Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Il Centro di ascolto del Servizio per la tutela minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi.

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento in un comunicato pubblicato sul proprio sito – due si riferiscono ad abusi di carattere sessuale da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a circa 60 anni fa.

    In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte. Domani, venerdì 21 novembre, alle 20.30, nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    https://www.ansa.it/trentino/notizie/2025/11/20/abusi-nella-chiesa-in-diocesi-trento-4-persone-a-centro-ascolto_a89ad93d-4d25-4cc7-b04e-5eea1a30f93f.html

  • Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Il centro di ascolto del servizio per la tutela dei minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi. 

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento – due si riferiscono ad abusi sessuali da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a 60 anni fa. In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. 

    Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni – fa sapere la Diocesi – sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte.

    I contatti del centro di ascolto del servizio diocesano di tutela dei minori

    Il Centro di Ascolto del Servizio Diocesano Tutela Minori risponde al seguente numero telefonico: 349/23.72.946 e all’indirizzo e-mail tutelaminori@diocesitn.it.  L’indirizzo postale è: Servizio Tutela Minori, piazza Fiera 2 , Trento.    

    Veglia in Duomo a Trento contro gli abusi

    La sera di venerdì 21 novembre, alle 20.30 nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    Il tema della Veglia di quest’anno sarà il proprio il rispetto, declinato nell’invito a “generare relazioni autentiche”, in sintonia con la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa, in calendario il 18 novembre.

    “La Veglia – spiega don Alessandro Aste, Referente del Servizio Tutela Minori – vuole essere un momento di raccoglimento che invita tutta la comunità ecclesiale ad assumere ogni giorno la responsabilità di custodire la dignità e la sicurezza di ciascuno, oltre la sola occasione di una ricorrenza”.

    Nel corso della Veglia troverà spazio l’ascolto del vissuto di due persone ferite. “Ricordare – prosegue don Aste – significa innanzitutto ascoltare: l’ascolto delle persone che hanno subito abusi aiuta a comprendere più profondamente come accompagnarle nel loro cammino di ricostruzione, nella gestione del dolore e nella riconquista della propria storia. Allo stesso tempo ci orienta nel promuovere ambienti sempre più sicuri, capaci di favorire relazioni sane e rispettose per bambini, bambine, ragazzi e ragazze”.

    Il Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori

    La Diocesi di Trento fa sapere che il servizio diocesano per la tutela dei minori ha proseguito anche quest’anno il proprio impegno formativo, accompagnando diverse realtà in percorsi di crescita e responsabilità condivisa. Tra le attività realizzate, si è tenuta una formazione dedicata agli educatori e alle educatrici del Collegio Arcivescovile; una serata di approfondimento rivolta a una comunità parrocchiale e un incontro di presentazione delle linee guida ai sacerdoti della Diocesi, per sostenere un cammino comune di attenzione e cura verso le persone più vulnerabili.

    A queste iniziative si aggiunge l’accompagnamento di tre associazioni Noi Oratori presenti sul territorio trentino, che hanno richiesto percorsi specifici legati alla tutela.

    A febbraio 2026 si terrà il quarto Convegno diocesano sulla tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ancora una volta partirà dalla voce delle vittime. Una parte dell’incontro sarà dedicata a una testimonianza, momento essenziale per orientare il cammino della Chiesa verso una responsabilità sempre più consapevole, matura e attenta alla cura dell’altro.

    https://www.rainews.it/tgr/trento/articoli/2025/11/abusi-sessuali-nella-chiesa-trentina-4-persone-al-centro-di-ascolto-della-diocesi-di-trento-ultimi-12-mesi-87ead504-49ae-4e73-a48a-1286d754dc6e.html

  • Amatrice, il parroco allontanato. Il sindaco Cortellesi: «Don Jhon ha fatto molto. Spero si faccia chiarezza e che torni presto»

    Amatrice, il parroco allontanato. Il sindaco Cortellesi: «Don Jhon ha fatto molto. Spero si faccia chiarezza e che torni presto»

    RIETI – «Quanto accaduto è gravissimo, spero che venga fatta presto chiarezza – afferma il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, sul repentino allontanamento del parroco Jhon Larry Flores Panaifo, che ha scatenato una furiosa protesta in paese. – Esprimo vicinanza a don Jhon, che ha saputo portare nuova linfa nella comunità. A dieci anni dal sisma, stiamo vivendo il momento peggiore a livello psicologico, con danni soprattutto sui ragazzi. Lui li aveva portati ad aggregarsi in un contesto sano, senza farli chiudere in isolamento o disagio».

    Le tesi. Una questione sfuggita di mano anche a causa di discordanze, malintesi e rabbia, sfociate in un pasticcio che ha fomentato gli animi e richiesto, domenica scorsa, l’intervento dei carabinieri, con manifestanti che hanno impedito la celebrazione della messa.

