Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papa Francesco risponde al rapporto McCarrick con il voto di porre fine agli abusi sessuali

    Papa Francesco risponde al rapporto McCarrick con il voto di porre fine agli abusi sessuali

    ROMA – Papa Francesco ha promesso mercoledì di “sradicare” il male degli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica, un giorno dopo un’indagine sul caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick che ha continuato a fallire nel suo pontificato.

    Il rapporto di 449 pagine del Vaticano si è concentrato principalmente sugli anni critici per l’ascesa di McCarrick, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo di Washington nonostante fosse stato avvertito della sua cattiva condotta sessuale.

    Ma il rapporto ha anche rivelato come i luogotenenti vicini a Francesco abbiano mostrato scarso interesse a seguire gli indizi sulla cattiva condotta di McCarrick. Quando hanno informato il papa, hanno ignorato le accuse, descrivendole come qualcosa di “pettegolezzo” o risolto.

    Nella sua trasparenza, il rapporto è un momento rivoluzionario nel papato di Francesco, documentando l’impunità e l’insabbiamento con il tipo di dettagli che i sostenitori e le vittime di abusi chiedevano da tempo. Ma il rapporto confonde anche il quadro per i cattolici di quanto efficacemente Francesco ei suoi consiglieri possano rispondere al flagello più ampio.

    I risultati del rapporto hanno rafforzato le divisioni ideologiche all’interno della chiesa. Alcuni conservatori anti-Francesco lamentano che il documento minimizza la sua colpevolezza. Coloro che generalmente sostengono Francesco dicono che il pontefice ha il merito di aver autorizzato l’indagine due anni fa, e che il rapporto era corretto per puntare i riflettori sui pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, quando McCarrick stava scalando i ranghi della chiesa.

    Quando Francesco è diventato papa, nel 2013, McCarrick si era ritirato da arcivescovo di Washington sotto pressioni segrete, ma conservava un alto profilo come diplomatico della chiesa auto-nominato. Francesco è descritto nel rapporto mentre si muove contro McCarrick – e alla fine, lo scoraggia – una volta che è venuta alla luce la prima accusa credibile di abuso contro un minore, al contrario di un sacerdote o di un seminarista.

    Prima di allora, dice il rapporto, Francis “non è mai stato informato da nessuno che McCarrick aveva abusato o aggredito sessualmente qualcuno, indipendentemente dall’età”.

    In due occasioni – nel 2013 e di nuovo tra il 2014 e il 2016 – l’allora arcivescovo Angelo Becciu ha riferito a Francesco di “vecchie accuse” relative a McCarrick. Francis, che è stato intervistato dagli investigatori della chiesa, ha ricordato di aver sentito da Becciu che “era ‘qualcosa del lontano passato’ che era stato ‘pettegolato”. “

    Secondo il rapporto, Francis presumeva che qualsiasi accusa contro McCarrick dovesse essere infondata, perché Giovanni Paolo II era così “moralmente severo” che non avrebbe altrimenti promosso McCarrick a Washington.

    Sempre nel 2016, il cardinale Pietro Parolin – segretario di stato vaticano – disse a Francesco che McCarrick era “spettegolato” riguardo alla passata condotta scorretta con gli adulti e che l’organizzazione vaticana che sovrintendeva i vescovi, sotto Benedetto XVI, aveva chiesto a McCarrick di condurre una vita più riservata .

    “Forse McCarrick potrebbe ancora fare qualcosa di utile”, ha detto Parolin ricordava Francis allora, secondo il rapporto.

    Kathleen Sprows Cummings, direttrice del Cushwa Center for the Study of American Catholicism presso l’Università di Notre Dame, ha affermato che l’assunto di Francesco secondo cui i suoi predecessori avevano affrontato la questione “è il cuore del problema”.

    “I cattolici hanno questa fiducia che i responsabili abbiano fatto il loro lavoro”, ha detto. “Nessuno l’ha fatto.”

    Uno dei luogotenenti più fidati di Francesco, il cardinale Marc Ouellet del Canada, anni prima aveva ricevuto avvertimenti espliciti su McCarrick, inclusa una lettera che descriveva McCarrick come un “predatore sessuale”. Ouellet è stato anche avvertito dall’allora ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che c’erano numerose accuse contro McCarrick. Ma Viganò, secondo il rapporto, non ha approfondito le accuse quando Ouellet ha chiesto. E Ouellet sembrava non approfondire ulteriormente la questione e ha ritenuto che non valesse la pena portarlo a Francis, perché era “incompleto”.

    “Qualsiasi cosa che coinvolga un minore sarebbe molto grave”, ha detto Ouellet agli investigatori. “Ma non avevamo niente del genere che io ricordi. Se pensassi che ha un passato che potrebbe riguardare un minore, ovviamente lo direi [al Papa]. Renderebbe il livello di importanza completamente diverso. “

    Ouellet non ha risposto mercoledì a un’e-mail in cerca di commenti.

    Francesco Zanardi, un italiano sopravvissuto ad abusi e presidente di Rete L’ABUSO, ha affermato che “l’abuso sessuale e l’abuso di potere coesistono”.

    Francesco, secondo la maggior parte degli osservatori vaticani, è arrivato ad apprezzare la gravità degli abusi da parte di chierici affermati contro i giovani adulti, e l’anno scorso ha menzionato specificamente gli adulti quando ha emesso un nuovo decreto della chiesa che richiede a sacerdoti e suore di denunciare gli abusi ai loro superiori .

    Ma alcuni dicono che la chiesa sotto Francesco abbia lottato su altri fronti, anche dopo che il papa l’anno scorso ha convocato vescovi da tutto il mondo per discutere della crisi degli abusi e ha promesso una maggiore trasparenza .

    Massimo Faggioli, professore di teologia e studi religiosi all’Università di Villanova, ha osservato che i vescovi vengono valutati e presi in considerazione per promozioni a porte chiuse. E quando vengono rimossi dal loro lavoro per sospetto di abuso sessuale, il Vaticano prende atto della transazione ma non fornisce una motivazione.

