Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Catania

  • Catania, arrestato don Pio Guidolin: il prete abusava di minori cospargendoli di olio santo

    Catania, arrestato don Pio Guidolin: il prete abusava di minori cospargendoli di olio santo

    Per anni un sacerdote che operava nella parrocchia della «Santa Croce» nel popolare quartiere Villaggio Sant’Agata, alla periferia sud di Catania, avrebbe abusato di ragazzini che gli venivano affidati dalle famiglie, impaurendo quelli che non volevano sottostare ai suoi «riti», compiuti con tanto di olio santo. I carabinieri lo hanno arrestato questa mattina dopo una indagine della Procura Distrettuale di Catania: Padre Pio Guidolin è accusato di violenza sessuale aggravata su minori. Secondo le indagini il sacerdote, che è già da tempo sottoposto a provvedimenti cautelari anche da parte della Curia di Catania, sfruttava il suo ruolo e, «approfittando della condizione di particolare fragilità di diversi ragazzini (minori degli anni 14), provati da vicende personali che li avevano turbati, li aveva costretti a subire e compiere atti sessuali, cospargendoli con l’olio santo (prelevato dai locali della Chiesa), ammantando i suoi gesti di una valenza spirituale e proponendoli ai minori quali “atti purificatori”, in grado di lenire le loro sofferenze interiori», come informa una nota della procura di Catania. L’inchiesta ha accertato che uno dei ragazzini si era rifiutato di sottostare a questi «riti» e aveva rivelato gli abusi ma per questo motivo era stato isolato dalla comunità dei fedeli, molto devoti al sacerdote. Anzi, quando le voci si sono trasformate in forti sospetti da parte di alcuni genitori pronti a denunciare, padre Pio avrebbe millantato conoscenze nell’ambito della mafia, per intimorirli e farli desistere. Uno di questi genitori però è stato denunciato per favoreggiamento personale perchè, dopo che il figlio era stato sentito dagli investigatori, aveva informato dell’inchiesta il sacerdote. Padre Pio Guidolin, molto noto in città per il suo atteggiamento molto affabile e amichevole nei confronti dei fedeli, era già stato allontanato dalla sua parrocchia e trasferito dalla Curia in un’altra chiesa, a Bronte, senza alcun incarico. C’è in corso anche un processo canonico a suo carico. In primo grado, al Tribunale ecclesiastico di Catania, è stato condannato alla «riduzione in stato laicale». Adesso è in corso il processo d’appello davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede. «Una vicenda molto brutta – dice il vicario della diocesi, monsignor Salvatore Genchi – siamo molto dispiaciuti, perchè si tratta di un sacerdote e perchè ci sono dei bambini vittime. Siamo vicini a questi bambini e ai loro genitori e speriamo che la magistratura faccia luce il prima possibile». (lastampa)

  • 12 apostoli, altre sei ragazze accusano Capuana Le testimonianze in aula interrotte dalle lacrime

    12 apostoli, altre sei ragazze accusano Capuana Le testimonianze in aula interrotte dalle lacrime

    Circa cinque ore per raccogliere le rivelazioni delle presunte vittime dell’arcangelo, al vertice di quella che è stata ribattezzata come la congrega degli orrori. Attesa anche per la decisione del tribunale del riesame per tre indagati, tra cui l’ex assessore regionale Rotella. Per loro la procura di Catania ha chiesto gli arresti domiciliari.

    Fuori dall’aula la solita folla di congiunti, mentre dentro c’è sempre lui. Il 73enne Pietro Capuana, accusato di essere al vertice della cosiddetta congrega degli orrori di Aci Bonaccorsi. Trascorsa una settimana dall’ultima udienza, l’uomo, che si trova detenuto in carcere, è ritornato nel palazzo di giustizia di Catania per ascoltare le rivelazioni di altre sei testimoni. Ragazze che gli puntano il dito contro, accusandolo di avere mischiato preghiere e violenze sessuali nelle tre case utilizzate dall’associazione cattolica Cultura e ambiente. Ribattezzato «l’arcangelo» dai suoi adepti, Capuana, secondo la procura etnea, avrebbe «soddisfatto le sue pulsioni sessuali definendosi pervaso dallo Spirito santo». Un soggetto «speciale», lo definivano le sue tre collaboratrici che adesso si trovano agli arresti domiciliari, tanto da ritenerlo particolarmente «vicino a Dio».