    È appurato da Il Messaggero che la catechista “segnalatrice” delle presunte molestie non ha sporto alcuna querela alle autorità competenti, ma solo redatto una lunga relazione per gli organi ecclesiali, allo scopo di rimuovere il sacerdote. Lunghe pagine che spaziano dalla «predilezione per il sesso e i ragazzini», al colore inesatto dei paramenti liturgici, fino alla proiezione di film inadatti o all’abitudine del prete ad alzarsi tardi e andare in palestra. Una missiva firmata da un pugno di persone, oltre a suor Maria, don Summer e don Antonio Corazza: «Di fronte a questo scritto, non potevo che prendere provvedimenti», osserva il superiore generale della Famiglia dei Discepoli della Fondazione Don Minozzi, a cui don Jhon appartiene.

    Allo stesso tempo, non risultano querele per diffamazione dalle controparti. In paese, si ipotizzano anche video che riprendono il sacerdote in atteggiamenti troppo confidenziali con i ragazzini, come salti sul letto o eccessive confidenze in un parco acquatico. Genitori e figli, però, gridano alla calunnia: «Eravamo tutti insieme e si scherzava, don Jhon è una brava persona, abbiamo visto i video e non c’è nulla di male».

    Il provvedimento. Altra modalità che non ha aiutato, l’allontanamento velocissimo del sacerdote in attesa che venga fatta chiarezza sull’accaduto, cosa che non gli ha consentito di salutare o spiegare. Alimentando livore e diffidenza, in una comunità che vive da anni nel limbo dello scoramento e che pretende chiarezza e fiducia, almeno dalle figure spirituali.

    Un malessere generale finito per sfociare in una protesta a base di grida, fischi e turpiloqui ascoltati in una chiesa. Benzina sul fuoco dai Minozziani, che si sono contraddetti su una questione non certo da poco come quella degli episodi di presunta pedofilia pregressa a Gioia del Colle, luogo dove don Jhon esercitava, in precedenza, il suo ministero. Don Antonio Carozza li ha ammessi, don Savino D’Amelio li ha negati, gettando ancor più i fedeli nella confusione.

    La popolazione continua a chiedere la presenza del vescovo, Vito Piccinonna, sul posto, perché rassicuri e chiarisca. Certo è che – protesta legittima o no – difendere un sacerdote e ciò che rappresenta, occupando una chiesa e impedendo la celebrazione della messa, in quanto a coerenza, ha ben poco. Va anche sottolineata l’unione degli amatriciani – non propriamente consueta – apparsi in questo caso compattamente arrabbiati nella difesa dell’amato sacerdote. Il dibattito e il clamore continuano sul “tribunale sui social”, con tanti genitori che si stanno organizzando per non mandare più i figli al catechismo. E fedeli che restano in attesa di veder tornare il parroco: «Riportatecelo qui, subito».

    https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_amatrice_parroco_rimosso-9194607.html

  • Abusi, il principio dell’obbligo di denuncia da parte della Chiesa approvato all’unanimità in Gran Consiglio

    Abusi, il principio dell’obbligo di denuncia da parte della Chiesa approvato all’unanimità in Gran Consiglio

    La Chiesa sarà tenuta “a denunciare alle autorità di perseguimento penale al più presto, ma al più tardi entro 30 giorni, ogni reato o sospetto di reato perseguibile d’ufficio contro l’integrità fisica, psichica o sessuale di un minorenne o di una persona incapace di discernimento a carico di un ecclesiastico, che constata o gli è segnalato”.

    La modifica della legge cantonale della Chiesa cattolica è infatti stata approvata nella serata di oggi dal Gran Consiglio all’unanimità. L’iter per il cambiamento era iniziato lo scorso 16 settembre 2024 con l’iniziativa di Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini a seguito anche dei noti fatti di cronaca che hanno coinvolto un sacerdote della Diocesi di Lugano.

    Sul tema di tornerà però ancora in aula. Il Consiglio di Stato infatti ha chiesto, in una seconda lettura, di rivedere alcuni passaggi del documento proposto, soprattutto dal punto di vista tecnico.  Si riunirà con la commissione preposta e, in caso di accordo, ci sarà dunque entro tre mesi una seconda votazione in Parlamento. Ma il principio rimane.

    Il vescovo Alain de Raemy, si è detto più volte favorevole a questo obbligo di denuncia. Ad esempio, intervistato da catt.ch dopo la condanna del sacerdote accusato di abusi sessuali aveva sottolineato: “Se lo Stato ha l’obbligo di informare la Chiesa quando un membro del clero viene accusato, deve esserci anche l’obbligo da parte della Chiesa di denunciare un caso allo Stato. Si tratta di un aspetto previsto dal diritto canonico e che ora viene applicato alla legge cantonale sulla Chiesa”.