    Il caso di McCarrick era di alto profilo e ha ricevuto un trattamento speciale, ha detto Faggioli. “Ma quanti vescovi in ​​questi ultimi 7 anni e mezzo sono stati tranquillamente licenziati dal Vaticano?”

    https://www.washingtonpost.com/world/pope-francis-mccarrick-report/2020/11/11/fdcf3ffc-2421-11eb-9c4a-0dc6242c4814_story.html
  • Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

    Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

    Pedofilia nella Chiesa, anche il segretario storico di Papa Giovanni Paolo II è stato coinvolto nello scandalo: i testimoni lo accusano di aver insabbiato le violenze in cambio di bustarelle. L’ex segretario del Papa ora chiede una commissione indipendente per analizzare i fatti. “Non lo faccio per nascondere la verità, ma per sviscerare scrupolosamente i fatti”

    Lo scandalo pedofilia nella chiesa polacca aveva investito anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Adesso emergono nuovi particolari: un documentario andato in onda sulla tv polacca lo accusa di aver insabbiato gli abusi per anni. Un dossier suggerirebbe che Dziwisz avrebbe coperto il tutto in cambio di bustarelle, passate talvolta proprio dai responsabili delle violenze. Adesso lui chiede una commissione che faccia chiarezza sui fatti. “Rinnovo la mia proposta, affinché una commissione indipendente valuti le attività della Chiesa nelle questioni toccate da Tvn24” ha dichiarato l’ex segretario del Papa polacco poco dopo la presentazione del reportage.

    Tvn24 ha intervistato alcuni testimoni, i quali sostengono che Dziwisz avesse legami con i Legionari di Cristo e con l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick. “Sarei disposto a collaborare con una commissione del genere e ci conto per trasparenza. Voglio presentare scrupolosamente i fatti” ha aggiunto il cardinale, sostenendo che la cosa più importante è il bene delle vittime. “I bambini e i giovani non devono mai più subire le ingiustizie avvenute nel passato” ha concluso. Ad accusarlo per primo è stato Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. Szymik aveva raccontato di aver scritto più volte al cardinale nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe però mai risposta. Il fenomeno è di dimensioni talmente importanti che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si era appellato alla Santa Sede per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Anche i fedeli si appellano a Bergoglio: sono circa 635 le persone che hanno inviato un appello al Papa pubblicato da diverse testate giornalistiche nel mondo.

    Francesco aveva già intimato ai preti di riferire i casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti nel 2019, durante un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano. Nel 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    Una serie di falsità, reticenze e omissioni che hanno permesso a McCarrick, ex cardinale, di abusare di bambini, giovani uomini e seminaristi nel corso di tutta la sua carriera. Theodore McCarrick oggi ha 90 anni e Papa Francesco lo ha costretto a dimettersi dal collegio cardinalizio il 27 luglio 2018 per poi spretarlo nel febbraio del 2019. Oggi, dopo due anni di ricerca, la Santa Sede pubblica il “rapporto McCarrick”, attesissimo negli Stati Uniti, con novanta interviste a testimoni e vittime.

    Il dossier conta una storia assai diversa rispetto al dossier di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio negli Usa in odore di scisma e sostenitore delle teorie del complotto (tra queste anche l’idea che il Papa stia “dalla parte del Nemico”). Proprio lui aveva chiesto nell’agosto del 2018 le dimissioni di Francesco sul caso McCarrick. Il Rapporto ora dice che la Santa Sede prese decisioni in base a informazioni “parziali e incomplete” e “fino al 2017 non arrivarono in Vaticano accuse circostanziate di abusi su minori”. Proprio tre anni fa si aprì il processo canonico che si è concluso con le decisioni di Francesco. Ai cardinali erano arrivate lettere di denuncia che però non erano state prese in considerazione poiché “non fornivano nomi e circostanze”. Le missive anonime, adesso, sono da conservare poichè secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede “l’anonimato del denunciato non deve far ritenere falsa in modo automatico la notizia”.

    Nel frattempo, lo studio legale Anderson Associates, che da oltre vent’anni si batte per conto delle vittime delle molestie del clero, festeggia su twitter la pubblicazione del dossier. Gli avvocati scrivono infatti che il Rapporto della Santa Sede sul cardinale Theodore McCarrick “è il diretto risultato delle denunce di sopravvissuti e vittime che hanno trasformato l’ombra in luce, la luce in calore, il calore in pressione e la pressione in cambiamento”

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-accusato-il-segretario-di-wojtyla-prendeva-mazzette-per-coprire-abusi/

  • Vaticano, il rapporto su McCarrick: “Già nel 2000 era accusato di abusi su minori. Wojtyla decise personalmente di promuoverlo”

    Vaticano, il rapporto su McCarrick: “Già nel 2000 era accusato di abusi su minori. Wojtyla decise personalmente di promuoverlo”

    Presentato il rapporto praparato per volontà di Bergoglio dalla Segreteria di Stato sull’ex cardinale di Washington: fino al 2017 non era stata fornita alcuna prova della sua colpevolezza. Appena Francesco ebbe la certezza che il cardinale americano aveva commesso abusi sessuali su minori, gli tolse subito la porpora, nel 2018, unico caso finora nel suo pontificato, e poi, l’anno successivo, lo ridusse allo stato laicale. La scalata invece risale ai primi anni 2000, con Giovanni Paolo II che era a conoscenza di alcune accuse nei confronti del prelato americano

    “Fino al 2017, nessuno, né il cardinal Parolin, né il cardinal Ouellet, o l’arcivescovo Becciu o l’arcivescovo Viganò, ha fornito a Papa Francesco alcuna documentazione relativa agli addebiti contro McCarrick, comprese le lettere anonime risalenti ai primi anni ‘90”. È il passaggio più importante del dossier sull’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, realizzato in due anni dalla Segreteria di Stato per volontà di Bergoglio. Dal rapporto, la cui pubblicazione, decisa dal Papa, segna un grande passo nella trasparenza sui casi di pedofilia e che non a caso viene divulgato dopo le elezioni americane, emerge che fino al 2017 non era stata fornita alcuna prova della colpevolezza dell’ex arcivescovo della capitale Usa. Appena Francesco ebbe la certezza che il cardinale americano aveva commesso abusi sessuali su minori, gli tolse subito la porpora, nel 2018, unico caso finora nel suo pontificato, e poi, l’anno successivo, lo ridusse allo stato laicale. “Papa Francesco – si legge sempre nel rapporto – aveva sentito dire soltanto che c’erano stati addebiti e voci relativi a una condotta immorale con adulti, avvenuta prima della nomina di McCarrick a Washington. Ritenendo che le accuse fossero già state esaminate e respinte da Giovanni Paolo II, benché consapevole che McCarrick fosse in attività durante il pontificato di Benedetto XVI, Francesco non vide la necessità di modificare la linea adottata negli anni precedenti”.

