Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Cervia

  • Non rimosse don Desio fino all’arresto; Ghizzoni nominato referente italiano nella Commissione pontificia per la Tutela dei minori

    Non rimosse don Desio fino all’arresto; Ghizzoni nominato referente italiano nella Commissione pontificia per la Tutela dei minori

    La Conferenza Episcopale Italiana ha posto Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, a capo del gruppo di lavoro per la prevenzione della pedofilia. Ed è anche stato nominato referente italiano nella Commissione pontificia per la Tutela dei minori presieduta dal cardinale Sean O’Malley.

    Un segno peggiore i vescovi non potevano darlo. Ghizzoni infatti rappresenta nel modo più compiuto il “vecchio” metodo di gestione della pedofilia.

    Quando venne arrestato don Giovanni Desio, l’ex prete condannato a 8 anni e 8 mesi per violenza sessuale e atti sessuali su quattro ragazzini minorenni che frequentavano la sua parrocchia, Ghizzoni era il suo vescovo. Fino al giorno dell’arresto don Desio ha mantenuto tutti i suoi incarichi in curia, dalla direzione del settimanale diocesano alla segreteria dell’ufficio per le comunicazioni sociali. Se non fosse intervenuta la magistratura (e siamo sicuri che il vescovo abbia effettivamente collaborato?) don Desio sarebbe ancora al suo posto, inattaccabile. Possibile che in un anno e mezzo di episcopato non si fosse accorto proprio di nulla? Viene sbandierato il titolo di “psicologo” di Ghizzoni. Uno “psicologo” che non si era accorto di nessuna stranezza del prete, neppure quando don Desio cadeva nel canale ubriaco con il SUV da 35 mila euro, o quando i parrocchiani raccoglievano le firme per farlo allontanare.

    Ma il marciume nella diocesi guidata da Ghizzoni non si ferma certo qui. Le vicende legate a Mons. Giansandro Ravagna si sono risolte con la sua recente scomparsa.

    Quelle legate all’altra indagine di punta condotta dalla magistratura nei confronti di un altro prete accusato da più parti di pedofilia hanno scatenato più di una richiesta di riduzione allo stato laicale o temporaneo allontanamento di preti della diocesi. Qualcuno forse sarà l’indagato?

    Se la nomina di Ghizzoni vuole esportare il modello ravennate al resto d’Italia ci sarà sempre una soluzione per ciascun prete pedofilo italiano: far finta che non esista, sperare che se ne vada da solo, o aspettare che muoia.

    Alla faccia della “prevenzione”.

    di Redazione

  • Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Ravenna, 15 novembre 2016 – Condanna definitiva e carcere inevitabile. In tarda serata i giudici romano della Suprema Corte hanno dichiarato «inammissibile« il ricorso presentato dall’ex sacerdote Giovanni Desio. Per lui la pena resta perciò quella a otto anni e otto mesi di carcere inflittagli in appello a Bologna per avere avuto rapporti sessuali con quattro ragazzinitra i 12 e i 15 anni a lui affidati.

    Desio – 54 anni, nato a Milano ma a lungo residente a Saronno (Varese) e per 13 anni parroco di Casal Borsetti – era stato arrestato nella canonica rivierasca dalla polizia il 5 aprile del 2014 soprattutto sulla scorta di intercettazioni dal contenuto esplicito. Le manette erano piombate quando stava facendo le prove di matrimonio con una giovane coppia.

    Dopo sette mesi in carcere a Forlì, Desio aveva ottenuto i domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali di varia natura. Ma a causa di frizioni interne, quest’anno aveva ottenuto il trasferimento sempre ai domiciliari in una struttura di Barza d’Ispra, in provincia di Varese, che si occupa di anziani. E il suo compito era per lo più di leggere loro il giornale. Il 54enne è ora in attesa che gli notifichino la carcerazione visto che il tipo di reato a lui addebitato non prevede sospensioni all’esecuzione pena.

    Confermate dunque tutte le provvisionali per 420 mila euro assegnate alle parti civili: tre minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’ attiva a Ravenna dal 2003. Ai quattro giovani – oltre che di Ravenna sono delle province di Bergamo e di Treviso – l’ex sacerdote, per il quale il Vaticano da tempo ha provveduto alla dispensa dallo stato clericale, aveva dato in totale 100 mila euro di risarcimenti.

