Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papabili, un fratello pedofilo per il cardinale Marc Ouellet

    Papabili, un fratello pedofilo per il cardinale Marc Ouellet

    21 febbraio 2013

    Il Globe and Mail di sabato 17 febbraio ha dedicato un ritratto all’arsenico al cardinale quebecchese e primate del Canada, Marc Ouellet, considerato da molti uno dei più probabili papabili dopo le clamorose dimissioni di Benedetto XVI.

    In un articolo che apre la prima pagina del più prestigioso quotidiano canadese e rimanda a tre pagine interne della sezione “Focus”, l’articolo mette anzitutto in luce il fatto che la parrocchia dove Ouellet ha iniziato il suo percorso di fede e poi la sua carriera ecclesiastica è oggi una chiesa sconsacrata, trasformata in un centro civico dove “nello spazio del confessionale oggi si serve birra per 4.25$ e porto per 5$“, mentre dal pulpito centrale oggi “si svolgono spettacoli dal vivo” e “la religione è stata relegata dietro a una pesante tenda di taffeta lunga 22 piedi, che viene aperta una domenica sì e l’altra no per permettere a un prete itinerante d’ottant’anni di servire messa dinanzi a un pubblico di non più di 15-20 fedeli“.

    Il Globe and Mail ritiene questa come la notizia principale su Marc Ouellet, al punto da dedicargli l’apertura del giornale con una grande foto in prima della parrocchia del villaggio quebecchese di La Motte e un titolo malizioso che recita: “Il cardinale non potè salvare questa chiesa. Potrà forse salvare il Vaticano?” Titolo malizioso perché Ouellet ha lasciato il Quebec dal 1970 per trasferirsi prima in Sud America e poi a Roma, quindi chiaramente non ha una responsabilità diretta sul destino della sua parrocchia natale.

    Tuttavia, la notizia che appare come più dirompente, in particolare per le chance del cardinale canadese di divenire Papa, è che nel 2009 suo fratello minore Paul Ouellet, all’epoca 63enne, fu condannato a 15 mesi di libertà vigiliata per pedofilia, in quanto reo confesso di aver assalito sessualmente due ragazzine di 13 e 15 anni. Il fratello cardinale sull’intera vicenda ha mantenuto un silenzio criticato da molti. Due settimane dopo la sentenza, il fratello del cardinale ha perfino comprato un annuncio a pagamentosul quotidiano quebecchese La Frontiere per spiegare pubblicamente il suo punto di vista sulla sua reo-confessione, per rivendicare che tra lui e le due ragazzine esisteva – a suo dire – un amore consenziente e per respingere altre accuse di pedofilia che gli erano piovute addosso, come spesso accade in questi casi.

    Per il resto, l’articolo del Globe and Mail sottolinea a più riprese l’inesorabile processo di secolarizzazione che ha reso da decenni la provincia canadese (e francofona) del Quebec da una delle più ferventemente cattoliche a una delle più laiche e moderne. In questo senso stride la battaglia di retroguardia combattuta da Marc Ouellet contro il progredire dei tempi del suo una volta tradizionale luogo natio. Ouellet si è guadagnato l’attenzione dei media canadesi soprattutto negli ultimi anni, quando ha reso pubbliche le sue idee reazionarie in tema di aborto, diritti civili e posizione della donna nella società.

    Nel novembre 2007 Marc Ouellet firmò e rese pubblica su vari quotidiani francofoni una lettera in cui chiedeva scusa alla societàper gli “errori” di “alcuni cattolici” in Quebec, in particolare ammettendo atteggiamenti anti-semiti, anti-nativi canadesi, omofobici e anti-femminili, ma limitando il tutto all’epoca “precedente il 1960”. La limitazione temporale destò, nel Canada del 2007, fiere critiche, in particolare da parte delle associazioni che difendono direttamente le categorie citate dal cardinale, che hanno ricordato quanto forte sia stato l’impegno dello stesso Ouellet contro il riconoscimento del matrimonio per tutti.

    Nel 2010, ricorda sempre il Globe and Mail, Marco Ouellet definì l’aborto “un crimine morale sempre e in ogni caso, anche dopo uno stupro” e la cosa gli portò un diluvio di critiche, sia istituzionali che private, all’interno di uno dei Paesi più occidentali del mondo. In quella circostanza, ricorda il giornale canadese, il cardinale fu equiparato all’imam dell’Iran Kazem Sedighi, che aveva da poco accusato le donne di essere responsabili di una serie di calamità naturali accadute.

