Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Francia: diocesi di Lione, decreto di archiviazione inchiesta su card. Barbarin. “I media ora informino adeguatamente”

    Francia: diocesi di Lione, decreto di archiviazione inchiesta su card. Barbarin. “I media ora informino adeguatamente”

    Un comunicato della diocesi di Lione diffuso oggi, rende noto di “aver ufficialmente preso conoscenza del decreto di archiviazione emesso l’11 dicembre 2016 dal procuratore della Repubblica di Lione a beneficio del card. Philipe Barbarin, non avendo l’inchiesta riscontrato alcuna infrazione penale da parte dell’interessato”. L’inchiesta, aperta da una denuncia del febbraio 2016, vedeva il cardinale accusato di “non aver denunciato un’aggressione sessuale e non aver assistito la persona in pericolo in relazione ai fatti imputati a padre Jérôme Billioud nel 1990 e 1993”, spiega la nota della diocesi. Il tribunale di Lione ha ritenuto che non vi sia stata “alcuna violazione” perché il denunciante aveva rispettivamente 17 e 20 anni al momento dei fatti, e perché il card. Barbarin, incontrandolo l’unica volta nel 2009, aveva consigliato “a quest’uomo nel frattempo maggiorenne, di sporgere denuncia”, cosa che era stata fatta. La diocesi auspica che “i media, che avevano ampiamente riportato le accuse del 2016 siano mossi dalla stessa preoccupazione” di informare riguardo la decisione dei giudici di archiviare la denuncia. “Il card. Barbarin si rallegra che la magistratura abbia portato un po’ di verità e di pace dopo le polemiche appassionate e talvolta diffamatrici” si legge ancora nel comunicato che ricorda che il caso di padre Billioud nel 2009 era stato archiviato dalla giustizia, ma che il cardinale aveva ritenuto non opportuno che gli fossero affidate responsabilità pastorali. Il cardinale chiede “siano rispettati i suoi diritti e le decisioni legali che lo riguardano” e ribadisce “il suo profondo sostegno, la disponibilità e la compassione verso tutte le vittime”.

    https://agensir.it/quotidiano/2017/7/11/francia-diocesi-di-lione-decreto-di-archiviazione-inchiesta-su-card-barbarin-i-media-ora-informino-adeguatamente/

  • Abusi sessuali, strane morti e processi: il nodo giustizia in Vaticano

    Abusi sessuali, strane morti e processi: il nodo giustizia in Vaticano

    Pell incriminato per violenze sui minori. Il decesso sospetto nel 2015 di monsignor Wesolowski. Vatileaks e i reati finaziari. Mentre i tribunali ecclesiastici sono a corto di risorse. Tutti i guai irrisolti della Chiesa.

    Quella del 2017 è un’estate rovente anche in Vaticano e non solo per motivi climatici: il groviglio di scandali, processi e riforme è diventato sempre più denso. Le cronache incalzano e a forza di colpi di scena rischia di sfuggire un particolare: la riforma della Curia vaticana e della Chiesa passa anche dalle aule dei tribunali, dal rapporto con la giustizia. E naturalmente il primo banco di prova in tal senso è lo scandalo degli abusi sessuali sui minori da parte del clero.

    SCANDALI DI IMPATTO CLAMOROSO. La vicenda, nel suo insieme, ha superato da tempo la dimensione del fatto da archiviare rapidamente e pare anzi destinata a segnare la vita della Chiesa di questi decenni, sia per l’importanza che ha assunto il fenomeno dal punto di vista dei numeri (le denunce, una volta scoperchiato il vaso di Pandora, si sono accavallate una sull’altra a decine e a migliaia), sia per l’impatto clamoroso che ha avuto sull’opinione pubblica mondiale.

    Così, nel volgere di poco mendo di un ventennio, si è passati dalla negazione o quasi degli eventi e dalla presunta superiorità della legge ecclesiale su quella civile per giustificare silenzi e complicità – campione di queste teorie fu il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, a lungo prefetto della Congregazione per il clero in Vaticano – al processo contro George Pell, cardinale australiano, prefetto della segreteria per l’Economia d’Oltretevere, messo in congedo dal papa dopo l’incriminazione ufficiale.

    LA GIUSTIZIA AUSTRALIANA LO INCHIODERÀ? Il 26 luglio il porporato deve cominciare a rispondere alle accuse davanti a una corte di Melbourne: ha abusato di minori quando era un semplice prete nella diocesi di Ballarat, Stato di Victoria? E fatti simili si sono ripetuti successivamente? Tocca però alla giustizia australiana produrre un forte carico di testimonianze credibili per fatti avvenuti decenni fa.

    Pell è stato chiamato in causa anche per aver coperto e insabbiato altri vari casi, eventi che sono stati ammessi sia pure con varie circostanze attenuanti

    Il dato non è scontato: Pell ha sempre dichiarato di essere innocente, e in Australia si è aperto un dibattito infuocato fra difensori e accusatori del cardinale; d’altro canto sempre Pell è stato chiamato in causa anche per aver coperto e insabbiato altri vari casi, eventi che sono stati ammessi, sia pure con varie circostanze attenuanti, da Pell il quale, negli Anni 90, mise a punto un protocollo di risarcimenti da parte della diocesi alle vittime, il “Melbourne response”, che da una parte venne giudicato insufficiente per la scarsa entità economica degli indennizzi, dall’altra rappresentò uno dei primi tentativi di sistematizzare la risposta della Chiesa di fronte al dilagare dello scandalo (i soldi elargiti sono poi diventati la regola nella Chiesa americana).

    MIGLIAIA DI ABUSI SESSUALI SUI MINORI. D’altro canto in Australia, come anche in Irlanda o negli Stati Uniti, è emersa dal passato anche recente una realtà sconvolgente in cui gli abusi sessuali sui minori si erano verificati a migliaia, qualcosa che ha superato le previsioni più negative e scosso le fondamenta dell’istituzione. Riuscirà il cardinale a superare indenne la prova che lo attende? Difficile davvero dirlo almeno fino a quando non si consocerà meglio l’impianto accusatorio, ma certo il suo potrebbe diventare una sorta di processo alla von Bulow in ambito ecclesiale; insomma a oggi l’esito è tutt’altro che scontato.

    PELL NON VERRÀ RICONFERMATO. Sembra comunque improbabile che Pell, di tendenze conservatrici, grande appassionato di finanza e economia, vicino all’Opus dei, possa tornare a ricoprire l’incarico di ministro delle finanze in Vaticano, a meno che non venga scagionato in tempi rapidissimi. Per ora, in ogni caso, non si ha ancora notizia di una sua partenza per l’Australia. D’altro canto la vicenda aveva avuto un importante precedente in Vaticano.

    Atre burrasche avevano scosso i sacri palazzi. A destare scalpore erano state le dimissioni eccellenti di Marie Collins (marzo 2017), membro autorevole della Pontificia commissione per la protezione dell’infanzia, creata dal papa per affrontare al più alto livello lo scandalo abusi e darvi risposte adeguate. La Collins, ex vittima essa stessa, di origine irlandese e impegnata nella difesa dell’infanzia, aveva polemicamente lasciato li suo incarico attaccando duramente la Congregazione per la dottrina della fede, colpevole, secondo lei, di non collaborare con la commissione antipedofilia e di fare resistenza sul tema delicatissimo dei processi contro quei vescovi responsabili degli insabbiamenti e della protezione di tanti preti pedofili.

    IL PUNTO CRUCIALE DELLE COPERTURE. D’altro canto l’ex Sant’Uffizio è proprio l’organismo vaticano preposto ai processi canonici contro i sacerdoti che hanno abusato di un minore e sta trattando migliaia di casi provenienti da tutto il mondo: centinaia sono state le riduzioni allo stato laicale. Il punto toccato dalla Collins era però cruciale perché riguardava le responsabilità delle “coperture”, e a favore di tale impostazione si era espresso lo stesso papa Francesco.

    BERGOGLIO USA ANCHE LA “SCIABOLA”. Di fatto il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller – che è pure capofila degli oppositori tradizionalisti del papa – non è stato rinnovato nel suo incarico da Bergoglio che ha forse preferito cominciare a usare anche un po’ la sciabola dopo tanto fioretto, tattiche gesuitiche e moral suasion. E non c’è dubbio che lo scontro fra la Collins e Müller possa essere stato fra gli elementi decisivi a far decidere per l’allontanamento di un cardinale da tempo scomodo per il pontefice.