    Desio per la prima volta era salito alla ribalta delle cronache quando nel febbraio 2014 con la sua Bmw X1-18 nuova da 35 mila euro era finito in un canale ed era stato salvato in extremis da due fedeli. Secondo le analisi guidava completamente ebbro d’alcol. E l’inchiesta sul sesso in canonica è figlia di quell’episodio: perché l’allora don aveva usato uno dei profili Facebook dei minori per attaccare i giornalisti con parole di fuoco. Ma le perplessità del padre del ragazzo per quei post erano giunte sui tavoli della polizia. Le intercettazioni avevano fatto il resto. E l’allora don era finito in carcere poco prima di Pasqua, periodo nel quale avrebbe dovuto incontrarsi con uno dei giovani per trascorrere assieme un periodo di vacanza.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/giovanni-desio-1.2682643?wt_mc=fbuser

  • Pedofilia, sconto di pena per l’ex prete Giovanni Desio

    Pedofilia, sconto di pena per l’ex prete Giovanni Desio

    Ravenna, 27 novembre 2015 – Ha ottenuto uno sconto di pena di due anni rispetto alla condanna che aveva rimediato in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. Nel pomeriggio a Bologna è finito con una condanna a otto anni e otto mesidi carcere il processo d’appello contro Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di avere avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati di età tra i 12 e i 15 anni.

    Cinquantatrè anni, anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno, in provincia di Varese, e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia in canonica a Casal Borsetti, Desio dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali che possono andare da turbe della sfera sessuale a depressioni. Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale dispensandolo di conseguenza dal celibato.

    Confermate tutte le provvisionali assegnate alle parti civili: due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.Finora ai quattro minorenni Desio ha dato 100 mila euro, somma ritenuta non congrua ai danni subiti.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-condanna-appello-1.1525162

  • Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Otto anni e otto mesi, ovvero due anni in meno rispetto a quelli inflittigli in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. E’ questa la sentenza pronunciata a Bologna nel pomeriggio di venerdì per il processo d’appello nei confronti di Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di aver avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati, di età tra i 12 e i 15 anni (oltre che di quella di Ravenna, originari anche delle province di Treviso e Bergamo).

    Desio, 53 anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno (Varese) e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia nella canonica della parrocchia di Casal Borsetti, dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura in provincia di Perugia che accoglie preti segnati da problematiche personali.
    Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale. Confermate dai giudici tutte le provvisionali assegnate alle parti civili (fin qui Desio ha dato 100 mila euro ai quattro minorenni, somma però ritenuta non congrua ai danni subiti): due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.

    http://www.ravennanotizie.it/articoli/2015/11/28/condannato-a-8-anni-e-8-mesi-in-appello-per-pedofilia-giovanni-desio-ex-parroco-di-casal-borsetti.html

  • Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Il 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati, ha chiesto scusa con una lettera e ha offerto 100mila euro di risarcimento in totale alle famiglie delle quattro parti civili che si sono costituite.

    È di 9 anni di reclusione la richiesta avanzata dal pm alla seconda udienza del rito abbreviato contro don Giovanni Desio, 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati. L’udienza, avvenuta al Palazzo di Giustizia di Ravenna di fronte al gup Antonella Guidomei, segue quella del 9 marzo scorso, in cui si erano costituite quattro parti civili: due minorenni con i genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio dal 2003. Non si erano costituiti, invece, il Comune di Ravenna e altri due ragazzini molestati.

    Il prete, sospeso a divinis, dopo aver trascorso oltre sette mesi nella sezione ‘protetti’ del carcere di Forlì, si trova ora agli arresti domiciliari in una struttura religiosa di Città di Castello. Sono in tutto quattro i reati dei quali ‘zio John’, come lo chiamavano i fedeli, deve rispondere, a partire dall’avere fatto sesso con ragazzini tra i 12 e i 15 anni a lui affidati. Il parroco, su indicazione del suo avvocato, era presente in aula ma, al termine dell’udienza, non ha rilasciato dichiarazioni ai numerosi giornalisti e fotografi assiepati nel corridoio. Solo pochi giorni fa, però, con una lunga lettera recapitata alle testate locali, il prete che per tredici anni ha prestato servizio nella località rivierasca, aveva fatto mea culpa, chiedendo perdono alle giovani vittime, alle famiglie, alla Chiesa, all’Arcivescovo e alla comunità intera per “avere praticato e diffuso il male, facendo vacillare la fede di molti”. Un riferimento, quello alla comunità intera, addotto anche tra le motivazioni dellaDiocesi nella sua decisione di costituirsi parte civile, sottolineando la volontà di prendere le distanze dal parroco di Casalborsetti non solo per il danno d’immagine subito dall’operato dei sacerdoti, ma anche per il danno alla morale collettiva.