    Le sei ragazze chiamate oggi a testimoniare, dopo le tre che si erano alternate in tribunale la scorsa settimana, hanno parlato nascoste dietro un paravento in legno, interrompendo spesso tra le lacrime le deposizioni. L’udienza, svolta a porte chiuse con l’ingresso dell’aula presidiato dai carabinieri, si è conclusa dopo quasi cinque ore e ha come obiettivo quello di raccogliere le dichiarazioni da utilizzare come prove, nonostante manchi un vero e proprio rinvio a giudizio, essendo le indagini ancora aperte.

    A denunciare tutto è stata la madre di una presunta vittima. Che nel 2016 ha deciso di recarsi dalle forze dell’ordine segnalando che la ragazza, fin da quando aveva 11 anni, sarebbe stata destinataria di abusi sessuali da parte di Capuana. Nelle carte dell’inchiesta viene tratteggiato un periodo, quello successivo alla prima denuncia, fatto di timori e difficoltà della vittima che sarebbe stata anche avvicinata da una delle componenti della setta, ricevendo rassicurazioni su quell’esperienza mistica «fatta di amore dall’alto», che la stessa collaboratrice aveva provato da giovane.

    Passaggio preliminare a una serie di lettere che le ragazze avrebbero scritto con lo scopo di scagionare il vertice dell’associazione in caso di grane giudiziarie. Una situazione in cui si sarebbero mischiate anche pressioni e paure ma che però non hanno intimorito un’altra madre, che ha deciso di denunciare fatti analoghi a quelli subiti dalla prima vittima. Inizia così l’indagine della procura che porta a ricostruire quello che gli inquirenti hanno definito «un plagio di massa, fondato su argomenti di carattere religioso».

    La vicenda giudiziaria prosegue anche sul fronte del tribunale del Riesame. Negli scorsi giorni la procura di Catania ha fatto ricorso ai giudici per ottenere la misura degli arresti domiciliari nei confronti di altri tre indagati: Mimmo Rotella, Orazio Caputo e Salvatore Torrisi. Il primo, marito dell’indagata Rosaria Giuffrida, è accusato di avere «rivelato a Katia Scarpignato (indagata pure lei, ndr) la sussistenza di indagini in corso». C’è poi la posizione di Caputo, di professione prete. L’uomo, secondo la ricostruzione dei magistrati, avrebbe violato il segreto del confessionale. Rivelando all’ex presidente dell’associazione, Torrisi, la volontà della mamma di una presunta vittima di rivolgersi agli inquirenti.

    http://catania.meridionews.it/articolo/60383/12-apostoli-altre-sei-ragazze-accusano-capuana-le-testimonianze-in-aula-interrotte-dalle-lacrime/

  • CATANIA: udienza preliminare per don Antonio Sapienza, avrebbe minacciato con un coltello e violentato un ragazzino della parrocchia

    CATANIA: udienza preliminare per don Antonio Sapienza, avrebbe minacciato con un coltello e violentato un ragazzino della parrocchia

    Si è svolta oggi presso il tribunale di Siracusa, l’udienza preliminare a carico di don Antonio Sapienza, un sacerdote 51enne della diocesi di Catania accusato di violenza sessuale ai danni di un 15enne.

    Nella vicenda è lo svolgimento dei fatti a disegnare un quadro inquietante e premeditato, che va ad aggravare l’atto della violenza sessuale. Il sacerdote, infatti, sarebbe arrivato ad usare violenza sul minore grazie ad un complice 25enne – che poi si scoprirà avere una relazione con lui – il quale aveva attirato presso la canonica lo sventurato 15enne che, successivamente, sotto la minaccia di un arma da taglio, era stato costretto a subire violenza sessuale dal sacerdote.

    Dopo la denuncia della presunta vittima alle autorità civili il sacerdote era stato sospeso dalla diocesi, tuttavia, grazie all’aiuto di alcuni colleghi, avrebbe continuato indisturbato nelle sue funzioni sacerdotali. Nel marzo del 2016 il giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco, per evitare il rischio di reiterazione del reato, aveva disposto per don Antonio Sapienza l’obbligo di dimora.

    Dalle perquisizioni ordinate dalla procura era anche emerso, oltre alla relazione con il 25enne che aveva attirato la presunta vittima in canonica, che il sacerdote era molto attivo nella frequentazione di chat e social network.

