Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

    Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

    Seregno (Monza e Brianza), 2 febbraio 2026 – Uno psicologo per superare il trauma del caso don Samuele Marelli, il sacerdote responsabile della pastorale giovanile cittadina, condannato dal tribunale ecclesiastico e ora con un conto aperto con la giustizia penale per presunti casi di violenza sessuale aggravata con minori. È la scelta della comunità pastorale cittadina, che ha deciso di affidarsi a un esperto.  

    Chi è lo psicologo scelto dall’Arcidiocesi 

    “Abbiamo scelto di non accontentarci del silenzio che segue il clamore – spiega il gruppo di lavoro che è stato costituito dopo lo scoppio dello scandalo –, ma di guardarci dentro con onestà e riflettere su come siamo arrivati qui e su chi vogliamo essere ancora. Grazie al contributo di esperti, che gratuitamente hanno messo in gioco tempo e competenze, e all’apertura dello sportello presso il Consultorio, abbiamo coinvolto uno psicologo di comunità, Davide Boniforti (docente della Cattolica) per aiutarci a costruire un percorso che veda tutti protagonisti”.

    Presa di distanze  

    La vicenda era iniziata nel maggio 2024, quando improvvisamente don Samuele era sparito dalla parrocchia. Il parroco, monsignor Bruno Molinari, aveva chiesto di pregare per lui. I fedeli avevano pensato a una crisi vocazionale, poi lentamente erano emersi i contorni della vicenda, fino alla condanna del tribunale ecclesiastico rivelata nell’aprile dello scorso anno dal vicario episcopale, monsignor Michele Elli. La Chiesa non si era nascosta: a rivelare la sentenza nei suoi contenuti era arrivato il vicario episcopale, monsignor Michele Elli, per dimostrare la piena trasparenza ma anche tutta la vicinanza alla realtà seregnese. Ora si attende anche l’esito del processo penale, che molto probabilmente non si concluderà in tempi brevi. Nel frattempo, colpevole o innocente, tutti hanno preso le distanze da don Samuele.

    Le accuse e la difesa 

    Don Samuele Marelli è accusato di aver commesso abusi sessuali –palpeggiamenti e atti impropri – su 4 ragazzi minorenni, fra il 2020 e il 2023, epoca in cui i ragazzi frequentavano l’oratorio e don Samuele era coadiutore dello stesso. Secondo la Procura di Monza, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante dei periodi di vacanza.

    Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai commesso “questi fatti gravi. Mi rendo solo conto di avere sbagliato a lasciare liberi i ragazzi sul tema della nudità: non ho una visione del corpo come peccato, ho scritto anche un libro su questo tema”, si era difeso don Samuele quando è stato interrogato dalla pm Francesca Gentilini. 

    La condanna ecclesiastica  

    Nell’aprile dell’anno scorso la sentenza del tribunale ecclesiastico. Riconosciuta la colpevolezza del don, gli sono stati inflitte la proibizione di risiedere per cinque anni nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale. Ora deve affrontare la giustizia italiana. Don Marelli comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Monza la prossima settimana.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/seregno-don-samuele-marelli-pedofilia-diocesi-milano-psicologo-kg026zg0

  • Pedofilia: Chiesa Panama avvia indagine su abusi 2001-2026

    Pedofilia: Chiesa Panama avvia indagine su abusi 2001-2026

    (AGI) – Città del Vaticano, 2 feb. – Un processo di conversione, verità e ascolto sull’odiosa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa: lo chiede l’arcivescovo di Panamá, José Domingo Ulloa Mendieta, che ieri, durante l’omelia domenicale, ha annunciato la creazione di una Commissione per la trasparenza indipendente con l’obiettivo di condurre una valutazione istituzionale delle azioni dell’arcidiocesi nei casi di abuso su minori verificatisi tra il 2001 e il 2026.

        “Questo percorso viene intrapreso con umiltà e con la ferma volontà di affrontare la realtà a testa alta, senza evasioni o giustificazioni, ponendo al centro le vittime e la loro dignità”, ha detto il presule, secondo quanto riportato da Vatican News. La decisione è stata presa il 26 gennaio scorso ed è nata “dalla coscienza, dalla responsabilità pastorale e dall’impegno evangelico per la verità”.

