Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    Francesco Zanardi – “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” il rimprovero al Papa

    Lo scorso giovedì la conferenza a Roma, organizzata da ECA Global e Rete L’ABUSO, pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo.

    Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro”.

    Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo l’osservatorio permanente dell’unica Associazione italiana – Rete L’ABUSO, che il giorno prima ha incontrato il Presidente della CEI Matteo Zuppi – si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa.

    Hanno messo in evidenza quelli che descrivono come i quattro peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.

    I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono:
    Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
    Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli
    Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del CDF
    Il cardinale Mario Delpini di Milano

    “Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra. La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.

    Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.


    Federica Tourn – Sarà processato l’ex cappellano militare che aveva abusato per anni di un bambino

    L’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo – originario di Francofonte (in provincia di Siracusa) – accusato di violenze sessuali su minore, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Una decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Siracusa Andrea Migneco per il 67enne che è stato denunciato da un ragazzo oggi 23enne, il quale ha raccontato di avere subìto abusi da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età.

    Il gup ha ammesso l’audizione della badante dell’ex cappellano e di monsignor Abruzzese, il cardinale che avrebbe ospitato per anni il giovane che ha denunciato il sacerdote. Su richiesta della parte civile – rappresentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – è stata invece rigettata la richiesta di audizione di Felipe Perfetti, direttore del blog Silere non possum. Un portale di informazione che si occupa dell’attività del Papa, della Santa sede e della Chiesa cattolica. Il giudice per l’udienza preliminare, inoltre, si è riservato sull’acquisizione di alcuni verbali del processo ecclesiastico nel quale Cunsolo è già stato rinviato a giudizio. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato a celebrare la messa nella chiesa madre di Francofonte, pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua», ha raccontato la vittima, parlando di violenze che sarebbero continuate per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente, ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma una situazione che sarebbe dipesa dal legame e dalla frequentazione con il prete. Orfano di padre, dopo il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, dai nove anni, il giovane è andato a vivere con la nonna anziana e malata insieme al fratello disabile. Ha cominciato a frequentare la parrocchia e si è legato a Cunsolo. Nel corso dell’incidente probatorio, il ragazzo ha raccontato che il prete lo avrebbe avvicinato per la prima volta mentre era di ritorno dal cimitero, dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre.

    A denunciare tutto alla squadra mobile di Siracusa, accompagnato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il giovane si sarebbe convinto dopo essere venuto a conoscenza della vicenda del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna, quando era minorenne, da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che a marzo è stato condannato per quei fatti. Anche in quel caso ad assistere la vittima è l’avvocata Parasiliti Molica; lo stesso è anche il legale difensore dei due preti, Antonino Lizio, che prima della carriera in giurisprudenza ha vestito l’abito talare. La prossima udienza è già stata fissata per martedì 25 giugno.

    Fonte Meridionews


    Ludovica Eugenio – Chiara Griffini presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori

    Nell’ambito della 79ª Assemblea generale della Cei, il Consiglio episcopale permanente ha provveduto ieri a diverse nomine tra le quali quelle di Chiara Griffini (Lodi) come presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori. Griffini succede in questo ruolo all’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che lo ha diretto nei suoi primi cinque anni. La scelta di una donna, laica consacrata, ha richiesto una modifica agli Statuti dell’organismo.

    Chiara Griffini è un personaggio totalmente interno alla Cei. Già membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale, psicologa, ha coordinato il progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII (alla quale appartiene), il CSI, Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna».

    Sottolineando la rilevanza della scelta di una donna per questo incarico, il card. Zuppi, presidente della CEI, ha curiosamente definito Griffini «non telecomandata». “È una psicologa, una professionista seria”, ha detto. «Continuerà ad impegnarsi su un tema che sappiamo quanto ha ferito le vittime e fatto male alla Chiesa”.

    A sbandierare la presunta pionieristica novità della scelta di una donna è stato mons. Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei: “Il fatto che alla presidenza del Servizio nazionale per la tutela dei minori ci sia una donna, e non un vescovo, non è un fatto secondario”, ha detto: “È stato appositamente cambiato lo statuto, è un segnale di assoluto interesse. Neppure in altre Conferenze episcopali c’è una figura di questo rilievo”. Questo non corrisponde al vero. In Francia, a capo del Servizio Nazionale per la Protezione dei Minori è Ségolaine Moog, laica, e ben dal 2016. Nella Conferenza episcopale irlandese c’è Teresa Devlin, Chief Executive Officer del Servizio minori, e se parliamo di ruoli apicali nelle Conferenze episcopali, c’è Beate Gilles, segretaria nazionale dei vescovi tedeschi, dal 2021.


    Federico Tulli – Non solo Spotlight

    In tanti conosciamo la sconcertante vicenda di pedoflia scoperta dal Boston globe tra la fine del 2001 e il 2002 – e magistralmente ricostruita nel film Spotlight – ma pochi ricordano in quale contesto si sviluppò. Si tende quindi a credere che quello che accadde nella diocesi di Boston fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Nulla di più lontano dalla realtà.

    Già prima della metà del 2001 – cioè quasi sei mesi prima del primo articolo di Spotlight che risale al 10 settembre 2001 – dagli Stati Uniti giungevano segnali evidenti che le fondamenta della Chiesa americana cominciavano a scricchiolare pericolosamente.

    Il 30 aprile 2001 Giovanni Paolo II interviene sul problema dei preti pedofili con il Motu proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”, e poche settimane dopo, il 21 maggio, con l’autorizzazione del De delictis gravioribus firmato dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e dal suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger intima ai vescovi di essere tempestivamente informato delle accuse di pedofilia contro i sacerdoti e li esorta a svolgere indagini, anche di fronte a un semplice sospetto. Nulla deve trapelare se non a procedimenti conclusi, che possono durare però anche decine di anni. Sulla base di queste disposizioni, che rinnovano espressamente quanto stabilito nel Crimen sollicitationis di Giovanni XXIII, un anno dopo il 23 aprile 2002 i tredici cardinali statunitensi entrano in Vaticano al cospetto di Giovanni Paolo II. Il pontefice definisce la pedofilia «un crimine» e «un peccato» dicendo che non c’è «posto nel sacerdozio» per chi potrebbe far male ai bambini. Le stesse parole saranno rivolte dal suo successore nel 2010 ai vescovi d’Irlanda. Siamo nel pieno della bufera sollevata dalle inchieste di Spotlight del Boston Globe che porteranno a fine anno alle dimissioni del cardinale Law.

    Le conclusioni di quella riunione ispirano i 252 vescovi statunitensi che il 26 giugno 2002 approvano lo Statuto dei vescovi per la protezione dei bambini e dei giovani, in cui si prevede che i preti che sono stati o che saranno coinvolti in casi di pedofilia non potranno più avere contatti con i fedeli, quindi celebrare messa o insegnare catechismo. Non passa, però, la linea della “tolleranza zero”, quella della sospensione automatica “a divinis” di chi è coinvolto negli scandali e quella di chi propone di trattare tutti gli stessi casi allo stesso modo. Compresi quelli relativi ad accuse che si riferiscono a venti o trent’anni prima (come nel caso della gran parte delle vicende denunciate in quei mesi negli Usa in seguito all’inchiesta del Boston globe) e che colpiscono un prete che nel frattempo si è rivelato «cambiato e innocuo». Contro la tolleranza zero e a favore di «un invito alla prudenza» spingono soprattutto due figure carismatiche: gli arcivescovi di New York e Chicago, Edward Egan e Francis George.

    Per inciso, due anni dopo, il 27 febbraio 2004 il National Review Board (NRB), il gruppo di controllo di laici insediato dalla Conferenza episcopale americana, accuserà Egan di «aver chiuso gli occhi davanti a evidenti casi di pedofilia». Analoga accusa riceverà nel gennaio del 2006, sempre dal NRB, Francis George, per essersi rifiutato di rimuovere il reverendo Daniel McCormack quando già a ottobre 2005 questi era finito sotto inchiesta per pedofilia. In seguito si scoprirà che McCormack aveva violentato una sua alunna di dodici anni fino a dicembre di quell’anno. Nel 2007 George fu nominato a capo della Conferenza episcopale americana.

    Torniamo al 2002 e allo Statuto dei vescovi di Dallas. Bisognerà attendere quattro mesi prima che il Vaticano si pronunci sul documento. Il verdetto viene emesso il 18 ottobre ed è negativo. Le norme sono da riscrivere perché non si conciliano con il diritto canonico. La bocciatura della Santa Sede porta la firma dal cardinale Giovanni Battista Re in qualità di prefetto della Congregazione per i vescovi. Il testo è lungo meno di due pagine ed è suddiviso in due parti: in primo luogo vi si esprime solidarietà e comprensione verso i vescovi e i sacerdoti «onesti» degli Stati Uniti; dopo di che si fa presente che le norme proposte dai vescovi degli Stati Uniti in alcuni punti non superano l’esame della “recognitio”, ossia il riconoscimento di compatibilità con il diritto della Chiesa. Alle vittime degli abusi e alle loro famiglie spettano appena una decina di parole. Mentre i loro carnefici, secondo il prelato, dopo tutto non sono poi così tanti.

    Un mese dopo, l’11 novembre, la grande opera di mediazione condotta dal cardinale Francis George porterà i suoi frutti. Il documento di Dallas, revisionato nelle parti fondamentali, viene presentato alla Conferenza episcopale americana, in un incontro a Washington.

    Il 16 dicembre 2002 la Santa Sede approva dunque il nuovo testo all’insegna della “tolleranza soft”. Le Norme essenziali sulle politiche diocesane ed eparchiali di fronte ai casi di abuso sessuale sui minori da parte di preti e diaconi divengono vincolanti in tutte le diocesi degli Stati Uniti. Con l’introduzione della prescrizione la carriera ecclesiastica di migliaia di preti viene messa al riparo da brutte sorprese. Il resto lo fa la lungaggine dei processi. Il ruolo del cardinale George in questo delicato passaggio sarà riconosciuto nel novembre del 2007 da papa Ratzinger che lo nomina presidente della Conferenza episcopale statunitense. Dal canto suo, il cardinale Re conferma che la “recognitio” vale per due anni, cioè per il tempo stabilito dai presuli per valutare l’efficacia e validità delle norme. Per la Chiesa, non solo americana, saranno due anni lunghissimi.

    Il 2002 finisce così. La Santa Sede appare tutto fuorché determinata a fare luce sul passato e gettare le basi per un diverso futuro. Inoltre, non è bastato che già a giugno un’inchiesta del quotidiano “Dallas Morning News” avesse rilevato che almeno 111 vescovi cattolici Usa avevano protetto preti o monaci pedofili. E nemmeno che tra questi ci fossero gli otto cardinali a capo delle arcidiocesi americane. Addirittura, nonostante le pressioni e lo sconcerto dell’opinione pubblica, bisogna aspettare il 13 dicembre 2002 per vedere accettate le dimissioni del cardinale Law da Giovanni Paolo II, a norma del canone 401 paragrafo 2 del diritto canonico, che fa riferimento a motivi di salute o ad altre cause che impediscono il normale proseguimento del lavoro di un vescovo. Law come è noto sarà trasferito a Roma per fare l’arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, e qui “serenamente” muore nel 2017.