    Questa mattina, presso il Tribunale di Siracusa si è svolta l’udienza preliminare durante la quale l’Associazione Rete L’ABUSO, tramite il proprio difensore di fiducia, l’avvocata Alessia Lo Tauro, ha chiesto di potersi costituire parte civile, decisione rimandata al 6 dicembre prossimo, data in cui il gup scioglierà la riserva e deciderà per l’eventuale rinvio a giudizio dell’imputato.

    L’Ufficio di Presidenza

  • “Dodici Apostoli”, tre ragazze raccontano al giudice gli abusi del “santone”

    “Dodici Apostoli”, tre ragazze raccontano al giudice gli abusi del “santone”

    L’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta che ad Aci Catena portò all’arresto di quattro persone tra cui Pietro Alfio Capuana

    Catania – È durato quasi cinque ore il primo dei tre incidenti probatori previsti in Camera di consiglio, (Gip Anna Maria Cristaldi) dell’inchiesta “I 12 Apostoli” che il 2 febbraio scorso portò all’arresto di quattro persone e che evidenziò una serie di presunti abusi sessuali compiuti ai danni di minorenni, da Pietro Alfio Capuana, 73 anni, “guida spirituale” di una comunità laica di ispirazione cattolica finito in carcere.
    Protette da un separé, sono state ascoltate tre delle quattro ragazze (parti offese, accompagnate dall’avvocato Tommaso Tamburino) i cui interrogatori erano previsti per ieri. Le tre ragazze, due delle quali oggi appena maggiorenni, un’altra ancora minorenne, hanno raccontato quanto avrebbero subito nel tempo, rispondendo alle domande del giudice, dei due rappresentanti dell’accusa (presenti il procuratore aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli) e dei difensori degli indagati, avvocati Mario Brancato e Giada Taccia. Con l’incidente probatorio (procedura che rientra ancora nella fase d’indagine) si richiede di “formare” una prova già durante la fase delle indagini preliminari (o nell’udienza preliminare) prima che queste siano concluse e che si apra il processo; prova che successivamente, ed eventualmente, verrà portata dinnanzi al giudice o al Gup.
    Massimo riserbo sui contenuti delle dichiarazioni rese ieri dalle ragazze, non sarebbero mancati però alcuni momenti delicati e di tensione, oltre che di comprensibile imbarazzo e fuori dall’aula sarebbe volato anche qualche insulto tra chi attendeva. Presente Pietro Alfio Capuana, tutt’ora detenuto e le tre donne poste dal 2 febbraio scorso, giorno degli arresti, ai domiciliari. Si tratta di Fabiola Raciti, Katia Concetta Scarpignato e Rosaria Giuffrida, quest’ultima moglie dell’ex deputato regionale Domenico “Mimmo” Rotella, coinvolto nell’inchiesta e indagato a piede libero insieme ad altre due persone: il sacerdote Orazio Caputo, accusato di avere violato il segreto del confessionale svelando l’esistenza dell’inchiesta e Salvatore Torrisi, ex presidente della congregazione “Associazione cattolica Cultura e Ambiente”. Per loro vennero richiesti gli arresti domiciliari, respinti però dal Gip. La Procura è però ricorsa a questa decisione e la settimana prossima è prevista l’udienza sul punto al tribunale del Riesame.
    http://www.lasicilia.it/news/home/118649/tre-ragazze-raccontano-al-giudice-gli-abusi-del-santone.html
  • Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc  “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Un’ipotesi inquietante emerge dagli atti dell’inchiesta sugli abusi della setta di Aci Bonaccorsi.

    CATANIA – Un magistrato oggi in pensione sarebbe stato a conoscenza, negli anni scorsi, degli abusi che si sarebbero consumati nella setta guidata “dall’arcangelo” Pietro Capuana sotto le spoglie dell’Associazione Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi. E’ la rivelazione choc emersa nel corso delle udienze che si sono svolte davanti al Tribunale del Riesame di Catania che ieri ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro indagati: Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La Procura ha portato davanti ai giudici questo nuovo e agghiacciante elemento. Questo colpo di scena potrebbe aver influito sulla decisione dei giudici di confermare il carcere per Capuana e i domiciliari per le tre donne indagate.