    Il Globe and Mail intervista poi Pierre Labrèche, “un capellone che dirige il nuovo centro civico sorto al posto della vecchia chiesa cattolica di La Motte” il quale difende la sconsacrazione della parrocchia del cardinale dicendo: “Abbiamo salvato la chiesa adattandola ai tempi. Viviamo in una società che è sempre più secolarizzata e la chiesa [cattolica] deve adattarsi ai tempi per sopravvivere; se non l’avessimo presa in gestione noi, forse la nostra chiesa sarebbe stata demolita e al suo posto oggi ci sarebbe un condominio“. Il messaggio del “capellone” Labrèche sembra essere giustapposto nell’articolo sul cardinale, dal momento che il Vaticano, in pura teoria, dovrebbe cercare fra le sue fila un nuovo papa in grado di capire e adattare la Chiesa cattolica alla realtà dei tempi, mentre il profilo del primate del Canada racconta, al contrario, di un uomo addirittura molto critico del Concilio Vaticano II, in riferimento al quale ha sostenuto che “troppi dentro alla Chiesa hanno interpretato in modo esageratamente progressista, disconnettendosi dal nucleo della fede cattolica e aprendosi a uno sbagliato processo di relativizzazione“.

    L’articolo termina dando la parola a un altro dei molti fratelli Ouellet, Roch, un preside di scuola in pensione, che ha abbandonato la religione cattolica da alcuni anni. Roch dipinge del fratello cardinale il seguente ritratto: “Penso sia un nostalgico dei tempi in cui il Quebec era animato da un fervore cattolico di tutto rispetto. Ma che piaccia o no, i tempi sono cambiati, e quella realtà oggi non esiste più. Non vale solo per me, ma per molti altri quebecchesi“.

    Considerati i tempi difficili per la Chiesa Cattolica, e le motivazioni che hanno spinto Ratzinger ad abdicare, l’articolo del Globe and Mail sembra porre un serio freno alle possibilità del primate del Canada di succedere a Benedetto XVI.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/papabili-fratello-pedofilo-per-cardinale-marc-ouellet/506771/

  • Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna
    pubblicato giovedì 21 febbraio 2013 alle 10:30

    Andrea Rossini – Corriere Romagna: Nuove accuse al confessore dei vip / Molestie, spunta un altro ex allievo: la difesa prende tempo

    RIMINI. Spunta un nuovo accusatore contro don Gabriele Corsani, il sacerdote milanese accusato di aver molestato sessualmente due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, in due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La novità è emersa ieri nel corso dell’udienza preliminare davanti al giudice. L’avvocato difensore Kira Vittone, convinta dell’innocenza del suo assistito e di poter chiarire quindi al più presto la vicenda, aveva annunciato l’intenzione di chiedere il rito abbreviato. La procura di Rimini, però, ha aggiunto al fascicolo un supplemento istruttorio: di qui la necessità di un rinvio (termini a difesa) per dare modo all’indagato di leggere le carte. Dopo la pubblicazione della notizia con il nome del noto sacerdote, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi, da parte del Corriere di Rimini, ripresa da altri quotidiani, un altro suo ex allievo del nord Italia si è fatto avanti e ha deciso di mettere nero su bianco, in caserma, delle nuove accuse. Un racconto analogo a quello degli altri due denuncianti, per fatti risalenti al 2009.
    (…)
    La visibilità e le amicizie importanti di don Corsani, padre spirituale di personaggi del mondo della polititica, dello spettacolo e dello sport, potrebbero averlo reso inviso a qualcuno: l’esistenza dell’indagine nei suoi confronti era stata segnalata, ad esempio, senza riscontri e in forma anonima ad alcune redazioni di quotidiani, anche nazionali, e siti di gossip.

    http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_24/cardinale-scozzese_27112274-7e15-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml

  • Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»

    Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»

    Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»
    Dopo il 28 febbraio l’ex papa manterrà la cittadinanza vaticana e l’immunità di Capo di Stato. In base ai Patti del 1929 potrà circolare tranquillamente solo nel nostro Paese.
    Federico Tulli
    lunedì 18 febbraio 2013 15:50

