Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chierichetto

  • Abusi al Provolo, le vittime ai pm: «Riaprite il caso»

    Abusi al Provolo, le vittime ai pm: «Riaprite il caso»

    Dopo lo scandalo in Argentina, esposto in procura delle vittime: dossier con 80 allegatiTripla denuncia A sx don Nicola Corradi, il prete veronese ai domiciliari a Mendoza per gli abusi al Provolo. A dx Francesco Zanardi

    Abusi sui sordomuti all’Istituto Provolo: otto anni dopo lo scandalo, a Verona si riapre il caso.

    Nel 2009, le indagini finirono in un cassetto per l’«avvenuta prescrizione» di fatti risalenti a una ventina di anni prima. Ma lunedì è stata depositata una nuova denuncia: le vittime chiedono al procuratore Barbaglio di riaprire l’inchiesta alla luce delle nuove violenze recentemente scoperte in Argentina.

    Nel 2009, sulle violenze denunciate pubblicamente dalle vittime, le indagini finirono in un cassetto per l’«avvenuta prescrizione» di fatti risalenti a una ventina di anni prima.

    Adesso però quell’inchiesta torna prepotentemente alla ribalta: tre giorni fa, infatti, è stato depositato all’ex Mastino un dettaglio esposto: 7 pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un faldone che punta il dito contro «gravi omissioni e ripetute falsità». Episodi che risalgono a tempi recenti, dal 2009 in poi, e su cui i magistrati sono ancora in tempo utile per indagare.È l’associazione «Rete L’Abuso onlus» di cui è presidente nazionale Francesco Zanardi a firmare la denuncia appena giunta sul tavolo del procuratore reggente Angela Barbaglio: altri due esposti sono stati invece inviati ai pm argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna, titolari di altrettante inchieste sulla pesantissima catena di abusi di cui il prete veronese Nicola Corradi, 82 anni, si sarebbe reso macchiato nelle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza.

    E proprio l’anziano sacerdote, arrestato a fine 2016 e ora ai domiciliari per ragioni di salute ed età, rappresenta la figura-chiave di uno scandalo che, dopo aver imperversato a Ver0na, sta sconvolgendo da diverse settimane l’opinione pubblica sudamericana. Rinchiuso nel carcere di Boulogne Sur Mer insieme ad altri 4 operatori scolastici del Provolo Institute (tra cui un secondo prete e un chierichetto), si era ritrovato già implicato vent’anni fa nello scandalo delle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona ma, all’epoca, risultò già essere stato trasferito dagli stessi vertici ecclesiastici «per ragioni di opportunità» in Argentina.

    Adesso che lo stesso scandalo è deflagrato in Sudamerica,però,tornano d’attualità anche i fatti di Verona: è riguardo a quegli episodi, infatti, che nell’esposto della onlus Rete L’abuso si parla di «una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’autorità giudiziaria e che oggi, dopo l’arresto di don Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione a Verona».

    Oltre alla rete di «omissioni e gravi responsabilità» che l’associazione di vittime di pedofilia coordinata da Zanardi imputa all’Istituto Provolo «se venisse stabilito che don Corradi, arrestato il 26 novembre scorso in Argentina ricade sotto la sua giurisdizione essendo stato ordinato sacerdote a Verona», si chiede anche ai pm scaligeri di indagare per il reato di falso «in merito alla presunta contraffazione dei documenti consegnati alla Commissione d’inchiesta del Vaticano, denunciata l’ex allievo del Provolo, Gianni Bisoli».

    In particolare, secondo le vittime,«questa ipotesi di contraffazione troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo di Verona riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere falsificata».

    Con questo triplo espostodenuncia, le vittime contano di poter «finalmente accedere gli atti perché – sostiene Zanardi – gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Corradi» e si rende noto che» un altro sacerdote implicato negli abusi (venuto nel frattempo a mancare, ndr) «è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti».

    E su tutto ciò, a distanza di vent’anni, gli ex alunni invitano i pm scaligeri a «stabilire finalmente verità e giustizia».