    Il dossier, dunque, smentisce quanto sostenuto dall’ex nunzio negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò, grande sostenitore di Donald Trump, che ha affermato di aver informato Bergoglio, pochi mesi dopo l’elezione, delle gravi accuse rivolte nei confronti di McCarrick senza però che il Papa agisse immediatamente. Per questo motivo, Viganò chiese a Francesco di dimettersi. “Nel giugno 2017, – si legge nel rapporto – l’arcidiocesi di New York apprese la prima accusa conosciuta di abuso sessuale di una vittima di età inferiore ai 18 anni compiuto da McCarrick agli inizi deli anni ’70. Poco dopo che l’accusa fu ritenuta credibile, Papa Francesco chiese le dimissioni di McCarrick dal Collegio dei cardinali. A seguito di un procedimento penale amministrativo condotto dalla Congregazione per la dottrina della fede, McCarrick fu giudicato colpevole di atti contrari al sesto comandamento del decalogo che hanno coinvolto minori e adulti, e su tale base venne dimesso dallo stato clericale”.

    Come è stato possibile che per lunghi decenni, e nell’arco di tre pontificati, i gravi reati commessi da McCarrick non furono mai provati dal Vaticano? E che nel 2000 Wojtyla decise di promuoverlo arcivescovo della capitale Usa e l’anno successivo nominarlo cardinale? Il rapporto risponde in modo molto chiaro a queste domande ripercorrendo la genesi delle due importanti scelte compiute dal Pontefice polacco. “La documentazione – si legge nel dossier – evidenzia che Papa Giovanni Paolo II prese personalmente la decisione di nominare McCarrick e lo fece dopo aver ricevuto il parere di diversi consiglieri di fiducia su entrambe le sponde dell’Atlantico”. McCarrick era stato nominato vescovo ausiliare di New York da San Paolo VI nel 1977 e nel 1981 San Giovanni Paolo II lo aveva trasferito alla guida della diocesi di Metuchen per poi promuoverlo, nel 1986, arcivescovo di Newark.

    Quando, nel 2000, si valutò l’opportunità affidargli l’arcidiocesi di Washington, l’allora cardinale arcivescovo di New York, John Joseph O’Connor, scrisse una lettera al Papa con le già gravi accuse che venivano fatte nei confronti del futuro porporato. Era stata notata, si legge nel rapporto, “l’attività sessuale di McCarrick con un altro sacerdote”. Inoltre, “una serie di lettere anonime, inviate alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, al nunzio apostolico e a vari cardinali negli Stati Uniti negli anni 1992 e 1993, accusavano McCarrick di pedofilia con suoi ‘nipoti’”. E ancora: “Si sapeva che McCarrick avesse condiviso il letto con giovani uomini adulti nella residenza del vescovo a Metuchen e Newark” e “si sapeva che McCarrick avesse condiviso il letto con seminaristi adulti in una casa al mare sulla costa del New Jersey”. La gravità di queste informazioni fece momentaneamente desistere il Papa dal procedere alla nomina, decisione sostenuta anche dall’allora nunzio apostolico negli Usa, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, e dall’allora prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re.

    Ma il Papa cambiò idea dopo che il 6 agosto 2000 McCarrick scrisse una lettera al segretario di Wojtyla, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, evidentemente informato del suo processo di nomina a Washington e delle accuse che lo avevano bloccato. In essa, McCarrick afferma: “Nei settanta anni della mia vita, non ho mai avuto rapporti sessuali con alcuna persona, maschio o femmina, giovane o vecchio, chierico o laico, né ho mai abusato di un’altra persona o l’ho trattata con mancanza di rispetto”. In precedenza, Wojtyla aveva chiesto un supplemento di indagine sulle accuse e i quattro vescovi del New Jersey interpellati “confermarono che McCarrick aveva condiviso il letto con giovani uomini, ma non indicavano con certezza che McCarrick avesse tenuto una qualche cattiva condotta sessuale”. Nel dossier si legge che “ciò che si sa ora, grazie alle indagini compiute per la preparazione del rapporto, è che tre dei quattro vescovi americani fornirono alla Santa Sede informazioni non accurate e, inoltre, incomplete circa la condotta sessuale di McCarrick con giovani adulti. Queste informazioni inesatte sembrano aver probabilmente influenzato le conclusioni dei consiglieri di Giovanni Paolo II e, di conseguenza, dello stesso Giovanni Paolo II”. Inoltre, “Papa Giovanni Paolo II conosceva McCarrick da tempo, dopo averlo incontrato per la prima volta alla metà degli anni ’70. McCarrick interagì con lui frequentemente, sia a Roma che durante i viaggi all’estero, inclusa la visita del Papa a Newark nel 1995 e in occasione dei soggiorni annuali a Roma per la Papal Foundation. La relazione diretta di McCarrick con Giovanni Paolo II ebbe probabilmente un impatto sul processo decisionale del Papa”.

    Un capitolo importante, da non sottovalutare, è invece quello che avvenne sotto il pontificato di Ratzinger. “All’inizio del pontificato di Benedetto XVI, – si legge nel rapporto – le informazioni ricevute dalla Santa Sede relative alla condotta di McCarrick furono generalmente simili a quelle che erano state a disposizione di Giovanni Paolo II al momento della nomina a Washington. Poco dopo la sua elezione nell’aprile 2005, su raccomandazione del nunzio apostolico e della Congregazione per i vescovi, Papa Benedetto XVI prolungò di due anni il mandato di McCarrick a Washington, mandato che fu considerato un successo”. Ma poi, sulla base di nuove accuse, “la Santa Sede cambiò drasticamente il suo orientamento e cercò con urgenza un nuovo arcivescovo per la sede di Washington, richiedendo a McCarrick di dimettersi ‘spontaneamente’ dall’ufficio dopo la Pasqua del 2006”. Dal rapporto emerge, inoltre, che in questo periodo monsignor Viganò, da delegato per le rappresentanze pontificie, aveva segnalato ai superiori della Segreteria di Stato le informazioni giunte dalla nunziatura, sottolineandone la gravità. Ma, mentre lanciava l’allarme, anche lui comprendeva di non trovarsi di fronte ad accuse provate. L’allora cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, affrontò la questione direttamente con Benedetto XVI. In quel contesto, in assenza di vittime minorenni, e trattandosi di un porporato ormai dimesso dall’incarico, venne deciso di non aprire un formale processo canonico per investigare su McCarrick. Una scelta che oggi suona come un grave errore.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/10/vaticano-il-rapporto-su-mccarrick-gia-nel-2000-era-accusato-di-abusi-su-minori-wojtyla-decise-personalmente-di-promuoverlo/5998395/?fbclid=IwAR1W7MMzLzA5hLalh5L_LGThaqx8HayAzIGuCidGzuBi3cn3aEmWQMqEuTg