    Un membro della Pontificia commissione a tutela dell’infanzia ed ex vittima di abusi, Peter Saunders, aveva lasciato il suo posto nel febbraio 2016 in polemica con Pell

    In ogni caso va ricordato che un altro membro della Pontificia commissione a tutela dell’infanzia, anch’egli ex vittima di abusi, Peter Saunders, australiano, aveva lasciato il suo posto (febbraio 2016) in polemica con il cardinale Pell. Ma c’è un altro precedente però che non va sottovalutato, perché può aiutare a capire in che direzione di muove il papa.

    QUELLA MORTE FU DAVVERO NATURALE? Nell’agosto del 2015 veniva trovato morto nella sua abitazione in Vaticano (per causa naturale, fu il verdetto dell’autopsia che parlò di infarto, ma restano dei dubbi sul decesso) monsignor Jozef Wesolowski, di origine polacca, ex nunzio apostolico nella Repubblica dominicana dove era stato accusato dalla giustizia locale di gravissimi reati di abuso sui minori. Non solo: in suo possesso fu trovato un gigantesco archivio di materiale pedopornografico. Bergoglio, da parte sua, superate le resistenze iniziali interne al Vaticano, aveva deciso di processarlo entro le mura leonine; un fatto senza precedenti e, considerata la lunga carriera diplomatica di Wesolowski, tale da mettere in allarme qualcuno.

    Due altri processi poi hanno fatto scalpore e sono noti, ossia quelli per i due Vatileaks; si è trattato di procedimenti con più di una lacuna formale e investigativa e che però allo stesso tempo hanno avuto il merito di mostrare in piena luce alcuni spaccati – non proprio esemplari – della vita interna ai sacri palazzi. Tanto più che, in sostanza, messa da parte la componente mediatica e spettacolare della vicenda, si trattava di procedere contro chi aveva rubato e trasmesso all’esterno documenti riservati o riservatissimi della Santa sede usati poi con varie finalità una volta divulgati.

    UNA REALTÀ IMBARAZZANTE. Ne hanno fatte le spese in buona sostanza due personaggi ben inseriti in alcuni gangli chiave: Paolo Gabriele, aiutante di camera a servizio di Benedetto XVI, e Lucio Angel Vallejo Balda, monsignore esperto di finanza in ascesa Oltretevere che però non aveva visto soddisfatte le sue aspirazioni di carriera. È rimasto invece piuttosto oscuro il contorno che avvolgeva questi personaggi; tuttavia rileggendo le carte processuali con calma, molti nomi e particolari vengono fuori. Nell’insieme dunque anche procedimenti giudiziari non esenti da critiche e limiti evidenti hanno avuto il merito di scostare almeno un po’ le tende e di far emergere una realtà inedita, poco conosciuta e spesso imbarazzante.

    I tribunali vaticani lavorano ormai a pieno regime, anzi avrebbero forse bisogno di più personale e mezzi. Si pensi ai 22 casi di potenziale riciclaggio scovati solo nel 2016

    D’altro canto i tribunali vaticani lavorano ormai a pieno regime, anzi avrebbero forse bisogno di più personale e mezzi. Si pensi ai 22 casi di potenziale riciclaggio scovati solo nel 2016 dall’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria della Santa sede, e trasmessi al promotore di giustizia vaticano; oppure alle rogatorie partite verso l’Italia e viceversa – da ultimo la procura di Savona ha trasmesso gli atti di fine indagine al cardinale Domenico Calcagno, presidente delll’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), indagato per malversazione ai danni dello Stato per fatti avvenuti quando era alla guida della diocesi ligure. O ancora alle indagini contro un ex presidente dello Ior del calibro di Angelo Caloia – indagato dalla giustizia vaticana nel 2014, ma da allora del procedimento non si è saputo più nulla – o contro un ex segretario di Stato, il cardinale Tarciso Bertone.

    TURBOLENTA TRANSIZIONE. Certo, resta in dubbio che le strutture vaticane siano in grado di portare a termine i tanti processi interni – il che rappresenta un problema anche per il pregiudizio di innocenza degli indagati -, ma è anche vero che una turbolenta transizione è in atto e chiama in causa sia la Chiesa nel rapporto con la giustizia civile sia l’ammodernamento interno delle leggi vaticane e del diritto canonico; un passaggio d’epoca che può far crollare diverse impalcature.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/07/11/abusi-sessuali-strane-morti-e-processi-il-nodo-giustizia-in-vaticano/212045/

  • Cardinale Pell in Australia: processo per pedofilia dal 26 luglio

    Cardinale Pell in Australia: processo per pedofilia dal 26 luglio

    Si tratta del più alto rappresentante vaticano mai coinvolto in un’inchiesta per abusi sessuali su minori

    Il cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia del Vaticano, è arrivato a Sydney, in Australia, per difendersi in tribunale dalle accuse di pedofilia. La prima chiamata a comparire è il 26 luglio. Si tratta del più alto rappresentante vaticano mai coinvolto in un’inchiesta per abusi sessuali su minori, essendo non solo prefetto, ma anche membro del C9, il comitato dei 9 cardinali che aiuta il Papa nella riforma della Chiesa.

    Pell è stato già al centro delle cronache con l’accusa di aver insabbiato dei casi di abusi di preti su bambini negli anni in cui era arcivescovo di Sydney e, nel 2002, un uomo sostenne di essere stato abusato da Pell a 12 anni, nel 1961, accusa da cui il cardinale è stato poi assolto.

    Questa volta lo Stato di Victoria lo porta a processo con l’accusa, formulata da altre tre persone, di aver commesso in prima persona reati di pedofilia quando era sacerdote a Ballarat (1976-1980) e, poi, arcivescovo a Melbourne (1996-2001). La polizia australiana è entrata in Vaticano a ottobre scorso per interrogarlo: due delle accuse sono riferite agli anni Settanta e sostengono che Pell avrebbe toccato impropriamente i genitali di alcuni minori, la terza sostiene  di averlo visto nudo in mezzo a giovani ragazzi. “E’tutto falso – si è difeso in Vaticano il 29 giugno -. Sono innocente, considero ripugnante l’idea stessa di abuso sessuale”. Sostiene di aver costantemente  informato il Papa nel corso dei mesi – il Pontefice lo ha ricevuto l’ultima volta il 27 giugno – perché “queste questioni sono oggetto di indagine da due anni”, spiega. L’accusa che ha fatto ai media è quella di essersi “accaniti” senza tregua: un “incessante tentativo di sbattere il mostro in prima pagina”. Si è detto “molto grato” invece a Papa Francesco per avergli concesso il congedo per tornare in Australia a difendersi.

    “Il Santo Padre, che ha potuto apprezzare l’onestà del card. Pell durante i tre anni di lavoro nella curia romana, gli è grato per la collaborazione e, in particolare, per l’energico impegno a favore delle riforme nel settore economico e amministrativo e l’attiva partecipazione nel Consiglio dei cardinali (C9)”, ha spiegato il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, accanto a Pell nella dichiarazione alla stampa del 29 giugno. Burke ha ricordato come il cardinale Pell da decenni condanni “apertamente e ripetutamente” gli abusi commessi contro minori come “atti immorali e intollerabili”, e abbia cooperato in passato con le autorità australiane (a marzo del 2016 ha deposto in diretta streaming dall’Hotel Quirinale a Roma per la Royal Commission australiana), abbia “appoggiato la creazione della Pontificia commissione per la tutela dei minori” e, infine, come vescovo diocesano in Australia abbia “introdotto sistemi e procedure per la protezione di minori, e per fornire assistenza alle vittime di abusi”.