    Corriere di Verona del 12-01-2017

  • Provolo, don Corradi lascia il carcere Ai domiciliari col bracciale elettronico

    Provolo, don Corradi lascia il carcere Ai domiciliari col bracciale elettronico

    Abusi in Sudamerica: accolte le ragioni di salute addotte dalla difesa. Ma il caso si allarga

    VERONA «Anziano, malato, deperito ». È uscito dal carcere e ha ottenuto ieri gli arresti domiciliari Nicola Corradi, il sacerdote veronese finito in Sudamerica al centro dello scandalo- abusi all’istituto per minori non udenti Provolo Institute di Mendoza. Al religioso, che ha 82 anni, sono comunque stati imposti il braccialetto elettronico e una cauzione da 50mila dollari. Nelle scorse ore, il nullaosta alla scarcerazione è giunto «per esclusive ragioni di salute » dagli stessi pm Gustavo e Fernando Stroppiana Guzzo, che hanno dato il loro assenso all’istanza difensiva, che era stata invece respinta a dicembre, sulla scorta di referti medici richiesti al penitenziario di Boulogne Sur Mer e al dipartimento di medicina legale di Mendoza. «In entrambi i casi, dai sanitari è stata data conferma del deterioramento della salute di Corradi» è emerso ieri da ambienti giudiziari. La settimana di Natale, in tribunale, il sacerdote si era presentato in sedia a rotelle: «Sono vecchio e malato», aveva lamentato, affermando di soffrire di «ipertensione lieve, sordità lieve, incontinenza e un glaucoma al suo occhio destro ».

    In quella circostanza, però, il magistrato non gli aveva concesso sconti a fronte delle agghiaccianti accuse contestate:arrestato insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto), si ritrovò già implicato vent’anni fa nello scandalo delle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona( indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione). Unitamente al religioso veronese, sono finiti in carcere anche don Horacio Corbacho (di 56 anni), il sacrestano Jorge Bordon (50), l’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e il giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con le pesantissime accuse di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime nella sede del Provolo a Mendoza.

    Ma è contro il religioso veronese che si stanno concentrando le contestazioni più gravi: tanto che adesso, dopo l’inchiesta-choc che gli è costata l’arresto, nei suoi confronti ne è stata appena aperta una seconda, stavolta per le presunte violenze nella sede del Provolo di La Plaza. Contro di lui, con una denuncia pubblica, è infatti sceso allo scoperto un altro ex alunno, Daniel Sgardelis: frequentò la scuola argentina di La Plaza, dove don Corradi venne inizialmente trasferito nel 1996 su decisione delle autorità ecclesiastiche italiane quando vennero alla luce le violenze da lui commesse a Verona. Due,fino a questo momento, le denunce depositate contro don Corradi da altrettanti suoi ex studenti a La Plata: tanto che il procuratore generale della città, Ettore Bogliolo, ha già avviato le indagini. Nonostante la sua posizione giudiziaria si complichi,ieri don Nicola al secondo tentativo è comunque riuscito a lasciare la cella: «Per noi è importantehanno fatto sapere i pm – che arrivi vivo al processo».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2017/7-gennaio-2017/provolo-don-corradi-lascia-carcere-domiciliari-col-bracciale-elettronico-2401184691584.shtml

  • Scandalo violenze in Sudamerica Nuova inchiesta contro don Corradi

    Scandalo violenze in Sudamerica Nuova inchiesta contro don Corradi

    Bufera sul Provolo: il caso si allarga a macchia d’olio e si moltiplicano le accuse al prete veronese. Un altro ex studente lo denuncia pubblicamente e il giudice lo tiene in carcere

    VERONA «Anni di abusi e vergogna, costretto a sopportare senza poter reagire. Quel prete veronese ha violentato anche me». Daniel Sgardelis ha 42 anni. È nato e vive a Tartagal, Salta, in Argentina. Ma la sua infanzia e l’adolescenza li ha trascorsi nella città sudamericana di La Plata,a studiare e vivere nell’«Antonio Provolo Institute » per sordomuti che ha sede anche a Verona e che, in terra scaligera, è finito nella bufera per le molestie denunciate da decine di ex studenti. Uno scandalo che adesso si ripete in Sudamerica, dove si sta estendendo a macchia d’olio l’inchiesta che ha visto finire in carcere don Nicola Corradi, il sacerdote veronese di 82 anni arrestato per pedofilia insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto) e ora detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer.

