Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papa Francesco respinge le dimissioni del cardinale Marx, ma la crisi resta

    Papa Francesco respinge le dimissioni del cardinale Marx, ma la crisi resta

    Papa Francesco respinge le dimissioni del cardinale Marx, arcivescovo di Monaco, annunciate pubblicamente il 4 giugno. Altrettanto pubblicamente attraverso la Sala Stampa della Santa Sede, ieri è stata diffusa la lettera di risposta del Papa. Che contiene anche una bacchettata al cardinale. «Tutta la Chiesa è in crisi a causa della vicenda degli abusi» ma «la Chiesa oggi non può fare un passo avanti senza assumere questa crisi» perché «la politica dello struzzo non porta da nessuna parte, e la crisi deve essere assunta dalla nostra fede pasquale. I sociologismi e gli psicologismi sono inutili». Dunque secondo Papa Francesco la soluzione è di «assumere la crisi, personalmente e comunitariamente, l’unica via fruttuosa perché non si esce da una crisi da soli ma in comunità».

    Tuttavia – aggiunge sempre il Papa rivolgendosi al cardinale – «sono d’accordo con te nel descrivere la triste storia degli abusi sessuali e il modo in cui la Chiesa l’ha affrontata fino a poco tempo fa come una catastrofe. Rendersi conto di questa ipocrisia nel modo in cui viviamo la nostra fede è una grazia, è un primo passo che dobbiamo fare. Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente che come comunità. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo crimine. Accettare significa mettersi in crisi». La diagnosi è chiara, la soluzione meno e in ogni caso le dimissioni sono respinte facendo ricorso a un esempio evangelico. «Se sei tentato di pensare che, confermando la tua missione e non accettando le tue dimissioni, questo Vescovo di Roma (tuo fratello che ti ama) non ti capisce, pensa a quello che Pietro ha provato davanti al Signore quando, a modo suo, ha presentato le sue dimissioni» presentandosi come un peccatore e si è sentito rispondere “Pasci le mie pecorelle”. Il riferimento è al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, nel dialogo tra Gesù e Pietro.

    Ma quali sono i rimedi rispetto alla crisi? Qui la lettera tace, limitandosi a una osservazione che di fatto investe i vescovi in prima persona e meno la Chiesa come istituzione. Dice infatti il Papa: «Le situazioni storiche devono essere interpretate con l’ermeneutica del tempo in cui sono accadute, ma questo non ci esime dal prenderle in carico e assumerle come la storia del ‘peccato che ci assedia’. Perciò, secondo me, ogni vescovo della Chiesa deve assumerlo e chiedersi: cosa devo fare di fronte a questa catastrofe?». Una serie di affermazioni, queste ultime, destinate a provocare qualche contraccolpo. Nel comunicato in cui annunciava le dimissioni, il cardinale Marx parlava di una crisi “sistematica”.

    Il gesuita tedesco Zollner – che sugli abusi è il massimo referente della Chiesa – in appoggio al cardinale Marx ha definito gli abusi una crisi “sistemica”. Nelle frasi del Papa non c’è traccia di questa visione, che pure sarebbe l’unica in grado di affrontare il problema. Perché la crisi è nelle persone e nelle strutture, che pure sono costituite da persone, in un intreccio molto forte. I segnali di una crisi sistemica ci sono da diversi anni, bastava prendere coraggio e leggerli. Invece si continua come se nulla fosse: i problemi gestionali non si affrontano, la crisi delle vocazioni non comporta un maggiore spazio ai laici, la leadership è sempre per scelta dall’alto e mai per “sinodalità” cioè coinvolgimento di tutte le componenti ecclesiali, le capacità reali delle persone non si valutano né valorizzano. Anzi, al contrario, si clericalizza ancor di più perché essere prete è una garanzia (usato sicuro?).

    Tra chiese locali e Vaticano il dialogo è sempre molto difficile. La formazione del clero è rimasta a 50 anni fa. Gli abusi sembrano incidenti di percorso, ci si arrovella su cambiamenti canonici invece di dire chiaro e tondo che si tratta di crimini da perseguire. Le giurisdizioni – canonica e tribunale civile – si sovrappongono, si confondono, non si capisce bene chi debba fare cosa. La crisi è “sistemica” per scarsa capacità di coinvolgere le persone nelle scelte e nelle decisioni di governo; tutto arriva dall’alto. Si sbaglia la scelta delle persone perché i criteri sono opachi. “Sistemica” non è una parola ad effetto. Fa riferimento alla teoria dei sistemi che attraversa diverse discipline fino ad arrivare alla psicologia. E va integrata con il costruttivismo cioè con la raffinata analisi dei modi in cui costruiamo la nostra realtà e visione del mondo.
    Considerare tutta la Chiesa come un “sistema” significa attuare quello che peraltro lo stesso Papa Francesco dice quando sottolinea che “il tutto è superiore alle parti”. Lo dice ma è difficile metterlo in pratica. E i risultati si vedono. Il punto di partenza degli abusi è una crisi nella formazione, nei metodi di governo, nel prevenire e prevedere, nel riparare rapidamente gli errori e riflettere su cause, conseguenze, soluzioni possibili. Chi fa riferimento al pensiero sistemico ha una marcia in più nello stare al passo con le situazioni. Se i preti venissero a conoscenza di questi aspetti – Zollner per primo dovrebbe saperlo, in una Facoltà di Psicologia come quella della Gregoriana in cui lavora – forse si comincerebbe ad avere strumenti per riflettere e intervenire.
    https://www.ilriformista.it/papa-francesco-respinge-le-dimissioni-del-cardinale-marx-ma-la-crisi-resta-225997/?refresh_ce
  • Il Papa respinge le dimissioni del cardinale Marx

    Il Papa respinge le dimissioni del cardinale Marx

    Papa Francesco ha respinto le dimissioni presentategli dal cardinale di Monaco Reinhard Marx. “Questa è la mia risposta, caro fratello – gli ha scritto stamane in una lettera -.

    Continua come tu proponi ma come Arcivescovo di Monaco e Frisinga. E se sei tentato di pensare che, nel confermare la tua missione e nel non accettare la tua rinuncia, questo Vescovo di Roma (tuo fratello che ti ama) non ti capisca, pensa quello che ha provato Pietro davanti al Signore quando, a suo modo, gli presentò la sua rinuncia: ‘Stammi lontano che sono un peccatore’, e ascolta la risposta: ‘Pasci le mie pecore’. Con affetto fraterno”.

     Nella lettera scritta in spagnolo, il Papa ringrazia dapprima Marx per il suo “coraggio”. “Mi dici che stai attraversando un momento di crisi – afferma poi -, e non solo tu ma anche la Chiesa in Germania lo sta vivendo. Tutta la Chiesa è in crisi per il problema degli abusi; di più ancora, la Chiesa oggi non può fare un passo avanti senza farsi carico di questa crisi”. Secondo il Pontefice, “la politica dello struzzo no, non porta a nulla, e la crisi va assunta dalla nostra fede pasquale”. “I sociologismi, gli psicologismi sono inutili – prosegue -.  Assumere che la crisi, personalmente e come comunità, sia l’unico modo fruttuoso perché da una crisi non esce da soli ma in comunità e dobbiamo anche tenere conto che da una crisi si esce migliori o peggiori, ma mai uguali”.

     “Sono d’accordo con te nel definire una catastrofe la triste storia degli abusi sessuali e il modo di affrontarla che la Chiesa ha preso fino a poco tempo fa”, aggiunge Francesco.  “Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente che come comunità. Non si può restare indifferenti di fronte a questo crimine – aggiunge -. Assumerlo significa mettersi in crisi. Non tutti vogliono accettare questa realtà, ma è l’unico modo, perché fare ‘risoluzioni’ di cambiare vita senza ‘mettere la carne alla brace’ non porta a nulla”.

    “Pertanto, a mio avviso – spiega il Papa -, ogni Vescovo della Chiesa deve assumerlo e chiedersi: ‘cosa devo fare davanti a questa catastrofe?’. Il ‘mea culpa’ di fronte a tanti errori storici del passato lo abbiamo fatto più di una volta di fronte a molte situazioni, anche se personalmente non abbiamo partecipato a quel frangente storico. E questo stesso atteggiamento è quello che ci viene chiesto oggi. Ci viene chiesto di riformare, cosa che – in questo caso – non consiste di parole ma di atteggiamenti che abbiano il coraggio di mettersi in crisi, di assumere la realtà qualunque ne sia la conseguenza”.