  • Bufera sul cardinale Dziwisz, l’episcopato polacco chiede al Vaticano una commissione di inchiesta

    Bufera sul cardinale Dziwisz, l’episcopato polacco chiede al Vaticano una commissione di inchiesta

    Città del Vaticano – Stavolta il rischio è di arrivare a contaminare persino l’immagine di un santo, Giovanni Paolo II. Il presidente della Conferenza episcopale polacca si è detto favorevole a che la Santa Sede possa istituire una commissione indipendente per chiarire il ruolo dell’ex segretario personale di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz, da tempo fortemente sospettato di aver nascosto, insabbiato, eluso denunce di pedofilia a vari livelli nella Chiesa. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti.

    La dichiarazione dell’arcivescovo Stanislaw Gadecki arriva il giorno in cui il Vaticano renderà noti i risultati di una tanto attesa indagine interna sulla carriera dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick, punito solo nel 2019 dopo le accuse di abusi sessuali. Il dossier dovrebbe finalmente chiarire chi lo ha aiutato e coperto in tutti questi anni facendolo diventare prima vescovo, poi arcivescovo e, infine, cardinale, attraversando indenne tre pontificati nonostante le voci e le denunce nei suoi confronti.

    L’arcivescovo Gadecki ha parlato della necessità di una commissione di inchiesta alla tv polacca TVN24, ponendo diverse domande sull’atteggiamento del cardinale Dziwisz, 81 anni, sospettato di nascondere al Papa gli abusi sessuali dei sacerdoti in tutto il mondo, compresi gli affari di McCarrick o della Legione di Cristo, così come gli affari pedofili nella Chiesa polacca.

    Secondo l’autore del rapporto, il giornalista polacco Marcin Gutowski, il cardinale non ha mai trovato il tempo di incontrarlo e di rispondere alle sue tante domande. Secondo TVN24, il servizio del Vaticano sull’ex cardinale McCarrick potrebbe aiutare a comprendere meglio il ruolo svolto da Dziwisz durante gli anni trascorsi vicino a Giovanni Paolo II in Vaticano e successivamente come arcivescovo di Cracovia. Resta da mettere a fuoco anche il suo ruolo nell’insabbiare la vicenda scabrosa di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, abusatore seriale, corruttore e mai punito dalla Chiesa per i suoi legami con diversi amici in curia.

    Venerdì scorso il Vaticano ha annunciato sanzioni contro un cardinale polacco di 97 anni, Henryk Gulbinowicz, a cui è stato vietato di esercitare il suo ministero e di usare i simboli vescovili a seguito di un’indagine su presunti abusi sessuali.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_chiesa_abusi_maciel_dziwisz_polonia_papa_francesco_vittime_legionari_cristo_vaticano-5577355.html

  • Tre papi hanno permesso l’ascesa al potere di McCarrick nonostante le prove ben documentate del suo abuso seriale su seminaristi e minori

    Tre papi hanno permesso l’ascesa al potere di McCarrick nonostante le prove ben documentate del suo abuso seriale su seminaristi e minori

    Le vittime statunitensi chiedono al presidente eletto cattolico Biden di rispondere.

    Nel 1988, James Grein, un bambino vittima dell’ex cardinale Theodore McCarrick, ha rivelato l’abuso a Papa Giovanni Paolo II, dicendogli: “McCarrick ha abusato di me da quando ero giovane”. Nella stanza con Giovanni Paolo II c’erano il secondo e il terzo più potente ufficiale vaticano, il cardinale italiano Angelo Sodano, il segretario di Stato vaticano, e il suo segretario personale, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz. Secondo Grein , Giovanni Paolo II, ora un santo cattolico, ha risposto con uno sguardo vuoto e poi ha assolto Grein dai “suoi peccati” e lo ha mandato per la sua strada.

    Trentadue anni da quell’incontro del 1988 e dopo montagne di prove di vescovi, cardinali, esperti e vittime degli abusi sessuali seriali di McCarrick, il Vaticano ha finalmente pubblicato un rapporto in cui sono stati costretti a rivelare che Giovanni Paolo II ei suoi due successori, uno conservatore e uno liberale, sono stati complici della copertura degli abusi di McCarrick. Questo caso non è diverso dalle migliaia di casi di abuso e insabbiamento, con l’eccezione che l’autore era uno dei funzionari vaticani più ricchi e di alto rango negli Stati Uniti, controllando milioni di dollari cattolici. Il rapporto di oggi omette opportunamente del tutto il resoconto di Grein e riconosce che le capacità di raccolta fondi della superstar di McCarrick sono state “pesate pesantemente”, ma “non erano determinanti,

    Il rapporto di oggi – della squadra di difesa vaticana – è certamente abbastanza dannoso e scioccante. Res iipsa loquitur : la cosa parla da sola. Tuttavia, la verità completa verrà rivelata dove dovrebbe essere: nei tribunali statunitensi, dove stanno procedendo le cause civili contro McCarrick. Con quei casi arriverà il resto della documentazione e delle deposizioni sotto giuramento di alti funzionari della chiesa, inclusi i funzionari vaticani Papa Benedetto e Papa Francesco. Ora che Papa Francesco ha storicamente revocato il segreto papale nella Chiesa cattolica, nulla impedisce agli avvocati e alle vittime statunitensi di aspettarsi la loro piena collaborazione.

    Tre papi hanno ignorato le accuse ben documentate contro l’ex cardinale Theodore McCarrick – permettendogli di mantenere la sua posizione di uno dei funzionari cattolici più altamente visibili e potenti negli Stati Uniti. Si parla di un fallimento istituzionale nel proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dagli abusi.

    Il rapporto dimostra ancora una volta che è solo la difesa dei sopravvissuti e la presentazione di prove di abuso alle forze dell’ordine statunitensi e ai media che hanno costretto il Vaticano ad agire in base alle accuse – che erano a lungo a disposizione sia di Papa Benedetto che di Papa Francesco.