    Già implicato vent’anni fa nelle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona( indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione), don Nicola si è appena visto negare la scarcerazione, o quantomeno i domiciliari, così come don Horacio Corbacho (di 56 anni), il sacrestano Jorge Bordon (50), l’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e il giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con le pesantissime accuse di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del proprio ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime presso la sede del Provolo a Mendoza, altra città argentina.

    Ma è contro il religioso veronese che si stanno concentrando le contestazioni più gravi: tanto che adesso, dopo l’inchiesta-choc che gli è costata l’arresto, contro di lui ne è stata aperta una seconda, stavolta per le presunte violenze nella sede del Provolo di La Plaza. Contro di lui, con una denuncia pubblica, è appena sceso allo scoperto proprio Sgardelis: frequentò la scuola argentina di La Plaza, dove don Corradi venne inizialmente trasferito nel 1996 su decisione delle autorità ecclesiastiche italiane quando vennero alla luce le violenze da lui commesse a Verona. Due,fino a questo momento, le denunce depositate contro don Corradi da altrettanti suoi ex studenti a La Plata: tanto che il procuratore generale della città, Ettore Bogliolo, ha già avviato le indagini e ha rivolto tra il 1981 e il 1995. Ragion per cui don Nicola, nonostante si sia presentato in tribunale in sedia a rotelle lamentando ragioni legate alla sua anziana età e «precarie» condizioni di salute, si è visto confermare la detenzione dietro le sbarre.

    «Sto male, sono vecchio e malato» implorava il prete affermando di soffrire di «ipertensione lieve, sordità lieve, incontinenza e un glaucoma al suo occhio destro»: ma il magistrato non gli ha concesso sconti. Determinante, contro il religioso, l’ultima accusa giunta da La Plata. « Quattro anni fa avevo girato un video su Youtube per fare la denuncia e non ero stato ascoltato, adesso finalmente sto trovando ascolto » ha rivelato Sgardelis. Una testimonianza raccolta attraverso una teleconferenza con gli interpreti di lingua dei segni da parte del procuratore Fernando Cartasegna. «La vittima ha ricordato tutto ciò che è accaduto a La Plata nei dettagli – ha confermato il magistrato -. I fatti denunciati si sono verificati 28 anni fa,l’ex studente è rimasto sconvolto e ferito, ha chiesto che i responsabili siano puniti e che nessun bambino debba più rivivere abusi di tale entità. Contro chi abbiamo gli indizi più gravi? Contro don Corradi». A La Plata, dunque, come a Mendoza. E come già fu a Verona.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-gennaio-2017/scandalo-violenze-sudamerica-nuova-inchiesta-contro-don-corradi-2401172053500.shtml

  • «L’istituto Provolo  ora deve lasciare  l’Argentina»

    «L’istituto Provolo ora deve lasciare l’Argentina»

    Il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza (ovest dell’Argentina) ha chiesto che i responsabili religiosi della sede locale dell’Istituto per sordomuti Provolo, con base a Verona, lascino la provincia (entità federale), dopo lo scandalo per gli abusi sessuali commessi da due sacerdoti, uno dei quali italiano, attualmente detenuti.

    «L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene», ha detto Juan Carlos Gonzalez al quotidiano locale Los Andes, aggiungendo che sarebbe meglio «evitare un sequestro da parte dello Stato, perchè questo vorrebbe dire che alla fine chi paga sono gli abitanti locali».

