Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cardinale

  • Pedofilia: il 7/4 verdetto appello Pell

    Pedofilia: il 7/4 verdetto appello Pell

    Annuncia l’Alta Corte australiana

    BRISBANE, 2 APR – L’Alta Corte australiana ha reso noto che deciderà il sette aprile sull’appello presentato dal cardinale George Pell, già condannato in primo grado a sei anni per abusi sessuali su minori. I giudici potrebbero respingere l’appello, ordinare un nuovo processo o annullare la sua condanna.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1216218/pedofilia-il-7-4-verdetto-appello-pell.html

  • Vaticano orientato a sciogliere il movimento cristiano fondato da un presunto pedofilo

    Vaticano orientato a sciogliere il movimento cristiano fondato da un presunto pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Per la prima volta una gran parte della chiesa peruviana – d’accordo con il Vaticano – hanno iniziato a parlare apertamente dello scioglimento del Sodalizio di Vita Cristiana, un movimento religioso peruviano ultraconservatore il cui fondatore – Luis Figari – è stato accusato di abusi sessuali su minori, di avere costruito un sistema di controllo interno sulle persone. «Quando una organizzazione religiosa arriva a delinquere, fino al punto di commettere abusi sessuali e abusi finanziari, forse è il momento di scioglierla»  ha riferito il cardinale peruviano Pedro Barreto, secondo quanto riportato dai media locali. Il cardinale ha anche fatto sapere che la Santa Sede ha preso in carico l’ipotesi di scioglimento di questa realtà ecclesiale molto importante e diffusa in Perù, dove gestisce scuole e altre istituzioni legate alla gioventù.

    Il caso di Luis Figari, il fondatore, 72 anni e con ottime conoscenze in Vaticano, scoppia ufficialmente solo nel 2015, quando venne pubblicato un libro inchiesta sulla realtà nascosta di questo ordine. Si scoprì che per lungo tempo gli abusi erano stati insabbiati all’interno del Sodalizio, così come maltrattamenti psicologici e fisici. Da lì partì una indagine approfondita anche da parte del Vaticano che ha portato alla luce l’ossessione di Figari per il sesso, la sua personalità narcisista e la propensione a far subire umiliazione ai suoi sottoposti.

    Nel frattempo veniva aperto un processo civile in Perù che si è concluso con un nulla di fatto perché il reato è andato in prescrizione. In Vaticano, invece, Figari ha sempre presentato appelli dichiarandosi innocente, anche se il dossier che lo riguarda è piuttosto corposo e alla fine il decreto emesso dalla Congregazione per i  Religiosi lo ritiene responsabile di un episodio di violenza su un ragazzino di 16 anni. Episodi e testimonianze che sono state confermate anche dalla relazione ispettiva fatta a suo tempo del cardinale americano Joseph Tobin, il commissario al quale Francesco aveva affidato il compito di setacciare ogni piega del Sodalicio di Vida Cristiana, ascoltando vittime, raccogliendo prove, analizzando bilanci e documenti amministrativi.

    Due anni fa il cardinale Braz de Aviz, prefetto della congregazione dei Religiosi – aveva ordinato che Figari risiedesse in un luogo appartato, a Roma, senza avere contatti con i minori, né con i membri della Sodalicio de Vida Cristiana. Veniva anche esplicitamente ordinato a Figari di non fare ritorno a Lima. Recentemente Figari è stato spostato (con costi a carico della Congregazione di Vita Cristiana) in una casa di riposo in un paese del Sud Italia tenuto rigorosamente segreto.

    La congregazione da lui fondata ha iniziato un percorso molto serio di purificazione al suo interno. Ora si attende la decisione del Papa, se scioglierla o meno. Probabilmente la decisione verrà presa tra qualche anno, per vedere se effettivamente i cambiamenti radicali intrapresi stanno funzionando.

    Figari è stato consultore del pontificio consiglio dei laici, nominato da Papa Wojtyla, su suggerimento del cardinale americano Stafford, suo amico. Nel 2006 ha pure preso la parola  – durante un incontro con i movimenti cattolici in piazza san Pietro – davanti a Benedetto XVI. Si dice che a Lima fosse sulla stessa lunghezza d’onda, almeno politicamente parlando, con il cardinale super conservatore Cipriani, dell’Opus Dei e, in Vaticano, con il cardinale James Stafford. Insomma, un caso imbarazzante per tutti, in primis per il Papa che prima o poi dovrà decidere cosa fare e come eventualmente punire Figari.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_figari_peru_abusi_vaticano_sodano_pedofilia-5104949.html

  • Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

    Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

    L’Alta Corte di Caberra ha sentito le ragioni di difesa e accusa e nei prossimi giorni prenderà una decisione definitiva sul caso del cardinale australiano

    Dopo due giorni di udienze presso l’Alta corte di Canberra, ultimo grado di giudizio in Australia, non è stata presa una decisione sul caso del cardinale George Pell. Mercoledì e giovedì si sono riuniti tutti e sette i giudici supremi, hanno ascoltato le ragioni della difesa e dell’accusa, ma si sono riservati di comunicare in futuro se accettare l’appello del porporato e, successivamente, se assolverlo o meno dalle accuse.

