Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    L’ultimo caso è emerso appena ieri: un parroco bresciano è finito sotto indagine per gravi episodi di violenza sessuale su minori.  Sarebbero “numerose violenze sessuali aggravate” quelle di cui si è reso responsabile don Ciro Panigara nei confronti dei minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali del Bresciano dal 2011 al 2013 e di nuovo nel 2024. Su richiesta della Diocesi, il 48enne si è già dimesso da parroco.

    La vicenda si innesta su una lunga scia di scandali che, negli ultimi anni, hanno travolto parrocchie, seminari e istituti religiosi in tutta Italia. Numerosi I casi che finiscono sotto i riflettori della cronaca. Ancora di più quelli di cui l’opinione pubblica non viene a conoscenza. Secondo  l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, per via delle mancate denunce.  Ripercorriamo qui alcune delle storie più eclatanti degli ultimi dodici mesi.

    Il parroco che ha violentato la donna sbarcata a Lampedusa

    A Napoli nel febbraio di quest’anno è stato avviato il processo a carico di un prete accusato di violenza sessuale ai danni di una donna tunisina. I fatti sarebbero avvenuti due anni prima a Cristo Re, l’istituto della Congregazione dei padri rogazionisti. La donna, all’epoca 37enne, era ospitata da un amico egiziano nel centro di accoglienza di Messina nell’estate del 2022, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2020. Il parroco, arrestato ad ottobre, si dichiara innocente.

    Cosenza, il sacerdote attira l’estetista in casa con la scusa della pedicure

    Risale invece a marzo 2025 la condanna ad un anno nei confronti di sacerdote di Cosenza, per aver molestato una donna di 32 anni, attirata a casa con la scusa di un pedicure. Il religioso è stato sospeso dalle attività ministeriali. Monsignor Giovanni Checchinato anche a nome di tutta la Chiesa cosentina, ha epsresso “dolore e vergogna”, nonchè “vicinanza” alla vittima

    Monza, bufera sull’ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi

    Sempre nel marzo del 2025 la Procura di Monza ha aperto un’inchiesta su don Samuele  Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi, per presunti abusi su minori durante il suo incarico a Seregno. Il sacerdote era stato sospeso dalla curia un anno prima dell’apertura dell’indagine.  All’epoca don Marelli era anche coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie. Le segnalazioni sono partite da famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che hanno denunciato comportamenti inappropriati e molestie.

    In Liguria il sacerdote presidente della Fidae che attirava a casa i ragazzini con regali e denaro

    Risale all’agosto del 2024 l’arresto in Liguria di padre Andrea Melis, sacerdote scolopio è accusato di violenza sessuale su minori e prostituzione minorile. Avrebbe attirato i ragazzi con regali costosi, sigarette elettroniche e denaro. Per lui è stato disposto il carcere a Pontedecimo dopo una prima fase ai domiciliari in un istituto vicino a scuole a Chiavari. La prima denuncia da parte dei genitori di un 14enne, chierichetto in una delle scuole amministrate da Melis, preside e presidente della Fidae, federazione delle scuole cattoliche in Liguria. Le attenzioni del prete si sarebbero protratte dal 2021 al 2024, con chat e messaggi whatsapp. Altri i giovanissimi finiti al centro delle sue attenzioni. Ad una vittima aveva addirittura intestato una carta bancomat prepagata. Secondo l’accusa, il sacerdote agiva sotto “la spinta di impulsi perversi”, attirando i ragazzini a casa sua facendoli accedere “a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    L’anziano sacerdote del Trevigiano che ha molestato in strada un 14enne

    Nell’aprile del 2024 è stato rinviato a giudizio a Treviso don Giuseppe Bacchion, 89 anni. L’accusa è di aver molestato un 14enne davanti a una chiesa. Le telecamere di sorveglianza avrebbero confermato il racconto del minore. La violenza sarebbe avvenuta in pieno giorno con l’anziano prete che avrebbe avvicinato due ragazzini a Trebaseleghe, Comune del Trevigiano. Fatti avvicinare alla sua auto, avrebbe toccato le parti intime di uno dei due.

    I due religiosi che organizzarono nel Napoletano il furto dei cellulari con le prove delle molestie

    Clamoroso l’arresto nell’agosto del 2024 di due frati, padre Domenico Silvestro e padre Nicola Gildi, con l’accusa di violenza sessuale e rapina aggravata. Avrebbero organizzato una rapina per sottrarre i cellulari delle vittime contenenti prove video degli abusi. Sei le persone complessivamente fermate dai carabinieri di Afragola, compresi gli esecutori materiali della rapina eseguita su mandato di uno dei due frati per coprire gli abusi sessuali ai danni di due vittime maggiorenni, che avevano salvato sul cellulare immagini e chat imbarazzanti. I due religiosi infatti organizzavano online incontri a sfondo sessuale, anche di gruppo.

    A Busto Garolfo bambini attirati in casa del parroco dalla Play Station

    Nel maggio del 2024 don Emanuele Tempesta, vicario di Busto Garolfo, è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori tra i 7 e gli 11 anni. Adescava le vittime con il pretesto di giocare ai videogiochi. La sentenza ha incluso anche sanzioni economiche. I fatti risalgono al periodo 2020-2021: almeno in otto occasioni il parroco invitò a casa sua i bambini, attirati dalla Play Station.

    I numeri: oltre 1.200 sacerdoti coinvolti secondo Rete L’Abuso

    Secondo l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, vista la difficoltà delle vittime a denunciare. Il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia ha più volte criticato l’Italia per l’assenza di una commissione d’inchiesta indipendente, per la mancanza di obbligo di denuncia per i religiosi e per le troppe esenzioni normative applicate a volontariato e clero.

    Il più recente rapporto ufficiale italiano risale al 2021 e si basa solo sui dati delle denunce. Secondo l’OMS, il 9,6% dei minori europei ha subito abusi sessuali. In Italia l’Osservatorio contro la pedofilia, pur esistente dal 2006, ha un ruolo spesso ritenuto più formale che operativo. Il fenomeno non riguarda solo la Chiesa, ma evidenzia anche una fragilità più ampia del sistema di protezione dei minori in Italia.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/preti-violenze-sessuali-italia-elenco-965660.html

  • Il caso Spotlight italiano: cosa emerge dall’inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa di Bolzano

    Il caso Spotlight italiano: cosa emerge dall’inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa di Bolzano

    Anna (nome di fantasia) aveva 7 anni quando fu abusata per la prima volta dal suo insegnante di religione. Il sacerdote lo faceva sia con lei che con altre compagne di classe: se le accomodava sul grembo, le toccava nelle parti intime, le costringeva a sfiorargli il membro. Anna raccontò tutto alla madre, che andò subito a denunciare il prete alla direzione della scuola. Poi però, stranamente, la signora accettò di firmare una dichiarazione scritta in cui affermava che l’episodio non era grave e che non era stato commesso con cattivi intenti.

    Questi fatti risalgono ai primi anni Settanta. Oggi, mezzo secolo dopo, si viene a sapere che su quella madre, descritta come «una donna buona e credente», erano state esercitate «pressioni della Curia vescovile volte a indurla a relativizzare le molestie e non approfondire ulteriormente la questione».