    “Dici bene nella tua lettera – riconosce Francesco – che seppellire il passato non ci porta a nulla. I silenzi, le omissioni, il dare troppo peso al prestigio delle Istituzioni porta solo al fallimento personale e storico, e ci porta a convivere con il peso di ‘avere scheletri nell’armadio’, come si suol dire”. “È urgente ‘dare aria’ a questa realtà degli abusi e di come la Chiesa ha proceduto – avverte -, e lasciare che lo Spirito ci conduca al deserto della desolazione, alla croce e alla risurrezione”. “È la via dello Spirito che dobbiamo seguire – continua -, e il punto di partenza è l’umile confessione: abbiamo sbagliato, abbiamo peccato. I sondaggi e il potere delle istituzioni non ci salveranno. Non ci salverà il prestigio della nostra Chiesa che tende a nascondere i suoi peccati; non ci salverà né il potere del denaro né l’opinione dei media (spesso ne dipendiamo troppo)”.
    “Come Chiesa dobbiamo chiedere la grazia della vergogna, e che il Signore ci salvi dall’essere la spudorata prostituta di Ezechiele 16”, afferma il Pontefice che conclude: “Mi piace come finisci la lettera: ‘Continuerò con piacere ad essere sacerdote e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale finché lo riterrò sensato e opportuno. Vorrei dedicare più intensamente alla cura pastorale i prossimi anni del mio servizio e adoperarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, come instancabilmente chiedi’”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/06/10/il-papa-respinge-le-dimissioni-del-cardinale-marx-_e85df902-2afb-4953-8b15-60613ca03b27.html

  • Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli angoscianti.


    Quando papa Francesco si è fermato sul suo balcone che si affaccia su Piazza San Pietro domenica, ha espresso “vicinanza ai canadesi traumatizzati” per la scoperta di quelli che si ritiene siano i resti di circa 215 bambini sepolti sul terreno di un ex residenziale a conduzione cattolica scuola a Kamloops, BC

    Eppure molti canadesi hanno reagito con rabbia e delusione che tra le frasi pronunciate dal Papa non fosse inclusa la parola “scusa”.

    Gli osservatori vaticani, tuttavia, erano tutt’altro che sorpresi. Dicono che la mancanza di scuse formali sia dal Papa che dai vescovi canadesi come gruppo riflette una paralisi in corso all’interno della gerarchia vaticana su come affrontare la questione degli abusi, insieme a una Conferenza dei vescovi cattolici canadese che un osservatore ha chiamato ” tragicamente inadeguato” e preoccupazioni sulla responsabilità.

    “[Le gerarchie vaticane] stanno cercando di convincersi di aver fatto ciò che dovevano fare… e spendono il 90 per cento del loro capitale in termini di autorità e media per cercare di fermare l’emorragia [di credibilità]”, ha detto Massimo Faggioli, osservatore vaticano e professore di teologia storica alla Villanova University in Pennsylvania.

    “Ma non capiscono che ogni singolo caso nazionale o locale vuole avere un proprio riconoscimento e che la tipologia [di abusi] scoperta negli ultimi anni, dall’abuso delle suore a Kamloops, è molto più complicata del prete pedofilo. “

    Questa mancanza di comprensione, dicono gli osservatori, ha portato a risposte sorde.

    GUARDA | L’ex capo nazionale dell’AFN si scusa completamente, registra la trasparenza necessaria:

    Dopo i commenti del Papa domenica, il cardinale Thomas Collins, arcivescovo di Toronto, ha detto alla CBC che più importante di una visita papale in Canada e delle scuse era “il lavoro quotidiano, in silenzio, con delicatezza” che ha detto che la Chiesa cattolica svolge a fianco degli indigeni da quando l’ordine cattolico incaricato del maggior numero di scuole residenziali, i Missionari Oblati di Maria Immacolata, si è scusato nel 1991.

    È un’interpretazione di eventi con cui molti indigeni, ancora in attesa di condividere tutti gli archivi della scuola, contestano.

    Il cardinale Michael Czerny, insieme all’altro cardinale canadese che vive a Roma, Marc Ouellet, ha incontrato il Papa separatamente sabato, probabilmente per discutere della scoperta presso l’ex scuola residenziale indiana di Kamloops, affermano gli osservatori.

    Nonostante una rinnovata spinta per scuse formali dopo che la Tk’emlups te Secwépemc First Nation ha annunciato la scoperta , Czerny ha affermato che la priorità di Francis era quella di rispondere al “dolore, sgomento e dolore” in Canada ora.

    Ulteriori scuse non escluse

    Sebbene Czerny non abbia escluso ulteriori scuse, il cardinale ha affermato che spettava ai vescovi canadesi affrontare prima la questione e ha insistito sul fatto che le scuse generali di Francesco ai popoli indigeni delle Americhe fatte durante un viaggio in Bolivia nel 2015 coprissero il Canada.

    Tuttavia, gli osservatori vaticani affermano che le scuse del Papa domenica in Piazza San Pietro, senza la presenza di indigeni del Canada, avrebbero rischiato di suonare a braccio. E, dicono, credono che Francesco, che ha invocato un “sano decentramento” della Chiesa globale, stia spingendo la Chiesa cattolica in Canada ad affrontare adeguatamente la situazione che la riguarda principalmente.

    “Penso che voglia che i vescovi canadesi si assumano la responsabilità, siano responsabili”, ha detto Iacopo Scaramuzzi, esperto del Vaticano e autore di un libro di prossima uscita su sesso e abusi di potere in Vaticano.

    “Solo 20 anni fa, la Santa Sede stava cercando di convincere i politici cattolici in Irlanda a chiudere questo tipo di archivi. Ora c’è un Papa che preme sulla chiesa locale per aprire effettivamente gli archivi, il che è un enorme cambiamento di atteggiamento, e nel mio opinione, la cosa più importante. Fai sapere al pubblico cosa è successo.”

    GUARDA | Il ministro per le relazioni corona-indigeni invita la Chiesa cattolica a “fare meglio”:

    Ma dietro la riluttanza della conferenza episcopale canadese a chiedere scusa potrebbero esserci anche preoccupazioni di responsabilità, opinione espressa dall’ex senatore Murray Sinclair, che ha presieduto la Commissione verità e riconciliazione, e condivisa da esperti vaticani.

    “La mia paura è che stiano ascoltando gli avvocati. E gli avvocati stanno dicendo loro, se [mi scusi], aprirai una marea di cause perché stai insinuando che sei responsabile”, ha detto Faggioli.

    “Nella mia esperienza, ogni volta che un impiegato in Nord America deve prendere una decisione importante, il primo passo è chiedere agli avvocati. Questo è ciò che penso stia accadendo”.

    E l’accesso agli archivi?

    Gli esperti dicono che una cosa è intraprendere un’azione legale contro la Chiesa cattolica in Canada per ottenere l’accesso agli archivi, cosa che il primo ministro Justin Trudeau ha suggerito la scorsa settimana, prima di ritirarsi dal suggerimento. Ma è tutta un’altra cosa cercare di costringere il Vaticano a rilasciare documenti relativi agli archivi.

    Mario Caligiuri, avvocato con sede a Roma per Rete Abuso, l’associazione italiana delle vittime di abusi sessuali sui sacerdoti, ha affermato di non essere a conoscenza di casi in cui il Vaticano fosse legalmente obbligato a rilasciare archivi.

    GUARDA | Il cardinale afferma che la richiesta di Trudeau alla chiesa di pubblicare i documenti è “disinformata”:

    Dato che il Vaticano è uno stato sovrano separato, una possibile causa per accedere alla documentazione sarebbe tutt’altro che semplice.

    “Se il Vaticano ha documenti relativi alle scuole, dovrebbe condividerli con coloro che chiedono di vederli”, ha detto Caligiuri. “Ma non sono a conoscenza di alcun principio legale che dia il diritto a un altro stato di accedervi”.

