Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Charles J. Scicluna

  • Pedofilia. Mons. Scicluna rivendica l’omertà: “Noi non denunciamo i preti criminali”, “Denuncino i genitori”. Come dire che devono denunciare i bambini, intimoriti dagli orchi

    Pedofilia. Mons. Scicluna rivendica l’omertà: “Noi non denunciamo i preti criminali”, “Denuncino i genitori”. Come dire che devono denunciare i bambini, intimoriti dagli orchi

     

    Pedofilia, Vaticano: Abusi coperti da sbagliato senso di lealtà

    CITTÀ DEL VATICANO – Monsignor Charles J. Scicluna, il ‘procuratore’ della Santa Sede, stigmatizza il rischio che la denuncia degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sia “resa difficile da considerazioni sbagliate e fuori luogo di lealtà e appartenenza”.

    “Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati”, ha detto il prelato maltese intervenuto ad un forum ospitato dal Senato della Repubblica sui diritti dei minori. “Quando la denuncia riguarda ministri religiosi – ha proseguito il ‘promotore di Giustiza’ della congregazione per la Dotrina della fede in un discorso diffuso dalla sala stampa vaticana – la divulgazione può essere resa difficile da considerazioni sbagliate e fuori luogo di lealtà e appartenenza.

    Il potere sacro genera giustamente una fiducia sacra. Purtroppo esso può generare la paura sbagliata di rivelare i crimini commessi da leader religiosi. In questo contesto la promozione della responsabilità delle comunità implica la possibilità di denunciare gli abusi del potere sacro per quello che è: un tradimento della fiducia”.

    www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20111103&id=46122

  • Mons. Scicluna: “Abusi dei preti uccidono la fede”

    Mons. Scicluna: “Abusi dei preti uccidono la fede”

    In una intervista pubblicata su Vatican Insider, mons. Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede – una sorta di Pubblico Ministero del tribunale dell’ex Sant’Uffizio – che da quasi un decennio si occupa dei dossier più scabrosi riguardanti gli abusi sui minori perpetrati da sacerdoti e religiosi dichiara che tali crimini sono ancora più esiziali se commessi da un chierico perché “uccidono la fede” delle vittime: “c’é una reazione, una rabbia nelle vittime dei preti che non si riscontra negli altri casi, perché tocca la profondità dell’anima”. Alla domanda su cosa abbia significato per lui occuparsi di questioni tanto scabrose Scicluna ha detto: “Ho compreso che se la Chiesa non è crollata, nonostante questi scandali, è proprio perché ha un fondamento soprannaturale. Altrimenti non si spiega”.
    I casi di pedofilia sono “in netta diminuzione rispetto al passato”, sostiene. Le vittime sono state “trattate per troppo tempo come ‘nemiche’ del buon nome della Chiesa”, invece che “come persone ferite nell’anima, da accogliere e da aiutare”.
    Stefano Marullo

    http://www.uaar.it/news/2011/07/03/mons-sc…cidono-la-fede/

  • Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Michele Tornabuoni – Più di uno scandalo, più di un caso imbarazzante. L’arresto di don Riccardo Seppia, sacerdote tossicodipendente e sieropositivo accusato di ripetuti abusi sessuali su minori, è una vera e propria bomba per la Chiesa cattolica italiana.

    Il primo e più ovvio motivo è che la vicenda del parroco di Sestri Ponente ha messo il dito nella piaga di una Chiesa, quella italiana, in netto ritardo rispetto sul problema della pedofilia. Tutte le Conferenze episcopali mondiali, in realtà, hanno adottate nuove misure di contrasto e prevenzione solo incalzate dalle denunce, dalle perquisizioni di forze dell’ordine e magistratura, dalla prospettiva di un danno economico dovuto quando ai risarcimenti pagati alle vittime quando – è il caso della Germania – alla fuoriuscita dalla Chiesa dei fedeli e dei loro contributi fiscali. Dall’anno scorso, però, è divenuto palese che quella degli abusi sessuali sui minori è una piaga strutturale che riguarda solo una piccola minoranza dei sacerdoti ma ha attecchito – ed è stata insabbiata – sistematicamente in tutti i paesi del mondo.