    Il sacerdote, da parte sua, continuò a fare l’insegnante per altri vent’anni. Dopo il suo pensionamento, un’altra ragazza si presentò alla Diocesi accusandolo di aver molestato lei e altre bambine ai tempi delle scuole elementari. Il prete nel frattempo era andato ad abitare in una casa dove vivevano anche famiglie con figli piccoli. L’unico provvedimento che fu preso dalla Chiesa fu trasferirlo in un’altra struttura residenziale.

    La vicenda è tra quelle ricostruite nel Rapporto di 613 pagine, pubblicato lo scorso 20 gennaio, sugli abusi sessuali commessi da sacerdoti della Diocesi di Bolzano e Bressanone negli ultimi sessant’anni. Si tratta dell’indagine indipendente più approfondita promossa finora all’interno della Chiesa cattolica italiana.

    Commissionata dalla stessa Diocesi, la ricerca è stata condotta dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera – che dal 2010 si occupa di abusi sessuali interni alla Chiesa – con il contributo dello studio associato Kofler Baumgartner & Partner di Brunico.

    Gli avvocati hanno setacciato gli archivi della Curia, esaminando più di mille fascicoli e interrogando una ventina di testimoni. La Diocesi è stata informata delle risultanze solo al momento della pubblicazione finale. Ebbene, tra il 1964 (anno in cui la diocesi ha assunto il suo assetto attuale) e il 2023 (anno in cui il rapporto è stato commissionato) nel territorio clericale di Bolzano e Bressanone sono stati individuati 67 casi di presunti abusi sessuali commessi da 41 sacerdoti e sono state contate 75 possibili vittime. Ma, avvertono i relatori, questa è solo la punta dell’icerberg: nel sommerso potrebbe nascondersi «un numero ampiamente maggiore, forse addirittura esorbitante» di casi.

    Vite distrutte
    «Si sapeva, ma si taceva», ammette il vescovo Ivo Muser, in carica dal 2011, in un lungo comunicato di scuse, autocritica e propositi di cambiamento. «Per preservare la propria reputazione e quella della Chiesa – si batte il petto il monsignore – si è rinunciato a compiti e responsabilità. E può accadere di nuovo, se abbassiamo lo sguardo. Chiedo perdono ai soggetti coinvolti, alle comunità parrocchiali, ai sacerdoti accusati e ai fedeli della nostra diocesi per le mie mancanze come vescovo, assumendomene ogni responsabilità».

    Il rapporto è un viaggio indietro nel tempo dentro storie oscure. A metà degli anni Novanta, Marco (nome di fantasia) aveva 12 anni e faceva il chierichetto. Era il «coccolo» del parroco, ma presto le attenzioni del prelato nei suoi confronti si trasformarono in qualcosa di indicibile: prima palpeggiamenti nelle parti intime, poi anche rapporti sessuali con penetrazione. Marco si è tenuto tutto il dolore dentro per venti interminabili anni, poi ha trovato la forza di rivolgersi al Centro di ascolto della Diocesi e ha iniziato un percorso di terapia a spese della Curia che l’ha portato a stare meglio.

    Non è andata così per Carlo (nome di fantasia), abusato da quello stesso prete quando era già maggiorenne. Anche lui ha dovuto attendere anni prima di riuscire a confidare a qualcuno cosa aveva dovuto subire: a quel punto, la sua famiglia ha preso contatti con il sacerdote-orco per chiedergli un indennizzo, ma per Carlo è stato come rivivere il trauma. Il peso della sofferenza è diventato insopportabile, fino alla decisione estrema di togliersi la vita.

    Sono tre i suicidi tra le vittime di abusi documentati nel rapporto commissionato dalla Diocesi altoatesina.

    In controtendenza rispetto a quanto è stato scoperto in altre realtà indagate (ad esempio la Germania), nel territorio di Bolzano e Bressanone la maggioranza delle violenze dei preti (68%) si è concentrata su persone di genere femminile. O meglio, bambine: delle 51 femmine abusate, 50 erano minorenni al momento del primo abuso; cinque di loro avevano tra gli 0 e i 7 anni e 26 tra gli 8 e i 14.

    Anche tra i maschi il primo abuso è avvenuto generalmente negli anni dell’infanzia o dell’adolescenza: su 18 casi individuati dal team che ha svolto l’indagine, uno riguardava un bambino di età tra gli 0 e i 7 anni, cinque erano nella fascia tra gli 8 e i 14, due in quella tra i 15 e i 16 e nove erano ragazzini 17enni.

    Impuniti
    Nel rapporto realizzato su mandato della Diocesi di Bolzano e Bressanone non figurano mai le generalità dei sacerdoti accusati né quelle delle presunte vittime delle loro violenze. Si fanno solo i nomi dei vertici della Curia che nel corso degli anni hanno seguito le singole vicende. Quasi sempre con un approccio gravemente omertoso.

    Don Andrea (nome di fantasia) ha abusato di bambine tra i 7 e i 12 anni per mezzo secolo a partire dagli anni Sessanta. Ha svolto il suo sacerdozio presso dieci sedi diverse all’interno della diocesi e in sette di queste si sono levate accuse di molestie nei suoi confronti. Ma ogni volta i vertici della Chiesa locale si limitavano a intervenire trasferendolo in un’altra parrocchia. Negli anni Novanta l’allora vicario generale Josef Michaeler respinse gli addebiti rivolti al prete definendo il suo un «comportamento maldestro». Solo una decina d’anni fa il chierico è stato quantomeno costretto a ritirarsi a vita privata.

    L’impunità di cui spesso hanno goduto gli abusatori in abito talare è un altro tema centrale, in questa sconvolgente inchiesta. «Solo pochissimi casi di sospetto abuso – scrivono i relatori – sono stati effettivamente oggetto di interventi ai sensi del diritto canonico. Stando a quanto si evince dagli atti, nella stragrande maggioranza dei casi i dirigenti diocesani non hanno nemmeno fatto considerazioni teoriche su possibili sanzioni o sull’avvio di procedimenti canonici. In singoli casi, si sono meramente limitati ad annunciare conseguenze, nel senso di minacce a vuoto poi mai tradottesi in realtà».

    In particolare, sono documentate appena due pene canoniche, tre provvedimenti disciplinari e una formale indagine canonica, mentre in undici casi la Curia non è andata oltre superficiali colloqui col sacerdote accusato o con altre fonti. «Nella maggior parte dei casi – si legge nel report – il chierico in questione veniva semplicemente trasferito o mandato (provvisoriamente) in pensione, senza però escludere la possibilità di una successiva reintegrazione nella cura pastorale».

    L’ordinamento giuridico italiano non prevede nessun obbligo di denuncia a carico dei sacerdoti che vengano a conoscenza di abusi sessuali commessi da altri prelati (anche se in certe situazioni potrebbero configurarsi ipotesi di concorso in reato o di favoreggiamento). Le linee guida della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) stabiliscono un mero obbligo morale di segnalare questi casi alla competente Procura della Repubblica. Da circa un anno, tuttavia, in Alto Adige vigono regole più stringenti: la Diocesi di Bolzano e Bressanone, infatti, ha concordato con le autorità giudiziarie locali – inclusa la Procura dei minorenni – delle specifiche linee guida che impongono l’obbligo di denuncia.

    Italia vs Europa
    La Diocesi altoatesina, con il suo pur tardivo attivismo, è una mosca bianca nel panorama clericale italiano.