    I «RAGIONEVOLI DUBBI»

    Pell è stato condannato in primo e secondo grado a sei anni di carcere per abusi sessuali che avrebbe compiuto su due minori nel 1996 nella sacristia della cattedrale di San Patrick, quando Pell era arcivescovo di Melbourne, subito al termine della messa domenicale. Il cardinale si è sempre dichiarato innocente e oltre 20 testimoni l’hanno scagionato, ma una giuria prima e due giudici in appello poi (il terzo ha scritto una lunga opinione dissenziente) hanno giudicato credibile la versione dell’unico accusatore.

    Il principale legale di Pell, Bret Walker, ha ricordato ai giudici supremi che le numerose testimonianze in favore del suo assistito non possono non rendere la condanna illegittima, dal momento che non può essere stata emessa «oltre ogni ragionevole dubbio». In particolare, a ingenerare come minimo un «ragionevole dubbio» è la testimonianza di monsignor Charles Portelli, al tempo aiutante di Pell, che ha dichiarato che l’allora arcivescovo, come ogni domenica, al termine della messa si trovava al di fuori della cattedrale per salutare i fedeli. Portelli ne è certo perché, ha dichiarato, era insieme a lui anche quella domenica.

    IL «CAUTO OTTIMISMO» DELLA DIFESA

    La procura ha risposto all’argomentazione dell’avvocato così: «Il fatto che ci siano delle prove che portano a ritenere l’imputato innocente non implica che la giuria non abbia il diritto di ritenerlo comunque colpevole». Durante l’udienza, inoltre, la procura ha più volte citato prove che poi si sono rivelate essere inesistenti. I legali di Pell hanno anche ribadito che non bisogna invertire l’onere della prova e che non tocca al cardinale dimostrare l’assoluta impossibilità della sua colpevolezza. Avere dimostrato che è altamente improbabile, come è stato fatto, dovrebbe essere sufficiente. Hanno poi sottolineato quello che il terzo giudice di appello, Mark Weinberg, ha scritto nella sua opinione dissenziente: e cioè che non può essere condannato un uomo in base alla versione di un singolo accusatore, quando a suo favore ci sono oltre 20 testimonianze la cui veridicità non è mai stata messa in discussione dall’accusa.

    Ancora non si sa quando i giudici supremi emetteranno la sentenza definitiva. Negli ambienti legali, come riportato dal Guardian, si vocifera che Pell verrà assolto. Come riportato dalla Cna, gli avvocati del cardinale, che non ha assistito alle udienze ma è rimasto in carcere in isolamento (come da oltre un anno a questa parte), hanno dichiarato che Pell è «in un buon stato di spirito» e che farebbe bene ad essere «cautamente ottimista». Il porporato ha inoltre dichiarato privatamente ad alcuni amici di «confidare nella provvidenza di Dio e di considerare il tempo da passare in prigione come se fosse un ritiro monastico».

    Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

  • Vaticano, ultima udienza in Alta Corte per il cardinale George Pell: era stato già condannato per pedofilia

    Vaticano, ultima udienza in Alta Corte per il cardinale George Pell: era stato già condannato per pedofilia

    Si tratta della possibilità finale per il porporato ex capo della Segreteria per l’economia vaticana di uscire dal carcere. Una sentenza definitiva potrebbe arrivare nella nottata italiana

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – Ha avuto inizio presso l’Alta Corte di Canberra, in Australia, l’udienza per il cardinale George Pell, 78 anni, condannato per pedofilia. Si tratta dell’ultima possibilità per il porporato ex capo della Segreteria per l’economia vaticana di uscire dal carcere. Una sentenza definitiva potrebbe arrivare nella nottata italiana.

    Sono sette in tutto i giudici che devono decidere se confermare quanto sancito in precedenza o ribaltare il giudizio. Secondo quanto riportano i media australiani, la difesa di Pell ha aperto l’udienza dicendo che i giurati che hanno condannato il porporato per abusi sessuali su minori hanno sbagliato a respingere le sue argomentazioni circa l’improbabilità del reato che, ribadiscono gli avvocati, è inverosimile.

    L’argomento centrale della difesa è che il cardinale non avrebbe avuto il tempo materiale o l’occasione di commettere gli abusi che sarebbero avvenuti su due giovani ministranti in sagrestia dopo la celebrazione di una messa. “La vera domanda non è se ‘credo al denunciante’, ma se, ‘avendo creduto al denunciante, vi siano ragionevoli dubbi sulla colpa di Pell‘”, ha detto sempre questa mattina l’avvocato Bret Walker.
    Fuori dalla sede della Corte, intanto, i sostenitori di Pell sono arrivati in massa su degli autobus. Si sono radunati con in mano delle croci e un cartello con scritto “Stiamo pregando per te”. Un avvocato delle vittime ha invece sollevato un cartello con scritto “Vai all’inferno Pell“.