    Questo è il motivo per cui questa mattina le vittime statunitensi chiedono aiuto al presidente eletto cattolico Joe Biden , rilasciando una lettera aperta chiedendogli di affrontare questo rapporto e invitare la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) a rilasciare i nomi di tutti i noti chierici per molestie sessuali e i loro fascicoli alla conferenza annuale della prossima settimana. Inoltre, i sopravvissuti hanno chiesto un contributo per la selezione del prossimo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, nonché l’impegno a convocare una task force progettata per indagare sugli abusi sessuali istituzionali e l’occultamento ed eliminare le incongruenze nell’approccio degli Stati alla questione.

    Nel primo anno di Biden come presidente, i procuratori generali di venti stati dovrebbero rilasciare rapporti che descrivono in dettaglio gli abusi e la copertura nei rispettivi stati. Ciò include New York e New Jersey, dove McCarrick ha abusato di bambini e adulti vulnerabili. Queste diocesi sono state sostanzialmente scagionate nel rapporto del Vaticano. È dubbio che le indagini statunitensi corrisponderanno alle conclusioni del Vaticano.

    L’unico raggio di speranza in questa storia di corruzione, abuso, potere è l’onesto, ma futile sforzo del defunto cardinale John O’Connor di New York, che ha insistito con Papa Giovanni Paolo II sul fatto che non dovrebbe promuovere McCarrick a un potere ancora più potente. posizione nella gerarchia cattolica. Al momento del disperato appello di O’Connor, non solo O’Connor aveva concluso definitivamente che McCarrick era inadatto, ma lo stesso Papa Giovanni Paolo II sapeva direttamente da una vittima per dieci anni che McCarrick era pericoloso. Nel frattempo, McCarrick era già stato rifiutato per tre promozioni. Ma il rapporto personale tra McCarrick e il Papa, così come la raccolta di fondi stellare di McCarrick, “ha superato” il pericolo che ha attivamente rappresentato per bambini e seminaristi.

    La cascata di rivelazioni nel caso McCarrick è stata la dimostrazione pubblica più incontrovertibile di come l’abuso sessuale e la copertura siano racchiusi all’interno della struttura di autorità d’élite e della gerarchia di una chiesa globale i cui attributi principali in questi casi sono la segretezza e il denaro. Più di ogni altra cosa, è il matrimonio tra segreto istituzionale e corruzione finanziaria, che, fino ad oggi, continua ad avvolgere la gerarchia di tutto il mondo. Centinaia di migliaia di bambini e adulti vulnerabili sono ancora a rischio. Gli autori sono ancora nel ministero, vengono trasferiti e nascosti, specialmente in America Latina, Asia e Africa. Ci sono il cardinale McCarricks in ogni paese.

    CONTATTO:

    Peter Isely, membro fondatore di ECA
    Email: peterisely@gmail.com
    Tel: +1414.429.7259

    Tim Law, President ECA USA / ECA Board Member
    Email: timalaw@aol.com
    Tel: +1206.412.0165

    Dott.ssa Denise Buchanan (fondatore / membro del consiglio di amministrazione dell’ECA)
    E-mail: denise@ecaglobal.org
    Tel: +1310.980.2770

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leadership mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è costringere la Chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea ECA rappresentano oltre 21 paesi di 6 continenti.
    https://www.ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE https://www.facebook.com/ENDCLERGYABUSE
    contactus@ecaglobal.org

    https://www.ecaglobal.org/three-popes-enabled-mccarricks-rise-to-power-despite-well-documented-evidence-of-his-serial-abuse-of-seminarians-and-minors/

  • Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

    Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – In Polonia – patria di San Giovanni Paolo II – sta saltando il formidabile tappo delle coperture che i vertici della Chiesa polacca hanno fornito per anni a tanti preti pedofili, spesso spostati da una parrocchia all’altra, ignorando puntualmente le denunce delle vittime. Dopo una indagine interna il Vaticano, attraverso la nunziatura di Varsavia, ha comunicato le punizioni per il cardinale Henryk Gulbinowicz. Come spiega il gesuita polacco Erik Gumulak, in un articolo su Vatican News, è responsabile di atti omosessuali, abusi e di avere collaborato con la polizia sotto la dittatura comunista. Probabilmente era ricattato per le sue attività omosessuali.

    Francesco gli ha imposto il divieto di partecipare a qualsiasi celebrazione o riunione pubblica, di usare le insegne vescovili, di essere sepolto in cattedrale (nel caso morisse, visto che ha 97 anni). Inoltre gli è stato imposto di devolvere un’adeguata somma di denaro come donazione per le attività della Fondazione San Giuseppe, istituita dalla Conferenza Episcopale Polacca per sostenere le attività della Chiesa a favore delle vittime di abusi sessuali, per la loro assistenza psicologica e la prevenzione e l’educazione delle persone responsabili della protezione dei minori.

    Un passaggio del genere da parte di Papa Francesco costituisce un segnale importante per una delle Chiese più importanti d’Europa, patria di San Giovanni Paolo II, dove vive anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, influente ex segretario personale di Wojtyla, anch’egli finito sotto i riflettori per una serie di accuse relative all’insabbiamento di abusi.

    Accuse che però Dziwisz, in una intervista a TVN24, non solo nega con tutte le forze ma rimanda a chi gestiva all’epoca la Segreteria di Stato, vale a dire il cardinale Sodano. Non solo. In questo modo Dziwisz ha negato che Giovanni Paolo II fosse a conoscenza dei crimini commessi da Marcial Maciel Degollado, criminale e abusatore seriale di bambini, nonché fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso di insabbiamento che, invece, viene imputato a Dziwisz, all’epoca in cui gestiva la diocesi di Cracovia – dal 2005 al 2016 – è di non avere dato seguito alla lettera di una vittima, Janusz Szymik, abusata da un sacerdote, padre Jan Wodniak. Dziwisz afferma di non avere mai avuto questa lettera anche se un prete di Cracovia conferma di avergliela consegnata nelle mani  nel 2012.

    «Non ricordo conversazioni in merito», ha detto Dziwisz a TVN24, spiegando che la questione non poteva riguardarlo, poiché Wosniak non apparteneva all’arcidiocesi di Cracovia, ma alla vicina diocesi di Bielsko-Zywiec. «Non posso avere sulla coscienza un fatto che non conosco. Anzi. E’ impossibile. Se avessi saputo tutti i dettagli, avrei reagito, anche se non avrei avuto il diritto di farlo perché si trattava di una diocesi diversa dalla mia».