  • Chiesa e obbligo di segnalazione degli abusi, sì all’unanimità

    Chiesa e obbligo di segnalazione degli abusi, sì all’unanimità

    Le autorità ecclesiastiche in Ticino saranno in futuro obbligate a denunciare eventuali abusi anche al ministero pubblico, e a farlo entro 30 giorni. Lo ha deciso oggi (lunedì) il Gran Consiglio ticinese, approvando all’unanimità la relativa modifica della Legge sulla Chiesa cattolica.

    L’iter legislativo era partito da un’interpellanza del Movimento per il Socialismo. La modifica della legge non è però ancora definitiva perché il Consiglio di Stato ha chiesto di rivedere alcuni passaggi del documento proposto, soprattutto sull’utilizzo dei termini “sospetto” e “indizio” di reato.

    “Abbiamo molto apprezzato il lavoro della commissione – ha spiegato in aula il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi –, ma chiarire questi aspetti prima di giungere in aula sarebbe stato utile a un consolidamento. In questo senso preannuncio quindi che come Governo chiederemo una seconda lettura”.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Chiesa-e-obbligo-di-segnalazione-abusi-s%C3%AC-all%E2%80%99unanimit%C3%A0–3285119.html

  • La denuncia di Don Paolo, abusato per anni da un sacerdote, per la Chiesa.

    La denuncia di Don Paolo, abusato per anni da un sacerdote, per la Chiesa.

    “Credo che la Chiesa debba fare un percorso di maggior coraggio per avere la credibilità che merita”.

  • Emanuela Orlandi, De Pedis, il collezionista di ossa: tutti i misteri di Roma tra indagini e scheletri

    Emanuela Orlandi, De Pedis, il collezionista di ossa: tutti i misteri di Roma tra indagini e scheletri

    Il più grande archeologo italiano, Andrea Carandini, qualche anno fa paragonò il suo lavoro di ricerca nel sottosuolo di Roma all’attività di Sigmund Freud: «Anche nella psicoanalisi si scava, si cercano radici, fondamenta». Con una piccola differenza: Freud trovava traumi, chi scava oggi nella città eterna rischia di trovare scheletri, ossa, tracce di delitti, indizi di misteri irrisolti.

    La scomparsa del giudice Adinolfi

    Le pale al lavoro nella fascinosa Casa del Jazz, a ridosso delle Mura, sono solo l’ultimo esempio di questa psicoanalisi del delitto che Roma, periodicamente, compie su se stessa. Oggi si è alla ricerca di tracce del giudice Paolo Adinolfi, scomparso all’età di 52 anni mentre andava al lavoro, sabato 2 luglio 1994.

    Era una mattina torrida, le cronache locali del tempo titolavano sui 40 gradi all’ombra del Cupolone, mentre i titoli nazionali era dedicati all’allora quarantenne Massimo D’Alema appena eletto segretario del Pds. Quella mattina il magistrato, dopo aver dato un veloce saluto alla moglie e ai due figli, prese la sua auto parcheggiata sotto casa in via della Farnesina e scomparve inghiottito dalla città e dai suoi misteri. Da allora, più nessuna traccia.

    Il boss della Magliana

    Eppure adesso si scava. Magari uno scheletro, una mandibola, un metatarso che possa emergere lì dove da anni, dopo che l’area con elegante casino al centro venne confiscato al boss della Magliana Enrico Nicoletti, si celebra ogni estate una stupenda rassegna jazz, con nomi altisonanti… In superficie si suona free o acid jazz e magari, chi può escluderlo, cinque metri più sotto, molti segreti potrebbero continuare a tacere nelle loro dolorose sepolture.

    Pale al lavoro

    Da questo punto di vista, quello dei misteri è pane quotidiano della Città Eterna. E alcuni di questi sono davvero misteri antichi, come quello, cominciato sette anni prima, nel 1987, quando un grandissimo nome dell’economia mondiale, Federico Caffè, svanì nel nulla dopo aver lasciato il suo appartamento a Monte Mario. Scomparsa volontaria? Rapimento? Omicidio? Le indagini sono ferme sostanzialmente a quel giorno del 1987.

    Emanuela e Mirella

    E quattro anni prima, l’Italia aveva drammaticamente cominciato a fare i conti con uno dei più grandi gialli mai risolti: la scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un dipendente vaticano, sparita poco tempo dopo un’altra adolescente che abitava a Roma, Mirella Gregori. Due ragazze, due buchi neri nella coscienza della Capitale.