        La Commissione per la trasparenza, patrocinata dall’Università di Notre Dame (Stati Uniti) e dall’Università di Villanueva (Spagna), è composta da un team interdisciplinare di esperti e affronterà questo processo “da una prospettiva olistica”. Al centro di questo percorso ci sarà l’ascolto rispettoso e riservato delle vittime, “sia di quelle che hanno già parlato sia di quelle che non l’hanno ancora fatto”, spiega monsignor Ulloa Mendieta, precisando che questa fase centrale è cominciata il 28 gennaio e si concluderà il 30 aprile ed è rivolta alle vittime dirette e indirette di abusi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. (AGI)

    AGGIORNAMENTO 17:01

    (AGI) – Città del Vaticano, 2 feb. – Un processo di conversione, verità e ascolto sull’odiosa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa: lo chiede l’arcivescovo di Panamá, José Domingo Ulloa Mendieta, che ieri, durante l’omelia domenicale, ha annunciato la creazione di una Commissione per la trasparenza indipendente con l’obiettivo di condurre una valutazione istituzionale delle azioni dell’arcidiocesi nei casi di abuso su minori verificatisi tra il 2001 e il 2026.

        “Questo percorso viene intrapreso con umiltà e con la ferma volontà di affrontare la realtà a testa alta, senza evasioni o giustificazioni, ponendo al centro le vittime e la loro dignità”, ha detto il presule, secondo quanto riportato da Vatican News. La decisione è stata presa il 26 gennaio scorso ed è nata “dalla coscienza, dalla responsabilità pastorale e dall’impegno evangelico per la verità”.

        La Commissione per la trasparenza, patrocinata dall’Università di Notre Dame (Stati Uniti) e dall’Università di Villanueva (Spagna), è composta da un team interdisciplinare di esperti e affronterà questo processo “da una prospettiva olistica”. Al centro di questo percorso ci sarà l’ascolto rispettoso e riservato delle vittime, “sia di quelle che hanno già parlato sia di quelle che non l’hanno ancora fatto”, spiega monsignor Ulloa Mendieta, precisando che questa fase centrale è cominciata il 28 gennaio e si concluderà il 30 aprile ed è rivolta alle vittime dirette e indirette di abusi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. (AGI)

    AGGIORNAMENTO 17:01

    (AGI) – Città del Vaticano, 2 feb. – “Siamo pienamente consapevoli del profondo dolore che comporta rivivere queste esperienze. Pertanto questo processo si svolgerà in un ambiente sicuro, empatico e assolutamente rispettoso, garantendo la riservatezza e proteggendo l’identità di coloro che scelgono di condividere la propria testimonianza”.

        Non esiste un numero ufficiale e preciso di abusi contro bambini e adolescenti da parte di membri della Chiesa cattolica a Panamá, sebbene, riferisce l’agenzia Efe, vi siano casi emblematici come la condanna a 30 anni di carcere inflitta nell’agosto 2023 a un ex sacerdote per reati di violenza sessuale. Il rapporto con le conclusioni è previsto nel mese di settembre. Il coordinatore della Commissione per la trasparenza, padre Jordi Pujol, ha affermato che l’obiettivo centrale è comprendere come si siano verificati tali episodi e quale sia stata la reazione dell’arcidiocesi. Questa valutazione cerca di “proporre meccanismi migliori per supportare le vittime, le loro famiglie e le comunità, nonché per garantire che l’arcidiocesi sia un ambiente sicuro per tutti”. L’avvocato Adrian Cuevas, membro dell’Ufficio di ascolto della Chiesa cattolica, ha affermato dal canto suo che “è fondamentale che venga rispettato il giusto processo, preservando la presunzione di innocenza finché non si stabilisce, in modo equo e definitivo, se un crimine è stato commesso o meno”.