    “Il caso del cardinale Pell ha dimostrato quanto poco affidabili siano le garanzie della Chiesa che vescovi e superiori religiosi dovranno subire sanzioni o rimozioni per cattiva gestione di casi di abuso di preti sui minori. Non è accaduto a lui e non abbiamo ancora visto nessun vescovo apertamente sanzionato o rimosso per negligenza nel trattamento degli abusi”. Ha scritto sul suo sito Marie Collins, ex membro della commissione anti abusi del Vaticano, che a marzo ha presentato le sue dimissioni per scarsa collaborazione della Santa Sede. “Siamo alla metà del 2017 – ha aggiunto, citando il Motu Proprio del Papa, in cui Bergoglio stabilisce la rimozione dei vescovi negligenti in caso di pedofilia – può il Vaticano dimostrare che sono stati esaminati i casi di vescovi negligenti o di superiori religiosi o che siano state messe in atto delle disposizioni dopo il Motu Proprio? Oppure, questo è solo un altro esempio di molte promesse, molte parole ma nessuna azione”.

    http://www.lapresse.it/cardinale-pell-in-australia-a-processo-per-pedofilia-da-26-luglio.html

  • Vaticano: pedofilia, abusi sessuali e accuse gravi sul Cardinale Pell e un Sacerdote vicini a Papa Francesco

    Vaticano: pedofilia, abusi sessuali e accuse gravi sul Cardinale Pell e un Sacerdote vicini a Papa Francesco

    Vaticano ancora sconvolto dagli scandali di pedofilia, droga e party gay; Due membri di alto rango della congregazione sono stati arrestati per i crimini commessi, tra cui uno che ha accuse di abusi sessuali su minori. Il primo e il consulente finanziario di Papa Francesco, il cardinale George Pell, e un altro sacerdote superiore sconosciuto, sono stati arrestati, nuova bufera e indignazione nello Stato Vaticano.

    Pell è accusato di essere in possesso di  materiale pornografico infantile e il sacerdote sconosciuto è accusato di aver partecipato e ospitato un party che in realtà e stato orgia di sesso e droga.

    Il mese scorso, Pell, uno dei cattolici più anziani dell’Australia, è stato accusato più volte di violenze sessuali “storiche” secondo la polizia, ha riferito il reportage.

    “Pell apparirà in un tribunale australiano per affrontare svariate accuse sui reati del suo passato di violenze sessuali”, ha dichiarato il vice commissario Shane Patton dello Stato di Victoria.

    Pell è l’accusato di maggior rango che la chiesa e il vaticano abbiano mai avuto, essendo stato sempre accusato di scandali sessuali e abusi nella chiesa.

    Ha anche precedentemente affrontato le accuse e i casi di abuso del clero quando era arcivescovo di Melbourne e più tardi Sydney. Ora è sotto il microscopio per il suo presunto abuso.

    Le accuse sembrano arrivare da due uomini, ora sulla quarantina, che sostengono che Pell li ha trattati in modo inappropriato a una festa in piscina alla fine degli anni ’70 ha riferito il Telegraph.

    Pell “ha negato con forza tutte le accuse” e “aspetta con ansia la sua udienza in tribunale e difenderà le accuse vigorosamente”, secondo una dichiarazione di stampa dell’Arcidiocesi cattolica di Sydney.

    “Sono innocente da queste accuse. Sono falsi “, ha detto Pell in una conferenza stampa. “Tutta l’idea di abuso sessuale è assurda per me. . . Queste questioni sono state oggetto di indagini da due anni “, ha dichiarato Pell.

    “Da sempre, sono stato completamente coerente e chiaro nel mio totale rigetto di queste affermazioni”, ha aggiunto Pell.

    “La notizia di queste accuse rafforza la mia decisione … e le procedure giudiziarie ora mi offrono un’opportunità per cancellare dal mio nome e poi tornare qui, tornare a Roma, per lavorare”.

    Pell, terzo cardinale di rango più alto nel Vaticano, è tenuto a presentarsi alla magistratura di Melbourne il 18 luglio 2017 per l’udienza.

    La polizia vaticana ha anche fatto indagini su un party di sesso gay alimentato da droga in un appartamento del sacerdote superiore il mese scorso, secondo il quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano.

    L’appartamento è stato scoperto dopo che i vicini si sono lamentati di un comportamento insolito tra i molti visitatori notturni frequenti.

    Il quotidiano afferma che la polizia ha trovato droghe e un gruppo di uomini in attività sessuali, quando sono entrati nell’appartamento.

    Il sacerdote funge da segretario al cardinale Francesco Coccopalmerio, consulente personale di Papa Francesco.

    Ironia della sorte, l’appartamento appartiene alla Congregazione per la Dottrina della Fede – il dipartimento che ha il compito di liberare gli abusi sessuali all’interno della chiesa.

    Nel 2014 Papa Francesco si impegnò a sradicare l’abuso sessuale “spregevole” all’interno della chiesa. L’ultimo maggio Papa Francesco ha riconosciuto oltre 2.000 casi di accuse di abusi sessuali nell’ambito della chiesa.

    https://www.webmagazine24.it/vaticano-abusi-sessuali-cardinale/

  • Dietro la tolleranza zero di Bergoglio, l’irrefrenabile passione per pedofili e insabbiatori.

    Dietro la tolleranza zero di Bergoglio, l’irrefrenabile passione per pedofili e insabbiatori.

    Ancora uno scandalo scuote il Vaticano, è il turno del cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia, membro del C9 (il gruppo di nove cardinali che coadiuvano Francesco nella riforma della Curia) e uomo di fiducia di Bergoglio che lo ha voluto tra i suoi fedelissimi, oggi accusato dalle autorità civili non solo di aver insabbiato casi di pedofilia quando era in Australia, ma addirittura incriminato per aver commesso lui stesso abusi su minori.

    Nello speciale di Federico Tulli che trovate su LEFT di sabato 7 luglio 2017

    Anche se oggi, nell’intento di smorzare quelle che sono state le incoerenti e difficilmente giustificabili scelte di Bergoglio dal Vaticano si grida “al complotto”, va ricordato che le accuse di insabbiamenti nei confronti di Pell non sono una novità recente. Già nel febbraio del 2016 fu ascoltato proprio a riguardo dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child sexual abuse, oggi viene semplicemente formalizzata anche l’incriminazione per pedofilia.

    Definire un papa che ha promesso ai quattro venti di fare pulizia e riforme concrete al grido della “tolleranza zero” contro i pedofili e contro coloro che hanno insabbiato casi, che consapevolmente si circonda di personaggi a dir poco chiacchierati sia vittima di un improbabile complotto è un’offesa all’intelligenza umana, altro che complotto al papa, questo è un complotto contro il diritto dei cittadini a una corretta informazione.

    Vogliamo parlare in modo onesto di complotto?

    Bene parliamo di quello fatto da Bergoglio ai suoi stessi danni allora, perche tra le figure a dir poco ambigue di cui la stampa parla poco stando ben attenta a separare i casi per non dare un quadro troppo completo della situazione, non c’è solo Pell e il nuovo prefetto della C.D.F. Francisco Ladaria Ferrer, altro fidatissimo scelto personalmente da Bergoglio e chissà, magari in futuro oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni dell’operato del pontefice.

    Di Ladaria si è subito detto delle gravi accuse di aver insabbiato un caso, quello di don Gianni Trotta, motivo già più sufficiente se si volesse dare almeno una parvenza di coerenza e di serietà con la “tolleranza zero” tanto acclamata, per non metterlo a capo proprio di quell’organo (la Congregazione per la Dottrina della Fede) che ha il compito di giudicare i preti abusatori. Ma anche qui l’informazione è scarna e incompleta perchè il passato di Ladaria non è stato “valorizzato” quanto si dovrebbe.

    Non si è detto per esempio che Ladaria non è nuovo alla C.D.F., in passato ne fu il segretario e non era la prima volta che aveva a che fare con casi di pedofilia e i relativi silenzi.

    Si occupò nel 2013 del caso di Erik Zattoni, figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi. (vedi allegato a sinistra)

    Un altro caso passato anche per le sue mani, è quello del sacerdote della diocesi di Savona, don Nello Giraudo, di cui Ladaria si occupò nel 2010. (vedi allegato a destra)

    In quella occasione il vescovo inadempiente si chiamava Domenico

    Calcagno, oggi promosso cardinale e meglio conosciuto negli ambienti vaticani come il cardinale Rambo, per via della sua passione per le armi.

