Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chierichetto

  • La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    Il nostro reportage sugli scandali sessuali nella Chiesa. Qui le storie più brutte: 130 i sacerdoti condannati, 100 sotto processo ma sono tanti quelli accusati e poi assolti

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Spesso ci sono anche preti trattati come mostri, poi assolti o prosciolti senza uno straccio di scuse. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente». Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni». Sfogliano il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Tutti casi autentici, provati, innegabili.

    Ma accanto a questi ce ne sono tantissimi altri di preti accusati, ammanettati e poi dichiarati innocenti e addirittura prosciolti in istruttoria dopo essere stati linciati mediaticamente e indicati come orchi. Sono decine e decine, secondo fonti vaticane contattate da Il Tempo. Centinaia secondo altri riferimenti riscontrati on line difficili da verificare. Preti accusati di far parte di una «congrega di pedofili» e poi scagionati; parroci innocenti calunniati e morti d’infarto per la vergogna; sacerdoti massacrati e invece puri ma distrutti, spesso, dalla “caccia alle streghe”. Come scriveva Francesco Agnoli nel suo libro “Chiesa e Pedofilia” dietro «l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto: preti spretati, teologi eretici, lotte interne dei modernisti contro il Papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice». Ci sono casi orribili, ma c’è anche tanta strumentalizzazione. La verità come sempre sta nel mezzo. Occorre saper distinguere il vero dal falso. Negare l’evidenza, così come ingigantirla, non fa bene a nessuno. Alla Chiesa e a chi vede in lei il Male assoluto.

    http://www.iltempo.it/home/2016/10/08/news/la-verita-sui-preti-pedofili-e-sulle-vittime-1022478/

  • Pedofilia: inchiesta Australia, card. Pell sapeva di abusi

    Pedofilia: inchiesta Australia, card. Pell sapeva di abusi

    Sarebbe stato avvisato da un prete notoriamente pedofilo

    SYDNEY – Il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne, di Sydney e poi prefetto degli Affari economici del Vaticano, era stato avvisato degli abusi commessi da un prete notoriamente pedofilo, trasferito da una parrocchia all’altra dove continuava a commettere abusi, un decennio prima che una speciale task force della polizia cominciasse nel 2012 a indagare sui suoi crimini. Lo rivela una lettera presentata come prova davanti alla Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori, che conduce udienze ormai da tre anni. Il sacerdote, John Farrell, è stato infine condannato lo scorso maggio a 18 anni di carcere per 62 reati di pedofilia contro 12 vittime. Una delle sue vittime, il cui nome non può essere divulgato, scrisse nel 2002 al card. Pell, allora arcivescovo di Sydney, “per richiamare la sua attenzione ai severi e prolungati abusi sessuali che ho sofferto” come chierichetto nei primi anni 1980. Nella lettera la vittima nomina Farrel e aggiunge: “chiedo spiegazioni sulla maniera in cui la Chiesa cattolica ha trattato tali eventi” e sul trattamento riservato al sacerdote. Pell è stato nominato in testimonianze durante diverse udienze della Commissione e ha deposto egli stesso di persona riguardo ai tempi in cui serviva a Ballarat, Melbourne e Sydney.
    E’ anche sotto indagine della polizia dello stato di Victoria per accuse di abusi a minori che egli ha descritto come “totalmente falsi”, accusando la polizia di aver fatto trapelare dettagli delle indagini per danneggiarlo.

    http://www.ansa.it/legalita/rubriche/cronaca/2016/09/16/pedofilia-inchiesta-australia-card.-pell-sapeva-di-abusi_c2375fe5-d732-4907-863b-60498ede73f4.html

  • Pedofilia, sacerdote 42enne a processo a Brindisi: “Abusi su un chierichetto di otto anni”

    Pedofilia, sacerdote 42enne a processo a Brindisi: “Abusi su un chierichetto di otto anni”

    BRINDISI – Il gip brindisino Maurizio Saso ha disposto il giudizio immediato per don Francesco Caramia, il sacerdote 42enne di Mesagne (Brindisi) arrestato e posto in carcere nel giugno scorso per abusi sessuali su minorenni e ora ai domiciliari presso una comunità religiosa. Il processo, che si terrà, con rito ordinario, comincerà l’11 ottobre prossimo davanti al tribunale di Brindisi in composizione collegiale: Caramia, assistito dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, non ha chiesto l’ammissione a riti alternativi.