    Si aggiunge un altro tratto inquietante alla delicata inchiesta che ha portato alla luce un sistema di plagi e manipolazioni ai danni di vittime innocenti. Minorenni soggiogate e costrette a consumare rapporti sessuali con il leader della Comunità di Lavina che conta 5000 adepti. Attorno all’associazione si sarebbe creato una sorta di velo di silenzio e di copertura composto da uomini che hanno ricoperto ruoli pubblici, da religiosi e forse anche da un magistrato. Un particolare da brividi. Intanto, questo muro, grazie al coraggio di alcune delle vittime, è stato abbattuto.

    Il magistrato in questione avrebbe gestito un luogo che ospitava i ritiri estivi della setta guidata da Capuana. Il magistrato sarebbe venuto a conoscenza degli abusi e non avrebbe denunciato. Secondo quanto abbiamo verificato, tra il magistrato e il gruppo “religioso” guidato da Capuana ci sono stati dei contatti, ma non risulterebbe che il togato fosse a conoscenza degli abusi.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/25/inchiesta-12-apostoli-udienza-choc-un-magistrato-sapeva-degli-abusi_429609/

  • Gli abusi e gli orrori nella setta  Fissata l’udienza al Riesame

    Gli abusi e gli orrori nella setta Fissata l’udienza al Riesame

    Le accuse della magistratura, le indagini della difesa e i retroscena.

    CATANIA – Si apre un nuovo capitolo giudiziario dell’indagine “12 Apostoli” sui presunti abusi che si sarebbero susseguiti da due decenni all’interno dell’associazione “Cultura e Ambiente” di Aci Bonaccorsi. Gli indagati saranno davanti al Tribunale del Riesame il prossimo 22 agosto. L’udienza è stata fissata a seguito del ricorso dell’avvocato Mario Brancato che assiste Pietro Alfio Capuana e dei difensori di Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La pm Laura Garufi porterà ai giudici della Libertà le testimonianze, le intercettazioni, gli esiti investigativi della delicata inchiesta condotta dalla Polizia Postale che fotografa venti anni di orrori, di plagio, di manipolazioni ai danni di ragazzine, scelte e selezionate per gratificare “l’arcangelo” Capuana. La difesa, dal canto suo, cercherà di smontare le accuse una per una. Sin dall’interrogatorio di garanzia infatti sia il 73enne che le tre donne arrestate hanno contestato gli addebiti e si sono proclamati “innocenti”.

    LE ACCUSE. Sono 50 pagine che fanno accapponare la pelle quelle dell’ordinanza firmata d Gip Francesca Cercone. I racconti delle vittime, alcune minorenni, altre oggi maggiorenni, sono vere storie dell’orrore. Ragazzine soggiogate dalla promessa “dell’amore puro”, trasformate all’occorrenza in “geishe” che avrebbero dovuto (a turno) pulire, vestire e offrire prestazioni sessuali al leader dell’associazione laica. Una di loro sarebbe stata costretta a prendere la pillola del giorno dopo per evitare una gravidanza indesiderata. Negli atti della magistratura ci sono stralci delle centinaia di lettere sequestrate dagli inquirenti in cui le “ancelle” dichiaravano il loro sentimento “all’arcangelo”. Non mancano poi le intercettazioni che hanno permesso di scoprire agli investigatori come il marito di una delle indagate, Mimmo Rotella, politico catanese ed ex assessore comunale, fosse a  conoscenza dell’inchiesta in corso. Lo avrebbe saputo perché un prete avrebbe violato il segreto confessionale. Retroscena che rendono ancora più inquietante questa pagina di cronaca giudiziaria.