    Gonzalez si è presentato come parte civile nell’inchiesta aperta contro un chierichetto, due impiegati amministrativi e due sacerdoti dell’istituto – uno dei quali, l’82/enne Nicola Corradi, è italiano – per presunti abusi pedofili ai danni di almeno 22 minorenni sordomuti. Corradi era già noto per gli abusi che aveva commesso nella sede di Verona dell’Istituto per sordomuti Provolo, le cui vittime si sono organizzate per chiedere giustizia a Papa Francesco e alla Chiesa.

    Lo stesso istituto dispone di un’altra sede in Argentina, a La Plata – capitale della provincia di Buenos Aires – da dove era arrivate Corradi nel 1996, e le autorità di Mendoza hanno annunciato che la procura locale si è messa in contatto con quella di La Plata per accertare se non si sono registrati abusi anche in quella regione.

    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/l-istituto-provolo-ora-deve-lasciare-l-argentina-1.5355563

  • “Un’amica di mio figlio mi confidò degli atti sessuali e del parroco”

    “Un’amica di mio figlio mi confidò degli atti sessuali e del parroco”

    BRINDISI – Don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa San Giustino de’ Jacobis del quartiere Bozzano, era presente in udienza: ha voluto esserci oggi per ascoltare i primi cinque testimoni citati dal pm nel processo in cui è imputato con l’accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni, tra il 2007 e il 2008.

    L’inchiesta che portò il sacerdote agli arresti in carcere lo scorso 15 giugno, con attenuazione della misura ai domiciliari in un convento del Lazio, è partita dalla denuncia di un medico pediatra di Brindisi dopo aver parlato con la mamma del ragazzino, a sua volta venuta a conoscenza dei fatti poi contestati nel capo di imputazione, da un’amica del figlio che le aveva fatto una confidenza.

    Il contenuto di quel segreto è stato consegnato questa mattina al Tribunale presieduto da Gienantonio Chiarelli, nel corso dell’udienza a porte chiuse: lo ha riferito la mamma del chierichetto, parte lesa che si è costituto in giudizio con l’avvocato Carmela Roma, lo ha ricordato il pediatra che sporse denuncia sentendosi in dovere di informare l’autorità giudiziaria e ne ha parlato anche un’amica del ragazzino. I tre testi hanno confermato quanto risulta dagli atti dell’indagine posti a base prima dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri, poi della richiesta di processo. Processo che il parroco ha voluto affrontare per dimostrare la propria innocenza.

    Nel corso dell’udienza, sempre in qualità di testimoni citati dal pm, sono stati sentiti la perpetua della chiesa del rione Bozzano e il segretario particolare di don Francesco Caramia. Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la trascrizione di diverse intercettazioni telefoniche e ambientali, prima di proseguire con il dibattimento che riprenderà il prossimo anno.

    La difesa del parroco, affidata agli avvocati Rosanna Saracino e a Giancarlo Camassa, ha chiesto l’ascolto di 55 testimoni: nella lista figurano i nomi dell’attuale vescovo Caliandro e di quelli precedenti, Talucci e Todisco.

    Il minore venne ascoltato in incidente probatorio lo scorso  16 febbraio scorso, alla presenza del consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/Don-francesco-caramia-ex-parroco-del-rione-Bozzano-di-Brindisi-presente-nel-processo-per-atti-sessuali.html

     
  • Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    Atti sessuali su chierichetti, don Gianpiero condannato anche in Appello

    BRINDISI – Confermata in Appello la condanna di don Gianpiero Peschulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Brindisi, a tre anni e otto mesi di reclusione per atti sessuali su chierichetti. La Corte si è pronunciata con sentenza nella tarda serata di ieri, 10 novembre, accogliendo la richiesta del procuratore generale che al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del sacerdote, già ritenuto colpevole dal gup Giuseppe Licci del Tribunale di Brindisi di fronte al quale era stato incardinato il processo con rito abbreviato. La difesa, affidata all’avvocato Roberto Cavalera, aveva impugnato la sentenza per chiederne la riforma, con pronuncia di assoluzione perché il fatto non sussiste.