  • I vescovi italiani incontrano le vittime degli abusi mentre i sopravvissuti svelano la memoria

    I vescovi italiani incontrano le vittime degli abusi mentre i sopravvissuti svelano la memoria

    ROMA – All’inizio di questa settimana la leadership della Conferenza episcopale italiana ha incontrato un gruppo di sopravvissuti agli abusi clericali e i loro familiari, pochi giorni dopo che il più grande gruppo di difesa delle vittime del Paese aveva inaugurato una nuova memoria.

    In una dichiarazione del 27 febbraio, il cardinale italiano Matteo Zuppi di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), ha affermato: “La voce di coloro che hanno subito abusi rimane essenziale per aiutarci a comprendere in profondità il dolore vissuto dalle vittime e le loro famiglie e le loro ferite, per entrare in autentica comunione con coloro che hanno sofferto”.

    Ascoltare i sopravvissuti è essenziale anche per capire cosa ci si aspetta dalla Chiesa, ha detto, chiedendosi: “cosa è mancato? Cosa si può fare per migliorare?”

    “È anche dalla risposta a queste domande che il percorso di prevenzione e protezione può progredire ogni giorno con passi significativi e significativi”, ha affermato.

    Zuppi ha incontrato nella mattinata il gruppo dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime insieme a mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, segretario generale della Cei, e mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori.

    L’incontro di martedì, durato circa tre ore, è stato caratterizzato da “un ascolto attivo in cui, nella condivisione e nel dialogo, sono stati valorizzati quegli elementi necessari e sostanziali che possono e devono essere inseriti, migliorati e rafforzati per una prevenzione sempre più efficace e per una ancora più calorosa accoglienza”. evidenziato”.

    Fa seguito a una conversazione simile tenutasi nel maggio scorso, alla quale hanno partecipato anche Zuppi, Baturi e Ghizzoni, oltre ai sopravvissuti, ai loro familiari e agli operatori pastorali impegnati in attività ecclesiali sia nel recente che nel lontano passato.

    Vincenzo Corrado, portavoce della CEI, lo scorso maggio ha affermato che questi incontri hanno segnato un momento importante per le vittime per condividere le loro storie e il loro desiderio di aiutare la Chiesa a garantire “che questi episodi non si ripetano” e che gli enti e le istituzioni della Chiesa siano migliori. in grado di proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili.

    “L’ascolto e l’accoglienza delle vittime costituisce una linea di azione importante per la Chiesa”, ha affermato Corrado.

    Tuttavia, nonostante gli sforzi della CEI per incontrare i sopravvissuti, la Chiesa italiana è stata ampiamente condannata dalle vittime e dai gruppi di pressione per non aver fatto di più per affrontare la questione a livello nazionale e per risarcire le vittime.

    Nel novembre 2022, la CEI ha pubblicato il suo primo rapporto in assoluto sugli sforzi di salvaguardia nazionale, rivelando quasi 100 vecchi e nuovi casi documentati nei due anni precedenti, ma condividendo pochi dettagli su questi incidenti.

    Il rapporto, che riguardava i casi identificati nel periodo 2020-2021, ha rilevato che erano state presentate 89 denunce contro 68 presunti autori di abusi.

    Poco più della metà di questi 89 casi riguardavano abusi recenti o attuali, un numero che molti osservatori considerano un numero significativamente elevato, dato che queste denunce sono state presentate attraverso centri di ascolto gestiti da diocesani, istituiti nelle diocesi di tutta Italia allo scopo specifico di ricevere segnalazioni di abusi.

    Baturi all’epoca aveva detto che negli archivi vaticani del Dicastero della Dottrina della Fede sono custoditi anche 613 fascicoli provenienti da diocesi italiane contenenti denunce di abusi risalenti al 2000.

    A parte alcuni parametri generici sulla forma di abuso, sull’età e sul sesso sia degli abusatori che delle vittime nel rapporto 2022 della CEI, non sono stati forniti altri dettagli sui sacerdoti o sulle persone coinvolte, e nessuna informazione è stata fornita se si tratti di procedimenti civili o canonici. era stato avviato, o quale sarebbe stato l’esito di tali procedimenti, se fossero stati avviati.

    Per mesi prima della pubblicazione del rapporto, una rete di gruppi di difesa dei sopravvissuti, uniti sotto l’hashtag sui social media #ItaliaChurchToo, stava spingendo la CEI a fare un’analisi più approfondita, come hanno fatto altri paesi in tutta Europa e in Occidente.

    Paesi come Stati Uniti, Irlanda, Germania, Francia, Spagna e Portogallo hanno incaricato terzi indipendenti di condurre un’indagine nazionale sugli abusi risalenti a decenni fa, pubblicando rapporti che spesso contengono numeri schiaccianti sia di autori che di vittime, ma l’Italia deve ancora farlo. fare una simile indagine.

    Mentre anche le diocesi di molti altri Paesi hanno iniziato a pubblicare i nomi dei sacerdoti accusati credibilmente di abusi nella loro giurisdizione ecclesiastica, nessuna diocesi italiana ha ancora fatto questo passo.

    In una dichiarazione successiva alla pubblicazione del rapporto 2022, Francesco Zanardi, che ha fondato e dirige la principale associazione italiana delle vittime, Rete L’Abuso , ha definito il periodo di due anni del rapporto “uno scherzo”.

    “Sessantotto autori di abusi in soli due anni indicano che c’è un problema, ma i tempi del rapporto sono una barzelletta ed escludono un mucchio di cifre”, ha detto Zanardi, definendo il rapporto “vergognosamente inadeguato”.

    Zanardi, che ha affermato di essere lui stesso vittima di abusi clericali, non è intervenuto sull’ultimo incontro della CEI con i sopravvissuti agli abusi, ma il 24 febbraio ha inaugurato un nuovo memoriale, una panchina viola, in onore dei sopravvissuti agli abusi clericali nella città italiana di Savona.

    I funzionari civici locali si sono uniti alla cerimonia di inaugurazione, segnando l’installazione della prima di quella che dovrebbe essere una serie di panchine viola in tutta Italia che attireranno l’attenzione sugli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili.

    Zanardi nella cerimonia ha elogiato la città di Savona per la sua solidarietà con le vittime e i suoi sforzi per proteggere le persone a rischio, tuttavia, ha affermato che occorre fare di più.

    In un comunicato diffuso dopo l’evento, Rete L’Abuso ha affermato che una panchina viola, pur sensibilizzando, “non salva i bambini e non cura coloro che hanno subito abusi”.

    “Deve servire da simbolo per gli adulti, per la società civile, per coloro che possono o devono proteggere i minori o le persone vulnerabili, di non chiudere gli occhi, di non voltarsi dall’altra parte, ma di intervenire”, si legge nella nota.

    Rete L’Abuso ha affermato che l’Italia è ancora “molto indietro” rispetto agli altri paesi nell’agire e nell’affrontare la crisi degli abusi, affermando che le difficoltà nell’affrontare il fenomeno sono perché “ci spaventa, perché ci mette in imbarazzo, perché non Consideriamo nostro problema intervenire nei casi di violenza, dimenticando troppo spesso che noi siamo gli occhi e le orecchie di chi è in difficoltà”.

    “Siamo noi che dobbiamo tutelarci civilmente, a partire dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari, facendo prevenzione e denuncia”, afferma la rete.

    Non ci si può aspettare che le vittime lo facciano da sole, poiché spesso non hanno né le risorse né la forza per farlo, si legge nella dichiarazione, sottolineando che hanno bisogno dell’aiuto degli altri e di sapere che non sono sole.

    Il progetto della panchina viola è sponsorizzato da Rete L’Abuso , Ending Clergy Abuse Justice Project e progetto di coordinamento di Italy Church Too Italian. Si prevede che nelle prossime settimane verranno installate altre panchine in altre città d’Italia, tra cui Enna in Sicilia e Roma, tra le altre.

    Italian bishops meet with abuse victims as survivors unveil memorial

  • Pedofilia del clero, la Cei apre alla possibilità di un’inchiesta in Italia: “Obiettivo è rafforzare l’azione di tutela delle vittime”

    Pedofilia del clero, la Cei apre alla possibilità di un’inchiesta in Italia: “Obiettivo è rafforzare l’azione di tutela delle vittime”

    La Cei apre alla possibilità di un’indagine sulla pedofilia del suo clero. “In Italia – ha spiegato il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Stefano Russo – ci sono 227 diocesi e oltre 27.500 parrocchie: se faremo un’indagine, la faremo in modo attento al fatto che sia significativa rispetto ai risultati. Non ci interessa tanto puntare sulla quantità, ma puntare sulla qualità. Se ci sarà un’indagine, vogliamo che i dati siano quanto più possibile attendibili”. Il presule ha sottolineato che “stiamo facendo un lavoro molto serio per la costituzione di una rete”, precisando che “al primo posto c’è l’attenzione alle vittime”. Monsignor Russo ha aggiunto, inoltre, che l’impegno della Cei è quello di “rafforzare l’azione di tutela delle vittime. In quasi la totalità delle diocesi ci sono centri di ascolto, oltre ai referenti diocesani e a quelli regionali. Vogliamo stare accanto a tutte le vittime. Questo lavoro di approfondimento nel segno dell’attenzione alle persone e della vicinanza alla vittime non esclude che si voglia realizzare l’indagine. Vedremo se si potrà realizzare”.

    È la prima volta che la Cei apre alla possibilità di un’indagine sugli abusi del proprio clero da affidare a una commissione indipendente, così come avvenuto recentemente in Francia e Germania. La proposta era stata fatta durante l’ultima assemblea generale straordinaria della Conferenza episcopale italiana, nel novembre 2021, da monsignor Lorenzo Ghizzoni, vescovo di Ravenna-Cervia, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Ma il presule, e con lui i vertici della Cei, si erano subito scontrati contro il muro della stragrande maggioranza dell’episcopato italiano che aveva espresso il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. Formalmente l’ipotesi non era stata archiviata, ma rimandata all’assemblea generale prevista a maggio 2022 durante la quale sarà scelto il nuovo presidente della Chiesa italiana.

    Le indagini sugli abusi del clero in altri Paesi europei hanno, però, riproposto il tema anche nel dibattito della Cei. Un tema non più rinviabile dopo i dati mostruosi emersi nella recente indagine sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, in un arco temporale di 74 anni, che ha tirato in causa anche il Papa emerito Benedetto XVI nel breve periodo del suo episcopato, dal 1977 al 1981. Ratzinger è stato, infatti, accusato di negligenza in quattro casi. Accuse respinte con forza dal Papa emerito, ma che hanno riaperto una ferita che appare sempre più insanabile all’interno della Chiesa cattolica. Da qui l’accelerazione nell’episcopato italiano.