    I fatti che gli vengono attribuiti risalgono agli anni 2008 e 2009, quando avrebbe abusato – secondo quanto denunciato da un pediatra e poi confermato dalla presunta vittima – di un chierichetto che all’epoca dei fatti aveva otto anni. Il ragazzino è stato già ascoltato nel corso di un incidente probatorio a porte chiuse davanti al gip.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Milto Stefano De Nozza: don Caramia nel dicembre del 2015 aveva ricevuto un decreto di perquisizione e sequestro in seguito al quale si era dimesso dall’incarico di parroco della chiesa San Giustino de Jacobis. E’ stato poi sospeso dalle proprie funzioni dall’arcivescovo di Brindisi, monsignor Domenico Caliandro.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/09/09/news/pedofilia_sacerdote_42enne_a_processo_a_brindisi_abusi_sessuali_su_un_chierichetto_di_otto_anni_-147464571/

  • Vittima di un prete pedofilo si toglie la vita dopo l’affossamento della legge che gli avrebbe permesso di ottenere giustizia

    Vittima di un prete pedofilo si toglie la vita dopo l’affossamento della legge che gli avrebbe permesso di ottenere giustizia

    Brian Gergely solo 10 anni. Viveva in una devota famiglia cattolica che frequentava la chiesa di Holy Name ad Ebensburg, negli Stati Uniti. In qualità di chierichetto avrebbe dovuto solo occuparsi di assistere il sacerdote durante i riti della messa, ma monsignor Francesco McCaa si era tramutato per lui in un mostro nascosto dietro una tonaca nera. Abusava sessualmente di lui in sacrestia e nel confessionale.
    Brian avrebbe voluto raccontare quello che gli stava accadendo, ma la comunità aveva posto monsignore McCaa su un piedistallo. Gli abusi sono durati per oltre sette anni.
    Oggi Gergely avrebbe dovuto avere 46 anni, ma venerdì scorso si è tolto la vita. L’estremo gesto è giutto dopo che settimana settimana, il Senato spogliato l’House Bill 1947 dal provvedimento che avrebbe permesso alle vittime di abusi sessuali di poter chiedere giustizia nei tribunali anche una volta scaduti i termini legali. La Chiesa Cattolica ha pagato più di 2,1 milioni ad alcune società lobbistiche per impedire l’approvazione della legge.
    I suoi amici, altri sopravvissuti di abusi, sottolineano come la sua morte arriva pochi giorni dall’affossamento di una legge che Gergely sperava potesse permettergli di ottenere giustizia per quanto da lui subito. Un sacerdote gli aveva strappato la vita e la prescrizione impediva al religioso di dover rispondere dei suoi crimini. La polizia aveva anche accertato come il monsignore avesse abusato di almeno 15 minori tra il 1961 e il 1985, ma la prescrizione lo assolveva da quei crimini.

    http://gayburg.blogspot.it/2016/07/vittima-di-un-prete-pedofilo-si-toglie.html

  • Il prete chiede la libertà, per la Procura deve restare in carcere

    Il prete chiede la libertà, per la Procura deve restare in carcere

    BRINDISI – Per la procura l’unica misura cautelare idonea è la custodia in carcere. La difesa invece sostiene l’innocenza, affermata personalmente nell’interrogatorio di garanzia, dell’ex parroco di Bozzano, Francesco Caramia. È per questo che ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza o in subordine la concessione dei domiciliari. Ieri mattina si è discusso il ricorso formulato dall’avvocato del sacerdote, Giancarlo Camassa. Il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere: il verdetto sarà noto nelle prossime ore.
     
