Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Caserta

  • Gabriele Paolini e la sua crociata antipedofila

    Gabriele Paolini e la sua crociata antipedofila

    Non so se ne avevate già discusso, ma anche il noto presenzialista paolini opera x combattere la pedofilia, visto che lui stesso fu da piccolo violentato da un prete:

    “Il sottoscritto Gabriele Paolini a 17 anni è stato vittima di un prete pedofilo. Mi ha violentato con un bastone di 22 cm messomi nel CULO!!!. Questo prete “CRIMINALE” si chiama PAOLO PELLEGRINI e grazie anche a me si è beccato ben 6 ANNI DI GALERA!!!. Il sottoscritto ha consegnato ben 56 pedofili alla Giustizia, in dieci anni!!!. Ho avuto diversi premi importanti per la mia lotta alla pedofilia. La polizia Anticrimine di Napoli mi ha conferito un riconoscimento a Caserta ed il Sindaco di Fiuggi mi ha donato una coppa ed una pergamena ringraziandomi per la mia lotta, al fine di tutelare i minori.”

    http://giustiziaintelligente.blogspot.com/…6/paladini.html

  • Caserta. Don Michele Tagliafierro, sedotto e ricattato

    Caserta. Don Michele Tagliafierro, sedotto e ricattato

    Caserta. Don Michele Tagliafierro, sedotto e ricattato


    Dal Corriere di Caserta del 28.02.2006, pag. 7 – Calunnia, l’accusa: condannate don Michele
    Il P.G. vuole la conferma della sentenza di primo grado per il parroco di San Pietro: un anno e 4 mesi.

    Il sacerdote è stato trascinato in tribunale da due immigrati che ha fatto condannare per estorsione e che lo ricattavano con alcune foto.

    CASERTA – Processo di appello per don Michele Tagliafierro, accusato di calunnia dagli uomini che lo stesso parroco accusa di estrosione. Il Procuratore Generale ha chiesto la stessa condanna di primo grado: 1 anno e 4 mesi. Il giudice di appello si è riservato.

    Il sacerdote del rione Tescione riferì di essere stato drogato e costretto ad avere rapporti con uno degli extracomunitari che, a loro volta, sono accusati di aver minacciato ed estorto 3.000 € al parroco.

    Il ricatto sarebbe nato grazie ad una foto compromettente che ritraeva don Michele. Daniel e Mihai Cocoras, accusati di estorsione ai danni del parroco, sono stati condannati a 5 anni e 8 mesi di reclusione.

    …………………..

    Gli imputati ricattarono il parroco: o venivano dati loro ingenti somme di denaro oppure i due avrebbero fatto vedere a tutti le fotografie.

    Il parroco, che ha sempre detto di essere stato drogato e di non ricordare quanto accadde il giorno in cui furono scattate le fotografie, fu denunciato per questo motivo dagli stessi imputati per calunnia e per lui ora pende un procedimento penale con rito abbreviato.

    ………………………

    La paura che tutti i fedeli, quelli che avevano sempre creduto in lui, perdessero stima e affetto, nei suoi confronti divenne più forte di qualsiasi richiesta di soldi: per questo cominciò a dare il denaro, tanto, troppo, fino a quando non vide gli imputati una sera in chiesa durante una celebrazione religiosa, sventolare le foto incriminate.

    Fu allora che il parroco si decise a chiedere aiuto e lo fece interpellando un giovane militare in servizio presso la compagnia dei carabinieri di Capua.

  • Capua. Don Pasquale Scarola condannato per pedofilia: “Volelo la mamma, non la figlia”

    Capua. Don Pasquale Scarola condannato per pedofilia: “Volelo la mamma, non la figlia”

     Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18

    IL CASO DON SCAROLA Il religioso già condannato a due mesi per pedofilia ha detto durante l’udienza civile: “telefonavo anche di notte in quell’abitazione”

    DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE – Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

    CAPUA (Tina Palomba) – “Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia”.

    Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di nove anni.

    E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua debolezza verso le donne.

    Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: “Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”. Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato anche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

    Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: “Ciao sono Pasquale” e poi tutto il resto. Insomma “roba” da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.

  • IL CASO DON SCAROLA

    IL CASO DON SCAROLA

    Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18 – DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
    Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

    CAPUA (Tina Palomba) – “Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia”.

    Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di di nove anni.

    E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua dedebolezza verso le donne.

    Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina:“Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”. Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato aanche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

    Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica Rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: “Ciao sono Pasquale” e poi tutto il resto. Insomma “roba” da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.

  • Atti osceni in luogo pubbllico, denunciato prete

    Atti osceni in luogo pubbllico, denunciato prete

    Da: “Il Corriere di Caserta” del 01.04.2006, pag. 1 e 25

    Il parroco è stato fermato dai carabinieri mentre era appartato con una 28enne alla periferia di Villa Literno
    Lo scorso giugno il 50enne venne beccato a Castelvolturno mentre palpeggiava una minorenne

    Atti osceni in luogo pubblico. Vengono denunciati a piede libero un prete di 50 anni, parroco a Sessa Aurunca, e la donna che lo accompagnava, che di anni ne ha 28.

    Accade nel tardo pomeriggio di ieri alla periferia di Villa Literno. L’uomo, un parroco locale, si era appartato con la 28enne in un campetto solitariamente frequentato da coppiette.

    Un’area isolata, ma non completamente, visto che proprio in quel frangente da quelle parti stava passando una gazzella dei carabinieri della stazione locale.

    I due, secondo la ricostruzione degli inquirenti, incuranti del fatto che quiella zona fosse un’area di transito, continuavano a scambiarsi effusioni d’amore.

    I militari, con l’imbarazzo che avviene probabilmente in questi casi, hanno deciso di intervenire.

    La coppia è stata tradotta in caserma e proprio tra una spiegazione e l’altra, di fronte alla consegna dei documenti, l’imbarazzo dei carabinieri è aumentato. L’uomo, che continuava ad asserire che non stava facendo nulla di male, è attualmente un prete.

    Non era vestito con gli abiti tipici dei parroci, ma la sua carta di identità, correlata da tanto di crocifisso e immagini sacre, parlava fin troppo chiaro.

    Entrambi sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria e poi rilasciati dagli stessi uomini della Benemerita.

    Ma a quanto pare non era nuovo a questo genere di cose il parroco sessano. Lo scorso giugno venne infatti sorpreso mentre palpeggiava una minorenne in uno stanzino a Castelvolturno.

    Una vicenda che qualche mese fa fece molto discutere l’opinione pubblica non solo per quanto riguarda la vicenda in sé, ma per ciò che concerne la delicata posizione che i parroci occupano nella società.

  • Sarebbe già al vaglio della Curia di Caserta il caso del prete reggente una parrocchia del capoluogo finito nelle grinfie (e in una foto) di un gruppo di giovanissimi rumeni a caccia di soldi per sfamarsi.

    Sarebbe già al vaglio della Curia di Caserta il caso del prete reggente una parrocchia del capoluogo finito nelle grinfie (e in una foto) di un gruppo di giovanissimi rumeni a caccia di soldi per sfamarsi.

    Sarebbe già al vaglio della Curia di Caserta il caso del prete reggente una parrocchia del capoluogo finito nelle grinfie (e in una foto) di un gruppo di giovanissimi rumeni a caccia di soldi per sfamarsi.

    Ruota tutto attorno ad una fotografia che testimonierebbe un incontro a luci rosse tra un prete ed alcuni giovani rumeni l’inchiesta che ha portato all’arresto, venerdi scorso, di quattro immigrati della Romania tutti fra i 20 e i 22 anni […] Altri due, sono attivamente ricercati e sarebbero gli autori della tentata estorsione ai danni del sacerdote, il parroco M.T. che regge una parrocchia del capoluogo.

