Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chierichetto

  • Abusò di un chierichetto di 8 anni, don Francesco Caramia condannato a 8 anni di carcere

    Abusò di un chierichetto di 8 anni, don Francesco Caramia condannato a 8 anni di carcere

    È di otto anni di reclusione la condanna per avere compiuto atti sessuali su minori per l’ex parroco della chiesa San Giustino de Jacobis di Brindisi, don Francesco Caramia, di 43 anni. Il giudice ha accolto la richiesta del pm. Il prete era stato arrestato nel giugno 2016 e aveva poi ottenuto i domiciliari presso una comunità religiosa fuori regione.

    La sentenza è stata emessa in tarda serata dal Tribunale di Brindisi (presidente Genantonio Chiarelli). Caramia, assistito dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, aveva scelto di essere processato con rito ordinario. I fatti risalgono agli anni 2008 e 2009: il sacerdote è stato riconosciuto colpevole di avere abusato di un chierichetto che all’epoca aveva 8 anni. La denuncia fu presentata da un pediatra e poi confermata dalla vittima.

    http://www.leggo.it/italia/cronache/abuso_di_un_chierichetto_di_8_anni_don_francesco_caramia_condannato_8_anni_di_carcere_foto_28_settembre_2017-3268082.html

  • Roma, prete pedofilo a Termini: il pm chiede 15 anni

    Roma, prete pedofilo a Termini: il pm chiede 15 anni

    Fotografava minorenni nudi o durante le prestazioni sessuali che saldava con paghette e regalini. Mischiando, secondo la procura, «per troppi anni il sacro col profano». Non sono bastate, ieri, le giustificazioni fornite in aula a evitare per don Dino, all’anagrafe Placido Greco, il sacerdote di Fiumicino col pallino del sesso e ora sospeso a divinis, a risparmiargli una richiesta di condanna esemplare. Il pm Cristiana Macchiusi ha sollecitato una pena a 15 anni di carcere e 150.000 euro di multa per la doppia accusa di produzione di materiale pedopornografico e prostituzione minorile.

    Col rischio che a breve gli arrivi un’altra batosta giudiziaria. Al momento dell’arresto, nel maggio 2015, don Dino, infatti, era stato ritenuto al centro di una rete di pedofili che adescava e istigava alla prostituzione baby gigolò a Termini. «Mi piacciono i giovani, ma non sono un maniaco di minorenni – ha dichiarato l’ex prete – Catalogo le foto di nudi di ragazzi perché sono un tipo molto ordinato e pure perché la carne è debole e provo piacere a rivederle». «Per quei provini mi pagavano pure, in genere dieci euro. Li facevo posare e poi consegnavo gli scatti tenendo una copia. In molti volevano togliersi dalla strada per fare marchette a casa. Li aiutavo. A tutti, però, chiedevo l’età. Se ho avuto rapporti con qualche minorenne è solo perché mi avevano mentito sull’età».

    Uno, secondo l’accusa, un ex chierichetto, del periodo in cui officiava a Siena. Nel ripostiglio della casa canonica, ad Acilia, erano stati ritrovati 40.000 foto porno, di cui 1.686 file ritraenti sei minori. E due album fotografici a tema. Il primo verde contenente 117 foto di giovani nudi (ribattezzati coi nomi dei profeti), il secondo blu con 284 foto e sul retro l’indicazione della prestazione. Il parroco, assistito dall’avvocato Gianluca Nicolini, potrebbe essere incastrato anche da un manoscritto: «Vi ho amato tutti e non vi scorderò mai»: la storia di un prete pedofilo che confessa vent’anni di incontri.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/prete_pedofilo_termini_pm_chiede_15_anni_roma-3240027.html

  • Il Papa chiede “perdono” alle vittime del Forteto: l’abbraccio in piazza S. Pietro

    Il Papa chiede “perdono” alle vittime del Forteto: l’abbraccio in piazza S. Pietro

