono i carabinieri della locale compagnia che arrestarono il prete per violenza sessuale nei confronti di un minore di quattordici anni con l’aggravante di abuso della propria autorità perché incaricato di pubblico servizio.

    Chiara e scandita da un rito preciso la dinamica dell’incidente probatorio: tutte le fasi dell’udienza verranno, infatti, riprese da una telecamera. Il filmato verrà poi depositato per essere utilizzato nel processo. In una stanza entrerà il bambino che sarà esortato a ricordare i momenti terribili dell’abuso consumato il 19 dicembre in aperta campagna sul sedile dell’auto del suo insegnante di religione. Lo farà con l’aiuto di una psicologa. Don Marco, quel giorno, lascerà la comunità di recupero e reinserimento in provincia di Frosinone a cui il tribunale del riesame di Napoli, lo scorso gennaio, lo aveva affidato disponendone la scarcerazione.

    Assisterà a tutte le fasi dell’esame in una stanza attigua in compagnia del suo legale, Carmine Ucciero e degli avvocati del minorenne: Sergio Cavaliere, Costantino Puocci e Agostino D’Alterio.

    La famiglia del bambino ha già fatto sapere che si costituirà parte civile per il risarcimento di tutti i danni morali e materiali.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080412&ediz=CASERTA&npag=41&file=B.xml&type=STANDARD

  • 4 ANNI A DON ROMANO, EX PARROCO DI GAVIGNANO

    4 ANNI A DON ROMANO, EX PARROCO DI GAVIGNANO

    E’ la sentenza di ieri emessa dal giudice dell’udienza preliminare, Alessandro Arturi all’ex parroco di Gavignano, don Romain Damy a tutti conosciuto come Don Romano, arrestato nel gennaio dello scorso anno dopo la denuncia di tre genitori dei bambini.

    Diversi i fatti contestati al parroco a cominciare dai dvd a luci rosse, frustini e manette che furono rinvenuti dai carabinieri nella sua stanza. Stando alle accuse, Don Romano invece di insegnare religione preferiva costringere i bambini a guardare film hard dietro pagamento di una somma di denaro per comprare il loro silenzio.

    Gli avvocati difensori dell’accusato, Pietro Carotti e Cesare Chiarinelli, sono riusciti ad ottenere lo sconto di un terzo sulla condanna contro la quale la difesa ricorrerà in appello.

    http://rietinvetrina.it/4_anni_a_don_romano_ex_parroco_di_gavignano.shtml

  • Preti Pedofili. Don marco Cerullo verso il rito abbreviato

    Preti Pedofili. Don marco Cerullo verso il rito abbreviato

    MARILÙ MUSTO Casal di Principe. Una località segreta, mantenuta tale dal muro di silenzi alzato da una comunità ecclesiastica, ma i guai giudiziari nei quali don Marco Cerullo si è cacciato per una storia di presunti abusi su un suo alunno, potrebbero raggiungerlo anche lì, nel luogo segreto in cui il viceparroco sconta gli arresti domiciliari circondato da sacerdoti che hanno offerto di ospitarlo.

    Perché dopo quasi due mesi dal suo arresto il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere Antonio Ricci sta per avanzare la richiesta di incidente probatorio. Non potrebbe fare altrimenti.

    È previsto infatti che per i delitti sessuali o a sfondo sessuale il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini debbano chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minorenne. Il legale della famiglia dell’alunno, Costantino Puocci, aveva avanzato l’istanza il 24 dicembre del 2007, ma il pm ha ritenuto opportuno valutare prima lo stato psicologico della vittima. Un passo prudente e graduale prima di acquisire tutte le prove di una triste e spiacevole verità.

    Diversa la posizione dell’avvocato Carmine Ucciero, legale di don Marco che non ha escluso che dopo aver ricevuto gli atti inviati al Riesame possa chiedere il rito abbreviato. Ciò comporterebbe l’ammissione di colpa di don Marco che davanti ai carabinieri che lo avevano colto in flagranza di reato il 19 dicembre scorso, aveva ammesso l’abuso scoppiando in lacrime, ma ascoltato dal gip aveva ritratto dicendo che il suo «era solo un abbraccio affettuoso». Quegli abbracci, altri abbracci di don Marco ad altri alunni o ragazzi della parrocchia, i militari di Casal Di Principe hanno smesso di cercarli.

    Le perquisizioni in chiesa e in alloggio hanno dato esito negativo e con esso sono svanite anche le speranze che ulteriori denunce potessero giungere in caserma. Un altro muro alzato da sfondare, anche questo fatto di silenzi. In caso di rito abbreviato l’ex viceparroco potrebbe ottenere lo sconto della pena di un terzo, pena che va da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni di reclusione; con le attenuanti generiche prevalenti il minimo potrebbe scendere a cinque anni. Anni durante i quali don Marco potrebbe anche non vedere mai le grate del carcere. Il fascicolo degli atti, con il rito abbreviato, potrebbe passare nelle mani di Francesco Chiaromonte. La vicenda giudiziaria e le ipotesi sullo sviluppo del caso s’intrecciano con la sorte della parrocchia del Santissimo Salvatore di Casal Di Principe.

    Perché da circa due mesi la chiesa non ha un viceparroco, ma è retta da don Carlo Aversano, rimasto solo e ancora addolorato per quanto accaduto. Sarebbe stato invece sostituito l’insegnate di religione cattolica nella scuola media ed elementare di Villa Literno. Dal plesso scolastico l’alunno, senza l’autorizzazione dei genitori, non sarebbe dovuto uscire, perché il permesso ratificato dal vicedirigente aveva accordato solo lo spostamento da un’aula all’altra per realizzare il «progetto Natale». Da questa circostanza sarebbe nata la querela di parte contro don Marco perché «approfittando del suo ruolo di sacerdote nonché di insegnante di religione», portò via il ragazzino «per condurlo, con un raggiro, in una zona periferica della città per poi costringerlo a subire abusi di tipo sessuale».

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080209&ediz=CASERTA&npag=41&file=MELA.xml&type=STANDARD