    Pell da oltre un anno si trova in isolamento in carcere. Non può celebrare messa. Da mesi ha scelto il silenzio: per alcuni un’ammissione di colpevolezza, per altri la volontà di rispettare fino all’ultimo minuto possibile il lavoro dei giudici. In Vaticano in diversi credono che Pell sia innocente. Ma la prudenza anche Oltretevere è d’obbligo.

  • Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Era stato assolto in appello da accuse copertura pedofilia

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 6 MAR – Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Lione (Francia) presentata dal cardinale Philippe Barbarin.
    La Corte d’appello di Lione aveva assolto il cardinale francese dall’accusa di omessa denuncia per le violenze sessuali commesse nei confronti di minori da un ex prete della sua diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/06/papa-accetta-dimissioni-card.-barbarin_b8af8017-3540-4444-b5b3-dbbf8ebfb004.html
     

  • BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

    BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

    Di oggi la notizia apparsa su IL FATTO QUOTIDIANO, del prete alassino Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi per gli abusi ai danni di una bimba di 11 anni, riabilitato dal cardinale Bagnasco, che ribalta la sentenza del tribunale italiano, e subito riaccolto dal vescovo Guglielmo Borghetti, teoricamente mandato da papa Francesco per fare pulizia nella diocesi dello scandalo, quella d Albenga.

    Al di la degli appelli di TOLLERANZA ZERO di papa Francesco, è certo che Borghetti di pulizia ne ha fatta davvero poca e anche male, come poca è la giustizia del tribunale ecclesiastico di Genova, capitanato dall’ex presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco, oggi alle prese con un suo prete accusato di abuso di minori , don Francesco Castagneto, noto alla diocesi genovese dal 1988, che una volta indagato dalla chiesa, prese addirittura il suo posto nella parrocchia di Albaro GE.

    Una vicenda a dir poco tragicomica, perché oggi, don Massaferro, sopranominato don Lu dai suoi amatissimi fedeli, celebrerebbe la messa nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Borghetto.

    Ebbene molti non sanno la lunga e perversa storia di quella parrocchia, che comincia proprio quando don Luciano Massaferro viene rimosso e sostituito da don Francesco Zappella, come dicevano all’epoca uno dei fedelissimi del vescovo “spazzino” Borghetti.

    Pochi mesi dopo la sostituzione di don Massaferro, grazie ad un’inchiesta della Rete L’ABUSO, anche don Francesco Zappella fu indagato per abuso sessuale a danno di minori e, colpo di scena, grazie a quella nostra denuncia, il pm Giovanni Battista Ferro, non solo accertò le tendenze pedofile di don Zappella, ma scoprì che era addirittura pregiudicato dal tribunale di Pinerolo, per aver abusato di due infraquattordicenni.

    Don Zappella poi, fu archiviato per quello che riguarda la nostra indagine in quanto prescritto, ma il vescovo “spazzino” Guglielmo Borghetti, si guardò bene da prendere nei suoi confronti qualunque tipo di provvedimento o sanzione, neppure il processo canonico, anzi, lo rimandò in Uruguay, proprio in mezzo alle vittime che erano venute fino in Italia per denunciarlo.

    Oggi, quasi paradossalmente, a lifting fatto, don Luciano Massaferro è tornato a dire messa e ironia della sorte, proprio nella chiesa di don Francesco Zappella.

    Qui la riflessione si fa pesante, non tanto perché la chiesa copra i pedofili, quello è oramai un dato di fatto, persino papa Francesco ha messo nero su bianco nel suo ultimo Motu proprio Vos Estis Lux Mundi, che i preti abusatori vanno denunciati alla chiesa, omettendo come di consueto la denuncia alle autorità civili.

    Questa volta a stupire sono però i parrocchiani di Borghetto Santo Spirito, che pur vedendosi un prete condannato in via definitiva in parrocchia, pare non solo non abbiano timore per i loro figli (data la patologia non curabile della pedofilia) ma non si sono minimamente allarmati per questo e accettano tacitamente don Luciano, che per carità, non dico vada messo al rogo, certo se io fossi padre un po’ di timore per mio figlio lo avrei, se fossi cattolico, mi ribellerei – in questo caso per una questione morale – vedendo nella mia chiesa un uomo con tale curriculum.