    Quest’ultimo avrebbe denunciato i due giovani che qualche giorno prima si erano presentati in chiesa chiedendo un aiuto economico e da mangiare: successivamente si sarebbero invece rivelati i suoi ricattatori. La foto, stando alla versione del sacerdote, sarebbe stata scattata da uno dei due giovani mentre il sacerdote si trovava sotto l’effetto di un narcotico somministrato dai suoi aguzzini. Per il loro silenzio, avrebbero chiesto al prete una consistente somma di danaro […]
    Nella rete sono finiti anche altri due rumeni che erano scesi dal treno per incontrarsi con i due connazionali e che si sarebbero dichiarati estranei alla vicenda. Gli altri due, invece, avrebbero ammesso di essere stati incaricati da due conoscenti a portare in stazione una busta contenente la prova del ricatto.
    (da CasertaSette 24-09-04)

     

  • Caserta – Titolare dell’indagine è il pubblico ministero Donato Ceglie

    Caserta – Titolare dell’indagine è il pubblico ministero Donato Ceglie

    Caserta – Titolare dell’indagine è il pubblico ministero Donato Ceglie che ha indagato un centinaio di persone tra cui professionisti, avvocati, studenti.

    Nel registro degli indagati risulta iscritto anche il nominativo di un sacerdote di Alife, nel Casertano… La procura di Santa Maria Capua Vetere ha ordinato nei giorni scorsi decine di perquisizioni, trovando, secondo quanto si è appreso, riscontro in merito all’acquisto di materiale pedopornografico tramite un sito internet.

    Tra le perquisizioni effettuate c’e’ anche quella fatta in una casa discografica di Rieti, che, secondo gli investigatori sarebbe una sorta di ‘crocevia’ del traffico di materiale pedopornografico. (da Ansa, 8 luglio 2004).

    8 luglio 2004 http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html

  • Arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola. Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano

    Arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola. Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano

    Il 30 dicembre 2002 vengono arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola per il reato di divulagazione di materiale pedopornografico via internet.

    Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano al quale sono state sequestrate diverse immagini pedopornografiche – http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html

    8 gennaio 2003. Bari – La procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari ha inviato una lettera alla curia arcivescovile di Milano nella quale comunica di aver eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del parroco della provincia di Milano G.C., di 37 anni, arrestato assieme ad altre sei persone il 30 dicembre scorso nell’ ambito di un’ inchiesta sulla pedofilia via Internet.

    http://albamontori.blogspot.com/2007_04_23_archive.html http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea

    Prete pedofilo col computer della sagrestia
    Repubblica — 31 dicembre 2002 pagina 6 sezione: BARI
    Dal computer della sagrestia inviava in tutta Italia foto oscene di bambini. «Carpe diem» così si faceva chiamare il prete pedofilo, che scambiava foto a luci rosse nella rete, e che ieri è stato arrestato dalla polizia postale di Bari. è un parroco della provincia di Milano e di lui si sa solo il nick-name, il soprannome in codice che usava nelle chat per accalappiare i clienti e smerciare le foto proibite. Da ieri è agli arresti domiciliari, ma sulla sua identità c’ è il più assoluto riserbo. L’ Arcidiocesi di Milano ha, però, chiarito che «il sacerdote coinvolto non risulta essere della Diocesi milanese». La polizia ha trovato sul computer dell’ insospettabile «cyberpedofilo» centinaia di immagini pedopornografiche, tutte catalogate per nazionalità e tipologia e immesse in rete tramite una sorta di mercato telematico, basato sul baratto. Oltre al prete la Polizia ha arrestato altre sei persone a Caserta, Lucca, Avellino, Sassari, Chieti: uomini tra i 24 e i 34 anni, quasi tutti professionisti e studenti. Una settima persona, raggiunta dal provvedimento di custodia cautelare risulta al momento irreperibile. Si sa solo che è un pugliese. I sei arrestati sono agli arresti domiciliari, ma anche esiliati dal mondo della rete, un mondo virtuale dove hanno commesso un reato punito dalla legge “reale”: divulgazione di materiale pedopornografico. Rischiano da uno a cinque anni di carcere e cinquemila euro di multa. A tutti è stato proibito categoricamente dal gip di Bari, Maria Mitola, di utilizzare telefoni, cellulari e computer. Durante le indagini, coordinate dal pm, Desirè Digeronimo, la polizia ha sequestrato un archivio di oltre 5.800 immagini proibite di bambini. Tutto è partito da delle segnalazioni di cittadini baresi, che, nella primavera del 2001, navigando in Internet si sono imbattuti in siti “sospetti” e hanno fatto denuncia alla Polizia postale. Alcuni agenti si sono infiltrati su diverse «chat line» e durante i contatti si sono fatti inviare dagli indagati «file» di immagini che ritraevano minorenni coinvolti in rapporti sessuali. Insieme con gli arresti il magistrato ha fatto notificare una decina di avvisi di conclusione delle indagini emessi nei confronti di altrettanti indagati a piede libero accusati anche loro di divulgazione di materiale pornografico attraverso internet. A differenza degli arrestati nella disponibilità degli indagati in stato di libertà non sono state trovati archivi di immagini pedopornografiche: a loro viene solo contestato di aver scaricato e diffuso via Internet il materiale. Anche a loro è stata sequestrata tutta l’ apparecchiatura informatica con la quale sono stati scambiati i file incriminati. – CRISTINA ZAGARIA

    (Ansa, 8 gennaio 2003). http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…a_010prete.html

  • Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignor Scotti (1889)

    Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignor Scotti (1889)

    a cura di Armando Pepe

    Pagina principale di riferimento: Documenti sulla Diocesi di Alife in età moderna e contemporanea

    ABBREVIAZIONI

    ASCe= Archivio di Stato di Caserta

    ASCe, Prefettura Gabinetto (1° Versamento), busta 52, fascicolo 622 “Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignore Scotti”

    Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignore Scotti

    Piedimonte d’Alife, 29 dicembre 1889

    Regia Sotto-Prefettura di Piedimonte d’Alife
    Oggetto: Vescovo di Piedimonte d’Alife

    Illustrissimo signor Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli

    In risposta alla pregevole nota di V. S. Illustrissima del 22 c. m. N° 34577, mi pregio dichiararle quanto appresso:

    1° È purtroppo vero che l’Ordinario di questa Diocesi Monsignor [Antonio] Scotti tiene un contegno di vita e di rapporti col suo clero non rispondente ai bisogni religiosi ed all’Ufficio che a lui è demandato; infatti egli vive completamente isolato e riesce a tutti difficilissimo il poterlo avvicinare; se qualcuno dei Sacerdoti da lui dipendente ha la rara fortuna di essere ricevuto, il prelodato Monsignor Scotti, dopo di averlo ascoltato attentamente, senza interloquire sull’argomento del discorso, lo accomiata con le seguenti parole: “Ha qualcos’altro da dire? A rivederla”.

    2° Non si cura affatto dell’andamento delle cose della sua Diocesi, che egli lascia in completo abbandono; mi si riferisce che in alcune chiese Parrocchiali mancano gli oggetti necessari per celebrare messe.

    3° Non vi è relazione alcuna fra lui e le Autorità locali e fra lui e i principali cittadini del paese. Nel principio del corrente anno [1889] furono a visitarlo l’onorevole Senatore Principe di Piedimonte, l’onorevole Conte Gaetani, il Sottoprefetto del tempo, il Commendatore Ventriglia ed altri, ma Monsignor Scotti non si compiacque di mandar loro neanche un biglietto da visita.