    Per trovare tracce di Emanuela Orlandi si è scavato, eccome. Si sono aperti sarcofaghi dove alcune voci volevano che ci fosse il corpo della ragazza, oppure si sono usate ruspe e pale per portare alla luce in via Po – nel 2018 – ossa umane all’interno della Nunziatura Apostolica del Vaticano, un legame più che ghiotto tra la giovane scomparsa e il lavoro che faceva il padre. Si sono tirati fuori resti umani femminili, ma – come disse il direttore di Medicina legale di Tor Vergata, Giovanni Arcudi, raggelando la pista – «sono di una donna tra i 25 e i 35 anni». Troppi per la piccola Emanuela. Qualche giorno dopo vennero trovati altri resti, ma anch’essi di donna adulta. Pista chiusa.

    Renatino nella cripta

    A venir aperta, qualche anno prima, fu invece una sepoltura gentilizia all’interno dell’elegante chiesa di Sant’Apollinare, nell’omonima piazza che sta a metà tra piazza Navona e Palazzo Altemps, uno dei musei più importanti della scultura classica romana. Nella cripta della basilica, con tutti gli onori, trovò sepoltura per ben 22 anni il capo della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto «Renatino» che nella serie tv sulla banda della Magliana era il Dandi, ammazzato a pistolettate da uno dei suoi, soprannominato il Bufalo, a pochi passi da piazza Navona. 

    Per intercessione del rettore della basilica, don Piero Vergari, e con l’autorizzazione del cardinal Poletti, allora Vicario di Roma, il Dandi venne sepolto a Sant’Apollinare. Perché tanta grazia? Per il semplice motivo – come scrisse il rettore a Poletti, perorando la causa – «che il defunto è stato generoso nell’aiutare i poveri che frequentano la basilica, i sacerdoti e i seminaristi, e in suo suffragio la famiglia continuerà a esercitare opere di carità». Amen. Nel 1997, il Messaggero, grazie alla cronista Antonella Stocco, scopre la storia e un giudice, Andrea De Gasperis, che già per ragioni sue s’era incuriosito, si mette di punta finché non riesce a far sloggiare, ben 15 anni dopo, il caro estinto dalla sacra cripta.

    Il collezionista

    Ma non è solo la Banda della Magliana a dare vita e lutti alla Roma delle sepolture. Ci sono anche romani così, senza particolare curriculum criminale. Prendiamone uno a caso. Quel tipo strano, e mai individuato, che seppellisce alla Magliana (sempre lì, ok) agli inizi degli anni Duemila le ossa di cinque diverse persone per comporre un «suo» scheletro, quasi che volesse giocare all’Allegro Becchino. Lascia lì accanto una carta di identità, ma che non appartiene a nessuno dei cinque. I giornali lo chiamarono “Il collezionista di ossa”, in omaggio al grandissimo giallista Jeffery Deaver. Con una piccola differenza: nei libri di Deaver alla fine si scopre l’assassino. Alla Magliana, no.

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/25_novembre_15/orlandi-de-pedis-misteri-roma-2d9b3b74-f61c-4ec5-aa82-803605497xlk.shtml

  • LA MENZOGNA DEI PADRI

    LA MENZOGNA DEI PADRI

    Da piccoli, al catechismo ci insegnano a vivere seguendo i dieci comandamenti, di questi uno ha sempre ritenuto la mia attenzione, l’ottavo: “Non dire falsa testimonianza”.

    Mi sono sempre chiesta: ma la chiesa, perché non rispetta questo comandamento?

    All’età di cinque anni mi sono trasferita con la mia famiglia a Reggio Calabria, mia madre, molto credente e cattolica, pensò che sarebbe stato bene per me iscrivermi subito al catechismo e all’azione cattolica per farmi conoscere e frequentare altri bambini, ed inserirmi in un ambiente “sano e sicuro”.

    Ricordo ancora la prima festa del Ciao, tutte le parrocchie riunite in Duomo, io ero tra i più piccoli del gruppo acierrini, era la mia prima festa, la mia prima uscita, e mi sentivo grande, orgogliosa, contenta…ma un orco vestito di nero, col collarino bianco, ha distrutto ogni gioia di quel giorno.