    L’accusa di Isakowicz-Zaleski contro Dziwisz sta attirando l’attenzione di tutta l’opinione pubblica polacca poiché il sacerdote è il fondatore della Fondazione Fratel Alberto, uno dei più grandi gruppi no profit del Paese che aiuta i disabili fisici o mentali.

    Dziwisz già segretario di Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005 nega anche che sia mai stato a conoscenza del caso di Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo morto negli Usa nel 2008, senza avere avuto in Vaticano nessun processo, solo la sanzione di non poter esercitare il suo ministero in pubblico e di ritirarsi a vita privata).

    Le prime denunce sui crimini di Maciel arrivarono in Vaticano verso la metà degli anni Novanta. Dziwisz ha ripetuto che Giovanni Paolo II «non ha mai nascosto nulla, non ha mai coperto tali questioni».

    «Quando queste cose cominciarono a venire fuori, chiesi a uno dei collaboratori di Maciel se ne fosse a conoscenza; egli rispose che nessuno dei Legionari ne aveva sentito parlare. Ho sentito dire che in questa vicenda la colpa è di Giovanni Paolo II o mia, ma posso dire che mentre ero in Vaticano non ne ho mai sentito parlare».

    Dziwisz ha smentito anche di avere mai ascoltato voci sulle condotte di due cardinali pedofili, l’americano Theodore McCarrick – al quale Francesco ha tolto la porpora due anni fa – e l’austriaco Hans Groër, morto in un convento senza alcuna punizione da parte della Santa Sede. Sia McCarrick che Groër erano stati nominati da Giovanni Paolo II.

    A questo punto Dziwisz sembra scaricare le responsabilità su Sodano che all’epoca dei fatti gestiva la Segreteria di Stato: «Non credo che queste siano domande per me, perché non sono stato io. Queste cose accadevano in Segreteria di Stato. Giovanni Paolo II non aveva paura di tali questioni», ha detto il cardinale.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/wojtyla_gay_omosessuali_polonia_vittime_molestie_cardinale_gulbinovicz_dziwisz_stanislao-5570177.html

  • Altri angeli dovrebbero cadere

    Altri angeli dovrebbero cadere

    La-croix – @robinrome “È la grande mostruosità. È più grave di ogni altra cosa”. “Così ha descritto la pedofilia Papa Francesco in un nuovo documentario presentato mercoledì a Roma, in cui ripercorre alcuni episodi chiave del suo pontificato”. Erano le righe introduttive che Loup Besmond de Senneville, il nuovo corrispondente vaticano di La Croix, ha usato per iniziare il suo articolo sul film “Francesco”. Ma i commenti del papa sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero e tutto il resto che dice in questo documentario ( di immigrati, povertà, ambiente, ecc …), sono stati appena citati dalla stampa. La sensazione delle unioni civili gay. Questo perché quasi tutti, a quanto pare, hanno parlato di una frase che ha fatto notizia in tutto il mondo: “Papa Francesco viene a favore delle unioni civili gay “.

    Ovviamente questa è una grande notizia. Dopo tutto, il Vaticano si è ufficialmente opposto alle unioni civili – e ha istruito i cattolici che devono farlo anche loro – dal 2003, quando la Congregazione per la dottrina della fede, sotto la direzione del cardinale Joseph Ratzinger, ha pubblicato un documento che ha paragonato l’approvazione delle unioni civili alla “legalizzazione del male”. Il futuro Benedetto XVI ha insinuato che le persone dovrebbero essere abbastanza felici da sopportare anche la convivenza di coppie omosessuali. L’ha chiamata la semplice “tolleranza del male”. Quindi, sì, questa è una notizia abbastanza grande. E anche per molte altre ragioni. La grande mostruosità Ma che dire delle parole che Papa Francesco ha usato per descrivere la pedofilia o – cosa probabilmente intendeva – l’abuso sessuale dei minori da parte del clero? L’ha chiamata “la grande mostruosità” e il crimine che è “più grave di ogni altra cosa”. E nel documentario descrive come ha rimosso un vescovo in Cile per aver coperto gli abusi perpetrati da un prete che faceva da mentore a questo particolare vescovo.

    Non è chiaro quanti altri vescovi Francesco abbia chiesto di ritirarsi per insabbiamento degli abusi perché, come quasi tutto nella Curia romana, non c’è una vera trasparenza. I vescovi sono spesso costretti a dimettersi per “cattiva salute o per altri gravi motivi “disposizione del codice di diritto canonico. Non ci viene mai detto che cosa, semmai, affligge questi uomini, ci resta solo da indovinare o supporre il motivo, mentre il vescovo che è stato costretto a rassegnare le dimissioni può giustificare il proprio diniego aggrappandosi all’illusione che si trattasse effettivamente di una domanda di stress. Dopotutto è una cattiva salute.

    Andare dietro ai grossi uccelli. Quanti cardinali sono stati costretti a lasciare o sono stati puniti per aver nascosto abusi sotto il tappeto? Sembra che non ce ne siano affatto, forse leggeremo i nomi di alcuni che avrebbero dovuto esserci, se il rapporto promesso sull’ex arcivescovo di Washington e pedofilo, Theodore McCarrick, sarà mai pubblicato. ha dimostrato di non aver paura di fare il duro con i cardinali. Ha rimosso McCarrick dal College of Cardinals nel luglio 2018 e poi lo ha “scongelato” sette mesi dopo. E nel 2015, il papa gesuita ha tolto i diritti cardinalizi al defunto Keith Patrick O’Brien, sebbene – stranamente – abbia permesso allo scozzese rimanere cardinale. Il crimine di O’Brien è stato quello di aver molestato sessualmente o di aver avuto rapporti sessuali con seminaristi e preti adulti. 

    Apparentemente, è stato perché Becciu è stato sorpreso a appropriarsi indebitamente, ma, naturalmente, il Vaticano non l’ha mai effettivamente detto. Altri angeli dovrebbero cadere. Un cardinale che non ha diritti è simile a essere un’anatra zoppa – o, certamente, molto strano. il papa non ha applicato la stessa pena ai cardinali che hanno insabbiato gli abusi sessuali?