    Anche lui è un altro fedelissimo di Bergoglio tutt’ora alla presidenza dell’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    Chissà un domani, anche lui probabile oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni del povero Francesco.

    E si, questo è un rischio concreto perché il cardinale non è coinvolto solo nelle inadempienze del caso savonese di don Giraudo, ma è anche indagato – sempre a Savona – per malversazione.

    Tornando a don Nello Giraudo, la lista di nomi coinvolti in quella sola vicenda va ben oltre Ladaria e Calcagno, c’è anche il nome di colui che nel 2003 era il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tale Joseph Ratzinger (allegato a destra), che non è un omonimo, è proprio lui, il papa emerito non nuovo a simili accuse che nel 2005 lo portarono ad essere citato in giudizio in Texas dove evitò il processo chiedendo l’immunità.

    Come finì poi il caso di don Giraudo?

    Tra parole, opere e omissioni finì che nel 2005, cioè ben 2 anni dopo il carteggio che vedete, don Giraudo abuserà sessualmente dell’ennesimo ragazzino.

    Malgrado ciò, nel 2006, cioè un anno dopo quell’ultimo abuso di minore, Calcagno chiederà a Charles Scicluna – allora Prefetto – di “chiudere un occhio” e superare il giudizio espresso dalla C.D.F. ovvero la riduzione dallo stato clericale.

    Questa volta però verrà denunciato anche all’autorità civile e nel 2012 patteggierà una condanna a un anno e sei mesi – con la condizionale – per quel solo abuso del 2005. Per tutti gli altri invece, anche grazie alle inadempienze di cui sopra, sono intervenuti i termini prescrittivi.

    Ma altre recentissime scelte di Bergoglio stridono maledettamente con quella “tolleranza zero” tanto acclamata.

    Milano, 25 marzo 2017.
    Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
    Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

    Giusto pochi giorni fa (7-7-17) è stato nominato a Milano il successore del cardinale Scola, monsignor Mario Delpini al quale anche a nome delle vittime della Rete L’ABUSO faccio le mie congratulazioni per la sua importante promozione.

    Delpini è un’altra di quelle davvero tristi scelte di Bergoglio, anche lui è accusato di aver coperto un sacerdote, Mauro Galli, attualmente sotto processo con l’accusa di abusi su un minore di Rozzano (MI).

    Altra vicenda che stride parecchio col termine “tolleranza zero” è il reintegro avvenuto proprio pochi giorni fa a Palermo di don Paolo Turturro, condannato a 3 anni di carcere per abuso di un minore. Per la seconda vittima invece sono intervenuti i termini prescrittivi.

    Ma non sono solo scelte azzardate di Bergoglio e farina del sacco altrui.

    Guarda l’approfondimento “Non abusare. Il comandamento negato nella chiesa di Francesco” il docu-film sul caso argentino del prete italiano don Nicola Corradi

    Francesco ha dato anche del suo, per esempio con il caso del prete pedofilo veronese don Nicola Corradi, denunciato dagli allievi sordi dell’istituto Antonio Provolo di Verona già negli anni 80, nascosto dalla chiesa in Argentina dove nel novembre scorso è stato arrestato per aver reiterato su decine di bambini sordi gli stessi reati che aveva commesso a Verona. (vedi il docu-film argentino)

    Ebbene, proprio questo caso, gli fu segnalato nel 2014 – quando era già papa – e sfatando il mito dei segretari che non consegnano le lettere al pontefice, questa lettera  (a sinistra) contenente il nome di don Corradi e di altri 14 sacerdoti ancora operanti e in vita accusati di abusi, gli fu consegnata direttamente in mano, ci sono persino le foto! (a destra)

    Purtroppo non intervenne ma oggi, solo dopo che la magistratura Argentina ha aperto un’inchiesta arrestando oltre a don Corradi altre 5 persone, Bergoglio manda i suoi ispettori i quali in virtù della “tolleranza zero” e della collaborazione con l’autorità giudiziaria, pretenderebbero dagli inquirenti di accedere al fascicolo, rigettando però l’analoga richiesta della magistratura argentina che vorrebbe accedere a quelli nelle mani degli ispettori papali.

    Ma nell’era della così detta “tolleranza zero” di Francesco quello argentino non è l’unico caso in cui il Vaticano nega alla magistratura la documentazione, per esempio, senza dover andare troppo a ritroso, c’è il caso di don Mauro Inzoli.

    E’ stato detto che la decisione di Bergoglio ricalca quella presa nel 2012 da Ratzinger, ma non si dice che fu proprio papa Francesco a riabilitare don Mauro accettando nel 2014 il ricorso contro il decreto di riduzione dallo stato clericale emesso in precedenza da Ratzinger.(Comunicato diocesi integrale)

    Non si ricorda neppure che il Vaticano rigettò anche in quel caso la richiesta di rogatoria fatta nel 2015 dalla Procura di Cremona.

    Leggendo le notizie di pochi giorni fa, provvidenzialmente divulgate poco prima che venisse annunciato che Pell era stato incriminato in Australia, si da quasi ad intendere che Bergoglio, in linea con le scelte del suo predecessore abbia  cacciato con decisione e pugno duro don Mauro Inzoli.

    Ma la “tolleranza zero” di papa Francesco stride anche rispetto a altre inadempienze. Per esempio quelle che furono nel 2014 le richieste della Commissione Onu per i diritti del bambino, la quale raccomandava non solo di prendersi cura delle vittime, ma di aprire alla magistratura gli archivi contenenti i nomi dei preti denunciati alla chiesa, in modo tale che la giustizia civile potesse fare il suo corso. Chiese anche di inserire uno strumento risolutivo oltre che di semplicissima realizzazione, l’obbligo della denuncia per i vescovi all’autorità civile e per far questo, basterebbe un Decreto che il papa può fare.

    Ma forse questo era troppo risolutivo e semplice, tant’è che come palliativo Bergoglio si inventò la commissione antipedofilia che però stando a quanto denunciano le due vittime che hanno lasciato, Marie Collins e Peter Sunders, sarebbe totalmente inefficace e non farebbe nulla di concreto per le vittime.

    Concordi non solo riguardo all’inefficacia della commissione di Bergoglio ma anche ai progressi della chiesa in materia di contrasto alla pedofilia, decine di migliaia di vittime in tutto il mondo e le associazioni che le tutelano, con le quali il Vaticano, malgrado i proclami, continua ancora oggi a rifiutare qualunque tipo di dialogo compreso rispondere alle loro lettere.

    … continua dopo il video delle vittime al quale Bergoglio non ha mai risposto

    Sono all’incirca 17 anni da quando dopo l’indagine dell’ormai famoso team del Boston Globe chiamato Spottlight, il mondo ha preso atto che tra i preti ci sono molti pedofili e quel che è peggio è che la chiesa, come conferma anche l’ONU, ha procedure interne che permettono sistematicamente di insabbiare i casi e di commettere altri abusi.

    Dopo 17 anni siamo ancora qui, in una situazione forse peggiore non solo perché non c’è stato un minimo cambiamento concreto ma perché a quanto pare non esiste un altro team come Spotlight che abbia voglia di indagare a fondo e dare un’informazione reale raccontando tutto quello che in questi anni non è cambiato affatto.

    Invece, soprattutto sulla stampa italiana, leggiamo continuamente di un papa onnipotente e rivoluzionario che malgrado le vittime di tutto il mondo lamentino la latitanza risolve, licenzia, punisce e processa i vescovi insabbiatori creando un rivoluzionario tribunale, che dopo due anni di propaganda si scopre che quel tribunale tanto osannato non è mai esistito, “era soltanto un progetto” – fa sapere il cardinale Gerhard L. Müller – tra le altre cose sottolinea – inutile – in quanto le norme per processare i vescovi esistono già nel Codice Canonico.

    Un papa onnipotente che quando si trova però di fronte a dover concretizzare quanto osannato da tutti i mezzi di informazione possibili e non, improvvisamente si trasforma in un papa solo, con un’intera curia che lo boicotta impedendogli di concretizzare i suoi buoni propositi che fino al giorno prima la stampa vendeva per concreti e efficacissimi.