    Bergoglio sussurra la parola all’orecchio del presidente Pietracito accompagnato dal vescovo Betori all’udienza

    Un lungo abbraccio al presidente Sergio Pietracito e una parola sussurrata all’orecchio: “perdonatemi”. Così Papa Francesco ha accolto ieri mattina in piazza San Pietro l’associazione delle vittime del Forteto, 20 persone arrivate a Roma dal Mugello insieme col cardinale di Firenze Giuseppe Betori per l’udienza generale del Pontefice in Vaticano. “Eravamo tutti commossi “, racconta il presidente Sergio Pietracito, che ha raccolto quella richiesta di perdono. “Credo che il Papa volesse in qualche modo sottolineare come anche una parte del mondo cattolico abbia avuto poca attenzione nei nostri confronti. D’altronde anche la Curia ha ammesso di aver commesso alcuni errori con noi”.
    L’idea dell’incontro, organizzato dalla Curia fiorentina e durato una ventina di minuti, era nata con la recente visita di Bergoglio a Barbiana: l’associazione aveva scritto al cardinale chiedendogli di poter partecipare alla visita papale sulle orme di Don Milani per raccontare a Francesco la vicenda. Betori aveva promesso un incontro a Roma. E così è stato. “Adesso speriamo che quanti non hanno ancora trovato il coraggio di ammettere a se stessi la verità su questa storia, lo trovino”, commenta Pietracito. Una verità, ha dichiarato il cardinale Betori, che “va sancita nelle aule della giustizia ma deve anche diffondersi nella coscienza della collettività, sopratutto di coloro che hanno responsabilità nella conduzione della vita della società e devono assumere decisioni che riportino la legalità dove essa è stata così gravemente offesa, impedendo la reiterazione dei crimini”. Betori, secondo i partecipanti, non avrebbe taciuto al Papa neppure “le responsabilità di uomini della magistratura e della politica” sulla vicenda.
    Pietracito ricorda però anche le responsabilità dela Chiesa: “Un gruppo di parrocchiani bolognesi ha raccolto l’eredità dei sodali di Fiesoli, sono loro le nuove leve del Forteto. E non dimentico la simpatia per la comunità-setta da parte di alcuni ambiti parrocchiali fiorentini, nonché il fatto che diversi sacerdoti frequentassero il Forteto. Come don Benuzzi della diocesi di Bologna, insegnante di religione in un liceo, che al processo testimoniò a favore di Fiesoli. Il quale oggi fa il chierichetto “. Nel corso dell’incontro, vittime e cardinale hanno testimoniato al Papa anche “l’affronto alla figura di don Milani” da parte di Fiesoli che ha cercato per decenni di accreditarsi come prosecutore dell’esperienza pastorale di Barbiana.
    Intanto il consigliere regionale Paolo Bambagioni (Pd) è tornato a chiedere al ministro Calenda “il commissariamento della cooperativa, per rimuoverne i responsabili della comunità”. E ora l’associazione delle vittime lancia un nuovo allarme: “Non sappiamo se il progetto “Oltre” della Regione Toscana per il reinserimento sociale e lavorativo delle vittime, cioè i fondi ad Artemisia e alle altre associazioni coinvolte, verrà rinnovato”.
     http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/08/31/news/il_papa_chiede_perdono_alle_vittime_del_forteto_l_abbraccio_in_piazza_s_pietro-174277317/
  • Pedofilia, dopo gli scandali in Argentina pugno di ferro del Vaticano: commissariata la Congregazione Provolo

    Pedofilia, dopo gli scandali in Argentina pugno di ferro del Vaticano: commissariata la Congregazione Provolo

    Papa Francesco ha preso una decisione drastica nei confronti dell’istituzione religiosa travolta dallo scandalo pedofilia in Sud America, che coinvolge anche la sede-madre in Veneto, dove ha operato un anziano sacerdote finito agli arresti a Mendoza alcuni mesi fa.