    E tra loro c’è una coppia che – come il cardinal Becciu – si chiama “Angelo”. Uno di loro, ex segretario di Stato vaticano, è noto per aver protetto lo stupratore seriale e fondatore psicopatico dei Legionari di Cristo. Questo Angelo in particolare sarà probabilmente citato nel rapporto McCarrick, ma c’è un altro cardinale italiano di nome Angelo di cui recentemente sono venuti alla luce i tentativi di coprire gli abusi sessuali di uno dei suoi preti diocesani: il cardinale Angelo Bagnasco, l’arcivescovo in pensione di Genova e ex presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) .

    Bagnasco accusato di insabbiamento ed esortazione a mentire a un prete. Questa settimana il quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano ha riferito che il cardinale 77enne, andato in pensione solo lo scorso maggio, ha cercato di fermare il processo canonico a un sacerdote accusato di abusi sessuali minorenni e sollecitazione del sesso nel confessionale, lo ha fatto solo l’anno scorso, nel marzo 2019, un mese dopo che Papa Francesco aveva convocato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali del mondo per il grande vertice su come affrontare gli abusi sessuali del clero I funzionari della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sanno esattamente cosa ha tentato di fare il cardinale Bagnasco perché sono stati loro (in particolare, è stato il cardinale Luis Ladaria SJ, prefetto della CDF) che ha ordinato a Bagnasco di condurre il processo.

    Ma Bagnasco ha cercato di fermare il processo canonico, proponendo invece, in una lettera alla CDF, che il religioso venisse semplicemente mandato via. E, sorprendentemente, ha persino suggerito al sacerdote di mentire ai suoi parrocchiani sulle ragioni per cui. Una proposta in 4 punti per evitare un processo Secondo documenti recentemente pubblicati dalla rete delle vittime di abusi italiani, “Rete l’Abuso”, il cardinale genovese ha cercato di persuadere la CDF ad accettare una proposta in 4 punti.

    1)Invece di un procedimento giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo con l’assistenza del vicario giudiziario

    2)Allontanare il sacerdote dalla parrocchia dove ha lavorato bene per 21 anni

    3)Sospenderlo dall’ascolto delle confessioni

    4)Inviarlo a una comunità religiosa dove sia presente un clima di regolare preghiera comunitaria e affidarlo alle cure di un ottimo psicoterapeuta (a Milano), N., ben noto a me e al mio seminario.

    Il cardinale Bagnasco ha avuto addirittura la faccia tosta di suggerire che questo prete credibilmente accusato fosse autorizzato a rimanere parrocchia per altri due mesi (fino alla fine di maggio 2019) in modo che potesse essere presente alle cerimonie di Prima Comunione e Cresima precedentemente programmate. A questo punto non pensi che il papa avrebbe dovuto intervenire?

    Invece, la congregazione dottrinale si è semplicemente fermata la farsa. Nel luglio 2019 ha detto a Bagnasco che gli toglieva di mano il processo canonico e lo inviava al tribunale arcivescovile della vicina Torino.

    Agirà il papa? Bagnasco non è un vescovo motto, lasciando da parte le credenziali conservatrici (viene dalla stalla del defunto cardinale Giuseppe Siri che lo ordinò presbiterio nel 1966), divenne uno dei vescovi più influenti d’Europa all’epoca di Benedetto XVI.

    Nel 2006 il papa bavarese nominò Bagnasco, allora capo dell’esercito italiano ordinariato, a Genova e lo ha nominato cardinale nel 2007. Quello è stato lo stesso anno in cui Benedetto lo ha nominato personalmente presidente della Cei, carica che ha ricoperto fino al 2017 quando papa Francesco lo ha rimosso. Tuttavia, i membri del Consiglio conservatore dei vescovi ‘ Le Conferenze d’Europa hanno eletto Bagnasco loro presidente nel 2016, che è stata vista come una sfida diretta all’attuale papa.

    Le rivelazioni del suo tentativo di bloccare un processo canonico su mandato della CDF a un sacerdote accusato credibilmente hanno appena menzionato sulla stampa italiana. Se Papa Francesco crede davvero che l’abuso sessuale sui bambini sia “la grande mostruosità” e “più grave di ogni altra cosa”, allora coprire tali crimini deve essere certamente peggio dell’appropriazione indebita. E la pena per fare il primo dovrebbe essere severo almeno quanto il secondo.

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  • Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

    Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

    La procura di Genova chiede l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco di Genova, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti.

    Il sacerdote, riferisce Il Fatto, è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino. Un processo che avrebbe cercato di insabbiare Angelo Bagnasco, ex arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. E proprio per questo la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, gli ha dovuto revocare il ‘fascicolo’. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un’inchiesta in seguito all’esposto della onlus Rete L’Abuso contro il prelato.

    Le carte di Bagnasco

    Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione, l’ex Sant’Uffizio, organo del Vaticano preposto a trattare i casi di pedofilia tra i sacerdoti. Nella prima il cardinale informa l’ufficio della “situazione pregressa” del parroco, di cui, dice, “non ero al corrente” e riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori dove don Castagneto ha esercitato fino al 1998. Le segnalazioni pervenute negli anni Novanta Bagnasco non le ritenne veritiere.

    Denunce e testimonianze insabbiate

    Così come la prima testimonianza raccolta, contenuta in una lettera spedita nel 2014 alla Santa Sede da una vecchia parrocchiana di Sori. Le denunce non si fermano: due anni dopo, nel 2016, si presentano al cardinale tre persone che sono preoccupate del fatto che il sacerdote possa nuocere ancora. Bagnasco conduce un’indagine nella parrocchia di Albaro, dove lui stesso è stato viceparroco fino al 1995: “Conosco e ho confidenza con molte persone – scrive -. Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso nessun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni”.

    A quel punto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, chiede l’archiviazione per don Castagneto: i fatti di Sori sono ormai prescritti, mentre le indagini, della Curia e della polizia, non ne hanno appurati di nuovi.

    Per i casi di pedofilia le leggi della Chiesa consentono di derogare alla prescrizione.

    Così la Congregazione risponde a Bagnasco che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punibili con la riduzione allo stato laicale. E quindi ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di celebrare un processo penale. Ma a marzo 2019 con la sua seconda relazione Bagnasco, tenta di dissuadere il Vaticano: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè Bagnasco stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia. Il cardinale propone addirittura che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”.

    Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto.

    Intanto il tentativo di insabbiamento fallisce. La Congregazione decide di affidare il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino, revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza di celebrare il processo”.