    Eppure, fino a pochi mesi fa, i vertici della Conferenza episcopale italiana minimizzavano, contestualizzavano, rimandavano l’adozione di un pacchetto di misure d’emergenza. Fino al caso di don Seppia. Prima del suo arresto, neppure le ripetute pressioni vaticane erano riuscite a smuovere di un millimetro la Conferenza episcopale italiana. Non c’era riuscito il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Charles J. Scicluna, che già l’anno scorso aveva denunciato, su Avvenire, “una certa cultura del silenzio ancora troppo diffusa nella Penisola”. Non c’era riuscita la recente lettera circolare dello stesso dicastero vaticano a tutti i vescovi del mondo. Le uniche risposte erano nate dall’iniziativa personale di qualche singolo presule, come il vescovo di Bressanone e Bolzano Karl Golser, che ha visto il numero verde creato nella sua diocesi contattato anche da altre regioni d’Italia, tanto è carente il quadro generale delle misure anti-pedofili.

    Ma, dopo l’arresto choc di Seppia un rilancio, nel quartier generale della Conferenza episcopale a via Aurelia, viene ritenuto non più rinviabile. L’assemblea generale della Cei in corso in questi giorni a Roma è chiamato a discutere – non senza divergenze tra “riformatori” e fautori dello status quo – proposte come uno sportello diocesano per le denunce, una banca dati nazionale, un delegato Cei unico per tutto il paese, un più stretto controllo dei singoli vescovi da parte della stessa Cei. Nulla – è la promessa – dovrebbe essere più come prima.

    Perché – ed è la seconda ragione per cui il caso di don Seppia rappresenta uno spartiacque – Genova è la diocesi del presidente della Cei Angelo Bagnasco. Il quale, infatti, ha reagito immediatamente, sospendendo il sacerdote e recandosi nella sua parrocchia per confortare i fedeli. La vicenda, però, allunga un’ombra pesante. Nella Curia genovese si insiste sul fatto che Bagnasco sia caduto dalle nuvole. L’arresto, in effetti, è avvenuto all’improvviso, gli inquirenti sono incappati nel giro di sfruttamento sessuale del prete indagando su un traffico di stupefacenti. Più passano i giorni, tuttavia, e più emergono le testimonianze di chi – uomini di Chiesa e semplici fedeli – sospettava di don Riccardo già da tempo. Perché nessuno ha parlato? All’orecchio di Bagnasco non era giunta nessuna voce? E all’orecchio dei suoi predecessori? L’interrogativo attraversa come un brivido il corpo dell’episcopato italiano, perché, prima di Bagnasco, sono stati arcivescovi di Genova il cardinale Tarcisio Bertone (dal 2002 al 2006), attuale Segretario di Stato vaticano, il cardinale Dionigi Tettamanzi (1995-2002), arcivescovo uscente di Milano, il cardinale Giovanni Canestri (1987-1995) e il mitologico cardinale Giuseppe Siri, faro dei conservatori in Conclave, papabile per eccellenza, porporato che andò in pensione nel 1987, due anni dopo aver ordinato al sacerdozio don Riccardo Seppia.

    Il pasticciaccio brutto di Sestri Levante, allora, avvolge nel dubbio alcune delle figure di maggior spicco dell’episcopato italiano di ieri e di oggi. I dubbi potrebbero essere infondati, i diversi cardinali che si sono susseguiti a Genova potrebbero essere sinceramente all’oscuro delle accuse, o, comunque, potrebbero aver agito, negli anni scorsi, con una superficialità non superiore a quella che accomuna praticamente tutti i vescovi del mondo negli anni passati in un’adeguatezza nei confronti della pedofilia colpevole, sicuramente, ma altrettanto sicuramente in via di superamento. Ora, però, questi dubbi, magari utilizzati in malafede, rischiano di avere un impatto sugli equilibri interni all’episcopato italiano. E, ad esempio, cambiare il gioco di bilanciamento della corsa del cardinale legato al movimento di Comunione e Liberazione Angelo Scola per Milano, scoraggiata, tra gli altri, proprio da Bertone, Tettamanzi e Bagnasco.