    E pensare che a febbraio Papa Francesco aveva autorizzato il decreto con cui venivano riconosciute le virtù eroiche del veronese don Antonio Provolo (1801-1842), fondatore della Congregazione che si occupa dell’educazione dei sordomuti. Praticamente l’anticamera della beatificazione. Adesso il Vaticano ha preso una decisione drastica nei confronti dell’istituzione religiosa travolta dallo scandalo pedofilia in Argentina, che coinvolge anche la sede-madre in Veneto, dove ha operato un anziano sacerdote finito agli arresti a Mendoza alcuni mesi fa.

    La Congregazione è stata commissariata, con la contemporanea nomina del vescovo ausiliare di La Plata, monsignor Alberto Bochatey, quale “commissario apostolico” di tutte le sedi dell’organizzazione che gestisce l’istituto di Mendoza. E quindi è finita sotto tutela anche l’attività italiana, che si è diversificata nei settori dell’educazione all’infanzia e della formazione professionale. Il Vaticano, attraverso la Congregazione per gli istituti di vita consacrata, ha quindi optato per il pugno di ferro, a distanza di parecchi mesi dalla diffusione della notizia sullo  scandalo per abusi sessuali ai danni di almeno 22 bambini sordomuti.

    Le indagini in terra argentina hanno portato all’arresto di due religiosi, uno dei quali è veronese. Si tratta di don Nicola Corradi, di 83 anni, poi scarcerato per motivi di salute, che si trova da tempo un Sud America. L’altro è don Horacio Corbacho. Il vescovo di La Plata, dopo i provvedimenti restrittivi, aveva detto: “Se i fatti saranno accertati dalla magistratura, la Chiesa sarà implacabile. Qui nessuno potrà scappare”. E il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza, Juan Carlos Gonzalez, aveva chiesto che i responsabili religiosi della sede locale del Provolo lasciassero la provincia: “L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene”. L’inchiesta è aperta anche nei confronti di un chierichetto e di due impiegati amministrativi. Inoltre, lo scorso maggio in Argentina era stata arrestata per abusi sessuali anche una religiosa, Kosaka Kumiko, 42 anni, che alcuni ex studenti dell’istituto avevano chiamato la “suora cattiva”, come riportato dai giornali locali. L’interessata aveva però negato tutto.

    In Italia la “Rete L’Abuso Onlus” ha presentato alcuni mesi fa tre denunce alla Procura della Repubblica di Verona, chiedendo di approfondire le indagini in Italia per verificare se siano accaduti episodi analoghi a quelli contestati in Argentina. “Tre fascicoli e decine di documenti dimostrano nero su bianco che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona” aveva dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete. Nelle denunce si ricorda lo scandalo avvenuto a Verona, che risale a oltre un decennio fa e che aveva portato al trasferimento oltreoceano di don Corradi. “Le gerarchie conoscevano dal 2009 la pericolosità di quel prete” ribadisce Zanardi. Eppure in Argentina non era mai arrivata dalla sede di Verona la comunicazione dei sospetti di pedofilia emersi in Italia.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/21/pedofilia-dopo-gli-scandali-in-argentina-pugno-di-ferro-del-vaticano-commissariata-la-congregazione-provolo/3808031/

  • Prete pedofilo arrestato: “questa è l’opera di Dio” diceva al bimbo

    Prete pedofilo arrestato: “questa è l’opera di Dio” diceva al bimbo

    La denuncia è scattata un anno fa, il pediatra del bambino di 8 anni aveva raccolto le confidenze del suo paziente: il sacerdote Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato arrestato e condotto in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009: le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, disposta dal gip Maurizio Saso.

    Le esigenze cautelari si sono viste necessarie perché Don Francesco, da quanto emerge dall’inchiesta, cercava di screditare il ragazzino vittima di violenze. Le violenze, secondo il racconto dell’ex chierichetto al gip nell’ incidente probatorio, avvenivano due volte a settimana, concluso il catechismo.