    Negli ultimi quindici anni la Chiesa cattolica di mezza Europa ha preso atto del problema degli abusi sessuali commessi da prelati. La Conferenza Episcopale Tedesca ha commissionato a un consorzio interdisciplinare di ricerca un rapporto che nel 2018 ha portato alla scoperta di almeno 1.670 sacerdoti abusatori per un totale di 3.677 vittime nell’arco di 68 anni.

    La Chiesa francese nel 2019 ha istituito una commissione indipendente che due anni dopo ha fatto emergere 216mila casi di violenze per mano di preti. A quel punto, si è attivata anche la Conferenza Episcopale Portoghese, che ha fatto svolgere un’indagine analoga da cui è uscita una stima di circa 4.300 vittime. Nel 2023 è stata la volta della Chiesa spagnola, che con uno studio indipendente è arrivata a un bilancio di 2.056 persone abusate da esponenti del clero.

    E la Cei? L’assemblea permanente dei vescovi italiani si sta muovendo più a rilento. Negli ultimi anni ha pubblicato due studi, condotti dall’Università Sacro Cuore sulla base dei dati della rete territoriale dei servizi diocesani, che sono relativi però ad archi temporali molto ristretti. Dalle indagini è emerso che tra il 2020 e il 2021 sono stati segnalati 68 sacerdoti che avrebbero abusato di 89 persone, mentre nel 2022 sono stati registrati 32 presunti abusatori e 54 presunte vittime.

    Tre anni fa, durante la conferenza stampa di presentazione del primo di questi due studi, la Cei aveva affermato che tra il 2000 e il 2022 erano giunte alla Chiesa 613 segnalazioni di violenze. La Conferenza Episcopale Italiana ha dato mandato all’Università di Bologna e all’Istituto degli Innocenti di Firenze di indagare sul periodo 2001-2021: i risultati dovrebbero essere pronti per l’inizio del prossimo anno.

    Vuoti legislativi
    Peraltro, un lavoro di tracciamento degli abusi commessi dai prelati italiani esiste già. Lo ha svolto la Rete l’Abuso, associazione che riunisce le vittime di preti pedofili. Basandosi su atti di procure e tribunali civili, l’associazione ha contato dal 2010 a oggi 332 sacerdoti presunti abusatori, di cui 164 condannati in via definitiva e 168 tra indagati e condannati in primo o secondo grado. Il totale delle vittime censite arriva invece a 1.576.

    Il fondatore della Rete l’Abuso è Francesco Zanardi, 55 anni, che si presenta come un «sopravvissuto» alle violenze sessuali di un prelato. Parlando con TPI, Zanardi definisce «apprezzabile» il lavoro svolto dalla Diocesi di Bolzano e Bressanone: «Ma è una goccia nel mare», osserva. E, comprensibilmente, è assai diffidente rispetto alle iniziativa di supporto prestate dalla Curia alle vittime di molestie: «Chiediamoci – riflette – come non sentiamo mai nessuna vittima ringraziare la Chiesa per il sostegno ricevuto».

    Ma il portavoce della Rete l’Abuso punta il dito anche contro lo Stato italiano, che, a suo dire, con le sue leggi non farebbe abbastanza per prevenire e contrastare gli abusi. «L’obbligo di denuncia – fa notare – nel nostro Paese è limitato solo ai pubblici ufficiali. Questo fa sì che il cittadino che denuncia un abuso di cui è a conoscenza, se non è in possesso di una prova certa o dimostrabile, assai difficile da produrre per il cittadino comune, rischia di andare incontro a una contro-querela per calunnia».

    Uno strumento utile per prevenire le violenze sessuali sui minori sarebbe il certificato anti-pedofilia previsto dalla Convenzione di Lanzarote del 2007, ratificata dall’Italia con la legge 172 del 2012, alla quale il Vaticano peraltro non ha aderito: questo documento attesta l’assenza di condanne definitive a proprio carico per reati legati allo sfruttamento sessuale dei minori ed è richiesto a chi lavora a contatto con bambini o adolescenti. Ma, rileva Zanardi, «il legislatore italiano ha sollevato dall’esibizione l’intera categoria del volontariato, oltre al clero», con la conseguenze che, ad esempio, chi presta servizio come istruttore volontario in una società sportiva giovanile può tenere nascosti eventuali precedenti giudiziari per reati come la violenza sessuale su minore.

    Come intervenire
    Come è evidente, non solo dal rapporto realizzato in Alto Adige ma anche dai fatti di cronaca venuti a galla in tutto il mondo negli ultimi vent’anni, non siamo davanti a casi isolati: quello delle violenze sessuali commesse da esponenti del clero è un fenomeno che riguarda un intero sistema nel suo complesso.

    Gli autori dell’indagine svolta nel territorio bolzanino hanno identificato una serie di «carenze sistemiche» che sarebbero alla radice di questi abusi. Viene citata, ad esempio, una diffusa immaturità sessuale tra i prelati, che deriverebbe a sua volta dalla formazione ricevuta in seminario, dove il processo di sviluppo della propria sessualità viene di fatto interrotto tra i 18 e i 20 anni, quando non si è ancora completato. Altri possibili fattori scatenanti sono individuati nell’isolamento dei sacerdoti, nelle strutture di alleanza maschile che si instaurano tra essi e nella carente cultura dell’errore negli ambienti della Chiesa.

    «Concordo pienamente con questa analisi», dice a TPI don Gottfried Ugolini, responsabile per la Diocesi di Bolzano e Bressanone del Servizio specialistico per la prevenzione e la tutela dei minori da abusi sessuali e da altre forme di violenza: «Noi sappiamo che solo il 15% delle persone che abusano sono pedofili secondo la classificazione delle patologie internazionali: ciò vuol dire che la stragrande parte di coloro che abusano sono persone immature a livello psico-affettivo sessuale, che non sanno gestire le proprie emozioni». E secondo don Ugolini incidono anche «l’immagine del sacerdote, che viene messo sul piedistallo rispetto ai laici»,«l’uso dell’autorità in modo inappropriato» e il «sistema chiuso della Chiesa, un sistema tra maschi che provoca talvolta atteggiamenti di omertà».

    Il Servizio di prevenzione guidato da don Ugolini è stato istituito dalla Diocesi bolzanina nel 2010, un anno spartiacque nella storia recente della Chiesa cattolica, specialmente in quella di lingua tedesca. Tra gennaio e marzo di quell’anno, infatti, esplose lo scandalo degli abusi perpetrati per decenni nel collegio religioso Canisius di Berlino: sull’onda di quelle rivelazioni, le denunce si moltiplicarono in tutta la Germania, in Austria, con un effetto domino poi in tutta Europa.

    La Curia di Bolzano e Bressanone decise di intervenire istituendo un centro di ascolto a cui le vittime di violenze sessuali possono rivolgersi via telefono o e-mail. Se queste lo desiderano, viene fissato anche un colloquio di persona. Le vittime vengono informate del loro diritto di segnalare alle autorità civili gli abusi e la Diocesi mette a loro disposizione cento ore di terapia psicologica.

    Dal 2010 a oggi oltre 100 persone si sono rivolte al centro. E la presentazione del recente Rapporto curato dagli avvocati di Monaco e Brunico ha spinto in sole due settimane un’altra decina di persone a farsi avanti.