    “Circa la piaga degli abusi su minori e persone vulnerabili, – si legge nel comunicato della Cei – il Consiglio permanente ha confermato l’impegno, già espresso nella 75esima assemblea generale straordinaria, a implementare e rafforzare l’azione di tutela. La ricerca della giustizia nella verità non accetta giudizi sommari, ma si favorisce sostenendo quel cambiamento autentico promosso dalla rete dei Servizi diocesani per la tutela dei minori e dai Centri di ascolto, che vanno sempre più crescendo. Come ricordato durante l’assemblea, ‘la Chiesa vuole essere sempre accanto alle vittime, a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato’”. Il via libera all’indagine è arrivato anche dall’ex presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini: “Non penso sia irrealizzabile. Le inchieste dovrebbero essere veramente indipendenti. La Chiesa deve avere il coraggio della verità anche quando è una verità molto dolorosa. Ma deve avere anche la saggezza di non essere autolesionista, di non mettere in piedi delle macchine che in realtà lavorino contro di lei”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/27/pedofilia-del-clero-la-cei-apre-alla-possibilita-di-uninchiesta-in-italia-obiettivo-e-rafforzare-lazione-di-tutela-delle-vittime/6471231/

  • Dal caso Spotlight fino al coinvolgimento di Ratzinger: ecco come gli scandali dei cardinali hanno svelato la pedofilia nella Chiesa, riscrivendone la storia recente

    Dal caso Spotlight fino al coinvolgimento di Ratzinger: ecco come gli scandali dei cardinali hanno svelato la pedofilia nella Chiesa, riscrivendone la storia recente

    Appelli, riforme e nuove leggi, ma a che punto è la Chiesa cattolica nel contrasto della pedofilia del suo clero? La domanda diventa sempre più pressante dopo la pubblicazione dei rapporti sugli abusi sessuali sui minori commessi dai preti in Francia e Germania. Cifre spaventose che hanno scalfito perfino Benedetto XVI, accusato di quattro casi di negligenza quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1981. Proprio sulla scrivania di Ratzinger, chiamato dopo il breve episcopato bavarese da san Giovanni Paolo II in Vaticano come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sono arrivati per decenni i dossier mondiali della pedofilia. Una pentola difficilissima, se non impossibile da scoperchiare durante gli anni del pontificato wojtyliano, nonostante la storica denuncia di Ratzinger sulla “sporcizia nella Chiesa” riferita proprio alla piaga degli abusi. Divenuto Papa, il tappo che per decenni ha insabbiato migliaia di questi crimini è saltato, con il rischio di minare per sempre l’immagine del cattolicesimo mondiale.

    Law – A dire il vero qualcosa si era iniziato a muovere negli ultimi anni del lungo regno di Karol Wojtyla. Nel 2002, ovvero tre anni prima della morte del Papa polacco, l’allora arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, fu letteralmente travolto da un’accurata inchiesta del The Boston Globe. Inchiesta che vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e che fu poi oggetto del film Il caso Spotlight vincitore del Premio Oscar nel 2016. Un lavoro che ebbe, tra l’altro, il merito di sfondare il muro di gomma dell’omertà sulla pedofilia nella Chiesa cattolica con lobby potentissime che rendevano quasi impossibile la ricostruzione degli abusi. Law, che guidava l’arcidiocesi di Boston dal 1984, fu smascherato per aver coperto per decenni centinaia di casi di pedofilia, occultando le denunce delle vittime e spostando gli abusatori di parrocchia in parrocchia. Ma fu semplicemente trasferito a Roma da Wojtyla con l’incarico onorifico di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Incarico che mantenne fino al compimento degli 80 anni come previsto dalle norme canoniche. Nessun processo e nessuna sanzione. Nel conclave del 2005 entrò regolarmente nella Cappella Sistina per votare il successore del Papa polacco.

    Maciel – Altrettanto inquietante è la vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado. Un prete messicano morto con tutti gli onori nel 2008, che aveva il merito di aver fondato una delle congregazioni religiose maschili con il maggior numero di vocazioni al mondo e che, invece, si era macchiato di crimini inenarrabili, costantemente coperti dai vertici della Curia romana. Le denunce arrivavano, ma venivano puntualmente occultate. Lo stesso cardinale Ratzinger, nel ruolo di prefetto dell’ex Sant’Uffizio, aveva provato ad agire contro Maciel, scontrandosi, però, contro il muro di altre figure apicali della Santa Sede. Un uomo potentissimo e con una disponibilità economica talmente alta da assicurarsi l’omertà del Vaticano. Alla sua morte il suo patrimonio personale segreto fu stimato intorno ai trenta milioni di dollari. Maciel aveva abusato dei suoi seminaristi, coperto centinaia di casi di pedofilia all’interno dei Legionari di Cristo, avuto diverse donne che gli avevano dato alcuni figli e assunto numerose identità false. Uno scenario satanico più che l’immagine perfetta del fondatore di una congregazione religiosa. Eppure per decenni, nonostante tutto, il ritratto a dir poco edulcorato, per usare un eufemismo, del santo sacerdote aveva prevalso sulla realtà criminale.

    Eletto Papa, Benedetto XVI volle una radicale purificazione dei Legionari e ammise le colpe: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”. Proprio i suoi seguaci, una volta venuta alla luce la triste verità, fecero un mea culpa per i reati commessi dal loro fondatore: “Vogliamo esprimere il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali”.

    McCarrick – Uno scenario simile a quello che avveniva negli Stati Uniti dove, nonostante le gravissime accuse di pedofilia, nel 2000 l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick fu promosso arcivescovo di Washington e l’anno successivo ricevette la porpora da san Giovanni Paolo II. Anche in questa vicenda le coperture e la rete di omertà tra gli Usa e il Vaticano avevano nascosto una realtà terrificante. Francesco ha voluto far luce con un’inchiesta che, per la prima volta, ha svelato le numerose complicità di cui McCarrick godeva presso i vertici della Santa Sede. Complicità che, però, non hanno impedito a Bergoglio, una volta appurata la condotta criminosa dell’ex porporato, di ridurlo allo stato laicale. Un provvedimento radicale mai preso prima. Ciò che è inquietante nella vicenda di McCarrick è che la promozione, prima alla guida della prestigiosa sede di Washington e poi alla porpora, avvenne nonostante le denunce dei suoi crimini di pedofilia.

    Pell – Diverso è il caso del cardinale australiano George Pell, travolto da un lungo processo per abusi nel suo Paese, che lo ha costretto a lasciare frettolosamente il ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia. Il porporato, condannato in primo e secondo grado a sei anni di reclusione e costretto a 13 mesi di carcere in isolamento, è stato poi assolto con formula piena ed è ritornato a Roma. “Il mio processo – commentò Pell uscendo dal carcere – non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità della Chiesa in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa. Il punto era se avevo commesso questi terribili crimini e non l’ho fatto”. Aggiungendo che “l’unica base per la guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti”.

    Benedetto XVI – Per anni l’ordine della Santa Sede era quello di insabbiare la pedofilia. Lo ammise lo stesso Benedetto XVI: “Perché in passato non si è reagito allo stesso modo di oggi? Anche la stampa prima non ha dato rilievo a queste cose, la coscienza a quel tempo era diversa. Sappiamo che le stesse vittime provavano grande vergogna e all’inizio non sempre vogliono essere messe subito sotto la luce dei riflettori. Molte sono state in grado di raccontare quello che era loro accaduto soltanto dopo decenni”. E aggiunse: “Quello però che non deve mai succedere è che si fugga e si faccia finta di non vedere e si lasci che i colpevoli continuino nei loro misfatti. È necessaria quindi vigilanza da parte della Chiesa, che punisca chi ha mancato e soprattutto che lo escluda da qualsiasi altra possibilità di entrare in contatto con dei bambini”.

    Francesco – Il suo successore ha fatto molti passi avanti nella tolleranza zero della pedofilia del clero. Norme severissime non solo per i colpevoli, ma anche per coloro che insabbiano gli abusi. Provvedimenti a molti indigesti all’interno della Chiesa perché mettono i vescovi con le spalle al muro davanti alle loro responsabilità e alle loro omertà, ma resi necessari da una piaga decisamente devastante all’interno del cattolicesimo. Nel febbraio 2019 Bergoglio convocò in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in un inedito summit sulla pedofilia del clero. Il Papa volle che a parlare fossero anche alcune vittime. Da quell’evento sono scaturiti provvedimenti concreti, come l’abolizione del segreto pontificio per gli abusi. Ma i passi da compiere sono ancora tanti. Nell’ultima assemblea generale straordinaria della Cei, nel novembre 2021, il vescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, aveva proposto un’indagine sulla pedofilia del clero anche in Italia. La stragrande maggioranza dell’episcopato italiano si è subito opposta con il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. L’ennesimo muro che fa ben comprendere quanto l’omertà sulla pedofilia nella Chiesa sia ancora difficile da far crollare.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/21/dal-caso-spotlight-fino-al-coinvolgimento-di-ratzinger-ecco-come-gli-scandali-dei-cardinali-hanno-svelato-la-pedofilia-nella-chiesa-riscrivendone-la-storia-recente/6463029/

  • Caso Rugolo. Il Vescovo Gisana intercettato al telefono con l’imputato: «Ho insabbiato questa storia». La CEI fornisca i dati italiani degli abusi sessuali del clero su minori e adulti vulnerabili

    Caso Rugolo. Il Vescovo Gisana intercettato al telefono con l’imputato: «Ho insabbiato questa storia». La CEI fornisca i dati italiani degli abusi sessuali del clero su minori e adulti vulnerabili

    Articolo tratto da korazym.org – di Ivo Pincara – Giovedì 18 novembre 2021. Bollettino N. 758 della Sala Stampa della Sana Sede, a mezzogiorno: «Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza S.E. Mons. Rosario Gisana [*], Vescovo di Piazza Armerina (Italia)» [QUI]. Buona giornata Eccellenza Reverendissima. Bye. Bye.

    Sei giorni prima dell’Udienza con il Papa, il 12 novembre 2021 Ragusa News [QUI] ha fatto un aggiornamento sul Caso Rugolo, il processo penale a Don Giuseppe Rugolo, il prete di Piazza Armerina accusato di abusi sessuali. Poi, il carteggio con la Santa Sede: d’accordo con la Congregazione per il Clero, nel 2019 il trasferimento del sacerdote in Emilia, perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali – tra cui le conversazioni telefoniche – emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante. Dice il Vescovo Rosario Gisana [foto in copertina] all’imputato: «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio, che è una spiegazione ma non una giustificazione.

    Ragusa News ha pubblicato anche alcuni documenti (che riportiamo di seguito), dal faldone penale di cui sopra, che fanno da cornice al processo in corso a porte chiuse al Tribunale penale di Enna, con la terza udienza fissato per il 23 dicembre 2021 (la prima udienza si è svolta il 7 ottobre e la seconda il 21 ottobre 2021).

    Trascrizione della conversazione telefonica tra il Vescovo Rosario Gisana e Don Giuseppe Rugolo del 18 gennaio 2021. “La conversazione, che si riporta integralmente, non necessita di particolari interpretazioni”.

    Il Sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra a Mons. Gisana, 16 marzo 2020 – RISERVATA: “(…) Vostra Eccellenza non è tenuta a dar seguito all’istanza del legale (…) la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica”.

    CONGREGAZIONE CLERO A GISANA La Congregazione per il Clero a Mons. Gisana, 19 dicembre 2020 – RISERVATA-PERSONALE: “(…) questa Congregazione è a conoscenza che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato la sua non competenza, in quanto i possibili “abusi su minori” sarebbero stati commessi quando il sacerdote in parola era ancora un seminarista e l’accusatore un minorenne, dunque una fattispecie non giudicabile nel foro canonico. Tuttavia, a detto del [omissis] il comportamento non adeguato del Rev. Rugolo si sarebbe protratto dopo aver ricevuto gli Ordini Sacri, periodo in cui il denunciante era già divenuto maggiorenne. (…) Come Vostra Eccellenza certamente comprenderà, questi temi meritano attenzione, al fine di evitare nuovi scandali. (…)”.

    Poi, Ragusa News fa seguire un breve riassunto del Caso Rugolo, il 40enne sacerdote di Enna, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, che è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” da Monsignor Gisana, dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo in Italia, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico. Nelle foto pubblicate c’è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa.