    Non è solo una questione di privacy e sicurezza. La decisione di Joseph Ratzinger di vivere in Vaticano dopo essersi dimesso da papa il 28 febbraio prossimo gli assicurerà la protezione legale necessaria a rimanere al riparo da ogni tentativo di procedimento giudiziario in relazione ai casi di pedofilia clericale verificatisi nel mondo sia durante il suo pontificato sia mentre – da cardinale – era alla guida della Congregazione per la dottrina della fede. Fonti interne al Vaticano esperte in questioni legali interpellate dalla Reuters ne sono certe.
    «È necessario che Joseph Ratzinger rimanga in Vaticano, in caso contrario la sua posizione non sarebbe difendibile» ha affermato un funzionario vaticano che vuole mantenere l’anonimato. Di fatto, fuori dalle Mura leonine l’ex papa non godrebbe dell’immunità diplomatica. Il pensiero corre immediatamente a due denunce particolarmente delicate che lo riguardano in prima persona.
    Nel settembre del 2011 un dossier di oltre 10mila pagine è stato presentato alla Corte penale internazionale de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa «di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e l’allora prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. Assistiti dagli avvocati dall’Ong i responsabili di Snap presentarono una «richiesta di dichiarazione di competenza giurisdizionale» presso la Corte. Secondo l’associazione di vittime fondata a Chicago nel 1988 da Barbara Blaine (e che oggi conta migliaia di interventi di sostegno alle vittime in tutti gli Stati Uniti), il Vaticano rappresentato dalle sue gerarchie «ha tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di strupri e crimini “sessuali” contro i bambini in tutto il mondo». Alla denuncia – ancora oggi ferma sul tavolo dei giudici de L’Aja in attesa di un riscontro o di una archiviazione – fu allegata una voluminosa documentazione con l’esposizione dei numerosi casi di pedofilia clericale in tutto il mondo.

    «L’ammissione di responsabilità da parte delle autorità ecclesiastiche che pure c’è stata in questi anni è stata troppo tiepida e soprattutto è avvenuta troppo in ritardo», racconta a Cronache Laiche, Mary Caplan, responsabile Snap per l’area di New York. «Sono state pronunciate spesso parole vuote – aggiunge – a cui non sono seguiti mai fatti concreti. Mentre un fatto è che nel 2005 Benedetto XVI ha invocato l’immunità di capo di Stato per evitare di comparire in un processo in Texas. Noi pensiamo che se il papa in tutta onestà si sentisse innocente, avrebbe colto l’opportunità di presentarsi in tribunale a difendere il proprio operato. Invece, il fatto che lui e i suoi avvocati siano disposti a sfruttare scappatoie legali anziché affrontare direttamente le accuse contro, la dice lunga sulla complicità in questi terribili crimini». Le parole della Caplan rimandano direttamente a un’altra situazione critica, probabilmente quella in cui Ratzinger rischia di più in prima persona.
    Nel 2010, quando era ancora alla guida dell’ex Inquisizione, il futuro Benedetto XVI è stato imputato in una causa civile in qualità di firmatario del De delicti gravioribus, un’epistola indirizzata (il 18 maggio 2001) ai vescovi di tutto il mondo per informarli sulle procedure da adottare nei casi di violenza “sessuale”, anche su minori, compiuta da persone appartenenti al clero cattolico. In quella lettera, che dava esecuzione a un Motu proprio di Giovanni Paolo II, Ratzinger ribadiva il vincolo del segreto pontificio da mantenere durante tutta la procedura investigativa e processuale stabilito nel 1962 dal Crimen sollicitationis. Pena la scomunica.

    Divenuo capo di Stato nell’aprile del 2005, tramite il ministero degli esteri vaticano Benedetto XVI ha immediatamente avanzato richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, George Bush. Nel settembre 2005, il vice ministro della Giustizia, Peter Keisler ha bloccato la procedura giudiziaria facendo ricorso alla cosiddetta suggestion of immunity, una misura che, via Corte Suprema, deve necessariamente essere recepita dai tribunali di grado inferiore. In quella occasione il vice ministro Usa sottolineò che l´avvio di un procedimento giudiziario nei confronti della Santa Sede sarebbe stato incompatibile con gli interessi della politica estera statunitense.
    In otto anni molte cose sono cambiate, non solo all’interno della Chiesa d’oltreoceano (che nel frattempo ha visto dichiarare bancarotta undici diocesi, in seguito ai risarcimenti extragiudiziali o giudiziali nei casi di pedofilia). Anche alla Casa Bianca siede un altro inquilino, Barack Obama. Il quale, se non altro non dorme con la Bibbia sotto il cuscino.
    Ci sono sufficienti elementi per considerare veritiere le affermazioni del funzionario interpellato dalla Reuters. Dopo il 28 febbraio Joseph Ratzinger continuerà a vivere all’interno del Vaticano per continuare a godere dell’immunità diplomatica. La gendarmeria, che già conosce il papa e le sue abitudini, sarà in grado di garantirgli privacy e sicurezza senza doverle affidare a forze dell’ordine straniere, la qual cosa sarebbe necessaria in caso di un suo trasferimento in un altro Paese. «Vedrei un grosso problema se si trasferisse in qualsiasi altro luogo» precisa il funzionario anonimo alla Reuters. «I servizi segreti della Santa Sede non dispongono delle risorse necessarie a garantire l’incolumità di un ex capo di Stato». Dopo essersi dimesso, Benedetto XVI non sarà più il capo supremo dello Stato Città del Vaticano, ma conserverà sia la cittadinanza che la residenza. Ciò continuerà ad assicurargli l’immunità, in base alle norme dei Patti Lateranensi, anche se si recasse per brevi visite nel nostro Paese.