    Il parroco tranquillizzava il bambino che non voleva sottostare ai suoi lascivi, abominevoli, gesti, dicendoli che era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere. Il bimbo ha raccontato nel dettaglio gli abusi: “Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo”.  Caramia ha scelto per la difesa l’avvocato Giancarlo Camassa, e la criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno: don Giampiero Peschiulli di Brindisi è ai domiciliari per pedofilia, don Franco Legrottaglie, di Ostuni, è stato trovato in possesso di materiale pedopornografico. Condannati entrambi in primo grado, uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/prete-pedofilo-arrestato-questa-e-lopera-di-dio-diceva-al-bimbo-285260.html

  • Luca Barbareschi: “Da bambino con i preti pedofili sono stato anche io un diavoletto”

    Luca Barbareschi: “Da bambino con i preti pedofili sono stato anche io un diavoletto”

    Luca Barbareschi conosce l’arte di affabulare. Praticando furbesca ironia, dice di se stesso che, essendo un attore, di mestiere fa il pirla. Un pirla che sa bene quando far scoppiare una bomba, vendendola come ricerca della verità assoluta. Racconta la sua vita in Cercando segnali d’amore nell’universo (Mondadori), definito romanzo autobiografico quando in realtà è un diario, preciso, puntiglioso, su quanto ha fatto nella vita. Grandezze e miserie, enfatizzando conquiste e cadute.

    «Sono grato per le ferite che ho ricevuto, mi hanno motivato», scrive nell’esergo. Dove però le ferite si trasformano in una scandalosa sfida trionfante: già molti anni fa aveva raccontato di essere stato vittima di preti pedofili, e di attribuire alle violenze subite da bambino gli scompensi della sua vita. In questo libro rovescia tutto, esalta addirittura la seduzione allora esercitata sugli adulti concupiscenti. Tutto inizia in prima media, al Leone XIII di Milano, il prete-professore definisce lui e i compagnucci i suoi angioletti. Scrive Barbareschi: «Mi guarda, io sono davvero bellissimo. Mi chiama il suo angioletto preferito». Il prof con la seria veste nera lo manda a prendere il registro dimenticato nella sua stanza. «Poco dopo mi raggiunge… Mi fa spogliare e vestire da chierichetto… Mi fa sedere vicino a lui sul letto. Comincia a toccarmi. Si tira su la veste. Sotto, non ha niente. Mi volta. Mi tira su la veste».

    Questa storia, con preti diversi, è durata dai nove ai dodici anni. «Perché – confessa Luca – ero un bambino molto seduttivo. E precoce. E morboso… E andiamo su, evitiamo inutili moralismi, chi è che non sa che a otto anni la sessualità, ancora confusa, esiste eccome: si fa la lotta, ci si tocca, ci si fanno le pippe insieme… I preti mi hanno molestato, ma anche le tate. Ho messo le mani nelle tette della governante a nove anni. Loro le tate, mi prendevano in mano il pisello alla stessa età… Imperdonabile che gli adulti si approfittino di un bambino, ma – chi seduce chi – è una vecchia, grande rimossa domanda. Basta leggere il Satyricon di Petronio. Ero un Piccolo Diavolo, di straordinaria bellezza. Di straordinaria sensualità».

    Quasi un ossessivo riflesso viscontiano, per Barbareschi, ma il concupito straordinario Tadzio di Morte a Venezia diventa al suo confronto personaggio da asilo. È così che, con l’alibi di andare contro ogni ipocrisia sociale, Barbareschi da vittima diventa principe seduttore, che già da bambino godeva nell’avvertire il suo potere sugli adulti amorali. Voi non avete idea del senso di potere che si avverte in questi casi, dice ai lettori. Roba forte, tanto che il resto del racconto, per contrasto, diventa quasi asettico, banale. L’infanzia con la mamma bella e svagata, il padre ingegnere in giro per il mondo, i figli, le mogli. Si inizia dall’incontro con la sua attuale compagna, Elena, intesa perfetta, gravidanza, casino quando lei scopre i duecento sms inviati in contemporanea ad altre donne. Elena lo accusa di essere malato di sesso, lui ammette e va dallo psicoanalista per guarire dalla dipendenza del sex addict, versione nostrana di Michael Douglas.