    “Ha scritto e riscritto diverse volte le sue memorie in questi mesi di detenzione a Città di Castello – ha commentato l’avvocato difensore di don Giovanni Desio, Battista Cavassi –, mesi in cui ha anche pensato al suicidio”. Il parroco, ripercorrendo la vicenda e mettendo nero su bianco il proprio stato d’animo, ha confessato di avere commesso “quei fatti che sono nei capi d’imputazione” e del cui ricordo ha “profonda vergogna”. Ha inoltre invocato il perdono, seppur conscio di “non meritarlo per l’enormità dei peccati commessi”. Desio non si è definito pedofilo, ma ha fatto riferimento a una “pericolosa e ripugnante deriva efebofila” alla quale è stato “strappato dall’arresto”, specificando però di non aver “mai fatto uso né di violenze né di minacce” . In carcere, scrive ancora Desio, “ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo”. Infine, il parroco ha definito il pentimento come una condizione che deve essere “permanente”, un “cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la costrizione e la volontà di riparare”.

    L’abbreviato, che garantisce al parroco lo sconto di un terzo della pena (rischiava fino a 14 anni), sarà condizionato dalla testimonianza del direttore della struttura di Città di Castello, dove l’ex sacerdote sta scontando i domiciliari dallo scorso novembre; per i risarcimenti, Desio ha avanzato la proposta di 100mila euro totali per le quattro famiglie. La sentenza è prevista per il 15 maggio.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/18/preti-pedofili-chiesti-9-anni-per-don-giovanni-desio-provo-profonda-vergogna/1602973/

  • «Abusi sul chierichetto». Il gip proscioglie il parroco

    «Abusi sul chierichetto». Il gip proscioglie il parroco

    Il caso di un giovane laico consacrato originario del Sannio avvenuto in provincia di Ferrara.

    Una storia di sesso fra un giovane laico consacrato originario di Benevento ed un parroco in servizio in una chiesa in provincia di Ferrara. Fatta di telefonate fra i due e confidenze fatte ad un amico che avevano finito con lo scagionare il prelato dall’accusa di violenza sessuale mossa dal legale del chierichetto. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara ha optato per l’archiviazione del fascicolo che vede coinvolto anche un giovane sannita, protagonista – suo malgrado – di un triste vicenda avvenuta nella diocesi di Ravenna-Cervia. Come riportato dalle agenzie, il giovane nella sua denuncia aveva parlato di inviti espliciti e di violenze sessuali messe in atto da quel prete che da pochissimo tempo lo stava seguendo nel suo percorso religioso.

    Una ricostruzione che però non ha convinto la squadra Mobile ferrarese ed il pm Filippo Di Benedetto: tra i due c’erano stati infatti rapporti sessuali liberi, consenzienti e consapevoli fin dal primo incontro avvenuto nell’autunno del 2012. Nessuna violenza, dunque, come lamentato dal giovane originario della provincia di Benevento e difeso dall’avvocato Nicola Casadio. Che ha presentato opposizione alla decisione del Gip di archiviare il caso.

    Già le sue dichiarazioni, all’epoca ventenne, erano state definite dagli inquirenti “lacunose e contraddittorie”: per la Procura il suo allontanamento dalla canonica era semplicemente legato ai regolamenti interni, che non prevedono permanenze superiori per gli ospiti ai 10-15 giorni, e non al disappunto del prete dopo avere appreso della denuncia a suo carico. Oltretutto, dalle indagini era emerso come entrambi avessero in comune una frequentazione con una piattaforma internet gay e diversi sms scambiati sui rispettivi telefonini. Ma il legale del giovane che accusa il parroco di abusi sessuali non ci sta. Il teste determinante, che avrebbe rivelato la natura affettiva della tresca, sarebbe il braccio destro del parroco. Di qui la richiesta di un confronto tra i due per provare a ricostruire la vicenda. Il “don”, da parte sua, non solo aveva negato le violenze sessuali, ma aveva negato ogni contatto fisico con il giovane, tanto da avere presentato una denuncia per calunnia.

    di GbL

    http://www.ottopagine.it/bn/cronaca/10962/abusi-sul-chierichetto-il-gip-proscioglie-il-parroco.shtml

  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml

  • La Curia di Ravenna nel mirino della Rete L’ABUSO denunciati i vescovi. Altissimo rischio di inquinamento prove, la Procura intervenga!