    Improvvisamente non è più in grado di sospendere una promozione – almeno fino a quando le cose non saranno chiarite – come nel caso di monsignor Mario Delpini, o come quello del cardinale milionario Jean Zerbo.

    Un papa che non ha più il potere nemmeno di sfrattare dalla sua chiesa che lui stesso dice di volere umile e povera un cittadino Vaticano come il cardinale Tarcisio Bertone o che non è capace di bloccare un pedofilo come don Nicola Corradi o ancora, reintegrando preti condannati per pedofilia come ad esempio nel caso di don Turturro.

    Insomma, dalle stelle alle stalle, un pontefice che da “Superman” diventa quasi incapace li leggere una lettera consegnata a mano o di trovare la finestra dalla quale dice abitualmente l’Angelus…

    Una politica che in questi 17 anni e grazie ai complici di papa Francesco non solo ha agevolato l’immobilità della chiesa ad affrontare il problema, ma quel che è peggio è che ha reso sacrificabili altri bambini innocenti, si perché intanto che se ne parla, come si può vedere dalla nostra mappa che raccoglie gli ultimi 15 anni dei soli casi italiani, sembrerebbe che i pedofili continuino ad abusare producendo altre vittime.

    Sentir dire oggi che papa Francesco è vittima di un complotto della curia romana, è francamente inaccettabile ma potrebbe essere già un buon inizio se qualcuno di quei giornalisti tanto cari a Bergoglio gli andasse a chiedere conto almeno di quanto abbiamo detto sopra.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada?

    Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada?

    Nella prima lettera che il Cardinale Scola ha inviato ai familiari della presunta vittima di don Mauro Galli (13 marzo 2015), allega una Nota, CHE FA SUA, scritta dai suoi collaboratori per chiarire i passi fino ad allora compiuti e quelli che dovranno compiere…

    …. UNA NOTA CHE INSULTA L’INTELLIGENZA DI CHI LEGGE…

    1. I collaboratori del Cardinale attribuiscono la decisione dello spostamento di Don Mauro da Rozzano a Legnano al fatto che “la notizia di  quanto accaduto non è giunta inizialmente con adeguata computezza all’ALLORA VESCOVO“: TENTATIVO DI “SBOLOGNARE” LA RESPONSABILITA’ SUL CARDINALE TETTAMANZI? IN CHE SENSO “CON ADEGUATA COMPUTEZZA?” 

    Il parroco DON CARLO MANTEGAZZA, e il coadiutore DON ALBERTO RIVOLTA, non avevano spiegato bene a mons. Delpini e mons. Tremolada? 

    Non era sufficiente l’ammissione di don Mauro stesso di aver portato nel suo letto un ragazzino? Ammissione avvenuta nei due/tre giorni successivi al fatto, quando incalzato dal Parroco, e non solo, gli si chiedeva conto: ammissione avvenuta direttamente almeno in tre momenti diversi in quei giorni sia a don Carlo, sia a don Alberto che direttamente allo stesso Mons. DELPINI come dichiareranno loro stessi, in seguito, alla Procura.

    Queste informazioni non erano sufficientemente adeguate per indurre mons. Delpini ad adottare almeno quel minimo di precauzione, di buon senso, nella scelta dello spostamento di don Mauro non a diretto contatto con i minori, con il medesimo incarico come se nulla fosse? 

    Perché dunque spostarlo immediatamente, a metà anno liturgico, per altro quando don Mauro aveva da poco iniziato il suo incarico a Rozzano?

    A parte il buon senso, che evidentemente non è di tutti, sarebbe stato sufficiente seguire le imposizioni precise delle linee guida dalla CEI per i casi di sospetti abusi: per altro in questo caso non ci si trova semplicemente difronte ad un generico sospetto, l’imputato stesso confessa di aver portato a letto il minore.
    Mons. Delpini non conosce le linee guida della CEI? E’ questo il suo modo di agire scrupoloso e coscienzioso?

    2. Sempre l’allora vescovo (quindi secondo la ricostruzione della nota: Tettamanzi) “…ritenendo che si trattasse di una difficoltà relativa al rapporto con la comunità di Rozzano..” (quindi se un giovane sacerdote, appena ordinato da qualche mese, svolge il proprio incarico ed ha delle difficoltà nel rapporto con la comunità viene prontamente spostato a metà anno… incredibile!).  NE’ IL PARROCO DON CARLO, NE’ IL COADIUTORE DON ALBERTO HANNO MAI RIFERITO AI SUPERIORI (MONS. MARIO DELPINI E MONS. PIERANTONIO TREMOLADA) DI DIFFICOLTA’ AMIBIENTALI: HANNO DICHIARATO CHE DON MAURO GALLI AVEVA DORMITO NELLO STESSO LETTO CON UN MINORE, NELLA CASA DEL SACERDOTE!

    … MA AD UN ATTENTO LETTORE NON SFUGGIRANNO LE MACROSCOPICHE FALSITA’ CONFEZIONATE “AD ARTE”.

    3. “… ne venne disposto il trasferimento a una nuova realtà pastorale giovanile, a Legnano; quando, nel settembre 2011, è iniziato il ministero pastorale del Card. Scola a Milano, questa decisione era già stata assunta (risale infatti all’inizio del marzo 2011).”

    MA CHI SI VUOLE PRENDERE IN GIRO?

    Secondo questa Nota, scritta dai collaboratori del Cardinale Scola, ma che il Card. Scola FA SUA, il suo predecessore (Card. Tettamanzi) avrebbe trasferito don Mauro a Legnano, dopo Rozzano,
    ANCORA PRIMA CHE DON MAURO FOSSE ORDINATO SACERDOTE!
    e ANCORA PRIMA DI DESTINARLO A ROZZANO!

    Quindi: prima che don Mauro Galli fosse ordinato sacerdote (10 giugno 2011!),
    prima che don Mauro Galli fosse nominato vicario parrocchiale a Rozzano (11 giugno 2011!)
    prima di “immaginare”  (per non dire INVENTARE?) che don Mauro Galli potesse avere generiche “difficoltà relative al rapporto con la comunità di Rozzano”  (come sarebbe stato possibile se ancora a Rozzano non aveva messo piede???!!!)
    “qualcuno” avrebbe già deciso (marzo 2011) di trasferirlo da Rozzano a Legnano???!!!

    PRIMA CHE DON MAURO FOSSE PRETE, PRIMA CHE FOSSE APPRODATO A ROZZANO, AVEVANO GIA’ DECISO IL SUO TRASFERIMENTO PER PROBLEMI RELAZIONALI CON LA COMUNITA’ DI ROZZANO!

    COSI INTENDE GIUSTIFICARSI MONS. DELPINI?

    Un altro “goffo” tentativo DEI COLLABORATORI DEL CARDINALE di “insabbiare” tutto? QUESTO SI E’ MALDESTRO!!!

    Un altro “goffo” tentativo di non far risultare che tutto ciò era avvenuto quando il Cardinale di Milano era Angelo Scola?

    Forse i suoi collaboratori non lo avevano informato a suo tempo (dicembre 2011) di essere venuti a conoscenza del presunto abuso, e con questa Nota mettevano in atto un “estremo tentativo” di non fare sapere al Cardinale come avevano gestito tutta la vicenda?

    Forse non pensavano che il Cardinale scrivesse ai familiari del ragazzino ALLEGANDO la Nota così com’era?

    Ma il Cardinale Scola, per fare SUA la Nota, l’avrà almeno letta prima di inviarla?

    Gli andava bene così?

    Si è fidato ciecamente dei suoi collaboratori?

    è così che si esercita la vigilanza?

    è questa la serietà e l’attenzione che la Curia da alle vicende legate agli abusi sessuali?

    è questa la modalità che descrivono essere scrupolosa e coscienziosa?

    La parrocchia di Rozzano sapeva della nuova destinazione di don Mauro a contatto con i minori?

    Il parroco don Carlo ha vigilato?

    ritenevano e ritengono tutti che fosse la scelta più scrupolosa?

    Di fatto, la nota stampa della diocesi ha affermato proprio in questi giorni che è scrupoloso agire così, gestire quindi la vicenda dichiarando il falso, tentando di liquidare la vittima e i suoi familiari è coscienzioso: è la coscienza della Diocesi e della Parrocchia?