    E invece nulla, nessuna protesta da parte dei parrocchiani per rifiutare quell’uomo indegno, che proprio il vangelo condanna con la frase “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” Matteo 18 – 6

    Che dire di più, la chiesa è fatta di uomini e questi ne riflettono l’immagine, in questo caso, della loro discutibile chiesa.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/06/sul-caso-massaferro-e-non-solo-ecco-perche-queste-persone-non-possono-piu-tornare-a-contatto-con-i-minori/

  • Collaborazione senza pregiudizi e divisioni verso un unico obbiettivo, che unisce razze, pensieri e scelte personali

    Collaborazione senza pregiudizi e divisioni verso un unico obbiettivo, che unisce razze, pensieri e scelte personali

    Oggi, ho ricevuto presso la sede della Rete l’ABUSO Jan Rozek, un ex Giudice del tribunale ecclesiastico di Brno, Repubblica Ceca e il prof. Petr Zivny venuti in Italia per parlare espressamente con me, per raccontarmi la loro esperienza, sopratutto per trovare una soluzione.

    Qui la sua storia di Jan, sintetizzata in una lettera a Padre Hans Zollner che mi ha autorizzato a pubblicare, fatene tesoro.

    Zanardi


    19-03-2019

    Stimatissimo Padre Hans Zollner,

                                                            in vista del nostro colloquio, le riassumo qui, se riuscisse a trovare il tempo di leggere, alcuni punti della vicenda che mi riguarda. E che ha portato, dopo sei anni di lavoro nel Tribunale Ecclesiastico di Brno, Repubblica Ceca, di cui gli ultimi 3 come Giudice, al mio improvviso licenziamento. Unico motivo, aver aperto, con tutte le indispensabili cautele del caso, un sito per aiutare le vittime di abusi pedofili.

    Il sito è a questo indirizzo: www.procistoucirkev.cz

    Se vuole, con la traduzione automatica dei siti offerta da Google all’apertura, può, anche se in traduzione sommaria, leggerlo. E rendersi conto che è fatto unicamente con l’intenzione di aiutare le vittime, proteggerle, secondo le indicazioni dettate con insistenza da Padre Francesco, che ha seguito la strada aperta da Papa benedetto XVI, e dalla Chiesa

    Il vescovo di Brno, Monsignor Cikrle, ha scritto nella sua dichiarazione come motivo della mia rimozione dall’ufficio di Giudice del Tribunale Ecclesiastico di Brno:

    “In relazione alle Sue attività private e in seguito alla dichiarazione del Segretario generale della ČBK (Conferenza Episcopale ceca) del 6.2.2019, riguardante la Sua attività pubblica, quando è diventato evidente che non ha i prerequisiti necessari per l’ufficio di Giudice, ha perso la buona reputazione (cfr CIC 1421, 3) e non ha mantenuto il giuramento fatto, in base a 184 §1 e 149 § 1 CIC, con effetto dal 15 febbraio 2019, la depongo dall’ufficio di Giudice del Tribunale diocesano di Brno. “

    Il Vescovo Cikrle fa riferimento alla dichiarazione del Segretario Generale del ČBK Stanislav Přibyl, datata 6 febbraio 2019, che dice: “Recentemente sui media sono apparse informazioni sul lancio del sito web di Jan Rozek (www.procistoucirkev.cz), il cui scopo è di aiutare le vittime di abusi sessuali da parte di “dignitari ecclesiastici” (NdR: In realtà non ho usato questo termine). A nome della Conferenza episcopale ceca, vorrei dire che si tratta di un’iniziativa privata del sig. Rozek e raccomandiamo  di non cercare aiuto attraverso i contatti su questo sito“.

    Siccome non ho svolto altre attività se non la creazione di questo sito, è chiaro che il vescovo parla di questo servizio.

    Prima di lanciare il sito, io ero molto desideroso di ottenere la benedizione e la comprensione dei superiori. Il 2 gennaio, ho pregato il segretariato del cardinale Duka di farmi avere un appuntamento con lui, e l’ho fatto usando lo stesso canale di comunicazione con il quale io e il Cardinale avevamo comunicato per un anno con l’obiettivo di fare causa contro lo spettacolo teatrale blasfemo diffuso nella Repubblica Ceca del regista Frlić. Ho inviato varie e-mail, che contenevano sia la visualizzazione del sito web che file di testo che descrivevano come avrebbe funzionato il servizio di aiuto alle vittime.

    Ho costruito l’intero servizio e il sito web insieme a esperti seguendo le raccomandazioni al riguardo date da Papa Francesco, le dichiarazioni di monsignor Charles Scicluna e di Padre Hans Zollner. Nel sito sono disponibili documenti magisteriali e di esperti tratti dal sito web della Santa Sede e delle Conferenze episcopali che trattano questi temi.

    Poiché il servizio è stato concepito unicamente come un servizio alla Chiesa, il nostro sforzo è stato quello di fare tutto all’interno della Chiesa, lontano dai media, ma allo stesso tempo indipendentemente dall’Ordinario del luogo. Il 7 gennaio 2019 ho scritto anche al Nunzio Apostolico in Repubblica Ceca.