    Al momento della foto di gruppo sull’altare, approfittando della confusione, di tanto rumore, mi prese in braccio, mi pose sulla sedia, mi teneva stretta sul petto con il suo braccio, mi bloccava con la sua forza e da dietro si strofinava il suo organo genitale sui miei glutei. Impossibile muovermi, chiedere aiuto, erano tutti intenti a fare la foto, e in quel momento, davanti gli occhi di tutti, subivo l’orrore dell’abuso sessuale di uno sporco prete, che abusava di una bambina, inerte, e dopo aver soddisfatto il suo squallido piacere, mi diceva : “Brava, sei stata brava, sei proprio una brava bambina!”… avevo solo 5 anni e non ho mai dimenticato il suo volto, schifoso, i capelli neri tinti, i suoi occhi sadici, la sua voce, le sue mani grosse, rozze…

    Mia madre non volle credermi, ma cosa peggiore raccontò tutto alla catechista, che mi portò dal parroco, un famoso esorcista, conosciuto e venerato da tutti in città, che ho odiato fino alla sua morte, perchè mi disse che ero una bugiarda, che avevo una fantasia malata e perversa, che stavo peccando contro Dio, e che Dio sapeva tutto e vedeva tutto, cosa peggiore questo schifoso prete esorcista, raccontò tutto ad altre catechiste in modo da prevenirle, e da allora fui guardata da tutti in modo strano, ogni volta che andavo in chiesa sentivo gli occhi su di me.

    Mi chiusi nel silenzio, non parlai più con nessuno, e iniziai a detestare quel prete, quella catechista, Francesca, che era acida, cattiva, che ogni qualvolta andavo al catechismo mi diceva che Dio mi osservava, e poi quel parroco esorcista che mi ricordava che avrei dovuto chiedere perdono a Dio in confessione.

    Arrivò il giorno della prima confessione, non volevo che fosse l’esorcista a confessarmi, cercai di mettermi in fila per un altro sacerdote, ed invece ad un certo momento sento la sua voce chiamare la catechista: “Francesca, vai a prenderla, portamela qui, adesso deve confessarsi con me!”

    Francesca venne a prendermi, mi strattonò dal braccio dicendomi che dovevo confessare i miei peccati davanti a Dio, la mia falsità!

    Avevo 9 anni, ricordavo perfettamente cosa era successo 4 anni prima, quella domenica in Duomo, e con vergogna sotto gli ammonimenti di quel verme di sacerdote, dissi che avevo peccato, ripetei quello che lui mi costrinse a dire: ho peccato, ho detto falsa testimonianza contro Dio, ho mentito, ho inventato tutto.

    Non avevo inventato nulla, a 5 anni avevo denunciato gli abusi della chiesa, ma ero piccola, innocente, sola, contro tutto e tutti, e ancora peggio, non sapevo di cosa la chiesa è capace, dei crimini celati dietro l’omertà e la falsità del clero.

    Quel sacerdote esorcista, purtroppo mi ha rovinato il giorno della comunione, perchè con la sua meschinità, non si è limitato soltanto a costringermi in confessione ad affermare il falso, no, la veglia della comunione mi costrinse al digiuno come penitenza per i miei peccati e il giorno della comunione sull’altare mi derise dicendo che ero tremenda, che avevo una perfida immaginazione.

    Dopo quel giorno non ho più voluto mettere piede in quella chiesa, non volevo più rivedere quell’essere schifoso, osannato da tutti come un santo, né quella catechista che mi hanno fatto stare male per anni.

    Da adulta, quando ho capito cosa avevo vissuto, un abuso sessuale da parte di un sacerdote pedofilo, ho voluto denunciare, ma mi sono trovata di fronte a dei muri di silenzio, sacerdoti, vescovi, tutti compatti nel dirmi che non potevo accusare qualcuno senza prove. Ho cercato negli annali della diocesi, volevo trovare il suo nome, ma mi è stato impedito, dopo l’abuso un altro abuso, quello dell’omertà di chi copre ed è complice, chissà quanti altri bambini hanno vissuto un’esperienza come la mia, e quanta sofferenza, dolore si sono dovuti tenere dentro.

    Un abuso non si cancella come il gesso sulla lavagna, resta indelebile sulla pelle, sul corpo di una vittima, è come una cicatrice che resta per sempre a ricordare quel dolore, ma la vita mi riservava altro ancora, avrei dovuto conoscere un dolore più grande, l’abuso spirituale, psicologico con fine sessuale.

    In un momento molto difficile della mia vita, mi sono avvicinata ad una comunità religiosa, un amico mi aveva parlato di un padre carismatico, dotato di un dono speciale, che faceva delle omelie meravigliose, e che mi avrebbe aiutata a ritrovare la pace in me stessa, mi avrebbe guidata spiritualmente.

    Con molti dubbi e freni, andai a conoscere quel padre, e la confessione mi deluse, molto superficiale e sbrigativa, quasi avesse fretta e dubitai che fosse un vero religioso.

    Volli comunque andare ad ascoltarlo a messa, in effetti, le sue omelie erano molto belle, anche molto preparate, mi convinsi a seguirlo ed in breve divenne il mio confessore, il mio padre spirituale.

    Mi confidavo con lui, gli parlavo dei miei problemi, delle mie sofferenze, lo vedevo come un fratello, un amico sincero, sicuro, un vero amico.