    C’è poi un ultimo motivo per il quale la brutta storia di don Seppia rappresenta una bomba nella vita della Chiesa italiana. Sinora nessun caso aveva avuto tanta risonanza nel nostro paese. Neppure il caso del prete fiorentino Lelio Cantini, arrestato e ridotto allo stato laicale. Neppure il caso del sacerdote romano Ruggero Conti, di recente condannato in primo grado a diciotto anni dal tribunale di Roma. Ora l’arresto del prete genovese può essere utilizzato dai nemici della Chiesa per screditarla in diatribe meramente politiche. E’ già accaduto, negli anni scorsi. Quando, ad esempio, il Giornale della famiglia Berlusconi ha attaccato il direttore d’allora di Avvenire Dino Boffo per la sua presunta omosessualità; quando lo stesso quotidiano insistette sulla vicenda di padre Evaldo Biasini, soprannominato “don bancomat” per il ruolo svolto negli affari della “cricca” dei grandi appalti; quando Panorama dedicò un lungo servizio al giro dei preti gay di Roma. Articoli di giornale quando fondati quando meno fondati, scritti sicuramente con l’intento di informare, ma capaci anche di indebolire l’immagine pubblica di una Chiesa che aveva osato criticare il Presidente del Consiglio per le sue notti ardenti. Una Chiesa, soprattutto, largamente finanziata dai fondi dell’otto per mille che ogni anno i contribuenti le riservano.

    In Cei, dove i dati arrivano tramite il ministero delle Finanze con tre anni di ritardo rispetto alla dichiarazione dei redditi, l’allarme, per quanto riservatamente, è già alto. Si teme che l’affaire pedofilia faccia crollare il gettito, si iniziano a fare i conti con un bilancio decurtato, si ragiona su come rilanciare l’immagine della Chiesa. E il caso di don Seppia certo non aiuta.

    www.linkiesta.it/scandalo-don-seppia-rende-piu-forte-cl

  • Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Città del Vaticano, 9 mag. (TMNews) – Verrà pubblicata prossimamente, forse già nei prossimi giorni, la lettera circolare della congregazione della Dottrina della fede alle conferenze episcopali di tutto il mondo sulle linee-guida da seguire di fronte ai casi di pedofilia.

    L’iniziativa era stata preannunciata all’epoca in cui, a luglio scorso, il Vaticano presentò l’aggiornamento delle norme canoniche in materia di abusi sessuali del clero e, più in generale, dei delitti considerati dalla Chiesa eccezionalmente gravi (‘delicta graviora’). L’ex Santo Uffizio, spiegò il portavoce vaticano Federico Lombardi, “sta attualmente studiando come aiutare gli Episcopati del mondo a formulare e sviluppare in modo coerente ed efficace le indicazioni e direttive necessarie ad affrontare la problematica degli abusi sessuali di minori da parte di membri del clero o nell’ambito di attività o istituzioni connesse alla Chiesa, con riguardo alla situazione e ai problemi della società in cui operano”. A novembre, in occasione di una riunione di cardinali che precedette il Concistoro convocato da Benedetto XVI, sull’argomento è tornato il prefetto della congregazione della Dottrina della fede. Il cardinale statunitense William Levada ha offerto in quella sede “un aggiornamento circa la legislazione canonica riguardante il delitto di abuso sessuale sui minori, e ha quindi svolto alcune osservazioni circa la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati. In ciò si è ispirato alle parole del Santo Padre, al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime, e ha parlato della collaborazione con le autorità civili e della necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Infine – sottolineava una nota vaticana – ha informato sul lavoro di preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta”.

