Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Cara mamma che leggi, ti auguriamo che mai e poi mai il tuo bambino sia abusato da un prete. Ma se dovesse accadergli una cosa così orrenda, sai a chi rivolgerti per avere un aiuto serio e competente?

    Ebbene, questo articolo è dedicato a te, per metterti in guardia, per imparare a notare eventuali strani e improvvisi cambiamenti d’umore del tuo bambino, paure e brutti sogni a causa di un terribile segreto che nasconde nel suo piccolo cuore spaurito perché teme che ciò che gli sta succedendo è colpa sua…

    E allora sappi che in Italia abbiamo un’associazione molto speciale che si chiama Rete l’Abuso, fondata da un sopravvissuto agli abusi subiti da ragazzino da un depravato prete, uno dei tanti che devastano la vita di bambini innocenti e che poi a volte, da grandi, questa invivibile vita gli innocenti se la tolgono …

    Si chiama Francesco Zanardi e lui la sua vita ha deciso di dedicarla ai bambini abusati circondandosi di centinaia di volontari che lavorano al suo fianco per aiutare le vittime a superare il trauma profondo con i suoi tanti psicologi e a difenderle nei processi con i suoi tanti avvocati che hanno abbracciato questa splendida Causa. Per non parlare della risonanza mediatica con cui noi giornalisti/e affettuosamente la sostieniamo con articoli, inchieste, interviste e perfino dei libri (come lo scrittore Federico Tulli).

    E’ l’unica associazione del genere esistente nel nostro paese e, al contrario degli impuniti carnefici stupratori di bambini che conducono una vita agiata e godono della protezione dei vescovi, la Rete l’Abuso vive di tesseramenti e piccole donazioni ma riesce a fare cose straordinarie. Qualche esempio.

    Soltanto nei pochi mesi di quest’anno ha fatto e ottenuto quanto segue:

    Gennaio: per merito suo, a Ginevra, nei giorni 22 e 23, l’Italia è stata interrogata dall’Onu sul tema della pedofilia clericale, i(e successivamente indagata e condannata per complicità con la Chiesa cattolica)n seguito alla presentazione di report sul fenomeno da parte di Rete L’Abuso. Presenti il presidente Zanardi, gli avvocati Mario Caligiuri e Simone Padovani. L’Onu ha emesso raccomandazioni.

    Febbraio: a Roma March To Zero, ritrovo di vittime e attivisti da tutto il mondo, durante il summit indetto da Papa Francesco. Numerosissimi gli articoli per questo evento senza precedenti storici. Praticamente per la prima volta la stampa di tutto il mondo ha preso atto che le vittime sono rappresentate da numerose associazioni riunite sotto l’egida dall’Eca della quale fa parte anche la Rete l’Abuso.

    Febbraio: a Roma conferenza stampa presso il Parlamento italiano. Presente anche il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi.

    Marzo: Il cardinale Gualtiero Bassetti scrive alla Rete L’Abuso, in risposta alle numerose missive inviategli dal 20 dicembre 2018

    Marzo: Rete L’Abuso propone un Protocollo di garanzia per le vittime che si rivolgono ai Consultori Diocesani

    Marzo: Il presidente Francesco Zanardi è invitato al TV 7 dell’1 marzo

    Marzo: Savona, giorno 15. Presso la Libreria Ubik ha luogo l’evento culturale “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Presente il Presidente Zanardi.

    Ecc….

    L’anno scorso si è costituito anche un gruppo di Mamme e vittime che opera attraverso il mutuo auto-aiuto, riconoscendo che solo chi ci è passato può capire fino in fondo cosa significa essere vittima di stupro o essere familiare di una vittima. Ricordiamo che Rete L’Abuso è presente anche su Facebook con una pagina e due gruppi attraverso i quali è possibile mettersi in contatto, inviare segnalazioni, condividere le informazioni e collaborare a creare e diffondere una cultura di consapevolezza.  L’Associazione è composta da vittime, familiari e attivisti che condividono la causa; non ha una connotazione politica e non si configura nemmeno come entità anticlericale, tant’è che molti sacerdoti collaborano “silenziosamente” fornendo segnalazioni e incoraggiamenti.

    di Raffaella Mauceri
  • Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Azioni pubbliche e proteste da tenersi a Buenos Aires e Mendoza.

    I sopravvissuti e gli attivisti inviteranno Papa Francesco a “tornare a casa” e ad applicare “tolleranza zero” per gli abusi.

    L’Argentina, dicono i gruppi, è “ground zero” per la promessa del Papa di “una battaglia a tutto campo” contro gli abusi e le insabbiamenti.

    (Vedi sotto per il programma completo degli eventi pubblici e dei media)

    Buenos Aires, 24 aprile 2019 – Due mesi dopo lo storico summit papale che promette la fine degli abusi e delle coperture del clero in tutto il mondo, due gruppi globali che combattono per la responsabilità nella chiesa cattolica si uniranno alle vittime in Argentina per chiedere a Papa Francesco di tornare nel suo paese d’origine e mettere in atto ciò che dicono “vera tolleranza zero”.

    I due gruppi globali sono Ending Clergy Abuse (ECA) e BishopAccountability.org.

    ECA è una rete internazionale di eminenti sopravvissuti e attivisti provenienti da 5 continenti e 29 paesi. L’ECA ha guidato le proteste dei sopravvissuti globali a Roma durante il vertice di febbraio sull’abuso sessuale del clero del Papa e ha incontrato alti funzionari vaticani.