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese a processo e attualmente agli arresti domiciliari in Emilia per violenza sessuale e atti sessuali con minori

    “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”. Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze [Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021].

    Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna, che ha condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo, inevitabilmente viene analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina poiché appare che abbia trattato il Caso Rugolo con apparente leggerezza [QUI e Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire – 5 maggio 2021].

    Piazza Armerina, 12 maggio 2021
    CASO RUGOLO CHIARIMENTI DA PARTE DELLA DIOCESI DI PIAZZA ARMERINA E DEI LEGALI DI MONS. ROSARIO GISANA

    A seguito della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo e delle numerose ricostruzioni giornalistiche e d’opinione diffuse in questi giorni, nella maggior parte dei casi distorte da elementi non rispondenti al vero riguardanti il ruolo e la condotta del Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, è la stessa Diocesi a voler fornire elementi di chiarezza all’opinione pubblica, dopo averli già forniti alla Magistratura: elementi che, in un contesto di così profondo turbamento collettivo per una vicenda tanto dolorosa, sono necessari non solo a evitare rappresentazioni mediatiche dei fatti pericolosamente distorte, ma innanzitutto a ribadire che la ricerca della verità e della giustizia, la tutela delle vittime di ogni eventuale reato e la custodia della comunità dei credenti che ne stanno condividendo la sofferenza sono sempre state e restano le priorità di Mons. Gisana, animato dal desiderio che la Chiesa assicuri sempre la massima trasparenza sul proprio operato.Nel ricordare che Mons. Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’Autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi, decisione che – è bene precisarlo – apparteneva insindacabilmente solo al diretto interessato, i legali del Vescovo – avvocati Maria Teresa Montalbano e Gabriele Cantaro – precisano che per quanto di sua competenza il Vescovo stesso ha compiuto tempestivamente ognuno dei passi che le circostanze di volta in volta hanno reso necessario. «Sin dalla prima richiesta di colloquio da parte della famiglia, fatta pervenire al Vescovo da parte di un sacerdote della Diocesi nell’agosto 2016, Mons. Gisana si è immediatamente dichiarato disponibile ad ogni forma di ascolto e valutazione», spiegano i legali: «È bene ricordare che solo due anni dopo, nell’ottobre 2018, il giovane interessato, già maggiorenne, ha effettivamente deciso di raccontare al Vescovo la delicata vicenda che aveva vissuto, consentendo a Mons. Gisana di dare immediato avvio all’Investigatio Praevia, secondo le regole del diritto canonico. Essa è stata condotta da Giudici Rotali esterni alla Diocesi, in assoluta indipendenza e con l’audizione dei testi indicati dalle parti. Nonostante la decisione di archiviazione presa dai Giudici in quella sede, Mons. Gisana ha ritenuto comunque di operare un provvedimento di allontanamento nei confronti di Rugolo, con apposito decreto, contenente precise prescrizioni sottoposte alla vigilanza delle autorità ecclesiastiche preposte al suo caso». Gli avvocati Montalbano e Cantaro ribadiscono inoltre con fermezza che «nessuna offerta di denaro è stata effettuata dal Vescovo al giovane coinvolto, così come ancora falsamente si continua ad insinuare, mentre numerose sono state al contrario le pressioni ricevute da Mons. Gisana da parte dell’avvocato della famiglia per ottenere del denaro. Ovviamente, l’unica disponibilità ad assicurare un sostegno economico da parte della Diocesi sarebbe stata collegata all’eventuale necessità, inizialmente fatta presente dai genitori, di assicurare al giovane il proseguimento di un percorso terapeutico, non certo con carattere risarcitorio e soprattutto con modalità assolutamente trasparenti». «Mons. Gisana – concludono gli avvocati – ha operato sempre in modo chiaro e per il bene delle persone coinvolte, prima rispettando l’espressa richiesta di massima riservatezza della famiglia per la tutela del giovane e poi, una volta avviata l’indagine della magistratura ordinaria, consegnando immediatamente tutti i documenti alla Procura della Repubblica di Enna, nel cui operato il Vescovo continua a confidare, esprimendo la propria massima fiducia nei percorsi della giustizia».

    Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].

    Il 24 maggio 2021, lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto Caso Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana».

    Il 25 maggio 2021 abbiamo scritto [“Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani]:

    «Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».

    L’aggiornamento dell’11 giugno 2021: Gip di Enna ha disposto il giudizio immediato per Don Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di minori, ai domiciliari dal 27 aprile.

    Si aperto il 7 ottobre 2021 dinanzi al Tribunale di Enna presieduto da Francesco Pittaresi il processo con il rito ordinario a carico di Don Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori [Caso Don Rugolo, iniziato il processo penale con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minorenni. «Eccellenza questi sono fatti gravi». «Non è scontato che ci si interessi delle vittime» – 13 ottobre 2021]. È la prima udienza di un processo che si celebra a porte chiuse, dedicata all’ammissione di testi e prove, costituzioni di parti civili, eccezioni preliminari. È iniziata con la richiesta di rinvio, avanzata dai difensori di Rugolo, Avvocati Denis Lovison e Antonino Lizio, che hanno presentato un certificato medico per il loro assistito. Il tribunale ha rigettato la richiesta. Oltre alla richiesta di rinvio dell’udienza, il tribunale ha rigettato tutte le eccezioni preliminari dei legali di Rugolo mentre sono state ammesse come parte civile, oltre alla vittima difesa dall’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, i genitori del giovane assistiti dall’Avvocato Giovanni Di Giovanni, l’Associazione Co. Tu. Le. VI con l’Avvocato Prima Cammarata e “Rete l’abuso” con l’Avvocato Mario Caligiuri. Non si è costituito parte civile il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, che figurava tra le parti lese individuate nel corso delle indagini. Il legale del giovane che per anni avrebbe subito le morbose attenzioni del sacerdote ha chiesto la chiamata come responsabile civile della diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia dove il prete celebrava.

    Nella seconda udienza del 21 ottobre 2021, il Tribunale di Enna ha autorizzato la citazione alla responsabilità civile della Diocesi di Piazza Armerina e della Parrocchia di San Giovanni Battista nel Processo a Don Giuseppe Rugolo. La richiesta era stata avanzata dagli avvocati delle parti civili, l’Avvocato Eleana Parasiliti Molica per la vittima degli abusi, minore all’epoca dei fatti; l’Avvocato Giovanni Di Giovanni per la famiglia del giovane abusato; l’Avvocato Mario Caligiuri per l’Associazione Rete l’Abuso; e l’Avvocato Irina Mendolia per l’Associazione Co.Tu.Le.Vi. La prossima udienza è stata fissata al 23 dicembre 2021.

    Mentre si svolge il procedimento penale del Caso Rugolo – ormai diventato Caso Rugolo-Gisana (non dimenticando chi scrive al Vescovo Gisana dalla Congregazione per il Clero, che “questi temi meritano attenzione, al fine di evitare nuovi scandali” (una frase che sembra uscita da raccomandazioni di tempi antichi, non ancora passati, pare – andiamo subito al sodo per quanto riguarda la Conferenza Episcopale Italiana, senza tanti giri di (belle) parole, che in questi giorni abbiamo sentito nuovamente, in quantità industriali.

    Dove sono i dati riguardo gli abusi sessuali sui minori e adulti vulnerabili perpetrati dal clero in Italia? La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza.

    Il Vescovo Mariano Crociata con Papa Francesco.

    Mons. Mariano Crociata, Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, già Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, dal 25 settembre 2008 al 19 novembre 2013: “In Italia 100 processi canonici in 10 anni”.

    Il Vescovo Lorenzo Ghizzoni con Papa Francesco.

    Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori: “I dati degli abusi sono il vero problema non c’è nessun organismo che li abbia”.

    Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente.

    Il Vescovo Ghizzoni, nell’intervista del 18 novembre 2021 a Vatican News [QUI], in occasione della Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, affronta molti aspetti della questione. Non c’è una sola parola sui dati degli abusi sessuali, perpetrati da preti predatori, di nazionalità italiani o straniera, incardinati in diocesi sul territorio nazionale italiano. Prendiamo atto che sul delicato punto, al prelato, non viene fatta alcuna domanda da parte dell’house organ della comunicazione ufficiale della Santa Sede. Il Vescovo Ghizzoni dovrebbe riferire quello che è a sua conoscenza in merito ai dati italiani. Se esistono e soprattutto se vengono cercati e catalogati, e come. Alla luce delle affermazioni fatte dallo stesso Vescovo Ghizzoni il 23 gennaio 2020, al SIR, l’agenzia stampa della Conferenza Episcopale Italiana: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

    Questo alla luce degli scandali sessuali sia livello globale che europeo, vedi i casi critici tra gli altri di Francia, Germania e Spagna, con i risultati inquietanti delle relative inchieste indipendenti. Nell’attesa dell’autorizzazione delle superiori autorità della gerarchia italiana all’avvio di un’inchiesta indipendente sul territorio nazionale italiano, dovrebbero essere fatte domande su questo delicato punto alle autorità competenti della Conferenza Episcopale Italiana.

    Dispiace, ma dobbiamo purtroppo constatare – ancora una volta – una informazione incompleta riguardo alla delicata e discussa questione degli abusi sessuali compiuti dal clero incardinato nelle diocesi italiane, sul territorio di uno stato sovrano, l’Italia.

    Gli unici dati che Mons. Ghizzoni finora ha fornito sono i dati dei Coordinatori regionali del Servizio CEI per la tutela dei minori. Ghizzoni ha reso noto che si tratta di 11 presbiteri e 5 donne, distribuite nelle 16 regioni ecclesiastiche italiane [QUI].

    Valentina Alazraki, corrispondente a Roma dell’emittente messicana Televisia: “Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole? Se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché saremo i vostri peggiori nemici” [QUI].

    Il 25 maggio 2010 in un’intervista al Corriere della Sera, il Vescovo Crociata sul tema della pedofilia ha comunicato le cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI]. Sono passati ben dieci anni e il 23 gennaio 2020 il Vescovo Ghizzoni afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

    Padre Hans Zollner, S.I.

    Padre Hans Zollner, S.I., Professore presso la Pontificia Università Gregoriana, Preside dell’Istituto di Antropologia (Studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili), uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali, dopo la pubblicazione del Rapporto francese, il 5 ottobre 2021 in un’intervista alla Repubblica esorta: “Ora tocca ai vescovi italiani indagare sulla pedofilia” [QUI]. “Rinforziamo la prevenzione”, ha detto Zollner il 16 settembre 2021 a Vatican News [QUI] alla vigilia della Conferenza internazionale sulla salvaguardia dei bambini e degli adulti vulnerabili per le Chiese dell’Europa centrorientale, organizzata dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori e dalla Conferenza Episcopale Polacca dal 19 al 22 settembre a Varsavia, che ha visto la partecipazione di rappresentanti degli episcopati, ordini religiosi e professionisti laici da 20 Paesi. Zollner ha spiegato: “Abbiamo in mente di chiedere a tutte le Chiese locali, romano-cattoliche, ma anche le greco-cattoliche e le cosiddette uniate, di produrre ogni anno un rapporto sullo stato del lavoro di prevenzione, sul numero di accuse ed anche, per quanto possibile, sulle condanne eventualmente pronunciate. Quindi – aggiunge – vogliamo chiedere una collaborazione anche a medio-lungo termine affinché sappiamo come si presenta la situazione e così accompagnare attivamente questo lavoro”.