    Sul tema della collaborazione con le autorità civili, in particolare, la normativa canonica non prescrive– né vieta – la denuncia la denuncia di un sacerdote pedofilo alle autorità civili da parte di un vescovo o di un qualsiasi uomo di Chiesa a conoscenza di abusi sessuali su minori. Nei mesi scorsi, tuttavia, Benedetto XVI non ha mai mancato di incoraggiare i vescovi a cooperare con la giustizia civile. In assenza di altre indicazioni normative, sul tema fa testo un passaggio contenuto nelle ‘linee-guida’ pubblicate a inizio estate dalla Santa Sede: “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. La frase, ha avuto a spiegare mons. Charles J. Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (il ‘procuratore generale’ della Santa Sede), è stata inserita per “dare il segnale che la confidenzialità dei procedimenti canonici non è mai un impedimento al dovere di denuncia e non va mai a scapito dell’obbedienza alle leggi civili”. Ora, a quanto si apprende, è in procinto di essere pubblicata la nuova lettera circolare, che potrebbe definire meglio anche il rapporto tra giustizia ecclesiastica e giustizia canonica.

  • Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

    Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

     

    Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

    300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

    20% i processi conclusi con una condanna

    60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

    10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

    10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

    Rigore e impegno: la Chiesa in campo

    le misure del Vaticano

    Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

    Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

    DA ROMA

    I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

    Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

    Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

    LE NORME

    PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

    Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

    Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

    «Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

    DA ROMA

    L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

    BENEDETTO XVI

    Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

    LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

  • Papa ai pedofili: “Ne risponderete davanti a Dio e ai Trbunali”

    Papa ai pedofili: “Ne risponderete davanti a Dio e ai Trbunali”

    La lettera sui casi di pedofilia nella Chiesa “aiuterà un processo di pentimento, guarigione e rinnovamento”

    Cari fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con grande preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa universale. Come voi, sono stato profondamente turbato dalle notizie apparse circa l’abuso di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e da religiosi”. Inizia così la lettera di Benedetto XVI indirizzata ai cattolici irlandesi e presentata oggi dalla sala stampa della Santa Sede. Il pontefice interviene avendo considerato “la gravità di queste colpe e la risposta spesso inadeguata ad esse riservata da parte delle autorità ecclesiastiche nel vostro Paese”.

    Alle vittime –
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    A nome della Chiesa esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo
    Alle vittime degli abusi, il Papa scrive: “A nome della Chiesa esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata. Molti di voi avete sperimentato che, quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze”. Dopo aver provato simili sofferenze, “è comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto”. Il Papa esorta comunque a non perdere la speranza e affidarsi al potere risanatore di Gesù, “egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato”.

    La delusione – Maeve Lewis, direttore del gruppo “One in Four”, che rappresenta alcune dei minori abusati sostiene che le vittime sono deluse dal messaggio di Benedetto XVI, che, troppo concentrato sulle colpe dei singoli preti, non riconosce le responsabilità del Vaticano e non chiede le dimissioni del primate d’Irlanda, il cardinale Sean Brady, al centro delle polemiche per non aver denunciato gli abusi di un prete pedofilo 35 anni fa.

    Ai pedofili – Ratzinger non si rivolge solo ai fedeli, ma una pesante accusa si leva contro i preti pedofili e
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    I pedofili risponderanno degli abusi davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti
    la loro ignobile condotta morale: “Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa”. I pedofili risponderanno degli abusi “davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti”.

    Guarigione e rinnovamento – Infine un’esortazione “a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale”. Nei giorni scorsi il papa aveva chiesto ai fedeli di leggere la lettera “con cuore aperto e in spirito di fede”, nella speranza che “essa aiuterà un processo di pentimento, guarigione e rinnovamento”.

    Una pagina online sulla pedofilia – Sulla homepage del sito del Vaticano, è stata inserita una nuova sezione dedicata allo “scandalo pedofilia”. Sotto il titolo “Lettera ai cattolici d’Irlanda”, è presente anche un video sulla missiva e una nota del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Tra i documenti: gli interventi di Benedetto XVI sulla pedofilia (Australia, Usa), un discorso di Giovanni Paolo II sugli Stati Uniti, e recenti interventi (diocesi di Monaco di Baviera, intervista di mons. Charles J. Scicluna, di mons. Giuseppe Versaldi, del presidente dei vescovi tedeschi, mons. Robert Zollitsch), nonché il documento “Crimen sollicitationis” del 1962.

    20/03/2010

    http://www.libero-news.it/news/374247/Il_P…Trbunali.html