    La Curia di Ravenna nel mirino della Rete L’ABUSO denunciati i vescovi. Altissimo rischio di inquinamento prove, la Procura intervenga!

     La Conferenza Episcopale Italiana e il suo Presidente Angelo Bagnasco hanno adottato le linee guida sugli abusi sessuali perpetrati da preti sui minori.

    Per i vescovi non ci sarà obbligo di denuncia perché non sono pubblici ufficiali, e trincerandosi dietro questo dettaglio procedurale, i vescovi si stanno sottraendo alla responsabilità della vigilanza dei minori affidati ancora oggi alle cure del clero.

    Ma per i vescovi che verranno a conoscenza dei crimini commessi dai sacerdoti appartenenti alle loro diocesi, dovrà valere pur sempre la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art. 40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

    E’ quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Nel caso di don Giovanni Desio al momento emergono 5 vittime, diverse denunce anche pubbliche, alcune addirittura a mezzo stampa che però sembra siano rimaste in’ascoltate. A mettere fine, anche questa volta c’è voluta la magistratura, altrimenti chissà per quanto altro tempo in curia non se ne sarebbero accorti, chissà quante altre vittime.

    Eppure di Desio non emerge un profilo così rassicurante, da chi aveva ritirato i figli vietando di avvicinarsi alla parrocchia a chi aveva invece comunicato anche alla curia i suoi “sospetti” sul sacerdote, il ragazzino veneto fuggito di casa e ritrovato dai servizi sociali affidato a Desio, nonché le sue “bizzarrie” denunciate persino a suon di articoli di stampa.

    Ma possibile che la curia non abbia mai avuto sospetti? O forse hanno agito con troppa leggerezza omettendo la vigilanza di cui per l’articolo 40 comma 2 sarebbero responsabili e penalmente perseguibili?

    La curia i sospetti li ha avuti eccome infatti corre ai ripari, non a caso arriva una squadra di tre avvocati tra cui un civilista per proteggere i beni della Diocesi, la quale istituisce anche una al quanto sospetta «equipe per la tutela dei minori» composta dal vicario generale e da un parroco, da una dottoressa psicologa psicoterapeuta, da una dottoressa neuropsichiatra infantile, da una giurista che esercita nel foro ecclesiastico, da un civilista e da un canonista.

    Ci auguriamo che la magistratura intervenga immediatamente impedendo che la Diocesi possa avere contatti con i minori coinvolti e non, almeno fino alla chiusura delle indagini.

    Il rischio di inquinamento delle prove è altissimo e non si può permettere che questo accada soprattutto in questa vicenda dai contorni ancora molto torbidi.

    Questa la denuncia inoltrata oggi dalla Rete L’ABUSO alla Procura della Repubblica di Ravenna nella quale si chiede che l’indagine sulle molestie commesse da don Desio venga allargata anche alle responsabilità dei Vescovi che negli ultimi 10 anni (prescrizione) sono stati a capo della Diocesi di Ravenna – Cervia.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

  • Don Desio, l’arcivescovo: “Sconcerto e dolore per il grave scandalo”

    Don Desio, l’arcivescovo: “Sconcerto e dolore per il grave scandalo”

    “Ma perché un prete di Milano lo spediscono a Ravenna? Anche questa cosa dovrebbe spiegarci il vescovo. Per capire se si tratti del solito spostamento di soggetto “problematico”