    Bishop-Accountability.org, è la principale organizzazione di ricerca globale che segue i casi di abuso in tutto il mondo, incluso in Argentina, e ha sede negli Stati Uniti

    La chiamata arriva come cardinale Mario Poli, vescovo Óscar Ojea, e gli altri vescovi argentini si riuniscono a Roma per incontrare papa Francesco. I vescovi hanno detto che chiederanno al Papa di tornare in Argentina, dove è stato arcivescovo, provinciale dei gesuiti e leader della conferenza episcopale. Sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Benedetto XVI hanno visitato presto i loro paesi d’origine e spesso nei loro pontificati. Nessun papa ha visitato l’Argentina dal 1987.

    I due gruppi globali si uniranno alle vittime, agli attivisti e ai gruppi argentini in tre eventi a Buenos Aires e Mendoza tra il 2 e il 6 maggio. I leader dei gruppi:

    – Evidenziare ciò che dicono è il “ruolo chiave” dell’Argentina nel risolvere la crisi di abusi globali nella chiesa cattolica

    – Presenta il curriculum di Papa Francesco sulla gestione dei casi di abuso in Argentina

    – Identificare i vescovi argentini che dovrebbero essere indagati per non aver protetto i bambini

    – Annunciare le misure urgenti che Francesco e i vescovi devono adottare per raggiungere la vera tolleranza zero e perché richieda a Francesco di tornare nel suo paese d’origine.

    PROGRAMMA COMPLETO DI EVENTI NEWS PRENDENDO ABUSO CLERGY (ECA), BISHOPACCOUNTABILITY.ORG E GRUPPI DI SOPRAVVIVENZA ARGENTINA

    10:30 Giovedì 2 maggio: conferenza stampa, capitale federale.

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse Abuse (ECA), insieme alle vittime argentine di abusi sessuali

    Dove: Fuori da Condarco 581, Flores, Buenos Aires (Hogar Sacerdotal de Bs As Mons. Mariano A. Espinosa)

    10:00 Domenica mattina, 5 maggio: Vigilia diurna dei sopravvissuti argentini sui gradini della Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires

    Chi: 15-20 vittime argentine, insieme a leader di ECA e BishopAccountability.org

    Dove: San Martín 27, C1004 CABA, Argentina

    13:00 – 16:00 Domenica pomeriggio, 5 maggio: Survivor Forum on Sex Abuse

    Chi: sopravvissuti argentini e attivisti sopravvissuti lanciano una nuova ONG argentina e discutono questioni e strategie per rendere giustizia alle vittime di abusi sessuali nella chiesa e nello stato argentino.

    Dove: En un Auditorio Eva Perón de la Asociación Trabajadores del Estado , Carlos Calvo 1375

    12:00 Lunedì 6 maggio: Dimostrazione e marzo a Mendoza con i sopravvissuti del Próvolo disabili udenti

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse (ECA), insieme alle vittime di disabilità uditive che hanno subito abusi all’Istituto del Próvolo per i non udenti a Lujan de Cuyo

    Dove: L’ evento inizia ad Arzobispado de Mendoza, San Juan, M5500 Mendoza. A seguito di brevi osservazioni di sopravvissuti e attivisti, i gruppi marciano verso il Poder Judicial de Mendoza, Patricias Mendocinas 441, Mendoza

    CONTATTO

    DA BISHOPACCOUNTABILITY.ORG: 
    Anne Barrett Doyle, 
    condirettore barrett.doyle@comcast.net 
    US mobile e WhatsApp: 001 781 439 5208

    DALLA CCE ( ABUSIONE DEGLI ABUSI CLERGY ) 
    Peter Isely 
    peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org 
    +14144297259 (disponibile GMT)

    Denise Buchanan, PhD 
    denise@ecaglobal.org 
    +13109802770

    DALL’ARGENTINA 
    Gabriel Ferrini, sopravvissuto agli abusi di Padre Rubén Pardo 
    ferrinigabriel@live.com

    Sebastián Cuattromo, superstite e fondatore di Adultxs per los Derechos de la Infancia 
    adultxsporlainfancia@gmail.com 
    +54 911 6972 9541

    ANCHE DALL’ARGENTINA: MIEMBROS de ISA: IGLESIA SIN ABUSOS 
    Julieta Anazco 
    almadediamante1972@hotmail.com
    +54 9 221 6743793

    Ricardo Benedetti 
    benedetti.ricardo@gmail.com
    +54 9 11 64994609

    Valeria Regner 
    valeriabregner@hotmail.com
    +54 9221 6743793

    E DA XUMEK ARGENTINA 
    Dr. Sergio Salinas 
    sergiosalinas@gmail.com
    +54 9 2615116963

    Dr. Juan Manuel Lavado 
    juanmanuellavado@hotmail.com
    +54 9 261 609 2297

    https://www.ecaglobal.org/global-groups-will-join-forces-with-clergy-abuse-victims-in-argentina-may-2-6/

  • PERUGIA: Per don Lucio eravamo solo macchine da soldi e da sesso

    PERUGIA: Per don Lucio eravamo solo macchine da soldi e da sesso

    “Mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

    “L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

    “Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

    “La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

    Queste non sono parole mie, ma alcuni passaggi contenuti nella querela che Fabio (nome di fantasia) , una delle presunte vittime di don Lucio Gatti, racconta.

    Le stesse parole che ci racconta anche Matteo, lui invece è stato sottratto con l’inganno alla madre analfabeta. Aveva 12 anni.

    Don Lucio Gatti, che ha già patteggiato 2 anni con sospensione condizionale della pena nel 2014 per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione, oggi non è più un prete. Dopo averlo coperto per tanti anni, forse anche per togliere dall’imbarazzo di altri guai giudiziari che nuovamente rincorrono don Lucio,  uno dei suoi protettori, il cardinale Gualtiero Bassetti, diventato oggi Presidente della Cei, la chiesa ha deciso di fare a meno del suo business men, l’uomo della CARITAS perugina, don Lucio Gatti.

    La chiesa ha scaricato l’ingombrante fardello. Non mi riferisco solo a don Lucio, ma a quei ragazzi tolti a famiglie disagiate e mandati nelle sue Case per essere aiutati dove, invece, si sono ritrovati senza alcun diritto, tranne essere dei bancomat e, all’evenienza, oggetti sessuali da usare a piacimento.

    Il business e l’eredità insanguinata di don Lucio.

    In quelle Case “tutti i diritti umani erano congelati”, gli ospiti spaziavano dai minori sottratti alle famiglie, agli psichiatrici, a chi scontava i domiciliari. Tutti insieme nella stessa struttura, non importava a nessuno la loro qualità di vita. Un altro “caso Forteto” ?

    La biancheria intima era in comune e se eri fortunato e veloce ti assegnavi i capi migliori. La giornata iniziava alle 6, si pregava tutti e per forza, neppure l’orientamento religioso degli ospiti era contemplato. Un pò di colazione e poi a lavorare, tutti indistintamente, poco importava se avevi 12 anni o 25, se eri uno psichiatrico oppure un detenuto, l’azienda doveva produrre.

    Si lavorava per 12, 13 ore al giorno, naturalmente senza abbigliamento o attrezzatura adeguata. Chi faceva il muratore e ristrutturava le costruzioni pericolanti, oggi strutture della comunità; chi raccoglieva le olive, chi andava nei campi ecc. Dopo il lavoro c’era il letto e, se nessuno ti molestava, riuscivi persino a dormire.

    Tutto ciò avveniva in uno stato di sottomissione, con la scusa della riabilitazione, ma che riabilitazione può mai essere questa per dei ragazzini ?

    Certo oggi don Lucio lascia una bella eredità: una serie di strutture ottenute grazie al sangue di tanti innocenti, persone che mentre venivano impropriamente sfruttate come forza lavoro, parallelamente lo Stato provvedeva a retribuire una profumata retta per quegli ospiti. Retta che restava nelle casse del don, che negava non qualunque tipo di lusso, ma la semplice possibilità, per quei ragazzi, di crescere, di avere una vita normale, di continuare gli studi.

    E mentre la diocesi, la Caritas e tutto l’indotto che girava intorno a quelle case oggi si sente irritato da quegli ex ospiti che chiedono giustizia, quegli ex ospiti, oggi appena ventenni, con più problemi di prima, lottano per riprendere in mano la propria vita nell’indifferenza dei carnefici che neppure provano a porre rimedio.

    Il 31 maggio prossimo – difesi dagli avvocati della Rete L’ABUSO Cristiano Baroni e Leonardo Francesconi – si discuterà l’archiviazione per don Lucio che, grazie all’indifferenza e alle negligenze di molti, è quasi riuscito a raggiungere i termini prescrittivi, sia per Matteo che per Fabio.

    Francesco Zanardi

  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    Athié Gallo lasciò il sacerdozio intorno al 2003, dopo aver realizzato la grave situazione e il suo occultamento da parte della Chiesa.

    Alberto Athié Gallo, un ex prete che aveva 20 anni di servizio nell’Arcidiocesi del Messico, condivide il fatto di aver lasciato il sacerdozio nel 2003 dopo aver preso coscienza della grave situazione della pedofilia clericale e dell’occultamento della chiesa, a livello locale e globale.

    Fino a quando, come afferma, a quel tempo il cardinale Norberto Rivera gli offrì la posizione di vescovo in cambio del silenzio nelle sue lamentele contro i preti pedofili, che fu la goccia che fece traboccare il vaso per appendere la stola, perché Rivera venne a proteggere Marcial Maciel, accusato di aver abusato sessualmente di piccoli discepoli della congregazione dei “Legionari di Cristo”.

    “Si è offerto di farmi vescovo se avessi taciuto, ho detto di no. Certo che non avrei accettato, andai anche dal nunzio apostolico, il quale mi disse che ciò che il cardinale Rivera proponeva era assolutamente impossibile e lo stava facendo, poi col tempo lo stesso nunzio mi diede la ragione “.

    Questo è stato condiviso da Athié Gallo nella sua partecipazione come relatore a Torreón nel “Forum nazionale della pederastia clericale, per la cultura della prevenzione”.

    Cosa pensi della pedofilia?

    Anche se fino al 70% degli abusi su minori provengono dalla stessa famiglia ed è difficile denunciare abusi, nel caso della Chiesa essi non devono nascondere un atto contro un bambino perché contraddicono la loro missione, mentre i vertici del clero contraddicono la loro missione proteggendo l’aggressore invece di proteggere la vittima.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho trattato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho incontrato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Ti consideri un credente?

    Non sono più un credente come lo ero prima. Non credo più nell’istituzione e se Dio esiste penso che non dovrebbe essere d’accordo con questo tipo di azione, anche con coloro che sono venuti a farlo nel suo nome e nei valori religiosi.

    Qual è il denominatore comune per il quale un sacerdote arriva a commettere abusi su un minore?

    La pedofilia clericale si riferisce a un doppio abuso, da un lato l’abuso dell’autorità spirituale morale e religiosa, poi quando l’abuso sessuale è consumato in modo sessuale, tutti i vescovi, i cardinali e persino la santa sede, coprono la situazione, oltre a minimizzare e disprezzare le vittime. Prima viene la manipolazione delle coscienze e poi arriva l’abuso sessuale, che è un altro modo di abusare dell’autorità, ma in modo fisico.

    Da quando combatti per sradicare la pedofilia del clero?

    Come seminarista ho iniziato a notare che c’era un danno per il bambino, ma era qualcosa che si sentiva da lontano, come il rumore del corridoio, era anche un argomento a cui era proibito accedere. Successivamente come sacerdote ho trovato diversi casi in cui ho detto “questo non può essere”. Per prima cosa ho combattuto dall’interno, non da un denunciante esterno. Ho combattuto dal 1994 al 2001 all’interno della chiesa. Ho cercato di convincere la chiesa a riconoscere che c’era un grave problema, per aprire allo stesso tempo a cercare una soluzione sotto i principi evangelici della chiesa, ma anche con quelli della legge, tuttavia non hanno prestato attenzione.

    Sei stato perseguitato dalla Chiesa per le tue accuse?

    Perseguitato no, ma bloccato perché mi è costato molto lavoro per trovare un lavoro stabile, infatti il cardinale Rivera ha combattuto contro di me per non farmi trovare lavoro a Città del Messico, quindi ho dovuto lasciare il paese per un po’. Era tutta una guerra aperta, senza violenza ma era un ostacolo.

    Quali sono le notizie in Messico su questa situazione?

    C’è molto da fare, ma questo tipo di Forum sulla pedofilia del clero aiuta a sensibilizzare la comunità con la presentazione dei casi. Nel frattempo, il ruolo che le autorità religiose continuano a svolgere nel condannare la pedofilia e, dall’altra parte, si vede come gestiscono il caso per salvare il loro prestigio, senza riconoscere che i loro membri hanno ferito migliaia e migliaia di minori.

    https://www.milenio.com/estados/mas-estados/no-creo-mas-en-la-institucion-y-si-dios-existe-debe-estar-de-acuerdo

  • Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Dopo la brutta vicenda del parroco di Ponticelli assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano dall’accusa di pedofilia nonostante le due vittime continuino con forza a chiedere conto alla Chiesa di come sia stato possibile arrivare ad una sentenza del genere, un altro caso di abusi nella diocesi di Napoli rischia di mettere in serio imbarazzo il cardinale Sepe. Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti – nello spirito indicato da Papa Francesco – è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni,  dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario. La storia viene raccontata con particolari e documentazione dal sito Il Faro di Roma.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe. Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Ad aiutare la vittima è uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Intanto contro il parroco abusatore vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare – spiega Il Faro di Roma – andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione. ciro lardone

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_napoli_papa_francesco_prete_sepe_vaticano_pedofilia_tribunale-4440717.html

  • Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Il papa emerito si è avvalso di un ghost writer? Perché non parla di Maciel e dei Legionari di Cristo? E perché il documento non è stato diffuso attraverso i media vaticani? Tutte le ombre.

    FRANCESCO PELOSO

    La pubblicazione del documento di Joseph Ratzinger sulla pedofilia e il clamore mediatico che ne è derivato hanno riaperto la discussione sulla ‘convivenza’ fra il papa argentino e il suo predecessore in Vaticano.

    In breve, il nodo è rappresentato dal rischio che il magistero del pontefice in carica venga in qualche modo messo in discussione. D’altro canto la Chiesa vive una condizione storica inedita – anche in relazione all’esercizio dell’autorità – da quando Benedetto XVI ha rinunciato al papato nel 2013 e subito dopo è stato eletto Francesco. Ratzinger da allora si è ritirato nel monastero interno al Vaticano, il Mater Ecclesiae,dove è assistito da alcune suore e dove, nel corso di questi anni, ha ricevuto e riceve diverse visite.

    RATZINGER E LE IPOTESI SULLA STESURA DEL TESTO SULLA PEDOFILIA

    L’ex pontefice ha oggi 91 anni, vive la fragilità di uno stato di salute tipico della sua età, tanto da far supporre a qualcuno che vi possano essere dubbi sulla paternità effettiva del documento sugli abusi sessuali. Si tratta però di ipotesi o illazioni; l’impianto teorico del testo contiene molti riferimenti al pensiero già noto di Ratzinger a cominciare dalle accuse rivolte al 1968, alla rivoluzione sessuale, in parte al Concilio Vaticano II quali fattori che – con modalità molto diverse – hanno indebolito la morale cattolica, favorito l’affermazione di un mondo che vuole fare a meno di Dio e accentuato il diffondersi degli abusi nella Chiesa. Qualcuno, addirittura uno o più ghost writer, potrebbe aver “aiutato” l’ex papa a scrivere il suo resoconto? A priori non si può escludere nulla, e del resto un ‘aiuto’ non significa automaticamente una forzatura non autorizzata nell’estensione del testo, tuttavia è opportuno restare alle cose note.

    I DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE DEL PAPA EMERITO

    In tal senso è bene ricordare che Joseph Ratzinger, ben prima di essere eletto al soglio di Pietro nel 2005, per circa 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, organismo vaticano che, come ricorda lui stesso nel documento all’origine del dibattito di questi giorni, ha avuto l’onere di seguire fin dal principio il flusso di denunce che approdavano in Vaticano relative a vicende delittuose, coperture e reticenze da parte dei vescovi. In tale posizione Ratzinger non puòò non sapere che gli abusi sono ben precedenti agli Anni 60, anzi migliaia di casi segnalati o denunciati risalgono agli Anni 40 e 50 del secolo scorso. Possibile che se ne sia dimenticato o che non abbia voluto tenere conto? Che abbia aggirato un fatto così evidente da rendere scarsamente credibile tutta la teoria messa a punto nel testo?

    PERCHÉ RATZINGER NON CITA IL CASO MACIEL?

    Inoltre, fra le vicende che videro il cardinale tedesco entrare in conflitto con personalità di altissimo livello della Curia vaticana c’è quella di padre Marcial Maciel fondatore del movimento dei Legionari di Cristo, abusatore seriale e criminale incallito. Ratzinger si scontrò con il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato – e tuttora indicato nei corridoi vaticani come una sorta di potenza ‘ombra’ Oltretevere – e con l ‘ex segretario di Giovanni Paolo II, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, negli anni finali del pontificato detentore di un potere assai superiore alle sue reali funzioni. Forse Ratzinger non ha fatto tutto quello che era in suo potere contro Maciel, ma di certo è stato l ‘unico che ha provato a fermarlo in Vaticano. Per quale motivo non vi è alcun riferimento nello scritto di Ratzinger al caso Maciel?

    TROPPI SILENZI VATICANI SUI LEGIONARI DI CRISTO

    I legionari sono stati una sorta di “armata delle tenebre” il cui principale impegno era quello di contrastare, in ogni modo, il diffondersi della teologia della liberazione in America Latina e i settori del cattolicesimo progressista nel mondo, con grossi finanziatori all’estero e protezioni importanti fra le mura vaticane. Come ha ricordato all’inizio di gennaio il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della Congregazione per gli istituti di vita consacrata (il ‘ministro’ dei religiosi), Oltretevere erano a conoscenza delle accuse a Maciel dal 1943, contro di lui però non si è fatto nulla poiché «quanti lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». «Ho l’impressione», spiegava il cardinale, «che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Secondo Braz de Aviz «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male, si mentiva». «A quelli della mia generazione», aggiungeva, «nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione». Benedetta rivoluzione sessuale verrebbe da dire, ma certo sul capitolo Maciel, in Vaticano sia il papa emerito che molti cardinali avrebbero ancora molto da raccontare.

    I DUBBI SULLA PUBBLICAZIONE FUORI DAL CIRCUITO VATICANO

    Negli appunti di Ratzinger, insomma, ci sono molte – troppe? – dimenticanze, ma va da sé l’autore ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. Altrettanto curiosa appare tuttavia la modalità scelta per la pubblicazione: non uno dei tanti media vaticani, ma altri canali che hanno rapidamente raggiunto siti e testate appartenenti alla galassia ultratradizionalista cattolica. Perché il papa emerito avrebbe seguito un simile criterio? A quest’ultimo interrogativo sarebbe opportuno che lo stesso Vaticano provasse a dare una risposta quanto meno per fugare il dubbio che ci si trovi di fronte all’ennesima variazione del genere “vatileaks”.

    LA DISTANZA TRA BERGOGLIO E RATZINGER

    D’altro canto la vicenda fa anche un po’ di chiarezza: nella vulgata ufficiale, infatti, fra i due pontefici vi era e vi doveva essere una perfetta continuità di scelte e di visione. Non è così, ora è più evidente; per altro non solo sulla vicenda abusi sessuali vi sono significative differenze – decadenza dei costumi per Ratzinger, eccessi del clericalismo e abuso di potere per Francesco – ma anche su molte altre questioni dirimenti per la Chiesa. Intanto in Vaticano si lavora alla redazione di nuove linee guidaper la gestione e la denuncia dei casi di abuso in base a quanto è scaturito dall’ultimo summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano. Infine non no va dimenticato che, sia pure a fatica, il progetto di riforma della Curia vaticana sta andando in porto; entro la fine dell’anno la sua versione definitiva vedrà la luce, e non è escluso che pure in questo caso si possano creare tensioni per i nuovi assetti.

  • L’interferenza che Bergoglio non ha gradito

    L’interferenza che Bergoglio non ha gradito

    Il testo sarebbe stato concordato con Francesco. Molti segnali dicono di no

    Il «nonno saggio in casa» – così l’ha più volte definito papa Francesco ha battuto un colpo. E che colpo.

    Il testo di Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa è un documento lucidissimo, altro che «appunti» come li chiama lui: 18 pagine, quasi 40mila battute, una bozza di enciclica. Una testimonianza drammatica, con denunce impressionanti che, oltre alle derive culturali ed etiche del Sessantotto, colpiscono la Chiesa degli ultimi 50 anni. Non direttamente il Vaticano, ma seminari, episcopati, teologi: cattivi maestri di cui Ratzinger fa nomi e cognomi. C’è una critica pesantissima sul «garantismo» ingiustificato di vaste correnti teologiche. Un documento in «ratzingerese» puro dove riappaiono i «valori non negoziabili» e i «beni indisponibili» e si depreca che l’Europa abbia perso le radici cristiane.

    Ma è un duro atto d’accusa anche verso la Chiesa di oggi, non soltanto quella del passato. Ratzinger lamenta la disaffezione alla messa, l’abbandono dei sacramenti, la perdita della fede. «Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere?», si chiede. E risponde: «In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio». E indica, come esempio da seguire, i nuovi martiri contemporanei: «È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro».

    Ratzinger racconta di avere elaborato i suoi appunti prima della riunione dei vescovi del 21-24 febbraio. L’intento era «fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo momento difficile». Ma del suo approfondimento, che è storico, culturale, teologico ed ecclesiale, non c’è stata traccia nei lavori di quei tre giorni. Ratzinger ha allora ritenuto giusto pubblicare il suo testo «a seguito di contatti con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre». Oltre a questo passaggio, Benedetto cita Francesco soltanto un’altra volta, nell’ultima riga, per ringraziarlo.

    Fila tutto liscio tra i due uomini vestiti di bianco, regnante ed emerito? Non sembrerebbe. La diffusione del testo avrebbe creato imbarazzo a Santa Marta perché appare come un puntello, non richiesto, a un magistero considerato non sufficientemente chiaro e approfondito. Un sostegno storico e teologico a una riunione tra papa e vescovi poco efficace. Si potrebbe anche pensare che i due papi lavorino in tandem, e che l’emerito si sia permesso di dire quello che l’altro è costretto a tacere. Un gioco di sponda. Invece no, come dimostra l’accoglienza dei media ecclesiastici al testo ratzingeriano.

    Vatican News ospita un breve sunto. Il sito di Avvenire non ne parla per niente, mentre la vaticanista del quotidiano dei vescovi, Stefania Falasca, amica personale di Bergoglio, ha pubblicato due tweet inequivocabili contro Ratzinger citando altrettanti articoli del Direttorio per i vescovi dal titolo Apostolorum successores. «Il Vescovo emerito avrà cura di non interferire in nulla nella guida della diocesi ed eviterà ogni atteggiamento e rapporto che potrebbe dare anche solo l’impressione di costituire quasi un’autorità parallela a quella del Vescovo reggente», è il primo tweet. Ratzinger è vescovo emerito di Roma.

    Il secondo è giunto quattro ore dopo, se la tirata d’orecchi non fosse stata sufficientemente chiara: «Per l’unità pastorale il Vescovo emerito svolgerà la sua attività sempre in pieno accordo e in dipendenza dal Vescovo in modo che tutti comprendano chiaramente che solo quest’ultimo è capo e primo responsabile del governo della diocesi». Quella di Benedetto, insomma, è considerata un’interferenza, un magistero parallelo che rischia di oscurare quello di Francesco.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/linterferenza-che-bergoglio-non-ha-gradito-1678212.html?fbclid=IwAR30JEe9eYwf9QaZc40lvQ8JNEUXDJ2j6rq2ciUWO8Lyxna2cvo1bIogoPU

  • L’amministratore apostolico di Santiago del Cile: incontrerò le vittime

    L’amministratore apostolico di Santiago del Cile: incontrerò le vittime

    «Se i tribunali ritengono che dobbiamo indennizzare le vittime lo faremo». Il Papa gli ha raccomandato di guardare avanti ed essere pastore con tutti. L’incontro imprevisto con Scicluna

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    L’amministratore apostolico di Santiago, monsignor Celestino Aos, incontrerà le tre vittime del sacerdote pedofilo Fernando Karadima, appena tornato in Cile dopo gli incontri di questi giorni a Roma con il Papa e altri rappresentanti vaticani, ed è convinto che la Chiesa debba pagare gli indennizzi decisi dalla giustizia civile. Il cappuccino, che ha incontrato anche il cardinale Sean O’Malley, presidente della pontificia commissione per la Tutela dei minori, e monsignor Charles Scicluna, l’inviato papale in Cile all’origine della svolta impressa da Francesco, ha sottolineato che il Pontefice gli ha confermato la sua vicinanza pastorale al popolo cileno, l’importanza di curare tutto il popolo di Dio e la necessità di guardare avanti.

    «Con il Santo Padre abbiamo avuto una cordiale riunione di più di un’ora», ha detto monsignor Aos incontrando nel pomeriggio di lunedì un gruppo di giornalisti a Roma, «i temi li potete immaginare: il cammino di una Chiesa importante e complessa come la Chiesa di Santiago. San Paolo parlava della Chiesa come di un corpo con tutte le sue membra, e con il Papa abbiamo parlato del fatto che la Chiesa è un insieme di membra: ci sono le vittime che sono ferite ma è anche una Chiesa molto ricca, con matrimoni, giovani, bambini, anziani, lavoratori. Il Santo Padre ha insistito molto sul fatto che io sono il pastore di tutta la Chiesa di Santiago».

    Il Papa, ha detto ancora il cappuccino, «è molto vicino: mi ha detto di riferire che è vicino al popolo del Cile e che desidera dare ai fedeli il miglior governo pastorale possibile. Il Papa è il pastore di tutto il mondo e desidera che la Chiesa del Cile sappia che lui è consapevole che sta vivendo un grande dolore e una grande sofferenza e anche che ritiene che certamente il passato interessa, che bisogna riconoscere la situazione, ma che dobbiamo andare avanti con fede e speranza. Il Papa è un uomo di fede, che sa che tra le cose umane c’è la presenza misteriosa del Signore che è morto risuscitato e sta con noi nella Chiesa». Ai giornalisti che domandavano perché l’incontro con il Papa non sia stato preannunciato, «dovreste chiederlo alla segreteria vaticana», ha risposto con un sorriso.

    Quanto alle tre vittime di Karadima, James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andres Murillo, che la Chiesa cilena dovrà risarcire con indennizzi stabiliti dalla corte di appello di Santiago, «l’orientamento della Chiesa cilena – ha detto Aos – è collaborare in tutto il necessario con la giustizia civile, perché non viviamo in un mondo a parte, siamo cittadini cileni, non abbiamo privilegi e se c’è un sacerdote, un vescovo che commette un delitto deve sottoporsi ad un tribunale e deve accettare le sue decisioni. Questo è il principio di fondo. Ora, se la Chiesa in alcuni casi ha la responsabilità per non essere stata diligente e non aver compiuto il suo dovere e i tribunali ritengono che debba indennizzare, lo faremo. In questo caso concreto, noi non appelleremo la sentenza e da quel che capisco non lo faranno le tre vittime: con loro mi sono sentito al telefono e intendo incontrarli appena torno a Santiago: se dobbiamo indennizzarli lo faremo. Ma vorrei sottolineare che quel che ci preoccupa non è tanto indennizzare con il denaro ma quel che ci interessa è come aiutare, riparare queste vittime che hanno sofferto. Inoltre vorremmo che le vittime ci aiutino affinché, uniti, troviamo un futuro diverso, che non si ripeta il passato che io non sognavo e non immaginavo che esistesse ed esistesse con quella gravità».

    L’amministratore apostolico ha raccontato anche del suo incontro odierno con il cardinale Sean O’Malley: «L’incontro con il cardinale O’Malley è sempre simpatico perché è cappuccino come me. L’avevo conosciuto superficialmente in un incontro che ha avuto luogo in passato a Roma tra vescovi cappuccini, ora l’ho conosciuto meglio. E’ un uomo molto amabile che ha vissuto nella sua diocesi di Boston. Abbiamo avuto una conversazione amabile, nella quale abbiamo trattato questo tema (degli abusi, ndr.), ha grande esperienza: mi ha raccontato quel che cosa ha fatto a Boston e mi ha detto anche che prega per noi perché loro sono già passati da situazioni come la nostra». Toccherà anche all’arcidiocesi di Santiago quel che è toccato all’arcidiocesi di Boston, ossia vendere l’episcopio per indennizzare le vittime dei preti pedofili? «Non lo so, sono cose ipotetiche», ha risposto il presule: «Ma indubbiamente dobbiamo rispettare le decisioni dei tribunali».

    Il vescovo cappuccino ha incontrato anche mons. Scicluna: «L’ho incontrato casualmente, pensavo che non l’avrei incontrato, che non era qui, ma questa mattina a Casa Santa Marta l’ho incontrato, ci siamo abbracciati e abbiamo preso un appuntamento per domani. Monsignor Sicluna è molto accogliente, ha sofferto molto, come sapete è specialista, per così dire, di questi temi e mi interessa sottolineare che qui in Vaticano, alle congregazioni o negli uffici dove vengo ricevuto, tutti ci tengono a collaborare, aiutare, per permetterci di uscire da questa situazione e organizzare un futuro diverso. Stimo molto mons. Scicluna e spero mi possa dare consigli utili per la Shiesa di Santiago». Quanto all’informativa scritta da Scicluna per il Papa dopo che Francesco lo inviò in Cile ad approfondire le denunce degli abusi, Aos ha ribadito che si tratta di un documento confidenziale per il Pontefice, ma «se i procuratori chiederanno» l’accesso a singole informazioni, il Papa «studierà ogni caso e toglierà se necessario il segreto pontificio e offrirà tutta la collaborazione necessaria».

    L’amministratore apostolico di Santiago ha sottolineato la necessità di imprimere un cambiamento radicale alla Chiesa della capitale cilena: «Non so quali cambi ci saranno, io spero che ci saranno cambiamenti, nuovi vescovi ausiliari, perché come potete immaginare è impossibile che io o un’altra persona possa da solo tenere il peso di governo di una Chiesa così grande. Per questo ho chiesto al Santo Padre che quando ci sarà una riunione della congregazione dei vescovi, si individuino vescovi ausiliari che possano collaborare con me». Quanto alla propria persona, il cappuccino ride quando i giornalisti gli domandano se il Papa lo veda come il volto della Chiesa del futuro: «Non so come mi vede, credo che mi veda per quello che sono, un povero cappuccino di 74 anni: il Papa sa che non basta cambiare una o due persone, ma la Chiesa e la società devono cambiare il cuore, e questo non si cambia con un decreto: se si potesse, firmerei domani stesso una pila di decreti».

  • La grande burla di papa Francesco sui provvedimenti anti pedofilia. La consapevole menzogna

    La grande burla di papa Francesco sui provvedimenti anti pedofilia. La consapevole menzogna

    Se ci fate caso, la chiesa ormai, sulla pedofilia dei preti, non si difende nemmeno più entrando nel merito, cioè non spende neppure più tempo per dimostrare che non è vero, ma fa di tutto per dimostrare, minimizzando, che anche altrove esistono i pedofili

    …quasi come se un pedofilo prete più un pedofilo laico, anziché fare due pedofili, si annullassero a vicenda.

    Di Francesco Zanardi

    Il 26 marzo 2019 papa Francesco ha emanato un Motu Proprio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Il documento papale è stato redatto dopo il sinodo che si è tenuto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio scorsi, al quale hanno partecipato i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo.

    Ma è tra lo sbigottimento generale che arriva la grande delusione. Tutti si accorgono di aver sottovalutato la più ovvia ed elementare questione giuridico-legislativa: l’applicabilità di una legge fatta da un qualunque Stato, ha validità solo in quello Stato e nelle rispettive extraterritorialità, le Ambasciate.

    Se si fosse dato più ascolto alle vittime! Da anni sottolineano il macroscopico problema sulla base del quale sostengono che ci sia un’unica via, ovvero quella di aprire gli archivi sottoposti al segreto pontificio e ordinare ai vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria del paese dove vengono commessi i crimini.

    E’ un po’ come se l’Italia, oppure l’Iran o un’altra nazione, facessero delle leggi che poi trovano applicazione in tutti gli stati: ma non funziona così. Le leggi vengo fatte dai rispettivi paesi ed è inutile che si continui ad ingannare l’opinione pubblica e le vittime facendo credere – ormai da più di venti anni, producendo altre vittime – che la chiesa possa trovare nei suoi tribunali una soluzione al problema.

    Questo è falso, e indica non solo la malafede di chi lo propina, ma anche l’inaffidabilità delle dichiarazioni di Bergoglio, comprovata dalle gerarchie che, in barba alle promesse pubbliche di Tolleranza Zero, continua a lasciare la gestione nelle diocesi o in posti inadatti a loro. Qui la lista degli insabbiatori italiani.

    Certo bella lunga… Da Delpini, Bagnasco, Sepe ecc. quasi tutti pizzicati con la marmellata fino ai gomiti, alcuni anche oltre… come ad esempio l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, oggi papa Emerito, ma, come vedremo, essere attore protagonista molto importante in questo teatrino che vede Bergoglio come il grande burattinaio.

    La domanda ovvia, è elementare: perché papa Francesco non caccia i vescovi insabbiatori?

    …Ma è proprio la risposta a svelare un’altra grande bugia, oltre al motivo per il quale, al di la delle dichiarazioni pubbliche, papa Francesco non li rimuove e mai lo farà, si limita all’ormai simbolico rito di accettare o più spesso a rifiutare, la loro richiesta di dimissioni.

    Tutto ha inizio nel 1962 (la prima stesura voluta da Pio XI risale al 1922) quando il cardinale Alfredo Ottaviani redige un documento: si chiama Crimen Sollicitationis (in latino crimine di “provocazione” o “adescamento”), che papa Giovanni XXIII approverà.

    La premessa è di per se inquietante;

    “DALLA SUPREMA SACRA CONGREGAZIONE DEL SANTO UFFIZIO A TUTTI I PATRIARCHI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E ALTRI MEMBRI DEL CLERO DEI LUOGHI «ANCHE DI RITO ORIENTALE» ISTRUZIONE SULLA PROCEDURA NELLE CAUSE DI MOLESTIA
    * * * * * * * * * * * * * * * * * *
    ISTRUZIONE Sulla procedura nelle cause di molestia
    DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA INTERNA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO”. Crimen.pdf

    Negli anni successivi, le gerarchie si dimenticheranno in un certo senso di quel documento segreto in quanto verrà applicato, oramai per la sistematicità maturata negli anni, una cosa così abituale che era scontata, uno tra i tanti doveri per un gerarca della chiesa cattolica.

    Ma è nel 2001 – a seguito dello scandalo sollevato non solo dal team del Boston Globe “Spotlight” – che il cardinale Joseph Ratzinger – che conosceva molto bene il problema dei preti pedofili nel mondo, in quanto era stato a capo dell’ufficio che ne ha gestito i crimini per 25 anni – decide insieme all’allora suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, di ricordare con una lettera “De delictis gravioribus”, ai vescovi di tutto il mondo, che la direttiva “segreta” del 1962 era ancora in vigore. Ma non si limiterà a questo: in un suo passaggio introdurrà la norma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, “sono soggetti al segreto pontificio”.

    Ed è cosi che si viene a scoprire dell’esistenza di un documento segreto, curato nei minimi particolari e contenente più di 20 allegati, grazie ai quali i pedofili potevano redimersi.

    Ma è solo nel gennaio del 2005 che in Texas, un avvocato di Houston, Daniel Shea, proprio dietro quella lettera del 2001, trascinò il cardinale Ratzinger, sul banco degli imputati, per rispondere dell’accusa di intralcio alla giustizia, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano.

    Leggi anche: Crimen Sollicitationis. L’avv. Shea sbugiarda l’Avvenire

    Ma nell’aprile dello stesso anno, prima la provvidenziale morte di Wojtyla, poi il provvidenziale conclave che lo portò al soglio pontificio, permisero a Ratzinger di sottrarsi al processo. In quanto capo di stato, invocò l’immunità.

    Sia il documento del 1962, sia l’implementazione fatta da Ratzinger del 2001, non sono mai state abrogate e restano tutt’ora in vigore. E’ contenuta qui la spiegazione del perché non un solo vescovo sul pianeta, abbia mai denunciato all’autorità civile, molto semplice: violerebbe quella norma che impone la denuncia all’autorità interna, ed anche il segreto pontificio. Vale a dire che sarebbe scomunicato.

    A questo punto si spiega anche il perchè il papa non dimetta alcun gerarca (tranne qualche pensionato senza più incarichi), ma attenda che siano loro a chiedere le dimissioni.

    Semplice, come si può punire un funzionario che ha rispettato una legge interna? Sarebbe un’aberrazione giuridica, e questo l’astuto Bergoglio lo sa bene.

    Zanardi
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