    Il Vaticano probabilmente ha la corrispondenza tra i vescovi canadesi, i nunzi apostolici (diplomatici vaticani) e il Vaticano nel suo archivio, ma Scaramuzzi ha detto che gli archivi principali per le scuole saranno in Canada, come lo erano in Irlanda per gli ospizi penitenziari gestiti dalla chiesa. dove si verificavano abusi sistematici contro le donne.

    La condanna dell’alleato papale

    Mentre cresce la pressione dal Canada affinché il Papa si scusi e la Chiesa canadese collabori pienamente, la scorsa settimana, la condanna più forte dall’interno della Chiesa cattolica per la sua cattiva gestione della crisi degli abusi è arrivata dai suoi più alti ranghi. Una lettera di dimissioni è stata inviata al Papa dal cardinale Reinhard Marx, figura di spicco della Chiesa cattolica tedesca e uno dei più forti alleati di Francesco.

    Marx, che non è accusato di abusi, ha scritto che si stava dimettendo come un modo per assumersi la responsabilità personale e istituzionale “per la catastrofe degli abusi sessuali da parte dei funzionari della chiesa” e il “vicolo cieco” in cui si trova la Chiesa cattolica per la loro gestione della questione.

    Mentre la lettera di Marx affrontava la crisi degli abusi sessuali in Germania, gli osservatori affermano che getta una luce dura su una gerarchia vaticana che rimane tristemente inadeguata nella sua risposta alla crisi che l’ha afflitta per decenni in molti paesi, paralizzata dalla paura che le richieste di le scuse per i loro crimini e abusi passati non finiranno mai.

    La scioccante scoperta a Kamloops, ha detto Faggioli, è l’ultima.

    “Non sanno cos’altro fare perché l’unica cosa che potrebbe placare la rabbia sarebbe che il Papa andasse in Canada e si scusasse”, ha detto.

    “E sai cosa succede il giorno dopo che l’hanno annunciato? Anche l’Australia e l’Africa e ogni altro posto vogliono delle scuse. Allora quando ti fermi? Il problema è, per come la vedono loro, non è mai abbastanza.”


    Il supporto è disponibile per chiunque sia interessato dalla propria esperienza nelle scuole residenziali e per coloro che sono stati attivati ​​dagli ultimi rapporti.

    È stata istituita una linea nazionale di crisi della scuola residenziale indiana per fornire supporto agli ex studenti e alle persone colpite. Le persone possono accedere ai servizi di riferimento emotivo e di crisi chiamando la linea nazionale di crisi 24 ore su 24: 1-866-925-4419.

    https://www.cbc.ca/news/world/pope-residential-schools-vatican-observers-1.6057873?fbclid=IwAR0ZMIWrot0ywIbNjo9jMmk-wFVQwTp1-Wf0fgQPDKzbVIR75G6_dcE0iR0

  • Ira Trudeau, Chiesa chiarisca sugli abusi nelle scuole

    Ira Trudeau, Chiesa chiarisca sugli abusi nelle scuole

    Justin Trudeau lo ha definito “un capitolo vergognoso” della storia del suo Paese. Ora il premier canadese torna a rivolgersi con forza alla Chiesa cattolica a cui chiede di fare chiarezza e di “assumersi le responsabilità” per decenni di abusi.

    Quelli perpetrati nei collegi in cui generazioni di bambini delle popolazioni indigene sono stati cresciuti con lo scopo di cancellare le loro radici ed assimilarli forzatamente alla cultura dominante.
    A riportare in auge la vicenda è stata la scioccante scoperta dei resti di 215 minori sepolti in tombe senza nome presso la Kamloops Indian Residential School, nella Columbia Britannica, scoperta che ha provocato un’ondata di sdegno in Canada e nel resto del mondo. La scuola era uno dei tanti collegi istituiti un secolo fa per accogliere ed educare i figli dei nativi e gestiti nella gran parte dei casi dalla Chiesa. Quest’ultima si occupò di Kamploops per conto del governo dal 1890 al 1969.
    I toni di Trudeau, dopo il mea culpa a nome delle istituzioni, sono durissimi: se la Chiesa non collaborerà e non pubblicherà tutti i documenti in suo possesso, il governo di Ottawa è pronto a prendere “misure dure”, comprese eventuali azioni legali, per ottenere le carte e le prove richieste dalle famiglie delle vittime. Famiglie che oggi più che mai chiedono giustizia. “Come cattolico, sono profondamente deluso dalla posizione che la Chiesa cattolica ha assunto ora e negli ultimi anni”, ha affermato senza giri di parole Trudeau nel corso di una conferenza stampa, ricordando anche un suo viaggio in Vaticano del maggio 2017 durante il quale chiese a Papa Francesco le scuse formali per gli abusi sugli studenti, nonché l’accesso ai registri della Chiesa per fare chiarezza su oltre 4.100 studenti che si ritiene siano morti a causa di malattie o malnutrizione. “Stiamo ancora aspettando e assistendo a resistenze da parte della Chiesa”, ha denunciato il primo ministro.
    Intanto al Palazzo apostolico in Vaticano il Pontefice ha convocato separatamente i due cardinali canadesi che operano negli organismi della Santa Sede. Due udienze che difficilmente sono scollegate dalle feroci polemiche sugli abusi scolastici in Canada. Ad essere ricevuti sono stati il cardinal Michael Czerny, gesuita, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi. Il Papa ha anche nominato nuovo nunzio apostolico in Canada l’arcivescovo Ivan Jurkovic, finora osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra.
    Sono circa 150.000 i bambini e adolescenti delle popolazioni native, fra cui Inuit e Metis, che furono iscritti nelle 139 scuole residenziali a loro dedicate. Lì, è oramai storia nota, gli studenti hanno subito abusi fisici da presidi e insegnanti il cui compito era uno solo: privarli della loro cultura e della loro lingua.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/06/05/ira-trudeau-chiesa-chiarisca-sugli-abusi-nelle-scuole_c5f04d13-ccc6-4468-89be-c259913d7c59.html

  • Da Berlino al Vaticano. Cosa succede dopo la scossa di Marx

    Da Berlino al Vaticano. Cosa succede dopo la scossa di Marx

    Di Riccardo Cristiano

    C’è ancora qualcuno che ama la Chiesa e può contribuire a cambiarne il cammino. È il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga. La lettera con cui  ha chiesto a Francesco di accogliere le sue dimissioni dalla guida di quell’importantissima diocesi, è molto importante oltre che toccante. Bisogna dunque partire dalle sue parole, o almeno dai punti decisivi che contiene, per capire il senso della missiva e soprattutto le sue possibili conseguenze.

    Il cardinale Marx parte dal disastro degli abusi sessuali: “Per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”.

    Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale. Io la vedo decisamente in modo diverso.”

    Per fronteggiare un simile fallimento vede la necessità di un sinodo, che non sembra proprio analogo a quello in corso, visto che non si legge di rilevanti autocritiche da parte delle attuali gerarchie. Ecco come lo dice: “Non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”.

    Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione […] La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato. A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali”.

    Questo è l’approccio che molte vittime avrebbero voluto, in tutto il mondo. È prevalso invece uno stile diverso, attento alla “gloria dell’Istituzione”. L’approccio sinodale di cui parla il cardinale Marx rende le vittime degli abusi parti concrete della Chiesa. Questo  nodo è emerso chiaramente nella polemica di tempo fa tra l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e una componente della commissione pontificia per la tutela dell’infanzia che chiedeva alla Congregazione di ascoltare anche le vittime.

    Le fu risposto, ineccepibilmente, che i processi canonici della Congregazione riguardano i sacerdoti coinvolti, delle vittime dovrebbero occuparsi le diocesi. È così. Ma può funzionare davanti a un’emergenza del genere? Rendere la Chiesa di tutto il Popolo di Dio comporta che gli abusi sono stati commessi sulla carne della Chiesa… L’Istituzione ferita comprende i feriti. Quelle ferite sono ferite che fanno sanguinare la sua carne. In una lettera al popolo di Dio che vive in Cile, dopo aver convocato tutti i vescovi cileni proprio per lo scandalo degli abusi, Francesco disse che gli unti del Signore sono tutti i battezzati. E chiunque abbia partecipato a un battesimo lo sa che è così.