    L’INDAGINE DIFENSIVA. “Noi abbiamo depositato da tempo delle indagini difensive che avevamo avviato dopo una perquisizione. E’ un processo difficile, con molti lati oscuri da chiarire e solo il tempo farà giustizia”. Queste le parole di Mario Brancato dopo l’interrogatorio di garanzia di Pietro Capuana, accusato di violenza sessuale. Il difensore ha avviato un’indagine di parte che servirebbe a confutare la ricostruzione dell’accusa. Il leader della Comunità di Lavina, che conta 5000 adepti, ha ribadito la sua innocenza e ha “risposto puntualmente a tutte spiegazioni e alle contestazioni che gli sono state mosse dal Gip Cercone”. Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del riesame l’avvocato sicuramente porrà in evidenza l’incompatibilità della detenzione carceraria con le condizioni di salute del suo assistito. “E’ una persona anziana gravemente malata – sottolinea – è un invalido al 100% che soffre di una grave forma di diabete ed è cardiopatica: le sue condizioni di salute non sono compatibili col la detenzione, in carcere rischia la vita”. Il difensore aveva già depositato una istanza di scarcerazione e in subordine la detenzione domiciliare. Le tre donne accusate di aver “convinto” le giovani vittime ad avere rapporti sessuali con Capuana hanno definito “false” le accuse nei loro confronti. E già in sede di interrogatorio di garanzia hanno fornito la loro versione dei fatti in merito alle intercettazioni contenute nel fascicolo.

    I RETROSCENA. L’inchiesta 12 Apostoli ha portato diversi strascichi, molti che esulano dalla cronaca giudiziaria. Ha dovuto dire la sua anche Daniele Capuana, figlio del “padre spirituale” accusato degli abusi sessuali. L’ex assessore provinciale è fiducioso nell’operato della magistratura, così come lo è Domenico Rotella. Candida Fassiolo, assessore alla famiglia del comune di Motta Sant’Anastasia, ha deciso di dimettersi dal suo ruolo politico dopo che sono stati pubblicati passaggi delle intercettazioni che la vedono tra le protagoniste anche se non in veste di indagata. E infine sono arrivati gli insulti, le offese e le minacce ad alcune delle vittime che hanno deciso di denunciare. Sono state accusate di essersi inventate tutto. Dalla comunità di Lavina ci sono stati molti giorni di silenzio, poi è arrivata ai media una breve nota.L’associazione sceglie di non prendere le distanze, anzi. “Il direttivo auspica che si possa arrivare presto alla verità, nella convinzione dell’estraneità degli attuali indagati”, scrivono.

    Scritto da Laura Distefano

  • Abusi nella setta, la Procura:  “Minori indotte alla prostituzione”

    Abusi nella setta, la Procura: “Minori indotte alla prostituzione”

    Soldi dopo gli abusi sessuali, ma secondo il Gip non è sufficiente per contestare il reato.

    CATANIA – L’ipotesi choc è agli atti della magistratura, c’è un apposito capo d’accusa nel procedimento sugli abusi sessuali all’interno della Setta di Lavina guidata da Pietro Capuana: l’ipotesi, contestata dalla Procura, è di induzione alla prostituzione delle minorenni.

    L’accusa scaturisce dalle testimonianze delle vittime che hanno raccontato che “quando si comportavano bene e, di regola, dopo aver intrattenuto con Capuana rapporti sessuali, venivano remunerate con piccole somme di denaro oscillanti tra 5 e 20 euro.

    IL PRIMO VERBALE – Una delle vittime ha denunciato che quando non faceva il “turno”, cioè non si concedeva al santone Capuana, veniva “rimproverata” dallo stesso “Arcangelo” e da Fabiola Raciti, “asserendo che il Signore era a conoscenza di quanto facessero e che non c’era nulla di male perché erano atti spirituali: “Se non lo facevo mi trattava male e mi faceva rimproverare da tutte le ragazze e da Fabiola Raciti, le quali mi dicevano che il Signore era a conoscenza di quello che facevamo e che erano atti spirituali”. Proprio per questo la minorenne racconta di aver trovato il coraggio per allontanarsi dalla setta. “Io mi sentivo costretta, non ne potevo più, così a ottobre 2015 mi sono allontanata, ho iniziato da quel momento a ricevere telefonate da parte di Fabiola Raciti e delle ragazze che facevano il turno per convincermi a tornare. Mi chiamavano anche di notte, un pomeriggio, dopo pochi giorni dal mio allontanamento Fabiola si è presentata sotto casa mia per convincermi a tornare. Sono quindi rientrata in turno perché non ce la facevo a reggere tutta quella pressione”. “Dopo il turno – racconta la minore ai magistrati – Capuana mi dava dei soldi, 10/20 euro, non mi diceva perché me li dava”