    Alla luce dell’indagine che ha squarciato il velo su una parte degli orrori degli ultimi sessant’anni, il vescovo Muser ha disposto un’intensificazione delle misure di contrasto alle molestie. «Dobbiamo fare tutto il possibile per alleviare la sofferenza delle vittime, riconoscere le ingiustizie avvenute e prevenire nuove sofferenze», ha dichiarato il monsignore.

    Saranno istituiti due gruppi di esperti, interni ed esterni alla diocesi, incaricati l’uno di proporre al vescovo quali eventuali provvedimenti adottare nei confronti dei vescovi accusati ancora in vita e l’altro di elaborare nuove linee guida per le procedure interne da seguire in caso di segnalazioni di abusi. Verranno inoltre differenziati i rispettivi compiti del centro di ascolto, del servizio di intervento e del servizio di prevenzione. Infine, c’è il proposito di dare maggior spazio alle donne nelle posizioni dirigenziali della Curia (dove già oggi comunque quattro uffici su nove a guida femminile).

    «I bambini e i giovani vittime di abusi sono rimasti invisibili o sono stati resi tali», ammette il vescovo Muser: «I colpevoli sono stati trasferiti, come si dice, “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Famiglie, parrocchie e comunità coinvolte nel dolore sono state semplicemente trascurate come vittime e lasciate a sé stesse. Anche nelle famiglie e nelle parrocchie ci si rifiutava di guardare». L’indagine sugli abusi, promette il monsignore, «non è un passo intermedio, né un obiettivo parziale che offre l’occasione per fare una pausa, ma un compito che ci impone di continuare a lavorare con tutte le nostre forze. Dobbiamo fare tutto il possibile per alleviare la sofferenza delle vittime, riconoscere le ingiustizie avvenute e prevenire nuove sofferenze».

    Dopo la pubblicazione del Rapporto sugli abusi sessuali nella Diocesi di Bolzano e Bressanone, TPI ha rivolto alcune domande alla Conferenza Episcopale Italiana. Risponde Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori della Cei. 

    La Cei come commenta i risultati del Rapporto altoatesino, che mette in luce gravi omissioni da parte della Chiesa?
    «Anche un solo caso di abuso nella Chiesa sarà sempre troppo, sia che riguardi casi attuali sia che riguardi casi avvenuti nel passato. Vi è dolore, vergogna e consapevolezza delle conseguenze devastanti che gli abusi commessi da sacerdoti hanno sulle vittime, sui loro familiari e su tutta la Chiesa stessa. Ogni azione di chiarificazione deve essere considerata con attenzione per un reale rinnovamento ecclesiale in materia di tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, dalla prevenzione al perseguimento deciso degli abusi in tutte le loro forme». 

    Ad avviso della Cei, i casi di abusi sessuali ad opera di chierici vanno trattati come singoli episodi isolati o rientrano in un fenomeno di carattere sistemico?
    «Alla luce dei dati provenienti dallo studio del fenomeno a livello mondiale non si può parlare di singoli episodi isolati. Attenzione, però, a non creare confusione con tale affermazione: ciò non significa che tutti i chierici sono abusatori. Il singolo caso si inserisce all’interno di un quadro completo da analizzare. La Chiesa sta agendo con solerzia e ponendosi in rete con tutte le altre istituzioni della società civile. Le statistiche aiutano a capire che il problema è sistemico nella società. In questo senso va compresa anche la rete di tutela attivata nella Chiesa italiana: persegue a livello ecclesiale l’attuazione di modelli preventivi situazionali scientificamente riconosciuti che mirano a generare ambienti ecclesiali sicuri, mediante sensibilizzazione culturale, formazione specifica iniziale e permanente, vigilanza, percorsi chiari per la segnalazione presso i centri di ascolto diocesani o interdiocesani. Nel triennio 2020-22, anche in pandemia con il blocco delle attività pastorali, si sono formate quasi 23mila persone, sacerdoti, religiosi/e e laici/laiche. Per quanto attiene i centri di ascolto, chiunque può segnalare ad essi abusi in ambienti ecclesiali, venire accolto e accompagnato nell’individuare i bisogni di cui necessitano ad esempio circa le procedure e le prassi per la denuncia degli abusi e la tutela dei minori e le indicazioni circa i professionisti competenti in maniera (psicologi, medici, operatori del diritto…). A tutti coloro che segnalano un presunto abuso viene sempre ricordato che la segnalazione all’autorità ecclesiastica non si sostituisce né contrappone alla segnalazione alla competente autorità civile, che, anzi viene sempre incoraggiata».

    Dopo i due rapporti pubblicati nel 2022 (relativo al biennio 2020-21) e nel 2023 (relativo al 2022), la Cei intende realizzare un più approfondito lavoro di indagine sugli abusi nella Chiesa, andando a “scavare” più indietro nel tempo?
    «Anzitutto vorrei precisare che le rilevazioni attuate sulla rete territoriale dei servizi diocesani e regionali e dei centri di ascolto non sono e non saranno mai lo studio storico sugli abusi nella Chiesa italiana. Le rilevazioni sono il monitoraggio della Safeguarding Policy di cui la Chiesa italiana si è dotata con le Linee Guida del 2019 e che trova concretizzazione nelle attività di servizi per la tutela regionali e diocesani e dei Centri di ascolto. Lo studio sul fenomeno degli abusi nella Chiesa italiana sta avvenendo attraverso un altro percorso metodologico e scientificamente rigoroso. È lo studio pilota sui casi di abuso sessuali commessi da chierici e trattati in sede istituzionale ecclesiale nel periodo 2001-2021. È stato affidato a due enti terzi e indipendenti, il Centro per la vittimologia e la sicurezza dell’Università di Bologna e l’Istituto degli Innocenti di Firenze. La scelta dell’anno non è casuale: dal 2001, infatti, la normativa canonica ha avuto importanti innovazioni che hanno reso più organico il trattamento dei casi. Si è appena conclusa la fase sperimentale in cui è stato testato lo strumento di ricerca, si sta aprendo la fase analitica estesa a tutte le diocesi italiane. Si concluderà con la fase sapienziale, di assunzione ecclesiale delle risultanze della fase analitica condotta dagli enti terzi e indipendenti, prevista per la fine del 2025, inizio 2026. È l’inizio di un percorso, studio pilota appunto, che partendo dai dati emersi in sede ecclesiale mira ad affinare criteri per ulteriori ricerche, estese nel tempo e nel metodo, fino ad arrivare ad intercettare il sommerso. Non sarà lasciato nulla di intentato per conoscere la fenomenologia, apprestare strumenti di verità e giustizia e affinare sempre meglio la prevenzione e la promozione di ambienti ecclesiali sicuri».

    https://www.tpi.it/cronaca/abusi-sessuali-chiesa-bolzano-bressanone-inchiesta-202502211166348/

  • Violenze sessuali giudizio immediato per padre Melis

    Violenze sessuali giudizio immediato per padre Melis

    Giudizio immediato per padre Andrea Melis, il parroco accusato di violenza sessuale nei confronti di minorenne a Finale e avances ad altri sette a Genova.

    E quanto richiesto dal pm Elisa Milocco dopo la chiusura delle indagini.

    Il fascicolo, passato per competenza da Genova a Savona (Le violenze sarebbero state compiute quando era parroco a Finale Ligure) aveva visto il giudice ridisporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto del padri Scolopi di Chiavari, dove Sacerdote era stato posto inizialmente ai domiciliari (dopo il primo arresto) era troppo vicino alle scuole e quindi potenzialmente a rischio.