    La questione posta dal cardinale Marx non riguarda solo la Germania. Lo scandalo, esploso anni fa negli Stati Uniti, riguarda anche gli Stati Uniti, dove i tetragoni depositari dell’ortodossia vorrebbero negare la comunione al secondo Presidente cattolico della storia americana, Joe Biden, perché pur essendo personalmente contrario all’aborto ha votato la legge che consente la scelta, ma poco hanno fatto  per curare la ferita degli abusi. Quegli abusi non hanno danneggiato la fede più degli orientamenti di Biden?

    Nel caso Mc Carrick, il cardinale rimosso dal sacro collegio e poi dallo stato clericale da Francesco, sono emerse tendenze a  delegittimare il Papa per legittimare se stessi. Il cambio di paradigma non riguarda, ovviamente, soltanto tedeschi e americani, riguarda tantissime Chiese particolari. Ma Germania e Stati Uniti sono i due pomi dell’oggi. La gerarchia tedesca, che cerca di recuperare il terreno perduto andando molto avanti su temi forti come il celibato e il sacerdozio femminile, cosa dirà sugli abusi? E quei vescovi americani pronti a un tutto nuovo “assalto” alla Casa Bianca non percepiranno che l’asticella si alza per tutti? Si può chiedere senza chiedersi?

    La lettera del cardinale Marx è stata pubblicata integralmente sul sito della diocesi di Monaco, con il benestare di Francesco. Se lui accetterà o meno le dimissioni nessuno lo sa, ma quello che è chiaro è che da oggi più che di scisma di tedesco si comincerà a parlare dei veri problemi della Chiesa in Germania, e allora anche quelli che esistono altrove potrebbero trovare una diversa rappresentazione. Forse la scelta di fare della Chiesa un partito sarà salda in alcuni: ma in quanti?

    Da Colonia sembra cominciata una stagione nuova, quella che potrebbe dimostrare cosa sia davvero una “Chiesa sinodale”, non clericale. Potrebbe non essere così, ma difficilmente il coraggio  del cardinale Marx potrà rimanere nei confini diocesani.

    Da Berlino al Vaticano. Cosa succede dopo la scossa di Marx

  • Processo contro il cardinale Pell in Australia, dodici media sanzionati per la violazione del silenzio stampa chiesto dalla Corte

    Processo contro il cardinale Pell in Australia, dodici media sanzionati per la violazione del silenzio stampa chiesto dalla Corte

    Dodici media australiani sono stati sanzionati per aver violato il blackout mediatico del 2018 imposto dalla giustizia sul processo per pedofilia del cardinale George Pell, che poi fu assolto. Come riporta Ansa, sono stati giudicati colpevoli di 21 capi di imputazione per oltraggio alla Corte per non aver rispettato un “ordine” che imponeva ai media di non parlare del processo all’ex Prefetto dell’Economia del Vaticano, al fine di evitare di influenzare i giurati. Il cardinale, accusato di violenza sessuale su due adolescenti negli anni ’90, è stato infine assolto in appello nell’aprile 2020. I media sono stati multati per un totale di 1,1 milioni di dollari australiani (circa 700.000 euro) e dovranno pagare ulteriori 650.000 dollari per le spese legali.

    La maggior parte delle multe sono state inflitte a giornali e siti web appartenenti ai due maggiori gruppi di media australiani, News Corp di Rupert Murdoch e il suo concorrente Fairfax Media, ora di proprietà di Nine Group.

    https://www.primaonline.it/2021/06/04/325887/processo-contro-il-cardinale-pell-in-australia-dodici-media-sanzionati-per-la-violazione-del-silenzio-stampa-chiesto-dalla-corte/

     

  • Vaticano, si dimette il cardinale Marx: «Sugli abusi sessuali abbiamo fallito. La Chiesa è a un punto morto» – La lettera

    Vaticano, si dimette il cardinale Marx: «Sugli abusi sessuali abbiamo fallito. La Chiesa è a un punto morto» – La lettera

    Il testo integrale della lettera inviata a Papa Francesco: «Mi assumo la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni»

    Un comunicato dalle parole molto forti annuncia l’ennesima rottura tra la chiesa tedesca e la Santa Sede. Il sigillo della tensione che c’è tra i prelati della Germania e il Vaticano è la lettera di dimissioni che Reinhard Marx, cardinale di Monaco, ha presentato a Papa Francesco. Marx, nel comunicato che annuncia le sue dimissioni, scrive che «la Chiesa cattolica è arrivata a un punto morto». La decisione è arrivata a pochi giorni dalla revisione del diritto canonico: una riforma che stravolge il libro VI del codice e cambia prospettiva, tra le altre cose, sulle pene per gli abusi sui minori. Adesso, non sono più considerati delitti contro obbligazioni particolari dei chierici, ma delitti contro la vita, la dignità e la libertà degli uomini. La scorsa settimana, il Papa aveva inviato due vescovi stranieri per indagare sull’arcidiocesi più grande della Germania, quella di Colonia, dove si sarebbero verificati alcuni casi di abusi sessuali. Sempre nel comunicato, Marx ha detto di confidare che le sue dimissioni possano agevolare la nascita di un percorso per la Chiesa tedesca. Il cardinale sente su di sé «la responsabilità della catastrofe delle molestie degli ultimi decenni».

    Santo Padre,

    indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un “punto morto” che, però,  potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La “fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: Chi  vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà!

    Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e – incoraggiato dal periodo pasquale – sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia all’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale.

    Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale”, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti”, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania.

    Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme.

    Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”. Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato.

    A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale.

    Pertanto, La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce.

    https://www.open.online/2021/06/04/germania-dimissioni-cardinale-marx/

  • Ipocrisia vaticana. Francesco inserisce la “pedofilia” nel Diritto Canonico, Bergoglio nasconde i pedofili

    Ipocrisia vaticana. Francesco inserisce la “pedofilia” nel Diritto Canonico, Bergoglio nasconde i pedofili

    Con la Costituzione apostolica Pascite Gregem Dei (Pasci il gregge di Dio), papa Francesco martedì ha dato un duro colpo alla sua presunta “lotta contro la pedofilia” nel clero, incorporando l’abuso sessuale di minori e il possesso di materiale pedopornografico come “reati contro la vita, la dignità e la libertà dell’uomo”.

    Oltre a sacerdoti, vescovi e cardinali, saranno colpiti dalla punizione i laici (cattolici senza tonaca) che occupano funzioni all’interno delle varie istituzioni della Chiesa.

    L’ipocrisia del Vaticano non ha limiti. La nuova incorporazione nel Diritto Canonico, “canone 1398” prevede che “il sacerdote, vescovo o cardinale che abbia commesso «un delitto contro il sesto comandamento del Decalogo con un minore o con persona abitualmente dotata di un uso imperfetto della ragione o alla quale la legge riconosce uguale tutela”.

    Ma il sesto comandamento è quello che dice “non commettere adulterio”. E per la Chiesa adulterio è sinonimo di “impurità sessuale”, non di aggressioni all’integrità fisica, psicologica e sessuale di persone indifese. È legato a quando un uomo sposato o una donna sposata ha rapporti con un’altra persona, qualcosa che “contamina” il proprio corpo e non che annienta l’integrità degli altri.

    È molto dimostrativo che proprio ora la Chiesa contenga nel suo “diritto interno” la punizione di chi “arruola o induce un minorenne, o una persona che ha abitualmente un uso imperfetto della ragione, o alla quale la legge riconosce uguale tutela, per questo è esposto in modo pornografico o partecipa a mostre pornografiche, sia reali che simulate”. Fino ad oggi gli abusi sessuali commessi da rappresentanti della Chiesa erano inquadrati nel diritto canonico come “reati contro obblighi speciali”.