    La pronuncia di secondo grado, quindi, conferma in toto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza, il quale aveva indicato due ragazzi come vittime degli atti sessuali del prete, 74 anni, attualmente ai domiciliari in una comunità terapeutica, dopo essere stato arrestato il 20 maggio 2015.

    „Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, si legge che “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.“ Il gup, inoltre, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con  quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. Secondo il difensore è  “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, aveva l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.
    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-su-chierichetti-don-gianpiero-condannato-anche-in-appello.html
  • MOLESTATO DA UN PRETE? /Il prete nega tutto ma una registrazione lo incastra (Le Iene Show, 18 ottobre 2016)

    MOLESTATO DA UN PRETE? /Il prete nega tutto ma una registrazione lo incastra (Le Iene Show, 18 ottobre 2016)

    QUI IL SERVIZIO DELLE LE IENE

    MOLESTATO DA UN PRETE? DUE RAGAZZI ABUSATI DAL PRETE, IL REATO CADE IN PRESCRIZIONE MA IL VATICANO LO ACCUSA (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Il servizio sulla pedofilia parla di Teo, un ragazzo che si è avvicinato alla parrocchia di paese. Teo si è avvicinato a Don Carlo Chiarenza che lo cura come se fosse un figlio. Il momento che gli resta fermo in mente quando la mano del prete ha cominciato ad accarezzare parti più intime, che nessun padre avrebbe mai accarezzato. Teo non racconta i dettagli davanti ad una telecamera, però lo fa in una testimonianza scritta dove ricorda che quando successe il fatto era il 1980 ed aveva 14 anni. Dopo qualche giorno Teo rivive di nuovo quel fatto, in forma ben più aggravata: il prete infatti abusa di lui. “In un certo senso vorresti scomparire”, afferma Teo nell’intervista. Il prete fa addirittura una dichiarazione d’amore al giovane; Teo cambia, non parla con la madre, e pensa di voler morire provando addirittura a tagliarsi le vene e a buttarsi sotto una macchina.

    Teo prova a sparire per un po’ dalla parrocchia, ma dopo un po’ torna in quel luogo e di nuovo succede la stessa cosa di sempre. Teo se la prende con sé stesso, tanto da tentare di nuovo di togliersi la vita. Il bambino torna dal prete che abusa di lui, desiderando inconsciamente di ricevere ancora gli abbracci e le attenzioni di un tempo. Il prete abusa non solo di lui fisicamente ma anche psicologicamente, creando una sorta di legame anche mentale col bambino. A15 anni Teo trova una ragazza che lo aiuta ad allontanarsi dal prete. A 19 anni va in seduta da uno psicoterapeuta che lo aiuta a trasformare la consapevolezza di quello che gli è successo in rabbia, denunciando tutto ciò che gli è successo. Quando Teo affronta il prete quest’ultimo nega tutto. Quando Teo incontra poi in America un’associazione che si occupa di casi di pedofilia decide di incontrare di nuovo il prete e di registrare la conversazione che avviene fra di loro di modo da avere una prova che possa incolpare il parroco. Il prete sminuisce tutto, dichiarando di aver abusato di Teo perché gli voleva bene. Quando la comunità viene a sapere del caso, inizialmente si scaglia contro Teo per poi cambiare opinione e schierarsi a suo favore. Teo teme però di non essere stato l’unico adolescente ad aver subito abusi. E arriva infatti un’altra testimonianza, quella di una ragazza abusata nel 1979 quando aveva 12 anni. La procura di Catania ha ritenuto vere queste dichiarazioni ma il reato era prescritto, cioè era passato troppo tempo da quando erano avvenuti i fatti. Anche il Tribunale ecclesiastico si è pronunciato contro il prete ma quest’ultimo ha fatto ricorso, però il Vaticano lo ha dichiarato colpevole, estromettendolo da ogni ufficio ecclesiastico. Don Chiarenza però si dichiara sempre innocente.