    Per il Sacerdote si sono così aperte le porte di una comunità umbra dove adesso è rinchiuso da qualche mese.

    Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio a cui ha fatto seguito la chiusura delle indagini. Il pm Milocco chiede il giudizio immediato.

    Padre melis, appartenente ai padri scolopi, già direttore della scuola elementare della fondazione Asarotti a Genova, nel savonese era stato parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure.

    E proprio nel filanese gli sono state addebitate le accuse più pesanti: avrebbe a abusato di un giovane chierichetto di 12 anni.

  • “Hanno coperto lo stupro di minori”: come l’arcidiocesi di New Orleans ha protetto un prete che abusava dei bambini

    “Hanno coperto lo stupro di minori”: come l’arcidiocesi di New Orleans ha protetto un prete che abusava dei bambini

    Nel caso del molestatore seriale di bambini e prete cattolico in pensione Lawrence Hecker, la copertura è fallita .

    Ma non è stato per mancanza di tentativi da parte di una coalizione di alti funzionari ecclesiastici e giudici solidali, che hanno dato priorità al benessere del predatore rispetto alla giustizia per le sue innumerevoli vittime, finché le prove contro di lui non sono diventate così schiaccianti che, piuttosto che subire l’umiliazione di un processo pubblico, si è dichiarato colpevole martedì scorso.

    La decisione del 93enne non solo lo ha gravato di una condanna automatica all’ergastolo. Ha anche rivelato come i burocrati cattolici nella città natale di Hecker, New Orleans , una delle roccaforti della chiesa negli Stati Uniti, abbiano ripetuto gli stessi peccati che hanno prodotto uno scandalo inquietantemente simile a Boston due decenni prima, eventi poi immortalati nel film vincitore dell’Oscar Spotlight .

    Questa è l’unica conclusione che si può trarre da anni di resoconti e studi di archivi ecclesiastici, verbali di udienza, procedimenti legali e documenti delle forze dell’ordine che delineano la campagna di terrore a cui Hecker ha sottoposto così tanti bambini cresciuti in una delle regioni più cattoliche rimaste negli Stati Uniti.

    I fascicoli conservati dall’arcidiocesi cattolica di New Orleans stabiliscono che Hecker molestava bambini praticamente subito dopo la sua ordinazione nel 1958. Cronologicamente parlando, una delle prime vittime di Hecker fu un chierichetto preadolescente che descrisse di aver partecipato a feste in piscina nudi con il prete, incontri che sarebbero culminati in aggressioni sessuali da parte dell’aggressore.

    Hecker alla fine ordinò al ragazzo di portare una scatola contenente una piuma a un prete in particolare in un’altra scuola e chiesa cattolica nelle vicinanze. In breve tempo, il secondo prete aggredì sessualmente il ragazzo, e la vittima disse di aver capito che Hecker aveva usato la piuma per marchiarlo come vulnerabile alle molestie.

    Non sorprende che i superiori di Hecker siano diventati più che consapevoli dei suoi crimini. Le accuse contro di lui si sono accumulate in ciascuna delle principali tappe nella resa dei conti della chiesa statunitense con gli abusi sessuali del clero cattolico, iniziata negli anni ’80 quando il prete della Louisiana Gilbert Gauthe si è dichiarato colpevole in tribunale penale di aver molestato diversi ragazzi.

    In quel periodo, l’allora arcivescovo di New Orleans Philip Hannan ricevette una denuncia per molestie su minori contro Hecker. La risposta di Hannan, portata avanti in privato, fu di far volare Hecker in un anno sabbatico a New York City prima di lasciarlo tornare al lavoro una volta che le cose a casa si fossero calmate.

    Altre accuse simili contro Hecker si sono verificate negli anni Novanta, quando un altro prete della Louisiana, Robert Melancon , è stato condannato per aver violentato un chierichetto. L’indagine che ne è seguita ha spinto Hecker a confessare per iscritto ai funzionari della chiesa di aver molestato sessualmente o in altro modo molestato diversi bambini che aveva incontrato tramite il suo ministero.

    Ritirarsi sotto costrizione

    Questa volta, il successore di Hannan come arcivescovo, Francis Schulte, fu incaricato di rispondere. Schulte mandò Hecker in una struttura di assistenza psichiatrica fuori dallo stato che lo diagnosticò come un pedofilo incurabile che non avrebbe dovuto lavorare con i giovani. Al ritorno di Hecker, Schulte gli assegnò di lavorare in una chiesa con annessa una scuola di grammatica.

    Hecker si ritirò sotto costrizione nel 2002. Come Spotlight ha notoriamente raccontato, il Boston Globe aveva appena denunciato la sua arcidiocesi cattolica locale per aver insabbiato i diffusi abusi sessuali sui minori da parte dei suoi chierici, e ciò accese uno scandalo che vide la chiesa mondiale promettere riforme, come ad esempio non tollerando più persone come Hecker.

    Tuttavia, nonostante le promesse di trasparenza, l’allora arcivescovo di New Orleans, Alfred Hughes, scelse di nascondere ai fedeli il fatto che Hecker si era ritirato nella speranza di mantenere segreta la sua carriera di molestatore seriale di minori.

    Gli avvocati dell’arcidiocesi di allora inviarono un promemoria riservato alla polizia per informarli che c’era stata un’accusa che indicava Hecker come abusatore. Ma la nota menzionava solo un singolo caso e non menzionava le confessioni di Hecker del 1999. E Hughes ignorò la raccomandazione dei suoi consiglieri di estromettere completamente Hecker dal sacerdozio invece di lasciarlo semplicemente andare in pensione, una pausa che consentì al sacerdote di riscuotere lucrosi benefici pensionistici.

    Tali manovre erano in linea con il marchio di fabbrica di Hughes, che aveva lavorato come amministratore nell’arcidiocesi di Boston negli anni ’80 e ’90 e aveva cercato di “perpetuare una pratica di massima segretezza e riservatezza rispetto al problema” degli abusi clericali in quella città, come alla fine ha scoperto un rapporto dell’ufficio del procuratore generale del Massachusetts.

    Tale intrigo fu efficace nel nascondere ulteriormente la verità su Hecker, che avrebbe trascorso decenni in libertà, mentre il successore di Hughes come arcivescovo di New Orleans, Gregory Aymond, continuava a occuparsi dei crimini del sacerdote dopo la sua nomina nel 2009.

    Ad esempio, nel 2012, Aymond autorizzò un pagamento di 37.000 dollari per risolvere in via stragiudiziale i problemi con un ex chierichetto che sosteneva di essere stato molestato da Hecker.

    Aymond, tuttavia, non avrebbe smascherato pubblicamente Hecker come molestatore di minori per anni. Infatti, nell’aprile 2018, l’arcidiocesi ha pubblicizzato l’imminente 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Hecker sul suo giornale.

    Circa sette mesi dopo quell’annuncio celebrativo, un rapporto della giuria popolare in Pennsylvania stabilì che gli abusi del clero all’interno delle istituzioni cattoliche dello Stato erano più diffusi di quanto si fosse mai pensato in precedenza. Aymond alla fine accettò di non poter più sopprimere completamente il passato di Hecker.