    Federico Tulli

  • Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”

    Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”

    NEGLI STATI UNITI IL PRELATO è GIà stato sollevato da tutti gli incarichi
    Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica
    Petizione di un gruppo di cattolici Usa contro l’ex arcivescovo
    E anche in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

    Il cardinale Mahony non deve votare in Conclave. È la richiesta di un gruppo di cattolici americani, Catholics United, che hanno lanciato anche una petizione nazionale. Roger Mahony è l’ex arcivescovo di Los Angeles che è stato sollevato da tutti gli incarichi dal suo successore alla diocesi, mons. Josè Gomez, perché riconosciuto colpevole di aver insabbiato 129 casi pedofilia da parte di sacerdoti. Proprio su uno di questi casi, sabato 23 febbraio Mahony dovrà deporre in Tribunale.

    LA PROTESTA – «Se un Cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il Cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave» si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

    IL SONDAGGIO SU «FAMIGLIA CRISTIANA» – E la questione arriva anche in Italia. Famiglia Cristiana lancia un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no? Oltre che aprire il suo sito con un lungo dossier sulla vicenda, in cui si parla anche della petizione, avviata in Usa.

    LA REAZIONE – Mahony ammette sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche ricevute negli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento». E ancora: «Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il Cardinale.

    Redazione Online 18 febbraio 2013 | 18:26© RIPRODUZIONE RISERVAT

  • ROMA – Si è dimesso il cardinale Keith O’Brien accusato di comportamenti inappropriati.

    ROMA – Si è dimesso il cardinale Keith O’Brien accusato di comportamenti inappropriati.

    ROMA – Si è dimesso il cardinale Keith O’Brien accusato di comportamenti inappropriati. Il cardinale scozzese O’Brien, è l”unico a rappresentare la Gran Bretagna durante le votazioni per il nuovo Papa ed è il porporato di più alto grado della chiesa cattolica nel Paese.

    Il Papa ha accettato il 18 febbraio scorso la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Saint Andrews and Edinburgh (Scozia), presentata dal cardinale ÒBrien, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. È quanto si legge sul sito della Radio Vaticana.

    Le accuse. Tre sacerdoti e un ex prete lo avevano accusato di “comportamenti inappropriati”, attenzioni sessuali non gradite, da quello che si capisce dalle denunce svelate ieri dall’Observer. Le quattro presunte vittime (di cui non sono note le generalità) volevano impedire al cardinale di partecipare al conclave e ne avevano chieste le immediate dimissioni. Il caso aveva scatenato una bufera in Inghilterra e anche in Vaticano

  • Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    La decisione presa dall’arcivescovo di Los Angeles Jose Gomez

    Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles ha sollevato il suo predecessore – il cardinale Roger Mahony – da tutti gli impegni pubblici per la sua cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80. Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011. Dimissioni anche per il vescovo di Santa Barbara. Pubblicati, sul sito della diocesi, migliaia di documenti su come la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie
    Roger Mahony
    LOS ANGELES –

    Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha annunciato di aver sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici per la cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80 (Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011).

    Gomez ha annunciato anche che il vescovo di Santa Barbara, Thomas J.Curry, si è dimesso. L’annuncio è arrivato in contemporanea con la pubblicazione sul sito della diocesi di decine di migliaia di documenti, in precedenza rimasti segreti, riguardanti il modo in cui la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie.