    4° È vero purtroppo che nel decorso anno [1888], in occasione della Festa del Santo Patrono [2 giugno], il Vescovo si pose in urto col Sindaco, che desiderava compiere un’antica ritualità. Per protestare contro questo fatto, ricorrendo nello stesso giorno la Festa dello Statuto, si organizzò una imponentissima dimostrazione al grido di “Viva il Re, viva l’Italia”. In quell’occasione fu scongiurato qualche serio pericolo di disordine, ma fu scongiurato per i prudenti provvedimenti adottati dalle Autorità locali.

    5° Recentemente, per essersi rifiutato al pagamento del nolo di una carrozza da lui richiesto, questa cittadinanza ebbe ad assistere al poco edificante spettacolo di un giudizio intentato contro Monsignor Scotti; vi fu sentenza di condanna e conseguente precetto di pignoramento; il prelodato Monsignor Scotti si decise a pagare soltanto il giorno in cui dovevasi effettuare il detto pignoramento.

    6° Nel decorso mese di Novembre cominciò a circolare la voce pel paese che nel Seminario si commettevano atti immorali da un tal Giuseppe Maietta, Prefetto di camerata e nipote del Rettore signor Gennaro Maietta.
    Per appurare quel che vi fosse di vero nelle dicerie suddette ed anche per conoscere la causa dell’avvenuta espulsione di tre Seminaristi, diedi ordine al Delegato Capo di Pubblica Sicurezza di procedere ad una severa inchiesta.
    Dalle deposizioni raccolte è risultato che realmente il signor Maietta si è reso colpevole del reato di corruzione e di attentato al pudore. Non ho deferito il fatto all’Autorità Giudiziaria perché col nuovo Codice Penale si può contro tali reati procedere soltanto per querela di parte; e ciò è difficile ottenere.
    Monsignor Scotti dichiara che egli ignorava completamente tutto ciò che avveniva di scandaloso nel Seminario; ciò prova, se è vero quello che asserisce, quanto poco si curi delle istituzioni da lui dipendenti.

    7° Il regime del Seminario è affidato a persone incapaci, le quali per il contegno loro mantengono i giovani ricoverati in istato di permanente rivolta, provocata da scarsa vittitazione, da insufficiente insegnamento e da esagerate punizioni.
    Questo stato normale di cose mantiene in continua tensione gli animi e può essere occasione di eventuali disordini.
    Ond’è che io, facendomi interprete dei voti dell’intera cittadinanza, propongo che sia sollecitamente provveduto alla rimozione di Monsignor Scotti come Vescovo di Piedimonte d’Alife essendo tornati inutili i reclami fatti a Sua Eminenza il Cardinale di Benevento.

    Con i sensi della più perfetta considerazione
    Il Sottoprefetto Magaldi

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  • Limatola (BN). Don Jannucci stupra e mette incinta nipote 14enne, mentre Il rettore del seminario di Caserta tenta di fare abortire la ragazzina

    Limatola (BN). Don Jannucci stupra e mette incinta nipote 14enne, mentre Il rettore del seminario di Caserta tenta di fare abortire la ragazzina

    Nell’ottobre 1779 nella Curia di Caserta fu affisso l’editto concorsuale per occupare la parrocchia di Sant’Eligio in Biancano1, rimasta, nel frattempo, vacante. Il sacerdote Giovanni Jannucci, per dodici anni Prefetto del Seminario, provvide celeriter a formalizzare la sua solida candidatura:

    Il sacerdote Giovanni Jannucci della villa di Recale Diocesi di Caserta umilisismo suddito ed oratore dell’Eccellenza Vostra Reverendissima supplicando umilmente l’esporre, come essendo stato affisso l’editto per concorso della vacante chiesa Parocchiale di S. Eligio di Biancano, desidera essere ammesso tra concorrenti a detta chiesa; Ma perché il tutto sa dipendere da (altro…)