    Gli raccontai dell’abuso da bambina al Duomo, del mio dolore per non essere stata creduta, e del silenzio di tutta una vita per quell’abuso.

    I suoi occhi cambiarono in quel momento, ma non riuscìì a captare subito il motivo, mi ricordo quello che mi disse: “che bello che ti sei confidata con me, adesso il nostro rapporto è speciale, perchè mi hai confidato il tuo segreto.”

    Da quel giorno, iniziò a chiamarmi, a mandarmi messaggi per farmi andare da lui per la messa, per parlare, era diventato pesante, ma mi diceva che lo faceva per me, perchè aveva capito che avevo bisogno di lui, che mi voleva bene.

    Poi cominciò a parlarmi in modo strano, Dio lo chiamava ad essere uomo, ad amarmi secondo Dio e natura, ma non era sesso, era un amore puro, totale, fatto di corpi ed anima. Mi parlò di un rapporto speciale, che doveva essere tenuto segreto agli altri, che io ero speciale e che avevo bisogno di un essere speciale come lui, e non dovevo aver paura perchè Dio voleva il mio bene e non dovevo temere nulla con lui.

    Mi prese la paura, non reggevo più quel rapporto, opprimente, malato, perverso, e lui divenne violento, furioso; non era più il padre buono, carismatico che avevo conosciuto, anzi forse non lo è mai stato!

    Iniziò ad insultarmi, a mortificarmi, a farmi sentire stupida, incapace, di colpo persi la stima per me stessa, e cosa peggiore era quel religioso, quel padre, che avevo scelto come mio padre spirituale a distruggermi in questo modo.

    Passò dall’abuso spirituale, allo psicologico infine sessuale, senza preoccuparsi delle conseguenze. Diceva che Dio era amore, che lo chiamava ad essere uomo, ad amarmi, senza pudore, né vergogna, perchè Dio si era fatto uomo per amare l’umanità tutta.

    Mi diceva che la castità non esiste, che è un’ invenzione dell’uomo, e che in nessun testo della Bibbia si parla di castità, se Dio avesse voluto degli uomini casti, allora sarebbe andato contro natura ed avrebbe imposto la castrazione, e che la castità era un’invenzione della chiesa, che è la causa di tanti abusi contro i bambini e le religiose.

    Mi disorientò completamente, non poteva essere vero, lui, biblista, che parlava tanto di discernimento, della responsabilità dell’uomo delle proprie azioni, mi parlava ora come un animale in preda all’istinto e alle pulsioni sessuali che non controllava.

    Ho chiesto aiuto a dei confratelli, dei sacerdoti, teologi, che scrivono libri e fanno conferenze sul tema dell’abuso spirituale, religioso, ma nessuno mi ha creduta.

    Ben 7 sacerdoti mi hanno detto di tacere, di dimenticare, perdonare ed andare avanti, cercare di trovare altri interessi nella vita che mi facessero pensare ad altro, perchè altrimenti non avrei fatto nulla di buono e sarei sprofondata nella depressione.

    A tutti questi sacerdoti, oggi ho voglia di dire che la vostra omertà è un secondo abuso per me, perchè non si può dimenticare, non si perdona un abuso ed un abusatore facilmente, ma soprattutto questa è la mia vita, non sarà mai più la stessa, da quell’abuso ci sono state delle conseguenze indelebili ed oggi il mio interesse è che non ci siano più vittime che soffrano in silenzio.

    Con forza, grazie all’aiuto di tanti amici, che oggi sono la mia famiglia, ho denunciato, ma nonostante la denuncia, le prove schiaccianti contro di lui, la falsa mistica, la perversione, il suo narcisismo patologico, la sua manipolazione, questo religioso ha continuato ad esercitare per mesi, a celebrare la messa con i bambini, a pubblicare ogni giorno lectio bibliche, ergendosi come guida spirituale per l’umanità.

    Mentre io per mesi mi annientavo, sprofondando nel silenzio, nella depressione, nell’indifferenza di tutti coloro che mi hanno detto di tacere, perchè un caso non è grave, che vuoi che sia, un caso, uno scivolone può capitare a tutti nella vita, basta rialzarsi…peccato che quel caso abbia segnato per sempre la mia vita!

    Come negli scacchi si muovono le pedine, così nella chiesa si spostano i preti una volta denunciato l’abuso, e come ogni mossa prevedibile, il religioso in questione è stato trasferito, per “motivi di salute”, ma la realtà è ben altra, è stato sospeso e non potrà ricoprire nessun incarico religioso perchè accusato di abuso spirituale, psicologico a sfondo sessuale.