    Caramia risponde di violenza sessuale su un minore: un ragazzino che all’epoca dei fatti contestati, avvenuti tra il 2008 e il 2009, aveva 8 anni e che oggi, adolescente, ha raccontato per filo e per segno i presunti abusi nel corso di un incidente probatorio. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Brindisi, al comando del capitano Luca Morrone e sono partite dalla denuncia di un pediatra che aveva raccolto il primo sfogo dell’ex chierichetto che, passato del tempo, aveva confidato di aver subito atti sessuali compiuti da un religioso.
    “I ricordi più brutti sono tipo quando lui comunque dopo un po’ di tempo mi incominciava a maltrattare. Nel senso che comunque gli dicevo, per favore lasciami stare, sono un bambino, perché? Lui mi ha cominciato a dare tue o tre schiaffi qualche volta. Poi ha smesso” è la narrazione resa dal ragazzino durante l’incidente probatorio affrontato dinanzi al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso e di fronte allo stesso Caramia, che ha scelto come consulente di parte la criminologa Roberta Bruzzone. Gli episodi si sarebbero verificati in chiesa, quasi sempre dopo le 18, finito il catechismo. Con cadenza bisettimanale. Qualche volta, stando alla ricostruzione della presunta vittima, il chierichetto sarebbe riuscito a evitare gli incontri trovando una scusa.
    “Lo capivo che non era una cosa per bambini – ha spiegato – mi immaginavo che non era una cosa per bambini. Gli dicevo sei grande, lasciami stare”. E poi: “Sì qualche volta piangevo. Diciamo, le prime volte non tanto, rimanevo totalmente bloccato lì, cioè mi muoveva come una bambolina. Però a volte piangevo, diciamo, non urlavo. Piangevo, perché sapevo che se urlavo chissà cosa mi poteva succedere. Quindi ho detto piangi e non urlare”.
    Per il pm Milto De Nozza, che ha coordinato l’inchiesta, il prete sarebbe “propenso a sentimenti di rabbia e vendetta, dedito a utilizzare con inquietante naturalezza un linguaggio nettamente offensivo e blasfemo”. E poi ancora: “Un uomo egoista, menefreghista, dal fare truffaldino, dalla personalità inequivocabilmente scaltra, insincera e disubbidiente”.
    Tutto ciò avrebbe avuto conferma dal comportamento tenuto da don Caramia il giorno successivo alla perquisizione dell’11 dicembre 2015.
    L’indagato avrebbe “impartito l’ordine” di far sparire due computer che i carabinieri non avevano prelevato. Ammette, rimarca l’accusa, che da un controllo del suo smartphone sarebbe potuto emergere il collegamento a siti porno. Esclude categoricamente che ci potessero essere contenuti pedopornografici.
    Infine la reazione, il tentativo di “screditare” agli occhi del resto del mondo il ragazzino che aveva raccontato le presunte molestie sessuali, a documentare l’indole “vendicativa” del religioso: “A me interessa che esca il nome del ragazzo perché poi, poi lo devono prendere di mira.. siccome i ragazzi miei lo conoscono”. E poi ancora: “Se loro lo sanno, sui giornali può uscire appuntato ma poi gira la voce”.

    http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/il_prete_chiede_la_liberta_per_la_procura_deve_restare_in_carcere-1824696.html

  • Atti sessuali su un bimbo di 10 anni arrestato parroco brindisino

    Atti sessuali su un bimbo di 10 anni arrestato parroco brindisino

    “Qualche volta piangevo”. Le violenze avvenivano, come spiegato dal ragazzino, “almeno due volte alla settimana” dopo il catechismo. Sono alcuni dei dettagli raccontati dalla presunta vittima degli abusi di Francesco Caramia, ex parroco arrestato e condotto in carcere stamattina dai carabinieri. Il provvedimento restrittivo firmato dal gip Maurizio Saso su richiesta del pm Milto De Nozza. “Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo”. Il bambino faceva il chierichetto. A finire in manette, con l’accusa di atti sessuali continuati e pluriaggravati su un bambino di 10 anni, è un parroco brindisino, Francesco Caramia, 42enne di Mesagne (Brindisi). Nello scorso dicembre i carabinieri avevano fatto perquisizioni e sequestri nella chiesa San Giustino de Jacobis del rione Bozzano in cui il prete operava, notificandogli contestualmente un avviso di garanzia. Una volta appreso di essere indagato, don Caramia si era dimesso dall’incarico. La svolta nell’inchiesta è legata all’esito dell’incidente probatorio disposto lo scorso 16 febbraio, quando è stato ascoltato, in forma protetta e supportato da un team di psicologi, il ragazzino parte offesa. La perizia disposta sulla vittima stabilisce la credibilità di quanto affermato e la capacità di riportare correttamente quanto accaduto. È Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e professore di Neuropsichiatria Infantile, a commentare la recente vicenda: “La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel Brindisino ne rappresentano una drammatica conferma”. Brindisi – E’ il quarto caso di pedofilia in pochi mesi a Brindisi, dove un prete è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente di un minore. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Anche lui ha scelto la via del processo con rito abbreviato, è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione.