    Si è chiuso nel silenzio, in attesa di essere condotto in carcere, don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti accusato di atti sessuali con minorenni secondo l’articolo 609 quater  1° comma numero 2 del codice penale. Gli agenti della Polizia si sono presentati questa mattina nei locali della parrocchia della località ed hanno anche sequestrato vario materiale.  L’avvocato Enrico Maria Saviotti è stato nominato difensore di fiducia dal religioso ed ha raggiunto don Desio non molto tempo dopo l’arrivo della Polizia. Oggi il pomeriggio in Questura; lunedi è previsto l’interrogatorio di garanzia, verrà chiesta quantomeno una misura più attenuata. Dal canto suo il gip ha ritenuto che la condotta del sacerdote “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”. Intanto, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, in una nota ufficiale, si dice “sconcertato per la notizia relativa a Don Giovanni Desio, accusato di abusi sessuali nei riguardi di minorenni”, ed “esprime sincera vicinanza alle vittime e alle famiglie di quanti risultassero avere subito violenza”. Nel contempo mons. Ghizzoni, “nutre piena fiducia nella magistratura al fine di un sollecito chiarimento dei fatti realmente accaduti, mentre conferma la totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti per ogni fine di giustizia. Infine invita tutta la comunità cristiana a un momento di preghiera per affrontare insieme lo sconcerto e il dolore per un così grave scandalo”. Questa mattina la notizia dell’arresto è stata ufficializzata durante una conferenza stampa alla quale erano presenti il questore Mario Mondelli, il procuratore capo Alessandro Mancini e il capo della Squadra Mobile, vicequestore Nicola Gallo.  Anche il sindaco Fabrizo Matteucci ha commentato  la vicenda, dicendo tra l’altro che “oggi il cuore di Ravenna sanguina. Una carezza ai nostri bambini”. Matteucci chiede inoltre “verità e giustizia”.

  • Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Il predecessore di don Ravagna lo accusa di rapporti omosessuali
    con un 24enne. La diocesi: «Equivoco chiarito con indagine interna»

    di Andrea Alberizia

    Due lettere l’hanno accusato di essere invischiato in uno scandalo omosessuale interno agli ambienti ecclesiastici ravennati, una terza lettera ha scagionato il prelato. Don Giansandro Ravagna – per la comunità religiosa cittadina semplicemente don Sandro, per cinquant’anni parroco della chiesa di San Biagio dove rimane tuttora in veste di sacerdote emerito e oggi vittima di una presunta estorsione ancora a sfondo omosessuale (vedi articoli correlati) – è stato al centro di un’indagine interna alla diocesi di Ravenna-Cervia aperta e chiusa tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ravenna&Dintorni è venuto in possesso di una delle due lettere indirizzate a monsignor Giuseppe Verucchi, a quel tempo arcivescovo, in cui si chiedevano le dimissioni del prete dall’incarico di rettore del seminario che riveste dal 2008.

    Don Alvaro Marabini

    «Il fatto è accaduto qualche anno fa ma il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità per un sacerdote. Sono a chiederle ancora una volta di invitare il rettore a rassegnare le dimissioni». Sono i passaggi più espliciti della lettera che don Alvaro Marabini, predecessore di Ravagna al seminario, scriveva nel gennaio 2010 a Verucchi perché risolvesse «l’affare rettore»: nel 2008 la guida dell’istituto ecclesiastico era passata nelle mani di Ravagna, tornato di nuovo al vertice del collegio dopo l’esperienza come rettore alla fine degli anni Settanta quando a nominarlo fu il vescovo di allora, Ersilio Tonini, oggi il più anziano cardinale vivente e tra i destinatari della missiva firmata da Marabini. Oltre a quelli di Verucchi e Tonini compare il nome di Luigi Amaducci, arcivescovo emerito. In buona sostanza le massime cariche, per notorietà e blasone, della Curia bizantina.

    «Abbiamo visto la Chiesa ferita, temiamo per la formazione dei seminaristi – si legge ancora nella lettera –. La coscienza non ci ha permesso di continuare a nascondere». I toni non sembrano lasciare dubbi sulla gravità delle circostanze. Al punto che nei due mesi precedenti don Marabini ha già inviato un’altra comunicazione scritta ma soprattutto ha già avuto due incontri di persona con Verucchi: «Durante il nostro colloquio abbiamo colto sul suo volto tanta sofferenza e sgomento, quella stessa sofferenza che ha preso anche noi facendoci passare notti insonni».