    Successivamente ho discusso del web e del nostro servizio con il vicario del Tribunale ecclesiastico di Brno, Monsignor Orlita. Lui, dopo una discussione di quattro ore a Roma, ha concesso che potevo aprire il sito, ma solo a condizione che lui o il vescovo potessero decidere quali erano i casi di cui mi potevo occupare: gli altri dovevo ignorarli. Una condizione che, secondo coscienza, non potevo accettare. Dal momento che la conversazione era personale, non ho prove di questo. Tuttavia, potrei parlare di altri fatti per i quali ho prove.

    Poiché il Cardinale Duka e il Nunzio non mi hanno mai risposto, sono stato costretto ad aprire il sito anche senza la loro approvazione. Subito dopo ho scritto a tutti i vescovi diocesani e li ho pregati di incontrarmi. Senza ottenere risposta da nessuno.

    Paradossalmente, il 5 febbraio il Cardinale mi ha ringraziato per il lavoro compiuto su sua richiesta fino ad allora nell’aiutarlo nella denuncia per lo spettacolo blasfemo di cui le dicevo sopra, e il giorno dopo, il 6 febbraio, l’intera CBK (la Conferenza episcopale ceca) si è opposta a me e al sito senza interrogarmi. La Chiesa del paese ha poi lanciato ripetutamente e su larga scala una campagna infamante contro la mia persona in tutti i media cattolici (giornali cattolici, televisione e radio, Acta curiae, ecc.) Tra l’altro proprio l’anno scorso avevo ricevuto anche un’onorificenza per il lavoro svolto nel Tribunale ecclesiastico di Brno.

    L’atteggiamento della Chiesa nel nostro paese è illustrata da dichiarazioni dei nostri vescovi. Il Cardinale ha detto che sugli abusi su minori nella Chiesa c’è una attenzione spropositata, che c’è un po’ di isteria al riguardo, e che abbiamo avuto solo 10 casi di abusi nel nostro paese in 30 anni: cosa che proprio il Cardinale, in quanto membro dell’Ordine Domenicano, sa che è falso.

    Sulle pagine del Vescovado di Ceske Budejovice è stato pubblicato un articolo che, secondo quanto unanimemente percepito dall’opinione pubblica, deride le vittime. Il vescovo locale Monsignor Kročil in realtà ha coperto gli autori di abusi per diversi anni e non è intervenuto fino a che la Santa Sede ha iniziato ad affrontare il problema all’inizio di quest’anno.

    Il Cardinale Duka, attraverso il suo avvocato, mi ha recentemente fatto pervenire anche una lettera di denuncia dove mi minaccia e precisa che, dopo il 25 marzo 2019, verrò accusato per le mie attività. Un tentativo di farci tacere.

    Come sa, prima di parlare con lei, Padre Zollner, ho avuto un colloquio con Monsignor Charles Scicluna, che era già parzialmente informato del caso e gli ho esposto tutte le nostre attività: lui non ha trovato nulla di male che io possa aver fatto e che possa aver danneggiato la mia reputazione di Giudice del Tribunale ecclesiastico. Reputazione che ora è stata infangata, compromettendo in Repubblica ceca ogni mio lavoro in difesa delle vittime e al servizio della Chiesa

    Con grande stima

    Jan Rozek

  • Don Nelson, il prete pedofilo che ha messo incinta una bambina: “L’amore arriva senza preavviso”

    Don Nelson, il prete pedofilo che ha messo incinta una bambina: “L’amore arriva senza preavviso”

    “L’amore arriva senza preavviso perché non ha una data sul calendario” e ancora “Non sono certo il primo uomo ad essersi innamorato di un minorenne”. Si è difeso così Nelson William Montes Lizarazo, ex sacerdote colombiano di 50 anni, accusato di aver violentato e messo incinta Paola, che all’epoca in cui sono cominciati gli abusi aveva solo 10 anni. Il cardinale dell’arcidiocesi di Bogotà, inoltre, avrebbe cercato di insabbiare lo scandalo inviando il prete pedofilo in Venezuela.

    Ha abusato e messo incinta una minorenne. Violenze iniziate quando la giovanissima vittima aveva solo 10 anni e proseguite per 5 anni, fino al momento in cui Paola (un nome di fantasia) ha dato alla luce un bambino. Tuttavia, per Nelson William Montes Lizarazo, ex sacerdote colombiano di 50 anni, quella relazione era “frutto dell’amore”. “L’amore arriva senza preavviso perché non ha una data sul calendario”, ha affermato il prete pedofilo. E ancora: “Non sono certo il primo uomo ad essersi innamorato di una minorenne”. È stata questa la difesa di don Nelson dopo le pesanti accuse di Paola, che adesso ha 30 anni.