    Gomez ha accompagnato il tutto con una lettera ai parrocchiani sottolineando che la lettura dei documenti potrebbe risultare “brutale e dolorosa”. “Il comportamento descritto in quei documenti è terribilmente odioso e diabolico. Non ci sono scuse per quel che accadde a questi bambini. I sacerdoti coinvolti avevano il dovere di essere i loro padri spirituali e fallirono. Oggi dobbiamo riconoscere quel terribile errore”.

    http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-a383f388-dd2a-401b-a8fe-3865a4034151.html

  • Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    3/02/2013
    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI San Pietro, la Cupola

    San Pietro, la Cupola
    Le rivelazione di un libro del giornalista olandese Ekke Overbeek “Abbiate paura”, che denuncia alcuni esponenti nella chiesa
    Giacomo Galeazzi – Città del Vaticano

    Sos abusi nel clero polacco, in arrivo un nuovo scandalo pedofilia per la Chiesa cattolica.”In Polonia potrebbero esserci migliaia di vittime di preti pedofili”, scrive il giornalista olandese Ekke Overbeek nel suo libro Lękajcie się (“Abbiate paura”). “È una bomba a orologeria all’interno della Chiesa?”, si domanda il quotidiano polacco Polska.

    L’autore del libro descrive le vite distrutte di dodici vittime di abusi sessuali e condanna duramente la Chiesa polacca, ancora molto influente nel Paese, accusandola di “non aver fatto praticamente nulla” per sradicare la pedofilia dai suoi ranghi. “

    Nella Chiesa gli abusi sessuali sono sempre anche una forma di abuso di potere”, denunciò a settembre l’ex promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, Charles Scicluna, oggi vescovo ausiliare di Malta. Parole utili a capire cosa cosa stia accadendo in queste ore in Polonia e negli Stati Uniti in termini di “purificazione” anti-abusi.

    Il fronte della lotta alla pedofilia ingaggiata da Benedetto XVI, che si sta spostando in Polonia, dove la vicinanza di alcuni sospettati all’entourage di papa Wojtyla troppo a lungo ha reso ardue le indagini. E’ la stessa ragione per la quale il caso Maciel era stato colpevolmente “congelato” fino all’elezione di Benedetto XVI. Ora si sta finalmente alzando il tiro: non ci si limita piu’ a individuare i colpevoli materiali dei delitti ma si colpisce duramente anche chi li ha coperti, senza guardare in faccia a nessuno”.

    Per questo nel giro di poche settimane le cronache hanno visto visto “cadere”, dopo oltre una sessantina di vescovi rimossi, anche le teste di due cardinali. Il primate irlandese Sean Brady, che aveva omesso, quando era un giovane sacerdote incaricato di indagini su casi di pedolfilia, la denuncia alla Santa Sede del proprio vescovo colpevole di insabbiamento, adesso si e’ visto estromettere dalla cura pastorale della sua diocesi con l’arrivo di un coadiutore con pieni poteri.

    E’ stato sanzionato anche l’arcivescovo emerito di Los Angeles, cardinale Roger Mahoney: l’attuale arcivescovo Josè Gomez (in accordo con Benedetto XVI) lo ha sollevato da tutti gli incarichi amministrativi e dalla possibilità di presiedere le celebrazioni pubbliche, avendolo riconosciuto responsabile dell’insabbiamento di centinaia di casi. “Si tratta di una vera e propria svolta perché in precedenza due altri cardinali coinvolti nello scandalo sono stati trattati ben diversamente- afferma il vaticanista Salvatore Izzo – Fu consentito di ritirarsi in un convento tedesco all’arcivescovo di Vienna Groer, colpevole direttamente di abusi e a lungo difeso a Roma da eminenti curiali, che avevano di fatto isolato l’allora cardinale Joseph Ratzinger, l’unico convinto della necessità di processare il porporato benedettino”.

    E fu addirittura trasferito a Roma come arciprete di Santa Maria Maggiore l’arcivescovo di Boston Law, che aveva sottolvalutato le denunce e consentito così ai preti pedofili di agire indisturbati (si limitava aventualmente a trasferirli da una parrocchia all’altra). “La purificazione della Chiesa voluta da Papa Ratzinger passa sempre di più per la dissezione di consolidati gruppi di potere, cordate che non si sono limitate negli anni a promuovere i loro esponenti a incarichi sempre più prestigiosi ma hanno di fatto coperto i loro delitti. Del resto l’altro grande tema della Riforma Benedettiana è la critica al carrierismo”.Il sistema delle cordate che Papa Ratzinger cerca da 7 anni di debellare certo non era avallato da Giovanni Paolo II che tuttavia negli anni della sua malattia non veniva puntualmente informato, ma che in alcune eclatanti vicende intervenne personalmente appoggiando le richieste di giustizia dell’allora prefetto della Cdf Ratzinger.