    Mi chiedo come sia possibile credere in una chiesa così falsa, che adduce ragioni di salute per coprire un abusatore, fin quando la chiesa ha intenzione di nascondersi dietro un dito, e continuare a proteggere tutti coloro che neppure lontanamente nutrono un sentimento cristiano?

    Fin quando la chiesa continuerà a nascondere gli abusi, ad essere omertosa, a non voler ascoltare le vere vittime, proteggendo l’abusatore che non ha il coraggio delle sue azioni e si proclama vittima suo malgrado?

    Si ha umanità per l’abusatore, gli si procura un avvocato d’ufficio per difenderlo in tribunale, uno psicologo, per aiutarlo perchè manifesta un disagio psichico conseguente alla denuncia, avendo fino ad allora goduto di ottimo umore, e la vittima? Chi pensa alla vittima?

    Della vittima non ci si preoccupa, la vittima resta nel limbo, in un sentimento di colpa, in attesa di avere notizie delle indagini, del processo, e di tutto quello che la chiesa dovrebbe assicurarle, assistenza medica, psicologica, neppure l’ombra, perchè non è mai considerata in quanto tale, ma “presunta” vittima!

    Non mi piace usare il termine vittima, nè survivor, sopravvissuta, perchè entrambi i termini sottintendono una forma passiva, io sono VIVA e ATTIVA, e la mia voce, un tempo in silenzio, deve essere oggi un grido stridente per le orecchie sorde che non hanno voluto sentire!

    La colpa non è MAI della vittima, che ha trovato la forza di denunciare, ma dell’abusatore che ha tradito la fiducia, la fede e l’amore.

    La copla è solo di chi ha ferito, mai di chi ha avuto il coraggio di dire basta.

    Denunciando, so di aver fatto qualcosa di profondamente GIUSTO, anche se doloroso, perché ho denunciato qualcosa che sta sconvolgendo ormai da mesi la mia quotidianità.

    Ho avuto il coraggio di dire la verità  dove altri hanno preferito il silenzio e, in questo , c’è una forza rara, che nessuno potrà mai togliermi, perchè oggi la mia vita è la conseguenza di quell’abuso, e finalmente ho liberato me stessa.

    Ho rotto una catena invisibile fatta di paura, vergogna e inganno, ho dato voce a tante altre donne che, come me, hanno conosciuto la manipolazione scambiata per guida spirituale.

    Spero che ogni giorno, un pochino alla volta, ogni vittima riesca a sentire la leggerezza che merita, la pace che ci spetta e l’orgoglio di aver scelto la verità, essendo fieri e orgogliosi di se stessi.

    La chiesa dovrebbe rileggere l’ottavo comandamento, che proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è verità e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell’Alleanza.

    Fin quando la chiesa considererà una menzogna, una falsa realtà per chi non deve sapere la verità, non assumerà mai le sue responsabilità, e continuerà a non vedere oltre il suo dito, e a vivere nella continua menzogna dei padri.

                                                                                                                                                                 Libera

  • Vescovo accusato di abusi, confratelli confermano credibilità accuse

    Vescovo accusato di abusi, confratelli confermano credibilità accuse

    La Conferenza episcopale spagnola ha accolto con favore l’apertura dell’indagine vaticana sul vescovo Rafael Zornoza. Il presidente della Conferenza, monsignor Luis Arguello, ha commentato: «L’avvio dell’inchiesta da parte della Santa Sede conferisce credibilità alle accuse. La Chiesa cerca la verità per affrontare il dolore di tutte le parti coinvolte, sia della potenziale vittima che del vescovo, che potrebbe essere stato accusato ingiustamente».

    La notizia è nota. Il Vaticano ha avviato un’indagine su Zornoza, 76 anni, vescovo di Cadice e Ceuta, per presunte molestie sessuali continuate su un minorenne durante gli anni ‘90. All’epoca dei fatti contestati, Zornoza era sacerdote a Getafe e dirigeva il seminario maggiore della diocesi. La denuncia, presentata nell’estate scorsa da un ex seminarista alla Congregazione per la Dottrina della Fede e riportata dal quotidiano El País, accusa Zornoza di abusi protrattisi quando la vittima aveva tra i 14 e i 21 anni.

    Questo caso segna un precedente storico in Spagna, essendo la prima volta che un vescovo è oggetto di un’indagine canonica per pedofilia. La diocesi di Cadice e Ceuta ha emesso un comunicato in cui afferma che il vescovo ha sospeso «temporaneamente la sua agenda per chiarire i fatti e sottoporsi a un trattamento per un cancro aggressivo che sta ricevendo».