    Quasi come una confessione di parte, Francesco inquadra le riforme canoniche “nel contesto di un rapido cambiamento sociale”. Secondo la sua visione, «non stiamo solo vivendo un tempo di cambiamento, ma un cambiamento di tempo» e, «per rispondere adeguatamente alle esigenze della Chiesa in tutto il mondo, era evidente anche la necessità di rivedere la disciplina penale. ” Chiaramente il papa non è commosso dalla valanga di denunce in tutto il mondo che, da anni, affligge l’istituzione da lui guidata. Si tratta solo di “accomodarsi” ai “cambiamenti sociali” per cercare di non continuare a perdere prestigio e la loro presunta “autorità morale”.

    Secondo il portavoce pontificio Matteo Bruni, queste modifiche al diritto canonico hanno richiesto “dodici anni di lavoro” da parte dei gerarchi della Chiesa e le modifiche presentate entreranno in vigore solo a partire dall’8 dicembre. Non solo si sono presi il tempo per “pensarci” ma l’hanno annunciato sei mesi prima che entrasse in vigore.

    Fai quello che dico, ma non quello che faccio

    Se la riforma canonica ha “poco sapore” per migliaia di vittime nel mondo che per anni sono state messe a tacere, disprezzate e persino criminalizzate dal Vaticano per aver deciso di denunciare pubblicamente gli abusi e le altre torture commesse da uomini in tonaca per decenni (se non secoli), è ancora più provocatorio che la persona che guida la riforma sia un insabbiamento provato per gli abusatori sessuali, sia nel suo paese che altrove

    Jorge Bergoglio non è ricordato in Argentina solo per “bancario” fino ad oggi (spiritualmente e materialmente) Julio César Grassi, protagonista del primo caso di abuso ecclesiastico di risonanza locale da parte di una figura riconosciuta della Chiesa, ma lui stesso è stato denunciato penalmente per coprendo vescovi e sacerdoti a Salta .

    Sebbene in termini legali ci sia una sola denuncia nel potere giudiziario argentino contro Francisco, il suo insabbiamento sistematico di preti e suore protagonisti di vari crimini sessuali è dimostrato in innumerevoli casi. Vale la pena ricordare che è stato a capo della Chiesa in Argentina per un decennio e mezzo e quando è stato nominato papa ha terminato di suggellare il patto di impunità con tutte le diocesi del Paese.

    Gustavo Zanchetta , José Decuyper, Nicola Corradi e Horacio Corbacho del Provolo , Raúl Sidders , Eduardo Lorenzo , Marcelino Moya , Emilio Lamas , Justo José Ilarraz , Tulio Mattiussi , Héctor Ricardo Giménez sono solo alcuni dei nomi di vescovi e sacerdoti denunciati penalmente in Argentina , alcuni già condannati, dove il ruolo di Bergoglio e della sua coorte ha compiuto strenui sforzi per raggiungere l’impunità.

    A livello internazionale, un esempio paradigmatico è quello dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick , protagonista di uno dei più grandi scandali di abusi sessuali nella Chiesa americana, bandito dal papa fino a quando non poté più sostenerlo a causa della stessa imposizione del fatti riportati dalle vittime.

    Si può citare anche il caso del cardinale George Pell , braccio destro del papa, condannato in Australia per abusi su due minorenni e ricoperto fino all’ultimo dall’incarico di “ministro dell’economia” vaticano dal monarca di Roma.

    Molti di questi casi sono stati riflessi e contestualizzati da La Izquierda Diario nel documentario You will not abuse. Il comandamento negato nella chiesa di Francesco , pubblicato nel 2017. Lì, oltre alle storie personali riflesse, include un’analisi della struttura sistemica progettata dal Vaticano e perfezionata nei decenni per garantire l’impunità per i crimini sessuali e contro l’integrità. del popolo da preti, vescovi e cardinali.

    Un sistema che non cambierà sostanzialmente con alcune riforme cosmetiche al diritto canonico, come quelle annunciate questo martedì con gli alleluia. Questo diritto è parallelo alle leggi degli Stati, che in alcuni casi (come in Argentina) arriva addirittura a negarle e superarle all’interno delle mura ecclesiali.

    https://www.laizquierdadiario.com/Francisco-incorpora-la-pedofilia-al-Derecho-Canonico-Bergoglio-encubre-a-pedofilos

  • Abusi, il Papa commissaria la diocesi tedesca di Colonia

    Abusi, il Papa commissaria la diocesi tedesca di Colonia

    Città del Vaticano, 28 mag. (askanews) – Papa Francesco ha deciso di inviare una visitazione apostolica nell’arcidiocesi tedesca di Colonia, guidata dal cardinale Rainer Maria Woelki, dopo che una commissione indipendente ha recentemente rivelato l’insabbiamento delle accuse di abusi sessuali avvenuto nel corso dei decenni e, in particolare, all’epoca in cui la diocesi era guidata dal cardinale Joachim Meisner, amico personale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

    In una nota della nunziatura apostolica in Germania si rende noto che il Papa ha deciso che la visitazione apostolica, guidata dal cardiale Arborelius, arcivescovo di Stoccolma, e dall’arcivescovo di Rotterdam, mons. Johannes von den Hende, presidente della conferenza episcopale olandese, inizierà nella prima metà di giugno.

    La visitazione, recita la nota rilanciata dai media tedeshi, servirà a “avere un’immagine completa della complessa situazione pastorale nell’arcidiocesi e al tempo stesso indagare eventuali errori di sua eminenza il cardinale Woelki, così come dell’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse (ex vicario generale di Colonia all’epoca di Meisner, nel frattempo sospeso, ndr.), così come dei vescovi auysiliari mons. Dominikus Schwaderlapp e mons. Ansgar Puff relativamente ai casi di abuso sessuale”.

    Il cardinale Rainer Maria Woelki ha riconosciuto il “fallimento” di coloro che nel corso della storia dell’arcidiocesi hanno “impedito processi, protetto i colpevoli, e soprattutto hanno mostrato poca sensibilità nei confronti delle vittime” ed ha “purtroppo” riconosciuto in particolare la responsabilità dei suoi “predecessori”.

    Tra di essi, il cardinale Joachim Meisner (1989-2014), nominato da Giovanni Paolo II, amico di Benedetto XVI, critico vocale di Francesco (era tra i quattro cardinali che attaccarono Jorge Mario Bergoglio sull’Amoris laetitia) è l’uomo di Chiesa che viene maggiormente accusato nel rapporto elaborato dall’avvocato penalista Bjoern Gercke: sarebbe inadepiente a causa di ben 24 violazioni dei doveri ai quali era tenuto, quindi a quasi un terzo di tutti i casi.

    Il 18 marzo l’arcidiocesi di Colonia aveva pubblicato un rapporto, , da lungo tempo sollecitato, che ha accertato che tra il 1975 e il 2018 202 aggressori, quasi due terzi dei quali erano sacerdoti, hanno compiuto abusi sessuali su almeno 314 vittime minorenni.

    Lo scandalo ruota attorno ad un prete pedofilo, oggi 87enne, che fu arrestato nel 1972 e quando fu rilasciato, l’anno dopo, fu dapprima inviato ad esercitare il ministero a Muenster, fino al 1988, poi di nuovo a Colonia e, dal 2002 al 2015, a Essen. Nei mesi scorsi Woelki ha accusato due predecessori defunti – il cardinale Joseph Hoeffner (1969-1987) e Meisner – così come il vescovo di Amburgo, Stefan Hesse, ex amministratore di Colonia con Meisner, e quello di Essen, Franz-Josef Overbeck. Ma l’arcivescovo si è inizialmente rifiutato di pubblicare l’indagine commissionata dalla diocesi ed ha incaricato uno studio di avvocati di ulteriori approfondimenti. Oggi, infine, la pubblicazione del rapporto.

    Tra le prime consetuenze operative, Woelki, capofila dell’ala conservatrice nell’episcopato tedesco, ha licenziato il responsabile del tribunale arcivescovile, Guenter Assenmacher, e suo vescovo ausiliare, mons. Dominikus Schwaderlapp. Quest’ultimo, a quanto riportato dalla stampa tedesca, l’agenzia stampa tedesca cattolica, ha rassegnato le dimissioni nella mani del papa, ed in una nota ha chiesto “sinceramente perdono alle persone a cui non ho reso giustizia”, ammettendo di aver prestato “troppo poca attenzione a come si sentono le persone ferite, a ciò di cui hanno bisogno e a come la Chiesa deve affrontarle”.