    Altra voglia di scandalo, sia pure in tono minore rispetto alla condivisione pedofila: dove dice che cosa combinano gli uomini nell’età adulta, specie nelle saune, dove il tipo più dotato viene riconosciuto capobranco. Precisa che non sta parlando di uomini gay, ma etero, tutti grandi porcelloni.

    Il resto è una cavalcata, tra amicizie, amori, la vita a New York, l’Actors Studio, il cinema, il teatro con la conquista (meritata) della direzione del Teatro Eliseo di Roma, la politica e i suoi frequenti sfacciati ribaltoni, incluso l’entusiasmo per Gianfranco Fini, poi, purtroppo tardivamente, rinnegato.

    di Bruna Magi

  • Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Hanno abusato di minorenni e disabili. Kosaka Kumiko ha detto che non sapeva niente. 

    di Roxana Badaloni

    Ammanettata e con giubbotto antiproiettile, la suora giapponese Kosaka Kumiko è stata trasferita ai tribunali mendocini, implicata come partecipante di primo piano negli abusi sessuali, percosse e corruzione di minori di bambini sordi internati nel collegio religioso Antonio Provolo, in Mendoza.

    La dichiarazione della suora è terminata dopo le 20:00. La sua imputazione è per “commissione dell’omissione del delitto di abuso sessuale con acceso carnale, in concorso ideale, con abuso sessuale gravemente oltraggiante, aggravato dall’essere l’autore incaricato della sorveglianza e per essere stato commesso contro un minore di 18 anni d’età approfittando della situazione di convivenza con lo stesso”.

    La religiosa rimarrà detenuta nel penitenziario di Agua de Avispas, vicino al carcere di Almafuerte.

    Passado il mezzogiorno, il pubblico ministero Flavio D’Amore, sostituto di Gustavo Stroppiana, aveva imputato la suora per tre fatti nei quali è stata denunciata, a partire dalle testimonianze di minorenni abusati, i quali hanno reso dichiarazione assistiti da interpreti del linguaggio dei segni e guidati da psicologi, poiché si tratta di vittime minorenni e disabili.

    “Sono innocente. Non sapevo degli abusi. Sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio”, ha detto la religiosa nella sua dichiarazione testimoniale. Per la Giustizia ci sono prove sufficienti che compromettono la suora. È stata respinta la richiesta di arresti domiciliari.

    L’avvocato difensore delle vittime, Sergio Salinas, dell’ONG Xumek, ha spiegato quali sono i tre casi per i quali è stata imputata Kumiko: “La denuncia di una giovane di 17 anni, che frequentava l’istituto ed ha dichiarato di essere stata abusata quando aveva 5 anni e che Kumiko le ha posto un pannolino per fermare l’emorragia provocata dall’abuso. Il caso dell’altra vittima che ha raccontato che la suora la mandava nella stanza del prete Horacio Corbacho (anch’egli detenuto) dove veniva abusata. E testimoni che dicono che la religiosa ha partecipato nella palpazione a bimbe, chiedendo che si tocchino tra loro e che vedeva pornografia insieme al custode Jorge Bordón (un altro detenuto) in un televisore”.

    L’avvocato Salinas ha commentato che la suora ha negato i fatti davanti alla Giustizia mendocina, ma non ha prodotto prove. Dovrà essere sottoposta a perizie psicologiche perchè si tratta di delitti sessuali.