    I fatti risalgono a due decenni fa, ma solo lo scorso gennaio quella bambina diventata adulta ha trovato il coraggio di rendere pubbliche le violenze subite dal parroco. In un’intervista a Caracol Radio, una delle principali emittenti radiofoniche in Colombia, ha raccontato quando sono iniziate le prime molestie da parte di Montes Lizarazo, all’epoca seminarista nell’arcidiocesi di Bogotá. Paola viene da una famiglia molto cattolica e la parrocchia era come la sua seconda casa. “Aveva molto carisma – ha affermato – gli piaceva molto stare con i bambini, suonare la chitarra. Per noi e per le nostre famiglie non c’era nulla di male”. Quel giovane avviato al sacerdozio, però, presto si rivelerà un pedofilo. “Cercava sempre il modo di rimanere solo con me – ha proseguito Paola – gli abusi sono cominciati con dei toccamenti quando avevo 10 anni. La paura è stata fortissima perché una bambina non si immagina che un prete possa fare una cosa simile”.

    Violentata nel seminario Mayor di Bogotà

    Nel frattempo, Montes Lizarazo continua il suo percorso per diventare prete e per tre anni non vede Paola. Quando si rincontrano, la bimba ha compiuto 13 anni. È allora che avviene la prima violenza carnale a casa del fratello del sacerdote. “Quando siamo arrivati mi ha chiuso dentro una stanza e mi ha stuprata. Avevo paura. Volevo gridare ma lui mi ha tappato la bocca, dicendomi che non c’era nulla di male in tutto ciò, perché era ‘un disegno di Dio’, che era ‘un inviato del Signore’. La seconda volta che mi ha violentata – prosegue Paola – è stato nel seminario Mayor di Bogotà, dove alloggiava. Mi ha fatta entrare facendomi passare come sua cugina”. Gli abusi continuano fino al 2005, quando Paola rimane incinta. “Per me è stato uno choc – ricorda – e anche per la mia famiglia è stato molto difficile accettare che il padre di mio figlio fosse un sacerdote. È stato particolarmente duro per mia mamma che si è ammalata. I miei fratelli non hanno preso molto bene la notizia e non volevano neanche vederlo”.

    Don Nelson, intanto, non sveste l’abito talare ed è sempre sacerdote. “I primi giorni era presente – sottolinea Paola – ma poi ha iniziato ad allontanarsi, soprattutto quando ho cominciato a chiedergli il denaro per il mantenimento di nostro figlio”. Poco tempo dopo, siamo al 2007, padre Montes Lizarazo scompare definitivamente. L’anno successivo, la madre di Paola scrive una lettera al cardinale di Bogotà raccontandogli la situazione, senza ottenere alcuna risposta da parte della curia. Nel 2012, di fronte al silenzio delle autorità ecclesiastiche, Paola decide di rivolgersi alla giustizia. Per ben due volte, però, i magistrati rigettano le sue denunce.

    L’Arcidiocesi di Bogotà sapeva degli abusi
    Sarà solo dopo un’inchiesta giornalistica sugli abusi del clero che l’Arcidiocesi di Bogotà si metterà in contatto con Paola. Nel 2018, infatti, esce in Colombia “Lasciate che i bambini vengano a me” (Dejad que los niños vengan a mí). Una forte denuncia non solo delle violenze sessuali commessi dai sacerdoti ma anche dell’impunità di cui ha goduto la chiesa cattolica nel Paese sudamericano. E tra le vittime c’è anche Paola. Il 3 maggio 2018, alcuni giorni dopo la pubblicazione del reportage, padre Mauricio Uribe Blanco, giudice della Corte ecclesiastica di Bogotá e decano della facoltà di Filosofia dell’Università Sergio Arboleda, chiama Paola, che registra la telefonata.

    Caracol Radio ha emesso l’audio in cui Uribe Blanco comunica a Paola che don Nelson è stato allontanato dalla Chiesa nel 2009. Una versione contraddetta da un documento che dimostra invece come il prete pedofilo abbia lavorato per anni nella diocesi di San Carlos in Venezuela. Inviato con una raccomandazione del cardinale colombiano Pedro Rubiano. “L’arcidiocesi – avverte Uribe Blanco ad un certo punto della conversazione – ha già l’artiglieria preparata nel caso questa vicenda dovesse continuare”. Di fronte alle proteste di Paola, il giudice della Corte ecclesiastica afferma: “Puoi fare tutte le denunce che vuoi, tanto la Chiesa è blindata giuridicamente”.