    A fine marzo, ha reso noto la diocesi di Amburgo, papa Francesco ha concesso una “pausa” all’arcivescovo di Amburgo, in Germania, mons. Stefan Hesse, dopo che questi aveva rassegnato immediatamente nelle mani del pontefice le dimissioni in seguito alla pubblicazione del rapporto. Hesse era vicario generale sotto il cardinale Joachim Meisner: “Mi dispiace molto se ho causato ulteriore sofferenza alle vittime e ai loro parenti a causa delle mie azioni o della mia negligenza”, aveva affermato il presule in una dichiarazione alla stampa. “Pochi giorni fa ho potuto celebrare l’anniversario della mia ordinazione episcopale il 14 marzo 2015 qui ad Amburgo. Papa Francesco mi ha chiamato in questo ufficio. Al fine di evitare danni all’ufficio di Arcivescovo e all’Arcidiocesi di Amburgo, offro a Papa Francesco le mie dimissioni e gli chiedo di liberarmi immediatamente dalle mie funzioni”.

    Abusi, il Papa commissaria la diocesi tedesca di Colonia (askanews.it)

  • “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    Articolo tratto da korazym.org- di Ivo Pincara

    Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente. La ricerca della verità è una scelta di vita. La verità va ricercata innanzitutto, ma anche divulgata, per tutelare le vittime, per curare il loro processo di guarigione e per sostenere la loro riabilitazione. Negare la verità, e ometterne la divulgazione, significa perpetrare ulteriori violenze nei confronti delle vittime di abusi. Il nostro primo interesse deve essere l’attenzione per le vittime, con particolare cura per chi sopravvive all’ombra di un dolore mai guarito, mai divulgato, mai denunciato. La verità non deve essere più occultata, la verità deve essere liberata, nel rispetto della sofferenza delle vittime e per favorire il loro ritorno alla vita.

    La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza sui dati italiani

    Il 25 maggio 2010 Mons. Mariano Crociata, allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, attualmente Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, sul tema della pedofilia ha comunicato il dato sulle cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI].

    Dieci anni dopo, il 23 gennaio 2020 Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

    Il 1° giugno 2019 diventa legge il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco [QUI]. Nota di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede – Nel 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva promulgato un documento di grande importanza, il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, che attribuiva alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare nell’ambito dell’ordinamento canonico una serie di delitti particolarmente gravi, per i quali la competenza era precedentemente attribuita anche ad altri Dicasteri o non era del tutto chiara. I delitti gravissimi a cui si riferiva questa normativa riguardano realtà centrali per la vita della Chiesa, cioè i sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, ma anche gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età [QUI]. È giusto quindi che vi sia piena chiarezza sulla normativa oggi in vigore in questo campo e che questa stessa normativa si presenti in modo organico, così da facilitare l’orientamento di chiunque debba occuparsi di queste materie.

    Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali – La disposizione che deve essere applicata è il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 30 aprile 2001 insieme al Codice di Diritto Canonico del 1983. La presente è una guida introduttiva che può essere d’aiuto a laici e non canonisti [QUI].

    Il 3 maggio 2011 il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrive una lettera alle Conferenze Episcopali: “Sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale” [*].

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese attualmente agli arresti domiciliari per violenza sessuale e atti sessuali con minori

    “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”. Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze [QUI].

    Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna che ha condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo, inevitabilmente viene analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina poiché appare che abbia trattato il caso Don Rugolo con apparente leggerezza [QUI e QUI].

    Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].

    Ieri, 24 maggio 2021 lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto caso-Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana.
    Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».

    Il caso della rinuncia di Mons. Gino Reali

    Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 271 del 5 maggio 2021: “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina (Italia) presentata da S.E. Mons. Gino Reali”.

    Il Vescovo Gino Reali ha presentato la rinuncia ufficialmente per motivi di salute: “Le condizioni di salute, che tutti conoscete bene, e l’età che avanza, non mi permettono di continuare, come pure sarebbe mio desiderio, il servizio attivo per questa antica, bella e gloriosa Chiesa che, affidatami dal Santo Giovanni Paolo II, ho avuto l’onore di guidare e servire per quasi vent’anni. Valutando la situazione, ho ritenuto opportuno presentare le dimissioni, permettendo così la nomina di un nuovo Pastore” + Gino Reali Vescovo [QUI].

    Papa Francesco ha affidato il governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina a Mons. Gianrica Ruzza [QUI]. Mons. Ruzza, classe 1963, sacerdote del Clero di Roma dal 1987, per dieci anni è stato Vicerettore del Seminario Maggiore del Laterano, poi Responsabile per cinque anni dell’ufficio Clero presso il Vicariato di Roma e infine, dal 2006 al 2016, Parroco di San Roberto Bellarmino ai Parioli. Consacrato Vescovo ausiliare di Roma l’11 giugno 2016, è stato nominato Vescovo di Civitavecchia il 18 giugno dello scorso anno ed è entrato in Diocesi il 25 luglio successivo. Le dimissioni presentate dal Vescovo di Porto-Santa Rufina Mons. Gino Reali – 73 anni – accettate da Papa Francesco, con largo anticipo rispetto al compimento del 75° anno di età, limite per il quale i vescovi sono tenuti a presentare la rinuncia al Papa, appaiono quantomeno insolite. Esiste un possibile collegamento con le sue responsabilità riguardo il caso Don Conti e il caso Don Poveda? I dubbi restano.

    Il caso di Don Josè Poveda Sanchez

    El País, 30 marzo 2010 – Un vescovo italiano “raccomanda” alla Spagna un prete accusato di abusi, definendolo una “brava persona”, per trasferirlo a Madrid. Un nuovo scandalo per abusi sessuali, accusato un prete spagnolo [QUI e QUI]. José Poveda Sánchez, cappellano della casa di cura della Comunità “Santiago Rusiñol” di Madrid ad Aranjuez, il cui caso è al vaglio della giustizia italiana per un presunto abuso di almeno quattro bambini di 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima di Aranova (Roma). La notizia è giunta come una doccia fredda nella diocesi di Getafe. Nel 2005, la diocesi spagnola ha accolto il sacerdote 50enne, a seguito di una richiesta di Mons. Gino Reali, che ha argomentato in una lettera al Vescovo di Getafe, Mons. Joaquín López de Andújar, i motivi personali per il trasferimento in Spagna. “Per prendersi cura della madre malata”, dicono dalla diocesi, aggiungendo che nel 2009 hanno ricevuto un’altra lettera dal vescovo italiano in cui, questa volta, è stato annunciato che era stata aperta un’indagine giudiziaria contro di lui in Italia Il 4 marzo 2009 abbiamo ricevuto dalla diocesi di Porto-Santa Rufina un Decreto del suo Vescovo, Mons. Gino Reali, in cui, secondo il canone 1319 [QUI] venivano inflitte disciplinarmente a Don José Poveda una serie di pene espiatorie e provvedimenti. Questi erano, tra gli altri: divieto di svolgere qualsiasi attività ministeriale diversa dalla pastorale per gli anziani; seguire un processo di assistenza psichiatrica sotto la guida di un professionista; assumere una seria guida spirituale. Tali provvedimenti sono stati comunicati, con avviso di ricevimento, all’interessato e sono stati ad oggi rigorosamente rispettati sotto la supervisione di un sacerdote nominato dal Vescovo.

    Il caso di Don Ruggero Conti

    Nicole Winfield, Associated Press – Sacerdote italiano condannato per abusi [QUI e QUI]. Richard Owen, The Times – Il vescovo che non credeva alle accuse sul prete “molestatore”, sentito in tribunale [QUI].

    Mons. Gino Reali: «Dieci denunce, non avvertii nessuno». «Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede – si è difeso il vescovo – perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire» [QUI]. «Sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie». Poi Mons. Reali ha rivelato però di avere avuto un incontro, dopo l’arresto di Don Ruggero, con Don Andrea Gallo di Legnano: «Mi riferì che si sentiva in colpa per non aver denunciato quanto gli fu detto molti anni fa da un ragazzo che gli aveva riferito di abusi subiti da Don Ruggero” [QUI]. Al termine della lunga deposizione gli avvocati Marazzita e Gallo hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di Monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da Don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio». I due penalisti hanno chiesto in particolare al tribunale di inviare gli atti alla procura perché proceda per le contestazioni formulate, in relazione alle quali è stata annunciata una denuncia.