        L’arcivescovo ha parlato di un percorso “non facile ma necessario”, di “un passo concreto verso la verità, la giustizia e la guarigione che nasce dall’impegno di prendersi cura dei più vulnerabili e di costruire una Chiesa sempre più fedele al Vangelo di Gesù Cristo”. Ulloa Mendieta ha ribadito “con assoluta chiarezza la nostra politica di tolleranza zero nei confronti di questo flagello e la priorità per le vittime, la loro dignità e guarigione e il diritto di essere ascoltate. Per noi vescovi questa valutazione è un atto di coerenza cristiana, responsabilità e autentico impegno a garantire spazi sicuri in tutte le nostre comunità ecclesiali”. (AGI)

    https://www.agi.it/agiprima/pedofilia-chiesa-panama-avvia-indagine-su-abusi–agi:sur:35401440/

  • Don Giovanni Gatto lascia il sacerdozio: «Così non potevo più vivere»

    Don Giovanni Gatto lascia il sacerdozio: «Così non potevo più vivere»

    MONTEBELLUNA – Dopo vent’anni di ministero e a 51 anni, don Giovanni Gatto ha deciso di lasciare il sacerdozio. Non per una perdita di fede né per uno strappo improvviso, ma al termine di un lungo percorso di discernimento personale, si legge in questi giorni nelle pagine dei media locali.

    Da circa un anno e mezzo ha avviato la procedura canonica per la dispensa dai voti, che è attesa a breve e segnerà la conclusione formale del suo cammino nella Chiesa. Parroco a Tempera, frazione dell’Aquila, è stato per anni un punto di riferimento costante per la comunità, soprattutto dopo il terremoto del 2009. In quei mesi e negli anni successivi ha affiancato famiglie colpite, seguito le prime fasi della ricostruzione e affrontato anche gravi pressioni criminali, denunciate senza esitazioni. Minacce e paura non lo hanno mai fatto arretrare.

    La scelta di oggi nasce invece da una frattura interiore: l’impossibilità di continuare a vivere “diviso”, tra il ruolo pubblico e un desiderio personale rimasto a lungo inascoltato. Il bisogno di condivisione, di una relazione affettiva e di una vita pienamente assunta ha progressivamente prevalso sul silenzio imposto. «Non è stata una fuga», ha spiegato, ma un atto di onestà verso se stesso.

    Nei prossimi mesi tornerà a Montebelluna, suo paese d’origine. Un ritorno alle radici, lontano dai ruoli che lo hanno definito per anni, per ricominciare senza più nascondersi. Per lui non è una resa, ma il tentativo di rimettere insieme i pezzi e di vivere, finalmente, senza vivere “a metà”.

    https://www.oggitreviso.it/don-giovanni-gatto-lascia-sacerdozio-%C2%ABcos%C3%AC-non-potevo-pi%C3%B9-vivere%C2%BB-au23898-370590

  • PRAGA – Dibattito pubblico sull’abuso sessuale nella Chiesa, ospite dall’Italia Francesco Zanardi

    PRAGA – Dibattito pubblico sull’abuso sessuale nella Chiesa, ospite dall’Italia Francesco Zanardi

    Il tema dell’incontro è l’abuso sessuale nelle strutture ecclesiastiche, il suo impatto sulle vittime e il ruolo delle istituzioni nella prevenzione e nella responsabilità.

    L’ospite principale sarà Francesco Zanardi, attivista italiano, fondatore e presidente dell’organizzazione Rete L’Abuso, che da tempo si dedica al sostegno delle vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero e promuove la trasparenza sistematica, la responsabilità e le riforme all’interno della Chiesa cattolica.

    Zanardi stesso è un sopravvissuto ad abusi sessuali e una voce riconosciuta a livello internazionale delle vittime contro l’insabbiamento istituzionale e le indagini insufficienti su questi casi.

    La discussione offrirà spazio per riflessioni specialistiche, condivisione di esperienze e confronto tra diverse prospettive di politica pubblica, tutela dei diritti dei minori e delle vittime e responsabilità istituzionale.

    Il programma comprenderà:
    * discorso introduttivo di Francesco Zanardi
    * tavola rotonda con esperti e rappresentanti delle istituzioni
    * domande e risposte con il pubblico

    Saremo lieti della vostra partecipazione e di rafforzare insieme il dialogo sulla protezione dei più vulnerabili.

    Mercoledì 4 febbraio, Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica Ceca

    https://fb.me/e/8DyaSHVmA

  • Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

    Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

    Non ha voluto parlarne prima, un po’ per stile, un po’ per quel modo obliquo di guardare il mondo che preferisce illuminare piuttosto che essere illuminata. Già questa è una notizia, nella realtà di oggi bulimica di informazioni, meglio se private.