    A rompere il cerchio che blindava il Pontefice malato, quando si trattò di rimuovere il potente arcivescovo di Poznan Paetz, rinfacciandogli d’aver insidiato in più occasioni alcuni seminaristi, era stata la psichiatra Wanda Poltawska, che Karol Wojtyla considerava come una sorella e che oso’ entrare in conflitto con chi molto il alto aveva cercato di coprire il caso. Altri due coraggiosi che, insieme al pg Scicluna, hanno sfidato i potentati ecclesiastici apoggiando gli sforzi dell’allora cardinale Ratzinger sono stati i successori di Law e Groer, e cioè il cappuccino O’Malley (il cui principale collaboratore, l’inflessibile padre Oliver, è stato scelto da Benedetto XVI come successore di Scicluna) e il domenicano Schoenborn.

  • Portogallo. Vescovo Azevedo fu accusato di abusi sessuali, Ma lo hanno promosso in Vaticano. Presiede il Pontificio consiglio della cultura

    Portogallo. Vescovo Azevedo fu accusato di abusi sessuali, Ma lo hanno promosso in Vaticano. Presiede il Pontificio consiglio della cultura

    1/02/2013 Carlos Moreira Azevedo
    Secondo la rivista portoghese «Visão» il vescovo Azevedo, delegato del Pontificio consiglio della cultura, sarebbe stato denunciato per presunte molestie sessuali avvenute negli anni Ottanta

    Andrea Tornielli – Città del Vaticano

    Una nuova bufera con accuse a sfondo sessuale si abbatte sulle gerarchie cattoliche e questa volta lambisce la Curia romana. Il vescovo portoghese Carlo Azevedo, 59 anni, già ausiliare di Lisbona e coordinatore della visita del Papa nel 2010, oggi delegato del Pontificio consiglio della cultura, viene tirato in ballo per presunte molestie nei confronti di un chierico. A parlare del vicenda è la rivista portoghese «Visão», che dedica la copertina alla denuncia presentata contro il vescovo nel 2010 alla nunziatura apostolica di Lisbona.

    Secondo quanto pubblicato nell’edizione cartacea della rivista oggi in edicola, le molestie risalirebbero agli anni Ottanta. A presentare la denuncia al nunzio tre anni fa sarebbe stato un sacerdote che attualmente coordina i cappellani ospedalieri. Secondo «Visão» gli accertamenti sarebbero stati condotti con la collaborazione della gerarchia cattolica, ma non se ne conosce l’esito.

    Nel novembre 2011, il vescovo, indicato come possibile successore del patriarca di Lisbona, il cardinale José Policarpo, ha lasciato il Portogallo ed è stato nominato delegato del Pontificio consiglio della cultura, un incarico che non rientrava negli organigrammi del dicastero curiale, creato ad hoc per l’occasione dalle autorità vaticane. Le motivazioni ufficiose addotte per il trasferimento a Roma parlavano di contrasti con il patriarca Policarpo.

    Il vescovo Azevedo nega fermamente ogni accusa, di essere stato interpellato su questo tema dalla nunziatura di Lisbona e nega, infine, anche l’esistenza di procedimenti canonici su presunti abusi sessuali che lo riguardino.

    Il portavoce della Conferenza episcopale portoghese, don Manuel Morujão, ha diffuso in queste ore un comunicato nel quale si prende atto che Azevedo «è coinvolto in accuse di comportamenti impropri, non conformi con la dignità e la responsabilità dello stato sacerdotale».

    La Conferenza episcopale afferma di «non poter né dover esprimere giudizi sulla veridicità delle accuse». «Da qualsiasi membro della Chiesa ci si aspetta un comportamento esemplare – si legge ancora nel comunicato – Con molta più ragione da parte ch si è impegnato a vivere il celibato sacerdotale». La nota si conclude con l’assicurazione di preghiere per il vescovo, ma come si comprende dalla lettura del testo, non lo difende affatto.

    La vicenda, l’ennesima burrasca destinata a intorbidire ulteriormente le acque in questo lungo periodo di pre-conclave, lascia aperte molte domande. La nomina presso la Santa Sede è avvenuta quando ancora non si conoscevano le accuse? Oppure dopo che queste sono state chiarite rivelandosi inconsistenti? In questo caso, ci si dovrebbe attendere oggi dal Vaticano una smentita e una puntuale difesa del vescovo e della sua onorabilità. Se invece al momento della nomina le accuse erano conosciute ma non ancora vagliate, è difficile comprendere le ragioni del trasferimento.