    I collaboratori del Cardinale ci hanno impiegato più di tre anni (dal dicembre 2011 al marzo 2015)  per fare questa “ricostruzione dettagliata al Cardinale”: dimostrazione di quanto seriamente sono interessati a sradicare questa piaga, a vigilare, a rimuovere i vescovi che insabbiano questi casi?Tre lunghi anni per non riuscire nemmeno a scrivere una ricostruzione, per quanto falsa, più credibile almeno con le date corrette?

    Un Cardinale come Scola che per abusi, o presunti abusi sessuali, di questa gravissima importanza, si accontenta di quattro righe, per altro palesemente false, per liquidare la questione, dimostra inequivocabilmente quanto impegno la Diocesi mette in campo per eliminare questa terribile piaga.

    …ma nel frattempo mons. Delpini è stato promosso Vicario Generale (29 giugno 2012, all’epoca era Vicario di zona), e don Tremolada è stato nominato Vescovo il 24 maggio 2014 (quindi ora Monsignore!)

    Attendiamo CON PAZIENZA le decisioni del Santo Padre… è troppo aspettarsi una decisione almeno COERENTE con le sue dichiarazioni contro la pedofilia dei preti e contro i Vescovi che insabbiano? O sono solo belle parole?

    Continuiamo a seguire questo caso

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia nel clero e il doppiopesismo cattolico

    Pedofilia nel clero e il doppiopesismo cattolico

    Diciamocelo onestamente: i preti non hanno mai perso quella malsana abitudine di sputare sentenze su comportamenti e scelte di vita altrui che non corrispondono con la loro visione dogmatica dell’esistenza.

    Lo sanno bene i non credenti ancora oggi dipinti come individui dalla dubbia moralità e lo sanno molto bene anche altre categorie di persone come i gay e le donne che ricorrono a un’interruzione di gravidanza. Inutile sottolineare la diretta conseguenza di questi assunti religiosi. È sotto gli occhi di tutti che il loro gregge, specie quello più integralista e intransigente nostrano, si uniforma puntuale e acritico a pregiudizi ideologici da loro suggeriti. Abbiamo già dato conto di alcuni Pride divenuti addirittura oggetto di contromanifestazioni e preghiere riparatorie a supposti torti commessi nei confronti del Sacro cuore di Gesù.

    Tanto per fornire ulteriori esempi concreti, è noto come ogni anno i fanatici no-choice non manchino di radunarsi alla Marcia per la Vita. Anche in queste occasioni, tra slogan che accusano i parlamentari italiani favorevoli a una legge sul biotestamento di “essere al servizio di Satana” e la negazione su base dogmatica di ogni diritto e libertà di scelta sul proprio corpo, il giudizio è ancora basato sugli anatemi religiosi. Inquietante e grottesco, occorre ribadirlo ancora una volta, è come questi convinti fedeli, abituali frequentatori di Family Day ed eventi affini, non solo non si pongano domande ma si nebulizzino fino a quasi dissolversi e scomparire di fronte a vicende ben più gravi.

    La situazione che si è venuta a creare nelle settimane appena trascorse di là, in quella teocrazia guidata da quel papa Bergoglio per il quale tutti stravedono altrettanto acriticamente, ne è l’esempio lampante. Perché ben oltre gli eventuali “peccati” o lacondotta di atei e gay, che secondo i suoi criteri il clero giudica discutibile, quelli che sono emersi nelle cronache di questi giorni sono veri e propri delitti che hanno coinvolto le più alte sfere eccle­sia­stiche. Crimini anche reiterati nel tempo che, se negli ultimi decenni possono essere sfuggiti al popolo che abitualmente manifesta la “difesa dei veri valori cattolici”, di certo non sono sfuggiti alla magistratura. Abusi su minori e pedofilia sono infatti le parole chiave che in questi giorni hanno scosso — eccome! — la Chiesa.

    Un problema, quello dei preti pedofili, che non solo non è stato risolto dopo la tanto celebrata “tolleranza zero” di Bergoglio, ma che è stato affrontato, come ha evidenziato — dati alla mano — anche lo storico inglese John Dickie, ricorrendo quasi esclusivamente a soluzioni di facciata o terribilmente tardive. Specie se si pensa al ruolo di fiducia che i sacerdoti ricoprono in contesti educativi a contatto con bambini e ragazzi e a maggior ragione in virtù degli infami crimini commessi a loro danno.

    Per esempio, dovrebbe disgustare e portare alla protesta ogni credente il fatto che Bergoglio abbia ridotto allo stato laicale don Inzoli, fondatore del Banco Alimentare ed ex massimo dirigente di Comunione e Liberazione soprannominato “don Mercedes” per via del lusso in cui amava vivere, solo dopo un intero anno dalla sua condanna a 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali su minori. Così come dovrebbe suscitare forti reazioni di sdegno anche l’intitolazione di un oratorio nella cittadina di Faiano, a don Giuseppe Salomone, condannato per pedofilia e per aver abusato di due ragazzine 12enni. E se i clericali non scendono in piazza nauseati dai dettagli emersi in queste vicende, allora che dire di dell’altro caso che vede coinvolto il cardinale George Pell, numero tre nella scala gerarchica della Chiesa Cattolica, incriminato formalmente dalle autorità australiane non solo per aver coperto in modo sistematico i preti pedofili nella sua diocesi, ma anche per uno stupro da lui stesso commesso? Giusto per fornire la misura della gravità, George Pell è uno dei nove cardinali più influenti della Chiesa, nominato consigliere per la riforma della Curia romana nel 2013 e alla Segreteria economica del Vaticano nel 2014 dallo stesso Begoglio, quando era già sotto indagine per i crimini che oggi gli vengono contestati. La constatazione plateale di quanto Bergoglio, bravissimo a parole, nel dare seguito ai fatti non è tanto diverso dai suoi predecessori.

    Benché siano poche le voci intonate in un coro di scordati irrecuperabili, il trambusto generato dalle incriminazioni nei confronti del cardinale Pell ha offerto la sponda e l’opportunità ad alcuni parlamentari italiani per sollecitare una loro mozione per il superamento di una norma inserita nel Concordato. Si tratta dell’esenzione con­corda­taria, concessa a tutto il clero cattolico dal­l’ob­bli­go di fornire infor­ma­zioni alle autorità civili e ai magistrati su persone e materie di cui sono venuti a conoscenza durante l’esercizio del loro ministero. In buona sostanza, la possibilità di non denunciare anche quei comportamenti criminali che coinvolgono preti pedofili.

    In conclusione, se l’asservimento dei rimanenti parlamentari italiani alla Chiesa resterà pari a quello di certi fedeli, i quali si adoperano in manifestazioni liberticide contro aborto, eutanasia o gay, ma con doppiezza e altrettanta ipocrisia si voltano dall’altra parte di fronte ai pedofili nel clero; se la politica, anche quella che si dice più vicina alle istanze sociali, continuerà a cercare ispirazioni in un papa dalle tante inconsistenti parole alle quali non seguono mai azioni concrete; se gli individui vogliono continuare a dirsi liberi, vivere e costruire una società altrettanto libera, dignitosa e civile, allora saranno la realtà dei fatti, la ragione e soprattutto il loro spirito critico gli unici strumenti ai quali dovranno ricorrere. Strumenti umani che quasi mai seguono moralismi, bigotti preconcetti, o anatemi religiosi.

    Paul Manoni

    http://www.agoravox.it/Pedofilia-nel-clero-e-il.html

  • Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    I suoi accoliti vogliono mostrarlo con la volontà di trasformare. Ma Francesco è deciso a continuare a sostenere e coprire migliaia di preti abusatori. La verità, tuttavia, fa il suo lavoro.

    di Daniel Satur @saturnetroc

    Un “inaspettato scandalo colpisce il Papa Francesco”, diceva una cronaca di questo lunedì sul quotidiano Clarín. Inaspettato? In ogni caso sarà lo stesso Jorge Bergoglio colui che colpisce se stesso, al prendere decisioni che finiscono per attivare denunce che mettono a nudo una parte del complesso intreccio delle coperture di migliaia e migliaia di abusatori sessuali dentro alla Chiesa cattolica.