    Ora che la vicenda si è conclusa positivamente la giornalista Federica Tourn, collaboratrice di varie testate e conduttrice della trasmissione di Rai Tre “Protestantesimo”, ha scelto di raccontare la storia che l’ha vista coinvolta, ennesima dimostrazione di quanto in Italia abbiamo un problema con le querele che tentano di azzoppare, e spesso ci riescono, le inchieste giornalistiche.

    I fatti: per il quotidiano “Domani” Tourn lavora negli anni scorsi a un’ampia inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Uno dei casi trattati riguarda le violenze sessuali commesse su alcuni giovani parrocchiani da un sacerdote cattolico di Enna, don Giuseppe Rugolo, educatore del gruppo Azione Cattolica presso la Parrocchia San Giovanni, nonché di responsabile del Grest (l’oratorio estivo) nella medesima Parrocchia. Don Rugolo è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado poi ridotti a 3 anni di reclusione con sentenza del 1° luglio 2025.

    Una vicenda clamorosa anche perché perfettamente esemplificativa delle coperture, delle reticenze, del modus operandi oscuro che vengono messi in atto dai vertici ecclesiali in simili situazioni. Tanto che a processo per falsa testimonianza c’è anche il vescovo della diocesi siciliana di Piazza Armerina Rosario Gisana: il procedimento è ancora in corso.

    Invece di concentrarsi su preghiera e penitenza don Rugolo e i suoi legali hanno querelato tutti coloro che hanno avuto il torto di divulgare la squallida vicenda di abusi e di complicità.

    In primis a subire la reazione del prete sono stati dunque ovviamente i giornalisti, a partire dalla collaboratrice locale dell’Ansa Pierelisa Rizzo, querelata per ben tre volte per diffamazione e per diffusione di atti processuali. Con lei altri 6 giornalisti. Querelati anche il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta. Nonostante le querele siano state seguite da proposta di archiviazione da parte dei Pubblici Ministeri, la difesa del sacerdote ha sempre avanzato opposizione ed aveva anche chiesto il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della cronista ennese. La querela a Federica Tourn, che giunge anche questa nonostante la richiesta di archiviazione della Procura, è l’ultimo colpo di coda di questa vicenda.

    La giudice del Tribunale di Torino Alessandra Salvadori, nel disporre l’archiviazione del procedimento non manca di sottolineare come “Nel trattare della inadeguata reazione delle istituzioni ecclesiastiche di fronte ad abusi sessuali compiuti da uomini del clero, la giornalista ha parlato con proprietà e continenza della vicenda processuale dell’opponente, facendo riferimento a fatti pacificamente veri (il Rugolo era stato imputato per fatti di violenza sessuale su minori) e di rilevanza pubblica. Nel corpo dell’articolo si scrive del processo per violenza sessuale su minori a carico di don Giuseppe Rugolo, in corso al Tribunale di Enna; si dice che egli è “accusato di aver abusato di tre ragazzi”; e che “dovrà rispondere di violenza sessuale su minori” e, mai, si parla del Rugolo come di “condannato”».

    Resta il problema di fondo: tutti i giornalisti in questi devono sostenere spese processuali non indifferenti per difendersi. Nel caso specifico il querelante, nonostante le richiese di archiviazione delle varie Procure, ha sempre forzato la mano con le richieste di imputazione coattiva, il cui intento, decine e decine di casi analoghi lo dimostrano, è quasi sempre quello di arrecare per lo meno un danno economico a chi ha avuto il coraggio di raccontare le malefatte di turno. Una pessima abitudine quella delle querele temerarie o “bavaglio”, che dobbiamo continuare a condannare con forza. Per la libertà di informazione. Perché a prevalere deve essere sempre il diritto dei cittadini e delle cittadine all’informazione, e non l’omertà. Ricordiamolo, e non lasciamo soli i giornalisti e le giornaliste, mai. A partire dalla politica, impegnata troppo spesso più ad accusare i giornalisti che a difenderli.

    Come ha ben scritto Tonio Dell’Olio «Si chiamano “querele temerarie”. Di fatto sono una forma di minaccia, la possibilità offerta ai potenti di imbavagliare l’informazione chiedendo risarcimenti milionari. Il più delle volte a giornalisti precari che guadagnano 3 euro a pezzo e non hanno alcuna forma di garanzia da parte di una testata cui non sono legati da un contratto che li tuteli. Comportano – tra l’altro – delegittimazione e perdite di tempo. Si tratta di un fenomeno che si è esteso negli ultimi tempi producendo l’autocensura degli operatori dell’informazione. La minaccia pertanto non è contro i cronisti ma piuttosto contro il diritto dei cittadini ad essere informati, a conoscere, a crearsi un’opinione».

    Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

  • ENNA; Dopo mons. Gisana anche mons. Murgano chiede il rito abbreviato nel processo per falsa testimonianza a loro carico

    ENNA; Dopo mons. Gisana anche mons. Murgano chiede il rito abbreviato nel processo per falsa testimonianza a loro carico

    Dopo il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana anche il vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre , Vincenzo Murgano entrambi a processo per falsa testimonianza ha fatto richiesta, in sede pre dibattimentale, di essere processato con rito abbreviato.

    Il processo inizierà il prossimo 12 marzo. giudice del Tribunale di Enna Eugenia Maria Floresta, al termine dell’udienza predibattimentale che si è tenuta al tribunale di Enna, ha deciso di ammettere come parte civile solo Antonio Messina, il giovane archeologo che con la sua denuncia ha dato vita all’inchiesta che ha portato alla condanna per violenza sessuale su minori del sacerdote Giuseppe Rugolo.

    Escluse le richieste di costituzione presentate dai genitori di Messina e dalle associazioni Cotulevi e Rete l’Abuso, mentre l’avvocatura dello Stato non si è costituita parte civile. Ammessa invece la produzione documentale presentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica , che rappresenta Messina, che comprende la sentenza di appello, con la condanna di Giuseppe Rugolo a 3 anni di reclusione ed il ricorso per Cassazione presentato dalla procura generale di Caltanissetta che chiede di fatto di rivedere la pena ritenuta esigua.

    Il processo, su richiesta della difesa degli imputati – gli avvocati avvocati Gabriele Cantaro e Pierfrancesco Bruno per il vescovo e gli avvocati Paolo Di Natale e Francesco Petralia per monsignor Murgano – si celebrerà dunque con il rito abbreviato

  • Tutto da rifare?

    Tutto da rifare?

    La Procura generale di Caltanissetta ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello che ha condannato Giuseppe Rugolo a tre anni di carcere per violenza sessuale su minori. Sulla base delle motivazioni della sentenza depositate il 12 gennaio, infatti, la Procura chiede l’annullamento della “lieve entità dei fatti” riconosciuta in secondo grado, che ha diminuito la pena per Rugolo dai quattro anni e mezzo del primo grado ai tre dell’appello.

    Nella sentenza ci sarebbe infatti un errore di applicazione della legge penale e una conseguente formulazione contraddittoria della sentenza. Se la Cassazione accoglierà il ricorso e rinvierà ad altro giudice, per Rugolo si prospetta un nuovo processo e un possibile incremento di pena.

    Intanto monsignor Gisana, a processo per falsa testimonianza, visita e benedice scuole pubbliche alla faccia della decenza e della laicità dello Stato, mentre dalla Chiesa tutto tace e papa Leone continua sulla strada del non interventismo, anche nei casi più clamorosi e nonostante l’imbarazzo dei fedeli. Ne ho parlato con Antonio Messina, l’archeologo che ha denunciato il suo abusatore e che continua a battersi per avere giustizia.

    https://federicatourn.substack.com/p/tutto-da-rifare?

  • Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Nell’aprile 2025, un servizio del programma Rundschau della SRF aveva reso pubblici alcuni casi di abusi e uso eccessivo della forza commessi al Collegio Carlo Borromeo (KKB) di Altdorf. Sebbene la direzione della scuola e quella del convento dell’epoca fossero a conoscenza dei fatti, in un caso non avevano reagito e in un altro si erano limitate a trasferire il sacerdote responsabile degli abusi. Il Cantone di Uri, insieme all’Abbazia benedettina di Mariastein e ai Missionari di Mariannhill, hanno così commissionato uno studio ad un Istituto dell’Università di Zurigo, lo stesso che ha condotto l’inchiesta sugli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica in Svizzera.

    Dal 1906, il KKB è una scuola privata collegata a un convitto gestito dai monaci di Mariastein. Nel 1978, il Cantone di Uri ha rilevato la scuola. Parallelamente, i Missionari di Mariannhill gestivano una propria scuola con convitto ad Altdorf, il «St. Josef».