     

  • Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    24 gennaio 2013 – ore 14:53
    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    “Tiene davvero un basso profilo”, confessa Elizabeth Johnson, vicina di casa del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, ora residente a North Hollywood, appena dietro la chiesa di San Carlo Borromeo. La conferma di uno stile, quello di sua eminenza, da sempre coltivato nonostante oggi gli sia impossibile fuggire dai riflettori dei media. Tutti, infatti, adesso parlano di lui, a cominciare dal New York Times che in un pezzo di Laurie Goodstein spiega come le nuove sorprendenti rivelazioni – uscite poche ore fa e confermate dallo stesso porporato – in merito agli abusi sessuali commessi dai preti nella sua diocesi “macchino indelebilmente la sua figura”. Mahony ha sostanzialmente confermato non solo di aver in qualche modo coperto gli abusi dei preti su alcuni minori, ma di aver fatto in modo che un suo sacerdote accusato di pedofilia non tornasse in diocesi dopo un breve soggiorno in New Mexico perché “sarebbe stato processato”.
    Piaccia o no, questo era fino a pochi anni fa il modus operandi di molti vescovi di fronte a un problema, quello della pedofilia, sul quale la chiesa ha dimostrato enorme impreparazione. Solo che a Los Angeles, a differenza di Boston e di altre diocesi dove i vescovi hanno pagato un caro prezzo (basti pensare al cardinale Law), i fedeli non hanno mai sospettato azioni d’insabbiamento, e per questo hanno sempre difeso Mahony dalle accuse. Oggi però le nuove rivelazioni su Mahony, che nel 2011 è stato sostituito da José Gomez, parlano di fatti che molti ignoravano e cambiano l’idea che i fedeli si erano fatti di lui.

    La diocesi di Los Angeles è terra da tempo martoriata. Come risarcimento nei confronti di 508 persone che avevano denunciato abusi, la chiesa locale aveva accettato di pagare la cifra record di 660 milioni di dollari. Ma nonostante il pagamento per molto tempo sono rimasti dubbi sulla reale consapevolezza dei vertici, almeno dal punto di vista giudiziario, di quanto accadeva nel territorio. Fino a quando, negli scorsi giorni, sono stati presentati in tribunale alcuni rapporti prima sconosciuti, come parte della causa contro l’arcidiocesi. Pubblicati dal Los Angeles Times, i documenti mostrano in modo chiaro come l’arcidiocesi americana abbia cercato di coprire gli abusi dei sacerdoti prima che lo scandalo scoppiasse. Ma invece di rimuovere dall’incarico chi aveva commesso i crimini e contattare le forze dell’ordine, l’arcidiocesi si è limitata a inviare i sacerdoti responsabili in centri di trattamento. Nel 1986 lo stesso Mahony scrisse a un istituto del New Mexico, dove era stato inviato padre Peter Garcia che ammetterà poi di aver abusato di una dozzina di ragazzini: “Credo che se monsignor Garcia dovesse riapparire qui, nella nostra arcidiocesi, correremmo il rischio di azioni legali, a causa delle sue azioni”. Parole che mostrano come egli fosse a conoscenza dei crimini del sacerdote, la maggior parte compiuti contro ragazzi provenienti da famiglie di immigrati clandestini.

    Eppure Mahony non era l’unico a sapere: in una lettera del 1987 scritta da monsignor Thomas J. Curry sulla situazione del reverendo Michael Baker (inviato anche quest’ultimo per un trattamento in New Mexico dopo aver ammesso di aver abusato di ragazzi giovani), il primo si rivolge allo stesso arcivescovo emerito, affermando “di essere consapevole del fatto che ciò che era stato fatto rientrava tra i reati perseguiti dalle legge in California”. Per questo invitava a non far rientrare il prete che si era macchiato degli abusi. Un modo di fare consueto nelle diocesi americane fino a qualche anno fa, azioni che hanno portato Mahony a dire poche ore fa: “Soltanto due decenni più tardi, quando ho incontrato oltre cento vittime delle violenze, ho capito quanto abbiano potuto soffrire”.

    di Paolo Rodari – @PaoloRodari

  • Ischia. Il vescovo è Claudio Maniago, protettore del prete pedofilo don Cantini