    L’arcivescovo lo ha inserito in un elenco di decine di ecclesiastici locali che erano stati oggetto di accuse sostanziali e credibili di abusi sessuali su minori, sebbene l’elenco non contenesse dettagli sull’enorme volume di casi di molestie a cui Hecker era stato sottoposto o su quanto fossero antecedenti.

    In teoria, la dichiarazione di fallimento avrebbe dovuto metaforicamente nascondere la verità su Hecker, perché la maggior parte delle informazioni associate al caso sono state automaticamente sottoposte a un ordine di riservatezza.

    Il giudice federale che presiedeva il fallimento della chiesa, Meredith Grabill, a un certo punto ha stabilito che il sigillo sulle informazioni relative al caso era così sacro che non poteva essere rimosso nemmeno rispetto a Hecker e ai suoi potenziali crimini. Nel giungere a quella decisione, Grabill ha affermato che intendeva “distruggere qualsiasi informazione [sigillata] che questa corte avesse ricevuto” mentre discuteva la questione se Hecker meritasse di beneficiare della segretezza del fallimento.

    Ma la verità venne a galla.

    “Hanno insabbiato lo stupro di minori”

    Un motivo: il Guardian ha ottenuto una copia delle ammissioni di Hecker del 1999 e le ha pubblicate per la prima volta nonostante la riservatezza del fallimento. Il Guardian ha poi fornito la confessione a WWL-TV Louisiana nell’agosto 2023, ed entrambe le emittenti hanno affrontato Hecker davanti alle telecamere.

    Hecker ha notevolmente sostenuto la sua confessione scritta su atti illeciti e “apertamente sessuali” con diversi ragazzi minorenni. Inoltre, gli organi di stampa hanno in seguito ottenuto una copia di una deposizione video che Hecker ha rilasciato privatamente nel 2020 durante una causa civile derivante da una delle denunce contro di lui. La deposizione ha esplorato – nelle parole dello stesso Hecker – come gli ultimi quattro arcivescovi di New Orleans lo avessero aiutato a evitare di essere ritenuto responsabile nel corso di decenni.

    Hannan e Schulte sono morti. Hughes e Aymond sono ancora vivi, anche se non hanno commentato in dettaglio la loro gestione di Hecker.

    Alla fine, la caduta del molestatore seriale è stata causata dal fatto che le forze dell’ordine hanno parlato con un uomo che ha raccontato agli investigatori di essere stato uno studente minorenne in una scuola superiore cattolica di New Orleans nel 1975, quando Hecker lo ha strangolato fino a farlo perdere i sensi in una chiesa vicina e poi lo ha violentato. La vittima ha ricordato di aver denunciato lo stupro al suo preside dell’epoca, Paul Calamari.

    Tuttavia, Calamari, in seguito nominato nell’elenco dei molestatori di clero di Aymond del 2018, non ha denunciato Hecker alla polizia, secondo la vittima. La vittima ha affermato che Calamari ha invece minacciato di espellerlo e lo ha costretto a sottoporsi a cure psichiatriche per “problemi di rabbia e storie fantastiche”.

    (Per coincidenza, Aymond entrò nel clero lo stesso anno dello stupro. E all’epoca era un giovane membro della facoltà della scuola dove Calamari era preside.)

    Le autorità sapevano che la Louisiana consentiva che i casi di stupro su minori fossero perseguiti penalmente, indipendentemente da quanto fossero vecchi. E, date le precedenti ammissioni di Hecker e il numero di accuse contro di lui, sapevano anche che costruire un caso solido era fattibile.

    Con l’aiuto dell’investigatore della polizia dello stato della Louisiana Scott Rodrigue, l’ufficio del procuratore distrettuale di New Orleans, Jason Williams, ha ottenuto un’incriminazione della giuria popolare che accusa Hecker di stupro di minore, rapimento e altri crimini nel settembre 2023. Rodrigue e i procuratori distrettuali assistenti Ned McGowan e Andre Gaudin hanno schierato quasi una dozzina di testimoni che hanno denunciato una serie di atti di violenza sessuale da parte di Hecker dagli anni ’60 agli anni ’80 e che avrebbero rafforzato la credibilità della vittima che ha mosso le accuse in questione.

    Anche allora, sembrava evidente che alcuni ingranaggi del sistema giudiziario preferissero che Hecker morisse senza incontrare giustizia. Il giudice della corte penale di New Orleans Benedict Willard ritardò il caso per più di un anno, in mezzo a dubbi sul fatto che Hecker, alla sua età avanzata, conservasse la competenza mentale richiesta per sostenere il processo.

    Alla fine i dottori hanno stabilito che Hecker era affetto da demenza, nello specifico, morbo di Alzheimer, ma che rientrava nei criteri per essere processato. Poi, la mattina di una data del processo provvisoriamente programmata per fine settembre, Willard si è improvvisamente astenuto dal gestire il caso, adducendo come motivazione solo uno scontro di personalità con McGowan.

    La mossa brusca ha ritardato il caso di un altro paio di mesi, il che non è stato insignificante data l’età di Hecker. Willard ha rifiutato di discutere pubblicamente della sua ricusazione con i media. Tuttavia, ha suscitato domande in alcuni ambienti sul fatto che Willard, un abitante di New Orleans da sempre e laureato in una delle influenti scuole superiori cattoliche della città, avesse fatto alla chiesa un ultimo disperato favore per vedere se un Hecker in declino sarebbe morto mentre il suo caso rimaneva irrisolto, risparmiando all’arcidiocesi il doloroso spettacolo di un processo.

    Ben presto, il giudice che ha preso in carico il caso di Hecker, Nandi Campbell, nata a Brooklyn, ha assicurato che il processo di Hecker sarebbe iniziato martedì con la selezione della giuria, a meno che non si fosse deciso diversamente. Hecker ha preferito quest’ultima opzione, dichiarandosi colpevole di crimini tra cui lo stupro di minore, garantendogli l’ergastolo in una data di condanna provvisoriamente fissata per il 18 dicembre.

    Ora tutti gli occhi sono puntati sulla possibilità che qualcuno dei complici di Hecker venga perseguito.

    Sebbene nessuno fosse stato accusato al momento della dichiarazione di colpevolezza, è risaputo che il caso Hecker ha dato vita a un’indagine più ampia e in corso per stabilire se l’arcidiocesi gestisse una rete di traffico sessuale di minori responsabile di “abusi diffusi … su minori risalenti a decenni fa” che erano stati “insabbiati e non denunciati” alle autorità, come affermato in una dichiarazione giurata da Rodrigue ad aprile.

    Alla domanda se qualcuno degli ex superiori del suo cliente avesse fatto pressioni su di lui affinché si dichiarasse colpevole ed evitasse un processo che avrebbe messo in imbarazzo la chiesa, l’avvocato di Hecker, Robert Hjortsberg, ha negato che ciò sia accaduto.

    “È stata una sua decisione, e l’ha presa di sua spontanea volontà”, ha detto Hjortsberg mentre Hecker veniva portato fuori dall’aula di tribunale di Campbell su una sedia a rotelle. Ha poi aggiunto in una conferenza stampa: “Si sta assumendo la responsabilità delle sue azioni, e tutti avranno l’opportunità di andare avanti in qualsiasi modo possibile”.