  • “Lasciami stare sono un bambino”: il racconto della vittima che ha incastrato don Francesco

    “Lasciami stare sono un bambino”: il racconto della vittima che ha incastrato don Francesco

    «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo. Qualche volta piangevo». Così la presunta vittima degli abusi di Francesco Caramia, ex parroco arrestato e condotto in carcere stamattina dai carabinieri, ha raccontato agli inquirenti quello che avrebbe dovuto subire dal sacerdote. Alcuni stralci delle dichiarazioni sono contenute nell’ ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Milto Stefano De Nozza e disposta dal gip Maurizio Saso. Secondo quanto raccontato, le violenze avvenivano al termine degli incontri di catechismo «almeno due volte alla settimana». Il bambino faceva il chierichetto. Il parroco, stando sempre al racconto del ragazzino che all’ epoca dei fatti aveva 8 anni, acquisito nella forma dell’ incidente probatorio, gli diceva che doveva «stare tranquillo» perché tutto ciò che faceva con lui «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere».
    Quello condotto in carcere stamattina, Francesco Caramia, è il terzo prete arrestato per pedofilia nell’arco di poco più di anno nel Brindisino. Nel maggio del 2015 a finire ai domiciliari per atti sessuali su due chierichetti fu don Giampiero Peschiulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Brindisi. Peschiulli è stato processato con rito abbreviato ed è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Nel novembre dello stesso anno è stato arrestato in flagranza e posto ai domiciliari Franco Legrottaglie, sacerdote di Ostuni (Brindisi), di 67 anni, all’interno del cui computer fu trovato materiale pedopornografico. Anche lui ha scelto la via del processo con rito abbreviato, è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione. Legrottaglie, era già finito a processo agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un episodio qualificato come «atti di libidine violenta» per cui gli fu comminata una pena di un anno e dieci mesi, sentenza passata in giudicato. Aveva abusato di due ragazzine. Nel 2010 era stato designato quale cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi, incarico cessato poi tra le polemiche. Il vescovo della diocesi Brindisi – Ostuni, mons. Domenico Caliandro, ha assunto provvedimenti nei confronti di tutti e tre i sacerdoti, allontanandoli dalle loro parrocchie o privandoli della possibilità di celebrare funzioni e somministrare i sacramenti.

  • Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    «Per favore lasciami stare, sono un bambino. Perché?». È il grido disperato di un chierichetto che anni dopo i fatti, ha raccontato le presunte molestie sessuali subite dal suo parroco. Stamattina, all’incirca un anno dopo la denuncia formulata dal pediatra del ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, il sacerdote, Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce denunciando tutto in procura, è stato il pediatra che per primo ha raccolto le timide confidenze del bambino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, poi disposta dal gip Maurizio Saso.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Sono entrambi stati condannati in primo grado: uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni. Che vi fosse un terremoto in atto nella curia retta da monsignor Domenico Caliandro, che ha allontanato tutti e tre i religiosi dall’esercizio delle funzioni, era già noto da tempo. Nel dicembre scorso Caramia aveva appreso di essere indagato: i carabinieri si erano recati nella parrocchia di San Giustino De Jacobis, al rione Bozzano, e l’avevano perquisita. Il parroco si era dimesso, il vescovo gli aveva intimato di stare lontano dalle celebrazioni religiose.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    TELEFONO AZZURRO, PEDOFILIA ANCORA TROPPO DIFFUSA, SERVONO AZIONI «La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel brindisino ne rappresentano una drammatica conferma. La condanna e lo sdegno del momento non bastano: occorrono azioni concrete, basate innanzitutto su un attento studio del fenomeno e su una stretta collaborazione tra terzo settore, servizi del territorio e Istituzioni. ». Così Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e professore di neuropsichiatria infantile, commenta il caso di Brindisi, che ha portato all’arresto di un sacerdote di 42 anni con l’accusa di atti sessuali continuati e aggravati ai danni di un ragazzino di 10 anni. «Per questo – prosegue Caffo – è necessario che l’Italia definisca immediatamente un piano di azione per il contrasto della pedofilia, affinché la prevenzione e la cura delle conseguenze psicologiche sulle vittime siano davvero possibili». Quello di Brindisi è «un caso risolto grazie alla testimonianza di un pediatra e al coraggio della vittima di parlare, ponendo fine a un incubo che la tormentava da anni», ricorda l’associazione, invitando «bambini e adolescenti a non stare zitti e a rompere il muro del silenzio».

    Nel 2015 – ricorda Telefono Azzurro – le linee di ascolto 1.96.96 e 114 Emergenza infanzia hanno gestito 4724 richieste di aiuto, il 5% ha riguardato situazioni di emergenza per abusi sessuali. Una tendenza in preoccupante crescita, se si considera anche l’aumento costante, negli ultimi anni, delle segnalazioni legate alla pedopornografia online. In particolare, per quanto riguarda le vittime di sesso maschile, si è riscontrato un aumento del numero dei bambini sotto gli 11 anni (dal 40,8% del 2014 al 55% del 2015 sulle linee di ascolto; dal 50% del 2014 al 60,9% del 2015 al 114 Emergenza infanzia). «L’ascolto dei bambini – prosegue Caffo – è fondamentale per la lotta alla pedofilia. Solo con l’ascolto è possibile raccogliere gli elementi di rischio prima che si verifichino episodi simili. Dobbiamo riservare ai bambini una grande attenzione, perché possano sempre più rompere il silenzio degli adulti, che spesso nasce da una cultura in cui non c’è rispetto delle vite umane». «Come dimostra questo caso, inoltre, la figura del pediatra è di estrema importanza nel contrasto e nella gestione di abusi e violenze su minori. I pediatri – sottolinea Caffo – svolgono un ruolo chiave nel percorso di crescita del bambino e rappresentano un punto di riferimento a cui l’intera famiglia si affida con fiducia. Per questo, Telefono Azzurro, ha lanciato la prima rete di pediatri al mondo, contro l’abuso sui bambini, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (Sip), la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi) e il contributo di Menarini. L’obbiettivo è sensibilizzare e formare i pediatri italiani a riconoscere i segnali di eventuali abusi, a partire da quelli inespressi di disagio e sofferenza del bambino.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/don_francesco_caramia_prete_pedofilia_abusi_chierichetto_brindisi-1798813.html

  • Abusi sessuali su un bimbo di 9 anni che voleva fare il chierichetto: in carcere l’ex parroco di Bozzano

    Abusi sessuali su un bimbo di 9 anni che voleva fare il chierichetto: in carcere l’ex parroco di Bozzano

    Abusi sessuali nei confronti di un bimbo che all’epoca aveva nove anni e che voleva fare il chierichetto: con questa accusa, stamattina, i carabinieri di Brindisi hanno tratto in arresto e condotto nel carcere di via Appia l’ex parroco del rione Bozzano, don Francesco Caramia, originario di Mesagne.

    Caramia era indagato dal mese di novembre dello scorso anno quando si dimise dalla parrocchia di San Giustino de Jacobis dopo la notifica di un atto di perquisizione e il sequestro dei suoi computer.
    Nello scorso mese di febbraio don Francesco arruolò la criminologa Roberta Bruzzone per tentare di smontare le accuse del ragazzino che voleva fare il chierichetto e che il sacerdote avrebbe costretto a subire atti sessuali, persino picchiandolo.