    MOLESTATO DA UN PRETE? LA VERSIONE DEL RELIGIOSO (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Si occuperà anche di casi di molestie sessuali ai danni di minorenni da parte di preti Le Iene Show, il programma in onda stasera su Italia 1 e condotto da Ilary Blasi, Giampaolo Morelli e Frank Matano. La Iena Nina Palmieri intervisterà un uomo che racconterà di essere stato molestato da un prete durante l’adolescenza e di aver avuto il coraggio di denunciarlo solo dopo anni di psicoterapia e silenzio. L’uomo sostiene di essere stato vittima di abudi per la prima volta nel 1989, quando aveva 14 anni. La Procura ha aperto un’indagine sul caso ma non è mai stato avviato un processo per pedofilia ai danni del prete perché il reato era caduto in prescrizione. L’inviata del programma Mediaset ha anche raggiunto il sacerdote. Quest’anno la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha rigettato l’appello presentato dal prete che è già stato condannato in primo grado nel luglio 2013 dal Tribunale ecclesiastico per abusi sessuali ai danni del minore: la sentenza definitiva ha privato l’uomo di ogni ufficio ecclesiastico.

    MOLESTATO DA UN PRETE? DENUNCIA IL RELIGIOSO, MA IL REATO E’ CADUTO IN PRESCRIZIONE (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Sono innumerevoli i casi di abusi sessuali da parte dei preti ai danni di bambini ed adolescenti. Il dato, impressionante, riguarda da vicino anche l’Italia. Nello scorso giugno, per fare un esempio, un chierichetto di Brindisi ha denunciato il sacerdote 42enne, grazie all’intervento del pediatra della vittima che ha ottenuto le confidenze del piccolo. Il religioso è stato accusato di violenza sessuale pluriaggravata e continuata ed ora è in attesa di processo. L’argomento verrà approfondito nella puntata de Le Iene Show di questa sera, martedì 18 ottobre 2016, grazie ad un servizio di Nina Palmieri. L’inviata si concentrerà su un caso in particolare, di un uomo che ha subito delle violenze da un prete quando era bambino. A causa della prescrizione delle accuse, il sacerdote non è stato condannato agli occhi della legge, ma allontanato secondo un provvedimento della Curia. E ancora in Puglia, due anni fa, un sacerdote viene processato con rito abbreviato ed infine portato in carcere in seguito alla condanna di oltre tre anni di reclusione. A Milano, scrive Il Tempo, la Procura ha accusato un prete di aver abusato di un adolescente dipendente dalle droghe, adescato tramite una chat e pagato in cambio dei suoi favori. L’elenco dei casi che riguardano i preti pedofili potrebbe allungarsi di molto, a partire dai tempi odierni fino agli anni passati. Eclatante il parroco di Roma che abusava di alcuni ragazzi che gli erano stati affidati e che attirava con la scusa di regali come vestiti o dvd. Dopo aver negato l’accusa, nel 2011 viene condannato a 15 anni di detenzione in primo grado, commutati poi in 14 anni nella sentenza d’appello.

    QUI IL SERVIZIO DELLE LE IENE

  • Se il prete è pedofilo la Curia non è tenuta ad alcun risarcimento

    Se il prete è pedofilo la Curia non è tenuta ad alcun risarcimento

    Non sarà la Curia, in caso di condanna, a dover pagare un risarcimento del danno per le condotte del parroco imputato di pedofilia: il Tribunale di Brindisi ha infatti opposto un rigetto rispetto alla proposta del difensore della parte civile, un chierichetto che avrebbe subito abusi sessuali quando aveva otto anni nella sacrestia di una chiesa di Brindisi, di citare come responsabile civile l’arcidiocesi di Brindisi Ostuni. La questione è stata discussa oggi, nel corso della prima udienza del processo a carico di don Francesco Caramia, il parroco originario di Mesagne (Brindisi) imputato di abusi sessuali su minori. Il processo si svolgerà a porte chiuse. Caramia si trova agli arresti domiciliari in una comunità.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Milto Stefano De Nozza: hanno preso avvio dalla denuncia di un pediatra. Secondo l’accusa nel 2008 e nel 2009, per almeno “due volte a settimana” il piccolo sarebbe stato costretto a compiere atti sessuali.