    Solo nel 2018, l’arcidiocesi di Bogotà ha riaperto il caso che si è concluso con le dimissioni dallo stato clericale del prete pedofilo. A fine gennaio, infine, la curia della capitale colombiana ha dichiarato che avrebbe collaborato con Paola e le autorità civili affinché sia fatta giustizia.

    https://www.fanpage.it/esteri/don-nelson-il-prete-pedofilo-che-ha-messo-incinta-una-bambina-lamore-arriva-senza-preavviso/

  • Treviso, professore di filosofia: «In seminario fui abusato da due preti»

    Treviso, professore di filosofia: «In seminario fui abusato da due preti»

    VENEZIA Un docente universitario di filosofia originario di Treviso, Gianbruno Cecchin, 48 anni, già assessore a Padova, ha deciso di denunciare pubblicamente abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile della diocesi della Marca. Le vicende – raccontate da Cecchin ai quotidiani locali – risalirebbero a circa 30 anni fa, e su di esse il docente ha depositato tramite i propri legali una querela contro due sacerdoti, all’epoca dei fatti responsabile della Comunità vocazionale e il suo assistente, ora parroci. Una lettera in cui il docente descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza a Papa Francesco, al presidente della Cei card. Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamino Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani. A spingerlo alla denuncia il recente summit in Vaticano sul tema della pedofilia. Tra gli episodi ricordati nella lettera, una fuga dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia, nel marzo 1991, poi rapporti sessuali, costrizioni, vessazioni psicologiche e minacce. Cecchin fa anche i nomiLa Diocesi di Treviso conferma la circostanza, e di aver fissato un appuntamento a Cecchin con monsignor Tomasi la prossima settimana, che però l’ex seminarista ha declinato.

    La lettera

    Nella lettera, indirizzata in prima persona al vescovo di Treviso, Cecchin scrive frasi molto circostanziate: «Ho trovato anch’io la forza dopo più di 28 anni di denunciare gli abusi sessuali, le umiliazioni e le gravi vessazioni che ho subito durante l’anno di seminario che ho frequentato negli anni 1990-91 (in Comunità Vocazionale). La mia vicenda è simile a quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo. All’età di 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 anni l’animatore nella mia parrocchia di Galliera Veneta e a frequentare i gruppi di AC in patronato. A 18 anni ho iniziato a frequentare il Gruppo Diaspora (il gruppo di orientamento vocazionale per giovani) perché sentivo in me una sorta di chiamata a diventare prete e l’anno successivo, finita la maturità, sono entrato in comunità vocazionale dove ho conosciuto molti preti, sia della comunità vocazionale, del seminario minore e maggiore. Ero un ragazzo normale, pieno di vita e di sogni, come tutti i ragazzi di quell’età. Volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione»

    L’incontro con il vescovo

    «Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno intero non ho avuto la forza di andarmene e di denunciare quello che mi era successo, anche perché erano anni in cui ancora non si potevano denunciare e parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti. Una sera, addirittura, stanco e sfinito di essere maltrattato e abusato sessualmente e non solo, sono letteralmente fuggito dal seminario vagando per la città di Treviso tutto solo e in balia dei miei dolori, delle mie angosce e delle mie atroci sofferenze e pregno delle mie ferite lancinanti che sanguinavano. Ricordo, dopo aver camminato per un’ora piangendo, di essermi seduto sfinito in una panchina e poi di aver deciso (quasi come un flash) di suonare alla porta dell’episcopio: volevo parlare con l’allora vicario generale, con il quale avevo una grande confidenza ed era stato per anni il mio padre spirituale. Ricordo sempre quella sera di marzo, venne ad aprire la porta il vescovo il quale stupefatto e con quello sguardo sicuro e schivo che sempre lo ha caratterizzato, mi chiese cosa volessi. Io non gli risposi nemmeno, lo scansai e salì in fretta quelle scale cercando di parlare con don Angelo, il quale mi accolse da padre con un abbraccio e mi chiese che cosa avessi e per quale motivo lo stessi cercando e per quale motivo stessi piangendo in modo così copioso. Nonostante avessi gli occhi gonfi di lacrime non ebbi il coraggio di raccontargli la verità. Gli dissi una bugia, che ero stanco, che volevo uscire dal seminario. Lui cercò di capire, ma io non gli detti il tempo di farlo».

    Il ricordo

    «Per più di 28 anni ho cercato di andare avanti, di dimenticare, di guardare oltre a quello che mi era successo, mi sono subito iscritto alla facoltà di filosofia a Padova dove dopo cinque anni mi sono brillantemente laureato. Ma nulla è mai stato come prima dopo quell’ anno vissuto in quel terrificante posto. Mai potrò dimenticare quei terribili e nefandi pomeriggi a fare “direzione spirituale” all’interno della camera del verme strisciante: ma Eccellenza – chiedo a lei- si può fare direzione spirituale in camera? E perché non in uno studio come tutti gli altri preti? Il trauma esce ancora oggi, mi attanaglia con qualsiasi cosa che può essere un ricordo, un sogno, una parola. Quando venivo e vengo a Treviso sto tutt’oggi ancora male, evito di passare per quelle vie e guardare quegli edifici, troppo grande è il dolore. Nulla, ripeto, dopo quello che mi è successo è più come prima e in questi giorni, mi creda, non ho più lacrime pensando a quei terribili momenti vissuti. Ho pensato più volte anche di farla finita per porre fine ai ricordi dolorosi, poi per fortuna la svolta e la rinascita».