    Ischia. Il vescovo è Claudio Maniago, protettore del prete pedofilo don Cantini

    Claudio Maniago nuovo Vescovo di Ischia

    Fonti attendibili lo vogliono già in viaggio verso la nostra isola

    Parte dal web la notizia che la popolazione isolana tanto attendeva… sarebbe infatti stato individuato il successore di Padre Filippo Strofaldi al comando del clero isolano.
    Il nome che viene dato per certo (mancherebbe infatti solo la firma da parte del Santo Padre) è quello di Claudio Maniago, ausiliare di Firenze e noto alla cronaca per essere stato il vescovo più giovane d’Italia.
    Leggiamo dalla nostra fonte: “Manca solo l’approvazione del Papa. L’ausiliare di Firenze, Claudio Maniago, dovrebbe essere il nuovo vescovo di Ischia.

    Il presule, nativo del capoluogo toscano, nel 2007 è stato coinvolto nello scandalo di don Lelio Cantini, il parroco di Firenze che ha abusato sessualmente di alcune ragazze. Uscito pulito dall’oscura vicenda nonostante le accuse pesantissime di due dipendenti laici della Curia e di due sacerdoti di aver coperto la pedofilia di don Cantini, l’ausiliare di Firenze era stato persino indicato come partecipante a festini di carattere sessuale. Il presule toscano, 53 anni, allievo dell’Almo Collegio Capranica, ha conseguito la licenza in liturgia presso la Pontificia Università di Sant’Anselmo.

    Ordinato sacerdote nel 1984, quattro anni dopo diviene cerimoniere arcivescovile. Nel 2003 il beato Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Firenze. Maniago ha da poco compiuto 44 anni. È il vescovo più giovane d’Italia. Riceve l’ordinazione episcopale dalle mani del cardinale Silvano Piovanelli. Attualmente è vicario dell’Arcidiocesi guidata dal 2008 dall’ex segretario generale della Cei Giuseppe Betori, elevato alla dignità cardinalizia da Benedetto XVI lo scorso febbraio.

    La Diocesi di Ischia attende il nuovo vescovo da quando, nel luglio scorso, mons. Filippo Strofaldi, 72 anni compiuti ad agosto, si è dimesso per gravi motivi di salute, così come previsto dal paragrafo due del numero 401 del Codice di Diritto Canonico. Come Amministratore diocesano, nell’attesa che il Papa nomini il suo successore, è stato eletto dal clero della diocesi isolana l’ottantaseienne mons. Giuseppe Regine, parroco di San Vito a Forio. Adesso, se il Papa vorrà, sarà Maniago a prendere il posto di Strofaldi.”

    Chi è Claudio Maniago
    Claudio Maniago (Firenze, 8 febbraio 1959) è un vescovo cattolico italiano. Dopo la maturità classica entra nel seminario maggiore, frequentando lo studio teologico fiorentino.
    Alunno dell’Almo collegio Capranica, ha conseguito la licenza in liturgia, presso la Pontificia Università di Sant’Anselmo. Il 19 aprile 1984 viene ordinato sacerdote. Dal 1987 al 1994 è rettore del seminario minore, direttore del centro diocesano per le vocazioni e membro del consiglio pastorale diocesano e assistente ecclesiastico del Serra Club.
    Nel 1988 diviene cerimoniere dell’arcivescovo di Firenze e incomincia ad insegnare Liturgia, presso la facoltà teologica dell’Italia centrale; nel 1991 è direttore dell’ufficio liturgico diocesano e membro della commissione ordinandi.
    Nel 1994 diviene pro-vicario generale dell’arcidiocesi metropolitana, moderatore della curia arcivescovile e canonico onorario della chiesa cattedrale di Firenze. Nel 2001 è vicario generale dell’arcidiocesi fiorentina. Il 18 luglio 2003 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Firenze, assegnandogli la sede titolare di Satafi.
    L’8 settembre 2003, ad appena 44 anni, è consacrato vescovo dal cardinale Silvano Piovanelli ed è salutato dalla stampa come il vescovo più giovane d’Italia. Nel 2008 il nuovo arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori lo conferma vicario generale dell’arcidiocesi. A Firenze è stato al centro di polemiche, perché accusato (dalle vittime di don Cantini) di aver
    ignorato e tentato di insabbiare le vicende di pedofilia di don Lelio Cantini, padre spirituale dello stesso Maniago.
    Nel 2007 Maniago è stato inoltre accusato da un giovane di aver preso parte, insieme ad altri sacerdoti, a festini a luci rosse di carattere omosessuale, uscendone pulito.

    www.tgischia.it/wordpress/?p=37829