    Questo fine settimana il quotidiano La Repubblica d’Italia ed il settimanale L’Espresso denunciarono che l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Ladaria Ferrer, che Francesco ha appena nominato al fronte della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato un cospicuo insabbiatore di preti pedofili.

    Ladaria Ferrer ha rimpiazzato, per ordine di Bergoglio, il cardinale Gerhard Müller, il quale ha compiuto i suoi cinque anni di funzione in questo “ministero” vaticano (incaricato di “conservare” l’ortodossia cattolica) e non ha contato sul visto buono papale per rinnovare la sua gestione.

    Secondo quanto hanno denunciano questi importanti media italiani, uno dei fatti più scandalosi che hanno visto come protagonista Ladaria Ferrer è stato non avere denunciato davanti al potere giudiziario un prete abusatore di bambini che era stato sanzionato dalla chiesa stessa. Con l’aggravante che, dopo essere stato cacciato come sacerdote, essendo nuovamente laico ha continuato ad abusare sessualmente di adolescenti.

    L’abusatore è Giovanni Trotta, il quale nel 2009 è stato “processato” dal Vaticano e condannato tre anni dopo alla pena di “riduzione allo stato laicale”. Cioè, smettere di essere prete. Questa condanna, che dichiarava Trotta come “colpevole di delitti minori contro il sesto comandamento”, è stata firmata dalle due massime autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede di questo momento: il nordamericano William Levada e lo spagnolo Luis Ladaria Ferrer.

    In questa stessa sentenza il Vaticano lasciava aperta la porta per far sì che tutto rimanesse “dentro alle porte” e il caso non trascendesse. Puntualmente gli è stato suggerito “che la nuova condizione del sacerdote dimissionario non dia scandalo ai fedeli”. Ossia, che non si diffonda il caso.

    Detto e fatto. Trotta ha smesso di essere prete, nessuno ha agitato le acque e del tema non se n’è parlato per molto tempo. Fino a che Trotta, confidando nella sua impunità, è tornato a commettere abusi. È stato quando, già senza sottana, si è presentato come allenatore di calcio per adolescenti a Foggia, la stessa regione del sud d’Italia dove aveva commesso gli abusi in precedenza.

    Come sempre succede, nessuna delle famiglie dei giovani calciatori ha saputo da parte della Curia che Trotta era un abusatore. Lo hanno saputo solo quando una vittima è riuscita ad uscire dal terrore e dal silenzio e raccontare quanto sofferto. Dopo le prime denunce, si è riusciti a provare che tra il 2012 ed il 2014 l’ex prete ha abusato di una decina di adolescenti. Finalmente venne arrestato nel 2015 e l’anno scorso è stato condannato ad otto anni di carcere. E in questi giorni affronterà un nuovo giudizio per crimini simili.

    La conclusione è chiara: se l’allora titolare della Congregazione della Dottrina della Fede, l’arcivescovo gesuita Ladaria Ferrer, avesse consegnato al Potere Giuridico italiano nel 2012 il pedofilo Giovanni Trotta, decine di adolescenti non avrebbero sofferto gli abusi di questo uomo negli anni seguenti, come alla fine è successo.

    Ma mentre Trotta affonda sempre di più a livello giudiziario, i suoi copritori ecclesiastici vengono premiati da Bergoglio. È il caso di Ladaria Ferrer, il quale questa settimana è il massimo incaricato del Vaticano di Francesco, di dire che cosa è e cosa non è “peccato” e “delitto” nella chiesa.

    L’ex cardinale argentino potrà giustificarsi dicendo che non è obbligato, secondo le leggi interne del Vaticano e dell’Italia, a denunciare personaggi come Trotta alla giustizia civile. Ma difficilmente potrà sottrarsi, ancora una volta, allo scoperto sui doppi discorsi e doppia morale.

    La settimana passata, mentre Francesco si apprestava a mettere Ladaria Ferrer a dirigere la “Dottrina della Fede” (senza immaginare quanto poco avrebbe tardato nell’essere denunciato), dall’Australia arrivava la denuncia contro un altro dei più eminenti collaboratori del Papa. Il cardinale George Pell, responsabile niente di meno che delle finanze del Vaticano, è stato citato da un tribunale di Melbourne a comparire per accuse di abuso sessuale su minori tra gli anni 1976 e 2001 in differenti città del suo paese.

    Bergoglio è circondato di pedofili e insabbiatori di abusi sessuali sistematici e non ne sa niente? Fino a dove arriverà la capacità di sorprendersi del “Papa umile” che ha chiamato alla “tolleranza zero” verso i crimini sessuali commessi dentro alla sua istituzione?

    Se queste domande non convincono, se ne possono formulare altre. È credibile, a questo livello, che Bergoglio voglia terminare con queste atrocità quando in verità da sempre più potere a coloro che hanno fatto tanto per sostenere un sistema interno di copertura ed impunità? Fino a dove potrà sostenere il doppio discorso Francesco?

    Oggi si parla dei casi di Pell e di Ladaria Ferrer. Ma nello stesso paese di Bergoglio quasi un anno fa è venuto alla luce lo scandalo dell’Istituto Antonio Provolo, dove è dimostrato che anche l’attuale Papa ha compiuto un importante ruolo come copritore di preti abusatori essendo la massima autorità della chiesa cattolica argentina. E, è il caso di dirlo, questi nomi e questi casi sono soltanto granelli di sabbia in un profondo oceano di ipocrisia ed impunità.

    Francesco Zanardi, referente della rete L’Abuso d’Italia (organizzazione di sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico) ha detto a La Izquierda Diario che “ciò che sta succedendo dimostra la vera linea della chiesa e non ciò che da quindici anni racconta la stampa corrotta, che ci vuole far credere che si stanno facendo progressi”.

    Zanardi non solo è uno dei denuncianti degli abusi nella chiesa ma anche, per il suo ruolo come referente della rete, porta avanti una constante indagine sul sistema di copertura attuato dal Vaticano.

    Per questo denuncia senza dubitare che “mentre dicono che il Papa vuole pulire [la chiesa] in verità mantiene vicino il suo circolo e continua a nominare persone di dubbia fama come Ladaria o Pell. Noi, le vittime, continuiamo a chiedere giustizia, una giustizia legittima. Ma lontani da questo, la chiesa non risponde alle nostre richieste mentre paga avvocati ai criminali dai quali dice di voler prendere le distanze. Siamo esausti di vedere tutto questo”.

    http://www.laizquierdadiario.com/Abusos-sexuales-la-sotana-de-Bergoglio-cada-vez-tapa-menos

  • Pedofilia nella Chiesa, il nuovo prefetto della Congregazione non denunciò un prete pedofilo

    Pedofilia nella Chiesa, il nuovo prefetto della Congregazione non denunciò un prete pedofilo

    Francisco Ladaria Ferrer è stato promosso da Papa Francesco al posto del tedesco Gerhard Ludwig Müller, licenziato perché avrebbe fatto poco contro la pedofilia nella Chiesa

    Ombre pesanti si allungano su Francisco Ladaria Ferrer, il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, appena nominato da Papa Francesco. Secondo quanto scrivono la Repubblica e L’Espresso, Ladaria non avrebbe denunciato un prete pedofilo, lasciando che, da ex prete, violentasse altri bambini nella stessa comunità. I giornalisti Emiliano Fittipaldi e Giuliano Foschini hanno ricostruito la vicenda di Don Gianni Trotta, ormai ex sacerdote che, condannato come pedofilo a spretarsi, non venne denunciato alle autorità su richiesta proprio di Ladaria.

    Dopo il caso del cardinale George Pell e le accuse nei suoi confronti di aver coperto preti pedofili in Australia, Papa Francesco si trova ad affrontare un’altra vicenda spinosa.

    L’aggravante, ricorda Repubblica, è che la nomina di Ladaria è stata decisa dal Pontefice in sostituzione del tedesco Gerhard Ludwig Müller che, a detta del Santo Padre, non avrebbe fatto abbastanza per combattere il fenomeno della pedofilia nella Chiesa. Ladaria a oggi presiede l’organo che un tempo era noto come Santa Inquisizione e che ancora oggi vigila sulla purezza della dottrina della Chiesa cattolica.