    Williams ha accennato a quanto fossero alte le probabilità di condannare Hecker. L’ultimo ecclesiastico ad essere accusato di stupro di minore presso il tribunale penale di New Orleans, il diacono George Brignac , era morto quattro anni prima dopo che la pandemia di coronavirus aveva ritardato il suo processo, segnando l’ultimo dei quattro tentativi di processarlo per accuse di molestie clericali.

    “Non dovrebbe essere così difficile investigare e perseguire uno stupratore confesso”, ha detto Williams. “E [eppure] lo è stato.

    “La stampa ha spinto su questo. La stampa ha spinto su qualcosa che sembrava che il sistema e le istituzioni volessero distogliere lo sguardo e dimenticare, e anche questo sembra criminale”.

    Sopraffatto dall’emozione per il ruolo che ha avuto nel portare Hecker alla giustizia, il testimone chiave del caso ha rifiutato di commentare. Ma il suo avvocato, Richard Trahant , ha incontrato i giornalisti che documentavano la dichiarazione di colpevolezza di Hecker e ha riassunto opportunamente l’eredità del caso.

    “Questi uomini che indossano cappelli a punta, portano bastoni, indossano tuniche, portano gioielli di lusso e calici d’oro, hanno coperto lo stupro di minori”, ha detto Trahant.

    Negli Stati Uniti, chiama o invia un SMS alla hotline per gli abusi di Childhelp al numero 800-422-4453 o visita il loro sito Web per maggiori risorse e per segnalare abusi sui minori o DM per ricevere assistenza. Per gli adulti sopravvissuti agli abusi sui minori, è disponibile assistenza su ascasupport.org . Nel Regno Unito, l’ NSPCC offre assistenza ai bambini al numero 0800 1111 e agli adulti preoccupati per un bambino al numero 0808 800 5000. La National Association for People Abused in Childhood ( Napac ) offre assistenza agli adulti sopravvissuti al numero 0808 801 0331. In Australia, bambini, giovani adulti, genitori e insegnanti possono contattare la Kids Helpline al numero 1800 55 1800 o Bravehearts al numero 1800 272 831 e gli adulti sopravvissuti possono contattare la Blue Knot Foundation al numero 1300 657 380. Altre fonti di assistenza sono disponibili su Child Helplines International

    https://www.theguardian.com/us-news/2024/dec/08/new-orleans-catholic-church-child-sex-abuse-analysis

  • Pedofilia, il Vaticano avvia un’indagine che terremota la chiesa polacca: sotto accusa due vescovi

    Pedofilia, il Vaticano avvia un’indagine che terremota la chiesa polacca: sotto accusa due vescovi

    Il Vaticano ha avviato in Polonia un’indagine sull’attività dell’arcivescovo di Przemysl Adam Szal e del suo predecessore Jozef Michalik circa possibili omissioni nello sradicare la pedofilia di questa diocesi. Lo riporta il giornale Rzeczpospolita rivelando il caso di un prete che negli anni novanta, quando a dodici anni era chierichetto, fu più volte molestato dal suo parroco, anche durante la confessione.

    “Non lo dire a nessuno, sarà il nostro segreto”, gli diceva il pedofilo. Il futuro sacerdote non ne parla con nessuno e nega il trauma che però torna con forza dopo tanti anni. Nel frattempo sente da altri clerici i racconti su strani comportamenti del suo abusatore. Ordinato prete riceve come prima destinazione propria la chiesa presso quale lavora anche il suo molestatore. Spinto dalle chiare prese di posizioni di Papa Francesco contro la pedofilia, nel settembre 2013 il prete denuncia il suo caso al vescovo Jozef Michalik, ordinato vescovo nel 1986, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Alcune settimane dopo il pedofilo riceve dal vescovo l’indirizzo della sua vittima, va a trovarla, la ricatta, chiede di ritirare la denuncia ma lascia anche una dichiarazione nella quale ammette di averla ‘dannata’ durante l’infanzia.

    Pedofilia: il Vaticano avvia un’inchiesta sulla curia polacca

    Nel 2016 monsignor Michalik va in pensione e la gestione del caso passa al successore, il quale solo nel 2019 manda la documentazione al Vaticano. La Santa Sede abroga il termine della prescrizione (di cinque anni) e nel 2021 decide che il pedofilo può restare sacerdote ma gli vieta di avere qualsiasi contatto con i giovani. Il prete-vittima invece, disturbato dallo stress post-traumatico per anni viene lasciato senza aiuto da parte della chiesa. Decide di sottoporsi alla necessaria terapia ma solo l’estate scorsa convince la diocesi a finanziarla. Alcuni mesi fa è stato contattato da un inviato del Vaticano che sta esaminando il suo caso.

    Pedofilia, il Vaticano avvia un’indagine che terremota la chiesa polacca: sotto accusa due vescovi

  • Genova: abusi su minori, presunte vittime di sacerdote saranno sentite in incidente probatorio

    Genova: abusi su minori, presunte vittime di sacerdote saranno sentite in incidente probatorio

    I due ragazzini presunte vittime di padre Andrea Melis saranno sentiti in incidente probatorio. Una sorta di anticipazione del processo che serve a cristallizzare la prova.

    Melis era stato arrestato questa estate con l’accusa di violenza sessuale su minore. Nei giorni scorsi era stato scarcerato perché aveva chiesto e ottenuto, tramite i suoi legali Raffaele Caruso e Graziella Delfino, di essere trasferito in una comunità terapeutica per preti abusanti in Umbria. Melis, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, dava ricariche sulla Postapay, abiti griffati, videogiochi dopo gli abusi sessuali.

    Una delle due vittime, secondo il suo racconto, era stata abusata la prima volta quando aveva 12 anni e faceva il chierichetto in Liguria. Un altro era stato vittima di un tentativo di bacio, dopo avergli regalato una sigaretta elettronica. La Curia lo aveva sospeso dopo che era stato perquisito l’alloggio dove viveva. Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    https://telenord.it/genova-abusi-su-minori-presunte-vittime-di-sacerdote-saranno-sentite-in-incidente-probatorio-78967

  • Genova, scarcerato il parroco arrestato per violenza sessuale su minori: andrà in una comunità

    Genova, scarcerato il parroco arrestato per violenza sessuale su minori: andrà in una comunità

    Padre Andrea Melis, parroco e preside della scuola Assarotti di Genova, è stato arrestato poiché accusato di aver compiuto abusi sessuali su un chierichetto 12enne ed un ex studente in cambio di regali. Le accuse a suo carico sono di violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata.

    Come riportato da Il Secolo xix, il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari dopo che lo stesso religioso ha accettato di seguire cure specifiche per i sexual offender in una comunità speciale dell’Umbria che opera sotto la supervisione della Cei, conferenza episcopale italiana.

    L’appello di Papa Francesco: “Condannare e curare”

    La scarcerazione di Padre Andrea Melis arriva pochi giorni dopo l’intervento di Papa Francesco che dal Belgio aveva invitato i vescovi a “denunciare gli abusi compiuti dai religiosi” ma aveva invocato per gli autori “una cura pastorale”.  Il sacerdote è pronto ora, secondo i suoi legali, ad “intraprendere un percorso terapeutico in una comunità ecclesiastica umbra”. 

    Le accuse e i precedenti

    Come è emerso dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto. A far scattare le indagini una denuncia sporta della madre della vittima. Nel corso dell’inchiesta era anche emerso come lo stesso sacerdote fosse sieropositivo.