    Testimonianze delle vittime

    Il 1° dicembre 2009 M.Z. è sul banco dei testimoni. Rivela di essere andato da Reali, assieme al responsabile dell’oratorio e di avergli raccontato degli abusi subiti. Ma il vescovo gli avrebbe replicato: «Non fatevi mettere idee in testa dalle voci che sentite». Il giovane, in Tribunale, aggiunge: «La risposta non c’era piaciuta, il modo in cui l’aveva detto. Quasi per dire: “Non hai le prove, come fai a sostenere una cosa del genere?”. Ma la prova ero io. E quindi mi sono sentito abbandonato» [QUI].

    Lo stesso 1° dicembre 2009 depone M.F. Ricorda di aver scritto una lettera, in cui ricostruiva le violenze a cui era stato sottoposto, e di averla portata al monsignore. Che gli suggerì «di fare una denuncia alle autorità». Una strada che, però, il parrocchiano non aveva voluto intraprendere. È lo stesso Reali a spiegarlo ai giudici nell’udienza del 20 maggio 2010. Il monsignore chiarisce anche di non aver voluto avviare un’«indagine previa» interna. E di avere contattato «solo informalmente» la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che istruisce i processi canonici contro i preti pedofili. I giudici romani sentono pure il primo accusatore di Ruggero Conti, Don Peno Brichetto, suo vice nella chiesa di Selva Candida: nel 2007 aveva scritto una lettera alla stessa Congregazione per segnalare i comportamenti del parroco. Viene però convocato in Vaticano solo dopo l’arresto del sacerdote: «Mi hanno detto che loro operano solo se c’è l’invio di una documentazione. Infatti hanno confermato che Reali non ha mandato nulla: né prima né dopo il 2008». Solo nel 2011 il sacerdote sarà sospeso «a divinis» dal sacerdozio. Quasi un buffetto. A maggio dello stesso anno, infatti, l’ex parroco della Natività di Maria Santissima viene condannato a 15 anni e 4 mesi: violenza sessuale aggravata su sette minori tra il 1998 e il 2008. Deve anche pagare 271mila euro alle parti civili. In appello, nel maggio 2013, prescritti alcuni reati, la pena scende a 14 anni e due mesi. Due condanne, nessun risarcimento. Così il 28 giugno 2013 gli avvocati Giacomo Tranfo e Guido Lombardi, che assistono uno dei ragazzi, scrivono al Cardinale Agostino Vallini, Vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma, chiedendo un appuntamento. La replica del prelato arriva dieci giorni dopo: «Rispondo alla sua cortese lettera relativa alle difficoltà che incontra il giovane F.B., che dice di essere vittima di abusi da parte di Don Ruggero Conti». Consiglia poi di rivolgersi al Vescovo Reali, che però non darà mai riscontro ai due legali. «Dice di…», scrive il Cardinale Vallini: evidentemente due gradi di giudizio non sono ritenuti sufficienti alla Chiesa Cattolica Romana per dubitare di uno dei suoi pastori. Anche la Cassazione, però, nel maggio 2015 conferma la condanna all’ex parroco di Selva Candida: 14 anni e due mesi. Una delle pene più severe mai comminate dalla giustizia italiana ad un ministro della Chiesa Cattolica Romana. Eppure, Don Conti non è mai entrato in carcere… Precarie condizioni di salute. Che però non gli impediscono di tentare la fuga nel settembre 2017 da una casa di cura. I carabinieri lo ritrovano a Milano, in un’altra struttura sanitaria. Da quel momento, di lui s’è persa ogni traccia. Niente galera, niente risarcimenti, niente scuse. E quella frase, pronunciata in aula da un vescovo, a far da epitaffio: «Dobbiamo salvare la buona fama della Chiesa».

    Estratto dalla deposizione del Vescovo Gino Reali

    Gino Reali: “Ma vede dottore, io faccio il vescovo, non è che faccio l’istruttore. Gli strumenti che abbiamo noi a disposizione sono gli strumenti che ci offre…”.
    PM: “Eccellenza, questi sono fatti gravi”.
    Reali Gino: “Certo. Ma io non poteva fare un’indagine in assenza di una denuncia precisa”.

    Il testo della deposizione del vescovo Gino Reali: QUI).

    Il Vescovo Gino Reali è stato denunciato per favoreggiamento perché non denunciò gli abusi di Don Ruggero Conti, prete condannato con sentenza definitiva, per pedofilia. È la prima volta che accade in Italia. Sono stati gli avvocati di una delle vittime, Fabrizio Gallo e Marco Malara, a presentare, presso l’ufficio della Procura di Roma, una denuncia nei confronti di Mons. Gino Reali, allora Ordinario della Diocesi di Porto-Santa Rufina, cui appartiene la parrocchia di via di Selva Candida, dove era parroco Don Ruggero Conti. Conti fu arrestato nel luglio del 2008: gli vengono contestati 7 casi di abusi sessuali tra il 1998 e il 2008 [QUI]. “Il vescovo ha coperto don Ruggero” anche se “aveva l’obbligo, in presenza di reati così gravi, di intervenire drasticamente”. I legali citano, quindi, una nota diffusa dal Vaticano il 12 aprile che fa riferimento a norme varate già nel 2003, secondo cui “i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all’autorità giudiziaria”. “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. Ciò significa che nella prassi proposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede occorre provvedere per tempo ad ottemperare alle disposizioni di legge vigenti nei diversi Paesi e non nel corso del procedimento canonico o successivamente ad esso.

    Il 28 giugno 2009 Don Claudio Brichetto si è fatto intervistare di spalle da Studio Aperto. Fu questo giovane prete piemontese, ordinato all’inizio del nuovo millennio dopo aver frequentato il seminario San Carlo di Lugano, nella Svizzera italiana, che ha denunciato Don Ruggero Conti ai carabinieri. Fu lui ad avviare l’iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva. È stato il vice di Don Ruggero Conti dal 2005 fino al 2006, quando proprio il titolare della parrocchia di Selva Candida lo allontanò [QUI].

    Il Vescovo Gino Reali il 20 maggio 2010 è stato chiamato a testimoniare nel processo in cui Don Ruggero Conti, sacerdote della sua diocesi, è accusato di abusi sessuali su alcuni giovani della sua parrocchia. Nei giorni precedenti la sua deposizione, è stata recapitata ai magistrati una lettera con un proiettile e la minaccia di “far saltare il tribunale in aria” se la deposizione avesse avuto luogo. Durante la deposizione, svoltasi poi regolarmente, il vescovo ha dichiarato di non aver ritenuto fondate le voci su Don Conti e di non aver pertanto ritenuto necessario segnalarne il caso alla magistratura. Gli avvocati delle presunte vittime hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio» [QUI].

    Difesa del condannato, 17 settembre 2010 – Don Ruggero Conti in aula si difende: «È un complotto. Solo un complotto. Io non sono pedofilo. Ha architettato tutto il mio vice parroco, don Claudio Peno Brichetto. Era pieno d’astio, rancoroso, mi vedeva come “obiezione” alla sua carriera: mi avevano chiesto di tenerlo d’occhio per il suo carattere debole e per la sua omosessualità. Si è inventato tutto, insieme ad alcuni parrocchiani» [QUI].

    Si è concluso in Cassazione, con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa, il processo a carico di Don Ruggero Conti. Confermata quindi la condanna definitiva a 14 anni di carcere per pedofilia e induzione alla prostituzione [QUI].