    In occasione della Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, istituita dal Consiglio d’Europa – sul tema dell’edizione di quest’anno: “Making the circle of trust truly safe for children” (Rendere il cerchio della fiducia veramente sicuro per i bambini) – del 18 novembre 2021, esperti nazionali ed internazionali sono stati chiamati a confrontarsi, nell’ambito di incontri finalizzati ad elaborare azioni concrete, linee guida e protocolli, per la tutela di bambini e adolescenti vulnerabili. A Roma in particolare il Convegno internazionale organizzato da Telefono Azzurro sul tema “Il diritto di fidarsi” [QUI].

    Il Cardinale Seán Patrick O’Malley.

    Il Cardinale Seán Patrick O’Malley, Presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, si è rivolto con un messaggio a quanti hanno preso parte alla Giornata europea, incoraggiando la Chiesa Cattolica Romana a conoscere a fondo il sistema degli abusi sessuali, attraverso un esame indipendente e un’azione informata, aperta ad imparare dai progressi della società e del mondo accademico. Solo con delle indagini oneste, la protezione dei minori sarà prioritaria e potrà essere ripristinata la fiducia infranta [QUI].

    Rispondendo alla sollecitazione di Papa Francesco – che già nel 2016 aveva rivolto alle Conferenze Episcopali di tutto il mondo – la Conferenza Episcopale Italiana, in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ha indetto la sua prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. I vescovi italiani, in occasione di questa Giornata diffusa su tutto il territorio nazionale e diocesano per sostenere le vittime di abusi, per sollecitare un cammino di cambiamento profondo nelle comunità dove il tema non può più essere sottaciuto e dove deve crescere la consapevolezza e l’impegno a tutti i livelli, hanno espresso il loro impegno ad ascoltare, proteggere e curare. L’obiettivo prioritario è la prevenzione degli abusi, oltre che la formazione, e molto si sta già facendo, ha spiegato il Vescovo Ghizzoni il 18 novembre 2021 in un’intervista a Vatican News: “Non contrasteremo mai la questione se non interverremo prima che l’abuso sia commesso” [QUI].

    L’annuncio della Conferenza Episcopale Italiana di adesione alla Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, con la Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi di domani, domenica 21 novembre, non è stato accolto con favore dall’Associazione Rete L’Abuso, che ha diffidato la Diocesi di Savona dal farlo con un Pec: “Con la presente comunicazione, l’Associazione, a nome degli allora minori, rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto nonché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate». Le vittime savonese citano un passo del Vangelo, osservando che “dimenticano però che la fede senza le opere è morta” e ripetono la richiesta a Papa Francesco e alla Santa Sede di fare pressioni affinché anche in Italia i vescovi scelgano di aprire una indagine a livello nazionale sul fenomeno degli abusi e affidarlo ad una commissione indipendente, come ha fatto la Francia e come si appresta a fare il Portogallo.

    Poi, è seguito anche una lettera aperta alla CEI che riportiamo, insieme alla diffida alla Diocesi di Savona.

    Non pregate per noi!
    Atto di diffida a diocesi e parrocchie savonesi dell’Associazione Rete L’Abuso
    18 novembre 2021

    Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

    Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

    Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

    Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18,6).

    Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

    Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

    Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

    Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

    Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

    P.Q.S.
    DIFFIDA

    rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.
    Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.
    Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.
    Il Presidente
    Francesco Zanardi

    Pregare costa meno e cinque minuti ti lavi il crimine di dosso
    Lettera aperta dell’Associazione Rete L’Abuso al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
    20 novembre 2021

    Eccellenza Reverendissima,

    3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.

    Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.

    Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.

    Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio?

    Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Qui non serve pregare Eccellenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con  l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.

    Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati (naturalmente tra i soli noti in Italia, oltre ai Vescovi insabbiatori) non Le nascondiamo che avremmo preferito la proposta  di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi. Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.

    Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, Ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana.

    Con ossequio
    Il Portavoce
    Francesco Zanardi

    A margine della Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa e della Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi della Conferenza Episcopale Italiana, ribadiamo che gli abusi sessuali sono reati, con rilevanza penale, per i quali i responsabili dovrebbero essere denunciati all’autorità civile e se imputati, processati. Quindi, se giudicati colpevoli dal tribunale di competenza, condannati ad una pena adeguata al reato commesso. Purtroppo, appare che la linea della responsabilità del clero debba transitare per una corsia preferenziale “più morbida”, rispetto a dove transitano tutti i responsabili di tali crimini efferati che vengono assicurati alla giustizia.

    Ricordiamo che il rispetto e la cura per la guarigione delle vittime passa soprattutto per la giustizia. Affiché le vittime siano realmente rispettate nella verità e nella trasparenza, i preti abusatori, responsabili di tali crimini, devono essere assicurati alla giustizia, scontando la pena detentiva nei luoghi opportuni. I preti abusatori riconosciuti tali dalle competenti autorità, devono essere considerati criminali e come tali devono essere assicurati alla giustizia. Senza corsie preferenziali, scudi penali o scappatoie clericali d’altri tempi.

    Ci sorprende a riguardo quanto suggerito da Padre Hans Zollner, S.I. in tema di detenzione dei religiosi responsabili penalmente di reati sessuali perpetrati sui minori e su adulti vulnerabili. Nelle dichiarazioni rilasciate a The Tablet del 10 agosto 2021, Zollner sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa” 2021 [QUI]: “Secondo Padre Hans Zollner, S.I., Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia (PCC) presso l’Università Gregoriana, la detenzione volontaria a vita nelle case gestite dalla chiesa potrebbe essere il modo migliore per trattare con i preti abusatori”.

    A nostro modo di vedere, tutto ciò è in contraddizione con un comportamento dell’istituzione ecclesiastica che tiene alla tutela delle vittime.

    Il 20 settembre 2021, in conclusione della sua premessa a braccio alla Conferenza che si è svolta con i rappresentanti delle Chiese dell’Europa centrorientale a Varsavia – in spiritu humilitatis et in animo contrito (suonano molto bene in latino, queste parole da Daniel 3, 39-40 dell’Antifona dal Messale Vetus Ordo, che non si può più usare per celebrare, ma citare in latino sembra ancora permesso [“Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è confusione per coloro che confidano in te”]) – per riflettere e studiare linee d’azione contro “una delle ferite più dolorose della Chiesa” (di riflessione e di studio si è fatto tanto negli ultimi anni ed è ora che dalle parole si arrivi ai fatti: res non verba) – il Cardinal O’Malley ha detto: “Tutto il dolore che abbiamo sofferto è una grande fonte di guarigione. Ci sta portando ad affrontare il problema degli abusi sessuali, e a mettere i bambini e gli adulti vulnerabili come priorità nella nostra Chiesa. Così come dovrebbe essere” [QUI]. Se dalle parole, vogliamo passare ai fatti, dobbiamo necessariamente concretizzare le parole del Cardinal O’Malley. Se davvero i bambini e gli adulti vulnerabili devono essere priorità nella nostra Chiesa, il modo migliore di considerare le responsabilità dei preti abusatori è assicurare la detenzione degli stessi in istituti di pena adeguati.

    Non condividiamo la linea della “detenzione morbida” suggerita da Padre Hans Zollner, S.I.. Questa linea è una “linea vecchia” e che la gerarchia (clericale) della nostra Santa Romana Chiesa ha già adottato in passato. Se dobbiamo imparare dagli sbagli del passato, non possiamo prendere in seria considerazione questa linea.

    In merito a questo tema, abbiamo già affrontato l’argomento dei preti abusatori (riconosciuti tali anche dalla gerarchia della nostra Chiesa Cattolica Romana), che vivono tranquillamente la loro “detenzione morbida” in posizioni di privilegio anche con vista Colosseo [QUI]. Se nel frattempo non è cambiato niente – non ne abbiamo contezza – Padre John Baptist Ormechea, C.P. sfugge alla giustizia nella Curia generalizia della Congregazione dei passionisti a Roma. Padre Joseph Moons, C.P., superiore della Provincia dei passionisti di Park Ridge, Chicago, ha detto che Ormechea è a Roma per un “piano di sicurezza”. Secondo quanto affermato dal reporter investigativo Robert Herguth sul Chicago Sun Times del 26 marzo 2021 (“Si ritiene che abbia molestato bambini nella parrocchia di NW Side, quindi perché non è nelle liste ecclesiastiche dei preti predatori?”) [QUI] il sacerdote pedofilo John Baptist Ormechea, C.P., detto Padre B.J., non è mai stato dimesso dallo stato clericale. Da sempre rimasto impunito, per i crimini commessi, si gode la grande bellezza della città eterna, all’interno della curia generalizia dei padri passionisti. Il “quartier generale” della Congregatio Passionis Iesu Christi.

    Il Vescovo Ghizzoni non risponde a nessuna domanda sui dati italiani. Anche perché tale quesito non viene fatto da nessuno. Tutto ciò è davvero singolare. Come andare al mare senza domandarsi se l’acqua dove ci facciamo il bagno è pulita o no e se ci sono dati sullo stato delle acque.

    Ci soffermiamo sui termini utilizzati, perché i termini utilizzati sono importanti (pensando alla “newspeak”, la neolingua descritta da George Orwell, per indicare il linguaggio eufemistico ambiguo usato principalmente nella propaganda politica, ma non solo, come osserviamo). Stranamente la parola “sessuali” non viene quasi mai affiancata alla parola “abusi”, che riguardano il clero et simili. A noi la questione è chiarissima: un “abuso” può anche non essere di rilevanza penale, ma un “abuso sessuale” è un reato. Punto.

    Abbiamo spesso affrontato questo argomento delicato, e negli ultimi anni abbiamo costatato l’inspiegabile contraddizione dei dati che riguardano il clero italiano in merito agli abusi sessuali perpetrati sui minori e su adulti vulnerabili. Il Vescovo Ghizzoni affronta molti argomenti nell’intervista a Vatican News, ma all’appello manca una risposta sui data mancanti degli abusi sessuali commessi in Italia da parte del clero.

    “Creare un ambiente nuovo, capace di denunciare”, afferma il Vescovo Ghizzoni nell’intervista all’agenzia SIR del 18 novembre 2021 [QUI]. Come si possa creare questo “ambiente” se alla base non vengono poste le statistiche del crimine atroce? Dove sono i dati italiani sugli abusi sessuali del clero perpetrati sui bambini e gli adulti vulnerabili? Eccellenza Reverendissima, dove sono i dati? Per favore, non prova di insultare la nostra intelligenza, continuando a dire che non esistono. Non è possibile che non esistono. Quindi, i dati devono emergere e devono essere di pubblico dominio, come lo sono da molti anni in molti altri Nazioni. Australia e Usa su tutti, ma non solo.

    Nella nostra esperienza investigativa-comunicativa a livello globale, quando un Paese non comunica i dati su reati specifici come i crimini sessuali sui bambini (che non sono commessi dalla “Chiesa” o dal “Popolo di Dio” per cui chiedere collettivamente perdono e fare penitenza, ma sono e continuano ad essere commessi da persone concrete, per essere chiaro), non significa che il reato in quel Paese non viene perpetrato e quindi non esiste. Significa che “per qualche strano motivo” non viene considerato, ma soprattutto non viene fatto emergere e comunicato. Sembra di vedere lo specchio della comunicazione sui reati mafiosi: non è che la Verità non si può conoscere, ma non va resa nota).