    Lo studio ha lo scopo di indagare sui casi di abuso sessuale avvenuti tra gli anni 1906 e 1994 al Collegio Carlo Borromeo e all’Internato San Giuseppe (Internat St. Josef) di Altdorf. Eventuali fonti e dichiarazioni riguardanti ulteriori abusi nell’ambito della Chiesa cattolica del Canton Uri saranno ugualmente prese inconsiderazione.

    Il gruppo di ricerca ha di recente diffuso un appello alle persone direttamente coinvolte, testimoni indiretti, discendenti in possesso di informazioni con l’invito a contattarlo attraverso l’indirizzo e-mail abuso-uri@hist.uzh.ch o al numero di telefono 044 634 47 38. L’appello è rivolto anche al Ticino, cantone dal quali provenivano molti studenti.

    red

  • «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    LUGANESE – A volte la nostra discussione si deve interrompere. Perché Andrea (vero nome noto alla redazione) si blocca. E deve piangere. Raccontare un abuso sessuale subito da un prete 60 anni prima è ancora terribilmente traumatico per quest’uomo del Luganese che oggi di anni ne ha 71. «Frequentavo il collegio don Bosco a Maroggia, che nel frattempo è stato chiuso. Ero stato messo in castigo. E in una notte fui percosso e violentato».

    Giro di vite – Il 71enne si racconta a tio.ch in un periodo in cui il tema degli abusi in ambito clericale è sempre d’attualità. I dettagli legali vanno ancora sistemati, ma pochi mesi fa è stato stabilito che le autorità ecclesiastiche ticinesi in futuro saranno obbligate a denunciare le segnalazioni di eventuali abusi entro 30 giorni anche al Ministero Pubblico. A fine 2024 invece è stato istituito il Gruppo di ascolto delle vittime in ambito religioso (GAVA). Un gruppo neutrale, esterno alla Diocesi, che attualmente segue una decina di casi nella Svizzera italiana.

    Il documento scandalo – Nel settembre del 2023 invece l’Università di Zurigo ha reso pubblico il “rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo”. Documentando oltre un migliaio di abusi in tutto il Paese. Ed evidenziando criticità con archivi e documenti per la Diocesi di Lugano.

    Quei 10’000 franchi di risarcimento – La segnalazione di Andrea risale al 2018. L’ha fatta a un’apposita commissione della Curia, istituita anni prima. Il suo caso è stato preso sul serio. Analizzato. «Mi hanno fatto parlare con diversi esperti. Per appurare che quello che raccontavo potesse essere realistico. Fondato. È stato accertato. Ho ricevuto delle scuse da parte della Diocesi. E anche 10’000 franchi simbolici come risarcimento morale. Ci sono rimasto un po’. Non ne faccio una questione di soldi. Ma tutto questo dolore non può valere solo quella cifra».

    Quanti strascichi – Andrea ha trovato il coraggio di farsi avanti dopo che le autorità ecclesiastiche avevano aperto le porte a eventuali persone vittime di abusi. «Anche perché in tutto quel tempo non avevo mai dimenticato. Avevo sempre in testa le sensazioni e gli odori di quella orrenda notte. E poi avevo la fobia dei preti. Appena ne vedevo uno, tremavo come un bambino. Nella mia vita ho trovato rifugio nell’arte. Però generalmente è stato tutto complicato. Sono stato sposato e ho avuto tre figli. Ma nelle relazioni chiaramente il trauma riemergeva sempre. Trasformandosi in blocchi».

    «Più volte ho pensato di uccidermi» – Il 71enne torna alla sua infanzia e alla sua adolescenza. «Di base ero un ragazzo agitato. Dopo lo choc di quella notte non ho trovato il coraggio di parlarne ai miei genitori. Non volevo farli soffrire. Ero chiuso in me stesso. Il mio stato d’animo però era irrimediabilmente cambiato. L’inquietudine era aumentata. Mi sembrava di avere addosso un macigno. Più volte ho pensato di uccidermi. Non lo nego. Anche in età adulta. La psicoterapia mi ha aiutato. Ma ho provato un po’ di tutto. Sono stato anche da uno sciamano».