    Kumiko aveva la missione di proteggere i bambini ipoacusici che vivevano lontani dal Gran Mendoza e rimanevano a dormire nel convitto del Provolo di Luján de Cuyo, dove sono stati commessi aberranti abusi. Ma la suora giapponese ha fatto tutto il contrario: si è dedicata ad identificare i bimbi più vulnerabili e a coprire i delitti che commettevano i suoi superiori. I testimoni contro di lei si accumulano e, quando la Giustizia è andata a cercarla, è fuggita. È stata latitante più di un mese fino a che, lo scorso martedì, si è consegnata in un commissariato della Città di Buenos Aires.

    Kumiko ha circa 60 anni ed ha lasciato l’Istituto Provolo di Mendoza tre anni fa. È accusata di avere maltrattato e ferito per le percosse gli alunni sordi che frequentavano l’istituto, di averli obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto e di essere l’incaricata di identificare i minori più sottomessi che poi sarebbero stati abusati. Oltre alla suora, ci sono cinque uomini detenuti, due preti e tre impiegati (il custode, il chierichetto ed il giardiniere). Dei sacerdoti, quello con maggior potere nell’istituzione, l’italiano Nicola Corradi (82), trascina denunce di abuso sessuale su bambini dal 1984, a Verona, Italia. È stato trasferito in Argentina per coprire i suoi atti aberranti. L’altro prete detenuto è Horacio Corbacho (56), primo sacerdote laureato dalla Compagnia delle Sorelle di Maria, un ordine religioso per ipoacusici con sede in La Plata, alla quale appartiene questo collegio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    https://www.clarin.com/sociedad/imputaron-monja-caso-abusos-mendoza-inocente-entregado-vida-dios_0_B1sxhxtJ-.html

  • Il caso Fiesoli: due donne avvisarono il Vescovo, “Aiuta il prete durante la Messa”

    Il caso Fiesoli: due donne avvisarono il Vescovo, “Aiuta il prete durante la Messa”

    L’ex gestore del Forteto, condannato per molestie sessuali, si è avvicinato alla Chiesa 

    Firenze, 5 maggio 2017 – «Era il novembre del 2015 quando andammo dal vescovo Mario Meini a riferire cosa stava facendo il Fiesoli. Se ci avesse ascoltato avremmo evitato questo scandalo. E glielo dice una cristiana che crede profondamente». A raccontarlo è Augusta Gaiarin, che è stata un’insegnante, anche dei ragazzi ospiti del Forteto. Assieme a Lisa Santoni, entrambe di Dicomano, si presero la briga di informare il vescovo di Fiesoleperché il profeta si era avvicinato «pesantemente» alla chiesa, facendo anche il «ministrante», ovvero l’aiuto del prete durante la funzione.

    Prima, Rodolfo Fiesoli ha frequentato la parrocchia di Pelago. Poi, successivamente, quella più piccola e isolata del Diacceto. Potrebbe non essere casuale, questo percorso, in qualche modo studiato per evitare che il suo tentativo di ricostruirsi una verginità a cominciare dalla fede potesse diventare un boomerang. Come in effetti è stato. Ma non lo è stato soltanto per lui.

    Forse anche le autorità ecclesiastiche hanno sottovalutato le capacità relazionali di Fiesoli. Forse non pensavano che fosse capace di inserirsi così rapidamente in una nuova comunità. Che fosse in grado di conquistare la fiducia del tranquillo don Emmanuel, il parroco originario del Congo a cui il profeta fa il chierichetto. Il nostro giornale ha documentato la funzione di sabato scorso, ha cristallizzato quella stridente vicinanza con i bambini della piccola frazione dell’alta Valdisieve presenti nella chiesa per la prima Comunione.