    In Europa stanno emergendo dati inquietanti in riferimenti agli abusi sessuali in ambiente ecclesiastico (non è che non vengono commessi in altri ambienti, in primo luogo in ambiento domestico, ma stiamo guardano a casa nostra, la Santa Romana Chiesa). Però, l’Italia pare essere esclusa da questa vergogna ai livelli europei e occidentali. Di certo questo è un fatto. E di certo è un fatto che va analizzato e approfondito.

    Ovvero, la Conferenza Episcopale Italiana chiarisca e comunica. Visto che il tempo è scaduto, pure in tempi abbastanza brevi e non ad kalendas græcas.

    Lo dico con l’espressione attribuita all’Imperatore Augusto, quindi in latino, una lingua che ai vescovi della Chiesa latina non piace, ma che certamente comprendono meglio dell’italiano.

    [*] Rosario Gisana (Modica, 14 aprile 1959), Vescovo di Piazza Armerina dal 27 febbraio 2014.

    Dopo aver ricevuto l’istruzione primaria, nell’ottobre 1970 è entrato nel seminario minore di Noto per frequentare la scuola media ed in seguito il liceo classico. Ottenuto il diploma è entrato nel seminario maggiore di Acireale ed ha seguito il biennio di studi in filosofia allo Studio teologico “San Paolo” di Catania. Nel 1980, su invito del suo vescovo, si è trasferito a Roma come studente dell’Almo collegio Capranica, per proseguire gli studi in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito il baccellierato nel 1983. In seguito ha cominciato a frequentare il Pontificio Istituto Biblico e l’Istituto Patristico Augustinianum. Il 20 febbraio 1986 ha conseguito la licenza in scienze bibliche all’Istituto Biblico

    Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 4 ottobre 1986, incardinato ventisettenne, come presbitero della Diocesi di Noto. Il giorno seguente è stato nominato canonico del Capitolo della cattedrale.

    Nel giugno 1987 ha conseguito anche la licenza in teologia e scienze patristiche all’Augustinianum. Durante il periodo di studi la domenica si recava nella comunità delle Missionarie della carità per il servizio alla mensa dei poveri e per animare la liturgia. Il 13 giugno 1988 è stato nominato Vice assistente dell’Azione Cattolica diocesana nel settore giovani e responsabile del servizio per la pastorale giovanile, mentre il 1º ottobre successivo ha ricevuto anche l’incarico di animatore degli alunni del seminario maggiore residenti a Catania e docente invitato di scienze patristiche presso lo Studio teologico “San Paolo” di Catania e di scienze bibliche all’Istituto di scienze religiose “G. Blandini” di Noto. Nel maggio 1990 è divenuto assistente ecclesiastico dell’Istituto secolare delle Missionarie della regalità di Cristo, incarico mantenuto fino al 2008, mentre il 1º ottobre seguente è stato nominato Rettore del seminario vescovile di Noto, svolgendo tale ufficio fino al giugno 2009, e membro del Consiglio presbiterale. Nel febbraio 1999 è stato nominato anche membro del Collegio dei consultori e della Commissione per il clero. In dicembre 2010 ha conseguito il dottorato in teologia e scienze patristiche all’Augustinianum. Poco prima, in ottobre 2010 era stato nominato Vicario episcopale per la pastorale e Direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Noto, nonché Vicerettore della cattedrale. Lo stesso anno è divenuto anche docente incaricato di esegesi biblica e patristica allo Studio teologico “San Paolo” di Catania, di cui nel 2012 è divenuto poi Vicepreside, e docente di Sacra scrittura alla Scuola teologica di base della Diocesi di Noto.

    Il 27 febbraio 2014 Papa Francesco lo ha nominato Vescovo di Piazza Armerina. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 5 aprile seguente, nella basilica cattedrale di Maria Santissima delle Vittorie di Piazza Armerina, per imposizione delle mani di Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, assistito dai co-consacranti Mons. Michele Pennisi, suo predecessore e Mons. Paolo De Nicolò, Vescovo titolare di Mariana e Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Ha preso possesso della Diocesi durante la stessa cerimonia. Come suo motto episcopale ha scelto Mitis humilis corde (Mite e umile di cuore).

    Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana assumendone la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.

    http://www.korazym.org/67961/caso-rugolo-il-vescovo-gisana-intercettato-al-telefono-con-limputato-ho-insabbiato-questa-storia-la-cei-fornisca-i-dati-italiani-degli-abusi-sessuali-del-clero-su-minori-e-adulti-vuln/ 

  • “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    Articolo tratto da korazym.org- di Ivo Pincara

    Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente. La ricerca della verità è una scelta di vita. La verità va ricercata innanzitutto, ma anche divulgata, per tutelare le vittime, per curare il loro processo di guarigione e per sostenere la loro riabilitazione. Negare la verità, e ometterne la divulgazione, significa perpetrare ulteriori violenze nei confronti delle vittime di abusi. Il nostro primo interesse deve essere l’attenzione per le vittime, con particolare cura per chi sopravvive all’ombra di un dolore mai guarito, mai divulgato, mai denunciato. La verità non deve essere più occultata, la verità deve essere liberata, nel rispetto della sofferenza delle vittime e per favorire il loro ritorno alla vita.

    La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza sui dati italiani

    Il 25 maggio 2010 Mons. Mariano Crociata, allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, attualmente Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, sul tema della pedofilia ha comunicato il dato sulle cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI].

    Dieci anni dopo, il 23 gennaio 2020 Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

    Il 1° giugno 2019 diventa legge il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco [QUI]. Nota di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede – Nel 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva promulgato un documento di grande importanza, il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, che attribuiva alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare nell’ambito dell’ordinamento canonico una serie di delitti particolarmente gravi, per i quali la competenza era precedentemente attribuita anche ad altri Dicasteri o non era del tutto chiara. I delitti gravissimi a cui si riferiva questa normativa riguardano realtà centrali per la vita della Chiesa, cioè i sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, ma anche gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età [QUI]. È giusto quindi che vi sia piena chiarezza sulla normativa oggi in vigore in questo campo e che questa stessa normativa si presenti in modo organico, così da facilitare l’orientamento di chiunque debba occuparsi di queste materie.

    Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali – La disposizione che deve essere applicata è il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 30 aprile 2001 insieme al Codice di Diritto Canonico del 1983. La presente è una guida introduttiva che può essere d’aiuto a laici e non canonisti [QUI].

    Il 3 maggio 2011 il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrive una lettera alle Conferenze Episcopali: “Sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale” [*].

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese attualmente agli arresti domiciliari per violenza sessuale e atti sessuali con minori

    “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”. Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze [QUI].

    Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna che ha condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo, inevitabilmente viene analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina poiché appare che abbia trattato il caso Don Rugolo con apparente leggerezza [QUI e QUI].

    Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].

    Ieri, 24 maggio 2021 lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto caso-Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana.
    Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».

    Il caso della rinuncia di Mons. Gino Reali

    Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 271 del 5 maggio 2021: “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina (Italia) presentata da S.E. Mons. Gino Reali”.

    Il Vescovo Gino Reali ha presentato la rinuncia ufficialmente per motivi di salute: “Le condizioni di salute, che tutti conoscete bene, e l’età che avanza, non mi permettono di continuare, come pure sarebbe mio desiderio, il servizio attivo per questa antica, bella e gloriosa Chiesa che, affidatami dal Santo Giovanni Paolo II, ho avuto l’onore di guidare e servire per quasi vent’anni. Valutando la situazione, ho ritenuto opportuno presentare le dimissioni, permettendo così la nomina di un nuovo Pastore” + Gino Reali Vescovo [QUI].

    Papa Francesco ha affidato il governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina a Mons. Gianrica Ruzza [QUI]. Mons. Ruzza, classe 1963, sacerdote del Clero di Roma dal 1987, per dieci anni è stato Vicerettore del Seminario Maggiore del Laterano, poi Responsabile per cinque anni dell’ufficio Clero presso il Vicariato di Roma e infine, dal 2006 al 2016, Parroco di San Roberto Bellarmino ai Parioli. Consacrato Vescovo ausiliare di Roma l’11 giugno 2016, è stato nominato Vescovo di Civitavecchia il 18 giugno dello scorso anno ed è entrato in Diocesi il 25 luglio successivo. Le dimissioni presentate dal Vescovo di Porto-Santa Rufina Mons. Gino Reali – 73 anni – accettate da Papa Francesco, con largo anticipo rispetto al compimento del 75° anno di età, limite per il quale i vescovi sono tenuti a presentare la rinuncia al Papa, appaiono quantomeno insolite. Esiste un possibile collegamento con le sue responsabilità riguardo il caso Don Conti e il caso Don Poveda? I dubbi restano.

    Il caso di Don Josè Poveda Sanchez

    El País, 30 marzo 2010 – Un vescovo italiano “raccomanda” alla Spagna un prete accusato di abusi, definendolo una “brava persona”, per trasferirlo a Madrid. Un nuovo scandalo per abusi sessuali, accusato un prete spagnolo [QUI e QUI]. José Poveda Sánchez, cappellano della casa di cura della Comunità “Santiago Rusiñol” di Madrid ad Aranjuez, il cui caso è al vaglio della giustizia italiana per un presunto abuso di almeno quattro bambini di 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima di Aranova (Roma). La notizia è giunta come una doccia fredda nella diocesi di Getafe. Nel 2005, la diocesi spagnola ha accolto il sacerdote 50enne, a seguito di una richiesta di Mons. Gino Reali, che ha argomentato in una lettera al Vescovo di Getafe, Mons. Joaquín López de Andújar, i motivi personali per il trasferimento in Spagna. “Per prendersi cura della madre malata”, dicono dalla diocesi, aggiungendo che nel 2009 hanno ricevuto un’altra lettera dal vescovo italiano in cui, questa volta, è stato annunciato che era stata aperta un’indagine giudiziaria contro di lui in Italia Il 4 marzo 2009 abbiamo ricevuto dalla diocesi di Porto-Santa Rufina un Decreto del suo Vescovo, Mons. Gino Reali, in cui, secondo il canone 1319 [QUI] venivano inflitte disciplinarmente a Don José Poveda una serie di pene espiatorie e provvedimenti. Questi erano, tra gli altri: divieto di svolgere qualsiasi attività ministeriale diversa dalla pastorale per gli anziani; seguire un processo di assistenza psichiatrica sotto la guida di un professionista; assumere una seria guida spirituale. Tali provvedimenti sono stati comunicati, con avviso di ricevimento, all’interessato e sono stati ad oggi rigorosamente rispettati sotto la supervisione di un sacerdote nominato dal Vescovo.

    Il caso di Don Ruggero Conti

    Nicole Winfield, Associated Press – Sacerdote italiano condannato per abusi [QUI e QUI]. Richard Owen, The Times – Il vescovo che non credeva alle accuse sul prete “molestatore”, sentito in tribunale [QUI].

    Mons. Gino Reali: «Dieci denunce, non avvertii nessuno». «Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede – si è difeso il vescovo – perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire» [QUI]. «Sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie». Poi Mons. Reali ha rivelato però di avere avuto un incontro, dopo l’arresto di Don Ruggero, con Don Andrea Gallo di Legnano: «Mi riferì che si sentiva in colpa per non aver denunciato quanto gli fu detto molti anni fa da un ragazzo che gli aveva riferito di abusi subiti da Don Ruggero” [QUI]. Al termine della lunga deposizione gli avvocati Marazzita e Gallo hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di Monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da Don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio». I due penalisti hanno chiesto in particolare al tribunale di inviare gli atti alla procura perché proceda per le contestazioni formulate, in relazione alle quali è stata annunciata una denuncia.