    IL SECONDO VERBALE – Agli atti del procedimento 12 apostoli ci sono anche i verbali della minore, di cui Livesicilia si è occupata, che ha denunciato di essere stata abusata a 11 anni e di essere stata costretta ad assumere, tra i 12 e i 13 anni, anticoncezionali e, in un caso, la pillola del giorno dopo. La minore parla delle pressioni ricevute dalle tre “donne” che attorniavano il santone. “Capuana mi condizionava – si legge nei verbali della minore – asserendo che fosse il diavolo che mi voleva portare via e questo mi dava grandi problemi perché mi metteva in crisi”. La minore cede alle pressioni quando Capuana la paragona a un camion che raccoglie spazzatura e dice alle altre ragazze: “Vedete, la spazzatura viene portata via…”. Nel meccanismo perverso e, secondo la magistratura “criminale”, alla base dei comportamenti della setta di Lavina, c’erano anche le multe: “Quando qualcuno si comportava male – racconta la minore – Capuana gli comminava una multa in denaro”. Multe anche da 1.000 euro. “Per converso – aggiunge la vittima – quando riteneva che noi ragazze ci comportavamo bene, nelle occasioni in cui stavamo con lui, ci regalava del denaro, circa 5/10 euro, che a me corrispondeva quasi sempre, dopo il rapporto sessuale, tranne quando era seccato con me”.

    INTERVIENE IL GIP – Il giudice Francesca Cercone, basandosi sugli atti giudiziari, ritiene che gli abusi sessuali scaturissero non dalla promessa o dall’aspettativa del pagamento di una cifra, ma dalla “costrizione”. Cioè gli abusi sarebbero stati “svincolati dal mercimonio della prestazione”. Le minori, anche di 10, 11 e 12 anni, accettavano di subire abusi sessuali non perché subito dopo ricevevano regalie e somme di denaro, ma perché costrette o “indotte, essendo state le vittime completamente soggiogate al volere dell’indagato grazie all’attività di plagio dello stesso posta in essere con la collaborazione delle sue fidatissime collaboratrici”.

    Per questo, il reato di induzione alla prostituzione non sarebbe fondato: sarebbe prevalente la costrizione nella determinazione degli abusi.

  • Abusi nella setta, sequestrate  765 lettere “firmate da minori”

    Abusi nella setta, sequestrate 765 lettere “firmate da minori”

    CATANIA – Settecentosessantacinque lettere con messaggi a sfondo sessuale e post-it, firmate – secondo quanto ipotizza la procura – da adolescenti “minorenni” e indirizzate al santone Piero Capuana, sono state sequestrate nell’abitazione di Rosaria Raciti, una delle tre donne arrestate all’interno della maxi inchiesta sugli abusi sessuali nella setta di Aci Bonaccorsi con 5.000 adepti. La Procura di Catania ha eseguito perquisizioni e sequestri nelle abitazioni del “santone” della setta e in quelle delle tre “sacerdotesse”. Le abusate avrebbero età compresa tra i 10 e i 17 anni e la magistratura sta cercando di comprendere quale sia il reale numero delle vittime in quasi 25 anni di abusi.

    Il dato inquietante, secondo le ipotesi investigative della magistratura, è che molte vittime di abusi sarebbero state invitate a scrivere una lettera “d’amore”indirizzata al santone per evitare ogni sospetto e, al momento opportuno, ricattare la vittima. Non a caso, probabilmente, Capuana custodiva le lettere in una cassetta di sicurezza, nella sua casa. La magistratura ha sequestrato “numerose lettere d’amore indirizzate al Capuana e vergate dalle minori indicate come abituali partecipanti ai turni”.

    Un dato rilevante – secondo la magistratura – che emerge dai sequestri, è la data di San Valentino del 1999 posta in calce a una lettera, fatto che testimonierebbe che gli abusi sessuali venivano commessi da più di 18 anni.

    Tra le minori che scrivono al santone, c’è anche la figlia di personaggi importanti: “Voglio fare tutto con te – scrive al santone – voglio fare il turno e voglio stare con te e vicino a te. Ti voglio proteggere sempre e mi sento me stessa quando sono con te. Ti amo da morire…”.

    Il santone avrebbe plagiato le vittime grazie anche all’opera di persuasione portata avanti dalle tre donne finite ai domiciliari.