    E il minore era stato chiamato a confermare le confidenze fatte a un’amichetta e da questa fatte giungere sino al pediatra che aveva poi presentato la denuncia.
    Nel corso dell’incidente probatorio, al quale aveva partecipato lo stesso sacerdote mesagnese, la presunta vittima aveva confermato le accuse, raccontando di atti sessuali subiti e successive minacce, schiaffi e spintoni subiti dal prete affinché non rivelasse l’accaduto. Don Caramia avrebbe promesso al ragazzino che se si fosse confidato con qualcuno egli si sarebbe adoperato per far perdere il lavoro al padre o la casa.

    Le circostanze erano state confermate, pur se con qualche imprecisione relativa ai tempi, anche dall’amichetta del ragazzino.
    Il pm inquirente, Milto De Nozza, ha chiesto un’ordinanza diu custodia cautelare in carcere nei confronti del sacerdote che è stata poi firmata da gip era Maurizio Saso.
    Il ragazzino all’epoca dei fatti (avvenuti tra il 2007 e il 2008) aveva nove anni e desiderava diventare chierichetto. Don Francesco avrebbe imposto al ragazzino una sorta di “pedaggio”. Questa è la tesi sostenuta dal ragazzino, che oggi ha 16 anni, e che ha convinto la procura a chiedere la misura cautelare più severa nei confronti del sacerdote.

  • “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

    “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

    BRINDISI – “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.

    Sono state depositate le motivazioni in base alle quali il Tribunale di Brindisi ha affermato la colpevolezza di don Giampiero Peschiulli, 74 anni, condannando l’imputato alla pena di tre anni e otto mesi, al netto della riduzione di un terzo legata alla scelta del rito abbreviato. Il gup Giuseppe Licci ha ritenuto credibili i testimoni, vale a dire i due ragazzi indicati dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza vittime degli atti sessuali del prete, ai domiciliari dal 20 maggio 2015 e tuttora in cura presso una comunità terapeutica. E nella sentenza, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. La difesa, affidata all’avvocato Roberta Cavalera, chiede l’assoluzione per non aver commesso il fatto e ha depositato il ricorso in appello: secondo il penalista è “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, ha chiesto l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.

    Il primo Giudice (nella foto accanto il gup Giuseppe Licci), invero, si limita ad un generico richiamo di alcune pagine del verbale dell’udienza 28.07.2015, senza, tuttavia, dare congrua motivazione dei criteri adottati nella valutazione complessiva della prova e di come abbia risolto gli insanabili contrasti emersi in quella sede, avuto riguardo le specifiche contestazioni mosse dalla difesa”, sostiene nei motivi d’appello.

    A giudizio del penalista le confidenze che uno dei due ragazzi ha fatto a una professoressa “ trovano parziale smentita nella parola di quest’ultima”, per cui ci sarebbero “circostanze di fatto che rendono non credibile il racconto del ragazzo, portatore, unitamente ai propri genitori, di un consistente interesse economico, confluito nella richiesta risarcitoria, che impone una attenta valutazione delle sue dichiarazioni avuto riguardo ad entrambi i profili della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto”.

    “Il teste riferisce di saluti, abbracci e baci sulle guance che il parroco dispensava sia sull’altare appena terminata la messa che durante lo svolgimento della catechesi, palesando una diffusività di un comportamento in presenza (da un lato) dei genitori e dei fedeli ancora radunati in chiesa e (dall’altro) delle catechiste”. Ma per l’avvocato Cavalera tali “dichiarazioni sono categoricamente smentite sia dalle catechiste che da tutti gli altri ragazzi sentiti in occasione delle indagini preliminari”.

    Nel ricorso ai giudici d’Appello, il difensore ha ricordato che “neppure la psicologa nominata dal pubblico ministero ha individuato indici rilevatori di disagio e di una compromissione della corretta evoluzione psicologica” dei ragazzi. E, in ultimo, ha evidenziato che don Giampiero Peschiulli “segue con impegno e assiduità il percorso terapeutico somministrato per far fronte alle specifiche problematicità”. Spetta, quindi, alla Corte d’Appello di legge esprimersi sul caso dell’ex parroco della chiesa di Santa Lucia.

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