    Padre Andrea Melis compiva atti sessuali con il minore, in cambio di regali e denaro. Ricariche sulla Postapay, abiti griffati e videogiochi: questi erano solo alcuni dei doni che il giovane riceveva dopo le violenze. Molto del materiale, come abiti firmati e altro, è stato sequestrato nell’abitazione di padre Melis. Sotto sequestro anche farmaci per la stimolazione sessuale.

    Genova, scarcerato il parroco arrestato per violenza sessuale su minori: andrà in una comunità 

  • Arresto con l’accusa di pedofilia: padre Andrea Melis trasferito in una comunità terapeutica per farsi curare

    Arresto con l’accusa di pedofilia: padre Andrea Melis trasferito in una comunità terapeutica per farsi curare

    Dopo aver trascorso oltre un mese in carcere, padre Andrea Melis, il sacerdote appartenente all’ordine degli Scolopi arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un dodicenne, ha ottenuto nuovamente gli arresti domiciliari.

    Consigliato dai suoi legali, Raffaele Caruso e Graziella Delfino, ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in una comunità terapeutica ecclesiastica che si occupa del recupero dei sacerdoti accusati o condannati per abusi sessuali a Perugia in Umbria. Si tratta di una delle 24 comunità di questo tipo in Italia.

    Arrestato il 2 agosto Melis era stato collocato ai domiciliari nell’Istituto dei Padri Scolopi di Chiavari. Una sistemazione ritenuta inadeguata dai carabinieri  coordinati da Michele Lastella, che avevano fatto una segnalazione al tribunale di Genova e poi a quello di Savona a cui l’inchiesta è passata per competenza territoriale. La collocazione era stata ritenuta non idonea per la vicinanza con una scuola. Così il sacerdote era stato arrestato ed era finito nel carcere di Pontedecimo.

    Domani intanto potrebbe essere deciso dal gip di Savona di ascoltare le due vittime dei presunti abusi in incidente probatorio. Poi per padre Melis potrebbe essere chiesto il rinvio a giudizio. 

    Melis, lo ricordiamo, è accusato di avere ripetutamente abusato di un ex chierichetto dodicenne  di Finale ligurie approfittando del suo ruolo e dell’influenza avuta come figura di riferimento nella vita del ragazzino.

    La gip genovese aveva sottolineato la pericolosità di Melis puntando sulle modalità con cui aveva agito: “Approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori – aveva scritto – ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”.

    Pericolosità, secondo la giudice, “non connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Ora la nuova collocazione ai domiciliari sembra garantire non solo l’assenza di contatti con possibili giovani vittime ma anche un vero e proprio percorso di recupero che potrebbe essere utilia anche al momento del processo.

    Domani gli avvocati di Melis saranno in Procura a Savona. Probabile che per sentire le due presunte vittime di Melis il gip scelga di ricorrere all’incidente probatorio.

    https://www.ivg.it/2024/10/arresto-con-laccusa-di-pedofilia-padre-andrea-melis-trasferito-in-una-comunita-terapeutica-per-farsi-curare/

  • Abusi e sessualità – Episodio 4 – Het Vaticaan: de staat van de Kerk

    Abusi e sessualità – Episodio 4 – Het Vaticaan: de staat van de Kerk

    Gli scandali sugli abusi sessuali del clero continuano ad emergere in tutto il mondo.

    In diretta proporzione con questo numero crescente, cresce anche l’indignazione per l’approccio lassista del clero locale e del Vaticano.

    L’episodio ingrandisce due storie in parallelo.

    Il cardinale francese Philippe Barbarin è stato accusato di negligenza per non aver denunciato le accuse di abusi sessuali commessi da un sacerdote nella sua diocesi negli anni ’80 e ’90 e per aver trasferito il sacerdote.

    L’ex chierichetto Francesco Zanardi ha subito abusi da parte del sacerdote nella sua parrocchia italiana.

    Decenni dopo, è la voce di centinaia di vittime, costringendo la Chiesa italiana e il Vaticano ad affrontare il proprio lato oscuro.

    Se hai domande o segnalazioni su violenza, abusi e abusi sui minori, puoi contattare 1712 per telefono, chat o e-mail .

    Ulteriori informazioni possono essere trovate su 1712.be.

    https://www.vrt.be/vrtmax/a-z/het-vaticaan–de-staat-van-de-kerk/1/het-vaticaan–de-staat-van-de-kerk-s1a4/

  • “Troppo pericoloso, domiciliari non idonei”: padre Andrea Melis trasferito in carcere

    “Troppo pericoloso, domiciliari non idonei”: padre Andrea Melis trasferito in carcere

    Genova. Padre Andrea Melis, il sacerdote appartenente all’ordine degli Scolopi arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un dodicenne, è stato trasferito nel carcere di Pontedecimo.

    Il provvedimento è scattato su disposizione del gip del tribunale di Savona (cui è stato trasferito il fascicolo per competenza territoriale), che ha ritenuto che gli arresti domiciliari disposti lo scorso 2 agosto non fossero sufficienti a livello cautelare e per tutelare potenziali altre vittime.

    Per padre Melis erano infatti stati disposti i domiciliari nell’Istituto dei Padri Scolopi di Chiavari. Una sistemazione ritenuta inadeguata, “non idonea per soddisfare le esigenze cautelari” dal giudice savonese, competente per territorio sull’inchiesta alla luce del luogo in cui sono stati commessi i fatti di cui il religioso è accusato (Finale Ligure).

    Il gip di Savona ha quindi emesso una nuova ordinanza applicando la custodia cautelare in carcere. Troppo pericoloso, come d’altronde aveva messo per iscritto anche la gip del tribunale di Genova, Michela Catalano: nonostante che il provvedimento di sospensione della Curia, tempestivamente adottato, abbia affievolito le esigenze cautelari, la giudice aveva ritenuto che restassero “attuali e concrete”, poiché la sospensione da tutte le cariche “non inibisce a Melis di circolare liberamente e di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo”.

    Le accuse mosse a padre Andrea Melis

    Melis, lo ricordiamo, è accusato di avere ripetutamente abusato di un ex chierichetto dodicenne approfittando del suo ruolo e dell’influenza avuta come figura di riferimento nella vita del ragazzino.

    La gip, nel disporre gli arresti domiciliari a Chiavari, aveva sottolineato la pericolosità di Melis puntando sulle modalità con cui aveva agito: “Approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori – ha scritto – ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”. E la sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Gli stessi carabinieri, coordinati dal comandante Michele Lastella, in un’informativa inviata alla gip avevano però sottolineato che l’istituto di Chiavari non era idoneo a garantire che Melis – già preside dell’istituto Assarotti e fino a qualche tempo fa coordinatore ligure delle scuole cattoliche Fidae – non avesse contatti con minori, visto che la struttura affaccia su due scuole e una scuola di danza.

    Il gip di Savona alla fine, nell’emettere la nuova ordinanza di custodia cautelare, ha quindi disposto il carcere e nella mattinata di sabato il Nucleo Operativo della Compagnia Genova Centro ha tratto in arresto padre Melis e lo ha trasferito a Pontedecimo. Il sacerdote la mattina del 7 agosto si è presentato in tribunale per l’interrogatorio di garanzia e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
    https://www.genova24.it/2024/08/troppo-pericoloso-domiciliari-non-idonei-padre-andrea-melis-trasferito-in-carcere-395662/