    Rapporti sessuali non completi dopo il catechismo, della durata di dieci o quindici minuti. Il ragazzino è stato già ascoltato nel corso di un incidente probatorio celebratosi davanti al gip Maurizio Saso.

  • Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    Oggi prima udienza del processo a carico di don Francesco Caramia, arrestato il 15 giugno: è ai domiciliari in un convento del Lazio, respinge l’accusa e chiede l’ascolto di 55 testimoni, tra sacerdoti ed ex vescovi. L’inchiesta scaturita dalla denuncia del pediatra del minore che nel 2008 aveva nove anni.
    Atti sessuali in chiesa, imputato l’ex parroco di Bozzano: chierichetto parte civile

    BRINDISI – Prima udienza del processo, a porte chiuse, in cui è imputato don Francesco Caramia, l’ex parroco del rione Bozzano di Brindisi, accusato di atti sessuali su un chierichetto che nel 2009, anno della denuncia, aveva nove anni: il prete, arrestato il 15 giugno scorso, è ai domiciliari in un convento del Lazio e tramite i suoi legali ha chiesto l’ascolto di 55 testimoni per dimostrare la sua innocenza.

    Stamattina il sacerdote non era presente in aula davanti al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli. C’erano i suoi avvocati, Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, i quali hanno anticipato la volontà del prete di partecipare al dibattimento: oggi c’è stata rinuncia trattandosi di udienza per la sola costituzione delle parti.

    Come persona offesa si è costituito il minore che nel processo è rappresentato dall’avvocato Carmela Roma: la penalista ha chiesto la citazione del responsabile civile, indicando la Curia, il Tribunale ha rigettato l’istanza a cui si sono opposti i difensori del parroco.

    Per l’imputato gli avvocati Camassa e Saracino hanno chiesto l’ascolto di persone che hanno avuto modo di conoscere il parroco anche prima che fosse destinato alla parrocchia San Giustino de Jacobis del quartiere Bozzano, tra catechisti, sacerdoti e vescovi della diocesi di Brindisi-Ostuni. La citazione dei vescovi che hanno guidato la chiesa negli ultimi anni, coincidenti con il sacerdozio di don Francesco Caramia, è stata chiesta anche dall’avvocato della parte civile.

    Il pubblico ministero punta su otto testimoni, a partire dalla mamma del ragazzo, per sostenere l’accusa. Le dichiarazioni del minore sono state già acquisite in sede di incidente probatorio. Non è stato chiesto l’ascolto del pediatra che con la sua denuncia fece partire l’inchiesta.

    Don Francesco Caramia deve difendersi dall’accusa di atti sessuali compiuti tra il 2007 e il 2008 su un chierichetto di nove anni. Nel fascicolo delle indagini, sono confluite anche diverse intercettazioni ambientali e telefoniche oltre al verbale dell’interrogatorio reso dal minore ritenuto vittima degli abusi davanti al gip del Tribunale di Brindisi il 16 febbraio scorso. All’incidente probatorio ha assistito come consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto su scala nazionale, anche per una serie di partecipazioni a programmi televisivi.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-in-chiesa-imputato-l-ex-parroco-di-bozzano-chierichetto-parte-civile.html

     
  • Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Tra le vittime quasi sempre ragazzi minorenni. Su alcune vicende è calato il silenzio. Su altre la verità si è tramutata in una condanna penale.

    In un accurato reportage la Rete Cattolica ha racchiuso una lunga serie di scandali che hanno visto per protagonisti uomini di Chiesa. Si tratta quasi sempre di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di ragazzi, spesso minorenni. Ecco il testo.

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione.

    Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni.

    Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi.

    E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente».

    Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori.

    Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni».

    Sfogliando il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato.

    Tutti casi autentici, provati, ed innegabili.

    http://www.ottopagine.it/attualita/96283/sesso-scandali-e-chiesa-quei-130-sacerdoti-sotto-accusa.shtml