    In questo momento gli inquirenti stanno verificando quale sia il reale numero delle vittime e se a ciascuna vittima corrisponda una lettera a sfondo sessuale scritta al santone. La parte più corposa del sequestro è avvenuta nella casa di Rosaria Raciti, altra donna arrestata. Si tratta di “765 lettere a firma di nomi femminili – scrivono gli inquirenti – e numerosi post-it, scritti dalle ragazze e sottoscritti verosimilmente per ricevuta dalla stessa Raciti, recanti frasi d’amore e passione per il Capuana, in cui viene espressamente attestata la volontà delle minori di fare l’amore con l’uomo”.

    “Farò l’amore con te – scrive una minore in una lettera controfirmata dalla sacerdotessa – così il mio cuore sarà più libero e pieno di purezza e felicità”.

    Ci sono anche due coniugi che autorizzano per iscritto la figlia “a frequentare l’abitazione del Capuana e della moglie, declinando ogni responsabilità sugli stessi”. Si tratta di un “rinvenimento – scrivono gli inquirenti – particolarmente significativo perché riscontra pienamente le dichiarazioni rese dalla stessa donna al magistrato: “Ricordo – si legge nel verbale – che Cettina, la moglie di Teodoro, mi fece firmare un foglio dove io dichiaravo di essere a conoscenza che trascorreva del tempo a casa del Capuana, anche insieme alla di lui moglie Giusy”.

    Le indagini sono condotte dalla polizia postale sotto il coordinamento del Pm Marisa Scavo e del procuratore Capo Carmelo Zuccaro.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/05/abusi-nella-setta-sequestrate-765-lettere-firmate-da-minori_427636/

  • Abusi su minori, Mons Raspanti  costituisce commissione interna

    Abusi su minori, Mons Raspanti costituisce commissione interna

    L’istituzione del Vescovo di Acireale per “contribuire alla verità dei fatti”, in merito all’operazione “12 apostoli”. Condanna per chi disorienta i fedeli spacciando per religioso ciò che è perverso.

    ACIREALE (CATANIA) – “Per contribuire alla verità dei fatti” il Vescovo di Acireale Mons. Antonino Raspanti ha costituito una Commissione interna su quanto emerso dall’operazione della Polizia Postale di Catania, coordinata dalla Procura distrettuale etnea, su una comunità di circa 5.000 adepti fondata da un sacerdote deceduto, che il 2 agosto scorso ha portato all’arresto di quattro persone con l’accusa di atti di violenza sessuale commessi su minorenni all’interno di una congregazione religiosa, ‘giustificando’ gli abusi come azioni mistiche spirituali.

    Lo afferma la Diocesi in una nota a firma del direttore Don Marco Catalano nella quale si aggiunge che “quanti ritengono di essere a conoscenza di elementi utili, potranno rilasciare alla Commissione la propria dichiarazione o testimonianza concordandone le modalità scrivendo ad una delle seguentie-mail: vicariogenerale@diocesiacireale.it – cancelliere@diocesiacireale.it.

    La commissione, presieduta dal Vicario generale Mons.Giovanni Mammino, “avrà tra l’altro il compito di raccogliere elementi utili a fare chiarezza sulla eventuale violazione del sigillo sacramentale e su tutto ciò che concerne la materia ecclesiale, morale e dottrinale dei fatti occorsi attorno all’Associazione Cattolica Cultura ed Ambiente, così da tutelare tutti quei fedeli che hanno subìto un torto o sono stati lesi nei propri diritti”.

    “A seguito dei nuovi, raccapriccianti dettagli appresi dai media in merito all’inchiesta sulla ‘Associazione Cattolica Cultura ed Ambiente’ di Lavina in Bonaccorsi – sottolinea la nota – la Diocesi di Acireale ribadisce che la natura dell’Associazione in questione è civile, condanna ogni forma di ambiguità tesa a disorientare i fedeli su ciò che può essere definito religioso e ciò che invece appartiene alla sfera della perversione ed esprime ancora una volta dolore e solidarietà verso tutte le vittime, sia in quanto abusate, sia in quanto gravemente ingannate ed offese”.

    “Come previsto dal Codice di diritto canonico al can. 1399 – continua la nota – quanti si macchiano di gravi crimini e danno occasione di scandalo incorrono in pesanti pene canoniche quali l’esclusione dai sacramenti”.

    “Ribadendo piena fiducia nel lavoro della Magistratura – conclude la nota – si auspica che si possa giungere nel minor tempo possibile all’accertamento di ogni responsabilità”.

  • Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

    Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

    Il racconto dettagliato dei presunti abusi subiti dalle ragazzine, i particolari disturbanti sui probabili plagi messi in atto dalle donne della Comunità di Lavina e dal suo capo, Pietro Capuana, sono il fulcro dell’inchiesta ’12 apostoli’. Le intercettazioni e i verbali delle sei vittime che hanno deciso di collaborare con la polizia, mettono in luce quella che i magistrati inquirenti indentificano come una vera e propria associazione a delinquere. Finalizzata, sostanzialmente, al soddisfacimento degli appetiti sessuali dell’anziano leader e sedicente arcangelo, ritenuto figura di contatto tra Dio e gli uomini dai cinquemila adepti dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente.

    Una ricostruzione, quella prettamente religiosa, che potrebbe di per sé bastare a spiegare la pressione psicologica sulle ragazzine, ma che tuttavia appare troppo semplicistica per comprendere a fondo l’organizzazione della comunità come una sorta di azienda, l’organizzazione scientifica dei cosiddetti “turni“, le sanzioni comminate alle famiglie. Ma soprattutto, il sequestro di una somma di denaro, 67mila euro in contanti, nell’abitazione di Rosaria Giuffrida, una dei dodici apostoli e moglie dell’ex assessore regionale Mimmo Rotella. 

    Proprio da lui, intercettato dalle forze dell’ordine, e per questo indagato per favoreggiamento, partono i dubbi sulla reale entità della faccenda. In una conversazione telefonica con Katia Scarpignato, una delle tre donne indagate, il politico rivela di essere a conoscenza dell’indagine in corso e la avverte: ”Ci sono due aspetti che vengono richiamati…potremmo avere la pedofilia e …l’aspetto economico….”, e ormai sicuro sull’ineluttabilità della vicenda, spiega: “Mi hanno detto anche che ci puoi levare mano…deve per forza procedere, stavolta non c’è la possibilità che si nasconde…ti ripeto non c’è niente da fare…”. Oltre a destare particolare inquietudine la locuzione “stavolta“, supponendo quindi che ci siano state altre volte in cui i fatti siano stati occultati, il politico parla chiaramente di un aspetto economico. Ma quale?

    Prima di rispondere a questa domanda, bisogna ricordare che oltre a essere una comunità religiosa, l’Acca è un’associazione con sede legale a Motta Sant’Anastasia, regolarmente iscritta al Registro delle imprese. Come attività principali, oltre a “favorire la crescita religiosa e spirituale dei propri membri”, l’associazione si occupa di “coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo“, “coltivazione di uva” e “coltivazione di frutti oleosi“. Insomma è attiva nella produzione e commercializzazione di uva, pomodori, olive e altro genere di frutta. Vicepresidente dell’associazione è l’ormai ex assessore di Motta Sant’Anastasia Candida Fassiolo, non indagata e ancora oggi consigliere comunale, e all’interno del consiglio direttivo è possibile leggere, tra gli altri, il nome di Rosaria Giuffrida.

    Proprio in relazione a questa sfaccettatura, per provare a capire di quali “aspetti economici” parla Rotella intercettato, si potrebbe far riferimento a una frase quasi nascosta tra i racconti degli abusi, pronunciata da una delle vittime durante un colloquio con i magistrati. La ragazza, oggi maggiorenne, parla delle motivazioni che l’hanno convinta a lasciare la comunità dicendo di essere stanca di subire le vessazioni di Pietro “gli obblighi cui ero sottoposta, e i lavori nei campi, oppure la frequenza obbligatoria della comunità”. Quella di cui si parla è solo un’ipotesi, non confermata attualmente da nessun tipo di indagine. Una cosa però è certa: a preoccupare Rotella, oltre alle questioni legate alle ragazze, sono “i soldi“.

    Ancora una volta, in un’altra occasione, parlando al telefono con Scarpignato, le spiega che a rivelargli la natura dell’indagine è stato il sacerdote cattolico Orazio Caputo, anch’egli indagato per favoreggiamento. Il prete avrebbe detto al politico che a far partire il tutto sarebbe stato un esposto in Procura: “Ho saputo…di vicende che tu puoi immaginare quali possono essere – spiega Rotella alla Scarpignato – …oltre agli effetti economici…io sono molto preoccupato“.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/inchiesta-12-apostoli-capuana-setta-pedofilia-azienda-9-agosto-2017.html