    Testimonianze delle vittime

    Il 1° dicembre 2009 M.Z. è sul banco dei testimoni. Rivela di essere andato da Reali, assieme al responsabile dell’oratorio e di avergli raccontato degli abusi subiti. Ma il vescovo gli avrebbe replicato: «Non fatevi mettere idee in testa dalle voci che sentite». Il giovane, in Tribunale, aggiunge: «La risposta non c’era piaciuta, il modo in cui l’aveva detto. Quasi per dire: “Non hai le prove, come fai a sostenere una cosa del genere?”. Ma la prova ero io. E quindi mi sono sentito abbandonato» [QUI].

    Lo stesso 1° dicembre 2009 depone M.F. Ricorda di aver scritto una lettera, in cui ricostruiva le violenze a cui era stato sottoposto, e di averla portata al monsignore. Che gli suggerì «di fare una denuncia alle autorità». Una strada che, però, il parrocchiano non aveva voluto intraprendere. È lo stesso Reali a spiegarlo ai giudici nell’udienza del 20 maggio 2010. Il monsignore chiarisce anche di non aver voluto avviare un’«indagine previa» interna. E di avere contattato «solo informalmente» la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che istruisce i processi canonici contro i preti pedofili. I giudici romani sentono pure il primo accusatore di Ruggero Conti, Don Peno Brichetto, suo vice nella chiesa di Selva Candida: nel 2007 aveva scritto una lettera alla stessa Congregazione per segnalare i comportamenti del parroco. Viene però convocato in Vaticano solo dopo l’arresto del sacerdote: «Mi hanno detto che loro operano solo se c’è l’invio di una documentazione. Infatti hanno confermato che Reali non ha mandato nulla: né prima né dopo il 2008». Solo nel 2011 il sacerdote sarà sospeso «a divinis» dal sacerdozio. Quasi un buffetto. A maggio dello stesso anno, infatti, l’ex parroco della Natività di Maria Santissima viene condannato a 15 anni e 4 mesi: violenza sessuale aggravata su sette minori tra il 1998 e il 2008. Deve anche pagare 271mila euro alle parti civili. In appello, nel maggio 2013, prescritti alcuni reati, la pena scende a 14 anni e due mesi. Due condanne, nessun risarcimento. Così il 28 giugno 2013 gli avvocati Giacomo Tranfo e Guido Lombardi, che assistono uno dei ragazzi, scrivono al Cardinale Agostino Vallini, Vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma, chiedendo un appuntamento. La replica del prelato arriva dieci giorni dopo: «Rispondo alla sua cortese lettera relativa alle difficoltà che incontra il giovane F.B., che dice di essere vittima di abusi da parte di Don Ruggero Conti». Consiglia poi di rivolgersi al Vescovo Reali, che però non darà mai riscontro ai due legali. «Dice di…», scrive il Cardinale Vallini: evidentemente due gradi di giudizio non sono ritenuti sufficienti alla Chiesa Cattolica Romana per dubitare di uno dei suoi pastori. Anche la Cassazione, però, nel maggio 2015 conferma la condanna all’ex parroco di Selva Candida: 14 anni e due mesi. Una delle pene più severe mai comminate dalla giustizia italiana ad un ministro della Chiesa Cattolica Romana. Eppure, Don Conti non è mai entrato in carcere… Precarie condizioni di salute. Che però non gli impediscono di tentare la fuga nel settembre 2017 da una casa di cura. I carabinieri lo ritrovano a Milano, in un’altra struttura sanitaria. Da quel momento, di lui s’è persa ogni traccia. Niente galera, niente risarcimenti, niente scuse. E quella frase, pronunciata in aula da un vescovo, a far da epitaffio: «Dobbiamo salvare la buona fama della Chiesa».

    Estratto dalla deposizione del Vescovo Gino Reali

    Gino Reali: “Ma vede dottore, io faccio il vescovo, non è che faccio l’istruttore. Gli strumenti che abbiamo noi a disposizione sono gli strumenti che ci offre…”.
    PM: “Eccellenza, questi sono fatti gravi”.
    Reali Gino: “Certo. Ma io non poteva fare un’indagine in assenza di una denuncia precisa”.

    Il testo della deposizione del vescovo Gino Reali: QUI).

    Il Vescovo Gino Reali è stato denunciato per favoreggiamento perché non denunciò gli abusi di Don Ruggero Conti, prete condannato con sentenza definitiva, per pedofilia. È la prima volta che accade in Italia. Sono stati gli avvocati di una delle vittime, Fabrizio Gallo e Marco Malara, a presentare, presso l’ufficio della Procura di Roma, una denuncia nei confronti di Mons. Gino Reali, allora Ordinario della Diocesi di Porto-Santa Rufina, cui appartiene la parrocchia di via di Selva Candida, dove era parroco Don Ruggero Conti. Conti fu arrestato nel luglio del 2008: gli vengono contestati 7 casi di abusi sessuali tra il 1998 e il 2008 [QUI]. “Il vescovo ha coperto don Ruggero” anche se “aveva l’obbligo, in presenza di reati così gravi, di intervenire drasticamente”. I legali citano, quindi, una nota diffusa dal Vaticano il 12 aprile che fa riferimento a norme varate già nel 2003, secondo cui “i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all’autorità giudiziaria”. “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. Ciò significa che nella prassi proposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede occorre provvedere per tempo ad ottemperare alle disposizioni di legge vigenti nei diversi Paesi e non nel corso del procedimento canonico o successivamente ad esso.

    Il 28 giugno 2009 Don Claudio Brichetto si è fatto intervistare di spalle da Studio Aperto. Fu questo giovane prete piemontese, ordinato all’inizio del nuovo millennio dopo aver frequentato il seminario San Carlo di Lugano, nella Svizzera italiana, che ha denunciato Don Ruggero Conti ai carabinieri. Fu lui ad avviare l’iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva. È stato il vice di Don Ruggero Conti dal 2005 fino al 2006, quando proprio il titolare della parrocchia di Selva Candida lo allontanò [QUI].

    Il Vescovo Gino Reali il 20 maggio 2010 è stato chiamato a testimoniare nel processo in cui Don Ruggero Conti, sacerdote della sua diocesi, è accusato di abusi sessuali su alcuni giovani della sua parrocchia. Nei giorni precedenti la sua deposizione, è stata recapitata ai magistrati una lettera con un proiettile e la minaccia di “far saltare il tribunale in aria” se la deposizione avesse avuto luogo. Durante la deposizione, svoltasi poi regolarmente, il vescovo ha dichiarato di non aver ritenuto fondate le voci su Don Conti e di non aver pertanto ritenuto necessario segnalarne il caso alla magistratura. Gli avvocati delle presunte vittime hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio» [QUI].

    Difesa del condannato, 17 settembre 2010 – Don Ruggero Conti in aula si difende: «È un complotto. Solo un complotto. Io non sono pedofilo. Ha architettato tutto il mio vice parroco, don Claudio Peno Brichetto. Era pieno d’astio, rancoroso, mi vedeva come “obiezione” alla sua carriera: mi avevano chiesto di tenerlo d’occhio per il suo carattere debole e per la sua omosessualità. Si è inventato tutto, insieme ad alcuni parrocchiani» [QUI].

    Si è concluso in Cassazione, con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa, il processo a carico di Don Ruggero Conti. Confermata quindi la condanna definitiva a 14 anni di carcere per pedofilia e induzione alla prostituzione [QUI].

    Legnano (Milano). Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di euro di risarcimento, 22 febbraio 2016 – Don Ruggero Conti negli anni Ottanta insegnava e faceva l’educatore in oratorio a Legnano e, anche quando era parroco vicino a Roma, tornava spesso in città per celebrare matrimoni o impartire altri sacramenti. Chiuso il processo penale, dunque, per l’ex sacerdote si apre un nuovo capitolo: quello del processo civile, dove un altro giudice dovrà quantificare i danni subiti dalle vittime degli abusi avvenuti tra il 1998 e il 2008 a Roma, quando il legnanese era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida. Occorre specificare che, proprio in sede civile, il processo era già stato avviato nel 2011 ma era stato poi congelato in attesa della sentenza penale definitiva di terzo grado. Ora gli avvocati delle vittime hanno chiesto al Tribunale civile di far ripartire il procedimento avviato 5 anni fa. Le richieste sono pesanti. “Il risarcimento totale chiesto a don Ruggero Conti – spiega l’Avvocato Fabrizio Gallo del foro di Roma, difensore di una delle vittime – supera i 10 milioni di euro. Qualcuno ha chiesto un milione, altri un milione e mezzo. Tra le vittime c’è un ragazzo che è ancora minorenne e con una sentenza penale di condanna così netta non credo si avrà difficoltà a ottenere giustizia”. Da parte della Chiesa Cattolica Romana, finora, nessuno si è ancora fatto vivo. “In tutti questi anni – ha continuato l’avvocato Gallo – non c’è mai stato un contatto e le nostre richieste sono state ignorate. Attendiamo la data dell’udienza, se ne riparlerà al processo” [QUI].

    Roberto Mirabile, Presidente dell’associazione Caramella Buona Onlus, commenta: “Con il dovuto rispetto per un defunto, dobbiamo comunque ricordare che Ruggero Conti ha rovinato la vita di tanti adolescenti che, ancora oggi, da adulti, sono costretti a convivere con il gravissimo lutto dovuto alle violenze sessuali subite. Inoltre, Ruggero Conti è sempre sfuggito al carcere, malgrado una pesante condanna definitiva; e nessuna delle sue vittime ha mai ricevuto scuse e nemmeno uno straccio di risarcimento: sono persone sopravvissute, ignorate anche dalla Curia competente di Roma” [QUI].

    L’iter giudiziario è stato lungo e complesso. A Legnano Don Ruggero Conti se lo ricordano tutti. Negli anni Ottanta don Conti insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Ci sapeva fare con i ragazzi. Per loro era un punto di riferimento. Don Ruggero Conti viene arrestato dai Carabinieri nel giugno 2008, mentre in canonica si preparava a partire per la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia. Don Ruggero era stimato, potente e per un periodo è stato anche consulente per le Politiche della famiglia dell’allora Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. All’arresto la magistratura di Roma arriva grazie all’attiva collaborazione della Caramella Buona Onlus, associazione leader in Italia nella prevenzione e repressione dei reati di pedofilia: il personale qualificato dell’associazione aveva raccolto informazioni dalle vittime di Don Ruggero Conti, lavorando al caso per oltre un anno prima dell’arrivo in tribunale. Il processo di primo grado si svolge in un clima di intimidazioni e minacce, rivolte sia al Pubblico ministero Francesco Lombardo Scavo sia a Roberto Mirabile, Presidente della Caramella Buona (che è stata parte civile ai processi, rappresentata dall’Avvocato Nino Marazzita). Alla fine arriva la condanna di primo grado: Don Ruggero Conti viene condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione per aver abusato di sette ragazzini della sua parrocchia romana tra il 1998 e il 2008. A raccontare quello che accadeva con Don Ruggero Conti sono anche dei legnanesi, ora adulti, che a suo tempo avrebbero subito abusi da parte del prete. Conti viene condannato anche in appello, nel maggio 2013, con una condanna di 14 anni e 2 mesi. La riduzione della pena è dovuta al fatto che tre episodi sono caduti in prescrizione. Don Conti viene condannato nel 2015 in via definita a oltre 14 anni per abuso su minori e induzione alla prostituzione.