    Legnano (Milano). Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di euro di risarcimento, 22 febbraio 2016 – Don Ruggero Conti negli anni Ottanta insegnava e faceva l’educatore in oratorio a Legnano e, anche quando era parroco vicino a Roma, tornava spesso in città per celebrare matrimoni o impartire altri sacramenti. Chiuso il processo penale, dunque, per l’ex sacerdote si apre un nuovo capitolo: quello del processo civile, dove un altro giudice dovrà quantificare i danni subiti dalle vittime degli abusi avvenuti tra il 1998 e il 2008 a Roma, quando il legnanese era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida. Occorre specificare che, proprio in sede civile, il processo era già stato avviato nel 2011 ma era stato poi congelato in attesa della sentenza penale definitiva di terzo grado. Ora gli avvocati delle vittime hanno chiesto al Tribunale civile di far ripartire il procedimento avviato 5 anni fa. Le richieste sono pesanti. “Il risarcimento totale chiesto a don Ruggero Conti – spiega l’Avvocato Fabrizio Gallo del foro di Roma, difensore di una delle vittime – supera i 10 milioni di euro. Qualcuno ha chiesto un milione, altri un milione e mezzo. Tra le vittime c’è un ragazzo che è ancora minorenne e con una sentenza penale di condanna così netta non credo si avrà difficoltà a ottenere giustizia”. Da parte della Chiesa Cattolica Romana, finora, nessuno si è ancora fatto vivo. “In tutti questi anni – ha continuato l’avvocato Gallo – non c’è mai stato un contatto e le nostre richieste sono state ignorate. Attendiamo la data dell’udienza, se ne riparlerà al processo” [QUI].

    Roberto Mirabile, Presidente dell’associazione Caramella Buona Onlus, commenta: “Con il dovuto rispetto per un defunto, dobbiamo comunque ricordare che Ruggero Conti ha rovinato la vita di tanti adolescenti che, ancora oggi, da adulti, sono costretti a convivere con il gravissimo lutto dovuto alle violenze sessuali subite. Inoltre, Ruggero Conti è sempre sfuggito al carcere, malgrado una pesante condanna definitiva; e nessuna delle sue vittime ha mai ricevuto scuse e nemmeno uno straccio di risarcimento: sono persone sopravvissute, ignorate anche dalla Curia competente di Roma” [QUI].

    L’iter giudiziario è stato lungo e complesso. A Legnano Don Ruggero Conti se lo ricordano tutti. Negli anni Ottanta don Conti insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Ci sapeva fare con i ragazzi. Per loro era un punto di riferimento. Don Ruggero Conti viene arrestato dai Carabinieri nel giugno 2008, mentre in canonica si preparava a partire per la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia. Don Ruggero era stimato, potente e per un periodo è stato anche consulente per le Politiche della famiglia dell’allora Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. All’arresto la magistratura di Roma arriva grazie all’attiva collaborazione della Caramella Buona Onlus, associazione leader in Italia nella prevenzione e repressione dei reati di pedofilia: il personale qualificato dell’associazione aveva raccolto informazioni dalle vittime di Don Ruggero Conti, lavorando al caso per oltre un anno prima dell’arrivo in tribunale. Il processo di primo grado si svolge in un clima di intimidazioni e minacce, rivolte sia al Pubblico ministero Francesco Lombardo Scavo sia a Roberto Mirabile, Presidente della Caramella Buona (che è stata parte civile ai processi, rappresentata dall’Avvocato Nino Marazzita). Alla fine arriva la condanna di primo grado: Don Ruggero Conti viene condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione per aver abusato di sette ragazzini della sua parrocchia romana tra il 1998 e il 2008. A raccontare quello che accadeva con Don Ruggero Conti sono anche dei legnanesi, ora adulti, che a suo tempo avrebbero subito abusi da parte del prete. Conti viene condannato anche in appello, nel maggio 2013, con una condanna di 14 anni e 2 mesi. La riduzione della pena è dovuta al fatto che tre episodi sono caduti in prescrizione. Don Conti viene condannato nel 2015 in via definita a oltre 14 anni per abuso su minori e induzione alla prostituzione.

    La Preda. Le confessioni di una vittima. Storia vera del più grande scandalo della Chiesa tra fede e omertà di Angela Camuso, 21 novembre 2012 – Vasco aveva 14 anni quando è stato violentato da Don Ruggero Conti. Una storia agghiacciante, in cui ogni dettaglio corrisponde fedelmente alla verità storica dei fatti. Un libro coinvolgente che si legge come un romanzo crudo, grazie allo stile che alterna la terza e la prima persona in cui Vasco, adolescente “normale” in cui tanti potrebbero identificarsi, non confessa soltanto gli abusi subiti ma descrive pure scorci della sua quotidianità familiare, il suo rapporto coi coetanei e quello con la fede in Dio. La storia di questo sacerdote in Italia non ha precedenti: accusato di avere abusato di almeno sette minorenni, viene arrestato e condannato in primo grado, nel 2011, a 15 anni e quattro mesi, al termine di un processo che ha spaccato in due l’opinione pubblica, perché Don Ruggero è stato ed è tuttora sostenuto da un nutrito gruppo di innocentisti che gridano al complotto. Tuttavia questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica Romana. È uno scritto che rende giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta, perché tra i tanti aspetti inquietanti di questa vicenda c’è che le indagini su Don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un altro sacerdote, suo vice, il quale, per tanto ardire, viene addirittura allontanato dalla parrocchia su volontà del vescovo della diocesi (indagato e poi prosciolto per il reato di concorso in violenza sessuale).

    Radio Vaticana affronta il tema della pedofilia nella Chiesa cattolica – 16 maggio 2013 – Luca Collodi intervista Angela Camuso, autrice de La Preda, ospite Don Fortunato Di Noto [QUI].

    Comunicato del Vicario Generale della Diocesi di Porto-Santa Rufina [QUI]

    Oggi, 12 marzo 2015, la Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti, del clero di questa diocesi, accusato di violenza su minori.
    Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamento giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda.
    L’intera Chiesa diocesana è ora chiamata ad un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare ad operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre.
    Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011, conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione.
    Roma, 12 marzo 2015
    MONS. ALBERTO MAZZOLA
    Vicario Generale

    Don Ruggero da Roma, l’orco che divenne prete, 8 maggio 2015 [QUI].

    L’epilogo – Conti in carcere trascorre poco tempo. La maggior parte degli anni li trascorre in una casa di cura lombarda. Le parti civili avevano chiesto un risarcimento complessivo pari a circa 10 milioni di euro, risarcimento ancora non riconosciuto. Nel 2020 Conti muore, chiudendo definitivamente la vicenda [QUI].

    Legnano, folla ai funerali di Don Ruggero Conti, 28 febbraio 2020 [QUI].

    Il Messaggero, 5 maggio 2021 – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento [QUI].

    [*] Congregazione per la Dottrina della Fede – Lettera del Cardinale William Levada per la presentazione della circolare alle Conferenze Episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, 3 maggio 2011 [QUI]

    Eminenza, Eccellenza,
    Come è noto, il 21 maggio 2010, il Santo Padre Benedetto XVI promulgò una nuova versione del Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela che riporta le norme circa i delicta graviora, incluso il delitto di abuso sessuale di minori da parte di chierici.
    Al fine di facilitare la retta applicazione di dette norme e di altri aspetti relativi all’abuso di minori, sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale.
    Come aiuto per le Conferenze Episcopali nella preparazione di dette Linee guida, o come appoggio nella revisione di quelle già esistenti, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha preparato una Lettera Circolare, trasmessa in allegato, che presenta alcuni temi generali per la considerazione di codesta Conferenza Episcopale. Detta Lettera Circolare rimarrà sotto embargo fino a mezzogiorno del 16 maggio 2011, quando sarà resa nota dalla Sala Stampa della Santa Sede.
    Sarebbe inoltre molto utile coinvolgere, nel processo di redazione o revisione di dette Linee guida, anche i Superiori Maggiori degli Istituti religiosi clericali, presenti nel territorio della Conferenza.
    Le sarei grato, in fine, se potesse inviare a questa Congregazione copia delle suddette Linee guida, entro la fine del mese di maggio 2012. Questo Dicastero rimane a disposizione di codesta Conferenza Episcopale qualora emergesse la necessità di offrire chiarimenti o aiuto nella preparazione delle suddette Linee guida. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarebbe necessario richiedere la recognitio dai Dicasteri competenti della Curia Romana.
    Assicurando il mio cordiale ricordo nella preghiera, mi professo
    sinceramente Suo in Cristo
    William Card Levada
    Prefetto

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani