Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Carrara

  • Don Euro è in carcere, Cassazione ha confermato la condanna

    Don Euro è in carcere, Cassazione ha confermato la condanna

    Ha cominciato a espiare da alcuni giorni la sua condanna in carcere, a La Spezia, l’ex parroco a Massa Gianluca Morini, detto don Euro per la sua richiesta di denaro ai fedeli, motivata per dare sostegno alle iniziative della Chiesa, ma poi finalizzata anche a pagarsi viaggi, cene, altre spese voluttuarie e persino feste a luci rosse.

    Il 22 gennaio – riporta la diocesi di Massa Carrara Pontremoli con un comunicato – è stata pubblicata la sentenza della Cassazione di conferma della condanna a 6 anni per estorsione e autoriciclaggio e Morini “ha iniziato il periodo di detenzione nel carcere di La Spezia, epilogo di una vicenda che negli anni scorsi ha provocato dolore e smarrimento in diverse comunità parrocchiali della diocesi”.

    A seguito dell’inchiesta Morini era stato ridotto allo stato laicale. “Auspichiamo – afferma la diocesi di Massa – che il tempo della detenzione possa rappresentare una occasione di presa di coscienza, rispetto al dolore e allo scandalo provocato alle vittime dei suoi comportamenti, e di riabilitazione”.

    Il vescovo Mario Vaccari ha auspicato che “nonostante il grave scandalo e le conseguenze per le comunità, la condanna emessa della magistratura per i reati commessi si accompagni alla preghiera di perdono e di misericordia per lui e per la nostra Chiesa, nell’ottica del recupero e della riabilitazione del condannato”.

    https://www.ansa.it/toscana/notizie/2025/01/24/don-euro-e-in-carcere-cassazione-ha-confermato-la-condanna_105e88fc-0bdc-432f-bc51-3534f9aea96c.html

  • Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    Alla Conferenza Episcopale Italiana – Lettera Coordinamento #ItalyChurcToo

    S. Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
    Membri tutti della CEI
    e p.c.
    S. Em. Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità
    S. Em. Card. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
    S. E. Mons. Lazzaro You Heung Sik, Prefetto del Dicastero per il Clero
    S. Em. Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi

     

     

    Eminenza,
    Eminenze ed Eccellenze,

    siamo donne e uomini diversi per sensibilità e appartenenza, credenti e non credenti.

    Vi scriviamo prima di tutto come cittadine e cittadini. Perché la Chiesa è parte della società e non fuori di essa.
    Ci muove uno spirito di verità, di giustizia, di responsabilità che oggi ci fa stare davanti a voi, in piedi, in coscienza, con franchezza.
    Gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa colpiscono le persone nei loro corpi, nella loro vita, nella loro coscienza: sono violazioni dei diritti umani. Se la Chiesa non rispetta i diritti umani, non può predicare il Vangelo. Per questo l’obbedienza al Vangelo può spingere alla “disobbedienza” ogni volta che in nome della “prudenza” si rischia di diventare complici dei delitti.
    Questa lettera è rivolta a voi, ma resa pubblica perché altri e altre possano sottoscrivere la nostra richiesta e perché pubblicamente voi possiate rispondere (italychurchtoo@pec.it). Daremo conto della vostra replica nel corso della conferenza stampa che terremo il 27 maggio prossimo alle ore 11, presso la Sala stampa estera a Roma.

    CHIEDIAMO VERITÀ, GIUSTIZIA E PREVENZIONE
    Come “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo”, espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, chiediamo a voi vescovi verità e giustizia per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa, nonché misure di prevenzione perché la Chiesa riacquisti credibilità e autorevolezza.
    Consapevoli che alcuni aspetti che citeremo saranno oggetto del confronto sinodale, vogliamo focalizzarci, qui e ora, sulla realtà italiana.

    A) IN UN’OTTICA DI VERITÀ
    1) Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa.
    2) Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti. Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati.
    3) Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze.

    B) IN UN’OTTICA DI GIUSTIZIA
    4) Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa.
    5) Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità.
    6) Chiediamo che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce.
    C) IN UN’OTTICA DI PREVENZIONE:
    Consapevoli che l’ambito della prevenzione degli abusi, diretta e indiretta, implica questioni di vastissima portata – tra cui la formazione al ministero ordinato, l’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa, il ripensamento delle dinamiche della cura pastorale – che richiedono tempi di riflessione molto lunghi, nel contesto di questa lettera
    7) chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche.
    Queste richieste sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.
    Come cittadine e cittadini, vittime di abusi, battezzate e battezzati, madri, padri, educatori, professionisti, abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti.

    Nella certezza della vostra attenzione
    Coordinamento #ItalyChurchToo
    Primi firmatari:

    Francesco Zanardi – Rete L’Abuso – ECA
    Mario Caligiuri – avvocato – Rete L’Abuso
    Cristina Balestrini – Sezione Vittime e Famiglie Rete L’Abuso
    Beppe Pavan – Comunità cristiane di base
    Paola Lazzarini – Donne per la Chiesa
    Giovanna Bianchi – Donne per la Chiesa
    Agnès Théry – Donne per la Chiesa
    Michelangelo Ventura – Noi siamo Chiesa
    Vittorio Bellavite – Noi siamo Chiesa
    Angelo Cifatte – Noi siamo Chiesa
    Paola Cavallari – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne – OIVD
    Clelia Degli Esposti – OIVD
    Marzia Benazzi – OIVD
    Piera Baldelli – OIVD
    Maria Teresa Milano – OIVD
    Marco Campedelli – teologo e narratore – OIVD
    Paolo Cugini – presbitero e teologo – OIVD
    Doretta Baccarini – OIVD
    Ludovica Eugenio – giornalista – Adista
    Eletta Cucuzza – giornalista – Adista
    Giampaolo Petrucci – giornalista – Adista
    Ivana Santomo – Associazione Officina Adista
    Federico Tulli – giornalista – Left
    Federica Tourn – giornalista indipendente
    Comité de la Jupe
    Chantal Götz – Voices of Faith
    Lorita Tinelli – presidente Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP)
    Luigi Corvaglia – CeSAP – direttivo European Federation of Centres of Research and Information
    on Cults and Sects – FECRIS
    I membri dell’Organizzazione internazionale Ex Focolari – OREF
    Carlo Bolpin – presidente Associazione Esodo
    Giuseppe Deiana – Associazione Puecher
    Emanuela Provera – numeraria Opus Dei dal 1986 al 2000
    Renata Patti – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1967 al 2008
    Giuseppe Lenzi
    Piero Cappelli – giornalista e scrittore
    Francesco Antonioli – giornalista
    Federica Roselli – avvocato
    Maria Armida Nicolaci – biblista
    Mauro Concilio – educatore
    Laura Verrani – teologa
    Ugo Gianni Rosenberg – baccalaureando in Teologia
    Roberto Fiorini – responsabile rivista PretiOperai
    Antonietta Potente – religiosa domenicana e teologa
    Mauro Castagnaro – giornalista
    Francesco Peloso – giornalista vaticanista
    Giorgio Saglietti – Tempi di Fraternità
    Franco Barbero – biblista e teologo
    Giulia Lo Porto – biblista
    Gianluca Montaldi – International Association for Conciliar Theology / Concilium
    Associazione/Rivista Esodo
    Filippo Cecala – docente
    Ignace Berten OP – teologo (Belgio)
    don Paolo Scquizzato
    Livia Calani – Donne per la Chiesa
    Daniela Redolfi – Donne per la Chiesa
    Marzia Cattaneo – SAE e Donne per la Chiesa
    Marco Bisanti – giornalista
    Giuseppina Perrucci – Azione cattolica – Noi Siamo Chiesa
    Margherita*
    Laura*
    Elisa Nicolaci
    Davi Hill
    Stefania Manganelli
    Giovanni Belloni – presbitero
    Ida*
    Roberto*
    Nara Zanoli
    Stefania Rasetti
    Giuseppe Nicolaci
    Maria Caterina Cifatte – Gruppi donne Comunità di base
    Elisabetta Manfredi
    Maria Teresa Ferrari Lehnus – Donne per la Chiesa
    Eugenia Marzotti – OIVD
    Silvia Migliorati – OIVD
    Gilberto Squizzato – giornalista, regista e saggista
    Benedetto Simonelli
    Diana Maria Fabbroni
    Stefania*
    Robert Hochgruber – insegnante di religione in pensione
    Vito Mancuso – teologo
    Miriam Carrara
    Grazia Villa – avvocata
    Andreina Giovanna Clerici
    Rosalba Piazza
    Nino Vincenzi
    Giovanni Paolo Sparso
    Dea Santonico
    Giovanni Ambrosoni – Noi Siamo Chiesa
    Cristiana Gualtieri – insegnante di religione, Donne per la Chiesa
    Margherita*
    Serafina*
    Elena Turazza
    Doris Reisinger – teologa – Germania
    Carla Galetto
    Cristina Tabacchi – magistrata
    Margherita Bertinat – responsabile gruppo Sae Verona
    Selena Bellomo
    Andrea Tomassoni
    Manuela*
    Giulia Pelizzari
    Luigi Sandri
    Paola Morini – OIVD
    Ezio Lodetti
    Emma Bongiovanni
    Magdalena O. – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1988 al 2010
    Gian Paolo*
    Simona Collica
    Stefania Cingia – giornalista freelance
    Luisa Bruno – Comunità di base Viottoli Pinerolo (TO)
    Meno Sales . Comunità di base Viottoli
    Eric Boone – victime, France
    Angelo Bertucci
    Mauro Pesce – Università di Bologna
    Stefania Camarda
    Maria Luisa*
    Claudio Geymonat – giornalista – Riforma
    Giuseppe Ivan Undari – parroco
    Monica Coretti – OIVD
    Luciana Bonadio
    Mara*
    Giovanna*
    Isabelle Prost – catholique, Paris, France
    Lorenzo Detassis
    Rosanna Benassi – OIVD
    Claire Regnier Logerot – France, diocèse de Versailles
    Rosario Grillo
    Elena Limonta
    Luigi Bassis
    Cristina Castagnino
    Maria Grazia Depetris
    Augusto Cavadi – filosofo
    Etienne Lepicard
    Père Camille Rio – prete missionario in Thailandia
    Olivier Demarle – vittima delle Communauté des Béatitudes – Francia
    Antonella Bonini
    Marie-Christine Demourgues
    Maristella Giacomello
    Valentino*
    Sandra Letizia – teologa e docente I.R.C.
    Anne Mardon – vittima
    Josselin Tricou – lecturer in sociology – Institute of Social Sciences of Religions (ISSR) – University of Lausanne, Switzerland
    Ida Triolo
    Margherita Pepoli
    Alice Pascutti – Libera professionista, cattolica praticante
    Elisa Belotti, giornalista e conduttrice di Cristianə a chi?
    Armida*
    Bianca Casadei – cattolica, donna, sostenitrice dei valori del femminismo, Associazione Papa Giovanni XXIII
    Alessandro Mabellini – Azione Cattolica
    Chiara Neri
    Irene*
    Aurora Pace
    Maria Canella – studente di Teologia
    Michela*
    Daniela Thomas
    Irene Debeni – medico
    Livia De Carli
    Fabio Carrieri
    Marilena*
    Alessandra Sanasi – psicologa
    Marialuisa Cavallari
    Francesco Surfaro
    Valentina* – impiegata amministrativa
    Giuliano*
    Francesca* – studentessa
    Rosalia Mazzola
    Stefano*
    Elisabetta*
    Comunità s. Francesco Saverio in Trento
    Claudia Dall’Acqua
    Valeria Rapa
    Camilla*
    Eleonora*
    Emanuele Lorenzo Cavassa
    Alessandra*
    Giacomo Ghedini
    Fabio Bellentani
    Veronica Landi
    Mamma Gio e papà Robi Sacconago
    Maria Briannì
    Micol – mamma e segretaria
    Chiara*
    Francesca Demofonti – studentessa
    Daiana Lorenzini
    Claudia Bogneri
    Marcella Cannarozzo – Ingegnere, docente universitario, catechista, madre di famiglia
    Giorgia*
    Manuela*
    Francesca Massari
    Elena Pompa Pacchi – Fisica, cattolica praticante e catechista
    Roberta*
    Alessandra*
    Rosalia Mazzola – avvocato ecclesiastico
    Lucia Lo Porto
    Anna Benedetti
    Irene*
    Marco Marzano – sociologo – Ordinario all’Università di Bergamo
    Sara*
    Attilia Ferrari  – Mantova
    Paola Colombo
    Marina Perbellini
    Francesca Origlia
    Federico*
    Giuliano Minelli – portavoce gruppi “Per una Chiesa diversa” e “Il Gibbo”.
    Chiara Angelini
    Maurella Carbone
    Margherita Parrelli
    Letizia Menna
    Lucia Romanengo – Donne per la Chiesa
    Elisabetta Mazzola
    Edda Battigelli
    Laura Tonelli
    Piero Brogi
    Loretta D’Orsogna
    Stefano*
    Claudio*
    Antonina Vazzano
    Pietra Martorana
    Nicoló Paesano
    Giovanna Ballistreri
    Maria Paola Italia
    Giuseppina Ferrarelli
    Anna Carfora – storica della Chiesa
    Lilly Lancione
    silvia*
    Antonio Nuzzo
    Stefano Olcese – Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Associazione Liberare l’Uomo – Treviso
    Tommaso Colombini

     

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    lettera Cei

    Letter to bishops

    Lettre aux eveques

    Letra a los obispos

  • Scandalo pedofilia, mistero sui diari delle vittime

    Scandalo pedofilia, mistero sui diari delle vittime

    Massa, 4 febbraio 2020 – Proseguono senza sosta gli interrogatori dei religiosi, membri dell’ex comunità i “Discepoli dell’Annunciazione” accusati di violenza sessuale su minori e violenza di gruppo. Il primo a essere sentito dai pm Laura Canovai e Valentina Cosci, è stato il fondatore dell’associazione (sciolta dal Vaticano a dicembre) don Giglio Gilioli, 73 anni, indagato principale nell’inchiesta della procura insieme ad altre otto persone, fra preti e non religiosi. A questi si potrebbero aggiungere altre quattro persone che, negli stessi anni in cui sarebbero avvenuti i presunti abusi, avrebbero frequentato la comunità di don Giglio. Ai nove indagati attuali si potrebbero aggiungere presto altri quattro nomi. Gli investigatori avrebbero trovato tracce in uno dei diari delle presunte vittime di altri nomi, uomini che avrebbero preso parte alle violenze di gruppo. Persone che al momento non sono state rintracciate ma che, se trovate, saranno incluse nell’elenco degli indagati. E’ proprio sui diari dei ragazzi che si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori, oltre che sul confronto delle dichiarazioni dei sacerdoti e religiosi.

    Racconti che non avrebbero convinto del tutto gli inquirenti. I diari sono stati trovati dalla squadra mobile, diretta da Gianluca Aurilia, ad Aulla dove don Giglio e altri tre indagati si sono ritirati in seguito allo scioglimento della comunità. I quattro si sono trasferiti da Prato e si sono portati dietro i vecchi diari dei ragazzi, le presunte vittime che all’epoca dei fatti avevano 10 e 16 anni. Negli scritti di uno dei due sono indicati i nomi delle altre quattro persone che avrebbero preso parte alle violenze. Perché don Giglio e gli altri avevano conservato quei diari dopo tutto questo tempo? I diari hanno superato perfino un trasloco quando i membri dell’associazione si sono ritirati ad Aulla. Adesso sono nella mani della squadra mobile che li sta passando al setaccio: quelle pagine starebbero fornendo indicazioni utili alle indagini.

    Intanto la procura sta cercando di risalire all’identità degli altri ragazzi che fra il 2008 e il 2016 hanno frequentato la comunità di don Giglio. Ragazzi come le due presunte vittime che hanno partecipato ai centri estivi, al catechismo, alle attività della comunità. Giovani che passavano le giornate nella sede di via Bologna 68 o in Garfagnana. Una ricerca non facile, accompagnata dall’appello della procura di “farsi avanti” se si è a conoscenza di qualcosa. Una ricerca certosina da cui potrebbero arrivare nuovi spunti investigativi. Al momento ci sono le dichiarazioni dei due giovani, oggi 22 e 29 anni, e di un terzo fratello che non avrebbe subito abusi ma che sarebbe stato messo a conoscenza dei fatti dai fratelli.
    Laura Natoli

  • Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    PRATO Si scava nella memoria di computer, telefonini e anche nelle vecchie agende per trovare le tracce degli abusi su due ragazzi che frequentavano la comunità religiosa fondata dieci anni fa a Prato dal sacerdote veronese don Giglio Gilioli.

    L’ex convento ad Aulla

    Venerdì gli investigatori della squadra mobile di Prato hanno bussato alle porte dell’ex convento ad Aulla, Massa Carrara, con un decreto di perquisizione in cui si ipotizza il reato di violenza sessuale anche di gruppo per nove religiosi che facevano parte dell’associazione «I discepoli dell’Annunciazione» — sciolta dal Vaticano alla vigilia di Natale — e hanno portato via telefoni, hard disk, computer e diversi documenti che adesso dovranno essere passati al setaccio.

    Aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth

    Don Giglio Gilioli, 73 anni, prima di arrivare a Prato nel 2005, a Verona aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth. Nel 2010 aveva fondato alla periferia di Prato l’associazione adesso finita nella bufera, raccogliendo diversi giovani provenienti da ogni parte del mondo che avevano l’aspirazione di diventare sacerdoti. Le prediche di don Giglio finivano anche su internet. Sul web nasce un canale Youtube chiamato «Discepoli annunciazione» in cui, con toni apocalittici, mette in guardia dalle tentazioni del diavolo.

    Il racconto di uno dei due

    Le violenze contestate ai nove — oltre a don Giglio ci sono quattro sacerdoti, un frate e tre religiosi — risalirebbero al 2008 e sarebbero andate avanti per otto anni. I due ragazzi, fratelli, avevano all’epoca 9 e 14 anni. A dare il via all’inchiesta è stato il racconto fatto da uno dei due — oggi ha 21 anni — ad alcuni sacerdoti e poi alla madre. Le scorse settimane i due ragazzi sono stati ascoltati in Procura e i loro racconti potrebbero portare presto a nuovi sviluppi.

    La rete dei rapporti

    L’inchiesta è solo agli inizi ma gli inquirenti stanno adesso cercando di ricostruire la rete dei rapporti della comunità per verificare se ci siano stati episodi di violenza non denunciati. Non si esclude che altri religiosi possano essere coinvolti in questa vicenda, per questo il prossimo passo degli investigatori sarà quello di identificare tutte le persone passate dalla comunità negli anni passati. Alcuni sono diventati sacerdoti, altri hanno lasciato la vita religiosa prendendo altre strade.

    Prime notizie a giugno

    Le prime notizie delle violenze sarebbero emerse lo scorso giugno, quando l’allora vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, viene informato che un giovane di 21 anni racconta di violenze fisiche e psicologiche subite quando era un ragazzino e frequentava la struttura. Il vescovo, di fronte a quella notizia, dà immediata comunicazione alla Congregazione per la dottrina della Fede, avviando il procedimento canonico (ancora aperto).

    Servizi sociali

    A dicembre, la Procura di Prato, guidata da Giuseppe Nicolosi, apre l’inchiesta dopo la segnalazione dei servizi sociali che erano stati attivati dalla mamma del ragazzo. Così quando la Curia viene avvertita che c’è un’inchiesta in Procura, il vescovo attuale, Giovanni Nerbini, consegna gli atti dell’inchiesta canonica. «Non nascondo il mio dolore — ha detto il vescovo — vorrei sperare che gli addebiti non risultino veri ma voglio dire chiaramente che il mio primo interesse è la ricerca della verità. Per questo auspico che, nell’interesse di tutti, si concludano quanto prima le indagini». Don Gilioli lo scorso 15 gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa del tribunale ecclesiastico ed ora ha poco meno di un mese di tempo per produrre eventuali ricorsi. Lui, comunque, si dichiara «totalmente estraneo» alla vicenda.

    https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/20_gennaio_31/prete-veronese-presunti-abusicomputer-telefonini-setaccio-abc5be5c-4425-11ea-9e31-bdca61bcbbb1.shtml

  • Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Ieri pomeriggio, nella chiesa del Groppino di Aulla – provincia di Massa Carrara – si è regolarmente celebrata la messa, dedicata a S.Giovanni Bosco. Un momento di vita parrocchiale come tanti altri, quasi come se le vicende che hanno coinvolto alcuni membri della comunità religiosa – e parliamo di inchieste per violenze sessuali e di gruppo – non fossero mai accadute. Al termine della celebrazione alcune fedeli hanno preso le difese del gruppo che vive da tempo ad Aulla: i “Discepoli dell’Annunciazione”, una fondazione che è stata ufficialmente sciolta dal Vaticano.  Al centro di tutta la storia don Giglio Gilioli, 73 anni. Ad Aulla è una figura nota da tempo.

    Gli abusi al centro dell’inchiesta sarebbero avvenuti a Prato nel periodo compreso tra il 2009 al 2012. Tutto è partito dalla denuncia di due fratelli che all’epoca dei fatti erano minorenni. L’inchiesta della procura di Prato ha puntato dritto alle attività dei “Discepoli dell’Annunciazione”, fondazione creata e gestita da don Giglio Gilioli.

    “E’ un ottimo predicatore – racconta una signora – ha un modo particolare di esprimersi, si accalora durante l’omelia, ma è il suo modo di fare e di certo non mi infastidisce. Siamo davvero arrabbiati per l’accanimento che c’è stato in questi giorni”. Il gruppo di don Gilioli non è mai stato al centro di storie poco chiare negli anni. Nel tempo che sono stati ad Aulla hanno celebrato messa, confessato, benedetto le case, aiutato il parroco. Le accuse di violenza sembrano assurde a molti: “Io vengo qui da tempo – ha raccontato una ragazzi – perché mi piace il loro modo di predicare, le parole che usano e mi sono affezionata. Non credo alle accuse mosse contro di loro, secondo me è una montatura per rovinarli”.

    Al termine della messa i sacerdoti sono rientrati nella casa che si trova accanto alla chiesa e non hanno voluto commentare le vicende penali. “E’ un momento delicato – ha detto uno di loro quasi a bassa voce – preferiamo non dire nulla”. I parrocchiani sono comunque propensi a fidarsi: “Noi siamo dalla loro parte – hanno detto – speriamo che la giustizia faccia il suo corso e ci dia ragione”.

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

  • Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo sui minori. È l’accusa della procura di Prato per nove religiosi della comunità “Discepoli dell’Annunciazione” soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Secondo il quotidiano la Nazione, le presunte vittime degli abusi sono due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità. Dalla denuncia di uno di loro è nata l’inchiesta. Gli inquirenti ipotizzano che ci possano essere state altre vittime e si cercano testimonianze. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra loro c’è anche Don Giglio Giglioli, 73 anni e fondatore della comunità.

    La procura di Prato sta indagando insieme alla squadra mobile che nei giorni scorsi ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca. “Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo un dispositivo dichiarativo, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire”, ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi in merito all’inchiesta. Da quanto appreso dall’Ansa, l’indagine è scaturita da una relazione dell’ufficio dei servizi sociali del Comune di Prato alla quale poi, a inchiesta aperta, si è aggiunta la querela di un uomo che ha denunciato abusi ai suoi danni e di suo fratello quando entrambi avevano meno di 14 anni.

    Lo stesso vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, lo scorso dicembre si era recato in procura a Prato per denunciare alcuni fatti di cui era venuto a conoscenza. Si apprende dalla Diocesi pratese che nei mesi precedenti – sin dall’insediamento del vescovo Nerbini, che era avvenuto a settembre 2019 – era partita anche un’inchiesta penale canonica nei confronti di alcuni membri della ex comunità religiosa. Un ragazzo, che oggi ha più di 20 anni, ha denunciato alla diocesi pratese gli abusi sessuali di alcuni religiosi: lo ha spiegato lo stesso vescovo nel corso di una conferenza stampa. Nerbini ha anche ribadito la volontà della chiesa pratese di collaborare con le autorità civili.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/29/violenza-sessuale-di-gruppo-su-minori-indagati-a-prato-cinque-sacerdoti-un-frate-e-3-religiosi/5688449/?fbclid=IwAR31bkNowMKRMFfnB3trNUEcmL6lZrH_XHDsrcZabF9GVG7JmjgubQaVfNg

  • Prato, nove religiosi indagati per abusi su minori

    Prato, nove religiosi indagati per abusi su minori

    PRATO. Nove religiosi sospettati di abusi sessuali di gruppo. È l’ipotesi per la quale la procura di Prato ha aperto un’inchiesta che coinvolge nove religiosi dell’ex comunità ‘Discepoli dell’Annunciazione’ soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Lo riporta il quotidiano La Nazione. Presunte vittime degli abusi due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità, dalle cui dichiarazioni a distanza di anni sarebbe nata l’inchiesta. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra questi figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.

    I reati contestati dalla Procura di Prato sono violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Bei giorni scorsi la squadra mobile ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca, dove si sarebbero consumati gli abusi.

    Il vescovo di Prato, monsignore Giovanni Nerbini ha espresso piena fiducia nella magistratura. “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”, sottolinea il comunicato diffuso dalla Curia. Lo stesso vescovo lo scorso dicembre si era recato, di propria iniziativa, in Procura per riferire i fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi nei mesi scorsi.

    “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – afferma monsignor Nerbini – che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.

    La vicenda aveva avuto inizio nel giugno dello scorso anno quando all’allora vescovo di Prato, monsignore Franco Agostinelli, era stata presentata una denuncia da parte di un giovane il quale raccontava che diversi anni prima – all’epoca lui era minorenne – aveva subìto abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità in questione. Della notizia il vescovo aveva dato immediatamente comunicazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale nel settembre scorso aveva disposto la celebrazione di un processo amministrativo penale.

    Il vescovo attuale aveva così immediatamente provveduto all’apertura del procedimento – tuttora in corso – secondo le norme del diritto canonico. Senza attenderne le conclusioni, il vescovo diocesano si era recato lo scorso dicembre, di propria spontanea iniziativa presso la Procura della Repubblica di Prato. Fin da subito il vescovo aveva accolto e ascoltato il denunciante.

    Poche settimane fa la Diocesi aveva dato notizia della soppressione, voluta dalla Santa Sede, dell’associazione di fedeli “Discepoli dell’Annunciazione”: questo provvedimento, assunto dalla Congregazione vaticana per la vita religiosa prima e indipendentemente dell’avvio del procedimento penale canonico e delle indagini da parte della Procura pratese, è basato, come già reso noto, “su gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti”.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/01/29/news/vescovo_prato_abusi-247048918/

  • Sei anni per pedofilia: fa ancora il prete

    Sei anni per pedofilia: fa ancora il prete

    PALERMO
    «Esci dal sospetto. Io apro le pagine dell’infanzia. Le pagine della coscienza ancora invincibilmente immacolate. Io uccido la sfiducia in me stesso e persino nella morte». Lo scrive su un giornale online diretto da Vincenzo Noto, un sacerdote suo amico, padre Paolo Turturro, ex parroco palermitano condannato a sei anni e sei mesi per pedofilia, in tribunale, ma mai sospeso dal suo incarico ecclesiastico. Il processo è andato avanti molto lentamente: era iniziato nel 2004 e dopo la sentenza di primo grado (luglio 2009) ci sono voluti due anni e mezzo per iniziare l’appello.

    Adesso il procuratore generale Carmelo Carrara ha chiesto la conferma della pena per il presunto pedofilo. Non ha dubbi, il rappresentante dell’accusa: Turturro, prete un tempo impegnato nell’antimafia militante, è «un ministro del culto in cui albergava il mostro della pedofilia». Eppure per lui nessuna sospensione, nemmeno un intervento della chiesa sulla sua vicenda, né un provvedimento cautelare delle autorità ecclesiastiche: mentre in Austria, Canada, Baviera, Stati Uniti, ma anche in Italia, le sospensioni scattano a decine, per semplici sospetti e per indagini appena avviate, mentre il Papa chiede perdono alle vittime della pedofilia, Turturro, lontano parente dell’attore americano John, è sempre rimasto ad amministrare i sacramenti.

    Per tre anni i giudici penali lo avevano «esiliato» da Palermo, obbligandolo a risiedere fuori provincia, e lui si era stabilito a Messina. Poi la misura cautelare è venuta meno e l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia è tornato nel capoluogo dell’Isola. Non guida più la parrocchia che sta di fronte al carcere dell’Ucciardone, nei pressi del porto, e dove aveva dato vita a una serie di talvolta controverse iniziative antimafia, ma si è trasferito come rettore alla Madonna del Ponticello, nel centro storico.

    «È un cittadino come tutti gli altri – sostiene il vescovo ausiliare di Palermo, monsignor Carmelo Cuttitta – e per tutti i cittadini si presuppone l’innocenza fino alla sentenza definitiva. Le situazioni vanno valutate caso per caso». Ma la cautela e la severità della chiesa per gli scandali della pedofilia? «I giudici stanno facendo il loro lavoro e Turturro ha la possibilità di difendersi, finché non verrà accertata la sua responsabilità».

    L’imputato ha seguito di persona tutto il processo in tribunale e ora in appello anche la requisitoria e l’arringa dell’avvocato di parte civile, Paola Rubino. La difesa ha più volte puntato sulla tesi dell’accordo per fare fuori il prete antimafia che nel popolare quartiere del Borgo avrebbe dato fastidio: «Nessuna congiura», ribatte il pg Carrara, anzi tutto il contrario, con le famiglie che in alcuni casi non denunciarono e si chiusero a riccio. Molti dei 67 testi ascoltati in tribunale ritrattarono. Il magistrato chiede anche la conferma dell’interdizione dai pubblici uffici. Il quartiere si era diviso: nella scuola in cui il sacerdote insegnava e in cui venne fuori, per caso, uno dei due episodi di violenza (le vittime avevano 10 anni a testa), qualcuno ancora difende l’imputato. Ma il Borgo in generale ha girato le spalle al suo ex parroco. E pure la chiesa attende la sentenza, prevista per il 13 ottobre.

    «Padre Paolo si comporta da persona molto corretta – dice don Vincenzo Noto, già direttore del mensile cattolico Novica e oggi alla guida di un sito che porta il suo nome – continua le opere di carità e raccoglie alimenti per i poveri. Va ai mercati e glieli regalano perché conoscono lui e gli attivisti della sua associazione, “Dipingi la pace”. Il processo? Non lo so come finirà. Va avanti da tanto tempo». «Sono indignato – scrive don Turturro in un’altra riflessione scritta per www.vincenzonoto.it – su come si possa fare informazione sul dolore degli altri. Sono indignato della privacy spiaccicata su tutti i giornali. Non posso divorziare dalla parola. Non posso divorziare dall’indignazione».

  • PEDOFILIA: PG PALERMO CHIEDE 6 ANNI E 6 PER EX PARROCO ANTIMAFIA

    PEDOFILIA: PG PALERMO CHIEDE 6 ANNI E 6 PER EX PARROCO ANTIMAFIA

    Appello. Chiesta conferma condanna per don Turturro

    13:45 29 SET 2011

    (AGI) – Palermo, 29 set. – Il procuratore generale Carmelo Carrara ha chiesto alla condanna a 6 anni e 6 mesi per don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, chiesa del popolare quartiere Borgo Vecchio, di Palermo, imputato di due episodi di pedofilia. Il Pg e la parte civile hanno chiesto cosi’ la conferma della sentenza pronunciata nel luglio 2009 dalla seconda sezione del Tribunale di Palermo. Turturro, secondo l’accusa, avrebbe abusato sessualmente di due bambini che, all’epoca dei fatti, risalenti al 2000-2001, avevano 10 anni ciascuno. Il rappresenmtante dell’accusa ha smontato le tesi del “complotto”, sottolineando che fra mancate denuncie da parte dei genitori e ritrattazioni in aula di numerosi testimoni, “non si puo’ proprio parlare di un accordo diretto a far condannare il sacerdote”. Padre Turturro era impegnato sul fronte dell’antimafia e con la sua associazione “Dipingi la pace” ogni anno organizzava iniziative contro Cosa nostra e la violenza. (AGI) Pa1/Rap/Mzu

    http://www.agi.it/palermo/notizie/20110929…rroco_antimafia

    Chiesta la conferma della condanna
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    giovedì 29 settembre 2011
    13:06
    testo Aumenta testo Riduci testo

    La Procura generale di Palermo ha chiesto la conferma della condanna a sei anni e sei mesi di carcere per padre Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, imputato di due episodi di pedofilia. Il sacerdote, lontano parente dell’attore italoamericano John Turturro, fu accusato di abusi da due ragazzini minori di 14 anni che frequentavano la parrocchia. Durante il processo di primo grado, alcuni ragazzini della parrocchia, citati come testimoni del pm, avevano ritrattato le accuse fatte inizialmente contro l’imputato. Le due presunte vittime, invece, hanno sempre ribadito la loro versione. Il processo è stato rinviato al 13 ottobre per la discussione della difesa e la sentenza.

    http://www.livesicilia.it/2011/09/29/chies…lla-condanna-2/

  • Molestie su minori: giudizio immediato per il prete di Turani

    Molestie su minori: giudizio immediato per il prete di Turani

    Genova. Il processo a carico di don Giuseppe Peretti si terrà il 12 novembre a Massa Carrara. Lo ha deciso il gip genovese con decreto di giudizio immediato per lui e per gli altri quattro imputati coinvolti, un commerciante e un marocchino che avrebbero intrattenuto, dietro compenso, rapporti sessuali con le due ragazzine, di 14 e 15 anni e due romeni accusati di favoreggiamento e di sfruttamento della prostituzione. Sulla vicenda del parroco di Turani (MC), accusato di molestie nei confronti di due minorenni romene, ha indagato il pm genovese Sabrina Monteverde.

    Durante l’ incidente probatorio, davanti al gip Silvia Carpanini, le due minorenni avevano ribadito le accuse nei confronti sia del parroco che le avrebbe palpeggiate in canonica in cambio di un pò di denaro e generi di conforto, sia dell’extracomunitario e del commerciante che con entrambe avrebbero avuto rapporti sessuali sempre a pagamento. Avrebbero raccontato di essersi intrattenute anche con altre persone e che il denaro ricevuto lo avrebbero consegnato ai due romeni.

    Don Peretti, che si è sempre dichiarato innocente, era stato scarcerato nel maggio scorso, dopo la testimonianza delle due ragazzine davanti al gip, perché erano venute meno le esigenze cautelari. Non è da escludere che don Peretti, il commerciante e il marocchino chiedano un rito alternativo.

    http://www.genova24.it/2011/09/molestie-su-minori-giudizio-immediato-per-il-prete-di-turani-18832/