    Le minacce di morte

    «Io sono stato spesso (e continuo ancor oggi nonostante siano passati più 28 anni) ad essere minacciato di morte da questi preti infami che hanno abusato sessualmente di me e che ancora oggi mi scrivono o mi fanno arrivare dei messaggi da altri preti o uomini di curia “Se parli, sei morto”. I reati e i crimini che hanno commesso questi criminali sono andati ovviamente in prescrizione, ma in prescrizione non andranno mai il mio dolore, le mie lacrime, i miei traumi subiti. E se Papi, Cardinali, Vescovi archiviano (o meglio insabbiano ), Dio non archivia!! L’anno scorso ho chiesto lo sbattezzo che mi è stato concesso perché io non credo più nell’esistenza di Dio. Dio è solamente un’invenzione dell’uomo e della gerarchia ecclesiastica per compiere questi abominevoli crimini. Perché, Vescovo Tomasi, se Dio esistesse non avrebbe permesso a me e ad altre decine di migliaia di minorenni e giovani di vivere un dolore simile e continuare fino ad oggi a perpetuare crimini così efferati permettendo che altri ragazzi innocenti in tutto il mondo provassero e provino quello che ho provato io».

    https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/cronaca/20_febbraio_15/treviso-professore-filosofia-in-seminario-fui-abusato-due-preti-5d267a1c-4fd2-11ea-b606-6665aa4292dc.shtml

  • Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    «Infami», «vermi», «approfittatori», per arrivare fino a «criminali». Un atto d’accusa durissimo, quello di Gianbruno Cecchin, 48enne docente universitario di Filosofia, bioetica e antropologia filosofica oltreché libero professionista nell’ambito della comunicazione e delle risorse umane, che ha deciso di denunciare pubblicamente gli abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile di Treviso. Sono passati quasi 30 anni da quelle violenze, quasi sei lustri fatti di silenzi e sofferenze. «Dio non archivia» scrive il professore, dando mandato ai suoi legali di depositare in Procura a Treviso una querela contro i suoi due aguzzini: all’epoca dei fatti erano il responsabile della Comunità Vocazionale e il suo assistente, ora sono entrambi parroci, uno nel veneziano e l’altro nel padovano.

    Il fascicolo sarà nelle mani degli inquirenti lunedì, quando gli avvocati saliranno al terzo piano del palazzo di giustizia di via Verdi. Ma una lettera in cui il 48enne descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è già stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza anche a Papa Francesco, al presidente della Cei e arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamo Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani.

    LO SFOGO
    A spingere il docente a trovare il coraggio di denunciare le vessazioni di cui dice di essere stato vittima nell’anno del seminario, è stato per sua ammissione il summit che si è svolto in Vaticano (che definisce «il luogo dove alberga Satana») sul tema della pedofilia. «La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione – continua -. Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti».

    Il 48enne racconta della notte passata a dormire in macchina dopo essere fuggito dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia. Non riuscì a dire nulla. Era marzo, anno 1991. Cecchin ha lasciato il seminario a luglio: in quei quattro mesi avrebbe subito altre violenze. Molte dice di averle rimosse, ma più di una decina le ricorda meticolosamente. «Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare “direzione spirituale” all’interno di quella camera da letto».

    Il professore parla di rapporti sessuali, di costrizioni, di vessazioni psicologiche. e anche di minacce: «Ancora oggi – afferma – vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia: “Se parli sei morto”».

    L’INCONTRO
    La Diocesi di Treviso conferma: «La persona aveva un appuntamento già fissato con il vescovo Michele Tomasi la prossima settimana – fa sapere il vicario generale, monsignor Adriano Cevolotto – L’incontro era stato concordato per poter ascoltare con massima disponibilità la persona che, evidentemente, ha però scelto di agire diversamente». La lettera di Cecchin è stata recapitata il 16 dicembre scorso, ma allora l’uomo non ha avuto risposta. Il vescovo Michele Tomasi gli ha telefonato dopo aver ricevuto una seconda missiva a fine gennaio. Un incontro era stato fissato il 10 febbraio, poi rinviato dal monsignore per un impegno improvviso. Si sarebbe dovuto tenere venerdì prossimo, il 21 febbraio, ma Cecchin ha declinato l’invito: «Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli – dichiara -. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta».
    La svolta è arrivata nel 2010. Dopo aver pensato più volte al suicidio, il professore ha conosciuto il suo attuale compagno, un medico francese, durante l’anno di volontariato assieme a Medici senza Frontiere passato ad Haiti dopo il terremoto. «Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato lui a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Ecco perché ha deciso di denunciare».