    Lui, Fiesoli, il padre padrone del Forteto condannato definitivamente a due anni nel 1985 per molestie sessuali ai danni di un minorato psichico, una condanna in Appello a quindici anni e dieci mesi, un processo con accuse fotocopia tutt’ora in corso: è giusto che, anche se non ha alcuna restrizione da parte della magistratura, sia «libero» di frequentare ogni luogo, specie dove ci sono bambini?

    C’è imbarazzo, per questa smaccata contraddizione. Nel colloquio con la massima autorità ecclesiastica della Curia fiesolana, le due fedeli hanno inoltre «denunciato» una circostanza che era già emersa in altre parrocchie frequentate dal Fiesoli: e cioè il fatto che un suo figlio adottivo, portatore di handicap, venga accompagnato a far la Comunione nonostante non fosse battezzato. Già perché stando anche ai racconti contenuti nelle carte processuali, i membri della comunità del Forteto non hanno mai praticato. Nonostante le origini di parrocchia, si narra di un Fiesoli provocatorio e blasfemo nei confronti dei riti e delle figure cattoliche. In netto contrasto con l’immagine odierna.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/fiesoli-chiesa-1.3088219

  • Forteto, da “profeta” a chierichetto. La nuova vita di Fiesoli / Le foto esclusive

    Forteto, da “profeta” a chierichetto. La nuova vita di Fiesoli / Le foto esclusive

    Forteto, Rodolfo Fiesoli fa il “chierichetto” in chiesa

    Firenze, 3 maggio 2017 – Aiuta il sacerdote nella funzione della messa e raccoglie le offerte, di fronte ai ragazzini che quel giorno ricevono il sacramento della Comunione. La chiesa è una delle tante del territorio di Pelago, l’obiettivo è quello del nostro fotografo, Riccardo Germogli, la storia è quella, tristemente nota, del ‘profeta’ della comunità del Forteto condannato in Appello a quindici anni e dieci mesi di reclusione. E le contraddizioni sono tutte di un personaggio, Rodolfo Fiesoli, 76 anni, ma anche della nostra giustizia.

    Una prima condanna diventata definitiva nel 1985, due pesanti sentenze di colpevolezza – l’ultima nel luglio dell’anno scorso, dopo i diciassette anni e mezzo di primo grado –, un processo fotocopia tuttora in corso. Ma lui, il guru del Forteto, è libero, liberissimo anche di frequentare la chiesa, per di più non da semplice devoto, ma da semiprotagonista, impegnato nell’attività di parrocchia.

    La nuova vita di Rodolfo Fiesoli è anche questa, dunque. Riparato, ma non troppo, nel piccolo comune della Valdisieve, il padre padrone del Forteto è tornato anche agli albori. La chiesa, infatti, non rappresenta certo una folgorazione sul percorso del ’profeta’. Solo che la spiritualità, il fondatore della comunità già condannato per gli abusi sui ragazzi affidati dal tribunale dei minori, l’ha sempre plasmata a seconda delle situazioni. Secondo una liturgia tipica del Forteto: per questo il profeta, Fiesoli appunto, si muoveva in quelle che nella comunità venivano chiamate le “sacre stanze”, e proprio questi locali sono stati teatro, secondo le sentenze non ancora definitive, degli abusi contestati nel maxi processo che ha visto la condanna anche di tanti fedelissimi che non lo hanno mai abbandonato.

    Un legame, quello con gli adepti della comunità-setta, che affonda le radici negli anni ’70. Riecco la chiesa: erano un gruppo di giovani che bazzicavano la parrocchia della Querce, a Prato, coloro che costituiranno poi lo zoccolo duro della comunità. Fiesoli era il più anziano, ma anche il più istrionico e sboccato. Dicono che la parrocchia lo cacciò, ma lui si portò dietro i fedelissimi e pure davanti al pubblico di Palazzo Vecchio, in una convention, Ted-X, reperibile sul web, si è sempre vantato di amicizie illustri, tra il clero.