    Secondo la ricostruzione dei due giornalisti, Trotta viene processato per pedofilia e violenza sessuale dal Vaticano nel 2009: parroco di un piccolo paese in provincia di Foggia, viene condannato alla massima pena, cioè la messa in stato laicale, con un decreto firmato da Ladaria, allora segretario della Congregazione, e dal suo superiore, il prefetto William Levada.

    Appartenente alla congregazione della Piccola Opera della divina provvidenza e residente nel vescovado di Lucera, Trotta viene costretto ad abbandonare la Chiesa perché “colpevole di delitti con minori contro il sesto comandamento“. La citazione arriva da un decreto in latino, citato da Repubblica e L’Espresso, del 16 marzo 2016 a firma di Ladaria: è in quel documento che, pur riconoscendolo Trotta come pedofilo, si chiede di non dire nulla alle autorità italiane per non “dare scandalo ai fedeli“.

    L’esatta frase citata dai due giornalisti recita: “l’ordinario faccia in modo per quanto possa, che la nuova condizione del sacerdote dimesso non dia scandalo ai fedeli“.

    Ladaria chiede dunque il silenzio, permettendo così a Trotta di rimanere nel paesino come allenatore della locale squadra di calcio dei pulcini. Sotto la nuova veste le violenze non si fermano e l’ex parroco abusa di alcuni bambini, oltre a molestare via chat delle bambine: secondo le accuse della procura di Bari sono decine le vittime.

    Come fanno notare i giornalisti, la procedura seguita da Ladaria è perfettamente legale: in base ai Patti Lateranensi i membri della Chiesa non hanno l’obbligo di denunciare eventuali condotte dei sottoposti, anche se hanno rilevanza penale.

  • Abusi nella Chiesa: un problema di radici

    Abusi nella Chiesa: un problema di radici

    Il problema sono i criteri di selezione dei sacerdoti, quelli adottati sono come mettere una bomba alla base del colonnato di San Pietro.

    Un vescovo mi chiede quali sono le caratteristiche che deve possedere un ragazzo per diventare sacerdote di qualità. La mia risposta è ragionevole, deve essere una persona strutturata già prima di entrare in seminario, giacché il suo ruolo, se amministrato come si deve, è molto complesso e richiede doti umane non comuni.

    La maggior parte dei gravi problemi che affliggono oggi la Chiesa, sono legati ai criteri di selezione dei sacerdoti, spesso reclutati in base, diciamo così, al bisogno di mano d’opera spirituale e alla pretesa che il tempo e il seminario appianeranno le criticità. La stessa pretesa che un sacramento, ad esempio il matrimonio, per il fatto stesso che è un sacramento, riempia tutte le falle. Peccato che la situazione del matrimonio nel nostro Paese sia disperante e sarà sempre peggio, tanto che quasi nessuno dei giovani di oggi arriverà a termine corsa con lo stesso partner.
    Selezionare il personale religioso con il criterio predetto è come mettere una bomba alla base del colonnato di San Pietro.

    La vicenda del Cardinale australiano George Pell arriva pochi giorni dopo che la congregazione per la dottrina della fede aveva ridotto allo stato laicale un dominus di Comunione e Liberazione, già condannato in primo grado dal tribunale di Cremona a quasi cinque anni di reclusione, per una serie di abusi su minori, perpetrati, peraltro, nel silenzio dei genitori delle vittime. Gli stessi genitori che sono usciti dal processo di appello dietro risarcimento di circa 25 mila euro, una miseria, prosecuzione dell’atteggiamento omertoso di cui sopra. Questo silenzio, incredibile per un genitore normale, si giustifica proprio con i microclimi patologici che si creano all’interno di certe culture, in particolare religiose.

    Ma il cardinale George Pell e don Mauro Inzoli, sono arrivati al sacerdozio dopo quella che sarebbe dovuta essere una selezione, il fatto è che i selezionatori sono a loro volta consacrati, persone scelte con il medesimo criterio con cui essi sceglieranno i nuovi candidati. Un cane che si morde la coda. Non solo, quello che non viene visto prima dovrebbe essere visto nei seminari, dove un ragazzo rimane per anni, ma anche questa stazione di controllo funziona a spanne, salvo eccezioni, e quando funziona può accadere che la persona respinta riesca a farsi ammettere in un nuovo seminario.

    Quello che succede alle vittime dei casi di pedofilia è colpa esclusiva della Chiesa, perché spetta a lei e solo a lei il grave compito della selezione del personale. Un conto, infatti, è un accadimento limitato e raro, può succedere a chiunque di lasciarsi scappare una pagliuzza, un conto è un fenomeno sistematico e diffuso, che è assai più vasto dei casi che vengono denunciati e perseguiti. Negli anni credo di avere intercettato una ventina di casi mai individuati e perseguiti. Non voglio dire che è così per tutti quelli che fanno il mio lavoro, ci mancherebbe, ma se ognuno di essi si fosse imbattuto in almeno un caso, saremmo di fronte ad un fenomeno che con le eccezioni sembra avere poco a che fare.

    Intervenire sui casi conclamati è importante, questo Pontefice si è impegnato molto in questo senso, sono testimone diretto di suo intervento a favore della madre di una vittima, ma se non cambiano i criteri di selezione del personale religioso, la situazione è destinata ad aggravarsi. Le aziende private selezionano con molta attenzione i propri operatori, la Chiesa, invece, prende quello che capita, pescando peraltro in una platea ristretta, giacche gli eleggibili sono solo coloro che, almeno sulla carta, accettano le regole del celibato.

    Un paio di mesi fa papa Francesco aveva ricevuto in Santa Marta un gruppo di novizi e prenovizi salesiani. Con schiettezza era andato subito al punto, raccomandando di stare attenti a tutti quei giovani che «vogliono entrare in seminario perché sentono che sono incapaci di cavarsela da soli nel mondo». Il papa sa benissimo che chi entra in seminario appartiene spesso alla categoria che egli evoca. C’è un deficit di preparazione umana piuttosto vistoso e preoccupante nella maggior parte dei sacerdoti, che non riguarda solo le trasgressioni più gravi ma tocca tutto il loro impianto relazionale, la capacità di stare in mezzo ai loro simili come delle vere autorità morali, come dovrebbe essere. Invece, non sono in grado di confrontarsi fuori dai loro piccoli confini, dai loro angusti formulari, scappano timorosi quando li si coinvolge in confronti adulti, temendo di compromettersi.

    Il punto non è come saranno puniti George Pell, qualora dovesse risultare colpevole, don Mauro Inzoli o i preti che si macchiano di queste gravi mancanze, la vera questione aperta è che essi non sarebbero mai dovuti essere ammessi in un seminario. In caso di cecità dei selezionatori, non avrebbero dovuto superare l’altro passaggio cruciale, quello della consacrazione, anche perché una volta diventati sacerdoti cessa ogni possibile controllo su di essi.

    La Chiesa si trova di fronte ad almeno quattro emergenze, la cui mancata soluzione aggraverà i suoi problemi, compreso quello della pedofilia, condannandola alla marginalità, soprattutto in Occidente, dove essa non è in grado di ‘leggere’ la dimensione della crisi dell’individuo e di ‘testimoniare’ una via d’uscita, proprio perché non possiede gli uomini per farlo.
    Mi riferisco alla sua concezione della donna, davvero troglodita. Al rapporto con l’omosessualità, disumano e per nulla cristiano. Alla grottesca finzione del celibato, il cui superamento permetterebbe di selezionare i futuri sacerdoti tra una platea sconfinata di persone. Alla spaventosa questione del carrierismo tra i consacrati, che risparmia poche persone e tocca anche figure vicinissime al Papa.

    Questa rivoluzione è impossibile dall’interno della Chiesa, perché il bastone del comando è in mano a vescovi e cardinali che, una volta raggiunto il loro strapuntino, chiudono il portone e gettano via la chiave, rendendosi disponibili solo a piccoli aggiustamenti oppure a inutili ritualità, come il sinodo sulla famiglia, una specie di gioco di società privo di conseguenze chiare, non c’è un sacerdote che abbia capito davvero cos’è successo in quell’assise e come debba regolarsi nella pratica concreta, a proposito di comunione ai divorziati risposati.