    Oggi il processo voluto dalla Congregazione è ancora in corso. “Don Castagneto è stato fatto sparire dalla parrocchia con una fretta sospetta”, accusa il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. “Perché Bagnasco non ha aspettato quantomeno che riaprisse la comunità di recupero, se gli abusi non si sono più verificati dopo il 1998? E se don Castagneto non ha più reiterato i suoi crimini, perché mai si dovrebbe mandare un uomo ‘guarito’ da uno psicoterapeuta 21 anni dopo?”.

  • Don Castagneto e gli abusi su minori, Bagnasco ha provato a insabbiare il caso. Ora indaga Torino

    Don Castagneto e gli abusi su minori, Bagnasco ha provato a insabbiare il caso. Ora indaga Torino

    Salvato dalla giustizia terrena, ma a processo davanti a Dio. La procura di Genova ha chiesto l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco nel capoluogo ligure, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti. Ma, apprende il Fatto, il sacerdote è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino. E ciò nonostante un tentativo di insabbiamento di Angelo Bagnasco, ex arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, a cui la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, ha dovuto addirittura revocare il ‘fascicolo’. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un’inchiesta dopo gli articoli del Fatto e l’esposto della onlus Rete L’Abuso contro il prelato. Che ad agosto del 2019 scompare, all’improvviso, dalla sua parrocchia nel quartiere di Albaro.

    Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione, l’ex Sant’Uffizio, organo del Vaticano preposto a trattare i casi di pedofilia tra i sacerdoti. Nella prima (novembre 2018), il cardinale informa l’ufficio della “situazione pregressa” del parroco, di cui, dice, “non ero al corrente” e riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori, borgo ligure dove don Castagneto ha esercitato fino al 1998. Non sono, però, le prime segnalazioni sul sacerdote arrivate in Curia: ce n’erano state altre negli anni Novanta, ma, come raccontato dal Fatto, non erano state ritenute affidabili. Come non affidabile – si legge nella relazione – è ritenuta da Bagnasco la prima testimonianza raccolta, contenuta in una lettera spedita nel 2014 alla Santa Sede da una vecchia parrocchiana di Sori. Ma le denunce non si fermano: due anni dopo, nel 2016, si presentano al cardinale tre persone che, oltre a fare riferimento ai fatti di Sori, sono preoccupati che il sacerdote possa nuocere ancora. Bagnasco conduce in prima persona un’indagine nella parrocchia di Albaro, dove lui stesso è stato viceparroco fino al 1995: “Conosco e ho confidenza con molte persone – scrive -. Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso nessun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni”.

    È anche sulla base di queste parole che il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha chiesto personalmente l’archiviazione per don Castagneto: i fatti di Sori sono ormai prescritti, mentre le indagini, della Curia e della polizia, non ne hanno appurati di nuovi. Ma per i casi di pedofilia le leggi della Chiesa consentono di derogare alla prescrizione. Così la Congregazione risponde a Bagnasco che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punibili con la riduzione allo stato laicale. E quindi ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di celebrare un processo penale. Ma a marzo 2019 con la sua seconda relazione Bagnasco, nonostante riferisca che don Castagneto ha ammesso le sue responsabilità sui fatti di Sori, tenta di dissuadere il Vaticano: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè Bagnasco stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia, sospenderlo dalle confessioni, inviarlo “in una comunità religiosa protetta” e affidarlo “alla cura di un ottimo psicoterapeuta conosciuto da me”. Il cardinale propone addirittura che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”. Mentendo, dunque, ai suoi parrocchiani.

    Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto, ma intanto il tentativo di insabbiamento fallisce: la Congregazione decide di affidare il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino, revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza di celebrare il processo”, come si legge in una lettera che il prefetto della Congregazione, il cardinale Luis Ladaria, invia a Bagnasco a luglio dell’anno scorso. All’improvviso, a inizio agosto, don Castagneto lascia la parrocchia e viene ospitato nel santuario di Crea, nel basso Piemonte, in attesa che la comunità di recupero di Roma a cui Bagnasco lo destina riapra, dopo le ferie.

    Oggi il processo voluto dalla Congregazione è ancora in corso, come il tribunale ecclesiastico di Torino ha confermato al Fatto. In attesa della sentenza, restano aperte alcune domande: “Don Castagneto è stato fatto sparire dalla parrocchia con una fretta sospetta”, accusa il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, che qualche settimana dopo la scomparsa del prete riceve una lettera anonima su cui baserà il suo esposto. “Perché Baganasco non ha aspettato quantomeno che riaprisse la comunità di recupero, se gli abusi non si sono più verificati dopo il 1998? E se don Castagneto non ha più reiterato i suoi crimini, perché mai si dovrebbe mandare un uomo ‘guarito’ da uno psicoterapeuta 21 anni dopo?”.

    Salvato dalla giustizia terrena, ma a processo davanti a Dio. La Procura di Genova ha chiesto l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco nel capoluogo ligure, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti. Ma il sacerdote è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino, nonostante un tentativo di insabbiamento dell’ex arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, a cui la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, ha revocato il fascicolo. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un fascicolo dopo gli articoli del Fatto e l’esposto della onlus Rete l’Abuso contro il prelato. Che ad agosto del 2019 scompare, all’improvviso, dalla sua parrocchia nel quartiere di Albaro. Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione. Nella prima, di novembre 2018, il cardinale riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori, borgo ligure dove don Castagneto è stato parroco fino al 1998. Escludendo, però, “comportamenti scorretti” ad Albaro, dove Bagnasco stesso è stato viceparroco fino al 1995. Nella seconda il vescovo riporta che Castagneto ha ammesso le molestie di Sori. La Congregazione replica che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punite con la riduzione allo stato laicale. E quindi, derogando alla prescrizione, ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di instaurare un processo canonico. Ma nella seconda relazione Bagnasco tenta di dissuadere l’ex Sant’Uffizio: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè lui stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia, inviarlo “in una comunità religiosa protetta” e affidarlo “alla cura di un ottimo psicoterapeuta”. Bagnasco propone che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunione e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo – scrive – potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”. Mentendo, dunque, alla sua comunità. Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto, ma il tentativo di insabbiamento fallisce: a luglio 2019 la Congregazione affida il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza (Bagnasco, ndr) di celebrare il processo”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/23/don-castagneto-bagnasco-ha-provato-a-insabbiare-il-caso-ora-indaga-torino/5976740/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/10/21/genova-la-cdf-vaticano-revoca-a-bagnasco-lincarico-del-processo-a-don-castagneto-e-lo-passa-a-torino/

  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive con (altro…)