    Don Giansandro Ravagna

    Nella lettera non si fa riferimento a circostanze precise ma Ravenna&Dintorni, è in grado di ricostruire i dettagli. Marabini ha segnalato al vescovo presunti episodi di rapporti omosessuali avvenuti dieci-quindici anni prima tra Ravagna e un giovane parrocchiano all’epoca dei fatti 24enne, episodi appresi attraverso colloqui con un altro parroco amico del giovane. «Tutto un fraintendimento – spiega Enrico Maria Saviotti, avvocato della diocesi, disponibile a una dettagliata spiegazione –. C’è stata un’accurata indagine interna e si è verificato che non è accaduto nulla di quanto temuto. Il fascicolo è stato inviato anche a Roma. Abbiamo una lettera della presunta vittima che smentisce ogni circostanza». Lettera che il legale afferma essere dell’8 gennaio 2010 ma di non poterla mostrare per rispetto delle persone coinvolte.

    Attenzione alla data. La seconda missiva di Marabini, quella in nostro possesso, è datata 16 gennaio di tre anni fa. Cioè una settimana dopo il documento che per la diocesi ha chiuso la storiaccia. Marabini non ancora informato? In realtà sembrerebbe più che altro non ancora convinto: «È uscito dal seminato», dice senza mezzi termini Saviotti alzando gli occhi al cielo. E se non è arrivata una querela, lascia intendere l’avvocato, è solo per la misericordia della Chiesa.

    Due lettere scritte da un parroco al vescovo tra il 2009 e il 2010 gettano l’ombra dello scandalo omosessuale all’interno della diocesi bizantina. La Curia smentisce sostenendo si tratti di un equivoco chiarito

    Non parla mai di questione conclusa Marabini quando lo incontriamo nella sua parrocchia. Lasciato l’incarico di rettore, nel 2008 è stato trasferito ad Argenta, in provincia di Ferrara ma entro i confini della diocesi ravennate. Al termine della prima messa del mattino, domenica 17 marzo, si avvia verso la canonica accompagnato dal suono delle monete nel cestino delle offerte che ha raccolto ai piedi dell’altare. Quando ancora non sa che abbiamo la lettera prova a sminuirne il contenuto ma quando gli mostriamo il testo e leggiamo gli stessi passaggi che testimoniano la sua vivida preoccupazione di appena tre anni fa, ricordandogli che «il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità», non può fare altro che confermare di averla scritta ma di non avere altro da aggiungere: «Sono un figlio della Chiesa – dice con tono pacato –. Cerchi di capire il mio obbligo di obbedienza, non posso dirle nulla. Ho raccontato le mie preoccupazioni ai miei superiori e quello è ciò che dovevo fare».

    Non risponde alle nostre domande ma una la fa lui a noi: «Lei come ha avuto la lettera?». E sulle mancate dimissioni di Ravagna? «Posso solo immaginare che il vescovo avrà fatto le sue verifiche, avrà molto pregato e anche io ho molto pregato». Accenni alla conclusione dell’indagine? Nessuno.

    Lo scorso novembre – quando il vescovo ausiliare di Reggio Emilia, Lorenzo Ghizzoni, venne nominato successore di Verucchi – un quotidiano emiliano, La Nuova Prima Pagina, scriveva così dell’incarico che lo attendeva: «La diocesi negli anni scorsi ha vissuto non pochi scandali legati alla presenza in seminario di sacerdoti dalla dubbia moralità e in diocesi di preti apertamente omosessuali, con alcuni casi molto incresciosi e persino l’intervento di un visitatore apostolico che di fatto fece rimuovere il rettore». Il visitatore, una sorta di commissario straordinario inviato dal Vaticano, intervenne durante il rettorato Marabini (2000-2008). Ma Saviotti smentisce che quella visita abbia influito sul cambio al vertice del collegio: «Si è trattato solo di un normale avvicendamento».

    A quel tempo si sparse addirittura la voce della chiusura della struttura. In occasione della giornata seminariale del 2009 fu Ravagna a sgombrare il campo dalle dicerie: «I ravennati hanno avuto un’informazione sbagliata». E spiegò che era solo una questione di razionalizzazione delle risorse: i seminaristi studiano a Bologna e tornano a Ravenna nel finesettimana per ritrovarsi nelle comunità dove alla fine degli studi svolgeranno la loro missione».

    24 – 03 – 2013