    La Preda. Le confessioni di una vittima. Storia vera del più grande scandalo della Chiesa tra fede e omertà di Angela Camuso, 21 novembre 2012 – Vasco aveva 14 anni quando è stato violentato da Don Ruggero Conti. Una storia agghiacciante, in cui ogni dettaglio corrisponde fedelmente alla verità storica dei fatti. Un libro coinvolgente che si legge come un romanzo crudo, grazie allo stile che alterna la terza e la prima persona in cui Vasco, adolescente “normale” in cui tanti potrebbero identificarsi, non confessa soltanto gli abusi subiti ma descrive pure scorci della sua quotidianità familiare, il suo rapporto coi coetanei e quello con la fede in Dio. La storia di questo sacerdote in Italia non ha precedenti: accusato di avere abusato di almeno sette minorenni, viene arrestato e condannato in primo grado, nel 2011, a 15 anni e quattro mesi, al termine di un processo che ha spaccato in due l’opinione pubblica, perché Don Ruggero è stato ed è tuttora sostenuto da un nutrito gruppo di innocentisti che gridano al complotto. Tuttavia questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica Romana. È uno scritto che rende giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta, perché tra i tanti aspetti inquietanti di questa vicenda c’è che le indagini su Don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un altro sacerdote, suo vice, il quale, per tanto ardire, viene addirittura allontanato dalla parrocchia su volontà del vescovo della diocesi (indagato e poi prosciolto per il reato di concorso in violenza sessuale).

    Radio Vaticana affronta il tema della pedofilia nella Chiesa cattolica – 16 maggio 2013 – Luca Collodi intervista Angela Camuso, autrice de La Preda, ospite Don Fortunato Di Noto [QUI].

    Comunicato del Vicario Generale della Diocesi di Porto-Santa Rufina [QUI]

    Oggi, 12 marzo 2015, la Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti, del clero di questa diocesi, accusato di violenza su minori.
    Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamento giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda.
    L’intera Chiesa diocesana è ora chiamata ad un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare ad operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre.
    Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011, conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione.
    Roma, 12 marzo 2015
    MONS. ALBERTO MAZZOLA
    Vicario Generale

    Don Ruggero da Roma, l’orco che divenne prete, 8 maggio 2015 [QUI].

    L’epilogo – Conti in carcere trascorre poco tempo. La maggior parte degli anni li trascorre in una casa di cura lombarda. Le parti civili avevano chiesto un risarcimento complessivo pari a circa 10 milioni di euro, risarcimento ancora non riconosciuto. Nel 2020 Conti muore, chiudendo definitivamente la vicenda [QUI].

    Legnano, folla ai funerali di Don Ruggero Conti, 28 febbraio 2020 [QUI].

    Il Messaggero, 5 maggio 2021 – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento [QUI].

    [*] Congregazione per la Dottrina della Fede – Lettera del Cardinale William Levada per la presentazione della circolare alle Conferenze Episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, 3 maggio 2011 [QUI]

    Eminenza, Eccellenza,
    Come è noto, il 21 maggio 2010, il Santo Padre Benedetto XVI promulgò una nuova versione del Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela che riporta le norme circa i delicta graviora, incluso il delitto di abuso sessuale di minori da parte di chierici.
    Al fine di facilitare la retta applicazione di dette norme e di altri aspetti relativi all’abuso di minori, sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale.
    Come aiuto per le Conferenze Episcopali nella preparazione di dette Linee guida, o come appoggio nella revisione di quelle già esistenti, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha preparato una Lettera Circolare, trasmessa in allegato, che presenta alcuni temi generali per la considerazione di codesta Conferenza Episcopale. Detta Lettera Circolare rimarrà sotto embargo fino a mezzogiorno del 16 maggio 2011, quando sarà resa nota dalla Sala Stampa della Santa Sede.
    Sarebbe inoltre molto utile coinvolgere, nel processo di redazione o revisione di dette Linee guida, anche i Superiori Maggiori degli Istituti religiosi clericali, presenti nel territorio della Conferenza.
    Le sarei grato, in fine, se potesse inviare a questa Congregazione copia delle suddette Linee guida, entro la fine del mese di maggio 2012. Questo Dicastero rimane a disposizione di codesta Conferenza Episcopale qualora emergesse la necessità di offrire chiarimenti o aiuto nella preparazione delle suddette Linee guida. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarebbe necessario richiedere la recognitio dai Dicasteri competenti della Curia Romana.
    Assicurando il mio cordiale ricordo nella preghiera, mi professo
    sinceramente Suo in Cristo
    William Card Levada
    Prefetto

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks

  • Cardinale Bassetti scrive alle vittime, collaboreremo con la giustizia italiana, basta omertà

    Cardinale Bassetti scrive alle vittime, collaboreremo con la giustizia italiana, basta omertà

    Città del Vaticano – Il cardinale Gualtiero Bassetti ha preso carta e penna per rassicurare l’associazione delle vittime italiane della pedofilia che a maggio i vescovi si riuniranno per deliberare su una «piena collaborazione con le autorità civili, evitando forme di omertà, sia da parte delle vittime o delle loro famIglie, sia parte delle autorità religiose, sempre nel rispetto della verità, della giustizia e del bene dei minori o delle persone vulnerabili, che è il valore da mettere al primo posto». La lettera è arrivata a Francesco Zanardi, vittima quando era bambino di un sacerdote ligure, fondatore della Rete L’Abuso. A dicembre aveva scritto a Bassetti per chiedergli un incontro ma senza avere mai una risposta fino alla lettera odierna in cui promette quella collaborazione con la giustizia italiana che in tanti casi era venuta meno.

    Bassetti spiega a Zanardi che il cammino fatto dalla Chiesa per tutelare le vittime è un punto di non ritorno, e che la presenza di «alcune persone che possono dare un contributo positivo, vista l’esperienza traumatica che hanno affrontato, soprattutto se sono riuscite a rielaborarla e reagire in modo costruttivo senza cadere nella disperazione, servirà a tutti». I vescovi italiani daranno disposizioni alle diocesi di includere negli organismi diocesani anche vittime.

    L’impegno preso dal presidente dei vescovi italiani è un passaggio importante. Finora la Cei aveva mostrato un atteggiamento ambivalente segnato da ritardi incomprensibili nella lotta agli abusi.

    All’inizio di febbraio, la Presidenza Cei ha nominato, per i prossimi 5 anni, i membri del Consiglio Nazionale per la tutela dei minori: Emanuela Vinai (coordinatrice), Carlo Acquaviva, padre Amedeo Cencini, Anna Deodato, don Gianluca Marchetti, padre Luigi Sabbarese, don Gottfried Ugolini. Il Consiglio è presieduto da Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_cei_vescovi_italiani_pedofilia_bassetti_papa_francesco-4330563.html

  • Abusi, la strada in salita della Cei per arrivare alla trasparenza

    Abusi, la strada in salita della Cei per arrivare alla trasparenza

     di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La raccomandazione che il Papa aveva affidato a tutte le conferenze episcopali del mondo era di incontrare le vittime della pedofilia prima del summit di fine febbraio sugli abusi. I vescovi italiani (che sul terreno della pedofilia – a detta di tanti esperti interni – sono in evidente ritardo), avranno un incontro con le vittime solo a marzo. Prima del summit non è stato possibile, anche se il presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti ha personalmente ricevuto due vittime – tra cui una minorenne – alcuni giorni fa.
    Uno scarno comunicato è stato diffuso dalla Cei per notificare l’impegno preso con il pontefice, ma senza fornire ulteriori dettagli. Per esempio sullo status dei preti che hanno abusato di queste due vittime, se nel frattempo sono stati ridotti allo stato laicale, se stanno scontando la pena in un carcere oppure no (perché c’è stato in parallelo anche un processo civile nei tribunali italiani), se i vescovi delle diocesi nelle quali sono avvenute le violenze (quali?) hanno collaborato (e in che modo) con la polizia o la magistratura italiana, e se le denunce canoniche sono partite subito o se hanno avuto percorsi difficili all’interno delle strutture ecclesiali prima di arrivare alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Insomma, informazioni basilari che nel comunicato della Cei mancavano totalmente. Finora la mentalità che generalmente ha prevalso nella Chiesa italiana davanti ai casi di pedofilia è stata di proteggere più il buon nome delle istituzioni che non le vittime stesse. La speranza è che il summit di fine gennaio possa davvero costituire un passaggio indispensabile per arrivare alla trasparenza e al rispetto delle persone che hanno tanto sofferto.
    Il cardinale Gualtiero Bassetti, sull’incontro, ha spiegato: «nell’ascoltare il dolore di queste persone mi sono confermato sul percorso di plagio e, quindi, di abuso di potere che soggiace e prepara quello a carattere sessuale». Da qui l’invito ai vescovi ad «essere rigorosi nella selezione dei candidati al ministero, avvalendoci dell’apporto delle scienze umane». «Meglio avere meno preti e religiosi – spiega il presidente Cei –  che rischiare la vita di un minore».
    Nella riunione dello scorso 8 febbraio, la Presidenza Cei ha nominato, per i prossimi 5 anni, i membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori: Emanuela Vinai (coordinatrice), Carlo Acquaviva, padre Amedeo Cencini, Anna Deodato, don Gianluca Marchetti, padre Luigi Sabbarese, don Gottfried Ugolini. Il Consiglio è presieduto da monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_franceso_pedofilia_abusi_vittime_cei_vescovi_bassetti-4301857.html

  • La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – I vescovi italiani non vogliono la presenza di vittime di abusi sessuali all’interno degli organismi di prevenzione e tutela che la Cei andrà a breve a costituire. Contrariamente a quello che ormai accade in tante altre conferenze episcopali dove il cammino per contrastare la piaga dei preti pedofili (spesso spostati da una parrocchia all’altra per non creare scandalo, come è avvenuto anche negli anni passati a Milano e a Napoli) ha scelto di non avvalersi di consulenze stabili di ex vittime che, grazie alla propria esperienza, potrebbero invece aiutare a sradicare meglio la mentalità opaca che finora ha portato all’insabbiamento di tanti casi.

    La Cei solo da pochissimo ha avviato l’iter per una Commissione nazionale presieduta dal vescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni, e creato un Servizio nazionale per la tutela dei minori. Alla vigilia dell’incontro mondiale in Vaticano di fine febbraio, tra tutte le conferenze episcopali, è stato finalmente reso noto il testo del regolamento che servirà da base per per contrastare il fenomeno e dare uniformità a tutto il territorio nazionale. L’organismo dovrà «consigliare e supportare la Cei, i vescovi e i superiori maggiori nella promozione della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili». Inoltre dovrà «studiare e proporre contenuti informativi e formativi, oltre che strumenti operativi, per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, sensibilizzare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso». Non avrà alcun peso decisionale. Inoltre non fa esplicitamente riferimento all’apporto che le vittime potrebbero fornire.

    Sul tema all’interno dei vescovi si registrano spaccature. Recentemente il presidente dei vescovi calabresi, monsignor Vincenzo Bertolone ha chiesto di «rifuggire le strade che portano all’omertà».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vescovi_pedofilia_papa_francesco_vaticano_cei-4270769.html