    «Voglio dare coraggio alle vittime» – Il presente di Andrea è solo parzialmente alleggerito dall’avere avuto la forza di vuotare il sacco. «Il mio carnefice al momento della mia segnalazione era già morto. L’abbiamo identificato tramite una foto d’epoca. Mi chiedo se abbia fatto del male anche ad altri ragazzi. So che un mio ex compagno di scuola si è sparato un colpo diventando più grande. E non ho mai capito perché. Il male che mi ha fatto quell’uomo non sarà mai colmato purtroppo. Quante volte mi sono svegliato impaurito nel cuore della notte. Capita ancora adesso. Sono cose che ti macchiano. E che non vanno più via. Io oggi ne parlo anche per dare coraggio a chi ha subito qualcosa di simile. Il coraggio di segnalare. Di non chiudersi. E comunque di vivere».

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1896659/lugano

  • SG: archiviati cinque procedimenti per abusi Chiesa cattolica

    SG: archiviati cinque procedimenti per abusi Chiesa cattolica

    (Keystone-ATS) Lo studio pilota dell’Università di Zurigo è stato presentato nel settembre 2023 e successivamente, secondo quanto comunicato oggi dalla Procura, quattro denunce sono pervenute alle diocesi di Coira e San Gallo. Una quinta denuncia è stata sporta da una persona privata contro un prete straniero. Complessivamente la Procura sangallese si è quindi occupata di cinque sacerdoti accusati – tutti ultra ottantenni – e di dieci persone offese.

    La nota spiega in dettaglio perché le denunce non hanno portato ad alcuna imputazione. Le ragioni sono molto diverse. Una delle difficoltà è stata che la procura ha dovuto basarsi sui documenti della Chiesa, ha spiegato Leo-Philippe Menzel, portavoce della procura di San Gallo, all’agenzia di stampa Keystone-ATS.

    In alcuni casi, al posto dei nomi reali sono stati utilizzati pseudonimi. I fascicoli non sono stati compilati in modo accurato – alcuni documenti manoscritti hanno dovuto essere prima decifrati – e le informazioni erano incomplete. È stato necessario prima individuare le persone interessate.

    In due dei cinque casi la Camera d’accusa non ha accolto la richiesta della Procura: la sua “autorizzazione” è tuttavia necessaria per poter avviare un procedimento contro collaboratori di una parrocchia riconosciuta dal diritto pubblico.

    Prescrizione

    Il primo rifiuto è legato fatto che uno dei sacerdoti accusati non ha commesso i fatti contestati in qualità di collaboratore della Chiesa. La procura ha in seguito valutato il sospetto di atti sessuali con minori e incesto a carico del prete in questione, ma a quel punto è risultato che il reato era già caduto in prescrizione.

    La seconda decisione negativa della Camera di accusa riguardava un sacerdote che “a causa di una malattia aveva irrimediabilmente perso la capacità di stare in giudizio”: non era quindi più possibile procedere penalmente nei suoi confronti. Nel frattempo, l’uomo è deceduto.

    Un’altra delle cinque denunce non è stata portava avanti perché la procura di Augusta in Germania ha assunto il procedimento per violenza sessuale. Nel frattempo, anche quel dossier è stato archiviato.

    Vittime reticenti a ricordare

    Le accuse contro due sacerdoti sono state archiviate in quattro su dieci casi perché cadute in prescrizione, mentre negli altri episodi le circostanze del reato sono state verificate “al fine di consolidare il quadro indiziario”. Si è trattato di indagini “lunghe e complesse”, secondo Menzel. I sacerdoti accusati hanno negato le accuse. Le vittime, che al momento del reato erano ancora bambini, non sono state in grado di fornire informazioni sufficientemente concrete riguardo i fatti.

    Alcune delle persone coinvolte non sono state in grado di ricordare gli eventi rilevanti per l’indagine o di collocarli con precisione nel tempo. Altre non hanno voluto confrontarsi, in alcuni casi nuovamente, con un tema che consideravano ormai chiuso da tempo.

    Senza le relative dichiarazioni delle parti lese, nonostante le indagini approfondite non è stato possibile concretizzare alcuna denuncia “che portasse a un’accusa contro i sacerdoti in questione”, ha sottolineato la procura. Pertanto, i procedimenti sono stati archiviati.

    https://www.swissinfo.ch/ita/sg%3A-archiviati-cinque-procedimenti-per-abusi-chiesa-cattolica/90814976