    Intorno alla conoscenza, vera o presunta, tra don Milani e il Profeta è nato un vero e proprio scontro. Di sicuro, quando scoppio la bufera dell’arresto – era il dicembre del 2011 – Fiesoli siedeva nel consiglio d’amministrazione dell’Istituzione che Vicchio ha dedicato al prete di Barbiana ed era una presenza fissa alle marce annuali. Non solo. In quel suo intervento a Palazzo Vecchio, davanti a Renzi sindaco, sbalordiva i presenti narrando di incontri con La Pira, il sindaco santo, e don Bensi.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-fiesoli-chiesa-1.3083859

  • Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Tribunale, Como, sentenza 14/01/2016

    Pubblicato da Altalex il 21/04/2017

    La sentenza in commento del Tribunale di Como, 14 gennaio 2016 – Est. A. Petronzi, affronta il delicato caso del risarcimento del danno da violenza sessuale commessa da un Parroco nei confronti di un minore (peraltro, affetto da lieve ritardo mentale), che frequentava le attività pastorali della Parrocchia e rivestiva anche le funzioni di chierichetto.

    Gli attori (il minore e i suoi genitori) avevano chiesto il risarcimento del danno da reato, già accertato con sentenza passata in giudicato, non solo nei confronti del Parroco, reo delle violenze sessuali, ma anche nei confronti della Parrocchia e della relativa Diocesi.

    Il giudice lariano, con approfondita e condivisibile motivazione, ha ritenuto sussistere (oltre alla responsabilità civile del reo, già accertata in sede penale) la responsabilità diretta della Parrocchia e indiretta della Diocesi.

    La responsabilità diretta, ex art. 2043 c.c., della Parrocchia è fondata sul rapporto organico sussistente tra il Parroco e l’ente-Parrochia, in ragione della riferibilità all’ente del comportamento del Parroco, in quanto la condotta illecita ha trovato occasione nell’esercizio delle attività proprie della Parrocchia, allorché il minore era affidato alla cura ed alla vigilanza del Parroco, ed anzi sfruttando il suddetto contesto di minorata difesa non solo della vittima, ma anche e soprattutto della famiglia, evidentemente fiduciosa di affidare il figlio ad un contesto di assoluta protezione.

    Mentre, la responsabilità indiretta della Diocesi per fatto altrui, ex art. 2049 c.c., è fondata sul potere di indirizzo, controllo e direzione che il diritto canonico riconosce al Vescovo, quale rappresentante la Diocesi (rapporto di preposizione) e sulla circostanza che le funzioni del Parroco hanno agevolato la commissione del fatto illecito (nesso di occasionalità necessaria).

    Altro aspetto di rilievo, risolto dalla annotata sentenza, concerne il profilo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno nei confronti degli obbligati in solido. Parrocchia e Diocesi, infatti, avevano eccepito la prescrizione nei loro confronti della domanda di risarcimento del danno, se obbligati in solido, rispetto ai fatti-reato accaduti tra l’agosto 2003 e l’ottobre 2004.

    Il giudice lariano, premesso che il più lungo termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto-reato, ex art. 2947, comma 3, c.c., si riferisce alla sola obbligazione principale, collegata al reato, e non anche alle obbligazioni solidali, ha rilevato che gli effetti interruttivi della costituzione di parte civile nel processo penale, ex artt. 2943 e 2945 c.c., si sono estesi, a norma dell’art. 1310 c.c., anche nei confronti dei condebitori solidali, ancorché non abbiano partecipato al relativo giudizio penale, il cui giudicato si è formato in data 22.05.2012, mentre l’atto di citazione è stato notificato ai condebitori solidali in data 10.12.2013.

    L’annotata sentenza è stata confermata da App. Milano 20 marzo 2017 – Pres. est. W. Saresella.

    (Altalex, 21 aprile 2017. Nota di Giuseppe D’Elia)

    http://www.altalex.com/documents/news/2017/04/06/parroco-abusa-del-chierichetto-diocesi-condannata