    Secondo quanto riportato nella denuncia, gli episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 1994 e il 2000, periodo in cui Zornoza, allora quarantacinquenne, era alla guida del seminario maggiore della diocesi di Getafe. L’ex seminarista sostiene di essere stato vittima di abusi sessuali da minorenne, sia di notte che al mattino, subendo violenze fisiche e psicologiche, tra cui tentativi di «curare» la sua omosessualità attraverso terapie di conversione. Gli abusi sarebbero proseguiti anche durante raduni e campeggi, fino al compimento dei 21 anni della vittima, all’inizio del 2000.

    La vittima ha descritto Zornoza come una persona dotata di «un’alta capacità di manipolazione». Solo anni dopo aver lasciato il seminario, grazie a un percorso terapeutico, l’ex seminarista è riuscito a riconoscere e denunciare gli abusi subiti.

    L’inchiesta, che segue la procedura canonica, prevede l’audizione sia dell’accusato che della vittima e potrebbe sfociare in un processo canonico. Nel suo comunicato, la diocesi di Cadice e Ceuta aveva affermato che «le accuse che si fanno, riferite a fatti che ebbero luogo circa trent’anni fa, sono molto gravi e per di più false». Ma le parole della Conferenza episcopale spagnola vanno in un’altra direzione, confermando intanto la giustezza dell’apertura dell’indagine.

    Il caso è stato trasferito la scorsa settimana al Tribunale della Rota della Nunziatura Apostolica in Spagna. La diocesi ha assicurato «piena fiducia nella giustizia» e la volontà di collaborare pienamente, ribadendo «il rispetto alla presunzione di innocenza che assiste tutte le persone».

    Monsignor Arguello ha sottolineato che, grazie alle nuove normative della Chiesa e ai progressi compiuti negli ultimi anni sia dalla Santa Sede che dalla Chiesa spagnola, è ora possibile indagare su fatti accaduti 25-30 anni fa, che nella giurisdizione civile sarebbero ormai prescritti. Riguardo all’eventuale destituzione di Rafael Zornoza, Arguello ha precisato che la Conferenza episcopale spagnola «non ha autorità giuridico-canonica sui vescovi», la quale spetta invece al Vaticano e alle sue autorità giudiziarie.

    Questo caso si inserisce nel più ampio contesto degli sforzi della Chiesa cattolica per affrontare e prevenire gli abusi sessuali, dimostrando un crescente impegno verso la trasparenza e la giustizia, indipendentemente dalla posizione gerarchica degli accusati.

    https://www.rsi.ch/cultura/filosofia-e-religione/Vescovo-accusato-di-abusi-confratelli-confermano-credibilit%C3%A0-accuse–3269444.html

  • Marocco, un prete francese accusato di abusi sessuali su rifugiati africani

    Marocco, un prete francese accusato di abusi sessuali su rifugiati africani

    Un sacerdote francese, il padre Antoine Exelmans, è accusato di violenze sessuali nei confronti di giovani rifugiati africani a Casablanca, dove tra il 2021 e il 2024 ha diretto il servizio d’accoglienza per migranti dell’église Notre-Dame-de-Lourdes. Secondo quanto riportato dal giornale marocchino Enass e confermato da un’indagine interna dell’arcidiocesi di Rabat, il religioso avrebbe commesso abusi su almeno cinque persone, tra cui un minore.

    Divenuto negli ultimi anni una figura di riferimento nella Chiesa cattolica del Marocco per il sostegno ai migranti, Exelmans avrebbe approfittato della sua posizione per instaurare un vero e proprio “sistema di sfruttamento sessuale”, come lo definisce Enass. Il caso è emerso a seguito di una denuncia presentata nel maggio 2024 da una delle vittime, che ha portato all’apertura di un’inchiesta della Brigata nazionale della polizia giudiziaria di Casablanca.

    Poche settimane dopo il deposito della denuncia, il sacerdote ha lasciato il Paese, un mese prima della conclusione ufficiale della sua missione. Per Enass, si tratterebbe di una fuga. Ma l’arcivescovo di Rabat smentisce questa versione, affermando che il religioso si è recato in Francia con l’autorizzazione delle autorità ecclesiastiche e che oggi si trova lì agli arresti domiciliari, “a disposizione” della giustizia francese e marocchina.

    L’arcidiocesi di Rabat ha riconosciuto che “degli abusi sessuali sono stati commessi” e ha assicurato la propria collaborazione con le autorità competenti, pur ribadendo la volontà di accompagnare le vittime nel percorso di giustizia e guarigione. L’inchiesta, ancora in corso, getta nuova luce sulle vulnerabilità dei rifugiati africani in Marocco, spesso privi di tutela e di risorse, e solleva interrogativi più ampi sul controllo e la trasparenza delle strutture ecclesiastiche di assistenza.

    Marocco, un prete francese accusato di abusi sessuali su rifugiati africani